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	<title>Proust Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Proust Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Variazioni su tema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 16:15:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata l’epidemia a inventare il lockdown? No. Di sicuro no. Zia Léonie “…non aveva voluto più lasciare, dapprima Combray, poi la sua casa di Combray, poi la sua camera, infine il suo letto…”. E se invece, malauguratamente fosse stata amante di viaggi o crociere, di prime e seconde e magari terze case, di feste e di balli, difficilmente Marcel sarebbe potuto entrare nella sua camera per augurarle il buongiorno&#8230;</p>
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<p>È stata l’epidemia a inventare il lockdown? No. Di sicuro no.</p>



<p>Zia Léonie “…non aveva voluto più lasciare, dapprima Combray, poi la sua casa di Combray, poi la sua camera, infine il suo letto…”. E se invece, malauguratamente fosse stata amante di viaggi o crociere, di prime e seconde e magari terze case, di feste e di balli, difficilmente Marcel sarebbe potuto entrare nella sua camera per augurarle il buongiorno e inzuppare un pezzetto di madeleine nel tè. “…E quando ebbi riconosciuto il gusto del pezzetto di madeleine, la vecchia casa grigia, la città, la piazza, le vie e la campagna circostante, tutto questo è uscito dalla mia tazza di tè.”</p>



<p>Non voglio nemmeno immaginare per un istante quello che Proust, la letteratura, la storia, la bellezza, l’umanità tutta e ognuno di noi, singolo lettore, avrebbe perso se solo zia Léonie non avesse optato per un personalissimo quanto stravagante lockdown.</p>



<p>Mia Nonna, la sola che ho conosciuto e pertanto assurta al ruolo di unicità come lo sono&nbsp;la mamma o il papà, al ritorno da Roma dopo un intervento alla spina dorsale, salì le scale di casa, 53 gradini, soffermandosi in saluti e conversari nel primo pianerottolo dove era stata sistemata una poltrona per un eventuale riposino, raggiunse l’ultimo piano dove abitava e non ne uscì più. Salvo quando ridiscese i 53 gradini, quella volta senza necessità di poltrona al primo pianerottolo in quanto l’attendeva un lungo riposo.</p>



<p>Mia Nonna non si rinchiuse nella stanza da letto, anzi più volte attraversava tutto l’appartamento con passo spedito e cadenzato, sgranando il rosario. Io alzavo gli occhi dai miei giochi e mi chiedevo perché, visto che era così agile, non uscisse mai. Mi mettevo ai piedi della sua poltrona, accanto alla finestra, dove lei sedeva come una regina con il lungo strascico di una immancabile coperta bianca che fioriva magicamente di rose e foglie che il suo uncinetto inventava. Avrei voluto dirle Nonna perché non facciamo una passeggiata tu e io? L’aria è tiepida, il cielo è limpido, le strade portano in tanti bei posti. Nonna guardava il mare dalla finestra, poi spostava lo sguardo sulle colline, sospirava. Lasciava l’uncinetto e come se mi avesse ascoltato, Un giorno ti racconterò… I suoi occhi diventavano più blu.</p>



<p>Mia madre fece invece come la zia Lèony, dapprima non viaggiò più, poi non uscì più da casa, infine visse nella sua camera. Il suo fu però un lockdown affollato. Di fronte alla sua poltrona ce ne erano altre due, ma spesso si aggiungevano sedie e anche posti alternativi, sul letto, sul pavimento, in piedi. E sì perché i visitatori di mia madre erano tanti e di tutte le età, suoi coetanei, adulti, bambini e molti, molti&nbsp;giovani. Mamma a differenza di Nonna raccontava e soprattutto ascoltava. Era aggiornata su tutto, non viveva nei suoi “bei tempi” ma nei nostri ed era sempre un po’ più avanti di noi. Per questo i miei figli, e non solo, a lei davano ascolto. </p>



<p>Come Nonna anche lei faceva coperte, non bianche però. Sferruzzava rombi colorati e diceva: &#8220;questa la faccio &nbsp;tutta sui toni del blu dell’azzurro del celeste e poi ci aggiungo qualche sprazzo di giallo, come se ci fosse il sole&#8221;. Con le mani toccava i gomitoli e chiedeva: &#8220;E’ questo l’azzurro?&#8221;. Le porgevo la matassa. Lei vi passava sopra le dita e diceva: &#8220;Sì, sì è proprio una bella tonalità d’azzurro come il mare in certi giorni di primavera. Lo ricordo bene è come se ancora lo vedessi. Ora passami il blu&#8221;. Smetteva per un po&#8217; di sferruzzare&nbsp;e i suoi occhi vuoti andavano dietro qualche lontano blu. Ma non sospirava.</p>



<p>Come posso io dire male del lockdown?<br>&nbsp;<br><strong>Patologia</strong>: personali e differentemente causate forme di agorafobia.<br><strong>Terapia</strong>: naturalmente un buon tè, a patto e condizione che sia accompagnato almeno da una madeleinette, e poi: “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust. Dite che 3724 pagine sono troppe anche per il più lungo e rigoroso lockdown? Allora limitatevi al primo volume,&nbsp;“Dalla parte di Swann” (406), potrebbe bastare, ma ricordate che “Chi si accontenta gode, così così”, cantava Ligabue.</p>
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		<title>Alla ricerca del tempo perduto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/07/10/roberti-alla-ricerca-del-tempo-perduto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 08:40:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Anni lontani]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Proust]]></category>
		<category><![CDATA[Recherce]]></category>
		<category><![CDATA[Tazza]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<category><![CDATA[Teiera]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In principio ci fu il ritrovamento della teiera. Oggi, altrettanto casualmente, quello dell’unica superstite tazza. Una sola tazza sopravvissuta ad un servizio da tè, dono di nozze, per sei. Ma che volete che fosse, in quegli anni lontani, la rottura di cinque tazze quando la giornata era accelerata da sei figli piccoli in rapida &#8211; ripida &#8211; scaletta, un lavoro, i parenti e gli amici, la casa? Certo che una&#8230;</p>
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<p>In principio ci fu il ritrovamento della teiera. Oggi, altrettanto casualmente, quello dell’unica superstite tazza. Una sola tazza sopravvissuta ad un servizio da tè, dono di nozze, per sei. Ma che volete che fosse, in quegli anni lontani, la rottura di cinque tazze quando la giornata era accelerata da sei figli piccoli in rapida &#8211; ripida &#8211; scaletta, un lavoro, i parenti e gli amici, la casa? Certo che una tazza ti cade dalle mani, non ne hai mica tre o quatto &#8211; intendo mani &#8211; per tenere contemporaneamente in braccio il più piccolo, dividere i due di mezzo che stanno per uccidersi, pettinare la primogenita che va da una amica, preparare un pranzo velocenutrienteaccattivante, spegnere la TV se no a Maurizio si fonde il cervello e dare un’occhiata alla ricerca sui dinosauri di Stano – d’accordo, lo so anche io che lì è questione di occhi e non di mani &#8211; ma intanto la tazza mi è caduta. Anzi, in poco tempo me ne sono cadute altre quattro.&nbsp;</p>



<p>Oggi insieme alla tazza ho proustianamente ritrovato un brandello di quegli anni passati e non (?) irrimediabilmente perduti. Proust nella sua&nbsp;Recherce&nbsp;dedica addirittura un libro intero, l’ultimo, al tempo ritrovato e ci insegna la strada da seguire non per ricordare, che è sempre mestiere dell’oblio, ma per rivivere la vita passata che torna a volte imprevedibilmente presente con tutto il suo corredo di persone eventi luoghi, attraverso un profumo, un sapore, un gesto, uno sguardo.</p>



<p>“Mi portai alle labbra un cucchiaino di tè nel quale avevo lasciato che si ammorbidisse un pezzetto di madeleine&nbsp;[…]&nbsp;e a un tratto il ricordo è apparso davanti a me […] così, ora, tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di casa Swann, e le ninfee dalla Vivonne, e la brava gente del villaggio e le loro piccole abitazioni e la chiesa e tutta Combray e la campagna circostante, tutto questo che sta prendendo forma e solidità è uscito, città e giardini, dalla mia tazza di tè.” (Dalla parte di Swann&nbsp;M. Proust).</p>



<p>Porto alle labbra anche io la mia tazza ritrovata, e a un tratto mi appare davanti una casa troppo piccola per due genitori e sei figli, una quantità indefinita di giocattoli, un puzzle di letti che magicamente compaiono di sera e spariscono di giorno, una cesta traboccante di vestitini, una tavola sempre pronta per essere apparecchiata o sparecchiata: il tutto dominato dal disordine. Un correre affannoso, una giornata troppo corta o troppo lunga a seconda se la misura è il da fare o la fatica. Un risuonare incessante di risate, di pianti, di canti, di gridi. Uno scambio di baci, di abbracci, di coccole, di via vai nel letto grande, di stringersi nel sedile di dietro della Simca. Una sequela di candeline da soffiare, di recite a cui presenziare, di favole da raccontare, di compiti da controllare. Un campionario di temperamenti, caratteri, tendenze, talenti da comprendere. Un fazzoletto pronto per le lacrime e una condivisione pronta per le gioie. Una serie&nbsp;sterminata di malattie infantili: la quinta, la sesta, la settima, oltre quelle regolamentari. Un pressante ricordare, stare attenti, dimenticare, rimediare. Un continuo essere presente, essere assente, essere contenta, sentirsi in colpa. Un misurato aiutare, indicare, avviare, incoraggiare,&nbsp;consolare. Un infinito occuparsi e preoccuparsi.&nbsp;Tutto questo è uscito da una vecchia tazza di tè.</p>



<p>Un tè di quegli anni passati, comprato al supermercato. Un tè veloce da rubare al giorno che corre, da bere in piedi, troppo caldo o troppo freddo. Un tè senza cerimonia del tè, un tè senza scelte perché è l’unico che c’è in casa. Un tè da dividere equamente fra la carica dei sei, con il cucchiaino. Uno a te, uno a te, aspetta che ora lo do anche a te, e tu non spingere. Troppo tardi!<br>La tazza è caduta.</p>



<p>Patologia : tendenza alla disattenzione e smemoratezza&nbsp;<br>Terapia: rafforzativo della memoria:&nbsp;&nbsp;Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust&nbsp;<br>Controindicazioni: farmaco non adatto a lettori allergici alla lunghezza</p>
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