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	<title>Calcio Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 01:06:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/">Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?</strong><br>La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla sempre un po’ di meno ma in realtà è la cosa veramente difficile in tutte le discipline.</p>



<p><strong>E quando ci si riesce?</strong><br>Partecipare ai Giochi regala qualcosa di mai visto prima, di fuori dall’ordinario e quindi, da punto di arrivo, da luogo tanto desiderato, tanto sognato, diventa punto di partenza. Spesso infatti i Giochi, come abbiamo visto proprio di recente, aprono orizzonti prima impensabili. Aprono comunque ad un nuovo modo di vedere lo sport. Io credo che l’esperienza del villaggio olimpico sia qualcosa di difficile da raccontare. Se ciascuno di coloro che ha avuto la fortuna di rappresentare una delle duecento nazioni al mondo durante i Giochi diventasse ambasciatore del proprio Paese, vivremmo certamente in un mondo migliore.</p>



<p><strong>Si prende e si restituisce.</strong><br>E’ così. All’immagine del traguardo raggiunto si aggiunge questa cosa che soltanto un’Olimpiade regala: una nuova visione dello sport. A volte questo si traduce in una restituzione, nel senso che tu hai avuto quell’onore, ovviamente perché te lo sei guadagnato, ma poi senti il dovere di restituire qualcosa al mondo che ti ha permesso di giungere fin lì a vivere quella sensazione straordinaria.</p>



<p><strong>L’Olimpiade più matta della storia ci consegna il miglior risultato della nostra storia sportiva. Gli atleti azzurri e i loro staff hanno saputo usare questo anno di stop per allenarsi meglio?</strong><br>Si è verificata una italianissima, straordinaria capacità di reagire all’incertezza e alla drammaticità del momento. La preparazione per arrivare ai Giochi è una programmazione estremamente dettagliata, in cui nulla viene lasciato al caso e ogni aspetto viene curato nel minimo dettaglio, e questo vale per tutti i paesi del mondo. Allo stesso modo la pandemia ha riguardato tutti i paesi del mondo. Qui credo non sia fuori luogo dire che l’Italia ha mostrato una capacità di reagire migliore di altri. Pensate agli atleti che hanno dovuto allenarsi in garage o nei boschi. Noi abbiamo ancora una volta dimostrato di avere una straordinaria capacità di reazione, un’abilità a diventare diversi da quello che eravamo per riuscire ad affrontare quanto stava accadendo.</p>



<p><strong>Lo sport di base ha avuto le stesse opportunità?</strong><br>No, e infatti bisogna aggiungere che questi straordinari successi degli atleti olimpici non devono far abbassare la guardia rispetto a un tema che riguarda lo sport di base, che è uscito agonizzante da questi diciotto mesi di pandemia ed è in un una situazione di difficoltà esattamente uguale a quella del giorno prima dell’inizio dei Giochi olimpici. È qualcosa che dovremo tenere bene a mente: i successi di Tokyo sono successi di atleti che non si sono fermati durante la pandemia. L’impatto che avremo invece sullo sport che si è fermato lo misureremo fra qualche anno. Riguarda i dodicenni, i tredicenni, i quattordicenni che sono rimasti fermi tanti mesi, e che dovrebbero diventare i protagonisti di Parigi 2024 e Los Angeles 2028. Misureremo lì l’impatto della pandemia sul nostro sport.</p>



<p><strong>Quanto ha perso il Paese e il sistema sportivo nazionale con la rinuncia a organizzare le Olimpiadi 2024 a Roma, cedendole di fatto a Parigi?</strong><br>È una domanda che riapre una ferita sanguinante nel cuore di ogni sportivo e anche nei non sportivi. Alla chiusura delle Olimpiadi, abbiamo visto tutti le splendide immagini di Parigi, e tutti abbiamo pensato che avrebbe potuto essere Roma. La scelta è stata sciagurata intanto per i modi: tutti sanno in che modo è nata quella rinuncia, in particolare da parte della città di Roma e della sindaca Raggi. Io penso che abbiamo perso un’occasione ancora più importante perché abbiamo rinunciato a dimostrare che le cose si possono fare in una maniera diversa.</p>



<p><strong>Non tutto è malaffare.</strong><br>Al di là dell’evento sportivo che abbiamo perso, al di là del carico di emozioni incredibili che si sarebbero accompagnate a Roma 2024 e ad una sorta di rilancio intellettuale ed economico, e perfino fisico mi verrebbe da dire, abbiamo perso proprio l’occasione di non arrenderci. Un movimento che si proponeva come forza di cambiamento avrebbe potuto dimostrare che si possono organizzare anche cose grandi e importanti, anche dei grandi Giochi olimpici, in modo diverso, senza timore di ricadere negli errori storici che sono poi quelli che hanno fatto orientare la decisione in quel senso. Il rammarico più grande è quello, che ci siamo arresi, che non abbiamo immaginato che si potessero fare le cose in modo migliore e in modo diverso.</p>



<p><strong>Lei che è stato commissario tecnico della nazionale di pallavolo sa spiegarci cosa è successo ai nostri sport di squadra? Non siamo mai andati così male.</strong><br>L’analisi è vera, però non bisogna commettere l’errore di generalizzare individuando negli sport di squadra il fallimento e in quelli individuali il successo. Io parto dal presupposto di non credere all’esistenza degli sport individuali: qualunque risultato individuale è sempre espressione di una squadra, fatta di allenatori, medici, dirigenti, fisioterapisti, preparatori fisici, preparatori mentali, che portano l’atleta ad esprimersi al massimo in un certo momento. Anche tra gli sport di squadra “tradizionali” non dobbiamo commettere l’errore di generalizzare, perché ad esempio abbiamo vinto medaglie importanti di squadra, come nella 4&#215;100 ma anche nell’inseguimento e nella ginnastica ritmica.</p>



<p><strong>Ci si aspettava di più dalla pallacanestro o dalla pallanuoto</strong>?<br>Negli sport di squadra tradizionalmente considerati tali, come pallacanestro, pallavolo e pallanuoto, le storie sono diverse. Da un canto non credo si possa considerare un fallimento la spedizione della nazionale di basket, che ha già fatto un’impresa galattica ad esserci, qualificandosi in Serbia a scapito dei vicecampioni olimpici, e che poi è arrivata fino ai quarti di finale. Diversamente, non c’è dubbio che la pallanuoto e la pallavolo maschile hanno deluso perché ci avevano abituato ad una specie di medaglia ovvia, scontata. La pallavolo maschile dal 1996 al 2016 era sempre andata a medaglia con un’unica eccezione in cui era arrivata quarta.</p>



<p><strong>Cosa è successo alla pallavolo?</strong><br>Nel caso della pallavolo, maschile e femminile, non ho molti dubbi sul fatto che si sia sbagliato qualcosa nella fase di avvicinamento ai Giochi. Mi riferisco proprio alla fase di preparazione, ad alcune scelte che non ho capito e che non condivido, che hanno probabilmente generato dei risultati al di sotto delle aspettative. Anche in questo caso le situazioni vanno distinte perché abbiamo una squadra femminile che sarà in futuro certamente protagonista perché molto giovane e di grande talento, mentre è stata un’occasione sprecata per la squadra maschile, considerato che ad aggiudicarsi l’oro è stata la Francia, che in pochi avevano pronosticato potesse vincere. La nostra nazionale dovrà ora necessariamente passare per un ricambio generazionale che spero acceleri i tempi rispetto ai risultati.</p>



<p><strong>In compenso abbiamo vinto i cento piani, la gara delle gare. Chi ci avrebbe mai pensato.</strong><br>Per me sono stati i quindici minuti più straordinari della storia dello sport italiano. Per una specie di allineamento di pianeti abbiamo assistito a due imprese incredibili. Neanche il più bravo sceneggiatore avrebbe potuto immaginare una situazione simile. Quando ancora Tamberi era in pista a festeggiare la sua medaglia, Marcel Jacobs tagliava il traguardo dei cento. L’abbraccio fra loro due resta un’immagine da scolpire nella mente di chiunque ami lo sport in questo Paese. Sicuramente è stato il punto più alto della nostra storia sportiva, perché quelle due discipline rappresentano i due terzi del famoso motto olimpico “Citius, altius, fortius”. In realtà siamo andati molto bene anche nella sezione fortius, perché la federazione pesi ha portato a casa tre medaglie, ed erano decenni che non succedeva.</p>



<p><strong>I 15 minuti della doppietta Tamberi &#8211; Jacobs hanno davvero cambiato la storia dello sport italiano?</strong><br>È chiaro che quello è un momento che potrebbe cambiare la storia dello sport perché non c’è dubbio che quei quindici minuti di domenica primo agosto genereranno un effetto di emulazione che si riverbererà sui tantissimi giovani che si avvicineranno all’atletica, come è capitato a noi che eravamo velisti quando vinceva Luna Rossa o sciatori quando vinceva Alberto Tomba.</p>



<p><strong>Perché usa il condizionale?</strong><br>Perché non dobbiamo dimenticare che abbiamo una situazione ancor oggi agonizzante dello sport di base, quindi il rischio è che a settembre avremo una grande richiesta di sport da parte di nostri ragazzi che potrebbero però trovare impianti, palestre e piscine chiuse, e società fallite. Quindi se non ci rendiamo conto che proprio in virtù dello slancio emozionale che questi Giochi ci hanno regalato dobbiamo mettere in ordine la drammatica situazione dello sport di base, rischiamo di sciupare uno dei momenti più alti della storia dello sport nel nostro Paese.</p>



<p><strong>A tal proposito, sapremo utilizzare al meglio i fondi del Pnrr per le nostre strutture sportive, soprattutto al Sud?</strong><br>Servono politiche pubbliche di supporto a quello che lo sport ha dimostrato di essere: un bene essenziale. Bene essenziale non solo in termini immateriali come le emozioni che abbiamo vissuto e come i principi di inclusione e di rispetto delle regole che sono stati evocati in questi giorni. Piuttosto, un bene essenziale materiale, che è estremamente tangibile e misurabile, ossia l’impatto di una diffusa cultura sportiva, che io chiamo la cultura del movimento, sul risparmio del sistema sanitario nazionale. Lì si può proprio calcolare in euro il vantaggio. Noi rischiamo, se non sistemiamo questa questione in un momento che è il più basso della storia dello sport di base, che coincide però con il momento più alto nella storia dello sport olimpico, di pagare un conto salato in termini di impatto sulle casse dello Stato.</p>



<p><strong>Insomma, i campioni hanno fatto la loro parte, le Istituzioni sapranno fare la propria? Che cosa occorrerà per stabilizzare questo rilancio?</strong><br>Questo è il cambiamento di paradigma che occorre mettere a fuoco. Politiche pubbliche di supporto e sostegno al diritto allo sport e politiche pubbliche di supporto e sostegno alle associazioni, a chi fa sport sul territorio, perché per settantacinque anni il nostro sistema sportivo si è fondato soltanto su denaro privato, dei finanziatori, degli sponsor, dei mecenati e delle famiglie che, pagando le quote sociali di iscrizione alle attività dei propri figli, hanno permesso alle società di continuare ad esistere. Ebbene, quel mondo lì adesso è crollato, la pandemia lo ha distrutto.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di inserire la parola sport nella Costituzione. Perché?</strong><br>Oggi serve generare un diritto, ecco perché stiamo lavorando tanto col Partito Democratico per portare la parola “sport” nella nostra Costituzione. Per generare quel diritto servono politiche pubbliche, e poi quel diritto dovrà dialogare con altri due diritti fondamentali: quello all’istruzione, e lì si apre tutta la partita fondamentale del rapporto fra sport e scuola, e quello alla salute, e lì si apre tutto l’altro capitolo, intergenerazionale, dell’attività motoria come farmaco. Questi due grandi campi di battaglia passano secondo me da un cambio di paradigma che è l’istituzione di un diritto, e la porta attraverso la quale farlo passare è quella di scrivere finalmente quella parola in Costituzione, come in molte altre costituzioni più recenti.</p>



<p><strong>Lo sport nelle scuole saprà mettersi in scia?</strong><br>Vediamo ancora oggi delle vergognose classifiche sulle ore curriculari della disciplina rispetto al resto dell’Europa. Noi dobbiamo sbloccare questo meccanismo e possiamo farlo attraverso politiche pubbliche che mettano in moto un sistema che permetta agli investitori di poter continuare serenamente ad investire in un settore che non soltanto cambia la vita alle persone, ma genera un vantaggio per le casse dello Stato misurabile in termini di risparmio di spesa per il servizio sanitario nazionale.</p>



<p><strong>E poi impianti, impianti, impianti.</strong><br>Sì, ma non vorrei che diventasse un alibi. Non c’è dubbio che la situazione dell’impiantistica sportiva, specialmente quella scolastica, vada sistemata. Qualche risorsa arriverà anche dal PNRR. Non sarà tantissimo: un miliardo in tutto di cui 300 milioni destinati all’edilizia scolastica e settecento a nuove progettualità soprattutto al Sud. Non è tantissimo rispetto agli oltre 220 miliardi previsti dal piano, ma è qualcosa. Qualcosa che deve far nascere una scintilla e accendere un faro. Questo faro sull’impiantistica è doveroso, però si deve immaginare anche altro.</p>



<p><strong>Cosa?</strong><br>Qualcosa che è relativo agli effetti della pandemia, cioè la capacità di disegnare il paesaggio urbano delle nostre città in modo da renderlo attrattivo per la cultura del movimento che citavo prima. Mi riferisco a dei punti di forza che il nostro Paese ha già. Penso alle migliaia di chilometri di costa, spiaggia, laghi, parchi urbani. Dobbiamo fare degli investimenti nella reinterpretazione del paesaggio delle città. Chiaramente non basta mettere due macchine per fare attrezzistica e pesi in un campo cittadino per far sì che la gente vada lì a fare attività sportiva. Bisogna sviluppare dei progetti e affidare queste porzioni di territorio a delle persone che le facciano vivere. Alle associazioni sportive, per esempio, che sono tra l’altro oggi in una crisi economica importante e quindi alla ricerca di nuovi progetti.</p>



<p><strong>Con quali altre conseguenze?</strong><br>Questo presidio del territorio ha degli effetti anche in termini di sicurezza, per dirne una. L’idea che noi possiamo grazie al nostro clima e alla bellezza e varietà del nostro paesaggio, trasformare porzioni di paesaggio in hub della salute, ossia in luoghi in cui i nostri cittadini e le nostre cittadine vanno a prendersi cura della loro salute, è un’altra grande battaglia alla quale io do la stessa dignità, la stessa importanza della doverosa battaglia sugli impianti.</p>



<p><strong>Fiamme Oro, Azzurre, Gialle, Carabinieri sono stati centrali per assicurare ai nostri atleti la stabilità economico-lavorativa per potersi dedicare professionalmente alle competizioni sportive. </strong><br>Penso che si debba partire da un gigantesco ringraziamento alle Forze armate perché tantissime medaglie arrivano da lì e tantissime medaglie arrivano proprio perché le Forze armate hanno potuto permettere a molti atleti di praticare professionalmente il proprio sport. È chiaro che è un modello molto efficace ma di un’efficacia che va riconsiderata perché, nel momento in cui tutti gli investimenti vengono rimodulati, bisogna fare molta attenzione a chi può sostenere e ottimizzare un processo che è molto costoso ed è a carico del denaro pubblico. </p>



<p><strong>È ancora la via perseguire o è tempo di considerare soluzioni alternative?</strong><br>In questo momento meno male che le Forze armate supportano così intensamente questo sforzo, e meno male che riescono a dimostrare che quell’investimento è proficuo in termini di medaglie! Però è ovvio che non possiamo immaginare un modello perennemente fondato su quel sistema. È chiaro che questo sblocco e questa interazione fra politiche pubbliche e investitori privati deve indurre a poter offrire anche in altri sport, oltre a quelli di diffusione planetaria come calcio, pallacanestro e pallavolo, la possibilità di dedicarsi alla carriera sportiva con una serenità economica di base.</p>



<p><strong>Cosa si sente di dire a Sinner che, senza aver subito un infortunio, come Berrettini, ha deciso di rinunciare ai Giochi? Ne ha sottovalutato l’importanza?</strong><br>A me dispiace per noi ma soprattutto dispiace da matti per lui, perché non sa che cosa si è perso. Io ho avuto la fortuna di vivere due volte quell’esperienza e posso assicurare che è decisiva per diventare atleti migliori. Il fatto di rinunciare, e non entro nel merito delle ragioni della rinuncia, mi sembra un enorme errore di sottovalutazione dell’importanza che i Giochi hanno nella carriera di un atleta, per farlo diventare più forte. Vado oltre.</p>



<p><strong>Ci dica.</strong><br>Sono uno dei pochi sostenitori della tesi per cui se il calcio mandasse le sue squadre migliori ci sarebbe un grande vantaggio per i Giochi ma anche per il calcio, perché si percepirebbe in maniera reale un modo di fare sport diverso, arricchente all’ennesima potenza, che vale molto di più di qualsiasi successo in qualsiasi altro torneo, un’occasione di crescita che non sai se ti ricapiterà.</p>



<p><strong>Tornando a Sinner, ha sentito le parole di Panatta? Condanna senza attenuanti l&#8217;atleta.</strong><br>Avere la possibilità alla sua età di partecipare alle Olimpiadi in questo suo momento di crescita tecnica e di costruzione di caratteristiche non tecniche, quelle che fanno diventare un buon atleta un campione, e rinunciarvi lo trovo un peccato. Se la decisione è nata per accelerare dei miglioramenti tecnici temo che si sia invece prodotto il risultato opposto. Per il resto sono d’accordo con Panatta. Sono davvero valutazioni che vanno al di là della singola programmazione di un microciclo, o magari di una stagione sportiva. Sono eventi che ti capitano forse, se sei bravo e fortunato, una volta nella vita. Quando partecipi a una Olimpiade, indipendentemente che tu vada a medaglia o meno, quando l’esperienza è finita diventi un atleta migliore.</p>



<p><strong>Dal 24 agosto avranno inizio le Olimpiadi paralimpiche. L’Italia parteciperà con 113 atleti impegnati in 16 delle 22 discipline previste. E&#8217; la delegazione più ampia di sempre, e per la prima volta le donne, 61, superano il numero degli uomini, 51.</strong><br>Se dai giochi olimpici si esce con questa grande ispirazione di cui abbiamo parlato, dai Giochi paralimpici ancora di più. Chi ha avuto la fortuna di vedere da vicino questi atleti pazzeschi impegnati nelle varie discipline ce l’ha ben chiaro. Io abbraccio Bebe Vio, che sarà nostra portabandiera, e sono sicuro che ci porterà altre medaglie. I Giochi paralimpici sono davvero qualcosa che procura ispirazioni incredibili, e spero che non passino come olimpiadi minori, che continui questo tsunami emotivo che è cominciato nel pomeriggio di Berrettini a Wimbledon, continuato con la parata di Donnarumma la stessa sera, e seguito da un mese di emozioni sportive tutte di altissimo profilo. Ora abbiamo altri quindici giorni per guardare e imparare da questi campioni, che sono sportivi a tutto tondo, e che anzi riescono a dimostrare come la tenacia, la forza di volontà e l’allenamento permettano di realizzare cose incredibili.</p>



<p><strong>Una dedica particolare?</strong><br>Guardiamole con grande partecipazione perché sono sicuro che saranno un altro grande regalo al nostro Paese, e mi permetto di dire facciamolo anche con enorme rispetto e affetto nei confronti di un atleta paralimpico che avrebbe potuto esserci e avrebbe di nuovo fatto enormi risultati, e che invece purtroppo non ci sarà, che si chiama Alex Zanardi. Se c’è un testimonial di tutto quello che ho detto, Alex lo è stato e lo è, e mi auguro che la sua delegazione possa raggiungere grandi successi anche un po’ per lui.</p>



<p><strong>La cittadinanza ai giovani che gareggiano e vincono per l’Italia è un tema che l’Italia non può ancora trascurare.</strong><br>È vero, però è un peccato e non è giusto. Nel senso che lo Ius soli è un diritto di civiltà, è una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. C’è un pezzo di mondo che dimostra che quando quel diritto è esercitato è una ricchezza, e mi riferisco all’intero continente americano, non solo al Nord America ma a quasi tutto il Sud America, che è un continente fatto proprio da contaminazioni che sono una ricchezza. Io credo che lo Ius soli prescinda dal talento e dal potenziale numero di medaglie che potrebbe generare. È una battaglia che va combattuta e basta. Poi è ovvio che c’è un milione di ragazzi, che sono italiani di fatto perché hanno fatto le nostre scuole, parlano la nostra lingua, giocano in società sportive con ragazzi italiani di cui sono amici. Che costoro non abbiano diritto di cittadinanza è un’aberrazione, e mettere questo in relazione con il fenomeno degli sbarchi, come è stato fatto di recente, è vergognoso perché non c’entra nulla.</p>



<p><strong>Si può provare a sganciare la cittadinanza sportiva dal dibattito, pur prioritario, sullo Ius soli o sullo Ius culturae?</strong><br>Io credo che quella battaglia sia stata nuovamente illuminata da questo grande evento sportivo. Se n’è tornato a parlare proprio in virtù di quello che abbiamo visto succedere ai Giochi, però più che un’accelerazione sullo Ius soli sportivo io spero che ci sia un’accelerazione sullo Ius soli in assoluto. Ripeto: credo che per chi si ritiene una forza progressista questa questione non possa non stare nella parte alta dell’agenda. Mi auguro che lo sport, come spesso succede, abbia anticipato la realtà perché basta vedere qualunque squadra giovanile di qualunque disciplina sportiva allenarsi, e immediatamente si è di fronte alla realtà della società che sarà domani, cioè ragazze e ragazzi che arrivano da contesti culturali diversi, che hanno status sociale e colore della pelle diverso, credo religioso diverso, cui quel tema non importa. Quel che importa è essere una squadra, passarsi la palla in modo efficace per raggiungere un obiettivo comune, che è vincere una partita.</p>



<p><strong>Quella è la società del futuro.</strong><br>Grazie al cielo, aggiungo io. Capisco che qualcuno si senta minacciato o spaventato da quel modello di società, ma se ne deve fare una ragione. Quella è la società di domani. Non è lo sport che deve risolvere quel problema nella società. È la politica che è in ritardo rispetto allo sport. Lo sport esprime un modello molto chiaro ed evidente. Basta copiare bene.</p>
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		<title>L’Italia vuole il green pass fashion</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 15:51:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mai come in questo momento l’Italia deve tirare fuori tutta la sua fantasia e la creatività, quella creatività che tutto il mondo ci invidia. Siamo ad un passo dalla libertà, vera, dalla vittoria al Covid che ci ha tenuto chiusi e bloccati per un anno e mezzo. Sono scesi in campo vip, generali dell’esercito, medici per spingere i connazionali a vaccinarsi, ma ancora non basta. Sono stati fatti “open day”&#8230;</p>
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<p>Mai come in questo momento l’Italia deve tirare fuori tutta la sua fantasia e la creatività, quella creatività che tutto il mondo ci invidia. Siamo ad un passo dalla libertà, vera, dalla vittoria al Covid che ci ha tenuto chiusi e bloccati per un anno e mezzo. Sono scesi in campo vip, generali dell’esercito, medici per spingere i connazionali a vaccinarsi, ma ancora non basta. Sono stati fatti “open day” e “open night” negli hub vaccinali, ma niente.</p>



<p>Serve lo scatto finale, il coniglio fuori dal cilindro, e l’input ce lo ha mandato Macron dalla Francia. Ora tocca a noi. Gli scettici del vaccino non vogliono porgere il braccio per la punturina? Aiutiamoli a convincerli rendendo fashion, cool e attrattivo questo benedetto “Green pass”. Banale l’obbligatorietà per accedere a ristoranti, bar, centri commerciali, stadi, locali, treni, bus e aerei. Ma a noi serve qualcosa di più.</p>



<p>Quali sono le cose per cui vanno pazzi i nostri connazionali? Gli sconti, i bonus, i premi. Allora si inventassero un “Green pass” modello tessera del supermercato, tutti le abbiamo, così più accessi fai con il “Green pass” più raccogli punti, per ricevere sconti, premi, vacanze omaggio. Il foglio di carta o il formato digitale non vi piace? Big della moda scendete in campo e inventatevi un “Green pass” indossabile.</p>



<p>Sappiamo che i giovani, e meno giovani, vanno matti per i braccialetti che danno accesso alle aree vip dei locali, ecco un Briatore con un braccialetto ‘green pass’ che vi fa entrare al Bilionaire come lo vedete? Braccia alzate nei locali, a ritmo di musica, con i braccialetti fluorescenti, ad indicare: “qui siamo tutti vaccinati con seconda dose”.</p>



<p>Ma il vero punto debole del popolo italico, si sa, è il calcio. Non basta l’accesso allo stadio, con il green pass, serve qualcosa di più: l’accesso direttamente agli spogliatoi, per abbracciare i campioni, tutti rigorosamente vaccinati.</p>
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		<title>La forza della libertà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/25/raco-black-lives-matter-la-forza-della-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 14:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è una comunicazione ufficiale della Figc, né da parte di Mancini o di Vialli, il capo delegazione, ma dalle indiscrezioni trapelate pare che sia stata presa la decisione di restare tutti in piedi prima della partita con l’Austria, di tenere un comportamento unico, di non consentire ai giocatori che avevano intenzione di farlo, di poggiare a terra un ginocchio per aderire alla campagna mondiale del Black Lives Matter, movimento&#8230;</p>
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<p>Non c’è una comunicazione ufficiale della Figc, né da parte di Mancini o di Vialli, il capo delegazione, ma dalle indiscrezioni trapelate pare che sia stata presa la decisione di restare tutti in piedi prima della partita con l’Austria, di tenere un comportamento unico, di non consentire ai giocatori che avevano intenzione di farlo, di poggiare a terra un ginocchio per aderire alla campagna mondiale del Black Lives Matter, movimento antirazzista che sta sfondando anche in Europa.</p>



<p>Non sappiamo cosa abbia condotto la federazione e la squadra azzurra a prendere questa decisione. Forse è interpretato come una spaccatura dello spogliatoio quel gesto tenuto solo da cinque azzurri prima della partita col Galles. Alcuni l’hanno definita una figuraccia. Non si è ben capito in realtà cosa, se la decisione dei cinque di aderire al gesto o degli altri di non farlo.</p>



<p>Crediamo che in fatto di etica e coscienza non possano né debbano esserci imposizioni, in un senso o nell’altro. Va lasciato tutto alla spontaneità, alla volontà, alla libera determinazione dei singoli. E’ sbagliato politicizzare una come l’altra decisione e tirare per la maglietta, della Nazionale tra l’altro, i giocatori.</p>



<p>Io, ad esempio, non riesco a cantare a squarciagola l’Inno nazionale. Lo canticchio, lo bisbiglio. Ma questo non mi impedisce di emozionarmi ogni volta che lo ascolto anche solo strimpellato, suonato da una grande orchestra, cantato in coro dalle nostre giocatrici, dai giocatori o, ancor più, dalle migliaia di persone che gremiscono gli spalti degli impianti sportivi. E non riesco a non pensare, ogni volta, con riconoscenza, a Carlo Azeglio Ciampi che fortissimamente volle imporre, da Presidente della Repubblica, questa consuetudine.</p>



<p>Non siamo d’accordo con Carlo Ancelotti, neo allenatore del Real Madrid, che intervistato da Il Giornale, ha detto: «Non è fondamentale inginocchiarsi per qualche secondo. Non si risolve la questione. Il tema vero è educare le nuove generazione alla questione del razzismo che è ancora presente nelle nostre società».</p>



<p>Certo che c’è da educare le nuove generazioni alla questione del razzismo, ma quando trattiamo questi temi spesso parliamo di gesti che sono nati o si sono diffusi, coraggiosamente, per sfidare i potenti prima ancora che per educare i giovani.</p>



<p>Fu quando Donald Trump chiese alle leghe sportive professionistiche di licenziare i giocatori che si inginocchiavano all’esecuzione dell’inno nazionale che la protesta dilagò coinvolgendo campioni del calibro di LeBron James o Kobe Bryant. I giocatori di baseball si unirono finché squadre intere cominciarono a inginocchiarsi per gli stadi d’America sottintendendo un «licenziateci tutti».</p>



<p>C’è ancora tempo perché possa esserci un ripensamento da parte degli Azzurri. L’Italia è un Paese laico. Lo abbiamo sentito dire al presidente Draghi in occasione del confronto diplomatico col Vaticano a proposito del Ddl Zan sulla omotransfobia. Il Parlamento è libero di legiferare e i cittadini sono liberi di manifestare, nel rispetto della legge, le proprie opinioni.</p>



<p>Lasciamo questi ragazzi liberi di scegliere, senza pressioni. Questa è la sola e unica lezione, di libertà, democrazia e tolleranza che sarebbe trasmessa ai giovani come ai potenti. Perché non c’è nulla di più travolgente della libertà.</p>
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		<title>Cari cugini francesi, ma che razza di problemi vi fate?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 18:29:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti francesi accusano la Nazionale italiana di calcio di “razzismo”: le convocazioni di Mancini non sarebbero inclusive, perché non ci sono calciatori di colore. Aldilà del fatto che il politicamente corretto ha ormai raggiunto livelli assurdi, è bene ricordare ai commentatori social d’oltralpe che lo sport, in Italia, non ha pregiudizi legati al colore della pelle: abbiamo Larissa Iapichino, campionessa di salto in lungo e detentrice del record mondiale under&#8230;</p>
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<p>Molti francesi accusano la Nazionale italiana di calcio di “razzismo”: le convocazioni di Mancini non sarebbero inclusive, perché non ci sono calciatori di colore. </p>



<p>Aldilà del fatto che il politicamente corretto ha ormai raggiunto livelli assurdi, è bene ricordare ai commentatori social d’oltralpe che lo sport, in Italia, non ha pregiudizi legati al colore della pelle: abbiamo Larissa Iapichino, campionessa di salto in lungo e detentrice del record mondiale under 20 indoor; la pallavolista Paola Enogu; Sara Gama, capitano della nazionale di calcio femminile; Marcell Jacobs, primatista italiano dei 100 metri; Yeman Crippa, primatista nazionale dei 3.000, 5.000 e 10.000 metri piani. </p>



<p>Se nella Nazionale di calcio non ci sono giocatori di colore è semplicemente per una scelta tecnica di mister Mancini, non perché gli azzurri sono razzisti. Cari cugini francesci, ma che razza di problemi vi fate?</p>
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		<title>Catania: Baldini riaccende l&#8217;entusiasmo di tifosi e giocatori</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/ferrari-catania-baldini-riaccende-entusiasmo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:49:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
		<category><![CDATA[Baldini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici, avevo un debito con voi. Mi ero riservato di posticipare il giudizio su Baldini allenatore, perché l’uomo aveva già ottenuto la mia stima. A questo punto sembra ovvio che abbia le carte in regola anche come allenatore. Il mio apprezzamento nasce non tanto dal numero di punti realizzati dal Catania nelle ultime quattro partite (che comunque mi hanno fatto gustare lo spettacolo!), quanto dall’aver visto in campo una&#8230;</p>
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<p>Cari amici, avevo un debito con voi. Mi ero riservato di posticipare il giudizio su Baldini allenatore, perché l’uomo aveva già ottenuto la mia stima. A questo punto sembra ovvio che abbia le carte in regola anche come allenatore.</p>



<p>Il mio apprezzamento nasce non tanto dal numero di punti realizzati dal Catania nelle ultime quattro partite (che comunque mi hanno fatto gustare lo spettacolo!), quanto dall’aver visto in campo una squadra degna della maglia Rossazzurra.</p>



<p>Per me, questa maglia deve essere motivo di orgoglio per chi la indossa, non da gettare a terra in un angolo dello spogliatoio, ma da tenere in grande considerazione, per quello che rappresenta per i tanti tifosi che seguono con passione la squadra.</p>



<p>Non so quale fosse il motivo per cui, con il precedente mister, i ragazzi erano spenti, vinti, senza capacità di reagire. Ma in fin dei conti a cosa serve cercarne le cause? Fondamentale era trovare un altro punto di vista e quello di Baldini mi sembra che si adatti perfettamente a questi giocatori. Ha saputo riaccendere in loro, il desiderio di lottare insieme e in noi tifosi l’entusiasmo per il gioco!</p>
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		<title>Primavera, lockdown e la mia squadra del cuore in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”. Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita:&#8230;</p>
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<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”.</p>



<p>Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita: Catania – Avellino. </p>



<p>Qualunque persona razionale avrebbe dato per scontata la sconfitta, anche solo guardando la classifica questa sembrava l’unica conclusione possibile. D’altronde io so, per personale esperienza, quale grande errore sia, fermarsi alle “evidenze”. Eppure , ahimè, sono stato vittima dello stesso pregiudizio. </p>



<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa, ma voglio essere comunque presente. Ho anche sperato che rimandassero l’incontro per impraticabilità del campo, invece l’arbitro fischia l’inizio della partita. La speranza fa breccia nel mio cuore, come il raggio di sole che appare fra le nuvole, la partenza non mi sembra catastrofica!</p>



<p>Continuo ad osservare i rossazzurri con apprensione, temendo l’imminente crollo, ed invece continuano a giocare seguendo schemi e ritmi, che risalgono a mesi addietro. Il gol è nell’aria, l’assedio della porta avversaria è come un presagio. Sono contento di non aver desistito, di aver scelto di esserci, di essere seduto comodamente su questo divano.</p>



<p>Un gol, il pareggio, altri due gol, questo il risultato finale, ma solo chi ha seguito la partita ha potuto vedere la passione nei volti e nelle gambe degli undici giocatori in maglia rossazzurra. Passione che sembrava ormai spenta, così come la forza nelle loro gambe.</p>



<p>Invece,è bastata la voce rassicurante di un uomo per riaccendere nei loro cuori la voglia di lottare per dimostrare di saper vincere. Ancora è presto per giudicare l’allenatore, ma l’uomo già mi piace!</p>
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		<item>
		<title>Giovanni Malagò: con la pandemia si rischia di bucare una e forse più generazioni. L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Le Olimpiadi di Tokio si faranno</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 11:32:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?</strong><br>La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e pagare i protocolli di sicurezza previsti dai vari Dpcm, ma ne esistono molte altre che non hanno le stesse risorse. Detto questo, stiamo tenendo la barra dritta, con grandissima complessità. Martedì 15 dicembre si è tenuto un Consiglio Nazionale con al centro tutte le problematiche create dal Covid. Malgrado tutto lo sport va avanti, tranne quello di base. Non ci si può fermare. Non si tratta tanto di un fatto economico, ma di una questione sociale.</p>



<p><strong>Come sta influendo la pandemia sullo sport dilettantistico, che si basa quasi esclusivamente sul volontariato?</strong><br>É corretto chiedersi cosa deve prevalere tra il praticare attività sportiva “con un rischio” o rispettare le indicazioni del CTS e preservare il più possibile le garanzie per la tutela della salute. La stessa domanda potrebbe essere posta a chi gestisce un&#8217;attività di ristorazione, turistica o un&#8217;altra attività colpita dagli stessi vincoli negli ultimi mesi.</p>



<p><strong>Tra i vari interventi del governo ci sono quelli per compensare le perdite delle asd e dei collaboratori sportivi dovute al covid. E&#8217; una risposta sufficiente?</strong><br>Hanno tutti ormai compreso la mia “laicità” politica. Ciò premesso, dico che questo governo, dal punto di vista quantitativo, ha fatto molto. Poi è sempre soggettivo dire se è stato sufficiente o si poteva fare di più. Esistono difficoltà di carattere tecnico e amministrativo. Pensiamo solo alla complessità di coordinare l’azione dei vari organi preposti all’erogazione dei contributi, dall&#8217;Agenzia delle Entrate, all&#8217;Inps, all&#8217;Ispettorato del lavoro. Per questo spesso si rischia che nonostante gli sforzi profusi non si riesca a ottenere i risultati prefissi.</p>



<p><strong>Una generazione di ragazzi rischia di portarsi dietro le conseguenze di due anni scolastici svolti a singhiozzo. Gli stessi ragazzi non riescono più a fare sport. Quali saranno le conseguenze per lo sport italiano?</strong><br>Questa domanda mi sta particolarmente a cuore. Si rischia di bucare una e forse più generazioni. L&#8217;Italia soffriva già prima della pandemia di uno spaventoso calo demografico. Tutte le persone abituate a praticare attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, dopo tutti i tira e molla dei vari divieti e autorizzazioni, rischiano di non tornare più a fare sport. A prescindere se potevano diventare campioni o normali praticanti.</p>



<p><strong>Quanto sport si svolge nelle scuole?</strong><br>Tengo a precisare che la regolamentazione dello sport all&#8217;interno delle scuole non è mai stato compito nostro, non rientra nella mission e non è prevista da nessun articolo che regoli l&#8217;attività del Coni. Per più di settant&#8217;anni abbiamo cercato di sopperire alle evidenti criticità dei vari governi che si sono succeduti negli anni, che non hanno mai fatto nulla di veramente buono per dare una mano a questo settore all’interno dell’offerta didattica. Siamo molto indietro, non c’è bisogno che lo ricordi e lo ritengo una vergogna. </p>



<p><strong>Quali sono le maggiori criticità?</strong><br>C’è un problema di ore a disposizione, di personale docente e soprattuto di strutture che spesso non esistono, sono fatiscenti o non sono a norma. Tutto il resto lo fa il nostro sistema, dell’associazionismo. Ho sempre sostenuto che se ci fosse stato un supporto da parte della scuola probabilmente avremmo fatto ancora meglio rispetto a quanto abbiamo di fatto messo in atto. Su questa vicenda non c’è mai stata volontà politica, mentre c’è stata l’intenzione di mettere testa o occhi su altri argomenti, purtroppo.</p>



<p><strong>Lei ha parlato della carenza dei nostri impianti sportivi. Ritiene che con i fondi del Fondi Next Generation EU si potrà superare il ritardo che abbiamo con gli altri Paesi?</strong><br>Me lo auguro. Sembrerebbe la cosa più ovvia sulla faccia della terra. Un censimento sugli impianti sportivi che abbiamo promosso in tutte le regioni indica l&#8217;esistenza sul territorio nazionale di 190 mila strutture, dai grandi stadi alle palestre polifunzionali. Oltre il 10%, oltre ventimila, non sono utilizzabili in quanto non a norma. Ce ne sono molte che meriterebbero di avere degli investimenti. Mi riferisco a ristrutturazioni ecologiche, che possano sfruttare i benefici delle nuove energie non solo per soddisfare le esigenze ambientali ma anche per agevolarne la gestione economica, permettendo un risparmio a medio e lungo termine. </p>



<p><strong>C’è un problema anche di classe dirigente nello sport?</strong><br>Stiamo cercando di formare una nuova classe dirigente che sia in grado di gestire questi impianti. Ci serve però una cultura del Paese e dello Stato che faccia comprendere che tutto questo costituisce una risorsa dal punto di vista sociale, economico e occupazionale. Ogni euro ne vale almeno tre sotto il profilo del ritorno. Purtroppo non siamo noi a decidere quali sono le priorità.</p>



<p><strong>L&#8217;autonomia dello sport italiano è a rischio? Quali sono i timori del Cio?</strong><br>L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Ormai lo hanno capito tutti. E’ una di quelle situazioni italiane in cui la politica ha fatto una norma senza prevedere quali potevano essere le conseguenze. Quando lo ha capito non è riuscita a correggerle. Almeno al momento. Stiamo esaurendo qualsiasi scorta di credibilità nei confronti della comunità internazionale e soprattutto del CIO. Su questo c’è uno scambio epistolare molto chiaro tra il Comitato Olimpico Internazionale e il Governo italiano. Vorrei ricordare che un anno e mezzo fa ci hanno assegnato le Olimpiadi in virtù di un impegno preciso a sistemare questo problema. Io sono qui per cercare di difendere questa situazione ma veramente sta diventando tutto molto molto complesso. Per non dire imbarazzante.</p>



<p><strong>Lei l’ha definito un pasticcio all’italiana. Ci vuole spiegare cosa non condivide e come avrebbe voluto la riforma?</strong><br>La priorità numero uno è l’autonomia dello sport, poi a cascata molte altre cose che sono molto importanti all’interno del sistema sportivo. Nessuno lo disconosce, io per primo. Se si hanno i pantaloni completamente bucati è inutile pensare di avere le mutande all’ultima moda. E’ meglio sistemare prima i pantaloni. Tutto il lavoro svolto, per certi versi di grande qualità, oggi è completamente messo in discussione da quello che non si è riusciti a fare. Che era la ratio di partenza della famosa legge delega da cui è partita la dinamica dei decreti che sono stati spezzettati all’interno del Testo Unico per ragioni politiche, che certamente non sono dipese da noi</p>



<p><strong>Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno qualunque sarà l’evoluzione della pandemia? Anche, come si dice in gergo, in bolla, senza pubblico.</strong><br>Questo ormai è stato acclarato. Thomas Bach, Presidente del CIO ne ha discusso con il nuovo premier giapponese che ha ereditato da Abe l&#8217;organizzazione di Tokyo 2020. Avverranno sicuramente in queste modalità. Ci si augura una presenza di pubblico, totale o parziale. E’ chiaro che non lo si può fare all’ultimo minuto. Si spera di poter evitare il modello utilizzato in NBA o per la Champions League. Oggi comunque non si può che prevedere una manifestazione con questo tipo di doveri.</p>



<p><strong>Un anno è un tempo lunghissimo in alcune circostanze. Rischiamo di perdere alcuni atleti di punta per il rinvio delle Olimpiadi mentre altri si sono affacciati prepotentemente sul palcoscenico internazionale. Qual è la nostra più grande promessa? Sinner?</strong><br>Sinnner è un talento straordinario. Ha dimostrato di poter vincere con chiunque. Però, se le Olimpiadi fossero state sei mesi fa, Sinner non avrebbe avuto la possibilità di parteciparvi. Un Paese può avere al massimo due atleti per sesso e l’Italia aveva Berrettini e Fognini di gran lunga davanti in classifica. Da qui al 23 luglio è molto probabile che Sinner abbia i numeri per poter partecipare alle prossime Olimpiadi. Questo vale per molte atlete e atleti importanti. Pensiamo a Giorgia Villa o a Benedetta Pilato. Di contro per chi sta più avanti anagraficamente e ha qualche acciacco il rinvio è certamente penalizzante.</p>



<p><strong>Quanto ha perso l’Italia rinunciando alla candidatura di Roma per le Olimpiadi? Lei ha dichiarato che si tratta di uno dei suoi più grandi rammarichi.</strong><br>E’ il mio più grande rammarico. Io sono felice e orgoglioso di quello che si è fatto, recuperando anche credibilità del sistema, con l’assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano e Cortina. Credibilità che rischiamo di perdere adesso nuovamente con la mancata autonomia. Non c’è dubbio che le Olimpiadi estive hanno un prestigio ineguagliabile, sotto il profilo dei numeri, in termini di coinvolgimento delle discipline e delle federazioni. In Italia si parla molto, ogni giorno, del problema degli stadi. Mi indichi una città che abbia strutture sportive impeccabili, eccetto Torino, che solo per le Olimpiadi è a posto. </p>



<p><strong>Tutte con problemi?</strong><br>Milano, Bologna, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari hanno tutte situazioni spaventose. Con le Olimpiadi, che potevano essere anche nel 2028, perché sono stati assegnati contemporaneamente i giochi del 2024 e del 2028 a Parigi e Los Angeles, c’era l’obbligatorietà di risolvere questo problema. E questo non vuol dire che le cose sarebbero state realizzate non a norma. Con questo ho detto tutto su tutto quello che abbiamo perso. </p>



<p><strong>Quanto avrebbe fornito il CIO?</strong><br>Il CIO avrebbe dato un miliardo e 450 milioni. Tutto il resto era coperto sotto il profilo dell’organizzazione, perché è cambiata la Carta Olimpica che prevede, con Agenda 2020, che il CIO supporti chi si candida. Ma non ne parlo più perché il discorso è andato da un’altra parte.</p>



<p><strong>Quest’anno orribile è iniziato con la morte di Kobe Briant e si è concluso con la scomparsa di Diego Armando Maradona. Due campioni assoluti, legati in modo fortissimo al nostro Paese. Li vuole ricordare?</strong><br>Kobe Bryant è un figlioccio del nostro Paese, col papà che ha giocato per anni tra Reggio Calabria e Reggio Emilia. Uno storia bellissima. Maradona sappiamo benissimo cosa ha rappresentato per il Napoli Calcio. L&#8217;identificazione col nostro Paese è un valore aggiunto. Da pochi giorni è scomparso anche Paolo Rossi. In apertura di ogni Consiglio nazionale ricordiamo tutti gli sportivi che ci hanno lasciato. E’ una lista infinita. Questi fanno particolare scalpore. Con loro entriamo nell’olimpo degli immortali, dei giganti. C’è anche questo quest’anno.</p>



<p><strong>Speriamo di tornare a gioire nel 2021. Gli eventi in programma sono tanti.</strong><br>Partiamo a febbraio con il mondiale di sci alpino a Cortina e poi abbiamo una lunga lista di grandi eventi, una lunga cavalcata che ci porterà fino a Tokyo.</p>
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		<title>Maradona era la viva testimonianza di chi sa lottare, sempre e comunque</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 15:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza l’invenzione del gioco del calcio non ci sarebbe stato il genio al quale il calcio scorreva nelle vene, lui il destino lo aveva scritto nel DNA. Non si sa quando, non si sa come, sovvertendo ogni legge della statistica, ogni tanto viene al mondo un essere umano apparentemente uguale agli altri, ma che, crescendo, si capirà che è nato per scrivere una nuova pagina di storia. Lui la storia&#8230;</p>
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<p>Senza l’invenzione del gioco del calcio non ci sarebbe stato il genio al quale il calcio scorreva nelle vene, lui il destino lo aveva scritto nel DNA. Non si sa quando, non si sa come, sovvertendo ogni legge della statistica, ogni tanto viene al mondo un essere umano apparentemente uguale agli altri, ma che, crescendo, si capirà che è nato per scrivere una nuova pagina di storia. Lui la storia l’ha scritta con lo strumento più sofisticato che Dio gli aveva donato, i piedi, guidati alla perfezione da un corpo, guidato alla perfezione da un cervello, che inviava segnali chiari e precisi, continuamente ed immediatamente riadattabili ad ogni nuova situazione.</p>



<p>Per me, che sono un amante del gioco del calcio, rappresenta il numero Uno. Posso solo lontanamente immaginare quali emozioni provava, un argentino o un napoletano, nel vedere allo stadio giocare la squadra capitanata dal loro idolo, Maradona; aver vissuto la gioia di sentirsi vincenti, aver provato quella indicibile esultanza, che solo un tifoso può comprendere. Sapere che ogni partita sarebbe stata un riscatto, disposto a vendersi l’anima, sicuro di non perderla. Perché avevano dalla loro “il genio” padrone assoluto del campo, senza incertezze , senza esitazioni, unico obiettivo centrare la porta, avanti tutta, veloce, diretto, infallibile.</p>



<p>Trent’anni fa, io e mio nonno Tano eravamo seduti davanti la TV, aspettando il fischio d’inizio. Gli chiesi chi fosse Maradona e lui mi disse: comincia a guardare e lo capirai da solo. Lo capii e non lo dimenticai più. Alla notizia della sua morte, ho provato la tristezza della perdita, mi piaceva sapere che, da qualche parte del mondo, era la viva testimonianza di chi sa lottare, sempre e comunque. Mi mancherà vederlo abbracciare Papa Francesco, con lo stesso affetto, ogni volta che lo incontrava. Ciao Grande Uomo!</p>
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		<title>Lamento per la morte di Diego Armando Maradona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco De Fossis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 21:22:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La palla a cui tendevila pargoletta mano,il campo messicano,la gioia e il dolor. Ed io ora mi accingo,tal qual chi si innamoraed il suo amato implora,a ricercare ancor quel dribbling che ci incantain mezzo alla partita,dalla beltà infinitadi albiceleste fior. Ma il cuore si raffredda,non c’è la cinciallegrache canta e il cor allegra.Ti prego, un gol ancor.</p>
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<p>La palla a cui tendevi<br>la pargoletta mano,<br>il campo messicano,<br>la gioia e il dolor.</p>



<p>Ed io ora mi accingo,<br>tal qual chi si innamora<br>ed il suo amato implora,<br>a ricercare ancor</p>



<p>quel dribbling che ci incanta<br>in mezzo alla partita,<br>dalla beltà infinita<br>di albiceleste fior.</p>



<p>Ma il cuore si raffredda,<br>non c’è la cinciallegra<br>che canta e il cor allegra.<br>Ti prego, un gol ancor.</p>
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		<title>Italia &#8211; Germania 4-3. Gianni Rivera ad Albertosi: mi tocca fare gol altrimenti non posso tornare in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 14:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Abatino]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Partita del secolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Italia – Germania 4-3. Sono passati 50 anni. Alla fine dei 90 minuti non era stata una partita indimenticabile. Poi sei gol in 21 minuti. Come è diventato il match del secolo?L’Italia conduceva sino al tempo di recupero, poi la Germania pareggiò con Schnellinger, che in quella partita ha segnato l’unico gol della sua carriera. Lo ha fatto anche per caso: stava andando verso gli spogliatoi, che erano dietro la&#8230;</p>
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<p><strong>Italia – Germania 4-3. Sono passati 50 anni. Alla fine dei 90 minuti non era stata una partita indimenticabile. Poi sei gol in 21 minuti. Come è diventato il match del secolo?</strong><br>L’Italia conduceva sino al tempo di recupero, poi la Germania pareggiò con Schnellinger, che in quella partita ha segnato l’unico gol della sua carriera. Lo ha fatto anche per caso: stava andando verso gli spogliatoi, che erano dietro la nostra porta, e non voleva incrociare gli sguardi dei compagni di squadra milanisti. Si è trovato lì per caso e ha fatto il pareggio. Da quel momento è successo di tutto. Sono andati in vantaggio loro in modo abbastanza casuale e poi noi abbiamo recuperato. Poi il gol del loro pareggio mi ha visto coinvolto: diciamo che non era quello il mio posto.</p>



<p><strong>Ma che ci faceva sulla linea di porta in occasione del 3-3?</strong><br>Non so neppure io che ci facevo. Eravamo in fase difensiva, vincevamo 3-2, stavamo difendendo tutti. Su quel calcio d’angolo ho visto che nessuno era andato sul palo e ho pensato di andarci io, che ero lì vicino.</p>



<p><strong>Non ha avuto la tentazione di metterci una mano?</strong><br>Non ci ho neanche pensato, non è nella mia cultura toccare la palla col braccio, soprattutto volontariamente.</p>



<p><strong>E menomale che non lo ha fatto, altrimenti non avrebbe segnato il gol forse più importante della sua carriera.</strong><br>I gol sono belli tutti ma ce ne sono alcuni che lasciano maggiormente il segno. Quello in modo particolare, soprattutto per come è avvenuto. Nel calcio attuale sarebbe stato impossibile fare quel gol. Adesso quando cominciano l’azione, all’inizio della gara o dopo un gol, invece di andare avanti tornano indietro.</p>



<p><strong>Albertosi si è arrabbiato?</strong><br>Diciamo che non era divertito. Gli ho detto: mi tocca fare gol altrimenti non posso tornare in Italia.</p>



<p><strong>E cosa decise di fare?</strong><br>Andai in mezzo al campo e mi feci dare la palla pensando: ora dribblo tutti i tedeschi e vado in porta. Quando vidi tutto quel “bianco” mi resi conto che non sarebbe stato possibile, così ripassai la palla a De Sisti, che la diede a Facchetti, che la allungò verso Boninsegna, che intanto si era allargato un po’ sulla sinistra, mentre Gigi Riva era venuto verso il centro. Io seguivo l’azione. Boninsegna non ha potuto tirare in porta e l’ha messa in mezzo: la mia prima idea era di calciare col collo sinistro nell’angolo opposto. Quando ho intuito che il portiere, che era in ritardo, si stava tuffando dall’altra parte, ho cambiato direzione e piede, tirando e segnando col destro.</p>



<p><strong>Davvero difficile a quel punto immaginare di non giocare la finale. Lo ricorda con rammarico?</strong><br>La cosa che mi ha rammaricato di più è che la partita ideale per me sarebbe stata col Brasile, con quel Brasile in particolare, perché loro giocavano sempre per fare un gol in più degli avversari, non per difendersi. Sarebbe stata la mia partita. Però quando la politica si interessa, tra le varie cose, anche di calcio, finisce per fare un sacco di danni.</p>



<p><strong>Ora che è diventato allenatore cosa pensa: Rivera e Mazzola potevano giocare insieme o aveva ragione Valcareggi?</strong><br>Con Mazzola, prima e dopo quel mondiale abbiamo sempre giocato insieme. In quel mondiale pare che non ci fosse compatibilità. Quando la politica si intromette di danni ne fa una valanga. E purtroppo la politica sportiva è anche peggio. Qualcuno ha subito quella decisione.</p>



<p><strong>Fu imposta una staffetta a prescindere dal risultato?</strong><br>Decidere di far giocare a due giocatori un tempo a testa, a prescindere dal risultato alla fine della prima frazione di gioco, è un’assurdità che nessuno riuscirà mai a comprendere. Però è stato fatto e la cosa strana è che è andata bene.</p>



<p><strong>È pronto davvero ad iniziare la sua nuova vita da allenatore?</strong><br>Avevo fatto i primi due corsi perché come presidente del settore tecnico volevo capire come funzionava l’insegnamento. Dopo l’addio di Conte alla Nazionale, Tavecchio chiese a Ceferin, presidente dell’Uefa, se mi poteva essere concesso il titolo di allenatore di prima categoria. Lui gli chiese una lettera. Tavecchio la scrisse e Ceferin risposte che non era possibile. Così ho dovuto fare il corso, come tutti gli altri.</p>



<p><strong>Si tratta solo di aspettare l’offerta giusta e la vedremo nuovamente in campo?</strong><br>Tanto in campo non ci vado io ma i giocatori. L’allenatore bravo è quello che fa meno danni.</p>



<p><strong>Il più grande tra gli allenatori è stato Nereo Rocco?</strong><br>Io ho un ricordo eccezionale di Rocco, di Liedholm e di Fabbri. Sono i tre allenatori che mi hanno dato molto e mi hanno fatto capire che erano bravi soprattutto perché non impedivano ai giocatori di giocare al loro modo.</p>



<p><strong>È stato espulso solo una volta, a fine carriera, durante una tournée in Sudamerica, nel 79. Sono riusciti a far saltare i nervi anche all’Abatino?</strong><br>Ero andato da capitano a protestare con l’arbitro perché aveva concesso di fare una cosa contro il regolamento. Lui si è arrabbiato e mi ha espulso. Era un argentino anche lui e ne ha approfittato per mandarmi fuori.</p>



<p><strong>Nato in modo quasi spregiativo da parte di Brera, Abatino le è rimasto cucito addosso per sempre. Lo ha mai ringraziato Brera?</strong><br>In realtà lui aveva definito abatini il trio della Nazionale di Fabbri: Bulgarelli, Mazzola ed io. Poi l’unico che gli ha risposto sono stato io e così sono rimasto solo io l’abatino. Ma con Brera abbiamo avuto un ottimo rapporto: mi invitava al suo ristorante, dove non voleva nessuno, neanche giornalisti, che lui non chiamava colleghi.</p>



<p><strong>Cosa le disse?</strong><br>Mi ha invitato al ristorante e mi ha detto: lei deve tornare a giocare in nazionale perché sta facendo un grande campionato. Abbiamo avuto un ottimo rapporto anche perché ho gradito molto un vino rosso che ha tirato fuori dopo aver mangiato pesce. A quel tempo si beveva solo vino bianco col pesce. Brera ha voluto una bottiglia di rosso che io ho gradito molto. Da quel momento siamo rimasti in ottimi rapporti.</p>



<p><strong>Anche in politica ha avuto successo. Parlamentare nazionale ed europeo, sottosegretario alla Difesa. Come vive lo spirito antieuropeista montato negli ultimi anni in Italia?</strong><br>L’opera iniziata in Europa è bene concluderla. Purtroppo la costruzione della Comunità Europea si è fermata a metà. Serve un esercito e una politica estera unica.</p>



<p><strong>L’Italia può fare a meno dell’Europa?</strong><br>Assolutamente no. Dobbiamo far capire a chi la pensa diversamente che è un errore. Soffriranno anche gli inglesi di questa scelta.</p>



<p><strong>Da uomo di sport e politico, cosa pensa della ripresa dello sport senza pubblico? È lo spettacolo che deve andare avanti oppure è il segnale della vita che riprende?</strong><br>Piano piano faremo in modo che la gente torni ad andare negli stadi. Adesso è bene aspettare, ma io credo che sia giusto far tornare presto il pubblico negli stadi. Il calcio senza pubblico non ha senso. Noi giocavamo all’oratorio senza pubblico però qui è un po’ più grande il campo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/06/16/raco-rivera-italia-germania-4-3/">Italia &#8211; Germania 4-3. Gianni Rivera ad Albertosi: mi tocca fare gol altrimenti non posso tornare in Italia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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