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	<title>Giovanni Falcone Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Giovanni Falcone Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Un presidente per l’Italia e gli italiani prima di tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 12:51:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avessimo preso sul serio, almeno quella gran parte di cittadini che siamo andati a scuola, la felice intuizione di Aldo Moro che introduceva nelle materie di studio, già nel 1962, l’educazione civica, oggi ci ritroveremmo uomini e donne seriamente e anche gioiosamente pensanti sulla elezione del Presidente della Repubblica. Purtroppo non lo siamo. E i perché sono più di uno. Per poterlo essere dovremmo conoscere bene almeno i 9 articoli&#8230;</p>
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<p>Avessimo preso sul serio, almeno quella gran parte di cittadini che siamo andati a scuola, la felice intuizione di Aldo Moro che introduceva nelle materie di studio, già nel 1962, l’educazione civica, oggi ci ritroveremmo uomini e donne seriamente e anche gioiosamente pensanti sulla elezione del Presidente della Repubblica.</p>



<p>Purtroppo non lo siamo. E i perché sono più di uno. Per poterlo essere dovremmo conoscere bene almeno i 9 articoli che la Costituzione dedica a questa carica. E, a partire da questi, la storia e l’interpretazione pratica che ne hanno dato i 12 presidenti che fin qui l’hanno ricoperta.</p>



<p>Da postazione lontana, quasi decorativa e comunque relegata in un elegante palazzo romano, i presidenti che si sono succeduti, chi un modo chi in un altro, ce ne hanno svelato la caratura incarnando uno o più aspetti particolari. Di questi giorni sarebbe assai utile ripercorrerne la sequenza, agevolati come siamo, dai molti sussidi di ogni genere che ne raccontano elezioni, scrutini, e poi soprattutto tempra di uomini (solo maschi, fin qui, e anche questo è un aspetto non trascurabile), ognuno con il suo profilo culturale e caratteriale. </p>



<p>Sono stati interpreti del dettato costituzionale, ma anche inventori di un certo qual modo di proporsi nel maturare dei tempi e adottando gli strumenti per tutti progrediti. A Luigi Einaudi era più congeniale l’uso della penna e scrivere, a Sandro Pertini, la televisione. A Francesco Cossiga piaceva il telefono, a Carlo Azeglio Ciampi, scendere in piazza la notte di Capodanno e stappare lo spumante.</p>



<p>E’ vero, queste sono note di colore. Ma neanche queste un tempo trasparivano. C’è di più e anche di meglio, soprattutto di sostanziale e rassicurante nella conduzione del mandato. E tutti abbiamo potuto (e ancor meglio potremmo) approfondire quanto sia importante quella posizione che fa di un uomo: Capo dello Stato, Presidente della Repubblica, garante dell’unità, arbitro super partes con l’esercizio tanto grande quanto difficile dell’arte della persuasione. Anche con una buona tenuta del sistema nervoso? Anche. Per saperne di più: rileggere qualcosa del settenato di Cossiga o ripassare qualcosa di quello di Sergio Mattarella o di Giorgio Napolitano.</p>



<p>Se ci sono stati e se ci sono uomini e donne desiderosi di coprire la più alta carica dello Stato? Sempre ci sono stati. E quelli bocciati dall’urna hanno finanche impiegato molto tempo a metabolizzarne l’esclusione. C’è stato di tutto: 2 presidenti eletti alla prima votazione (Cossiga e Ciampi); 4 alla quarta e 1 alla quinta; 1 alla nona; 2 alla sedicesima; 1 alla ventunesima e 1 alla ventitreesima.</p>



<p>E un po’ tutto ha concorso alla scelta: la compattezza delle maggioranze, i bracci di ferro tra concorrenti dello stesso partito, l’alternanza tra democristiani e laici, l’elezione di non parlamentari. Per non dire di eventi e circostanze che ne hanno riversato il peso. Valga per tutte l’elezione di Scalfaro all’indomani dell’assassinio di Giovanni Falcone.</p>



<p>Sono state anche avventurose le elezioni dei presidenti. E se è vero che alcune sono state giocate all’interno delle forze sia pure contrastanti della Democrazia cristiana, è anche vero che la questione equilibrio parlamentare (intese le due Camere) non è stata trascurata. </p>



<p>C’è stato anche di più: scegliere l’uomo giusto per farlo sedere al posto giusto è stata anche questione di grande responsabilità. Pare finanche curioso annotare appena un particolare: quanto potesse piacere al laico Pannella un cattolico (allora detto integralista) come Oscar Luigi Scalfaro. Ebbene, Marco Pannella fu suo elettore e prima ancora componente della delegazione che gli andò a chiedere la disponibilità.</p>



<p>E questo per dire che il Presidente scelto è soprattutto un presidente per l’Italia e per la Repubblica. Altro può esserci così come in tutte le umane faccende, ma ciò che è primo è primo. E Italia e Italiani siamo prima. Di tutto.</p>
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		<title>Clemente Mastella: la magistratura deve fare riferimento a Falcone e Borsellino per recuperare la credibilità che ha perso nei confronti dei cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 20:52:38 +0000</pubDate>
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<p><strong>Oggi è la Giornata della Legalità per ricordare le vittime della mafia, nel 29 anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. Dall’idea che lei si è fatto, Falcone da chi fu ucciso?</strong><br>In questo caso, come in molti altri, l’attività investigativa non è riuscita ad andare sino in fondo. Ogni tanto si scoprono situazioni o arrivano personaggi che dichiarano cose diverse da quelle che sono state segnalate all’autorità giudiziaria negli anni passati. Rimangono elementi abbastanza misteriosi e claudicanti sul piano investigativo. Con Falcone e Borsellino abbiamo perso uomini valenti che contrastavano la mafia non solo in superficie ma con modalità che consentivano loro di arrivare in profondità. Fu ciò, evidentemente, che preoccupò e mise in soggezione quelli che alla fine attuarono questa strage.</p>



<p><strong>Falcone fu condannato dalla sua indipendenza rispetto alle correnti della magistratura italiana?</strong><br>Falcone rimase oggettivamente solo. Noi tutti siamo portati a ricordare questi ultimi CSM dimenticando il grido che veniva dal Palazzo dei Marescialli in quel periodo. Falcone fu fregato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Ricordo che anche il mio amico Leoluca Orlando fu tra i più attivi contro Falcone.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>Falcone era indipendente, tanto è vero che lavorò con Martelli al Dipartimento penale del Ministero della Giustizia e fu contrastato anche da certa magistratura più protagonista, che forse voleva da Falcone una forma di accondiscendenza alle proprie ragioni di militanza che Falcone non era disposto a concedere. Falcone era un giudice davvero indipendente.</p>



<p><strong>Luciano Violante, a tal proposito, afferma che nel mondo della politica una parte della sinistra fu contro Falcone proprio perché aveva accettato l&#8217;incarico di Martelli, ministro socialista.</strong><br>Fu così. Martelli significava Craxi nella valutazione ideologica. Molta parte della sinistra non condivise questa scelta. Sono sembrate per questo strane le lacrime di coccodrillo apparentemente versate da molti per la scomparsa di Falcone.</p>



<p><strong>In questo periodo storico la credibilità della magistratura italiana appare compromessa come mai era accaduto prima. Qual è la strada, nella sua esperienza di ex ministro alla Giustizia, perché recuperi credito agli occhi dei cittadini?</strong><br>La credibilità, i magistrati, devono ritrovarla attraverso il loro agire. Ma se gli atti e i fatti sono quelli degli ultimi tempi… Non so se esiste la loggia dell’Ungheria o di Bratislava, ma tutto questo non depone a favore di un recupero della fiducia da parte del popolo italiano nei confronti della magistratura. Restano ancora in piedi elementi ideologici perversi. Ci sono modalità, con le quali vengono attribuite le procure, molto particolari e stravaganti. A me le correnti dentro la magistratura non hanno mai fatto paura. Ma c’è qualcosa di distorto.</p>



<p><strong>Cosa pensa di quanto dichiara Palamara?</strong><br>Ho letto il libro di Palamara e ho notato che sono citato diverse volte. Da quel libro viene fuori che io come altri siamo stati “fottuti” da un certo tipo di magistratura. Questa non è più una valutazione storica. Il problema è capire cosa avvenne, come e perché, se c’è stato il coinvolgimento dei Servizi. Cosa è avvenuto in quel periodo storico? Perché ci fu quella vicenda? Come mai hanno fatto carriera quelli che a Napoli mi inquisirono in quel modo?</p>



<p><strong>C’è ancora molto da scoprire?</strong><br>Io ho altre carte da esibire se dovessi essere ascoltato. Ho scoperto ad esempio, dopo anni, attraverso un altro Tribunale, che altre persone intercettate insieme a me non sono state valutate. Una schifezza incredibile sul piano umano e giudiziario.</p>



<p><strong>Serve una commissione d’inchiesta?</strong><br>Serve su determinati fatti, non sulla magistratura. Anche perché quando un potere dello Stato è in crisi, è in difficoltà, ne soffre l’intera democrazia. Ma se fosse capitato a me quello che è successo a Davigo non avrei avuto un avviso di garanzia? Io non vedo avvisi di garanzia in giro. Ho rispetto di Davigo ma quello che è successo è un po’ stravagante. Anche sulla vicenda di Palamara c’è da chiedersi: Palamara ha detto il vero o il falso? Se ha detto il falso andrebbe arrestato se ha detto il vero dovrebbe esser preso per buono tutto ciò che ha detto.</p>



<p><strong>Lei è favorevole alla separazione delle carriere?</strong><br>Io sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere, ma alla luce di quello che è successo negli ultimi anni penso che andrebbe adottata.</p>



<p><strong>C’è un rapporto viziato anche tra magistratura, soprattutto quella inquirente, e stampa?</strong><br>Hanno rovinato tante vite. Si è chiesto perché oggi tanta stampa tende a parlare poco della vicenda Palamara? Perché era quello che facilitava il rapporto tra i PM e i giornalisti. Sulla vicenda Palamara, da parte di molta stampa nazionale, vedo un comportamento che non mi piace.</p>



<p><strong>La crisi della magistratura è anche forse l’esito della previsione costituzionale che assegna alla magistratura una autonomia sconosciuta alla stragrande maggioranza delle democrazie?</strong><br>E’ così. In molti paesi c’è un controllo esercitato da parte del ministro della Giustizia. In Italia no. Io sono per l’autonomia, affinché il cittadino abbia la garanzia di essere giudicato in modo sereno dal giudice, che deve dispiegare le stesse risorse investigative contro ma anche a favore dell’inquisito.</p>



<p><strong>Molti dei giovani di oggi non hanno conosciuto Falcone e Borsellino. Come li possiamo ricordare ai ragazzi che hanno 18 anni?</strong><br>Il loro ricordo continua e questo è un fatto eccezionale. Per altri personaggi si stenta a dare una continuità storica. La ha Aldo Moro e pochi altri. Falcone e Borsellino sono stati codificati come un esempio del modo di essere magistrato che continua ancora oggi. A loro aggiungerei Livatino. Si può essere laici o cattolici, l’importante è che il magistrato sia autonomo, severo ma sereno nel giudizio. La magistratura oggi deve fare riferimento a loro per recuperare la credibilità che ha perso nei confronti dei cittadini.</p>
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		<title>Falcone fu ucciso quando fu chiamato al Ministero della Giustizia. A riprova che la criminalità teme più la sfida sul piano del potere che non la repressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 19:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ore 17.57 del 23 maggio di ventinove anni fa. L’asfalto dell’autostrada A29 è divelto dall’esplosione di duecento chili di nitrato d’ammonio, tritolo e T4 per mano di Giovanni Brusca. Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta perderanno la vita quel giorno. Il rischio della commemorazione, da quasi trent’anni, è sempre quello di trasformare quelle vittime, e quelle che ad esse si uniranno meno di due mesi dopo nella&#8230;</p>
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<p>Ore 17.57 del 23 maggio di ventinove anni fa. L’asfalto dell’autostrada A29 è divelto dall’esplosione di duecento chili di nitrato d’ammonio, tritolo e T4 per mano di Giovanni Brusca. Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta perderanno la vita quel giorno.</p>



<p>Il rischio della commemorazione, da quasi trent’anni, è sempre quello di trasformare quelle vittime, e quelle che ad esse si uniranno meno di due mesi dopo nella strage di via D’Amelio, in icone pronte all’uso. Buone a spargere benedizioni e auree di sacralità sui beneficiari contemporanei, ma mute come statue.</p>



<p>Mai sazia di quelle benedizioni, l’antimafia è stata di recente travolta da scandali, e la magistratura stessa se la passa male assai, incrinata com’è nella sua credibilità. Eppure, a tirarlo giù dal piedistallo, a prenderlo sul serio, Giovanni Falcone avrebbe diverse cose da raccomandare ancora.</p>



<p>Primo, il rigore: Falcone era un garantista. Le sue indagini resistevano a qualunque verifica perché era egli stesso il proprio più severo critico. Non gli bastava la parola di un pentito, il venticello di calunnia che attraversava il sentito dire, o il gusto sempre in agguato di detronizzare un potente. Cercava riscontri, Falcone. Li trovava, li incrociava. Un abisso a fronte dalla politica dell’avviso di garanzia che ingloriosamente gli sopravvive.</p>



<p>Secondo, Falcone rifuggiva la ribalta. Un po’ timido, un po’ prudente, scansava ogni spettacolarizzazione e lasciava parlare i propri atti. Un altro abisso, a confronto della ribalta oggi spesso ricercata, coltivata e mantenuta.</p>



<p>Terzo, ciò che volentieri si dimentica. Quando fu ammazzato, Giovanni Falcone non esercitava la funzione giurisdizionale ma era dislocato presso il Ministero della Giustizia, ad affiancare l’azione del governo. È in quella posizione che la mafia lo volle morto. A riprova del fatto che la criminalità organizzata teme più la sfida sul piano del potere, quella che solo un governo forte può imporre, che non la repressione.</p>



<p>Sarebbe bello ricordare il trentennale da quella strage, l’anno venturo, tralasciando l’eroe e restituendo parola all’uomo. Sarebbe bello diventare, come amava ripetere, quel Paese beato che non ha bisogno di eroi.</p>
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