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	<title>Pittura Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Pittura Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>28 gennaio 1972</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 23:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.” Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare. “Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&#160; Dino&#8230;</p>
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<p><em>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione</em>.”</p>



<p>Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare.</p>



<p><em>“Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&nbsp;</em></p>



<p>Dino Buzzati stacca gli&nbsp;aghi delle flebo,&nbsp;&nbsp;tenta un sorriso.&nbsp;<em>“ Poi nel buio…sorride”</em>&nbsp;Eccolo giunto a destinazione. L&#8217; ultima? Chi può dirlo.</p>



<p>Era il 28 gennaio del 1972. Erano le 16 e 20 nella stanza n. 201 della clinica La Madonnina di Milano. Dino Buzzati moriva.<em>&nbsp;“La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna”.&nbsp;</em>No, non è nera Milano quel giorno. È tutta imbiancata di neve. Il Duomo, il Pirellone, la Torre Velasca e la distesa dei tetti ricordano le vette e le valli dolomitiche, i luoghi dell’anima di Buzzati. Milano gli regala un’ultima immagine fantastica di cime e di scalate. Nella cornice della finestra sembra uno dei suoi dipinti.</p>



<p>Siamo partiti, in questo viaggio della memoria dalla fine e intendiamo percorrere i cammini di Buzzati lasciandoci orientare dall’immaginaria realtà che è sempre stata il Nord della sua bussola.</p>



<p>Eccoci quindi nella Val Morel, apriamo&nbsp;l’ultima delle opere di Dino Buzzati, “<em>I miracoli di Val Morel”.</em></p>



<p>Dino Buzzati vide il libro&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel,</em>&nbsp;appena pubblicato, mentre si trovava nella clinica La Madonnina, ultimo rifugio.</p>



<p>Possiamo immaginare che ne sfogliò le pagine ad una ad una, che sorrise del “<em>cretino</em>” con cui lo apostrofava nella prefazione Indro Montanelli (per poi concludere&nbsp;<em>un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere un genio</em>), che si soffermò su quella formuletta P.G.R.&nbsp;calcata in ogni angolo degli ex voto, che li contò ad uno ad uno gli ex voto dipinti e scritti. Ne contò 39. Ne mancava uno, l’ultimo: “Santa Rita concede a Dino Buzzati la grazia di guarire: 28 gennaio 1972”. No, Santa Rita quel giorno doveva essere impegnata&nbsp;&nbsp;con il gatto Mammone o stava scacciando con la scopa il Vecchio della montagna, o stava avvistando i tre ronfioni. Alle prese con grazie vere, quelle che solo lei, la santa delle grazie impossibili, poteva concedere.</p>



<p>Che si rivolgesse il giornalista scrittore pittore ai santi convenzionali. Non viveva forse a Milano sotto la protezione di Sant’Ambrogio, o addirittura non si trovava nella camera n. 201 di una Madonnina? Chi più di lei poteva distribuire grazie? E se proprio intendeva ribadire, l’ammalato,&nbsp;che non se ne intendeva di santi e di chiesa e di dio, poteva rivolgersi alla scienza medica o all’amore forte di gioventù della moglie Almerina dalla lunga treccia o alla sapienza animale del suo cane Diabolik che nel preciso momento della sua morte pianse con guaiti inconsolabili e lontani.</p>



<p>Se solo Buzzati avesse avuto un po’ più di forza, o di tempo per dipingerlo quell’ultimo ex voto…&nbsp;&nbsp;e dire che quella stessa mattina aveva chiesto alla moglie di fargli la barba perché la morte lo trovasse in ordine. Elegante. Quella eleganza che era la sua stessa essenza, nella persona nella vita nell’arte. E dire che una prova di P.G.R. l’aveva già fatta: “<em>Santa Rita per intercessione del professore Giovanni Angelini affronta e sgomina dopo paziente lotta uno spirito maligno di incerta stirpe sceso a&nbsp;insidiare tale Buzzati Dino in quel di San Pellegrino &#8211; Belluno, estate 1971”&nbsp;&nbsp;</em>con tanto di raffigurazione della villa di famiglia e della Santa che scaccia con un bastone lo spirito maligno. No, quel mattino non ebbe forza di prendere il pennello o la penna &#8211; che per lui era lo stesso &#8211; in mano, malgrado fosse lo stesso giorno in cui disse ad Almerina “<em>E’ strano , non arriverò a sera, eppure se il direttore mi chiedesse un articolo glielo farei”</em>, fino alla fine quel Signorsì che era la divisa militare con cui affrontava il quotidiano della vita.&nbsp;</p>



<p>D’altronde come poteva lui, il miscredente, pregare Dio? La sua Santa Rita sembra più una super eroina che una mistica santa. Non l’ha forse dipinta Buzzati&nbsp;di una bellezza tutta terrena, con i grandi occhi sensuali, le mani affusolate dalle unghie laccate? E le storie che vengono raccontate negli ex voto, non sono forse tutte straordinariamente popolate da mostri che nulla hanno a che fare con i diavoli cristiani? Miracoli della fantasia più che della religione. Miracoli di quel “<em>Dio che non esisti ti prego…</em>”, di quel mistero, di quel segreto della vita che Buzzati ha inseguito nel corso degli anni e che ci ha donato nelle sue opere, siano scritte o dipinte.</p>



<p>Val Morel con la sua edicola piena di ex voto destinati a Santa Rita, nelle Dolomiti, non esiste. È inutile inerpicarsi per i sentieri di montagna, cercare informazioni a sindaci o passeggeri casuali. No. Non c’è una Valle intitolata Morel, forse un paesino Valmorel, e tra le tante edicole, così comuni nei percorsi di montagna, questa dedicata a Santa Rita proprio non c’è. E allora non possiamo dare credito al nostro autore che pure tanto stimiamo e di cui ci fidiamo ad occhi chiusi? La sua “Spiegazione” che fa da premessa alla prima edizione de “I miracoli di Val Morel”, quella uscita subito dopo la mostra dei dipinti nella Galleria Cardazzo di Venezia, è chiara e dettagliata. Buzzati dice di aver ritrovato nella biblioteca paterna un quadernetto dove sono raccolti annotazioni su ex&nbsp;voto dedicati alla Santa Rita del santuario di Val Morel in quel di Belluno. Lo stesso Buzzati ha intrapreso il viaggio alla ricerca del micro santuario. E cammina cammina, lo trova&nbsp;<em>“uno di quei rozzi tabernacoli, con una immagine ormai quasi irriconoscibile, sul bordo tutta una fila di lumini”</em>.&nbsp;Sarà Toni Della Santa,&nbsp;<em>“un simpatico vecchietto”,&nbsp;</em>a fornirgli tutti i dettagli sul luogo e sugli ex voto. Peccato che quando Buzzati, dopo svariati anni, tornerà sul posto non troverà più traccia, né del tabernacolo, né di Toni Della Santa.<em>”Toni, Toni! Chiamai. Rispose il silenzio… Eppure portavo con me il quaderno ormai ingiallito”&nbsp;</em></p>



<p>39 dipinti con a fronte 39 brevi scritti che raccontano, aggiungono, tolgono elementi all’immagine. L’autore raggiunge in questa ultima sua opera il progetto di una vita, scrittura e pittura in un tutt’uno, realtà e immaginario che si mescolano, vita e morte che si armonizzano.&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel&nbsp;</em>sono il miracolo di Buzzati.</p>



<p>Oggi, volendo, noi possiamo ripercorrere quella ricerca partendo dalla villa di famiglia nel bellunese, arrivando al comune di Limana, attraversando il bosco, raggiungendo il borgo Valmorel , inerpicandoci lungo il sentiero. Alla fine di tanto sperare ci&nbsp;troveremo di fronte ad una edicola laica di Santa Rita con una sorprendente immagine anch’essa laica (soltanto la copia per la verità) dipinta dall&#8217;autore stesso dei&nbsp;<em>Miracoli.</em></p>



<p>Dino Buzzati non fece in tempo a vedere l&#8217;edicola realizzata nel 1973,&nbsp;&nbsp;sorrise soltanto del progetto che &#8211; a lui che aveva detto&nbsp;<em>“un santuario che non esisteva, ma che in fondo poteva anche esistere”</em>&nbsp;&#8211; non doveva apparire impossibile.</p>



<p>I corsivi appartengono al&nbsp;<em>Il Deserto dei Tartari&nbsp;</em>e a<em> I Miracoli di Val Morel</em></p>



<p>Dino Buzzati, <em>I miracoli di Val Morel,</em> Oscar Mondadori, 2012</p>
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		<title>Un dialogo artistico tra Iran e Italia. Breve biografia e opera di Rasta Safari</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/07/vicari-dialogo-arte-iran-italia-opera-rasta-safari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 15:51:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una giovane artista iraniana ci porta nel campo confuso dell&#8217;umanità, incerta ma intellegibile fusione del complicato diorama antropologico che caratterizza le società contemporanee. Nei suoi quadri alberga una folla di uomini e donne al limitare continuo tra due opposti: conflitto-pace, incomunicabilità-dialogo, sopruso-compassione, distanza-prossimità. Rasta Safari, in arte Rasta (Mashhad, Iran 1988) è un&#8217;artista ormai confermata nel ruolo di cantrice della condizione umana nell&#8217;età degli esodi. I suoi quadri sono un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/07/vicari-dialogo-arte-iran-italia-opera-rasta-safari/">Un dialogo artistico tra Iran e Italia. Breve biografia e opera di Rasta Safari</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Una giovane artista iraniana ci porta nel campo confuso dell&#8217;umanità, incerta ma intellegibile fusione del complicato diorama antropologico che caratterizza le società contemporanee. Nei suoi quadri alberga una folla di uomini e donne al limitare continuo tra due opposti: conflitto-pace, incomunicabilità-dialogo, sopruso-compassione, distanza-prossimità.</p>



<p>Rasta Safari, in arte Rasta (Mashhad, Iran 1988) è un&#8217;artista ormai confermata nel ruolo di cantrice della condizione umana nell&#8217;età degli esodi. I suoi quadri sono un continuum di &#8220;dramatic close-up&#8221; sulle angosce derivanti alle genti nell&#8217;indeterminatezza del proprio futuro. Eppure, dalla scarificazione dei suoi visi affollati emerge sempre un barlume d&#8217;amore, di speranza, una nuova possibilità.</p>



<p>Qualcosa che dalla tradizione iconoclasta islamica si sposta lentamente verso quella iconografica cristiana, dando corpo alla speranza più di qualsiasi parola scritta. Le sue ultime prove si assottigliano verso la tradizione pittorica e scultorea occidentale; con inquadrature sempre più serrate, Rasta medita la grande tradizione patetica europea e la fa propria, affogandola in una densa materia di colori plumbei; la sacralità della vita, l&#8217;oscenità della morte, la possibilità interstiziale della salvezza.</p>



<p>Posti di fronte ai suoi &#8216;senza titolo&#8217; del 2021 si resta raggelati come dinanzi a un girone dantesco. Folle di esseri sottili come lemuri calcano la scena, quasi levitando nell&#8217;aria opprimente dei grigi, dei blu, dei rossi violacei. Le figure sono contornate da tratti duri e incisori, gli unici in grado di contenere e dare sostanza ai corpi, altrimenti destinati a svaporare.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img fetchpriority="high" decoding="async" width="968" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-968x1024.jpg" alt="" data-id="3479" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-scaled.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3479" class="wp-image-3479" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-968x1024.jpg 968w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-284x300.jpg 284w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-768x812.jpg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-1452x1536.jpg 1452w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/01-1-1937x2048.jpg 1937w" sizes="(max-width: 968px) 100vw, 968px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><em>Senza titolo, 2021, tecniche miste e olio su tela 95x85cm, archivie, IR 21-01</em></figcaption></figure>



<p>Altri segni netti e decisi fasciano i sembianti richiamando la condizione di perenne medicalizzazione delle società contemporanee, oppure, agli estremi, alcune pratiche di sepoltura. Ma dalla condizione angosciosa di quelle anime in pena emerge sempre uno stato di grazia primordiale; nei personaggi che ci guardano come richiamati dalla nostra attenzione c&#8217;è una dolcissima gentilezza, come un fraterno monito e avvertimento.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="1003" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-1003x1024.jpg" alt="" data-id="3481" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-scaled.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3481" class="wp-image-3481" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-1003x1024.jpg 1003w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-294x300.jpg 294w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-768x784.jpg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-1505x1536.jpg 1505w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/02-2007x2048.jpg 2007w" sizes="(max-width: 1003px) 100vw, 1003px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><em>Senza titolo, 2021, tecniche miste e olio su tela 95x85cm, archivie, IR 21-02</em></figcaption></figure>



<p>Dal punto di vista pittorico non sarà difficile individuare le tradizioni a cui Rasta attinge. Nella serie si scorgono tratti michelangioleschi, impastati della stessa materia che componeva le opere di Klimt, e poi ancora dell&#8217;aktionista Schwartzkogler, passando per il Simbolismo di Redon e Moreau, per l&#8217;Espressionismo di un Nolde o di un Kokoschka.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="994" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-994x1024.jpg" alt="" data-id="3484" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-scaled.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3484" class="wp-image-3484" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-994x1024.jpg 994w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-291x300.jpg 291w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-768x792.jpg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-1490x1536.jpg 1490w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/03-1987x2048.jpg 1987w" sizes="(max-width: 994px) 100vw, 994px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><em>Senza titolo, 2021, tecniche miste e olio su tela 95x85cm, archivie, IR 21-03</em></figcaption></figure>



<p>Le stesure devono molto alla tradizione incisoria, la fluidità e tavolozza riecheggiano le infinite mescolanze dei vetri o degli smalti fusi (in età giovanile l&#8217;artista si è interessata di cromatologia). I suoi scavi pittorici devono tanto agli studi psicoanalitici di Freud e di Jung; in definitiva, la sua visione del mondo non differisce molto dall&#8217;adagio shakespeariano secondo cui la natura umana sarebbe intrisa di sogni.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="951" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-951x1024.jpg" alt="" data-id="3486" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-scaled.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3486" class="wp-image-3486" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-951x1024.jpg 951w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-279x300.jpg 279w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-768x827.jpg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-1426x1536.jpg 1426w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/09/04-1902x2048.jpg 1902w" sizes="(max-width: 951px) 100vw, 951px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption"><em>Senza titolo, 2021, tecniche miste e olio su tela 95x85cm, archivie, IR 21-04</em></figcaption></figure>



<p>Persiana di nascita, italiana per formazione, con una fortuna espositiva e critica già ragguardevole, Rasta Safari è destinata a fare discutere molto di sé e della sua opera, intensa e magistrale. In questo scorcio di 2021 lei testimonia la possibilità del dialogo, dell&#8217;accoglienza e della responsabilità che le nostre istituzioni accademiche hanno nei confronti dei giovani artisti mediorientali.</p>



<p>Lei che si è formata presso la Facoltà d&#8217;arte dell&#8217;Università di Zahedan in Iran, quindi alle Accademie di Belle arti di Catania (ricordo una splendida allieva) e di Roma, è l&#8217;archetipo ideale di un modello virtuoso che anche oggi si ripete. Dovremmo dire &#8220;di scambio&#8221; e &#8220;interculturale&#8221;, ma purtroppo non sempre è così.</p>



<p>È degli ultimi giorni la notizia secondo cui alcune accademie italiane si starebbero adoperando per istituire borse di studio in favore di giovani artisti in fuga dall&#8217;Afghanistan. In questo tragico caso la direzione sarà una e una soltanto, ma darà la misura del ruolo storico svolto dall&#8217;Italia nell&#8217;affermazione della civiltà umanistica, con l&#8217;augurio che dalla paura e dall&#8217;oppressione dei popoli nasca sempre e comunque la vita.</p>
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		<title>Breve catalogo poetico su &#8220;L’amaro miele&#8221; illustrato da Alessandro Finocchiaro</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/27/vicari-breve-catalogo-poetico-su-lamaro-miele-illustrato-da-alessandro-finocchiaro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 17:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ristampa di un classico della poesia italiana contemporanea (Fondazione Gesualdo Bufalino, Comiso 2020) e la sua prima illustrazione dopo le fortunate edizioni Einaudi (1982, 1989, 1996), sono spunto per riflessioni appassionanti e inedite sulla poesia del cantore siciliano forse più enigmatico della letteratura di fine Novecento e sulla possibilità di rendere le sue liriche per immagini. Il compito è stato affidato ad Alessandro Finocchiaro, che della poetica dell’immagine ha&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/27/vicari-breve-catalogo-poetico-su-lamaro-miele-illustrato-da-alessandro-finocchiaro/">Breve catalogo poetico su &#8220;L’amaro miele&#8221; illustrato da Alessandro Finocchiaro</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La ristampa di un classico della poesia italiana contemporanea (Fondazione Gesualdo Bufalino, Comiso 2020) e la sua prima illustrazione dopo le fortunate edizioni Einaudi (1982, 1989, 1996), sono spunto per riflessioni appassionanti e inedite sulla poesia del cantore siciliano forse più enigmatico della letteratura di fine Novecento e sulla possibilità di rendere le sue liriche per immagini.</p>



<p>Il compito è stato affidato ad Alessandro Finocchiaro, che della poetica dell’immagine ha fatto un punto di forza sin dalle prime prove degli anni novanta. Nel recensirlo la critica ha richiamato un ampio spettro di precedenti storici, da Morandi a Zuccaro a Guccione, da Music a De Staël e in ultimo, ma non ultimo, il Jean Fautrier delle <em>Hautes pâtes</em>. Accosto mi sembra soprattutto il paragone con gli <em>Ultimi naturalisti</em> italiani (Ennio Morlotti in testa), in consonanza di toni e rapporti musicali che sono nelle corde di Finocchiaro, originariamente pianista. I suoi paesaggi, sovente <em>en plain air</em>, sempre e comunque mentalizzati, attendevano al passo Gesualdo Bufalino; o almeno il Bufalino che ne <em>L’amaro miele</em> vaga &#8211; «in sfoghi metrici e sentimentali» tra adolescenza e senilità, epica e paesaggio, poesia e canzone &#8211; nell’esercizio calcinatorio e assiduo dell’andar lievi incontro alla morte. «Troppo facile cuore / quando mi crescerai?»</p>



<p>Per immagini dipinte cerchiamo di capire cosa serviva al poeta. Sicuramente una corrispondenza col <em>landscape</em>, che Nunzio Zago in prefazione illustra magistralmente alla <em>maniera nera</em>: «un gusto del colore locale, un cromatismo, un paesaggismo tutt’altro che banalmente illustrativo o esornativo, perché trasforma in fiaba, in leggenda, un personale teatrino di memorie, non solo mediterranee, e ne fa una metafora della vita, la quale, mentre ci abbaglia e seduce con la sua fantasmagoria di luci e di suoni, inesorabilmente ci delude, lasciandoci in bocca un’acre sensazione di cenere e dentro l’anima un pungente sedimento di lutto». Prolegomeno necessario a dischiudere porte, lasciando come suo segno una rorida rosa. «Resta di tanta vacanza / solo una pozza di sole / scordata sulle lenzuola / della mia ultima stanza; // E questa rosa che il gelo / del davanzale consuma, / e se ne perde il profumo / verso un inutile cielo».</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="970" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-01.jpg" alt="" data-id="2373" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-01.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=2373" class="wp-image-2373" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-01.jpg 1000w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-01-300x291.jpg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-01-768x745.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></li></ul></figure>



<p>L’inutile cielo di Finocchiaro è fatto di albume gessoso, parte visibile di quell’acre sensazione cinerea, inventario dell’untore in prossimità della morte: «un letto, una sedia, uno specchio / un calendario vecchio / appeso dietro la porta, / sul comodino un bicchiere, / una radio a galena […]».<br>La melancholia dell’autore continuerà fino a <em>Malanotte</em>, poi qualcosa s’accende nei <em>Fogli dal diario d’inverno</em>, la tavolozza si stempera e quell’albume gessoso chiarisce nel poeta la prospettiva esistenziale di una nuova amara possibilità: «La stagione che sciupa le foglie / s’è rimessa in cammino».</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="998" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02.jpg" alt="" data-id="2375" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=2375" class="wp-image-2375" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02.jpg 1000w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02-300x300.jpg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02-150x150.jpg 150w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-02-768x766.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></li></ul></figure>



<p><em>Agli amici in armi</em> Finocchiaro riserva un viluppo di rami secchi stagliati su quel medesimo cielo invernale. È la prospettiva di un convalescente che vorrebbe brigare con le armi ed è invece costretto «a nutrire la febbre fedele, a nutrire la morte / che prospera come un insetto nelle pieghe del materasso.» L’inverno, malgrado ciò passerà, tornerà l’<em>Esercizio con sentimento</em> «per l’alto cielo odoroso d’arance»; il pittore ne coglie il significato inondando la tela di colori pastello, con il delta di Venere affogato nei chiarori rosei della vita.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="948" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-03.jpg" alt="" data-id="2377" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-03.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=2377" class="wp-image-2377" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-03.jpg 1000w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-03-300x284.jpg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-03-768x728.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></li></ul></figure>



<p>In fin dei conti cos’è l’esistenza di un uomo se non il paesaggio che gli si forma dentro negli anni, dentro e fuori di sé? In un serrato gioco di corrispondenze Bufalino mescola sguardi interiori ed esterni con grande maestria. Quando va <em>Al fiume</em> «Ippari vecchio, bianchissimo greto» che dal Monte Serra di Burgio si getta verso la riviera di Camarina, egli non contempla solo l’orizzonte, ma se stesso. Quel fiume tanto caro sin dall’infanzia è amico al punto da parlargli come a un <em>genius loci</em>. «Quanta rena di tempo è volata» gli dice, «fra le tue sponde di luce veloce, / quante tacquero trecce scellerate / ai davanzali che non scordo più. / Ah moscacieca d’occhi e di scialli, / ah vaso mio di basilico scuro / bocca murata dell’amor mio!» Finocchiaro getta su quella rena gli astragali come solo potrebbe Nestore sulla spiaggia scea, e vaticina al poeta la sua stessa sorte «di crepe pigre, di canne dolenti». Nel registro alto del quadro si vede l’azzurro del cielo, come da sotto una duna. Solo chi viaggia in Sicilia nella Contea di Modica può avere il segno dell’indecifrabilità della costa; il pittore lo sa e ci invita a cogliere da quelle dune l’altra e più complessa indecifrabilità che è la vita.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="742" height="999" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-04.jpg" alt="" data-id="2379" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-04.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=2379" class="wp-image-2379" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-04.jpg 742w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-04-223x300.jpg 223w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></figure></li></ul></figure>



<p>L’amaro miele è costellato di ricordi. <em>Malincuore, il giorno del santo</em> è la poesia che faceva da copertina alle edizioni Einaudi. Alla lirica più emblematica del volume Alessandro Finocchiaro conferisce lo statuto della terra e dell’ombra, con quell’ultimo verso «e più m’attempo e più voglio morire» che tanto fortemente contrasta con lo incipit trasognato delle antiche sagre: «Quando c’è festa nei miei paesi / vengono da lontano i venditori, / mangia spade, mangiafuoco, / con mani immense e scamiciate […]». Sarà perché tutta la poesia di Bufalino si nutre di opposti contrasti di vitalismo e morte, sarà perché la via di fuga sembra poggiare su un’accidiosa insistenza verso l’enigma borgesiano, fatto sta che per dar corpo all’ossimoro Finocchiaro sceglie <em>A media luz</em>, un dipinto aurorale ma flebile, metafora esatta del ricordo amoroso, «Come chi brucia in quest’ora le labbra / l’amaro miele della giovinezza; // e come affonda in un livore d’acque / la minuscola stella che ci piange». E che splendido taglio egli riserva al <em>Paese </em>di Bufalino, tra le liriche maggiormente disposte alla vita e all’amore senza ombre! Un paio d’occhi dove svernano «una stella dura, una gemma eterna», e una bocca che raccoglie «anche un’erba, un’arancia, una nuvola …». Pure quando l’amore finisce, una piega del cuore resta come indelebilmente tracciata. Sul litorale di Punta Scalabra Bufalino «s’asciuga le vecchie penne», ci esorta a ché quando «verrà sotto i balconi / un cieco venditore d’almanacchi / a persuaderci di vivere … / Crediamogli un’ultima volta», facciamo che Eros si erga ancora a dispetto degli anni. Il quadro finale della serie è un nudo biliare, eppure in esso un estremo desiderio si distende e dice: «La sera è un’acqua verde che trema / fra le tue dita, d’erba / odori ai seni minuti, amore».</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="742" height="1001" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-05.jpg" alt="" data-id="2381" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-05.jpg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=2381" class="wp-image-2381" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-05.jpg 742w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/12/alessandro-finocchiaro-05-222x300.jpg 222w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></figure></li></ul></figure>
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