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	<title>Bollette Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Bollette Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:21:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pronuncia parole forti e decise nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/munari-ursula-von-der-leyen-viva-europa-discorso-sullo-stato-dellunione/">Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Il discorso sullo Stato dell’Unione di quest’anno è decisamente molto diverso da quello che venne pronunciato lo scorso settembre. Le parole della Presidente della Commissione sono risuonate non solo nell’aula del Parlamento ma anche nelle <em>petites rues</em> di Strasburgo, nelle larghe vie di Bruxelles e in tutte le altre città europee.</p>



<p>Ursula Von Der Leyen, vestita di giallo e di blu, ha iniziato il suo intervento con una constatazione: <em>“Mai prima d&#8217;ora questo Parlamento si è trovato a discutere lo stato della nostra Unione mentre<br>sul suolo europeo infuriava la guerra”</em>. </p>



<p>Davanti ad Olena, la consorte di Zelensky, ha infatti ricordato l’immenso coraggio che la popolazione ucraina continua a dimostrare contro l’aggressione di Putin. Ha puntualizzato: “<em>Le sanzioni resteranno in vigore. È il momento della risolutezza, non delle concessioni</em>”. </p>



<p>Secondo Ursula questa guerra è l’apice di uno scontro ben delineato, quello tra autocrazia e democrazia, tra valori occidentali e credi zaristi. </p>



<p>L’Europa ha reagito coesa a questa guerra alla sua economia, alla sua energia, al suo futuro. La Presidente porta un esempio italiano virtuoso, quello dei ceramifici al centro della nostra penisola che hanno deciso di spostare i turni al mattino presto per beneficiare delle tariffe più basse dell&#8217;energia. </p>



<p>Entra così nell’argomento letteralmente più scottante e impellente: quello energetico. </p>



<p>La proposta europea è quella di mitigare il carobollette con oltre 140 miliardi di euro. Come? Tassando gli extra-profitti. La Presidente ha infatti dichiarato “<em>ci sono grandi compagnie petrolifere, del gas e del carbone, che stanno realizzando profitti enormi e inaspettati, che non si sarebbero mai nemmeno immaginate</em>”. </p>



<p>E ancora, due riforme necessarie sono quella radicale del mercato dell’energia elettrica e, in linea con il Green Deal, l’introduzione di una Banca europea dell’idrogeno, fonte che verrà trasformata in un mercato di massa con ingenti investimenti nei prossimi decenni. </p>



<p>Ursula è pronta a sostenere gli avanzamenti e la rilevanza del progetto green europeo nelle due prossime occasioni internazionali, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità di Montreal e alla COP27 di Sharm el-Sheikh. </p>



<p>Ha colto l’occasione poi per annunciare una nuova legislazione europea sulle materie prime critiche, punto cruciale per il successo della transizione sostenibile nell’economia e nel mondo digitale, in continuità con il Chips Act.</p>



<p>Altra tematica fondamentale toccata nel discorso sullo Stato dell’Unione è stata l’importanza di combattere la disinformazione nella rete ma anche nelle università europee; “<em>queste menzogne<br>sono tossiche per le nostre democrazie</em>”. </p>



<p>Citando la Regina Elisabetta e David Sassoli, Ursula ha ricordato a tutti i presenti l’essenzialità di difendere sempre il nostro modello occidentale. Migliorarlo ogni giorno significa crescita collettiva, per tutti gli individui.</p>



<p>L’Europa sarà in grado di guardare oltre e cercare nuovi orizzonti?</p>



<p>Si, se coltiverà lo spirito di Maastricht, dove stabilità e crescita vanno necessariamente di pari passo; dove si uniscono tutte le forze in nome di un comune obiettivo; dove volontà e solidarietà si mescolano; dove ogni cittadino europeo si sente a casa.</p>



<p>Ursula auspica che questo spirito europeo, cresciuto moltissimo dopo lo scoppio della pandemia, possa crescere ancor più forte e in armonia. </p>



<p>Come esempio finale della sua riflessione, ha elogiato Magdalena e Agnieszka, due giovani polacche che in pochi giorni hanno organizzato migliaia di volontari per accogliere i rifugiati ucraini. Un esempio di altruismo e umanità. </p>



<p>La loro storia è, secondo la Von Der Leyen, emblematica e rappresenta al meglio il sentimento dell’Unione e della nostra comunità europea.</p>
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		<title>Enrico Zanetti: contro il caro bollette non basta un extra profitto scritto male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2022 09:21:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo ha scelto di lasciare le regole di determinazione dei prezzi così come stavano e di introdurre una complicata tassa sugli extra-profitti che quelle regole immutate consentono di continuare a conseguire agli operatori della filiera sulle spalle dei consumatori di energia elettrica. In questo modo ha lasciato in campo una distorsione economica e ci ha aggiunto pure una complicata distorsione fiscale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le Istituzioni sembrano non percepire il pericolo sociale per famiglie e imprese che sta dietro l’esplosione delle bollette?</strong><br>L’esplosione folle e insostenibile delle bollette del gas e dell’energia elettrica è ancora per molti, troppi, un tema di dibattito, anziché un numero scritto nero su bianco con richiesta di pagamento. A rinviare il sapore (amaro) sulla pelle del tema gas, ci pensa la stagione.</p>



<p><strong>Per quanto riguarda l’energia elettrica?</strong><br>Le bollette di luglio arrivate nelle scorse settimane sono le prime in cui chi ha tariffe a prezzo variabile tocca con mano che il costo non si “limita” a raddoppiare, ma “vola” a tre, quattro e anche cinque volte i corrispondenti periodi dell’anno scorso; chi, invece, è ancora per qualche mese sotto il cappello protettivo di contratti con prezzo bloccato per 12 mesi stipulati alla fine dell’anno scorso, scoprirà tutto d’un fiato alla loro scadenza e rinnovo che, su per giù, il nuovo prezzo bloccato offerto per i successivi 12 mesi potrà arrivare a essere anche dieci volte tanto quello che sta continuando a pagare adesso.</p>



<p><strong>E a quel punto?</strong><br>Se nulla sarà stato fatto, tra un paio di mesi succederà letteralmente il finimondo e non interesserà a nessuno di chi sono le colpe per essersi presi in così grave ritardo nel cercare di attenuare il più possibile i rincari.</p>



<p><strong>Dove e come si potrebbe agire?</strong><br>Una cosa è certa: mentre sul gas i margini di manovra politica di breve periodo sono quasi impalpabili sul versante dei prezzi (e si può agire con una minima efficacia solo sul lato del contingentamento dei consumi), sull’energia elettrica c’è molto più margine di manovra.</p>



<p><strong>Abbiamo perso mesi in cui si poteva fare di più?</strong><br>In questi lunghi mesi di avvicinamento al ciglio del burrone, il Governo, anche quando era nella pienezza dei poteri, ha scelto di non mettere mano alle regole che stanno alla base della determinazione dei prezzi del kW al consumo che vengono poi incorporati nelle offerte commerciali dei singoli operatori.</p>



<p><strong>E cioè?</strong><br>Ha scelto di non farlo pur avendo chiara consapevolezza che quelle regole, nel mutato scenario geopolitico e conseguentemente economico, consentono alle imprese che producono e vendono energia elettrica in Italia di realizzare degli ingenti extra-profitti, la cui stessa esistenza è la prova inoppugnabile di come le attuali regole di determinazione del prezzo al consumo dell’energia non ribaltano “a valle” i maggiori costi sopravvenuti “a monte”, ma ben più.</p>



<p><strong>Cosa ha fatto quindi il Governo?</strong><br>Di fronte a questa banale evidenza, il Governo ha scelto di lasciare le regole di determinazione dei prezzi così come stavano e di introdurre una complicata tassa sugli extra-profitti che quelle regole immutate consentono di continuare a conseguire agli operatori della filiera sulle spalle dei consumatori di energia elettrica. In questo modo ha lasciato in campo una distorsione economica e ci ha aggiunto pure una complicata distorsione fiscale.</p>



<p><strong>Cosa sarebbe stato meglio fare?</strong><br>Molto meglio sarebbe stato attivarsi per tempo per cambiare le regole di determinazione del prezzo “base” del kW al consumo, così da meglio riflettere “a valle” le dinamiche di aumento nei costi “a monte”, per lasciare certamente intatti i legittimi profitti degli operatori di filiera, ma circoscrivere all’origine la formazione di extra-profitti che, in questa situazione, contribuiscono ad affossare famiglie e imprese. Non è stato fatto (ed è molto, molto male), lo si faccia prima che la situazione precipiti.</p>



<p><strong>Tutto sbagliato insomma.</strong><br>Gli italiani hanno bisogno di una bolletta elettrica con i minori rincari possibili, non di un Governo che passa mesi a studiare come tassare nel nome del popolo italiano una briciola degli extra-profitti che quello stesso Governo permette si formino a spese di quello stesso popolo italiano.</p>
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		<title>In Ucraina conflitto tra autocrazie e democrazie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 11:26:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È davvero singolare che una certa parte di opinione pubblica attribuisca a USA, UE, Nato, Occidente in genere, la &#8220;colpa&#8221; di quanto sta avvenendo in Italia. Perché i Paesi Baltici (ci siete mai stati? Avete mai parlato con la gente comune a Vilnius, a Tallin, a Riga?) hanno paura della Russia? Perché la Polonia e altri Paesi dell&#8217;est (e gran parte del popolo dell&#8217;Ucraina se solo facesse parte dell&#8217;UE) vogliono&#8230;</p>
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<p>È davvero singolare che una certa parte di opinione pubblica attribuisca a USA, UE, Nato, Occidente in genere, la &#8220;colpa&#8221; di quanto sta avvenendo in Italia. Perché i Paesi Baltici (ci siete mai stati? Avete mai parlato con la gente comune a Vilnius, a Tallin, a Riga?) hanno paura della Russia? Perché la Polonia e altri Paesi dell&#8217;est (e gran parte del popolo dell&#8217;Ucraina se solo facesse parte dell&#8217;UE) vogliono stare sotto l&#8217;ombrello NATO?</p>



<p>Perché di qua, in Occidente, c’è la libertà. Purtroppo, sfugge a troppi Italiani che la differenza tra la Russia di Putin e i Paesi dell&#8217;est che vogliono stare nell&#8217;Occidente e nella NATO sta in questa divisione: quella è una autocrazia, se non una dittatura, e questi sono sistemi democratici.</p>



<p>Molti di noi sono così &#8220;Soloni&#8221; (sic!) che prima accusano Biden di urlare &#8220;al lupo, al lupo&#8221; per giustificare il suo interventismo, ma poi lo accuseranno di debolezza e di abbandonare il popolo ucraino se e quando la Russia invaderà l&#8217;Ucraina o parte di essa senza che USA, UE o NATO possano reagire, visto che se intervenissero, si scatenerebbe la terza guerra mondiale.</p>



<p>Il tema è tutto qui: si sta profilando all&#8217;orizzonte un conflitto tra autocrazie e democrazie in cui i valori di pace e di libertà delle seconde diventano il cavallo di Troia che le prime sfruttano per conquistare spazio e potere.</p>



<p>Sarebbe interessante, inoltre, chiedere ai giustificazionisti nostrani di Putin (quelli secondo cui, in fondo, l&#8217;ex KGB, sta solo riportando a casa una parte della &#8220;grande Russia&#8221;) cosa farebbero e direbbero se domani mattina la Germania invadesse il Sud Tirolo tedesco e bombardasse Bolzano o i Francesi facessero la stessa cosa ad Aosta. Staremmo lì a guardare? Diremmo &#8220;prego…si accomodino, tanto son vostri fratelli, mica nostri..&#8221;?</p>



<p>E, sfidando il politicamente corretto, lasciatemi dire un&#8217;ultima cosa, già sentita durante le guerre del Golfo: &#8220;è sempre e solo una questione di petrolio o di gas&#8221;. Eh già! Proprio così. Se qualcuno crede ancora che la guerra di Troia (1000 A.C.) sia scoppiata perché hanno rapito Elena si svegli. È stata la prima guerra commerciale dell&#8217;Occidente, per il controllo del Bosforo, del Mediterraneo e del mar Nero. Purtroppo i bisogni dei popoli nella storia o sono stati soddisfatti con il pacifico commercio e con la diplomazia o, ahinoi, con la guerra.</p>



<p>Il dittatore Putin sa che che l&#8217;Europa vive ed è l&#8217;area più ricca del mondo, con gli USA, grazie al gas che gli vende o che passa sul suo territorio attraverso l&#8217;Ucraina. Senza quell&#8217;energia siamo condannati a un futuro di povertà per almeno per i prossimi 15/20 anni, un tempo sufficiente per cambiare- molto in peggio &#8211; la nostra vita.</p>



<p>Intensifichiamo la diplomazia, paghiamo di più il gas se serve (e forse capiremo perché le bollette aumentano), ma occorre anche trovare il modo di placare lo strapotere di chi manda in galera gli oppositori, li uccide anche in terra straniera, ammazza i giornalisti, trucca le elezioni.</p>



<p>Biden non ha provocato questa crisi! E neppure la NATO o l&#8217;UE e se alcuni Paesi ex sovietici hanno chiesto di aderirvi è perché questa, a maggior ragione oggi, è la parte della libertà, quella libertà che il regime comunista sovietico prima e Putin oggi hanno calpestato per oltre 100 anni ormai.</p>



<p>Mi auguro che lo sforzo di Biden, di Macron e di tutti quelli che stanno lavorando per convincere il nuovo zar riescano. Ma se dovesse andare male, visto che non potremo intervenire per proteggere il popolo ucraino pena lo scatenarsi di una guerra globale, almeno si abbia il pudore di tacere e di evitare di fare altre ipocrite &#8220;marce della pace&#8221; che salvano solo la nostra coscienza a ulteriore prova che la strada dell&#8217;inferno è lastricata di tante buone intenzioni. Non dimentichiamolo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/13/susta-in-ucraina-conflitto-tra-autocrazie-e-democrazie/">In Ucraina conflitto tra autocrazie e democrazie</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 10:45:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?</strong><br>La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni precedenti, ma perché il G20 è una realtà cui partecipano anche Paesi che fanno una importante quota di Pil esportando fonti fossili, che sono responsabili di circa i tre quarti delle emissioni di Co2 e di altri gas serra. È evidente che questi stati non abbiano mai amato che all’interno dell’agenda dei G20 si affrontassero questi temi. Quest’anno la presidenza italiana, basandosi sulle tre parole d’ordine People, Planet e Prosperity è stata assai tenace, e ha introdotto con un certo successo la questione climatica.</p>



<p><strong>Lei ha fatto parte della task force per la finanza sostenibile. Come si sono svolti i lavori?</strong><br>La nostra track, quella dei ministri finanziari, ha fatto un buon lavoro e ha anche beneficiato del cambiamento al vertice dell’amministrazione americana. Noi ad esempio abbiamo ricostituito un gruppo che era stato politicamente ucciso dalle precedenti presidenze, che si chiama “Sustainable finance work in group”, che si occupa di finanza sostenibile. Abbiamo chiesto a Cina e Usa, che sono i due maggiori emettitore di gas serra del mondo, di gestirlo. La cosa ha avuto ovviamente anche una valenza politica perché loro sono in grado, ciascuno nella propria sfera, di far avanzare l’agenda. Questo credo sia stato un grande successo che si è anche portato dietro una serie di conseguenze tra cui il riferimento al carbon pricing, ossia quel concetto per cui si vuol dare un prezzo alle emissioni.</p>



<p><strong>Un lavoro consegnato al Cop26?</strong><br>Sono progressi che possono aiutare il Cop26, come in una divisione di compiti per cui al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. Ricordiamo che il Cop26 riunisce tutti i paesi del mondo, tutte le parti che hanno siglato l’accordo quadro delle Nazioni Unite nel lontano 1992. Al Cop26 spetta dunque individuare i target, ad esempio quello di mantenere l’aumento della temperatura entro i due gradi, mentre al G20 compete capire come, quando e quanto efficacemente conseguirlo con politiche fiscali, energetiche o tecnologiche.</p>



<p><strong>E’ ottimista?</strong><br>Al netto di tutto si, sono ottimista, perché c’è una volontà di far vedere anche alle proprie popolazioni un certo impegno ambientalista. Nei giorni scorsi l’Arabia Saudita, ad esempio, ha dichiarata di voler raggiungere una carbon neutrality entro il 2060.</p>



<p><strong>Né la Cina né la Russia hanno partecipato però al G20.</strong><br>Sono stati i loro rispettivi leader a non partecipare, ma posso assicurare che almeno la Cina, con cui abbiamo direttamente lavorato, ha interagito molto bene con noi e in modo molto motivato. Ragion per cui sarei veramente stupito che la negoziazione cinese all’interno della Cop26 non fosse più che seria. L’assenza dei leader, quindi, che forse costituisce comunque un segnale politico, non deve troppo preoccupare.</p>



<p><strong>Non tutti i paesi sono uguali però, né per volume di emissioni né per responsabilità trascorse. Come si condivide la responsabilità dell’ambiente tra realtà così diverse?</strong><br>Immaginiamo di emettere ogni anno dei gas serra. Le emissioni di gas serra hanno questa caratteristica, che si fermano in atmosfera. È come se noi avessimo un secchio. Le emissioni sono il rubinetto che noi apriamo determinando quanta acqua entra in quel secchio in un certo anno. Il secchio ha un piccolissimo buco, costituito dagli assorbimenti naturali di Co2, per cui entra molta più acqua di quella che esce. Il livello del secchio, ossia la concentrazione di Co2 in atmosfera, è quello che determina l’aumento delle temperature.</p>



<p><strong>Il secchio però è stato riempito, nel passato, dall’industrializzazione dei paesi avanzati, fondamentalmente i paesi europei, gli USA e il Giappone.</strong><br>Infatti, negli accordi delle Nazioni Unite c’è un concetto che si chiama “Common but differentiated responsability”. È una questione che dobbiamo affrontare insieme, cioè, ma sia ben chiaro che ci sono delle differenze, perché alcuni e non altri hanno già riempito il secchio per una buona quota. Nell’accordo di Parigi si è stabilito che entro il 2020 ci sarebbe dovuto essere un trasferimento di almeno 100 miliardi di dollari annui dai paesi più avanzati a quelli meno avanzati. Il problema è che quando è stato stabilito quel principio si è stati molto vaghi nello stabilire che cosa si dovesse intendere per climate finance. Sono soldi pubblici? Grants senza tassi d’interesse? Sono prestiti? Sono finanziamenti privati? Questa sarà la questione dirimente, perché è molto più efficiente dal punto di vista economico costruire domani una centrale in Cina piuttosto che fermarne una a gas in Europa e sostituirla con una di rinnovabili. Ovviamente c’è un problema anche politico: chi vuol finanziare i propri possibili futuri competitor?</p>



<p><strong>È possibile immaginare una dipendenza esclusiva da energie rinnovabili?</strong><br>Secondo me no. Almeno non nel breve e medio periodo per la concomitanza di due fattori. Il primo è che vogliamo elettrificare il più possibile gli usi di energia. Nel trasporto, ad esempio, o nella trasformazione del riscaldamento da riscaldamento a gas in riscaldamento con pompe di calore. Questo significa che dobbiamo avere una domanda di energia elettrica che cresce sempre di più. Questo a sua volta implica che non soltanto dobbiamo aumentare le rinnovabili ma che abbiamo bisogno di mantenere anche una quota di combustibili. Adesso in Italia le rinnovabili fanno circa il 40% del totale, ma se escludiamo l’idroelettrico, la quota è ancora più piccola, e nel mondo le rinnovabili faticano ad arrivare al 10%. Il problema è il meccanismo di funzionamento del sistema elettrico perché il grosso del funzionamento di queste rinnovabili, è a energia variabile. Di notte non c’è il solare, per intenderci. Ci sarà così sempre bisogno di una quantità di energia comunque disponibile, per poter accendere la lampadina anche di notte.</p>



<p><strong>Poi ci sono alcuni settori, come il petrolchimico, che è molto difficile pensare di decarbonizzare. Non attualmente, almeno.</strong><br>Questo non significa che non dobbiamo tentare di avere la più ampia penetrazione possibile di rinnovabili. Il nostro Paese storicamente dipende da Russia, Algeria e Libia per il petrolio e per il gas. Le energie rinnovabili ci affrancano quindi dalla dipendenza dagli stati esteri, cosa che fa bene alla nostra economia ma sulla quale occorre essere realisti e comprendere quali sono i limiti tecnologici che ci troviamo davanti. Soprattutto non dobbiamo vendere la transizione ecologica come qualcosa in cui ci guadagnano tutti.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica. Inutile raccontare bugie agli elettori. Occorre chiarire che questa cosa, che avrà benefici, sarà costosa e imporrà quindi di compensare quella porzione di popolazione più vulnerabile e meno capace di adattarsi. Lo vedremo con l’aumento delle bollette: ci sono delle famiglie in situazione di povertà energetica, in cui questi aumenti producono una trasformazione di budget familiare. Io avrei destinato, ad esempio, un po’ meno risorse di quelle scattate a compensare questi aumenti, ma in modo più specifico a sostegno di queste famiglie in modo da aiutarle ad affrontare le difficoltà della transizione.</p>



<p><strong>Possiamo già imputare alla transizione i recenti aumenti in bolletta?</strong><br>Il costo finale della corrente elettrica per gli utenti domestici ormai è appesantito per circa un quarto dai costi del passato di incentivazione delle rinnovabili. Di quell’aumento non ci eravamo tanto accorti perché la bolletta è fatta di tante cose. Si consideri che la variazione di costo della materia prima incide per il trenta per cento sul totale e il resto sono tasse e costi di sistema. Nell’aumento recente, secondo la comunicazione della Commissione Europea, circa un quarto sembra legato al sistema di scambio delle emissioni: ognuno ha un proprio tetto di emissioni, chi emette oltre quel tetto deve comprare dei permessi per emettere di più mentre chi emette di meno può vendere quei permessi. Questo, poiché la Commissione ha ritirato quei permessi in coerenza con i più ambiziosi target di riduzione delle emissioni, ha indotto un grande aumento dei prezzi.</p>



<p><strong>E il gas?</strong><br>Il punto è che lo shock viene dal prezzo del gas ed è legato in un certo senso alla transizione: se io chiedo alla Cina di limitare l’uso del carbone, la Cina sostituisce il carbone con il gas contribuendo ad innalzare enormemente la domanda con conseguente rincaro del suo prezzo. Quindi, per paradosso, rischiamo di spegnere qualche centrale a gas per accendere qualche centrale a carbone.</p>



<p><strong>Notizie non buone.</strong><br>In realtà questo aumento dei prezzi dovrebbe perfino essere una buona notizia perché ci sono due modi per realizzare la transizione. Il primo è aumentare il prezzo delle emissioni, così aumentando il prezzo dell’energia. Il secondo è che, se aumenta il prezzo dell’energia si tende a conservarla di più così aumentando l’efficienza energetica. Decarbonizzazione ed efficienza energetica sono i due cardini della transizione. Se appena aumenta il prezzo, però, noi lo ammazziamo, abbiamo un atteggiamento un po’ isterico. C’è la forte aspettativa che questa sia una cosa congiunturale e non strutturale. Secondo me una componente strutturale, come ho detto, c’è.</p>



<p><strong>Pare che si stia riprendendo a dibattere sul nucleare. È una strada percorribile?</strong><br>Parliamo prima dell’Italia, dove c’è un atteggiamento abbastanza isterico sul nucleare. Se la domanda è se ha senso costruire centrali nucleari la risposta è no, perché ci vorrebbero quindici anni per costruirle e perché i costi sono elevatissimi. Ha senso fare quello che sta facendo la Germania, ossia chiudere le centrali nucleari e tenere il carbone fino al 2039? È la corazzata Potemkin delle politiche climatiche, non ha alcun senso, perché si prolunga la vita di centrali con alta emissione di Co2 e si chiudono centrali che emettono zero Co2. Inutile, tanto le scorie prodotte le dovrai comunque gestire. Il nucleare è una fonte non inquinante a breve termine che ha il grande problema del trattamento delle scorie a lungo termine.</p>



<p><strong>Andando oltre l’Italia?</strong><br>Se si fa un discorso più generale, la Commissione ha proposto una tassonomia degli investimenti sostenibili per cercare di individuare le tecnologie migliori. Su nucleare e gas non si era pronunciata mentre ora, stando alle dichiarazioni della Von der Leyen, sembra ci sia stato un brusco ripensamento, molto intelligente a mio modo di vedere, nel senso che per fronteggiare l’emergenza climatica dobbiamo avere tutto il portafoglio di tecnologie disponibili per decarbonizzare. In questo caso direi che l’ottimo è nemico del bene anche nelle politiche climatiche, perché se si vuole agire davvero occorre farlo con politiche realistiche. Vedo chiaramente un ruolo del gas a venti-trent’anni e un ruolo anche del nucleare.</p>



<p><strong>Gli eventi estremi cui abbiamo assistito nelle ultime settimane dipendono dal cambiamento climatico?</strong><br>Le immagini che vediamo fanno impressione ma dobbiamo comunque osservare il trend e non gli episodi. Il trend è chiaramente di cambiamento nei pattern delle precipitazioni, nel senso che hai lo stesso volume di precipitazioni ma ce l’hai concentrate in pochissimi spazi. Gli effetti non sono però legati soltanto al cambiamento climatico, ma anche a come hai gestito e amministrato il patrimonio. In questo il nostro Paese i problemi ce li ha a prescindere.</p>



<p><strong>Che fare?</strong><br>Manca forse un’idea generale perché è importante fare mitigazione, cioè ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche adattarci. Dovremo sopportare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, quindi dobbiamo comunque prepararci. Per farlo potremmo cominciare magari a pensare di bloccare, meglio ancora ridurre, l’impermeabilizzazione del suolo, e adottare tutte le strategie che ci permettano di contenere l’impatto dei cambiamenti sul territorio. Si tratta di interventi che devono stare nelle priorità assolute dei governanti centrali e locali.</p>
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