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	<title>Sesso Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Sesso Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Andrea Ostellari: l&#8217;accordo sul Ddl Zan deve farlo la politica. Noi ci siamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 16:53:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ddl Zan, che lei ha seguito come presidente della Commissione Giustizia, rischia davvero di non passare al Senato?Va anzitutto considerato che quello proveniente dalla Camera è un testo unificato rispetto a precedenti proposte. Si tratta di più contributi che arrivano in un unico disegno al Senato nel novembre dell’anno scorso e viene messo in calendario nei primi mesi del 2021. Qui iniziano una serie di contrasti, fortemente condizionati da&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/15/spagano-andrea-ostellari-accordo-sul-ddl-zan-deve-farlo-la-politica-noi-ci-siamo/">Andrea Ostellari: l&#8217;accordo sul Ddl Zan deve farlo la politica. Noi ci siamo</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Il Ddl Zan, che lei ha seguito come presidente della Commissione Giustizia, rischia davvero di non passare al Senato?</strong><br>Va anzitutto considerato che quello proveniente dalla Camera è un testo unificato rispetto a precedenti proposte. Si tratta di più contributi che arrivano in un unico disegno al Senato nel novembre dell’anno scorso e viene messo in calendario nei primi mesi del 2021. Qui iniziano una serie di contrasti, fortemente condizionati da un punto di vista politico. Io avrei preferito che non ci fosse una caratterizzazione così aperta, che ha contribuito ad alimentare un dibattito avvelenato anziché un confronto serio, come era nei miei propositi, che offrisse la possibilità di ulteriori riflessioni.</p>



<p><strong>Quali sono le difficoltà?</strong><br>Le criticità sono innanzitutto quelle relative all’articolo uno, ossia alle definizioni, da “sesso” a “identità di genere”, cui poi tutto il testo fa riferimento. In secondo luogo c’è l’articolo quattro, relativo alla libertà di espressione, e infine l’articolo sette, relativo alla libertà educativa. Quello che conta oggi, quello che a mio avviso dovremmo fare, non è dividerci sul tema. Dobbiamo al contrario unirci, affrontando quelli che Letta, quando uscì la questione della nota del Vaticano, ebbe a definire “nodi giuridici”, dicendosi pronto a discuterne. Questi nodi giuridici caratterizzano l’attuale dibattito.</p>



<p><strong>Qual è la sua proposta?</strong><br>Io credo sia necessario un serio approfondimento per eliminare problematiche che sono di tipo tecnico e poi convergere su un testo che abbia finalità generali condivise da tutti. Tra le problematiche tecniche pensi al fatto che il giudice si troverebbe ad utilizzare uno strumento poco maneggevole, che si presterebbe a grandi difformità interpretative. Questa è la mia personale battaglia da presidente della Commissione, ma anche da giurista. Sono un avvocato e credo sia opportuno fare di tutto per realizzare leggi scritte bene e condivise. Non è peraltro, questo, soltanto un mio parere ma anche quello di molti costituzionalisti intervenuti sul tema.</p>



<p><strong>Lei è stato accusato di aver frenato l’avanzamento della legge in Commissione. Che risponde?</strong><br>Che è un’accusa priva di fondamenta. Basta guardare gli atti. Lo dico con la consapevolezza di quanto fatto in Commissione. Ad esempio, abbiamo segnalato già a novembre del 2020 un problema che avrebbe potuto rallentare il percorso, cioè la presenza di ulteriori testi, già depositati, che vertevano sulla stessa materia. Questa è stata una delle cause del rallentamento, che aveva quindi natura tecnica e niente affatto politica. La richiesta di calendarizzazione è arrivata il 28 di aprile. Ho dovuto prima inviare i testi alla presidente Casellati, poi farli tornare in Commissione, poi iniziare il tutto da capo con in più il problema politico del mancato accordo tra le forze interne alla maggioranza.</p>



<p><strong>Questo non è però un problema tecnico.</strong><br>Questo sì che è un problema politico, sul quale pure si è provato a verificare la possibilità di un dialogo. Accusare me del rallentamento significa fare politica accusando gli altri, che è un errore come rivela l’attacco social subito dal senatore Faraone, solo per avere osato applaudire l’intervento di Salvini in Aula.</p>



<p><strong>La proposta di Italia Viva di fare riferimento al solo movente del reato sarebbe sufficiente per arrivare a un testo condiviso?</strong><br>La proposta che io ho formulato arriva da un passo in avanti di gruppi che ancora oggi si oppongono fortemente al disegno di legge Zan. È una mediazione tra proposte di Italia Viva, Forza Italia e Lega. Il punto è che più andiamo a definire i singoli termini come “sesso”, “genere”, “identità” e “orientamento”, più rischiamo di ostacolare la condivisione.</p>



<p><strong>Quindi?</strong><br>Benissimo trovare una formula diversa, come quella da lei richiamata. Se noi passiamo dalle definizioni alle finalità evitiamo di escludere e l’inclusione di tutti è un successo politico. Dobbiamo cercare una soluzione onnicomprensiva, che eviti le bandiere ideologiche sull’articolo uno. Risolvere i problemi sull’articolo quattro e sul sette credo sia più facile.</p>



<p><strong>Ove ci fossero davvero delle aperture ci sarebbe l’impegno della Lega a non presentare nuovi emendamenti e a non chiedere voti segreti? </strong><br>Io penso che chiedere un passo in avanti vada bene a tutti e quindi anche a noi. L’accordo ovviamente deve esserci tra le forze che hanno già manifestato questa intenzione. L’importante però è che questo accordo avvenga in tempi stretti perché martedì c’è il deposito degli emendamenti e dopo quella data ogni gruppo si sentirebbe libero e legittimato a depositare qualsiasi richiesta di emendamento.</p>



<p><strong>Anche dopo si potrebbero presentare.</strong><br>Certo, anche dopo sarebbe possibile ma non farei esclusivo affidamento sul numero di emendamenti che qualche gruppo potrebbe presentare. Io mi concentrerei sul tavolo politico che aveva già dato buoni frutti, perché la proposta che avevo formulato arriva da lì. Se c’è l’intenzione, proviamoci. È chiaro che questa intenzione deve essere manifestata dai presidenti dei gruppi parlamentari, non quindi dall’interno della Commissione, anche se ritengo che togliere la discussione alla Commissione abbia causato un grosso problema, di difficile soluzione.</p>



<p><strong>La Lega c’è?</strong><br>È un’operazione che deve fare la politica. Noi ci siamo, se c’è qualcuno disponibile si manifesti e continuiamo questo lavoro nei prossimi giorni.</p>
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		<title>Ivan Scalfarotto: penso che Alessandro Zan e tutto il PD debbano provare a vedere se la destra stia bluffando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 08:49:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/15/pafumi-scalfarotto-penso-che-zan-e-tutto-il-pd-debbano-provare-a-vedere-se-la-destra-stia-bluffando/">Ivan Scalfarotto: penso che Alessandro Zan e tutto il PD debbano provare a vedere se la destra stia bluffando</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Dopo l’approvazione alla Camera, anche con i voti di Italia Viva, il Ddl Zan rischia di saltare al Senato. Perché? Cosa è successo nel frattempo? Quali sono i punti critici per IV?</strong><br>Io non trovo nessuna criticità. Come ho detto in diverse occasioni ho votato il testo alla Camera e lo rivoterei tale e quale. Ho letto molte osservazioni, anche di giuristi, taluni favorevoli, altri contrari. Da un punto di vista giuridico e sostanziale sarei anche d’accordo con questo testo, non avrei nessuna difficoltà, perché penso che sia idoneo a raggiungere gli obiettivi che si pone.</p>



<p><strong>E quindi?</strong><br>Sono molti anni, direi decenni, che cerchiamo di far approvare una legge contro l’omobitransfobia. Se abbiamo una norma che protegge le persone sulla base della loro etnia, nazionalità e credo religioso, non si capisce perché il nostro ordinamento non debba proteggere anche le persone che si caratterizzano per la loro identità di genere, orientamento sessuale, la loro abilità e disabilità e così via.</p>



<p><strong>Perché questa differenza tra i due rami del Parlamento?</strong><br>Fra Camera e Senato ci sono delle differenze; viviamo in un sistema di bicameralismo paritario e quindi la seconda Camera che esamina un provvedimento desidera contribuire alla sua formazione. In particolare, il Senato della Repubblica è una Camera più complicata, perché ha numeri più risicati.</p>



<p><strong>Come ne usciamo?</strong><br>Il tema è che bisogna salvaguardare l’obiettivo, cioè fare in modo che il nostro ordinamento protegga anche le persone omo, bi e transessuali. Serve una norma che copra questa minoranza, perché le altre sono già coperte.</p>



<p><strong>Qual è la vostra proposta?</strong><br>La posizione di Italia Viva è che si debba preservare questo obiettivo. Per raggiungerlo è necessario fare delle modifiche che ci permettano di arrivare a un’approvazione rapida, senza tranelli, ostruzionismi, voti segreti e così via. Noi pensiamo che l’obiettivo di proteggere queste persone sia prevalente, quindi io che in partenza sarei favorevole al testo così com’è, non ho difficoltà a dire che a condizione che la legge raggiunga i medesimi obiettivi, possa essere modificata. Soprattutto se questo ci permette di evitare di fare impantanare la legge nel Vietnam parlamentale che si verrebbe a configurare.</p>



<p><strong>Qui è il politico che parla.</strong><br>Questa non è una preoccupazione da giurista ma da politico. Penso che la politica obblighi a trovare quel punto di caduta che consenta di portare la legge a casa. Se mi guardo indietro, la legge sul divorzio non era perfetta, prevedeva sette anni di separazione legale per potersi separare. La legge sull’interruzione legale di gravidanza non è perfetta, ancora oggi in molte regioni è sostanzialmente inapplicabile per via dell’obiezione di coscienza. Così come non è perfetta nemmeno la legge sulle unioni civili, perché è rimasto fuori tutto il tema della filiazione. Però chiedo, da politico: l’Italia sarebbe un Paese migliore o peggiore senza queste tre leggi imperfette?</p>



<p><strong>Sicuramente peggiore.</strong><br>Allora in questo caso, se dobbiamo rinunciare a qualche posizione di principio per poter ottenere la tutela legale di queste persone che vengono picchiate, malmenate, discriminate nel nostro Paese, io faccio anche il sacrificio di ammainare qualche bandiera a condizione di portare a casa il risultato.</p>



<p><strong>La mancanza di un accordo affosserà la legge?</strong><br>Ricordiamo che le sospensive sono state respinte con un solo voto di maggioranza e si votava a scrutinio palese. Questo vuol dire che a voto segreto potrebbero esserci dei problemi molto grossi. Quindi se si riuscisse a fare un accordo che non sacrifichi le finalità e il contenuto della legge, che la protegga e che ci consenta di tornare alla Camera, dove i numeri sono molto più abbondanti, si arriverebbe all’obiettivo in modo molto più rapido.</p>



<p><strong>C’è chi non si fida di fare un accordo con la Lega e Fratelli d’Italia?</strong><br>La diffidenza nei confronti della Lega e di Fratelli d’Italia, che una parte della sinistra ha su questi temi, non è neanche peregrina. Nel senso che su queste tematiche, tradizionalmente, Lega e Fratelli d’Italia hanno sempre avuto una posizione di grande chiusura. Per fare un esempio, in questo momento si sta discutendo in Europa una legge ungherese che la stessa Commissione Europea definisce una vergogna per l’Europa, una legge pesantemente omofobica che è totalmente fuori dagli standard dei valori europei. Purtroppo la Lega e FI non hanno preso le distanze da questa legge ma stanno addirittura giustificando il governo ungherese.</p>



<p><strong>Lei cosa pensa?</strong><br>Molti pensano che aprire una trattativa sia dare una fiducia a chi non la merita. Io penso che da un lato non abbiamo molta scelta e dall’altro che la proposta del Presidente Ostellari, che ha portato qualche giorno fa in Commissione, rappresenti un fatto nuovo. Bisogna riconoscere che per la prima volta la Lega, che tradizionalmente aveva una posizione di abrogazione o di forte riduzione nell’ambito dell’applicazione della legge Mancino, propone un allargamento alle definizioni di sesso, genere e orientamento sessuale.</p>



<p><strong>Si potrebbe ripartire dalla proposta Ostellari?</strong><br>La proposta di Ostellari va comunque vista e discussa perché, per esempio, il presidente esclude totalmente l’identità di genere e le persone trans, che si caratterizzano proprio per via della loro identità di genere: queste categorie verrebbero escluse dall’ambito dell’applicazione della legge.</p>



<p><strong>Ancora una volta, qual è la soluzione?</strong><br>Per questo noi, come Italia Viva, abbiamo proposto un’altra formulazione: invece di parlare delle caratteristiche della vittima, parliamo del movente del reato. Quindi parliamo di reati con finalità omofobiche o transfobiche. Questo allarga la tutela e permette di evitare espressioni quali identità sessuale e identità di genere, che sono proprio l’oggetto del contendere.</p>



<p><strong>Italia Viva presenterà emendamenti al Senato?</strong><br>Io non sono nel gruppo del Senato però immagino che la formulazione di cui parlavo possa essere un emendamento che noi potremmo presentare, fiduciosi che possa risolvere tanto i problemi che emergono a destra (evitare il termine identità di genere), quanto quelli che emergono a sinistra (evitare di escludere un pezzo delle persone potenzialmente tutelate da questa legge).</p>



<p><strong>Alessandro Zan, proprio a questo giornale, ha dichiarato: “meglio nessuna legge che una cattiva legge”. È d’accordo?</strong><br>Dipende da che cosa è una cattiva legge. Per esempio, come dicevo, cattiva potrebbe essere una legge parziale, che lascia fuori un pezzo della comunità che si chiama LGBT, perché è come se in modo indiretto si invitasse alla discriminazione delle persone transessuali, prive di tutela. Però una legge che raggiunga i suoi obiettivi, di garantire tutela a tutta la comunità LGBT, e preveda come reato quello di punire la violenza, la discriminazione e l’odio nei confronti di queste persone, non può essere una legge da abbandonare soltanto per una questione terminologica.</p>



<p><strong>Qual è allora l’obiettivo da non perdere di vista?</strong><br>Dobbiamo avere sempre in mente la tutela di queste persone. Già otto anni fa alla Camera approvammo una legge su questo tema che non fu mai approvata al Senato; era il 2013, sono passati otto anni, in cui moltissime persone hanno subito atti di discriminazione e di violenza senza avere una legge a cui appellarsi. Una legge cattiva, cioè una legge controproducente, no. Ma fermare la legge perché non rispecchia precisamente l’ideale che abbiamo in testa, è altrettanto sbagliato.</p>



<p><strong>A chi chiede di fare un passo in avanti?</strong><br>Io penso che lo stesso Alessandro Zan e tutto il PD debbano provare a vedere se la destra stia bluffando, perché è evidente che se noi troviamo un punto di incontro che permetta di raggiungere i nostri obiettivi, il presidente Ostellari deve garantire che non saranno proposti altri emendamenti. Si presentano gli emendamenti concordati e quelli si votano. Il presidente Ostellari deve assicurare che non chiederà voti segreti, che non farà ostruzionismo e quindi che la legge andrà in Aula e rapidamente l’accordo trovato si trasformerà in legge dello Stato.</p>
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		<title>Alessandro Zan: meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. La mediazione di Ostellari è irricevibile. Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 16:43:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio. Abbiamo la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/08/pafumi-raco-zan-meglio-nessuna-legge-che-una-legge-discriminatoria/">Alessandro Zan: meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. La mediazione di Ostellari è irricevibile. Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Come nasce il DDL che porta il suo nome e perché è divenuto così divisivo da mettere in pericolo la maggioranza?</strong><br>Questa è una legge di iniziativa parlamentare, non c’entra nulla con il Governo. Nasce dall’esigenza di dare al nostro Paese una legge contro i crimini d’odio. Voglio ricordare che l’Italia è l’unico tra i paesi fondatori dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro i crimini d’odio.</p>



<p><strong>Abbiamo la legge Mancino.</strong><br>Che contrasta i crimini d’odio razziale e religioso, ma mancano tutte le protezioni e le tutele nei confronti delle altre vittime cosiddette vulnerabili: le donne soprattutto, che stanno in cima alla piramide d’odio in rete, le persone della comunità LGBT e le persone con disabilità.</p>



<p><strong>In questo caso più che mai possiamo dire: ce lo chiede l’Europa!</strong><br>C’è una direttiva del 2012 dell’Unione Europea che chiede agli stati di adeguare la propria legislazione per dare protezione e tutela a coloro che sono ancora discriminati e vengono fatti oggetto di violenza di odio per la loro condizione personale, semplicemente perché esistono. Tutti i paesi hanno dato seguito a questa direttiva tranne l’Italia. L’Italia negli ultimi trent’anni ha sempre fallito questo obiettivo.</p>



<p>P<strong>erché?</strong><br>Sostanzialmente perché abbiamo una destra ancora molto arretrata e non liberale. Ricordo che in Francia una legge simile è stata approvata dalla destra sotto la presidenza Chirac. Noi invece abbiamo una destra che firma e sottoscrive la carta valoriale di Orban e Duda, cioè di quei paesi che stanno mettendo in campo delle vere e proprie discriminazioni.</p>



<p><strong>C’è chi accusa la legge Zan di essere divisiva.</strong><br>In realtà è divisiva perché c’è una destra che non accetta di tutelare dei cittadini che sono oggi discriminati e che strizza l’occhio a una parte del Paese ancora omofobo e razzista. Se tutte le forze politiche che l’hanno sostenuta alla Camera la voteranno anche al Senato la legge passerà.</p>



<p><strong>I punto controversi sono gli articoli 1, 4 e 7. Cosa prevedono?</strong><br>L’articolo uno riguarda le definizioni, che sono state rese necessarie proprio da un intervento del Comitato per la legislazione e della Commissione Affari Costituzionali. Tra l’altro tutte le definizioni sono state scritte con il contributo fattivo dell’ufficio legislativo del ministero per le pari opportunità, guidato dalla ministra Bonetti che rappresenta Italia Viva. Non si capisce perché c’è qualcuno che ne chiede oggi il suo stralcio visto che c’è stata una grande volontà per inserirlo alla Camera.</p>



<p><strong>L’articolo 4?</strong><br>Viene incontro a tutta una serie di preoccupazioni, soprattutto del mondo cattolico, che vorrebbero fugare ogni dubbio rispetto alla cosiddetta libertà di espressione. L’articolo 4 è stato inserito riscrivendo pari pari le sentenze della Corte di Cassazione che hanno stabilito che nessuno può mai limitare la libertà di espressione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Altra cosa è istigare all’odio e alla violenza, esprimere espressioni che possano determinare un concreto pericolo di violenza nei confronti di una persona o di un gruppo sociale. In realtà quindi non abbiamo inventato niente, abbiamo solo ribadito quello che già la giurisprudenza ha deciso in questi anni.</p>



<p><strong>Infine l’articolo 7. Cosa prevede?</strong><br>Parla delle scuole, ma anche qui si fa molta demagogia, si raccontano un sacco di fake news. Questa è un’occasione per contrastare, nelle scuole, tutte le discriminazioni e per valorizzare tutte le differenze. Oggi abbiamo un fenomeno molto preoccupante che è quello del bullismo, che porta addirittura molti adolescenti, che subiscono continue discriminazioni, anche al gesto estremo del suicidio. E’ giusto e importante che nelle scuole si insegni il rispetto per tutti, in modo tale che le persone non siano additate per la loro disabilità, per il loro orientamento sessuale, per il loro colore della pelle. Sostanzialmente si insegna il rispetto.</p>



<p><strong>Nessuna imposizione alle scuole?</strong><br>Le scuole sono dotate di un’autonomia e questo nella legge è scritto. Ciascuna scuola, in base alla propria scelta e in base al piano triennale dell’offerta formativa che prevede l’accordo tra genitori, famiglie e insegnanti, deciderà se avviare questi progetti contro le discriminazioni oppure no. Dunque, nessun tipo di imposizione, stiamo parlando di polemiche montate sul nulla.</p>



<p><strong>L’intervento del Vaticano dunque è stato strumentalizzato?</strong><br>Si, anche perché in più occasioni il Vaticano è intervenuto tramite la CEI, il cui presidente Bassetti aveva invitato a cercare un accordo perché la legge non fosse affossata. La nota diplomatica che ha smosso le diplomazie di stati esteri è sembrato un gesto abnorme. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che lo Stato italiano è uno Stato laico e che il nostro ordinamento ha tutte le garanzie costituzionali per rispettare i trattati internazionali, compreso il Concordato. Le parole del Presidente del Consiglio, che io condivido e faccio mie, danno una risposta concreta e chiudono la polemica.</p>



<p><strong>La mediazione che sta provando il presidente Ostellari può costituire un punto d’incontro?</strong><br>Il mio faro, mio e di tanti colleghi, è stato quello di pensare a una legge antidiscriminatoria che può essere oggetto di mediazione. L’unico punto su cui non siamo disponibili a mediare è quello dei diritti delle persone. Stiamo parlando di vite umane, della carne viva delle persone. La proposta di Ostellari non è una mediazione ma è una crudeltà, perché toglie dalla protezione e dalla tutela le persone transgender, cioè toglie l’identità di genere, termine che è giuridicamente consolidato dal nostro ordinamento, non un termine sociologico, inventato dal nulla. Lo troviamo nei trattati internazionali, nelle sentenze della Corte Costituzionale, nel nostro ordinamento penitenziario. Se si vuole togliere l’identità di genere dalla legge Zan, bisognerebbe toglierla da innumerevoli altre leggi dello Stato italiano.</p>



<p><strong>La porta sembra davvero sbarrata.</strong><br>Ripeto, quella di Ostellari non può essere considerata come una mediazione, semmai come una crudeltà, perché toglie la protezione a persone che fanno parte di un gruppo sociale che è il più discriminato tra i discriminati. Ricordo che l’Italia è maglia nera in Europa per numero di omicidi nei confronti delle persone trans. Dunque, non può esserci mediazione che trasformi una legge che ha l’obiettivo di combattere delle discriminazioni.</p>



<p><strong>Renzi ha dichiarato: &#8220;la cosa chiara è che, grazie a noi, il ddl Zan smette di essere discusso su Instagram e va dove deve stare: in Aula. Detto questo, spero sempre che ci sia un sussulto di saggezza perché l’ostruzionismo da un lato e l’ideologismo dall’altro rischiano di far saltare il provvedimento&#8221;. Cosa risponde?</strong><br>Renzi considera ideologismo una legge che Italia Viva ha contributo fortemente a realizzare. Il senatore Renzi mi deve spiegare che cos’è l’ideologismo. Quella legge non è la legge che ho voluto io, il cosiddetto ddl Zan è il frutto di una sintesi, di una mediazione che ha comportato un anno di lavoro. Sono stati accolti prevalentemente emendamenti e contributi di Italia Viva, anzi questa legge vede Italia Viva come azionista di maggioranza. Dunque stiamo parlando di una sintesi che ha visto veramente l’accoglimento delle sensibilità dei diversi gruppi.</p>



<p><strong>Così lo scontro sembra inevitabile.</strong><br>Io sto ai numeri. Se Italia Viva vota la legge al Senato, la legge passa. Se Italia Viva invece preferisce fare una mediazione con la Lega, che non ha nessun tipo di credibilità su questo argomento &#8211; visto che&nbsp;il presidente Ostellari ha tenuto in ostaggio la legge per mesi, visto che Salvini dice che la legge approvata in Ungheria da Orban è una legge innocua e ha sottoscritto con Meloni la cosiddetta carta valoriale delle destre sovraniste, che contiene delle affermazioni terribili, mostruose e inaccettabili &#8211; la legge non passerà.</p>



<p><strong>Anche la Lega propone una mediazione.</strong><br>La Lega sta proponendo una mediazione sulla pelle della gente e questo per noi è inaccettabile. Io l’ho sempre detto, meglio nessuna legge che una legge discriminatoria. Da questo punto di vista noi siamo molto sereni. Abbiamo questo disegno di legge molto equilibrato, che – ripeto – ha visto il contributo fattivo di Italia Viva e su questo andiamo in Aula. Poi le mediazioni ci possono essere purché non siano sui diritti delle persone, perché a quel punto noi non ci stiamo.</p>



<p><strong>Quali modifiche sarebbe disposto ad accettare pur di vedere approvato il testo?</strong><br>L’unica proposta di mediazione oggi in campo è quella di Ostellari, che esclude le persone trans e per noi questo è irricevibile. Se ci saranno altre mediazioni condivise da tutti, che però non ledano i diritti delle persone, sarà il Senato nelle sue prerogative a decidere. Non certo io che sono stato il relatore alla Camera e ho portato avanti un lavoro faticosissimo di mediazione lunghissima che ha portato al testo attuale.</p>



<p><strong>Il voto segreto è una roulette russa. Preferirebbe il voto palese?</strong><br>Io preferirei sempre il voto palese, in modo tale che i senatori si assumano le proprie responsabilità di fronte al Paese. Ma non è che l’iter alla Camera &nbsp;è stato una passeggiata, tutt’altro. E’ stato un Vietnam parlamentare, fatto di pregiudiziali di costituzionalità, di ostruzionismi pesantissimi in Commissione giustizia e in Aula, di tantissimi voti segreti. Tra l’altro la Camera ha un regolamento che concede più facilmente il voto segreto, rispetto a quello del Senato. E’ chiaro che al Senato non sarà una passeggiata. Però se tutte le forze politiche, che hanno votato la legge alla Camera, saranno compatte anche al Senato, i voti ci sono. Se invece qualcuno si sfila, è chiaro che i voti non ci sono più.</p>



<p><strong>Che sentimento avverte nel Paese rispetto al tema e alla legge?</strong><br>Tutti i sondaggi ci dicono che la stragrande maggioranza degli italiani vuole una legge contro i crimini d’odio non solo nel campo del centrosinistra ma in maggioranza anche nel centrodestra. Salvini e Meloni, che osteggiano questa legge, su questo specifico punto sono in opposizione al proprio elettorato. C’è stata una mobilitazione così forte perché i giovani e i giovanissimi si mobilitano, perché non vogliono vivere in un paese oscurantista, non vogliono vivere in un paese che può diventare come l’Ungheria e la Polonia, vogliono vivere in un paese libero e inclusivo che tutela tutte le differenze. Ecco perché c’è stata una grandissima mobilitazione nei social.</p>



<p><strong>La viralità del tema sui social potrebbe costituire la chiave perché lo stallo del DDL possa sbloccarsi?</strong><br>Gli influencer non fanno altro che mettere a disposizione la loro pagina, molto seguita, per un dibattito. Ma se prima non si attira l’attenzione delle persone il tema non decolla, nonostante l’intervento degli influencer. I social e tutte le manifestazioni a sostegno della legge hanno mostrato un Paese reale molto vivo, molto aperto, molto più avanti della classe politica che lo dovrebbe rappresentare. Ecco perché il Senato ha tutti i riflettori puntati. Io spero che le senatrici e i senatori, facendo un po’ di esame di coscienza, capiscano che ormai è arrivato il momento della decisione, di portare a casa questa legge.</p>



<p><strong>Fiducia quindi in vista del 13?</strong><br>Il 13 inizia la discussione. Sarà un iter abbastanza lungo ma io resto fiducioso.</p>
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		<title>Casa Preti: anche la luna partecipa del sole e della terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Androginia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Preiti]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Hippy]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
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		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, E, 1963; Claudio Parmiggiani, La notte, 1964, Giosetta Fioroni, Nascita di una Venere, 1965), la più&#8230;</p>
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<p>Ogni qual volta si consuma uno stato di crisi, inesorabilmente la civiltà occidentale tende all’antico. Basti pensare all’arte del secondo novecento, all’atteggiamento assunto dalla maggior parte degli italiani in corrispondenza con le disillusioni seguite alla fine utopica del 1968. </p>



<p>Con alcune anticipazioni che meditavano l’arte rinascimentale e barocca nei primi anni sessanta (Giulio Paolini, <em>E</em>, 1963; Claudio Parmiggiani, <em>La notte</em>, 1964, Giosetta Fioroni, <em>Nascita di una Venere</em>, 1965), la più parte dei nostri artisti ritornava alla civiltà greca e romana nel furore della contestazione (Michelangelo Pistoletto, <em>Venere degli stracci</em>, 1967), calcinando la propria arte nell’esercizio del multiplo, emulo postmoderno della copia da originali ellenici.</p>



<p>Nell’ambito della moda gli stati di crisi spesso corrispondono con fenomeni di androginia e <em>cross dressing</em> che avvicinano fortemente maschile e femminile in un unico spettro performativo. Anche qui gli esempi non mancano. Facile ricordare la civiltà Hippy in quegli anni formidabili, quando si sperimentava la caduta delle barriere sessuali in seno alla famiglia, tra gli studenti, tra gli operai, immaginando un futuro di pace universale contro l’atomica, la guerra fredda, la Corea, il Vietnam. </p>



<p>Era un periodo di conflitti profondi che metteva contro padri e figli, situazione antiborghese che, da adolescenti, almeno una volta nella vita abbiamo sperato di vedere risolta in un finale alla <em>Zebriskie Point</em> (1970). Allora i ragazzi e le ragazze indossavano, sui capelli lunghi e gli ornamenti etnici, pantaloni a zampa d’elefante, camicie di tela indiana, ponchos ed eskimi. Ma si trattava di abbracci irrisolti che nel lungo periodo hanno generato, loro malgrado, ulteriori livelli di conflitto e incomunicabilità. In tal senso è emblematico <em>The nude restaurant</em> di Andy Wahrol (1967), dove l’apparente libertà dei corpi di due giovani amanti stride con la povertà e l’omologazione linguistica, verbale e sensuale al lessico dei consumi in un volgare fastfood.</p>



<p>Per ritrovare un contesto in cui femminile e maschile si confondono, lasciandoci intravedere un ‘futuro anteriore’ di soli pari, senza più conflitti di genere, finalmente uniti in un unico afflato, bisogna risalire ai miti di fondazione culturale dell’antica Grecia. Il passo più elevato è un noto discorso di Aristofane, riferito da Platone nel <em>Simposio </em>(<em>Platone. Opere complete</em>, Laterza ed., Roma-Bari 19885, vol. 3, XIV, 189-190, p. 165):</p>



<p class="has-text-align-left" style="font-size:14px"><em>Bisogna innanzi tutto che sappiate qual è la natura dell’uomo e quali prove ha sofferto; perché l’antichissima nostra natura non era come l’attuale, ma diversa. In primo luogo l’umanità comprendeva tre sessi, no due come ora, maschio e femmina, ma se ne aggiungeva un terzo partecipe di entrambi di cui ora è rimasto il nome, mentre la cosa si è perduta. Era allora l’androgino, un sesso a sé, la cui forma e nome partecipavano del maschio e della femmina: ora non è rimasto che il nome che suona vergogna. </em></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p style="font-size:14px"><em>In secondo luogo, la forma degli umani era un tutto pieno: la schiena e i fianchi a cerchio, quattro bracci e quattro gambe, due volti del tutto uguali sul collo cilindrico, e una sola testa sui due volti, rivolti in senso opposto; e con quattro orecchie, due sessi, e tutto il resto analogamente, come è facile immaginare da quanto s’è detto. […]. Dunque i sessi erano tre e così fatti perché il genere maschile discendeva in origine dal sole, il femminile dalla terra, mentre l’altro, partecipe di entrambi, dalla luna, perché anche la luna partecipa del sole e della terra.</em></p>
</div></div>



<p>Dal mito antropogonico in avanti, i tentativi più concreti di dar nuova vita a un essere primigenio non dimediato sono stati compiuti, a mio avviso, dalla civiltà dandy. Risuona ancora l’auspicio di Jules A. Barbey d’Aurevilly (<em>Del Dandysmo e di George Brummel</em>, a cura di Mario Ubaldini, Passigli Ed., Firenze 1993, p. 102), che auspica per la futura umanità un egalitarismo di genere trascendente le differenze sessuali:</p>



<p style="font-size:14px"><em>Nature doppie e multiple, di sesso intellettuale incerto, nelle quali la grazia è ancor più grazia nella forza, e la forza si riconosce anche nella grazia, androgini della Storia, nonché della Favola, e dei quali Alcibiade fu il tipo più bello nella più bella nazione.</em></p>



<p>L’autore ci prospetta una precisa via: l’insieme dei lineamenti nell’essere perfetto non dovrà apparire fisico o psicologico ma noetico e culturale. Il dandy è androgino nella testa più che nel corpo, figura estetica con la sostanza divina di chi ha elevato il proprio spirito oltre i limiti della carne, quale che essa sia. Come un asceta bizantino, lui/lei ci invita a entrare nudi e angelicati nello spazio sacro di una religione laica senza tempo.</p>



<p>A tal proposito, mi pare che un giovane brand incarni meglio di altri la lunga sinusoide della civiltà dandy nel contemporaneo: <a href="https://casa-preti.myshopify.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa Preti</a>, fondata a Palermo nel 2017 da Mattia Piazza e Steve Galley. Il marchio propone un’allure fondata sul principio d’indeterminatezza derivante dalla lezione platonica originaria. </p>



<p>Nella collezione A.I. 2020/21 dal significativo titolo <strong><em>Ama</em></strong>, essa mette a nudo la propria matrice non dimediata, richiamando nelle proposte maschili e femminili una serie di tratti condivisi, facendosi portavoce di una missione culturale più volte annunciata nei sistemi di moda contemporanei ma mai pienamente accolta. </p>



<p>Casa Preti affida il tema dell’androginia alla doppia radice semantica della destrutturazione e dell’empatia, con riferimenti iconografici all’essere platonico primigenio, d’un lato, alle <em>Connessioni </em>(1967) e ai <em>Canali segnici</em> (1968) di Franz Erhard Walther, dall’altro. Essa affonda le mani nell’indeterminatezza di genere che ha caratterizzato alcuni momenti della nostra età moderna, indeterminatezza che nella moda è possibile accostare al bisogno di classicità nei tempi di crisi.</p>
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		<title>Michele Marco Rossi: Intelletto d’amore (e altre bugie)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amelia Angelici]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 17:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#cafechantant]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Camilleri]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un periodo così difficile e in cui le prospettive di miglioramento tardano a concretizzarsi, il mondo artistico e musicale si trova costretto a cercare dei nuovi spunti di riflessione. La storia ci insegna che, anche nei momenti di estrema difficoltà, alcune tematiche non smettono di essere attuali, anzi permettono di vedere ancora più chiaramente attraverso le sfaccettature dell’animo umano. E forse è proprio in questa dimensione che il ruolo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/24/angelici-michele-marco-rossi-intelletto-amore-e-altre-bugie/">Michele Marco Rossi: Intelletto d’amore (e altre bugie)</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>In un periodo così difficile e in cui le prospettive di miglioramento tardano a concretizzarsi, il mondo artistico e musicale si trova costretto a cercare dei nuovi spunti di riflessione. La storia ci insegna che, anche nei momenti di estrema difficoltà, alcune tematiche non smettono di essere attuali, anzi permettono di vedere ancora più chiaramente attraverso le sfaccettature dell’animo umano. E forse è proprio in questa dimensione che il ruolo dell’artista non smette di essere attuale e necessario, anche in un momento in cui la produzione artistica per come la conoscevamo è costretta a fermarsi (teatri chiusi, concerti sospesi o rimandati).</p>



<p>Alcuni artisti vivono con particolare sensibilità il loro presente, cercano di muoversi in esso, di trovare sempre le nuove risorse che rispecchino il loro tempo, senza rimanere attaccati alle sicurezze di una tradizione consolidata. Michele Marco Rossi è ascrivibile sicuramente a questa categoria di artisti. Ha già più di cento prime esecuzioni assolute di nuova musica, alcuni dei compositori più affermati hanno scritto brani dedicati a lui e porta avanti una ricerca costante che va dal teatro strumentale, alla musica elettronica, all’improvvisazione.</p>



<p>Il suo nuovo programma da concerto – Intelletto d’amore (e altre bugie) – è costruito con la collaborazione di uno degli scrittori italiani più famosi nel mondo, scomparso da poco: Andrea Camilleri. Per conoscere meglio il lavoro di Rossi e in particolare quest’ultimo progetto, lo abbiamo intervistato.</p>



<p><strong>Raccontaci chi sei e in cosa consiste il tuo rapporto con la musica.</strong><br>Direi innanzitutto che sono violoncellista. Ho da poco superato i 30 anni, età per me segno di grandi cambiamenti in molte direzioni. La musica è una compagna di vita strana. Immensamente presente in ogni attimo dell’esistenza, assolutamente non relegata a uno specifico momento della giornata. Da fuori può dare l’idea di una compagna di libertà e di spensieratezza, ma in realtà il discorso credo che sia ben diverso.</p>



<p><strong>Cosa intendi per compagna di libertà?</strong><br>La libertà che ti dona è la possibilità di ricercarti e di cercare gli altri attraverso un mondo simbolico che non ha confini; questo però porta con sé responsabilità grandi e anche gravi se si vuole, sia verso gli altri direi, sicuramente verso se stessi. E nuove paure e coraggio, grandi fragilità, sicurezze sottili ma incrollabili. È un percorso che vive di una sincerità feroce verso ognuna delle contraddizioni che ci animano.</p>



<p><strong>Guardare il mondo attraverso la musica?</strong><br>Guardarsi e guardare agli altri attraverso la limpidezza del discorso musicale offre nuove risorse e nuove complessità, una sorta di habitat diverso fatto di regole, opportunità, dinamiche proprie. Un habitat che ormai è imprescindibile, da cui non potrei più separarmi. E in effetti se guardo indietro non mi ci sono separato mai, in un modo o nell’altro. È una fonte inesauribile, il luogo dell’ispirazione e delle cose più semplici, in un discorso profondamente umano.</p>



<p><strong>Com’è nato il progetto sull’amore con Andrea Camilleri?</strong><br>Da diversi anni fuggivo il tema dell’amore. Lavoravo sulle mie grandi passioni, su Shakespeare, Xenakis, la Mitologia, la musica assoluta. L’incontro con l’opera di Pier Paolo Pasolini ha segnato un punto di non ritorno: dovevo affrontare un tema banale e complesso come quello dell’amore. L’anniversario Dantesco mi ha dato la scintilla necessaria per elaborare questo discorso. Ho diviso l’amore in quattro “momenti”, come quattro fasi che si concentrassero sull’aspetto totalmente irrazionale, istintivo dell’amore: l’Amore Sacro, l’Amore Sesso, l’Amore Potere e l’Amore Colpa. Ora questo sarebbe un po’ lungo da raccontare nei dettagli…magari un’altra volta!</p>



<p><strong>E certamente lo faremo</strong><br>Queste “fasi” dell’amore mi parlavano di una zona profondamente irrazionale, quasi disumana del sentimento amoroso. Ho elaborato una struttura di brani da concerto, con commissioni di nuovi brani a compositori e con musiche antiche fino al Medioevo, che rispecchiassero queste fasi. Ma sentivo che non era sufficiente; avevo bisogno di una guida, di qualcuno che mi aiutasse a orientarmi in questo discorso.</p>



<p><strong>Così è arrivato Camilleri</strong><br>Poter conoscere Andrea Camilleri era allora solo un sogno, poterci lavorare insieme era vicino al delirio. Ho finito per fare entrambe le cose, e non potrò dimenticarlo mai.</p>



<p><strong>Come mai proprio Andrea Camilleri?</strong><br>Non poteva essere nessun altro. Vedevo i suoi interventi in cui parlava con una forza che mi scuoteva nel profondo. E questa forza si mischiava a un’ironia che era sintomo di una grande intelligenza, a un’umanità frutto di una profonda cultura…insomma, sentivo che era il momento giusto per cercare di conoscere Andrea Camilleri, è stata un’intuizione, una grande speranza.</p>



<p><strong>Cosa ti ha colpito del vostro incontro?</strong><br>Passare un pomeriggio con un grande scrittore cieco di novantatré anni a parlare d’amore è stata un’esperienza che porterò sempre con me. Porterò sempre con me Andrea Camilleri, soprattutto la profondità del suo rispetto per chiunque, per chi gli sedeva vicino, familiare o sconosciuto, parente o estraneo, coetaneo o con l’età di un suo possibile nipote. L’approccio umano e artistico che hanno quelli che mio padre chiama “i veri Grandi”. Con profonda emozione ho ricevuto la telefonata di Mariolina (una delle tre figlie di Camilleri) che da parte del Maestro mi invitava a conoscerlo nella sua abitazione. Sono entrato nella sua stanza, era seduto alla scrivania e mi aspettava. Quando mi ha sentito entrare, ha teso la mano nell’aria come a stringermela con un gesto energico, forte e accogliente.</p>



<p><strong>Le prime parole che ti ha rivolto quali sono state?</strong><br>“Allora, come posso aiutarla?”. Da lì è cominciata la nostra conversazione. Avremmo dovuto rivederci più avanti per registrare diverse sue letture di testi. “Dammi il tempo di finire il progetto su cui sto lavorando e di studiare per questo” &#8211; a più di 90 anni Camilleri era impegnato più di me (ride) -. Purtroppo quel primo incontro è stato anche l’ultimo, il Maestro è venuto a mancare poco dopo. Ma di quel pomeriggio serbo una registrazione preziosa, che è il cuore vivo del progetto sull’amore.</p>



<p><strong>In che modo questa registrazione inedita di Camilleri farà parte del concerto?</strong><br>Insieme a un mio caro compagno di avventure e splendido compositore Paolo Aralla, abbiamo selezionato e ritagliato degli estratti da quella registrazione. Aralla ha elaborato con l’elettronica le frequenze di quella registrazione, costruendo un incontro tra la voce di Camilleri e l’elaborazione musicale. In questo modo gli interventi di Camilleri faranno da guida nel concerto, intervallandosi con i brani per violoncello solo del programma. Il concerto è già stato programmato in diverse associazioni, che ringrazio sinceramente, ma aspetto che la situazione generale sia più definita per dare notizie concrete e ufficiali.</p>



<p><strong>Potremo dunque ascoltare nuovamente le parole di Andrea Camilleri anche se lui non è più con noi?</strong><br>Esattamente. Sono felice di questa possibilità per me e per chiunque fosse affezionato al Maestro Camilleri.</p>



<p><strong>Raccontaci del programma.</strong><br>Innanzitutto il programma sarà misto, dal Medioevo al Romanticismo, dalle canzoni antiche e moderne alla contemporaneità. Un vero percorso in più di mille anni di storia. E poi, ho una fiducia incrollabile nella musica, nei compositori, ma soprattutto nel pubblico.</p>



<p><strong>Ma chi è il pubblico?</strong><br>Il pubblico siamo noi! Il pubblico è ognuno di noi. L’abbonato è una persona – e non un biglietto pagato, una sedia occupata o due mani che possibilmente applaudono – che ha la forza e la determinazione di passare una serata ad ascoltare un concerto. Ti sembra poco?</p>



<p><strong>Decisamente no, soprattutto in questa fase storica.</strong><br>In un periodo culturale frenetico, in cui la televisione (i “social” per i più giovani) ha lo strapotere sulla comunicazione e sicuramente i concerti non sono al centro della vita culturale della società, in un momento in cui una larga disponibilità economica non è affatto scontata per le persone comuni, anzi semmai il contrario. In questo momento storico così difficile (per non parlare dell’emergenza sanitaria) una persona è disposta a uscire di casa magari dopo una giornata di lavoro o con la pioggia e il freddo o con cose in sospeso da fare, per spostarsi, pagare di tasca sua un biglietto o un abbonamento, e stare poi seduta un’ora e mezza in silenzio ad ascoltare della musica. E io dovrei cercare la strada più immediata per dare un’esibizione (e già questo termine non mi convince affatto) che possa incontrare un facile, superficiale quanto momentaneo consenso per me e una generica soddisfazione per quella persona? Non credo possa essere questo il momento musicale.</p>



<p><strong>Qual è?</strong><br>La musica è il momento del più profondo rispetto; anche nelle difficoltà, nelle incomprensioni. È il momento in cui l’altro ci dà fiducia e ci guarda per chi siamo, e nel farlo guarda anche se stesso. Si potrà essere sempre d’accordo? No, è normale. Ci si incontra, ci si confronta. Ma la fiducia e il rispetto tra chi suona e chi ascolta apre la strada a qualcosa di ben più profondo della semplice spettacolarizzazione dell’evento musicale, dell’affermazione personale, della pura spensieratezza da entrambi i lati. Se nel suonare hai portato te stesso e chi ti ascolta lo ha visto e ci si è posto accanto, allora c’è la sottile ma concreta possibilità che alla fine del concerto abbiate scambiato qualcosa di molto più concreto e forte, che tu e quella persona in quell’ora e mezza siate cresciuti insieme.</p>



<p><strong>Cosa porti con te quando suoni?</strong><br>I miei Maestri, tutti. Gli sono molto grato. Gli incontri che ho fatto, le letture, le riflessioni e le conversazioni. Il percorso di vita, sicuramente tutte le difficoltà e perché no anche quelle sicurezze che si sono trovate nel tempo. E ovviamente la vita privata. Ma questa è un’altra storia.</p>
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