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	<title>Museo Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Museo Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Due recenti casi di ambientalismo deviato: gli &#8220;imbrattatele&#8221; di Monet e di Van Gogh</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/11/16/vicari-ambientalismo-imbrattate-tele-monet-van-gogh/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chissà perché la difesa del pianeta secondo alcuni dovrebbe passare per il vandalismo e non per le tradizionali prassi di rivendicazione a cui ci avevano abituati i pionieri della salvaguardia ambientale. Mi riferisco alle recenti azioni guastatrici compiute a Palazzo Bonaparte in Roma e al Museo Barberini di Potsdam a danno di due importanti dipinti del secondo Ottocento (V. Van Gogh, C. Monet). Queste azioni balzano agli occhi come veri&#8230;</p>
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<p>Chissà perché la difesa del pianeta secondo alcuni dovrebbe passare per il vandalismo e non per le tradizionali prassi di rivendicazione a cui ci avevano abituati i pionieri della salvaguardia ambientale.</p>



<p>Mi riferisco alle recenti azioni guastatrici compiute a <strong>Palazzo Bonaparte</strong> in Roma e al<strong> Museo Barberini</strong> di Potsdam a danno di due importanti dipinti del secondo Ottocento (V. Van Gogh, C. Monet). Queste azioni balzano agli occhi come veri e propri pugni nello stomaco.<br>Ancorché simulate (i due quadri erano sotto vetro), e dunque lasciando agli inquirenti il beneficio del dubbio, c&#8217;è comunque in quelle due azioni qualcosa che puzza di anticonformismo altoborghese; qualcosa che dal punto di vista sociologico rischia di nuocere al futuro del pianeta.</p>



<p>Mi spiego meglio. Non mi stupirei se tra vent&#8217;anni i protagonisti di tali imprese diventassero esponenti politici di spicco o fiammeggianti esponenti della cultura.<br>D&#8217;altronde ci siamo passati tutti, o quasi: urlare a pugno chiuso o con il braccio teso a vent&#8217;anni per ritrovarsi con la spillina del club service di turno a cinquanta.</p>



<p>È la dura legge della <em>middle class</em>, sempre troppo distante dal mondo operaio, proletario, sottoproletario che sia, sempre ammiccante alle élite e alle aristocrazie urbane. Voi direte: ma che ci azzecca questo sproloquio con la nobile arte della protesta plateale?<br>Ci azzecca eccome.</p>



<p>Io, ad esempio, ricordo che le proteste ambientaliste degli anni ottanta si facevano con le marce, facendo scudo alla fauna selvatica col proprio corpo, con la pratica della non violenza, della resistenza passiva; in ultima istanza con le denunce alle procure della Repubblica chiedendo, spesso ottenendo, di essere riconosciuti Parte civile nei processi contro le ecomafie, contro gli economostri.</p>



<p>In tal modo, è vero che si perdeva miseramente la più parte delle volte, ma è altrettanto vero che ogni tanto si vinceva, ottenendo giustizia al punto che quelle sparute vittorie assurgevano a casi esemplari che muovevano a conseguenti passi legislativi.</p>



<p>Era anche possibile implicare l&#8217;arte nelle <strong>azioni di protesta.</strong> Come quella volta in cui un gruppo di intellettuali, musicisti e artisti denunciarono la preannunciata morte di un lago con un&#8217;azione artistica collettiva operata per sottrazioni: una metodica Cubista e Dada che mai avrebbe implicato l&#8217;idea di andare a imbrattare ulteriormente l&#8217;ecosistema con sostanze di qualsiasi tipo, anche fosse succo di mirtillo rosso o, come in uno dei due casi recenti, con purea di patate.</p>



<p>Voi direte: ma che c&#8217;entra? Vuoi mettere lo scalpore che provoca un&#8217;azione guastatrice su opere d&#8217;arte di valore universale con un anonimo bacino lacustre? E qui sta il danno, mio guastatore anticonformista altoborghese.</p>



<p>Quel lago, quella collina, quel sito archeologico difeso strenuamente, sul campo prima e nelle aule di tribunale dopo, sta al tuo sfregio &#8220;simbolico&#8221; contro un <strong>Van Gogh</strong> o un <strong>Monet</strong> come i questurini di Pier Paolo Pasolini stavano agli studenti manifestanti sulle piazze del &#8217;68.</p>



<p>Vedi, <strong>giovane rivoluzionario ambientalista </strong>del 2022:<br>se ti fossi spogliato nudo davanti a quei dipinti;<br>se avessi fatto l&#8217;amore davanti a quei dipinti;<br>se ti fossi messo in digiuno per giorni e giorni davanti a quei dipinti;<br>se avessi baciato sulla bocca il sorvegliante museale davanti a quei dipinti;<br>se avessi posto il tuo corpo nudo accanto a quei dipinti, lasciando che il visitatore potesse infliggerti piacere o dolore con strumenti di delizia o tortura (alla Marina Abramovich, per intenderci), allora e solo allora il tuo gesto avrebbe mosso gli animi e cagionato qualche reazione politica collettiva.<br>Invece, attentando al valore universale dell&#8217;arte, probabilmente hai sortito l&#8217;effetto contrario: la temperatura planetaria continuerà a salire e il ventre molle delle multinazionali energetiche, che tutti ci tiene per i gingilli, si laverà la coscienza con una sponsorizzazione museale per meglio tutelare il patrimonio e forse un giorno, durante una possibilissima terza guerra mondiale, si andrà a prendere quei quadri con la forza per soddisfare la sua brama di collezionismo privato.</p>



<p>So che non sono solo. È di questi giorni la notizia che novantadue direttori di musei di tutto il mondo la pensano come me, la quale cosa mi fa ben sperare.<br>Voi, giovani e focosi imbrattatele, no.</p>
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		<title>Appunti e consigli per futuri viaggi in Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 06:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[aidone]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[dea di morgantina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante. Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo&#8230;</p>
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<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante.</p>



<p>Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo ci vorrebbe a percorrere il mondo alla scoperta dei suoi tesori unici, per riempirsi gli occhi di bellezza, tra paesaggi e architetture; sicuramente mille vite non basterebbero! E allora? Parola d’ordine: godere di ciò che ci è vicino, facilmente raggiungibile.</p>



<p>Poco tempo fa sono andato a visitare Aidone, piccola e ridente cittadina in provincia di Enna. Qui è possibile visitare il sito archeologico di Morgantina, città greca rimasta nascosta fino al 1955. Da questo sito provengono importantissimi reperti archeologici come la Dea di Morgantina, custodita dal 2011 presso il Museo Archeologico di Aidone, restituita dopo il contenzioso fra Italia e Stati Uniti dove era esposta presso il Getty Museum a Malibù, e il Tesoro di Morgantina, anch&#8217;esso restituito.</p>



<p>Questo patrimonio dovrebbe essere una meta turistica “obbligatoria” per chi vuol conoscere la Sicilia, magari percorrendola in macchina alla scoperta di posti incantevoli. Camminando per le strade di questa tranquilla ed ordinata cittadina, respirando il profumo dei biscotti appena sfornati, pensavo alla qualità di vita dei suoi abitanti, paragonata al caos delle grandi città, tanto caotiche quanto dispersive. Il tempo sembra sospeso, riflesso sui volti della gente. Attorno alla piazza centrale i tavolini dei bar sono un invito a godere di quella tranquillità!</p>
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		<title>Un nuovo museo del costume in Sicilia: il MUDECO a Donnafugata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2020 16:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Brancaccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri ho visitato il MUDECO, Museo del Costume al Castello di Donnafugata, rinnovata struttura espositiva allestita nelle scuderie del palazzo in territorio di Ragusa. Si tratta di un progetto che parte da lontano e che è stato portato a compimento per la strenua volontà di Giuseppe Nuccio Iacono, architetto museologo di solida formazione. Il museo accoglie il nucleo originario di &#8216;Tre secoli di moda in Sicilia&#8217;, la più importante e&#8230;</p>
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<p>Ieri ho visitato il MUDECO, Museo del Costume al Castello di Donnafugata, rinnovata struttura espositiva allestita nelle scuderie del palazzo in territorio di Ragusa. Si tratta di un progetto che parte da lontano e che è stato portato a compimento per la strenua volontà di Giuseppe Nuccio Iacono, architetto museologo di solida formazione.</p>



<p>Il museo accoglie il nucleo originario di &#8216;Tre secoli di moda in Sicilia&#8217;, la più importante e cospicua collezione di abiti e loro accessori nell&#8217;isola, tra le più grandi ed eminenti d&#8217;Europa, già raccolta da Gabriele Arezzo di Trifiletti ed acquistata dal Comune di Ragusa in anni recenti.</p>



<p>Si tratta di una fondo che conosco molto bene per trascorsi che non è il caso di approfondire in questa sede. Quello che posso dire è che esso rappresenta, con i suoi tremila e passa esemplari, lo specchio maggiormente fedele e rappresentativo delle élite siciliane tra Sette e Novecento, anche perché supportato, a differenza di altre esperienze collezionistiche, da un nutritissimo archivio storico, maggior vanto ed intuizione del suo ideatore.</p>



<p>Il nuovo allestimento del MUDECO (negli anni passati la collezione era transitoriamente ordinata al piano nobile del maniero) è davvero ben fatto, in linea con le più recenti guide internazionali d&#8217;indirizzo museologico e museografico. Sviluppato prevalentemente in senso cronologico, esso ci conduce in un breve e suggestivo viaggio nel tempo, senza cadere, come spesso si fa in Sicilia sbagliando grandemente, nella oleografia gattopardesca, ultima cosa di cui sentiamo il bisogno per uscire finalmente dalle false vestigia del passato. Al contrario, l&#8217;allestimento di Iacono e dello staff di progettazione parla una lingua contemporanea ed intellettuale, se per &#8216;intellettuale&#8217; intendiamo la capacità di muovere le idee verso il futuro.</p>



<p>Chiaramente, a Donnafugata come nel resto della Sicilia e del Meridione d&#8217;Italia, molto resta ancora da fare. Ad esempio, è auspicabile che il MUDECO non rimanga isolato nel dibattito museologico internazionale, e subito si agganci ad una rete virtuosa di altre esperienze collezionistiche in Italia e nel mondo. Recentemente, da consulente storico, mi è capitato di fare un&#8217;esperienza simile a Palermo, per la realizzazione di &#8216;Palazzo Chiazzese&#8217;, la Casa museo del costume teatrale della famiglia Pipi. Anche lì, nel cuore del quartiere Brancaccio, nasceva l&#8217;esigenza di sottrarre la splendida collezione della più grande, illustre e rinomata Sartoria teatrale del Meridione d&#8217;Italia, a uno statuto localistico. Ed anche lì si è subito provveduto a stabilire contatti sodali con il mondo della ricerca scientifica e della museologia contemporanea, con risultati incoraggianti.</p>



<p>Questo è l&#8217;auspicio anche per il MUDECO di Donnafugata, che rispetto a Brancaccio, capirete bene, ha potenzialità territoriali di gran lunga superiori. Se la sua direzione avrà la forza di dialogare ai più alti livelli con il mondo della cultura museale; se sarà capace di non scivolare sulle molte bucce di banana che l&#8217;isola ancora getta sul suo cammino, contribuirà fattivamente al prestigio dell&#8217;antica Contea di Modica ed ai fasti della Val di Noto, primo e più importante distretto UNESCO della Sicilia.</p>
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