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	<title>AUKUS Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>AUKUS Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 22:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso di Xi Jinping nella grande Sala del Popolo in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911 ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/13/ristagno-fuca-cina-taiwan-tensioni-pacifico/">La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>9 Ottobre 2021, il discorso di <strong>Xi Jinping</strong> nella grande Sala del Popolo, in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911, ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>



<p>Taiwan è il punto caldo dell’<strong>area indo-pacifica</strong>. La piccola isola asiatica è recentemente stata oggetto di diverse <strong>incursioni aeree militari</strong>. Solamente lunedì 4 ottobre, ben 34 caccia e 12 bombardieri, con capacità nucleare, cinesi sono penetrati nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese (ADIZ). 149 soltanto tra il 1 ed il 4 ottobre. Si tratta di incursioni e blitz non nuovi da parte delle forze militari cinesi, che si inseriscono in una più ampia strategia di pressione e sfinimento su Taipei.<br><strong>L’Indo-Pacifico sembra sempre più diventare una regione chiave per gli equilibri egemonici delle decadi a venire</strong>.</p>



<p>La Corea, il Giappone, le Filippine e l’isola di Taiwan costituiscono la cintura di contenimento americana all’accesso cinese nell’Oceano Pacifico. Eccetto Taiwan tutti ospitano basi militari statunitensi.</p>



<p><strong>Taiwan</strong> rappresenta per Pechino sia una questione <strong>strategica</strong>, che di <strong>immagine</strong> .<br>La questione è d’immagine perché una Taiwan riconosciuta sovrana ed indipendente rappresenta una chiara violazione del principio dell’Unica Cina, stabilito dopo il 1979.<br>Allo stesso tempo il problema è strategico, in quanto l&#8217;isola si trova a soli 140 km dalle coste cinesi, condizione che rende ancora più indigesto a Pechino il supporto americano al governo dell&#8217;isola, che si concretizza anche con contratti militari da milioni di dollari in funzione anticinese.<br>In aggiunta, l’<strong>industria taiwanese dei semiconduttori</strong>, la più avanzata e grande del mondo, rappresenta un asset chiave sia per gli americani che per i cinesi, i quali se la contendono a suon di sanzioni e investimenti.</p>



<p>Nonostante il primato economico, la penetrazione nei mercati globali, la massiccia presenza nel continente africano, la <strong>Cina rimane debole in casa propria</strong>. Non controlla il proprio giardino di casa, cioè la regione dell’Asia-Pacifico. Non controlla il mare di fronte alle proprie coste e non controlla le rotte commerciali, ancora saldamente in mano alla coalizione a guida americana.<br>Forzare questo equilibrio e guadagnarsi il proprio spazio vitale sul mare, conquistare le rotte e la supremazia sulla regione è di cruciale importanza per Pechino al fine di rivaleggiare globalmente alla pari con la coalizione occidentale.</p>



<p><strong>Cambiare gli equilibri regionali in favore cinese non è però nei piani americani</strong>. Al contrario, gli sforzi diplomatici, militari e commerciali di Washington si intensificano nello sforzo di creare un polo di potenze regionali (Giappone, Corea del Sud, India, Australia, Filippine) capaci di controbilanciare la pressione cinese nell’area.<br>In quest’ottica si inseriscono sia l’accordo <strong>AUKUS</strong> con Australia e Regno Unito, che il revival dei QUAD e delle esercitazioni navali congiunte, con la partecipazione di una non più reticente India, spinta all’azione dalle recenti frizioni sui confini himalayani con il vicino cinese.</p>



<p>L’Indo-Pacifico e la sua <strong>stabilità</strong> rappresentano una vera sfida per entrambe le Potenze: qui si intrecciano i fili della geopolitica mondiale, con le potenze minori da un lato inevitabilmente attratte dalla possente economia cinese, dall’altro minacciate da questa e costrette a ricorrere alla sicurezza dell’ombrello americano, fortemente deciso ad impedire il consolidamento del <strong>primato cinese</strong> nella regione.</p>
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		<title>Il Gioco delle Potenze e del Potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 16:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della guerra al terrore</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/01/ristagno-fuca-il-gioco-delle-potenze-e-del-potere/">Il Gioco delle Potenze e del Potere</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>L’<strong>attentato alle torri gemelle</strong> è, per chi scrive, il primo vivido ricordo di un momento storico decisivo. Siamo parte, di fatto, della generazione che non ha vissuto la guerra fredda o la caduta del muro di Berlino, ma che ha preso coscienza dell’esistenza di un mondo ben più grande e complesso proprio con l’inizio della<strong> guerra al terrore</strong>. </p>



<p>Oggi, 21 anni dopo, dalle nostre televisioni e social media, ci giungono video e notizie di un altro <em>turning point</em> della storia contemporanea: il <strong>ritiro delle truppe USA e alleate dall’Afghanistan</strong>. Questo evento, se letto insieme agli sviluppi degli ultimi anni nella regione indo-pacifica (QUAD; AUKUS) e alle crescenti sfide che qui si pongono alla leadership americana, rappresenta la fine di un capitolo della storia recente al quale segue un riallineamento della strategia geopolitica statunitense.<br></p>



<p>La <strong>Cina</strong>, non più l’Unione Sovietica o il terrorismo internazionale infestano gli incubi dell’élite americana ed occidentale. È dal 2013 che la Cina, con <strong>Xi Jimping</strong>, muovendosi su un piano economico, diplomatico e militare, continua a costruire ed incrementare la propria legittimazione come sfidante dell’ordine egemonico americano.</p>



<p><br>Dal 2013 al 2017 la Cina registra una delle più veloci crescite economiche del mondo con una media di crescita reale intorno al 7% annuo. Nel 2014 avviene per la prima volta il<strong> sorpasso dell’economia cinese</strong> su quella americana, facendone la più grande nazione commerciale del mondo.</p>



<p><br>La crescita repentina del PIL, il sempre più importante peso economico internazionale e gli ambiziosi investimenti hanno permesso la creazione di partenariati ed accordi commerciali con i Paesi limitrofi e altri in via di sviluppo e la conseguente penetrazione nei mercati globali attraverso progetti mastodontici come l’iniziativa della Via della Seta. <strong>Relazioni</strong>, queste, rivelatesi fondamentali nel consentire alla Cina di svolgere un ruolo da protagonista nel corso dell’attuale pandemia.</p>



<p><br>La mancanza di clausole di condizionalità e di rispetto dei diritti umani fondamentali favorisce poi la pervasività degli investimenti cinesi in aree come l’Africa, l’Indo-Pacifico ed il Medio Oriente, erodendo in quelle regioni la tradizionale capacità di pressione economico-politica della coalizione occidentale.</p>



<p>Non c’è però sviluppo economico senza <strong>tecnologia</strong>. È in questo campo che forse possiamo assistere ad un vero e proprio “balzo in avanti” della Cina. Potenza che, nel giro di pochi anni, è riuscita a dotarsi di un programma per la corsa allo spazio, a modernizzare le proprie forze armate e, attraverso il <em>terraforming</em> di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, a forzare gli equilibri nella regione indo-pacifica.</p>



<p><br>Ed è proprio la crescente importanza di questa regione nello scacchiere internazionale la causa dietro un maggiore impegno americano nell’area, che proprio nei giorni scorsi si è concretizzato nell’accordo <strong>AUKUS</strong>. Accordo che prevede una partnership militare e la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare all’Australia, alleato fondamentale nella regione, fortemente dipendente dall’economia cinese e allo stesso tempo preoccupato dal crescente protagonismo della Cina e della sua marina.</p>



<p>USA e Cina saranno prevedibilmente i principali protagonisti delle decadi a venire, attori che rimodelleranno gli equilibri e le strutture della politica internazionale. Rimane da chiarire però come in futuro si svilupperà questa relazione fra le due potenze ed i loro alleati. Richiamando Graham Allison e la sua Trappola di Tucidide: “sono gli USA la Sparta del V secolo, potenza egemonica impaurita dalla crescente influenza della Cina-Atene e quindi inevitabilmente destinata allo scontro decisivo?”</p>
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