<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Hillary Clinton Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/hillary-clinton/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/hillary-clinton/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Nov 2020 17:39:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Hillary Clinton Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/hillary-clinton/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Urne aperte in America</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/11/03/urne-aperte-in-america/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/11/03/urne-aperte-in-america/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 16:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Suprema]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Impeachment]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Kamala Harris]]></category>
		<category><![CDATA[Mike Pence]]></category>
		<category><![CDATA[Portorico]]></category>
		<category><![CDATA[Senato]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2151</guid>

					<description><![CDATA[<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/11/03/urne-aperte-in-america/">Urne aperte in America</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è molto più stretto (ma comunque ben evidente). Entrambe le fazioni stanno ancora combattendo l’ultima guerra, quella vinta da Trump nel 2016.</p>



<p>Molti dei supporter di Biden non hanno ancora superato il trauma dell’ultima notte elettorale, quando si aspettavano di festeggiare il primo presidente donna dell’America, Hillary Clinton, ed ebbero una terribile sorpresa. Ogni sondaggio che riveli un inasprimento della competizione e ogni minaccia da parte di Trump che evoca squadre di avvocati pronti a sfidare i risultati, non fa che approfondire l’angoscia dei democratici.</p>



<p>In pubblico e sui social media, i fan di Trump ripetono spavaldamente il leitmotiv della campagna elettorale, insistendo sul fatto che, come l’ultima volta, i sondaggi sono sbagliati, e che il presidente sta andando verso un altro mandato di quattro anni. I sostenitori di Trump vedono nelle parate dei camion e nei raduni affollati negli swing states i segni inequivocabili dello slancio irrefrenabile del presidente. Vanno anche dicendo che saranno proprio gli elettori di Trump “silenziosi”, che emergeranno a milioni dal cuore del paese, a condurlo alla vittoria.</p>



<p>La vittoria inaspettata nel 2016 e la sua resistenza sia all’impeachment che al Covid-19 hanno creato intorno a Trump un’aura magica; e aiuta naturalmente anche il fatto che i media conservatori trascurino i sondaggi sfavorevoli e dipingano Biden come un vecchio perdente.</p>



<p>Quando si conteranno i voti, una parte ne uscirà distrutta. Eppure, dopo quattro anni di acrimonia, alternative facts, sfiducia nella scienza e sfuriate su Twitter, è chiaro che un aspetto della democrazia americana, il voto, è in forma splendida. Quasi 100 milioni di persone hanno già votato per posta o in anticipo (il record di sempre) e la maggior parte proprio a causa della pandemia. Se altri 40 milioni di elettori andranno a votare si stabilirà un altro record.</p>



<p>Dobbiamo aspettare l’esito del voto. Ma in questo straordinario momento della loro storia, va detto che gli americani hanno preso il loro dovere democratico molto sul serio. Specie se si considera che si vota per parecchie cose. Ne elenco alcune:</p>



<p><strong>La presidenza.</strong> Che si voti per eleggere il presidente è ovvio. Ed ė altrettanto ovvio che gli Stati Uniti saranno un paese molto diverso sotto un secondo mandato di Trump o sotto la presidenza di Joe Biden. La prima cosa da guardare con attenzione è se Biden riesce a vincere la Florida, la Georgia o la North Carolina. Ciascuno di questi Stati gli assicurerebbe probabilmente la presidenza. Se dovesse perderli tutti, l’America potrebbe dover fronteggiare una lunga notte (o forse una lunga settimana) di conteggi, con il risultato finale che potrebbe dipendere da una qualche combinazione di Arizona e Pennsylvania.</p>



<p><strong>Il controllo del Senato.</strong> Anche se Biden dovesse vincere, dovrà faticare parecchio per far passare provvedimenti legislativi significativi a meno che i democratici non controllino anche il Senato. Se il presidente Trump dovesse vincere, il Senato determinerà inoltre quanti giudici potrà nominare nel corso del suo secondo mandato. Sembra per giunta probabile che i democratici perdano il seggio del Senato che oggi detengono in Alabama; il che significa che avranno bisogno di conquistare quattro seggi oggi in mano ai repubblicani per riprendere il controllo del Senato se la vice presidente Kamala Harris lascia il Senato (e cinque se il vicepresidente Mike Pence rimane al suo posto). I democratici mantengono stabili (anche se piccoli) vantaggi su quattro incumbent repubblicani in Arizona, in Colorado, in Maine e in North Carolina. È molto serrata anche la competizione per altri cinque seggi in mano ai repubblicani: in Iowa, in Montana, in South Carolina e due in Georgia.</p>



<p><strong>Le assemblee legislative degli Stati.</strong> Il controllo dei parlamenti statali è particolarmente importante in un anno in cui si svolge il censimento, come il 2020, perché in molti Stati si ridisegnano i distretti del Congresso. I democratici controllano 19 assemblee legislative e i repubblicani ne controllano 29, con il Minnesota “diviso” e il Nebraska “nonpartisan”. Oggi i democratici sperano di prendere il controllo completo dell’Arizona, del Minnesota e del North Carolina, e di ottenere il controllo parziale dell’Iowa, della Pennsylvania, del Michigan e del Texas.</p>



<p><strong>La Camera dei rappresentanti.</strong> È una delle cose più importanti. Ma il risultato sembra chiaro. Nella competizione per riprendere il controllo della Camera dei rappresentanti, i democratici sono i grandi favoriti e forse potrebbero espandere il loro attuale margine di 35 seggi. Inoltre, ci sono un paio di sfide da tenere sotto controllo: i repubblicani potrebbero perdere i loro seggi a New York, nel New Jersey e in Ohio. I democratici uscenti sono a rischio nel New Mexico meridionale, a Staten Island e in Minnesota.</p>



<p><strong>Prosecutors e tribunali.</strong> Alcune grandi città ed alcune contee, fra cui Los Angeles, Orlando e Maricopa County in Arizona, potrebbero eleggere pubblici ministeri che si sono battuti contro l’incarcerazione di massa. Questi candidati di solito si oppongono alla pena di morte e ai procedimenti giudiziari nel caso del semplice possesso di droga. In Michigan e in Ohio, i democratici sperano di ottenere il controllo delle Corti supreme dei due Stati; il che potrebbe limitare il gerrymandering, proteggere il lavoro e i diritti di voto e confermare le politiche dei governatori contro la pandemia.</p>



<p><strong>L’economia populista.</strong> Alcuni Stati sono alle prese con referendum popolari volti a ridurre la disuguaglianza economica che comprendono: una misura per stabilire un salario minimo di 15$ in Florida; un passo verso una imposta sul reddito più progressiva in Illinois; tasse più alte sui ricchi in Arizona e un aumento delle imposte sugli immobili delle imprese in California.</p>



<p><strong>L’aborto in Colorado.</strong> Gli elettori decideranno se proibire l’aborto dopo 22 settimane di gestazione. Molti Stati repubblicani hanno già leggi simili, ma il Colorado potrebbe diventare lo Stato più liberal a doverne adottarne una.</p>



<p><strong>La statualità di Portorico.</strong> I cittadini di Portorico voteranno per una referendum non vincolante per stabilire se vogliono che l’isola diventi uno Stato. Se dovesse passare, è più probabile che in futuro il Congresso possa aggiungere due nuovi Stati: Portorico e Washington, D. C.</p>



<p><strong>Democratici alla Bernie.</strong> Justice Democrats, il gruppo progressista che ha reclutato la deputata Alessandria Ocasio-Cortez, sostiene cinque candidati alla Camera dei rappresentanti che cercano di vincere le elezioni per la prima volta. Forse la più interessante è Kara Eastman, che sta correndo in un distretto conteso in Nebraska. Finora, tuttavia, i democratici del genere di Bernie Sanders non hanno mai vinto nessuna competizione nei distretti contesi.</p>



<p><strong>Il futuro di Uber e Lyft in California.</strong> Le due aziende stanno promuovendo un’iniziativa referendaria che permetterebbe loro di continuare a pagare gli autisti come contractors indipendenti anziché come dipendenti, sostenendo che la cosa è indispensabile per il loro modello di business. Molti sindacati si oppongono alla misura, sostenendo che impedirebbe agli autisti di guadagnare un salario sufficiente.</p>



<p><strong>Ranked-choice voting.</strong> Gli elettori americani in Alaska, in Massachusetts e in un paio di altre città decideranno se adoperare il Ranked-choice voting (si tratta di un sistema di voto nel quale se il nostro candidato preferito non ottiene abbastanza voti, il nostro voto può essere attribuito alla nostra seconda scelta), che rende più facile votare un terzo partito senza mettere i bastoni fra le ruote al candidato di un grande partito. Attualmente soltanto il Maine usa il sistema in tutto lo Stato.</p>



<p><strong>Politiche sulla droga.</strong> Arizona, Mississippi, Montana, New Jersey, e South Dakota valuteranno versioni diverse di legalizzazione della marijuana, mentre Oregon e Washington D.C. voteranno se allentare le restrizioni sui funghi.</p>



<p>Per un elenco più dettagliato suggerisco di dare un’occhiata alla guida di Daniel Nichanian (un politologo) su “What’s on the ballot” ( <a href="https://whatsontheballot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://whatsontheballot.com/</a>). Intanto, fingers crossed.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/11/03/urne-aperte-in-america/">Urne aperte in America</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/11/03/urne-aperte-in-america/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La scelta che hanno di fronte gli americani: trumpismo o obamanismo?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/08/18/maran-la-scelta-che-hanno-di-fronte-gli-americani-trumpismo-o-obamanismo/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/08/18/maran-la-scelta-che-hanno-di-fronte-gli-americani-trumpismo-o-obamanismo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 12:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Bernie Sanders]]></category>
		<category><![CDATA[BidenHarris2020]]></category>
		<category><![CDATA[CNN]]></category>
		<category><![CDATA[Conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[DemConvention2020]]></category>
		<category><![CDATA[Eva Longoria]]></category>
		<category><![CDATA[George Floyd]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Kamala Harris]]></category>
		<category><![CDATA[Michelle Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Trumpismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1626</guid>

					<description><![CDATA[<p>Costretta dal coronavirus, la prima serata della Convention democratica del 2020 ha abbandonato ogni legame con le Convention (spesso drammatiche) di un tempo e con l’identica parata di interventi rivolti, in arene cavernose, a delegati distratti e indifferenti, ed è diventata completamente «infomercial». L’attrice Eva Longoria ha fatto da cerimoniere virtuale da uno studio televisivo di Los Angeles, dando la sensazione di una cosa a metà strada tra raccolta di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/18/maran-la-scelta-che-hanno-di-fronte-gli-americani-trumpismo-o-obamanismo/">La scelta che hanno di fronte gli americani: trumpismo o obamanismo?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Costretta dal coronavirus, la prima serata della Convention democratica del 2020 ha abbandonato ogni legame con le Convention (spesso drammatiche) di un tempo e con l’identica parata di interventi rivolti, in arene cavernose, a delegati distratti e indifferenti, ed è diventata completamente «infomercial».</p>



<p>L’attrice Eva Longoria ha fatto da cerimoniere virtuale da uno studio televisivo di Los Angeles, dando la sensazione di una cosa a metà strada tra raccolta di fondi di Telethon e una premiazione televisiva. Il che ha permesso di sostituire la consueta processione di dirigenti e semplici militanti di partito che popola abitualmente la prima serata di una tipica Convention con la voce della «gente normale». Si è trattato, insomma, di uno show televisivo (un mix di video dal vivo e di interventi registrati in precedenza in cui alcune cose hanno funzionato, altre meno), nel corso del quale i democratici hanno messo in rilievo alcuni problemi spinosi. C’erano, ad esempio, i familiari di George Floyd e Eric Garner, i due afroamericani uccisi dalla polizia e la Convention non ha lasciato dubbi su chi sia il responsabile del diffondersi della pandemia che ha ucciso più di 170.000 americani. Trump è stato fustigato per aver ignorato la minaccia e improvvisato la risposta al virus e per aver, nel frattempo, diviso la nazione. L’intervento più sferzante è stato quello di Kristin Urquiza, il cui padre, Mark Anthony, ha creduto alle assicurazioni di Trump che la pandemia fosse sotto controllo ed è andato al bar un paio di settimane prima che il coronavirus lo uccidesse.</p>



<p>Tuttavia, fin dal primo giorno, la Convenzione nazionale democratica ha messo in chiaro, come ha scritto l’inviato della CNN Stephen Collinson, la scelta che hanno di fronte gli americani. Il 3 novembre dovranno scegliere tra trumpismo e obamanismo. Ecco perché Michelle Obama, una delle figure politiche più popolari degli Stati Uniti, è stata l’oratore principale della prima serata della Convention virtuale di lunedì. L’ex first lady ha una influenza enorme sull’elettorato femminile e specialmente sulle donne afroamericane, di cui i democratici hanno disperato bisogno per battere Trump. Ma soprattutto, Obama ha scongiurato gli americani di continuare a credere che perseguire la giustizia, l’uguaglianza, il decoro e il cambiamento attraverso un processo politico fondato sulla ragione possa funzionare ancora, anche contro un rivale disposto a distruggere quel sistema pur di mantenere il potere.</p>



<p>Quattro anni fa, nella Convention del 2016, disse agli americani: «Quando gli altri volano basso, noi voliamo alto». Sembrerebbe l’idealismo di un’era svanita, ma Obama oggi sta rilanciando la scommessa proprio su quell’idea. «Volare alto è l’unica cosa che funziona, perché quando voliamo basso, quando usiamo le stesse tecniche per degradare e disumanizzare gli altri, diventiamo solo parte di quell’orribile schiamazzo che sta assordando ogni altra cosa», ha detto.</p>



<p>Sebbene il partito si sia spostato a sinistra da quando il 44º presidente ha lasciato l’incarico, la campagna presidenziale dei democratici di quest’anno sembra una restaurazione dell’era Obama. Joe Biden parla sempre del suo amico «Barack», e la scelta di Kamala Harris come candidata alla vicepresidenza (la prima donna nera, la prima donna asiatica, la prima laureata in una università storicamente nera) rappresenta il tentativo di rimettere insieme la «coalizione Obama», fatta di giovani, minoranze e moderati della classe media. Posto che, appunto, la politica degli ultimi dodici anni si è sviluppata come una lotta tra quel raggruppamento e il gruppo rivale sostenuto da una forte reazione bianca, rurale e populista.</p>



<p>Nei giorni scorsi, Trump ha ricordato ai democratici cosa gli attende, ritwittando la propaganda dell’intelligence russa, diffondendo demagogia razzista e ammonendo che riterrà «truccato» ogni risultato elettorale che lo veda sconfitto. L’altra sera Michelle Obama ha risposto: «Se vogliamo mantenere viva in questo momento la possibilità di un progresso, se vogliamo poter guardare i nostri figli negli occhi dopo questa elezione, dobbiamo riaffermare il nostro posto nella storia americana».</p>



<p>Per battere Trump, i democratici hanno bisogno di un partito unito e di un’ondata giovane ed eterogenea di elettori. Perciò quello di ieri è stato un festival di facce brune, nere e bianche, con le donne che hanno assunto un ruolo dominante. Perfino l’eroe della sinistra, il senatore del Vermont Bernie Sanders, per una volta si è allineato con l’establishment del partito, sollecitando i propri supporter di unirsi dietro a Biden (cosa che non ha mai fatto nel 2016 per Hillary Clinton), come hanno fatto, in un altro video, tutti gli avversari di Biden alle primarie. Inoltre, a dar man forte a Biden, sono spuntati anche alcuni Repubblicani, come l&#8217;ex governatore dell&#8217;Ohio John Kasich, che ha deciso di voltare le spalle al presidente Trump perché, «ha tradito tutti i valori conservatori».</p>



<p>Insomma, in circostanze molto difficili i democratici hanno confezionato un prodotto che può aver aiutato qualche elettore ancora incerto su Trump a prendere una decisione. Sempre che questa gente esista davvero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/18/maran-la-scelta-che-hanno-di-fronte-gli-americani-trumpismo-o-obamanismo/">La scelta che hanno di fronte gli americani: trumpismo o obamanismo?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/08/18/maran-la-scelta-che-hanno-di-fronte-gli-americani-trumpismo-o-obamanismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E se Trump vincesse ancora? &#8220;Arrassusia!&#8221;</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/08/10/maran-arrassusia-se-trump-vincesse-ancora/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/08/10/maran-arrassusia-se-trump-vincesse-ancora/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2020 16:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Bernie Sanders]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Klein]]></category>
		<category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[John McCain]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
		<category><![CDATA[Romney]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Swing States]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1586</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Arrassusia» è una locuzione napoletana ancora oggi molto in voga. Viene usata, mi ha spiegato un amico napoletano, quando si vuole allontanare da noi un pericolo, una maledizione o qualcosa di funesto: «che resti sempre lontano», «che non accada mai». Mi è tornata in mente a meno di cento giorni dalle presidenziali americane del prossimo 3 novembre, considerato che la riconferma o meno di Trump sarà, come ha scritto giustamente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/10/maran-arrassusia-se-trump-vincesse-ancora/">E se Trump vincesse ancora? &#8220;Arrassusia!&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Arrassusia» è una locuzione napoletana ancora oggi molto in voga. Viene usata, mi ha spiegato un amico napoletano, quando si vuole allontanare da noi un pericolo, una maledizione o qualcosa di funesto: «che resti sempre lontano», «che non accada mai». Mi è tornata in mente a meno di cento giorni dalle presidenziali americane del prossimo 3 novembre, considerato che la riconferma o meno di Trump sarà, come ha scritto giustamente Christian Rocca, «il momento decisivo della nostra epoca»: sapremo, cioè, se l’esperimento nazionalista sovranista populista continuerà a imperversare di qua e di là dell’Atlantico oppure se finalmente saranno scattate le contromisure per ristabilire la normalità democratica e contrastare lo sgretolarsi della società aperta. Oggi, certo, Trump sembra nei guai: tutti i sondaggi danno Joe Biden in vantaggio negli Stati chiave e l’ultima volta che, nel 1996, tra i due candidati in lizza c’era stata, a questo punto della gara, una distanza simile nei sondaggi, alla fine Bill Clinton aveva annientato Bob Dole. Ma sarà meglio tenere le dita incrociate: Trump è Trump, cioè un’eccezione alla regola, e in tre mesi molte cose possono cambiare.</p>



<p>Ci sono molte ragioni per ritenere che il presidente Trump quest’autunno perderà le elezioni, ha scritto Peter Nicholas sull’Atlantic. La sua amministrazione non è riuscita a proteggere le persone dal Covid-19 né a conservare loro un lavoro, e Joe Biden è davanti nei sondaggi anche in alcuni Stati chiave. E tuttavia, il vantaggio di Biden negli swing states, gli Stati in bilico, ricorda molto i sondaggi che, nel 2016, durante l’estate e fino al giorno delle elezioni, davano Hillary Clinton vincente, e Nicholas scrive anche che ci sono diversi modi in cui Trump potrebbe vincere. </p>



<p>L’economia potrebbe migliorare «quanto basta» entro il 3 novembre per permettergli di cavarsela; i sondaggi potrebbero essere errati o imprecisi (come l&#8217;ultima volta); Biden potrebbe non riuscire ad attrarre i sostenitori di Bernie Sanders che non lo amano; i sostenitori di Biden semplicemente potrebbero non andare a votare, dato che le lunghe file e i seggi elettorali chiusi (per non parlare della campagna di Trump contro le votazioni per corrispondenza come alternativa a questo pasticcio) minacciano di privare del diritto di voto gli elettori democratici, urbani e appartenenti alle minoranze; e Trump potrebbe utilizzare con successo la visibilità che gli assicura la carica per rimanere al centro dell’attenzione, nonostante sia impossibile tenere manifestazioni durante questa strana campagna elettorale che si svolge ai tempi del coronavirus. Inoltre, l&#8217;imprevedibile showman potrebbe semplicemente annunciare un colpo di scena finale, scrive Nicholas: «‘Probabilmente annuncerà un vaccino in ottobre’, mi ha detto con una risata Charlie Black, lo stratega repubblicano di lunga data».</p>



<p>Senza contare che, contrariamente a quel che hanno sostenuto molti osservatori che hanno salutato la vittoria del tycoon come un evento storicamente senza precedenti, Trump non rappresenta una «rottura radicale» con le tradizioni e la narrazione del Partito repubblicano, ma come sostiene Norm Ornstein dell’American Enterprise Institute, è stato «l’espressione più autentica della sua moderna psicologia». Insomma, il passo logico successivo per un partito che ha trasformato se stesso, la sua organizzazione e la sua leadership in un contenitore della rabbia revanscista. I conservatori hanno scelto ripetutamente la strada dello scontro e della rottura, andando dietro a quanti promettevano di condurli dove i loro predecessori non avevano osato arrivare, di pronunciare le parole prima sussurrate, di abbracciare le strategie che prima avevano scansato. </p>



<p>In un bel libro (destinato probabilmente a diventare il libro politico dell’anno), «Why We’re Polarized», il giornalista politico Ezra Klein sostiene, appunto, che le elezioni del 2016 non sono state affatto sorprendenti. Infatti, la vittoria elettorale di Trump ha seguito lo stesso identico modello delle precedenti elezioni, catturando una percentuale quasi identica in ognuna delle diverse caratteristiche demografiche degli elettori rispetto ai precedenti candidati repubblicani. Per quel che riguarda, ad esempio, la differenza di genere, Hillary Clinton era la prima candidata donna indicata come presidente da uno dei principali partiti. Trump è un maschio misogino che si vanta di usare il suo potere per molestare sessualmente le donne (e «di afferrare le donne per la figa») e che con disinvoltura valuta la desiderabilità sessuale delle avversarie. Si trattava perciò di un’elezione destinata a dividere l’elettorato dal punto di vista del genere più di ogni altra nella storia recente degli Stati Uniti. Ma se si guarda agli exit poll, nel 2004 il candidato repubblicano ha ottenuto il voto del 55% degli uomini; nel 2008, del 48%; nel 2012, del 52%. E nel 2016? Trump ha ottenuto il 52% degli uomini esattamente come Romney. Con le donne non è andata diversamente. Nel 2004, il candidato repubblicano ha ottenuto il 48% del voto femminile. Nel 2008, il 43%; nel 2012, il 44%. E nel 2016? Il 41%. Più basso, ma di soli 2 punti percentuali rispetto a John McCain nel 2008. Nessun terremoto.</p>



<p>Quella del 2016 è stata anche l’elezione caratterizzata dal «nazionalismo bianco». E tuttavia, nel 2004, il candidato del GOP ha ottenuto il 58% del voto dei bianchi. Nel 2008, il 55%; nel 2012, il 59%; e nel 2016 il 57%. Inoltre, non c’è stato gruppo che Trump abbia attaccato con maggiore regolarità degli immigrati ispanici. Nel 2004, il candidato repubblicano ha ottenuto il 44% del voto ispanico. Nel 2008 il 31%; nel 2012, il 27% e nel 2016 il 28%. Anche il margine di vantaggio nel voto popolare è significativo. Nel 2004, il candidato repubblicano ha vinto con 3 milioni di voti. Nel 2008, il democratico ha vinto con più di 9 milioni di voti. Nel 2012, il democratico ha vinto con quasi 5 milioni di voti. E nel 2016, il candidato democratico ha vinto di nuovo con quasi 3 milioni di voti. Ovviamente, il risultato l’ha deciso il Collegio elettorale (l’insieme di elettori, stabilito dalla Costituzione degli Stati Uniti, che ha il compito di eleggere il presidente ed il vicepresidente), ma se si guarda alla direzione del vento del sostegno popolare, il 2016 non rappresenta un’anomalia. Insomma, il risultato del 2016, sembrava quello del 2012 e del 2008 e del 2004, anche se il vincitore è una delle figure più strane mai incontrate nella politica americana.</p>



<p>Quel che più colpisce nel risultato delle elezioni del 2016 non è perciò quel che è successo. È quel che non è successo. Trump non ha perso con trenta punti di svantaggio o vinto con un vantaggio di venti punti. La maggior parte delle persone che sono andate a votare nel 2016, hanno scelto lo stesso partito che hanno indicato nel 2012. Il che non vuol dire che non ci sia nulla di singolare che merita di essere indagato. In modo decisivo, ad esempio, gli elettori bianchi senza laurea si sono spostati nettamente su Trump e la loro sovra-rappresentazione in alcuni degli Stati chiave gli ha assicurato l’elezione. Ma, quanto ai numeri, la campagna è stata per la maggior parte una tipica contesa tra un repubblicano e un democratico. «Arrassusia», appunto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/10/maran-arrassusia-se-trump-vincesse-ancora/">E se Trump vincesse ancora? &#8220;Arrassusia!&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/08/10/maran-arrassusia-se-trump-vincesse-ancora/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
