<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Legislatura Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/legislatura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/legislatura/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 Jan 2022 14:53:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Legislatura Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/legislatura/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Votate Draghi. E a non rivederci più</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 20:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Capo dello Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro destra]]></category>
		<category><![CDATA[Colao]]></category>
		<category><![CDATA[Divisione]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Legislatura]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3974</guid>

					<description><![CDATA[<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale. Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/">Votate Draghi. E a non rivederci più</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale.</p>



<p>Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in una tradizione ciò che, nella sua convinzione, deve restare una eccezione. Perché se è vero che la Costituzione non vieta la rielezione del presidente uscente, la consuetudine lo considera un fatto eccezionale.</p>



<p>La politica non è certamente la narrativa con la quale il centro destra sta provando ad accompagnare il fallimento di Berlusconi. Il presidente di Forza Italia non è riuscito a trovare abbastanza voti in Parlamento per garantire la sua elezione a Capo dello Stato al netto della prevedibile percentuale di franchi tiratori interni.</p>



<p>Il racconto di avere i voti ma di rinunciarci per non dividere il Paese va in conflitto non solo con l’evidenza dei fatti (la mancanza dei voti), con la storia di un uomo che nel bene e nel male è stato l’incarnazione della divisione, del bipolarismo. Ma anche con la mitologia del Cavaliere che si esalta e si eccita davanti alle sfide impossibili. Anche per quelle.</p>



<p>Il centro destra ne esce indebolito da questo tira e molla del suo vecchio leader. “Ora che con senso di responsabilità abbiamo ritirato il nome divisivo ma vincente di Berlusconi, la sinistra non ponga più veti” è una pezza peggiore del buco.</p>



<p>Quello che si ricava da questo racconto è l’immagine di una coalizione non solo divisa sulla prospettiva di portare a termine la legislatura o di andare a voto anticipato, ma priva di figure adeguate non solo a guidare le grandi città ma anche, a livello centrale, a rappresentare l’unità e il prestigio di un Paese ancorato alle sue tradizioni europeiste e atlantiste.</p>



<p>Di chi è la responsabilità? Certamente di Berlusconi, che per più di vent’anni ha soffocato ogni tentativo, da lui stesso a volte accennato, di formare un partito che potesse sopravvivergli, uno o più leader che potessero continuare la sua azione politica. La responsabilità è degli altri partiti di destra, che non hanno perso occasione per bearsi di una crescita effimera perché basata sulla tentazione di titillare i peggiori istinti di intolleranza e divisione che covano nella pancia del Paese, soprattutto in tempi di crisi.</p>



<p>Il rischio più serio, a questo punto, è di bruciare la figura di Mario Draghi, la personalità italiana più stimata al mondo. Già il centro destra ha chiarito che non voterà Draghi come Capo dello Stato, affiancandosi alla posizione del M5S, che ha cambiato idea almeno settanta volte negli ultimi trenta giorni e in trentamila occasioni dall’inizio di questa legislatura. La peggiore sciagura politica della storia della Repubblica.</p>



<p>Vedremo quali saranno le proposte di alto profilo che il centro destra garantisce di proporre entro le prossime ore. Aspettiamo con ansia e rispetto per quello che potrebbe essere il nuovo Capo dello Stato. Non è nostra consuetudine attaccare le Istituzioni, financo quelle immaginarie. I gilet gialli li teniamo in macchina, come prevede la legge. Senza pentimento.</p>



<p>Crediamo fortemente nel laico spirito costituzionale che guiderà con sapienza la scelta dei mille grandi elettori. Ai quali ci permettiamo di ricordare che la credibilità conquistata dall’Italia a livello mondiale nell’ultimo anno non è merito di un governo tutto sommato modesto (tranne Colao, Cartabia e pochi altri) ma porta chiaramente i nomi e i cognomi di Mario Draghi e Sergio Mattarella.</p>



<p>Senza il prezioso lavoro svolto a Bruxelles da loro e da poche altre figure, non avremmo ottenuto il via libera alla prima anticipazione del PNRR. Deragliando da questa via nulla è scontato per il futuro. A partire dalle riforme necessarie per ottenere le prossime tranche del Piano Nazionale di Ripresa.</p>



<p>Basterà a convincere i furbetti del vitalizio e quelli di un posto al governo a non buttare tutto al macero per la difesa del proprio particolarissimo interesse?</p>



<p>Per non rischiare, mettiamola meglio così: non fatelo per l’Italia, non per l’Europa e neppure per i vostri figli. Fatelo per le vostre indennità e per i vostri incarichi da proteggere sino a fine legislatura. Garantite i prossimi sette anni di credibilità all’Italia votando Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. E a non rivederci più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/">Votate Draghi. E a non rivederci più</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Massimo Luciani: sarebbe opportuno che le forze politiche trovassero un saldo accordo su un nome condiviso</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/18/raco-davola-massimo-luciani-sarebbe-opportuno-che-le-forze-politiche-trovassero-un-saldo-accordo-su-un-nome-fortemente-condiviso/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/18/raco-davola-massimo-luciani-sarebbe-opportuno-che-le-forze-politiche-trovassero-un-saldo-accordo-su-un-nome-fortemente-condiviso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 17:20:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Consulta]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Costituenti]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Legislatura]]></category>
		<category><![CDATA[Manfred Weber]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti]]></category>
		<category><![CDATA[Pertini]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Rielezione]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Unita nazionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3906</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo visto che i poteri del Quirinale sono come un elastico, pronti a estendersi o a comprimersi, a seconda della forza e della credibilità degli altri poteri. Quanto pesa l’eredità di Sergio Mattarella sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica?Tanto quanto può e deve pesare l’esperienza di una Presidenza che è stata caratterizzata sia da una grande sapienza istituzionale che dalla capacità di rappresentare appieno l’unità nazionale. Le accoglienze trionfali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/18/raco-davola-massimo-luciani-sarebbe-opportuno-che-le-forze-politiche-trovassero-un-saldo-accordo-su-un-nome-fortemente-condiviso/">Massimo Luciani: sarebbe opportuno che le forze politiche trovassero un saldo accordo su un nome condiviso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Abbiamo visto che i poteri del Quirinale sono come un elastico, pronti a estendersi o a comprimersi, a seconda della forza e della credibilità degli altri poteri. Quanto pesa l’eredità di Sergio Mattarella sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica?</strong><br>Tanto quanto può e deve pesare l’esperienza di una Presidenza che è stata caratterizzata sia da una grande sapienza istituzionale che dalla capacità di rappresentare appieno l’unità nazionale. Le accoglienze trionfali che il Presidente riceve in ogni sua apparizione pubblica dimostrano che i cittadini italiani l’hanno capito perfettamente. Insomma: chiunque sarà chiamato al Quirinale avrà un’eredità davvero difficile da raccogliere.</p>



<p><strong>Quanto è diversa la condizione che portò Napolitano ad accettare la rielezione a termine confrontata con la ferma determinazione di Mattarella di non imporre questa eccezione come una regola?</strong><br>È bene ricordare che fu una scelta consapevole dei Costituenti la mancata regolazione dell’ipotesi della rielezione. Consapevole, insisto, perché si volle evitare di prevederla esplicitamente, ma allo stesso tempo non la si volle escludere: se il Presidente in carica fosse stato il più adatto a ricoprire ancora quel ruolo, si ragionò, perché privarsi della possibilità di rieleggerlo?<br>La rielezione, insomma, non venne concepita come la regola, ma come l’eccezione, eppure può essere proprio questa la scelta da adottare quando altre soluzioni sono impraticabili (magari perché troppo divisive e incapaci di creare un largo consenso). Valuteranno le forze politiche, adesso, se ci troviamo in questa situazione e valuterà il Presidente Mattarella se, una volta che la prospettiva della sua rielezione fosse ampiamente condivisa, recedere dalla intenzione (che parrebbe implicita in alcune sue dichiarazioni) di non ricevere un altro mandato.</p>



<p><strong>Per la prima volta nella storia della Repubblica il centrodestra sembra poter essere nelle condizioni di proporre il nome del nuovo presidente. È così oppure nessuno schieramento, oggi, ha questa forza?</strong><br>A questa domanda è impossibile rispondere. L’attuale Parlamento è davvero indecifrabile, se solo si pensa all’enorme numero di passaggi di gruppo che si sono avuti nel corso della Legislatura. Centrodestra e centrosinistra sono, ovviamente, etichette che contano, ma &#8211; come si suol dire &#8211; nel segreto dell’urna tutto può accadere. Certo, proprio per questo sarebbe opportuno che le forze politiche evitassero di sedersi al tavolo da poker e trovassero un saldo accordo su un nome fortemente condiviso. A quel punto, i dérapages di singoli parlamentari sarebbero molto più difficili.</p>



<p><strong>Presidente di tutti &#8211; da Pertini a Ciampi e Mattarella &#8211; si nasce o si diventa?</strong><br>Entrambe le cose, ovviamente. Si diventa, perché il difficile “mestiere” di capo dello Stato si apprende solo esercitandolo, ma si può diventarlo solo se si è nati con una cultura politica del dialogo, della comprensione e &#8211; perché no &#8211; della mediazione, rifuggendo dallo scontro a tutti i costi e dagli estremismi aprioristici, che non portano da nessuna parte.</p>



<p><strong>La candidatura di un leader di partito, qualunque esso sia, è una forzatura che il Paese in una fase di unità nazionale può permettersi?</strong><br>Non la definirei una forzatura, per la semplice ragione che qualunque cittadino italiano che abbia almeno cinquant’anni e goda dei diritti civili e politici può aspirare a salire al Quirinale. Vero è, però, che l’esperienza insegna che in cima a quel Colle sono arrivati personaggi molto autorevoli, sì, ma che non erano leader di partito. Forse la funzione di rappresentanza dell’unità nazionale che il Presidente deve assolvere spiega sufficientemente il perché.</p>



<p><strong>A proposito di Silvio Berlusconi, Manfred Weber ha dichiarato: “è stato un leader forte, ora lasciategli mostrare che è pronto a unire”. È d’accordo?</strong><br>Sulla prima parte dell’affermazione nessuno potrebbe dissentire, mi pare. Sulla seconda è questione di valutazioni di opportunità. Ma credo che lei stia conversando con me per avere la mia opinione di studioso, non per ascoltare le mie opinioni personali sulle opzioni politiche praticabili.</p>



<p><strong>Che vuol dire per un costituzionalista ascoltare l’affermazione: “è arrivato il momento di una donna al Quirinale”?</strong><br>Che si è finalmente diffusa l’idea che uomo e donna non sono eguali solo per proclamazione costituzionale, ma devono esserlo anche nei fatti. Il che ovviamente non significa, però, che basti un’appartenenza di genere per essere la persona giusta.</p>



<p><strong>Sembra che non sia ancora chiaro se sarà consentito il voto a distanza? Nel caso di numerosi grandi elettori positivi, come ci si comporterà? C’è il rischio di considerare l’elezione contestata?</strong><br>L’elezione sarà comunque pienamente legittima e chi parla di un Presidente potenzialmente “azzoppato” si assume una grave responsabilità. È il problema politico che, semmai, c’è tutto, ma non è possibile risolverlo con forzature e improvvisazioni. A mio avviso, il voto da remoto, allo stato attuale, non è consentito perché lo rendono impraticabile le norme regolamentari e anche una corretta lettura di quelle costituzionali. Più opportuno trovare accorgimenti tecnici che, nel rispetto delle esigenze di tutela della salute, consentano di esprimere in sicurezza un voto in presenza.</p>



<p><strong>L’unica cosa certa è che per la prima volta nella storia della Repubblica il nuovo Capo dello Stato non potrà tenere il discorso a Camere riunite. Sarà un appello ai cittadini che rafforzerà la disintermediazione nella comunicazione politica che abbiamo vissuto negli ultimi anni?</strong><br>Ma no! Un fatto eccezionale non può essere scambiato per la certificazione di una crisi della rappresentanza. Sappiamo bene che da anni le istituzioni rappresentative vivono un’esperienza complicata; sappiamo che i partiti sono sempre più deboli; sappiamo che le nuove tecnologie hanno reso possibile scavalcare i tradizionali soggetti della mediazione. Ma da qui a sostenere che un problema materiale dovuto all’emergenza pandemica sia la pietra tombale della mediazione ce ne corre.</p>



<p><strong>Non si registrano precedenti di elezione del Presidente del Consiglio in carica. Quale sarebbe la procedura da seguire nel caso in cui fosse eletto Draghi?</strong><br>Questione delicata. Penso che in questo caso l’eletto dovrebbe immediatamente (intendo: subito dopo essere stato proclamato) rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del capo dello Stato uscente, che, pertanto, dirigerebbe la prima parte della crisi di governo. Così non si porrebbero problemi di sovrapposizione di ruoli istituzionali: ricordo che il Presidente della Repubblica assume le funzioni col giuramento, sicché fino a quel momento l’eletto non è ancora il capo dello Stato. C’è dunque tempo per risolvere la questione.</p>



<p><strong>Il problema di avere e voler tenere uno come Draghi a Chigi vuol dire che per il Quirinale bisogna trovare una o un Presidente tanto autorevole quanto lui? Siamo da più di due anni in stato di emergenza. Quando questo si protrae per un periodo prolungato è legittimo continuare ad adottare mezzi straordinari? Per quanto tempo la Costituzione può essere derogata per esigenze di fatto?</strong><br>In che senso la Costituzione è stata derogata? Non mi pare proprio. È stato proclamato, nel rispetto delle norme di legge vigenti, uno stato di emergenza e sono stati limitati i diritti dei cittadini molto pesantemente, certo, ma in osservanza dei limiti formali e sostanziali della Costituzione. Si sono avute magari singole violazioni e singole slabbrature, ma non c’è stata nessuna rottura della legalità costituzionale, nessuna deroga.<br>Se, invece, lei mi sta chiedendo quanto possa durare uno stato di emergenza, allora è altra cosa. E le rispondo che non può durare all’infinito, perché l’emergenza non può trasformarsi in ordinarietà (dottrina e giurisprudenza hanno sempre insistito sul suo carattere necessariamente temporaneo). Il legislatore dovrà al più presto, dunque, intervenire per assicurare un ordinato passaggio alla normale ordinarietà.</p>



<p><strong>Cosa pensa della riduzione del numero dei parlamentari? È una riforma che può determinare effetti sugli equilibri costituzionali?</strong><br>Mi sono già espresso pubblicamente a suo tempo. È stata una scelta affrettata, non meditata e frutto di una stagione della nostra politica che non sembra più in corso. Quando si tocca la Costituzione si dovrebbe guardare lontano, non piegarsi alle convenienze contingenti del momento.</p>



<p><strong>Si riusciranno a fare altre riforme in questo scorcio di legislatura, a cominciare dalla riforma elettorale che non è in Costituzione?</strong><br>Dovrebbe chiederlo ai rappresentanti dei partiti. Dico solo che un Parlamento che ha subito per due volte l’onta di vedere la legge elettorale politica dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale dovrebbe avere l’orgoglio di reagire e di trovare una soluzione non imposta da Palazzo della Consulta. È un problema politico delicato, è ovvio, ma forse è prima ancora un problema istituzionale.</p>



<p>Massimo Luciani è Professore Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza &#8211; Università degli Studi di Roma &#8211; La Sapienza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/18/raco-davola-massimo-luciani-sarebbe-opportuno-che-le-forze-politiche-trovassero-un-saldo-accordo-su-un-nome-fortemente-condiviso/">Massimo Luciani: sarebbe opportuno che le forze politiche trovassero un saldo accordo su un nome condiviso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/18/raco-davola-massimo-luciani-sarebbe-opportuno-che-le-forze-politiche-trovassero-un-saldo-accordo-su-un-nome-fortemente-condiviso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mario Sechi: siamo di nuovo all’uomo della salvezza. Fortunatamente abbiamo Mario Draghi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/24/raco-mario-sechi-siamo-di-nuovo-a-uomo-della-salvezza-fortunatamente-abbiamo-draghi/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/24/raco-mario-sechi-siamo-di-nuovo-a-uomo-della-salvezza-fortunatamente-abbiamo-draghi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2021 16:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Astensione]]></category>
		<category><![CDATA[Ballottaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[Legislatura]]></category>
		<category><![CDATA[Liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Manfredi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Sechi]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Primavalle]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta Civica]]></category>
		<category><![CDATA[Siena]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3713</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un tweet lei ha scritto: “Maggioranza silenziosa e minoranza rumorosa. Il trionfo del Pd, la disfatta della destra. Vincenti e sconfitti. Che succede ora?” Appunto: che succede ora?Succede che lo scenario politico si sta muovendo in maniera molto accelerata. Innanzitutto c’è il calendario istituzionale che comanda: quindi la discussione sulla legge di bilancio, con approvazione entro fine anno previo via libera europeo, e naturalmente grande sforzo dei partiti per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/24/raco-mario-sechi-siamo-di-nuovo-a-uomo-della-salvezza-fortunatamente-abbiamo-draghi/">Mario Sechi: siamo di nuovo all’uomo della salvezza. Fortunatamente abbiamo Mario Draghi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>In un tweet lei ha scritto: “Maggioranza silenziosa e minoranza rumorosa. Il trionfo del Pd, la disfatta della destra. Vincenti e sconfitti. Che succede ora?” Appunto: che succede ora?</strong><br>Succede che lo scenario politico si sta muovendo in maniera molto accelerata. Innanzitutto c’è il calendario istituzionale che comanda: quindi la discussione sulla legge di bilancio, con approvazione entro fine anno previo via libera europeo, e naturalmente grande sforzo dei partiti per spuntare qualche cosa di bandiera. Poi ci sarà l’implementazione del Recovery Plan, poi il panettone, buon Natale, brindisi di capodanno e si riparte. Arriva la befana e d’improvviso a febbraio ci si trova a fare i conti con l’elezione del Presidente della Repubblica.</p>



<p><strong>Pero?</strong><br>Siccome non siamo soli al mondo succedono cose anche fuori dai nostri confini, cose che ci riguardano. Da Berlino dicono che verso la fine dell’anno ci sarà il nuovo governo tedesco e in Francia accelererà contemporaneamente il quadro per le presidenziali del 2022, dove c’è Macron che è al tempo stesso un partner e un competitor di Draghi in Europa.</p>



<p><strong>In febbraio da noi che succede?</strong><br>Si deciderà lo snodo della legislatura, e cioè se Draghi andrà al Quirinale o resterà a Palazzo Chigi. Nel caso in cui andasse al Quirinale potrebbe anche esserci un patto di legislatura su un premier di transizione fino al 2023, scadenza naturale della legislatura dopo la quale si va a votare per un nuovo Parlamento. Aggiungo che questa visione sarebbe rafforzata dal fatto che un Presidente che sciolga il Parlamento che lo ha appena eletto striderebbe un po’ sotto il profilo istituzionale.</p>



<p><strong>Se si va avanti non è più probabile allora che Draghi resti al suo posto?</strong><br>È una possibilità molto grande, ma non si può escludere che vada al Quirinale, essendo la presidenza una carica asimmetrica, della durata di sette anni, accompagnata da vantaggi importanti, perché anche in quella posizione, sebbene con forza minore, può rassicurare i mercati e mantenere relazioni transatlantiche ed europee. Il vero punto è che Draghi è diventato in poco tempo il perno del sistema e che l’elemento lampante dopo i ballottaggi è che la destra ha fatto splash, la sinistra ha vinto, ma le elezioni politiche sono un altro film.</p>



<p><strong>Di queste elezioni amministrative si è detto che protagonista sia stata l’astensione.</strong><br>Il fenomeno si inscrive in una tendenza occidentale, quindi niente di nuovo sotto un certo punto di vista. Per l’Italia sicuramente è un segnale preoccupante, perché quelli sono quasi tutti voti populisti, quelli che di volta in volta vanno in immersione e poi riemergono. Non hanno votato a destra e non hanno votato per i Cinque stelle. Hanno votato poco per la sinistra e sono lì, in attesa di un nuovo pifferaio o di un uomo nuovo che si presenti alle urne e li convinca ad andare a votare. Per il momento aspettano.</p>



<p><strong>Chi sono?</strong><br>Tra loro ci sono molti disillusi che comprendono la politica, ma molti altri sono elettori di carattere volubile. Anche giustamente, nel senso che cambiano facilmente opinione, inseguono l’idea del momento, portano su delle meteore come il M5S e poi le affondano. Quel che è successo a Roma è abbastanza evidente.</p>



<p><strong>Perché il centrodestra ha sbagliato tutti i candidati?</strong><br>Ha perso in una maniera rovinosa. Ha sbagliato per posizionamento politico. Siamo di fronte ad un buffo paradosso, quello per cui due partiti che bene o male fanno il 40% dell’elettorato, di fronte ad oltre l’82% di popolazione over dodici anni vaccinata, si mettono con una minoranza di pochissime persone. Dal punto di vista politico è un suicidio, dal punto di vista logico-mentale è preoccupante, anche qualcosa di più, perché non trova riscontro: nessun politico insegue una minoranza rumorosa che non ha voti.</p>



<p><strong>Una ragione ci sarà.</strong><br>Hanno fatto harakiri e non si capisce perché se non per una lotta interna e per il fatto che evidentemente stanno molto sui social e non vedono più la realtà o almeno non l’hanno vista in questo frangente. Non è solo questione di avere sbagliato i candidati, soprattutto a Roma, con responsabilità qui preponderante della Meloni, ma c’è di più: si tratta di non aver saputo leggere la contemporaneità. Devo essere sincero: ho qualche dubbio che sappiano leggerla anche per il prossimo futuro, perché continuano a battere su questo ferro.</p>



<p><strong>Enrico Letta sta facendo un gran lavoro di riorganizzazione, e soprattutto adesso il centrosinistra ha un leader, un candidato alla presidenza del Consiglio.</strong><br>Letta ha avuto ragione. In politica conta quando vinci. E naturalmente anche quando perdi. Il risultato di mezzo non conta nulla. Letta ha vinto, ha corso per le suppletive a Siena, dove non era così facile, e ha vinto. Ha mostrato coraggio, al contrario di Conte che ha evitato accuratamente di andare a candidarsi a Primavalle perché avrebbe perso, e non ha quindi il tocco magico che racconta, anzi. Poi Letta ha adottato una saggia tecnica del sommergibile. </p>



<p><strong>Cioè?</strong><br>Ogni tanto saliva a quota periscopica per controllare che cosa facesse la destra, e quel che faceva era il peggio possibile, quindi si inabissava nuovamente facendo una politica rassicurante. Sulla scia di Draghi, finalmente, dopo un periodo di sbandamento del Pd che s’era messo in testa che Draghi non andasse bene, non si sa per quale arcano motivo. In tutto questo Letta ha avuto ragione e sarà lui il candidato premier. Punto.</p>



<p><strong>Ora si tratta di fare la coalizione.</strong><br>Con la coalizione ha un problema, perché il partner è in caduta libera: Conte non ha nessun appeal altrimenti avrebbe già ottenuto un risultato, avrebbe già catalizzato un importante bagaglio di voti. Invece l’esempio di Napoli lo smentisce: in pieno territorio di reddito di cittadinanza i Cinque stelle non sono stati determinanti per la vittoria di Manfredi, dove il Pd avrebbe vinto da solo al primo turno comunque con gli altri alleati. La debolezza dei Cinque stelle è dunque un problema per Letta. Dopodiché dall’altra parte c’è un cumulo di macerie.</p>



<p><strong>Al centro si è sempre parlato di una grande prateria che però nessuno riesce a conquistare. In Germania il Partito liberale ha preso l’11,5% e farà il governo insieme a Verdi e Socialisti.</strong><br>La prospettiva è quella, 11-12%. Scelta Civica che cos’era? Era quel numero. Io penso che l’area dei liberali, dei centristi sia quella. A meno che, ma non è in agenda, ci sia un pezzo da novanta come Draghi. Ma siamo alla fantapolitica.</p>



<p><strong>Il problema è che finora nessuno è riuscito a federare tutte queste piccole realtà. C’è riuscito Monti e adesso non si vede chi possa farlo.</strong><br>Nessuno di questi, perché sono troppi galli in un pollaio. Ci vorrebbe uno sforzo molto grande. C’è Calenda che si è mosso bene, è bravo, ma ha un suo ego. Ha la forza anche di fare un passo indietro? Qui non è questione di fare due passi avanti. Lui li ha fatti e li ha fatti bene ma ha la capacità di tornare un po’ indietro, di lasciare un po’ di spazio agli altri? Poi c’è Renzi, che è abilissimo. Voti pochi, ma quelli che ha li usa come se fossero quelli di una maggioranza. E poi ci sono tutti gli altri, grandi o piccoli, ma metterli insieme è molto difficile</p>



<p><strong>Potrebbe farlo Letta?</strong><br>Potrebbe perché guida un partito medio che ha bisogno di federare. Lo potrà fare in una prospettiva liberale? In una prospettiva riformista ha un problema coi cinque stelle. Allora che fai? Ti tieni i Cinque stelle e poi anche Calenda e Renzi? Impossibile. Poi non sappiamo che legge elettorale ci sarà. </p>



<p><strong>Bella grana questa.</strong><br>Il centrodestra ha appena rifiutato il proporzionale. Ma il proporzionale in questo – mi si passi il temine tecnico &#8211; casino, è la scelta più naturale. Siamo di fronte allo sfarinamento del quadro politico e non penso si arriverà con queste coalizioni al 2023. Succederà molto probabilmente qualcos’altro. È tutto in sviluppo, ma si intravedono alcune linee. I gruppi parlamentari non coincidono già più da tempo alle coalizioni.</p>



<p><strong>Ci sono anche gruppi parlamentari che non corrispondono alla guida dei partiti.</strong><br>Se è per quello ci sono gruppi parlamentari che non corrispondono nemmeno alla politica.</p>



<p><strong>Prima o poi si andrà al rinnovo di questo Parlamento, e con numeri radicalmente diversi per via dell’esito del referendum sulla riduzione dei parlamentari. Che cosa c’è da aspettarsi?</strong><br>Io ho un grande timore, che alle politiche venga fuori un risultato disastroso, senza nessun vincitore. Il Parlamento diverrebbe così iperbalcanizzato ma al tempo stesso ridotto, quindi con margini di manovra e aggiustamento inferiori. Quella che secondo molti era un difetto, cioè l’elevato numero di parlamentari, in un sistema caotico ad altissima entropia come quello italiano, funzionava. C’era il suk, per essere molto chiari, e questo compensava le difficoltà. Adesso, con meno parlamentari, sarà più difficile mettere a posto i “Lego” della politica. Temo una situazione in cui non si riesca più a trovare il bandolo della matassa. Ecco perché abbiamo bisogno di Draghi.</p>



<p><strong>Ma a questo punto non sarebbe meglio tenero fuori dal Quirinale?</strong><br>Se c’è Draghi al Quirinale, diventa il king maker del governo, se è fuori dal Quirinale diventa la soluzione per mettere insieme un governo. Quindi di diritto o di rovescio, Draghi rappresenta la soluzione. Questo dice però anche quanto siamo messi male, perché siamo di nuovo all’uomo della salvezza. In questo caso la figura è eccezionale e si ritrova in uno stato d’eccezione. Dobbiamo sperare nello stellone, in un colpo di fortuna per cui gli elettori vanno a votare per qualcuno e questo qualcuno governa. Chiunque sia, sono ampiamente agnostico su questo. Però ci vuole un segnale di chiarezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/24/raco-mario-sechi-siamo-di-nuovo-a-uomo-della-salvezza-fortunatamente-abbiamo-draghi/">Mario Sechi: siamo di nuovo all’uomo della salvezza. Fortunatamente abbiamo Mario Draghi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/24/raco-mario-sechi-siamo-di-nuovo-a-uomo-della-salvezza-fortunatamente-abbiamo-draghi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La politica è potere. Per cambiare le cose bisogna alzarsi dal divano e prendere la politica sul serio</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/02/03/maran-la-politica-e-potere-per-cambiare-le-cose-bisogna-alzarsi-dal-divano-e-prendere-la-politica-sul-serio/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/02/03/maran-la-politica-e-potere-per-cambiare-le-cose-bisogna-alzarsi-dal-divano-e-prendere-la-politica-sul-serio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Eithan Hersh]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Indignazione]]></category>
		<category><![CDATA[Legislatura]]></category>
		<category><![CDATA[Lobbying]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics is for Power]]></category>
		<category><![CDATA[Poltrone]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranismo]]></category>
		<category><![CDATA[Vaffa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2610</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solo due anni fa, la legislatura ha preso il via con la maggioranza populista e sovranista di Salvini e di Di Maio e ora potrebbe concludersi con una maggioranza antipopulista ed europeista guidata da Mario Draghi. Eppure, in questi giorni sui giornali non si è fatto che parlare delle mire e delle macchinazioni di Renzi (esibendo, ovviamente, la necessaria indignazione morale), affermando che al centro della crisi di governo c’erano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/02/03/maran-la-politica-e-potere-per-cambiare-le-cose-bisogna-alzarsi-dal-divano-e-prendere-la-politica-sul-serio/">La politica è potere. Per cambiare le cose bisogna alzarsi dal divano e prendere la politica sul serio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Solo due anni fa, la legislatura ha preso il via con la maggioranza populista e sovranista di Salvini e di Di Maio e ora potrebbe concludersi con una maggioranza antipopulista ed europeista guidata da Mario Draghi. Eppure, in questi giorni sui giornali non si è fatto che parlare delle mire e delle macchinazioni di Renzi (esibendo, ovviamente, la necessaria indignazione morale), affermando che al centro della crisi di governo c’erano unicamente le poltrone, ovvero la «bulimia di potere». Insomma, Recovery Plan, servizi segreti, giustizia, ecc., erano solo pretesti, e tutto girava intorno alla possibilità di «poggiare di nuovo le terga sulla poltrona». «La poltrona, già, la detestatissima poltrona &#8211; ha scritto Pierfrancesco De Robertis su Quotidiano.net &#8211; la vera ed eterna bussola del potere e degli obiettivi dei politici. Ieri, oggi e domani. Vaffa o non vaffa».</p>



<p>Non per caso, dunque, dopo il fallimento del Conte ter e la convocazione di Mario Draghi al Quirinale (Renzi voleva esattamente questo), mi è tornato in mente il libro di Eithan Hersh, un professore di scienza politica della Tufts University: «Politics is for Power: How to Move Beyond Political Hobbysm, Take Action and Make Real Change». Ovviamente il libro, che ci ricorda che «la politica è potere» e che bisogna «andare oltre l’hobbismo politico, passare all’azione e cambiare le cose sul serio», non è tradotto in italiano (si sa che la nostra editoria è pigra, conformista e timorosa), ma lo raccomando comunque.</p>



<p>Nel 2018 il professor Hersh ha chiesto ad un campione casuale di oltre 1000 americani quanto tempo dedicano alle attività politiche. «Un terzo degli intervistati ha detto che dedica ogni giorno almeno due ore alla politica», scrive. Tuttavia, di queste persone, «quattro su cinque raccontano che neanche un minuto di quel tempo è dedicato ad un qualsiasi genere di lavoro politico reale». Si tratta unicamente di «notizie televisive e podcast e trasmissioni radiofoniche e social media» e perlopiù di «esultare e inveire, lamentandosi con amici e familiari». In breve, si tratta di hobbisti politici, che trattano la politica come un passatempo.</p>



<p>Nel suo libro, Hersh si sofferma su cosa serve per impegnarsi, sulle ragioni (e le responsabilità) del cattivo funzionamento della politica e riflette sugli insegnamenti che ha ricavato dagli attivisti di tutto il paese, e su che cosa significa realmente impegno civico (un indizio: non ha niente a che fare con Twitter). Insomma, il libro è una critica arguta del dilettantismo in politica (che significa, appunto, trattare la politica come l’entertaintment) e una chiamata alle armi per tutti quei cittadini benintenzionati e bene informati che «consumano» le notizie politiche ma che non si impegnano in una concreta azione politica.</p>



<p>Ma torniamo al punto: di chi è la colpa se la politica non funziona? Per dare una risposta (scomoda) alla domanda bisogna cominciare proprio dai cittadini comuni benintenzionati, sostiene Hersh. Votiamo (a volte) e di tanto in tanto firmiamo una petizione o partecipiamo ad una manifestazione. Ma essenzialmente ci «impegniamo» consumando la politica come se fosse uno sport o un hobby. Ci immergiamo nel chiacchiericcio politico quotidiano e divoriamo statistiche su chi sale e chi scende. Twittiamo, postiamo e condividiamo. Bramiamo l’indignazione. </p>



<p>Insomma, le ore che passiamo a «fare politica» sono soprattuto un passatempo. Invece, dovremmo dedicare quel tempo a costruire organizzazioni politiche e una visione di lungo termine nella nostra città (o nel nostro piccolo paese), magari facendo conoscenza con i nostri vicini, i cui voti saranno poi necessari per risolvere i problemi. Dovremmo, in altre parole, accumulare «potere» in modo che, quando ci sarà l’opportunità di fare la differenza (per mobilitare, per sostenere i nostri progetti, per fare lobbying), saremo pronti e, soprattutto, in grado di farlo. Il guaio è che tutti noi siamo perlopiù concentrati su noi stessi e scegliamo attività e ruoli più comodi; e tutti noi proviamo una certa repulsione per le attività lente e costanti che caratterizzano la politica e ogni tipo di servizio al bene comune.</p>



<p>Nel suo libro, tuttavia, Hersh ci indica la strada per una partecipazione politica più efficace e, sorretto dalla teoria politica, dalla storia, dalle scienze sociali più moderne e anche dalle storie straordinarie di cittadini comuni che sono si sono alzati dal divano e hanno preso sul serio la politica (il «potere» politico), lo studioso spiega come incanalare la nostra energia lontano dal dilettantismo politico e in modo da rafforzare i nostri valori.</p>



<p>Tutte cose che sapevamo, ovviamente. In una intervista rilasciata a Giovanni Minoli nel 1983, proprio Enrico Berlinguer spiegò cosa fosse per lui il&nbsp;potere: «Il potere è uno strumento insufficiente, ma necessario per realizzare gli ideali in cui credo io e in cui credono i miei compagni». E alla seguente domanda del giornalista, che gli chiedeva cosa gli piacesse maggiormente del potere,&nbsp; replicava con franchezza: «la possibilità di far avanzare la realizzazione di questi ideali». </p>



<p>Ma da quando il sistema politico italiano, com’è accaduto con i dinosauri, è stato colpito da un meteorite che lo ha annientato (il sistema dei partiti, in Italia, fu travolto dal Crollo del Muro di Berlino e dalle inchieste giudiziarie che fecero emergere il fenomeno detto Tangentopoli e che allora godettero del diffuso sostegno dell’opinione pubblica alimentato dai mass media: un collasso che ha segnato l’esaurimento traumatico di una storia più lunga e di culture politiche che, sia pure ammaccate, sopravvivono in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ecc.), ce ne siamo dimenticati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/02/03/maran-la-politica-e-potere-per-cambiare-le-cose-bisogna-alzarsi-dal-divano-e-prendere-la-politica-sul-serio/">La politica è potere. Per cambiare le cose bisogna alzarsi dal divano e prendere la politica sul serio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/02/03/maran-la-politica-e-potere-per-cambiare-le-cose-bisogna-alzarsi-dal-divano-e-prendere-la-politica-sul-serio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
