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	<title>Moda Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>In memoria di Gabriele Arezzo di Trifiletti, collezionista di &#8220;Tre secoli di moda in Sicilia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2022 19:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci ha lasciati Gabriele Arezzo di Trifiletti, tra i più grandi e competenti collezionisti di moda in Europa. La dimensione della sua pluridecennale raccolta di abiti, complementi e accessori si misura nel MuDeCo di Ragusa, Museo del costume di recente allestimento al Castello di Donnafugata, che è sorto grazie all&#8217;acquisizione di una parte del suo patrimonio tessile. Rampollo di una importantissima famiglia nobile dell&#8217;antica Contea di Modica, Gabriele Arezzo di&#8230;</p>
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<p>Ci ha lasciati  Gabriele Arezzo di Trifiletti, tra i più grandi e competenti collezionisti di moda in Europa. La dimensione della sua pluridecennale raccolta di abiti, complementi e accessori si misura nel MuDeCo di Ragusa, Museo del costume di recente allestimento al Castello di Donnafugata, che è sorto grazie all&#8217;acquisizione di una parte del suo patrimonio tessile.</p>



<p>Rampollo di una importantissima famiglia nobile dell&#8217;antica Contea di Modica, Gabriele Arezzo di Trifiletti ha interpretato in modo esemplare il suo ruolo aristocratico, non consentendo la dispersione di beni che, diversamente, sarebbero finiti ai topi e alle tarme quando non dispersi per pochi spiccioli sul mercato antiquario di tutto il mondo. Perché, mentre la maggior parte della nobiltà siciliana liquidava i propri corredi senza comprenderne l&#8217;importanza storico-documentaria, Arezzo coglieva, in largo anticipo sulla stessa museologia e museografia contemporanea, il valore culturale e narrativo dell&#8217;abito nel più ampio quadro della storia sociale dell&#8217;arte. Intendiamoci, non era il solo.</p>



<p>Altrettanto importante e meritoria appariva e appare, ad esempio, la collezione di Raffaello Piraino e quelle che, al seguito di questi due importanti precursori, si sono formate in Sicilia negli ultimi trent&#8217;anni. Ma il patrimonio di casa Arezzo era davvero peculiare, perché il collezionista non si limitava a raccogliere capi di abbigliamento, con pari interesse acquisiva una vasta quantità di materiali bibliografici e carte d&#8217;archivio, consentendo spesso la precisa contestualizzazione del patrimonio tessile in seno alla famiglia che li aveva indossato. Ragione per cui, lo studioso entrava nella sua casa museo con quell&#8217;idea vaga e oleografica che molti ancora hanno delle élite isolane, e ne usciva con una loro conoscenza completa dal punto di vista repertoriale, catalografico, archivio-bibliotecario, aneddotico, biografico ecc.</p>



<p>Conoscevo Gabriele Arezzo di Trifiletti dal 1998, quando entrambi fummo chiamati a raccontare la Sicilia dei Borbone da Enrico Iachello in una insuperata mostra al Centro fieristico le Ciminiere di Catania. Io ero un giovane storico dell&#8217;arte che studiava e si specializzava in Catalogazione dell&#8217;abito antico e dei suoi accessori a Firenze; lui era già all&#8217;apice della sua fortuna collezionistica e si poneva, proprio allora, il problema della futura sorte del suo patrimonio. Insieme abbiamo provato a collocarlo presso la Galleria del costume di Palazzo Pitti, ma una serie di circostanze sfavorevoli non lo ha permesso. Dopo anni lunghi e infruttuosi, trascorsi in affannoso dialogo con la Regione Siciliana, sono nati più validi presupposti a Ragusa, per l&#8217;azione concreta dell&#8217;amministrazione locale e sotto l&#8217;impulso costante e competente di Giuseppe Nuccio Iacono, oggi Direttore del MuDeCo.</p>



<p>Resta da stabilire cosa sarà della rimanente parte dell&#8217;immensa collezione Arezzo di Trifiletti dopo la sua morte. Tutto è prematuro, certo, e il dolore per la perdita di un così caro amico per il momento ottunde ogni altro pensiero. L&#8217;auspicio è che venga data continuità alle sue passioni e alla sua opera, ricordando in tal modo un protagonista della cultura siciliana che, ne sono certo, in futuro verrà studiato e collocato tra i titani della sua generazione.</p>
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		<title>Nino Cerruti. Lo stilista delle Star</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 11:46:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>‹Il più francese degli stilisti italiani›, così viene riportato nell’Encyclopédie de la mode. Nino Cerruti, scomparso lo scorso 17 gennaio all’età di 91 anni, saluta il mondo della moda dopo una vita dedicata allo stile e ai costumi delle star di Hollywood. Abiti che hanno fatto la storia del cinema, tra i più iconici quelli per la coppia Sharon Stone e Michael Douglas in Basic Instint, Richard Gere in Pretty&#8230;</p>
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<p><em>‹Il più francese degli stilisti italiani›</em>, così viene riportato nell’Encyclopédie de la mode. <strong>Nino Cerruti</strong>, scomparso lo scorso 17 gennaio all’età di 91 anni, saluta il mondo della moda dopo una vita dedicata allo stile e ai costumi delle star di Hollywood. <br><br>Abiti che hanno fatto la storia del cinema, tra i più iconici quelli per la coppia <strong>Sharon Stone</strong> e <strong>Michael Douglas </strong>in Basic Instint, <strong>Richard Gere</strong> in Pretty Woman, <strong>Marcello Mastroianni</strong> in Pret-à-porter, e tanti altri. Si dedicò anche a personaggi delle passerelle internazionali, vestendo supermodel come <strong>Naomi Campbell</strong> ed <strong>Helena Christensen</strong>. <br><br>Presidente dei Cavalieri del lavoro del Piemonte, Cerruti, sin da giovane, appena ventenne, ereditata la ditta di famiglia nel 1950, mette la sua azienda a disposizione dell’arte. Negli anni settanta realizza la prima giacca destrutturata, sempre all’avanguardia rispetto ai tempi.<br> <br>Imprenditore del benessere con il suo lanificio F.lli Cerruti dal 1881, e maestro in fatto di eleganza per le sue idee è stato anche colui che ha scoperto e lanciato <strong>Giorgio Armani</strong>. <br><br>Nonostante la sua giovane aspirazione di studiare Filosofia e Giornalismo, scoprì l’amore per la sua azienda e la propensione a questo mondo. Un’attitudine generosa nel suo dedicarsi con passione al gusto e ai suoi personaggi. <br><br>Ha ottenuto l&#8217;attenzione mondiale con la presentazione della prima linea di abbigliamento dell&#8217;azienda, Hitman, a Milano. Nel <strong>1962</strong>, insieme ad <strong>Osvaldo Testa</strong>, fonda il marchio “Flying Cross”, la prima “Linea Designer” che va ad aggiungersi alla linea Hitman. Nel <strong>1967 </strong>apre la prima boutique <strong>Cerruti 1881</strong> in Place de la Madeleine a <strong>Parigi</strong>. <br><br>Tra i suoi riconoscimenti a testimonianza di una carriera che ha lasciato molto allo Stile e alla Moda: il <em>Bath Museum of Costume Dress of the Year Award</em>, Inghilterra, 1978; il <em>Monaco Fashion Week Award</em>, 1981; il <em>Cutty Sark Award</em> nel 1982, 1988 e il <em>Pitti Uomo Award</em>, Italia, 1986.<br></p>
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		<title>Settembre, la fine che precede l&#8217;inizio</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/05/distefano-settembre-la-fine-che-precede-inizio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 08:00:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre è arrivato, con la ripresa della quotidianità a suon di “to do list” procrastinata a dopo le vacanze. Ed eccola qua la to do list, imperterrita come sempre a dettare i nostri tempi della giornata. Settembre è simbolicamente anche la fine che precede l’inizio. Con qualche promessa e buon proposito come fosse Capodanno, in realtà è il mese che più di tutti smuove l’animo intorpidito dal relax e che&#8230;</p>
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<p>Settembre è arrivato, con la ripresa della quotidianità a suon di “to do list” procrastinata a dopo le vacanze. Ed eccola qua la to do list, imperterrita come sempre a dettare i nostri tempi della giornata.</p>



<p>Settembre è simbolicamente anche la fine che precede l’inizio. Con qualche promessa e buon proposito come fosse Capodanno, in realtà è il mese che più di tutti smuove l’animo intorpidito dal relax e che pone nuovi e lungimiranti obiettivi per la nuova stagione.</p>



<p>E’ come se fosse un risveglio dei sensi, in cui tutto può essere, come lo sprint del nostro amatissimo caffè al mattino o lo scatto iniziale di una staffetta. Così inizia questo mese convergente del vecchio e del nuovo.</p>



<p>Personalmente faccio parte di quella enorme fetta di studenti, la cui routine è quella di fare in modo di alzarsi dal letto tentatore e iniziare a mettere in moto gli ingranaggi. Per noi il nuovo è ritrovare la motivazione del nostro percorso messo a dura prova dallo stress digitale della D.a.D. In che modo?</p>



<p>Una sana “beauty routine” non guasta mai davanti lo specchio, magari insieme a qualche frase motivante del tipo “oggi deve essere diverso da ieri” tanto per non cadere nella monotonia degli esami.</p>



<p>Ma questo settembre è anche diverso dagli altri, perché per quanto il mood sia sempre quello di prefissare nuove mete da raggiungere, con noi stessi, con il lavoro, con l’amore, con la palestra o con lo studio, siamo in un momento di ripresa da quello che è stato un anno di chiusura, mentale e fisica, qualcosa che ci ha limitato il pensiero di poter fare determinate cose, vivere esperienze, viaggiare e progettare, perché tutto era ed è ancora in balìa di qualcosa che ha il potere di rovesciare i piani. Un movimento dinamico a cui dobbiamo abituarci, vietata la staticità di pensiero!</p>



<p>Nella Fashion Industry si sta applicando un’azione catartica, un upcycling, una rigenerazione non solo in ambito di sprechi ma anche come gestione delle nuove tempistiche per la moda oggi.</p>



<p>Allora quali sono i buoni propositi della moda? Un approccio sempre più digitale, favorendo la “presenza on line” degli spettatori, essere portatrice di valori collettivi con la nascita di giovani brand che interpretano le esigenze della società, essere autentica e meno patinata.</p>



<p>Anche noi diventiamo sempre più autentici, abbiamo capito il valore di avere priorità, stabilire dei limiti e nuove regole che non guastino il benessere psicofisico. Abbiamo imparato di nuovo a camminare e stiamo di nuovo prendendo la rincorsa per correre più sicuri in questa staffetta di eventi.</p>
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		<title>Eco summer: il beachwear si fa green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 15:25:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature. Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.&#8230;</p>
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<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature.</p>



<p>Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.</p>



<p>Da una crisi sanitaria si è ha aperto un varco, una nuova visione incentrata sullo sviluppo di nuove fibre che si possano sostituire ai materiali inquinanti, uno stile di vita più sano che limita gli sprechi ma che non si fa mancare il tocco alla moda.</p>



<p>Esistono tanti brand, promotori dell’eco sostenibilità, che vogliono portare in acqua una moda fatta di tessuti riciclati, rigenerati e poco invasivi nei confronti della natura ma pur sempre resistenti alla salsedine, acerrima nemica dei tessuti, ragion per cui si deve mantenere l’aspetto sintetico per consentire l’idro-compatibilità.</p>



<p>Nonostante la base sintetica, quindi plastificata, oggi esistono materiali alternativi come l’Econyl, ovvero fibra di nylon riciclata, per cui il riutilizzo di questa fibra conferisce una percentuale di impatto ambientale molto bassa, insieme ad una qualità del tessuto elevata. Anche la Canapa inizia ad essere utilizzata in questa specifica filiera della moda. Di seguito alcuni esponenti di un ricercato beachwear sostenibile:</p>



<p>STAY WILD SWIM, è un brand con sede nel Regno Unito che ha prodotto una collezione di costumi fatti completamente in Econyl, dalle linee minimali ed essenziali adatte ad ogni tipologia di fisico, parlando di inclusività.</p>



<p>UND SWIMWEAR, brand Italiano, esattamente tra Como, Bergamo e Rimini, produce costumi 100% Made in Italy con l’intento di “eliminare il superfluo”, come ad esempio l’assenza di cuciture e la possibilità del double-face per chi ama cambiare.</p>



<p>LIDO, sempre italiano, utilizza invece la Lycra ecologica. Uno stile vintage, con lacci e spalline sottili per le eterne romantiche.</p>



<p>BATOKO, del Regno Unito, ricicla la plastica raccolta dagli oceani e la trasforma in costumi dalle texture giocose e animalier. Una collezione che ha la caratteristica di essere composta da una sola forma di costume intero, declinato nelle le varie stampe.</p>



<p>B THE BEACH BRAND, brand Spagnolo, tutto al femminile. Produce costumi dai toni monocromatici in Econyl su stampo artigianale. La scelta del tessuto è per l’80% spagnolo e per il 20% italiano con l’intenzione di mantenere la produzione il più possibile locale.</p>



<p>Oggi più che mai siamo tutti promotori di tale corrente, un nuovo lifestyle, con la possibilità di fare una scelta che duri nel tempo senza limitare la nostra voglia di essere alla moda nella selezione del costume, protagonista nelle nostre foto al mare.</p>



<p>Sulle spiagge, la destrutturazione della forma tipica del bikini e del costume intero è in primo piano, con aperture laterali, sulla schiena o davanti, lacci e fiocchi fanno un mix bon-ton, sgambato o con volà esaltanti, il costume rimane espressione della personalità classica, trasgressiva o eclettica di ognuno. Una nuance di colori pastello, color block e texture floreali o geometriche invadono le spiagge, lasciando che la moda sostenibile e glamour diventi parte integrante della nostra estate.</p>
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		<title>Taomoda Week 2021, vetrina spettacolare siciliana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/22/di-stefano-taomoda-week-2021-vetrina-spettacolare-siciliana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel vivo della stagione estiva, dal 13 al 21 Luglio, come sempre nella bella cittadina di Taormina ricca di storia e stile, si tiene la Taomoda Week 2021. Taomoda, evento patrocinato dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, realizzata in sinergia con l&#8217;Assessorato regionale alle Attività Produttive e con il supporto dell&#8217;assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo, si presenta come una fra le realtà locali&#8230;</p>
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<p>Nel vivo della stagione estiva, dal 13 al 21 Luglio, come sempre nella bella cittadina di Taormina ricca di storia e stile, si tiene la Taomoda Week 2021.</p>



<p>Taomoda, evento patrocinato dal Ministero dello sviluppo economico e dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, realizzata in sinergia con l&#8217;Assessorato regionale alle Attività Produttive e con il supporto dell&#8217;assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo, si presenta come una fra le realtà locali con una visione internazionale della moda.</p>



<p>Nella lista dei grandi Eventi promossi dalla Regione Siciliana, Taomoda è una vera occasione di attrattiva turistica che collabora con brand siciliani e nazionali, insieme a buyer rinomati e alte personalità del mondo fashion e della televisione. Una settimana costellata da eventi giornalieri diretti da Agata Patrizia Saccone, giornalista e ideatrice dell&#8217;evento must della stagione estiva siciliana su stampo fashion e non solo.</p>



<p>Come ogni edizione, Taomoda vuole farsi promotore di discussioni e riflessioni, volto alla conoscenza e all’intrattenimento tra un tema e l’altro. Durante i giorni centrali della settimana, infatti, si sono affrontati molteplici argomenti: dalla fotografia con Arturo delle Donne, alla prevenzione con Acto Onlus (Associazione Italiana per la prevenzione del tumore ovarico) e ancora il concetto di sostenibilità, fra questi il tema di un&#8217;economia sempre più green.</p>



<p>Si prosegue durante le giornate con le &#8220;tavole rotonde&#8221; su temi di attualità anche volti ad una più chiara agenda di azioni per il futuro come la Master class sulle “Azioni e strategie per gli obiettivi ONU agenda 2030”, che ha interessato anche gli studenti delle Università siciliane. Presente anche il tema sul Design con l&#8217;Ordine e Fondazione Architetti di Catania.</p>



<p>Non possono mancare i TaoAwards, gli ambiti premi di riconoscimento per l’impegno, le idee innovative e promotrici di una nuova visione, assegnati per area di competenza: a Ludovica Casellati il premio dedicato alla Sostenibilità, per la promozione di un turismo a basso impatto ambientale; più di uno il Tao Award per la moda, assegnato a Cristiano Burani, Gianluca Capannolo, Alessandro Enriquez e al duo di designer Marco Giugliano e Nicolò Bologna che hanno lanciato il brand “Marco Bologna”; il Tao Music Award quest’anno invece va al duo “La rappresentante di lista” composto dalla cantante Veronica Lucchesi e il musicista Dario Mangiaracina. Ancora a Simone Marchetti (Vanity Fair European Editorial Director and Vanity Fair Italia Editor in Chief presso Condé Nast) va il premio TaoAward Excellence per il giornalismo. Il premio per la fotografia va ad Antonio Guccione. Un TaoAward speciale “Donna we are with you” per la difesa delle donne è assegnato a Yvonne Sciò, mentre a Piero Piazzi, manager e talent scout, il premio alla carriera.</p>



<p>Momento di spicco dell’intera rassegna è la serata di Gala, presso il Teatro Antico di Taormina, location suggestiva al chiaro di luna. La serata coinvolge tutti gli ospiti presenti durante la settimana e i personaggi del mondo della televisione che hanno preso parte al conferimento dei Tao Award. Special Guest della serata il ballerino Amilcar Moret Gonzalez e la Top model Nadège.</p>



<p>Al pari di altre realtà nazionali, Taomoda ha il valore in più di essere una vetrina spettacolare, nel vero senso della parola, un evento dinamico grazie alla pluralità di palazzi storici e Grand Hotel in centro, adibiti per le tavole rotonde e per il fashion show conclusivo che regala un momento davvero glamour.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/22/di-stefano-taomoda-week-2021-vetrina-spettacolare-siciliana/">Taomoda Week 2021, vetrina spettacolare siciliana</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Casa Preti: anche la luna partecipa del sole e della terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Androginia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Preiti]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Hippy]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, E, 1963; Claudio Parmiggiani, La notte, 1964, Giosetta Fioroni, Nascita di una Venere, 1965), la più&#8230;</p>
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<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. </p>



<p>Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, <em>E</em>, 1963; Claudio Parmiggiani, <em>La notte</em>, 1964, Giosetta Fioroni, <em>Nascita di una Venere</em>, 1965), la più parte dei nostri artisti ritornava alla civiltà greca e romana nel furore della contestazione (Michelangelo Pistoletto, <em>Venere degli stracci</em>, 1967), calcinando la propria arte nell’esercizio del multiplo, emulo postmoderno della copia da originali ellenici.</p>



<p>Nell’ambito della moda gli stati di crisi spesso corrispondono con fenomeni di androginia e <em>cross dressing</em> che avvicinano fortemente maschile e femminile in un unico spettro performativo. Anche qui gli esempi non mancano. Facile ricordare la civiltà Hippy in quegli anni formidabili, quando si sperimentava la caduta delle barriere sessuali in seno alla famiglia, tra gli studenti, tra gli operai, immaginando un futuro di pace universale contro l’atomica, la guerra fredda, la Corea, il Vietnam. </p>



<p>Era un periodo di conflitti profondi che metteva contro padri e figli, situazione antiborghese che, da adolescenti, almeno una volta nella vita abbiamo sperato di vedere risolta in un finale alla <em>Zebriskie Point</em> (1970). Allora i ragazzi e le ragazze indossavano, sui capelli lunghi e gli ornamenti etnici, pantaloni a zampa d’elefante, camicie di tela indiana, ponchos ed eskimi. Ma si trattava di abbracci irrisolti che nel lungo periodo hanno generato, loro malgrado, ulteriori livelli di conflitto e incomunicabilità. In tal senso è emblematico <em>The nude restaurant</em> di Andy Wahrol (1967), dove l’apparente libertà dei corpi di due giovani amanti stride con la povertà e l’omologazione linguistica, verbale e sensuale al lessico dei consumi in un volgare fastfood.</p>



<p>Per ritrovare un contesto in cui femminile e maschile si confondono, lasciandoci intravedere un ‘futuro anteriore’ di soli pari, senza più conflitti di genere, finalmente uniti in un unico afflato, bisogna risalire ai miti di fondazione culturale dell’antica Grecia. Il passo più elevato è un noto discorso di Aristofane, riferito da Platone nel <em>Simposio </em>(<em>Platone. Opere complete</em>, Laterza ed., Roma-Bari 19885, vol. 3, XIV, 189-190, p. 165):</p>



<p class="has-text-align-left" style="font-size:14px"><em>Bisogna innanzi tutto che sappiate qual è la natura dell’uomo e quali prove ha sofferto; perché l’antichissima nostra natura non era come l’attuale, ma diversa. In primo luogo l’umanità comprendeva tre sessi, no due come ora, maschio e femmina, ma se ne aggiungeva un terzo partecipe di entrambi di cui ora è rimasto il nome, mentre la cosa si è perduta. Era allora l’androgino, un sesso a sé, la cui forma e nome partecipavano del maschio e della femmina: ora non è rimasto che il nome che suona vergogna. </em></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p style="font-size:14px"><em>In secondo luogo, la forma degli umani era un tutto pieno: la schiena e i fianchi a cerchio, quattro bracci e quattro gambe, due volti del tutto uguali sul collo cilindrico, e una sola testa sui due volti, rivolti in senso opposto; e con quattro orecchie, due sessi, e tutto il resto analogamente, come è facile immaginare da quanto s’è detto. […]. Dunque i sessi erano tre e così fatti perché il genere maschile discendeva in origine dal sole, il femminile dalla terra, mentre l’altro, partecipe di entrambi, dalla luna, perché anche la luna partecipa del sole e della terra.</em></p>
</div></div>



<p>Dal mito antropogonico in avanti, i tentativi più concreti di dar nuova vita a un essere primigenio non dimediato sono stati compiuti, a mio avviso, dalla civiltà dandy. Risuona ancora l’auspicio di Jules A. Barbey d’Aurevilly (<em>Del Dandysmo e di George Brummel</em>, a cura di Mario Ubaldini, Passigli Ed., Firenze 1993, p. 102), che auspica per la futura umanità un egalitarismo di genere trascendente le differenze sessuali:</p>



<p style="font-size:14px"><em>Nature doppie e multiple, di sesso intellettuale incerto, nelle quali la grazia è ancor più grazia nella forza, e la forza si riconosce anche nella grazia, androgini della Storia, nonché della Favola, e dei quali Alcibiade fu il tipo più bello nella più bella nazione.</em></p>



<p>L’autore ci prospetta una precisa via: l’insieme dei lineamenti nell’essere perfetto non dovrà apparire fisico o psicologico ma noetico e culturale. Il dandy è androgino nella testa più che nel corpo, figura estetica con la sostanza divina di chi ha elevato il proprio spirito oltre i limiti della carne, quale che essa sia. Come un asceta bizantino, lui/lei ci invita a entrare nudi e angelicati nello spazio sacro di una religione laica senza tempo.</p>



<p>A tal proposito, mi pare che un giovane brand incarni meglio di altri la lunga sinusoide della civiltà dandy nel contemporaneo: <a href="https://casa-preti.myshopify.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa Preti</a>, fondata a Palermo nel 2017 da Mattia Piazza e Steve Galley. Il marchio propone un’allure fondata sul principio d’indeterminatezza derivante dalla lezione platonica originaria. </p>



<p>Nella collezione A.I. 2020/21 dal significativo titolo <strong><em>Ama</em></strong>, essa mette a nudo la propria matrice non dimediata, richiamando nelle proposte maschili e femminili una serie di tratti condivisi, facendosi portavoce di una missione culturale più volte annunciata nei sistemi di moda contemporanei ma mai pienamente accolta. </p>



<p>Casa Preti affida il tema dell’androginia alla doppia radice semantica della destrutturazione e dell’empatia, con riferimenti iconografici all’essere platonico primigenio, d’un lato, alle <em>Connessioni </em>(1967) e ai <em>Canali segnici</em> (1968) di Franz Erhard Walther, dall’altro. Essa affonda le mani nell’indeterminatezza di genere che ha caratterizzato alcuni momenti della nostra età moderna, indeterminatezza che nella moda è possibile accostare al bisogno di classicità nei tempi di crisi.</p>
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