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	<title>Campidoglio Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La fatica della democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
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<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
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		<title>L’indagine del Comitato della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio: un (altro) passaggio importante per la democrazia americana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/28/maran-indagine-comitato-ristretto-camera-su-insurrezione-6-gennaio-altro-passaggio-importante-per-democrazia-americana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 15:12:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale»,&#8230;</p>
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<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale», ha detto un poliziotto).</p>



<p>La Camera ci ha messo sei mesi per avviare l’indagine sul saccheggio della cittadella della democrazia americana perché i repubblicani hanno fatto sforzi straordinari per impedire una ricostruzione storica dei fatti.</p>



<p>La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha fatto parecchie concessioni (un numero uguale di democratici e repubblicani, identico potere di chiamare persone a comparire o produrre documenti, ecc.) per ottenere un accordo su una commissione indipendente, nonpartisan, sul modello di quella istituita per l’11 settembre, per indagare su uno dei capitoli più oscuri della storia americana.</p>



<p>Ma dopo che Trump l’ha disapprovata pubblicamente, il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy si è affrettato a buttare all’aria l’accordo che aveva accettato. Quando Pelosi, «with respect to the integrity of the investigation», ha bocciato due delle scelte di McCarthy per il comitato &#8211; in entrambi i casi, i deputati avevano votato contro la certificazione del risultato elettorale del 6 gennaio e propagandavano le false affermazioni di Trump sulla supposta frode elettorale &#8211; ha colto la palla al balzo per boicottare il comitato.</p>



<p>Ci sono comunque due repubblicani nel comitato ristretto &#8211; Liz Cheney del Wyoming (la figlia maggiore dell’ex vicepresidente Dick Cheney) e Adam Kinzinger dell’Illinois &#8211; che sono disposti a sacrificare la loro promettente carriera per tenere testa alla demagogia di Trump. La Cheney è una dei repubblicani più conservatori della Camera, ma ritiene che i principi che sono oggi in ballo giustifichino la sua partecipazione al comitato con i democratici.</p>



<p>«Se i responsabili non saranno chiamati a rispondere del loro operato e se il Congresso non agirà in modo responsabile, quel che è accaduto continuerà ad essere un cancro sulla nostra repubblica costituzionale, minando il pacifico trasferimento dei poteri al cuore del nostro sistema democratico», ha detto ieri. «Dovremo affrontare la minaccia di ulteriore violenza nei mesi che verranno e un altro 6 gennaio ogni quattro anni».</p>



<p>Ma non c’è da sperare che l’House Select Commitee possa cambiare la dinamica politica dell’America. McCarthy e i suoi colleghi, tutti adepti del culto di Trump, stanno dando la colpa dell’invasione del Campidoglio alla Pelosi &#8211; sostenendo che non avrebbe garantito una protezione sufficiente &#8211; anche se questo genere di compiti sono completamente al di fuori della sua competenza. Ricordiamoci la verità, sollecitano perciò Collison e Rose: «Un presidente in carica ha mentito riguardo alla sua sconfitta in elezioni regolari, ha convocato una folla a Washington, incitandola a ‘combattere come una furia’ ed è stato a guardare mentre faceva irruzione nel Congresso per interrompere la certificazione dell’elezione di Joe Biden».</p>



<p>Ovviamente, come osserva il Washington Post, l’opposizione quasi totale dei repubblicani all&#8217;esame delle cause e della ramificazione dell&#8217;insurrezione da parte del Congresso, ha delle ragioni: «vogliono evitare un&#8217;indagine approfondita sul peggior attacco al Campidoglio dopo la guerra del 1812 a causa del suo collegamento con le false affermazioni di Trump sulle elezioni e per paura del danno politico che potrebbe produrre nelle elezioni di metà mandato del 2022».</p>



<p>Ma si tratta indubbiamente di un momento importante per la democrazia americana. Come tutti sanno, Nixon si dimise perché la Commissione Watergate del Senato (i suoi componenti democratici e repubblicani) fece il suo lavoro e di fronte ad un momento di crisi nazionale, i politici di entrambi gli schieramenti misero da parte le faziosità per scoprire la verità; misero, in altre parole, al primo posto la difesa della democrazia americana e i pesi e contrappesi progettati dalla Costituzione funzionarono.</p>



<p>Ma l’apertura dell’indagine del comitato ristretto ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, che la divisione politica più importante nella politica statunitense di oggi non è quella tra conservatori e progressisti. È tra quelli che proteggono la democrazia e quanti mettono il potere al primo posto, anche a costo di distruggerla.</p>
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		<title>Chi è in confusione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 10:00:29 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;ex Capogruppo del PD in Senato, Marcucci, leader dell&#8217;anima &#8220;liberale&#8221; del PD, (ex?) renziano di ferro, dice che i &#8220;5S sono in confusione&#8221; e che questo &#8220;rende difficile il dialogo con loro&#8221;.</p>



<p>Ricapitolando: il M5S ha piazzato due assessori nella Giunta regionale del Lazio (Zingaretti), disinnescando così la candidatura dell&#8217;ex segretario del PD a Sindaco di Roma (non ci si può dividere sul Campidoglio e rimanere insieme a guidare la Regione); ha messo Conte leader e Casaleggio alle corde archiviando il regno della sua &#8220;piattaforma Rousseau&#8221;; ha mantenuto tutti i ministri, compresi alcuni inguardabili, nel Governo Draghi; ha rispolverato e rilanciato la disastrosa Raggi che, stando ai sondaggi, va dritta al ballottaggio vanificando il corteggiamento di Letta (che, nonostante tutte queste amenità, continua a vedere solo &#8220;il patto strategico con il M5S e con Conte&#8221;). E questi sarebbero in confusione? Pensate cosa farebbero se fossero lucidi!</p>



<p>Ma quando la smettono dalle parti del Nazareno di considerare gli altri sempre o dei deficienti o degli incapaci o dei soggetti pericolosi? Che piaccia o no il M5S ha messo il PD alle corde nelle ultime settimane e, adesso, Letta sposta tutto &#8220;ai ballottaggi&#8221; e invece di puntare a Roma su Calenda, facendo capire ai grillini che un&#8217;alternativa al populismo sinistrorso c&#8217;è, lancia Gualtieri, chiudendosi nel fortino delle antiche certezze dei vari Bettini, Morassut, D&#8217;Alema.</p>



<p>Spero proprio che Calenda non si ritiri e che finisca questo perenne ricatto secondo cui, così facendo, &#8220;si fa un regalo alla destra&#8221; (quanti regali alla destra &#8211; storicamente &#8211; hanno fatto i tragici errori della sinistra?).</p>



<p>Se solo il PD riscoprisse un minimo dello &#8220;spirito&#8221; che ne ha determinato la nascita capirebbe che la via per battere la destra nazionalista e sovranista non è quella di assecondare il populismo o la sinistra d&#8217;antan fondandola sull&#8217;assistenzialismo e sullo statalismo (nel giro di un paio d&#8217;anni il nodo del debito pubblico tornerà a gravare sul Paese), ma basandola su un patto tra i produttori che liberi le energie delle imprese, del lavoro autonomo, delle professioni, represse da un sistema soffocante. </p>



<p>Ma quando capiranno i &#8220;capi&#8221; del PD che il lavoro non lo crea la politica, che bisogna combattere la povertà e non la ricchezza, che la &#8220;giustizia giusta&#8221; non tollera né giustizialismi né violazioni del rispetto del principio di presunzione d&#8217;innocenza, che la svolta green dell&#8217;economia è incompatibile con le battaglie del M5S e di parte del PD stesso e della sinistra contro eolico, solare termico, gasdotti, ecc., che la rivoluzione digitale esige la diffusione del 5G, che la scuola è fatta per gli alunni/studenti e non per gli insegnanti, che il merito è la condizione perché la PA produca servizi di qualità? </p>



<p>Queste battaglie non si possono fare con il M5S che è tutto un trionfo di &#8220;decrescita (in)felice&#8221;, appiattimento, assistenzialismo, immobilismo. Certo, senza il M5S e una sinistra costretta nei suoi vecchi recinti mentali, che non sa vedere chi sono i veri impoveriti dalla crisi finanziaria prima e dal Covid dopo, si può anche perdere la competizione contro questa destra. Ma non è proprio la storia del PCI che ci dimostra che anche dall&#8217;opposizione si può concorrere al Governo del Paese? </p>



<p>Prima, però, di dare per scontato che un&#8217;aggregazione diversa da quella con M5S e sinistra sia perdente per definizione, guardiamoci intorno. Sarebbe stata possibile l&#8217;esplosione dei Verdi in Germania se l&#8217;SPD si fosse alleata a sinistra con la LINKE invece che accettare la &#8220;grossa coalizione&#8221; con la CDU? </p>



<p>E Macron in Francia non è forse la risposta alla scomparsa del Partito Socialista e della profonda crisi della destra gollista? E credete che sia davvero possibile liquidare solo come pericoloso il successo a Madrid della popolare Ayuso senza riflettere sull&#8217; altrettanto inaccettabile, perché evanescente e populista, parabola di Podemos che adesso mette in difficoltà un PSOE che, pure, è molto più riformista del PD (si guardi solo a come ha gestito la finanza pubblica in questi anni)?</p>



<p>L&#8217;Italia ha bisogno di una proposta innovatrice e riformatrice. Di scomporre destra e sinistra e di una coalizione fondata su un diverso blocco sociale che veda al centro il ceto medio impoverito, riconverta i disoccupati con politiche attive del lavoro efficaci e non con meri sussidi (si riparta da Biagi ed Ichino), incoraggi gli investimenti privati produttivi. Occorre avere il cuore a sinistra e il volante (cioè il cervello) al centro. Solo così sconfiggeremo la destra, riformeremo l&#8217;Italia e davvero potremo dire di aver saputo coniugare le due eterne parole del progresso: Libertà e Giustizia sociale.</p>
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		<title>Joe Biden è davvero la reincarnazione di FDR o LBJ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 12:28:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi. Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/maran-biden-e-davvero-la-reincarnazione-di-fdr-o-lbj/">Joe Biden è davvero la reincarnazione di FDR o LBJ?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi.</p>



<p>Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo di sollevare milioni di americani dalla povertà e sarà presto seguito da una ulteriore iniziativa per l’occupazione.</p>



<p>Se riuscirà a tradurre le iniziative in legge, Biden potrebbe reclamare un posto nel Pantheon democratico accanto a Franklin Roosevelt e a Lyndon Johnson che, a loro volta, hanno usato ampi poteri legislativi per imprimere un nuovo indirizzo all’economia a beneficio dei poveri con i programmi del New Deal e della Great Society.</p>



<p>Il presidente ha lamentato, mentre rendeva pubblico il suo piano a Pittsburgh (il tipo di grintosa città operaia che ama), che, durante la pandemia, mentre i milioni di americani hanno perso il loro lavoro, l’1% più ricco d’America ha visto la propria ricchezza crescere di 4000 dollari. «E questa è la dimostrazione di quanto sia diventata distorta ed ingiusta la nostra economia», ha detto Biden. «Non è stato sempre così. Dunque, è ora di cambiare».</p>



<p>Ovviamente, Biden vuole fare di più che riparare le strade fatiscenti, i ponti e gli aeroporti americani. Ha proposto 300 miliardi di dollari per stimolare la manifattura. Altri 400 miliardi finanzieranno prestazioni assistenziali per gli anziani e i disabili. Ci sono 100 miliardi per sostituire le condutture idriche di piombo, 100 per costruire nuove scuole pubbliche e altri 100 per consentire a ciascun cittadino l’accesso alla banda larga. Biden progetta di creare posti di lavoro ben retribuiti con 600 miliardi destinati alla riparazione di autostrade, ferrovie e ponti. E punta a finanziare il tutto alzando le aliquote fiscali sulle società (che Donald Trump ha ridotto al 21%) al 28% e con varie altre tasse sul big business.</p>



<p>Ovviamente, far passare tutto ciò al Congresso non sarà uno scherzo. Molto probabilmente i repubblicani si opporranno in massa al provvedimento, perché troppo costoso, e cercheranno di negare un altro trionfo politico al presidente democratico. Inoltre, un Senato diviso a metà è un ostacolo molto insidioso ed alcuni democratici si stanno già lamentando che altri 2000 miliardi di spesa pubblica non sono sufficienti.</p>



<p>Non per caso, Susan B. Glasser, sul New Yorker, osserva che proporre una legislazione di portata storica non «transformative» di per sé. Lo è riuscire a farla passare. E «c&#8217;è, naturalmente, una domanda chiave che rimane senza risposta in Campidoglio: Biden ha i voti?».</p>



<p>Il presidente americano punta, tuttavia, a conquistare il sostegno (così come è stato con il suo popolare piano di aiuti per il Covid) anche di alcuni elettori repubblicani fuori Washington e conta di portare a casa la sua riforma delle infrastrutture per la fine dell’estate.</p>
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		<title>Conte, se è leader e uomo delle Istituzioni, garantisca a Draghi il SI del M5S e agevoli il lavoro di Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 08:35:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ora basta. Uno non vale uno. Per raggiungere il valore di Mario Draghi non basta la mediocre storia di tutti i parlamentari grillini sommati insieme. Il presidente della Repubblica, lo stesso Mattarella che il ministro Di Maio, mentre solidarizzava con i gilet gialli, voleva mettere in stato di accusa, ha convocato il più prestigioso e stimato italiano al mondo per porre riparo ai danni che l’incompetenza e l’antipolitica hanno procurato&#8230;</p>
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<p>Ora basta. Uno non vale uno. Per raggiungere il valore di Mario Draghi non basta la mediocre storia di tutti i parlamentari grillini sommati insieme. Il presidente della Repubblica, lo stesso Mattarella che il ministro Di Maio, mentre solidarizzava con i gilet gialli, voleva mettere in stato di accusa, ha convocato il più prestigioso e stimato italiano al mondo per porre riparo ai danni che l’incompetenza e l’antipolitica hanno procurato in questi anni al Paese. Per tutta risposta, mentre Mario Draghi accetta di mettersi al servizio dell’Italia, ci tocca assistere alle bizze di un gruppo di disorientati parlamentari, senza arte né parte, privi di passato e senza futuro, intenti solo a salvaguardare il proprio miracoloso stipendio.</p>



<p>Giuseppe Conte dimostri per una volta di meritare l’irripetibile privilegio regalatogli dalla sorte di guidare questa Nazione: abbandoni il fortino in cui si è rinchiuso, faccia un passo indietro e chieda ai senatori e ai deputati del Movimento Cinque Stelle di avere riguardo per il Presidente della Repubblica, di riconoscere il presidente del Consiglio incaricato, di portare rispetto all’Italia e agli italiani. Dimostri di essere diventato un uomo delle Istituzioni dopo quasi tre anni a Palazzo Chigi.</p>



<p>E il Partito Democratico rammenti che storia e che tradizione ha l’onere e l’onore di rappresentare. Nelle ore in cui i partiti politici italiani dimostrano tutta la propria debolezza, ricordi almeno di rappresentare gli eredi di De Gasperi e Togliatti, di Moro e Berlinguer, non di Casaleggio e Grillo. La facciano finita con la missione di voler trasformare il M5S da movimento anti sistema in partito democratico europeista. Ma stanno ascoltando, Bettini e Zingaretti, Orlando e Franceschini, le dichiarazioni di Grillo e Di Battista, di Crimi e Di Maio? Stanno osservando l’atteggiamento di Conte? Siamo oltre i limiti della decenza.</p>



<p>Venga accolto l’appello di Sergio Mattarella, le ragioni che lo hanno indotto a chiamare Draghi, dopo aver concesso ogni opportunità di andare avanti a Conte e alla sua sbrindellata maggioranza. Se al Quirinale ci fosse stato Napolitano li avrebbe già presi tutti a pedate (istituzionali, ma pedate). Non sono riusciti a raccattare dieci senatori, figurarsi se possono gestire 210 miliardi di fondi comunitari. Sarebbe stato utile e importante andare al voto solo per liberarsi della più miserabile rappresentanza parlamentare della storia repubblicana. Purtroppo non è possibile farlo, per le ragioni evidenziate da Sergio Mattarella.</p>



<p>Il Paese ha bisogno di un governo di donne e uomini competenti, capaci, dotati di esperienza e senso dello Stato. Si ponga subito fine a questa umiliante messinscena. Lo faccia Conte, stamani mattina. Al netto di sterili calcoli elettoralistici basati su sondaggi che già domani saranno carta straccia. Lo faccia in diretta Facebook, passeggiando per via del Corso, affacciato alla finestra di Palazzo Chigi, ma lo faccia. Dimostri di essere un leader, se lo è, prenda l’iniziativa e spenga il volume a questa banda di irresponsabili. Come Biden ha chiesto e ottenuto da Trump di fermare l’assalto al Campidoglio, Conte fermi l’assalto alle Istituzioni repubblicane dei suoi seguaci.</p>



<p>Solo così, telefonando a Draghi e garantendo un rapido e ordinato passaggio di consegne, potrà guadagnarsi il diritto a recitare ancora in futuro una parte da protagonista nella vita politica e istituzionale del Paese. Il suo assordante e complice silenzio non può essere più ammesso. Per questo giro ha perso. Esca di scena con dignità e onore. Ora tocca a Mario Draghi. Per il bene dell’Italia.</p>
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		<title>Biden ha giurato. L’America è tornata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 19:30:16 +0000</pubDate>
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<p>«Abbiamo imparato ancora una volta &#8211; ha detto ieri il nuovo presidente americano nel suo bel discorso inaugurale davanti al Campidoglio &#8211; che la democrazia è preziosa, la democrazia è fragile e, in questo momento amici miei, la democrazia ha prevalso». E la giovane poetessa afroamericana di ventidue anni, Amanda Gorman, che alla cerimonia di insediamento ha rubato la scena recitando la sua “The Hill We Climb”, il componimento che ha scritto dopo l’assalto al Campidoglio, ha descritto la «forza che avrebbe mandato in frantumi il paese» e il lavoro che attende gli americani. «Ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci riprenderemo», ha detto sul palco. «Anche quando abbiamo sofferto siamo cresciuti, anche quando ci siamo feriti abbiamo sperato e quando ci siamo stancati, ci abbiamo provato. Non ci faremo spingere indietro o piegare dalle intimidazioni perché sappiamo che la nostra inazione e la nostra inerzia diventeranno il futuro».</p>



<p>Va detto che Joe Biden non ha certo perso tempo e si è dato subito da fare per cancellare il ricordo di Donald Trump; e non solo dal governo e dall’amministrazione degli Stati Uniti, ma anche dai valori, dalla diplomazia e perfino dalla psicologia dell’America. Nel suo primo giorno di mandato ogni atto è stato un gesto di ripudio, di sconfessione, degli ultimi quattro anni: dal discorso inaugurale in cui ha promesso di «difendere la verità» al blitz di executive orders.</p>



<p>Insomma, dopo due mesi e mezzo di interminabile transizione, il trasferimento di poteri è avvenuto. E fin dal primo momento, Biden ha voluto mettere in chiaro che le cose sono cambiate. Al termine del discorso inaugurale, il 46°presidente ha pregato per le oltre 400.000 persone che in America sono state uccise dal Covid-19, un segno che i giorni in cui si ignorava la minaccia del coronavirus sono finiti. È andato al cimitero di Arlington con Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, riconvocando il club dei past president in una dimostrazione pubblica di rispetto per l’incarico.</p>



<p>Piazzato dietro il Resolute desk dello Studio Ovale, Biden ha poi firmato 17 executive order che rappresentano l’inizio di una strategia chiara che punta a smantellare la presidenza Trump. Con un tratto di penna, gli Stati Uniti sono tornati a far parte dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e hanno revocato le restrizioni all’ingresso negli Usa per le persone provenienti dalla maggior parte dei paesi musulmani. Biden ha indossato la mascherina nello Studio Ovale e ha disposto che si faccia altrettanto in tutti gli edifici federali degli Stati Uniti.</p>



<p>Naturalmente, cambiare il tono e firmare decreti esecutivi è la parte facile. Per compiere progressi reali, Biden dovrà riuscire a legiferare in un Congresso che resta ancora molto diviso. Senza contare che ci sono ancora milioni di sostenitori di Trump che pensano, a torto, che abbia rubato le elezioni. Ma ieri bisognava mostrare che l’America ha voltato pagine e che, per citare Yeats, uno dei poeti irlandesi preferiti da Biden, «tutto è cambiato, cambiato in modo radicale».</p>



<p>Non per caso, la presidente della Commission europea Ursula von der Leyen, con un sospiro di sollievo, davanti alla plenaria del Parlamento europeo ha detto: «Questa nuova alba negli Stati Uniti è un momento che abbiamo atteso a lungo. L&#8217;Europa è pronta per un nuovo inizio con il nostro partner più vecchio e fidato».</p>
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		<title>Il Partito repubblicano riuscirà a sopravvivere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 17:45:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solo dieci repubblicani, mercoledì scorso alla Camera dei Rappresentanti, non se la sono sentita di difendere l’indifendibile e hanno votato per l’impeachment (compresa Liz Cheney, la presidente della House Republican Conference, il caucus del partito alla Camera). Donald Trump è il primo (e l’unico) presidente americano ad essere posto in stato d’accusa per due volte, ma la maggior parte del suo partito si è rifiutata di fargliela pagare per aver&#8230;</p>
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<p>Solo dieci repubblicani, mercoledì scorso alla Camera dei Rappresentanti, non se la sono sentita di difendere l’indifendibile e hanno votato per l’impeachment (compresa Liz Cheney, la presidente della House Republican Conference, il caucus del partito alla Camera).</p>



<p>Donald Trump è il primo (e l’unico) presidente americano ad essere posto in stato d’accusa per due volte, ma la maggior parte del suo partito si è rifiutata di fargliela pagare per aver istigato una insurrezione violenta. I pochi membri del GOP della Camera che hanno votato l’impeachment hanno sfidato gli insulti e gli attacchi dei colleghi, e rischiano di perdere il posto.</p>



<p>Il dibattito che ha preceduto il voto alla Camera è stato un festival dell’ipocrisia che ha fatto ricorso alle menzogne, dato che i sostenitori di Trump, per difenderlo, hanno dovuto negare la realtà. Alcuni di loro, dopo aver passato mesi a fingere che Joe Biden non avesse vinto un’elezione regolare e libera, hanno accusato i democratici di voler rompere l’unità della nazione. Altri hanno ammonito che l’impeachment potrebbe scatenare la violenza, confermando le tattiche intimidatorie della turba della scorsa settimana. Diversi repubblicani hanno ammesso che Trump era colpevole ma hanno sostenuto che, in linea di principio, l’impeachment era troppo affrettato; altri ancora hanno descritto il processo come una mossa dei nemici di Trump «di sinistra» ansiosi di cancellarlo in un accesso di «political correctness».</p>



<p>Ora il destino di Trump è nelle mani del Senato (e più concretamente in quelle di un altro dei suoi vecchi sodali, che ha assecondato a lungo le sue cattive e pericolose abitudini, Mitch McConnell). Il leader di maggioranza del Senato ritiene sia tempo per il partito di prendere congedo da Trump, e sebbene non intenda riconvocare il Senato in tempo per rimuovere il presidente americano dall’incarico, ha fatto sapere che potrebbe votare per l’impeachment. Se dovesse farlo, altri repubblicani potrebbero unirsi a lui per raggiungere la maggioranza necessaria dei due terzi. Per allora Trump sarà un ex presidente, ma un’eventuale ricandidatura potrebbe essergli impedita per sempre. É ovviamente molto improbabile. Ma il voto del secondo impeachment di mercoledì scorso assicura comunque che il nome di Trump sarà accompagnato da una macchia indelebile.</p>



<p>Il New York Times ha riportato che le grandi aziende che finanziano entrambi i grandi partiti americani hanno sospeso i finanziamenti ai repubblicani che si sono opposti a certificare la vittoria del presidente eletto Joe Biden, segnalando l’irritazione del circuito degli affari e del grande pubblico. Al punto che Fareed Zakaria si è chiesto se il Partito repubblicano riuscirà a sopravvivere alle conseguenze dell’assedio al Campidoglio e del secondo impeachment del presidente Trump. «Forse no», ha scritto nella sua rubrica sul Washington Post, sottolineando che anche in passato i partiti sono crollati a causa delle gravi diatribe interne. </p>



<p>I Federalisti si sono atrofizzati dopo che si sono opposti alla Guerra del 1812 e i Whigs declinarono dopo uno scisma interno sul tema della schiavitù. Se l’attuale tendenza persiste, scrive Zakaria, «potremmo assistere ad una dinamica pericolosa»: «Alcuni repubblicani (…) abbandoneranno il partito, resti ad aderire al culto della famiglia Trump. Il Partito repubblicano superstite (…) sarà dominato da persone che rifiutano la democrazia americana e sono affascinati dalle teorie del complotto, infuriati per la loro impotenza e sempre più disposti ad appoggiare mezzi estremi, perfino violenti, per raggiungere i propri fini. In altre parole, i futuri repubblicani al Congresso potrebbero assomigliare molto alla turba che lo ha preso d’assalto la settimana scorsa».</p>



<p>Anche il columnist conservatore del New York Times, Ross Douthat, si è chiesto se il Partito repubblicano riuscirà a rimanere unito. Senza fare previsioni, Douthat tratteggia uno scenario nel quale «quel che rimane del voto di centrodestra dei sobborghi e dell’establishment del GOP diventa come minimo altrettanto NeverTrump del senatore repubblicano Mitt Romney» mentre «il cuore dei supporter di Trump diventano altrettanto paranoici dei devoti di Q. Forse ciò condurrà a nuovi atti inutili di violenza (…) o forse condurrà solo a primarie repubblicane che produrranno molti più candidati come (la sostenitrice di QAnon e neoeletta deputata repubblicana) Marjorie Taylor Greene della Georgia, al punto che una buona fetta del GOP della Camera occuperà un universo completamente diverso» da quello del resto del partito. Ed è possibile che il gruppo di repubblicani centristi del Senato possa cambiare cavallo e formare un mini partito indipendente, suggerisce infatti Douthat.</p>



<p>Ovviamente, non tutti sono d’accordo. Riflettendo probabilmente la profonda ambivalenza del Partito repubblicano, Andrew C. McCarthy sulla rivista conservatrice National Review ha scritto che il presidente Trump si è reso responsabile di una condotta «impeachable», ma ha anche criticato la mossa della presidente della Camera Nancy Pelosi di metterlo sotto accusa, definendola una scelta «politica» ed inutile, ad appena una settimana di distanza dal termine della presidenza Trump. Anche alcuni dei critici più feroci del presidente americano si sono chiesti se davvero l’impeachment possa servire a dissuaderlo dal diffondere pericolose teorie cospirative o se, come è accaduto in passato, Trump riemergerà «più forte» proprio per essere stato messo sotto accusa. </p>



<p>Su Politico Magazine, Michael Krause ha scritto che quella di vincere perdendo è, appunto, la storia di Trump. «Nel 1973 il Dipartimento di Giustizia ha citato Trump (assieme al padre e alla sua azienda), denunciando il diffuso razzismo nei contratti d’affitto», scrive Krause. «Imparando l’arte dal famoso (avvocato ed ex mentore di Trump) Roy Cohn … il ventenne Trump ha trasformato quella che avrebbe potuto essere fin dall’inizio una macchia in un trampolino di lancio. Ha negato, ritardato e distratto. Si infuriò contro l&#8217;accusa, suscitando titoli cubitali e una tale bagarre sfacciata che oscurò la sostanza reale e la gravità del caso». Alla fine patteggiò e si impegnò a compiere cambiamenti concreti. Ovviamente, la risoluzione contava «sulla buona fede e sulla buona volontà» da parte di Trump. Ma «Trump era incorreggibile. Non rispettò i termini, definendo per tutto il tempo il suo fallimento una vittoria, cosa che effettivamente era». Ed il timore di Krause (riproposto anche da Michael Smerconish della CNN) è che, dato che la sua politica del vittimismo finora ha funzionato, il sostegno per Trump possa crescere ancora. Nonostante l’impeachment.</p>
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		<title>Se nel primo atto c’è una pistola, è probabile che nell’ultimo atto sparerà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 15:31:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva succedere. Dopo quattro anni di incitamenti all’odio, complotti, allarmi e menzogne che hanno messo uno contro l’altro gli americani, un’esplosione di collera era nell’aria. Doveva succedere e ieri è successo. A Washington una folla inferocita ha assalito il Campidoglio, la sede dei due rami del Parlamento degli Stati Uniti (per la prima volta dopo l’assalto inglese nel 1814), interrompendo l’assemblea plenaria convocata per confermare la vittoria elettorale di Joe&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/07/maran-primo-atto-pistola-probabile-ultimo-atto-sparera/">Se nel primo atto c’è una pistola, è probabile che nell’ultimo atto sparerà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Doveva succedere. Dopo quattro anni di incitamenti all’odio, complotti, allarmi e menzogne che hanno messo uno contro l’altro gli americani, un’esplosione di collera era nell’aria. Doveva succedere e ieri è successo. A Washington una folla inferocita ha assalito il Campidoglio, la sede dei due rami del Parlamento degli Stati Uniti (per la prima volta dopo l’assalto inglese nel 1814), interrompendo l’assemblea plenaria convocata per confermare la vittoria elettorale di Joe Biden.</p>



<p>«Se nella prima scena del dramma, c&#8217;è un fucile appeso alla parete, nel terzo atto dovrà sparare», diceva Anton Cechov. Lo ha ricordato, qualche giorno fa sul Wall Street Journal, prima che i rivoltosi, tutti sostenitori di Trump, invadessero il Campidoglio, il senatore repubblicano Ben Sasse, che si è opposto al tentativo, spalleggiato da Trump, di contestare la vittoria elettorale di Biden. Troppi americani, ha ammonito Sasse, si sono abituati a sentirsi dire quel che vogliono sentire, in particolare riguardo alle elezioni presidenziali di novembre, e la cosa è pericolosa. Fatto sta che, alla fine, l’arma che in molti hanno contribuito a caricare (bastava dare un’occhiata, in questi anni, ai servizi di Fox News) ha sparato.</p>



<p>Per chiunque abbia visitato il Campidoglio e abbia una certa familiarità con le sue restrizioni (che impongono di muoversi attraverso controlli di sicurezza e di esibire in ogni momento il badge identificativo, mentre i turisti vengono condotti con circospezione attraverso le sale), le immagini e i suoni di ieri sono davvero scioccanti. Mentre scoppiava il caos, il deputato repubblicano Mike Gallagher ha detto alla CNN: «Non vedo niente del genere da quando ero in Iraq»; e il repubblicano Adam Kinzinger lo ha definito un tentativo «colpo di stato». Josep Borrell, l’alto rappresentante della Unione Europea, si è fatto poi interprete dell’incredulità e della preoccupazione del mondo intero dicendo «Questa non è l’America».</p>



<p>Perché è successo? La CNN ha subito sottolineato che è stato il presidente americano ad incoraggiare i manifestanti a marciare sul Campidoglio, ma Trump va ripetendo da mesi che le elezioni di novembre sono state manipolate e da tempo sono in molti tra gli analisti ad interrogarsi sulle possibili conseguenze delle sue dichiarazioni senza fondamento. Anne Applebaum sull’Atlantic ha scritto che Trump ha propagandato la pericolosa idea che le elezioni sono per loro natura illegittime a meno che non sia il suo partito a vincerle; e Michael Kruse su Politico ha descritto la riunione plenaria del Congresso interrotta ieri dalla sommossa (nella quale i legislatori avrebbero dovuto riconoscere la vittoria di Biden) come l’ultimo «test di fedeltà» preteso dal presidente: o sei con Trump o sei contro di lui, costi quel che costi.</p>



<p>E pensare che ieri, per alcune ore, la notizia del giorno era stata la vittoria dei democratici nei due ballottaggi in Georgia che assicura loro il controllo di entrambe le camere per la prima volta negli ultimi dieci anni. Si sa che la maggioranza democratica al Senato è risicatissima e si regge sul voto decisivo della futura vicepresidente Kamala Harris. Un margine così ristretto implica che i democratici non potranno vincere, se non raramente, l’ostruzionismo parlamentare e dovranno contare sui loro senatori più moderati come Joe Manchin del West Virginia (che è membro, per capirci, della National Rifle Association) e Kyrsten Sinema dell’Arizona (che fa parte della Blue Dog Coalition). </p>



<p>Ma la maggioranza al Senato farà comunque la differenza. L’amministrazione Biden potrà approvare le leggi di bilancio e confermare i giudici (nessuna delle due cose è esposta al filibustering) finché i democratici rimarranno uniti. Mitch McConnell non sarà più il leader di maggioranza, con il potere di decidere su quali provvedimenti votare. E sarà il democratico Chuck Schumer ad assumere, per la prima volta, quel ruolo e a decidere il calendario dei lavori.</p>



<p>È in gioco buona parte dell’agenda economica che Biden ha proposto nel corso della campagna elettorale. E si tratta di una agenda coraggiosamente progressista, che comprende programmi per ridurre i costi sanitari, espandere Medicare, creare nuovi posti di lavoro nella manifattura e promuovere l’energia pulita, oltre ad alzare le tasse per i più ricchi; e molte di questi provvedimenti (assiemo alle misure per accelerare le vaccinazioni di massa e aumentare gli incentivi all’economia) possono essere inseriti nella legge di bilancio di quest’anno.</p>



<p>Prima di ieri, la netta vittoria contro il presidente uscente dei democratici era bilanciata dalla prestazione, sorprendentemente buona, dei repubblicani a livello locale e di collegio. La giornata di ieri non cancella i risultati ottenuti dai repubblicani, ma ha sottratto loro il premio più ambito: il controllo del Senato. Senza contare che l’assalto al Campidoglio accelererà probabilmente la resa dei conti interna al GOP. E senza dubbio Biden ha ora molte più possibilità di portare a termine il suo lavoro.</p>
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		<title>Roma 2021: no a pateracchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 13:05:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;elezione del sindaco di Roma sarà il fatto politico più importante in Italia del 2021. Comprensibile quindi che i media, i partiti, alcuni leader politici ci pensino con grande attenzione. Non so cosa deciderà Carlo Calenda. A oggi è la candidatura migliore che sia emersa. Non ha bisogno dei suggerimenti di nessuno, tanto meno di quelli di uno che è totalmente fuori dalla mischia come me che, però, sono uno&#8230;</p>
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<p>L&#8217;elezione del sindaco di Roma sarà il fatto politico più importante in Italia del 2021. Comprensibile quindi che i media, i partiti, alcuni leader politici ci pensino con grande attenzione. Non so cosa deciderà Carlo Calenda. A oggi è la candidatura migliore che sia emersa. Non ha bisogno dei suggerimenti di nessuno, tanto meno di quelli di uno che è totalmente fuori dalla mischia come me che, però, sono uno dei tanti che guardano a lui con simpatia e convinta attenzione. </p>



<p>Mi limito però a dire che le contraddizioni in politica prima o poi si pagano. Non si può oggi essere candidati col PD ed essere radicalmente all&#8217;opposizione del Governo giallorosso. Può esserlo l&#8217;Europarlamentare Calenda, non il candidato Sindaco di Roma sostenuto dal PD.  </p>



<p>Non ci si può, poi, candidare a sindaco di Roma a capo di una colazione di sinistra &#8211; centro, (di questo sinistra &#8211; centro poi!) e rimanere leader di un piccolo partito che sta all&#8217;opposizione,  che nasce contro il populismo pentastellato e il nazionalsovranismo della destra nostrana, ma anche in alternativa all&#8217;assistenzialismo statalista, che ormai è la nota dominante del PD zingarettiano. </p>



<p>Senza considerare che per crescere una forza liberademocratica ha bisogno di una posizione politica netta, chiara, rivolta a chi crede veramente nei suoi valori e nella necessità di scomporre l&#8217;attuale quadro politico e su questo misurare il proprio consenso elettorale. </p>



<p>La partecipazione al &#8220;tavolo &#8221; della coalizione di sinistra a cui si appresterebbe la responsabile romana di Azione, annunciata ieri da Il Foglio, è fortemente contraddittoria con la più volte conclamata volontà di scomporre il quadro politico. Azione che si siede allo stesso tavolo di Fassina, Articolo 1, Sinistra Italiana in una versione bonsai dell&#8217;Ulivo prodiano non è credibile. </p>



<p>Soprattutto,  Azione non è credibile  se si siede a un tavolo in cui predomina l'&#8221;arrière penser&#8221; di appoggi dei 5S al ballottaggio in nome del &#8220;tutti uniti contro la destra&#8221; o di voti disgiunti compiacenti (e &#8220;segretamente&#8221; concordati in nome della tenuta del Governo ancorché pubblicamente negati). Tanto valeva sostenere Conte allora e partecipare da &#8220;grilli parlanti&#8221; libdem al Governo, spuntando così anche le &#8220;unghie&#8221; di Renzi. </p>



<p>Siccome la storia qualcosa dovrebbe pur insegnare, sommessamente ricordo che, proprio a Roma, Rutelli non si candido&#8217; contro Fini con un rassemblement omnicomprensivo caratterizzato dall&#8217;essere &#8220;contro&#8221;. La candidatura di Renato Nicolini non fu una comparsata,  ma il segno di un distinguo tra una coalizione riformista e una &#8216;di sinistra&#8221;, come lo fu quello a Torino tra chi sosteneva Castellani e chi voleva l&#8217;unità delle sinistre intorno a Novelli. </p>



<p>Bisogna evitare le contraddizioni. Essere tutti uniti &#8220;contro&#8221; non basta. Ricordiamoci il Governo Prodi 2006-2008. La chiarezza paga. Il pateracchio può far vincere, ma non consente di governare. Sono convinto che Calenda queste cose le abbia molto ben presenti,  ma, come si diceva dalle sue parti 2000 anni fa: &#8220;repetita iuvant&#8221;.</p>
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