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	<title>Bellezza Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Bellezza Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Vivi la vita più che puoi e sorridi sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Tinnirello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 13:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vanessa Viscogliosi, giornalista, blogger e autrice romana, ha scritto un libro dedicato ai più piccoli che rinnova l’incanto del vivere attraverso il quotidiano e le sue meraviglie. Il suo libro, con le bellissime illustrazioni di Tiziana Longo, è uscito alla fine del 2021 ed ha subito riscosso l’attenzione di grandi e piccini per la bellezza del tema, il linguaggio vivido e immediato e le splendide immagini che lo accompagnano. Vanessa,&#8230;</p>
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<p><a href="http://www.vanessaviscogliosi.it/2021/10/uau-che-giorni-arriva-in-libreria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vanessa Viscogliosi</a>, giornalista, blogger e autrice romana, ha scritto un libro dedicato ai più piccoli che rinnova l’incanto del vivere attraverso il quotidiano e le sue meraviglie. Il suo libro, con le bellissime illustrazioni di Tiziana Longo, è uscito alla fine del 2021 ed ha subito riscosso l’attenzione di grandi e piccini per la bellezza del tema, il linguaggio vivido e immediato e le splendide immagini che lo accompagnano.</p>



<p><strong>Vanessa, com’è nata l’idea di scrivere un libro per bambini?</strong><br>L’editoria per bambini e in special modo quella legata al mondo degli albi illustrati mi ha sempre affascinato e stimolato. Ogni pagina è il risultato di uno scambio dialogico costante, imprevedibile e per questo prezioso, tra parola e immagine. Da questo canto a due voci la lettura si espande, così anche i significati, le connessioni, i personaggi, le storie. Spesso si è portati a pensare che l’albo illustrato sia solo un prodotto per bambini destinato ad essere accantonato in età adulta. Le lunghe narrazioni, con la maturità, infatti prendono il sopravvento. Non sempre, però, i libri grandi sono grandi libri. È molto probabile, invece, che in libri brevi e dalla foliazione ridotta sbocci autorevole letteratura.</p>



<p><strong>Serviva l’incontro giusto, quello con l’editore.</strong><br>Si, perché l’idea di scrivere un libro per bambini ha sempre occupato un posto speciale nel mio cassetto dei sogni da realizzare. Questo cassetto è stato aperto da Daniele Cavallaro di <a href="https://www.gammazita.it/lunaria-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lunaria Edizioni</a>, agli inizi del 2020, quando mi ha proposto di farlo per la neonata casa editrice. A marzo dello stesso anno ho scritto di getto il testo di “UAU che giorni!” e, dopo l’estate e qualche titubanza, ho deciso di sottoporlo al suo vaglio e a quello della coordinatrice editoriale, Veronica Palmeri,&nbsp; che fin da subito si è dimostrata entusiasta.</p>



<p><strong>Tu sei mamma di una bimba. La sua presenza ha giocato un ruolo importante nella genesi di questo lavoro?</strong><br>A mia figlia Cecilia ho dedicato il libro e soprattutto il messaggio primario in esso contenuto: vivi la vita più che puoi e sorridi sempre.</p>



<p><strong>Parlaci un po’ della tua collaborazione con l’illustratrice, Tiziana Longo. Come avete fatto a raggiungere una sinergia tra testo e immagini così calzante?</strong><br>Lavorare con Tiziana è stato semplice e rilassante perché siamo entrate in sintonia fin dal primo momento. Le illustrazioni non sono quindi il frutto di un lavoro travagliato e di notti in bianco, tutt’altro. Il racconto visivo e quello testuale si sostengono vicendevolmente e ben rappresentano le nostre anime e quella del libro.</p>



<p><strong>Il tuo testo è costruito sulla meraviglia destata dai cinque sensi; questi hanno un effetto sinestetico sul piccolo lettore (e non solo). Cosa ti ha spinto a partire proprio dalle sensazioni per il tuo libro?</strong><br>Mi ha spinto una giornata non proprio uau, una di quelle da dimenticare e che ho la sfortuna di vivere spesso perché soffro di attacchi di emicrania molto forti. Quando va bene durano 48 ore, quando va male il giorno e la notte si susseguono così come le nausee, i problemi con la luce, gli odori. Persino la risata di tua figlia, in quelle ore, si tramuta in un incubo sonoro. Da  pessime “esperienze” sinestetiche, paradossalmente, sono nate quelle piacevoli di “UAU che giorni!”. La scrittura, d’altronde, è sempre stata per me la migliore terapia d’urto.  </p>



<p><strong>Se dovessi descrivere il tuo libro con poche parole rivolgendoti a un pubblico adulto cosa diresti? E se invece parlassi &nbsp;direttamente ai tuoi piccoli lettori?</strong><br>Direi ai grandi, ma pure ai piccini, che il libro aiuta a disegnare stelle nei giorni neri e a restare sole nei giorni a colori.</p>



<p><strong>Leggendo il libro mi ha colpito la grande profondità del testo che si può leggere a più livelli, essendo ricco di rimandi semantici e di giochi di parole semplici che introducono termini più complessi. Come hai fatto a ottenere una notevole ricchezza di contenuto attraverso un testo che si presenta essenziale, perfetto per essere letto trasversalmente dai tre anni in su?</strong><br>Il testo nasce da un lavoro istintivo di sottrazione. Togliere senza compromettere la complessità di cui parli non è facile. Si rischia la superficialità e la banalizzazione. Ho un grande rispetto per le parole e forse anche per questo non sono una grande chiacchierona. Preferisco scrivere: il foglio bianco mi permette di sceglierle con cura.<br>Il libro, hai ragione, viaggia su più livelli. Ha più facce e offre diversi spunti di riflessione. Da un lato la mia attenzione si focalizza sull&#8217;unicità della vita e sulla gioia delle piccole cose, dall&#8217;altro cela ma non troppo le mie posizioni su alcune tematiche complesse e delicate, dall’accoglienza dei migranti ai diritti civili. Parlare di cose da grandi con i piccoli non è complicato, né occorrono grandi paroloni. Servono solo parole oneste.</p>



<p><strong>In una parte del volume, una bimba di spalle osserva “La Primavera” di Botticelli degli Uffizi e tu scrivi: (questi) “Sono i giorni capolavoro . Ti guardano dentro e tu piangi fuori”. La tua frase mi ha molto colpito perché porta i bambini al cuore dell’esperienza estetica. Anche tu hai ancora questo rapporto viscerale con l’arte? Ricordiamo ai lettori che hai ideato e diretto per anni, insieme a Giacomo Alessandro Fangano, la prima rivista dedicata alle arti visive in Sicilia, Tribe art</strong>.<br>Questa illustrazione racconta di un attacco, non emicranico, ma per fortuna da Sindrome di Stendhal: la prima volta che ho visitato la Galleria degli Uffizi ho letteralmente pianto di fronte a questo capolavoro dell’arte italiana. Ho suggerito quindi a Tiziana di tradurre in immagine la mia vertigine, che ho poi scoperto, essere stata anche la sua. La bellezza continua a commuovermi e il mio rapporto con l’arte in tutte le sue molteplici forme è ancora profondissimo. Ho ereditato da mia nonna paterna il “master” in incanti e meraviglie e non la ringrazierò mai abbastanza.<br>&nbsp;<br><strong>Vanessa Viscogliosi</strong>, giornalista, autrice e blogger romana, vive a Catania dal 2003. Sebbene non ami le etichette, si definisce un’operaia culturale con manie di piccolezza. “UAU che giorni!” è il suo primo albo illustrato.<br><strong>Tiziana Longo</strong>, illustratrice, nata a Catania, laureata in Pittura e restauro, studia poi illustrazione e ne fa la sua professione. Pubblica prevalentemente per l’editoria inglese, americana e italiana illustrando libri educativi e di narrativa per bambini e giovani adulti.</p>
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		<title>Ma il bidello non è servo di nessuno</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/08/16/deluca-il-bidello-non-e-servo-di-nessuno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 18:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un’esclamazione che spesso esce di bocca quando ai nostri occhi appaiono cumuli di immondizie lasciate ai bordi delle strade o veri e propri tappeti di ogni residuo che lastricano al mattinino le nostre piazze e i nostri lungomari dopo il bivacco notturno. Si tratta di un’esclamazione che riproduce un luogo comune: “Che schifo! Ma qui nessuno pulisce, questa amministrazione deve essere scarsa”. Scarsa l’amministrazione o corta la veduta? La&#8230;</p>
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<p>C’è un’esclamazione che spesso esce di bocca quando ai nostri occhi appaiono cumuli di immondizie lasciate ai bordi delle strade o veri e propri tappeti di ogni residuo che lastricano al mattinino le nostre piazze e i nostri lungomari dopo il bivacco notturno.</p>



<p>Si tratta di un’esclamazione che riproduce un luogo comune: “Che schifo! Ma qui nessuno pulisce, questa amministrazione deve essere scarsa”. Scarsa l’amministrazione o corta la veduta?</p>



<p>La seconda. Il problema è un altro ed è tristemente più grave. Il problema è che dove non si è pulito, qualcuno prima ancora ha sporcato. E questa città o questo borgo, non è vero che non sanno pulire. E’ vero che sanno sporcare. Il valore assente è la considerazione per il decoro, l’ordine e la pulizia. Tant’è vero che una formula sensata parla di “mantenere pulito” per significare che la pulizia viene prima, lo sporco viene, eventualmente, dopo.</p>



<p>Un quadretto eloquente? A scuola i ragazzini amano lanciare le carte nel cestino. Si divertono. Non sempre, però, fanno centro. Cosicché alle 13,30 il cestino è semivuoto, mentre d’intorno le cartacce abbondano. Quando l’insegnante fa notare la sconcezza c’è sempre qualcuno che esclama: “E non c’è il bidello per raccoglierle?”. “Il bidello – avverte l’insegnante – non è il riparatore dei tuoi fondi mancati, egli è qui per lucidare i nostri ambienti, per renderli ancora più sani e ospitali”.</p>



<p>Forse inizia qui il malinteso. Per i nostri ragazzi esisterebbero due agenti: chi ha licenza di sporcare, chi ha dovere di raccogliere. Sporcare non costa nulla; pulire, una barca di denari. Se il malinteso persiste e accompagna, oltre l’età evolutiva, la giovinezza e la maturità di uomini e donne, il sistema non solo non muta, ma si afferma e consolida fino a costituire un modello perverso per come situa i cittadini negli ambienti comuni e nello spazio più esteso di questo nostro mondo.</p>



<p>E’ un po’ come dire: “Perché d’estate appicchi il fuoco?”. “Facile, perché esistono le squadre che spengono”. Bisognerebbe appena ricordare che le squadre che spengono propriamente non esistono, esistono i vigili del fuoco, ovvero coloro che prima ancora che il fuoco arrivi, lo prevengono. Spegnere è operazione disperata che scatta allorquando alla vigilanza è scappato di mano il pericolo. Il bilancio lavorativo dei vigili del fuoco non si dovrebbe fare sugli incendi spenti, ma su quelli che non sono divampati.</p>



<p>Allo stesso modo, una città, un borgo non meriterebbe i complimenti perché la sua amministrazione sa pulire. Solamente perché non ama sporcare, ossia coltiva la virtù dell’armonia, del decoro e della bellezza. Non si fanno i complimenti ai genitori perché il bambino è educato, potrebbero offendersi con giusta ragione, potrebbero rispondere: “E come immaginavi mio figlio? Maleducato?”. La buona educazione non si ha, beneducati si è. Pulita, una città non lo diventa perché altri hanno rimosso residui, rifiuti e immondizie. Pulita, lo è o non lo è per sua virtù, se è virtuosa. Rimettere ordine presuppone il ristabilimento di un valore precedentemente affermato.</p>



<p>Nell’estetica si esprime l’etica di cui si è capaci. I visitatori dei nostri centri storici – molti di questi, veri e propri salotti di pietre antiche – restano ammirati e hanno gli occhi pieni di soddisfazione quando ne percorrono strade, vie e vicoli. Si parla di accoglienza e si pensa a chissà che e magari si trascura il pensiero che il primo benvenuto è farsi trovare in ordine. Un vestito lindo e sobriamente elegante è il grande segnale che rivela due moti dell’animo: mi rispetto e ti rispetto, ho cura di me e ti accolgo. Quella che noi definiamo ospitalità. Desidero che i tuoi occhi guardino il meglio perché la tua visita mi onora e perché anche questo angolo di mondo è casa tua.</p>



<p>I calabresi conservano un’espressione meravigliosa che i nostri padri rivolgevano agli ospiti: “Favorite, fate come a casa vostra” per dire “sotto questo cielo ogni agio è per tutti, casa mia è anche casa vostra, la curo per me e la curo anche per voi”. C’è un però, però. Le carte non si lanciano, e neanche le buste dei rifiuti. C’è il cestino. E il bidello non è servo di nessuno.</p>
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		<title>In gara per la cultura. Una short-list per scegliere la Capitale italiana della cultura 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 06:43:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La bellezza salverà il mondo” affermava Dostoevskij attraverso le parole del principe Miškin ne L’Idiota. Oggi, più che mai, fra il dibattimento generale su quale colore ogni regione merita di vestire, se giallo, arancione o rosso, queste parole risuonano ancor più potenti. Chissà quante persone si chiedono come la Bellezza e la cultura dei luoghi usciranno da questo particolare momento storico. E in quanti si ricordano che oltre al giallo,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/11/24/pafumi-in-gara-per-la-cultura/">In gara per la cultura. Una short-list per scegliere la Capitale italiana della cultura 2022</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>“La bellezza salverà il mondo” affermava Dostoevskij attraverso le parole del principe Miškin ne L’Idiota. Oggi, più che mai, fra il dibattimento generale su quale colore ogni regione merita di vestire, se giallo, arancione o rosso, queste parole risuonano ancor più potenti. Chissà quante persone si chiedono come la Bellezza e la cultura dei luoghi usciranno da questo particolare momento storico. E in quanti si ricordano che oltre al giallo, all’arancione e al rosso esistano anche il blu delle riviere, il verde dei boschi e il bianco delle pietre calcaree.</p>



<p>Senza dimenticare le accortezze che siamo invitati a rispettare e le drammatiche storie di molti che con il Covid-19 hanno avuto uno scontro frontale, è possibile trovare le occasioni per dedicarsi al pensiero del Bello. E l’occasione è stata servita il 16 novembre, quando il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, guidato da Dario Franceschini, ha comunicato che la Giuria per la selezione della città &#8220;Capitale italiana della cultura&#8221; 2022, dopo aver esaminato le candidature pervenute, ha selezionato i dieci progetti finalisti:<br>Ancona (Ancona. La cultura tra l&#8217;altro), Bari (Bari 2022 Capitale italiana della cultura), Cerveteri (Cerveteri 2022. Alle origini del futuro), L’Aquila (AQ2022, La cultura lascia il segno), Pieve di Soligo (Pieve di Soligo e le Terre Alte della Marca Trevigiana), Procida (Procida &#8211; la cultura non Isola), Taranto (Taranto e Grecia Salentina. Capitale italiana della cultura 2022. La cultura cambia il clima), Trapani (Capitale italiana delle culture euro-mediterranee. Trapani crocevia di popoli e culture, approdi e policromie. Arte e cultura, vento di rigenerazione), Verbania (La cultura riflette. Verbania, Lago Maggiore) e Volterra (Volterra. Rigenerazione umana).</p>



<p>Queste le dieci città che sono state nominate e che già si impegnano a organizzare e offrire un ampio calendario di attività culturali e ricreative per l’anno 2022, un domani non troppo lontano che si vuole immaginare all’insegna della cultura e dei colori. Tutti i colori. L’azzurro lacustre di Verbania, il giallo delle rocce di Procida e il bianco delle saline di Trapani punteggiato dal rosa dei suoi fenicotteri. Solo per citare qualche esempio.</p>



<p>La cultura è identità ed è nostro dovere preservarla, anche nei momenti in cui sembra non costituire una priorità; proprio in quei momenti potrebbe rappresentare una possibile salvezza, così come suggeriva il buon vecchio principe Miškin.</p>
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		<title>Il &#8220;nostro&#8221; giardino segreto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/07/03/roberti-nostro-giardino-segreto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 08:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ho fatto pane, non ho curato l&#8217;orto sul davanzale, non ho pulito la casa. La mia vita non è stata stravolta dal lockdown, si è, come dire, concentrata, riconosciuta, essenzializzata. E sottraendo qua e là,&#160; anche il&#160;giardino è stato abbandonato. Il nostro “Giardino segreto” ha subito altri abbandoni oltre quest’ultimo,&#160;il primo, storico,&#160;quando abbiamo detto addio a Nonna, alla casa che condividevamo con lei, all’infanzia. “Un giorno lord Craven sotterrò&#8230;</p>
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<p>Non ho fatto pane, non ho curato l&#8217;orto sul davanzale, non ho pulito la casa. La mia vita non è stata stravolta dal lockdown, si è, come dire, concentrata, riconosciuta, essenzializzata. E sottraendo qua e là,&nbsp; anche il&nbsp;giardino è stato abbandonato. Il nostro “Giardino segreto” ha subito altri abbandoni oltre quest’ultimo,&nbsp;il primo, storico,&nbsp;quando abbiamo detto addio a Nonna, alla casa che condividevamo con lei, all’infanzia.</p>



<p>“Un giorno lord Craven sotterrò la chiave di quel cancello così come aveva sotterrato la voglia di vivere e di amare perché chi avrebbe potuto trovare la toppa se n’era andata per sempre” (da Il giardino segreto di Burnett). Un giorno anche noi chiudemmo il cancello e semplicemente, senza sotterrare chiavi e tanto meno amore,  non lo aprimmo più. Fu necessario, nella storia di Burnett che arrivasse la giovane  Mary con un piccolo ordinario miracolo, o una magia per chi preferisce le favole, per far rifiorire le rose e la vita tra tanti sterpi, e nella nostra storia, la cocciuta determinazione, la pazienza e la  fatica di Emanuele,  per capire che “dal letame nascono i fior”.</p>



<p>E sì, perché il giardino aveva assunto l’aspetto di una discarica grazie all’originale concetto di “raccolta indifferenziata” di alcuni vicini, al vento di San Francesco che raccoglie e deposita di tutto dappertutto, al ricambio di foglie e erbe delle puntuali stagioni. “L’unica è chiamare un’impresa di giardinaggio” ci dicevamo guardando sconsolati quel disastro. Peccato che avevamo dato fondo a tutti i risparmi e i mutui possibili per la ristrutturazione della casa e non c’erano nemmeno gli spiccioli per il nostro piccolo pezzo di verde. Fu a quel punto che si mise all’opera Emanuele con &nbsp;infinito ottimismo e &nbsp;grande energia, &nbsp;e a poco a poco anche gli altri cinque fratelli e poi Enzo l’indiscusso detentore della chiave, e alla fine, ma proprio alla fine giusto per le migliorie, io.</p>



<p>E eccolo il nostro giardino, dove “nostro” significava a nostra immagine e somiglianza. Un giardino che ruota tutto intorno al grande limone. Con tanti colori sgargianti come piacciono a Francesca; con tante lumache e zanzare e lombrichi che vivono indisturbati secondo i diritti degli animali proclamati da Annalisa; con un salottino di ghisa,&nbsp;alzatine traboccanti di verde, candele e lampioni sparsi secondo il bon ton di Maria Elena; con piante grasse dappertutto in modo che ogni nostro percorso è una via crucis di spine secondo i ricordi di viaggi esotici di Stano; con un angolo attrezzatissimo di barbecue secondo l’appetito di Maurizio; con un ripostiglio di attrezzature buono per i giardini del Quirinale secondo la pericolosa teoria del fai da te di Enzo; con un certo odorino qua e là secondo gli improrogabili fisiologici bisogni di Akim; con un proclamato ma inutile tentativo di pianificazione. Con un vassoio con tazze fiorite, per restare in tema, pronte naturalmente per “un tè in giardino” ai vari gusti di fiori secondo i miei umori.</p>



<p>Il “Nostro giardino segreto” è sopravvissuto in questa veste ai cambiamenti e agli stravolgimenti della famiglia. Alle partenze e ai brevi e condensati ritorni, alla ordinaria solitudine a due e allo straordinario affollamento, al silenzio e al rinnovato chiasso, alle solite facce e a quelle nuove. Lo guardo adesso attraverso il cancello, di nuovo abbandonato, quasi una discarica. Che fare? A differenza di lord Craven non ho sotterrato la chiave e la toppa è a portata di mano. Questa volta non c’è la disponibilità di Emanuele né di tutto il corredo di energie familiari. Magari chiamerò quell’impresa di giardinaggio, tanto mutui da pagare e ristrutturazioni da fare non ce ne sono più.</p>



<p>La chiave gira facilmente nella toppa, il cancello aprendosi non cigola, nemmeno un po’ di ruggine. Un piccolo miracolo. L’impresa ne farà poi un ulteriore riportando bellezza e armonia. Gli andirivieni della vita ne faranno ancora un altro armonizzando i tempi per farci ritrovare ancora qualche volta insieme, tutta la famiglia. E fermiamoci qui, non possiamo pretendere altri miracoli. Staremo però attenti a cogliere tra le foglie del limone quel refolo che attraversa il tempo, le storie di una volta e quelle di oggi.</p>



<p>Patologia: tendenza a stati di abbandono<br>Terapia: tè Jardin bleu, da bere esclusivamente in un giardino e in tazze fiorite.<br>Libro: “Il giardino segreto” di Frances Burnett nella versione pop up, da guardare soltanto, e guardando inventarselo un personale giardino segreto.</p>
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		<title>Il coronavirus non fermerà la bellezza dei festival italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Milly Provinciali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 12:50:06 +0000</pubDate>
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<p>La pandemia ha fermato tutto il mondo e mentre ci si prepara ad una graduale ripartenza, c’è chi dovrà ripensare l’intero assetto organizzativo e fare i conti con una situazione che difficilmente potrà offrire spazi adeguati ai linguaggi degli artisti e al desiderio di arte e cultura del pubblico.</p>



<p>È l’Italia dei Festival, un mondo che oltre a portare bellezza dal nord al sud dell’Italia genera ricchezza in tutto il Paese con presenze legate agli spettatori che sono cresciute del 10% in soli 4 anni.<br>Un ritorno economico sorprendente che lo scorso anno, secondo i dati Agis, a fronte di 23,9 milioni di spese di gestione ha innescato 41,2 milioni di euro di produzione e 18,9 milioni di euro di valore aggiunto. Numeri alti ai quali si aggiunge il valore di quello che viene definito “il turismo culturale”, ovvero il turismo nazionale ed internazionale legato alla cultura e quindi anche al mondo degli spettacoli che supera i 600 milioni di euro, cifra in larga parte legata agli eventi di musica dal vivo. Un motore di crescita dunque che generalmente stimola l’economia del territorio e che quest’anno come tanti altri settori dovrà fare i conti con il Covid-19, ripensandosi e riadattandosi ad una situazione del tutto nuova.</p>



<p>Quale sarà quindi il peso economico che la crisi dei festival e del turismo culturale avrà sul nostro paese? Quali ipotesi per arginare questa perdita? Secondo il professor Leonardo Becchetti, ordinario di economia all’Università di Roma Tor Vergata, questo stop causerà centinaia di milioni di euro di perdite tra festival e indotto. “In Italia &#8211; afferma &#8211; ormai quasi ogni città aveva il suo festival che funzionava come volano anche per il settore turistico. Il settore era in pieno sviluppo perché la domanda culturale nel paese era ed è molto vivace. I festival &#8211; continua l’economista &#8211; stanno cercando la strada della digitalizzazione e i webinar si moltiplicano ma ovviamente l&#8217;indotto del turismo è perduto. Gli eventi che richiedono partecipazione dal vivo come i festival, i concerti ma anche quelli del mondo dello sport saranno gli ultimi a ripartire. Dobbiamo sperare nel vaccino o nell&#8217;immunità di gregge e sappiamo che non potrà essere, nella migliore delle ipotesi, prima dell’autunno.”</p>



<p>Dunque un valore economico che al momento sembrerebbe perso. Che ne sarà invece della bellezza andata perduta? Dalla lirica alla sinfonica, dalla danza al teatro, che soluzioni adotteranno tutti i linguaggi dello spettacolo che potrebbero non avere il giusto modo di esprimersi? Senza considerare poi tutte le figure professionali che ne fanno parte: i lavoratori del mondo dello spettacolo che difficilmente immaginano una via di uscita diversa da quella di adempiere al lavoro provato e organizzato per tutto l’anno.</p>



<p>La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij, ecco che allora secondo i direttori generali dei principali festival, si farà del tutto per esserci e per non mandare persa questa bellezza. Allo stato attuale le modalità sono ancora in fase di definizione, alcune date verrano posticipate, alcune forme ripensate, garantendo sempre la qualità dei programmi ma soprattutto il rispetto delle norme e una partecipazione sicura del pubblico. Si arriverà persino ad adottare nuovi spazi come quelli digitali, che con il coronavirus hanno sì mostrato le restrizioni delle nostre vite ma anche dilatato i nostri campi di azione.</p>



<p>ilcaffeonline continuerà a seguire attraverso nuovi articoli i festival italiani, per capire quali saranno le decisioni che in questo particolare momento verranno prese dal legislatore da una parte e dai singoli organizzatori dall’altra. Quali saranno le soluzioni adottate e quale l’orizzonte temporale prefissato, senza mai venir meno all’obiettivo più importante che è quello della sicurezza del pubblico e dei lavoratori. Ma soprattutto cercherà di comprendere quali saranno le vere sorti di questo mondo e lo farà partendo da uno dei festival più importanti d’Europa: il Ravenna Festival.</p>
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