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	<title>Insegnanti Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Insegnanti Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Scuola e legalità, le regole della consapevolezza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/09/07/deluca-scuola-e-legalita-le-regole-della-consapevolezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 08:26:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola è una stagione della vita. Sta all’inizio di ogni giovinezza ed età adulta. Non è da dimenticare e nessuno la dimentica. Nel bene e nel male la porta con sé fino all’ultimo dei suoi giorni. Guardarla come un male o un bene stagionale è poca cosa. Merita altro.</p>
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<p>Anche se le attività didattiche inizieranno il 14, già da qualche giorno la scuola ha avviato il suo cammino, e per gli insegnanti è tempo di programmazione.&nbsp;</p>



<p>Certamente troverà spazio nel corso dell’anno l’attenzione al tema della legalità in tutte le sue declinazioni. Obiettivo primario è l’educazione alla legalità, inteso come esercizio possibile e praticabile dalla scuola stessa mentre trascorre i suoi giorni tra i banchi.</p>



<p>La domanda che qui vorremmo porci è la seguente: quale e quanta considerazione ha la scuola di quella buona dose di legalità di cui è intrisa la sua vita? La tiene costantemente sotto la sua lente? Vive un processo di maturazione perché insegnanti e alunni la rendano sempre più trasparente? Sono segnati con matita blu gli errori perché di essi si possa far tesoro e superarli?</p>



<p>Per intenderci dobbiamo ricorrere a degli esempi concreti. Li attingiamo da quei racconti che sono la delizia dell’estate nei conversari degli ex compagni di classe quando in pizzeria si ritrovano per le emozionanti rimpatriate. Che cosa raccontano, sia pure con buona dose di esagerazione? </p>



<p>Che nella nostra classe c’era Giorgio che puntualmente apponeva la firma di suo papà sul foglietto delle giustificazioni delle assenze e che al termine degli studi il genitore si era complimentato con lui per averne fatte solo alcune, solo quelle per le malattie stagionali. Gli insegnanti, al mattino, non riuscivano a verificare di volta in volta neanche la somiglianza tra la firma originale di suo padre e quella che si trovavano sotto gli occhi e pertanto con questa furbata ci ha campato per almeno tre anni. </p>



<p>Giorgio, a scuola, faceva la manovra più semplice per aggirare l’ostacolo. Noi diremmo: faceva una birichinata. Siamo sicuri? O forse Giorgio imparava un mestieraccio e, dalla scuola e dalla famiglia, non si è mai sentito dire che il suo, nel suo piccolo, era un falso in atto pubblico? L’avrebbe dovuto scoprire a scuola e invece l’ha appreso solo in seguito, come quando e in che circostanze non sappiamo.&nbsp;</p>



<p>Michele racconta di aver quasi sempre copiato la versione di latino da un compagno o da un libro. Gli ha detto qualcuno che copiare non è il verbo esatto e bisogna cercarne un altro sul vocabolario? A scuola è copiare, una cosa che non si fa. Che con si fa o che non si può neanche fare perché è persino reato? Michele, quando l’ha scoperto?</p>



<p>L’insegnante faceva usare un manuale – vecchio, diceva, ma ottimo – e indicava anche la rivendita dove acquistarlo. Disgustare l’insegnante era difficoltoso per mille motivazioni. Gliel’ha detto mai qualcuno che esercitava un potere fuori di ogni regola decente e che si trattava di un abuso?&nbsp;</p>



<p>Fernando arriva a scuola con tutti i compiti in perfetta regola anche quando la maggior parte dei compagni non riusciva a portarli a termine. Ha mai detto che ricorreva sistematicamente all’aiuto di persone amiche e pertanto falsava la sincera denuncia dei suoi compagni di non esservi riusciti?</p>



<p>Per non dire poi di voti regalati, di raccomandazioni di ferro, di diplomi esistenti solo sulla carta che a giudizio degli stessi compagni di classe costituivano dei veri e propri falsi storici.</p>



<p>Qualcuno bada a queste cose? Oppure si lasciano correre come se nulla fosse o costituiscano solo materiale dell’infanzia che fa ragione a sé, spingendo i ragazzi in un limbo di perenne adolescenza come se l’età adulta stesse lì ad attendere sine die?</p>



<p>Questa mappa non è completa e né voleva esserlo perché l’esistente scolastico è ricco e plurale. E’ certo, però, che un variegato mondo è quello scolastico. Verrebbe voglia di classificarlo – e spesso si fa – come un mondo di ragazzi che si esprime e si chiude in un’età spensierata e pronta a chiudere questa parentesi della vita per poi passare in quella adulta e inventare un’età nuova. </p>



<p>Forse in questa considerazione c’è un abbaglio e anche un torto. La scuola è una stagione della vita. Sta all’inizio di ogni giovinezza ed età adulta. Non è da dimenticare e nessuno la dimentica. Nel bene e nel male la porta con sé fino all’ultimo dei suoi giorni. Guardarla come un male o un bene stagionale è poca cosa. Merita altro.</p>
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		<title>Casalinghe, professoresse e frigoriferi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/17/deluca-casalinghe-professoresse-e-frigoriferi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2021 11:34:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Va bene che era napoletano e spiritoso, ma quel giorno che sul Corriere della Sera scrisse un articolo sulla crisi della scuola, dette proprio l’impressione di esagerare Giuseppe Galasso, storico, docente universitario, parlamentare e giornalista. A proposito di insegnanti donne ne fece passare talune per “insegnanti-casalinghe” (così, con il tratto d’unione). E lasciò impegnati i suoi lettori nel determinare la prevalenza dell’una sull’altra professione.&#160; Chi lesse a suo tempo quell’editoriale&#8230;</p>
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<p>Va bene che era napoletano e spiritoso, ma quel giorno che sul Corriere della Sera scrisse un articolo sulla crisi della scuola, dette proprio l’impressione di esagerare Giuseppe Galasso, storico, docente universitario, parlamentare e giornalista. A proposito di insegnanti donne ne fece passare talune per “insegnanti-casalinghe” (così, con il tratto d’unione). E lasciò impegnati i suoi lettori nel determinare la prevalenza dell’una sull’altra professione.&nbsp;</p>



<p>Chi lesse a suo tempo quell’editoriale ci restò un po’ maluccio. Un’esagerazione. Fa la tara a quell’esagerazione quello stesso lettore che oggi legge una notizia giunta da Lamezia Terme. Gli agenti della Guardia di Finanza stavano eseguendo una verifica di routine. Fattura dopo fattura scoprono una bella birichinata. Sessantadue (non uno o due per caso) insegnanti hanno praticato questo giochino. Si presentavano nel gran negozio di prodotti elettrici ed elettronici e facevano il loro bell’acquisto di uno di quei dispositivi prelevabili con la cosiddetta “Carta del Docente”.</p>



<p>Che cos’è questa carta? Alla buona: un documento con tanto di autorizzazione ministeriale e precisa intestazione alla persona, della consistenza di Euro 500, per pagare libri, pubblicazioni, biglietti per musei e teatri, prodotti hardware e software. E tutto questo allo scopo di offrire un supporto monetario a quanto già un insegnante sostiene in uscita dal suo stipendio per tenersi aggiornato.</p>



<p>Preso in mano lo scontrino, il diligente insegnante (parliamo di quei 62, e se altri ve ne siano stati non è dato conoscere), guardandolo e riguardandolo, precipitava nel precedente e consolidato convincimento, quello di prima che gli arrivasse la “carta”: “Aggiornarmi? Io? E perché mai? Un libro, un computer, un software? E per farci cosa?”. Il ministero vorrebbe: per meglio adeguarsi alla funzione docente.</p>



<p>Breve esitazione per poi subito rientrare in negozio e recuperare pragmatismo. Più o meno così: riconsegna dello scontrino per passare all’altro reparto, quello più utile e divertente: smart–tv, smartphone e, soprattutto, elettrodomestici.&nbsp;</p>



<p>E qui torna Giuseppe Galasso. Non la prevalenza del professore o della professoressa sulla casalinga, ma della casalinga sul professore o sulla professoressa. Non con libri e computer si preserva la funzione docente, ma con tv ed elettrodomestici. Tanto più questi attrezzi sono efficienti e affidabili, tanto più garantiscono ai docenti tranquillità mentre sono a scuola o nel pomeriggio quando studiano e visionano elaborati.&nbsp;</p>



<p>Questa notizia non ci voleva. Ma il fatto, se le cose stanno veramente così, non ci voleva. Gli insegnanti non si vogliono bene, non si aiutano, non collaborano a ricostruire di sé stessi un’immagine più consona, più aderente al loro status. Sanno che sono nell’occhio del ciclone, invisi ai genitori dei loro alunni più di quanto lo siano degli alunni stessi, che pure in gran numero continuano ad amarli e ammirarli.</p>



<p>Dovrebbero recuperare scienza, abilità comunicativa, spessore culturale che è anche aggiornamento. Una rivista al mese, un libro all’anno, una visita museale, una serata a teatro ci starebbero a meraviglia. Quella “carta” era proprio per questo. Anche perché per le altre categorie di lavoratori pare non ci siano carte-recanti-euro per la lavatrice o la cucina da rottamare. L’aiuto era mirato, era anche sulla parola e prima ancora su un’intesa – quella di aggiornarsi – che non poteva non essere condivisa.</p>



<p>Un anziano preside della scuola che fu soleva ripetere: “Gli insegnanti sono eterni alunni”, quelli che non smettono mai di chiedere di uscire per andare al bagno e poi dirigersi al piano di sotto per salutare la morosa. Sarà, però questa volta al piano di sotto non incontrano la dirigente. Incontrano gli agenti della Guardia di Finanza. E qualcuno di questi potrebbe essere persino un ex alunno. Ma non lo dirà, ne siamo certi.</p>
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		<title>Scuola, quando una festa senza pensieri guastafeste?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 14:26:35 +0000</pubDate>
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<p>Dal mondo della scuola arrivano fin sotto l’ombrellone almeno tre notizie. Due non sono proprio liete, e la terza, che invece è bella, sarebbe bellissima se riuscisse a mettere in fuga la prima e la seconda.</p>



<p>Partiamo dalla bella perché noi all’ottimismo vogliamo più bene di quanto lui ce ne voglia. E, pertanto, guardiamo i voti della maturità 2021. In Italia hanno ottenuto il diploma di scuola media secondaria con 100 e lode 15.353 studenti, ovvero il 3,1 per cento dei candidati, nel 2020 erano stati il 2,6 e nel 2019 l’1,5. Il progresso c’è e si legge.</p>



<p>In Calabria hanno conseguito la maturità con voto 100 il 17,5 per cento dei candidati, mentre il 4,4 ha portato a casa anche la lode. I lodati sono la bellezza di 812.</p>



<p>Ci potessimo fermare qui staremmo bene tutti e le nostre labbra si aprirebbero al sorriso. A farci aggrottare le ciglia c’è, però, la valutazione della cosiddetta didattica a distanza (la dad) che certamente ha svolto la sua lodevole funzione vicaria, ma non ha – e non poteva – sostituire in pieno l’efficacia della scuola in presenza. La quale aveva già di suo asperità e difficoltà segnalate di anno in anno. La Dad è arrivata tardi per molti alunni, ha evidenziato penuria di attrezzi poi rimpiazzati e ha dovuto fare i conti con la Rete birichina e latitante in molti contesti.</p>



<p>Siamo adesso in grado di fare un bilancio di senso compiuto per gli anni scolastici 2020 e 2021? E’ impossibile sia pure affrontarne uno schizzo. Sapremo qualcosa alla riapertura in presenza quando avremo libri penne e fogli bianchi sotto gli occhi.</p>



<p>Se per gli effetti della Dad dovremo aspettare sperando di non incappare in sorprese sgradevoli, per un’altra fonte – che sarebbe l’Invalsi – non dobbiamo perdere tempo per riflettere sui dati che ci ha fornito dopo l’esame degli elaborati di 2 milioni di studenti. Dice l’Invalsi: 4 ragazzi su 10 (il 39 per cento) delle nostre scuole medie non raggiungono risultati adeguati in italiano e il 45 per cento non lo raggiungono in matematica. Alle medie secondarie le percentuali stanno così: il 44 per cento dei nostri ragazzi litigano di brutto con l’italiano e il 51 per cento con la matematica. E segue l’odiosa postilla “al Sud le cose stanno peggio”.</p>



<p>Se mettiamo insieme le tre notizie saprebbe qualcuno farsi una sia pur pallida idea di quel che bolle in pentola nella nostra scuola? Una specie di rompicapo.</p>



<p>Nel frattempo qualcosa sappiamo: che ai ragazzi piacciono le pagelle con bei voti che piacciono anche ai genitori che piacciono anche agli insegnanti che piacciono anche ai dirigenti scolastici e ai sovrintendenti e ai presidenti di regione. E ciascuno di costoro cui i bei voti piacciono ha le sue buone ragioni: il ragazzo, perché ce l’ho fatta; i genitori perché mio figlio è bravo e soprattutto non lo è meno degli altri; gli insegnanti perché con la bravura dei ragazzi evidenziano la loro; i dirigenti perché il loro istituto è eccellente; il sovrintendente perché la regione si sta riscattando e il presidente di regione perché la buona politica scolastica dà i suoi frutti.</p>



<p>Andiamo alla lettera che scrissero qualche anno fa alcuni intellettuali al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’istruzione e al Parlamento. Leggiamo: “Alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano ad esprimersi oralmente”. A questo si aggiunga il parere di alcuni docenti universitari: “I nostri studenti presentano carenze linguistiche (grammatica, sintassi e lessico) con errori appena tollerabili in terza elementare”. E infine c’è Tullio De Mauro (7 anni orsono): “Solo un po’ meno di un terzo della popolazione italiana ha i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo ritenuti necessari per orientarsi nella vita di una società moderna”.</p>



<p>Buona festa a tutti. A ciascuno il suo 100 e 100 e lode, senza prevalere. Ma a quando una festa senza pensieri guastafeste?</p>
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		<title>Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 11:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’impressione è di ritrovarsi davanti a una possibile terza ondata, dominata dalle cosiddette varianti. Cosa dobbiamo aspettarci dal virus nelle prossime settimane?Stiamo seguendo quello che è successo in altri paesi europei, quello che sta succedendo in Gran Bretagna ad esempio. E’ ragionevole aspettarsi un aumento di contagi, speriamo non un aumento di pressione sul servizio sanitario nazionale. Questo è quello che mi preoccupa ed è quello che ci preoccupa. Siamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/">Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>L’impressione è di ritrovarsi davanti a una possibile terza ondata, dominata dalle cosiddette varianti. Cosa dobbiamo aspettarci dal virus nelle prossime settimane?</strong><br>Stiamo seguendo quello che è successo in altri paesi europei, quello che sta succedendo in Gran Bretagna ad esempio. E’ ragionevole aspettarsi un aumento di contagi, speriamo non un aumento di pressione sul servizio sanitario nazionale. Questo è quello che mi preoccupa ed è quello che ci preoccupa.</p>



<p><strong>Siamo pronti a fronteggiare la variante Delta e le altre varianti individuate?</strong><br>Dipende molto da noi. Se raggiungiamo e mettiamo in sicurezza, il più in fretta possibile, i due milioni di persone fragili per età e le 400 mila persone definite estremamente vulnerabili come i pazienti oncoematologici possiamo affrontare una nuova ondata con una certa serenità.</p>



<p><strong>La minore letalità del virus in questo periodo è dovuta all’efficacia del vaccino?</strong><br>Non c’è dubbio. Chiunque vive in un ospedale &#8211; come faccio io, che vivo in Humanitas &#8211; vede che le persone gravi che vengono ospedalizzate sono sostanzialmente persone non vaccinate. Questo non deve farci però sottovalutare la variante Delta e le altre che sono all’orizzonte. La variante Delta è più infettiva e trasmette un carico virale maggiore. Questo è un motivo di preoccupazione per la sua diffusione e per il fatto che vediamo una fascia di persone più giovani infettate.</p>



<p><strong>I vaccinati con due dosi in che misura possono sentirsi al riparo?</strong><br>I vaccini, sottolineo i vaccini, qualunque vaccino abbiamo fatto, proteggono molto bene nei confronti dell’ospedalizzazione e della malattia grave, che è quello che ci preoccupa. Da questo punto di vista, chi ha fatto due dosi ha ottime probabilità di sentirsi al sicuro. Anche se nessun vaccino, in generale, garantisce una protezione al cento per cento, due dosi ci mettono al riparo nella stragrande maggioranza.</p>



<p><strong>Ci faccia un esempio.</strong><br>Due dosi di vaccino sono come la cintura di sicurezza: anche se la indossiamo, quando siamo in automobile, non passiamo con il rosso, per non rischiare la nostra e la altrui incolumità. Questo vuol dire che anche se siamo vaccinati dobbiamo continuare a rispettare le regole che ci vengono dettate. Non passare col rosso.</p>



<p><strong>Quanto dura l’immunità dei vaccini?</strong><br>Non sappiamo quanto dura l’immunità e la resistenza nei confronti del virus perché abbiamo a che fare con un nemico nuovo. Conosciamo ancora in modo imperfetto il nostro sistema immunitario e conosciamo ancora in modo imperfetto come funziona la memoria immunologica. Non siamo capaci di fare delle previsioni sicure su quanto dura la risposta immunitaria e la protezione. Possiamo dire che funziona sino nove/dieci mesi, pensiamo tutti almeno un anno. Così dura la protezione.</p>



<p><strong>Ci sono dei dati aneddotici che ci possono incoraggiare?</strong><br>E’ stato possibile studiare qualche anno fa alcune persone che erano state esposte alla Spagnola e sono state trovate cellule di memoria contro quella malattia. Così per la prima ondata di SARS. E’ possibile che la memoria immunologica duri a lungo. I vaccini ci hanno stupito per la velocità con la quale sono stati realizzati e per quanto funzionano bene nei confronti della ospedalizzazione e della morte. Io sono ottimista e spero che questi vaccini ci stupiranno per la durata della protezione</p>



<p><strong>Sarà necessaria una terza dose?</strong><br>Onestamente non lo sappiamo. Partono delle sperimentazioni cliniche sulla terza dose. L’obiettivo in questo momento è principalmente quello di aumentare e migliorare la protezione contro le varianti più che sostenere la memoria. Abbiamo bisogno per questo di dati e sperimentazione.</p>



<p><strong>Perché anche i vaccinati devono fare la quarantena? Quanto sono contagiosi?</strong><br>E’ molto difficile condurre uno studio rigoroso sull’effetto dei vaccini sulla trasmissione, sul fatto che sterilizzino anche la trasmissione. Perché sappiamo ancora molto poco di come questi vaccini funzionano a livello delle nostre mucose, dove noi esportiamo il virus. Secondo alcuni dati i vaccini che utilizziamo proteggono contro la malattia asintomatica in parte e proteggono contro la trasmissione. Ma è partito uno studio rigoroso negli Stati Uniti in cui si studia esattamente la trasmissione. Anche se siamo vaccinati, atteniamoci rigorosamente alle regole, perché è possibile che alcuni di noi continuino a trasmettere, probabilmente in misura inferiore.</p>



<p><strong>Probabilmente ci dovremo vaccinare per anni. Oltre ai vaccini avremo anche cure, farmaci?</strong><br>I farmaci sono una grande speranza. Ricordiamo che un anno fa erano stati annunciati dei farmaci, game over li aveva definiti qualcuno, che non funzionavano. Adesso abbiamo migliorato la nostra capacità di trattare i pazienti. Per esempio usiamo nella finestra giusta i cortisonici, che hanno ridotto la mortalità. Probabilmente inizieremo a usare gli inibitori di quella che è stata chiamata la tempesta delle citochine. Ci sono anticorpi che nel nostro paese sono autorizzati in situazioni molto particolari. Ci sono dati che suggeriscono che anche nella malattia avanzata gli anticorpi monoclonali possono aiutare. C’è anche in sperimentazione un anticorpo italiano e questo è un motivo di grande speranza.</p>



<p><strong>Lei su cosa punterebbe.</strong><br>Io direi che la grande speranza è quella di avere farmaci nuovi, come quelli contro HIV. Degli antivirali, molecole semplici che possono essere utilizzate, sono quelle con le quali abbiamo trasformato l’AIDS in una situazione cronica che teniamo sotto controllo. Non ci sono ancora. Ci sono fasi iniziali di sperimentazione molto incoraggianti da questo punto di vista.</p>



<p><strong>Cosa pensa del richiamo con un vaccino diverso rispetto a quello della prima dose?</strong><br>Gli immunologi da molto tempo sospettano che potrebbe essere saggio utilizzare vaccini diversi e fare quello che in inglese viene chiamato “mix and match”, trovare la combinazione migliore di vaccini. Sappiamo che i vaccini a RNA messaggero attivano molto bene la produzione di anticorpi. I vaccini su una piattaforma adenovirus, quello di Oxford per intenderci, attivano un po’ meglio le risposte dei direttori dell’orchestra immunologica e dei killer professionisti che si chiamano in gergo cellule D. C’era l’idea che mescolarli poteva essere una cosa buona. Si è introdotta quella che chiamiamo vaccinazione eterologa per motivi di estrema precauzione: una seconda dose di vaccino a RNA messaggero in chi aveva già ricevuto un vaccino su piattaforma adenovirus.</p>



<p><strong>Perché parla di estrema precauzione?</strong><br>Perché in realtà sulla seconda dose il vaccino su piattaforma adenovirus, quello di Oxford, non c’erano mai stati problemi. Questa scelta è stata fatta per motivi di precauzione. Da un punto di vista immunologico funziona. Non ci sono ancora i dati che funzioni da un punto di vista della protezione, però è molto ragionevole pensare che diano un’ottima protezione. Bisogna dire che nel Regno Unito sono in corso sperimentazioni di combinazioni di sette vaccini diversi per vedere se è possibile ottimizzare e avere il meglio da ciascuna piattaforma. E’ una domanda a cui avremo risposta tra qualche mese.</p>



<p><strong>A chi è ancora scettico sull’efficacia dei vaccini o ha dubbi sulla loro pericolosità, cosa possiamo dire?</strong><br>Perché ci può essere scetticismo sui vaccini? Innanzitutto bisogna confrontarsi sui dati e i numeri che vengono dal nostro pronto soccorso dicono che raramente le persone vaccinate si ammalano o si ammalano gravemente. Invito le persone a confrontarsi sempre con i dati e con coloro che sono stati già vaccinati: i membri della mia famiglia sono stati tutti vaccinati e non abbiamo avuto problemi.</p>



<p><strong>E’ sufficiente la protezione di chi ha già avuto la malattia?</strong><br>Metto in guardia contro l’idea che la malattia naturale sia un buon vaccino. In realtà la malattia naturale, che pure dà immunità, dà protezione, vale la pena di ricordare che nella popolazione reale dà una protezione di meno del 50%. Quindi dopo la malattia naturale, anche grazie alla ricerca fatta da noi, è bene fare una dose di vaccino. Il miglior allenamento, per il nostro sistema immunitario non è la malattia naturale. Il miglior fitness è il vaccino.</p>



<p><strong>Quali sono, se ci sono, i rischi a lungo termine, conosciuti?</strong><br>I vaccini, è bene dirlo, sono stati introdotti da poco tempo, da dicembre nel Regno Unito, in Israele e negli Stati Uniti e da noi in modo massiccio da febbraio. Abbiamo avuto un tempo di monitoraggio relativamente breve. Però possiamo dire delle cose che ci tranquillizzano. Innanzitutto non è mai successo di avere conseguenze a lungo termine di vaccini dopo le primissime settimane. I problemi che potevano esserci li abbiamo visti e li conosciamo tutti: sono effetti locali e rarissimi effetti collaterali legati alla trombosi nel caso di uno dei vaccini. Non è mai successo di avere problemi a lungo termine. Molti pensano a effetti a lungo termine che non hanno alcun motivo di preoccupare.</p>



<p><strong>Diciamone qualcuno.</strong><br>Il primo è che i vaccini a RNA messaggero inducano delle modificazioni genetiche nel nostro organismo. Non c’è nessun motivo per pensare questo. Anzi, dobbiamo pensare che tutte le volte che abbiamo un’infezione virale, quando abbiamo un raffreddore, quando abbiamo una gastroenterite da virus, il virus entra e codifica quantità del suo RNA messaggero infinitamente più alte di quelle che ci vengono introdotte quando facciamo la puntura del vaccino a RNA messaggero o quando ci viene inoculato un virus con adenovirus inattivato. Quindi non c’è nessun motivo per pensare a modificazioni genetiche.</p>



<p><strong>Un’altra leggenda è che siano causa di sterilità.</strong><br>Anche in questo caso non c’è nessun motivo per pensare che i vaccini siano causa di sterilità. Non solo, ci sono dei dati che sono stati pubblicati molto recentemente sul Journal of the American Medical Association, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, che dice che la produzione di spermatozoi è assolutamente normale dopo il vaccino. Dobbiamo restare in guardia rispetto a molte notizie false che riguardano gli effetti a lungo termine dei vaccini.</p>



<p><strong>I più giovani credono di essere protetti dal contagio. Invece l’età media dei contagiati si è molto abbassata.</strong><br>Ai giovani &#8211; e per giovani intendiamo quelli con età superiore ai 16 o ai 18 anni, non i preadolescenti &#8211; vorrei raccontare un colloquio che ho avuto con un medico alcuni giorni fa. Mi ha detto: avrei voluto che queste persone fossero state con me quando ho verificato i problemi che ancora hanno due ragazzi mesi dopo aver fatto il covid. E’ vero che le persone giovani sono relativamente resistenti al covid-19 e alla malattia nella forma grave, ma la malattia li può colpire e può lasciare delle conseguenze, quelle che noi in gergo chiamiamo “long covid”.</p>



<p><strong>Quanti sono?</strong><br>Non sappiamo bene quante sono le persone colpite ma c’è un dato che a me preoccupa moltissimo: uno studio norvegese ha recentemente suggerito che quasi la metà delle persone che ha avuto il covid, anche giovani, ha delle conseguenze a medio termine. Anche alle persone giovani dico: vale la pena vaccinarsi, per la vostra salute prima di tutto e poi per proteggere le persone più fragili nella nostra comunità. Per persone fragili intendiamo quelle sulle quali il vaccino funziona male o non sappiamo ancora usarlo bene.</p>



<p><strong>E per gli adolescenti, dai 12 ai 18 anni? Abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti, hanno già perso quasi due anni di scuola.</strong><br>Su questo voglio dare innanzitutto una mia opinione, da cittadino prima ancora che da medico e da immunologo. Da cittadino penso che la scuola debba essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire, perché lì si gioca il futuro dei ragazzi, il futuro del Paese, lì si gioca anche una partita di diseguaglianza sociale, di distanziamento sociale nel senso che i ragazzi delle famiglie più povere si trovano in enorme svantaggio, finendo per pagare un prezzo più alto. Questo è il mio giudizio, come cittadino di questo Paese.</p>



<p><strong>Come medico che ci dice?</strong><br>Un vaccino a RNA messaggero è stato sperimentato in una corte numerosa di oltre duemila ragazzi e ha funzionato molto bene. I dati sono stati esaminati dalla FDA negli Stati Uniti, dall’EMA e da altre agenzie regolatorie e sono stati approvati. C’è discussione nella comunità, i ragazzi in questa fascia di età sono ancor più resistenti alla malattia nelle forme gravi, tuttavia una parte di questi ragazzi si ammala, una parte ha una conseguenza a medio termine che si chiama MIS-C, che è una malattia infiammatoria cronica che colpisce proprio i ragazzi in quella fascia di età. Inoltre ci sono altri motivi di preoccupazione.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>Cito uno studio norvegese e uno studio italiano molto importante, che ha puntato il dito sulle conseguenze a medio termine, long covid, in età pediatrica. La cosa preoccupante è che almeno in alcuni studi queste conseguenze sono indipendenti dalla gravità della malattia. Tornando ai ragazzi la raccomandazione è di stare attenti perché anche con una malattia presa in forma modesta dal punto di vista clinico c’è il dubbio di lasciti a lungo termine. La società italiana di pediatria ha fatto una raccomandazione di vaccinare i ragazzi sopra i 12 anni. Io condivido l’opinione delle agenzie regolatorie, condivido l’opinione della società italiana di pediatria. I miei nipoti in quella fascia di età, ne ho due su otto, sono stati vaccinati.</p>



<p><strong>E’ favorevole all’obbligo di vaccinazione per alcune categorie?</strong><br>Faccio una premessa: quando c’è stata una discussione, anche molto vivace, sulla reintroduzione dell’obbligo vaccinale nel nostro Paese, qualche anno fa, io ero favorevole all’obbligo. Penso anche che se un’istituzione realizza un’opera di informazione e condivisione delle conoscenze fatta bene si possono convincere le persone. Nella nostra comunità praticamente tutti gli operatori sanitari si sono vaccinati. La prima cosa da fare è: a ogni fiala di vaccino somministrare anche una fiala di informazione e formazione sul vaccino.</p>



<p><strong>Quindi è d’accordo?</strong><br>Non ho dubbi e condivido assolutamente l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. Credo che la stessa cosa dovrebbe essere considerata seriamente per gli insegnanti, nella misura in cui la scuola è una priorità per il Paese. Vogliamo avere le scuole aperte in sicurezza, per gli insegnanti stessi e per i ragazzi.</p>



<p><strong>Per altre categorie?</strong><br>Per altre categorie io non credo che ci siano molti motivi per pensare che non sia il tempo di discutere di un obbligo vaccinale generalizzato. Non sappiamo quanto dura la memoria immunologica, non abbiamo ancora certezze su quanto dovremo ripetere le vaccinazioni. Ritengo che ci siano molti motivi per pensare a questa soluzione.</p>



<p><strong>Soprattutto su AstraZeneca alcune disposizioni discordanti hanno indotto i cittadini a perdere fiducia nelle istituzioni. Che è successo?</strong><br>Io penso che i nostri concittadini abbiano tutto il diritto a essere confusi. Non faccio lezioni a nessuno ma è stata fatta indubbiamente molta confusione. Sapevamo con ragionevole certezza che il vaccino di Oxford funzionava bene al di sopra dei 65 anni, sin dall’inizio. Io cerco di attenermi a tre regole dal punto di vista della comunicazione: il rispetto dei dati, perché bisogna sempre confrontarsi coi dati e spero di averlo fatto anche in questa intervista e il rispetto delle competenze. Se avessimo rispettato i dati non si sarebbe detto che il virus si era ingentilito e che era diventato buono.</p>



<p><strong>La terza regola?</strong><br>La responsabilità sociale: dobbiamo ricordare che quello che diciamo può avere delle conseguenze. Se dico che la malattia naturale è sufficiente a dare una buona protezione posso invogliare le persone a non fare una dose di vaccino mentre i dati dicono e la competenza dell’immunologo dice che il miglior modo di avere una risposta contro le varianti, per chi ha avuto la malattia, è di fare una dose di vaccino.</p>



<p><strong>Ha senso dare il green pass dopo una dose di vaccino?</strong><br>Partiamo dai dati. Sappiamo da molto tempo che anche una sola dose di vaccino dà una protezione parziale anche contro il ceppo originale del virus, quello che adesso chiamiamo Alfa. Lo sappiamo dai dati sul campo. Una dose a 15 giorni dava solo una protezione al 70%. La differenza tra una dose e due dosi diventa ancora più marcata se guardiamo alla resistenza alla variante Delta, che è quella che ci preoccupa. Il decisore politico può trovare una mediazione, ha una responsabilità perché deve mettere insieme i dati di immunologia e di protezione con le esigenze della società civile. L’importante è che chi ha fatto una sola dose, green pass o no, sappia di avere una protezione modesta.</p>



<p><strong>Gli studi, finanziati con fondi senza precedenti, per lo sviluppo dei vaccini anti covid, porterà benefici nella ricerca e nella creazione di altri vaccini, per altre malattie come il cancro?</strong><br>E’ bene ricordare che se contro il covid-19 abbiamo avuto vaccini alla velocità della luce è perché alle spalle c’erano 20 anni di ricerca. Alle spalle del vaccino di BioNTech-Pfizer ci sono tantissimi anni di ricerca per fare un vaccino contro il cancro. Il successo avuto nell’avere un vaccino contro il covid-19 sta alimentando la speranza, il lavoro e gli sforzi di tutti noi per avere vaccini curativi contro il cancro. Non solo, questa tecnologia ci aiuterà ad affrontare le varianti. Abbiamo la grande speranza che ci aiuti a prevenire grandi killer. Ne abbiamo tre: il microbatterio della tubercolosi, la malaria e l’HIV. Il progresso che abbiamo fatto è motivo di speranza per tutti noi.</p>



<p><strong>Lei è molto impegnato nel programma COVAX, per garantire vaccini ai Paesi meno sviluppati o più poveri. Come sta procedendo il progetto?</strong><br>Un continente come l’Africa ha meno dell’1% di persone vaccinate. Non è saggio lasciare i paesi poveri in balia di se stessi. Il cinismo non paga. Faccio un esempio. La variante che chiamavamo brasiliana è nata a Manaus dove circa il 60% della popolazione era venuta a contatto con il virus. Lasciare correre la malattia non è un buon modo per generare immunità, è un buon modo per far saltar fuori varianti.</p>



<p><strong>Quali sono i nostri obblighi?</strong><br>Io penso che abbiamo prima di tutto un dovere di solidarietà e un obbligo morale, perché tutte le sperimentazioni sui vaccini sono state in parte condotte in paesi a basso o medio reddito. Infine abbiamo la nostra sicurezza. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Non possiamo lasciare interi continenti a fare da incubatoi per varianti. In questo contesto c’è una iniziativa di salute globale che si chiama Covax, che mira a far avere a questi paesi vaccini sufficienti per la copertura del 20% della popolazione.</p>



<p><strong>Siamo vicini all’obiettivo?</strong><br>In realtà siamo molto lontani da quel 20% ma è ancora più importante trasformare un vaccino in una vaccinazione, fare l’ultimo miglio, arrivare all’ultimo operatore sanitario e metterlo in sicurezza. Questo lo fanno anche delle organizzazioni come Medici con l’Africa, a cui io sono molto legato, che sul terreno portano il vaccino all’ultimo miglio, all’ultimo operatore sanitario. Il mio messaggio è che noi abbiamo bisogno di SOS: solidarietà, obbligo morale a condividere i vaccini e sicurezza per la nostra sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/">Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Alla scuola serve uno sgurdo lungimirante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 13:21:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appena il presidente Draghi ha parlato di recupero di alcuni giorni di scuola – in pratica fino al 30 giugno -, dal mondo dell’istruzione sono giunti una gran quantità di messaggi. A dirla franca, non che si volessero unanimi, ma assai strani e opposti fra loro come si dimostrano, più che garantire serenità, mettono un po’ di preoccupazione in chi ascolta. Noi tutti ricordiamo lo stracciarsi delle vesti quando la&#8230;</p>
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<p>Appena il presidente Draghi ha parlato di recupero di alcuni giorni di scuola – in pratica fino al 30 giugno -, dal mondo dell’istruzione sono giunti una gran quantità di messaggi.</p>



<p>A dirla franca, non che si volessero unanimi, ma assai strani e opposti fra loro come si dimostrano, più che garantire serenità, mettono un po’ di preoccupazione in chi ascolta. Noi tutti ricordiamo lo stracciarsi delle vesti quando la didattica dovette partire a distanza. La sentenza fu: ma questa non è scuola. E noi la prendemmo per giusta e vera. Oggi leggiamo, persino in una lettera idealmente indirizzata al Prof. Mario Draghi, che la Dad è stata un gran successo, che insegnanti e alunni hanno lavorato forse più di quanto si lavorava abitualmente in classe.</p>



<p>E noi? Dobbiamo crederci, ce lo date per veritiero questo bilancio? Possiamo stare tranquilli che i nostri ragazzi non hanno perduto proprio niente in questi mesi?</p>



<p>Noi sappiamo che la scuola è animata – ma anche condotta – da due orientamenti, per così dire, filosofici o pedagogici, che voler si dica.</p>



<p>Un primo orientamento guarda la scuola come un luogo dove al mattino arrivano insegnanti e alunni. L’insegnante si posiziona di qua dalla cattedra ed espone agli alunni la materia del suo insegnamento. Gli insegnanti aprono la bocca e gli alunni le orecchie. Una specie di travaso. Suona la campanella e arrivederci alla prossima, che andrà giusto all’incontrario: l’alunno apre la bocca e risponde a richiesta all’insegnante che apre le orecchie. Una specie di gioco al travaso. Tanto sarà più alto il voto quanto più capiente si è mostrato il cervello dell’alunno.</p>



<p>Il secondo modello è più ampio. C’è l’insegnante, c’è la classe, e ci sono gli alunni che l’insegnante impara presto a conoscere per nome e cognome, espressione del viso, storia di vita, sensibilità e tant’altro ancora. Nel mezzo ci sta la materia di insegnamento che l’insegnante espone, che la classe ascolta, che il singolo alunno si vede arrivare dinanzi a sé. Quella lezione e quelle altre che seguiranno costituiscono un tracciato sul quale si confronta la classe nella sua interezza e il singolo nella sua singolarità. Alla fine si hanno diversi percorsi e una probabile sinfonia.</p>



<p>Ora, che la Dad abbia potuto rispondere al primo modello è difficile metterlo in dubbio, fermo restando che tutte le accortezze del caso siano state tenute in gran conto e, sia pure in maniera non rigida e poliziesca, a guisa di garanzia almeno sì, per non infondere illusioni per il prosieguo dello studio che verrà.</p>



<p>Ma, detto con estrema franchezza, la scuola è solo didattica? Tutti, nessuno escluso, sappiamo che non lo è. Allora, forse sarà il caso di fare un passo indietro, e cioè andare a ponderare meglio la questione del “recupero”. </p>



<p>Qualcosa si è perso, a scuola, in questa pandemia. Se non si è perso nulla, vorrebbe dire che la scuola che abbiamo conosciuto e frequentato ante-pandemia non era quella giusta e lo sarebbe addirittura questa del “durante” pandemia. Pari e patta con la didattica? Ebbene, diciamo sì e apriamoci al sorriso.</p>



<p>E il resto? Ovvero tutto quello che la scuola è per insegnanti e alunni, cioè teatro dove si fa vita, si cresce, ci si forma, incontra, confronta, agisce e interagisce, tutto quel mondo che a noi adulti sta dentro segnato (perché insegnato), come e dove finiremo per pescarlo?</p>
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		<title>Capire il valore della scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:59:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alnni]]></category>
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<p>Nel tempo antecedente al Covid19 parlavamo di scuola, sì e no, un paio di volte all’anno, e – se ricordiamo bene – le più interessanti conversazioni si tenevano sotto l’ombrellone nel mese di agosto.</p>



<p id="block-e6bb5e63-6a3f-4add-891f-623adfe5e819">Più precisamente, non parlavamo di scuola, ma delle pagelle dei nostri figli. Il più alto interesse era riservato al botto finale, il voto della maturità. Nel resto dell’anno la scuola raramente faceva capolino nei nostri conversari. Convocazione dei genitori, voto per l’elezione degli organi di governo, colloqui con gli insegnanti erano appuntamenti piuttosto trascurabili fino all’impudico vantarsi di non essersi mai recati alla scuola dei figli.</p>



<p id="block-6219e3e5-7d82-48e8-b3fa-a9ccb30b59c6">Poi venne la stagione penultima, quando i genitori diventarono i sindacalisti dei figli per tramutarsi subito dopo nei giustizialisti degli insegnanti: quello che non riuscivano a fare direttamente nelle aule, lo sbrigavano i genitori nel cortile coprendo di botte insegnanti e vicepresidi, spedendoli al pronto soccorso.</p>



<p id="block-44d20427-bb21-450b-a505-4533bfbbfeca">Gran parte del nostro guardare la scuola era più o meno questo, qualcosina in più, qualcosina in meno. In pratica, tutto l’argomentare sulla scuola, si riduceva al pezzo di carta recante un voto. Come dire: la scuola a una sola dimensione.</p>



<p id="block-ef44600e-886b-4d11-9d8a-21cdc29180fc">Quando qualcuno si permetteva di alzare la mano e timidamente accennare che la scuola era ancora altro che incassare un buon voto, veniva zittito e additato come un sessantottino fuori stagione. Dicevano quei pochi arditi: la scuola è vita per insegnanti e alunni, a scuola si sta più ore tra pari di quante se ne trascorrono a casa con i genitori; a scuola si vive, ossia ci si ritrova, si interagisce, ci si confronta, si cresce o non si cresce, ci si innamora e disinnamora, si vince e si perde e si impara che cos’è vincere e che cosa è perdere.</p>



<p id="block-452ea1d1-c804-4a78-bf1e-f6546250cb9b">Quando si ripeteva: guardate che la scuola è un sistema complesso, che a semplificarlo si sbaglia, che ha bisogno di insegnanti e di educatori, che ogni alunno è una persona che va seguita singolarmente e nella dinamica comunitaria; che la scuola ha bisogno di investimenti intelligenti e di risorse adeguate, di spazi, di servizi.</p>



<p id="block-342e5536-f459-4a60-b558-c3594aa5af49">Quando poi si concludeva con l’asserire che la scuola non è un genere di lusso, ma un bene di prima necessità per un paese che vuole dirsi civile, sopraggiungeva il più antipatico e antistorico rimbrotto: ma che cosa vogliono questi insegnanti e questi eterni scontenti di ragazzi? Hanno tutto e si lamentano, sono una massa di sfaticati, lavorano poco e producono niente.</p>



<p id="block-9799e43a-cac4-4171-aade-edbe41666bf4">Dimenticavamo che per la scuola passa tutto e sono passati coloro che anche al tempo dell’imperversare del Covid19, oggi come ieri (e ci riferiamo a coloro che sono morti sul campo), se ci curano e sono in grado di curarci, è perché hanno frequentato buone scuole. Cerchiamo persone competenti, scienziati, abili governanti e ancora sogniamo che possano venire dalle nubi. Vengono da buone scuole e solo da buone scuole dove si vive e si impara, si cresce, si profila il senso del dovere e della fatica, della sana convivenza e ci si vota ad una professione che diventa la grande passione della vita.</p>



<p id="block-2f237721-2a16-4a83-b1c2-7150906b6db9">Mai dimenticare che dietro insegnanti, medici, professionisti di ogni materia, dirigenti e politici all’altezza dei compiti ci sono stati e ci sono insegnanti, professori e maestri. Ci sono stati e si vede; non ci sono stati e si vede. C’è stata scuola o diplomificio. Onestà intellettuale o falsità pseudo-intellettuale. Capiscuola o faccendieri.</p>



<p id="block-77eb99d2-9169-44d7-ac8b-d2ea131c6a25">Solo ai giorni nostri, al tempo in cui il Covid19 la fa da padrone, abbiamo ripreso a parlare di scuola un po’ tutti i giorni. E finalmente non parliamo di pagelle e voti. Se insistiamo, può darsi che riusciamo persino a toccare l’anima della scuola. E l’anima della scuola è la vita che manca ai nostri ragazzi. Arriva sul computer la materia con i suoi argomenti. Ma arriva senza anima, senza emozioni, senza contatto fisico, senza sorrisi, riso e schiamazzi. Davanti al computer si può stare, persino, con un’attenzione distratta. Nel corpo a corpo c’è l’agitarsi del respiro. Nel respiro c’è l’anima.</p>



<p id="block-65c067da-7798-44f6-a6b9-d9ddf024c1b2">Avremo almeno adesso capito qualcosa su che cosa è realmente la scuola o ancora no? Qualora neanche adesso, si può sapere quando?</p>



<p>Più precisamente, non parlavamo di scuola, ma delle pagelle dei nostri figli. Il più alto interesse era riservato al botto finale, il voto della maturità. Nel resto dell’anno la scuola raramente faceva capolino nei nostri conversari. Convocazione dei genitori, voto per l’elezione degli organi di governo, colloqui con gli insegnanti erano appuntamenti piuttosto trascurabili fino all’impudico vantarsi di non essersi mai recati alla scuola dei figli.</p>



<p>Poi venne la stagione penultima, quando i genitori diventarono i sindacalisti dei figli per tramutarsi subito dopo nei giustizialisti degli insegnanti: quello che non riuscivano a fare direttamente nelle aule, lo sbrigavano i genitori nel cortile coprendo di botte insegnanti e vicepresidi, spedendoli al pronto soccorso.</p>



<p>Gran parte del nostro guardare la scuola era più o meno questo, qualcosina in più, qualcosina in meno. In pratica, tutto l’argomentare sulla scuola, si riduceva al pezzo di carta recante un voto. Come dire: la scuola a una sola dimensione.</p>



<p>Quando qualcuno si permetteva di alzare la mano e timidamente accennare che la scuola era ancora altro che incassare un buon voto, veniva zittito e additato come un sessantottino fuori stagione. Dicevano quei pochi arditi: la scuola è vita per insegnanti e alunni, a scuola si sta più ore tra pari di quante se ne trascorrono a casa con i genitori; a scuola si vive, ossia ci si ritrova, si interagisce, ci si confronta, si cresce o non si cresce, ci si innamora e disinnamora, si vince e si perde e si impara che cos’è vincere e che cosa è perdere. </p>



<p>Quando si ripeteva: guardate che la scuola è un sistema complesso, che a semplificarlo si sbaglia, che ha bisogno di insegnanti e di educatori, che ogni alunno è una persona che va seguita singolarmente e nella dinamica comunitaria; che la scuola ha bisogno di investimenti intelligenti e di risorse adeguate, di spazi, di servizi.</p>



<p>Quando poi si concludeva con l’asserire che la scuola non è un genere di lusso, ma un bene di prima necessità per un paese che vuole dirsi civile, sopraggiungeva il più antipatico e antistorico rimbrotto: ma che cosa vogliono questi insegnanti e questi eterni scontenti di ragazzi? Hanno tutto e si lamentano, sono una massa di sfaticati, lavorano poco e producono niente.</p>



<p>Dimenticavamo che per la scuola passa tutto e sono passati coloro che anche al tempo dell’imperversare del Covid19, oggi come ieri (e ci riferiamo a coloro che sono morti sul campo), se ci curano e sono in grado di curarci, è perché hanno frequentato buone scuole. Cerchiamo persone competenti, scienziati, abili governanti e ancora sogniamo che possano venire dalle nubi. Vengono da buone scuole e solo da buone scuole dove si vive e si impara, si cresce, si profila il senso del dovere e della fatica, della sana convivenza e ci si vota ad una professione che diventa la grande passione della vita.</p>



<p>Mai dimenticare che dietro insegnanti, medici, professionisti di ogni materia, dirigenti e politici all’altezza dei compiti ci sono stati e ci sono insegnanti, professori e maestri. Ci sono stati e si vede; non ci sono stati e si vede. C’è stata scuola o diplomificio. Onestà intellettuale o falsità pseudo-intellettuale. Capiscuola o faccendieri.</p>



<p>Solo ai giorni nostri, al tempo in cui il Covid19 la fa da padrone, abbiamo ripreso a parlare di scuola un po’ tutti i giorni. E finalmente non parliamo di pagelle e voti. Se insistiamo, può darsi che riusciamo persino a toccare l’anima della scuola. E l’anima della scuola è la vita che manca ai nostri ragazzi. Arriva sul computer la materia con i suoi argomenti. Ma arriva senza anima, senza emozioni, senza contatto fisico, senza sorrisi, riso e schiamazzi. Davanti al computer si può stare, persino, con un’attenzione distratta. Nel corpo a corpo c’è l’agitarsi del respiro. Nel respiro c’è l’anima.</p>



<p>Avremo almeno adesso capito qualcosa su che cosa è realmente la scuola o ancora no? Qualora neanche adesso, si può sapere quando?</p>
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		<title>Benvenuti a casa dei nonni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &#160;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &#160;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e&#8230;</p>
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<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &nbsp;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &nbsp;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e i saluti sono rimandati al ritorno. Mai targhetta ha avuto più vicissitudini, più alternanze, e&nbsp;non a causa della mia pigrizia mattutina.</p>



<p>È dal fatidico 5 marzo dell’anno scorso che la targhetta non fa che entrare e uscire. Lockdown totale (dentro), riapertura speranzosa e festosa (fuori), chiusura momentanea con occhiolino per derattizzazione (dentro), apertura (fuori), chiusura per seggio elettorale (dentro), riapertura (fuori), chiusura per ordinanza del sindaco (dentro), riapertura per ricorso genitori (fuori), chiusura per insindacabile decisione di Francesca (dentro), riapertura per protesta inappellabile delle bimbe (fuori), chiusura per ordinanza del presidente della regione (dentro), sentenza contraria del Tar (fuori). Oggi, chiusura del dirigente scolastico causa positivi (dentro).</p>



<p>E dire che io stamattina mi sono alzata, malgrado di malavoglia, proprio per celebrare questo secondo giorno di riapertura della scuola. (ah, i bei tempi quando in un anno c&#8217;era un solo primo giorno di scuola!)</p>



<p>Giorgia apre lo zaino, tira fuori un libro e ripete ad alta voce la pianura Padana, &#8220;devo essere interrogata&#8221;, dice guardandoci interrogativamente. Ester tira fuori il telefonino, Marghe, hai sentito? Ci vediamo più tardi come al solito. In videochiamata. Poi toglie l’elastico e due bande di capelli neri le coprono gli occhi. Francesco tira fuori dalla tasca un marshmallow,  L’ho rubato per Iaia, mi sussurra, glielo do di nascosto dalla Maestra. Non mi va di rimproverare Robin Hood. Non stamattina. Francesca ha la faccia di chi non può crederci: Di nuovo chiusa, di chi sotto-sotto è sollevata: Niente contagio, di chi: Ma chi poteva immaginare…</p>



<p>Mi preparerò un bel tè, tonificante, poi aprirò i giornali e leggerò diligentemente e imparzialmente le invettive di quelli, i più, che dicono che la Scuola deve riaprire, che il danno causato a questa generazione è incalcolabile, che un Paese non ha bene maggiore da tutelare, che le aule sono in sicurezza, che le Dad non funziona. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori e intellettuali e gente comune. </p>



<p>Poi leggerò, allo stesso modo, le invettive di quelli che dicono che la salute viene prima della scuola, che le aule, malgrado rotelle e mascherine, sono luoghi di contagio, che i giovani soffrono né più né meno di tutte le altre categorie, che in tempi di guerra scuole non ce n’erano, che le capacità di ripresa dei ragazzi sono incalcolabili, che la Dad non è il diavolo. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune.</p>



<p>Io penso ai 55 anni che ho trascorso, in varie vesti, nelle aule scolastiche e all’indifferenza, esagero un po’, generalizzata di Governo, insegnati, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune nei confronti della Scuola. Non mi pare di ricordare che in Italia sia mai stata la prima preoccupazione o occupazione. </p>



<p>Mi pare di ricordare invece che allegramente, superficialmente, autolesionisticamente si è sempre fatto il minimo o malfatto il massimo per la Scuola. E se comunque la Scuola italiana ha raggiunto grandi e bei risultati, è perché è vero che siamo un popolo di santi e di eroi, ma per fortuna di santi della porta accanto e di eroi del quotidiano a cui le imprese e i miracoli riescono bene.  </p>



<p>Mi scriverò al partito del Risvolto della medaglia: ci voleva una pandemia per ristabilire le priorità. Salvo scordarcene immediatamente a pericolo superato.</p>



<p>Tolgo la targhetta da “fuori”, la metto “dentro” (per qualche giorno, definitivamente?). Faccio l&#8217;occhiolino ai due vecchietti che per la verità non mi sembrano in gran forma.&nbsp;</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di indecisione indotti o spontanei<br><strong>Terapia:</strong> nell&#8217;immediato un buon tè tonificante, in seguito giornali indipendenti o sedicenti tali, ma vi avverto potreste diventare strabici. ( Meglio ancora una volta il discusso don Milani?)&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Innaturale voglia di andare a scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 15:45:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[don Milani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Li sento scendere per le scale dal piano di sopra e abbandonando la colazione &#160;mi affretto sulla porta con la mia tazza di&#160; English breakfast tea. La famiglia è al completo, madre, padre e figli. Si va a scuola, come fosse il primo giorno. Ogni giorno è infatti una sfida vinta: anche per questa mattina la scuola apre i battenti. L’evento merita questa uscita gloriosa e comunitaria. Si ritorna sui&#8230;</p>
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<p>Li sento scendere per le scale dal piano di sopra e abbandonando la colazione &nbsp;mi affretto sulla porta con la mia tazza di&nbsp; English breakfast tea. La famiglia è al completo, madre, padre e figli. Si va a scuola, come fosse il primo giorno. Ogni giorno è infatti una sfida vinta: anche per questa mattina la scuola apre i battenti. L’evento merita questa uscita gloriosa e comunitaria. Si ritorna sui banchi con regolarità dopo sette mesi. Nelle più sfrenate fantasie da alunna mai sarei arrivata a sognare sei mesi di vacanza e mai, nell’eventualità di un caso così eccezionale, avrei potuto immaginare di non esserne felice. Così come non lo sono stati i miei nipoti.&nbsp;</p>



<p>Scendono trionfanti le scale che assumono l’aspetto delle grandiose passerelle di un palcoscenico e approdano al mio pianerottolo.&nbsp;36 e 5, 36 e 8, e io 80 e 321 annuncia trionfante Francesco. Mi devo riprendere un attimo dal disorientamento per&nbsp;l’enunciazione di questi numeri. Mi aspettavo commenti e saluti. Comunque la temperatura è da lasciapassare.&nbsp;Mi raccomando non tossite o starnutite, intima Francesca alla quale non pare vero di poter andare a consegnare la figliolanza. No, mamma, è la risposta univoca.&nbsp;</p>



<p>Giorgia apre lo zaino e mi fa vedere insieme a quaderni e astucci una pochette con salviettine igienizzanti, gel per le mani e naturalmente mascherina di ricambio, dovesse malauguratamente cadere a terra quella che ora ha al collo. Francesco mi dice qualcosa attraverso un velociraptor che gli copre la bocca. L’ha voluta mettere per forza, ma per lui non è obbligatoria, precisa Ester che per l’occasione ne sfoggia una con le firme fantasiose di tutta la classe.&nbsp;</p>



<p>Ogni mattina&nbsp;sono emozionata. Rivedere i compagni, non ci posso credere. Le maestre,&nbsp; l’aula… peccato che i banchi sono distanziati e non posso più chiacchierare tanto con la mia amica del cuore, Giorgia è un diluvio inarrestabile di parole che Ester frena chiudendole la bocca con la mascherina. Ma la maestra non mi&nbsp;fa fare la lotta con David piagnucola Francesco brandendo la Spada di fuoco.&nbsp;Niente lotte. A scuola devi stare buono e ubbidire alla maestra. È il padre che lo dice.&nbsp;No, io mi comando da solo, risponde la nuova generazione. Luigi sta per confutare il disprezzo delle regole, ma Francesca taglia corto e toglie la Spada di fuoco dalle mani di Francesco.&nbsp;</p>



<p>Il gruppo riprende la discesa capeggiato da Luigi, prono sotto il peso degli zaini e chiuso da una punta di spada che fa capolino dalla gamba dei jeans di Francesco. Ma scendi per bene, sembri imbalsamato, lo redarguisce Ester.&nbsp;Buona scuola, lancio allegramente nel disinteresse generale dei giovani. Solo Francesca si gira a sorridermi soddisfatta&nbsp;con un sorriso a 64 denti.&nbsp;</p>



<p>È strana questa esultanza generalizzata di ragazzi che vanno volentieri a scuola. Ma i giovani non hanno sempre tifato per la chiusura delle lezioni, non hanno sempre sperato in una assenza loro o degli insegnanti, non si sono sempre rallegrati al campanello di fine attività e non a quello di inizio? Non era quello il mestiere degli studenti quando la scuola faceva quello di Scuola? Questa senile assennatezza dei nostri figli&nbsp;mi fa misurare il termometro della paura, del pericolo: 80 e 321, ha ragione Francesco. &nbsp;</p>



<p>Il portone si chiude e la casa piomba in un insolito silenzio. Ritorno alla colazione che ho abbandonato e pensando all’oggi della scuola, per prendere coraggio tolgo dallo scaffale la mia vecchia edizione universitaria della “Lettera a una professoressa” e faccio una ripassatina. Il ripasso è una pratica ieri e oggi sempre consigliata. Mi consola pensare a don Milani, quell’osteggiato prete che ha saputo guardare con lucidità, intelligenza e amore, il niente di Barbiana e ne ha fatto un modello educativo.&nbsp;</p>



<p>E se invito studenti, genitori, insegnanti a fare una piazza, (naturalmente con obbligo di mascherina o virtuale) per pregare tutti insieme don Milani perché suggerisca a chi di dovere un’illuminata visione di Scuola? Magari don Milani il miracolo lo fa e, dopo tante diatribe, la Chiesa lo fa pure santo.  <br> <br>Patologia: innaturale voglia di andare a scuola <br>Terapia: rileggere la “Lettera a una professoressa” e, riprendendo a bere il primo tè, mettersi nella disposizione d’animo di chi crede che i miracoli sono possibili. </p>
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		<title>Per&#8230;plessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 12:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Banchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola è morta, viva la scuola! I docenti di ruolo hanno ricominciato a riunirsi anche in presenza nei vari plessi scolastici, ma soprattutto hanno spostato, in questi giorni, centinaia di banchi. L’idea originale di distanziamento, molto più severa di quella attuale, prevedeva un piccolo numero di studenti per classe, con turnazioni e riduzioni significative di orario. Anche se questo è parzialmente mantenuto alle scuole superiori, per tutti gli altri&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La scuola è morta, viva la scuola! I docenti di ruolo hanno ricominciato a riunirsi anche in presenza nei vari plessi scolastici, ma soprattutto hanno spostato, in questi giorni, centinaia di banchi. L’idea originale di distanziamento, molto più severa di quella attuale, prevedeva un piccolo numero di studenti per classe, con turnazioni e riduzioni significative di orario. Anche se questo è parzialmente mantenuto alle scuole superiori, per tutti gli altri ragazzi, dall’infanzia al primo grado (le medie, per intenderci) alla fine si è arrivati a ricollocare fino a 25 studenti per aula, che, sommati a uno o due docenti – se c’è un alunno diversamente abile nel gruppo &#8211; indica un vero e proprio assembramento, di 27 persone in una stanza. Ci dicono allora che potremo aprire le finestre: a quel punto, alzo gli occhi e ricordo che, quando hai a che fare con adolescenti, ormoni e sneakers, le finestre non le chiudi mai comunque, nemmeno con la tormenta di neve, già da ben prima del covid e delle mascherine.</p>



<p>A proposito di mascherine.. i ragazzi dovranno usarle negli spostamenti, ma non quando sono seduti ai banchi. Come si sa, uno starnuto ha un raggio di circa 5 metri, quindi il fatto che i ragazzi siano seduti, ovviamente non li esimerebbe dal tenere le mascherine, ma in questo paese con tante mamme miopi, si pensa prima a non contrariare il pupo che “non sopporta la mascherina per tanto tempo”, che a tutelarne la salute. (Se il suddetto pupo, fra qualche anno, studierà da infermiere o farà il saldatore, terrà sul volto la mascherina per ben più di circa 4 ore filate al giorno &#8211; 5 moduli da 50 minuti &#8211; ma si dovrebbe essere certi che ci arrivi in salute a quell’età.)</p>



<p>Dicevamo.. docenti “di ruolo”. Sì perché ad oggi, nonostante le rocambolesche promesse politiche, non esiste ancora una linea guida aggiornata, per chiamare al lavoro lo sterminato numero di insegnanti mai assunti (il 40 % del totale), che, per l’ansia, ha smesso di dormire a giugno, quando è stato sistematicamente licenziato, con buona pace di affitto, spesa e bollette, e verrà sistematicamente richiamato come precario, nelle prossime settimane. Costoro, ovviamente, attualmente non possono neanche accedere allo screening dei test sierologici.</p>



<p>A questo proposito, più del virus, ai docenti, negli ultimi mesi ha fatto male l’attacco mediatico. Intendiamoci, siamo abituati che, sotto elezioni, a tutti gli schieramenti fa comodo trovare qualcuno da far odiare e quindi gettare fango sulla nostra categoria, perché ciò crea simpatie in molti elettori con ehm.. qualche pregiudizio (i docenti cattivoni che lavorano 7 mesi all’anno e, magari, neanche quelli, con il covid!).</p>



<p>Curiosamente, la maggioranza dei genitori ha provato in quarantena, sulla propria pelle, l’enorme difficoltà di aiutare un ragazzino a rimanere concentrato e a comprendere ed applicare dei concetti, ma, lungi dall’apprezzare, per logica conseguenza, la professionalità degli insegnanti, in alcuni casi, li ha irrazionalmente odiati, perché la chiusura delle scuole ha generato questa fatica. Queste persone, hanno creduto ad ogni sciocchezza pubblicata sui docenti, non ultimo il rifiuto generalizzato dei test sierologici.</p>



<p>In realtà, per lo più, i docenti che hanno potuto, si sono sottoposti al test, solo che il suddetto 40% di precari… non ne ha avuto possibilità. E, concludo, tutti noi prof siamo felicissimi di rivedere i ragazzi fisicamente all’interno dei plessi e delle aule, solo che avremmo preferito farlo in maggiore sicurezza, proprio perché sì, noi, anche più dei genitori, paventiamo un ritorno alla d.a.d., che è un modo di far lezione, ma non di fare SCUOLA.</p>
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		<title>Una paradossale vicinanza. Lettera dalla scuola in quarantena</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Buona scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero&#8230;</p>
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<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. </p>



<p>D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero la sua odissea nello spazio virtuale. </p>



<p>Si tratta però di una “migrazione” che presenta un aspetto singolare: finisce in un luogo le cui coordinate configurano una sorta di paradosso spaziale. Infatti, come nel capolavoro di Kubrick il punto di arrivo del viaggio interstellare non è altro che l’intimità di una stanza, in cui l’estremo della morte tocca quello della vita, così mi pare che anche l’odissea 2.0 dell’istruzione pubblica, in questo frangente tragico, non abbia fatto altro che portare le cattedre nelle case, sia degli studenti sia dei loro insegnanti, a più stretto contatto con le vite degli uni e degli altri, riducendo paradossalmente la distanza spirituale, pur nell’aumento di quella fisica (in ciò di sicuro aiutata anche dalla condivisione di un comune destino di incertezza e sgomento). </p>



<p>Insomma, ogni mattina ho l’impressione che il laptop che mi connette con i miei ragazzi assomigli a un “wormhole” che collega in un soffio spazi anni luce distanti. Quelli della mia e della loro intimità: Platone, Spinoza, Nietzsche fanno un balzo dalla mia stanza alla loro. Sullo sfondo, dalla mia parte, alternativamente il muro di libri che mi hanno consentito di diventare me o i disegni di Giovanni e Giulio (o direttamente Giovanni e Giulio, con la loro infantile consapevolezza); dalla loro le camerette, i salotti, i tinelli, la loro vita, l’aria che respirano, le mamme o i papà in smart working che passano, con la circospezione di tecnici di uno studio televisivo costretti ad attraversare l’inquadratura. È la scuola che va dalla famiglia, direttamente: la loro, la mia. Un’istituzione che tende la mano a un’altra, nel momento in cui le mani è meglio non si tocchino. </p>



<p>Una distanza, infine, che esplode di vicinanza: ragazzi e genitori che ringraziano professori; professori che si ammazzano di fatica per continuare a fare il loro lavoro aggiornando in tempo reale le metodologie didattiche e valutative, mentre imparano a conoscere e gestire strumenti spesso estranei a una classe docente non più giovanissima e legata (diciamolo: anche da un legame di autentico amore) alla carta, al gesso e all’ardesia (anche adesso che nelle aule di sempre più istituti le lavagne multimediali stanno spalancando nuove possibilità di insegnamento e apprendimento, anche “in presenza”). </p>



<p>Ci voleva una pandemia, ci voleva il dolore, ci voleva questa “migrazione”, per fare migrare anche noi insegnanti dalla realtà dello spazio reale alla realtà dello spazio virtuale, dove i nostri ragazzi già erano di casa. Ma adesso è lì che hanno bisogno di noi.</p>
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