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	<title>Medici Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Medici Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Senza gentilezza più poveri di umanità</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/05/23/deluca-senza-gentilezza-piu-poveri-di-umanita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2022 10:12:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è solo bisogno di gentilezza, umiltà e salvaguardia delle cose primarie. Anche queste trasmettono autorevolezza, e di questa c’è bisogno perché lì dove c’è una persona che soffre l’avvicinarsi del medico è peculiare, unico nel suo genere, essenziale, e di forte penetrazione: andare al centro del problema ed evitare di perdercisi intorno. Questo sa il medico, e come lui non lo sa nessuno, neanche l’affetto e il legame più intimo con colui che è da soccorrere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un medico di pronto soccorso in un ospedale calabrese che parla con gli occhi: prima di tutto alla sua equipe, ormai abituata a non dover tendere le orecchie ma a cogliere lo sguardo.</p>



<p>Quando si avvicina alla persona che lo attende, lo raggiunge alle labbra offrendogli l’orecchio e poi sussurrargli poche sillabe. L’altro orecchio è per le persone che stanno intorno. Il primo effetto che produce questo suo avanzare è produrre intorno un grande silenzio. Si muove con eleganza, si fa spazio senza doverlo chiedere e, paradosso, ognuno degli astanti capisce che deve raggiungere il suo posto, un metro, due, tre, meglio l’altra stanza di casa o la porta d’uscita.</p>



<p>Quanto avrà studiato, questo medico, per maturare questo stile d’approccio che non fuoriesce di tanto in tanto – così come confermato da altre voci consultate -, ma si rivela piuttosto come una postura professionale? Avrà studiato molto sicuramente, e alla fine ha fatto una scelta. Importante – avrà pensato – è realizzare un intervento efficace e lì dove è richiesto non c’è tempo per ammaestrare folle, far tacere voci, coprire con la propria quella altrui.</p>



<p>C’è solo bisogno di gentilezza, umiltà e salvaguardia delle cose primarie. Anche queste trasmettono autorevolezza, e di questa c’è bisogno perché lì dove c’è una persona che soffre l’avvicinarsi del medico è peculiare, unico nel suo genere, essenziale, e di forte penetrazione: andare al centro del problema ed evitare di perdercisi intorno. Questo sa il medico, e come lui non lo sa nessuno, neanche l’affetto e il legame più intimo con colui che è da soccorrere.</p>



<p>Vale qui ripetere il contrario, ovvero quello che diffusamente accade in simili frangenti? Ne sono piene le cronache e ne sono piene le teste di quelli che ne hanno dette e ascoltate di cotte e di crude, comprese quelle basse e infime.</p>



<p>Si tratta di eccezioni, ossia di scene che si verificano solo nei casi di pronto soccorso? No, purtroppo sono scene, queste assai scadenti, che troviamo e aiutiamo ad alimentare in molti altri teatri della nostra vita quotidiana: uffici, mezzi di trasporto, luoghi pubblici, forse anche chiese e santuari, reparti d’ospedali, senza escludere il cimitero.</p>



<p>Se le cose stanno così – e pare che così e anche peggio stiano – è segno che manca qualcosa. Dire “manca” è esagerato? Scaliamo di un gradino e mettiamola in questi termini, scriviamo: forse abbiamo messo tra parentesi “la gentilezza”, non da oggi, ma da qualche decennio. Stiamo provando e riprovando a farne a meno, e al suo posto abbiamo introdotto, in dose massiccia e giorno dopo giorno al rialzo di intensità: la rudezza che si fa rozzezza che si fa inciviltà che si fa sopraffazione e poi violenza. Abbiamo abbassato l’astina e ci sta precipitando addosso un sacco di melma (con la elle dove starebbe meglio la erre).</p>



<p>Come se la gentilezza potrebbe mai essere la virtù dei deboli e non dei forti, degli animi poco virili e non di quelli marcatamente umani, abbiamo e stiamo pretendendo di procedere in tutte le pieghe e le insenature dell’umana convivenza. Senza accorgerci che così facendo stiamo sottraendo umanità al nostro essere uomini e donne, anziani e bambini. E tutto questo si chiama povertà. Sì, riconosciamolo: siamo più poveri e anche afflitti, e feriti torniamo a casa la sera e ne usciamo al mattino, forse con dentro l’animo il malcelato proposito di farci anche noi soldati di quella considerata il giorno prima rustica genia. Non si spiega altrimenti, perché è così che se ne infittiscono le truppe.</p>



<p>Si potrà fare mai qualcosa? Certo. Una rivoluzione. La sola degna di questo nome, che è poi l’unica realmente efficace. Dovrebbe avere i connotati di un cambiamento di mentalità. Basta un giorno? No, occorre qualche decennio. Sarà opportuno scendere in piazza? No. Occorre calarsi dentro sé stessi. Tutti insieme? No. Ognuno per conto suo. Dentro l’animo di ciascuno, sia pure accantonata in qualche ripostiglio da rivisitare, qualcosa c’è e va portata in superficie.</p>



<p>C’è un aiuto che potrebbe venire dall’esterno. Impostare in ogni città un assessorato, denominato, appunto, “della gentilezza”. In molte realtà italiane l’hanno fatto. Ultimamente ad Orvieto, dove responsabile è una professoressa di lettere e filosofia in pensione. Non dovrebbe costare molto questo organismo assai semplice nella struttura. C’è la rete e ci sono le biblioteche, non dovrebbe essere difficile trovare connessione e scambio. Si instaura un bel dialogo, si conosce, si studia, si ascolta e si divulga.</p>



<p>Il tutto con gentilezza, per far tornare in mezzo a noi quella perduta che –ahinoi – si è portata via un pezzo consistente della nostra umanità.</p>
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		<title>Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 19:09:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel&#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading" id="messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento">Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento</h2>



<p>Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione.</p>



<p><strong>È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.</strong></p>



<p>Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel <strong>luogo più alto della rappresentanza democratica</strong>, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione.</p>



<p>Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare <strong>l’unità della Repubbl</strong>ica.</p>



<p>Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della <strong>Costituzione</strong>, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.</p>



<p>La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.</p>



<p><strong>Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.</strong></p>



<p>Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.</p>



<p>Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.</p>



<p><strong>Travagliati per tutti, anche per me.</strong></p>



<p>È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.</p>



<p>Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle <strong>urgenze &#8211; sanitaria, economica, sociale &#8211; che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze.</strong></p>



<p><strong>La lotta contro il virus non è conclusa</strong>, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.</p>



<p>È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri.</p>



<p>Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.</p>



<p>L’Italia è un grande Paese.</p>



<p>Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di <strong>progettualità</strong>, di <strong>innovazione</strong>, di <strong>investimenti nel capitale sociale</strong>, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.</p>



<p>Nuove difficoltà si presentano.<strong> Le famiglie e le imprese</strong> dovranno fare i conti con gli aumenti del <strong>prezzo dell’energia</strong>. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi.</p>



<p>Viviamo una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.</p>



<p>L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’<strong>Europa</strong>. Siamo i maggiori beneficiari del programma <strong>Next Generation</strong> e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.</p>



<p>La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.</p>



<p>I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini.</p>



<p>L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno.</p>



<p><strong>Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.</strong></p>



<p>L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle <strong>Forze Armate e dalle Forze dell’ordine</strong>, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.</p>



<p>Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.</p>



<p>Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.</p>



<p>È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.</p>



<p>Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.</p>



<p>Un Paese che cresca in unità.</p>



<p>In cui le disuguaglianze &#8211; territoriali e sociali &#8211; che attraversano le nostre comunità vengano meno.</p>



<p>Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la <strong>coesione del nostro popolo.</strong></p>



<p>Un’Italia che sappia superare il <strong>declino demografico</strong> a cui l’Europa sembra condannata.</p>



<p>Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.</p>



<p>Un’Italia impegnata nella difesa dell’<strong>ambiente</strong>, della <strong>biodiversità</strong>, degli <strong>ecosistemi</strong>, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.</p>



<p>Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.</p>



<p>Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della <strong>pandemia.</strong></p>



<p>L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.</p>



<p>La <strong>Conferenza sul futuro dell’Europa</strong> non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale.</p>



<p>In aderenza alle scelte della nostra <strong>Costituzione</strong>, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong>, il <strong>Trattato del Nord Atlantico</strong>, l’<strong>Unione Europea</strong>, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.</p>



<p>Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda.</p>



<p>Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei <strong>Paesi alleati </strong>e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.</p>



<p>I popoli dell’<strong>Unione Europea</strong> devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.</p>



<p>Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale &#8211; è intensamente impegnato il Governo guidato dal <strong>Presidente Draghi</strong>; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.</p>



<p>I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.</p>



<p>Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.</p>



<p>Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia.</p>



<p>Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte.</p>



<p>Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza.</p>



<p>Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.</p>



<p>Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.</p>



<p><strong>La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni.</strong></p>



<p>Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali.</p>



<p>Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni.</p>



<p>Per questo <strong>è cruciale il ruolo del Parlamento, come</strong> luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile.</p>



<p><strong>Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.</strong> Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.</p>



<p><strong>Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra</strong> democrazia.</p>



<p>Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che &#8211; particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.</p>



<p>Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.</p>



<p>La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.</p>



<p><strong>I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.</strong></p>



<p><strong>Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. </strong>Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.</p>



<p>Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può f<strong>avorire una stagione di partecipazione.</strong></p>



<p>Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. <strong>Tutti i giovani in primo luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.</strong></p>



<p>Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.</p>



<p>Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.</p>



<p>Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.</p>



<p><strong>Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione &#8211; l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini.</strong></p>



<p>È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario.</p>



<p>Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore.</p>



<p>In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.</p>



<p>I<strong> cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone.</strong></p>



<p>Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.</p>



<p>La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.</p>



<p>Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell<strong>’</strong>ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del loro dovere.</p>



<p>Nel salutare il <strong>Corpo Diplomatico accreditato</strong>,&nbsp;ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.</p>



<p>Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo.</p>



<p>A <strong>Papa Francesco</strong>, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano.</p>



<p>Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.</p>



<p><strong>L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura.</strong> Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi.</p>



<p><strong>La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana.</strong></p>



<p>Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.</p>



<p>Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: <strong>Monica Vitti.</strong></p>



<p><strong>Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura</strong>, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; <strong>scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.</strong></p>



<p>C<strong>ostruire un’Italia più moderna è il nostro compito.</strong></p>



<p>Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche.</p>



<p>Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti &#8211; ed è un dato importante &#8211; ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano.</p>



<p><strong>Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.</strong></p>



<p><strong>È doveroso ascoltare la voce degli studenti,</strong> che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.</p>



<p><strong>La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.</strong></p>



<p><strong>Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di&nbsp;crescita.</strong></p>



<p>Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La dignità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è azzerare le morti sul lavoro,</strong> che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.</p>



<p><strong>Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.</strong></p>



<p>Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.</p>



<p><strong>Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo</strong>, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.</p>



<p><strong>Dignità è impedire la violenza sulle donne</strong>, piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.</p>



<p><strong>La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni,</strong> soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.</p>



<p><strong>È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.</strong></p>



<p><strong>Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.</strong></p>



<p><strong>Dignità è rispetto per gli anziani</strong> che non possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.</p>



<p><strong>Dignità è contrastare le povertà, </strong>la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.</p>



<p><strong>Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.</strong> Confidiamo in un Paese&nbsp;capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.</p>



<p><strong>Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.</strong></p>



<p><strong>Dignità è&nbsp;assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.</strong></p>



<p>La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.</p>



<p>A questo riguardo – concludendo &#8211; desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, <strong>David Sassoli.</strong></p>



<p>La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.</p>



<p><strong>“Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico.</strong></p>



<p>Dopo avere appena detto: “La speranza siamo noi”.</p>



<p><strong>Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.</strong></p>



<p><strong>Viva la Repubblica, viva l’Italia!</strong></p>
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		<title>Alberto Mantovani: la variante Delta è più infettiva. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Condivido l&#8217;obbligo per operatori sanitari e insegnanti, se la scuola è una priorità per il Paese</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/23/raco-barone-alberto-mantovani-la-variante-delta-e-piu-infettiva-condivido-obbligo-per-operatori-sanitari-e-insegnanti-se-la-scuola-e-una-priorita-per-il-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 11:47:53 +0000</pubDate>
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<p><strong>L’impressione è di ritrovarsi davanti a una possibile terza ondata, dominata dalle cosiddette varianti. Cosa dobbiamo aspettarci dal virus nelle prossime settimane?</strong><br>Stiamo seguendo quello che è successo in altri paesi europei, quello che sta succedendo in Gran Bretagna ad esempio. E’ ragionevole aspettarsi un aumento di contagi, speriamo non un aumento di pressione sul servizio sanitario nazionale. Questo è quello che mi preoccupa ed è quello che ci preoccupa.</p>



<p><strong>Siamo pronti a fronteggiare la variante Delta e le altre varianti individuate?</strong><br>Dipende molto da noi. Se raggiungiamo e mettiamo in sicurezza, il più in fretta possibile, i due milioni di persone fragili per età e le 400 mila persone definite estremamente vulnerabili come i pazienti oncoematologici possiamo affrontare una nuova ondata con una certa serenità.</p>



<p><strong>La minore letalità del virus in questo periodo è dovuta all’efficacia del vaccino?</strong><br>Non c’è dubbio. Chiunque vive in un ospedale &#8211; come faccio io, che vivo in Humanitas &#8211; vede che le persone gravi che vengono ospedalizzate sono sostanzialmente persone non vaccinate. Questo non deve farci però sottovalutare la variante Delta e le altre che sono all’orizzonte. La variante Delta è più infettiva e trasmette un carico virale maggiore. Questo è un motivo di preoccupazione per la sua diffusione e per il fatto che vediamo una fascia di persone più giovani infettate.</p>



<p><strong>I vaccinati con due dosi in che misura possono sentirsi al riparo?</strong><br>I vaccini, sottolineo i vaccini, qualunque vaccino abbiamo fatto, proteggono molto bene nei confronti dell’ospedalizzazione e della malattia grave, che è quello che ci preoccupa. Da questo punto di vista, chi ha fatto due dosi ha ottime probabilità di sentirsi al sicuro. Anche se nessun vaccino, in generale, garantisce una protezione al cento per cento, due dosi ci mettono al riparo nella stragrande maggioranza.</p>



<p><strong>Ci faccia un esempio.</strong><br>Due dosi di vaccino sono come la cintura di sicurezza: anche se la indossiamo, quando siamo in automobile, non passiamo con il rosso, per non rischiare la nostra e la altrui incolumità. Questo vuol dire che anche se siamo vaccinati dobbiamo continuare a rispettare le regole che ci vengono dettate. Non passare col rosso.</p>



<p><strong>Quanto dura l’immunità dei vaccini?</strong><br>Non sappiamo quanto dura l’immunità e la resistenza nei confronti del virus perché abbiamo a che fare con un nemico nuovo. Conosciamo ancora in modo imperfetto il nostro sistema immunitario e conosciamo ancora in modo imperfetto come funziona la memoria immunologica. Non siamo capaci di fare delle previsioni sicure su quanto dura la risposta immunitaria e la protezione. Possiamo dire che funziona sino nove/dieci mesi, pensiamo tutti almeno un anno. Così dura la protezione.</p>



<p><strong>Ci sono dei dati aneddotici che ci possono incoraggiare?</strong><br>E’ stato possibile studiare qualche anno fa alcune persone che erano state esposte alla Spagnola e sono state trovate cellule di memoria contro quella malattia. Così per la prima ondata di SARS. E’ possibile che la memoria immunologica duri a lungo. I vaccini ci hanno stupito per la velocità con la quale sono stati realizzati e per quanto funzionano bene nei confronti della ospedalizzazione e della morte. Io sono ottimista e spero che questi vaccini ci stupiranno per la durata della protezione</p>



<p><strong>Sarà necessaria una terza dose?</strong><br>Onestamente non lo sappiamo. Partono delle sperimentazioni cliniche sulla terza dose. L’obiettivo in questo momento è principalmente quello di aumentare e migliorare la protezione contro le varianti più che sostenere la memoria. Abbiamo bisogno per questo di dati e sperimentazione.</p>



<p><strong>Perché anche i vaccinati devono fare la quarantena? Quanto sono contagiosi?</strong><br>E’ molto difficile condurre uno studio rigoroso sull’effetto dei vaccini sulla trasmissione, sul fatto che sterilizzino anche la trasmissione. Perché sappiamo ancora molto poco di come questi vaccini funzionano a livello delle nostre mucose, dove noi esportiamo il virus. Secondo alcuni dati i vaccini che utilizziamo proteggono contro la malattia asintomatica in parte e proteggono contro la trasmissione. Ma è partito uno studio rigoroso negli Stati Uniti in cui si studia esattamente la trasmissione. Anche se siamo vaccinati, atteniamoci rigorosamente alle regole, perché è possibile che alcuni di noi continuino a trasmettere, probabilmente in misura inferiore.</p>



<p><strong>Probabilmente ci dovremo vaccinare per anni. Oltre ai vaccini avremo anche cure, farmaci?</strong><br>I farmaci sono una grande speranza. Ricordiamo che un anno fa erano stati annunciati dei farmaci, game over li aveva definiti qualcuno, che non funzionavano. Adesso abbiamo migliorato la nostra capacità di trattare i pazienti. Per esempio usiamo nella finestra giusta i cortisonici, che hanno ridotto la mortalità. Probabilmente inizieremo a usare gli inibitori di quella che è stata chiamata la tempesta delle citochine. Ci sono anticorpi che nel nostro paese sono autorizzati in situazioni molto particolari. Ci sono dati che suggeriscono che anche nella malattia avanzata gli anticorpi monoclonali possono aiutare. C’è anche in sperimentazione un anticorpo italiano e questo è un motivo di grande speranza.</p>



<p><strong>Lei su cosa punterebbe.</strong><br>Io direi che la grande speranza è quella di avere farmaci nuovi, come quelli contro HIV. Degli antivirali, molecole semplici che possono essere utilizzate, sono quelle con le quali abbiamo trasformato l’AIDS in una situazione cronica che teniamo sotto controllo. Non ci sono ancora. Ci sono fasi iniziali di sperimentazione molto incoraggianti da questo punto di vista.</p>



<p><strong>Cosa pensa del richiamo con un vaccino diverso rispetto a quello della prima dose?</strong><br>Gli immunologi da molto tempo sospettano che potrebbe essere saggio utilizzare vaccini diversi e fare quello che in inglese viene chiamato “mix and match”, trovare la combinazione migliore di vaccini. Sappiamo che i vaccini a RNA messaggero attivano molto bene la produzione di anticorpi. I vaccini su una piattaforma adenovirus, quello di Oxford per intenderci, attivano un po’ meglio le risposte dei direttori dell’orchestra immunologica e dei killer professionisti che si chiamano in gergo cellule D. C’era l’idea che mescolarli poteva essere una cosa buona. Si è introdotta quella che chiamiamo vaccinazione eterologa per motivi di estrema precauzione: una seconda dose di vaccino a RNA messaggero in chi aveva già ricevuto un vaccino su piattaforma adenovirus.</p>



<p><strong>Perché parla di estrema precauzione?</strong><br>Perché in realtà sulla seconda dose il vaccino su piattaforma adenovirus, quello di Oxford, non c’erano mai stati problemi. Questa scelta è stata fatta per motivi di precauzione. Da un punto di vista immunologico funziona. Non ci sono ancora i dati che funzioni da un punto di vista della protezione, però è molto ragionevole pensare che diano un’ottima protezione. Bisogna dire che nel Regno Unito sono in corso sperimentazioni di combinazioni di sette vaccini diversi per vedere se è possibile ottimizzare e avere il meglio da ciascuna piattaforma. E’ una domanda a cui avremo risposta tra qualche mese.</p>



<p><strong>A chi è ancora scettico sull’efficacia dei vaccini o ha dubbi sulla loro pericolosità, cosa possiamo dire?</strong><br>Perché ci può essere scetticismo sui vaccini? Innanzitutto bisogna confrontarsi sui dati e i numeri che vengono dal nostro pronto soccorso dicono che raramente le persone vaccinate si ammalano o si ammalano gravemente. Invito le persone a confrontarsi sempre con i dati e con coloro che sono stati già vaccinati: i membri della mia famiglia sono stati tutti vaccinati e non abbiamo avuto problemi.</p>



<p><strong>E’ sufficiente la protezione di chi ha già avuto la malattia?</strong><br>Metto in guardia contro l’idea che la malattia naturale sia un buon vaccino. In realtà la malattia naturale, che pure dà immunità, dà protezione, vale la pena di ricordare che nella popolazione reale dà una protezione di meno del 50%. Quindi dopo la malattia naturale, anche grazie alla ricerca fatta da noi, è bene fare una dose di vaccino. Il miglior allenamento, per il nostro sistema immunitario non è la malattia naturale. Il miglior fitness è il vaccino.</p>



<p><strong>Quali sono, se ci sono, i rischi a lungo termine, conosciuti?</strong><br>I vaccini, è bene dirlo, sono stati introdotti da poco tempo, da dicembre nel Regno Unito, in Israele e negli Stati Uniti e da noi in modo massiccio da febbraio. Abbiamo avuto un tempo di monitoraggio relativamente breve. Però possiamo dire delle cose che ci tranquillizzano. Innanzitutto non è mai successo di avere conseguenze a lungo termine di vaccini dopo le primissime settimane. I problemi che potevano esserci li abbiamo visti e li conosciamo tutti: sono effetti locali e rarissimi effetti collaterali legati alla trombosi nel caso di uno dei vaccini. Non è mai successo di avere problemi a lungo termine. Molti pensano a effetti a lungo termine che non hanno alcun motivo di preoccupare.</p>



<p><strong>Diciamone qualcuno.</strong><br>Il primo è che i vaccini a RNA messaggero inducano delle modificazioni genetiche nel nostro organismo. Non c’è nessun motivo per pensare questo. Anzi, dobbiamo pensare che tutte le volte che abbiamo un’infezione virale, quando abbiamo un raffreddore, quando abbiamo una gastroenterite da virus, il virus entra e codifica quantità del suo RNA messaggero infinitamente più alte di quelle che ci vengono introdotte quando facciamo la puntura del vaccino a RNA messaggero o quando ci viene inoculato un virus con adenovirus inattivato. Quindi non c’è nessun motivo per pensare a modificazioni genetiche.</p>



<p><strong>Un’altra leggenda è che siano causa di sterilità.</strong><br>Anche in questo caso non c’è nessun motivo per pensare che i vaccini siano causa di sterilità. Non solo, ci sono dei dati che sono stati pubblicati molto recentemente sul Journal of the American Medical Association, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, che dice che la produzione di spermatozoi è assolutamente normale dopo il vaccino. Dobbiamo restare in guardia rispetto a molte notizie false che riguardano gli effetti a lungo termine dei vaccini.</p>



<p><strong>I più giovani credono di essere protetti dal contagio. Invece l’età media dei contagiati si è molto abbassata.</strong><br>Ai giovani &#8211; e per giovani intendiamo quelli con età superiore ai 16 o ai 18 anni, non i preadolescenti &#8211; vorrei raccontare un colloquio che ho avuto con un medico alcuni giorni fa. Mi ha detto: avrei voluto che queste persone fossero state con me quando ho verificato i problemi che ancora hanno due ragazzi mesi dopo aver fatto il covid. E’ vero che le persone giovani sono relativamente resistenti al covid-19 e alla malattia nella forma grave, ma la malattia li può colpire e può lasciare delle conseguenze, quelle che noi in gergo chiamiamo “long covid”.</p>



<p><strong>Quanti sono?</strong><br>Non sappiamo bene quante sono le persone colpite ma c’è un dato che a me preoccupa moltissimo: uno studio norvegese ha recentemente suggerito che quasi la metà delle persone che ha avuto il covid, anche giovani, ha delle conseguenze a medio termine. Anche alle persone giovani dico: vale la pena vaccinarsi, per la vostra salute prima di tutto e poi per proteggere le persone più fragili nella nostra comunità. Per persone fragili intendiamo quelle sulle quali il vaccino funziona male o non sappiamo ancora usarlo bene.</p>



<p><strong>E per gli adolescenti, dai 12 ai 18 anni? Abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti, hanno già perso quasi due anni di scuola.</strong><br>Su questo voglio dare innanzitutto una mia opinione, da cittadino prima ancora che da medico e da immunologo. Da cittadino penso che la scuola debba essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire, perché lì si gioca il futuro dei ragazzi, il futuro del Paese, lì si gioca anche una partita di diseguaglianza sociale, di distanziamento sociale nel senso che i ragazzi delle famiglie più povere si trovano in enorme svantaggio, finendo per pagare un prezzo più alto. Questo è il mio giudizio, come cittadino di questo Paese.</p>



<p><strong>Come medico che ci dice?</strong><br>Un vaccino a RNA messaggero è stato sperimentato in una corte numerosa di oltre duemila ragazzi e ha funzionato molto bene. I dati sono stati esaminati dalla FDA negli Stati Uniti, dall’EMA e da altre agenzie regolatorie e sono stati approvati. C’è discussione nella comunità, i ragazzi in questa fascia di età sono ancor più resistenti alla malattia nelle forme gravi, tuttavia una parte di questi ragazzi si ammala, una parte ha una conseguenza a medio termine che si chiama MIS-C, che è una malattia infiammatoria cronica che colpisce proprio i ragazzi in quella fascia di età. Inoltre ci sono altri motivi di preoccupazione.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>Cito uno studio norvegese e uno studio italiano molto importante, che ha puntato il dito sulle conseguenze a medio termine, long covid, in età pediatrica. La cosa preoccupante è che almeno in alcuni studi queste conseguenze sono indipendenti dalla gravità della malattia. Tornando ai ragazzi la raccomandazione è di stare attenti perché anche con una malattia presa in forma modesta dal punto di vista clinico c’è il dubbio di lasciti a lungo termine. La società italiana di pediatria ha fatto una raccomandazione di vaccinare i ragazzi sopra i 12 anni. Io condivido l’opinione delle agenzie regolatorie, condivido l’opinione della società italiana di pediatria. I miei nipoti in quella fascia di età, ne ho due su otto, sono stati vaccinati.</p>



<p><strong>E’ favorevole all’obbligo di vaccinazione per alcune categorie?</strong><br>Faccio una premessa: quando c’è stata una discussione, anche molto vivace, sulla reintroduzione dell’obbligo vaccinale nel nostro Paese, qualche anno fa, io ero favorevole all’obbligo. Penso anche che se un’istituzione realizza un’opera di informazione e condivisione delle conoscenze fatta bene si possono convincere le persone. Nella nostra comunità praticamente tutti gli operatori sanitari si sono vaccinati. La prima cosa da fare è: a ogni fiala di vaccino somministrare anche una fiala di informazione e formazione sul vaccino.</p>



<p><strong>Quindi è d’accordo?</strong><br>Non ho dubbi e condivido assolutamente l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. Credo che la stessa cosa dovrebbe essere considerata seriamente per gli insegnanti, nella misura in cui la scuola è una priorità per il Paese. Vogliamo avere le scuole aperte in sicurezza, per gli insegnanti stessi e per i ragazzi.</p>



<p><strong>Per altre categorie?</strong><br>Per altre categorie io non credo che ci siano molti motivi per pensare che non sia il tempo di discutere di un obbligo vaccinale generalizzato. Non sappiamo quanto dura la memoria immunologica, non abbiamo ancora certezze su quanto dovremo ripetere le vaccinazioni. Ritengo che ci siano molti motivi per pensare a questa soluzione.</p>



<p><strong>Soprattutto su AstraZeneca alcune disposizioni discordanti hanno indotto i cittadini a perdere fiducia nelle istituzioni. Che è successo?</strong><br>Io penso che i nostri concittadini abbiano tutto il diritto a essere confusi. Non faccio lezioni a nessuno ma è stata fatta indubbiamente molta confusione. Sapevamo con ragionevole certezza che il vaccino di Oxford funzionava bene al di sopra dei 65 anni, sin dall’inizio. Io cerco di attenermi a tre regole dal punto di vista della comunicazione: il rispetto dei dati, perché bisogna sempre confrontarsi coi dati e spero di averlo fatto anche in questa intervista e il rispetto delle competenze. Se avessimo rispettato i dati non si sarebbe detto che il virus si era ingentilito e che era diventato buono.</p>



<p><strong>La terza regola?</strong><br>La responsabilità sociale: dobbiamo ricordare che quello che diciamo può avere delle conseguenze. Se dico che la malattia naturale è sufficiente a dare una buona protezione posso invogliare le persone a non fare una dose di vaccino mentre i dati dicono e la competenza dell’immunologo dice che il miglior modo di avere una risposta contro le varianti, per chi ha avuto la malattia, è di fare una dose di vaccino.</p>



<p><strong>Ha senso dare il green pass dopo una dose di vaccino?</strong><br>Partiamo dai dati. Sappiamo da molto tempo che anche una sola dose di vaccino dà una protezione parziale anche contro il ceppo originale del virus, quello che adesso chiamiamo Alfa. Lo sappiamo dai dati sul campo. Una dose a 15 giorni dava solo una protezione al 70%. La differenza tra una dose e due dosi diventa ancora più marcata se guardiamo alla resistenza alla variante Delta, che è quella che ci preoccupa. Il decisore politico può trovare una mediazione, ha una responsabilità perché deve mettere insieme i dati di immunologia e di protezione con le esigenze della società civile. L’importante è che chi ha fatto una sola dose, green pass o no, sappia di avere una protezione modesta.</p>



<p><strong>Gli studi, finanziati con fondi senza precedenti, per lo sviluppo dei vaccini anti covid, porterà benefici nella ricerca e nella creazione di altri vaccini, per altre malattie come il cancro?</strong><br>E’ bene ricordare che se contro il covid-19 abbiamo avuto vaccini alla velocità della luce è perché alle spalle c’erano 20 anni di ricerca. Alle spalle del vaccino di BioNTech-Pfizer ci sono tantissimi anni di ricerca per fare un vaccino contro il cancro. Il successo avuto nell’avere un vaccino contro il covid-19 sta alimentando la speranza, il lavoro e gli sforzi di tutti noi per avere vaccini curativi contro il cancro. Non solo, questa tecnologia ci aiuterà ad affrontare le varianti. Abbiamo la grande speranza che ci aiuti a prevenire grandi killer. Ne abbiamo tre: il microbatterio della tubercolosi, la malaria e l’HIV. Il progresso che abbiamo fatto è motivo di speranza per tutti noi.</p>



<p><strong>Lei è molto impegnato nel programma COVAX, per garantire vaccini ai Paesi meno sviluppati o più poveri. Come sta procedendo il progetto?</strong><br>Un continente come l’Africa ha meno dell’1% di persone vaccinate. Non è saggio lasciare i paesi poveri in balia di se stessi. Il cinismo non paga. Faccio un esempio. La variante che chiamavamo brasiliana è nata a Manaus dove circa il 60% della popolazione era venuta a contatto con il virus. Lasciare correre la malattia non è un buon modo per generare immunità, è un buon modo per far saltar fuori varianti.</p>



<p><strong>Quali sono i nostri obblighi?</strong><br>Io penso che abbiamo prima di tutto un dovere di solidarietà e un obbligo morale, perché tutte le sperimentazioni sui vaccini sono state in parte condotte in paesi a basso o medio reddito. Infine abbiamo la nostra sicurezza. Vacciniamo il mondo per essere sicuri noi. Non possiamo lasciare interi continenti a fare da incubatoi per varianti. In questo contesto c’è una iniziativa di salute globale che si chiama Covax, che mira a far avere a questi paesi vaccini sufficienti per la copertura del 20% della popolazione.</p>



<p><strong>Siamo vicini all’obiettivo?</strong><br>In realtà siamo molto lontani da quel 20% ma è ancora più importante trasformare un vaccino in una vaccinazione, fare l’ultimo miglio, arrivare all’ultimo operatore sanitario e metterlo in sicurezza. Questo lo fanno anche delle organizzazioni come Medici con l’Africa, a cui io sono molto legato, che sul terreno portano il vaccino all’ultimo miglio, all’ultimo operatore sanitario. Il mio messaggio è che noi abbiamo bisogno di SOS: solidarietà, obbligo morale a condividere i vaccini e sicurezza per la nostra sicurezza.</p>
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		<title>Paola Severino: i ragazzi hanno un forte senso della giustizia. Non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 17:43:09 +0000</pubDate>
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<p><strong>Lei è rappresentante dei cittadini italiani nella Conferenza per il futuro dell’Europa, dove per la prima volta sono stati accolti rappresentanti dei cittadini di ogni stato membro. E’ questo un esempio di democrazia partecipativa? E’ un modo per avvicinare le persone ad una Comunità che molti considerano troppo lontana dai bisogni dei singoli e di ciascuna Nazione?</strong><br>Ho accettato questo incarico con molto entusiasmo, nella speranza che questo entusiasmo non diventi una illusione e poi una delusione. Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia penso che ci dobbiamo fortemente impegnare a raccogliere l’opinione dei nostri cittadini sul futuro dell’Europa. E’ chiaro che il filtro dell’elaborazione è necessario come è necessario anche stimolare i cittadini a un pensiero sullo Stato e sull’Europa. Lo si può fare in molti modi, senza influenzarne le risposte ma facendo comprendere che ci sono dei fenomeni, come la pandemia ha evidenziato, nei quali la risposta non può essere quella dei singoli e neppure del singolo Stato ma deve essere dell’intera Europa.</p>



<p><strong>Cosa devono fare gli italiani?</strong><br>I cittadini devono comprendere e condividere la relazione con l’Unione Europea e poi, semmai, suggerire dei cambiamenti. E’ così che io concepisco questo mio ruolo di rappresentante dei cittadini italiani. Non condizionarne la partecipazione a una adesione che deve essere del tutto spontanea: c’è una piattaforma in 27 lingue in cui ogni cittadino potrà esprimersi liberamente e direttamente. Il tema è sollecitare la partecipazione dei cittadini perché arrivino alla piattaforma. Sollecitare l’attenzione dei cittadini sull’importanza e sulla serietà di questa consultazione. Non perdiamo un’occasione nella quale possiamo dire come vorremmo che fosse il futuro dell’Europa. Anche perché il futuro dell’Europa è il nostro futuro.</p>



<p><strong>Come può essere stimolata la partecipazione?</strong><br>Al di là delle risposte che affluiranno spontaneamente alla piattaforma, cercherei di costruire anche dei cluster per dare a chi riceverà queste informazioni la possibilità di elaborarle in maniera utile. Per esempio individuando categorie di soggetti. L’output di una certa categoria sarà diversa dall’output di un’altra.</p>



<p><strong>Da chi partirebbe?</strong><br>Da una categoria particolarmente disagiata, i neet, quei ragazzi che hanno perso il filo conduttore della loro vita, della scuola, del lavoro: interpelliamoli e chiediamo loro di partecipare a questo esercizio, di dirci che cosa non ha funzionato e cosa vorrebbero che funzionasse in Europa. E poi via via per tanti altri gruppi di cittadini: avvocati, medici, magistrati, studenti universitari, delle scuole medie e dei licei. Tutte le categorie che possono dirci non solo qual è il loro pensiero in Europa ma anche quali sono i loro desideri sull’Europa.</p>



<p><strong>Un gran lavoro di coinvolgimento della cittadinanza.</strong><br>Credo che il compito di convogliare dei cluster in maniera ordinata verso la piattaforma non sia né una forma di selezione né di prevaricazione, solo una forma di costruzione ordinata del pensiero degli italiani sull’Europa. Io vorrei che in tanti si esprimessero perché sarebbe un esercizio davvero democratico e utile per la crescita dell’Europa. Se deve diventare un luogo di blablabla direi che nessuno di noi avrà svolto bene il proprio compito, io per prima.</p>



<p><strong>E’ una formula che potrebbe essere utilizzata anche a livello interno, per correggere le distorsioni provocate dal diverso principio della democrazia diretta?</strong><br>Al di là delle denominazioni, dobbiamo fronteggiare un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti e che deriva dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione. Oggi siamo totalmente disintermediati rispetto alla comunicazione, rispetto alla politica, all’economia, alla finanza, perché ognuno di noi è stato reso libero di manifestare il proprio pensiero attraverso il digitale, attraverso l’interazione con un mezzo che porta ognuno direttamente in contatto con gli altri. Saremmo degli utopisti se non prendessimo atto della circostanza che oggi ciascuno è stato reso libero, senza l’intermediazione e il filtro del giornalista, di elaborare e comunicare ad altri il proprio pensiero. Il nostro compito è quello di creare delle interlocuzioni che diano loro dei risultati concreti. Da questo punto di vista credo molto all’esercizio che ci accingiamo a fare sul futuro dell’Europa.</p>



<p><strong>In un recente articolo ha parlato del valore del merito per rilanciare il Paese, portando l’esempio di suo nonno, impiegato delle Poste, che quando morì lasciò detto che l’eredità che lo inorgogliva di più era rappresentata dalle sette lauree dei suoi sei figli. Questa è la pietra fondante del nostro Paese, quella di un ascensore sociale sempre cresciuto ma che oggi sembra addirittura in discesa più che fermo. Cosa è successo e come intervenire per tornare a una società che sappia cercare, valorizzare e promuovere il talento?</strong><br>Credo che la storia serva per illuminarci, per trovare il cammino del futuro. La nostra storia è perfettamente quella che lei ha raccontato, quella della mia famiglia, di tante famiglie italiane che hanno visto nella promozione del merito il proprio ascensore sociale. Nell’immediato dopoguerra c’era da ricostruire un Paese, c’era da radunare le forze, da sacrificarsi per ricostruire. Non ci vuole molto per dire che questo è un periodo molto simile, non c’è stata una guerra ma abbiamo combattuto contro un virus che ha ucciso milioni di persone. Gli effetti devastanti, sulla vita e sulla salute delle persone così come sull’economia dei paesi, sono molto simili a quelli della guerra che hanno combattuto i nostri nonni, dopo la quale hanno dovuto raccogliere i cocci di una società che era stata devastata dagli effetti della guerra.</p>



<p><strong>Un esempio per tutti noi?</strong><br>Credo che oggi dobbiamo fare così e se abbiamo la fortuna, come la ho io, di essere in una posizione dalla quale possiamo stimolare gli altri a raccogliere questi cocci e a premere il pulsante dell’ascensore sociale, lo dobbiamo fare. Io ho la fortuna di vivere da tanti anni in mezzo ai giovani e di vedere quanto per i giovani l’essere stimolati sul tema della qualità e del merito sia importante. I giovani ci danno delle risposte incredibili. Alla Luiss, per il progetto “Legalità e merito, quest’anno abbiamo avuto 150 volontari. Questo vuol dire che i ragazzi ci credono, che i ragazzi credono che il merito sia un valore attraverso il quale si sconfigge l’ingiustizia. I ragazzi hanno un forte senso della giustizia che poi magari perdono cammin facendo. Non non glielo dobbiamo far perdere, dobbiamo spiegare loro, con esempi di vita, che sacrificarsi per meritare sia importante. Posso fare un altro esempio concreto?</p>



<p><strong>Prego.</strong><br>I giovani che seleziono per la mia attività professionale provengono spesso da famiglie disagiate, che si sono sacrificate moltissimo per mandare i propri figli prima a scuola e poi all’università. Questi ragazzi l’ascensore sociale non solo lo hanno preso ma sono arrivati ai piani alti, per questo le loro famiglie vanno incoraggiate. Quando vi è la cerimonia delle lauree io stringo spesso le mani dei genitori dei ragazzi, perché comunque noi li dobbiamo ringraziare di aver portato questi ragazzi sino all’università con sacrifici che, chi più chi meno, hanno riguardato tutti. E certe volte stringo delle mani che mi commuovono perché sono delle mani di gente che ha lavorato sodo, non solo con la testa ma anche con le mani. Pensando a quei padri, quei nonni, quelle madri, quelle nonne, persone semplici che hanno dato tutto poiché i loro figli e i loro nipoti si laureassero, capisci che hai avuto un compito importante e che questo compito deve proseguire, perché è dopo che il merito deve dare il suoi risultati, è dopo, nel mondo del lavoro, che deve ricevere le soddisfazioni che una promozione, un inserimento buono nel mondo del lavoro ti può dare.</p>



<p><strong>Siamo in affanno su questo aspetto.</strong><br>E infatti è li che noi dobbiamo lavorare ancora molto, per dimostrare che quel merito che si è acquisito negli studi deve essere portato anche nel mondo del lavoro, della pubblica amministrazione per esempio. Io credo che nella PA si debba essere promossi per merito e non per anzianità così come accade nell’impresa privata molto più spesso che nell’impresa pubblica. E’ anche con questo che si promuove il merito e si dà un senso diffuso di legalità al Paese.</p>



<p><strong>Quali caratteristiche ha, e quali ostacoli ancora incontra, una donna nel percorso per l’affermazione di sé?</strong><br>Partiamo dal che cosa occorra fare perché le giovani donne non si sentano ostacolate. Bisogna dar loro fiducia, bisogna dir loro che certi esempi non sono unici ma molteplici, che se sei brava il soffitto di cristallo lo puoi sfondare. Invitarle, soprattutto, a non limitarsi nelle scelte che fanno all’inizio della loro carriera. Le materie STEM, per esempio, hanno sempre rappresentato, nell’ideologia familiare, un limite allo sviluppo culturale delle donne. Io non sono mai stata brava in matematica, questo è un mio limite, ma credo che donne brave nelle materie tecniche e tecnologiche possano essercene davvero tante. </p>



<p><strong>Cosa devono fare?</strong><br>Stimoliamole ad iscriversi a corsi o ad università in cui queste materie vengono insegnate, perché poi sono queste le materie di successo nell’immediato futuro, ed è su questo che si misurerà il successo degli uomini come delle donne. Indirizzarle dunque anzitutto verso percorsi che non le vedono perdenti. Ogniqualvolta si è aperta la strada alle donne, queste hanno meritato più del cinquanta per cento delle posizioni. Pensate al concorso in magistratura: non molti anni fa c’era una legge che non consentiva alle donne di partecipare al concorso in magistratura. Oggi le donne che vincono quel concorso sono il 52 per cento. Quindi ce l’abbiamo fatta, e ce l’abbiamo fatta anche velocemente.</p>



<p><strong>L’altro tema è quello della conoscenza e della conoscibilità dei ruoli e dei meriti delle donne.</strong><br>Quando si deve organizzare un panel per discutere in una conferenza, o quando si deve scegliere una persona in un consiglio di amministrazione, spesso manca la conoscenza o l’elencazione di donne brave in quel settore. Io nella mia università ho introdotto un sistema che sta funzionando molto bene: l’elenco delle donne brave nei vari settori, l’elenco delle donne che possono essere chiamate a seconda delle necessità. Ne abbiamo a centinaia adesso, semplicemente perché ci siamo applicati a diffondere la conoscenza e la conoscibilità delle donne in gamba. Questo può sposare il tema della promozione di genere con quello della promozione del merito. Il mondo sarà veramente cambiato quando verranno scelte tante donne perché meritano di essere scelte, ma oggi le dobbiamo aiutare perché se i loro meriti non sono conosciuti non possono essere utilizzati.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di inserire nel Recovery Plan un progetto di welfare femminile che parta dalla emersione dei problemi affrontati dalle donne nel corso della pandemia.</strong><br>Quanto al welfare le dico che io sono riuscita a non fermarmi nella mia carriera perché avevo mia madre e mia suocera che si sono occupate della mia bambina. Quando ho aperto uno studio mi sono subito detta che non appena le sue dimensioni fossero cresciute, sarebbe stato bello avere un asilo per i figli dei collaboratori, perché tu puoi lavorare serena sapendo che i tuoi figli sono assistiti e sono vicini. Donna Franca Florio applicò questo sistema nell’Ottocento. Nella tonnara di Favignana costruì un asilo, e le donne lavoravano felici e lavoravano bene. È questo l’altro piccolo segreto, l’altro tema difficile e complesso sul quale lavorare: il welfare. Le donne vanno aiutate, gli orari di lavoro vanno resi conciliabili coi momenti nei quali ci si deve occupare dei figli, lo Stato si deve far carico di dare assistenza a quelle famiglie, ai figli, ai bambini, ai ragazzi che devono sì avere l’appoggio ed essere seguiti dalla famiglia ma anche l’apporto che può dare lo Stato coi suoi asili o con altri mezzi che consentano ad una donna di non rinunciare alla carriera.</p>



<p><strong>Lei può considerarsi fortunata?</strong><br>Io sono partita, nella mia carriera universitaria prima e di avvocato dopo, insieme a tante altre ragazze. Molte erano più brave di me. Io sono l’unica ad essere diventata rettore di un’università, ministro della giustizia, vicepresidente adesso della stessa università. Perché? Erano brave come me, avevano doti simili alle mie, avevano studiato come me però poi i ruoli che hanno assunto in famiglia, non aiutate da un welfare sufficientemente attento, le hanno mano a mano fermate per strada.</p>



<p><strong>Dostoevskij scrisse che “il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Cosa significa, in Italia soprattutto, dove la Costituzione impone che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato?</strong><br>Intanto mi permetta una reminiscenza delle mie letture di Dostoevsky. Lui scrisse “Delitto e castigo” in un’epoca in cui era stato condannato, se non sbaglio, a spaccare le pietre, e questa pena era stata frutto di una conversione benevola perché originariamente era stato condannato a morte. Quando si trovò sul patibolo gli venne salvata la vita e fu condannato a fare lo spaccapietre. Naturalmente sono passati secoli e il nostro sistema carcerario, pur tra tante crisi, è governato dall’idea che la rieducazione del condannato sia ciò cui deve tendere la permanenza nel carcere, quindi abbiamo fatto tanta strada da quell’epoca, a testimonianza proprio che la civiltà di un paese si misura anche e soprattutto dal modo in cui gestisce le carceri. </p>



<p><strong>Lei è stata ministro della Giustizia.</strong><br>Ricordo che uno dei miei compiti di ministro fu quello di andare a Strasburgo a combattere una battaglia perché l’Italia era stata condannata a delle sanzioni perché nelle carceri non c’era abbastanza spazio per i detenuti. Vincemmo quella battaglia. La vincemmo non solo convincendo Strasburgo a non applicare le sanzioni, ma anche adottando una serie di provvedimenti che hanno consentito di mantenere anche dopo uno spazio per i detenuti sufficiente a superare il costante e continuo monitoraggio dell’Europa.</p>



<p><strong>Un altro momento di crisi è stato durante la pandemia?</strong><br>Essere nel carcere vuol dire essere isolati dal mondo, ma almeno c’è un contatto, che è fondamentale per i detenuti, quello con le famiglie, con le persone che li vengono a trovare. I casi di suicidio in carcere sono spessissimo dovuti all’isolamento nel quale i detenuti vengono lasciati dalle loro famiglie. Durante la pandemia si è verificato esattamente questo: le visite dei familiari sono state proibite per motivi comprensibili. Tutto questo ha ovviamente aumentato il livello di tensione nelle carceri: essere completamente isolati dal mondo porta tensione, e se questa tensione non viene correttamente incanalata accade quel che di terribile abbiamo visto accadere.</p>



<p><strong>Cosa fare?</strong><br>Come intervento immediato occorre isolare le mele marce e garantire sempre più interventi rieducativi a coloro che vivono la realtà carceraria, ma badate che il mondo delle carceri è un mondo straordinario, dove esistono sì abissi non guardabili ma anche incredibili vette di volontariato e collaborazione. Io gestisco una fondazione che si occupa di rieducazione dei detenuti, che li porta al lavoro e ad avere occasioni di lavoro; quindi vedo quanto si possa fare per il carcere e quanto la dimensione del carcere possa essere quella di uno sbocco rieducativo. Ma bisogna lavorarci, rimboccarsi le maniche, faticare.</p>



<p><strong>Non tutte le realtà sono identiche.</strong><br>Superato il momento della rivolta sono andata a Rebibbia dove abbiamo girato un docufilm grazie a Rai Cinema, proprio sull’anno del lockdown nelle carceri. A Rebibbia abbiamo trovato una situazione straordinariamente positiva, perché i detenuti erano stati messi in grado in entrare in contatto con le famiglie attraverso i mezzi di comunicazione virtuale. Questo per loro è stata la salvezza. A volte bastano piccole cose, piccole grandi vicinanze. Noi siamo stati vicini ai detenuti di Rebibbia grazie ai volontari della Luiss, ai ragazzi che durante la pandemia hanno vissuto una esperienza quasi carceraria, perché erano già costretti in casa, ma hanno voluto continuare il loro compito educativo nelle carceri.</p>



<p><strong>Di cosa si occupano gli studenti?</strong><br>I nostri ragazzi vanno a Rebibbia per preparare agli esami universitari i detenuti, e lo hanno fatto anche durante la pandemia. Quando finalmente siamo riusciti a vederci, perché mascherine e vaccinazioni ce lo hanno consentito, questi ragazzi ne hanno tratto una grande soddisfazione: erano riusciti a star vicini ai detenuti e la loro vicinanza, insieme a quella di tanti altri volontari che si occupano di carcere, li aveva aiutati a superare un momento critico. Del carcere bisogna parlare. Se ne parla poco, non interessa a nessuno, tutti dicono “è altro da me”, e invece è importantissimo, perché tra i principi della nostra società c’è proprio quello per cui il carcere deve condurre alla rieducazione e non alla recidiva del condannato.</p>



<p><strong>Le vicende della pandemia hanno dimostrato che la cooperazione internazionale è fondamentale per affrontare fenomeni sempre più globali?</strong><br>Credo che la globalizzazione abbia portato la necessità di allargare i nostri orizzonti e di collocarci non più nel paese, nella città, nella nazione ma nel continente, perché la globalizzazione comporterà un confronto tra continenti, tra grandi potenze economiche. Allora bisogna adeguarsi ai tempi, comprendere e condividere tutti che l’Italia da sola non ce la può fare, come non ce la poteva fare ad avere vaccini sufficienti ad immunizzare gran parte della popolazione, come non ce la poteva fare a combattere la pandemia. La prima grande decisione europea condivisa è stata proprio quella di combattere un virus dalla potenza mondiale mettendo tutti quanti insieme. Credo che questo discorso vada portato avanti anche nei periodi, che spero siano prossimi, in cui avremo sconfitto la pandemia e ripreso dei ritmi normali.</p>



<p><strong>Il nostro riferimento non può essere che l’Europa?</strong><br>La competizione economica e sociale oggi si gioca sullo scacchiere del mondo e non su quello dei singoli paesi. Se vogliamo diventare più forti ed evitare gli oligopoli delle grandi potenze sui grandi temi, che sono quello dell’intelligenza artificiale e della cyber sicurezza, dobbiamo stare tutti assieme. In proposito credo che l’Europa, per omogeneità di valori culturali, per storia, debba rappresentare una palestra nella quale ci dobbiamo cimentare, ed è in Europa che dobbiamo rafforzare le nostre difese, la nostra possibilità di successo sui due temi emblematici che ho citato, sui quali l’Europa si deve confrontare con altre potenze mondiali. Se noi non vinceremo le nostre battaglie sull’intelligenza artificiale e sulla cyber sicurezza diventeremo piccoli piccoli, perché finiremo condizionati da un sistema di oligopoli che ci schiaccerà completamente. Allora facciamoci un po’ più grandi, diamo all’Europa la capacità di combattere con mezzi di concorrenza leale la competizione con gli altri paesi, mettiamola in grado tutti insieme di essere una potenza che può stare alla pari di altri paesi mondiali.</p>



<p><strong>Von der Leyen, Lagarde, Merkel: le piace pensare che la gestione di quella che a tutti gli effetti è una vicenda non dissimile ad una guerra, sia stata meno rissosa di quanto fosse possibile prevedere proprio perché tre donne erano al vertice di Istituzioni così importanti?</strong><br>Io trovo che la loro conduzione sia stata straordinaria. Voglio anche pensare che il fatto di essere donne le abbia rese forse più comprensive degli aspetti umani. Le donne, occupandosi spesso della famiglia, dei figli, hanno il privilegio di un osservatorio importante dal quale vedere che cosa i fenomeni esterni generano nei piccoli, nelle persone più deboli di cui devono occuparsi; hanno quindi una visione resa più ampia proprio da questo. La comprensione con la quale ad esempio Ursula von der Leyen ha affrontato il tema della pandemia, dicendo che questo era tema che riguardava tutti, è stato forse anche condizionato dal fatto che, avendo avuto un certo numero di figli, avrà visto in anticipo nella sua famiglia i problemi che si sono verificati.</p>



<p><strong>Siamo sulla strada giusta per raggiungere la parità?</strong><br>Io credo che raggiungeremo davvero la parità quando anche il marito di Ursula von der Leyen avrà avuto la stessa percezione dalla famiglia che ha avuto lei, cioè quello spunto attraverso il quale ci ha portato ad una condivisione degli effetti economici della pandemia: è la prima volta che l’Europa decide di affrontare veramente insieme un problema, con una raccolta straordinaria di fondi da distribuire ai paesi perché superino questo problema. Che in questo abbia aiutato anche l’essere donna è cosa che mi piace pensare, però non vorrei escludere dal mondo gli uomini, che del mondo sono l’altra metà: credo davvero che il condividere, il comprendere i temi delle donne, di che cosa ci sia di maggiormente propositivo nelle loro attività, sia qualcosa che costruisce ed appartiene a uomini e donne in maniera assolutamente paritaria.</p>
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		<title>Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 16:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”. Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole! Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io&#8230;</p>
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<p><em>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”.</em></p>



<p>Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole!</p>



<p>Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io voglio dire che, oggi, la cosa più importante è un’altra: aiutarsi. Se qualcuno ha un problema con una materia, se ha difficoltà a camminare, se è rimasto indietro: aiutarsi vicendevolmente rende migliore la propria vita e quella degli altri. In questo anno di pandemia lo abbiamo imparato ancora una volta.</p>



<p>C’è stato tanto bisogno dei medici, degli infermieri, delle persone che sono rimaste a lavorare nei supermercati, di chi conduceva gli autobus per potersi muovere e così via. Quando ci si aiuta si vive meglio: questa è probabilmente la prima cosa che potete fare. Da adulti a volte ce lo si dimentica, non ci si aiuta abbastanza, e si vive male”.</p>



<p>Noi leggiamo queste parole e forse corriamo con la mente a riprodurne un quadretto dolce e quasi caramelloso: un bambino che interroga un anziano signore. C’è di più.</p>



<p>Alessio è un (piccolo) cittadino italiano che parla a nome suo e dei suoi compagni che costituiscono una classe, dice infatti<em> “che cosa possiamo fare per l’Italia”</em> perché anche noi siamo Italia e anche a noi tocca fare qualcosa.</p>



<p>Sergio Mattarella è il <strong>Presidente della Repubblica</strong>, ed in questa veste risponde a quei piccoli cittadini.</p>



<p>Dice loro che la cosa più importante è aiutarsi. E quindi espone uno dei compiti che sta nella capacità e nella possibilità dell’agire di ciascuno. Chiarisce opportunamente il valore dell’aiuto reciproco, qualcosa che ha un duplice effetto: rende migliore la propria vita e promuove quella degli altri, un po’ come dire: vai avanti tu e non lasciare alcuno indietro, occorre camminare assieme perché solo così progredisce il Paese Italia. Starai meglio tu in una comunità dove tutti staranno meglio. Abiterai un Paese più prospero, nel quale la condivisione dei beni solleverà la qualità della vita.</p>



<p>Capiamo tutti che non si tratta di un sermoncino che spinge all’essere buoni, ma di un principio costituzionale che reca il sapore della solidarietà, necessaria adesso più ancora di prima, per la ripresa del nostro convivere sociale ed economico.</p>



<p>Un’esperienza che abbiamo già fatta nella triste contingenza della pandemia e che chiede di essere dispiegata ancora in questi mesi nei quali si evidenzieranno perdite di ritmo e di contenuti. Come negare, per esempio, che lo studio a distanza, ha prodotto ritardi in alunni sprovvisti di computer o tablet? I ragazzi sanno aiutarsi tra loro, se non si lasciano prendere dalla tentazione di gabbarsi. Competere non è una gara, ma chiedere la stessa cosa, aspirare alla stessa mèta</p>



<p>Ma è tutta l’Italia che necessita di riscoprire questa dimensione. Sarà sufficiente ricordare che cosa ha significato quel trovarsi sulla stessa barca in tempo acuto di Covid19. E che effetto ha avuto sulla popolazione quella cronaca che ci ha fatto conoscere episodi di grande generosità: <em>“Applicate il ventilatore al mio vicino, lui è più giovane e può salvarsi, io sono anziano e ho meno probabilità”</em>. O quell’altra, pronunciata nei giorni in cui furbetti di bassa misura superavano la fila:<em> “La mia dose di vaccino assegnatela a quella mamma che ha il figlio disabile, ne ho meno bisogno io che vivo solo in casa e per giunta ultranovantenne”</em>.</p>



<p>Anche questa è stata l’Italia che ha praticato il principio civile dell’aiuto, uomini e donne capaci di avvertire la presenza dell’altro non come un impedimento alla personale realizzazione, ma conviventi con più urgenti diritti. Non solo “voglia di comunità”, ma scenari di praticata realizzazione.</p>



<p>Gli adulti – ha chiosato Mattarella – a volte dimenticano la preziosità dell’aiuto. A volte o più ancora spesso. Accade tutte le volte che qualcuno – o vere e proprie cordate di falsi amici – volge le spalle al popolo e persegue interessi personali in disprezzo della giustizia distributiva. Sono casi in cui il potere occupa le Istituzioni, si impadronisce del bene comune e lo piega ad interessi egoistici.</p>



<p>Aiutare gli altri è anche il coraggio di quell’imprenditore reggino che ha accusato i suoi vessatori. Ha reso più praticabile la strada della legalità a chi resta indietro e soffre schiacciato da una pratica tribale purtroppo largamente esistente.</p>



<p>I luoghi e i tempi per rendere concreto l’aiuto vicendevole sono innumerevoli. Il primo resta, senza equivoci, quello di compiere il proprio dovere con competenza e fedeltà. E non vorremmo giammai che questa preoccupazione restasse solo per il piccolo Alessio e per i suoi compagni di scuola.</p>
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		<title>Vaccini: per chi suona la campana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 17:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna vaccinazione]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministero della Salute informa che dal 30 dicembre al 1 gennaio sono state consegnate 469.950 dosi di vaccino. Alle ore 17:00 del 2 gennaio, secondo quanto si legge sul sito ufficiale con il report in tempo reale dei vaccini anti covid-19, sono state somministrate 46.506 dosi. Questi numeri evidenziano che non siamo in grado di somministrare neppure il dieci per cento dei vaccini che arrivano giornalmente in Italia. Nel&#8230;</p>
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<p>Il ministero della Salute informa che dal 30 dicembre al 1 gennaio sono state consegnate 469.950 dosi di vaccino. Alle ore 17:00 del 2 gennaio, secondo quanto si legge sul sito ufficiale con il report in tempo reale dei vaccini anti covid-19, sono state somministrate 46.506 dosi. Questi numeri evidenziano che non siamo in grado di somministrare neppure il dieci per cento dei vaccini che arrivano giornalmente in Italia. Nel frattempo l’aumento del tasso di positività al Covid in Italia si attesta al 17,6%, con il Paese in zona rossa da più di una settimana. Alcune regioni hanno un indice RT talmente elevato da far immaginare che per per molti cittadini la zona rossa continuerà ben oltre l’Epifania.</p>



<p>Tutto questo si aggiunge alle consolidate incertezze del Governo. Riaprirà la scuola? Quando? Con quali regole? Ancora tutti in classe alle 8 o con ingressi scaglionati? E i mezzi pubblici? Sono stati sottoscritti accordi con compagnie private di trasporto? E’ stato previsto un piano vaccinale per gli insegnanti? Quanto personale sanitario ha aderito all’invito a vaccinarsi? Ci sarà una corsia preferenziale per i cittadini sottoposti a vaccino? Come si pensa di agire con chi si rifiuta? Ci sarà un modo per evidenziare chi è stato vaccinato? Corrisponde al vero che mancano i medici e le siringhe per la somministrazione del vaccino? E quindi, qual è il piano B? Visto che siamo da quasi un anno in stato di emergenza, sarà chiamato a intervenire l’esercito? Sarà concessa la possibilità di acquistare e farsi somministrare il vaccino, senza che questo sottragga dosi al piano vaccinale nazionale gratuito che resta prioritario?</p>



<p>E’ evidente la totale incapacità organizzativa della struttura messa in piedi dal Governo per gestire prima l’emergenza e oggi la fase di vaccinazione. Se già il motore non gira al minimo cosa accadrà quando dovrà andare a pieno regime? Continuare ad affermare che tutto va bene, che siamo pronti, che abbiamo la migliore organizzazione sanitaria del mondo significa prendere in giro gli italiani ma anche farsi complici di un disastro annunciato. La campanella di allarme non potrebbe suonare in modo più forte e allarmante. Fingere di non ascoltarla è da irresponsabili.</p>
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		<title>Vietato criticare, in Italia va tutto alla grande</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 07:37:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Arcuri]]></category>
		<category><![CDATA[AstraZeneca]]></category>
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		<category><![CDATA[Vaccinazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vietato criticare il governo, vietato criticare la maggioranza, vietato criticare il super commissario Arcuri. Siamo in stato di emergenza, in piena pandemia, la situazione è difficile quindi se non ci fossero stati loro al governo oggi staremo peggio. Peggio come? Visto che l’Italia ha il primato i mortalità in Europa per Covid-19, medici che non partecipano nemmeno ai bandi, migliaia di posti di lavoro persi, scuole, musei, università ancora chiuse,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/30/ranucci-vietato-criticare-in-italia-va-tutto-alla-grande/">Vietato criticare, in Italia va tutto alla grande</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Vietato criticare il governo, vietato criticare la maggioranza, vietato criticare il super commissario Arcuri. Siamo in stato di emergenza, in piena pandemia, la situazione è difficile quindi se non ci fossero stati loro al governo oggi staremo peggio. Peggio come? Visto che l’Italia ha il primato i mortalità in Europa per Covid-19, medici che non partecipano nemmeno ai bandi, migliaia di posti di lavoro persi, scuole, musei, università ancora chiuse, attività commerciali che hanno abbassato le saracinesche per sempre. Grandi inaugurazioni di padiglioni per ospitare malati Covid mai entrati in funzione, grande show per l’arrivo di nove mila fiale del vaccino anti-Covid, contro ben altri numeri dei nostri vicini. </p>



<p>Non possiamo criticare cosa si fa a casa nostra ma almeno possiamo vedere cosa fanno gli altri e prendere esempio? No, non si può nemmeno questo, perché i paragoni con Germania, Francia, Gran Bretagna non si devono fare, sono paesi diversi dall’Italia. Negli altri paesi il piano di vaccinazione sta funzionando meglio, e siamo solo all’inizio, però da noi ora arrivano le primule, padiglioni a forma di fiore dove la gente potrà vaccinarsi, vuoi mettere? Arriveranno prima le primule, i medici formati per fare i vaccini, o i vaccini? Si accettano scommesse.</p>



<p>Si sono arrabbiati tutti con la Germania cattiva perché,&nbsp;grazie ad un accordo bilaterale con la Biontech, ha acquistato 30 milioni di dosi in più fuori dagli accordi europei. Qualche giorno dopo esce la notizia che il vaccino AstraZeneca non arriverà prima di febbraio. Un duro colpo per il piano Arcuri, ci aveva puntato tutto. Invece di manifestare sempre insofferenza verso chi fa meglio, si potrebbe copiare qualcosa dagli altri, a fin di bene.</p>



<p>Vabbè consoliamoci, il governo ha assicurato che il 7 riprenderemo gran parte delle attività, a partire dalla scuola. Eh no frena, le scuole non riapriranno il 7, e nemmeno gli impianti sciistici, palestre, piscine, musei.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza dei luoghi comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 14:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[#andràtuttobene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Andrà tutto bene”, “Ce la faremo”, “Medici e infermieri i nostri eroi in camice bianco”, “Ne usciremo migliori”. E poi flash mob, canti, applausi dai balconi. Ma andrà tutto bene de che? L’Italia supera le 21 mila vittime di Covid-19, i contagi non diminuiscono, l’economia è ferma, siamo tutti dentro casa e, a quasi due mesi dal primo caso scoperto in Lombardia, ancora con questi arcobaleni e disegnini appesi alle&#8230;</p>
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<p>“Andrà tutto bene”, “Ce la faremo”, “Medici e infermieri i nostri eroi in camice bianco”, “Ne usciremo migliori”. E poi flash mob, canti, applausi dai balconi. Ma andrà tutto bene de che? L’Italia supera le 21 mila vittime di Covid-19, i contagi non diminuiscono, l’economia è ferma, siamo tutti dentro casa e, a quasi due mesi dal primo caso scoperto in Lombardia, ancora con questi arcobaleni e disegnini appesi alle finestre e post-it attaccati ovunque. Ormai non ci credono nemmeno quelli che lo scrivono. Si spera si siano resi conto che no, non è andato tutto bene.</p>



<p>Sarà la noia, sarà la ricerca di un appiglio a cui aggrapparsi in questi giorni, la voglia di sdrammatizzare, ma dopo quella sanitaria la vera emergenza è il proliferare dei luoghi comuni, letti e diffusi via social, sentiti alla tv dai politici che continuano ad elogiare il lavoro dei medici in prima linea, “i nostri eroi”. Ma i vostri eroi non se&nbsp;ne fanno nulla di queste belle parole, i vostri eroi chiedono guanti, mascherine e camici per non infettarsi. I vostri eroi chiedono attenzione, protezione e sicurezza, per loro e per i malati.</p>



<p>Poi ci sono quelli zen che continuano a ripetere che da questa emergenza ne usciremo migliori, si certo, come la conduttrice tv che spara in diretta nazionale l’inseguimento della polizia di un povero signore, circondato da forze aria-terra, manco fosse il più pericoloso dei boss. Ha violato la quarantena,&nbsp;le regole, vero,&nbsp;ma per andarsi a fare una corsetta in solitaria tra mille ettari di verde. Ha sbagliato, ha pagato, ma perché la gogna mediatica e social?</p>



<p>E le mamme esaurite alle prese con le quotidiane faccende domestiche, mariti rompiscatole e figli in casa h24 da far studiare, far giocare, tenere occupati tra le quattro mura di casa, siete sicuri che ne usciranno persone migliori? Per non parlare del capitolo anziani “proteggiamo i nostri nonni”. Si come no, abbandonati nelle Rsa, nelle case di cura, andate a raccontargli: “nonni andrà tutto bene”.</p>
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