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	<title>India Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>India Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
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<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
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		<title>Nuovo colpo nella lotta al Covid: l&#8217;India blocca l&#8217;export delle dosi Covax</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 18:58:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali. Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel&#8230;</p>
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<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali.</p>



<p>Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel Paese si registrano più di 3 milioni di positivi e più di 200mila morti ma, data la mancanza di apparecchiature disponibili per effettuare test sanitari sufficienti sulla popolazione, da più parti i numeri sono ritenuti inferiori rispetto alla situazione reale. La percentuale di vaccinazioni effettuate, secondo quanto riportato dal Covid-19 data explorer di Our World in Data, sarebbe invece intorno al 8,8% della popolazione totale.</p>



<p>Il governo indiano di Narendra Modi (in carica dal 2014) ha adottato un approccio contenitivo del virus, attraverso chiusure e lockdown di varia durata ed intensità. Il tessuto economico indiano però non ha retto alle restrizioni prolungate ed il Paese ha registrato al 20 Agosto 2020 una contrazione del -23.9% del PIL. Le chiusure non sono comunque bastate a contenere la diffusione del virus, i contagi sono aumentati e la penuria di farmaci ed ossigeno ha poi favorito un vero e proprio commercio illegale sottobanco di materiale sanitario.</p>



<p>L’India immaginata da Modi ed il BJP è un Paese alla pari delle grandi potenze, capace di giocare un ruolo chiave nell’arena internazionale e in questa pandemia. Ma come ogni buon nazionalista, però, il primo ministro sopravvaluta le capacità reali della propria nazione e ne sottostima spesso le debolezze.<br>La portata della seconda ondata ha infatti costretto Nuova Delhi a retrocedere (temporaneamente) dagli impegni internazionali contratti, primo fra tutti la fornitura di dosi di vaccino AstraZeneca all’Iniziativa COVAX, colpita dal ban delle esportazioni emesso dal governo centrale per far fronte alla penuria interna di dosi.</p>



<p>L’iniziativa, che si pone come obiettivo l’immunizzazione del 20% della popolazione totale entro il 2021, ha finora distribuito complessivamente più di 54 milioni di dosi in 121 Paesi. Nonostante le rassicurazioni dei vari portavoce Unicef, Gavi e WHO sul prosieguo delle spedizioni, nella realtà il dietrofront indiano ha seriamente compromesso la disponibilità immediata di dosi per COVAX nonché il suo cronoprogramma, facendo registrare un numero totale di spedizioni che al momento è di molto inferiore alle stime previste. Questo perchè l’India è stato finora un partner strategico per l’iniziativa in quanto ospite del Serum Institute of India, il maggiore produttore di AstraZeneca al mondo, che è il principale fra i vaccini resi disponibili per i Paesi a medio e basso reddito da COVAX.</p>



<p>Questa storia è ancora lontana dalla sua fine, tuttavia due considerazioni ci sembrano possibili. La prima è che COVAX con la sua struttura ibrida pubblico-privato può considerarsi sicuramente una novità nel panorama internazionale, e quasi una necessità, ma con ancora molti angoli da smussare riguardo la trasparenza degli accordi e la solidità della sua catena di approvvigionamento e distribuzione.</p>



<p>La seconda riguarda l’India, un Paese che si affacciava all&#8217;inizio del millennio nella competizione internazionale come un grande protagonista, ma che non ha saputo, come molti, fare i conti con le sue debolezze strutturali e superarle, ritrovandosi nazionalista ma divisa, in difficoltà di fronte ai colpi più duri di questa pandemia.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01" data-rl_caption="" title="WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="555" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-555x1024.jpeg" alt="" data-id="2977" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/nuovo-colpo-nella-lotta-al-covid-lindia-blocca-lexport-delle-dosi-covax/whatsapp-image-2021-04-30-at-11-32-01/" class="wp-image-2977" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-555x1024.jpeg 555w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-163x300.jpeg 163w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg 700w" sizes="(max-width: 555px) 100vw, 555px" /></a></figure></li></ul></figure>
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		<title>Nuvole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 12:48:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&#160; Oggi è uno di quei giorni e, come&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&nbsp;</p>



<p>Oggi è uno di quei giorni e, come se la stagione invernale appena dietro l’angolo fosse invece lontana come nel mese di agosto, provo un sottile appagante piacere a chiudere di nuovo balconi e finestre, riaccendere il camino non ancora definitivamente ripulito per l’estate, attrezzare il divano di libri, telefono, giornale, computer, sedermi vicino alla fiamma ed iniziare un breve pomeriggio che presto cederà a una lunga sera, complice un cielo cupo di pioggia, di assoluto far nulla.</p>



<p>E naturalmente un tè, bello caldo, aromatico, corposo. Un tè Chai, nero con tante spezie: cannella, zenzero, cardamomo, chiodi di garofano, grani di pepe. Ha un colore, di montagna, di sottobosco, di baite di antico legno, di intimità. Il profumo che si sprigiona avvolge l’angolo del camino, entra nella mente prima che nelle narici e sa di vento.</p>



<p>Ho letto che in India venditori ambulanti lo&nbsp;offrono per le strade. Immagino questa scena nelle nostre città: un uomo dalla pelle bruciata che &nbsp;in pieno gennaio quando non ci sono piumini e guanti e sciarpe che ti difendono dal gelo che &nbsp;penetra nelle ossa, &nbsp;ti offre una ciotola di tè bollente e tu gli dai una moneta, e il calore passa dalle sue alle tue mani, il sorriso dai suoi ai tuoi occhi e con il primo sorso si cancella la stratificata diffidenza e paura dell’altro e ti metti a parlare con lui e vi capite chissà come malgrado le lingue siano diverse perché le cose che vi dite non hanno bisogno di parole, e poi lui va, con la sua ciotola calda, verso un altro e tu a quello fai cenno di sì, di prenderlo quel tè perché è buono e lui capisce che non stati dicendo solo del tè.</p>



<p>Verso nella tazza il mio Chai e penso che la scena che ho immaginato è un’illusione come questo pomeriggio di finto inverno che sto inventando fra tè&nbsp;e camino.</p>



<p>Sulla esigua pila di libri che ho accanto si trova Nuvole di Clément Gilles. L’ho comprato proprio lo scorso inverno e l’ho solo sfogliato un po’. L’ho comprato su invito di Annalisa che ama molto questa opera e me ne ha parlato in modo accennato (un uomo di giardini ma anche di mari, un diario di una traversata oceanica, un’attenzione costante al cielo, un rincorrersi di cirri nembi cumoli, un mondo tutto protetto dalla volta celeste, una vaghezza  mutante inafferrabile, uno sguardo lontano) così come sempre è accennato &#8211; fra la premura e il riserbo &#8211; il porsi di Annalisa verso gli altri, il suo svelarsi in modo leggero e molteplice, il suo guardare in alto dove le nuvole sono di ogni forma e basta saperle leggere.</p>



<p>Penso a quanto ci ha tenuto lontane questa epidemia, penso che mi piacerebbe avere ora qua, accanto al camino,  mia figlia e sfogliare con lei il libro e il cielo che appare dai vetri del balcone chiuso, offrirle una tazza di tè, che peraltro a lei non piace, e vedere che accetta la tazza e la tiene fra le mani senza bere accogliendone il calore che passa da me a lei da lei a me come con il venditore indiano e sapere che questa intesa non è un’illusione, ma una bella consolidata realtà.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> confusione meteorologica<br><strong>Terapia:</strong> una calda tazza di tè Chai da tenere tra le mani (bere o no, a piacere), uno sguardo alle nuvole dai vetri del balcone e uno alle pagine delle Nuvole di Gilles.</p>
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		<title>Il Myanmar sta per diventare una nuova Siria?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 14:03:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giorno dopo giorno, in Myanmar aumentano la violenza ed il caos. Secondo il gruppo di pressione Assistance Association for Political Prisoners, nel corso delle numerosissime dimostrazioni successive al colpo di stato del primo febbraio scorso che ha riportato al potere i militari, le forze di sicurezza hanno ucciso centinaia di manifestanti. Ma, come sostiene Derek J. Mitchell su Foreign Affairs, i governi del mondo non si rendono forse conto di&#8230;</p>
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<p>Giorno dopo giorno, in Myanmar aumentano la violenza ed il caos. Secondo il gruppo di pressione Assistance Association for Political Prisoners, nel corso delle numerosissime dimostrazioni successive al colpo di stato del primo febbraio scorso che ha riportato al potere i militari, le forze di sicurezza hanno ucciso centinaia di manifestanti. Ma, come sostiene Derek J. Mitchell su Foreign Affairs, i governi del mondo non si rendono forse conto di quanto le cose potrebbero aggravarsi, se si dovesse sviluppare un conflitto destabilizzante per l’intera regione con l’esodo conseguente di rifugiati.</p>



<p>Dopo il colpo di stato militare, il Myanmar potrebbe «non diventare un altro stato dispotico, come la Cambogia sotto Hun Sen o la Tailandia dopo il golpe del 2014, ma un’altra Siria», scrive Mitchell. «Un luogo di incontenibile devastazione e di inconciliabile divisione tra una cricca dominante e l&#8217;ampia massa dei cittadini. La reciproca estraneità aumenta di giorno in giorno. </p>



<p>I generali sono isolati, divorati da una miscela di avidità, ignoranza, paura e ambizione, e sono probabilmente sorpresi dalla forte resistenza che hanno suscitato. Come Bashar al-Assad e i suoi alleati in Siria, i leader del Tatmadaw &#8211; come è chiamato l&#8217;esercito del Myanmar &#8211; forse si rendono conto che ci sono dentro fino al collo e non possono mostrarsi insicuri sulla rotta da seguire, anche se questo significa distruggere il paese per salvare se stessi».</p>



<p>Del resto, anche l’inviato speciale dell’Onu, Christine Schraner Burgener, nei giorni scorsi ha ammonito che, senza «azioni potenzialmente significative», la situazione in Myanmar rischia di precipitare e ha pronosticato un «imminente bagno di sangue». Una «guerra civile che potrebbe verificarsi davanti ai nostri occhi e il fatto di non riuscire a prevenire una nuova escalation di atrocità costerà al mondo molto di più, nel lungo termine», ha sottolineato.</p>



<p>Di fronte alla brutalità e all’insensibilità dei militari, i manifestanti che erano scesi in piazza armati solo di slogan e avevano usato la disobbedienza civile per paralizzare il funzionamento dello Stato, hanno infatti iniziato a reagire, anche se per lo più con armi di fortuna. E nel frattempo, invece di allinearsi con i militari, quasi tutte le organizzazioni etniche armate, alcune delle quali dispongono di un numero considerevole di soldati, si sono unite contro il colpo di stato, e stanno cominciando a lanciare attacchi contro le forze armate. </p>



<p>Come racconta Joshua Kurlantzick sulla World Politics Review, due delle più potenti organizzazioni armate, il Kachin Independence Army e il Karen National Union, hanno attaccato postazioni militari. E l&#8217;esercito Arakan, una milizia buddista intransigente che è attiva nello stato occidentale del Rakhine, ha condannato il colpo di stato affermando che «l’intera etnia oppressa continuerà a lottare per la sua libertà». Secondo alcune stime, riferisce Kurlantzick, gli eserciti etnici dispongono di un totale di 75.000 soldati sotto il loro comando: meno, certo, dei circa 350.000 soldati del Tatmadaw, ma tuttavia un numero considerevole.</p>



<p>Inoltre, la situazione di instabilità potrebbe innescare nuovi combattimenti tra gruppi armati rivali, causando un caos ancora maggiore nelle campagne. Per esempio, il più grande esercito etnico, lo United Wa State Army, forte di 30.000 soldati, che controlla il territorio nel nord-est ed è anche presumibilmente una delle più grandi organizzazioni di narcotraffico del mondo, potrebbe utilizzare il vuoto di potere per cercare di consolidare o di espandere il territorio che controlla. Di questo passo, insomma, il Myanmar potrebbe diventare uno stato fallito.</p>



<p>Nel frattempo, un gruppo di parlamentari democraticamente eletti ha formato, in India, il Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (Crph), una sorta di governo birmano in esilio, e ha annunciato la formazione del Governo di unità nazionale (NGU), che comprende parlamentari estromessi dai militari, rappresentanti dei diversi gruppi etnici ed esponenti dei movimenti di protesta contro il golpe ora in esilio.</p>



<p>Il NGU ora sollecita il riconoscimento internazionale come il vero rappresentante del Paese. E, a pochi giorni dal summit sulla crisi birmana dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, previsto sabato prossimo nella capitale indonesiana Jakarta, ha chiesto ai leader dell’Asean di non riconoscere l’esecutivo guidato dai militari. Zin Mar Aung, ex prigioniero politico, membro del parlamento deposto e ministro degli esteri del Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (Crph), ha scritto sul New York Times che «il Myanmar è stato governato dai militari per cinquanta dei settantacinque anni in cui è stato uno stato indipendente. Ma il paese non appartiene ai militari. Appartiene al popolo».</p>
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		<title>Il mondo a tavola in un click</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 12:11:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se un giorno avvertiste il desiderio di mettere sotto i denti qualcosa di diverso dalla solita parmigiana, basterà fare un giro virtuale per scoprire che anche a Catania è possibile assaggiare piatti tipici della cucina internazionale. Ovviamente sarà necessario mettere in gioco il proprio palato, essere disposti a sovvertire le “papille gustative”. Allora niente ci impedirà di fare un salto in Cina, dove da sempre mantengono inalterata la proprietà dei&#8230;</p>
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<p>Se un giorno avvertiste il desiderio di mettere sotto i denti qualcosa di diverso dalla solita parmigiana, basterà fare un giro virtuale per scoprire che anche a Catania è possibile assaggiare piatti tipici della cucina internazionale. Ovviamente sarà necessario mettere in gioco il proprio palato, essere disposti a sovvertire le “papille gustative”.</p>



<p>Allora niente ci impedirà di fare un salto in Cina, dove da sempre mantengono inalterata la proprietà dei cibi attraverso la poca cottura, realizzando così una elaborata miscela di sapori, e ordinare involtini primavera, gamberoni in salsa di soia e gelato fritto.</p>



<p>Poi, seguendo l’aroma di spezie, andare in India, dove ci accoglieranno gli inconfondibili profumi di piatti risalenti a tradizioni antiche di millenni, dove curcuma, zafferano e curry la fanno da padroni: con un clic ordineremo granchio piccante, samosa e zuppa.</p>



<p>Oppure, sempre seduti comodamente sul divano, scorreremo le immagini dei piatti coreani, da poco approdati a Catania grazie all’inventiva di tre ragazzi disposti a mettersi in gioco in questo particolare momento storico, ordinando il piatto nazionale, il kimchi, a base di verdure, gli udon con pollo o le croccanti ali di pollo ricoperte da salsa di soia.</p>



<p>Per ora che non abbiamo altro modo per conoscere il mondo, cominciamo da qui!</p>
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