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	<title>Influencer Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Influencer Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Si fa presto a dire influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:00:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà&#8230;</p>
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<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà nei confronti di una donna sottopagata, l’economista – si fa per dire – e la giornalista hanno ben pensato di deriderla. Peccato che, così facendo, si siano esposte da sole al pubblico ludibrio. Ad ogni modo, almeno la commessa è stata sincera: non ha millantato conoscenze o titoli di studio che non possiede. Questo non è da tutti. Imen Jane lo sa bene.</p>
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		<title>Alessandro Zan: meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. La mediazione di Ostellari è irricevibile. Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 16:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio. Abbiamo la&#8230;</p>
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<p><strong>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?</strong><br>Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio.</p>



<p><strong>Abbiamo la legge Mancino.</strong><br>Che contrasta i crimini d’odio razziale e religioso, ma mancano tutte le protezioni e le tutele nei confronti delle altre vittime cosiddette vulnerabili: le donne soprattutto, che stanno in cima alla piramide d’odio in rete, le persone della comunità LGBT e le persone con disabilità.</p>



<p><strong>In questo caso più che mai possiamo dire: ce lo chiede l’Europa!</strong><br>C’è una direttiva del 2012 dell’Unione Europea che chiede agli stati di adeguare la propria legislazione per dare protezione e tutela a coloro che sono ancora discriminati e vengono fatti oggetto di violenza di odio per la loro condizione personale, semplicemente perché esistono. Tutti i paesi hanno dato seguito a questa direttiva tranne l’Italia. L’Italia negli ultimi trent’anni ha sempre fallito questo obiettivo.</p>



<p>P<strong>erché?</strong><br>Sostanzialmente perché abbiamo una destra ancora molto arretrata e non liberale. Ricordo che in Francia una legge simile è stata approvata dalla destra sotto la presidenza Chirac. Noi invece abbiamo una destra che firma e sottoscrive la carta valoriale di Orban e Duda, cioè di quei paesi che stanno mettendo in campo delle vere e proprie discriminazioni.</p>



<p><strong>C’è chi accusa la legge Zan di essere divisiva.</strong><br>In realtà è divisiva perché c’è una destra che non accetta di tutelare dei cittadini che sono oggi discriminati e che strizza l’occhio a una parte del Paese ancora omofobo e razzista. Se tutte le forze politiche che l’hanno sostenuta alla Camera la voteranno anche al Senato la legge passerà.</p>



<p><strong>I punto controversi sono gli articoli 1, 4 e 7. Cosa prevedono?</strong><br>L’articolo uno riguarda le definizioni, che sono state rese necessarie proprio da un intervento del Comitato per la legislazione e della Commissione Affari Costituzionali. Tra l’altro tutte le definizioni sono state scritte con il contributo fattivo dell’ufficio legislativo del ministero per le pari opportunità, guidato dalla ministra Bonetti che rappresenta Italia Viva. Non si capisce perché c’è qualcuno che ne chiede oggi il suo stralcio visto che c’è stata una grande volontà per inserirlo alla Camera.</p>



<p><strong>L’articolo 4?</strong><br>Viene incontro a tutta una serie di preoccupazioni, soprattutto del mondo cattolico, che vorrebbero fugare ogni dubbio rispetto alla cosiddetta libertà di espressione. L’articolo 4 è stato inserito riscrivendo pari pari le sentenze della Corte di Cassazione che hanno stabilito che nessuno può mai limitare la libertà di espressione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Altra cosa è istigare all’odio e alla violenza, esprimere espressioni che possano determinare un concreto pericolo di violenza nei confronti di una persona o di un gruppo sociale. In realtà quindi non abbiamo inventato niente, abbiamo solo ribadito quello che già la giurisprudenza ha deciso in questi anni.</p>



<p><strong>Infine l’articolo 7. Cosa prevede?</strong><br>Parla delle scuole, ma anche qui si fa molta demagogia, si raccontano un sacco di fake news. Questa è un’occasione per contrastare, nelle scuole, tutte le discriminazioni e per valorizzare tutte le differenze. Oggi abbiamo un fenomeno molto preoccupante che è quello del bullismo, che porta addirittura molti adolescenti, che subiscono continue discriminazioni, anche al gesto estremo del suicidio. E’ giusto e importante che nelle scuole si insegni il rispetto per tutti, in modo tale che le persone non siano additate per la loro disabilità, per il loro orientamento sessuale, per il loro colore della pelle. Sostanzialmente si insegna il rispetto.</p>



<p><strong>Nessuna imposizione alle scuole?</strong><br>Le scuole sono dotate di un’autonomia e questo nella legge è scritto. Ciascuna scuola, in base alla propria scelta e in base al piano triennale dell’offerta formativa che prevede l’accordo tra genitori, famiglie e insegnanti, deciderà se avviare questi progetti contro le discriminazioni oppure no. Dunque, nessun tipo di imposizione, stiamo parlando di polemiche montate sul nulla.</p>



<p><strong>L’intervento del Vaticano dunque è stato strumentalizzato?</strong><br>Si, anche perché in più occasioni il Vaticano è intervenuto tramite la CEI, il cui presidente Bassetti aveva invitato a cercare un accordo perché la legge non fosse affossata. La nota diplomatica che ha smosso le diplomazie di stati esteri è sembrato un gesto abnorme. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che lo Stato italiano è uno Stato laico e che il nostro ordinamento ha tutte le garanzie costituzionali per rispettare i trattati internazionali, compreso il Concordato. Le parole del Presidente del Consiglio, che io condivido e faccio mie, danno una risposta concreta e chiudono la polemica.</p>



<p><strong>La mediazione che sta provando il presidente Ostellari può costituire un punto d’incontro?</strong><br>Il mio faro, mio e di tanti colleghi, è stato quello di pensare a una legge antidiscriminatoria che può essere oggetto di mediazione. L’unico punto su cui non siamo disponibili a mediare è quello dei diritti delle persone. Stiamo parlando di vite umane, della carne viva delle persone. La proposta di Ostellari non è una mediazione ma è una crudeltà, perché toglie dalla protezione e dalla tutela le persone transgender, cioè toglie l’identità di genere, termine che è giuridicamente consolidato dal nostro ordinamento, non un termine sociologico, inventato dal nulla. Lo troviamo nei trattati internazionali, nelle sentenze della Corte Costituzionale, nel nostro ordinamento penitenziario. Se si vuole togliere l’identità di genere dalla legge Zan, bisognerebbe toglierla da innumerevoli altre leggi dello Stato italiano.</p>



<p><strong>La porta sembra davvero sbarrata.</strong><br>Ripeto, quella di Ostellari non può essere considerata come una mediazione, semmai come una crudeltà, perché toglie la protezione a persone che fanno parte di un gruppo sociale che è il più discriminato tra i discriminati. Ricordo che l’Italia è maglia nera in Europa per numero di omicidi nei confronti delle persone trans. Dunque, non può esserci mediazione che trasformi una legge che ha l’obiettivo di combattere delle discriminazioni.</p>



<p><strong>Renzi ha dichiarato: &#8220;la cosa chiara è che, grazie a noi, il ddl Zan smette di essere discusso su Instagram e va dove deve stare: in Aula. Detto questo, spero sempre che ci sia un sussulto di saggezza perché l’ostruzionismo da un lato e l’ideologismo dall’altro rischiano di far saltare il provvedimento&#8221;. Cosa risponde?</strong><br>Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare. Il senatore Renzi mi deve spiegare che cos’è l’ideologismo. Quella legge non è la legge che ho voluto io, il cosiddetto ddl Zan è il frutto di una sintesi, di una mediazione che ha comportato un anno di lavoro. Sono stati accolti prevalentemente emendamenti e contributi di Italia Viva, anzi questa legge vede Italia Viva come azionista di maggioranza. Dunque stiamo parlando di una sintesi che ha visto veramente l’accoglimento delle sensibilità dei diversi gruppi.</p>



<p><strong>Così lo scontro sembra inevitabile.</strong><br>Io sto ai numeri. Se Italia Viva vota la legge al Senato, la legge passa. Se Italia Viva invece preferisce fare una mediazione con la Lega, che non ha nessun tipo di credibilità su questo argomento &#8211; visto che&nbsp;il presidente Ostellari ha tenuto in ostaggio la legge per mesi, visto che Salvini dice che la legge approvata in Ungheria da Orban è una legge innocua e ha sottoscritto con Meloni la cosiddetta carta valoriale delle destre sovraniste, che contiene delle affermazioni terribili, mostruose e inaccettabili &#8211; la legge non passerà.</p>



<p><strong>Anche la Lega propone una mediazione.</strong><br>La Lega sta proponendo una mediazione sulla pelle della gente e questo per noi è inaccettabile. Io l’ho sempre detto, meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. Da questo punto di vista noi siamo molto sereni. Abbiamo questo disegno di legge molto equilibrato, che – ripeto – ha visto il contributo fattivo di Italia Viva e su questo andiamo in Aula. Poi le mediazioni ci possono essere purché non siano sui diritti delle persone, perché a quel punto noi non ci stiamo.</p>



<p><strong>Quali modifiche sarebbe disposto ad accettare pur di vedere approvato il testo?</strong><br>L’unica proposta di mediazione oggi in campo è quella di Ostellari, che esclude le persone trans e per noi questo è irricevibile. Se ci saranno altre mediazioni condivise da tutti, che però non ledano i diritti delle persone, sarà il Senato nelle sue prerogative a decidere. Non certo io che sono stato il relatore alla Camera e ho portato avanti un lavoro faticosissimo di mediazione lunghissima che ha portato al testo attuale.</p>



<p><strong>Il voto segreto è una roulette russa. Preferirebbe il voto palese?</strong><br>Io preferirei sempre il voto palese, in modo tale che i senatori si assumano le proprie responsabilità di fronte al Paese. Ma non è che l’iter alla Camera &nbsp;è stato una passeggiata, tutt’altro. E’ stato un Vietnam parlamentare, fatto di pregiudiziali di costituzionalità, di ostruzionismi pesantissimi in Commissione giustizia e in Aula, di tantissimi voti segreti. Tra l’altro la Camera ha un regolamento che concede più facilmente il voto segreto, rispetto a quello del Senato. E’ chiaro che al Senato non sarà una passeggiata. Però se tutte le forze politiche, che hanno votato la legge alla Camera, saranno compatte anche al Senato, i voti ci sono. Se invece qualcuno si sfila, è chiaro che i voti non ci sono più.</p>



<p><strong>Che sentimento avverte nel Paese rispetto al tema e alla legge?</strong><br>Tutti i sondaggi ci dicono che la stragrande maggioranza degli italiani vuole una legge contro i crimini d’odio non solo nel campo del centrosinistra ma in maggioranza anche nel centrodestra. Salvini e Meloni, che osteggiano questa legge, su questo specifico punto sono in opposizione al proprio elettorato. C’è stata una mobilitazione così forte perché i giovani e i giovanissimi si mobilitano, perché non vogliono vivere in un paese oscurantista, non vogliono vivere in un paese che può diventare come l’Ungheria e la Polonia, vogliono vivere in un paese libero e inclusivo che tutela tutte le differenze. Ecco perché c’è stata una grandissima mobilitazione nei social.</p>



<p><strong>La viralità del tema sui social potrebbe costituire la chiave perché lo stallo del DDL possa sbloccarsi?</strong><br>Gli influencer non fanno altro che mettere a disposizione la loro pagina, molto seguita, per un dibattito. Ma se prima non si attira l’attenzione delle persone il tema non decolla, nonostante l’intervento degli influencer. I social e tutte le manifestazioni a sostegno della legge hanno mostrato un Paese reale molto vivo, molto aperto, molto più avanti della classe politica che lo dovrebbe rappresentare. Ecco perché il Senato ha tutti i riflettori puntati. Io spero che le senatrici e i senatori, facendo un po’ di esame di coscienza, capiscano che ormai è arrivato il momento della decisione, di portare a casa questa legge.</p>



<p><strong>Fiducia quindi in vista del 13?</strong><br>Il 13 inizia la discussione. Sarà un iter abbastanza lungo ma io resto fiducioso.</p>
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		<title>Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Valli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 15:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi&#8230;</p>
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<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi di dollari. Un balzo notevole se si considera che nel 2019 questo mercato valeva 6,5 e nel 2018 4,6. Stando alle stime, per ogni euro utilizzato per fare campagne sui social si possono ottenere fino a 18 dollari di controvalore mediatico. Se paragonato ai costi benefici della pubblicità tradizionale, si capisce facilmente il perché di questa continua crescita. Ma se da un lato l’utilità dell’investimento promozionale è evidente, dall’altro bisogna fare attenzione a utilizzare queste nuove forme di comunicazione.</p>



<p>L’attenzione da parte dell’Antitrust italiano è cresciuta esponenzialmente con l’apertura di numerose istruttorie, logica conseguenza delle tante segnalazioni fatte proprio dagli utenti e dalle associazioni a tutela dei consumatori, ma non è sufficiente proprio perché è un comparto in continua trasformazione.<br>Rischia l’influencer ma rischia anche l’azienda, sia in solido che in termini reputazionali. Negli ultimi anni la consapevolezza è cresciuta e i big del comparto, dalla Ferragni in giù per rimanere in Italia, sanno perfettamente come tutelarsi e tutelare i brand con cui collaborano. Il problema trasparenza riguarda soprattutto i microinfluencer, con un pubblico ridotto o di settore ma che hanno ugualmente la possibilità di chiudere accordi commerciali importanti, e le nuove piattaforme con un pubblico di fascia giovane, quindi non pienamente consapevole, dove le direttive suggerite dal social sono meno stringenti o, in alcuni casi, assenti.</p>



<p>I social abbattono la distanza tra chi vende e chi compra, sono un potente strumento di marketing che ti permette di accedere a un pubblico vastissimo. Sono attrattivi, leggeri e inclusivi ma le regole del gioco nel nostro Paese sono tutt’altro che chiare. Non esiste, infatti, una legge unica e precisa che disciplini il fenomeno degli influencer e che tuteli il consumatore. Le regole del gioco sono affidate a un concorso, più o meno ordinato e coerente, di un complesso di normative di vario rango: in materia di privacy, diritto d’autore, tutela dei consumatori, concorsi e manifestazioni a premio, autodisciplina della Comunicazione commerciale, Digital Chart Iap, codice civile.</p>



<p>L’assenza di una guida, come detto, espone aziende, istituzioni e influencer a rischi sanzionatori e risarcitori. Senza regole organiche, chiare e che coinvolgano anche i micro influencer, si rischia di compromettere il diritto dei consumatori alla chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni che possono influenzare gli acquisti, nonché di pregiudicare il loro diritti d’immagine, alla riservatezza e alla privacy. Diventa dunque necessario riepilogare in modo ordinato le regole. Un lavoro scientifico che avrà l’effetto di facilitare le aziende nell’operatività sui social, incrementando business magari ancora inesplorati o solo parzialmente sfruttati, garantendo allo stesso tempo la tutela dei consumatori. È auspicabile, oggi più che mai, una riflessione approfondita e organica che porti ad un bilanciamento vero e alla definizione di un “manuale di regole chiare a beneficio delle aziende e dei consumatori”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/07/16/valli-mercato-degli-influencer/">Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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