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	<title>Repubblica Italiana Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Repubblica Italiana Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Apertura della XIX legislatura del Senato della Repubblica. Discorso della senatrice a vita Liliana Segre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 16:02:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Buongiorno a tutti, colleghe senatrici e colleghi senatori.Rivolgo il più caloroso saluto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest&#8217;Assemblea. Con rispetto, rivolgo un pensiero a Papa Francesco. Certa di interpretare i sentimenti di tutta l&#8217;Assemblea, desidero indirizzare al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri, con la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il presidente Napolitano mi incarica&#8230;</p>
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<p>&#8220;Buongiorno a tutti, colleghe senatrici e colleghi senatori.<br>Rivolgo il più caloroso saluto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest&#8217;Assemblea. Con rispetto, rivolgo un pensiero a Papa Francesco.</p>



<p>Certa di interpretare i sentimenti di tutta l&#8217;Assemblea, desidero indirizzare al presidente emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri, con la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: «<em>Desidero esprimere a tutte le senatrici e i senatori di vecchia e nuova nomina i migliori auguri di buon lavoro al servizio esclusivo del nostro Paese e dell&#8217;istituzione parlamentare, ai quali ho dedicato larga parte della mia vita</em>».&nbsp;</p>



<p>Anch&#8217;io, ovviamente, rivolgo un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove colleghe e a tutti i nuovi colleghi, che immagino sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dall&#8217;austera solennità di quest&#8217;Aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi. Come da consuetudine, vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali.</p>



<p>Incombe su tutti noi, in queste settimane, l&#8217;atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore, in una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «<em>La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino</em>».</p>



<p>Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre, nel quale cade il centenario della marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio a me assumere momentaneamente la Presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente, perché &#8211; vedete &#8211; ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre ed è impossibile, per me, non provare una specie di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco della scuola elementare e oggi si trova, per uno strano destino, addirittura sul banco più prestigioso del Senato.&nbsp;</p>



<p>Il Senato della XIX legislatura è un&#8217;istituzione profondamente rinnovata non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai diciotto ai venticinque anni, ma anche e soprattutto perché per la prima volta gli eletti sono ridotti a duecento.</p>



<p>L&#8217;appartenenza a un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il Paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità, ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l&#8217;esempio. Dare l&#8217;esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con disciplina e onore, impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse. Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa Assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto<em>,</em>&nbsp;interpretando invece una <strong>politica alta e nobile </strong>che, senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all&#8217;ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.</p>



<p>Le elezioni del 25 settembre hanno visto &#8211; come è giusto che sia &#8211; una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al Paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. Il popolo ha deciso: è l&#8217;essenza della democrazia. La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l&#8217;imperativo di preservare le istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell&#8217;interesse del Paese e devono garantire tutte le parti.</p>



<p>Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell&#8217;esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti.</p>



<p>In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l&#8217;unità del nostro popolo è la Costituzione repubblicana che &#8211; come dice Piero Calamandrei &#8211; non è un pezzo di carta, ma il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943, ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti.</p>



<p>Il popolo italiano ha sempre dimostrato grande attaccamento alla sua Costituzione, l&#8217;ha sempre sentita amica. In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché da essa si sono sentiti difesi. Anche quando il Parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali &#8211; e purtroppo questo è accaduto spesso &#8211; la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte costituzionale e alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto.</p>



<p>Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata, come essa stessa prevede all&#8217;articolo 138. Ma consentitemi di osservare che, se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione, peraltro con risultati modesti, talora peggiorativi, fossero state invece impiegate per attuarla&nbsp;, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice.</p>



<p>Il pensiero corre inevitabilmente all&#8217;articolo 3, nel quale i Padri e le Madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, che erano state l&#8217;essenza dell&#8217;<em>ancien régime</em>. Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla Repubblica: «<em>rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese</em>». Non è poesia&nbsp;e non è utopia. È la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Le grandi Nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché non dovrebbe essere così per il popolo italiano? Perché mai dovrebbero essere vissute come date divisive, anziché con autentico spirito repubblicano, il 25 aprile, festa della liberazione, il 1° maggio, festa del lavoro, il 2 giugno, festa della Repubblica? Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell&#8217;esempio, di gesti nuovi e magari inattesi.</p>



<p>Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l&#8217;assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell&#8217;odio, contro l&#8217;imbarbarimento del dibattito pubblico&nbsp;e contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni.</p>



<p>Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso della passata legislatura, i lavori della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all&#8217;odio e alla violenza; questi lavori si sono conclusi con l&#8217;approvazione all&#8217;unanimità di un documento di indirizzo, segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano.</p>



<p><strong>Concludo con due auguri</strong>. Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di quest&#8217;Assemblea per tenere alto il prestigio del Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative e riaffermare, nei fatti e non a parole, la centralità del Parlamento. Da molto tempo vengono lamentate, da più parti, una deriva e una mortificazione del ruolo del potere legislativo, a causa dell&#8217;abuso della decretazione d&#8217;urgenza e del ricorso al voto di fiducia, e le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza.</p>



<p>Nella mia ingenuità di madre di famiglia, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato e per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei Governi quando era minoranza e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare.</p>



<p><strong>Una sana e leale collaborazione istituzionale</strong>, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni.</p>



<p>Auspico, infine, che tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo, in collaborazione col Governo, un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell&#8217;inflazione e dell&#8217;eccezionale impennata dei costi dell&#8217;energia, che vedono un futuro nero e che temono che disuguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente, anziché ridursi.</p>



<p>In questo senso, avremo sempre al nostro fianco l&#8217;Unione europea, con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale. Non c&#8217;è un momento da perdere. Dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere livelli di guardia e tracimare.</p>



<p><strong>Senatrici e senatori, cari colleghi, buon lavoro</strong>.&#8221;</p>
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		<title>Carceri: gli errori dei leader non adulti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2021 08:54:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Poniamo che sia un accanito tifoso di calcio. Ho io il diritto di mentire a me stesso e all’intero universo creato gridando “rigore!!!!” quando il centravanti abbia palesemente simulato, e per di più a metà campo? Sì, si chiama tifo. Ho il diritto di accollare alla virtù delle mogli dell’intera terna arbitrale una sconfitta che non riesco a digerire? Certamente, è tifo. So benissimo, e così chi mi ascolta, che&#8230;</p>
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<p>Poniamo che sia un accanito tifoso di calcio. Ho io il diritto di mentire a me stesso e all’intero universo creato gridando “rigore!!!!” quando il centravanti abbia palesemente simulato, e per di più a metà campo? Sì, si chiama tifo. Ho il diritto di accollare alla virtù delle mogli dell’intera terna arbitrale una sconfitta che non riesco a digerire? Certamente, è tifo. So benissimo, e così chi mi ascolta, che è un gioco delle parti, in fondo non ci credo davvero, ma questo è il tifo: si sta a priori dalla parte della squadra del cuore.</p>



<p>A priori significa senza badare alla ragione o al torto, che pure da qualche parte devono stare: si indossano magliette e si agitano bandiere per condividere un’identità, per dire “noi siamo meglio di loro”. Perché noi siamo noi, loro sono loro, e nel tifo non si va per il sottile. Non conta altro. È legittimo, è l’infanzia che si prende una breve rivincita sull’età adulta.</p>



<p>Ma le vicende degli adulti non possono essere ridotte a quelle dell’asilo Mariuccia. Gli adulti non possono fare il tifo su ispezioni anali condotte con un manganello. Quelle sono cose per cui un adeguato grado di serietà è essenziale per essere ammessi al tavolo dei grandi a prender parola. Sono vicende dove il tifo non è soltanto inappropriato bensì indecoroso, perfino orrido.</p>



<p>Ne segue che un rappresentante della Repubblica non può dire di stare a priori, ossia senza riguardo a torti e ragioni, dalla parte della polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere, qualunque cosa abbiano fatto, sol perché costoro indossano una divisa. Una divisa non è la maglietta della Longobarda F.C..</p>



<p>Un adulto rappresentante della Repubblica italiana anzitutto si vergogna per le immagini che ha visto; poi doverosamente si richiama alla presunzione di non colpevolezza e attende la sentenza tacendo. Un adulto rappresentante della Repubblica, magari un leader di partito, mentre tace su quel versante si interroga invece a fondo su quanto le condizioni delle nostre carceri raccontino del nostro livello di civiltà, di che cosa noi tutti pensiamo del nostro prossimo e di quale grado di umanità ci definisce come società.</p>



<p>Questo ci si aspetta da un adulto, da un rappresentante della Repubblica, da un leader politico. In democrazia, però, un rappresentante della Repubblica, un leader addirittura, è talmente libero nello svolgimento del proprio mandato, talmente svincolato da ogni tipo di freno, da potere ignorare e perfino farsi beffe di ogni garbo istituzionale e di ogni elemento di minima umanità. Così può mettersi a tifare, e provare a persuadere gli spalti a distinguersi a loro volta tra tifoserie senza distinzioni tra chi con onore indossa la divisa e chi non ne è degno.</p>



<p>Può così, quel rappresentante, scambiare onorate divise per magliette colorate e numerate, finendo con l’infangare le une e le altre. È uno dei costi della democrazia e come tale va accettato. In cambio ci sia però consentito di intravedere nella sagoma di costui, in quel leader non adulto, le fattezze deformate di Oronzo Canà, glorioso allenatore di quella Longobarda, e come tale prenderlo.</p>
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		<title>Luigi Sbarra: primo maggio, un &#8220;patto sociale&#8221; per unire il nostro Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 21:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Luigi Sbarra, segretario generale Cisl L’Italia si cura con il lavoro: questo è il messaggio che lanceremo oggi in questo Primo maggio di speranza, che vivremo con uno spirito positivo di fiducia nel futuro, per tornare tutti, con la necessaria cautela e gradualmente, ad una vita normale ed in sicurezza. Solo la centralità del lavoro, la sua qualità e stabilità può risollevare il Paese, ed in particolare le regioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/luigi-sbarra-primo-maggio-un-patto-sociale-per-unire-il-nostro-paese/">Luigi Sbarra: primo maggio, un &#8220;patto sociale&#8221; per unire il nostro Paese</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>di Luigi Sbarra, segretario generale Cisl</p>



<p>L’Italia si cura con il lavoro: questo è il messaggio che lanceremo oggi in questo Primo maggio di speranza, che vivremo con uno spirito positivo di fiducia nel futuro, per tornare tutti, con la necessaria cautela e gradualmente, ad una vita normale ed in sicurezza. Solo la centralità del lavoro, la sua qualità e stabilità può risollevare il Paese, ed in particolare le regioni deboli del nostro Mezzogiorno. </p>



<p>Dobbiamo operare, insieme, per una crescita equa, che riduca le disuguaglianze e per determinare opportunità per tutti. Per questo oggi saremo in tre luoghi simbolo, a portare la nostra solidarietà in particolare ai lavoratori della sanità ed a tutti coloro che hanno assicurato servizi e beni essenziali ai cittadini in questa lunga fase difficile della vita del Paese. Non ci stancheremo mai di ringraziare queste persone generose che meriterebbero molto di più dalle istituzioni e dalla società. Questa è l&#8217;immagine responsabile e positiva del Paese.</p>



<p>Dobbiamo tutti far tesoro del loro esempio, della loro grande umanità, del loro senso del dovere e responsabilità. È chiaro che la battaglia contro il coronavirus non è ancora finita. E non basta solo la più ampia e capillare diffusione del vaccino, che organizzeremo anche noi presto nelle aziende, per uscire dalla grave crisi. </p>



<p>Occorre anche il ‘vaccino’ del lavoro, della crescita, degli investimenti, della giustizia sociale. Questa è la cura di cui il Paese ha bisogno oggi più che mai. Lo diciamo al Premier Draghi: questo è il momento giusto per un grande “patto sociale”, per una collaborazione virtuosa tra il Governo e le parti sociali, in modo da attuare i contenuti importanti del Recovery Plan ed affrontare insieme la stagione delle grandi Riforme di Sistema (Fisco, Pa, Lavoro, Semplificazioni, Giustizia, Concorrenza) attese da lungo tempo. Dobbiamo aprire da subito un confronto con il Ministero del Lavoro sul tema delle pensioni per definire le necessarie flessibilità in uscita dal mercato del lavoro .</p>



<p>Viviamo una fase di maggiore integrazione europea grazie alla solidarietà tra gli Stati Nazionali. Nessuno può farcela da solo. Bisogna uscirne tutti insieme con una risposta collettiva per ripensare il lavoro, unificare finalmente Nord e Sud, realizzare quelle infrastrutture necessarie, costruire una società più inclusiva e senza barriere, a partire dal regolarizzare il lavoro degli invisibili, dei lavoratori della gig economy, delle finte partite Iva.</p>



<p>C’è ancora tanto sfruttamento, tanta disperazione e solitudine che solo il sindacato confederale può affrontare con la solidarietà e la giusta sintesi. Per recuperare il milione di posti di lavoro persi nell’ultimo anno avremo bisogno di più partecipazione alle decisioni, di più coinvolgimento nelle scelte. Vale per il Governo nazionale, ma vale anche per le istituzioni regionali, per le aziende, per la Pubblica Amministrazione. </p>



<p>Siamo d’accordo con Draghi quando sostiene che non servono visioni di parte perché in gioco c’è il futuro dell’Italia. Ma proprio per questo occorre una governance partecipata, la massima condivisione sulle procedure di monitoraggio, sulle ricadute occupazionale dei progetti del Recovery Plan, per evitare che il tutto non si trasformi in una altra occasione perduta o peggio in un libro dei sogni.</p>



<p>Le riforme avranno un impatto diretto sul lavoro, sulla sua organizzazione ed anche sulla contrattazione. Ecco perché bisogna aprire un confronto vero con le parti sociali, non basta la consultazione. Tutti gli interventi anche di sostegno alle imprese devono prevedere alcune specifiche condizioni: la garanzia di più assunzioni soprattutto di donne e giovani, il riequilibrio delle diseguaglianze sociali a partire dal Mezzogiorno, l’applicazione dei contratti, il rispetto della trasparenza e legalità negli appalti, la sicurezza per i lavoratori.</p>



<p>Questo è il “patto” che bisogna concretizzare dove il sindacato può garantire le giuste flessibilità, come è avvenuto in altre stagioni importanti. Anche noi vogliamo un Paese che sappia ridisegnare l’economia sulla sostenibilità ambientale, su una nuova politica industriale green, sulle infrastrutture, sul riassetto del territorio, sull’innovazione, sulla scuola, sulla formazione, sulla ricerca. Ci batteremo perché si ricominci ad investire sulla qualità dei servizi sociali per gli anziani, per le famiglie, per le donne, per i giovani. La nostra sanità pubblica è stata falcidiata dai tagli negli ultimi venti anni da una politica fredda e miope.</p>



<p>Ne abbiamo pagato le conseguenze tragiche in questi mesi. I medici e gli infermieri giustamente non vogliono essere considerati eroi. Ma è tutto il mondo del lavoro a pretendere ora risposte concrete, urgenti, dalla politica e dalle Istituzioni, con la giusta considerazione e rispetto. Questo è il modo migliore per rispondere agli appelli alla coesione sociale ed alla concretezza del nostro Presidente, Sergio Mattarella per una rinascita morale del paese, mettendo al centro il lavoro, la sua sicurezza, il Mezzogiorno, la centralità della persona, la partecipazione, valori che ritroviamo nella nostra Costituzione e su cui si fonda la Repubblica italiana.</p>
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