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	<title>Di Maio Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Di Maio Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Sull&#8217;età della nostra Repubblica, sui recenti spauracchi elettorali, su una futura politica di sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2022 10:24:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 25 settembre è molto probabile che i connotati del Parlamento e della compagine di governo cambieranno. Ed è un bene che cambino, per il principio dell'alternanza richiamata dai valori di una sana democrazia. Se dovessimo per questo temere rischi per la Repubblica, significherebbe che i nostri padri costituenti avevano preso un'emerita cantonata, loro che inglobarono, all'indomani dell'odiato fascismo e della miserabile monarchia che ci erano toccati in sorte, fascisti e monarchici pentiti e irredentisti nel nuovo assetto costituzionale. Se ci sono riusciti loro, all'indomani della più drammatica pagina di storia dell'Occidente, vuoi che non ci si riesca noi, che pettiniamo bambole dalla mattina alla sera?</p>
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<p>Se fosse una donna o un uomo le si attribuirebbe ciò che si dice un&#8217;incipiente vecchiaia. Eppure, giovanissima, non regge il confronto con i fasti di Atene o di Roma, né potremo paragonarla alla ultramillenaria Venezia. Dunque, con i suoi settantasei anni, sebbene avanti negli anni, è poco più che un&#8217;adolescente.<br> <br>Se penso ai tentati colpi di stato, agli anni di piombo, alla strategia della tensione, alle stragi, all&#8217;innumerevole sequenza di morti che le mafie e il terrorismo hanno lasciato sul campo nel secondo novecento, lo spauracchio agitato in questi giorni da certa parte giornalistica e opinionistica nella prospettiva di un prossimo governo di destra, appare come un futile trastullo di bambini.</p>



<p>Nel sistema costituzionale italiano, fatto di pesi e contrappesi, c&#8217;è una cosa, vivaddio!, che si chiama &#8216;democrazia dell&#8217;alternanza&#8217;, ed è non solo lecito ma auspicabile che a una fase di governo ne segua un&#8217;altra di diverso segno.</p>



<p>Certo, sarebbe bello godere di una classe politica intellettualmente onesta, di scuola e dottrina, qualcosa di cui vantarsi nel consesso internazionale, concretamente risolutiva dei problemi del paese, ma se così non è bisognerà pure rassegnarsi alla sconcertante sequela di ignorantoni presuntuosi e arroganti che si presenta alle elezioni da trent&#8217;anni a questa parte. E dico una &#8216;classe politica&#8217; per non tirare dentro alcune singole personalità che invece eccellono, come perle tra i porci, nel confuso panorama dei governi della seconda Repubblica.<br> <br>Sarebbe bello e sarebbe anche giusto, considerato che la fase d&#8217;incubazione della civiltà repubblicana è passata da un pezzo e finalmente bisognerebbe raccogliere i frutti di tanto sacrificio. Invece dobbiamo accontentarci del giacobinismo di facciata delle già ex &#8216;nuove leve&#8217;, degli incontri negli autogrill con l&#8217;agente segreto in pensione, dei comunicati al popolo sullo sfondo ben studiato di rosari, santini e Marie Vergini, e quasi sorridiamo alle imprese di inizio secolo, quando fiorivano le orgette nel castello incantato del cavaliere plenipotenziario.<br>Ma tant&#8217;è, questa è l&#8217;Italia.<br> <br>Ora, il 25 settembre è molto probabile che i connotati del Parlamento e della compagine di governo cambieranno. Ed è un bene che cambino, per il principio dell&#8217;alternanza richiamata dai valori di una sana democrazia. Se dovessimo per questo temere rischi per la Repubblica, significherebbe che i nostri padri costituenti avevano preso un&#8217;emerita cantonata, loro che inglobarono, all&#8217;indomani dell&#8217;odiato fascismo e della miserabile monarchia che ci erano toccati in sorte, fascisti e monarchici pentiti e irredentisti nel nuovo assetto costituzionale. Se ci sono riusciti loro, all&#8217;indomani della più drammatica pagina di storia dell&#8217;Occidente, vuoi che non ci si riesca noi, che pettiniamo bambole dalla mattina alla sera?</p>



<p>Suvvia, siamo seri, e se dovessimo perdere le prossime elezioni, lavoriamo sodo all&#8217;opposizione, per costruire una valida alternativa di sinistra, che assomigli il meno possibile all&#8217;imbarazzante pastrocchio in cui fino ad ora ci siamo crogiolati. E non dimentichiamo un fondamentale, come nel calcio: le politiche di sinistra si fanno a diretto contatto col popolo, in costante ascolto e dialogo con esso, non dalle torri d&#8217;avorio delle segreterie politiche, né dalle torbide leve dei patronati e delle consorterie locali.</p>



<p>Voi direte, ma questa prerogativa è anche delle destre, populiste per antonomasia. No, non in quel senso. Per un militante di sinistra &#8211; ma anche per un moderno cattolico, a ben pensarci &#8211; &#8216;col popolo&#8217; significa &#8216;con tutti i popoli&#8217;, con tutte le confessioni religiose, con tutti i generi umani, con tutti gli esseri viventi. Con tutti, lasciando alla demagogia catto-fascista, catto-nazionalista, catto-leghista e chi più ne ha più ne metta, il nobile compito di immaginare un mondo fatto di soli bianchi, di soli cristiani, di soli italiani, di soli … appunto &#8216;soli&#8217;.</p>



<p>E non dimentichiamo un dolo che tutti, proprio tutti ci accomuna: siamo borghesi, e se non lo siamo lo diventeremo in capo a una generazione politica, talvolta anche in minor tempo, Di Maio docet. Da una tale prospettiva quasi nessuno si salva e dunque, quasi nessuno dovrebbe avere diritto di eleggibilità a sinistra, a meno che non ci si rivesta, come una rinuncia ai beni, dei panni che eravamo soliti portare.</p>
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		<title>L&#8217;Europa c&#8217;è. Viva l&#8217;Europa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 19:46:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci vuole una cieca e inattaccabile fiducia nella scienza e nelle Istituzioni, nazionali ed europee, per superare questa crisi. Non bisogna essere insomma un Di Maio qualunque, che l’educazione civica ha iniziato ad apprenderla dopo quasi dieci anni di presenza attiva tra le seggiole più delicate e prestigiose della nostra Repubblica. Diversamente il rischio, comprensibile, rischia di essere quello di ribaltare il tavolo e salirci sopra, sventolando la bandiera dell’anarchia.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/12/01/raco-europa-ce-viva-europa/">L&#8217;Europa c&#8217;è. Viva l&#8217;Europa.</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Ci vuole una cieca e inattaccabile fiducia nella scienza e nelle Istituzioni, nazionali ed europee, per superare questa crisi. Non bisogna essere insomma un Di Maio qualunque, che l’educazione civica ha iniziato ad apprenderla dopo quasi dieci anni di presenza attiva tra le seggiole più delicate e prestigiose della nostra Repubblica. Diversamente il rischio, comprensibile, rischia di essere quello di ribaltare il tavolo e salirci sopra, sventolando la bandiera dell’anarchia.</p>



<p>Non si spiegherebbe altrimenti perché anche il governo guidato dal Migliore, anche la struttura commissariale guidata dal Migliore, rischiano quotidianamente ormai di cadere negli stessi errori di chi migliore non era, non è stato e probabilmente mai sarà.</p>



<p>In poche settimane la validità del green pass è stata portata da sei a dodici mesi. Poi a nove, nuovamente a sei e infine a cinque.</p>



<p>Gli Hub vaccinali sono stati chiusi proprio in previsione della quarta ondata pandemica e ora servirà del tempo per rimettere la macchina a regime.</p>



<p>Fortunatamente sono operative le farmacie, che meno di un anno fa venivano osteggiate perché ritenute rifugio dei liberali da salotto piuttosto che rete di protezione e assistenza nazionale.</p>



<p>In una settimana si è prima stabilito che con un solo studente positivo si doveva mandare in DAD l’intera classe. Poi una direttiva commissariare ha superato l’interpretazione ministeriale tornando alla decisione di mandare in DAD solo le classi con tre studenti positivi. In realtà dipende dalle classi, ma sorvoliamo sui particolari.</p>



<p>Di esempi, spulciando le comunicazioni del governo, della struttura commissariale e delle regioni se ne potrebbero trovare alcune altre decine. Non abbiamo analizzato, ad esempio, la linea discontinua per non dire schizofrenica sulle manifestazioni pubbliche e sulla sicurezza. Né è entrato nel vivo il confronto sui vaccini ai più piccoli.</p>



<p>Ancora più devastante appare il quadro se solo allarghiamo l’obiettivo all’Europa e al resto del mondo. Pur volendoci solo mantenere al versante Occidentale. Un comportamento a elastico, spesso irrazionale e irragionevole, che ha moltiplicato i dubbi nella scienza e nella corretta e lucida amministrazione.</p>



<p>Insomma, la linea della ragione sembra dileguarsi davanti a questa bestia che è la pandemia da Covid19. Solo una impermeabile fiducia nella scienza e nelle Istituzioni può consentire che quell’elasticità non si spezzi frustando, come nel gioco che facevamo quando eravamo bambini, le nostre Istituzioni insieme alle nostre dita.</p>



<p>È vero che spesso si va ancora a tentoni, dopo quasi due anni di pandemia. L’arrivo di una nuova variante, in poche ore, è capace di mandare in tilt mesi di analisi e di programmazione.</p>



<p>Di sicuro però i governi e le stesse commissioni tecniche, a partire dal CTS, devono imparare a comunicare meglio quello che prima analizzano e poi decidono.</p>



<p>Altrimenti anche la più incrollabile fede nelle Istituzioni, alla lunga, rischia di incrinarsi. Col pericolo, come ha ben spiegato Marco Minniti a questo giornale, di affidare le diverse e tutte legittime paure che spaventano i cittadini ai tanti cattivi maestri che operano per indebolire la forza della democrazia.</p>



<p>Fortunatamente c&#8217;è l&#8217;Europa. Ursula Von der Leyan ha giustamente aperto all&#8217;obbligo vaccinale. Si tratta di un passaggio fondamentale ed epocale per consentirci di percorrere, in modo unitario e non isolato, l&#8217;ultimo metro della lotta comune alla pandemia, la peggiore minaccia sociale dell&#8217;ultimo secolo. Dopo il PNRR, l&#8217;obbligo vaccinale. L&#8217;Europa c&#8217;è. Viva l&#8217;Europa.</p>
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		<title>Di Maio e l&#8217;inchino a Macron. O karma crudele</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/29/di-maio-e-linchino-a-macron-o-karma-crudele/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 09:43:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli inchini in Italia portano male. lo ricorderà bene l&#8217;ex comandante Schettino. Così il ministro Di Maio, quello che ancora per un po’ rappresenterà l’Italia per il mondo, partì incendiario e fiero per ritrovarsi infine mesto e composto cerimoniere dell’altrui gloria. Due modi avrebbe avuto in astratto il nostro per salvarsi. Da subito impostare il proprio stile alla sobrietà istituzionale. Avrebbe patito, è vero, l’inimicizia di tanti giacobini suoi sodali,&#8230;</p>
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<p>Gli inchini in Italia portano male. lo ricorderà bene l&#8217;ex comandante Schettino. Così il ministro Di Maio, quello che ancora per un po’ rappresenterà l’Italia per il mondo, partì incendiario e fiero per ritrovarsi infine mesto e composto cerimoniere dell’altrui gloria.</p>



<p>Due modi avrebbe avuto in astratto il nostro per salvarsi. Da subito impostare il proprio stile alla sobrietà istituzionale. Avrebbe patito, è vero, l’inimicizia di tanti giacobini suoi sodali, ma avrebbe poi incassato i vantaggi di quella lesta e moderata posizione. </p>



<p>Oppure avrebbe potuto optare indomito per la gaglioffaggine impenitente, sfidando Macron a singolar tenzone o Sergio nostro a una disfida in punto di diritto. Nessuna delle due, ahinoi. Scelse piuttosto, l’imberbe, la consueta e vile via del mezzo: gettare il sasso e tirar via la mano, trita consuetudine dei tanti italiani che (sempre Dio abbia in gloria Ennio Flaiano) corrono ancora oggi in soccorso del vincitore. </p>



<p>Così l’attuale capo della Farnesina (riposino in pace Moro e Fanfani, ma anche Andreotti e De Michelis) puntò le fiches sul giallo gilet e sull’impeachment a Mattarella ma non ebbe poi il coraggio di tenere il punto. Rinculò sui primi e fuggì a gambe levate dal secondo, senza ritegno alcuno. </p>



<p>Un anche mediocre senso della decenza avrebbe a quel punto indotto chiunque, compresa l’immensità delle cazzata, a ritirarsi in un monastero benedettino a scelta. Egli invece, e qui c’è forse da imparare sulla natura umana, non se ne diede per inteso e così conquistò, complice un Paese dimentico degli oltraggi, e sovente del ridicolo, lo scranno (ci perdonino De Gasperi, Nenni e Andreatta, ma anche Alfano Angelino) di Ministro degli Esteri. </p>



<p>Ed è da tale scranno ch’egli oggi si inchina al presidente francese, venuto a Roma per firmare, o karma crudele, il Trattato del Quirinale. Macron e Mattarella in un sol colpo. Ma il nostro non s’adombra e anzi s’inchina. Ostentando coraggio, certamente, ché non chiunque avrebbe avuto la faccia di presentarsi, ma a dire il vero anche un certo candore, giacché per molto meno i francesi furono usi a far seguire, all’inchino, il precipitare veloce di una lama.</p>
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		<title>La fatica della democrazia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
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<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
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		<title>Michele Ainis: il metodo usato per le grandi riforme non funziona. Il bicameralismo è una garanzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 15:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Salvo Spagano Per lei la formazione del governo Draghi ha costituito la rivincita della Costituzione scritta su quella deformata nella prassi. Ci spiega perché?In Italia abbiamo due costituzioni, e dunque nessuna alla prova dei fatti. C’è una Costituzione scritta che si mantiene, non del tutto inalterata, rispetto a quella di settantatré anni fa, e c’è poi una Costituzione materiale, cioè quella che vive di fatto nei&#8230;</p>
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<p>di Emanuele Raco e Salvo Spagano</p>



<p><strong>Per lei la formazione del governo Draghi ha costituito la rivincita della Costituzione scritta su quella deformata nella prassi. Ci spiega perché?</strong><br>In Italia abbiamo due costituzioni, e dunque nessuna alla prova dei fatti. C’è una Costituzione scritta che si mantiene, non del tutto inalterata, rispetto a quella di settantatré anni fa, e c’è poi una Costituzione materiale, cioè quella che vive di fatto nei rapporti politici. La Costituzione materiale, che alcuni considerano &#8211; credo sbagliando &#8211; la vera Costituzione, ha spesso deformato il volto di quella scritta. Ma a volte succede che la lettera della Costituzione si prenda una rivincita.</p>



<p><strong>Ci spieghi come.</strong><br>Se leggiamo le – peraltro scarne &#8211; disposizioni costituzionali dedicate alla formazione dei governi, troviamo due primattori, che sono il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. Il primo nomina il secondo e, su proposta del secondo, nomina poi pure i ministri. Non si parla di partiti. Ai partiti la Costituzione dedica un’altra norma, che è l’articolo 49, con il quale attribuisce loro un ruolo non di assoluto o preminente protagonista della vita pubblica, ma di soggetto collettivo che concorre alla vita pubblica insieme ad altri soggetti collettivi come sindacati, associazioni e perfino come noi stessi che in questo momento ci interroghiamo sulle vicende della cosa pubblica. Nella formazione del governo Draghi i partiti sono rimasti quasi al buio, hanno cioè dovuto attendere il momento in cui il Presidente ha sciolto la riserva e ha comunicato la lista dei ministri. Questo corrisponde alla lettera dell’articolo 92.</p>



<p><strong>Un’altra rivincita della Costituzione è il fatto che è stato Draghi a presentare il programma e non i partiti?</strong><br>Direi di sì, perché un’altra norma della Costituzione, l’articolo 95, assegna un ruolo di leadership al Presidente del Consiglio. È lui che coordina l’attività dei ministri ed è lui che scandisce l’andamento generale del governo. Lo fa sulla base di un programma, che era stato scritto in maniera puntuale, e perfino puntuta, nelle esperienze “contrattuali” tra gialli e verdi, in trenta punti, ove il presidente Conte apparve come una sorta di portavoce dei vicepresidenti del Consiglio, che poi erano i segretari dei due partiti che formavano la coalizione. In quel caso la debolezza del Presidente fu la sua forza.</p>



<p><strong>Col Conte due come andò?</strong><br>Con il secondo governo Conte il ruolo del Presidente del Consiglio, per quanto anche in quel caso preceduto da un documento programmatico in ventinove punti tra Zingaretti e Di Maio, si è accentuato anche a causa della pandemia, e lì direi che è successo il contrario: la sua forza è stata la sua debolezza, ciò che ne ha infine determinato la crisi. Io penso che possiamo anche trarre una lezione da tutto quello che è accaduto.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Intanto la crisi dei partiti, che è attestata dal fatto che ci avviamo a completare la legislatura con tre governi e due presidenti del Consiglio che non si sono presentati alle elezioni, e perfino con tre formule diverse l’una dall’altra. Questa legislatura era cominciata zoppa, con tre formazioni politiche più o meno equivalenti, in una situazione di apparente ingovernabilità delle assemblee parlamentari, tant’è vero che si minacciava un pronto ritorno alle urne e perfino l’impeachment per Mattarella che non voleva accettare alcuni nomi. Invece abbiamo sperimentato il governo forse più di destra della storia italiana, e poi quello più di sinistra, quantomeno a sommare le sigle. Infine ora stiamo sperimentando il governo più di unità nazionale di tutta la storia repubblicana.</p>



<p><strong>Un limite o un pregio del nostro sistema?</strong><br>Questa è la virtù del sistema parlamentare, la sua attitudine ad accompagnare le stagioni della politica con formule di governo, e quindi maggioranze parlamentari, diverse. Perché il sistema parlamentare questo lo consente, a differenza del sistema presidenziale che, al contrario, irrigidisce dando mandato ad un singolo che permane per un certo tempo, anche se combina sfracelli come nel caso di Trump e non lo schiodi se non mandandolo davanti a un tribunale. Il sistema parlamentare consente al contrario di liberarsi dei corpi morti e di fare resuscitare un corpo vivo. Può essere un vantaggio o meno: ci sono difensori ed oppositori del sistema parlamentare, ma in questa nostra esperienza esso ha dimostrato la qualità della flessibilità, che è poi qualità dei vivi e non dei morti. I morti sono rigidi.</p>



<p><strong>Un governo con una base parlamentare così ampia potrebbe essere una buona occasione per tentare qualche riforma di sistema?</strong><br>Abbiamo visto che il metodo usato per le grandi riforme che sono state tentate non funziona. Se mettiamo insieme la riforma di una cinquantina articoli, come fecero Berlusconi nel 2005 e Renzi nel 2016, il corpo elettorale li boccia. Intanto perché, mettendo tutto assieme, violento la libertà degli elettori costringendoli, se chiamati al referendum confermativo, ad una scelta binaria: prendere o lasciare. Mi ricordo che avevo suggerito di spacchettare la riforma Renzi, perché ad esempio si poteva essere d’accordo con l’abrogazione del CNEL, d’accordo a ricentralizzare alcune competenze regionali, ma al tempo stesso in disaccordo sul tipo di Senato che veniva fuori da quella riforma. Il suggerimento non è stato accettato perché Renzi probabilmente pensava di incassare tutto e invece è rimasto a secco.</p>



<p><strong>E poi perché non funzionano le grandi riforme?</strong><br>Il secondo motivo per cui non funziona tale metodo è perché una riscrittura profonda della Costituzione non avviene perché un genio della lampada si sveglia un mattino e scrive una lenzuolata di nuovi articoli, tra l’altro redatti in burocratese stretto. L’art. 70 della Costituzione nella sua versione originaria e per fortuna ancora vigente è composto da nove parole: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Nelle riforme proposte a quest’articolo c’era un delirio di rinvii, centinaia di parole con rimandi a questo e quell’altro testo legislativo. Sa perché è avvenuto questo?</p>



<p><strong>Ce lo spieghi.</strong><br>Perché la nostra Costituzione è figlia di una pagina tragica della storia seguita a una dittatura di vent’anni, ai bombardamenti, a una guerra civile. Quella fu un’esperienza affratellante per liberali, comunisti, cattolici, socialisti che tutti insieme, in diciotto mesi, scrissero una nuova Costituzione. Il quarto Presidente degli Stati Uniti si chiese una volta se non fosse una ferita alla democrazia il fatto che si vincolino le generazioni successive alla generazione che ha scritto la Costituzione. Non dovrebbe ogni generazione potersi impadronire non soltanto dei governi ma anche delle Costituzioni? </p>



<p><strong>Quale fu la risposta?</strong><br>No, perché la generazione costituente ha il merito storico di avere restituito al suo popolo la libertà, come accadde per l’Italia, o l’indipendenza come accadde agli americani. E così come nessuno ha la possibilità di scegliere la terra in cui nascere o l’aria del suo primo respiro, così non tutte le generazioni possono darsi una Costituzione. Per fortuna questi tornanti della storia non si ripetono molto spesso perché sono tragici, e io non credo siamo adesso di fronte ad uno di questi tornanti. Credo tuttavia che alcune riforme siano utili.</p>



<p><strong>Il governo Draghi proporrà delle riforme?</strong><br>Osservo che questo governo appena nato non ha un Ministro per le riforme, e forse la cosa gli porterà bene, però ciò implica che non scommette sulle riforme costituzionali come caposaldo del proprio programma. Almeno una riforma penso però che dovrà essere fatta, quella elettorale, perché abbiamo tagliato i numeri del Parlamento. Questo implica un effetto maggioritario indiretto perché funziona come un collo di bottiglia: meno posti a tavola significa meno commensali, e quindi le forze politiche minori hanno una difficoltà se non una impossibilità ad essere rappresentate. Inoltre subiamo una disparità territoriale perché la riduzione finisce con il penalizzare le regioni più piccole. Quindi una legge elettorale che si adegui alla riforma costituzionale andrà fatta. Dopodiché sarebbe probabilmente utile intervenire per punti specifici senza mettere troppa parte al fuoco. Ad esempio vedrei bene un riordino delle competenze regionali, dopo tutto quello che abbiamo visto durante questa pandemia.</p>



<p><strong>Il superamento del bicameralismo non lo vede come una priorità?</strong><br>Noi abbiamo un bicameralismo perfetto che non ha nessun altro Paese. I costituenti votarono un ordine del giorno in cui dissero: noi scegliamo la forma di governo parlamentare però dobbiamo costruire degli anticorpi contro l’assemblearismo, dei meccanismi di stabilizzazione dei governi. Io personalmente opterei per il meccanismo tedesco della sfiducia costruttiva, in cui si può mandare a casa un governo solo se contestualmente se ne costituisce un altro, mentre noi in Italia abbiamo sperimentato la fiducia distruttiva, perché Conte ha avuto la fiducia dopodiché se n’è dovuto andare a casa. Il bicameralismo in fondo è una garanzia, come è una garanzia che esista un giudice d’appello rispetto a quello di primo grado. Le Istituzioni, come gli uomini, sono imperfette, e dobbiamo quindi dotarci di anticorpi contro la loro fallibilità.</p>



<p><strong>In pandemia il diritto alla salute è sembrato prevalere su tutti gli altri, anche sui diritti afferenti alla dimensione economica. È presente in Costituzione una gerarchia tra diritti fondamentali, che vanno tutelati in modo diverso?</strong><br>L’articolo 32, che sancisce il diritto alla salute, lo dichiara fondamentale, ed è l’unico diritto che la Costituzione dichiara fondamentale. È dunque evidente che primum vivere, però i diritti costituzionali si pongono in linea orizzontale, mai verticale. Non c’è e non ci può essere una gerarchia perché altrimenti giungeremmo alla tirannia di un valore sugli altri. La fatica della politica, e poi del giudice costituzionale, che deve scrutinare le scelte della politica, è quella di bilanciare questi diritti. Dipende dalle situazioni. Un caso emblematico è quello dell’Ilva: diritto al lavoro contro diritto alla salute. La Corte costituzionale, in una sentenza che venne scritta dal professor Silvestri prima che divenisse presidente della Consulta, cercò di bilanciarli.</p>



<p><strong>Sarà compito di questo governo cercare di bilanciare il diritto alla crescita economica con quello alla salute?</strong><br>Bisogna assicurare degli onesti compromessi nella vita come nel diritto. Kelsen diceva che la democrazia è compromesso, e il Parlamento è il luogo in cui si scrivono i compromessi. Ma per farlo occorrerebbe una capacità di ascolto. In Parlamento invece spesso tutti parlano e nessuno ascolta.</p>
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		<title>Nulla sarà come prima. Draghi non aspetti il risultato di Rousseau</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 14:50:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se, come pare, Fratelli d’Italia resterà fuori dal governo Draghi, sarà l’unico partito a non aver partecipato a nessuno dei tre governi di questa legislatura, caratterizzata da elezioni che non hanno decretato alcun vero vincitore. Tanto da consentire la formazione di tre esecutivi sostenuti da maggioranze tanto diverse quanto impensabili prima della loro creazione. Quanto pagherà la coerenza della Meloni lo vedremo quando si tornerà alle urne. Il resto dei&#8230;</p>
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<p>Se, come pare, Fratelli d’Italia resterà fuori dal governo Draghi, sarà l’unico partito a non aver partecipato a nessuno dei tre governi di questa legislatura, caratterizzata da elezioni che non hanno decretato alcun vero vincitore. Tanto da consentire la formazione di tre esecutivi sostenuti da maggioranze tanto diverse quanto impensabili prima della loro creazione.</p>



<p>Quanto pagherà la coerenza della Meloni lo vedremo quando si tornerà alle urne. Il resto dei partiti e dei leader politici, da inizio legislatura a oggi si sono cimentati in piroette e volteggi degni del Cirque du Soleil.</p>



<p>Questo giornale, da sempre schierato contro qualunque forma di populismo, non ha risparmiato critiche al M5S, al PD e a Giuseppe Conte, che si è mosso come un elefante tra i cristalli delle nostre Istituzioni. Né le ha mandate a dire, a suo tempo, alla Lega e al suo leader Matteo Salvini. Ma oggi ci troviamo davanti a un potenziale cambiamento di lunga durata del nostro sistema politico. Non capirlo sarebbe da irresponsabili e da stolti.</p>



<p>Il presidente della Repubblica è stato chiaro dopo il fallimento dell’esplorazione affidata a Roberto Fico: “Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”.</p>



<p>L’ostinazione con la quale l’ex maggioranza M5S-PD-LEU si ostina a chiedere un governo politico, inteso come appendice allargata del Conte due, è pari solo alla cocciutaggine con la quale hanno provato a imporre un Conte ter, senza Italia Viva e con i responsabili raccattati da Clemente Mastella. Appare inoltre profondamente irrispettoso nei confronti dell’appello rivolto da Sergio Mattarella.</p>



<p>Poco ci importa di quel che farà il M5S, destinato a chiudere la propria deleteria parabola politica con la fine di questa legislatura. Molto di più ci preme che questo cambiamento, questa opportunità sia compresa e colta da chi dovrà rappresentare il campo progressista e quello conservatore in Italia nei prossimi anni.</p>



<p>Nessuno può continuare a porre veti o rivendicare false primogeniture. Tutti, ma proprio tutti, stanno facendo il contrario di quanto sostenuto fino a una settimana fa, che per nulla combaciava con ciò che ogni partito dichiarava solo il mese passato o durante la campagna elettorale del 2018.</p>



<p>L’Italia potrà solo trarre beneficio da una Lega pronta finalmente a divenire forza di governo moderata, europeista e atlantista. Le conseguenze di questa svolta saranno avvertite a Bruxelles e in tutta Europa. Il risultato delle presidenziali americane a questo fine è stato determinante e restiamo ancora sorpresi che a Conte e Di Maio risultasse indifferente la vittoria di Biden o di Trump.</p>



<p>Il PD ha l’occasione per tornare a essere il partito laburista a vocazione maggioritaria, affrancandosi dalla scia qualunquista del M5S. Che il gruppo dirigente democratico si ostini a non comprendere il livello della sfida che abbiamo davanti è francamente inspiegabile.</p>



<p>Nulla sarà come prima. L’auspicio è che il cambiamento possa avviarsi già mercoledì sera, quando Mario Draghi finirà il secondo giro di consultazione. Sarebbe un segnale importante se salisse immediatamente al Quirinale a sciogliere la riserva, senza attendere l’esito, scontato quanto inutile, del voto su quella burla che è sempre stata la piattaforma Rousseau.</p>
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		<title>Conte, se è leader e uomo delle Istituzioni, garantisca a Draghi il SI del M5S e agevoli il lavoro di Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 08:35:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ora basta. Uno non vale uno. Per raggiungere il valore di Mario Draghi non basta la mediocre storia di tutti i parlamentari grillini sommati insieme. Il presidente della Repubblica, lo stesso Mattarella che il ministro Di Maio, mentre solidarizzava con i gilet gialli, voleva mettere in stato di accusa, ha convocato il più prestigioso e stimato italiano al mondo per porre riparo ai danni che l’incompetenza e l’antipolitica hanno procurato&#8230;</p>
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<p>Ora basta. Uno non vale uno. Per raggiungere il valore di Mario Draghi non basta la mediocre storia di tutti i parlamentari grillini sommati insieme. Il presidente della Repubblica, lo stesso Mattarella che il ministro Di Maio, mentre solidarizzava con i gilet gialli, voleva mettere in stato di accusa, ha convocato il più prestigioso e stimato italiano al mondo per porre riparo ai danni che l’incompetenza e l’antipolitica hanno procurato in questi anni al Paese. Per tutta risposta, mentre Mario Draghi accetta di mettersi al servizio dell’Italia, ci tocca assistere alle bizze di un gruppo di disorientati parlamentari, senza arte né parte, privi di passato e senza futuro, intenti solo a salvaguardare il proprio miracoloso stipendio.</p>



<p>Giuseppe Conte dimostri per una volta di meritare l’irripetibile privilegio regalatogli dalla sorte di guidare questa Nazione: abbandoni il fortino in cui si è rinchiuso, faccia un passo indietro e chieda ai senatori e ai deputati del Movimento Cinque Stelle di avere riguardo per il Presidente della Repubblica, di riconoscere il presidente del Consiglio incaricato, di portare rispetto all’Italia e agli italiani. Dimostri di essere diventato un uomo delle Istituzioni dopo quasi tre anni a Palazzo Chigi.</p>



<p>E il Partito Democratico rammenti che storia e che tradizione ha l’onere e l’onore di rappresentare. Nelle ore in cui i partiti politici italiani dimostrano tutta la propria debolezza, ricordi almeno di rappresentare gli eredi di De Gasperi e Togliatti, di Moro e Berlinguer, non di Casaleggio e Grillo. La facciano finita con la missione di voler trasformare il M5S da movimento anti sistema in partito democratico europeista. Ma stanno ascoltando, Bettini e Zingaretti, Orlando e Franceschini, le dichiarazioni di Grillo e Di Battista, di Crimi e Di Maio? Stanno osservando l’atteggiamento di Conte? Siamo oltre i limiti della decenza.</p>



<p>Venga accolto l’appello di Sergio Mattarella, le ragioni che lo hanno indotto a chiamare Draghi, dopo aver concesso ogni opportunità di andare avanti a Conte e alla sua sbrindellata maggioranza. Se al Quirinale ci fosse stato Napolitano li avrebbe già presi tutti a pedate (istituzionali, ma pedate). Non sono riusciti a raccattare dieci senatori, figurarsi se possono gestire 210 miliardi di fondi comunitari. Sarebbe stato utile e importante andare al voto solo per liberarsi della più miserabile rappresentanza parlamentare della storia repubblicana. Purtroppo non è possibile farlo, per le ragioni evidenziate da Sergio Mattarella.</p>



<p>Il Paese ha bisogno di un governo di donne e uomini competenti, capaci, dotati di esperienza e senso dello Stato. Si ponga subito fine a questa umiliante messinscena. Lo faccia Conte, stamani mattina. Al netto di sterili calcoli elettoralistici basati su sondaggi che già domani saranno carta straccia. Lo faccia in diretta Facebook, passeggiando per via del Corso, affacciato alla finestra di Palazzo Chigi, ma lo faccia. Dimostri di essere un leader, se lo è, prenda l’iniziativa e spenga il volume a questa banda di irresponsabili. Come Biden ha chiesto e ottenuto da Trump di fermare l’assalto al Campidoglio, Conte fermi l’assalto alle Istituzioni repubblicane dei suoi seguaci.</p>



<p>Solo così, telefonando a Draghi e garantendo un rapido e ordinato passaggio di consegne, potrà guadagnarsi il diritto a recitare ancora in futuro una parte da protagonista nella vita politica e istituzionale del Paese. Il suo assordante e complice silenzio non può essere più ammesso. Per questo giro ha perso. Esca di scena con dignità e onore. Ora tocca a Mario Draghi. Per il bene dell’Italia.</p>
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		<title>La politica è potere. Per cambiare le cose bisogna alzarsi dal divano e prendere la politica sul serio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:00:33 +0000</pubDate>
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<p>Solo due anni fa, la legislatura ha preso il via con la maggioranza populista e sovranista di Salvini e di Di Maio e ora potrebbe concludersi con una maggioranza antipopulista ed europeista guidata da Mario Draghi. Eppure, in questi giorni sui giornali non si è fatto che parlare delle mire e delle macchinazioni di Renzi (esibendo, ovviamente, la necessaria indignazione morale), affermando che al centro della crisi di governo c’erano unicamente le poltrone, ovvero la «bulimia di potere». Insomma, Recovery Plan, servizi segreti, giustizia, ecc., erano solo pretesti, e tutto girava intorno alla possibilità di «poggiare di nuovo le terga sulla poltrona». «La poltrona, già, la detestatissima poltrona &#8211; ha scritto Pierfrancesco De Robertis su Quotidiano.net &#8211; la vera ed eterna bussola del potere e degli obiettivi dei politici. Ieri, oggi e domani. Vaffa o non vaffa».</p>



<p>Non per caso, dunque, dopo il fallimento del Conte ter e la convocazione di Mario Draghi al Quirinale (Renzi voleva esattamente questo), mi è tornato in mente il libro di Eithan Hersh, un professore di scienza politica della Tufts University: «Politics is for Power: How to Move Beyond Political Hobbysm, Take Action and Make Real Change». Ovviamente il libro, che ci ricorda che «la politica è potere» e che bisogna «andare oltre l’hobbismo politico, passare all’azione e cambiare le cose sul serio», non è tradotto in italiano (si sa che la nostra editoria è pigra, conformista e timorosa), ma lo raccomando comunque.</p>



<p>Nel 2018 il professor Hersh ha chiesto ad un campione casuale di oltre 1000 americani quanto tempo dedicano alle attività politiche. «Un terzo degli intervistati ha detto che dedica ogni giorno almeno due ore alla politica», scrive. Tuttavia, di queste persone, «quattro su cinque raccontano che neanche un minuto di quel tempo è dedicato ad un qualsiasi genere di lavoro politico reale». Si tratta unicamente di «notizie televisive e podcast e trasmissioni radiofoniche e social media» e perlopiù di «esultare e inveire, lamentandosi con amici e familiari». In breve, si tratta di hobbisti politici, che trattano la politica come un passatempo.</p>



<p>Nel suo libro, Hersh si sofferma su cosa serve per impegnarsi, sulle ragioni (e le responsabilità) del cattivo funzionamento della politica e riflette sugli insegnamenti che ha ricavato dagli attivisti di tutto il paese, e su che cosa significa realmente impegno civico (un indizio: non ha niente a che fare con Twitter). Insomma, il libro è una critica arguta del dilettantismo in politica (che significa, appunto, trattare la politica come l’entertaintment) e una chiamata alle armi per tutti quei cittadini benintenzionati e bene informati che «consumano» le notizie politiche ma che non si impegnano in una concreta azione politica.</p>



<p>Ma torniamo al punto: di chi è la colpa se la politica non funziona? Per dare una risposta (scomoda) alla domanda bisogna cominciare proprio dai cittadini comuni benintenzionati, sostiene Hersh. Votiamo (a volte) e di tanto in tanto firmiamo una petizione o partecipiamo ad una manifestazione. Ma essenzialmente ci «impegniamo» consumando la politica come se fosse uno sport o un hobby. Ci immergiamo nel chiacchiericcio politico quotidiano e divoriamo statistiche su chi sale e chi scende. Twittiamo, postiamo e condividiamo. Bramiamo l’indignazione. </p>



<p>Insomma, le ore che passiamo a «fare politica» sono soprattuto un passatempo. Invece, dovremmo dedicare quel tempo a costruire organizzazioni politiche e una visione di lungo termine nella nostra città (o nel nostro piccolo paese), magari facendo conoscenza con i nostri vicini, i cui voti saranno poi necessari per risolvere i problemi. Dovremmo, in altre parole, accumulare «potere» in modo che, quando ci sarà l’opportunità di fare la differenza (per mobilitare, per sostenere i nostri progetti, per fare lobbying), saremo pronti e, soprattutto, in grado di farlo. Il guaio è che tutti noi siamo perlopiù concentrati su noi stessi e scegliamo attività e ruoli più comodi; e tutti noi proviamo una certa repulsione per le attività lente e costanti che caratterizzano la politica e ogni tipo di servizio al bene comune.</p>



<p>Nel suo libro, tuttavia, Hersh ci indica la strada per una partecipazione politica più efficace e, sorretto dalla teoria politica, dalla storia, dalle scienze sociali più moderne e anche dalle storie straordinarie di cittadini comuni che sono si sono alzati dal divano e hanno preso sul serio la politica (il «potere» politico), lo studioso spiega come incanalare la nostra energia lontano dal dilettantismo politico e in modo da rafforzare i nostri valori.</p>



<p>Tutte cose che sapevamo, ovviamente. In una intervista rilasciata a Giovanni Minoli nel 1983, proprio Enrico Berlinguer spiegò cosa fosse per lui il&nbsp;potere: «Il potere è uno strumento insufficiente, ma necessario per realizzare gli ideali in cui credo io e in cui credono i miei compagni». E alla seguente domanda del giornalista, che gli chiedeva cosa gli piacesse maggiormente del potere,&nbsp; replicava con franchezza: «la possibilità di far avanzare la realizzazione di questi ideali». </p>



<p>Ma da quando il sistema politico italiano, com’è accaduto con i dinosauri, è stato colpito da un meteorite che lo ha annientato (il sistema dei partiti, in Italia, fu travolto dal Crollo del Muro di Berlino e dalle inchieste giudiziarie che fecero emergere il fenomeno detto Tangentopoli e che allora godettero del diffuso sostegno dell’opinione pubblica alimentato dai mass media: un collasso che ha segnato l’esaurimento traumatico di una storia più lunga e di culture politiche che, sia pure ammaccate, sopravvivono in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ecc.), ce ne siamo dimenticati.</p>
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		<title>La sindrome di Stoccolma del PD e l’esigenza di un nuovo partito riformista</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/25/raco-la-sindrome-di-stoccolma-del-partito-democratico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 12:52:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le regioni ricorrono al Tar contro il Governo. Le famiglie ricorrono al Tar contro le regioni. Il Governo ricorre al Consiglio di Stato contro le regioni che ricorrono al Tar. Un Paese scollato, avvitato, in perenne conflitto, in cui è venuta meno la fiducia nelle Istituzioni e nella comunità. Sono venuti meno i punti di riferimento, le certezze, il riconoscimento e il rispetto delle competenze, in una strisciante crisi di&#8230;</p>
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<p>Le regioni ricorrono al Tar contro il Governo. Le famiglie ricorrono al Tar contro le regioni. Il Governo ricorre al Consiglio di Stato contro le regioni che ricorrono al Tar. Un Paese scollato, avvitato, in perenne conflitto, in cui è venuta meno la fiducia nelle Istituzioni e nella comunità. Sono venuti meno i punti di riferimento, le certezze, il riconoscimento e il rispetto delle competenze, in una strisciante crisi di valori innescata da questo governo ma che affonda le proprie radici nelle riforme mancate o mal realizzate negli ultimi trent’anni. La riforma del 2016 avrebbe di molto migliorato il quadro ma è stata usata per combattere una battaglia personale, tanto da chi l’ha proposta quanto da chi l’ha bocciata. L’ennesima occasione mancata. Forse la più importante degli ultimi decenni.</p>



<p>I contrasti tra regioni e Governo non possono essere ricondotti a una banale quanto irresponsabile guerriglia politica tra i governatori di centrodestra e il governo giallo-rosso. L’impressione netta che si ricava da questo ricorrere continuo di tutti contro tutti è che il Governo non è mai stato capace di trasmettere fiducia e sicurezza. In ultimo, la confusione creata intorno ai criteri per determinare il colore delle regioni e l’assenza di un piano trasparente per le vaccinazioni ha generato un clima di sospetto e smarrimento tanto diffuso da coinvolgere ormai anche i giovanissimi.</p>



<p>E infatti il fallimento di questo Esecutivo si misura in modo particolare nella disfatta delle politiche per la scuola. Quella che doveva essere LA priorità, già da marzo 2020, è divenuta la Caporetto del Paese. La stessa ministra della Pubblica Istruzione ha parlato di fallimento della didattica a distanza. L’Italia pagherà per anni e forse per decenni la superficialità con cui il Conte due ha gestito l’istruzione durante la pandemia da Covid-19.</p>



<p>Per tutto questo risulta davvero incomprensibile la sindrome di Stoccolma che ha colpito il Partito Democratico, ispirato da Bettini, ormai prigioniero del M5S ma, soprattutto, di Giuseppe Conte. Pur di andare contro Matteo Renzi, che nella sua vita politica ne ha combinate più di Bertoldo ma che alla maggioranza &#8211; questa volta &#8211; ha posto problemi reali e cogenti, è stato trasformato l’attuale capo del Governo nell’unto del Signore, nel predestinato, insostituibile. Il perfetto contrario di quanto ha sempre praticato il PD, unico partito italiano di matrice non padronale, non personale, realmente scalabile.</p>



<p>La scena dei due senatori che hanno avuto la viltà di palesarsi soltanto a tempo scaduto, dopo che si era malamente chiusa anche la seconda chiama sulla fiducia al Conte bis, è una delle pagine più meste degli ultimi lustri della Repubblica.</p>



<p>Non si governa a qualunque costo, non si governa restando sotto scacco di un manipolo di senatori disperati, senza arte né parte. Non si governa il Paese con un movimento né con un premier che pur di restare al comando è disponibile a scendere a patti pure con Mastella e Ciampolillo.</p>



<p>Tra le elezioni, di fronte alle quali bisogna sempre porsi con rispetto, perché rappresentano comunque il volere dei cittadini, e l’arrocco al Conte la Qualunque ci sono diverse alternative che c’è il dovere di vagliare in modo responsabile, per consentire all’Italia di affrontare con dignità le sfide dei prossimi mesi.</p>



<p>Questo potrebbe altrimenti rappresentare davvero l’ultimo atto del PD, nato con Romano Prodi per unire i riformisti italiani e finito per federare, con Bettini e Di Maio, i demogrillini, che alla libertà preferiscono il dogma, alla competenza l’uniformità, allo sviluppo il sussidio, alla competizione l’inciucio di palazzo. Sempre di più al ribasso. La sua attuale dirigenza ha il dovere di rispettare la tradizione liberal-democratica che ha animato la creazione del Partito Democratico italiano. Ne va della dignità di una comunità.</p>



<p>L’alternativa è di rinunciare definitivamente alla propria missione fondante, abdicare alla propria vocazione maggioritaria che nulla c’entra con la richiesta di ottenere la maggioranza assoluta dei voti per poter governare da soli. Queste aspirazioni, queste richieste, nella storia antica e recente, sono appartenute ad altre tradizioni. Meno liberali e meno democratiche. Né tantomeno si combinano con la legge elettorale proporzionale, la più distante da quel Mattarellum che ha garantito governabilità e alternanza delle contrapposte coalizioni al governo del Paese.</p>



<p>L’alternativa è di abbandonare il PD all’irrilevanza culturale e politica cui verrà condotto dalla nascita del partito di Conte, già battezzato Italia 23, e costituire &#8211; come ha proposto uno dei nostri più apprezzati autori, Alessandro Maran &#8211; un partito riformista alternativo ai sovranisti e ai demogrillini, con un appello ad andare oltre le piccole identità e gli inutili personalismi. “In fondo &#8211; ha scritto Maran &#8211; uno statista supera il test cruciale della leadership (il criterio di Mosè) quando sposta la sua società da un ambiente che gli è familiare a un mondo che non ha mai conosciuto”. Quello, aggiungiamo noi, dei veri riformisti democratici e liberali.</p>
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		<title>Ritrovare calma e lucidità, senza prove muscolari dall’esito incerto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Nannicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 09:29:52 +0000</pubDate>
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<p>Il segretario Zingaretti ha aggiornato la direzione del Pd sulla crisi di governo, senza aprire al momento un dibattito in quella sede. Due i punti della relazione del segretario che condivido. Primo: Italia Viva ha sbagliato i tempi e i modi per aprire una crisi al buio. Secondo: accanto a scelte importanti per il bene del Paese, come quella di aver garantito un forte ancoraggio all’Europa, il governo ha mostrato limiti evidenti, tanto che il Pd chiede da tempo una svolta e un rinnovato programma di legislatura. Al Pd non interessa una governabilità fine a sé stessa.</p>



<p>Proprio perché condivido queste due premesse, però, penso che ci siano altri tre punti da chiarire.</p>



<p>Primo: su quali elementi di merito il Pd sollecita un’autocritica seria di fronte al Paese da parte del governo e della maggioranza? Se non parliamo di lavoro, welfare, scuole, trasporti, politica industriale e accelerazione del piano vaccinale per non favorire l’insorgere di nuove varianti del virus, nel merito delle scelte, il richiamo a una generica svolta rischia di essere risucchiato nel teatrino della politica e le persone faranno fatica a capire che cosa di diverso chieda il Pd.</p>



<p>Secondo: come si concilia un passaggio parlamentare di mera conta dei voti sul Conte bis con la richiesta di una svolta? Come e dove dovrebbero materializzarsi segnali di discontinuità, sfuggendo a una logica puramente muscolare e ai personalismi? Non sarebbe più ordinato e trasparente, dopo il passaggio alla Camera, permettere al presidente Conte di gestire in maniera trasparente consultazioni sotto l’egida del Presidente della Repubblica, per capire se esistono i margini politici per ricostruire un accordo all’interno dell’attuale maggioranza o eventualmente per costruirne una allargata, mettendo al primo posto le esigenze drammatiche dell’Italia? In virtù della sua forza, il Pd dovrebbe essere il partito che parla con tutti, senza mettere o accettare veti, per trovare una soluzione alla crisi.</p>



<p>Terzo: alcuni esponenti del governo e del Pd sembrano prefigurare una scelta strategica di lungo periodo che usi questo passaggio parlamentare per cementare una nuova alleanza pseudo-progressista tra Pd, M5S e Leu. Ma non è quello di cui dovremmo discutere. Questo è un tema da congresso, non da conte parlamentari, perché ridisegna l’identità del nostro partito. Adesso, capiamo come rilanciare il programma di un governo “necessitato” dalla situazione drammatica che stiamo vivendo. Di alleanze strategiche, candidati premier e identità politiche parleremo quando sarà il momento e consultando tutti i militanti e gli elettori del Pd con un dibattito vero.</p>



<p>Senza risposte chiare a questi punti, il quadro politico rischia di avvitarsi. Il ministro Di Maio ha detto che non c’è nessun mercato dei voti alla ricerca di trasformisti, ma che il governo presenterà un programma in aula, appellandosi alla responsabilità di ogni singolo senatore. Ma a quel punto, seguendo questa logica, ciascun senatore, compreso il sottoscritto, dovrà fare valutazioni di merito sulla solidità del nuovo quadro politico e sui segnali di discontinuità che molti chiedono da tempo, prima di fare una scelta che parli alla propria coscienza di fronte al dramma che sta vivendo il nostro Paese. Per carità, ci sta, ma ritrovare la calma e la lucidità senza prove muscolari dall’esito incerto sarebbe forse preferibile.</p>
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