<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ulivo Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/ulivo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/ulivo/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 Oct 2021 15:54:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Ulivo Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/ulivo/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il migliore. Marco Pantani</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/23/mengoni-il-migliore-marco-pantani/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/23/mengoni-il-migliore-marco-pantani/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Mengoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 15:43:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano De Zan]]></category>
		<category><![CDATA[Armstrong]]></category>
		<category><![CDATA[Bartali]]></category>
		<category><![CDATA[Bertinotti]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Candido Cannavò]]></category>
		<category><![CDATA[Cesenatico]]></category>
		<category><![CDATA[Christina Johnsson]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[Coppi]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Doping]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Ematocrito]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ruggieri]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzetta dello Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Giro d&#039;Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Pirata]]></category>
		<category><![CDATA[Lance Armstrong]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna di Campiglio]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pantani]]></category>
		<category><![CDATA[Montagne]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Santolini]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Tour de France]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3709</guid>

					<description><![CDATA[<p>Parlare di Marco Pantani è tornare giovani. Avvicinare un figlio di vent’anni con l’aria del nonno che ne ha viste tante. E che non capisce di cosa parliamo. Eravamo a cavallo dei trent&#8217;anni quando Marco trionfò al Giro e al Tour del 1998. Eravamo nel secondo anno dell&#8217;Ulivo, con Romano Prodi e la sua squadra che stavano pazientemente ma con caparbietà cercando di cambiare l&#8217;Italia. Prima che i residuati alla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/23/mengoni-il-migliore-marco-pantani/">Il migliore. Marco Pantani</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Parlare di Marco Pantani è tornare giovani. Avvicinare un figlio di vent’anni con l’aria del nonno che ne ha viste tante. E che non capisce di cosa parliamo.</p>



<p>Eravamo a cavallo dei trent&#8217;anni quando Marco trionfò al Giro e al Tour del 1998. Eravamo nel secondo anno dell&#8217;Ulivo, con Romano Prodi e la sua squadra che stavano pazientemente ma con caparbietà cercando di cambiare l&#8217;Italia. Prima che i residuati alla Bertinotti affossassero tutto. Prima di quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando l’ematocrito di Pantani superò il limite massimo di sicurezza e il ciclista fu costretto a fermarsi.</p>



<p>Romano Prodi e Marco Pantani. Chissà perché questo accostamento. Forse era solo la speranza di un&#8217;Italia migliore, guarita dai suoi mali atavici, vincente nella terra dei Galli, che ci amano a modo loro, quando tiriamo fuori quelle qualità italiche di resistenza e coraggio che, del resto, cantava anche Paolo Conte. I francesi ci rispettano, anche se le balle ancora gli girano.</p>



<p>Eravamo più giovani ed il ciclismo ci appariva ancora lo sport duro dei tempi di Bartali e Coppi, ancora senza caschi, senza auricolari e senza squadre robot di oggi che preparano il terreno per il capitano che si risparmia in attesa della zampata finale. Pantani non si risparmiava quando arrivava il momento giusto. Quando sentivamo Adriano De Zan, con la sua voce teatrale, gridare &#8220;il pirata è partito!&#8221; ci veniva su un brivido per la schiena. Ci sembrava che Marco ci trascinasse con se sulle salite.</p>



<p>Ma sì, sono i dolci ricordi dei tempi giovanili. Ogni generazione ha i suoi ricordi, quelli a colori, in bianco e nero oppure nelle pagine stampate della Gazzetta post-guerra. Eppure non è solo questo.</p>



<p>Su Pantani ho letto libri di ogni genere ed ogni volta mi commuovo a pensare alla notte di San Valentino del 2004 in cui è morto solo. Non credo ai complotti. Marco era ormai entrato in una spirale di depressione e di solitudine (anche Christina Johnsson l&#8217;aveva lasciato nel 2003) in cui la droga aveva preso il posto del suo cuore. </p>



<p>Non doveva e non poteva finire con la morte, ma in questa tragica parabola non c&#8217;è, purtroppo, niente di nuovo. Una sconfitta umana che segue alla caduta dell&#8217;atleta. Chi non si arrenderebbe ad un destino così nero? Semmai ci sono ancora tanti dubbi su quel giorno a Madonna di Campiglio. Complotto della camorra che aveva scommesso sulla sconfitta del campione? Errore dei preparatori? Scambio di provette? Oppure doping?</p>



<p>Il documentario di Paolo Santolini non fornisce risposte. Occorrerebbe andare a scavare tra montagne di documenti giudiziari, legali, medici in cerca di una verità più elusiva che mai, con la paura di scoprire che anche Marco, come tanti altri grandi ciclisti dell&#8217;epoca, faceva uso di sostanze dopanti. </p>



<p>Bisognerebbe smontare quel circo mediatico e giudiziario che prima l&#8217;ha esaltato e poi l&#8217;ha frettolosamente messo da parte, quasi con imbarazzo, come accadde al direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, che forse Santolini accusa con una certa leggerezza di aver scaricato il campione.</p>



<p>Cambierebbe qualcosa? Lance Armstrong, campione infame della chimica, oscuro signore del peloton che non ammetteva critiche, non è mai stato simpatico a nessuno. Marco, anche se si dimostrasse che avesse preso qualcosa di cui il suo immenso talento non aveva bisogno, non perderebbe nulla della sua umanità.</p>



<p>La racconta Santolini, facendo parlare la famiglia, gli amici e la sua Cesenatico, un borgo marino come tanti in Italia, con i suoi riti e i suoi personaggi. Un&#8217;Italia minore e tosta, vincente quando il campo è livellato, eppure sempre destinata alla sconfitta dopo una breve parentesi di gloria. Come accade alle località di mare, che in quattro mesi consumano la vita di un anno. Non lo diceva anche Enrico Ruggieri in &#8220;Mare d’inverno&#8221;?</p>



<p>E io che non riesco nemmeno<br>A parlare con me<br>Mare mare<br>Qui non viene mai nessuno<br>A trascinarmi via<br>Mare mare<br>Qui non viene mai nessuno<br>A farci compagnia</p>



<p>Sembra una canzone scritta per Marco, dopo le ultime glorie del 2000 e l’inarrestabile declino.</p>



<p>Nel nobile tentativo degli amici e dei familiari di difendere la memoria di Marco, c&#8217;è qualcosa che manca, una domanda che frulla nella testa: dov&#8217;erano tutti quando Marco si è lasciato andare nella spirale verticale della cocaina? Lo sforzo di proteggerlo si spinge anche a tralasciare la figura di Christina Johnson, sua fidanzata per otto anni, che appare in pochi frammenti non granché significativi. </p>



<p>Credo che si tratti di una forma estrema di rispetto, non di omertà. Tutti rimanemmo sorpresi di quella morte, come se non avessimo capito l&#8217;estrema fragilità di una persona a cui la vita aveva dato una dose più che abbondante di sofferenza. Ci illudevamo che si sarebbe miracolosamente ripreso, come nella salita del Mont Ventoux il 13 luglio 2000, la sua penultima vittoria, davanti al bandito Armstrong.</p>



<p>Nessuno ha preso alla lettera quelle terribili parole pronunciate il 5 giugno 1999: &#8220;ripartire stavolta sarà dura, durissima: io ce l&#8217;ho fatta dopo i gravissimi incidenti che ho subito, vedremo. Pretendo soltanto un po&#8217; di rispetto.” Era una resa che non abbiamo voluto ascoltare.</p>



<p>Santolini non tenta la facile operazione commozione. Sarebbe bastata una colonna sonora strappalacrime. Oppure infiliare in sequenza i frammenti televisivi degli arrivi vittoriosi. Invece si ferma sempre un attimo prima, sulla fatica, e un attimo dopo, per cercare di avvicinare l&#8217;uomo che soffre. Che non smetterà mai di soffrire. E noi con lui.</p>



<p>Ci restano ancora le immagini di un&#8217;Italia che sembra solo superficialmente la stessa di oggi: le spiagge dell&#8217;Adriatico, i tornanti del Carpegna, le tavolate dei parenti, gli interni dimessi di cucine da Mondo Convenienza, con donne grosse che cucinano piadine ed umili lavoratori che, anche se oggi hanno un titolo di dottore, non si sentono importanti. Un&#8217;Italia fine anni novanta, quando si poteva ancora sperare nel meglio. Dopo ogni caduta, ci si rialza. E chi non si rialza, merita lo stesso il nostro amore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/23/mengoni-il-migliore-marco-pantani/">Il migliore. Marco Pantani</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/23/mengoni-il-migliore-marco-pantani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Governo Draghi occasione unica per superare divisione dell&#8217;area liberal-democratica in Italia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/03/03/susta-governo-draghi-occasione-unica-per-superare-divisione-area-liberal-democratica-in-italia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/03/03/susta-governo-draghi-occasione-unica-per-superare-divisione-area-liberal-democratica-in-italia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 12:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[ALDE]]></category>
		<category><![CDATA[Alde Party]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Base Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Conte II]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Dahrendorf]]></category>
		<category><![CDATA[Demos]]></category>
		<category><![CDATA[ECR]]></category>
		<category><![CDATA[En Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Viva]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[LEU]]></category>
		<category><![CDATA[Liberal-democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Linkiesta]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioranza Ursula]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Conservatore Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[PDE]]></category>
		<category><![CDATA[Popolari Europei]]></category>
		<category><![CDATA[Popper]]></category>
		<category><![CDATA[PPE]]></category>
		<category><![CDATA[PSE]]></category>
		<category><![CDATA[Renew Europe]]></category>
		<category><![CDATA[Ropke]]></category>
		<category><![CDATA[Socialisti]]></category>
		<category><![CDATA[Sturzo]]></category>
		<category><![CDATA[UDC]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2733</guid>

					<description><![CDATA[<p>Continua il confronto avviato da ilcaffeonline sul modo in cui le tradizioni politiche italiane ed europee affronteranno i cambiamenti di scenario dovuti alla pandemia. Pubblichiamo il contributo di Gianluca Susta, già vicepresidente dell&#8217;ALDE Group al Parlamento Europeo e capo-delegazione della Margherita. Il Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, sul Corriere della Sera del 24 febbraio, ha posto con lucidità il tema della mancanza di riferimenti politici per l&#8217;area liberal-democratica&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/03/susta-governo-draghi-occasione-unica-per-superare-divisione-area-liberal-democratica-in-italia/">Governo Draghi occasione unica per superare divisione dell&#8217;area liberal-democratica in Italia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Continua il confronto avviato da ilcaffeonline sul modo in cui le tradizioni politiche italiane ed europee affronteranno i cambiamenti di scenario dovuti alla pandemia. Pubblichiamo il contributo di Gianluca Susta, <em>già vicepresidente dell&#8217;ALDE Group al Parlamento Europeo e capo-delegazione della Margherita</em>.</em></p>



<p>Il Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, sul Corriere della Sera del 24 febbraio, ha posto con lucidità il tema della mancanza di riferimenti politici per l&#8217;area liberal-democratica nel nostro Paese.</p>



<p>Il ripiegamento su stessa della politica italiana, l&#8217;incapacità di guardare le vicende politiche al di là del proprio naso, l&#8217;incoerenza tra scelte nazionali e scelte europee di forze politiche e loro leadership che dovrebbero avere, invece, saldi riferimenti nelle famiglie europee, richiede oggi un cambiamento radicale di approccio e una coerenza coraggiosa, guardando proprio all&#8217;esperienza europea. Vale per tutti, ma vale soprattutto per l&#8217;area liberal-democratica.</p>



<p>Sono non da oggi tra i fautori di una “Margherita 2.0” che, in un quadro che pare orientarsi verso un sistema fondamentalmente proporzionale, guardi all&#8217;esperienza di Renew Europe, nata nel 2019, con l&#8217;ingresso di “En marche” di Macron, sulle ceneri dell&#8217;Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, promossa dai liberali dell&#8217;ELDR (poi divenuto Alde party) e dal Partito Democratico Europeo (PDE) dopo le elezioni europee del 2004.</p>



<p>Per dirla in sintesi occorre riprendere quell&#8217; esperienza e dare vita a una “cosa” che sia la proiezione politica in Italia di Renew Europe, che unisce il liberalismo dell&#8217; “Alde Party” con la tradizione democratica e liberalsociale del Partito Democratico Europeo che, fin dal 2004, è stata la casa europea della Margherita presieduta da Francesco Rutelli.</p>



<p>La crisi di sistema sfociata nel Governo Draghi spinge le forze politiche a scomporsi e ricomporsi in un&#8217;ottica che ha come riferimento le grandi famiglie europee.</p>



<p>Mi pare di poter azzardare la previsione che in Europa il M5S verrà assorbito dal Gruppo socialista, presidiato da PD e LeU e l&#8217;intergruppo formato da queste forze in Senato, oltre alla rivendicazione dell&#8217;esperienza del Governo Conte II, siano segni inequivocabili della direzione presa dal nuovo corso della sinistra democratica e del PD in particolare. </p>



<p>Non si può, inoltre, non vedere la marcia di avvicinamento della Lega al PPE, da tempo “casa comune” di Forza Italia e UDC. E la stessa presidenza da parte di Giorgia Meloni del Partito Conservatore Europeo (ECR), che raccoglie la destra euroscettica e nazionalista, indica il profilo che vuole assumere Fratelli d’Italia.</p>



<p>In questo quadro solo la famiglia liberal-democratica, da sempre terza o quarta forza al Parlamento Europeo, parte determinate della “maggioranza Ursula”, resta priva di riferimenti nel panorama politico italiano.</p>



<p>Non so se Renzi voglia davvero indicare a Italia Viva questo obiettivo, come anche alcuni parlamentari a lui vicini hanno lasciato intendere nei giorni scorsi. Tutto lascia presumere di sì e ciò è bene e anche gli altri leader delle formazioni “di area” dovrebbero cogliere questa opportunità.</p>



<p>Penso che questo obiettivo sia ciò che si attende una fetta significativa di opinione pubblica; che in questa direzione va l&#8217;appello firmato da personalità di diversa estrazione apparso su Linkiesta qualche giorno fa, poi ripreso dal Corriere e su cui è intervenuto il Presidente della Fondazione Einaudi. </p>



<p>So che da sole Azione, Italia Viva, +Europa, Demos, Base Italia, ecc. non possono più concepirsi come “cespugli” sotto una metaforica e rassicurante “quercia”, in un centro sinistra di derivazione ulivista che non ha più senso in uno schema maggioritario bipolare travolto dagli eventi.</p>



<p>E penso che occorra riprendere, pur nell&#8217;emergenza che viviamo o forse proprio per questo, un disegno di riforma complessivo delle nostre Istituzioni che ripensi al rapporto tra Stato centrale e governance locale; al rapporto tra governabilità e rappresentanza; tra libertà economica e giustizia sociale, temi a cui la cultura liberale e democratica nonché il popolarismo hanno dedicato gran parte della loro elaborazione politica (si pensi a Sturzo, Dahrendorf, Popper, Ropke, solo per citarne alcuni).</p>



<p>Una sfida grande, in cui il riferimento alla Margherita non è tanto per la sua collocazione, visto che quella esperienza era funzionale a caratterizzare in senso “democratico”, all&#8217;interno di un sistema bipolare, un centro sinistra destinato ad essere invece caratterizzato in senso “socialista”quanto all&#8221;intuizione, che fu soprattutto di Rutelli, di dare vita ad un partito unendo e non dividendo ciò che c&#8217;era di disponibile e indicandone, immediatamente, la proiezione europea nella famiglia liberal-democratica.</p>



<p>Chi come me non vive (più) la dimensione politica nazionale e da tempo non frequenta “il palazzo” può dire che nella base del corpo elettorale la divisione in tanti frammenti dell&#8217;area liberal-democratica è vissuta come un grave e grande limite, che va superato con uno sforzo di generosità e di sapiente visione, analogo a quello che compirono nel 2001 i promotori della Margherita i quali non avevano meno ragioni di diversità e, in qualche caso, di risentimento tra loro per scelte precedenti, di quanto non abbiano oggi le formazioni e i leader che dovrebbero concorrere a definire questa operazione.</p>



<p>Ecco perché bisogna sforzarsi di includere il più possibile tutto ciò che si muove in quest&#8217;area, fin dai primi passi. A mio giudizio hanno…abbiamo… una sola opzione: provarci! Perché un&#8217;occasione come questa potrebbe non ripresentarsi per lungo tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/03/susta-governo-draghi-occasione-unica-per-superare-divisione-area-liberal-democratica-in-italia/">Governo Draghi occasione unica per superare divisione dell&#8217;area liberal-democratica in Italia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/03/03/susta-governo-draghi-occasione-unica-per-superare-divisione-area-liberal-democratica-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/20/cuzzocrea-attendiamo-il-rimpasto-come-a-tavola-il-menu-del-giorno/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/01/20/cuzzocrea-attendiamo-il-rimpasto-come-a-tavola-il-menu-del-giorno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 13:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Bettini]]></category>
		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Ciampolillo]]></category>
		<category><![CDATA[Classe dirigente]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Conte 2]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[Fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Impeachment]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[movimento cinque stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Nazione]]></category>
		<category><![CDATA[No Euro]]></category>
		<category><![CDATA[No Vax]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Polverini]]></category>
		<category><![CDATA[Popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Proporzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Vocazione maggioritaria]]></category>
		<category><![CDATA[Zingaretti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2543</guid>

					<description><![CDATA[<p>I due giorni di dibattito parlamentare sulla fiducia al governo Conte 2 hanno occupato le cronache italiane, aperto interrogativi e, probabilmente, fornito poche risposte utili agli italiani per affrontare i prossimi mesi. Qualcuno ha provato ad argomentare che tutto ciò non rappresenti il Paese e le sue emergenze, ma niente è più reale delle forme in cui la democrazia manifesta il proprio stato. I discorsi parlamentari ascoltati, le repliche e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/20/cuzzocrea-attendiamo-il-rimpasto-come-a-tavola-il-menu-del-giorno/">Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I due giorni di dibattito parlamentare sulla fiducia al governo Conte 2 hanno occupato le cronache italiane, aperto interrogativi e, probabilmente, fornito poche risposte utili agli italiani per affrontare i prossimi mesi. Qualcuno ha provato ad argomentare che tutto ciò non rappresenti il Paese e le sue emergenze, ma niente è più reale delle forme in cui la democrazia manifesta il proprio stato.</p>



<p>I discorsi parlamentari ascoltati, le repliche e le dichiarazioni di voto, si sono susseguite in una ritualità a cui siamo abituati da decenni. Chi siede in Parlamento, oggi come nelle legislature precedenti, rappresenta lo “stato della Nazione”. Cambiamo leggi elettorali, modifichiamo collegi, inventiamo nomi nuovi per partiti vecchi, il risultato è sempre lo stesso: una rappresentazione del popolo e una classe dirigente diretta espressione, nel bene e nel male, dei proprietari della sovranità.</p>



<p>Le tre grandi novità politiche degli ultimi 30 anni, negli ultimi giorni hanno probabilmente perso l’identità che le contraddistingueva, segnando un passaggio verso un futuro pieno di interrogativi.</p>



<p>Forza Italia ha sancito la sua marginalità, abbandonando per irrilevanza il ruolo di argine alla prevalenza di sovranisti e nazionalisti nel centrodestra italiano. Dimostrazione evidente sono state le continue voci sulla fuga verso i lidi governativi di onorevoli e deputati, espresse in maniera solenne e simbolica dalla fiducia al governo di due esponenti rappresentativi degli ultimi anni, Polverini alla Camera e Rossi al Senato. Archiviata la promessa rivoluzione liberale, restano le dichiarazioni alla stampa di Tajani, che con i suoi categorici “è fuori da Forza Italia” faceva sorridere chi vede il partito berlusconiano incalzato nei consensi da Azione di Calenda.</p>



<p>Il Partito Democratico ha definitivamente abbandonato la propria vocazione maggioritaria. Nonostante le ragioni che hanno portato alla sua nascita siano ancora attuali e reali (come ha detto l’ex segretario Fassino in una recente intervista su queste pagine), non è più attuale il modo in cui la sua leadership eserciti l’aspirazione alla realizzazione di tali ragioni. In un’immagine continua di incapacità di dettare i temi e i tempi dell’agenda politica, in un continuo inseguire altri, l’adesione alla nuova legge elettorale proporzionale promessa da Conte segna la fine della capacità del Pd di guidare il cambiamento in Italia. </p>



<p>Unita con la riduzione dei seggi parlamentari, probabilmente, consentirà a Bersani ed altri di rientrare nel Pd che verrà. Il rischio è che non rientri l’elettorato che ha visto nel percorso dall’Ulivo al Pd la possibilità di modernizzare l’Italia. La sensazione è che gli elettori “nativi democratici” non siano in grado di definire una propria identità politica, perché lontani dagli schemi novecenteschi con cui Bettini e Zingaretti governano il partito e ne determinano il futuro. Nella vittoria di ieri rischia di annidarsi la sconfitta di domani.</p>



<p>Il Movimento 5 Stelle ha completato il suo itinerario di omologazione. Governo da soli, governo con la Lega, governo con il Pd, governo con chi ci sta. Partiti da no euro, no vax, no xylella, gilet gialli, impeachment a Mattarella, nella scatoletta di tonno ci sono finiti loro e stanno trascinando anche noi.</p>



<p>Ogni legislatura ha i suoi Ciampolillo, ogni crisi di governo ha i suoi protagonisti, impegnati in estenuanti – per “i cittadini a casa” se vogliamo usare la triste espressione del presidente Conte &#8211; acrobazie televisive. Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/20/cuzzocrea-attendiamo-il-rimpasto-come-a-tavola-il-menu-del-giorno/">Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/01/20/cuzzocrea-attendiamo-il-rimpasto-come-a-tavola-il-menu-del-giorno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Romano Prodi: l’augurio è di trovare la coesione necessaria per presentarci di nuovo come un Paese. Appena sarà il mio turno farò il vaccino</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/01/raco-prodi-trovare-coesione-necessaria-per-presentarci-di-nuovo-come-un-paese/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/01/01/raco-prodi-trovare-coesione-necessaria-per-presentarci-di-nuovo-come-un-paese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2021 12:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[5S]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[America alone]]></category>
		<category><![CDATA[America first]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Coesione]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[EFTA]]></category>
		<category><![CDATA[Erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Europei]]></category>
		<category><![CDATA[FCA-PSA]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Frugali]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[IRI]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioritario]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Poliomelite]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Proporzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblicani]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Stellantis]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2428</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’UE e il Regno Unito hanno sottoscritto un accordo, affatto scontato, che andrà perfezionato nel tempo. Il modo migliore per chiudere una separazione comunque molto dolorosa?È un modo decente. La Brexit con rottura totale sarebbe stata indecente. Ma è pur sempre una rottura anche perché, se da un lato si è conservato uno degli aspetti più importanti, vale a dire il commercio, d’altro canto il distacco c’è, rimane, e ha&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/01/raco-prodi-trovare-coesione-necessaria-per-presentarci-di-nuovo-come-un-paese/">Romano Prodi: l’augurio è di trovare la coesione necessaria per presentarci di nuovo come un Paese. Appena sarà il mio turno farò il vaccino</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L’UE e il Regno Unito hanno sottoscritto un accordo, affatto scontato, che andrà perfezionato nel tempo. Il modo migliore per chiudere una separazione comunque molto dolorosa?</strong><br>È un modo decente. La Brexit con rottura totale sarebbe stata indecente. Ma è pur sempre una rottura anche perché, se da un lato si è conservato uno degli aspetti più importanti, vale a dire il commercio, d’altro canto il distacco c’è, rimane, e ha carattere del tutto irrazionale. Da Presidente della Commissione ho sempre avuto a che fare con l’eccezione britannica, con la sua intrinseca diversità. La cifra era: noi non siamo stati mai comandati da nessuno, non vogliamo esser comandati da Bruxelles. E ho sempre sentito tutto questo come un richiamo del passato. Io credo che sia un fatto negativo. Non sarà tragico perché in fondo abbiamo salvato alcune cose, ma ci rimetteremo negli scambi culturali, nella ricerca, nell’immigrazione e in tutti questi aspetti che erano così importanti perché la Gran Bretagna è un grande Paese. Ci rimetteremo anche nella difesa perché il loro era il più efficiente esercito europeo.</p>



<p><strong>Che cosa pensa della sospensione del programma Erasmus?</strong><br>Questa è la classica stupidità. Quando la politica si ferma sui fatti simbolici è stupida, e in questo caso l’abolizione dell’Erasmus è il simbolo di voler staccare la propria gioventù da quella europea. Ma non ci guadagna niente la Gran Bretagna. Ci guadagnava molto dall’Erasmus, spendeva poco e niente. È solo la rivendicazione di essere diversi, di non volere avere rapporti con nessuno. Queste cose andranno avanti fino a quando fra venti o venticinque anni, purtroppo io non ci sarò più, la Gran Bretagna rientrerà nell’Unione Europea. Sarà com’è stato l’altra volta: fondarono l’EFTA, l’unione doganale, con i Paesi del Nord. Poi videro che ci rimettevano e in un giorno solo sono entrati in Europa. Arriverà anche quel giorno lì.</p>



<p><strong>Continui ad allenarsi, professore, così ci sarà anche quel giorno.</strong><br>Sono arrivato pochi mesi fa alla durata della vita media del maschio. Se fossi femmina avrei statisticamente più anni di vita davanti, ma essendo maschio ritengo che sia arrivato il punto di svolta.</p>



<p><strong>Tra 20 giorni si insedierà Biden. Come cambieranno i rapporti con l’Europa e la Cina?</strong><br>Tante cose sono già cambiate in quest’intervallo. In linea di massima rimane l’ostilità americana nei confronti della Cina. Democratici e Repubblicani vedono egualmente la Cina come il grande concorrente. È ormai diventata concorrenza imperiale, e la concorrenza imperiale non perdona mai. Però son cambiate alcune cose in poche settimane. Gli americani erano partiti con un accordo commerciale con tutti i paesi del Pacifico esclusa la Cina. Trump ha rotto quell’accordo, la Cina ha fatto lei l’accordo che avrebbero dovuto fare gli Stati Uniti. Ancora con dei buchi neri, delle incertezze, ma in definitiva hanno creato un’area commerciale che è quasi un terzo del commercio mondiale. È un fatto nuovo. Fra nemici politici, ma che capiscono che la corsa alla dimensione economica è andata talmente avanti che non può essere ignorata. Si odiano politicamente, sono nemici, ma contrattano fra di loro e investono reciprocamente.</p>



<p><strong>E poi? L’Europa?</strong><br>In secondo luogo si sta forse concludendo un certo accordo europeo con la Cina sugli investimenti reciproci. Questo comporterà, se andrà in porto, alcuni cambiamenti riguardo ai fatti economici, come il riconoscimento dei brevetti, certi vincoli sul lavoro giovanile, l’ecologia. L’accordo mette assieme alcune norme che abbassano le tensioni. Questi sono gli avvenimenti di questi giorni. Su questo si innesta un cambiamento americano nei confronti dell’Europa. L’Europa sarà ancora vista in molti casi come concorrente, specie quando si tratta delle grandi società legate a internet, da Google ad Apple ad Amazon, dove l’interesse americano sarà ancora fortissimo. Ma su tante altre controversie, come Airbus o Boeing, ci sarà un avvicinamento all’Europa, anche perché è utile politicamente e militarmente.</p>



<p><strong>Cosa prevede?</strong><br>E allora, di fronte a tutto questo cambiamento, prevedo Stati Uniti e Cina ancora in forte tensione, un più stretto rapporto tra Europa e Stati Uniti, ma con l’Europa un po’ più libera di “ballare” dal punto di vista economico con la Cina. Anche perché è evento di questi giorni la constatazione che l’Europa commerci più con la Cina che con gli Stati Uniti. Questo è un fatto solo quantitativo ma che costituisce una rivoluzione intellettuale impressionante. Mettendo assieme tutti questi eventi, anche se sono ancora in fieri, io prevedo una maggior libertà d’azione per l’Europa a fronte di uno scontro ancora aspro tra USA e Cina. Questo ci conferirebbe anche la possibilità di svolgere un po’ il ruolo di arbitro in tante controversie mondiali, ma a condizione che ci sia una politica europea, e questo è un altro discorso.</p>



<p><strong>Nonostante la sconfitta, Trump ha avuto molti consensi. C’è una inquietudine che induce la classe media, in Europa come in America, a dare fiducia ai populisti?</strong><br>No, sono cose diverse. I populisti sono sì forti e importanti, ma non sono in ascesa. Non solo perché Trump non ha vinto ma perché, alle elezioni europee avrebbero dovuto fare sfracelli e così non è stato. Poi, oggi, Polonia e Ungheria hanno dovuto in qualche modo cedere. Quindi restano importanti ma certo non in ascesa. Quanto a Trump, che ha certamente avuto una valanga di voti, ricordiamoci però che è un presidente in carica che perde, e un presidente in carica che perde è sempre un evento, non una cosa normale. Poi il consenso di Trump è fatto di tante cose: non solo populismo, ma “America first”. È l’impero americano, di chi dice: faremo di tutto per essere i primi nel mondo. E questo ha un fascino incredibile, dappertutto. Io ho avuto la fortuna di insegnare in Cina e negli Stati Uniti fino a pochi anni fa e nello stesso periodo di tempo. I ragazzi avevano la stessa mentalità imperiale. L’impero è un’infezione irresistibile, altro che Covid! In questo senso c’è bisogno dell’Europa per calmare queste cose. Ripeto: quello che vedo negli Stati Uniti è solo in parte populismo. Se Trump fosse stato un po’ più intelligente politicamente e avesse puntato soltanto su “America first” e non su “American alone”, sarebbe ancora presidente.</p>



<p><strong>Sotto la sua presidenza l’Europa ha portato a compimento, tra le altre riforme, l’allargamento dell’Unione a Est. Si tratta dei Paesi che di più oggi stanno ostacolando le politiche comunitarie. Fu un errore?</strong><br>Non solo non ritengo sia stato un errore, vedendo come sono andate le cose in Ucraina: pensi se la Polonia fosse al posto dell’Ucraina. Anzi, penso non in modo provocatorio che bisogna continuare l’allargamento con i Paesi dell’ex Jugoslavia e con l’Albania. In fretta, chiudere i confini dell’Europa, definirli, riformare le istituzioni europee e avere un’Europa che comprenda tutta la cultura europea. Adesso non abbiamo nemmeno più il problema della Turchia, il caso con la Turchia è chiuso. La storia, la storia passa una volta sola. Poi è verissimo che i Paesi dell’Est hanno mille grane, però diciamoci anche la verità: io ho fatto il presidente della Commissione europea sia a quindici che a venticinque, e i problemi erano uguali. Come ho detto, avevo solo il problema della Gran Bretagna. Quelli avevano un’idea diversa, una politica diversa. Polonia e Ungheria, che stanno davvero violando ogni diritto, alla fine hanno dovuto cedere. Alla fine vedono che il loro futuro è l’Europa. Quindi vedrà, cambieranno governo e adagio adagio si avrà un’omogeneità anche con loro.</p>



<p><strong>Il problema è la storia?</strong><br>Il problema è definire i confini, che cosa siamo. Poi il passo successivo è la costruzione dell’”anello degli amici”, che io proposi nel 2002 ma venne bocciato dalla Commissione europea. Basta pensare che l’Europa non può allargarsi da questi confini. Con i Paesi che ci stanno intorno, dalla Bielorussia al Marocco, passando per Israele e Siria, si possono fare rapporti bilaterali speciali in modo da assicurarci questo anello degli amici. L’Europa avrà un significato diverso nel mondo, e non è illusione perché è interesse loro e interesse nostro. Ci metteremo cinquant’anni? E mettiamoci cinquant’anni a fare questi rapporti, ma costruiamo attorno a noi una situazione di sicurezza. Ma non vede che adesso in Libia, che è attaccata alla Sicilia, comandano la Russia e la Turchia? Ma le sembra logico? Ma dove siamo andati a finire? Che la Turchia ha il prodotto nazionale della Spagna, è lontana e comanda nel Mediterraneo?</p>



<p><strong>C’è stato un momento in cui lei stava per essere nominato alto rappresentante in Libia, lo chiedevano venticinque Paesi africani. Quello era un momento straordinario, storico, per cui l’Italia poteva avere un ruolo determinante.</strong><br>Venticinque Paesi africani lo chiesero al segretario dell’Onu, quando Gheddafi era ancora in vita e dunque si poteva ancora salvare la situazione. Il segretario dell’Onu disse che ci avrebbe pensato e poi non se ne fece nulla. C’è stato evidentemente qualcuno che si è opposto.</p>



<p><strong>In Italia?</strong><br>Berlusconi, poi qualcuno dice anche gli americani, non lo so. Io penso che fosse casa europea. Poi la cosa si ripeté anche dopo, con il governo Renzi. Io andai da lui, unica volta in cui mi recai a Palazzo Chigi, per dirgli che ricevevo queste richieste e ribadire che fossi a disposizione. Ora, può darsi che tutti questi avessero le loro ragioni, ma il problema è che dobbiamo far capire che il Mediterraneo è vitale non solo per noi ma per tutta l’Europa. L’allargamento ci ha in qualche modo definito il rapporto verso Est. Il problema adesso è il Sud, e allora noi con Francia, Spagna, Grecia, Cipro, Malta, dobbiamo fare un blocco Mediterraneo, ma non sciovinista, per dire: guardate che la frontiera debole dell’Europa è il Mediterraneo. Poi questo è anche un problema del nostro Mezzogiorno: l’idea che il nostro Mezzogiorno possa crescere senza avere di fronte dei Paesi in sviluppo è un’idea che non ha senso. Di fronte al niente non ci si sviluppa. Sono anni che propongo una cosa innocente ma anche importante: facciamo delle Università miste.</p>



<p><strong>Lei aveva proposto un Erasmus mediterraneo misto, italo-africano.</strong><br>Soprattutto nelle città miste. Adesso ci sono Università europee in Africa. È bellissimo, ma non è questo che dobbiamo avere. Io penso a delle città come Catania o Napoli, Tripoli, Cairo, Barcellona, Rabat, in cui si abbiano tanti professori del Nord del Mediterraneo quanti del Sud, tanti studenti del Nord quanti del Sud, e gli studenti devono fare tanti anni nel Nord quanti nel Sud. Se noi facciamo queste cose ricostruiamo il Mediterraneo. Centodieci anni fa nel Sud del Mediterraneo c’erano centinaia di migliaia di italiani e quanto alla lingua, dice Byron in un suo passaggio, “si parla inglese, ma la vera lingua è il napoletano-siciliano-arabo”, questo bel misto di linguaggio. Ecco, la nuova comunità del Mediterraneo non la possono fare i piccoli commercianti o i pescatori. La devono fare gli studenti, i ragazzi, che creano nuove attività comuni nel tempo. Però noi del Sud Europa non abbiamo ancora l’unità e la capacità di fare queste proposte, che il Nord adesso accetterebbe perché anche loro hanno paura delle frontiere del Sud.</p>



<p><strong>Potrebbe essere il momento giusto?</strong><br>Dovrebbe essere il momento giusto.</p>



<p><strong>L’Italia è in ritardo nella compilazione del programma nazionale di investimento dei fondi del Next Generation EU. Sembra esserci molta preoccupazione a Bruxelles. Rischiamo di fallire questa opportunità?</strong><br>Lei mi fa la domanda e io le rispondo Sì. Rischiamo. Siamo ancora a tempo, per carità, ma il Next Generation deve essere qualcosa per il futuro, qualcosa di nuovo, deve avere una missione dietro per un Paese. Guardi che è stato molto faticoso farlo, il Next Generation, perché i cosiddetti Paesi frugali non sono stati contentissimi e sono lì pronti a guardare se noi adempiamo alle norme. Guardi che ci sono quaranta pagine di norme, di un dettaglio unico, e se non si fanno i passi lì previsti i soldi non arrivano. Noi si agisce come se invece fossimo “liberi tutti”: un po’ di soldi qui, un po’ di soldi là. Ma il pensiero sulle novità su cui si deve fondare il nostro sviluppo non c’è. Tutti sono convinti, io prima di tutti, che in futuro riusciremo a pagare il nostro debito solo se ci svilupperemo con un ritmo molto forte. Il debito si paga solo in due modi: con una inflazione massacrante, galoppante o con la crescita. L’inflazione non la auguro a nessuno. La crescita l’unico strumento che abbiamo in mano.</p>



<p><strong>Quindi deve finire la politica dei bonus?</strong><br>In una primissima fase, di fronte a gente che si è impoverita, io lo capivo il bonus. Però bisognerebbe controllare a chi si è dato. E poi non si può cambiare lo schema ogni settimana. Noi abbiamo adesso bisogno di alcuni indirizzi precisi, come ci chiede l&#8217;Europa, che contengano il messaggio del tasso di sviluppo che ci sarà in futuro, delle conseguenze economiche. Altrimenti, ripeto, i soldi non arriveranno. Punto.&nbsp;</p>



<p><strong>È davvero l’ultima chiamata che hanno le nostre Istituzioni?</strong><br>Si, l’ultima chiamata. E la abbiamo ancora perché c&#8217;è stato, come si prevedeva, un po&#8217; di ritardo nelle stesse norme europee. Ma gli altri Paesi li hanno già presentati. Mi sono guardato tutto il piano francese e c&#8217;era scritto tutto: &#8220;bisogna far questo, ci vogliono tanti mesi, l’autorità delegata è questa, l&#8217;avanzamento del progetto sarà verificato così&#8221;. Direi basta, bisogna fare le cose. E far presto.&nbsp;</p>



<p><strong>Molti governi, compreso il nostro, per affrontare la crisi, hanno fatto entrare lo Stato nel capitale di molte imprese in difficoltà. Pensa che sia un intervento provvisorio o che durerà nel tempo?</strong><br>La storia economica ci insegna che ogni crisi vede l&#8217;aumento dell&#8217;intervento dello Stato. Non c&#8217;è nessuna eccezione. Nel &#8217;29 si è usciti solo con l&#8217;intervento dello Stato. Anche nell&#8217;ultima crisi finanziaria, se non ci fosse stato un riaggiustamento pubblico della Banca Centrale Europea non si usciva dalla crisi. Quando il mercato si inceppa, ci vuole dell&#8217;olio per far riprendere la corsa. Quindi smettiamola con la dietrologia e con le dottrine e&nbsp;vediamo le cose in pratica. Non si avrà una nuova IRI, la proprietà pubblica come un tempo, perché il mercato è diventato globale e i confini nazionali, dal punto di vista dell&#8217;economia, sono molto caduti. Però il sostegno pubblico c&#8217;è ovunque. Negli Stati Uniti si discute in questi giorni la dimensione quantitativa della misura, ma sul fatto che ci sia il dubbio non viene a nessuno. Anche in Italia la Cassa Depositi e Prestiti ha un suo ruolo, ma non è più lo Stato che ha la maggioranza e dirige l&#8217;economia, ma che interviene, aiuta nel capitale e naturalmente, è chiaro, tiene quel fiore di minoranza per cui si difende un certo interesse nazionale dato che sono state poste delle risorse nazionali.</p>



<p><strong>La presenza dello Stato, in questo momento, è insomma inevitabile.</strong><br>Io sono convintissimo che qualche segno di partecipazione pubblica sia indispensabile per difendere gli interessi nazionali. La chiamo &#8220;la strategia francese&#8221;. La Francia, che ha un&#8217;industria più debole della nostra, è infinitamente più potente di noi perché ha fatto una politica di grandi imprese con l&#8217;aiuto e la protezione dello Stato. Nella futura FCA-PSA, Stellantis, come è stata chiamata – che poi in un mondo che diventa sempre più cinese-anglosassone i nomi diventano sempre più latini &#8211; l’azionista maggiore è la famiglia Agnelli ma secondo lei comanda più lo Stato francese o la famiglia Agnelli? Comanda di più lo Stato francese e infatti il Consiglio di Amministrazione è in maggioranza francese. Questa è la vita. Allora, di fronte a questi equilibri, una presenza dello Stato ha un suo ruolo. Ma non lo Stato gestore.</p>



<p><strong>Quest’anno si è tenuto un referendum costituzionale promosso dalla Fondazione Einaudi sulla riduzione lineare dei parlamentari. La riforma è passata al contrario di quanto è accaduto in passato con i tentativi di operare modifiche più profonde della Costituzione. Che segnale possiamo trarre?</strong><br>Io sono convintissimo che questi interventi parziali siano dannosi. Alla riduzione dei parlamentari bisognava arrivarci ma bisognava farlo insieme alla legge elettorale, ai rapporti con le regioni, alla ricomposizione dello Stato. Prendiamola così, com&#8217;è venuta, ma lo Stato rimane con i difetti che aveva prima. Non è che la riduzione dei parlamentari migliori la situazione, io non vedo miglioramenti. Un po&#8217; di riduzione di spesa ma di fronte alla spesa di questi giorni siamo veramente di fronte non ai centesimi, ma ai millesimi. Invece noi avevamo bisogno di un cambiamento radicale della struttura dello Stato e dei modi di decidere.</p>



<p><strong>Cosa pensa a proposito della legge elettorale proporzionale voluta dalla maggioranza?</strong><br>Non l’ho mai nascosto, lo dico da 40 anni: io sono per il sistema maggioritario. E infatti, quando fondammo l&#8217;Ulivo c&#8217;era una legge fortemente maggioritaria. C&#8217;è bisogno di stabilità all&#8217;interno di un Paese, altrimenti non si ha alcun ruolo a livello internazionale. Lo ripeto sempre, anche a costo di risultare noioso. Quando diventai Presidente del Consiglio, una bella vittoria elettorale dopo una campagna elettorale difficile, come prima visita andai a trovare il Cancelliere tedesco. Fu un bel colloquio e nacque un&#8217;amicizia, nonostante le diversità politiche. Tanto è vero che il colloquio doveva durare 40 minuti ma si protrasse per due ore. Poi mi accompagnò all&#8217;elicottero, attraversando il giardino della Cancelleria, che allora era a Bonn, e mi disse: &#8220;che bello Romano, abbiamo proprio fatto una bella discussione! Chi viene la prossima volta?&#8221;. Ma lei si rende conto cos’è un Paese in cui tutto è di passaggio? Questo non è la politica. Sono memorie personali, ma sono utili per capire dove deve andare il sistema.&nbsp; Tutti adesso vogliono il proporzionale. Fatti loro. Io ripeto: con il proporzionale il Paese non si salva, con il maggioritario, forse.</p>



<p><strong>Perché in Italia non si riesce a formare un partito che rappresenti la tradizione liberale?</strong><br>È la complessità del voto della democrazia. Il voto popolare ha bisogno di tante radici locali, ha bisogno di emozioni, non è mica solo un fatto intellettuale. In Italia la democrazia liberale ha dato un grande contributo ma sempre minoritario perché non aveva come il mondo cattolico o il mondo social-comunista delle radici diffuse nel territorio. Quando si va a votare sono queste poi che contano. Ciò non toglie che abbiano invece influenzato queste radici e che le abbiano fatte evolvere verso un concetto di democrazia matura, quindi il contributo è stato lo stesso. Quando vede l’enorme e improvviso successo dei 5 Stelle, si chiede: chi è l’ideologo dei 5 Stelle? Grillo ne ha fatto una bandiera ma non c&#8217;è certo il discorso o il pensiero di Einaudi sotto. Hanno un successo colossale perché prendono un’emozione, quello che un tempo hanno fatto le parrocchie, le sedi locali dei partiti lo fa in modo frammentato la rete. È questo il problema forte della realtà di oggi. Però, ripeto, non confondiamo il successo al voto con l&#8217;influenza di lungo periodo che secondo me, nel mondo democratico e liberale italiano c&#8217;è stata, c&#8217;è stata fortemente. Quando io ho creato l&#8217;Ulivo ho voluto che ci fossero insieme a me delle forze liberali. Ci sono state e sono state molto efficaci. Il numero era quello che era ma le ritenevo parte delle radici italiane.&nbsp;</p>



<p><strong>Il M5S ha raccolto molto consenso spaccando il Paese, spargendo astio e rancore tra i cittadini, insinuando dubbi sul valore della della conoscenza. Le conseguenze le vediamo in questi giorni, con milioni di cittadini che non vogliono vaccinarsi contro il Covid per timore di essere ingannati dalla scienza e dalla politica.</strong><br>Sto studiando questo problema e devo ammettere che non è solo un caso italiano. Credo che i 5S vi abbiano contribuito con la destrutturazione del sistema, però vedo che anche in Francia questo movimento è andato molto avanti. Io credo che tornerà indietro quando arriverà il momento della responsabilità personale. Queste follie durano finché uno non ha dei parenti o degli amici che vengono infettati, finché non si prova il dolore. C&#8217;è un problema che è più complesso del dato politico. Io ho visto morire per la poliomielite, miei amici hanno portato la paralisi tutta la vita. Eppure anche allora c&#8217;era una fortissima polemica contro i vaccini. Un po&#8217; più ristretta come numero ma fortissima anche a quei tempi. Quando si è visto cosa succedeva e si è capito che il vaccino era efficacie, tutto è finito. Perché la diffidenza è nel cuore della gente. L&#8217;aspetto politico l&#8217;ha solo aumentata, ma purtroppo l&#8217;istinto anti-scientifico ce l&#8217;abbiamo profondamente. Alla sua domanda rispondo così: certamente lo hanno aggravato e lo hanno ampliato ma è qualcosa di molto più profondo con cui la nostra società deve avere a che fare e che spesso è collegato con la sfiducia per alcune colpe della società, legate a truffe e sfruttamenti subiti. Si finisce per mettere tutto in un fascio e ne deriva l&#8217;anti-scientismo cui assistiamo oggi. Un atteggiamento da demolire con comportamenti corretti, dimostrando con i fatti, come è stato con la poliomielite, che questi vaccini rappresentano il progresso. Serve democrazia e pazienza. Democrazia e pazienza.</p>



<p><strong>Quando sarà il suo turno, si vaccinerà?</strong><br>Certo, mi vaccinerò e spero che accada abbastanza presto. Anche perché io ho più di ottanta anni. Appena potrò lo farò. Se ci fosse stato lo avrei già fatto.</p>



<p><strong>Lei non ha mai lasciato il rapporto con i suoi studenti. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha dichiarato a questa rubrica che a causa della pandemia rischiamo di bucare una o più generazioni di sportivi. È lo stesso rischio che corriamo con una generazione di nostri giovani?</strong><br>La ringrazio per aver richiamato la mia attività di insegnante. Ancora oggi insegno Economia alla John Hopkins University. Io sono molto preoccupato per questo salto di anno scolastico. In rete non si raggiungono tutti ma poi non c’è la formazione: a scuola non solo si impara ma si “pascola”. E questo conta più di qualunque cosa. Dobbiamo fare di tutto per poter tornare a scuola in sicurezza, altrimenti quello che dice Malagò diviene inevitabile.</p>



<p><strong>Vogliamo fare un augurio agli italiani per il nuovo anno?</strong><br>Un augurio che non dipende da noi: speriamo che il mondo vada un po’ meglio che non in questo 2020. Un augurio che invece dipende da noi: troviamo quel minimo di coesione per capire che abbiamo provvisoriamente le risorse per cambiare il nostro cammino di sviluppo, per ridarci un futuro. L’augurio è di trovare questo minimo di coesione per presentarci di nuovo come un Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/01/raco-prodi-trovare-coesione-necessaria-per-presentarci-di-nuovo-come-un-paese/">Romano Prodi: l’augurio è di trovare la coesione necessaria per presentarci di nuovo come un Paese. Appena sarà il mio turno farò il vaccino</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/01/01/raco-prodi-trovare-coesione-necessaria-per-presentarci-di-nuovo-come-un-paese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Piero Fassino: dopo 13 anni le ragioni che ci portarono a fondare il PD sono più che mai valide. Nessuno ha cacciato Renzi e Calenda dal partito</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/10/14/raco-fassino-ragioni-fondative-pd-sempre-valide/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/10/14/raco-fassino-ragioni-fondative-pd-sempre-valide/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 12:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[DS]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Viva]]></category>
		<category><![CDATA[Kohl]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Occhetto]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Fassino]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Fund]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Tangentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Togliatti]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1987</guid>

					<description><![CDATA[<p>Presidente Fassino, oggi sono tredici anni dalla fondazione del Pd. In quel momento lei era segretario dei DS. Ci ricorda come si è arrivati a quella scelta?Il processo di costruzione del Pd affonda le proprie radici nell’Ulivo, nato a metà degli anni ’90, prima come lista per elezioni comunali e poi consolidatosi, tra il ’95 e il ’96, come coalizione nazionale delle forze politiche di centrosinistra con la leadership di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/14/raco-fassino-ragioni-fondative-pd-sempre-valide/">Piero Fassino: dopo 13 anni le ragioni che ci portarono a fondare il PD sono più che mai valide. Nessuno ha cacciato Renzi e Calenda dal partito</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Presidente Fassino, oggi sono tredici anni dalla fondazione del Pd. In quel momento lei era segretario dei DS. Ci ricorda come si è arrivati a quella scelta?</strong><br>Il processo di costruzione del Pd affonda le proprie radici nell’Ulivo, nato a metà degli anni ’90, prima come lista per elezioni comunali e poi consolidatosi, tra il ’95 e il ’96, come coalizione nazionale delle forze politiche di centrosinistra con la leadership di Romano Prodi. Un’esperienza complessa destinata ad attraversare diverse stagioni. La prima fu quella, tra il ‘96 e il 2001, dei governi guidati da Prodi, D’Alema e Amato. Una stagione fu molto proficua per il Paese, ma che manifestò da subito il limite strutturale dell’Ulivo: essere una coalizione larga composta da una molteplicità di forze e per questo fragile nella sua coesione.<br> <br><strong>Finita quell’esperienza quale fu il percorso?</strong><br>Dopo le elezioni del 2001, che videro il successo del centro destra guidato da Berlusconi, alcune forze che facevano parte dell’Ulivo ne ritennero esaurito il corso, mentre le forze principali, in primis DS e Margherita, decisero di proseguire il cammino comune. Per rilanciare il percorso si lavorò in primo luogo a tener viva quell’esperienza nelle elezioni locali. Poi nel 2004, in occasione delle elezioni europee, si diede vita alla lista “Uniti nell’Ulivo” che ebbe un successo elettorale &#8211; tuttora misconosciuto &#8211; raccogliendo  il 31,5% dei voti e affermandosi come prima lista elettorale italiana. L’esperienza prosegui alle elezioni regionali del 2005, dove ci si presentò come Ulivo nella metà delle regioni, mentre nelle altre DS e Margherita presentarono liste distinte. Il risultato fu molto positivo dove ci presentammo uniti, mentre nelle regioni in cui ci si presentò distinti ebbero un buon esito i DS, ma fu infelice per la Margherita.<br> <br><strong>Questo rappresentò un passaggio cruciale.</strong><br>Si, perché aprì nella Margherita una discussione sull’opportunità o meno di proseguire nella direzione inaugurata dall’Ulivo. La discussione fu risolta positivamente con la decisione di lavorare ad una coalizione larga che recuperasse tutte le forze politiche di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2006, alle quali ci si presentò con la coalizione dell’Unione che vinse le elezioni e diede vita al secondo governo Prodi. Quella nuova esperienza di governo confermò tuttavia il limite palesatosi già tra il ‘96 e il 2001 e cioè che una coalizione più è larga più rischia di essere fragile. Pensi che il secondo governo Prodi era sostenuto da diciassette gruppi parlamentari, tredici dei quali con meno di dieci membri.<br> <br><strong>Fu il grande limite del secondo governo Prodi</strong>.<br>Esattamente. Quel governo cadde dopo due anni, nel 2008, più per la fragilità interna che non per la pressione delle opposizioni. Ma già dall’autunno 2006 si era avviato il processo di trasformazione della coalizione in un vero e proprio partito. Questo processo prese un anno, e il 14 ottobre del 2007 si arrivò a fondare il Partito Democratico con le primarie, esperienza che avevamo già sperimentato con il primo Ulivo e che era il modo per dare una grande legittimazione democratica e popolare al partito. Parteciparono oltre quattro milioni di cittadini, che investirono Walter Veltroni come primo segretario del PD.<br> <br><strong>Il Partito Democratico nasce a vocazione maggioritaria e vince tutte le volte in cui conferma tale inclinazione, mentre mostra i suoi limiti quando questa ispirazione viene smarrita.</strong><br>In questo bisogna intendersi. Vocazione maggioritaria non significa solitudine maggioritaria. Non significa voler essere un solo partito grande che fa terra bruciata di ogni altro partito. Questa non è la vocazione maggioritaria, e nessuno nel PD l’ha mai predicata. Vocazione maggioritaria significa essere un partito di largo insediamento elettorale che, in virtù di tale radicamento, è poi capace di esprimere una capacità coalizionale con forze minori. Per fare un esempio, la Democrazia Cristiana di Kohl e Merkel è un partito a vocazione maggioritaria, ma non ha mai guidato la Germania da sola. Si tratta di un partito dal quale non si può prescindere per formare un governo, ma che ha la capacità di coalizzare e guidare altre forze. Chiaramente in tredici anni tale capacità nel Pd ha conosciuto stagioni diverse.<br> <br><strong>Quello attuale è un momento in cui sembra che la vocazione maggioritaria non sia la prima spinta del PD.</strong><br>Penso che i risultati elettorali degli ultimi quindici giorni, con la vittoria in Toscana, Puglia e Campania, e il successo netto in tutti i capoluoghi che sono andati al voto, confermino che il Pd può essere un partito a vocazione maggioritaria. Voglio però aggiungere una considerazione.<br> <br><strong>Ci dica.</strong><br>Quando si fa un anniversario si fanno i bilanci. La domanda è se dopo tredici anni le ragioni che hanno portato a dare vita al PD siano confermate o siano venute meno. Io dico che quelle ragioni sono tutte pienamente attuali. Noi lo fondammo con quattro principali ragioni. La prima fu il proposito di dar vita ad un partito che unisse le grandi tradizioni riformiste, popolari e democratiche del Paese stante che con la caduta del muro di Berlino si rimuoveva l’ostacolo che aveva fino ad allora impedito a quelle forze di incontrarsi e riconoscersi. Oggi questa ragione è ancora più valida: nessuno trarrebbe vantaggio dal tornare ai DS e alla Margherita.<br>Seconda ragione fu dar vita ad una forza politica che mettesse mano ad un progetto di riforma e modernizzazione del Paese, rimuovendo quegli ostacoli strutturali che gli avevano impedito di crescere al pari di altri Paesi. Questa ragione è ancora viva, soprattutto nel momento in cui siamo chiamati a fare i conti con Covid-19 e c’è l’esigenza di un grande rilancio e quindi di un grande partito che lo guidi.<br>Terza ragione fu la necessità di avere un partito abbastanza forte da mettere in campo la riforma del sistema politico e istituzionale terremotato dalle vicende di Tangentopoli. Abbiamo tentato di farlo e in parte ci siamo riusciti, cambiando la legge per le elezioni comunali, per quelle regionali e per quelle nazionali, e trasferendo moltissime competenze alle regioni. Questa riforma pero è rimasta incompiuta nel momento in cui i cittadini hanno bocciato la riforma Renzi. La necessità resta tuttavia in piedi, tant’è vero che, dopo la riduzione del numero di parlamentari, abbiamo ricominciato a discutere di legge elettorale e di riforme costituzionali.<br>Infine una quarta ragione, che è stata spesso sottovalutata. Noi facemmo quella svolta perché intuimmo che nei grandi mutamenti intervenuti dopo la caduta del muro di Berlino, c’era anche la necessità di una rifondazione delle forze democratiche e progressiste d’Europa. Quando andai in giro per l’Europa a spiegare perché facevamo il Partito Democratico alcuni compresero, mentre altri guardarono con diffidenza. Oggi quella esigenza è pressante e all’ordine del giorno in tutta Europa.<br> <br><strong>Il 2020 come il 2007 quindi.</strong><br>Consideri ciò che è accaduto in questi anni alle forze socialiste e progressiste europee: tutte hanno dovuto fare i conti con sconfitte elettorali e l’emergere di movimenti populisti e neonazionalisti con largo seguito elettorale. E oggi tutte le forze progressiste e democratiche si pongono il problema di un profondo rinnovamento culturale e politico per tornare ad esercitare quell’egemonia che a lungo hanno espresso in Europa. Tutte le ragioni per cui fu fondato il Partito Democratico, sono dunque più vive oggi di quanto lo fossero nel 2007.<br> <br><strong>Perché, allora, c’è un così evidente disagio nelle componenti più liberali, quelle più vicine alla Margherita, che non si sentono a proprio agio nel PD di oggi? Del resto il PD non supera il 21-22 per cento. Il massimo fu raggiunto proprio da Renzi, capace di condurlo al 40%.</strong><br>Quel quaranta per cento però è evaporato, e bisogna fare i conti con questo. Non si sono persi quei voti, come spesso dice Renzi, perché c’era il fuoco amico: quando passi dal quaranta al diciotto per cento vuol dire che è cambiato qualcosa nel corpo elettorale. Il PD vive le stesse difficoltà di tutte le altre forze progressiste. C’è Trump in America, la Brexit ha vinto in Inghilterra, in molti paesi europei c’è stata un’ondata populista e nazionalistica che solo ora sembra cominciare ad attenuarsi. Il PD, che viene quotidianamente descritto in crisi dalla stampa italiana, è uno dei primi tre partiti progressisti europei per consenso elettorale. In questo momento il consenso del PD è maggiore di quello della SPD tedesca, del PS francese, della socialdemocrazia austriaca. Proprio gli ultimi risultati elettorali dimostrano intanto che la destra può essere sconfitta, e poi che se c’è una forza in Italia che può farlo, guidando uno schieramento largo, è il PD. <br> <br><strong>Lei auspica che ci sia il ritorno nel Partito democratico di chi ha seguito Renzi o Calenda?</strong><br>Dipende da loro. Io sono molto franco. Renzi, per personalità e carattere, non sta in un partito se non lo comanda. Legittimo. Avendo perso la guida del PD ha pensato di farsi un partito proprio. Legittimo anche questo. Sta nella coalizione di centrosinistra, ma è lui che ha lasciato il PD, non è stato il PD a chiedergli di andarsene. Anche Calenda, che io considero un politico capace, carismatico, un ottimo ministro, è stato eletto nelle liste del PD. Poi ha deciso di lasciarlo, di fondare un suo movimento, sta nella coalizione di centrosinistra, ma nessuno gli ha chiesto di andarsene. E francamente non c’è alcuna scelta politica di contenuto su cui Renzi o Calenda esprimano posizioni diverse da quelle che formula il PD.<br> <br><strong>Perché sono fuori allora?</strong><br>Non per il programma. Eravamo tutti d’accordo nel fare la Tav e la Tap e una certa riforma della scuola. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il reddito di cittadinanza così non funziona. Siamo tutti d’accordo nell’uso da fare delle risorse del Recovery Fund. Il punto di diversità è, per una fase, l’alleanza col M5S. Sappiamo tutti che si è trattato di un’alleanza di necessità per sbarrare la strada al rischio che la destra potesse prendere in mano le redini del Paese, ed è stata una scelta lungimirante come dimostrano i risultati elettorali di queste elezioni, che registrano un arretramento secco della Lega e di Forza Italia, che l’incremento di Fratelli d’Italia non compensa. Se noi saremo in grado di governare bene, questo recupero di fiducia può crescere, a beneficio del PD e degli altri partiti del centrosinistra, comprese Italia Viva e Azione.<br> <br><strong>Lei immagina, guardando alle prossime politiche, un centrosinistra formato dal Pd e da queste forze che hanno costituito storicamente il centrosinistra, oppure un’alleanza con il M5S?</strong><br>Il problema non è disegnare alleanze a tavolino, ma seguire i processi politici. Intanto nei Cinque stelle si è aperta una discussione: un partito nato come movimento e con una identità antagonistica quando ha dovuto fare i conti con responsabilità di governo, ha dovuto attenuare quella identità. Quando ha provato a mantenerla la scelta non è stata premiata dagli elettori: se vuole essere forza di governo, deve accettare di dover fare i conti con la concretezza delle soluzioni e con la necessità di alleanze. C’è un’evoluzione di identità al loro interno. Quando Grillo dice che non possono più essere quelli del “vaffa”, dice che c’è bisogno di una maturazione politica che acquisisca cultura di governo e disponibilità ad alleanze. Che cosa produrrà questa discussione nei 5S lo vedremo nei prossimi mesi.<br> <br><strong>La decisione di votare Si al referendum costituzionale è stata molto sofferta, perché il PD aveva votato contro per tre volte. La base del partito, insieme ai fondatori, si è espressa per il No. Lei crede che sia stata una scelta obbligata o giusta?</strong><br>È stata una scelta obbligata perché si trattava di onorare un accordo. Non nego che quella scelta aveva un profilo demagogico che spiega perché una parte di elettori non l’ha sostenuta. Può tuttavia diventare una scelta utile è accettabile se è il primo innesco di un percorso di riforma che va ripreso. La riduzione del numero dei parlamentari è stata sempre sostenuta dai partiti di sinistra insieme al superamento del bicameralismo paritario.<br> <br><strong>Ma non una riduzione lineare.</strong><br>E&#8217; il motivo per cui diciamo che questo provvedimento può essere utile se si procede con una riforma che superi il bicameralismo paritario e ridefinisca i rapporti tra Stato e regioni, come anche l’emergenza Covid ha dimostrato essere necessario.<br> <br><strong>Non è un azzardo troppo grosso quello di mettere mano alla Costituzione così, nella mera speranza che questo costituisca un grimaldello per le riforme successive?</strong><br>La politica è fatta anche di rischio, come la vita. Non è tutto scritto in partenza. Pensi a quando Berlinguer disse che si sentiva più sicuro sotto l’ombrello della Nato. Non era un rischio, per il segretario di un partito che per decenni non si era identificato in quel campo politico internazionale? Pensi a Togliatti che convinse il suo partito a votare l’articolo 7 della Costituzione, che riconosce il Concordato. Non era un rischio? Pensi a Moro e Berlinguer che tessono il compromesso storico mentre infuriava l’assalto terroristico alla democrazia. E quando Occhetto annunciò che l’esperienza del PCI era esaurita e bisognava traghettare quella storia in un partito nuovo? Anche li non si ebbe paura di rischiare. E quando abbiamo fatto il Partito Democratico non abbiamo rischiato?<br> <br><strong>Erano tutte scommesse politiche, non si cambiava la Costituzione.</strong><br>Come tutti i democratici credo che la Costituzione sia il fondamento della Repubblica, ma non è un monumento di marmo. Nella prima parte della Costituzione si stabiliscono principi e valori su cui è fondata la democrazia italiana. Sono valori che non mutano con il decorrere del tempo, “attraversano la storia” e sono immutabili. Poi c’è la seconda parte della Costituzione, l’organizzazione dello Stato, che è sottoposta all’evoluzione del Paese, della società e delle stesse Istituzioni. Ed è giusto modificare ciò che va aggiornato.<br>Le faccio un esempio legato alla mia esperienza di Presidente della Commissione Esteri. In Costituzione è previsto all’articolo 80 che tutti i trattati internazionali firmati dal Governo debbano essere ratificati dal Parlamento con voto in Aula. Quando i costituenti scrissero quella norma avevano in mente la tragedia dell’accordo Roma-Berlino-Tokio. Ma oggi noi viviamo un tempo di internazionalizzazione in cui tutti i governi sottoscrivono ogni settimana accordi di natura tecnica di ogni genere, come quelli per evitare la doppia imposizione fiscale, per il riconoscimento dei titoli di studio, per la cooperazione culturale o sanitaria. Le pare ragionevole che si debba continuare ad approvare questi accordi, a contenuto tecnico e su cui nessuno eccepisce, facendone discutere seicento deputati e poi a trecento senatori? Quell’articolo è datato. Oggi potremmo modificarlo dicendo che gli accordi possono essere ratificati in Commissione salvo che un certo numero di deputati ne chieda la discussione in Aula per la presenza di questioni politiche delicate. Quando abbiamo modificato il titolo V trasferendo nuove competenze alle Regioni abbiamo modificato la Costituzione per adeguare gli assetti istituzionali alla società italiana di oggi. Allo stesso modo,  quando abbiamo abolito la disposizione finale che impediva ai Savoia di entrare in Italia, abbiamo preso atto che quella norma non aveva più utilità in un Paese in cui nessuno aveva nostalgia della monarchia. Insomma, modificare le parti organizzative della Costituzione è il modo per mantenere un rapprto di sintonia con il Paese.<br> <br><strong>Secondo lei la strada per la modifica della Costituzione è quella dei piccoli passi e non delle grandi riforme?</strong><br>Sì. Sono preferibili modifiche puntuali come negli esempi che le ho fatto. Dico ex post, ma lo dissi già allora, che se avessimo distinto la riforma Renzi in cinque quesiti, almeno tre sarebbero passati: l’abolizione del CNEL, la riduzione dei parlamentari e il superamento del bicameralismo paritario. Per gli altri si sarebbe visto, ma non sarebbe stato né una sconfitta, né un successo, né per chi aveva votato sì né per chi aveva votato no. Sono meglio riforme puntuali, singole, che non un cambiamento globale.<br> <br><strong>Il Mattarellum è la legge elettorale che ha funzionato meglio. Concorda?</strong><br>Vero. Infatti io sono favorevole a riprenderla.<br> <br><strong>Invece verso che cosa si va?</strong><br>Non è ancora chiaro. Io penso che ci siano due temi da affrontare. Il primo è quello di restituire agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti. Una delle ragioni per cui si è indebolito fortemente il rapporto tra cittadini e Istituzioni è aver tolto agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti, con le liste bloccate. Su quell’indebolimento è passata anche la delegittimazione dei partiti. Il secondo è quello di produrre risultati elettorali che consentano governi stabili. Entrambe le questioni si possono risolvere con diversi sistemi elettorali. Personalmente sono favorevole da sempre al maggioritario con doppio turno di collegio, alla francese. Se non si può fare questo, guardo con favore al Mattarellum, che tiene insieme due dimensioni: la quota maggioritaria che consente di avere certezza di governabilità e la possibilità per l’elettore di scegliere l’eletto e la parte di proporzionale, finalizzata a garantire la rappresentatività.<br> <br><strong>Pero?</strong><br>Però so anche, per esperienza, che la legge elettorale rappresenta la regola del gioco democratico, e le regole del gioco si definiscono con il concorso di tutti i giocatori, quindi in Parlamento si deve cercare sempre l’accordo più largo. Non considero positive le leggi elettorali votate dalla sola maggioranza, qualsiasi sia la maggioranza. Se è possibile il Mattarellum, facciamolo. Se non è possibile, andiamo verso un sistema più proporzionale, ma sempre curando la governabilità e la scelta degli elettori. Per esempio la soglia del cinque per cento è un argine alla fragilità della coalizione.<br> <br><strong>Il referendum ha dimostrato che i cittadini hanno ancora un forte risentimento verso i politici, ma nel contempo hanno voglia di partecipare al processo decisionale. È una richiesta che va ascoltata.</strong><br>Nel libro che ho scritto nel 2017 per il decennale del Pd &#8211; “PD Davvero” &#8211; ho affrontato  anche questo tema. Siamo di fronte in tutto il mondo ad una crisi della democrazia rappresentativa parlamentare del Novecento, quella in cui siamo cresciuti e tuttora viviamo. Questa forma di rappresentanza, fondata sul suffragio universale, è indispensabile e ineliminabile. Tuttavia appare ai cittadini insufficiente per garantire una loro partecipazione. Ne è una riprova il fatto che oggi, quando si arriva al voto al termine della legislatura, nella stragrande maggioranza dei Paesi gli elettori votano per chi è stato all’opposizione, anche se chi ha governato lo ha fatto bene. Certo che si voti indipendentemente da come si è governato è un controsenso. Però questo indica che l’elettore vota per l’opposizione perché non si sente rappresentato e sente lontano chi decide. Se vogliamo uscire da questo scenario dobbiamo evitare che gli elettori siano chiamati a dire la loro solo una volta ogni quattro o cinque anni, perché altrimenti vota contro chi governa in quel momento e basta.<br> <br><strong>Come fare?</strong><br>Occorre individuare, tra un’elezione generale e l’altra, delle forme che consentano ai cittadini di dire la propria, utilizzando forme che diano sostanza alla democrazia deliberativa, che siano cioè capaci di chiamare i cittadini a concorrere alla decisione. Questo è un terreno di innovazione culturale. Se si guarda alle forme con cui è stato organizzato il rapporto tra potere e cittadini, si vedrà che in ogni secolo quelle forme sono cambiate. Non c’è secolo in cui quel rapporto risulti uguale a quello del secolo precedente. Noi siamo in un’epoca che continua a vivere con le forme della rappresentatività politica del secolo precedente. Ed è una contraddizione che registriamo ogni giorno, ad esempio nella forbice tra la velocità con la quale vive la società e la lentezza della decisione politica. La decisione ha una sua procedura che non vive e non può vivere nell’istante, ma la necessità di modificare la procedura per avvicinarsi ai tempi rapidi della società c’è. Ecco, per esempio, perché ha un senso superare il bicameralismo paritario, perché allunga i tempi della decisione e allarga quella forbice. Per recuperare credibilità occorre avvicinare il tempo delle Istituzioni a quello della società.<br> <br><strong>Parliamo di politica estera. L’impressione è che in questo momento l’Italia non riesca a esprimere posizioni coerenti.</strong><br>Io penso che l’Italia abbia un grande problema ed è la rappresentazione mediatica che viene data ogni giorno agli italiani. Mi spieghi per quale ragione per il Financial Times e il New York Times l’Italia è stato un Paese che ha governato bene l’emergenza Covid, mentre per i nostri giornali da cinque-sei mesi si descrive una situazione di confusione e caos. Io non trovo spiegazione. Non me la prendo con la stampa, ma pongo un problema democratico e so di dire una cosa impopolare: come si rappresenta il Paese all’opinione pubblica?<br> <br><strong>Ma noi abbiamo un presidente del Consiglio che giudica indifferente la vittoria di Biden o Trump.</strong><br>Avevamo un governo gialloverde che ci aveva portato ai margini dell’Europa. L’attuale governo ha riportato l’Italia al centro dell’Europa. Questa è una scelta politica forte, che facciamo vivere tutti i giorni. Siamo impegnati in politica estera su dossier importanti in modo attivo. L’allargamento dell’Unione ai Balcani, ad esempio, è per noi un dossier decisivo, perché i Balcani sono alle porte di casa. Su questo dossier esercitiamo un importante ruolo a Bruxelles e nella regione. Siamo impegnati ad affrontare le tante crisi del Mediterraneo, perché è la prima volta che tutto lo scacchiere mediorientale e Mediterraneo, dallo stretto di Hormuz allo stretto di Gibilterra, vive una sequela continua di crisi, guerre e instabilità: l’Iran, la fragilità dell’Iraq, la guerra civile in Siria, la guerra civile in Yemen, l’instabilità del Libano, la guerra in Libia, l’instabilità in Algeria e in Tunisia, i terroristi nella regione sub-Sahariana, il corno d’Africa. Noi tutti i giorni ci misuriamo con un contesto drammatico dove non vedo altri Paesi che riescono ad esercitare chissà quale ruolo. Prova ne sia la Francia, che cerca di esercitare un certo ruolo, ma anch’essa registra difficolta a incidere. La realtà è che l’Italia concorre con la sua azione alle scelte che l’Unione europea deve fare, sapendo che anche lo scenario internazionale in questi anni è stato terremotato perché Trump ha messo in discussione il sistema multilaterale di governance della globalizzazione, un processo che ha messo in difficoltà tutti. Ma non è vero che noi siamo assenti, silenziosi o remissivi. Cerchiamo di fare la nostra parte in un contesto obiettivamente complicato e difficile. Facendo politica estera da tantissimi anni, sa cosa mi colpisce sempre? Che c’è una considerazione dell’Italia nel mondo più forte di quella che gli italiani hanno di sé. Forse sarebbe tempo che l’Italia fosse più consapevole di sé.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/14/raco-fassino-ragioni-fondative-pd-sempre-valide/">Piero Fassino: dopo 13 anni le ragioni che ci portarono a fondare il PD sono più che mai valide. Nessuno ha cacciato Renzi e Calenda dal partito</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/10/14/raco-fassino-ragioni-fondative-pd-sempre-valide/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma 2021: no a pateracchi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/10/12/susta-roma-2021-no-a-pateracchi/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/10/12/susta-roma-2021-no-a-pateracchi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 13:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Azione]]></category>
		<category><![CDATA[Ballottaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Campidoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Castellani]]></category>
		<category><![CDATA[Comunali]]></category>
		<category><![CDATA[Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[libdem]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Novelli]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Nicolini]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranismo]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Zingaretti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1968</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;elezione del sindaco di Roma sarà il fatto politico più importante in Italia del 2021. Comprensibile quindi che i media, i partiti, alcuni leader politici ci pensino con grande attenzione. Non so cosa deciderà Carlo Calenda. A oggi è la candidatura migliore che sia emersa. Non ha bisogno dei suggerimenti di nessuno, tanto meno di quelli di uno che è totalmente fuori dalla mischia come me che, però, sono uno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/12/susta-roma-2021-no-a-pateracchi/">Roma 2021: no a pateracchi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;elezione del sindaco di Roma sarà il fatto politico più importante in Italia del 2021. Comprensibile quindi che i media, i partiti, alcuni leader politici ci pensino con grande attenzione. Non so cosa deciderà Carlo Calenda. A oggi è la candidatura migliore che sia emersa. Non ha bisogno dei suggerimenti di nessuno, tanto meno di quelli di uno che è totalmente fuori dalla mischia come me che, però, sono uno dei tanti che guardano a lui con simpatia e convinta attenzione. </p>



<p>Mi limito però a dire che le contraddizioni in politica prima o poi si pagano. Non si può oggi essere candidati col PD ed essere radicalmente all&#8217;opposizione del Governo giallorosso. Può esserlo l&#8217;Europarlamentare Calenda, non il candidato Sindaco di Roma sostenuto dal PD.  </p>



<p>Non ci si può, poi, candidare a sindaco di Roma a capo di una colazione di sinistra &#8211; centro, (di questo sinistra &#8211; centro poi!) e rimanere leader di un piccolo partito che sta all&#8217;opposizione,  che nasce contro il populismo pentastellato e il nazionalsovranismo della destra nostrana, ma anche in alternativa all&#8217;assistenzialismo statalista, che ormai è la nota dominante del PD zingarettiano. </p>



<p>Senza considerare che per crescere una forza liberademocratica ha bisogno di una posizione politica netta, chiara, rivolta a chi crede veramente nei suoi valori e nella necessità di scomporre l&#8217;attuale quadro politico e su questo misurare il proprio consenso elettorale. </p>



<p>La partecipazione al &#8220;tavolo &#8221; della coalizione di sinistra a cui si appresterebbe la responsabile romana di Azione, annunciata ieri da Il Foglio, è fortemente contraddittoria con la più volte conclamata volontà di scomporre il quadro politico. Azione che si siede allo stesso tavolo di Fassina, Articolo 1, Sinistra Italiana in una versione bonsai dell&#8217;Ulivo prodiano non è credibile. </p>



<p>Soprattutto,  Azione non è credibile  se si siede a un tavolo in cui predomina l'&#8221;arrière penser&#8221; di appoggi dei 5S al ballottaggio in nome del &#8220;tutti uniti contro la destra&#8221; o di voti disgiunti compiacenti (e &#8220;segretamente&#8221; concordati in nome della tenuta del Governo ancorché pubblicamente negati). Tanto valeva sostenere Conte allora e partecipare da &#8220;grilli parlanti&#8221; libdem al Governo, spuntando così anche le &#8220;unghie&#8221; di Renzi. </p>



<p>Siccome la storia qualcosa dovrebbe pur insegnare, sommessamente ricordo che, proprio a Roma, Rutelli non si candido&#8217; contro Fini con un rassemblement omnicomprensivo caratterizzato dall&#8217;essere &#8220;contro&#8221;. La candidatura di Renato Nicolini non fu una comparsata,  ma il segno di un distinguo tra una coalizione riformista e una &#8216;di sinistra&#8221;, come lo fu quello a Torino tra chi sosteneva Castellani e chi voleva l&#8217;unità delle sinistre intorno a Novelli. </p>



<p>Bisogna evitare le contraddizioni. Essere tutti uniti &#8220;contro&#8221; non basta. Ricordiamoci il Governo Prodi 2006-2008. La chiarezza paga. Il pateracchio può far vincere, ma non consente di governare. Sono convinto che Calenda queste cose le abbia molto ben presenti,  ma, come si diceva dalle sue parti 2000 anni fa: &#8220;repetita iuvant&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/12/susta-roma-2021-no-a-pateracchi/">Roma 2021: no a pateracchi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/10/12/susta-roma-2021-no-a-pateracchi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il referendum che verrà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/10/10/cuzzocrea-il-referendum-che-verra/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/10/10/cuzzocrea-il-referendum-che-verra/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 10:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioritario]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarellum]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Proporzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme costituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Zingaretti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1955</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il recente referendum confermativo, con cui è stato detto sì alla riduzione del numero dei parlamentari, offre spunti per una riflessione molto ricca, sia che si guardi al dato elettorale, sia che si guardi agli effetti che il voto avrà e che si protrarranno per un periodo non breve. Acquisito il risultato il primo dato che emerge è la partecipazione determinante dei cittadini italiani alla consultazione referendaria. Ad esclusione del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/10/cuzzocrea-il-referendum-che-verra/">Il referendum che verrà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il recente referendum confermativo, con cui è stato detto sì alla riduzione del numero dei parlamentari, offre spunti per una riflessione molto ricca, sia che si guardi al dato elettorale, sia che si guardi agli effetti che il voto avrà e che si protrarranno per un periodo non breve.</p>



<p>Acquisito il risultato il primo dato che emerge è la partecipazione determinante dei cittadini italiani alla consultazione referendaria. Ad esclusione del 2001 (affluenza del 34,05%), i referendum confermativi successivi hanno raggiunto percentuali superiori al 50%, quorum non necessario ma che testimonia da un lato una capacità di mobilitazione dei soggetti interessati al risultato; dall’altro che, nel tempo, forme di partecipazione diretta alla vita pubblica, con la loro capacità di avere effetti immediatamente visibili, attraggono l’elettore quanto, e spesso più, di elezioni seppur determinanti e significative quali sono quelle regionali.</p>



<p>Principale novità è che, nell’ultimo referendum, la spinta antigovernativa, che aveva portato alla bocciatura delle precedenti riforme, non ha avuto effetti significativi, sovrastata da un’ondata di avversione alla politica e ai suoi protagonisti. Ma con una differenza sostanziale: i gruppi che interpretano lo spirito anticasta e giustizialista sono al tempo stesso promotori della riduzione dei parlamentari e beneficiari di un consenso che ottiene l’effetto paradossale di aumentare il potere dei gruppi dirigenti rispetto al corpo elettorale e ai propri, più o meno consapevoli, militanti.</p>



<p>Un altro elemento di grande novità è il mutamento del quadro politico e di governo durante l’iter di approvazione del testo di riforma. Se in origine il consenso era venuto principalmente dai partiti che sostenevano il governo M5S-Lega, l’ultima approvazione è avvenuta con un consenso quasi plebiscitario e con il sostegno del Pd, che ha ritenuto di poter inserire la riforma costituzionale nell’accordo di governo con i cinquestelle.</p>



<p>La difesa ad oltranza di questa scelta è quella che espone il quadro politico, e gli assetti istituzionali che verranno, alle maggiori incognite. Non tanto per l’evidente avversità della base elettorale del Pd, quanto per la giustificazione e le motivazioni addotte nella scelta di utilizzare la riduzione dei parlamentari quale grimaldello per l’apertura di un nuovo fronte di riforma.</p>



<p>Sembrerebbe quasi che il promesso processo di riequilibrio istituzionale e la nuova legge elettorale siano effetti automatici della riduzione dei parlamentari, ma prudenza vorrebbe che si osservasse con attenzione l’evolversi sia dello scenario politico e parlamentare, sia della pandemia che non cessa a produrre effetti.</p>



<p>La crisi evidente del M5S e il camaleontismo dei suoi vertici, unito a quello massimo del presidente del consiglio Conte, dovrebbero destare più di una preoccupazione in Zingaretti e nel Pd. Le resistenze alla modifiche dei decreti antimigranti voluti da Salvini sono evidenti, mentre da parte dell’elettorato del Pd si attende da tempo un risultato che sia anche segnale politico della ritrovata “umanità” del governo italiano. E’ lecito quindi attendersi forti difficoltà all’adozione di ulteriori riforme, che possano portare a semplificazioni del procedimento legislativo e a modifiche degli istituti previsti nella seconda parte della Costituzione, proprio a causa del timore di perdita di consenso e di ruolo politico che Di Maio e i suoi manifestano a ogni passo.</p>



<p>Banco di prova sarà la nuova legge elettorale. Un impianto fortemente proporzionale probabilmente aumenterà la forza dei gruppi dirigenti dei partiti, andando nella direzione opposta alla richiesta di democrazia deliberativa e partecipativa che attraversa l’elettorato. Quali timori agitano il centrosinistra italiano e la sua principale forza politica? Cosa è avvenuto in questi anni per passare dal partito a vocazione maggioritaria a quello a vocazione proporzionale? Dal partito nato dall’esperienza di grande partecipazione popolare, inclusiva e ispirata ai principi costituzionali, dell’Ulivo, all’attuale linea politica? Non avverrà, ma sarebbe un’iniezione di entusiasmo (e di partecipazione) sentirle il Pd dire che il Mattarellum è stata probabilmente la migliore legge elettorale sperimentata in Italia, capace di accogliere e rendere visibili la voglia di partecipazione e di democrazia che aveva caratterizzato la stagione dei sindaci degli anni 90 e la valorizzazione del ruolo della società civile a tutti i livelli politici.</p>



<p>Nel frattempo il Covid sta producendo effetti significativi anche sui procedimenti legislativi e sul ruolo del parlamento. L’aumento dei contagi, la chiusura delle attività delle commissioni e la ritrosia ad adottare forme di partecipazione e di voto innovative potrebbero essere un ulteriore elemento di mancata attuazione dei promessi correttivi alla riforma costituzionale, ancora lontani dall’essere realizzati. Con la prossima proroga dello stato di emergenza e il conseguente maggiore protagonismo nella produzione legislativa da parte del governo, insieme al costante conflitto tra presidenti di regione e consiglio dei ministri, potremmo avere una miscela esplosiva, capace di produrre effetti negativi nei confronti degli equilibri dei poteri e del futuro assetto istituzionale.</p>



<p>In fondo il messaggio del referendum costituzionale è chiaro: avanti il prossimo. Inteso come prossimo tassello di un mosaico di provvedimenti legislativi di matrice populista, capaci di inseguire, e non governare, il mutamento della società, in una costante resa agli umori popolari e ai sondaggi d’opinione.</p>



<p>Cosa avverrebbe se domani l’obiettivo dovesse diventare l’introduzione del vincolo di mandato? Eventualmente inserito (con correttivi sia chiaro) in un nuovo accordo di governo, necessario a causa dell’assenza di una chiara maggioranza espressa dai cittadini?</p>



<p>Quale responsabilità ha l’attuale classe politica, che, favorendo la riduzione dei parlamentari, ha abbassato la soglia di consenso parlamentare necessaria ad ulteriori riforme costituzionali?<br>Nemmeno consola il 30% di No espressi alla riforma, troppo diversi tra loro, troppo lontani e con motivazioni antitetiche, per poter essere base di una diversa lettura politica del presente. In fondo, la riduzione dei parlamentari è poca cosa. Il problema è la riduzione della classe politica a megafono del proprio elettorato, a primi tifosi dei propri tifosi. Oggi probabilmente dovremmo raccogliere l’autocritica di chi non ha avuto il coraggio di dire che la riforma Renzi, seppur imperfetta e bisognosa di correttivi, avrebbe dato all’Italia un assetto migliore del grande punto interrogativo che abbiamo davanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/10/cuzzocrea-il-referendum-che-verra/">Il referendum che verrà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/10/10/cuzzocrea-il-referendum-che-verra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grillo non parla solo al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/24/raco-grillo-non-parla-al-suo-elettorato-dice-sul-serio-sveglia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/09/24/raco-grillo-non-parla-al-suo-elettorato-dice-sul-serio-sveglia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 13:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Casaleggio]]></category>
		<category><![CDATA[David Sassoli]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia diretta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Zingaretti]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Rousseau]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1903</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”. Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/24/raco-grillo-non-parla-al-suo-elettorato-dice-sul-serio-sveglia/">Grillo non parla solo al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”.</p>



<p>Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei parlamentari, nel corso di un confronto con David Sassoli, presidente Parlamento Europeo, ha dichiarato: “non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta, fatta dai cittadini attraverso i referendum”.</p>



<p>Era scontato che i cinque stelle, raggiunto l’obiettivo storico del taglio della &#8220;casta&#8221;, sentissero l’esigenza di rilanciare sui temi originari. Ecco allora la madre di tutte le idiozie: sorteggio per le cariche pubbliche e via le assemblee elettive. Si decide tutto con referendum, da tenere sulla piattaforma privata di Casaleggio. Vaffa alla competenza. Per fare politica con i 5S non è richiesta. Era esattamente questa la preoccupazione che animava la campagna per il NO al referendum costituzionale. Un timore evidentemente sottovalutato non tanto dai cittadini quanto dalla classe dirigente che ha sostenuto il SI.</p>



<p>Abbiamo dovuto aspettare 24 ore per leggere la reazione di Nicola Zingaretti, “io la penso nel modo opposto”, mentre nulla sappiamo di quel che pensano Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Con quel che resterà del M5S, dopo la resa dei conti annunciata, bisognerà fare le riforme rese necessarie dalla riduzione dei parlamentari e gestire gli oltre duecento miliardi messi a disposizione dall’Europa, eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e confrontarsi sui temi sociali che il PD ha lasciato in cantina in questo primo anno di governo. La democrazia è forma e sostanza. Nel caso di Grillo le due cose coincidono pericolosamente. Lo ricordiamo soprattutto al PD: il leader del M5S non parla al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/24/raco-grillo-non-parla-al-suo-elettorato-dice-sul-serio-sveglia/">Grillo non parla solo al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/09/24/raco-grillo-non-parla-al-suo-elettorato-dice-sul-serio-sveglia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
