<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Palermo Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/palermo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/palermo/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Nov 2022 14:47:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Palermo Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/palermo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Votate Draghi. E a non rivederci più</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 20:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Capo dello Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro destra]]></category>
		<category><![CDATA[Colao]]></category>
		<category><![CDATA[Divisione]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Legislatura]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3974</guid>

					<description><![CDATA[<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale. Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/">Votate Draghi. E a non rivederci più</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale.</p>



<p>Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in una tradizione ciò che, nella sua convinzione, deve restare una eccezione. Perché se è vero che la Costituzione non vieta la rielezione del presidente uscente, la consuetudine lo considera un fatto eccezionale.</p>



<p>La politica non è certamente la narrativa con la quale il centro destra sta provando ad accompagnare il fallimento di Berlusconi. Il presidente di Forza Italia non è riuscito a trovare abbastanza voti in Parlamento per garantire la sua elezione a Capo dello Stato al netto della prevedibile percentuale di franchi tiratori interni.</p>



<p>Il racconto di avere i voti ma di rinunciarci per non dividere il Paese va in conflitto non solo con l’evidenza dei fatti (la mancanza dei voti), con la storia di un uomo che nel bene e nel male è stato l’incarnazione della divisione, del bipolarismo. Ma anche con la mitologia del Cavaliere che si esalta e si eccita davanti alle sfide impossibili. Anche per quelle.</p>



<p>Il centro destra ne esce indebolito da questo tira e molla del suo vecchio leader. “Ora che con senso di responsabilità abbiamo ritirato il nome divisivo ma vincente di Berlusconi, la sinistra non ponga più veti” è una pezza peggiore del buco.</p>



<p>Quello che si ricava da questo racconto è l’immagine di una coalizione non solo divisa sulla prospettiva di portare a termine la legislatura o di andare a voto anticipato, ma priva di figure adeguate non solo a guidare le grandi città ma anche, a livello centrale, a rappresentare l’unità e il prestigio di un Paese ancorato alle sue tradizioni europeiste e atlantiste.</p>



<p>Di chi è la responsabilità? Certamente di Berlusconi, che per più di vent’anni ha soffocato ogni tentativo, da lui stesso a volte accennato, di formare un partito che potesse sopravvivergli, uno o più leader che potessero continuare la sua azione politica. La responsabilità è degli altri partiti di destra, che non hanno perso occasione per bearsi di una crescita effimera perché basata sulla tentazione di titillare i peggiori istinti di intolleranza e divisione che covano nella pancia del Paese, soprattutto in tempi di crisi.</p>



<p>Il rischio più serio, a questo punto, è di bruciare la figura di Mario Draghi, la personalità italiana più stimata al mondo. Già il centro destra ha chiarito che non voterà Draghi come Capo dello Stato, affiancandosi alla posizione del M5S, che ha cambiato idea almeno settanta volte negli ultimi trenta giorni e in trentamila occasioni dall’inizio di questa legislatura. La peggiore sciagura politica della storia della Repubblica.</p>



<p>Vedremo quali saranno le proposte di alto profilo che il centro destra garantisce di proporre entro le prossime ore. Aspettiamo con ansia e rispetto per quello che potrebbe essere il nuovo Capo dello Stato. Non è nostra consuetudine attaccare le Istituzioni, financo quelle immaginarie. I gilet gialli li teniamo in macchina, come prevede la legge. Senza pentimento.</p>



<p>Crediamo fortemente nel laico spirito costituzionale che guiderà con sapienza la scelta dei mille grandi elettori. Ai quali ci permettiamo di ricordare che la credibilità conquistata dall’Italia a livello mondiale nell’ultimo anno non è merito di un governo tutto sommato modesto (tranne Colao, Cartabia e pochi altri) ma porta chiaramente i nomi e i cognomi di Mario Draghi e Sergio Mattarella.</p>



<p>Senza il prezioso lavoro svolto a Bruxelles da loro e da poche altre figure, non avremmo ottenuto il via libera alla prima anticipazione del PNRR. Deragliando da questa via nulla è scontato per il futuro. A partire dalle riforme necessarie per ottenere le prossime tranche del Piano Nazionale di Ripresa.</p>



<p>Basterà a convincere i furbetti del vitalizio e quelli di un posto al governo a non buttare tutto al macero per la difesa del proprio particolarissimo interesse?</p>



<p>Per non rischiare, mettiamola meglio così: non fatelo per l’Italia, non per l’Europa e neppure per i vostri figli. Fatelo per le vostre indennità e per i vostri incarichi da proteggere sino a fine legislatura. Garantite i prossimi sette anni di credibilità all’Italia votando Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. E a non rivederci più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/">Votate Draghi. E a non rivederci più</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/23/votate-draghi-e-a-non-rivederci-piu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Si fa presto a dire influencer</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/ciampa-si-fa-presto-a-dire-influencer/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/ciampa-si-fa-presto-a-dire-influencer/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Commessa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Mapelli]]></category>
		<category><![CDATA[Gogna]]></category>
		<category><![CDATA[Imen Jane]]></category>
		<category><![CDATA[Influencer]]></category>
		<category><![CDATA[Laurea]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/ciampa-si-fa-presto-a-dire-influencer/">Si fa presto a dire influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà nei confronti di una donna sottopagata, l’economista – si fa per dire – e la giornalista hanno ben pensato di deriderla. Peccato che, così facendo, si siano esposte da sole al pubblico ludibrio. Ad ogni modo, almeno la commessa è stata sincera: non ha millantato conoscenze o titoli di studio che non possiede. Questo non è da tutti. Imen Jane lo sa bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/ciampa-si-fa-presto-a-dire-influencer/">Si fa presto a dire influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/07/12/ciampa-si-fa-presto-a-dire-influencer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riccardo Muti cittadino onorario di Palermo</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/05/10/riccardo-muti-cittadino-onorario-di-palermo/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/05/10/riccardo-muti-cittadino-onorario-di-palermo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lina Di Lembo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 16:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[musica classica]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Muti]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4739</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Maestro Riccardo Muti è stato insignito dal primo cittadino Leoluca Orlando della cittadinanza onoraria di Palermo &#8220;per lo straordinario contributo a favore della diffusione della cultura in Italia e nel mondo e per l&#8217;esperienza umana e artistica, messaggera degli ideali di pace e comunione tra popoli, fratellanza e condivisione, attraverso il linguaggio universale della musica&#8221;. Alla cerimonia, che ha visto la presenza in collegamento del ministro della Cultura Dario&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/10/riccardo-muti-cittadino-onorario-di-palermo/">Riccardo Muti cittadino onorario di Palermo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Maestro Riccardo Muti è stato insignito dal primo cittadino Leoluca Orlando della cittadinanza onoraria di Palermo &#8220;per lo straordinario contributo a favore della diffusione della cultura in Italia e nel mondo e per l&#8217;esperienza umana e artistica, messaggera degli ideali di pace e comunione tra popoli, fratellanza e condivisione, attraverso il linguaggio universale della musica&#8221;.</p>



<p>Alla cerimonia, che ha visto la presenza in collegamento del ministro della Cultura Dario Franceschini, hanno preso parte inoltre l’assessore alla cultura Mario Zito, il sovrintendente Francesco Giambrone e il direttore Marco Betta del Teatro Massimo, e il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani.</p>



<p>Come ha dichiarato il sindaco Orlando: “Palermo riceve dall&#8217;attenzione e dalla condivisione di valori da parte del maestro conferma e incoraggiamento per un cammino di promozione attraverso la cultura e l&#8217;arte di un &#8216;nuovo umanesimo&#8217;. La Carta di Palermo donata al maestro e la medaglia ufficiale della Città sono un forte impegno a collegare il miglior passato ad un futuro per le giovani generazioni. La costante attenzione ai giovani e a Palermo da parte del maestro Riccardo Muti è motivo di orgoglio e vanto per la nostra Città. In un momento complesso per il nostro paese, Muti è simbolo di rinascita culturale e conferma di una visione di futuro fortemente legata al miglior passato musicale italiano”.</p>



<p>Il Maestro Muti, nel ringraziare il sindaco Leoluca Orlando del riconoscimento, si è dichiarato orgoglioso di ricevere la cittadinanza di Palermo, aggiungendo che questa sia “anche un modo di parlare dei problemi gravi della musica nel nostro Paese”, a partire dalla necessità di avere in ogni regione orchestre e teatri e dall’importanza di offrire sbocchi professionali adeguati ai giovani che frequentano i conservatori e credono in un futuro nel mondo dell’arte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/10/riccardo-muti-cittadino-onorario-di-palermo/">Riccardo Muti cittadino onorario di Palermo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/05/10/riccardo-muti-cittadino-onorario-di-palermo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Casa Preti: anche la luna partecipa del sole e della terra</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/vicari-casa-preti-anche-la-luna-partecipa-del-sole-e-della-terra/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/vicari-casa-preti-anche-la-luna-partecipa-del-sole-e-della-terra/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Androginia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Preiti]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Hippy]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2949</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, E, 1963; Claudio Parmiggiani, La notte, 1964, Giosetta Fioroni, Nascita di una Venere, 1965), la più&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/vicari-casa-preti-anche-la-luna-partecipa-del-sole-e-della-terra/">Casa Preti: anche la luna partecipa del sole e della terra</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. </p>



<p>Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, <em>E</em>, 1963; Claudio Parmiggiani, <em>La notte</em>, 1964, Giosetta Fioroni, <em>Nascita di una Venere</em>, 1965), la più parte dei nostri artisti ritornava alla civiltà greca e romana nel furore della contestazione (Michelangelo Pistoletto, <em>Venere degli stracci</em>, 1967), calcinando la propria arte nell’esercizio del multiplo, emulo postmoderno della copia da originali ellenici.</p>



<p>Nell’ambito della moda gli stati di crisi spesso corrispondono con fenomeni di androginia e <em>cross dressing</em> che avvicinano fortemente maschile e femminile in un unico spettro performativo. Anche qui gli esempi non mancano. Facile ricordare la civiltà Hippy in quegli anni formidabili, quando si sperimentava la caduta delle barriere sessuali in seno alla famiglia, tra gli studenti, tra gli operai, immaginando un futuro di pace universale contro l’atomica, la guerra fredda, la Corea, il Vietnam. </p>



<p>Era un periodo di conflitti profondi che metteva contro padri e figli, situazione antiborghese che, da adolescenti, almeno una volta nella vita abbiamo sperato di vedere risolta in un finale alla <em>Zebriskie Point</em> (1970). Allora i ragazzi e le ragazze indossavano, sui capelli lunghi e gli ornamenti etnici, pantaloni a zampa d’elefante, camicie di tela indiana, ponchos ed eskimi. Ma si trattava di abbracci irrisolti che nel lungo periodo hanno generato, loro malgrado, ulteriori livelli di conflitto e incomunicabilità. In tal senso è emblematico <em>The nude restaurant</em> di Andy Wahrol (1967), dove l’apparente libertà dei corpi di due giovani amanti stride con la povertà e l’omologazione linguistica, verbale e sensuale al lessico dei consumi in un volgare fastfood.</p>



<p>Per ritrovare un contesto in cui femminile e maschile si confondono, lasciandoci intravedere un ‘futuro anteriore’ di soli pari, senza più conflitti di genere, finalmente uniti in un unico afflato, bisogna risalire ai miti di fondazione culturale dell’antica Grecia. Il passo più elevato è un noto discorso di Aristofane, riferito da Platone nel <em>Simposio </em>(<em>Platone. Opere complete</em>, Laterza ed., Roma-Bari 19885, vol. 3, XIV, 189-190, p. 165):</p>



<p class="has-text-align-left" style="font-size:14px"><em>Bisogna innanzi tutto che sappiate qual è la natura dell’uomo e quali prove ha sofferto; perché l’antichissima nostra natura non era come l’attuale, ma diversa. In primo luogo l’umanità comprendeva tre sessi, no due come ora, maschio e femmina, ma se ne aggiungeva un terzo partecipe di entrambi di cui ora è rimasto il nome, mentre la cosa si è perduta. Era allora l’androgino, un sesso a sé, la cui forma e nome partecipavano del maschio e della femmina: ora non è rimasto che il nome che suona vergogna. </em></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p style="font-size:14px"><em>In secondo luogo, la forma degli umani era un tutto pieno: la schiena e i fianchi a cerchio, quattro bracci e quattro gambe, due volti del tutto uguali sul collo cilindrico, e una sola testa sui due volti, rivolti in senso opposto; e con quattro orecchie, due sessi, e tutto il resto analogamente, come è facile immaginare da quanto s’è detto. […]. Dunque i sessi erano tre e così fatti perché il genere maschile discendeva in origine dal sole, il femminile dalla terra, mentre l’altro, partecipe di entrambi, dalla luna, perché anche la luna partecipa del sole e della terra.</em></p>
</div></div>



<p>Dal mito antropogonico in avanti, i tentativi più concreti di dar nuova vita a un essere primigenio non dimediato sono stati compiuti, a mio avviso, dalla civiltà dandy. Risuona ancora l’auspicio di Jules A. Barbey d’Aurevilly (<em>Del Dandysmo e di George Brummel</em>, a cura di Mario Ubaldini, Passigli Ed., Firenze 1993, p. 102), che auspica per la futura umanità un egalitarismo di genere trascendente le differenze sessuali:</p>



<p style="font-size:14px"><em>Nature doppie e multiple, di sesso intellettuale incerto, nelle quali la grazia è ancor più grazia nella forza, e la forza si riconosce anche nella grazia, androgini della Storia, nonché della Favola, e dei quali Alcibiade fu il tipo più bello nella più bella nazione.</em></p>



<p>L’autore ci prospetta una precisa via: l’insieme dei lineamenti nell’essere perfetto non dovrà apparire fisico o psicologico ma noetico e culturale. Il dandy è androgino nella testa più che nel corpo, figura estetica con la sostanza divina di chi ha elevato il proprio spirito oltre i limiti della carne, quale che essa sia. Come un asceta bizantino, lui/lei ci invita a entrare nudi e angelicati nello spazio sacro di una religione laica senza tempo.</p>



<p>A tal proposito, mi pare che un giovane brand incarni meglio di altri la lunga sinusoide della civiltà dandy nel contemporaneo: <a href="https://casa-preti.myshopify.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa Preti</a>, fondata a Palermo nel 2017 da Mattia Piazza e Steve Galley. Il marchio propone un’allure fondata sul principio d’indeterminatezza derivante dalla lezione platonica originaria. </p>



<p>Nella collezione A.I. 2020/21 dal significativo titolo <strong><em>Ama</em></strong>, essa mette a nudo la propria matrice non dimediata, richiamando nelle proposte maschili e femminili una serie di tratti condivisi, facendosi portavoce di una missione culturale più volte annunciata nei sistemi di moda contemporanei ma mai pienamente accolta. </p>



<p>Casa Preti affida il tema dell’androginia alla doppia radice semantica della destrutturazione e dell’empatia, con riferimenti iconografici all’essere platonico primigenio, d’un lato, alle <em>Connessioni </em>(1967) e ai <em>Canali segnici</em> (1968) di Franz Erhard Walther, dall’altro. Essa affonda le mani nell’indeterminatezza di genere che ha caratterizzato alcuni momenti della nostra età moderna, indeterminatezza che nella moda è possibile accostare al bisogno di classicità nei tempi di crisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/vicari-casa-preti-anche-la-luna-partecipa-del-sole-e-della-terra/">Casa Preti: anche la luna partecipa del sole e della terra</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/vicari-casa-preti-anche-la-luna-partecipa-del-sole-e-della-terra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vaccini all&#8217;Università di Catania: il primato del potere e del privilegio</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/31/cuzzocrea-vaccini-universita-catania-primato-potere-privilegio/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/12/31/cuzzocrea-vaccini-universita-catania-primato-potere-privilegio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2020 17:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[V-Day]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[Vax Day]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2420</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle incertezze organizzative dei primi giorni di vaccinazione contro il Coronavirus, mentre non risulta che siano stati vaccinati il Presidente della Repubblica o quello del Consiglio dei Ministri – la cui vaccinazione avrebbe avuto un alto valore simbolico e comunicativo – dalla stampa giunge notizia di almeno due casi che vanno a stuzzicare i pensieri sul tema. Se della vaccinazione del presidente della Campania, De Luca, potremmo anche non stupirci,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/31/cuzzocrea-vaccini-universita-catania-primato-potere-privilegio/">Vaccini all&#8217;Università di Catania: il primato del potere e del privilegio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nelle incertezze organizzative dei primi giorni di vaccinazione contro il Coronavirus, mentre non risulta che siano stati vaccinati il Presidente della Repubblica o quello del Consiglio dei Ministri – la cui vaccinazione avrebbe avuto un alto valore simbolico e comunicativo – dalla stampa giunge notizia di almeno due casi che vanno a stuzzicare i pensieri sul tema.</p>



<p>Se della vaccinazione del presidente della Campania, De Luca, potremmo anche non stupirci, perché egli ha fatto della battaglia comunicativa, verbale e simbolica contro il virus (e contro certi comportamenti irresponsabili diffusi, in verità, in tutta Italia) la propria scelta politica, la notizia più curiosa è la vaccinazione di sei studenti dell’Università degli Studi di Catania.</p>



<p>La verifica delle fonti è facile, anzi facilissima. Basta andare su un motore di ricerca o direttamente qui <a href="http://bollettino.unict.it/articoli/unict-sei-rappresentanti-degli-studenti-i-primi-vaccinati-contro-il-covid" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bollettino.unict.it/articoli/unict-sei-rappresentanti-degli-studenti-i-primi-vaccinati-contro-il-covid</a></p>



<p>La Regione Siciliana chiede di individuare per il V-Day una serie di soggetti che siano rappresentativi e chiede di farlo anche all’università catanese. Il rettore in persona sceglie i rappresentanti degli studenti nel consiglio d’amministrazione dell’ateneo e nel senato accademico.</p>



<p>Non ci è dato sapere se i sei siano laureandi in medicina, magari tirocinanti in luoghi a rischio. Le uniche informazioni che abbiamo sono la fotografia che li ritrae felici e in buona forma davanti al luogo della vaccinazione, il fatto che siano tutti di sesso maschile e il loro ruolo negli organismi universitari.</p>



<p>E’ questo il primato della politica. Che, amaramente, tradotto alle latitudini etnee e siciliane significa, ma soprattutto comunica e invita ad emulazione, il primato del potere e del privilegio.</p>



<p>Quante scelte avrebbe potuto fare il rettore di Catania. Una studentessa donna, uno studente disabile, una matricola, uno studente proveniente dall’estero, uno studente con i migliori voti. L’elenco potrebbe continuare a lungo.</p>



<p>O, forse meglio, avrebbe potuto restituire il privilegio e chiedere alla regione di destinare i sei simbolici vaccini a sei medici di base, a sei operatori sanitari, a sei autisti di ambulanza, a sei clochard.</p>



<p>Ma se dobbiamo dirla tutta, in una regione dove la giunta regionale è composta da soli uomini e un deputato regionale può affermare “ciò che conta non è ciò che gli assessori hanno in mezzo alle gambe ma ciò che hanno in mezzo alle orecchie”, la scelta del rettore catanese – purtroppo – non ci stupisce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/31/cuzzocrea-vaccini-universita-catania-primato-potere-privilegio/">Vaccini all&#8217;Università di Catania: il primato del potere e del privilegio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/12/31/cuzzocrea-vaccini-universita-catania-primato-potere-privilegio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo museo del costume in Sicilia: il MUDECO a Donnafugata</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/10/17/vicari-un-nuovo-museo-del-costume-in-sicilia-il-mudeco-a-donnafugata/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/10/17/vicari-un-nuovo-museo-del-costume-in-sicilia-il-mudeco-a-donnafugata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2020 16:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Brancaccio]]></category>
		<category><![CDATA[Donnafugata]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Modica]]></category>
		<category><![CDATA[MUDECO]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[Museo]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Ragusa]]></category>
		<category><![CDATA[Sartoria]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[UNESCO]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Noto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2020</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ieri ho visitato il MUDECO, Museo del Costume al Castello di Donnafugata, rinnovata struttura espositiva allestita nelle scuderie del palazzo in territorio di Ragusa. Si tratta di un progetto che parte da lontano e che è stato portato a compimento per la strenua volontà di Giuseppe Nuccio Iacono, architetto museologo di solida formazione. Il museo accoglie il nucleo originario di &#8216;Tre secoli di moda in Sicilia&#8217;, la più importante e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/17/vicari-un-nuovo-museo-del-costume-in-sicilia-il-mudeco-a-donnafugata/">Un nuovo museo del costume in Sicilia: il MUDECO a Donnafugata</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri ho visitato il MUDECO, Museo del Costume al Castello di Donnafugata, rinnovata struttura espositiva allestita nelle scuderie del palazzo in territorio di Ragusa. Si tratta di un progetto che parte da lontano e che è stato portato a compimento per la strenua volontà di Giuseppe Nuccio Iacono, architetto museologo di solida formazione.</p>



<p>Il museo accoglie il nucleo originario di &#8216;Tre secoli di moda in Sicilia&#8217;, la più importante e cospicua collezione di abiti e loro accessori nell&#8217;isola, tra le più grandi ed eminenti d&#8217;Europa, già raccolta da Gabriele Arezzo di Trifiletti ed acquistata dal Comune di Ragusa in anni recenti.</p>



<p>Si tratta di una fondo che conosco molto bene per trascorsi che non è il caso di approfondire in questa sede. Quello che posso dire è che esso rappresenta, con i suoi tremila e passa esemplari, lo specchio maggiormente fedele e rappresentativo delle élite siciliane tra Sette e Novecento, anche perché supportato, a differenza di altre esperienze collezionistiche, da un nutritissimo archivio storico, maggior vanto ed intuizione del suo ideatore.</p>



<p>Il nuovo allestimento del MUDECO (negli anni passati la collezione era transitoriamente ordinata al piano nobile del maniero) è davvero ben fatto, in linea con le più recenti guide internazionali d&#8217;indirizzo museologico e museografico. Sviluppato prevalentemente in senso cronologico, esso ci conduce in un breve e suggestivo viaggio nel tempo, senza cadere, come spesso si fa in Sicilia sbagliando grandemente, nella oleografia gattopardesca, ultima cosa di cui sentiamo il bisogno per uscire finalmente dalle false vestigia del passato. Al contrario, l&#8217;allestimento di Iacono e dello staff di progettazione parla una lingua contemporanea ed intellettuale, se per &#8216;intellettuale&#8217; intendiamo la capacità di muovere le idee verso il futuro.</p>



<p>Chiaramente, a Donnafugata come nel resto della Sicilia e del Meridione d&#8217;Italia, molto resta ancora da fare. Ad esempio, è auspicabile che il MUDECO non rimanga isolato nel dibattito museologico internazionale, e subito si agganci ad una rete virtuosa di altre esperienze collezionistiche in Italia e nel mondo. Recentemente, da consulente storico, mi è capitato di fare un&#8217;esperienza simile a Palermo, per la realizzazione di &#8216;Palazzo Chiazzese&#8217;, la Casa museo del costume teatrale della famiglia Pipi. Anche lì, nel cuore del quartiere Brancaccio, nasceva l&#8217;esigenza di sottrarre la splendida collezione della più grande, illustre e rinomata Sartoria teatrale del Meridione d&#8217;Italia, a uno statuto localistico. Ed anche lì si è subito provveduto a stabilire contatti sodali con il mondo della ricerca scientifica e della museologia contemporanea, con risultati incoraggianti.</p>



<p>Questo è l&#8217;auspicio anche per il MUDECO di Donnafugata, che rispetto a Brancaccio, capirete bene, ha potenzialità territoriali di gran lunga superiori. Se la sua direzione avrà la forza di dialogare ai più alti livelli con il mondo della cultura museale; se sarà capace di non scivolare sulle molte bucce di banana che l&#8217;isola ancora getta sul suo cammino, contribuirà fattivamente al prestigio dell&#8217;antica Contea di Modica ed ai fasti della Val di Noto, primo e più importante distretto UNESCO della Sicilia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/17/vicari-un-nuovo-museo-del-costume-in-sicilia-il-mudeco-a-donnafugata/">Un nuovo museo del costume in Sicilia: il MUDECO a Donnafugata</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/10/17/vicari-un-nuovo-museo-del-costume-in-sicilia-il-mudeco-a-donnafugata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 14:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Bandito Giuliano]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Corleone]]></category>
		<category><![CDATA[DIA]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1909</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ricorrono oggi i cento anni dalla nascita (27 settembre 1920) di Carlo Alberto dalla Chiesa. Quando si incominciano a festeggiare i centenari, l’esercizio della memoria compie un salto di qualità: dalla storia recente alla “grande” storia. Qual è, professore, il posto del Generale nella storia della Repubblica Italiana?Mio padre sta dentro tutta la storia della Repubblica, non c’è un momento in cui non ce lo trovi. Non per caso, ma&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/">Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ricorrono oggi i cento anni dalla nascita (27 settembre 1920) di Carlo Alberto dalla Chiesa. Quando si incominciano a festeggiare i centenari, l’esercizio della memoria compie un salto di qualità: dalla storia recente alla “grande” storia. Qual è, professore, il posto del Generale nella storia della Repubblica Italiana?</strong><br>Mio padre sta dentro tutta la storia della Repubblica, non c’è un momento in cui non ce lo trovi. Non per caso, ma perché è lui che si offre in prima linea quando ci sono gli incarichi difficili. O da volontario, perché nessuno risponde alle chiamate del Governo, come quando va a Corleone per combattere le formazioni criminali del bandito Giuliano, o perché il Governo chiama direttamente lui, come dopo l’omicidio di Moro. Quando avevo sedici anni gli chiesero dove avrebbe desiderato andare, una volta promosso colonnello, da Milano, e lui rispose: Bolzano o Palermo, cioè le due postazioni più a rischio in Italia. Una si confrontava con l’allora terrorismo altoatesino, che era molto agguerrito, l’altra con la mafia della Sicilia Occidentale (poi alla fine decise per Palermo). Questo fatto mi colpì molto. Si contano sulle dita di quattro mani le persone che nella storia italiana si sono trovate esposte su tanti fronti: a partire da quando torna dal Montenegro e partecipa alla lotta di liberazione, lo troviamo in tutti i passaggi decisivi della storia della Repubblica. Dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta, lui c’è. A volte per ottenere dei successi, a volte per essere, diciamo così, umiliato.</p>



<p><strong>Per esempio?</strong><br>Quando c’è l’aria del golpe con Segni, mio padre viene spedito, in un giorno, da Roma alla caserma degli allievi carabinieri di complemento di Torino. Viene messo di fatto fuori servizio.</p>



<p><strong>Diceva dei passaggi decisivi della storia della Repubblica in cui troviamo suo padre, può provare a elencarne qualcuno?</strong><br>C’è nella lotta al banditismo, non soltanto quello siciliano, ma anche quello campano. Due tipi diversi di banditismo, perché la vicenda di Giuliano costituisce un tema nazionale: alle spalle c’è la minaccia secessionista-indipendentista della Sicilia e c’è la mafia. È un grumo di illegalità che si sostengono l’una con l’altra, minacciando la storia della Repubblica.</p>



<p><strong>Poi?</strong><br>Negli anni Sessanta lo troviamo a Milano, capitale economica, che conosce le forme di criminalità da benessere: non più la criminalità comune, ma una criminalità arrogante, che chiede ai carabinieri nuove modalità di governo dell’ordine pubblico. Quando viene promosso colonnello, a Milano, è il primo cui danno il comando unificato di Milano e Provincia (prima si divideva il comando del comune capoluogo da quello della provincia), proprio per le sue idee di controllo del territorio, che implicavano una certa unitarietà d’azione, appunto, tra città, hinterland e provincia. Un’altra intuizione di mio padre, in quegli anni, è l’introduzione delle radiomobili, uno strumento di intervento rapido, immediato, ben diverso dalle antiche stazioni dei carabinieri nei paesi (che per altro lui amava).</p>



<p><strong>Anche la storia dei conflitti sociali lo vede presente.</strong><br>Sì, e non soltanto quando il conflitto sociale si manifesta nella forma acuita e patologica del terrorismo, ma anche quando si tratta del conflitto duro nelle piazze. Non gliel’ho mai sentito dire pubblicamente, ma ricordo che con me lui si vantava di avere accettato anche le biglie lanciate dagli operai della Breda in piazza Duomo, senza reagire, perché sapeva quali erano i problemi sociali che avevano alle spalle. La durezza della repressione inconsulta non ce l’ha nella sua vicenda.</p>



<p><strong>La DIA ha curato la riproduzione in copia anastatica, del Rapporto Sangiorgi (redatto a fine Ottocento dall’allora Questore di Palermo Ermanno Sangiorgi) e del Rapporto dei 114 (che porta la firma dell’allora Colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa e di altri valenti investigatori, redatto un secolo dopo). Il Direttore della DIA ha parlato di due fotografie di una mafia diversa, ma sotto certi punti di vista sempre identica a se stessa. Verrebbe da aggiungere che non solo le fotografie, ma anche i “fotografi” e gli scenari si somigliano: sia Sangiorgi che dalla Chiesa ritornano a Palermo con l’intenzione e il mandato, almeno ufficialmente, di combattere davvero la mafia. Entrambi ce ne lasciano un quadro molto dettagliato (ben prima delle rivelazioni di Buscetta), entrambi incontrano feroci ostilità all’interno degli ambienti che dovrebbero supportarli. Sembra che, in Italia, per quanto riguarda la mafia e la lotta alla mafia, ci sia uno schema che si ripete. Perché?</strong><br>Si ripete perché la mafia ha una sua identità. Ne ho parlato anche oggi a lezione: il carattere degli italiani non è cambiato. Gli italiani hanno la corruzione in testa. Nonostante tutto quello che è accaduto, nonostante l’educazione alla legalità, nonostante i cambiamenti politici, il passaggio dalla dittatura alla libertà, da una dimensione nazionale autarchica alla dimensione europea internazionale. Corrotti sono nella testa. Gli elementi culturali sono lunghi da cambiare, ma non lunghi nel senso che ci vogliono dieci anni: ci vogliono i secoli. E la mafia, se tu ci pensi, usa sempre lo stesso linguaggio, è quel che dico ai miei studenti.</p>



<p><strong>Quale linguaggio?</strong><br>La mafia è “terra e fuoco”, due dei quattro elementi della filosofia greca. Sì ma poi, si dice, è passata dal latifondo alla città; ma in città che cosa fa? I piani regolatori, costruisce: sempre la terra. E oggi, in Lombardia? Si occupa di movimento terra. E i rifiuti? Sempre di gestione della terra si tratta. È sempre lì: il cuore del suo potere è la terra. E il suo linguaggio è sempre l’incendio. Non sanno usare un altro linguaggio: gli viene naturale. È la prima cosa che pensano: il fuoco, attraverso l’incendio. Che è la cosa più facile, più vigliacca e la più devastante. La mafia è questo, e poi tutto il resto sono orpelli. A parte che dicono (e scrivono anche) tante fesserie su cambiamenti che non ci sono: dicono che mandano i figli all’estero, nelle scuole migliori, quando invece li fanno laureare con raccomandazione a Reggio Calabria. Uno dei Pelle si è fatto nove esami in quarantacinque giorni. Poi qualcuno che va all’estero a studiare c’è, indubbiamente, ma c’era anche prima. Non è che adesso ci sono falangi di figli di mafiosi che vanno a studiare a Oxford e a Boston. Un’altra che dicono è che, adesso, vanno in giro “in doppio petto”… ma sai che ho rivisto le scene del maxiprocesso: sono tutti nelle gabbie con la cravatta. Soprattutto nel processo di Agrigento: sono tutti nelle gabbie con giacca e cravatta.</p>



<p><strong>#EranoSemi è l’hashtag di una di una bella campagna comunicativa di WikiMafia, dedicata alle vittime innocenti di tutte le mafie. Anche il Generale dalla Chiesa si è rivelato, contro il pronostico dei suoi carnefici, “un seme”. Quali frutti ha dato?</strong><br>Intanto il primato delle istituzioni su tutto: la sua scuola è questa. E la famiglia non si contrappone all’istituzione: la famiglia serve a dare più forza a chi rappresenta l’istituzione e serve per educare nuove generazioni a rispettare l’istituzione. Noi viviamo questo rapporto in modo alternativo: o curi la famiglia o curi il bene pubblico. “Ma che cosa state dicendo?”, sembra rispondere mio padre con la sua esperienza: “La mia famiglia mi ha aiutato a difendere le istituzioni e io ho insegnato in famiglia che bisogna difendere le istituzioni”. Questa credo che sia una grande lezione dal punto di vista dell’antropologia politica e dell’antropologia della cultura civile.</p>



<p><strong>Il generale viene ricordato anche per la sua straordinaria capacità di costruire squadre.</strong><br>È sua la lezione del saper affrontare i grandi problemi “con quello che c’è”. Ma chi avrebbe mai pensato che l’analisi del terrorismo sarebbe stata più lucida in giovanissimi sottufficiali che venivano dal Sud che in grandi intellettuali che insegnavano nelle università del Nord? Mio padre è riuscito a mettere insieme persone che non avevano un alto grado di istruzione e le ha condotte a produrre fatti di altissimo livello. Perché quei carabinieri, quando arrivavano qui (spesso venendo da paesi del Sud), non è che avessero studiato pane e politica, non è che avessero studiato storia delle ideologie politiche, ma imparavano a mettersi al servizio di un progetto che non riusciva ad avvalersi delle migliori intelligenze del Paese, questo è un dato di fatto.</p>



<p><strong>Cosa ha insegnato?</strong><br>Ha insegnato che a volte le cose grandi si fanno con persone piccole per noi, che evidenziano la loro grandezza nel momento in cui si impegnano e ottengono dei risultati. Se qualcuno mi dovesse chiedere chi capiva davvero il terrorismo allora, risponderei che pochissimi intellettuali capivano il terrorismo, pochissimi. Perché c’erano quelli che sposavano la tesi che il terrorismo sarebbe diventato una variabile costante nella politica europea; c’erano quelli che erano convinti che fosse l’effetto dello sfruttamento in fabbrica. Mio padre ne diede un’altra analisi, i suoi ne diedero un’altra analisi, e fu un’analisi vincente: era un’idea di presa del potere. Che non nasceva né dallo sfruttamento in fabbrica né da una condizione quasi fatale della politica in Europa alla fine del Novecento. Per me è stato importante, è stato un maestro per tanti aspetti, anche, anzi soprattutto, quando non voleva esserlo: le persone le vedi agire, le vedi pensare. E impari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/">Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
