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	<title>Giovanni Dalla Bona Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Tè e caffè online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 13:50:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giunti a questo punto della storia dei nostri incontri più o meno regolati secondo i canoni dei tempi di una rubrica, non sarà sfuggita l&#8217;anomalia della suddetta rubrica (allenati come siamo dai dibattiti sui social o in Tv sui massimi sistemi) e qualcuno si sarà chiesto: ma cosa c’entra il tè in un caffè online? C’entra, c’entra. Perché ogni cosa abbia il suo contrario, perché ogni opinione abbia la sua opposizione,&#8230;</p>
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<p>Giunti a questo punto della storia dei nostri incontri più o meno regolati secondo i canoni dei tempi di una rubrica, non sarà sfuggita l&#8217;anomalia della suddetta rubrica (allenati come siamo dai dibattiti sui social o in Tv sui massimi sistemi) e qualcuno si sarà chiesto: ma cosa c’entra il tè in un caffè online? <br>C’entra, c’entra. Perché ogni cosa abbia il suo contrario, perché ogni opinione abbia la sua opposizione, perché ogni immagine abbia il suo negativo. Perché il caffè è il caffè, ma volete mettere un tè? Il caffè serve per svegliarti, per accelerarti, per avere le idee più chiare.  </p>



<p>Nella mia famiglia si è tramandata una venerazione al femminile del caffè come toccasana per ogni situazione critica.&nbsp;La bisnonna Gennarina, lo esigeva&nbsp;(1800) ogni qualvolta uno dei suoi numerosi figli partiva per l’America, enunciava idee sovversive, si arruolava volontario in guerra, veniva richiamato in guerra, sperperava ricchezza e salute, ne combinava una inimmaginabile. La bisnonna Fortuna lo utilizzava come ingeneroso discrimine (1800)&nbsp;di ordine sociale: il primo che filtrava dalla “napoletana” per lei, il secondo, marito e figli, il terzo congiunti e vari, il quarto, ormai solo acqua leggermente intorbidita, per la servitù. Mia nonna Anna, giovane vedova con quattro bambini, dopo un caffè trovava il coraggio di vendere a fette le sue proprietà se bisognava pagare un collegio o un viaggio o semplicemente fare la spesa. Mia madre Lina si accompagnava a un sorso di caffè, ma ricorreva anche ai&nbsp;chicchi se subentrava l’urgenza, per tutta la giornata, perché tutta la giornata era un’impresa. Io vengo richiamata al mondo ogni mattina dal suo profumo e una tazza di caffè mi ha sostenuto in ogni prova, fosse un esame di scuola o di vita.&nbsp;</p>



<p>Nel lavoro il caffè è sinonimo di pausa: lo umanizza, spesso lo socializza, ne misura la fatica ed anche il piacere.&nbsp;Il caffè è anche sinonimo di italianità. Amaro e dolce quanto basta. Come gli italiani è variabile, lungo, ristretto, espresso, macchiato, creativo, sorprendente. A volte riesce, a volte no. Si beve d’un sorso o si centellina. Con zucchero, senza, e un mio amico vi aggiunge miele.&nbsp;</p>



<p>E il tè?&nbsp;Il tè è un pensiero, un pensare la vita.&nbsp;Il caffè sta al corpo come il tè sta alla mente. Del caffè non si può fare a meno, del tè sì, e quindi diventa una scelta, un di più, è superfluo e pertanto indispensabile.&nbsp; Il tè richiede accessori, dedizione, tempo. Il tè esige conoscenze e scelte: varietà, provenienza, regole di quantità ed infusione. Il tè ama la compagnia di un dolce, di una musica, di un libro o dei&nbsp;tuoi pensieri. Il tè sta bene da solo ma molto bene in compagnia. Il tè predilige delle ore, delle luci, degli ambienti. Il tè unisce, passato e presente, oriente e occidente, nord e sud, riti consolidati e sperimentazioni, giovani e vecchi. Il tè conversa, racconta.&nbsp;Il tè preferisce che tu ti segga, no, non per una pausa, ma per fermare il mondo e prendere un tè.&nbsp;</p>



<p>Mettiamoci dunque comodi. Scegliamo per iniziare un tè jasmine, nero per ricordarci che non tutto quello che si narra o si legge o si vive può essere sottratto alle tenebre, con fiori di gelsomino per non dimenticare che sta a noi aggiungere quel&nbsp;&#8220;nonsochè”,&nbsp;e apriamo un buon libro.&nbsp;</p>



<p>A questo punto per cedere il passo, per generosità, per par condicio, ci vorrebbe un libro che abbia a che fare con il caffè. Non me ne viene in mente nessuno e ricorro a google.&nbsp;Si apre sul mio display un elenco sterminato di libri relativi al caffè e non uno che conosca. Scorro la lista e penso di chiuderla lì, con la storia del caffè, quando un titolo mi ferma:&nbsp;Dell’uso e dell’abuso del caffè, dissertazione storico &#8211; fisico &#8211; medico con aggiunte, massime intorno la cioccolata ed il rosolio&nbsp;di Giovanni Dalla Bona. Cerco qualche notizia in più, non è che ce ne siano tante, e scopro che è stato pubblicato nel 1762. Bisogna assolutamente leggerlo e possederlo. E se&nbsp;il contenuto ci dovesse deludere, ci faremo bastare quel titolo, (quante volte di un libro non abbiamo salvato neanche quello) quelle aggiunte sul rosolio e quelle massime intorno alla cioccolata che ne fanno in pectore un capolavoro, un candidato al titolo di classico.&nbsp;</p>



<p>Prometto che questa rubrica onorerà in futuro la sua finalità che è quella di condividere buoni tè e bei libri rigorosamente provati e letti, ma in questo incontro concediamoci insieme il lusso dell’imprevisto, della contaminazione,  della scoperta, della sorpresa. Del contrario. <br> <br>Patologia: stati di lieve confusione semantica e aggiunte<br>Terapia: tè jasmine, o caffè dalla prima alla quarta filtrazione a seconda di dove ci colloca la nostra autostima, lettura di tutte le 104 pagine “Dell’uso e dell’abuso del caffè…”  se ci siamo collocati alla prima o seconda scelta del caffè,  solo delle “aggiunte e delle massime” se ci siamo collocati alla terza o quarta.  </p>
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