<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sicurezza Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/sicurezza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/sicurezza/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Oct 2022 14:40:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Sicurezza Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/sicurezza/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 08:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Carta Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Carta delle Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Cina Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio di Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4634</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra. Partendo dai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/">Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra, senza i quali invocare la pace è come chiedere ad Alex DeLarge di rispettare gli scrittori e le loro mogli.</p>



<p>Per capire esattamente quale sia uno dei tanti problemi della guerra scatenata dalla Russia all’Ucraina, oltre ai devastanti costi umani per ucraini, russi e cittadini di paesi terzi, dobbiamo tornare ai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>



<p>Con l’istituzione delle Nazioni Unite le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, compresa l’Unione Sovietica, predecessore della Russia, stabilirono due suoi principi fondamentali: il rifiuto della guerra di aggressione, neanche nella forma dell’attacco preventivo difensivo, e l’illegalità dell’uso della forza per modificare i confini internazionali.</p>



<p>L’articolo 2, comma 4 della Carta delle Nazioni Unite dice: “<em>I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.</em>”</p>



<p>Il divieto si estende anche alla minaccia della violenza per conseguire scopi incompatibili con le Nazioni Unite che, ricordiamo, sono la pace, la sicurezza di ogni membro e un sistema internazionale fondato sul diritto e la giustizia.</p>



<p>Unica deroga a questo divieto assoluto è il diritto di autotutela, individuale o collettivo, riconosciuto ad ogni membro dell’ONU dall’articolo 51: “<em>Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.</em>”</p>



<p>Questi principi sono stati assorbiti anche dalla nostra Carta Costituzionale che all’articolo 11 afferma: “<em>L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.</em>”</p>



<p>Si trattava di una prospettiva rivoluzionaria, impensabile fino a quel momento, che andava contro millenni di violenza legittima da parte di uno Stato contro un altro. Dal 1945 si cambia: <strong>annettere uno Stato, mutilarlo, spartirlo, non è più legalmente consentito</strong>.</p>



<p>E il bello è che il sistema ha funzionato.</p>



<p>Sento già proteste di incredulità. E le guerre che hanno devastato il mondo? Le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le minacce della Cina a Taiwan, gli scontri tra India e Pakistan? È innegabile che la violenza abbia continuato a infestare il mondo, eppure, il numero delle guerre, la loro intensità e il numero delle vittime sono costantemente diminuiti. L’ultima guerra tra grandi potenze è stata quella di Corea, in cui si fronteggiarono direttamente soldati degli Stati Uniti e della Cina Popolare.</p>



<p>Gran parte dei conflitti armati dal 1945 ad oggi sono state guerre civili, mentre quelle fra stati hanno avuto scopi limitati, senza pretesa di distruggere l’avversario o di modificarne i confini internazionalmente riconosciuti. I confini dell’America Latina sono immutati da un secolo. Quelli dell’Africa non sono stati modificati se non per la secessione di Sud Sudan ed Eritrea. Anche in Asia i confini sono quasi immutati, con la drammatica eccezione dell’ancora fluida situazione tra l’India e i paesi limitrofi, Cina e Pakistan. L’unica drammatica eccezione sono le guerre arabo-israeliane che si ponevano l’obiettivo di cancellare lo Stato israeliano. È vero inoltre che molti dei conflitti sono scaturiti dalla pretesa di alcuni Stati di imporre un regime politico ad un altro, come frequentemente accaduto in America Latina da parte degli Stati Uniti, in contravvenzione con i principi dello Statuto dell’ONU.</p>



<p>Tuttavia, <strong>nel 2008 qualcosa è cambiato</strong>.</p>



<p>La guerra lampo del gigante russo contro la Georgia si è conclusa con la mutilazione del territorio dell’Abkhazia, a cui è seguita nel 2014 l’occupazione illegale della Crimea, con referendum privi di ogni minima legittimità e trasparenza. Per la prima volta dal 1945 uno Stato si arrogava il diritto di impossessarsi con la forza di un territorio altrui, senza neppure tentare la strada dell’accordo, qualcosa che neppure l’URSS aveva osato fare, pur non avendo mai esitato ad usare le maniere forti con vicini e vassalli.</p>



<p>L’attacco del 24 febbraio della Russia contro l’Ucraina e l’annessione illegale alla Russia di quattro province ucraine, avvenuta il 30 settembre. rappresentano gravissime violazioni del diritto internazionale sotto tre punti: uso della forza per risolvere una controversia internazionale; tentativo di eliminare l’indipendenza politica di un altro Stato sovrano; modifica unilaterale dei confini internazionalmente riconosciuti.</p>



<p>Ciò che è cambiato è il fatto che la Russia tenti nuovamente di legittimare l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Di nuovo, nessuno nega gli arbitrii e le violenze commesse da tutte le grandi potenze, dietro pretesti spesso risibili e comunque illegali dal punto di vista del diritto internazionale. Ma nessuno prima di Putin si era spinto finora a cancellare con un tratto di cingolati i principii cardini della sicurezza collettiva.</p>



<p>La paura è la prima fonte di instabilità. Paura delle piccole potenze verso le grandi. Paura che genera la ricerca di protettori e scatena il riarmo. Non abbiamo bisogno di tutto questo. Ove i principi di rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della non interferenza negli affari interni venissero cancellati, si aprirebbe un periodo di forte instabilità, in cui anche l’Europa finirebbe per essere investita. Non dimentichiamo, infatti, che alcuni confini internazionali, pensiamo al Kosovo, non sono ancora pienamente riconosciuti.</p>



<p>Quindi, di nuovo, fermare la Russia non è solo nell’interesse delle democrazie occidentali, ma di tutto il mondo, per evitare di ritornare all’infinita serie di lutti <strong>da cui nessuno esce mai vincitore</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/">Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se vuoi fare la pace&#8230; prepara la pace</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/25/dellepagine-se-vuoi-fare-la-pace-prepara-la-pace/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/03/25/dellepagine-se-vuoi-fare-la-pace-prepara-la-pace/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 11:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Altiero Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Bombardamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cecenia]]></category>
		<category><![CDATA[Cessate il fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Churchill]]></category>
		<category><![CDATA[Dopoguerra]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Pacifismo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Regime]]></category>
		<category><![CDATA[Roosevelt]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Ventotene]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4169</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo come andrà a finire ma, per parafrasare Brecht, alla fine della guerra i vincitori staranno male quanto i vinti, e quelli che erano poveri si ritroveranno ancora più poveri. Il dopoguerra si prepara adesso e le scelte che prenderemo come paesi occidentali peseranno nel futuro assetto dell’Europa. Occorre partire logicamente dalla definizione, che mi sembra ancora assente nel dibattito, su quali siano gli obiettivi occidentali rispetto all’aggressione russa.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/25/dellepagine-se-vuoi-fare-la-pace-prepara-la-pace/">Se vuoi fare la pace&#8230; prepara la pace</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non sappiamo come andrà a finire ma, per parafrasare Brecht, alla fine della guerra i vincitori staranno male quanto i vinti, e quelli che erano poveri si ritroveranno ancora più poveri. Il dopoguerra si prepara adesso e le scelte che prenderemo come paesi occidentali peseranno nel futuro assetto dell’Europa.</p>



<p>Occorre partire logicamente dalla definizione, che mi sembra ancora assente nel dibattito, su quali siano gli obiettivi occidentali rispetto all’aggressione russa. L’opzione del sedersi nel lato comodo del nostro continente senza fare nulla e aspettare che l’Ucraina si arrenda non mi pare una scelta saggia, né dal punto di vista morale né politico-militare. Abbiamo già un illustre e tragico precedente nel pilatismo di Francia e Gran Bretagna durante la guerra civile spagnola, prova generale della Seconda guerra mondiale per chi se fosse dimenticato. Se poi qualche pacifista dall’animo candido pensa che, dopo la resa dell’Ucraina, gli occupanti russi si trasformeranno in comprensivi assistenti sociali norvegesi, basti vedere chi governa oggi in Cecenia.</p>



<p>Il primo obiettivo è la difesa dell’ordine internazionale costituito nel 1945, che ripudia la guerra e le conquiste territoriali. Non vi possono esserci esitazioni sul rifiuto delle pretese di Putin oppure tutto quello che abbiamo faticosamente costruito in settantasette anni se ne va nel fumo dei bombardamenti.</p>



<p>Questo implica, come minimo, l’isolamento della Russia attraverso una serie di sanzioni politiche, economiche e sociali che paralizzino la macchina militare russa e spingano i cittadini russi a ribellarsi contro il loro governo. La risposta occidentale è andata oltre, concretizzandosi anche nella fornitura di armi, per il momento solo difensive, badando bene ad evitare un qualunque genere di coinvolgimento militare della NATO che, ed è questo l’altro importante obiettivo, potrebbe portare ad una rapida escalation militare e, nella peggiore delle ipotesi, alla Terza guerra mondiale sul suolo europeo.</p>



<p>Posti gli obiettivi della nostra azione, occorre inoltre definire con chiarezza a quale assetto di sicurezza vogliamo puntare per il dopoguerra. Anche qui abbiamo due classici esempi storici: la pace punitiva di Versailles, alla fine della prima guerra mondiale, che irrorò di concime la mala pianta del nazismo piagnucolante; e la ricostruzione di un ordine internazionale più equilibrato dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale.</p>



<p>I fini a cui possiamo puntare sono innumerevoli. Si potrebbe tentare di giungere ad una situazione di cessate il fuoco, in attesa di negoziati veri tra le parti; oppure rafforzare il sostegno militare all’Ucraina fino ad un ribaltamento della situazione se non ad una vittoria sulla Russia; oppure andare oltre, aiutando l’Ucraina a recupero i territori occupati; o addirittura perseguire il cambio di regime a Mosca, operazione che solo a pronunciarla fa scendere un cubetto di ghiaccio nella schiena. Tutte queste idee si possono però riassumere in un unico vero obiettivo: quale dopoguerra possiamo contribuire a costruire per assicurare una pace definitiva?</p>



<p>La sicurezza futura dell’Ucraina non potrà essere disgiunta dalle legittime richieste di sicurezza della Russia, qualunque governo succederà in futuro a Putin. E, a loro volta, le esigenze delle due nazioni non potranno essere slegate dalla più ampia cornice europea. Presupposto di un nuovo e stabile equilibrio è che la guerra non si concluda con l’umiliazione di uno dei due contendenti.</p>



<p>Una volta che le armi saranno tornate nelle rispettive caserme, avremo bisogno di instaurare un clima di fiducia reciproca che non si costruisce solo con un trattato di pace, che sarebbe destinato ad essere rapidamente cestinato come i famosi Accordi di Minsk sul Donbass, ma con gesti simbolici ed altri concreti di riconciliazione, se vogliamo di perdono reciproco. </p>



<p>Tutto l’assetto europeo occidentale dopo il 1945 si è costruito sul sincero riavvicinamento tra Francia e Germania, sull’accettazione da parte tedesca delle sue responsabilità e sulla realizzazione di progetti sovranazionali di messa in comune delle risorse e di progressiva abolizione delle frontiere alle merci, ai capitali e alle persone. Ricordate Mitterand e Kohl che si tenevano per mano nel 1984 a Verdun, teatro di un inconcepibile massacro di giovani tedeschi e francesi.</p>



<p>Non ci sarà nessuna garanzia di sicurezza per la Russia né per l’Ucraina senza una volontà chiara di mettere fine all’uso della violenza nei loro rapporti. Sarà necessario mettere al bando quelle forze ultranazionaliste che non saranno mai contente della coesistenza pacifica. Ciò comporterà inevitabilmente cambiamenti radicali soprattutto in Russia ma anche in Ucraina, attraverso la ricostruzione di uno stato realmente democratico ed inclusivo.</p>



<p>In tutto questo l’Unione Europea possiede le idee, le strutture e le risorse per accompagnare i due paesi verso un cammino di coesistenza pacifica che, del resto, non dovrebbe essere così difficile, viste le comuni radici culturali, storiche, religiose e linguistiche.</p>



<p>Già oggi è necessario il nostro contributo per la pace futura che non si limiti solo alla fornitura di armi, bensì individui i meccanismi della futura architettura di sicurezza in Europa orientale. Non è mai troppo presto. Nell’agosto 1941 Churchill e Roosevelt immaginarono il mondo futuro, prima di Pearl Harbour e dell’ingresso americano in guerra contro l’Asse. Due mesi prima, in giugno, Altiero Spinelli concepiva il Manifesto di Ventotene per un’Europa unita e federale, che chiudesse con il passato nazionalista.</p>



<p>Erano i momenti più bui della guerra, quando la vittoria contro il nazismo era tutt’altro che scontata. Questa è la forza delle idee, unico vero antidoto contro la violenza. Affinché prevalga una pace giusta e democratica, non quella dei vincitori inebriati sui vinti rancorosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/25/dellepagine-se-vuoi-fare-la-pace-prepara-la-pace/">Se vuoi fare la pace&#8230; prepara la pace</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/03/25/dellepagine-se-vuoi-fare-la-pace-prepara-la-pace/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 19:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alleati]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Arti]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomie]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocatura]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Camera dei Deputati]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna vaccinazione]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale italiana della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Carta Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Coesione]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Superiore Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Corpi sociali intermedi]]></category>
		<category><![CDATA[Corpo Diplomatico]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[David Sassoli]]></category>
		<category><![CDATA[Declino demografico]]></category>
		<category><![CDATA[Delegati regionali]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto alla vita]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Divario tecnologico e digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione libera]]></category>
		<category><![CDATA[Interesse generale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani all&#039;estero]]></category>
		<category><![CDATA[La speranza siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Parelli]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Maternità]]></category>
		<category><![CDATA[Medici]]></category>
		<category><![CDATA[Morti sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[Operatori sanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Ordinamento Giudiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pari dignità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti politici]]></category>
		<category><![CDATA[Passione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Patto costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pluralismo]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Presidenza della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Schiavitù degli esseri umani]]></category>
		<category><![CDATA[Senato della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato del Nord Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Unità della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
		<category><![CDATA[Volontà Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4039</guid>

					<description><![CDATA[<p>Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/">Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" id="messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento">Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento</h2>



<p>Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione.</p>



<p><strong>È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.</strong></p>



<p>Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel <strong>luogo più alto della rappresentanza democratica</strong>, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione.</p>



<p>Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare <strong>l’unità della Repubbl</strong>ica.</p>



<p>Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della <strong>Costituzione</strong>, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.</p>



<p>La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.</p>



<p><strong>Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.</strong></p>



<p>Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.</p>



<p>Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.</p>



<p><strong>Travagliati per tutti, anche per me.</strong></p>



<p>È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.</p>



<p>Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle <strong>urgenze &#8211; sanitaria, economica, sociale &#8211; che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze.</strong></p>



<p><strong>La lotta contro il virus non è conclusa</strong>, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.</p>



<p>È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri.</p>



<p>Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.</p>



<p>L’Italia è un grande Paese.</p>



<p>Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di <strong>progettualità</strong>, di <strong>innovazione</strong>, di <strong>investimenti nel capitale sociale</strong>, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.</p>



<p>Nuove difficoltà si presentano.<strong> Le famiglie e le imprese</strong> dovranno fare i conti con gli aumenti del <strong>prezzo dell’energia</strong>. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi.</p>



<p>Viviamo una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.</p>



<p>L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’<strong>Europa</strong>. Siamo i maggiori beneficiari del programma <strong>Next Generation</strong> e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.</p>



<p>La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.</p>



<p>I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini.</p>



<p>L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno.</p>



<p><strong>Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.</strong></p>



<p>L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle <strong>Forze Armate e dalle Forze dell’ordine</strong>, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.</p>



<p>Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.</p>



<p>Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.</p>



<p>È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.</p>



<p>Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.</p>



<p>Un Paese che cresca in unità.</p>



<p>In cui le disuguaglianze &#8211; territoriali e sociali &#8211; che attraversano le nostre comunità vengano meno.</p>



<p>Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la <strong>coesione del nostro popolo.</strong></p>



<p>Un’Italia che sappia superare il <strong>declino demografico</strong> a cui l’Europa sembra condannata.</p>



<p>Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.</p>



<p>Un’Italia impegnata nella difesa dell’<strong>ambiente</strong>, della <strong>biodiversità</strong>, degli <strong>ecosistemi</strong>, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.</p>



<p>Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.</p>



<p>Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della <strong>pandemia.</strong></p>



<p>L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.</p>



<p>La <strong>Conferenza sul futuro dell’Europa</strong> non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale.</p>



<p>In aderenza alle scelte della nostra <strong>Costituzione</strong>, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong>, il <strong>Trattato del Nord Atlantico</strong>, l’<strong>Unione Europea</strong>, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.</p>



<p>Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda.</p>



<p>Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei <strong>Paesi alleati </strong>e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.</p>



<p>I popoli dell’<strong>Unione Europea</strong> devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.</p>



<p>Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale &#8211; è intensamente impegnato il Governo guidato dal <strong>Presidente Draghi</strong>; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.</p>



<p>I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.</p>



<p>Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.</p>



<p>Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia.</p>



<p>Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte.</p>



<p>Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza.</p>



<p>Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.</p>



<p>Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.</p>



<p><strong>La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni.</strong></p>



<p>Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali.</p>



<p>Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni.</p>



<p>Per questo <strong>è cruciale il ruolo del Parlamento, come</strong> luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile.</p>



<p><strong>Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.</strong> Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.</p>



<p><strong>Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra</strong> democrazia.</p>



<p>Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che &#8211; particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.</p>



<p>Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.</p>



<p>La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.</p>



<p><strong>I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.</strong></p>



<p><strong>Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. </strong>Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.</p>



<p>Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può f<strong>avorire una stagione di partecipazione.</strong></p>



<p>Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. <strong>Tutti i giovani in primo luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.</strong></p>



<p>Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.</p>



<p>Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.</p>



<p>Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.</p>



<p><strong>Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione &#8211; l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini.</strong></p>



<p>È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario.</p>



<p>Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore.</p>



<p>In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.</p>



<p>I<strong> cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone.</strong></p>



<p>Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.</p>



<p>La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.</p>



<p>Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell<strong>’</strong>ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del loro dovere.</p>



<p>Nel salutare il <strong>Corpo Diplomatico accreditato</strong>,&nbsp;ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.</p>



<p>Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo.</p>



<p>A <strong>Papa Francesco</strong>, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano.</p>



<p>Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.</p>



<p><strong>L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura.</strong> Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi.</p>



<p><strong>La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana.</strong></p>



<p>Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.</p>



<p>Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: <strong>Monica Vitti.</strong></p>



<p><strong>Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura</strong>, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; <strong>scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.</strong></p>



<p>C<strong>ostruire un’Italia più moderna è il nostro compito.</strong></p>



<p>Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche.</p>



<p>Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti &#8211; ed è un dato importante &#8211; ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano.</p>



<p><strong>Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.</strong></p>



<p><strong>È doveroso ascoltare la voce degli studenti,</strong> che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.</p>



<p><strong>La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.</strong></p>



<p><strong>Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di&nbsp;crescita.</strong></p>



<p>Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La dignità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è azzerare le morti sul lavoro,</strong> che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.</p>



<p><strong>Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.</strong></p>



<p>Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.</p>



<p><strong>Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo</strong>, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.</p>



<p><strong>Dignità è impedire la violenza sulle donne</strong>, piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.</p>



<p><strong>La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni,</strong> soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.</p>



<p><strong>È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.</strong></p>



<p><strong>Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.</strong></p>



<p><strong>Dignità è rispetto per gli anziani</strong> che non possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.</p>



<p><strong>Dignità è contrastare le povertà, </strong>la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.</p>



<p><strong>Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.</strong> Confidiamo in un Paese&nbsp;capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.</p>



<p><strong>Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.</strong></p>



<p><strong>Dignità è&nbsp;assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.</strong></p>



<p>La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.</p>



<p>A questo riguardo – concludendo &#8211; desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, <strong>David Sassoli.</strong></p>



<p>La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.</p>



<p><strong>“Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico.</strong></p>



<p>Dopo avere appena detto: “La speranza siamo noi”.</p>



<p><strong>Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.</strong></p>



<p><strong>Viva la Repubblica, viva l’Italia!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/">Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fatica della democrazia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mantovani]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiguità]]></category>
		<category><![CDATA[Campidoglio]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Complottismo]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Nuova]]></category>
		<category><![CDATA[Forze dell&#039;ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Ignoranza]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Squadrismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Uno vale uno]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3651</guid>

					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/">La fatica della democrazia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/">La fatica della democrazia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli uomini, i cani e la civile convivenza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/01/deluca-gli-uomini-i-cani-e-la-civile-convivenza/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/09/01/deluca-gli-uomini-i-cani-e-la-civile-convivenza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 07:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Cani]]></category>
		<category><![CDATA[Capobranco]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[Civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Convivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Simona Cavallaro]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Soverato]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3467</guid>

					<description><![CDATA[<p>La morte atroce di Simona Cavallaro sta tutta dentro un capitolo della nostra convivenza, mai chiaramente affrontato, dal quale dovrebbe scaturire la risposta alla domanda: la nostra convivenza sociale è di tipo post agricola o cittadina? Quando il modello predominante era rurale, esistevano spazi che perlopiù cadevano sotto il controllo diretto dei suoi abitanti e il capofamiglia assumeva il ruolo di regista del lavoro e quello di responsabile della sicurezza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/01/deluca-gli-uomini-i-cani-e-la-civile-convivenza/">Gli uomini, i cani e la civile convivenza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La morte atroce di Simona Cavallaro sta tutta dentro un capitolo della nostra convivenza, mai chiaramente affrontato, dal quale dovrebbe scaturire la risposta alla domanda: la nostra convivenza sociale è di tipo post agricola o cittadina?</p>



<p>Quando il modello predominante era rurale, esistevano spazi che perlopiù cadevano sotto il controllo diretto dei suoi abitanti e il capofamiglia assumeva il ruolo di regista del lavoro e quello di responsabile della sicurezza di uomini, animali e cose.</p>



<p>E’ evidente che adesso le cose non stanno più così: le nostre ridenti cittadine e anche i piccoli borghi presentano un volto assai diverso. E noi siamo – e ci teniamo a sottolinearlo – cittadini. Anche i cani, di conseguenza, non sono più animali di cortile, avendo preso domicilio insieme a noi. E se un tempo bisognava avvicinarsi alla tenuta agricola per avere a che fare con un cane, ai nostri giorni basta uscire di casa per incontrare uomini e cani.</p>



<p>E’ cambiato – non sappiamo precisamente quanto – lo stare in società degli uomini e di conseguenza quello dei cani. Forse, però, non è stato portato all’altezza giusta il rapporto tra uomini e cani. Si dimentica – o non si conosce affatto – che il cane non esiste. Non esiste come soggetto. Esiste, invece, il padrone del cane. Questo lo sa benissimo il cane. Purtroppo, spesso, lo dimentica il suo padrone. </p>



<p>Quando il cucciolo entra in casa, è vero che farà amicizia con tutti coloro che trova, sono essi il branco nel quale vivrà, ma subito il cucciolo va alla ricerca del suo capo, appunto il capobranco. Da lui si sentirà protetto, lui ascolterà e da lui prenderà comandi. Dovrà essere il suo padrone, il suo capo, ad introdurlo e guidarlo nella comunità degli umani, nella quale il suo padrone vive la sua vita. In pratica si apre per il cucciolo una doppia convivenza: quella familiare e quella sociale.</p>



<p>Che vita farà il cucciolo mentre cresce e poi diventa adulto? Saprà fare solo la vita che sa fare il suo padrone. Se il suo padrone sa vivere con gli altri, altrettanto accadrà al cane. Se il suo padrone, già di suo, non dovesse riconoscere e saper vivere una vita che è fatta di condivisione di spazi comuni e anche di comportamenti consoni alla civiltà, allora avremo un triste doppione. Hai voglia di ripetere: i cani abbaiano, i cani sporcano, i cani sono aggressivi.</p>



<p>Non è vero nulla di tutto questo. I cani fanno i cani. Farebbero addirittura un po’ meglio, se non avessero preso lezioni (!) dai loro padroni. Concretamente: non c’è bisogno di conoscere i padroni dei cani, basta osservare come si comportano i loro amici a quattro zampe.</p>



<p>I nostri contadini sapevano dei loro cani. Noi, forse, un po’ meno. Vorremmo per i nostri cani una tolleranza esagerata, dimenticando che portare il cane al seguito è espressione di alta civiltà. Perché il cane è una specie di alter ego, così almeno vuole un vecchio adagio quando dice: “Si rispetta il cane per amore del padrone”. La stima è risalente e poi riflessa.</p>



<p>Diciamola con rudezza: l’amore per i cani non può essere solo questione di cuore, è anche questione di testa, di saper vivere e saper convivere. Per questa ragione esistono norme precise per l’adozione di un cane, per il suo stare in pubblico (sfera sociale) dove incontra persone che non sono suoi conviventi (sfera familiare).</p>



<p>Queste norme dovrebbero essere incluse tra quelle del comportamento del cittadino e tenute costantemente presenti da quegli organi amministrativi che ne regolano e tutelano la convivenza. La presenza di cani nel territorio non è più un’eccezione affidabile al buon saper fare del cittadino. L’amministrazione comunale dovrebbe tener conto che nel suo territorio ci sono uomini e bestie così come ci sono uomini e automobili. Con tutto quello che ne deriva.</p>



<p>Ciò che è accaduto a Soverato rivela probabilmente l’assenza di questa nuova configurazione abitativa del territorio che tarda ad entrare nel dovere e nel potere di una amministrazione che sappia fare il suo mestiere. Qualcosa manca al cittadino, qualche altra manca all’amministrazione. I cani esistono, ma per ciascun padrone del suo cane. Non esistono per l’amministrazione comunale che o non li vede o fa finta di non vederli, oppure ritiene di non doverli vedere.</p>



<p>A Soverato si sarà verificato qualcosa di simile. E’ andata in tilt la sicurezza sul territorio. E la morte di Simona ha innescato il suono di una sirena che non dovrà spegnersi mai né a Soverato né altrove perché sarà pure vero che il cane è il migliore amico dell’uomo fino a quando, però, anche gli uomini saranno sinceri amici del cane. E prima ancora degli altri uomini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/01/deluca-gli-uomini-i-cani-e-la-civile-convivenza/">Gli uomini, i cani e la civile convivenza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/09/01/deluca-gli-uomini-i-cani-e-la-civile-convivenza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 01:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[100 metri]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanardi]]></category>
		<category><![CDATA[Allenatori]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni sportive]]></category>
		<category><![CDATA[Associazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Atletica]]></category>
		<category><![CDATA[Azzurri]]></category>
		<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Bebe Vio]]></category>
		<category><![CDATA[Berrettini]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Citius Altius Fortius]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Coni]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donnarumma]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Europei]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi Olimpici]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Impianti]]></category>
		<category><![CDATA[Individuali]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ius culturae]]></category>
		<category><![CDATA[Ius soli]]></category>
		<category><![CDATA[Jacobs]]></category>
		<category><![CDATA[Los Angeles 2028]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Berruto]]></category>
		<category><![CDATA[Mecenati]]></category>
		<category><![CDATA[Medagliere]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Palestre]]></category>
		<category><![CDATA[Pallanuoto]]></category>
		<category><![CDATA[Pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Panatta]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Paralimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Portabandiera]]></category>
		<category><![CDATA[Privati]]></category>
		<category><![CDATA[Raggi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Sbarchi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Settebello]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sinner]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Sport di base]]></category>
		<category><![CDATA[Sport di squadra]]></category>
		<category><![CDATA[Squadra]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Tamberi]]></category>
		<category><![CDATA[Tennis]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Tokio 2021]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3419</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/">Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?</strong><br>La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla sempre un po’ di meno ma in realtà è la cosa veramente difficile in tutte le discipline.</p>



<p><strong>E quando ci si riesce?</strong><br>Partecipare ai Giochi regala qualcosa di mai visto prima, di fuori dall’ordinario e quindi, da punto di arrivo, da luogo tanto desiderato, tanto sognato, diventa punto di partenza. Spesso infatti i Giochi, come abbiamo visto proprio di recente, aprono orizzonti prima impensabili. Aprono comunque ad un nuovo modo di vedere lo sport. Io credo che l’esperienza del villaggio olimpico sia qualcosa di difficile da raccontare. Se ciascuno di coloro che ha avuto la fortuna di rappresentare una delle duecento nazioni al mondo durante i Giochi diventasse ambasciatore del proprio Paese, vivremmo certamente in un mondo migliore.</p>



<p><strong>Si prende e si restituisce.</strong><br>E’ così. All’immagine del traguardo raggiunto si aggiunge questa cosa che soltanto un’Olimpiade regala: una nuova visione dello sport. A volte questo si traduce in una restituzione, nel senso che tu hai avuto quell’onore, ovviamente perché te lo sei guadagnato, ma poi senti il dovere di restituire qualcosa al mondo che ti ha permesso di giungere fin lì a vivere quella sensazione straordinaria.</p>



<p><strong>L’Olimpiade più matta della storia ci consegna il miglior risultato della nostra storia sportiva. Gli atleti azzurri e i loro staff hanno saputo usare questo anno di stop per allenarsi meglio?</strong><br>Si è verificata una italianissima, straordinaria capacità di reagire all’incertezza e alla drammaticità del momento. La preparazione per arrivare ai Giochi è una programmazione estremamente dettagliata, in cui nulla viene lasciato al caso e ogni aspetto viene curato nel minimo dettaglio, e questo vale per tutti i paesi del mondo. Allo stesso modo la pandemia ha riguardato tutti i paesi del mondo. Qui credo non sia fuori luogo dire che l’Italia ha mostrato una capacità di reagire migliore di altri. Pensate agli atleti che hanno dovuto allenarsi in garage o nei boschi. Noi abbiamo ancora una volta dimostrato di avere una straordinaria capacità di reazione, un’abilità a diventare diversi da quello che eravamo per riuscire ad affrontare quanto stava accadendo.</p>



<p><strong>Lo sport di base ha avuto le stesse opportunità?</strong><br>No, e infatti bisogna aggiungere che questi straordinari successi degli atleti olimpici non devono far abbassare la guardia rispetto a un tema che riguarda lo sport di base, che è uscito agonizzante da questi diciotto mesi di pandemia ed è in un una situazione di difficoltà esattamente uguale a quella del giorno prima dell’inizio dei Giochi olimpici. È qualcosa che dovremo tenere bene a mente: i successi di Tokyo sono successi di atleti che non si sono fermati durante la pandemia. L’impatto che avremo invece sullo sport che si è fermato lo misureremo fra qualche anno. Riguarda i dodicenni, i tredicenni, i quattordicenni che sono rimasti fermi tanti mesi, e che dovrebbero diventare i protagonisti di Parigi 2024 e Los Angeles 2028. Misureremo lì l’impatto della pandemia sul nostro sport.</p>



<p><strong>Quanto ha perso il Paese e il sistema sportivo nazionale con la rinuncia a organizzare le Olimpiadi 2024 a Roma, cedendole di fatto a Parigi?</strong><br>È una domanda che riapre una ferita sanguinante nel cuore di ogni sportivo e anche nei non sportivi. Alla chiusura delle Olimpiadi, abbiamo visto tutti le splendide immagini di Parigi, e tutti abbiamo pensato che avrebbe potuto essere Roma. La scelta è stata sciagurata intanto per i modi: tutti sanno in che modo è nata quella rinuncia, in particolare da parte della città di Roma e della sindaca Raggi. Io penso che abbiamo perso un’occasione ancora più importante perché abbiamo rinunciato a dimostrare che le cose si possono fare in una maniera diversa.</p>



<p><strong>Non tutto è malaffare.</strong><br>Al di là dell’evento sportivo che abbiamo perso, al di là del carico di emozioni incredibili che si sarebbero accompagnate a Roma 2024 e ad una sorta di rilancio intellettuale ed economico, e perfino fisico mi verrebbe da dire, abbiamo perso proprio l’occasione di non arrenderci. Un movimento che si proponeva come forza di cambiamento avrebbe potuto dimostrare che si possono organizzare anche cose grandi e importanti, anche dei grandi Giochi olimpici, in modo diverso, senza timore di ricadere negli errori storici che sono poi quelli che hanno fatto orientare la decisione in quel senso. Il rammarico più grande è quello, che ci siamo arresi, che non abbiamo immaginato che si potessero fare le cose in modo migliore e in modo diverso.</p>



<p><strong>Lei che è stato commissario tecnico della nazionale di pallavolo sa spiegarci cosa è successo ai nostri sport di squadra? Non siamo mai andati così male.</strong><br>L’analisi è vera, però non bisogna commettere l’errore di generalizzare individuando negli sport di squadra il fallimento e in quelli individuali il successo. Io parto dal presupposto di non credere all’esistenza degli sport individuali: qualunque risultato individuale è sempre espressione di una squadra, fatta di allenatori, medici, dirigenti, fisioterapisti, preparatori fisici, preparatori mentali, che portano l’atleta ad esprimersi al massimo in un certo momento. Anche tra gli sport di squadra “tradizionali” non dobbiamo commettere l’errore di generalizzare, perché ad esempio abbiamo vinto medaglie importanti di squadra, come nella 4&#215;100 ma anche nell’inseguimento e nella ginnastica ritmica.</p>



<p><strong>Ci si aspettava di più dalla pallacanestro o dalla pallanuoto</strong>?<br>Negli sport di squadra tradizionalmente considerati tali, come pallacanestro, pallavolo e pallanuoto, le storie sono diverse. Da un canto non credo si possa considerare un fallimento la spedizione della nazionale di basket, che ha già fatto un’impresa galattica ad esserci, qualificandosi in Serbia a scapito dei vicecampioni olimpici, e che poi è arrivata fino ai quarti di finale. Diversamente, non c’è dubbio che la pallanuoto e la pallavolo maschile hanno deluso perché ci avevano abituato ad una specie di medaglia ovvia, scontata. La pallavolo maschile dal 1996 al 2016 era sempre andata a medaglia con un’unica eccezione in cui era arrivata quarta.</p>



<p><strong>Cosa è successo alla pallavolo?</strong><br>Nel caso della pallavolo, maschile e femminile, non ho molti dubbi sul fatto che si sia sbagliato qualcosa nella fase di avvicinamento ai Giochi. Mi riferisco proprio alla fase di preparazione, ad alcune scelte che non ho capito e che non condivido, che hanno probabilmente generato dei risultati al di sotto delle aspettative. Anche in questo caso le situazioni vanno distinte perché abbiamo una squadra femminile che sarà in futuro certamente protagonista perché molto giovane e di grande talento, mentre è stata un’occasione sprecata per la squadra maschile, considerato che ad aggiudicarsi l’oro è stata la Francia, che in pochi avevano pronosticato potesse vincere. La nostra nazionale dovrà ora necessariamente passare per un ricambio generazionale che spero acceleri i tempi rispetto ai risultati.</p>



<p><strong>In compenso abbiamo vinto i cento piani, la gara delle gare. Chi ci avrebbe mai pensato.</strong><br>Per me sono stati i quindici minuti più straordinari della storia dello sport italiano. Per una specie di allineamento di pianeti abbiamo assistito a due imprese incredibili. Neanche il più bravo sceneggiatore avrebbe potuto immaginare una situazione simile. Quando ancora Tamberi era in pista a festeggiare la sua medaglia, Marcel Jacobs tagliava il traguardo dei cento. L’abbraccio fra loro due resta un’immagine da scolpire nella mente di chiunque ami lo sport in questo Paese. Sicuramente è stato il punto più alto della nostra storia sportiva, perché quelle due discipline rappresentano i due terzi del famoso motto olimpico “Citius, altius, fortius”. In realtà siamo andati molto bene anche nella sezione fortius, perché la federazione pesi ha portato a casa tre medaglie, ed erano decenni che non succedeva.</p>



<p><strong>I 15 minuti della doppietta Tamberi &#8211; Jacobs hanno davvero cambiato la storia dello sport italiano?</strong><br>È chiaro che quello è un momento che potrebbe cambiare la storia dello sport perché non c’è dubbio che quei quindici minuti di domenica primo agosto genereranno un effetto di emulazione che si riverbererà sui tantissimi giovani che si avvicineranno all’atletica, come è capitato a noi che eravamo velisti quando vinceva Luna Rossa o sciatori quando vinceva Alberto Tomba.</p>



<p><strong>Perché usa il condizionale?</strong><br>Perché non dobbiamo dimenticare che abbiamo una situazione ancor oggi agonizzante dello sport di base, quindi il rischio è che a settembre avremo una grande richiesta di sport da parte di nostri ragazzi che potrebbero però trovare impianti, palestre e piscine chiuse, e società fallite. Quindi se non ci rendiamo conto che proprio in virtù dello slancio emozionale che questi Giochi ci hanno regalato dobbiamo mettere in ordine la drammatica situazione dello sport di base, rischiamo di sciupare uno dei momenti più alti della storia dello sport nel nostro Paese.</p>



<p><strong>A tal proposito, sapremo utilizzare al meglio i fondi del Pnrr per le nostre strutture sportive, soprattutto al Sud?</strong><br>Servono politiche pubbliche di supporto a quello che lo sport ha dimostrato di essere: un bene essenziale. Bene essenziale non solo in termini immateriali come le emozioni che abbiamo vissuto e come i principi di inclusione e di rispetto delle regole che sono stati evocati in questi giorni. Piuttosto, un bene essenziale materiale, che è estremamente tangibile e misurabile, ossia l’impatto di una diffusa cultura sportiva, che io chiamo la cultura del movimento, sul risparmio del sistema sanitario nazionale. Lì si può proprio calcolare in euro il vantaggio. Noi rischiamo, se non sistemiamo questa questione in un momento che è il più basso della storia dello sport di base, che coincide però con il momento più alto nella storia dello sport olimpico, di pagare un conto salato in termini di impatto sulle casse dello Stato.</p>



<p><strong>Insomma, i campioni hanno fatto la loro parte, le Istituzioni sapranno fare la propria? Che cosa occorrerà per stabilizzare questo rilancio?</strong><br>Questo è il cambiamento di paradigma che occorre mettere a fuoco. Politiche pubbliche di supporto e sostegno al diritto allo sport e politiche pubbliche di supporto e sostegno alle associazioni, a chi fa sport sul territorio, perché per settantacinque anni il nostro sistema sportivo si è fondato soltanto su denaro privato, dei finanziatori, degli sponsor, dei mecenati e delle famiglie che, pagando le quote sociali di iscrizione alle attività dei propri figli, hanno permesso alle società di continuare ad esistere. Ebbene, quel mondo lì adesso è crollato, la pandemia lo ha distrutto.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di inserire la parola sport nella Costituzione. Perché?</strong><br>Oggi serve generare un diritto, ecco perché stiamo lavorando tanto col Partito Democratico per portare la parola “sport” nella nostra Costituzione. Per generare quel diritto servono politiche pubbliche, e poi quel diritto dovrà dialogare con altri due diritti fondamentali: quello all’istruzione, e lì si apre tutta la partita fondamentale del rapporto fra sport e scuola, e quello alla salute, e lì si apre tutto l’altro capitolo, intergenerazionale, dell’attività motoria come farmaco. Questi due grandi campi di battaglia passano secondo me da un cambio di paradigma che è l’istituzione di un diritto, e la porta attraverso la quale farlo passare è quella di scrivere finalmente quella parola in Costituzione, come in molte altre costituzioni più recenti.</p>



<p><strong>Lo sport nelle scuole saprà mettersi in scia?</strong><br>Vediamo ancora oggi delle vergognose classifiche sulle ore curriculari della disciplina rispetto al resto dell’Europa. Noi dobbiamo sbloccare questo meccanismo e possiamo farlo attraverso politiche pubbliche che mettano in moto un sistema che permetta agli investitori di poter continuare serenamente ad investire in un settore che non soltanto cambia la vita alle persone, ma genera un vantaggio per le casse dello Stato misurabile in termini di risparmio di spesa per il servizio sanitario nazionale.</p>



<p><strong>E poi impianti, impianti, impianti.</strong><br>Sì, ma non vorrei che diventasse un alibi. Non c’è dubbio che la situazione dell’impiantistica sportiva, specialmente quella scolastica, vada sistemata. Qualche risorsa arriverà anche dal PNRR. Non sarà tantissimo: un miliardo in tutto di cui 300 milioni destinati all’edilizia scolastica e settecento a nuove progettualità soprattutto al Sud. Non è tantissimo rispetto agli oltre 220 miliardi previsti dal piano, ma è qualcosa. Qualcosa che deve far nascere una scintilla e accendere un faro. Questo faro sull’impiantistica è doveroso, però si deve immaginare anche altro.</p>



<p><strong>Cosa?</strong><br>Qualcosa che è relativo agli effetti della pandemia, cioè la capacità di disegnare il paesaggio urbano delle nostre città in modo da renderlo attrattivo per la cultura del movimento che citavo prima. Mi riferisco a dei punti di forza che il nostro Paese ha già. Penso alle migliaia di chilometri di costa, spiaggia, laghi, parchi urbani. Dobbiamo fare degli investimenti nella reinterpretazione del paesaggio delle città. Chiaramente non basta mettere due macchine per fare attrezzistica e pesi in un campo cittadino per far sì che la gente vada lì a fare attività sportiva. Bisogna sviluppare dei progetti e affidare queste porzioni di territorio a delle persone che le facciano vivere. Alle associazioni sportive, per esempio, che sono tra l’altro oggi in una crisi economica importante e quindi alla ricerca di nuovi progetti.</p>



<p><strong>Con quali altre conseguenze?</strong><br>Questo presidio del territorio ha degli effetti anche in termini di sicurezza, per dirne una. L’idea che noi possiamo grazie al nostro clima e alla bellezza e varietà del nostro paesaggio, trasformare porzioni di paesaggio in hub della salute, ossia in luoghi in cui i nostri cittadini e le nostre cittadine vanno a prendersi cura della loro salute, è un’altra grande battaglia alla quale io do la stessa dignità, la stessa importanza della doverosa battaglia sugli impianti.</p>



<p><strong>Fiamme Oro, Azzurre, Gialle, Carabinieri sono stati centrali per assicurare ai nostri atleti la stabilità economico-lavorativa per potersi dedicare professionalmente alle competizioni sportive. </strong><br>Penso che si debba partire da un gigantesco ringraziamento alle Forze armate perché tantissime medaglie arrivano da lì e tantissime medaglie arrivano proprio perché le Forze armate hanno potuto permettere a molti atleti di praticare professionalmente il proprio sport. È chiaro che è un modello molto efficace ma di un’efficacia che va riconsiderata perché, nel momento in cui tutti gli investimenti vengono rimodulati, bisogna fare molta attenzione a chi può sostenere e ottimizzare un processo che è molto costoso ed è a carico del denaro pubblico. </p>



<p><strong>È ancora la via perseguire o è tempo di considerare soluzioni alternative?</strong><br>In questo momento meno male che le Forze armate supportano così intensamente questo sforzo, e meno male che riescono a dimostrare che quell’investimento è proficuo in termini di medaglie! Però è ovvio che non possiamo immaginare un modello perennemente fondato su quel sistema. È chiaro che questo sblocco e questa interazione fra politiche pubbliche e investitori privati deve indurre a poter offrire anche in altri sport, oltre a quelli di diffusione planetaria come calcio, pallacanestro e pallavolo, la possibilità di dedicarsi alla carriera sportiva con una serenità economica di base.</p>



<p><strong>Cosa si sente di dire a Sinner che, senza aver subito un infortunio, come Berrettini, ha deciso di rinunciare ai Giochi? Ne ha sottovalutato l’importanza?</strong><br>A me dispiace per noi ma soprattutto dispiace da matti per lui, perché non sa che cosa si è perso. Io ho avuto la fortuna di vivere due volte quell’esperienza e posso assicurare che è decisiva per diventare atleti migliori. Il fatto di rinunciare, e non entro nel merito delle ragioni della rinuncia, mi sembra un enorme errore di sottovalutazione dell’importanza che i Giochi hanno nella carriera di un atleta, per farlo diventare più forte. Vado oltre.</p>



<p><strong>Ci dica.</strong><br>Sono uno dei pochi sostenitori della tesi per cui se il calcio mandasse le sue squadre migliori ci sarebbe un grande vantaggio per i Giochi ma anche per il calcio, perché si percepirebbe in maniera reale un modo di fare sport diverso, arricchente all’ennesima potenza, che vale molto di più di qualsiasi successo in qualsiasi altro torneo, un’occasione di crescita che non sai se ti ricapiterà.</p>



<p><strong>Tornando a Sinner, ha sentito le parole di Panatta? Condanna senza attenuanti l&#8217;atleta.</strong><br>Avere la possibilità alla sua età di partecipare alle Olimpiadi in questo suo momento di crescita tecnica e di costruzione di caratteristiche non tecniche, quelle che fanno diventare un buon atleta un campione, e rinunciarvi lo trovo un peccato. Se la decisione è nata per accelerare dei miglioramenti tecnici temo che si sia invece prodotto il risultato opposto. Per il resto sono d’accordo con Panatta. Sono davvero valutazioni che vanno al di là della singola programmazione di un microciclo, o magari di una stagione sportiva. Sono eventi che ti capitano forse, se sei bravo e fortunato, una volta nella vita. Quando partecipi a una Olimpiade, indipendentemente che tu vada a medaglia o meno, quando l’esperienza è finita diventi un atleta migliore.</p>



<p><strong>Dal 24 agosto avranno inizio le Olimpiadi paralimpiche. L’Italia parteciperà con 113 atleti impegnati in 16 delle 22 discipline previste. E&#8217; la delegazione più ampia di sempre, e per la prima volta le donne, 61, superano il numero degli uomini, 51.</strong><br>Se dai giochi olimpici si esce con questa grande ispirazione di cui abbiamo parlato, dai Giochi paralimpici ancora di più. Chi ha avuto la fortuna di vedere da vicino questi atleti pazzeschi impegnati nelle varie discipline ce l’ha ben chiaro. Io abbraccio Bebe Vio, che sarà nostra portabandiera, e sono sicuro che ci porterà altre medaglie. I Giochi paralimpici sono davvero qualcosa che procura ispirazioni incredibili, e spero che non passino come olimpiadi minori, che continui questo tsunami emotivo che è cominciato nel pomeriggio di Berrettini a Wimbledon, continuato con la parata di Donnarumma la stessa sera, e seguito da un mese di emozioni sportive tutte di altissimo profilo. Ora abbiamo altri quindici giorni per guardare e imparare da questi campioni, che sono sportivi a tutto tondo, e che anzi riescono a dimostrare come la tenacia, la forza di volontà e l’allenamento permettano di realizzare cose incredibili.</p>



<p><strong>Una dedica particolare?</strong><br>Guardiamole con grande partecipazione perché sono sicuro che saranno un altro grande regalo al nostro Paese, e mi permetto di dire facciamolo anche con enorme rispetto e affetto nei confronti di un atleta paralimpico che avrebbe potuto esserci e avrebbe di nuovo fatto enormi risultati, e che invece purtroppo non ci sarà, che si chiama Alex Zanardi. Se c’è un testimonial di tutto quello che ho detto, Alex lo è stato e lo è, e mi auguro che la sua delegazione possa raggiungere grandi successi anche un po’ per lui.</p>



<p><strong>La cittadinanza ai giovani che gareggiano e vincono per l’Italia è un tema che l’Italia non può ancora trascurare.</strong><br>È vero, però è un peccato e non è giusto. Nel senso che lo Ius soli è un diritto di civiltà, è una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. C’è un pezzo di mondo che dimostra che quando quel diritto è esercitato è una ricchezza, e mi riferisco all’intero continente americano, non solo al Nord America ma a quasi tutto il Sud America, che è un continente fatto proprio da contaminazioni che sono una ricchezza. Io credo che lo Ius soli prescinda dal talento e dal potenziale numero di medaglie che potrebbe generare. È una battaglia che va combattuta e basta. Poi è ovvio che c’è un milione di ragazzi, che sono italiani di fatto perché hanno fatto le nostre scuole, parlano la nostra lingua, giocano in società sportive con ragazzi italiani di cui sono amici. Che costoro non abbiano diritto di cittadinanza è un’aberrazione, e mettere questo in relazione con il fenomeno degli sbarchi, come è stato fatto di recente, è vergognoso perché non c’entra nulla.</p>



<p><strong>Si può provare a sganciare la cittadinanza sportiva dal dibattito, pur prioritario, sullo Ius soli o sullo Ius culturae?</strong><br>Io credo che quella battaglia sia stata nuovamente illuminata da questo grande evento sportivo. Se n’è tornato a parlare proprio in virtù di quello che abbiamo visto succedere ai Giochi, però più che un’accelerazione sullo Ius soli sportivo io spero che ci sia un’accelerazione sullo Ius soli in assoluto. Ripeto: credo che per chi si ritiene una forza progressista questa questione non possa non stare nella parte alta dell’agenda. Mi auguro che lo sport, come spesso succede, abbia anticipato la realtà perché basta vedere qualunque squadra giovanile di qualunque disciplina sportiva allenarsi, e immediatamente si è di fronte alla realtà della società che sarà domani, cioè ragazze e ragazzi che arrivano da contesti culturali diversi, che hanno status sociale e colore della pelle diverso, credo religioso diverso, cui quel tema non importa. Quel che importa è essere una squadra, passarsi la palla in modo efficace per raggiungere un obiettivo comune, che è vincere una partita.</p>



<p><strong>Quella è la società del futuro.</strong><br>Grazie al cielo, aggiungo io. Capisco che qualcuno si senta minacciato o spaventato da quel modello di società, ma se ne deve fare una ragione. Quella è la società di domani. Non è lo sport che deve risolvere quel problema nella società. È la politica che è in ritardo rispetto allo sport. Lo sport esprime un modello molto chiaro ed evidente. Basta copiare bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/">Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vincenzo De Luca: sono stracandidato. Avrei chiuso la Campania in 24 ore. Voto a settembre è sconvolgente</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/06/03/raco-de-luca-sono-stracandidato/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/06/03/raco-de-luca-sono-stracandidato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 20:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Demagogia]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[MES]]></category>
		<category><![CDATA[Movida]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1265</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello di oggi è un giorno importante per l’Italia: cadono le barriere tra le regioni. È stato corretto trattare l’intero territorio nazionale come un’unica area?Credo di no. Io ho sollevato delle perplessità relative al metodo seguito. Avrei preferito che il governo nazionale avesse fissato un criterio oggettivo per l’apertura della mobilità. La mia proposta era: togliamo i nomi delle regioni perché altrimenti ci si espone a polemiche e strumentalizzazioni. Decidiamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/06/03/raco-de-luca-sono-stracandidato/">Vincenzo De Luca: sono stracandidato. Avrei chiuso la Campania in 24 ore. Voto a settembre è sconvolgente</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Quello di oggi è un giorno importante per l’Italia: cadono le barriere tra le regioni. È stato corretto trattare l’intero territorio nazionale come un’unica area?</strong><br>Credo di no. Io ho sollevato delle perplessità relative al metodo seguito. Avrei preferito che il governo nazionale avesse fissato un criterio oggettivo per l’apertura della mobilità. La mia proposta era: togliamo i nomi delle regioni perché altrimenti ci si espone a polemiche e strumentalizzazioni. Decidiamo che da una regione si può partire tranquillamente se, ad esempio, per quindi giorni o un mese i contagi sono al di sotto delle cinquanta o delle cento unità. Questo criterio non è stato adottato e si è dunque deciso di andare alle riaperture senza base oggettiva. Ormai la decisione è stata presa.</p>



<p><strong>La Campania adotterà misure particolari?</strong><br>Adotteremo qualche misura di prevenzione in più, ad esempio prenderemo la temperatura a chi viene dalle regioni interessate e, laddove risulti superiore ai 37 gradi e mezzo, procederemo al test rapido. Un minimo di ragionevolezza e buonsenso per evitare l’accendersi di focolai sui nostri territori. Io sono per prendere comunque atto che siamo ormai di fronte a una nuova fase e per fare in modo che in questa nuova fase si valorizzino la solidarietà e l’unità nazionale. Credo che dovremo accogliere, ferme restando le precauzioni dette, tutti i cittadini che vengono dalle regioni più colpite dal virus con grande senso di accoglienza e con spirito fraterno.</p>



<p><strong>La Campania è oggettivamente stata una delle regioni che ha affrontato meglio la pandemia sia dal punto di vista sanitario che nell’assistenza ai cittadini più deboli. Quali sono stati i passaggi chiave?</strong><br>La questione è stata affrontata su due piani, quello sanitario e quello socio-economico. Sul piano sanitario credo che si sia fatto davvero un miracolo. Si tenga conto che siamo usciti da un commissariamento decennale della sanità solo due mesi prima dell’inizio della pandemia. Abbiamo dovuto fare cose da paese in guerra, come liberare in tempi rapidissimi interi reparti, o convertire interi ospedali a strutture covid-dedicate, e ancora separare negli ospedali, con percorsi dedicati, i malati covid dagli altri. Abbiamo poi rivolto una grande attenzione alle residenze sanitarie per anziani. Riporto un dato: nella provincia di Bergamo ci sono stati 2.000 decessi nelle RSA. In Campania, in tutta la Regione, quasi sei milioni di abitanti, su 99 residenze abbiamo avuto 16 decessi. Abbiamo evitato di ospedalizzare tutti i pazienti, ma credo sia stato decisivo avere anticipato di quindici giorni alcune misure di chiusura rispetto ad altre regioni e rispetto al livello nazionale.</p>



<p><strong>I tempi sono stati essenziali?</strong><br>Abbiamo assunto la decisione, e questo ha richiesto un po’ di coraggio, di chiudere la movida, di chiudere i parchi, di sospendere l’attività del pubblico impiego. Ci siamo assunti la responsabilità di chiudere con quindici giorni di anticipo. Questo credo che ci abbia salvato. Infine, sempre sul piano sanitario, abbiamo avuto una risposta di eccellenza dalle nostre strutture. In Italia magari non tutti se ne sono accorti e abbiamo dovuto aspettare che i giornali americani raccontassero che il Cutugno, un ospedale di Napoli, è risultato il più efficace al mondo nella cura del Coronavirus.</p>



<p><strong>E sul piano socio-economico?</strong><br>È stato avviato un grande piano del valore di quasi un miliardo. Abbiamo deciso di dare 2.000 euro di contributi alle microimprese chiuse per il virus, e in tre mesi questo contributo ha raggiunto 130.000 imprese. Abbiamo dato un contributo di 1.000 euro ai professionisti, 60.000 pagamenti; aumentato di 300 euro per quattro mesi la cassa integrazione dei lavoratori stagionali del settore turistico e stanziato risorse per le famiglie con disabili e per quelle con minori al di sotto dei quindici anni. Infine abbiamo fatto una cosa di cui siamo orgogliosi: abbiamo raddoppiato tutte le pensioni minime per i mesi di maggio e giugno. Stiamo parlando di 230.000 pensionati. Uno sforzo gigantesco, per il quale devo ringraziare i dirigenti dell’Inps, di cui siamo francamente orgogliosi. Abbiamo deciso e abbiamo pagato.</p>



<p><strong>Quello che lei racconta mostra che tutto ciò si poteva fare. Una delle critiche principali, tra quelle rivolte al governo, è di aver tardato moltissimo nella erogazione dei fondi a favore dei cittadini. Perché a livello regionale si è riusciti a farlo e a livello nazionale no?</strong><br>Diciamo che ci sono stati problemi, via! Sono situazioni complicate che vanno affrontate avendo quasi l’ossessione nell’amministrare. Bisogna avere un rigore e una tenacia davvero al limite dell’ossessione. Capiamoci bene: in Italia veniamo da decenni di palude burocratica, e se devo essere sincero non c’è stato nessun governo che abbia avuto né gli attributi, né la capacità, né il coraggio per affrontare di petto il problema. Questa è la verità e questa è la principale emergenza dell’Italia. Noi facciamo le polemiche con l’Unione Europea: “ci vogliono i soldi, dateci soldi!”, ma sono certo che se arrivassero domani mattina 100 miliardi di euro non saremmo in grado di spenderli con queste macchine amministrative.</p>



<p><strong>È colpa della cosiddetta burocrazia?</strong><br>Da cinque anni chiedo, scontrandomi con l’opportunismo di tutte le forze politiche, di cancellare la figura del reato di abuso in atti d’ufficio, così come prevista dalla legge Severino. L’Italia, andando avanti così, rimarrà paralizzata. Una autentica oscenità dal punto di vista del diritto. In un Paese in cui ci sono 150.000 leggi, centinaia di migliaia di regolamenti e norme d’attuazione, un codice degli appalti che cambia ogni sette mesi, abbiamo una legge che prevede che per una condanna per abuso di ufficio in primo grado un dirigente pubblico riceve automaticamente il dimezzamento dello stipendio, il demansionamento e il trasferimento a settori non operativi. Ma lei pensa che in queste condizioni ci sarà un dirigente pubblico disposto a mettere più una firma? Ma le pare che nel Paese del diritto si debba immaginare una figura di reato che non distingue tra piano amministrativo e piano penale? Con questo groviglio burocratico l’errore amministrativo è dietro l’angolo. Un conto è commettere l’errore in una procedura amministrativa, altro conto è essere dei ladri, prendere tangenti, fare concussione. Ma è tanto difficile comprendere che bisogna almeno distinguere i due piani? Bene, ad oggi non abbiamo fatto nulla. Mi pare di aver letto che il Presidente del Consiglio intenda mettere mano a questa figura di reato. Mi auguro che lo faccia e l’Italia torni a essere un Paese civile dal punto di vista del diritto.</p>



<p><strong>Se Codogno fosse stato in Campania, lei avrebbe aspettato il governo nazionale per chiudere tutta la regione?</strong><br>Avrei chiuso dopo 24 ore.</p>



<p><strong>Si poteva fare?</strong><br>Lo abbiamo fatto in alcuni territori. Ad Ariano Irpino, che è più grande di Codogno, abbiamo messo in quarantena la città e i comuni limitrofi. Abbiamo messo in quarantena tutto il Vallo di Diano, perché in seguito ad alcune manifestazioni e cerimonie più o meno religiose si era determinato un focolaio estremamente pericoloso: abbiamo messo tutto in quarantena. Ci siamo permessi di farlo anche quando hanno celebrato un funerale, facendo un corteo in un comune. Io penso che di fronte a pericoli come quelli rappresentati da un’epidemia bisogna avere il coraggio di decidere. Per quello che mi riguarda, chi è competente o non competente lo vedo dopo, prima prendo la decisione. Se aspettiamo sempre di chiarire tutto quello che è aggrovigliato in Italia moriamo di carte bollate, e moriamo in questo caso anche di epidemia.</p>



<p><strong>Quindi avremmo potuto chiudere le regioni?</strong><br>Avrei chiuso sicuramente. Ovviamente si può ragionare sull’ambito del territorio da chiudere, sono scelte delicate. Vorrei essere chiaro: io non mi permetto di dare suggerimenti, ma ci sono regioni in cui l’epidemia è stata davvero una tragedia di proporzioni immani. Parlo di quello che avrei fatto io nella mia regione, ecco, parlo di me e non di altri.</p>



<p><strong>Che ne pensa dei commercianti e dei piccoli imprenditori che sono stati multati per aver organizzato una manifestazione di protesta, in modo civile e ordinato, rispettando le distanze?</strong><br>C’è l’immagine di un Paese geneticamente propenso all’opportunismo, di un Paese del “mezzo mezzo” e del “fai finta”, un Paese nel quale non si decide mai una cosa fino in fondo, e non si fa mai la verifica laica delle conseguenze delle leggi che si approvano o degli atti che si pongono in essere. Mica ci si rende conto di quale è poi la realtà concreta. Questo dei commercianti è uno degli esempi dell’Italia del “mezzo mezzo” e del “fai finta”. Io credo che tanti operatori economici, in modo particolare del mondo del commercio e dell’artigianato, meritino rispetto perché hanno vissuto davvero mesi pesanti: mi riferisco soprattutto a piccoli e piccolissimi esercenti. In Campania da quando abbiamo deciso a quando sono arrivati i soldi sui conti correnti sono passate tre settimane: una bella prova di efficacia amministrativa e di concretezza.</p>



<p><strong>Poi però vediamo migliaia di persone chiamate dai partiti in piazza, senza alcuna protezione. C’è qualcosa che non torna?</strong><br>Quello che davvero stona &#8211; e dal mio punto di vista è intollerabile – è la strafottenza di esponenti politici nazionali che danno vita a manifestazioni sgangherate, volgari, prive di stile e provocatorie. Ma lei pensa che in un Paese serio, nella giornata in cui si celebra la festa dell’unità nazionale, possa essere tollerato che non ci si raccolga intorno alla figura del Presidente della Repubblica che rappresenta l’Italia, e si mettano in piedi delle provocazioni? Ma ci vuole tanto a capire che fare il 2 giugno una manifestazione, quale che sia la forza politica che la promuove, è una provocazione ed è un’offesa alla dignità dell’Italia? Ci vuole tanto a capirlo? Il 2 giugno dovete fare la manifestazione?! È stato un atto di provocazione e di volgarità da parte di qualche personaggio che quando era al governo, come vicepresidente del Consiglio, si è rifiutato di andare in piazza a celebrare il 2 giugno. Adesso pare che si sia convertito sulla via di Damasco: un altro esempio di opportunismo e di cialtroneria politica da parte di un noto esponente sovranista che non nomino per non fargli pubblicità gratuita.</p>



<p><strong>Lei ha parlato di rabbia che sale nei cittadini, soprattutto a causa delle difficoltà economiche che questa pandemia ha creato. La rabbia è destinata a salire ancora con l’aumentare della crisi che esploderà nei prossimi mesi?</strong><br>Guardo con grande preoccupazione a quello che succederà in autunno. Per tornare ai commercianti, sono convinto che se le decisioni prese dal governo &#8211; che sono giuste &#8211; si fossero tradotte in risultati concreti, i commercianti e gli artigiani avrebbero capito. Ma è chiaro: se prendi una decisione e i soldi non arrivano, se ti impegni a dare la cassa integrazione e poi magari la cassa integrazione deve essere anticipata addirittura dagli imprenditori, è evidente che la gente inizia a innervosirsi e perde fiducia nelle Istituzioni. Io mi auguro che ci sia un’operazione di sburocratizzazione radicale, che si utilizzino al meglio i fondi europei, facendola finita ovviamente con le volgarità sovraniste, le stupidaggini che abbiamo sentito.</p>



<p><strong>Si può fare a meno dell’Europa?</strong><br>Ho sentito qualche settimana fa: o ci danno 100 miliardi, 200 miliardi, oppure faremo da soli. Faremo da soli: e che facciamo da soli?! Le pastiere, i babà, i cannoli, che facciamo da soli?! Sono cose da pazzi. Hanno diffuso l’idea che al nostro Paese fosse doveroso regalare 100 o 200 miliardi di euro così, senza colpo ferire. Quando si dice che l’Europa ci chiederà delle condizioni, la risposta è che quelle condizioni dovremmo porle noi a noi stessi. Evitare di utilizzare questi miliardi per rigonfiare la spesa pubblica, utilizzare queste risorse per creare lavoro, economia, creare innovazione tecnologica, creare politiche ambientali serie, sono tutte richieste che dovrebbero partire innanzitutto da noi nei confronti del nostro governo. Io mi auguro che queste risorse siano utilizzate al meglio, che si abbia il coraggio di fare una sburocratizzazione radicale, che si metta un’impresa, un imprenditore in condizione di realizzare la propria attività in 24 ore non in 24 anni, mi auguro che se dobbiamo fare il dragaggio in un porto non siamo condannati più a perdere cinque anni di tempo, ma lo facciamo come capita a Rotterdam in due settimane. Se ci sarà questa svolta radicale, credo che avremo una possibilità di reggere. Questo è un Paese che non vuole morire. Possiamo fare miracoli con le energie che abbiamo nel campo dell’imprenditoria, della scienza e della ricerca. Dobbiamo superare la palude burocratica nella quale davvero ogni energia rischia di spegnersi.</p>



<p><strong>Come è possibile che il governo non dica ancora con chiarezza che useremo il Mes?</strong><br>Per motivi di ottusità ideologica, di stupidità ideologica. Diciamolo più correttamente: bisogna essere davvero imbecilli. Parliamoci con chiarezza, un conto è avere condizionalità che mettono a repentaglio l’autonomia internazionale, altro conto è dire “mettiamo a disposizione dell’Italia 70 miliardi di euro, con tassi di interesse quasi a zero, assicurando il risparmio di centinaia di milioni di interesse, a condizione di avere la garanzia che queste risorse siano utilizzare per migliorare il sistema sanitario e non per rigonfiare la spesa pubblica improduttiva”. A me pare del tutto ragionevole che il governo dica all’Italia e all’Europa che, se ne avremo necessità, utilizzeremo anche il Mes, così come è configurato. Non è un attacco all’autonomia nazionale ma una richiesta di chiarezza nell’impiego di queste decine di miliardi di euro.</p>



<p><strong>Perché questo non avviene?</strong><br>Perché purtroppo abbiamo nel governo componenti politiche che vivono di questa lunga scia di ideologismi e di imbecillità, che abbiamo ascoltato per anni e anni. Questa imbecillità rispetto all’Europa fa il paio con un’altra imbecillità, che abbiamo ascoltato per dieci anni: il movimento dei no vax, dell’uno vale uno. Quando si sta al governo e bisogna fare in modo che le decisioni assunte si traducano in pagamenti reali agli imprenditori, allora viene fuori il fatto che è una stupidaggine dire “uno vale uno”. Se vuoi governare devi avere capacità di governo, capacità di padroneggiare la macchina amministrativa, esperienza di governo, altro che “uno vale uno”. Sono curioso di vedere se i no vax si faranno il vaccino contro il Covid quando sarà scoperto. Andrò a indagare, voglio vedere se lo fanno.</p>



<p><strong>La Fondazione Einaudi ha promosso la raccolta delle firme che ha portato all’indizione del referendum per l’abrogazione della legge sul taglio dei parlamentari. Il prof. Cottarelli ha dimostrato che il taglio comporterebbe un risparmio ridicolo per il bilancio dello Stato. Lei cosa ne pensa?</strong><br>La legge sul taglio dei parlamentari è una iniziativa demagogica che non serve assolutamente a niente. È una delle tante espressioni di demagogia del nostro Paese. Io sono per toglierli i parlamentari. Se il problema è risparmiare perché fermarsi a 600 milioni di euro? Riduciamo tutto a 50 milioni. Anzi, non li paghiamo proprio, riduciamo la politica al censo, alla ricchezza familiare. Riduciamo la politica al volontariato. Vediamo chi è in grado di fare politica così. Sa qual è l’unico risultato concreto che otterremo se passerà la riforma? Avremo dei collegi elettorali immensi e il rapporto tra l’eletto e il suo territorio diventerà ingestibile, perché un conto è avere un collegio limitato, che consente il rapporto con i cittadini, altro conto è avere collegi grandi quanto tutta una regione. Si voteranno i simboli ma il rapporto tra cittadino ed eletto scomparirà completamente. Il problema è il risparmio economico? Stiamo parlando di stupidaggini, non cambierà il bilancio dello Stato con questa riforma.</p>



<p><strong>Il taglio dei parlamentari risolverebbe almeno il problema della funzionalità del Parlamento?</strong><br>Il problema vero sono i regolamenti parlamentari. Se non cambiano i regolamenti parlamentari puoi averne cento, duecento, mille ma non cambia l’efficacia dell’azione legislativa. Abbiamo leggi scritte da persone che sono in guerra con la grammatica e la sintassi. Vanno decifrate con l’algoritmo. C’è un tale abbassamento della qualità amministrativa che la cosa fa impressione. In Campania abbiamo fatto una bella esperienza quando si è trattato di discutere del famoso vitalizio. In Campania il vitalizio è stato superato, come in tutta Italia: c’è una indennità di 600 euro che viene concessa dopo una legislatura parlamentare. Io mi sono permesso di inserire una premessa nella legge che ha cambiato il vitalizio. Nella legge regionale così è scritto: i consiglieri regionali che intendono rinunciare ai 600 euro possono farlo con una semplice comunicazione al presidente del Consiglio regionale. Nessuno è andato a firmare, neppure quelli che sono per l’uno vale uno e che promuovono il taglio dei parlamentari. Tanto per descrivere il livello di credibilità e di serietà di quelli che fanno finta di essere i moralisti, sulla pelle degli altri. Molte cose sono cambiate: quelli che hanno votato questa legge sul taglio dei parlamentari sono gli stessi che sostenevano, qualche anno fa, che bastava un avviso di garanzia per essere costretti a dare le dimissioni. Poi abbiamo avuto sindaci che hanno avuto non uno ma dieci avvisi di garanzia e continuano a fare i sindaci. Il livello di demagogia del nostro Paese è arrivato a punte inimmaginabili. Da questo punto di vista la vicenda drammatica del Covid ha riportato un po’ tutti con i piedi per terra.</p>



<p><strong>Condivide la scelta di votare a settembre per le elezioni amministrative?</strong><br>Qui abbiamo un altro problema. Uno dei motivi di critica che io ho rivolto al governo è proprio nella fissazione della data per le elezioni regionali. Siamo di fronte ad una vicenda che è sconvolgente. C’è un decreto nazionale che dichiara lo stato di emergenza fino a fine luglio. Quel decreto è già stato modificato. Come abbiamo visto sono state aperte le fabbriche, gli uffici, le attività alla persona, le palestre, ora apriamo anche gli stadi. È tutto aperto in Italia, la circolazione è libera. Avevamo proposto di andare a votare l’ultima settimana di luglio, cioè tra due mesi, non domani mattina. Con quale motivazione? La prima è che già siamo in ritardo di tre mesi, e poi siamo convinti che a settembre sarà un inferno, sia perché a settembre avremo l’inizio dell’epidemia di influenza, sia perché rischiamo di avere un ritorno del Covid, ma soprattutto perché dobbiamo aprire l’anno scolastico. Se andiamo a votare il 20 settembre, come è stato ipotizzato, dobbiamo fare la sanificazione tre o quattro giorni prima, poi collocare i seggi elettorali, votare e poi sanificare nuovamente gli ambienti. Dove c’è il ballottaggio, si arriva a ottobre. Ma è possibile essere così irresponsabili e non votare l’ultima settimana di luglio? Aprire l’anno scolastico quest’anno non sarà un fatto banale. La Campania ha deciso di fare i tamponi a tutto il personale scolastico, docente e non docente. Ci stiamo preparando, da fine agosto a tutto settembre, a fare un lavoro di controllo e prevenzione nelle scuole e nelle università. Ma vi pare possibile che dovendo fare tutto questo lavoro rinviamo le elezioni a settembre? Siamo a livelli di totale irresponsabilità. Hanno paura di votare e chi ha più paura di votare sono quelli che sono andati in piazza ieri a rivendicare il voto nei confronti del presidente del Consiglio. Però per le regionali non vogliono votare. Che Paese!</p>



<p><strong>Questo mi lascia immaginare che lei sarà candidato?</strong><br>Sono stracandidato. A Dio piacendo.</p>



<p><strong>Lei viene definito “lo sceriffo”, per la determinazione e il rapporto diretto che ha instaurato con i cittadini. Che ruolo hanno i partiti nella politica oggi?</strong><br>C’è in atto un processo generale che riguarda la personalizzazione della politica. Può piacere o non piacere, ma oggi una forza politica senza leader fa fatica a imporsi. È una tendenza che si è ormai affermata a livello internazionale. Noi in modo particolare abbiamo un problema che riguarda la selezione delle classi dirigenti. A volte si ha la sensazione che in Italia la selezione venga fatta in negativo, non in positivo. Antonio Gramsci parlava del rapporto tra il grande uomo e il cameriere: fare il deserto per emergere e distinguersi. A volte i mezzi leader che abbiamo nel nostro Paese hanno interesse più a fare il vuoto intorno a sé che a valorizzare le competenze e le energie o quelle espressioni politiche che sulla base della realtà e della verifica dei fatti hanno dimostrato una qualche capacità. La selezione delle classi dirigenti in qualche misura è saltata in tutti i partiti. A questo bisogna aggiungere un altro problema: non c’è chiarezza sui grandi problemi, c’è ambiguità, c’è un impapocchiamento generale. O confusione o demagogia.</p>



<p><strong>Si discute molto sul tema della sicurezza ultimamente in Italia. È un problema vero?</strong><br>Per me il tema della sicurezza è decisivo, ed è un tema che riguarda la povera gente, chi vive la propria vita sociale nei quartieri, nei parchi pubblici, nelle ville comunali. Chi ha i miliardi la sua vita sociale se la vive altrove. Io mi sono limitato a dire una cosa semplice in questi anni: il tema della sicurezza ha due facce, che sono ugualmente essenziali. La prima, irrinunciabile, è quella della solidarietà umana: se perdiamo l’anima, la politica perde ogni significato. Io non credo che possiamo far morire la gente in mare, non credo che possiamo girare la testa quando abbiamo persone che lottano per avere il pane. Poi c’è un’altra faccia, quella della tutela, della serenità di vita dei cittadini e delle loro famiglie. Se io torno a casa di sera e trovo gente ubriaca che minaccia mia figlia o mia nipote, non guardo in faccia nessuno. Dico che deve andare in galera chi rompe le scatole. Non credo che questa sia repressione, significa rispetto delle regole. Quindi accoglienza per la povera gente, ma chi delinque, spaccia droga e minaccia la serenità di vita delle nostre famiglie deve essere messo nelle condizioni di non nuocere. Non mi pare di fare ragionamenti estremistici ma di tenere insieme solidarietà e anche diritto della nostra gente di vivere in serenità e in tranquillità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/06/03/raco-de-luca-sono-stracandidato/">Vincenzo De Luca: sono stracandidato. Avrei chiuso la Campania in 24 ore. Voto a settembre è sconvolgente</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/06/03/raco-de-luca-sono-stracandidato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Bentivogli: per l&#8217;Italia del lavoro, la festa di un nuovo inizio</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/01/raco-marco-bentivogli-per-litalia-del-lavoro-la-festa-di-un-nuovo-inizio/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/05/01/raco-marco-bentivogli-per-litalia-del-lavoro-la-festa-di-un-nuovo-inizio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 07:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[Bentivogli]]></category>
		<category><![CDATA[Bonomi]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Economia di Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[ex Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[FIM-CISL]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Freen deal]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[MES]]></category>
		<category><![CDATA[Piano industria 4.0]]></category>
		<category><![CDATA[Primo maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=761</guid>

					<description><![CDATA[<p>La festa del primo maggio quest’anno coincide con il primo tentativo di ripartenza del Paese dopo due mesi di chiusura pressoché generale. Anche se molte fabbriche non hanno mai interrotto l’attività. Come è possibile garantire in queste condizioni la sicurezza dei lavoratori? Quanto e come la formazione può ridurre i rischi?Se pensiamo ai protocolli che abbiamo condiviso nelle aziende, prendiamo a modello quello Ferrari ma anche molte altre, CNHI, FCA.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/01/raco-marco-bentivogli-per-litalia-del-lavoro-la-festa-di-un-nuovo-inizio/">Marco Bentivogli: per l&#8217;Italia del lavoro, la festa di un nuovo inizio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La festa del primo maggio quest’anno coincide con il primo tentativo di ripartenza del Paese dopo due mesi di chiusura pressoché generale. Anche se molte fabbriche non hanno mai interrotto l’attività. Come è possibile garantire in queste condizioni la sicurezza dei lavoratori? Quanto e come la formazione può ridurre i rischi?</strong><br>Se pensiamo ai protocolli che abbiamo condiviso nelle aziende, prendiamo a modello quello Ferrari ma anche molte altre, CNHI, FCA. I Protocolli puntano sulla salute dei lavoratori come valore imprescindibile e mirano a costruire un progetto che parta da quanto sottoscritto il 14 marzo da Cgil, Cisl e Uil, associazioni datoriali e governo, per andare oltre, sviluppando ulteriori passi avanti con i nostri rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e le strutture territoriali. Come in tutti i Protocolli che abbiamo firmato nel gruppo Fca, c’è anche una grande responsabilizzazione del ruolo individuale, dove ovviamente anche la formazione e l’informazione hanno un ruolo determinante; inoltre si tratta di protocolli di facile implementazione, dotati quindi di una scalabilità che li rende idonei anche alle aziende più piccole. In ogni caso, fondamentale da ora in avanti sarà avere comitati territoriali. Riaprire in sicurezza significa farlo garantendo innovazione e partecipazione, insieme da sempre garanzie di salute. Abbiamo aziende che sono avanzatissime: pensiamo alla DeWalt Industrial Tools del Gruppo Stanley Black &amp; Decker, azienda a Corciano alle porte di Perugia, partita a fronteggiare la pandemia il 29 gennaio, dove siamo alla fase 3 perché appunto si cerca una migliore normalità (new better) in cui essere più forti.</p>



<p><strong>I partiti si sono divisi sui tempi della ripartenza delle attività produttive. Si poteva fare di più, prima, meglio?</strong><br>Non si può trattare un Paese allo stesso modo. Ci sono zone che sono state chiuse salvando vite e bloccando il contagio, altre in cui la pressione di alcuni industriali ha impedito rapide politiche selettive e restrittive. Nella gestione di una pandemia bisogna far presto, far bene e avere uno Stato moderno, semplice, capace di rendere operative le decisioni. La politica non conosce né il lavoro né le fabbriche, che sono ormai in larga parte aperte grazie alla comunicazione ai Prefetti. Finita l’emergenza sanitaria bisognerà tenere alta la guardia sul contagio e mettere in terapia intensiva la nostra economia reale, che in molti casi si ritroverà pregiudicata. La politica ha proclamato la guerra alla burocrazia in questi giorni. Bene, vediamo chi la proclamava con i fucili a tappi, dimostrando di accogliere immediatamente le proposte di Cottarelli e altri contenute nel documento “sconfiggiamo la burocrazia”.</p>



<p><strong>Questa emergenza sanitaria determinerà una contrazione della capacità produttiva? In che misura rispetto al 2008 e quanto tempo ci metteremo per recuperare, per tornare ai livelli pre-crisi?</strong><br>L’impatto del virus sul mercato è di portata devastante, anche se ancora non ben quantificabile sia sulla domanda che sull’offerta, non solo perché la Cina è al contempo un mercato e un fornitore ma perché stiamo paralizzando il nostro sistema industriale. La crisi del 2008 ha spazzato via 600.000 posti di lavoro nell’industria e il 25% del tessuto produttivo. Fatta eccezione per il triangolo d’oro Varese-Treviso-Forlì, nel resto d’Italia il tessuto economico industriale si è sfaldato mentre da quelle 3 regioni dipende il 40% del Pil italiano. Il danno economico ascrivibile alla pandemia andrà in qualsiasi caso ad aggiungersi a quello della crisi e gli effetti maggiori si riscontrano proprio nel cuore del triangolo virtuoso, quello che aveva continuato a investire, innovare, trainare il nostro export grazie soprattutto alla meccanica strumentale. La vecchia normalità, confortevole per i più, è quella che ci ha portato a questo disastro. Ne usciremo se sapremo costruire un approdo ad una “nuova normalità” che faccia tesoro di ciò che non ha mai funzionato o non funziona più e che bisogna smettere di prorogare.</p>



<p><strong>La mancata modernizzazione ha obbligato il Paese a recuperare in poche settimane un ritardo decennale rispetto ai paesi più industrializzati. Solo in seguito alla pandemia in Italia si è diffuso il lavoro agile. Perché tutti i governi hanno fallito la sfida della semplificazione? Come progettare il futuro anticipando il cambiamento?</strong><br>Non mi iscrivo all’esercito del “l’avevo detto”, ma certo chi si è preparato meglio al cambiamento ora affronta questo momento con maggiore agilità. Questo periodo è ricco di insidie ma anche di opportunità e capita nel bel mezzo di tre grandi trasformazioni epocali dettate dalla tecnologia, dai cambiamenti climatici e dalla demografia. Dipenderà come sempre da noi, dalle scelte che faremo. Il lavoro sarà però l’epicentro di questo grande cambiamento. Vi sarà una grande spinta alla robotizzazione e all’automazione, ma non per questo necessariamente si perderanno posti di lavoro se l’uomo resterà al centro di questa trasformazione. Salteranno le gerarchie verticali. Verrà messo in discussione il rapporto prestazione/salario, sostituito da un rapporto tra progetto/benessere del lavoratore, cambieranno i tempi e gli spazi di lavoro. Per questo oggi più che mai servono persone che abbiano visione e capacità progettuali. La rappresentanza sindacale sarà da ripensare, ma non per questo sarà meno centrale.</p>



<p><strong>I sindacati in Italia vengono accusati di essere un elemento di freno più che di stimolo alla creazione del lavoro, come se mirassero soprattutto a garantire chi il lavoro lo ha già piuttosto che aiutare chi lo cerca o prova a crearselo. Quanto c’è di vero?</strong><br>Poco nel senso che al sindacato vengono attribuiti spesso poteri che non ha e di conseguenza anche responsabilità. Tuttavia, questo diventerà vero se non si saprà interpretare l’epocale cambiamento in atto che l’attuale emergenza sanitaria sta notevolmente accelerando. Tra qualche anno molti dei lavori che oggi conosciamo non esisteranno più, altri saranno creati. La sfida è quindi traghettare il lavoro organizzato dentro le nuove realtà. Senza nascondere che oggi le grandi piattaforme tecnologiche come Google, Apple e Facebook sono “union free” e che in molte delle imprese più avanzate il ruolo del sindacato è marginale. Abbiamo ancora qualche anno di tempo per evitare di essere messi all’angolo. In queste trasformazioni il ruolo del sindacato diventa determinante, non solo come protettore del posto di lavoro, ma anche come promotore delle competenze del lavoratore del futuro: da job protector a skill developer, deve cioè occuparsi dello sviluppo della professionalità del lavoratore facendo diventare la competenza moneta intellettuale al pari del salario.</p>



<p><strong>Quanto è costato all’Italia aver bocciato il piano Industria 4.0? L’automazione avanzata riduce o aumenta la domanda di lavoro?</strong><br>Molto ed ecco il perché: nel Piano Industria 4.0, per fare un esempio, si parlava di formazione 4.0, cioè caratterizzata da evolute metodologie che integrino aule, formazione continua digitale a piccole dosi (da due a 5 minuti al giorno) con app dedicate, laboratori esperienziali e simulazioni, coaching, eventi. Insieme a Skilla, di Franco Amicucci, abbiamo lavorato su questo fronte e inserito delle proposte anche nella piattaforma del nuovo contratto dei metalmeccanici. I governi italiani degli ultimi vent’anni sono stati molto carenti in questo senso, tranne qualche rara eccezione come il Piano Industria 4.0 e dei provvedimenti sull’alternanza scuola-lavoro. Mi sono occupato di innumerevoli vertenze negli anni della crisi. Solo nel mio settore sono stati persi oltre 600mila posti di lavoro. I fattori sono innumerevoli ma è stata determinante l’assenza di investimenti nelle nuove tecnologie. Per invertire la rotta servono investimenti, ma soprattutto un cambio di mentalità, ad esempio con un grande piano di reskilling. In questo senso la formazione e l’educazione saranno fondamentali. E’ l’assenza di tecnologia che fa perdere posti di lavoro non la sua presenza. Il lavoro industriale, specie nelle versioni di “ibridazione” tra lavoratori e macchine intelligenti, rende ancora più importante quella manualità sapiente, tanto da assegnare valore alle persone e renderle meno sostituibili.</p>



<p><strong>L’Europa sta garantendo, con diversi strumenti, una quantità enorme di risorse per affrontare la crisi. Perché questa liquidità sembra non arrivare ai professionisti, alle piccole e medie imprese?</strong><br>Perché sono le categorie che uscivano già indebolite dalla crisi economica. Una buona soluzione potrebbe essere l’erogazione rapida di credito con garanzia statale per le categorie che più stanno pagando la crisi scaturita dall’attuale emergenza, come proposto da alcune associazioni. Fondamentale è infatti riorganizzare subito la ripartenza e farlo con grande competenza. Più che di rifondazione su base innovativa dobbiamo parlare di riprogettazione del lavoro. Questa potrebbe essere possibilità per dare sicurezza in particolare all&#8217;economia reale e alle pmi che rischiano di rimanere sole.</p>



<p><strong>È possibile portare avanti una guerra ideologica sul MES rischiando di perdere 37 miliardi da utilizzare per la nostra sanità?</strong><br>Assolutamente no, il Mes nella nuova versione ha superato le condizioni con cui nacque e consente di intervenire sul bisogno di risorse della nostra sanità senza dover ricorrere al debito pubblico. Attualmente il MES rappresenta un oggetto misterioso per gran parte degli italiani, che ha una paternità diffusa e si investe, strumentalizzandolo, in uno scontro con l’Europa che viene svolto utilizzando l’ennesima cartuccia populista che serve a oscurare dopo diversi ritardi quanto l’Europa sta mettendo in campo, in modo più integrato in questa fase, per far fronte all’emergenza. Troppi italiani pensano che sia con la lira che con l’euro i soldi che mancano si ricavano semplicemente stampandoli. I paesi che lo fanno (vedi il Venezuela) sono alla fame. E il tema del nostro debito è li, resta un’ipoteca sul futuro. Sicuramente si spenderà in deficit ma attenzione a non buttare denaro, a investirlo bene a proteggere le persone e fare in modo che ogni euro pubblico abiliti e stimoli tanti euro privati in investimenti produttivi.</p>



<p><strong>Negli ultimi anni i dipendenti pubblici sono stati trattati come dei fannulloni con lo stipendio garantito, anche da parte di molti ministri. La pandemia ha contribuito a cambiare questo paradigma. Come fare a non tornare indietro a emergenza superata?</strong><br>Serve una vera rivoluzione per approdare ad una nuova normalità. Per questo le task force e i comitati tecnico-scientifici sono utili a indicarci le prescrizioni per il breve e medio periodo. La nostra attenzione va alle distanze e alle mascherine e si spinge poco oltre. Invece è proprio necessario ragionare sulla ripresa passando dal “dopo” all’ “oltre”. Non si tratta semplicemente di effetti non intenzionali dell’azione umana. È in corso una banalizzazione del “giorno dopo” dettata dalla precisa strategia che vuole che nulla cambi. Non possiamo crogiolarci nel “ritorno” alla normalità quando quella normalità è stata la causa dei nostri problemi. La vecchia “normalità” è stata la causa di questo disastro e ne serve una profondamente nuova se vogliamo bene alle persone e a questa terra.</p>



<p><strong>È stato corretto utilizzare così tante risorse per finanziare quota 100 in modo generalizzato?</strong><br>Assolutamente no. L’equazione per cui per ogni pensionato ci sarebbe un’assunzione è difficilissima. La staffetta generazionale è un’illusione, specie dopo aver mortificato nella legge di Bilancio industria e lavoro.</p>



<p><strong>Nel 2020, a 70 dalla nascita della FIM-CISL, ha ancora senso mantenere una divisione delle rappresentanze sindacali? Esistono ancora oggi differenze tra l’approccio al lavoro della componente sindacale cristiana rispetto a quella socialcomunista?</strong><br>Fim e Cisl sono sindacati aconfessionali, sebbene con radici cristiane. Permangono differenze sul modello sindacale di riferimento e su quanto si investe sull’innovazione e sulla partecipazione, però di sicuro bisognerà fare qualche passo in avanti rispetto alle motivazioni che portarono alla divisione negli anni cinquanta. In Fiat Fca abbiamo 6 sindacati, nei paesi dove è forte la partecipazione strategica non vi sono più di due sigle, il tema è impegnativo ma non possiamo né derubricarlo ma neanche semplificarlo con lanci giornalistici.</p>



<p><strong>Papa Francesco ha convocato ad Assisi giovani studiosi ed operatori economici per programmare, nello spirito di San Francesco, un’economia più giusta, fraterna, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso. Che possibilità ha di incidere sui governi la cosiddetta Economia di Francesco?</strong><br>“Il tempo è superiore allo spazio” (Laudato si’). Questo principio, enunciato da Francesco, permette di lavorare su orizzonti lontani, senza l’ossessione dei risultati immediati. Perché continui a essere possibile offrire occupazione, perché il lavoro sia accessibile a tutti è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. L’innovazione ha un ruolo determinante in tutto questo. L’Economia di Francesco è prima di tutto un’economia civile. È un messaggio dirompente che supera la discussione tra mercatisti e antimercatisti, per dire che ogni progetto umano deve avere l’uomo come fine e non come mezzo. Molte culture economiche leggono le disuguaglianze e il successo attraverso la chiave del determinismo economico. In realtà la forza dei legami sociali rafforza il tessuto economico. Nella Laudato si’ emerge con forza una nuova visione del lavoro come luogo positivo in cui “fiorire”, espressione che mi ha colpito molto.</p>



<p><strong>Come giudica la classe dirigente italiana? Conosce Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria? Come pensa che si confronterà con le associazioni dei lavoratori?</strong><br>L’ho conosciuto come presidente di Assolombarda in incontri relativi al settore metalmeccanico milanese e ho trovato un interlocutore corretto, leale e disponibile. Ho sempre riscontrato in lui la volontà di innovare le relazioni industriali e in esse come si evolve la capacità di rappresentanza. Gli faccio i miei migliori auguri, la strada di chi innova davvero non è mai in discesa.</p>



<p><strong>Parrebbe che la lezione della pandemia sia che l’intervento dello Stato in economia non è più un tabù. Come dovrebbe riorganizzarsi il decisore di fronte a questo dato di fatto?</strong><br>In tutto il mondo si assiste ad uno stringersi intorno al leader. Ma finita la fase favorevole di oggi, si dovranno produrre risultati e servono idee chiare e scelte coerenti, ora. La maggiore tolleranza popolare di un atteggiamento “dirigista” dei governi non durerà in eterno e va sfruttata per modernizzare il paese e non per assurdi ritorni al passato.</p>



<p><strong>La globalizzazione ha indotto a un decentramento delle attività produttive, soprattutto quelle di minore valore aggiunto, a bassa componente tecnologica. L’Italia e l’Europa hanno perso la loro autosufficienza. L’attuale crisi ha evidenziato tutti i limiti di questo processo. In che misura le nazioni ripenseranno le proprie strategie produttive?</strong><br>Noi, piccoli e poveri di materie prime e con un manifatturiero dominato dalla meccanica strumentale, non possiamo avere il primario di quel settore, la siderurgia, troppo distante. Bisognerà avere più consapevolezza delle filiere di ogni azienda e ridisegnarle sul terreno della sostenibilità. La globalizzazione è tutt’altro che finita. Ma dovrà imparare la lezione della sostenibilità come elemento di forza economica. E’ l’ingrediente che la rende meno vulnerabile agli schock esterni come le pandemie, le guerre, i disastri idrogeologici, l’instabilità politica.</p>



<p><strong>Il 9 maggio si celebra la festa dell’Europa. In Italia cresce in modo preoccupante un sentimento antieuropeo. La gestione di questa emergenza è l’ultimo appello per l’Europa così come l’abbiamo conosciuta sino ad oggi?</strong><br>Il sentimento antieuropeista va di pari passo con quello populista che ci ha abituati alla dialettica dell’odio, a cercare sempre un nemico all’esterno per poter risolvere i nostri problemi: l’immigrato, il cinese, il lombardo, l’Europa. Quello di cui non si parla è che Commissione e Parlamento Europeo hanno ben poco potere rispetto al Consiglio, per cui il potere decisionale è nelle mani dei singoli stati membri e non dell’Unione Europea. Quindi, da una parte c’è disinformazione sul funzionamento delle istituzioni, dall’altra, se l’UE non si evolverà verso una maggiore integrazione politica, gli interessi particolaristici prevarranno sempre .</p>



<p><strong>L’Italia è preparata a una nuova ecologia economica? Siamo pronti a seguire le indicazioni contenute nel piano “Green deal” della presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen?</strong><br>Questa lacuna non è attribuibile solo al ceto politico però, è un problema culturale che va risolto. Sono gli elettori che per primi devono volere il cambiamento ed una classe politica in grado di attuarlo. Cito sempre l’esempio di VoestAlpine a Linz, in Austria: gli elettori hanno chiesto ai politici di coniugare ambiente e produzione ed è stato realizzato un impianto ecosostenibile vicino alla città. In Italia prevalgono incompetenza, demagogia e irresponsabilità, che stanno mettendo in ginocchio il Paese.</p>



<p><strong>Il M5S ha preso il 47% dei voti a Taranto promettendo la chiusura dell’ex Ilva. Che idea di sviluppo offre al Paese chi si dichiara No Tav, No Tap, No Vax, No Mes, no Ilva?</strong><br>L’idea di un Paese che vuole vivere di assistenzialismo e non di lavoro. La scelta di modificare nuovamente lo scudo penale per i lavoratori Arcelor Mittal dimostra un atteggiamento schizofrenico del Governo, che in modo maldestro ha cercato di recuperare voti su Taranto ma in realtà ha fornito un alibi all&#8217;azienda per andar via. L’approccio terrapiattista elettoralistico sulle questioni industriali fa male ad ambiente, lavoratori e imprese. Un capolavoro. Un Paese che bandisce una gara di rilevanza internazionale con delle regole che poi cambia e ricambia due volte, è un Paese in cui non solo nessuno investe 1,8 miliardi di euro, ma nessuno viene a investire neanche 10 milioni.</p>



<p><strong>Quanto le procure hanno inciso sulle politiche per Taranto? I giudici hanno colmato un vuoto creato e lasciato dalla politica?</strong><br>La magistratura ha un ruolo fondamentale, ma non può sostituirsi al governo della politica industriale. Dal punto di vista dell’efficacia c’è qualche problema, perché mentre sequestri e arresti all’inizio potevano essere anche giusti, non è accettabile che il dibattimento per il processo partito nel 2012 sia iniziato cinque anni dopo. Facendo così, gli unici a pagare sono i lavoratori e l’ambiente. Dobbiamo tornare il paese della certezza del diritto, non del contenzioso. Serve equilibrio tra i poteri dello Stato.</p>



<p><strong>L’Italia può rinunciare a produrre acciaio, uscendo da uno dei settori strategici dell’industria pesante? Che messaggio lanciamo al mondo rinunciando all’industria metalmeccanica?</strong><br>Il messaggio al mondo è un grande cartello che dice “non venite a investire in Italia”. Prima dell’emergenza sanitaria, chi mai avrebbe voluto investire in un paese dove ci sono costi legati, carenza di infrastrutture, una burocrazia asfissiante e una politica schizofrenica a livello locale quanto nazionale (un caso su tutti l’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal) e un sistema giudiziario lento e inefficiente. L’Italia avrebbe bisogno di una classe politica capace di immaginare il Paese tra 30, 50 anni e non alle prossime elezioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/01/raco-marco-bentivogli-per-litalia-del-lavoro-la-festa-di-un-nuovo-inizio/">Marco Bentivogli: per l&#8217;Italia del lavoro, la festa di un nuovo inizio</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/05/01/raco-marco-bentivogli-per-litalia-del-lavoro-la-festa-di-un-nuovo-inizio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
