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	<title>Futuro Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Futuro Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 09:41:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care concittadine e cari concittadini,un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni&#8230;</p>
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<p>Care concittadine e cari concittadini,<br>un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.<br>Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo.</p>



<p>L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.<br>Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno.<br>Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna.</p>



<p>E’ questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.<br>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari.<br>Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare.</p>



<p>Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.<br>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità.<br>Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte.</p>



<p>La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese.</p>



<p>E’ questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica.<br>Questo corrisponde allo spirito della Costituzione.</p>



<p>Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore.<br><strong>La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere</strong>; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente.<br>Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti.</p>



<p>Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.<br>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà.<br>Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI.</p>



<p>Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità.</p>



<p>Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi.<br>Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.<br>Non ci rassegniamo a questo presente.<br>Il futuro non può essere questo.</p>



<p>La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti.<br>Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni.<br>Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà.<br>Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare.<br>Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.<br>Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno.<br>La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.<br>Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.<br>Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni.<br><strong>La Repubblica siamo tutti noi. Insieme.</strong></p>



<p>Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.</p>



<p>La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie.<br>La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali.<br>La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione.</p>



<p>Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale.<br>E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022.<br>Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi.<br>Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate.</p>



<p>L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.<br>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro.</p>



<p>Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi.<br>Sfide globali, sempre.</p>



<p>Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale.<br>Ed è in questo scenario, per larghi versi inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa.</p>



<p>Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione.<br>Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani.</p>



<p>Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa.</p>



<p>La sfida, piuttosto, è <strong>progettare il domani con coraggio.</strong><br>Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.</p>



<p>L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici.</p>



<p>Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale.<br>L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione.</p>



<p>La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società.<br>Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire.</p>



<p>Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione.<br>Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento &#8211; rivolgermi direttamente a loro:<br>siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade.<br>Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti.<br>Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza.<br>Non cancellate il vostro futuro.</p>



<p>Care concittadine e cari concittadini,<br><strong>guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre.</strong></p>



<p>Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso.</p>



<p><strong>La Repubblica vive della partecipazione di tutti.</strong><br>E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia.<br>E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia.<br><strong>Auguri!</strong></p>
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		<title>Requiem in memoria di Yuri Kerpatenko</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 08:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non che la dittatura despotica e imperialista di Putin non si fosse già distinta per ferocia nella repressione degli oppositori politici. Basta richiamare alla memoria il caso Politkovskaja per far cadere ogni barriera ideologica in difesa della Grande Russia.Ma l&#8217;uccisione del direttore d&#8217;orchestra Yuri Kerparenko si fa più sapida perché richiama alla memoria l&#8217;esecuzione di Khaled al-Asaad, l&#8217;anziano archeologo fatto fuori, decapitato ed esposto alla pubblica gogna a Palmira nel&#8230;</p>
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<p>Non che la dittatura despotica e imperialista di Putin non si fosse già distinta per ferocia nella repressione degli oppositori politici. Basta richiamare alla memoria il caso Politkovskaja per far cadere ogni barriera ideologica in difesa della Grande Russia.<br>Ma l&#8217;uccisione del direttore d&#8217;orchestra <strong>Yuri Kerparenko</strong> si fa più sapida perché richiama alla memoria l&#8217;esecuzione di Khaled al-Asaad, l&#8217;anziano archeologo fatto fuori, decapitato ed esposto alla pubblica gogna a Palmira nel 2015 per mano di quei buontemponi dell&#8217;ISIS.</p>



<p>Sul tema della tutela dei beni culturali in tempo di guerra si è discusso lungamente e si continua a discutere.</p>



<p>L&#8217;UNESCO è nata, all&#8217;indomani della Seconda Guerra mondiale, con precisi scopi a tutela della vita e della civiltà democratica. Tutti i suoi atti dal 1945 in avanti contengono, a uno stadio germinale o in forme pienamente compiute, chiari indirizzi agli stati membri sulla tutela dei beni monumentali e delle opere d&#8217;arte in caso di conflitto armato (L&#8217;<strong>Aia</strong> 1954).</p>



<p>La tenuta delle Carte che da quel primo atto sono derivate al patrimonio mondiale è stata sempre precaria, in virtù dell&#8217;ipocrita adesione da parte di molti stati a vocazione guerrafondaia: quelli cattivi che la guerra la fanno e quelli buoni che la guerra la procacciano agli altri. Ad ogni buon conto, esse riguardavano le sole cose mobili e immobili, più di recente il patrimonio intangibile (Parigi 2003), ma mai le persone fisiche.</p>



<p>La morte di Khaled al-Asaad ha spostato l&#8217;asse semantico del meccanismo di tutela internazionale, significando soprattutto questo: la presa di una nuova coscienza internazionale, volta a considerare gli eroi che si immolano in difesa dei beni culturali e ambientali come nuovi oggetti di tutela.</p>



<p>La persona-<em>memoria</em>, la persona-<em>memento</em>, la persona-<em>monumento</em>.</p>



<p>Come in Fahrenheit 451 di Broadbury-Truffaut, l&#8217;eroe Kalhed al-Asaad, l&#8217;eroe Yuri Kerpatenko sono destinati a tramandare un sapere di valore inestimabile, il più alto dei saperi che corrisponde con i principi di giustizia e libertà che ispirano la fondazione dell&#8217;UNESCO. </p>



<p>Vladimir Putin carnefice, Benito Mussolini carnefice, Iosif Stalin carnefice, Adolf Hitler carnefice, Augusto Pinochet carnefice, Pol Pot carnefice, le Giunte militari sud americane carnefici, Francisco Franco carnefice, l&#8217;ISIS carnefice, tutti i dittatori, i despoti e i fanatici tra XX e XXI secolo saranno destinati alla fine ingloriosa che si riserva ai vinti solo se inizieremo a considerare gli eroi della salvaguardia di beni culturali come &#8220;monumenti&#8221; e la loro morte violenta per mano dei carnefici un crimine contro l&#8217;umanità.</p>



<p>Da tali presupposti, gente come Putin non solo non dovrebbe più avere legittimazione alcuna sul piano dei rapporti internazionali, ma andrebbe perseguito per legge e giudicato da un tribunale apposito.</p>



<p>Stabilito a priori questo ineludibile principio di legalità, sul Parnaso Apollo e Mnemosine torneranno a darci sempre nuove muse; siederanno ai loro piedi le figure allegoriche della Giustizia, della Fama e della Libertà; e tutti additando i martiri come Yuri Kerparenko a esempio per il futuro.</p>
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		<title>«Oggi, esprimo una certezza…»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2021 11:11:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati due anni dallo scoppio della pandemia e l’uscita dal tunnel sembra ancora lontana: ora imperversa la variante Omicron e buona parte del mondo, al di fuori delle nazioni più ricche, aspetta invano i vaccini. Inoltre, a differenza di altre crisi che ci hanno tormentato in epoca moderna (le recessioni economiche, la pandemia di HIV/AIDS, disordini civili, povertà endemica e disastri nazionali), stavolta probabilmente non c&#8217;è un solo essere&#8230;</p>
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<p>Sono passati due anni dallo scoppio della pandemia e l’uscita dal tunnel sembra ancora lontana: ora imperversa la variante Omicron e buona parte del mondo, al di fuori delle nazioni più ricche, aspetta invano i vaccini.</p>



<p>Inoltre, a differenza di altre crisi che ci hanno tormentato in epoca moderna (le recessioni economiche, la pandemia di HIV/AIDS, disordini civili, povertà endemica e disastri nazionali), stavolta probabilmente non c&#8217;è un solo essere umano che non abbia visto la propria libertà ridursi, la salute messa a rischio, le proprie prospettive indebolirsi o i legami familiari interrompersi a causa del Covid-19. Al punto che secondo Stephen Collinson e Shelby Rose della CNN, per trovare qualcosa di simile alla comune sofferenza sperimentata dall’America, bisogna riandare ai pericoli corsi e alle privazioni patite dai soldati americani che combattevano all’estero e alla mobilitazione civile di massa in nome dello sforzo bellico in patria nel corso della Seconda guerra mondiale. Ed anche allora, i ricordi della vita pre-crisi stavano svanendo e l’orizzonte era oscurato dalla paura e dalla tragedia. Non per caso, i due giornalisti hanno rievocato uno dei celebri discorsi al caminetto di Franklin Delano Roosevelt.</p>



<p>Roosevelt fu il primo presidente a rivolgersi regolarmente al pubblico americano attraverso la radio. Fu lui infatti a istituire la tradizione dei discorsi settimanali alla radio. Il presidente le chiamò «chiacchierate attorno al caminetto» e furono un mezzo per comunicare col popolo americano ed infondere fiducia a una nazione provata dalla crisi. La formula delle «Fireside Chats» chiacchierate funzionò: con un tono presidenziale, ma colloquiale Roosevelt spiegava agli americani le sue opinioni. Questo lo rese molto popolare e molto amato dalle famiglie e, durante la guerra, la sua voce servì da sostegno alle famiglie preoccupate per le sorti delle migliaia e migliaia di ragazzi che erano al fronte sia in Europa sia nel Pacifico.</p>



<p>Nel suo discorso di Natale del 1943, di ritorno dai colloqui con i leader della Russia, della Cina e della Gran Bretagna, il presidente americano cercò di istillare ottimismo e determinazione tra i suoi compatrioti e di prepararli alle perdite a venire asserendo che la vita di una volta sarebbe ritornata meglio di prima. Prevedendo la vittoria finale, promise istruzione, lavoro e sicurezza economica ai milioni di americani che combattevano all&#8217;estero quando sarebbero tornati a casa (per capirci, una prima versione del Build Back Better di Joe Biden o del nostro, più limitato, Recovery Fund) e sei mesi prima del D-Day (la Campagna d’Italia era già cominciata: gli alleati erano sbarcati in Sicilia, avevano liberato Napoli e andavano all’assalto della linea Gustav), FDR mise la parola fine ai rovesci patiti in precedenza nella lotta contro il «gangsterismo internazionale e la brutale aggressione in Europa e in Asia».</p>



<p>Ricordando le due precedenti feste di Natale in tempo di guerra, osservò: «Abbiamo detto Buon Natale e felice anno nuovo, ma in fondo al cuore sapevamo che le nubi che incombevano sul nostro mondo ci avrebbero impedito di dirlo con totale sincerità e piena convinzione». Dalla sua casa in Hyde Park a New York, continuò: «Quest’anno alla vigila di Natale, posso dirvi che finalmente possiamo guardare al futuro con la reale, fondata fiducia che, anche se il costo sarà grande, la pace in terra per gli uomini di buona volontà può essere e sarà realizzata ed assicurata. Quest’anno lo posso dire. L’anno scorso non potevo fare altro che esprimere una speranza. Oggi esprimo una certezza &#8211; sebbene il costo possa essere alto e il tempo possa essere lungo».</p>



<p>Roosevelt aveva speso un decennio per plasmare una relazione con gli americani a cui si rivolgeva chiamandoli «amici miei» attraverso le sue «Fireside Chats» alla radio. Ascoltandolo a decenni di distanza, è difficile immaginare che un leader politico americano (ma vale per tutti) sia capace di suscitare un tale senso di unità nazionale di fronte ad una crisi collettiva. </p>



<p>A ben guardare, negli Stati Uniti la pandemia ha mandato in frantumi ogni illusione che il bene comune possa superare la politica divisiva di un periodo così amaro per il paese. Ma le sue parole rammentano che per quanto fosco sembri il presente, le speranze nel futuro non si possono mai soffocare del tutto e sottolineano il potere di una forte leadership politica. Che è tanto gradita oggi, mentre l’America e noi tutti contempliamo il terzo anno di pandemia, come lo era dopo due anni di guerra, alla viglia del Natale di 78 anni fa (quando il fascismo era parte del Male assoluto ed i cattivi eravamo noi).</p>



<p>Questa volta, va detto, l’Italia è riuscita a far meglio. L’Economist ha scritto che in Mario Draghi l’Italia ha trovato un capo di governo «competente e rispettato a livello internazionale» e che&nbsp;«per una volta, un’ampia maggioranza di politici ha messo da parte le proprie divergenze per sostenere un programma di riforme profonde», ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per utilizzare i fondi dell’Unione europea per la ripresa dalla pandemia. Per questo l’Economist ha scelto l’Italia come paese dell’anno per il 2021. Vediamo perciò, come dice dalle nostre parti, di non mandare tutto a remengo. Buon Natale a tutti!</p>
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		<title>Lettera ai cittadini europei firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme ad altri Capi di Stato, in occasione della “Giornata dell’Europa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 08:49:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini&#8230;</p>
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<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. </p>



<p>La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini dell’UE affinché colgano questa occasione unica per plasmare il nostro comune futuro.</p>



<p>Questo dialogo sul futuro dell’Europa si svolge in circostanze molto differenti da quelle degli anni passati. Potrebbe sembrare che nella situazione attuale non ci sia tempo sufficiente per una discussione approfondita sul futuro dell’Europa. </p>



<p>Al contrario, la pandemia di Covid-19 ci ha ricordato ciò che è veramente importante nelle nostre vite: la nostra salute, il nostro rapporto con la natura, le nostre relazioni con gli altri esseri umani, la reciproca solidarietà e la collaborazione. Essa ha sollevato degli interrogativi sul modo in cui viviamo le nostre vite. Ha mostrato i punti di forza dell’integrazione europea, così come le sue debolezze. Di tutto ciò è necessario parlare.</p>



<p>Le sfide che ci si pongono come europei sono molteplici: dall’affrontare la crisi climatica e dalla creazione di economie verdi, in un contesto che rende necessario bilanciare la crescente competizione tra gli attori globali, alla trasformazione digitale delle nostre società. Avremo bisogno di sviluppare nuovi metodi e nuove soluzioni. </p>



<p>Come democrazie la nostra forza consiste nel coinvolgere le molte voci presenti nelle nostre società per identificare il percorso migliore da intraprendere. Quante più persone parteciperanno a una discussione ampia e aperta, tanto meglio sarà per la nostra Unione.</p>



<p>Il progetto europeo non ha precedenti nella storia. Sono passati 70 anni dalla firma del Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e 64 dalla nascita a Roma della Comunità Europea. A quel tempo i leader europei trovarono soluzioni per unire un’Europa devastata dalla guerra. </p>



<p>Trent’anni fa l’Est e l’Ovest dell’Europa hanno iniziato a connettersi più strettamente. Paesi molto diversi si sono uniti per formare l’Unione Europea. Ciascun Paese ha le proprie esperienze storiche e sente il peso del proprio passato, con il quale fare i conti da solo e nel rapporto con altri Paesi.</p>



<p>Il progetto europeo è un progetto di pace e riconciliazione. Lo è stato fin dalla sua concezione, e rimane tale oggi. Sosteniamo una comune visione strategica per l’Europa, un’Europa nella sua interezza, libera, unita e in pace.</p>



<p>Tutti i principi fondamentali dell’integrazione europea restano assolutamente rilevanti al giorno d’oggi: libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto e libertà di espressione, solidarietà, democrazia e lealtà tra gli Stati membri. Come possiamo assicurare collettivamente che questi principi fondanti dell’integrazione europea restino rilevanti per il futuro?</p>



<p>Nonostante l’Unione Europea a volte sembri mal equipaggiata per far fronte alle molte sfide emerse nell’ultimo decennio – dalla crisi economica e finanziaria alle sfide nel perseguire un sistema migratorio europeo giusto ed equo sino all’attuale pandemia – siamo ben consapevoli che sarebbe molto più difficile per ciascuno di noi se fossimo da soli. </p>



<p>Come possiamo rafforzare al meglio cooperazione e solidarietà europee e garantirci un’uscita da questa crisi sanitaria che ci renda più resilienti in vista di sfide future?</p>



<p>Abbiamo bisogno di un’Unione Europea forte ed efficace, un’Unione Europea che sia leader globale nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, climaticamente neutrale e trainato dal digitale. Occorre un’Unione Europea nella quale ci possiamo tutti identificare, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future. Insieme possiamo raggiungere quest’obiettivo.</p>



<p>La Conferenza sul Futuro dell’Europa sarà un’opportunità per parlare apertamente di Unione Europea e per ascoltare i nostri concittadini, soprattutto i più giovani. Essa crea uno spazio di dialogo, dibattito e discussione su quel che ci aspettiamo dall’UE domani e su come possiamo contribuirvi oggi.</p>



<p>Dobbiamo pensare al nostro futuro comune; per questo vi invitiamo a unirvi alla discussione e a trovare insieme il percorso da seguire».<br> <br>Borut Pahor, Presidente della Repubblica di Slovenia<br>Alexander Van der Bellen, Presidente Federale della Repubblica d&#8217;Austria<br>Rumen Radev, Presidente della Repubblica di Bulgaria<br>Zoran Milanović, Presidente della Repubblica di Croazia<br>Nicos Anastasiades, Presidente della Repubblica di Cipro<br>Miloš Zeman, Presidente della Repubblica Ceca<br>Kersti Kaljulaid, Presidente della Repubblica di Estonia<br>Sauli Niinistö, Presidente della Repubblica di Finlandia<br>Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese<br>Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale di Germania<br>Katerina Sakelloropoulou, Presidente della Repubblica Ellenica<br>János Áder, Presidente della Repubblica d&#8217;Ungheria<br>Michael D. Higgins, Presidente d&#8217;Irlanda<br>Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana<br>Elgis Levits, Presidente della Repubblica di Lettonia<br>Gitanas Nausėda, Presidente della Repubblica di Lituania<br>George Vella, Presidente della Repubblica di Malta<br>Andrzej Duda, Presidente della Repubblica di Polonia<br>Marcelo Rebelo de Sousa, Presidente della Repubblica Portoghese<br>Klaus Iohannis, Presidente di Romania<br>Zuzana Čaputová, Presidente della Repubblica Slovacca<br>Roma, 08/05/2021</p>
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		<title>Europa: la possibilità è uno spazio tutto da vivere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2020 17:19:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Possibilità. Così si può riassumere quanto accaduto a livello europeo in quest’anno, così difficile e doloroso. Possibilità innanzitutto intesa come facoltà di agire, perché, a differenza di crisi precedenti, la risposta europea è stata all’altezza e tempestiva. Una facoltà di agire concessa all’Unione dai suoi stati e, in particolare, dalla Germania che ha superato alcuni suoi veti storici. Così, anche grazie alla coalizione tra Francia, Spagna e Italia, è nato&#8230;</p>
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<p>Possibilità. Così si può riassumere quanto accaduto a livello europeo in quest’anno, così difficile e doloroso. Possibilità innanzitutto intesa come facoltà di agire, perché, a differenza di crisi precedenti, la risposta europea è stata all’altezza e tempestiva. Una facoltà di agire concessa all’Unione dai suoi stati e, in particolare, dalla Germania che ha superato alcuni suoi veti storici.</p>



<p>Così, anche grazie alla coalizione tra Francia, Spagna e Italia, è nato Next Generation EU. Osservandone la struttura, si nota che la possibilità si è manifestata anche come creatività. La capacità innovativa si è vista, ad esempio, con la decisione di ancorare il fondo per la ripresa al bilancio pluriennale dell’UE 2021-2027. In questo modo si è evitato che un singolo paese risultasse responsabile per un altro. Con il fondo per la ripresa, è l’Unione comunità a garantire per ogni suo membro.</p>



<p>Inoltre, il legame tra Next Generation EU e il bilancio dell’UE si è reso necessario anche per la complessità dell’operazione, difficilmente realizzabile se si fossero create strutture nuove. L’approccio creativo, allora, si è visto anche nel modo in cui il potenziale di ciò che esisteva già – strutture e regole – è stato interpretato e sfruttato appieno, così da dotare l’Unione e i paesi membri della flessibilità necessaria per rispondere alla crisi.</p>



<p>È sicuramente questo il caso anche della BCE, che ancora una volta si è confermata l’istituzione europea più efficace. Con il programma emergenziale di acquisto titoli iniziato a Marzo 2020 e che durerà almeno fino a Marzo 2022, la BCE sta mettendo a disposizione dei paesi dell’Eurozona, Italia in primis, una potenza di fuoco di €1,850 miliardi. Un vero e proprio scudo che ci protegge da speculazioni finanziarie, garantendo anche la liquidità necessaria per finanziare le misure emergenziali e pagare pensioni e stipendi pubblici.</p>



<p>La vicenda della BCE, però, svela anche che c’è un limite alla possibilità. In questi anni, Francoforte ha ricercato un delicato equilibrio. Si è adoperata per garantire l’integrità dell’Euro – da qui sono nate le politiche espansive di Draghi, che hanno parzialmente fatto da “supplente” alla mancanza di meccanismi di condivisione fiscale – cercando contemporaneamente di agire sempre nei limiti del suo mandato. Non sono mancate le tensioni, a sottolineare come si sia usata tutta la flessibilità a disposizione per sopperire alle incompletezze della moneta unica.</p>



<p>Anche la sospensione del patto di stabilità, che ha permesso di fare deficit, e le norme temporanee sugli aiuti di stato, che hanno consentito ai paesi di intervenire e salvare le proprie economie, dimostrano una tensione simile: tempestività e flessibilità da un lato, necessità di cambiamenti dall’altro. Non si può pensare, infatti, che nel mondo post-covid, per certi versi completamente diverso, si possa tornare alle regole di prima, come se nulla fosse successo. Se la possibilità ha raggiunto i suoi limiti, serve un salto in avanti. Serve, anche perché questo 2020 ha creato un precedente: si sono stabiliti standard e aspettative. Se il meglio è possibile, il meglio sarà atteso anche in futuro. La possibilità diventa impegno.</p>



<p>Un impegno concreto, che dal prossimo anno sarà soprattutto nelle nostre mani. Innanzi tutto come italiani. Un’efficace implementazione di Next Generation EU permetterà non solo di iniziare a risollevare la nostra economia così duramente colpita, ma anche di dimostrare ai paesi “frugali” che la loro diffidenza era mal riposta. Se così sarà, il successo di Next Generation EU costituirà l’argomento più convincente per rendere permanente una maggiore condivisione fiscale e realizzare in questo modo un fondamentale salto in avanti.</p>



<p>La nostra responsabilità è anche come individui. Nel 2021 avremo la possibilità di partecipare alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, un grande esercizio di democrazia partecipativa per coinvolgere i cittadini europei sul nostro futuro condiviso. Una notevole opportunità da non lasciarsi sfuggire, perché, come ricorda Emily Dickinson, la possibilità è uno spazio tutto da vivere.</p>
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		<title>L&#8217;intervento di Draghi al Meeting di Rimini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 04:59:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo il discorso di Mario Draghi tenuto al 41° Meeting per l&#8217;amicizia tra i popoli, a Rimini il 18 agosto 2020 12 anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un&#8217;ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell&#8217;euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Pubblichiamo il discorso di Mario Draghi tenuto al 41° Meeting per l&#8217;amicizia tra i popoli, a Rimini il 18 agosto 2020</em></p>



<p>12 anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un&#8217;ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell&#8217;euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo tutto ciò. Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall&#8217;esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l&#8217;economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l&#8217;abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l&#8217;occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti.</p>



<p>In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione.Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino, né tantomeno come sarà la realtà allora. Le opinioni sono divise: alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l&#8217;inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno adattandosi alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia.</p>



<p>Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia, è improbabile.Dobbiamo accettare l&#8217;inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principii. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall&#8217;incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada.Vengono in mente le parole della ‘preghiera per la serenità&#8217; di Reinhold Niebuhr che chiede al Signore:Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,E la saggezza di capire la differenzaNon voglio fare oggi una lezione di politica economica ma darvi un messaggio più di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa.Nel secondo trimestre del 2020 l&#8217;economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale.</p>



<p>La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare. L&#8217;aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi, hanno approfondito le diseguaglianze.Alla distruzione del capitale fisico che caratterizzò l&#8217;evento bellico molti accostano oggi il timore di una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale.I governi sono intervenuti con misure straordinarie a sostegno dell&#8217;occupazione e del reddito. Il pagamento delle imposte è stato sospeso o differito. Il settore bancario è stato mobilizzato affinché continuasse a fornire il credito a imprese e famiglie. Il deficit e il debito pubblico sono cresciuti a livelli mai visti prima in tempo di pace.Aldilà delle singole agende nazionali, la direzione della risposta è stata corretta. Molte delle regole che avevano disciplinato le nostre economie fino all&#8217;inizio della pandemia sono state sospese per far spazio a un pragmatismo che meglio rispondesse alle mutate condizioni.Una citazione attribuita a John Maynard Keynes, l&#8217;economista più influente del XX secolo ci ricorda “When facts change, I change my mind. What do you do sir?&#8221;</p>



<p>Tutte le risorse disponibili sono state mobilizzate per proteggere i lavoratori e le imprese che costituiscono il tessuto delle nostre economie. Si è evitato che la recessione si trasformasse in una prolungata depressione.Ma l&#8217;emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire.Il fatto che occorra flessibilità e pragmatismo nel governare oggi non può farci dimenticare l&#8217;importanza dei principii che ci hanno sin qui accompagnato. Il subitaneo abbandono di ogni schema di riferimento sia nazionale, sia internazionale è fonte di disorientamento.</p>



<p>L&#8217;erosione di alcuni principii considerati fino ad allora fondamentali, era già iniziata con la grande crisi finanziaria; la giurisdizione del WTO, e con essa l&#8217;impianto del multilateralismo che aveva disciplinato le relazioni internazionali fin dalla fine della seconda guerra mondiale venivano messi in discussione dagli stessi Paesi che li avevano disegnati, gli Stati Uniti, o che ne avevano maggiormente beneficiato, la Cina; mai dall&#8217;Europa, che attraverso il proprio ordinamento di protezione sociale aveva attenuato alcune delle conseguenze più severe e più ingiuste della globalizzazione; l&#8217;impossibilità di giungere a un accordo mondiale sul clima, con le conseguenze che ciò ha sul riscaldamento globale; e in Europa, alle voci critiche della stessa costruzione europea, si accompagnava un crescente scetticismo, soprattutto dopo la crisi del debito sovrano e dell&#8217;euro, nei confronti di alcune regole, ritenute essenziali per il suo funzionamento, concernenti: il patto di stabilità, la disciplina del mercato unico, della concorrenza e degli aiuti di stato; regole successivamente sospese o attenuate, a seguito dell&#8217;emergenza causata dall&#8217;esplosione della pandemia.</p>



<p>L&#8217;inadeguatezza di alcuni di questi assetti era da tempo evidente. Ma, piuttosto che procedere celermente a una loro correzione, cosa che fu fatta, parzialmente, solo per il settore finanziario, si lasciò, per inerzia, timidezza e interesse, che questa critica precisa e giustificata divenisse, nel messaggio populista, una protesta contro tutto l&#8217;ordine esistente.Questa incertezza, caratteristica dei percorsi verso nuovi ordinamenti, è stata poi amplificata dalla pandemia. Il distanziamento sociale è una necessità e una responsabilità collettiva. Ma è fondamentalmente innaturale per le nostre società che vivono sullo scambio, sulla comunicazione interpersonale e sulla condivisione. È ancora incerto quando un vaccino sarà disponibile, quando potremo recuperare la normalità delle nostre relazioni. Tutto ciò è profondamente destabilizzante.Dobbiamo ora pensare a riformare l&#8217;esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidato in questi anni: l&#8217;adesione all&#8217;Europa con le sue regole di responsabilità, ma anche di interdipendenza comune e di solidarietà; il multilateralismo con l&#8217;adesione a un ordine giuridico mondiale. Il futuro non è in una realtà senza più punti di riferimento, che porterebbe, come è successo in passato, si pensi agli anni 70 del secolo scorso, a politiche erratiche e certamente meno efficaci, a minor sicurezza interna ed esterna, a maggiore disoccupazione, ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell&#8217;esistente.</p>



<p>Occorre pensarci subito. Ci deve essere di ispirazione l&#8217;esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l&#8217;Europa, l&#8217;Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per la creazione del Fondo Monetario Internazionale, si pensi a De Gasperi, che nel 1943 scriveva la sua visione della futura democrazia italiana e a tanti altri che in Italia, in Europa, nel mondo immaginavano e preparavano il dopoguerra. La loro riflessione sul futuro iniziò ben prima che la guerra finisse, e produsse nei suoi principi fondamentali l&#8217;ordinamento mondiale ed europeo che abbiamo conosciuto. È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito.Proprio perché oggi la politica economica è più pragmatica e i leader che la dirigono possono usare maggiore discrezionalità, occorre essere molto chiari sugli obiettivi che ci poniamo.La ricostruzione di questo quadro in cui gli obiettivi di lungo periodo sono intimamente connessi con quelli di breve è essenziale per ridare certezza a famiglie e imprese, ma sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo.</p>



<p>Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè “debito buono”. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato “debito cattivo”. I bassi tassi di interesse non sono di per sé una garanzia di sostenibilità: la percezione della qualità del debito contratto è altrettanto importante. Quanto più questa percezione si deteriora tanto più incerto diviene il quadro di riferimento con effetti sull&#8217;occupazione, l&#8217;investimento e i consumi.Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l&#8217;ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto: perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall&#8217;esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l&#8217;uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è impegnativo ma non irraggiungibile se riusciremo a disperdere l&#8217;incertezza che oggi aleggia sui nostri Paesi. Stiamo ora assistendo a un rimbalzo nell&#8217;attività economica con la riapertura delle nostre economie. Vi sarà un recupero dal crollo del commercio internazionale e dei consumi interni, si pensi che il risparmio delle famiglie nell&#8217;area dell&#8217;euro è arrivato al 17% dal 13% dello scorso anno. Potrà esservi una ripresa degli investimenti privati e del prodotto interno lordo che nel secondo trimestre del 2020 in qualche Paese era tornato a livelli di metà anni 90. Ma una vera ripresa dei consumi e degli investimenti si avrà solo col dissolversi dell&#8217;incertezza che oggi osserviamo e con politiche economiche che siano allo stesso tempo efficaci nell&#8217;assicurare il sostegno delle famiglie e delle imprese e credibili, perché sostenibili nel tempo.Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l&#8217;efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell&#8217;ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi. La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: negli Stati Uniti la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati.Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l&#8217;azione immediata: l&#8217;istruzione e, più in generale, l&#8217;investimento nei giovani.</p>



<p>Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento.Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l&#8217;incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all&#8217;educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l&#8217;incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio.Ma c&#8217;è anche una ragione morale che deve spingerci a questa scelta e a farlo bene: il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi.</p>



<p>Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza.Alcuni giorni prima di lasciare la presidenza della Banca centrale europea lo scorso anno, ho avuto il privilegio di rivolgermi agli studenti e ai professori dell&#8217;Università Cattolica a Milano. Lo scopo della mia esposizione in quell&#8217;occasione era cercar di descrivere quelle che considero le tre qualità indispensabili a coloro che sono in posizioni di potere: la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni; il coraggio che richiedono le decisioni specialmente quando non si conoscono con certezza tutte le loro conseguenze, poiché l&#8217;inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità; l&#8217;umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario, ma per raggiungere gli obiettivi che il legislatore ha loro assegnato nell&#8217;ambito di un preciso mandato.Riflettevo allora sulle lezioni apprese nel corso della mia carriera: non avrei certo potuto immaginare quanto velocemente e quanto tragicamente i nostri leader sarebbero stati chiamati a mostrare di possedere queste qualità. La situazione di oggi richiede però un impegno speciale: come già osservato, l&#8217;emergenza ha richiesto maggiore discrezionalità nella risposta dei governi, che non nei tempi ordinari: maggiore del solito dovrà allora essere la trasparenza delle loro azioni, la spiegazione della loro coerenza con il mandato che hanno ricevuto e con i principi che lo hanno ispirato.La costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili.</p>



<p>Trasparenza e condivisione sono sempre state essenziali per la credibilità dell&#8217;azione di governo; lo sono specialmente oggi quando la discrezionalità che spesso caratterizza l&#8217;emergenza si accompagna a scelte destinate a proiettare i loro effetti negli anni a venire.Questa affermazione collettiva dei valori che ci tengono insieme, questa visione comune del futuro che vogliamo costruire si deve ritrovare sia a livello nazionale, sia a livello europeo.La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei.Da questa crisi l&#8217;Europa può uscire rafforzata. L&#8217;azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l&#8217;inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all&#8217;area dell&#8217;euro è stata affermata da tempo.Dopo decenni che hanno visto nelle decisioni europee il prevalere della volontà dei governi, il cosiddetto metodo intergovernativo, la Commissione è ritornata al centro dell&#8217;azione.In futuro speriamo che il processo decisionale torni così a essere meno difficile, che rifletta la convinzione, sentita dai più, della necessità di un&#8217;Europa forte e stabile, in un mondo che sembra dubitare del sistema di relazioni internazionali che ci ha dato il più lungo periodo di pace della nostra storia.</p>



<p>Ma non dobbiamo dimenticare le circostanze che sono state all&#8217;origine di questo passo avanti per l&#8217;Europa: la solidarietà che sarebbe dovuta essere spontanea, è stata il frutto di negoziati. Né dobbiamo dimenticare che nell&#8217;Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà.Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. Allora non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei.Potremo bensì considerare la ricostruzione delle economie europee veramente come un&#8217;impresa condivisa da tutti gli europei, un&#8217;occasione per disegnare un futuro comune, come abbiamo fatto tante volte in passato.È nella natura del progetto europeo evolversi gradualmente e prevedibilmente, con la creazione di nuove regole e di nuove istituzioni: l&#8217;introduzione dell&#8217;euro seguì logicamente la creazione del mercato unico; la condivisione europea di una disciplina dei bilanci nazionali, prima, l&#8217;unione bancaria, dopo, furono conseguenze necessarie della moneta unica.</p>



<p>La creazione di un bilancio europeo, anch&#8217;essa prevedibile nell&#8217;evoluzione della nostra architettura istituzionale, un giorno correggerà questo difetto che ancora permane.Questo è tempo di incertezza, di ansia, ma anche di riflessione, di azione comune. La strada si ritrova certamente e non siamo soli nella sua ricerca.Dobbiamo essere vicini ai giovani investendo nella loro preparazione. Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il tuo futuro.</p>
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		<title>Enrico Giovannini: l&#8217;Italia è uno dei pochi paesi sviluppati che non ha un Istituto di studi sul futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 14:28:29 +0000</pubDate>
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<p><strong>Dalle finestre si cominciano a udire i rumori delle città. È una liberazione, un azzardo, una scommessa?</strong><br>Da un lato era auspicabile. È arrivato il momento in cui molte persone che erano bloccate a casa, soprattutto che non potevano lavorare, possono tornare alla vita semi-normale, perché non sarà la vita che facevamo qualche mese fa. Oggi tornano a lavorare quattro milioni di persone, il che vuol dire che il 90% degli occupati di fatto è autorizzato a riprendere le attività. È un passaggio importante perché sappiamo quanto alcuni comparti abbiano sofferto il lockdown. Ma la strada è ancora lunga e complessa, non a caso alcuni settori che secondo i dati Inail sono più a rischio di contagio devono ancora attendere qualche settimana. E poi c’è il grande tema dei trasporti, che è uno dei luoghi dove può essere più facile contagiarsi. Su questo sia il ministero sia gli enti locali hanno avuto qualche settimana di tempo per prepararsi ma poi sappiamo anche che molto dipenderà dai comportamenti individuali. Infine è importante che ripartano anche altri Paesi europei perché molte nostre imprese hanno bisogno di un mercato verso cui esportare.<br>&nbsp;<br><strong>Come mai i governi di tutto il mondo sono sembrati impreparati davanti a questa sfida? Eppure molti uomini di scienza avevano previsto che un virus potesse diventare il fattore scatenante di una crisi mondiale.<br></strong>Perché molti governi danno poco ascolto alla scienza e anche laddove viene ascoltata c’è una tendenza, il cosiddetto shortermismo, alla preferenza per l’uovo subito piuttosto che la gallina domani. Supponiamo ad esempio che il governo italiano, due anni fa, proprio sulla base degli allarmi degli scienziati, avesse aggiornato il piano anti pandemia, cosa che non è stata fatta per cui siamo arrivati all’emergenza senza il piano operativo. Fin qua la responsabilità ricade soprattutto sulle amministrazioni pubbliche. Ma poi supponiamo che in base a questo il governo avesse deciso di investire nel potenziamento delle terapie intensive a scapito di altre priorità, perché è evidente che i fondi pubblici non sono infiniti. Già immagino la reazione di tanti in Italia che avrebbero detto: perché stiamo facendo questo, abbiamo altre urgenze. L’Italia è un Paese che in emergenza risponde molto bene, ma il focus sulle cose importanti è tutto un altro discorso. Distinguiamo poco tra cose importanti e cose urgenti. Non a caso l’Italia è uno dei pochi paesi sviluppati che non ha un Istituto di studi sul futuro. Due anni fa ho proposto al governo un istituto di studi che supportasse il presidente del Consiglio per anticipare il futuro e prepararsi, come fa Singapore, la Francia, Dubai e molti altri paesi: mi è stato detto che il tema non era interessante. Questa carenza nell’investire su strumenti che ci aiutino anche a fronteggiare le emergenze è un problema italiano che purtroppo abbiamo pagato caro.<br>&nbsp;<br><strong>Gli italiani hanno accettato con grande spirito di servizio e senso di responsabilità le richieste arrivate dal governo. Forse per la prima riapertura ci si aspettava qualcosa di più, magari su base territoriale. Perché si è deciso di fare dell’Italia una unica grande area?</strong><br>Questa è una domanda che va rivolta al governo che ha assunto le decisioni. Mi faccia anche dire che io sono veramente disturbato dallo stile della discussione pubblica, perché sembra che stiamo discutendo dei sei minuti di Rivera dopo aver perso la finale di Calcio del 1970 in Messico, contro il Brasile. Qui stiamo parlando della vita delle persone, di gente colpita dal virus o che perde il posto di lavoro ed entra in povertà. Il modo superficiale in cui ho sentito esperti, anche importanti, trattare di materie non di loro competenza, è davvero inaccettabile.<br>Ho rivissuto, da un certo punto di vista, la situazione dopo l’attacco alle Torri gemelle. Mi ero da poco trasferito a Parigi, all’Ocse, ma facevo avanti e indietro nei weekend e seguivo la televisione italiana. Non conoscevo ancora bene il &nbsp;francese ma lo comprendevo. La differenza di qualità nei dibattiti, nel talk show francesi e italiani era evidentissima. Nei talk francesi si alternavano esperti di geopolitica, esperti militari e di sicurezza interna; nei talk show italiani, accanto ad alcuni di questi, c’erano vallette, sedicenti opinionisti e la discussione rischiava puntualmente di scadere in chiacchiere da bar. Purtroppo, in questo periodo ho rivisto questo tipo di atteggiamenti, come se stessimo parlando di qualcosa che non tocca le persone.<br>&nbsp;<br><strong>Il modo in cui sono state disposte le autorizzazioni rende i controlli molto difficili da parte delle forze dell’ordine. Per la privacy non bisognerà indicare il nome del congiunto e la polizia non potrà controllare. Non sarebbe stato meglio fare appello al semplice senso di responsabilità dei cittadini?</strong><br>Su alcune questioni non posso entrare nello specifico per un impegno di riservatezza preso in qualità di membro del comitato economico e sociale guidato da Vittorio Colao.&nbsp; Però, se ci mettessimo a rivedere quello che abbiamo letto sui giornali durante l’ultimo mese, come anticipazioni sicure di quello che sarebbe stato permesso o non permesso, troveremmo tutto e il suo contrario. Le aspettative che si erano create, proprio nel tentativo di anticipare decisioni che spettavano al governo, hanno alimentato un’attesa tale per cui qualsiasi cosa si fosse fatto sarebbe apparso comunque lontano dalla somma di tutti i piani presunti pubblicati dai vari giornali. In una situazione del genere, alimentata ulteriormente dalla confusione dettata dalle ordinanze regionali e comunali, una serie di regole erano necessarie.<br>Quello che noi vediamo accadere in Italia sta accadendo anche in altri Paesi, però mentre siamo interessati alla finale Italia-Brasile è chiaro che lo siamo di meno a quella Germania-Brasile. Intendo dire che anche in Germania ci sono battaglie tra i Lander; in Francia adesso vedremo come reagirà la popolazione a fronte di una applicazione a scacchiera delle varie regole. E poi vorrei ricordare che c’è l’ultimo decreto del ministro Speranza che stabilisce una serie di indicatori sentinella per spingere a chiusure, speriamo il più possibile localizzate, in caso di recrudescenza dell’epidemia. Quindi, ripeto, siamo ben lontani dall’essere usciti dalla situazione in cui eravamo. In questo senso abbiamo bisogno di una comunicazione chiara e di passare il messaggio che non è più come prima. La buona notizia è che molti cittadini lo hanno compreso. A vedere alcune immagini delle riaperture di oggi, in alcune città il traffico è ancora giustamente molto rarefatto. Vuol dire che i cittadini hanno capito, per cui è importante sostenere questo tipo di sforzo piuttosto che polemizzare su questa o quella parola.<br>&nbsp;<br><strong>Le disposizioni di urgenza seguite alla crisi pandemica hanno consentito di far fare all’Italia degli enormi passi avanti nel campo della semplificazione e della sburocratizzazione ma anche della legalità. Il lavoro agile non è più osteggiato, né nel privato né nella PA, e il pagamento con moneta elettronica è universalmente accettato, vincendo le resistenze che aveva avuto sino a pochi mesi fa. È un progresso destinato a durare nel tempo? Come possiamo favorirlo da oggi in poi?</strong><br>Spero che questi progressi siano destinati a durare nel tempo ma ricordiamoci che lo smart working è molto più che collegarsi con una piattaforma di videoconferenza: è un modo di organizzare il lavoro diversamente. In altri termini non dobbiamo fare l’errore commesso da tante imprese italiane e tante amministrazioni negli anni novanta, quando sono state sostituite le macchine da scrivere con i personal computer, ma la logica dei processi è rimasta sostanzialmente la stessa. Ricostruire, ridefinire i processi intorno al digitale è un percorso che va non solo governato ma progettato. Questa è la grande sfida che abbiamo davanti. Se cioè la pubblica amministrazione in particolare, ma anche le imprese, useranno questo strumento per fare un salto in avanti, avremo veramente guadagnato moltissimo, se invece la tentazione di riprendere il controllo della vita delle persone prevarrà, rischiamo di tornare indietro.<br>Mi faccia aggiungere un elemento su questo. Il ruolo della mano pubblica serve non solo per creare incentivi al fine di rendere permanente questo cambiamento, magari promuovendo accordi sindacali avanzati, ma abbiamo bisogno, laddove queste attività impattano sulla vita delle città, di distribuire le attività nel corso della settimana. Il rischio infatti è che se tutte le imprese e le pubbliche amministrazioni fanno lo smart working lo stesso giorno, per gli altri quattro giorni della settimana avremo le città intasate di traffico. In questo senso è importante l’annuncio della ministra De Micheli di abbassare a 100 addetti il limite per l’obbligo per le imprese ad avere un mobility manager, che oggi è di 300 addetti. Un salto di questo tipo vorrebbe dire anche per i mobility manager comunali la possibilità di interagire con tante imprese, quindi ordinare meglio il traffico nelle città. Questo è un esempio in cui una importante innovazione, se verrà realizzata, non costosa, potrebbe portare a migliorare simultaneamente vari aspetti della nostra vita.<br>&nbsp;<br><strong>Come è possibile aiutare chi non è conosciuto al fisco, i lavoratori irregolari, senza mortificare chi paga regolarmente le tasse? Come recuperarli a un percorso di visibilità per il sistema del welfare?</strong><br>Cerchiamo di essere coerenti: da un lato stiamo dicendo che bisogna aiutare tutte le imprese, con strumenti per la liquidità, comprese quelle che hanno evaso il fisco. Perché su tre milioni di lavoratori irregolari, molti hanno rapporti con le imprese: sono “irregolari dipendenti”, non lavorano per qualcuno che sta su un altro pianeta. Alle imprese, comprese quelle che davano lavoro irregolare, stiamo giustamente dicendo che le aiuteremo. Allora perché non dovremmo aiutare tutti coloro che, a causa di quella posizione debole sul mercato del lavoro, oggi non hanno coperture di strumenti di welfare, in particolare quel milione di lavoratori irregolari a cui abbiamo chiesto di lavorare essendo nelle filiere cosiddette essenziali. Noi dobbiamo essere coerenti, sia per motivi etici che per giustizia sociale. Alle imprese che vengono salvate e beneficiano degli strumenti messi in campo dal governo dobbiamo dire: noi vi stiamo aiutando, anche con i soldi dei cittadini onesti che pagano le tasse, per cui ci aspettiamo un cambiamento radicale nel vostro atteggiamento. Cosicché dal 2021, quando tutta l’economia sarà ripartita, se vi becchiamo a evadere, saremo radicali.<br>&nbsp;<br><strong>La ripartenza può essere l’occasione per un nuovo patto sociale tra Stato, imprese e lavoratori? Cosa ritiene irrinunciabile in questo patto?</strong><br>Esattamente. E la stessa cosa bisogna fare per i lavoratori. Per questo l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e il Forum diseguaglianze e diversità di Fabrizio Barca hanno proposto lo strumento del reddito di emergenza. E siamo lieti del fatto che il governo sembri orientato a introdurlo. Vedremo le modalità. Ecco perché abbiamo detto che il reddito di emergenza, che è temporaneo, è diverso dal reddito di cittadinanza e può andare anche ai lavoratori irregolari come occasione per agganciarli e fare proposte formative e di recupero. Dobbiamo evitare anche per loro il rimbalzo alla posizione di due o tre mesi fa. Pensiamo al microcredito, a offrire opportunità per consentire loro di aprire nuove attività invece di restare in una posizione subalterna.<br>&nbsp;<br><strong>Cosa ritiene irrinunciabile perché questo nuovo patto sociale possa funzionare?</strong><br>La chiarezza che l’Italia su alcuni temi vuole cambiare radicalmente politica. È possibile. Lo ha fatto anche in passato su certi temi. Questa chiarezza sull’indirizzo futuro è esattamente ciò che ci vorrebbe. Qui serve il contributo di tutta la politica, indipendentemente dall’appartenenza partitica. Su questo sarebbe importante segnalare un cambiamento di passo. Gli strumenti possono essere diversi. Dire che noi vogliamo uscire da questa recessione con una quota di PIL prodotta dal settore irregolare e illegale ben inferiore all’attuale 12% – e dunque riduzione del limite al contante, uso sempre più pervasivo della digitalizzazione – sarebbe un segnale importante da dare.<br>&nbsp;<br><strong>Alcuni stati europei non si fidano dell’Italia per una certa tendenza all’assistenzialismo. Hanno ragione?</strong><br>Credo che ci siano delle novità molto importanti a livello europeo. In primo luogo il fatto di aver previsto uno strumento come Sure, che guarda agli aspetti sociali e non solo economici in senso stretto è una decisione molto importante. Vuol dire che anche l’Europa sta cambiando orientamento e capisce che il legame tra politiche sociali e politiche economiche è molto più complesso di come finora è stato considerato. Vorrei ricordare che nel 2013, quando ero ministro, avemmo in Italia la prima e unica riunione quadrangolare – Italia, Francia, Spagna e Germania – dei ministri dell’Economia e del Lavoro proprio su questa tematica: avevamo un legame che non anteponeva necessariamente l’economia alle politiche sociali ma che considerava i problemi economici in parte dovuti all’insicurezza sociale. Per questo la relazione era molto più complessa.<br>&nbsp;<br><strong>Dalle diseguaglianze all’inquinamento, lei ha sempre affermato, con l’ASviS, che scegliere la sostenibilità renderebbe di più, sino al 15% nelle grandi aziende. Da dove cominciare? Quali sono i tre goals che lei reputa prioritari tra quelli di Agenda 2030?</strong><br>Immaginare di poter selezionare dei goal più importanti di altri è esattamente l’errore che tutti fanno perché non hanno capito l’integrazione profonda dell’Agenda 2030. Non è possibile, né concettualmente né operativamente, selezionare delle priorità. La buona notizia è che pensando in modo sistemico lo stesso strumento può essere utilizzato per impattare&nbsp;su più di un goal. La vecchia impostazione deriva dalla politica economica quantitativa di Frisch e Tinbergen, di tanti anni fa, in cui in economia si faceva corrispondere uno strumento a un obiettivo. Non è più così per fortuna. Grazie alle innovazioni tecnologiche è oggi possibile promuovere una politica che porta verso l’economia circolare, che allo stesso momento riduce l’impatto ambientale, crea più occupazione e genera più produttività. E dunque favorisce vari goal, quasi tutti. Da un punto di vista operativo proprio domani pubblicheremo un nuovo rapporto dell’ASviS con le proposte su come orientare le politiche in questo momento, dopo l’emergenza sanitaria, in vista della prevista crisi economica e sociale, alla luce dell’Agenda 2030.</p>
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