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	<title>Presidenza della Repubblica Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Presidenza della Repubblica Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Carlo Nordio sul CSM: solo il sorteggio può limitare o addirittura eliminare la degenerazione delle correnti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 15:00:46 +0000</pubDate>
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<p><strong>Come si è sentito ad essere stato l&#8217;italiano più votato dopo il Presidente Mattarella alle ultime elezioni per del Capo dello Stato?</strong><br>È stato un grande onore e anche una sorpresa, perché io non ho nessuna esperienza politica concreta, soltanto una ricca esperienza teorica, dovuta al fatto che leggo libri di teoria della politica e di storia, monografie di uomini illustri politici da 60 anni, da quando ero al liceo. Ma non ho nessuna esperienza politica concreta. Poi sono rimasto particolarmente onorato dell&#8217;indicazione fatta dalla Fondazione Einaudi, che diffonde lo studio del pensiero liberale in Italia.</p>



<p><strong>Il Consiglio Superiore della Magistratura ha provveduto, nelle scorse settimane, a reiterare la nomina del primo Presidente aggiunto della Corte di Cassazione, la quale ha definito le stesse nomine manifestamente irragionevoli. È evidente che ci sia un corto circuito in seno all&#8217;organo di governo autonomo della magistratura. Dal suo punto di vista è sufficiente cambiare il sistema elettorale per liberare la magistratura dal sistema correntizio o servono, al contrario, altre riforme?</strong><br>Partiamo dalla constatazione che vi è stato un conflitto tra il Consiglio Superiore della Magistratura, che è un organo costituzionale di altissimo prestigio per la sua composizione – ricordiamo che è presieduto dal Capo dello Stato – e il massimo organo della giurisdizione amministrativa, cioè il Consiglio di Stato, che ha annullato la nomina che lei ha citato, definendola manifestamente irragionevole. È singolare, per non dire molto grave, che il massimo organo della giustizia amministrativa si esprima in questo modo, a torto o a ragione, nei confronti di un organo altrettanto e forse più autorevole.</p>



<p><strong>Per quale ragione?</strong><br>Perché questo dimostra che qualcosa non funziona nella nostra dialettica delle Istituzioni. Per quanto riguarda la nomina del CSM, il mio giudizio è netto: al di fuori del sorteggio non esiste nessuna possibilità di limitare, ridurre o addirittura eliminare la degenerazione delle correnti. Il sistema elettorale, quale che esso sia, manterrebbe comunque la possibilità da parte delle correnti di dividersi le candidature. L’unico sistema è il sorteggio che però porrebbe dei problemi di ordine costituzionale. Tuttavia il sorteggio temperato, ossia di una elezione fatta nell’ambito di un canestro di magistrati e giuristi sorteggiati, potrebbe essere compatibile con la Costituzione.</p>



<p><strong>L&#8217;Italia ha un problema di selezione della classe dirigente, che forse parte addirittura dalla scuola. Il 99% dei ragazzi vengono ammessi agli esami di stato così come il 99% dei magistrati vengono valutati positivamente dal CSM. Sembra uno sproposito, sia da una parte che da un&#8217;altra. Ma questo si potrebbe dire anche per la pubblica amministrazione e per diversi altri settori essenziali del Paese. Per limitarci solo al CSM, come potrebbe essere affrontato e risolto il problema della valutazione dei magistrati?</strong><br>Partirei anch&#8217;io da lontano: il problema è essenzialmente dell&#8217;educazione scolastica, sia della scuola secondaria che dell&#8217;università. Durante la correzione dei compiti dell&#8217;ultimo concorso di magistratura sono stati ammessi pochissimi candidati. Non solo e non tanto per la preparazione giuridica, quanto per conflitto insanabile con la lingua italiana: non sanno scrivere. E questo dipende dal fatto che sin dalle scuole primarie e poi ancora all&#8217;università scrivono poco, leggono poco, i loro elaborati non vengono corretti o vengono corretti male. Quando si presentano all&#8217;esame i ragazzi hanno la “sindrome del foglio bianco”, perché non sanno come iniziare. Io ho avuto la possibilità, un paio di volte, di essere nominato commissario per gli esami di avvocato e durante la correzione dei compiti abbiamo visto delle cose incredibili, anche come ortografia: ad esempio, “perché” è scritto con la “x”. Quindi, quando arrivano al concorso di magistratura, non sono particolarmente preparati.</p>



<p><strong>Invece per quanto riguarda più nel concreto le valutazioni del CSM?</strong><br>Beh, ad esempio, il professor Di Federico, a suo tempo, ha fatto degli studi molto approfonditi sulle valutazioni che del CSM, sulla promozione e sull&#8217;avanzamento di carriera automatico dei magistrati. Il 99% hanno dei giudizi a dir poco elogiativi: sono tutti bravissimi, intelligentissimi, operosissimi. Ovviamente questo non può essere vero. Diciamo che l&#8217;anzianità, senza demerito, come si dice, è il criterio per l&#8217;avanzamento della magistratura. Non c&#8217;è una valutazione fatta sugli elaborati di questi magistrati.</p>



<p><strong>Lo stesso vale per i PM?</strong><br>Per quanto riguarda i pubblici ministeri non c&#8217;è una valutazione – che sarebbe molto importante – tra le indagini che hanno iniziato, i processi che hanno promosso e gli esiti di questi processi: quante volte abbiano iniziato delle indagini inutili e costose, che si sono rivelate infondate. E quindi, oltre al CSM, è proprio il sistema di valutazione in generale che andrebbe rivisto.</p>



<p><strong>Come risolvere anche il rapporto tra politica e magistratura? Come regolarlo? Come fare in modo che non sia la magistratura a dover decidere per i partiti?</strong><br>Anche qui bisogna partire da lontano, cioè dal 1992-1994: quando con tangentopoli i cinque partiti storici, che avevano governato l’Italia per quasi 50 anni, furono vaporizzati dalle indagini giudiziarie: questa dissoluzione comportò un indebolimento della politica e, parallelamente, un’invasione di campo da parte della magistratura. La famosa funzione di supplenza, che ha esercitato la magistratura in questi ultimi trent&#8217;anni è anche conseguenza della retrocessione della politica, cioè della sua marcia indietro, un po’ codarda, che ha fatto appunto la politica davanti alle indagini dei magistrati. Va detto che la politica ha spesso strumentalizzato le stesse indagini delle procure.</p>



<p><strong>Come?</strong><br>Cercando di colpire o, addirittura, di eliminare per via giudiziaria gli avversari politici, che non riuscivano a battere nel dibattito ordinario, nelle competizioni elettorali. Il fatto stesso che si fosse affermata l&#8217;idea malsana e assurda che fosse sufficiente la ricezione di un&#8217;informazione di garanzia, per essere estromessi da una carica pubblica o addirittura per non partecipare ad una elezione, significava che la magistratura si era genuflessa in modo servile davanti alle iniziative della magistratura stessa. Quindi c’è stata un’invasione di campo un po’ arrogante, qualche volta, della magistratura. È stata favorita da questa ritirata codarda della politica.</p>



<p><strong>Come se ne può uscire?</strong><br>Beh, la politica deve riappropriarsi dei suoi poteri, che sono fondati sulla legittimazione popolare delle urne e la magistratura deve rientrare nei ranghi. L&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza della magistratura sono principi sacrosanti, ma devono essere limitati alla giurisdizione e, in un certo senso, anche alle indagini. Non possono e non devono minimamente influire sull&#8217;esercizio della funzione politica, né direttamente, né indirettamente, cosa che purtroppo in questi 30 anni, ripeto, non è accaduta.</p>



<p><strong>Sulla gestione delle carceri e sul tema del sovraffollamento carcerario, l’Italia è stata più volte condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo. In passato si è forse abusato dell&#8217;amnistia. Poi negli anni ’90 questo istituto non è stato più utilizzato. C’è un&#8217;analogia con l&#8217;articolo 68 e con l’autorizzazione a procedere. Quando gli istituti non funzionano, li si dovrebbe correggere, piuttosto che abrogarli di diritto o di fatto. Però quali mezzi dovremmo adottare per affrontare questo problema, cioè quello del sovraffollamento delle carceri?</strong><br>Premesso che l’eliminazione dell&#8217;immunità parlamentare è stato proprio uno dei gesti di codarda abdicazione da parte della politica, di fronte al giacobinismo giudiziario, sia della magistratura sia di una certa stampa. Ricordiamoci che l&#8217;immunità parlamentare era stata approvata dalla Costituzione, dove sedevano Togliatti, De Gasperi, Nenni, Saragat, quindi personaggi di alta cultura politica, che avevano perfettamente davanti la possibilità, cioè il rischio, che di questa immunità qualcuno facesse un uso improprio, ma hanno accettato il rischio, perché sapevano che la sua eliminazione avrebbe avuto degli effetti ancora più devastanti, cioè avrebbe esposto le persone elette dal popolo alle aggressioni giudiziarie. Il che, poi, è accaduto. L&#8217;immunità non dovrebbe essere un privilegio dato alla persona ma alla carica, perché l’eletto dal popolo, in quel momento, rappresenta il popolo italiano e, quindi, questa rinuncia a questa applicazione, questa eliminazione dell’immunità è stata nettamente funesta per la stessa politica.</p>



<p><strong>E per quanto riguarda l’amnistia?</strong><br>La stessa cosa. Per anni è stata usata come mezzo di deflazione processuale e carceraria e poi, improvvisamente, è stata virtualmente eliminata. Anche qui il pendolo è andato da una parte e dall’altra in modo irrazionale. Sulla de-carcerizzazione, però, il problema deve essere affrontato più a monte: nel senso che in una visione liberale e moderna, il carcere inteso come manette, come catenaccio, come sbarre di acciaio, deve essere considerata una sorta di forma obsoleta di sanzione.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>Non solo e non tanto perché è contrario a quella tendenza rieducativo della pena, che è scritta nella Costituzione, ma perché ha dimostrato, come ha scritto varie volte Marco Pannella, di essere quasi un elemento criminogeno. Naturalmente il carcere non è eliminabile, perché ci sono dei reati, soprattutto di violenza, che per l&#8217;allarme sociale che provocano non hanno alternativa, dal punto di vista della sicurezza pubblica e dell&#8217;incolumità della collettività. Però il carcere dovrebbe essere l&#8217;eccezione dell&#8217;eccezione, soprattutto nella sua forma di carcerazione preventiva.</p>



<p><strong>Cosa fare, quindi?</strong><br>Bisogna orientarsi verso un diritto penale minimo e, soprattutto, verso un diritto penale che preveda come sanzione le varie “pene alternative” o “pene suppletive”, che siano alternative, appunto, al carcere. Si pensi ai lavori utili, agli arresti domiciliari a tutte quelle forme che possano essere delle sanzioni vere, anche afflittive, ma che non confliggano né con il principio di tendenza rieducativa della pena e nemmeno con quello della incapacità dello Stato di gestire una popolazione carceraria, che è incompatibile con le strutture che esistono in Italia.</p>



<p><strong>Cosa pensa delle politiche di “law and order”, che sono tipiche di Stati Uniti e Inghilterra? Quali sono i valori che l&#8217;hanno guidata nell&#8217;esercizio delle funzioni di pubblico ministero?</strong><br>Beh, per quanto riguarda quest&#8217;ultimo aspetto, sono i valori della legalità e della presunzione di innocenza, la quale, qualche volta, può anche confliggere con la logica, perché se il reato è flagrante ed è commesso davanti a tutti sarà anche un presunto innocente, però è evidente che non si può lasciarlo lì, magari in attesa che commetta altri reati. Però queste sono eccezioni dell&#8217;eccezione. In Italia si è affermato il principio della carcerazione preventiva, quasi generalizzata, quasi imposta. Quando vediamo alte percentuali di persone incarcerate, con la formula della custodia cautelare preventiva, anche in assenza di flagranza di reato e talvolta in assenza di gravi indizi di colpevolezza, che poi vengono assolte, significa che c&#8217;è stato un macroscopico errore da parte del pubblico ministero e da parte del gip.</p>



<p><strong>Cosa prevede la legge in questi casi?</strong><br>La nostra legge è abbastanza garantista su questo, però, come insegna Platone, è meglio avere una legge stupida e un giudice intelligente, piuttosto che il contrario. Se la nostra legge, per quanto scritta bene, ancorché carente su certe cose, fosse stata applicata correttamente, non avremmo assistito alle perversioni cui abbiamo assistito. È invece accaduto che delle persone siano state arrestate anche senza che esistessero concretamente le ipotesi, le condizioni per la limitazione della loro libertà.</p>



<p><strong>Sui sistemi anglosassoni, invece?</strong><br>Il discorso è ancora più lungo, perché noi non possiamo prendere dalle istituzioni straniere dei piccoli mattoni: o prendiamo l&#8217;intero edificio oppure questo ti crolla addosso. L&#8217;esempio più evidente è proprio il nostro codice di procedura penale: noi lo abbiamo scopiazzato dal sistema anglosassone – direi più da quello americano che da quello l&#8217;inglese – senza però prenderne tutti gli elementi, le connotazioni essenziali, come ad esempio la separazione delle carriere.</p>



<p><strong>Lei ritiene che ci sia ancora il tempo in questa legislatura per fare delle riforme? La Fondazione Einaudi ha proposto l’istituzione di un’Assemblea Costituente da eleggere insieme al prossimo Parlamento, che si occupi della riforma della seconda parte della Costituzione. Potrebbe essere questa la soluzione? Sulla legge elettorale cosa pensa?</strong><br>Partendo dalla legge elettorale, la sola idea di reintrodurre il sistema proporzionale è raccapricciante. Funzionava quando entrò in vigore la Costituzione, quasi 80 anni fa, perché esistevano dei partiti molto solidi, anche dal punto di vista ideologico, guidati da dei leader che erano personaggi e personalità di grandissima cultura politica e sensibilità istituzionale. Gli stessi nomi De Gasperi, Togliatti e Saragat ci incutono ancora oggi un timore reverenziale. Comunque si tratta di un fenomeno generalizzato, perché è un po’ comune a tutti i Paesi il fatto che siano i tempi che fanno gli uomini e non gli uomini che fanno i tempi. La Gran Bretagna a quel tempo aveva Winston Churchill e oggi ha Johnson; la Francia aveva De Gaulle e oggi ha Macron. Resta il fatto che una riforma proporzionale, oggi, quando i partiti si sono praticamente dissolti, cosa che abbiamo visto anche durante le ultime elezioni del Quirinale, sarebbe una catastrofe nella catastrofe. Avremo il prossimo Parlamento assolutamente ingestibile.</p>



<p><strong>E sulla riforma della Costituzione?</strong><br>Questo Parlamento non ha né la forza, né la volontà per fare delle riforme costituzionali o anche per proporre un’Assemblea Costituente. L&#8217;Assemblea Costituente, però, è l&#8217;unico modo per salvare questo Paese e aggiungerei anche un ulteriore elemento: non soltanto la seconda parte della Costituzione, è tutta la Costituzione che va cambiata, perché poggia su due pilastri culturali che oggi sono superati. Poggia su un&#8217;ideologia cattolica e oggi il cattolicesimo come sappiamo e vediamo bene si è secolarizzato; poi poggia sull’ideologia marxista, che oggi è tramontata. E’ lo stesso articolo 1 che confligge con l&#8217;idea liberale: “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, evoca un poco la Corea del Nord, le spiagge di Cuba. Preferirei di gran lunga che l’articolo 1 prevedesse una Repubblica democratica “fondata sulla libertà”.</p>
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		<title>Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 19:09:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel&#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading" id="messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento">Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento</h2>



<p>Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione.</p>



<p><strong>È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.</strong></p>



<p>Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel <strong>luogo più alto della rappresentanza democratica</strong>, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione.</p>



<p>Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare <strong>l’unità della Repubbl</strong>ica.</p>



<p>Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della <strong>Costituzione</strong>, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.</p>



<p>La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.</p>



<p><strong>Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.</strong></p>



<p>Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.</p>



<p>Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.</p>



<p><strong>Travagliati per tutti, anche per me.</strong></p>



<p>È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.</p>



<p>Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle <strong>urgenze &#8211; sanitaria, economica, sociale &#8211; che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze.</strong></p>



<p><strong>La lotta contro il virus non è conclusa</strong>, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.</p>



<p>È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri.</p>



<p>Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.</p>



<p>L’Italia è un grande Paese.</p>



<p>Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di <strong>progettualità</strong>, di <strong>innovazione</strong>, di <strong>investimenti nel capitale sociale</strong>, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.</p>



<p>Nuove difficoltà si presentano.<strong> Le famiglie e le imprese</strong> dovranno fare i conti con gli aumenti del <strong>prezzo dell’energia</strong>. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi.</p>



<p>Viviamo una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.</p>



<p>L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’<strong>Europa</strong>. Siamo i maggiori beneficiari del programma <strong>Next Generation</strong> e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.</p>



<p>La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.</p>



<p>I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini.</p>



<p>L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno.</p>



<p><strong>Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.</strong></p>



<p>L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle <strong>Forze Armate e dalle Forze dell’ordine</strong>, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.</p>



<p>Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.</p>



<p>Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.</p>



<p>È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.</p>



<p>Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.</p>



<p>Un Paese che cresca in unità.</p>



<p>In cui le disuguaglianze &#8211; territoriali e sociali &#8211; che attraversano le nostre comunità vengano meno.</p>



<p>Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la <strong>coesione del nostro popolo.</strong></p>



<p>Un’Italia che sappia superare il <strong>declino demografico</strong> a cui l’Europa sembra condannata.</p>



<p>Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.</p>



<p>Un’Italia impegnata nella difesa dell’<strong>ambiente</strong>, della <strong>biodiversità</strong>, degli <strong>ecosistemi</strong>, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.</p>



<p>Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.</p>



<p>Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della <strong>pandemia.</strong></p>



<p>L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.</p>



<p>La <strong>Conferenza sul futuro dell’Europa</strong> non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale.</p>



<p>In aderenza alle scelte della nostra <strong>Costituzione</strong>, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong>, il <strong>Trattato del Nord Atlantico</strong>, l’<strong>Unione Europea</strong>, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.</p>



<p>Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda.</p>



<p>Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei <strong>Paesi alleati </strong>e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.</p>



<p>I popoli dell’<strong>Unione Europea</strong> devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.</p>



<p>Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale &#8211; è intensamente impegnato il Governo guidato dal <strong>Presidente Draghi</strong>; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.</p>



<p>I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.</p>



<p>Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.</p>



<p>Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia.</p>



<p>Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte.</p>



<p>Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza.</p>



<p>Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.</p>



<p>Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.</p>



<p><strong>La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni.</strong></p>



<p>Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali.</p>



<p>Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni.</p>



<p>Per questo <strong>è cruciale il ruolo del Parlamento, come</strong> luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile.</p>



<p><strong>Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.</strong> Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.</p>



<p><strong>Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra</strong> democrazia.</p>



<p>Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che &#8211; particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.</p>



<p>Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.</p>



<p>La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.</p>



<p><strong>I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.</strong></p>



<p><strong>Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. </strong>Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.</p>



<p>Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può f<strong>avorire una stagione di partecipazione.</strong></p>



<p>Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. <strong>Tutti i giovani in primo luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.</strong></p>



<p>Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.</p>



<p>Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.</p>



<p>Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.</p>



<p><strong>Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione &#8211; l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini.</strong></p>



<p>È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario.</p>



<p>Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore.</p>



<p>In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.</p>



<p>I<strong> cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone.</strong></p>



<p>Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.</p>



<p>La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.</p>



<p>Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell<strong>’</strong>ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del loro dovere.</p>



<p>Nel salutare il <strong>Corpo Diplomatico accreditato</strong>,&nbsp;ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.</p>



<p>Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo.</p>



<p>A <strong>Papa Francesco</strong>, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano.</p>



<p>Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.</p>



<p><strong>L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura.</strong> Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi.</p>



<p><strong>La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana.</strong></p>



<p>Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.</p>



<p>Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: <strong>Monica Vitti.</strong></p>



<p><strong>Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura</strong>, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; <strong>scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.</strong></p>



<p>C<strong>ostruire un’Italia più moderna è il nostro compito.</strong></p>



<p>Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche.</p>



<p>Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti &#8211; ed è un dato importante &#8211; ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano.</p>



<p><strong>Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.</strong></p>



<p><strong>È doveroso ascoltare la voce degli studenti,</strong> che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.</p>



<p><strong>La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.</strong></p>



<p><strong>Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di&nbsp;crescita.</strong></p>



<p>Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La dignità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è azzerare le morti sul lavoro,</strong> che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.</p>



<p><strong>Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.</strong></p>



<p>Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.</p>



<p><strong>Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo</strong>, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.</p>



<p><strong>Dignità è impedire la violenza sulle donne</strong>, piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.</p>



<p><strong>La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni,</strong> soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.</p>



<p><strong>È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.</strong></p>



<p><strong>Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.</strong></p>



<p><strong>Dignità è rispetto per gli anziani</strong> che non possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.</p>



<p><strong>Dignità è contrastare le povertà, </strong>la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.</p>



<p><strong>Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.</strong> Confidiamo in un Paese&nbsp;capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.</p>



<p><strong>Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.</strong></p>



<p><strong>Dignità è&nbsp;assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.</strong></p>



<p>La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.</p>



<p>A questo riguardo – concludendo &#8211; desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, <strong>David Sassoli.</strong></p>



<p>La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.</p>



<p><strong>“Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico.</strong></p>



<p>Dopo avere appena detto: “La speranza siamo noi”.</p>



<p><strong>Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.</strong></p>



<p><strong>Viva la Repubblica, viva l’Italia!</strong></p>
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		<title>Mattarella e i doveri di ognuno di noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 11:20:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quella mano che nei momenti più delicati va a cercare la fede. E ci gioca, la gira e la rigira, la accarezza, la tiene stretta, come a prendere forza, a cercare conforto. Quella mano, quelle mani rappresentano meglio e più di ogni altra parola o immagine il Presidente Mattarella. In quelle mani il Parlamento sovrano ha riconsegnato la guida del Paese. Abbiamo a lungo sperato che non fosse necessario chiedergli&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quella mano che nei momenti più delicati va a cercare la fede. E ci gioca, la gira e la rigira, la accarezza, la tiene stretta, come a prendere forza, a cercare conforto. Quella mano, quelle mani rappresentano meglio e più di ogni altra parola o immagine il Presidente Mattarella. In quelle mani il Parlamento sovrano ha riconsegnato la guida del Paese.</p>



<p>Abbiamo a lungo sperato che non fosse necessario chiedergli il grande sacrificio, condividendo le stesse aspettative del presidente Mattarella. Lo ha ripetuto per mesi, in ogni occasione. Lo ha chiesto ai partiti politici e al Parlamento. La dolorosa verità è che non sono stati capaci, né gli uni né l’altro, di accogliere i ripetuti appelli di Sergio Mattarella. Soprattutto non ne è stato colto il significato.</p>



<p>Perché non di richieste personali si trattava, si badi bene, ma politiche, storiche, giuridiche, culturali. Mattarella non voleva che l’emergenza che aveva determinato l’eccezione della rielezione del suo predecessore, dovesse ripresentarsi per la seconda volta in dieci anni. Sapeva benissimo che le condizioni che sta vivendo il Paese gli avrebbero imposto di non sottrarsi ai doveri a cui si è sentito chiamato.</p>



<p>Ha sperato sino alla fine che la sua mano non fosse chiamata a sottoscrivere questo pesantissimo precedente. Ma la crisi dei partiti politici, purtroppo, è più grave di quanto lui stesso e noi tutti potessimo immaginare. Raramente è stata vissuta nella storia delle Istituzioni repubblicane una giornata come quella di venerdì 28 gennaio, in cui i partiti hanno indebolito la credibilità, nel giro di poche ore, non di due persone ma di due ruoli cruciali della Repubblica: la Presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, e la Direzione del Dis, i Servizi di sicurezza del Paese.</p>



<p>Lo abbiamo scritto: 14 anni sono troppi per la più alta carica dello Stato. Ma che siano 14 a questo punto è la condizione indispensabile perché questo sacrificio chiesto a Sergio Mattarella abbia un senso. Sarà lui e soltanto lui, eventualmente, nel prossimo settennato, a decidere se si saranno verificate le condizioni per poter cedere il passo.</p>



<p>Mattarella ha accettato anche perché la richiesta è partita e cresciuta in Parlamento, che per la nostra Costituzione è sovrano. E questo ci fa pensare quanto resti attuale il sistema di pesi e contrappesi immaginato dai Costituenti e quanto sia necessario pensarci ancora e sempre con ponderatezza prima di modificarlo.</p>



<p>C’è da chiedersi cosa sarebbe successo se Mattarella fosse rimasto fermo sulla sua decisione di non accettare la rielezione. Avrebbe certamente obbligato il Parlamento a individuare un’altra figura, più o meno condivisa. Avrebbe però anche innescato la miccia alla crisi strisciante in cui versano i partiti politici italiani, facendoli definitivamente implodere.</p>



<p>Con quali conseguenze per l’Italia? Quante cosiddette “riserve della Repubblica” sarebbero state sacrificate sull’altare dell’improvvisazione e della vanità con la quale sono state condotte le trattative tra i partiti politici e i gruppi parlamentari? Quanto avrebbe pagato l&#8217;Italia in termini di credibilità ritrovata a livello internazionale, grazie a Draghi e a Mattarella? Interrogativi che il Capo dello Stato non poteva lasciar cadere nel vuoto.</p>



<p>Probabilmente con l’incapacità di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, per la seconda volta in dieci anni, ha definitivamente preso avvio la fine della seconda Repubblica. A Sergio Mattarella, che ha saputo tenere unito il Paese in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana, toccherà il compito di guidare l’Italia verso la nascita della terza Repubblica.</p>



<p>Non sarà facile in un Paese rancoroso e vendicativo come l’Italia ha dimostrato di essere negli ultimi anni, pronto a sacrificare Mario Draghi, l’eccellenza che il mondo ci invidia, perché troppo eccellente. Gli anni della ricostruzione saranno più difficili di quelli della distruzione e le condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri a cui ognuno di noi è chiamato, accanto al Presidente Mattarella.</p>
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