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	<title>Moderna Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Moderna Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Bene Draghi, ma quanta confusione sui vaccini</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/20/barone-bene-draghi-ma-quanta-confusione-sui-vaccini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 10:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[AIFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna. Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la&#8230;</p>
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<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna.</p>



<p>Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la maggior parte delle persone), può scegliere tranquillamente di fare la seconda dose con Astrazenca. Non c&#8217;è alcun motivo per non fare Astrazenca.</p>



<p>A questo punto però, diventa sempre più chiaro che alcune decisioni sono state prese frettolosamente, gettando i cittadini nel panico. Se le persone adesso possono scegliere di fare AstraZenca in seconda dose (senza limiti di età), allora mi pare di capire che le polemiche dei giorni scorsi relative all&#8217;età evidentemente erano infondate.</p>



<p>Questo è grave, perché ancora una volta, chi deve decidere, ci fa assistere ad un teatrino che adesso è diventato disgustoso. Fino a qualche giorno fa AstraZenca solo agli over 60, adesso a tutti coloro che vogliono.</p>



<p>Il risultato sarà ancora una volta quello di confondere ulteriormente una popolazione già ampiamente confusa e sconfortata da dichiarazioni molto superficiali.</p>
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		<title>Non ho l&#8217;età</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 07:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[AstraZeneca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle chiamate di gruppo, con le mie amiche, che fanno da surrogato agli incontri in presenza, il &#8220;Tu l&#8217;hai fatto?&#8221; ha sostituito il &#8220;Come stai? Ciao, come va?&#8221; ed è l&#8217;unica volta che con rammarico riconosciamo di non essere abbastanza vecchie, ottantenni o ultra. All’inizio del piano vaccinale ho telefonato al mio medico di base per chiedere come dovevo procedere. Quanti anni ha? 73, Ma è una ragazza, stiamo vaccinando&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nelle chiamate di gruppo, con le mie amiche, che fanno da surrogato agli incontri <em>in presenza</em>, il <em>&#8220;Tu l&#8217;hai fatto?&#8221;</em> ha sostituito il <em>&#8220;Come stai? Ciao, come va?&#8221;</em> ed è l&#8217;unica volta che con rammarico riconosciamo di non essere abbastanza vecchie, ottantenni o ultra.</p>



<p>All’inizio del piano vaccinale ho telefonato al mio medico di base per chiedere come dovevo procedere. <em>Quanti anni ha? 73, Ma è una ragazza, stiamo vaccinando gli over 80.</em> Per mia fortuna (?) rientro però in una categoria di fragili e la prima dose l’ho fatta.</p>



<p><em>L’hai fatta? Fortunata te</em>, ribadisce Maria Teresa, che ha solo 76 anni e nessuna grave patologia presente o pregressa da sfoggiare. Chissà se valgono le coliche renali che ho avuto. Può darsi, e non hai il colesterolo e la pressione alta? Non contano, ci voleva una bella polmonite o un qualsiasi tumore. Peccato! Peccato!</p>



<p>Dopo il “Tu l’hai fatto?” seguito dall’affermativo, si dispiega il dibattito su <em>“Ma quale hai fatto?”</em> se dici <strong>Astrazeneca </strong>sei guardato con sufficienza, quasi un proletario della sanità, sei hai fatto <strong>Pfizer </strong>non c’è male, ma se hai fatto <strong>Moderna </strong>sei guardato con considerazione <em>“Quello del Presidente”</em>.</p>



<p>La terza è, tradotta in italiano aulico, <em>“C’era casino?”</em> La solita disorganizzazione, assembramento, fila, confusione. Sembrava di essere in Germania, ordine, disciplina, precisione al minuto. Solo una breve attesa, una fila distanziata, medici gentili. Piacevole, in tutto questo isolamento finalmente ci si ritrova con un po’ di gente, fai due chiacchiere nel quarto d’ora di osservazione. La solita burocrazia italiana.</p>



<p>E da qui sorge obbligatoria la domanda quarta <em>“Ma hai visto quanti moduli si devono compilare?”</em> Mi ci è voluta una serata. Io mi sono fatta aiutare dai nipotini che a sbarrare le caselle se ne intendono. Peggio di un esame. Per fortuna era tutto giusto.</p>



<p>La quinta, <em>“Hai avuto qualche reazione?”</em> Nessuna, tranne naturalmente il dolore al braccio. Io sono stata malissimo, febbre, nausea, capogiri. Io solo un giorno di debolezza. Io ancora non mi riprendo. Io non me ne sono nemmeno accorta. Per poco non morivo.</p>



<p>E giù una serie di dotte diagnosi <em>Dipende dal bagaglio genetico. È questione di suggestione. È differente secondo il tipo di vaccino. Incide andare soggetti ai raffreddori. È influenzata dalla latitudine. Nasce dalle difese immunitarie acquisite da piccoli. Da come ti trovi in quei giorni. Dall’essere vegani.</em> Resto del parere che se qualcosa può andare storto lo farà, chiosa Maria Teresa fanatica discepola di Murphy.</p>



<p>Segue la domanda provocatoria<em> &#8220;Ma voi ai furbetti che fareste?&#8221;</em> E qui dipende dagli umori, dallo sfinimento, dalla preparazione giuridica, dalla visione di vita, dalla fantasia, dal tempo che ci resta prima di preparare la cena.</p>



<p>Ma la domanda vera, con l’aggiunta di un sospiro, è sempre la stessa da più di un anno &#8220;Quando finirà?&#8221; Nell’attesa che finirà, perché finirà, mi faccio una bella tisana rilassante, così mi metto tranquilla in poltrona aspettando le reazioni che verranno o magari no, e per restare in tema rileggo un bel libro che, guarda caso, mi ha regalato un giovane medico, <strong>“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”</strong>, non fosse altro che per l’epigrafe “<em>Parlare delle malattie è un intrattenimento da Mille e una notte” (W. Osler)</em></p>



<p><strong>Patologia:</strong> lieve disturbo istrionico della personalità con tendenza a pretendere più cura degli altri.</p>



<p><strong>Terapia:</strong> personalissimo vaccino di fiducia sotto forma di tisana alle erbe rilassanti accompagnato dalla lettura dei numerosi casi clinici narrati da Oliver Sacks. Nel libro i pazienti si raccontano al loro medico e lui raccoglie queste storie non come casi clinici, ma come avventure, perché fra le tante avventure che la vita riserva c’è anche quella nel misterioso mondo della malattia.</p>
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		<title>Walter Ricciardi: misure insufficienti. Serve lockdown lungo. La politica non decide. Senza tracciamento inutile riaprire le scuole. Per i vaccini giusto coinvolgere le strutture convenzionate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 15:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone L’Ema ha approvato l’utilizzo del vaccino di Moderna. Ne arriveranno altri. A questo punto i problemi riguardano la somministrazione, che appare dappertutto in ritardo. Perché?Probabilmente la rapidità con cui questo vaccino è stato autorizzato ha sorpreso un po’ tutti, tranne gli addetti ai lavori. Noi sapevamo che si viaggiava a tappe forzate, ma il fatto di avere un vaccino a meno di un anno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/09/raco-barone-ricciardi-misure-ancora-insufficienti-serve-lockdown-lungo/">Walter Ricciardi: misure insufficienti. Serve lockdown lungo. La politica non decide. Senza tracciamento inutile riaprire le scuole. Per i vaccini giusto coinvolgere le strutture convenzionate</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone</p>



<p><strong>L’Ema ha approvato l’utilizzo del vaccino di Moderna. Ne arriveranno altri.  A questo punto i problemi riguardano la somministrazione, che appare dappertutto in ritardo. Perché?</strong><br>Probabilmente la rapidità con cui questo vaccino è stato autorizzato ha sorpreso un po’ tutti, tranne gli addetti ai lavori. Noi sapevamo che si viaggiava a tappe forzate, ma il fatto di avere un vaccino a meno di un anno dall’identificazione del virus ha del miracoloso. Soltanto gli addetti ai lavori capiscono che questo è stato un tempo eccezionale, specie se rapportato ad altre patologie per le quali ancora un vaccino non è stato trovato, oppure ad altri vaccini che non sono così efficaci come questi due che, voglio ricordarlo, hanno una tecnologia nuova che di fatto li caratterizza come vaccini genetici. </p>



<p><strong>Che vuol dire?</strong><br>Che viene somministrata cioè una informazione genetica e poi è il corpo umano che produce questa proteina contro cui impara a reagire nel momento in cui è in contatto con quella del virus.</p>



<p><strong>Anche l’Italia è in affanno. Si poteva fare meglio?</strong><br>Voglio ricordare le recenti parole del primo ministro olandese, che ha chiesto scusa ai suoi cittadini perché l’Olanda non aveva nemmeno procurato i frigoriferi a -80°, cosa che ha costretto il paese a ritardare l’avvio della campagna vaccinale. Noi certamente ci siamo mossi abbastanza in tempo, anche se come sempre tutto è migliorabile, nel senso che io l’avrei fatto ancora un po’ prima. Il meccanismo incrementale con il quale ci stanno fornendo le dosi e il meccanismo incrementale con il quale ci stiamo organizzando potrà essere accelerato e rinforzato per raggiungere l’obiettivo. Potevamo e possiamo fare meglio, però rispetto ad altri paesi siamo in buone condizioni.</p>



<p><strong>Come si intende operare da ora in avanti?</strong><br>Molto sarà condizionato dagli arrivi. Molti di questi vaccini hanno la caratteristica di essere prodotti con grandi difficoltà, poste ad esempio dal rispetto della catena del freddo nel caso di Pfizer, e non possono quindi essere facilmente prodotti per miliardi di persone. I vaccini saranno efficaci nel momento in cui saranno in grado di sconfiggere la pandemia, il che richiede la vaccinazione di miliardi di persone. </p>



<p><strong>E’ importante che arrivino i nuovi vaccini.</strong><br>Importantissimo, sia quello che è attualmente in pole position, ossia AstraZeneca, e poi gli altri nei prossimi mesi. Solo allora potremo dare un’accelerazione alla campagna vaccinale, perché solo così potremo coprire milioni di persone e veramente arrivare prima dell’estate alla metà della popolazione italiana, e dopo l’estate all’altra metà. Quindi dipenderà dalle tempistiche di arrivo. Io sono ottimista, sono convinto che AstraZeneca arriverà tra non molto, e poi che nel secondo trimestre del 2021 potrebbe arrivare anche Johnson&amp;Johnson.</p>



<p><strong>Lei ha fatto l’esempio delle palestre per consentire ai cittadini di essere vaccinati in sicurezza. È questo l’orientamento? Quello di predisporre spazi ampi?</strong><br>Dell’organizzazione della campagna vaccinale si sta occupando la struttura commissariale. Questo però è ineludibile. Per una campagna vaccinale di massa di successo ci vogliono tre elementi. Il primo sono i vaccini, il secondo sono i vaccinatori. È necessario un aumento enorme nel loro numero, partendo dalla base, che in questo momento sono coloro che lavorano per le strutture sanitarie regionali, per poi aggiungere i medici di medicina generale. Se ci sono medici e infermieri in pensione, dotati di capacità ed esperienza, che vogliono vaccinare, vanno reclutati.</p>



<p><strong>Il terzo elemento qual è?</strong><br>La logistica. Dobbiamo fare in modo che milioni di persone arrivino in luoghi di vaccinazione sicuri. Ciò significa che chi si reca alla vaccinazione non deve rischiare a sua volta il contagio, ecco perché è così necessario adottare misure per abbassare il numero dei contagiati, altrimenti gli assembramenti per la vaccinazione rischierebbero paradossalmente di essere pericolosi. Caratteristica necessaria alla logistica sono i grandi spazi, come dimostrano i piani di Gran Bretagna, Israele, Germania e USA. Abbiamo bisogno di grandi spazi sicuri, siano essi palacongressi, palasport, ma anche drive in. Spazi in cui si possa vaccinare in sicurezza. Penso che un paese come l’Italia possa far bene tutte e tre le cose.</p>



<p><strong>Che cosa pensa dell’opportunità di coinvolgere le strutture convenzionate?</strong><br>Penso che sia necessario farlo. Ovviamente c’è bisogno di determinati requisiti organizzativi e di organico. Bisogna che queste strutture siano adeguate, ma credo che sia necessario ampliare a tutte le strutture che siano in grado di fornire un servizio sicuro, garantito, che permetta di condurre a termine l’incremento della campagna vaccinale. Per cui, nel momento in cui non ci sarà più il limite delle dosi disponibili, dovremo essere pronti, perché è chiaro che il settore pubblico strettamente inteso non ce la può fare. </p>



<p><strong>Come procedere?</strong><br>Serve innanzitutto reclutare i medici di medicina generale che, ricordo, in Italia sono liberi professionisti che hanno un contratto di convenzione, come vanno coinvolte le strutture private accreditate convenzionate che abbiano queste potenzialità, e ce ne sono tantissime di alta qualità che possono fare un servizio eccellente.</p>



<p><strong>Le vaccinazioni che si stanno svolgendo e che si svolgeranno sono tracciate a livello centrale? C’è un registro?</strong><br>Questo è un annoso problema, un’ulteriore dimostrazione di quanto la pubblica amministrazione sia già di per sé in difficoltà per la complessità di questi argomenti, e quanto poi lo siano in particolare le amministrazioni regionali. Con la legge Lorenzin sull’obbligatorietà dei vaccini era stata approvata e finanziata la costituzione di un’anagrafe nazionale. Era stata allocata una certa quantità di risorse a questo scopo. Io allora ero presidente dell’Istituto Nazionale di Sanità e ricordo che si decise di affidare al Ministero il compito della gestione di questa anagrafe. </p>



<p><strong>Anche qui c’è lo zampino delle regioni?</strong><br>Naturalmente l’anagrafe vaccinale nazionale è il risultato delle anagrafi vaccinali delle singole regioni, perché i dati vengono raccolti dalle singole regioni. Purtroppo ci sono poche regioni che hanno informatizzato la propria anagrafe; molte di loro non hanno neanche avviato il processo ed hanno solo la versione cartacea dei dati. Così la mamma in alcune regioni deve portare con sé il libretto per le vaccinazioni del figlio. E se quel libretto per qualche ragione si smarrisce, non si sa se quel bambino è stato vaccinato, quante dosi ha ricevuto e così via.</p>



<p><strong>Siamo messi così male?</strong><br>Questa è l’arretratezza, la lentezza. Non voglio difendere a spada tratta Arcuri, che non ha bisogno di me come avvocato difensore, ma che cosa succede oggi? Che di fronte a queste difficoltà &#8211; e ne potrei citare molte altre &#8211; si ricorre alla struttura commissariale per risolvere questi problemi di inefficacia e inefficienza della pubblica amministrazione. Allora è chiaro che la struttura commissariale a quel punto viene ingolfata da tutta una serie di compiti. </p>



<p><strong>Cosa fare?</strong><br>La struttura commissariale deve costruire l’anagrafe per la vaccinazione anti-Covid. Se già l’avessimo sarebbe automatico, basterebbe aggiungere una stringa. Ma non la abbiamo, per cui va costituita ex novo e so che il commissario sta ragionando su quali possano essere le strade più rapide per ottenerla. È un peccato non avere già lo strumento e doverlo costruire ad hoc in fretta e furia.</p>



<p><strong>Questo significa che non abbiamo alcuna possibilità di utilizzare questi dati?</strong><br>Certamente ci sarà un meccanismo di attestazione, sto vedendo che questo è un problema di tutti i paesi. Anche in Israele hanno questo problema, tanto è vero che nella mobilità tra personale diplomatico hanno grandi difficoltà. È una complicazione nuova: mai nella storia ci siamo trovati nella necessità di vaccinare quasi contemporaneamente sette miliardi di persone. I sistemi informativi anche nei paesi più progrediti non sono in grado di gestire questa necessità di copertura e al tempo stesso di certificazione. </p>



<p><strong>Come stanno agendo gli altri paesi?</strong><br>Ogni paese sta affrontando le stesse difficoltà, e proprio in questi giorni, tra consiglieri scientifici dei governi, stiamo cercando un coordinamento per scambiarci informazioni su come risolvere questo problema. Gli americani, che coordinano questo gruppo, ci hanno somministrato un questionario dove ci si domandava se dovessimo occuparci come scienziati anche di questi aspetti operativi o soltanto della ricerca, come abbiamo fatto fin qui. Io per l’Italia ho risposto di sì, perché questi aspetti sono dirimenti per il successo della campagna vaccinale.</p>



<p><strong>È percorribile l’ipotesi di disporre a pagamento della vaccinazione? Non del vaccino, che resterà sempre gratuito, ma della somministrazione.</strong><br>Io credo che non debba essere disponibile un’ipotesi del genere. I cittadini pagano le tasse e, pagando le tasse, hanno diritto ad avere gratuitamente un bene pubblico come il vaccino dato nei modi giusti e nei tempi giusti a tutti coloro che ne hanno diritto. Deve essere un obbligo giuridico e morale quello di garantire tempestivamente a tutti la vaccinazione, senza che nessuno debba pagare. Quello che noi abbiamo sostenuto, e l’Italia insieme a Francia, Germania e Olanda è stata tra i promotori dell’iniziativa, è che il vaccino debba essere considerato un bene pubblico inclusivo. </p>



<p><strong>Quindi non c’è bisogno di pagare?</strong><br>Non c’è bisogno di pagare neppure per la somministrazione. Anche i paesi che non hanno un servizio sanitario nazionale ma un sistema assicurativo sociale stanno andando in questa direzione. Il vaccino deve essere gratuito ed efficacemente distribuito. Questo ovviamente non significa che non bisogna adoperare le strutture private convenzionate, che fanno un servizio pubblico.</p>



<p><strong>Cosa pensa della proposta avanzata da alcuni economisti di poter commercializzare il vaccino?</strong><br>Quella della libera commerciabilità dei vaccini è una provocazione intellettuale, giusta in termini teorici ma non in questa fase. Oggi gli stati sono in grado di rapportarsi a non più di cinque aziende che producono il vaccino. Quello che si è determinato negli ultimi anni è che da una trentina di aziende che producevano vaccini, proprio perché i vaccini non sono così profittevoli dal punto di vista economico, si è finiti con pochissime aziende. Così si rischia di non garantire un approvvigionamento sufficiente per i canali secondari. In queste condizioni la scelta deve essere quella di salvare vite, quindi eticamente scegliamo di proteggere quelli che rischiano di più.</p>



<p><strong>È un rischio molto grande quello di far perdere ancora un anno di lezioni ai nostri giovani. Dobbiamo puntare sulla scuola tutte le nostre attenzioni?</strong><br>Sì, ma dobbiamo fare come avevamo stabilito a marzo, perché se le apri quando non sei in grado di tracciare i contatti le chiudi dopo una settimana. A marzo, anche d’accordo con il ministro, io avevo costituito un piccolo gruppo informale che aveva elaborato una strategia che prevedeva il rafforzamento del tracciamento ed una serie di altre misure che erano perfino state formalizzate. Da parte del ministro c’era una piena disponibilità ad accoglierle tutte.</p>



<p><strong>Perché non è passata?</strong><br>Quando si va in Consiglio dei ministri e ci si confronta con altri ministri, questa roba rimane lettera morta. Perché i cinesi hanno aperto le scuole a centinaia di milioni di bambini e non hanno avuto un caso? Perché le hanno aperte con un tracciamento che dotava i bambini di un codice che consentiva di essere certi di andare a scuola in ambiente protetto e di ritornarne altrettanto protetti. Lo stesso dicasi per altri paesi. Se noi non facciamo così, innanzitutto riducendo la catena dei contagi perché siamo a livelli insopportabili, non andiamo da nessuna parte.</p>



<p><strong>Qual è la soluzione?</strong><br>In questo momento, con questi numeri, l’unica cosa che può garantire di riprendere in mano la situazione è quella di imporre un lockdown lungo, come la stessa Germania sta scegliendo di fare. Farlo rispettare, controllarne gli esiti con test e tracciamento, e riaprire poi definitivamente le scuole. Ma non farlo in questo modo, come stanno facendo i francesi, che riaprono le scuole in condizioni terribili e le richiuderanno a breve.</p>



<p><strong>Quanto dura un lockdown come quello di cui parla?</strong><br>L’evidenza dice che quando si raggiunge un livello di crescita esponenziale, il lockdown minimo è di due mesi. Questo termine, due mesi, terrorizza i politici, terrorizza tutti. E io naturalmente vengo tacciato di essere quello che vuole chiudere l’Italia. In realtà è quello che sta succedendo: la Gran Bretagna starà chiusa due mesi e la Germania starà chiusa due mesi, l’Austria e probabilmente anche l’Olanda alla fine faranno un lockdown di due mesi, e così anche la Polonia e la Repubblica Ceca. </p>



<p><strong>Dare ascolto ai numeri insomma.</strong><br>Noi dobbiamo combattere contro il virus, non contro le evidenze scientifiche. Le evidenze scientifiche ci dicono che quando abbiamo decine di migliaia di casi dobbiamo bloccare tutto.</p>



<p><strong>Fino ad oggi abbiamo preferito affidarci alle soluzioni “morbide”.</strong><br>Le semplici raccomandazioni (state a casa, non assembratevi) di quanto abbassano l’indice di contagio? Del tre per cento. Noi abbiamo misurato che il lockdown lo riduce di circa il venti per cento. Sommando la chiusura delle scuole andiamo al trentacinque. Con le raccomandazioni lo si porta al trentotto, e la chiusura di altre attività non essenziali fa sì che l’indice di contagio si riduca al di sopra del 50%, il che significa che in un paio di mesi possiamo portare la curva alla diminuzione e non alla stabilità. La triste verità scientifica è questa, solo che noi scienziati possiamo dirlo ma i politici fanno fatica ad accettarlo.</p>



<p><strong>Quindi andiamo incontro ad una terza fase di pandemia che ci imporrà restrizioni forti fino a un nuovo lockdown prolungato?</strong><br>Purtroppo sono raccomandazioni necessarie sulla base dei dati. In questo momento in Italia ci sono almeno seicentomila infetti, e non voglio nemmeno considerare l’eventualità che prenda il sopravvento la variante inglese, con un indice di contagiosità del settanta per cento. Tutto ciò induce alla riduzione della curva di contagio con un blocco chiaro, perché tutti capiscano. Ed è necessario che tutti capiscano perché ad esempio ho visto delle immagini di Chiese, a Roma, affollate all’inverosimile. </p>



<p><strong>La libertà di professare la fede.</strong><br>Io insegno all’Università cattolica, capisco bene l’importanza di recarsi a Messa, ma vi garantisco che il Santo Padre e il Segretario di Stato hanno compreso perfettamente la situazione. Purtroppo lo stesso non si può dire di certi preti. Altrimenti saranno i dati a ripristinare la situazione.</p>



<p><strong>Non sembra esserci la stessa tensione di marzo.</strong><br>Gli italiani si sono commossi e impauriti davanti alle bare di Bergamo e lì hanno capito che era necessario intervenire. In questa seconda fase i morti non si vedono, ma in proporzione sono più di quando avevamo le bare a Bergamo. I paesi che come gli Stati Uniti hanno perso il controllo della situazione, non hanno più legname per fare le bare. Che cosa c’è di più urgente che agire prima che questo si verifichi qui? </p>



<p><strong>Come lo si può ancora fare?</strong><br>Si può agire soltanto seguendo l’evidenza scientifica. Mi rendo conto che è duro e faticoso, ma quando combatti la guerra devi riconoscere di essere in guerra contro un nemico. Se stiamo tutti insieme lo sconfiggeremo, e su questo non c’è dubbio, ma dipenderà da noi quando e come.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/09/raco-barone-ricciardi-misure-ancora-insufficienti-serve-lockdown-lungo/">Walter Ricciardi: misure insufficienti. Serve lockdown lungo. La politica non decide. Senza tracciamento inutile riaprire le scuole. Per i vaccini giusto coinvolgere le strutture convenzionate</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Di Lorenzo: grandi finanziamenti e zero burocrazia per avere il vaccino anti-covid in tempi record. I cittadini abbiano fiducia nella scienza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/11/25/raco-di-lorenzo-grandi-finanziamenti-e-zero-burocrazia-per-avere-il-vaccino-anti-covid-in-tempi-record/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 17:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone Piero Di Lorenzo è il presidente della IRBM di Pomezia, che collabora con l’Università Oxford per lo sviluppo del vaccino anti-covid che sarà prodotto e commercializzato da AstraZeneca. Come si è trovato a divenire partner di Oxford e AstraZeneca?Quando l’11 gennaio i cinesi hanno postato il sequenziamento del gene del virus, gli scienziati dello Jenner Institute della Oxford University hanno subito cominciato a lavorare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/11/25/raco-di-lorenzo-grandi-finanziamenti-e-zero-burocrazia-per-avere-il-vaccino-anti-covid-in-tempi-record/">Di Lorenzo: grandi finanziamenti e zero burocrazia per avere il vaccino anti-covid in tempi record. I cittadini abbiano fiducia nella scienza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone</p>



<p>Piero Di Lorenzo è il presidente della IRBM di Pomezia, che collabora con l’Università Oxford per lo sviluppo del vaccino anti-covid che sarà prodotto e commercializzato da AstraZeneca.</p>



<p><strong>Come si è trovato a divenire partner di Oxford e AstraZeneca?</strong><br>Quando l’11 gennaio i cinesi hanno postato il sequenziamento del gene del virus, gli scienziati dello Jenner Institute della Oxford University hanno subito cominciato a lavorare sul coronavirus, avendo già messo a punto il vaccino anti-MERS. Nel giro di una decina di giorni hanno sintetizzato il gene della proteina Spike (la proteina Spike è quella coroncina rossa, quella “cattiva”, che ricopre il virus). A quel punto gli scienziati dello Jenner avevano bisogno di una expertise specifica, che noi abbiamo. In un paio di settimane abbiamo contribuito a mettere a punto il vaccino. </p>



<p><strong>Per l’AIDS o l’epatite C non si è mai arrivati a un vaccino; per l’ebola ci sono voluti otto anni. Cosa ha consentito di arrivare a produrre ben tre vaccini in meno di un anno?</strong><br>Innanzitutto, l’enorme quantità di denaro che è stata messa a disposizione della ricerca da tutto il mondo: lo sforzo finanziario-economico è stato incredibile, penso unico nella storia. Ed è stata indirizzata la ricerca su questo settore in maniera prepotente. Hanno poi contribuito una serie di elementi che non sono legati al vaccino ma hanno fatto la differenza. Le faccio un esempio: per trovare i volontari sani quando abbiamo messo a punto il vaccino anti-ebola ci abbiamo messo un anno e due mesi, in questo caso ci sono volete solo tre ore. </p>



<p><strong>Sono stati abbattuti anche i tempi della burocrazia?</strong><br>Assolutamente si. Per qualunque farmaco, anche per i vaccini, quando si conclude la sperimentazione di fase 3 e si presenta la domanda alle agenzie regolatorie, ci si mette in fila perché le agenzie hanno già tantissime domande da esaminare. Nel caso specifico, si è creata una corsia privilegiata nell’ambito della quale tutti i dati immagazzinati durante le sperimentazioni venivano automaticamente forniti alle agenzie regolatorie. Per questo motivo, finita la fase 3, le agenzie non devono esaminare tutta la documentazione, che già conoscono, ma semplicemente sintetizzare e mettere a posto le carte.</p>



<p><strong>C’è stata piena condivisione degli studi realizzati dai gruppi di ricerca?</strong><br>C’è stata una condivisione non totale. Al netto di qualche ipocrisia, si può dire che è stato molto presente l’interesse degli Stati e delle aziende. La condivisione totale, purtroppo, non si è realizzata. C’è stata una grande collaborazione perché in una situazione pandemica così grave, con i morti sui camion, tutti si sono rimboccati le maniche e tutti hanno rinunciato a qualche punto di sovranità scientifica. Però, ripeto, i mezzi enormi messi a disposizione, una via privilegiata nel rapporto con le agenzie regolatorie e la pressione mediatica, la pressione delle popolazioni, indubbiamente hanno indirizzato la ricerca prepotentemente verso la soluzione del problema.</p>



<p><strong>I risultati della sperimentazione sono stati annunciati ma non pubblicati. Perché? Saranno resi pubblici dall’EMA?</strong><br>I risultati vengono conferiti alle agenzie regolatorie EMA, FDA, per noi AIFA. Prima della commercializzazione tutti i dati verranno messi a disposizione della comunità scientifica.</p>



<p><strong>C’è chi teme che la velocità possa andare a scapito della sicurezza. È un dubbio fondato? Perché alcuni studiosi continuano a nutrire riserve sulla sicurezza dei vaccini?</strong><br>Sono assolutamente d’accordo con i ricercatori che chiedano trasparenza. È giusto così, perché prima di esser un industriale sono un cittadino che si inoculerà il vaccino e lo farà inoculare ai propri figli e nipoti. Io per primo ho tutto l’interesse che il tema della sicurezza sia declinato con il massimo rigore e con la massima severità. Non ho dubbi che le agenzie regolatorie, che sono al di sopra delle parti, che non hanno nessun coinvolgimento con l’industria e con l’accademia, faranno il loro lavoro con il giusto rigore e lo faranno come al solito arrivando a conclusioni nelle quali la popolazione può riporre la massima fiducia.</p>



<p><strong>Ci vuole spiegare la differenza tra l’efficacia media al 70% e quella al 90% con il regime ottimale del vostro vaccino?</strong><br>In ogni ricerca vengono effettuate normalmente varie linee di sperimentazione. Cioè si prova una dose intera iniziale ed una intera finale di richiamo; oppure una dose iniziale piena e mezza dose di richiamo e così via. Ognuna di queste sperimentazioni ha risultati diversi. Quella che è stata pubblicizzata è la media dei risultati di tutte queste sperimentazioni che, però, ha un valore tecnico-scientifico statistico. Il valore importante per il consumatore, per il paziente e il cittadino è quale tra queste sperimentazioni ha dato la migliore performance. Nel nostro caso è quella con mezza dose iniziale e un richiamo con una dose intera, che verrà sottoposta alle agenzie regolatorie e che, quando approvata, sarà alla base della commercializzazione.</p>



<p><strong>Sappiamo per quanto tempo renderà immuni? Servirà un richiamo annuale come per l’influenza?</strong><br>Ad oggi il vaccino potrà essere dato per certo come efficace per i primi sette mesi, perché sono passati sette mesi da quando sono state fatte le vaccinazioni. Anche dopo la validazione e l’autorizzazione alle agenzie regolatorie le sperimentazioni cliniche continueranno per verificare quanto tempo durerà l’efficacia. Magari potrà essere un anno con la necessità di un richiamo ogni anno come per il vaccino antinfluenzale, oppure potrà essere valido per dieci anni come per il vaccino antitetano. Solo col passare dei mesi e degli anni conosceremo la reale efficacia nel tempo.</p>



<p><strong>Avete iniziato la produzione del vaccino da tre mesi, in attesa del via libera da parte di EMA. È un “rischio azienda” calcolato per consentire agli Stati di avere le prime dosi nel tempo più breve possibile?</strong><br>Quando ho saputo dell’ingresso nella partnership della multinazionale AstraZeneca, anche con una funzione di leadership, ho fatto i salti di gioia per un motivo semplicissimo: non ho difficoltà a dire che noi e l’università di Oxford non potevamo avevamo la stessa potenza economico-finanziaria e organizzativa di una multinazionale su scala globale. La scelta di cominciare a produrre prima ancora che ci fosse la validazione e l’autorizzazione delle agenzie regolatorie è stata di AstraZeneca. L’azienda si è fatta carico sia di questa scelta, rischiando tanti soldi, sia della decisione di vendere il vaccino a 2,80 euro a dose, che è il costo industrialesecco. Non c’è un centesimo di over per la proprietà intellettuale. Non si può che fare i complimenti all’università di Oxford e ad AstraZeneca che hanno pensato di operare in questo modo. Ritendo che sia una cosa molto importante e che faccia la differenza.</p>



<p><strong>L’Italia ha acquistato 70 milioni di dosi. In che tempi arriveranno nel nostro Paese?</strong><br>Grazie al Ministro Speranza l’Italia è riuscita a introdursi nel “gruppo” dei Paesi di testa. Il Ministro italiano e i suoi colleghi tedeschi, francesi e olandesi hanno contribuito a fare in modo che la Commissione Europea ottenesse un preacquisto di trecento milioni di dosi, opzionandone ulteriori cento milioni. Di queste quattrocento milioni di dosi, il 13% (circa settanta milioni) sono state prenotate dall&#8217;Italia. Ne deduco che, qualora l’autorizzazione delle agenzie regolatorie dovesse arrivare tra dicembre e gennaio, l’Italia entrerebbe in possesso di due milioni di dosi entro il mese di gennaio, con relativo utilizzo per le categorie a rischio: il personale sanitario, gli ospiti delle RSA e le forze dell&#8217;ordine.</p>



<p><strong>Da parte di analisti si paventa il rischio che l’Italia non abbia definito un piano preciso di distribuzione del vaccino. Ci sono problemi anche con la distribuzione del vaccino antinfluenzale. Chi ci assicura che non sarà così anche per quello anti-covid?</strong><br>Sono sollevato di non essere coinvolto in alcun modo in questa problematica. Posso dire comunque che la distribuzione del nostro vaccino non presenta grosse criticità, perché viaggia come una merce a temperatura fresca, non congelata. Per cui penso che l&#8217;Italia avrà modo di attrezzarsi a sufficienza e in breve tempo, sia per la diffusione che per la consegna del vaccino. Non ho dubbi che il Governo si stia attrezzando in questo senso. Mi auguro e sono onestamente ottimista che lo Stato riesca a trovare sia la forma che la formula adeguate per organizzare una vaccinazione di massa, dopo una pandemia che, ricordiamolo, ha rappresentato un evento epocale.</p>



<p><strong>Qual è il suo giudizio, in base alla sua esperienza, sull’obbligatorietà del vaccino? Si può ottenere l’immunità di gregge senza obbligare i cittadini a vaccinarsi? Come si stanno organizzando gli altri Paesi?</strong><br>Sono di indole liberale per cui l’obbligatorietà, di impatto, mi crea qualche problema. Nel caso di specie, più che ipotizzare una campagna coercitiva, da tenere in considerazione come extrema ratio, penso sia necessario attrezzare una massiccia operazione di comunicazione diretta all&#8217;accreditamento della scienza più che all’accreditamento del vaccino. A questo proposito dico che le opposte tifoserie, pro-vax e no-vax, sono entrambe dannose. Gli estremi non contribuiscono mai alla soluzione del problema. Occorre educare la gente ad avere fiducia nella scienza, utilizzando un linguaggio trasparente e offrendo la possibilità a chiunque di comprendere messaggi fondamentali per una vita civile e moderna. La modernità è anche questo: imparare a capire che grazie al vaccino non esistono più i poliomielitici per strada o che non si muore di colera, di vaiolo e altre patologie letali, come succedeva in passato.</p>



<p><strong>Perché a livello globale si parla solo di tre vaccini (AstraZeneca, Moderna e Pfizer) e non si cita mai lo Sputnik 5 della Russia? Esiste anche un vaccino cinese?</strong><br>É soltanto un fatto di trasparenza, a mio parere. Conosco gli scienziati russi di Gamaleya grazie alla credibilità scientifica che detengono nel settore: si tratta di ricercatori di valore. Allo stesso modo, esistono ottimi professionisti in Cina che stanno lavorando a un vaccino. Non ho dubbi che possano essere validi. In Cina non hanno i nostri protocolli di trasparenza ed è normale che ci sia un po’ di perplessità da parte di chi vuole capire, analizzare e entrare nel merito.</p>



<p><strong>Si riuscirà a rifornire anche le nazioni più povere del mondo? Il vostro consorzio ha aderito al piano COVAX dell’OMS? Servono due miliardi di dollari, chi li finanzia?</strong><br>Assolutamente sì, occorre una vaccinazione che comprenda tutti i paesi per due motivi: il primo di natura etica, che non necessita di spiegazioni e un secondo che invece è pratico. Non abbiamo modo di sradicare del tutto questo virus ma se davvero vogliamo tentare di contenerlo dobbiamo allargare la vaccinazione anche ai paesi più vulnerabili. Da questo punto di vista confido negli enti sovranazionali che stanno lavorando sul tema. Sembra peraltro che una soluzione potrebbe essere avviata a breve.</p>



<p><strong>Con quali priorità verrà distribuito il vaccino tra i Paesi che ne hanno fatto richiesta?</strong><br>Le parlo con molta franchezza: così come sono ottimista sull’accessibilità al vaccino da parte dei paesi più deboli, peccherei di ipocrisia se non dicessi che il vaccino molto probabilmente verrà distribuito prima alle popolazioni che in qualche modo ne hanno finanziato la ricerca e la produzione. Astrazeneca si è impegnata a consegnare quattrocento milioni di dosi all’UE, trecento milioni agli USA e ha poi concesso la licenza per la produzione del vaccino a un laboratorio indiano, più un’altra ventina di laboratori sparsi nel mondo. La capacità di produzione dichiarata è tra cento e duecento milioni di dosi al mese per un totale di tre miliardi di dosi, circa, in un anno.</p>



<p><strong>La sua azienda collabora con l’Università di Oxford. Seguite altri progetti con centri di ricerca italiani?</strong><br>Noi lavoriamo su progetti con molte Università italiane e straniere. Collaboriamo con La Sapienza e Tor Vergata, Siena, Padova, Milano. L’accademia italiana e la ricerca hanno un profilo altissimo, le università italiane formano ottimi professionisti, molto ambiti anche fuori dal territorio nazionale. Ciò che manca è un&#8217;osmosi tra industria e accademia, un interscambio che nei sistemi anglosassoni costituisce la norma. Oggi la ricerca non è un costo ma un investimento, anche parecchio redditizio. L’auspicio è che prima o poi lo Stato, la cui condizione economica è ben nota, compatibilmente con tutte le altre priorità, decida di investire sulla ricerca puntando sul benessere dei nostri figli e nipoti. Questo virus ha cambiato il mondo, gli stili di vita e l’economia tutta. Indubbiamente ha esaltato il ruolo della ricerca. In fondo, anche in un periodo terribile come questo qualcosa di buono e positivo è stato fatto.</p>
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