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	<title>Eurobond Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Eurobond Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Conte e il Parlamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 10:30:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nei miei 5 anni in Senato, di cui due da Capogruppo, non c&#8217;è stata importante riunione del Consiglio Europeo che non sia stata preceduta, oltre che da un dibattito parlamentare, anche da un voto finale, su una risoluzione di maggioranza, del Parlamento. Alcune &#8211; a sostegno dei Governi Letta e Renzi &#8211; recano anche la mia firma. Mai, in quegli anni, c&#8217;è stato un Consiglio Europeo cosi importante come quello&#8230;</p>
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<p>Nei miei 5 anni in Senato, di cui due da Capogruppo, non c&#8217;è stata importante riunione del Consiglio Europeo che non sia stata preceduta, oltre che da un dibattito parlamentare, anche da un voto finale, su una risoluzione di maggioranza, del Parlamento. Alcune &#8211; a sostegno dei Governi Letta e Renzi &#8211; recano anche la mia firma. Mai, in quegli anni, c&#8217;è stato un Consiglio Europeo cosi importante come quello di oggi (che non sarà conclusivo perché, comunque sia, si tratta di decisioni epocali che necessiteranno di ulteriori passaggi) senza un voto parlamentare. Solo il Consiglio Europeo del giugno 2012, quando Mario Monti convinse la Merkel ad abbandonare le rigidità che impedivano alla BCE di intervenire a favore dei Paesi in difficoltà, aprendo così la strada al QE di Mario Draghi, può essere paragonato a quello di oggi.</p>



<p>Martedì Conte ha fatto l&#8217;ennesima parata, umiliante per il Parlamento perché non si è votato alcun mandato, il che lo rende molto più debole nella trattativa, anche se apparentemente questo gli consente di poter recitare tutte le parti in commedia. Questo non aiuta l&#8217;Italia! E lo spread che sale, più che mai spia della fiducia degli investitori, lo segnala. Che si scelga la linea Salvini (spendiamo in deficit, ma solo emettendo titoli Italiani garantiti dalla BCE) oppure che si scelga quella di chi sostiene Recovery bond o linea di credito del MES (lasciamo stare gli Eurobond che richiederebbero un anno solo per concludere le procedure di emissione) &#8211; ed è chiaro che io sceglierei la seconda perché costa meno e la garanzia &#8220;diffusa&#8221; è meno sottoposta allo stress del mercato &#8211; in ogni caso, senza una forte fiducia nei confronti del sistema Italia da parte di coloro a cui chiediamo i soldi in prestito non si esce da questa terribile crisi che sta davanti a noi e che richiede scelte coraggiose. Quelle scelte che questo Governo e questi partiti, che non sono neanche riusciti a far proprio il pressante invito del Presidente della Repubblica ad una più forte coesione politica nazionale, non possono certo compiere.</p>



<p>Ancora una volta la nostra propensione a guardarci l&#8217;ombelico, a guardare i problemi dallo spioncino del portone di casa, a badare agli interessi di parte (visibilità mediatica, sondaggi di giornata, indici di popolarità) prevale sulla capacità di indicare una strada. E, ancora una volta, altri (come ormai appare chiaro visto che la proposta spagnola e francese sui Recovery fund molto probabilmente sarà accetta dalla Germania) decideranno &#8220;nonostante&#8221; noi e anche &#8220;per&#8221; noi. E meno male che, mentre questo &#8220;circo Barnum&#8221; della politica nostrana continua, c&#8217;è qualcuno che pensa anche a noi….</p>
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		<title>La BEI che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[E' la somma che fa il totale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Banca Europea per gli Investimenti nasce ufficialmente nel 1958 con il trattato di Roma. Oggi, sotto l’abbreviazione BEI, compare a fianco di altri acronimi come MES e BCE, tutti chiamati a contrastare la grave crisi economica prossima ventura. A differenza però del Meccanismo Europeo di Stabilità (a turno brandito nel discorso politico alla stregua di una clava) e della Banca Centrale Europea (che, sebbene a tentoni, qualcosa di concreto&#8230;</p>
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<p>La Banca Europea per gli Investimenti nasce ufficialmente nel 1958 con il trattato di Roma. Oggi, sotto l’abbreviazione BEI, compare a fianco di altri acronimi come MES e BCE, tutti chiamati a contrastare la grave crisi economica prossima ventura. A differenza però del Meccanismo Europeo di Stabilità (a turno brandito nel discorso politico alla stregua di una clava) e della Banca Centrale Europea (che, sebbene a tentoni, qualcosa di concreto ha già fatto), non cattura grandi attenzioni. Eppure. Eppure dovrebbe, perché cela insperate e utili sorprese. Il suo compito è quello di finanziare gli investimenti per sostenere gli obiettivi politici dell’Unione Europea. E qui sta la prima sorpresa, perché tra tali obiettivi figura esplicitamente la salute dei cittadini europei. Ergo, se la BEI prestasse denaro agli Stati per contrastare una pandemia (da Coronavirus, mettiamo) farebbe nient’altro che il proprio dovere. Non solo. Così recita il l’articolo 198E del Trattato dei Maastricht: la Bei contribuisce a “[…] progetti d&#8217;interesse comune per più Stati membri che, per la loro ampiezza o natura, non possono essere completamente assicurati dai vari mezzi di finanziamento esistenti nei singoli Stati membri”. Ossia, se le dimensioni di una crisi sono tali che un Paese da solo non può farcela, intervenire è (anche) compito della BEI.</p>



<p>Quanto al modo con cui si procura il denaro che poi presta, la BEI agisce sul mercato dei capitali ossia, banalmente, chiede denaro a chi è disposto a prestarlo. Detto altrimenti, emette titoli che qualcuno compra. Ora, quei titoli non è poi così importante chiamarli bond. L’importante è che la BEI possa di fatto già emetterli. Ma se gli Stati non riescono ad accordarsi in sede di Eurogruppo o di Consiglio, perché mai dovrebbero farlo all’interno della BEI? E qui c’è l’ultima, e più importante, delle sorprese che questo organismo ci riserva. Perché la BEI è soggetto dotato di autonomia giuridica, e non decide all’unanimità ma a maggioranza dei componenti, che sono uno per Paese più uno nominato dalla Commissione. Ne discende che la maggioranza dei Paesi dell’Unione potrebbe già domani, volendo, annunciare l’emissione di un titolo che contribuisca al contrasto della crisi che è alle viste. Però, appunto, volendo.</p>
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		<title>Un debito europeo per politiche europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 05:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[E' la somma che fa il totale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa non s’è finora mai davvero fatta, se non quella delle élite. Perfino l’Europa degli Erasmus, la più popolare e spensierata, è pur sempre un po’ elitaria perché all’Università devi prima andarci per poterne poi partire a mescolarti con altri studenti del resto dell’Europa. Questi giorni drammatici sono probabilmente gli ultimi in cui un’Europa non ancora popolare, ma almeno non più esclusiva, può davvero nascere. Nell’emergenza infatti le esigenze dei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa non s’è finora mai davvero fatta, se non quella delle élite. Perfino l’Europa degli Erasmus, la più popolare e spensierata, è pur sempre un po’ elitaria perché all’Università devi prima andarci per poterne poi partire a mescolarti con altri studenti del resto dell’Europa.</p>
<p>Questi giorni drammatici sono probabilmente gli ultimi in cui un’Europa non ancora popolare, ma almeno non più esclusiva, può davvero nascere. Nell’emergenza infatti le esigenze dei diversi Paesi coincidono: attrezzarsi per contrastare la pandemia, rimediare ai suoi danni, raddrizzare l’economia.</p>
<p>L’unico luogo di reale unità attualmente a disposizione, però, la moneta, quel che può ha già fatto, e fare di più non può. Ciò che è invece davvero in grado di svolgere, anche nell’immaginario collettivo, un ruolo finalmente costitutivo dell’identità europea è l’emanazione di titoli di debito comuni, i cui introiti vengano indirizzati a politiche comuni.</p>
<p>La questione degli Eurobond è sul tavolo dei governi europei pressoché da sempre, ma l’ostilità dei Paesi nordeuropei l’ha sempre resa impraticabile poiché si presentava come il mezzo per ripartire a loro carico il di più di debito contratto dai Paesi meno attenti, Italia in primis.</p>
<p>Oggi le condizioni eccezionali in cui versiamo possono far breccia anche negli interlocutori meno disponibili a condizione che chi invoca gli Eurobond alzi l’asticella della propria responsabilità: tutto ciò non dovrà poter servire ai singoli governi nazionali per ritrovarsi con più risorse a buon mercato. Dovrà invece confluire in un bilancio europeo messo ad esclusiva disposizione della Commissione, organo in cui ogni Paese dell’Unione è peraltro rappresentato.</p>
<p>A problema europeo corrispondano rimedi europei. Per un’unione politica dell’Europa si deve partire da qui.</p>
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