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	<title>Trasparenza Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Trasparenza Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Semplicità e chiarezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pier Paolo Bucalo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 08:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La semplificazione dell’intero sistema legislativo porterebbe all’Italia tutta vantaggi chiari e restituirebbe voglia di fare a molti talenti ed aziende italiane che oggi vedono la fuga all’estero come l’unica possibilità.</p>
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<p><strong>La semplificazione dell’intero sistema legislativo porterebbe all’Italia tutta vantaggi chiari e restituirebbe voglia di fare a molti talenti ed aziende italiane che oggi vedono la fuga all’estero come l’unica possibilità.</strong></p>



<p>Come molti, amo la trasparenza e la semplicità. Ho avuto la fortuna di vivere e lavorare, per circa dieci anni, in diversi paesi esteri, tra cui Regno Unito, Olanda, USA, Belgio, Germania e Lussemburgo, ed ho avuto modo di apprezzare come in altri sistemi economici, semplicemente tramite regole e norme più semplici e chiare, si riesca a garantire ai propri cittadini una vita serena e molte opportunità.</p>



<p>Non voglio parlare qui di economie più o meno liberiste. Parlo solo di “semplicità” e di “chiarezza”:</p>



<p>1. Quanto sono chiare le norme e le leggi italiane? Con quale facilità possono essere comprese dai cittadini? </p>



<p>2. Quale è il numero di adempimenti amministrativi, burocratici o fiscali che ogni anno cittadini ed imprese italiane sono obbligati a fare, pena sanzioni a volte ben oltre il tasso di usura? </p>



<p>Osservo come alcuni sistemi normativi abbiano l’obiettivo di semplificare la vita di cittadini ed imprese, dicendo loro chiaramente cosa sia possibile e non possibile fare, mentre in Italia sembra invece prevalere un altro approccio: complicare per complicare.</p>



<p>Solo un paio di esempi:</p>



<ul><li>Anni fa (2013), durante una discussione su una legge in votazione, <strong>Pietro Ichino</strong> si levò in Senato tuonando: «Questo è un testo letteralmente illeggibile. Non è solo incomprensibile per i milioni e milioni di cittadini chiamati ad applicarlo, ma illeggibile anche per gli addetti ai lavori, per gli esperti di diritto del lavoro e di diritto amministrativo. È illeggibile per noi stessi legislatori che lo stiamo discutendo (…) Credo che in Aula, in questo momento, non ci sia una sola persona in grado di dirci cosa voglia dire!» (<a href="https://www.pietroichino.it/?p=28656" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> tutti i dettagli al riguardo). </li></ul>



<ul><li>Qualche mese fa anche <strong>Sabino Cassese</strong>, in un suo articolo sul Corriere della Sera titolato “<a href="https://www.corriere.it/opinioni/22_febbraio_05/stato-l-incuria-l-italiano-oscuro-leggi-62e95b70-86aa-11ec-ab3e-1258ba48ff09.shtml?" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lo Stato, l’incuria e l’italiano oscuro delle leggi</a>”, ha delicatamente deriso un decreto legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 2022, che aveva la peculiarità di condensare nei soli sette articoli del decreto ben dieci rinvii ad altri articoli di ben sette altri decreti o leggi e contenere frasi estremamente verbose.</li></ul>



<p>Per quale ragione in Lussemburgo un commercialista ha bisogno in media di 18 ore l’anno per redigere il bilancio annuale di una società, mentre in Italia di ore ce ne vogliono <a href="https://taxfoundation.org/publications/international-tax-competitiveness-index/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">168</a>? Come può un imprenditore italiano focalizzarsi sulle opportunità di business se passa buona parte del proprio tempo a controllare le innumerevoli scadenze fiscali? A parità di aliquota media e di gettito, chi trae vantaggio da tutti questi lacci e lacciuoli?</p>



<p>È davvero una utopia sperare in un’Italia liberata da tutte le complicate regole, la burocrazia inutile ed i costi che troppo la penalizzano, rendendo il facile difficile ed il semplice complicato attraverso l’inutile, ed impediscono così al nostro Paese, ed agli italiani, di valorizzare le proprie enormi potenzialità inespresse, senza la necessità di fuggire all’estero?</p>



<p>Provo solo a fornire qualche dato:</p>



<ol><li><strong>In Italia è estremamente difficile far partire e gestire una attività economica.</strong> La Banca Mondiale ogni anno, nella sua pubblicazione “<a href="https://databank.worldbank.org/source/doing-business" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Doing Business</a>”, misura la facilità di far partire e gestire una attività imprenditoriale in tutti i paesi del mondo. Se prendiamo l’ultima edizione (2020) ed analizziamo i principali paesi europei, più simili a noi per cultura e tradizione, troviamo tutti i paesi scandinavi tra il 4° posto (Danimarca) ed il 20° posto (Finlandia), il Regno Unito all’8° posto, la Germania al 22° posto, la Spagna al 30° e la Francia al 32° posto. E L’Italia? Al 58° posto!</li><li><strong>L’Italia ha il sistema fiscale più complicato e meno competitivo al mondo.</strong> Secondo l&#8217;<a href="https://taxfoundation.org/publications/international-tax-competitiveness-index/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">International Tax Competitiveness Index 2021</a>, pubblicato pochi mesi fa, il sistema fiscale italiano si pone al 37° posto per competitività su 37 paesi analizzati nel mondo. Che cosa vi può essere di peggio? La complessità del sistema stesso, dove l&#8217;Italia è ancora una volta il fanalino assoluto di coda, 37 su 37 paesi. </li><li><strong>In Italia un processo civile dura oltre 8 anni, in tutti i paesi del Consiglio d’Europa dura in media meno di due anni.</strong> La <a href="https://www.coe.int/en/web/cepej" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Commission for the Efficiency of Justice</a> pubblica annualmente un rapporto sull’efficienza e la qualità dei sistemi giudiziari europei. Per darvi un solo dato (2018), la durata media di un processo civile considerando tutti i Paesi membri del Consiglio d’Europa a poco meno di due anni (715 giorni). In Italia? 2.949 giorni, poco più di 8 anni, praticamente il quadruplo. </li><li><strong>L’Italia ha un cuneo fiscale tra i più alti al mondo</strong>. Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo complessivo di un lavoratore per le aziende e l’importo netto percepito dal lavoratore in busta paga. Secondo l’OCSE, che nella sua pubblicazione annuale <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/sites/f7f1e68a-en/index.html?itemId=/content/publication/f7f1e68a-en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Taxing Wages</a> misura il cuneo fiscale nei 34 paesi OCSE, l’Italia è sempre tra i paesi con il cuneo fiscale più alto, di solito il quart’ultimo nella graduatoria. Circa il 50% del costo del lavoro finisce tra tasse e contributi previdenziali. </li></ol>



<p>Per chi sia convinto che l’ingarbugliata situazione italiana attuale sia soltanto una casualità, magari dovuta ai troppi governi di colore diverso che si sono susseguiti negli anni, trascrivo qui di seguito qualche riga dal libro <strong>“Democrazia in America”</strong>, scritto da Alexis de Tocqueville nel lontano <strong>1835 </strong>(Volume II, sezione 4, capitolo 6):</p>



<p>&#8220;Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo […] vedo al di sopra dei cittadini un potere immenso e tutelare, che ha l’obiettivo di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. […] Lavora volentieri al benessere dei cittadini, ma vuole esserne l&#8217;unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità. […]



<p>Così ogni giorno tale potere rende meno necessario e più raro l&#8217;uso del libero arbitrio, e restringe l&#8217;azione della volontà […]



<p>L&#8217;eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche a considerarle come un beneficio.</p>



<p>Cosi, dopo avere preso nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il potere supremo estende il suo braccio sull&#8217;intera società. Ne copre la superficie con una rete di piccole complicate regole, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non riescono a penetrare, per sollevarsi sopra la massa.</p>



<p>La volontà dell’uomo non è spezzata, ma infiacchita, piegata ed indirizzata. L’uomo è raramente costretto ad agire, ma è continuamente scoraggiato dall’azione. Questo potere non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. […]&#8221;</p>



<p>Vi suona familiare? Non fa impressione pensare che queste parole siano state scritte quasi 200 anni fa?</p>



<p>Quando ascoltiamo o leggiamo notizie di brillanti manager ed imprenditori italiani che hanno avuto successo all’estero, oltre all’orgoglio di essere italiani non ci viene anche il dubbio: “Ma in Italia ce l’avrebbero mai fatta?”</p>



<p>Davvero siamo onesti quando ci domandiamo il perché della fuga dei cervelli? Non è che forse fuggono proprio perché hanno un cervello?</p>



<p>Ed attenzione che anche le aziende fuggono all’estero, e quando non possono, fanno fuggire i profitti! Secondo <a href="https://www.milanofinanza.it/news/23-miliardi-di-profitti-di-societa-italiane-scappano-all-estero-202102091546044395" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un articolo di Milano Finanza</a> oltre 23 miliardi di profitti di società italiane sono fuggiti all’estero in un solo anno.</p>



<p>Una proposta concreta per cambiare le cose? Cominciamo dalla semplificazione delle nuove leggi.</p>



<p>Per ogni nuova proposta di legge, sia resa necessaria la predisposizione di un piccolo test da somministrare a deputati e senatori per verificare che tutte le norme contenute nella proposta siano chiare e comprensibili almeno a questa élite culturale. Se il test non sarà superato con successo da almeno il 51% dei parlamentari, il testo dovrà essere re-inviato a chi ha redatto la proposta affinché si sforzi per una maggior chiarezza.</p>



<p>Sono certo che in questo modo avremo forse meno leggi nuove, ma probabilmente un po’ più chiare delle attuali.</p>
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		<title>Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Valli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 15:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/07/16/valli-mercato-degli-influencer/">Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi di dollari. Un balzo notevole se si considera che nel 2019 questo mercato valeva 6,5 e nel 2018 4,6. Stando alle stime, per ogni euro utilizzato per fare campagne sui social si possono ottenere fino a 18 dollari di controvalore mediatico. Se paragonato ai costi benefici della pubblicità tradizionale, si capisce facilmente il perché di questa continua crescita. Ma se da un lato l’utilità dell’investimento promozionale è evidente, dall’altro bisogna fare attenzione a utilizzare queste nuove forme di comunicazione.</p>



<p>L’attenzione da parte dell’Antitrust italiano è cresciuta esponenzialmente con l’apertura di numerose istruttorie, logica conseguenza delle tante segnalazioni fatte proprio dagli utenti e dalle associazioni a tutela dei consumatori, ma non è sufficiente proprio perché è un comparto in continua trasformazione.<br>Rischia l’influencer ma rischia anche l’azienda, sia in solido che in termini reputazionali. Negli ultimi anni la consapevolezza è cresciuta e i big del comparto, dalla Ferragni in giù per rimanere in Italia, sanno perfettamente come tutelarsi e tutelare i brand con cui collaborano. Il problema trasparenza riguarda soprattutto i microinfluencer, con un pubblico ridotto o di settore ma che hanno ugualmente la possibilità di chiudere accordi commerciali importanti, e le nuove piattaforme con un pubblico di fascia giovane, quindi non pienamente consapevole, dove le direttive suggerite dal social sono meno stringenti o, in alcuni casi, assenti.</p>



<p>I social abbattono la distanza tra chi vende e chi compra, sono un potente strumento di marketing che ti permette di accedere a un pubblico vastissimo. Sono attrattivi, leggeri e inclusivi ma le regole del gioco nel nostro Paese sono tutt’altro che chiare. Non esiste, infatti, una legge unica e precisa che disciplini il fenomeno degli influencer e che tuteli il consumatore. Le regole del gioco sono affidate a un concorso, più o meno ordinato e coerente, di un complesso di normative di vario rango: in materia di privacy, diritto d’autore, tutela dei consumatori, concorsi e manifestazioni a premio, autodisciplina della Comunicazione commerciale, Digital Chart Iap, codice civile.</p>



<p>L’assenza di una guida, come detto, espone aziende, istituzioni e influencer a rischi sanzionatori e risarcitori. Senza regole organiche, chiare e che coinvolgano anche i micro influencer, si rischia di compromettere il diritto dei consumatori alla chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni che possono influenzare gli acquisti, nonché di pregiudicare il loro diritti d’immagine, alla riservatezza e alla privacy. Diventa dunque necessario riepilogare in modo ordinato le regole. Un lavoro scientifico che avrà l’effetto di facilitare le aziende nell’operatività sui social, incrementando business magari ancora inesplorati o solo parzialmente sfruttati, garantendo allo stesso tempo la tutela dei consumatori. È auspicabile, oggi più che mai, una riflessione approfondita e organica che porti ad un bilanciamento vero e alla definizione di un “manuale di regole chiare a beneficio delle aziende e dei consumatori”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/07/16/valli-mercato-degli-influencer/">Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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