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	<title>Tatto Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Tatto Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Quattro chiacchiere improbabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 14:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[abilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho conosciuto un uomo più strano di me! Una di quelle persone che ti viene voglia di saperne di più, che sono interessanti ce l’hanno scritto in faccia, la stessa che lui, ironicamente essendo cieco dall’età di quindici anni, dice di vedere riflessa ogni mattina sullo specchio. Io credo che quei quindici anni di vista abbiano fatto la differenza, perché un conto, è non aver mai avuto la possibilità di&#8230;</p>
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<p>Ho conosciuto un uomo più strano di me! Una di quelle persone che ti viene voglia di saperne di più, che sono interessanti ce l’hanno scritto in faccia, la stessa che lui, ironicamente essendo cieco dall’età di quindici anni, dice di vedere riflessa ogni mattina sullo specchio. Io credo che quei quindici anni di vista abbiano fatto la differenza, perché un conto, è non aver mai avuto la possibilità di guardare, osservare, scrutare, fissare indelebilmente nella memoria le forme della natura (minne comprese), un conto è ricordarle.</p>



<p>Felice ricorda bene, e se non ricorda rinverdisce la memoria toccando accuratamente, esplorando “tattilmente” perché lui (uomo fortunato!) per conoscere deve toccare. Da qualche parte in una stalla c’è ancora una mucca che non lo ha dimenticato! Proprio lui mi ha raccontato che anni fa dovette andare in una stalla, per poterne toccare una, e ci rimase per due giorni, prima di riuscire a ricostruirla dentro di sé, per poi scolpirla. Della sua capacità di usare le mani con sapienza, Felice Tagliaferri ne ha fatto un’arte ancor prima che un mestiere, perché di mestieri ne aveva già fatti altri, dal centralinista al fisioterapista, ma non soddisfacevano la sua voglia di sperimentare e, sperimentazione dopo sperimentazione, ha fatto la cosa più complicata che poteva fare, raccontare attraverso il lavoro delle sue mani, attraverso le mani conoscere, con le mani modellare la creta, scolpire il marmo fino a che la forma che modella non si sovrapponga perfettamente all’immagine mentale.</p>



<p>La sua vita è una sfida continua, sfidando chi gli aveva impedito di toccare la celebre scultura del “Cristo velato”, ne ha scolpita una sua versione, il “Cristo svelato”, da conoscere ad occhi chiusi. A bocce ferme, quattro chiacchiere tra me e Felice sarebbero alquanto improbabili: io parlo con gli occhi e lui non mi vede. Potremmo diventare grandi amici. Abbiamo lo stesso modo di sfidare tutto ciò che sarebbe a noi vietato; riusciamo ad essere ironici con noi stessi fino al punto da convincerci di essere belli; se ci abbandonano in una piazza, né io né lui ci muoviamo; con la stessa testardaggine tutti e due siamo sicuri di essere importanti per questo straordinario mondo imperfetto in cui viviamo. A nessuno piace vivere da soli, per fortuna noi abbiamo bisogno di altri imperfetti esseri umani.</p>
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		<title>Che danno stiamo portando a questi ragazzi, congelando i contatti dei loro corpi dentro degli schermi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 08:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Alunni]]></category>
		<category><![CDATA[Aule]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Contatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Prof, il mio cane piange.. posso consolarlo?”. Bei tempi, quando nel punto focale di una spiegazione, quando il docente appassionatissimo condivideva, nel conquistato attento silenzio, il pathos della poesia (o del brano musicale, del dipinto) e lo studente alzava la mano per chiedere di andare in bagno. Bei tempi. Ci veniva un attacco di nervi, ma era una routine conosciuta. Ora, nelle videolezioni, le interruzioni sono parecchio più varie, e&#8230;</p>
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<p>“Prof, il mio cane piange.. posso consolarlo?”. Bei tempi, quando nel punto focale di una spiegazione, quando il docente appassionatissimo condivideva, nel conquistato attento silenzio, il pathos della poesia (o del brano musicale, del dipinto) e lo studente alzava la mano per chiedere di andare in bagno. Bei tempi. Ci veniva un attacco di nervi, ma era una routine conosciuta.</p>



<p>Ora, nelle videolezioni, le interruzioni sono parecchio più varie, e spaziano dagli animali domestici, ai fratellini ululanti, al “devo cercare un caricatore o mi si spegne il tablet, prof!!”, facendoci quasi rimpiangere l’improvvido bidello che spalancava la porta per consegnare una busta per la famiglia tal dei tali, ovviamente nel momento meno opportuno. Questa variazione “casalinga” dell’aula porta anche un’altra conseguenza: ha reso la vita dei ragazzini, più “asettica”. Quando normalmente gli alunni sporcano se stessi e il banco, di colla, per attaccare una stampa sul mitico cartellone 50 x 70, o quando poi si bucano con una puntina, appendendo il cartoncino al muro, oppure, se fanno il bagher decisivo nella partitella, con l’eroica scivolata sul linoleum… l’aspetto fisico della vita prende il sopravvento nella didattica, e menomale! Non si può vivere “virtualmente”, e dunque non si può fare scuola virtualmente.</p>



<p>Io insegno arte e, da anni, mi sono abituata ai nasini arricciati, quando sentono l’odore del Das, ossia la pasta da modellare. Molti alunni non sono più abituati a sporcarsi, perché nelle case, non è permesso. Appena io li riporto nella dimensione del “toccare”, però, non vorrebbero più uscirne, e spesso finiscono col pasticciarsi la faccia col colore o a ritagliare molta più carta di quella necessaria, o insistono per pulire la lavagna, starnutendo della povere colorata dei gessi. L’elemento del toccare, del contatto, di farsi i dispetti e poi abbracciarsi, è completamente proibito loro, da quasi due mesi ormai, ma nessun adolescente può crescere senza. È dimostrato che una ridotta quantità di stimolazione di tatto, impedisca il corretto sviluppo del cervello. Quindi mi chiedo: che danno stiamo portando a questi ragazzi, congelando i contatti dei loro corpi dentro degli schermi?</p>



<p>Ieri leggevo di un professore di pediatria che approva il prolungamento della chiusura delle aule, perché i bambini così non si passano, non solo il Covid, ma pure tutte le altre schifezze (dai pidocchi, al mal di pancia) che normalmente transitano fra i banchi. Questo pediatra auspica che, nell’ottica di essere più “moderni”, la scuola più avanti mantenga comunque una forte riduzione della frequenza delle aule, per favorire una più salubre e tecnologicamente avanzata didattica digitale a distanza.</p>



<p>Non ho dubbi che, dal punto di vista di infezioni, ma pure di aggiornamento informatico, questa scelta porterebbe dei vantaggi. Ma credo anche che l’impoverimento sensoriale dei ragazzi sarebbe incalcolabile. I ragazzi sono come i leoncini, devono scambiare, secondo me, graffi, starnuti e baci. Devono allagare un banco rovesciando l’acqua e poi pulirlo dopo la sacrosanta urlata di reprimenda. Devono toccare la mano della compagna carina e poi arrossire, togliendola di scatto. Devono fare le smorfie quando il prof non vede e sghignazzare, dando di gomito al vicino di banco. Nessun adulto, in una casa, nemmeno il più pedagogicamente preparato, può sostituire i pari. Il gap generazionale è insuperabile.</p>



<p>“Prof, mi scusi, vedo dallo schermo che ha arrotolato le maniche, fa caldo a casa sua oggi?”<br>“no guarda volevo imitare Marc Lenders”<br>“e chi è prof?”<br>Seguono lacrime di vecchiaia.</p>
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