<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Dio Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/dio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/dio/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Mar 2023 06:18:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Dio Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/dio/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Andrea Riccardi: ci sono tante guerre nel mondo e la guerra oggi si eternizza, per questo bisogna prevenirle</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/04/01/raco-andrea-riccardi-ci-sono-tante-guerre-nel-mondo-e-la-guerra-oggi-si-eternizza-per-questo-bisogna-prevenirle/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/04/01/raco-andrea-riccardi-ci-sono-tante-guerre-nel-mondo-e-la-guerra-oggi-si-eternizza-per-questo-bisogna-prevenirle/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 10:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Riccardi]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Città Aperta]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Sant&#039;Egidio]]></category>
		<category><![CDATA[Corridoi umanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Costantinopoli]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Kharkiv]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Kirill]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Sturzo]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Minsk]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Ortodossi]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale Aja]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Visegras]]></category>
		<category><![CDATA[Vittime]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4205</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questa guerra ci impressiona perché è vicina, perché sconvolge l’Europa dopo ottanta anni di pace, perché è di grande violenza e rischia di oltrepassare per la prima volta la linea rossa che mai si sarebbe pensato fosse oltrepassabile, quella del nucleare. Però quante guerre ci sono nel mondo?È una domanda molto interessante. Io me la sono posta facendo una conversazione con alcuni amici africani che dicono che questa è una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/04/01/raco-andrea-riccardi-ci-sono-tante-guerre-nel-mondo-e-la-guerra-oggi-si-eternizza-per-questo-bisogna-prevenirle/">Andrea Riccardi: ci sono tante guerre nel mondo e la guerra oggi si eternizza, per questo bisogna prevenirle</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Questa guerra ci impressiona perché è vicina, perché sconvolge l’Europa dopo ottanta anni di pace, perché è di grande violenza e rischia di oltrepassare per la prima volta la linea rossa che mai si sarebbe pensato fosse oltrepassabile, quella del nucleare. Però quante guerre ci sono nel mondo?</strong><br>È una domanda molto interessante. Io me la sono posta facendo una conversazione con alcuni amici africani che dicono che questa è una guerra tra noi europei, mentre ci sono altre guerre come quella in Etiopia o nel nord del Mozambico, poi c’è il jihadismo nel Sahara e la guerra in Siria che dura da undici anni. Dobbiamo però guardare alla guerra in Siria anche quando riflettiamo sull’Ucraina. Molti non europei dicono: questa guerra voi la fate grossa perché è una guerra vostra, e vi commuovete perché le vittime sono i bianchi. Non avete fatto così con i siriani quando accorrevano in Europa, e l’Europa si divise, e proprio i paesi di Visegrad erano i più duri. La cancelliera Merkel rispose nel modo che tutti ricordiamo: “noi possiamo”, e ha accolto un milione di rifugiati siriani. C’è la verità.</p>



<p><strong>Ma la prossimità ha avuto un ruolo importante.</strong><br>Ha ragione lei quando dice che è una guerra prossima, e aggiungerei che gli ucraini sono fra noi. Le donne ucraine lavorano nelle nostre case, sono badanti delle nostre mamme, sono nella nostra società. Però mi sono preso la briga di andare a guardare la distanza. Roma è più vicina a Damasco geograficamente di quanto lo sia a Kiev, anche se forse la vicinanza culturale è più forte. Ma lo è da un pugno di anni, perché prima dell’ottantanove l’Ucraina era lontanissima, il mondo comunista era lontanissimo. Io ricordo che insegnavo a Bari e l’Albania, che era a un centinaio di chilometri, pareva&nbsp; distante migliaia e migliaia di chilometri. Oggi l’Ucraina è vicina. Però c’è un altro motivo.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Lei parlava di linea rossa che si supera. Io credo che questa è la guerra più drammatica dal 1945 perché è coinvolta una potenza nucleare, e quindi questa guerra può diventare una guerra europea e una guerra totale. Ci fu la crisi di Cuba nel 1962, ma fu una crisi e questa invece è una guerra. Questa è la differenza. Può incendiare il mondo. In questo senso mi permetto di dire che ci sono molte altre guerre, e non bisogna dimenticarle, però questa guerra deve attrarre la nostra attenzione perché se diventa guerra totale è una tragedia per gli ucraini prima di tutto, ma per gli europei e per il mondo. Non è pavidità cercare di contenere la guerra, è responsabilità.<br>&nbsp;<br><strong>Come si fa a non essere sensibili al grido di dolore degli ucraini che chiedono di poter essere messi in condizione di difendersi dalla morte? Le loro città sono distrutte e, come dice spesso il Papa, le vere vittime della guerra alla fine sono i popoli.</strong><br>Io credo di sì, le vere vittime sono i popoli. Sono molto coinvolto nella vicenda ucraina. Sono stato al confine ucraino-slovacco e ho visto gli ucraini passare la frontiera e lasciare il proprio paese. In vita mia ho incontrato varie volte profughi e rifugiati, ma questa volta mi hanno fatto una impressione tutta diversa. Molto orgogliosi, quasi fieri. Un popolo di donne, perché sono le donne con i bambini, propri o affidati, con qualche anziano, che vanno via. Con un piumino, qualche bagaglio, magari un animale, escono a testa alta e vogliono rimanere in Polonia, vicino all’Ucraina, perché pensano di rientrare. Così l’Ucraina non è morta ma vive, vive in queste donne, in queste famiglie, nelle telefonate tra queste donne e i loro uomini che combattono, o resistono, o continuano a vivere in patria. La mia sensazione è che l’Ucraina è colpita, distrutta, ma tutt’altro che morta. La mia sensazione è che oggi essa sia più viva di ieri. Vorrei dire che l’aggressione russa all’Ucraina ha fatto il miracolo, cioè ha unificato gli ucraini che fino a ieri erano divisi. La politica degli ultimi anni era dividere gli ucraini, russofoni, russofili, oligarchi, gruppi e via dicendo. L’Ucraina si è tutta unita, difende se stessa, si sente nazione come non mai. Vinca o perda, l’Ucraina non si perde.<br>&nbsp;<br><strong>Soprattutto, dicono, noi difendiamo la libertà e la democrazia, difendiamo i valori che abbiamo in comune con voi. Questo è un altro messaggio importante che arriva all’Occidente.</strong><br>Sì, è un messaggio molto importante che tocca ad esempio i cuori dei parlamenti europei a cui Zelensky ha parlato. Qui dobbiamo anche vedere la trasformazione di questo personaggio. Non dimentichiamoci che Zelensky è russofono, parla perfettamente ucraino ma è russofono, e peraltro ebreo. Questo ci dice la storia composita dell’Ucraina, e come quest’uomo che culturalmente apparterrebbe due volte a una minoranza, quest’uomo è divenuto il simbolo del carattere ucraino e dell’unità del Paese. Per questo dico che c’è stato un errore di calcolo da parte del presidente Putin, che forse sperava che l’Ucraina avrebbe accolto con i fiori i soldati russi. In realtà, invece, di fronte all’invasione russa l’Ucraina si è compattata. Ha avuto la capacità di resistere. Noi parliamo sempre di armi, e la guerra si fa con le armi, ma anche lo spirito di un Paese e dei suoi combattenti è importante, e lo spirito degli ucraini, combattenti o no, è molto forte, e questo secondo me è un messaggio importante alla Russia, all’Europa e all’Occidente.<br>&nbsp;<br><strong>In molti paesi si notano più divisioni che in Ucraina. Né con la NATO né con l’Ucraina, dice qualcuno in Italia. Perché sta succedendo? Io lo noto anche nelle chiese. Le parole del Papa sono nette. Però nelle chiese di diversi paesi ho l’impressione che non ci sia lo stesso coinvolgimento.</strong><br>Il Papa ha fatto un discorso molto forte perché ha parlato della guerra come pazzia, ha condannato l’invasione in modo molto caldo quando ha toccato i frutti di questa invasione, quando è andato al Bambin Gesù a visitare i bambini feriti e ha avuto parole molto forti. Poi c’è stato il tema del due per cento, e il Papa ha parlato. Poi ha parlato dell’abolizione della guerra come sogno. Guardi, questo discorso ha fatto echeggiare in me un ricordo di Sturzo, che a un certo punto scrive: ma è possibile che non si arrivi ad abolire la guerra? Siamo arrivati ad abolire la schiavitù! E poi dice: ci sono biblioteche intere piene di trattati che dicono che l’economia finirebbe senza gli schiavi, ma ci siamo riusciti. Mi ha molto colpito perché Sturzo non era un sognatore, un utopista. Era un uomo preciso, che aveva perfino il gusto del diritto amministrativo, dell’amministrazione, eppure sognava la fine della guerra. Ora c’è questo vecchio Papa, che in fondo è rispettato nelle sue posizioni: abbiamo visto i governi che hanno concordato col Papa, anche se l’aumento al due per cento c’è stato.</p>



<p><strong>Ma nella Chiesa cattolica si fa eco alle parole del Papa?</strong><br>A me sembra che le chiese cattoliche europee siano in uno stato di introversione, cioè la Chiesa cattolica&nbsp;francese ha il problema della gestione degli scandali, la Chiesa cattolica tedesca non ha detto una parola sul riarmo della Germania, e questo mi ha molto colpito, perché, al di là del sì e del no, quello è un grande tema, che dagli anni Quaranta è stato elaborato. Il problema della Chiesa cattolica tedesca piuttosto è il cammino sinodale. Poi ci sono mormorii in Italia, in Spagna eccetera. Non c’è stato un dibattito. Ma se la Chiesa deve uscire nella storia, questa è la storia: la guerra è la storia di oggi. Poi in Polonia hanno una posizione molto critica verso il Papa perché, si dice, il Papa non condanna Putin. Cioè non dice che Putin è un aggressore. Ma il Papa ha condannato l’aggressione. I Papi in un certo senso non condannano mai e non si schierano mai. Questa è una posizione antica, si schierano per la pace. Non sono un tribunale dell’Aja che condanna gli aggressori. Anche perché la Chiesa è internazionale. Ci sono cattolici in Russia, ci sono cattolici in ogni paese. Qui vengo alla seconda parte della sua domanda, che è il mondo ortodosso.</p>



<p><strong>Ci spieghi.</strong><br>Innanzitutto vediamo mezzo secolo di ecumenismo in crisi, con una divisione fortissima dei cristiani. Ma c’è anche la divisione interortodossa. Ma dov’è il blocco russo-ortodosso di Huntington che dovrebbe fare guerra di civiltà all’Occidente quando gli ortodossi si uccidono tra loro? Ma poi che ortodossi: gli ortodossi della stessa Chiesa, che è la Chiesa del patriarcato di Mosca. Vediamo l’esarca del patriarcato di Mosca in Ucraina che critica duramente il patriarca Kirill e critica duramente il presidente Putin. Poi vediamo che in Ucraina c’è una Chiesa ortodossa riconosciuta da Costantinopoli che ha un’altra posizione. Mi tornava in mente la domanda che alcuni pionieri dell’ecumenismo si posero durante e dopo la prima guerra mondiale: la divisione dei cristiani non favorisce la guerra? Diceva un romanziere: povero Dio, chi deve ascoltare? I francesi pregano per la loro vittoria, i tedeschi perla loro. E Dio? In questo c’è stata sempre la posizione del papato lungo tutto il Novecento: pace, e non vittoria. C’è un bel discorso di Papa Francesco del 2012 che dice: sento parlare di vittoria e di sconfitta, vorrei sentire parlare di pace.<br> <br><strong>A proposito di pace, la Comunità di S. Egidio ha proposto che Kiev diventi una città aperta, come Roma nel ’43. Che significato avrebbe?</strong><br>La proposta che abbiamo fatto è una proposta legata al fatto di salvare la città, di evitare i combattimenti dentro la città, ed è poi una proposta che tocca il carattere della città, perché Kiev non è solo la capitale dell’Ucraina, ma è la Gerusalemme dell’ortodossia slava. In un certo senso se i russi bombardano Kiev è come se gli italiani bombardassero Roma, perché Kiev viene definita la madre di tutte le città russe. La stessa proposta facemmo per Aleppo, e all’epoca fu presa in esame. Oggi non mi sembra abbia avuto grande attenzione. La Comunità di S. Egidio è nell’est d’Europa. È in Russia, ma è anche a Kiev ed è a Leopoli. Abbiamo organizzato un centro per l’assistenza ai profughi e ai rifugiati con molta forza, molta energia, ed anche a Kharkiv un piccolo gruppo ha continuato a lavorare per i più anziani. Purtroppo una delle nostre due sedi a Kiev è stata colpita. Ci ha fatto molta impressione, perché in questa sede, che era uno scantinato, erano nascosti una famiglia e un disabile che per fortuna sono rimasti illesi.</p>



<p><strong>L’Europa si è risvegliata con il Covid. Adesso appare molto più unita. Quantomeno nelle sanzioni. Manca ancora qualcosa però a questa Europa. Che cosa impedisce all’Europa di essere una protagonista al livello delle altre superpotenze mondiali?</strong><br>Lei ha toccato un nodo fondamentale. L’Europa ha gestito insieme il Covid e questo è stato un grande fatto. I Paesi europei si sono allineati sulle sanzioni, ma in un certo senso non hanno giocato un ruolo. Forse il cancelliere tedesco, il presidente francese hanno parlato con Putin ma non hanno giocato un ruolo particolare. Io confido molto nella mediazione turca, ma non posso non notare con un qualche stupore, non dico amarezza perché faccio gli auguri alla grande diplomazia turca, che alla Turchia appunto sia affidata la mediazione. La prima crisi ucraina fu risolta dagli europei con gli accordi di Minsk. Che oggi la situazione sia mediata dalla Turchia è significativo di una qualche impotenza dell’Europa. Si dice che l’Europa sta da una parte e quindi non può mediare. Ma il vero problema è questa Europa. Anche l’aumento delle spese militari al due per cento. </p>



<p><strong>Costruire uno strumento europeo di difesa?</strong><br>Prima di costruirlo occorre costruire una politica estera comune. O l’Europa riesce a fare questo grande salto, e allora sarà un elemento fondamentale nella storia, una protagonista pesante, oppure il rischio è quello dell’irrilevanza, e i Paesi irrilevanti qualche volta sono anche pericolosi. Se l’Europa sarà irrilevante, e non riuscirà a unificarsi sulla politica estera e militare, questo nella storia del mondo significherà molto. Mi piace citare in proposito la frase di Padoa Schioppa: una forza gentile. Gentile, ma una forza.</p>



<p><strong>Ma quale Europa? Quella dell’Unione?</strong><br>Quella che ci sta. Ad oggi vedo i paesi dell’Europa occidentale. Quelli dell’Europa orientale stanno vivendo il loro Risorgimento, e giustamente. Questo sarebbe il futuro dell’Italia nel Mediterraneo, un Paese euro-mediterraneo.<br> <br><strong>Arriveranno molti migranti, da più confini. Noi siamo abituati a sentire la pressione dal Mediterraneo, ma non hanno mai smesso di arrivare dal confine est i siriani. Adesso si apre questo nuovo fronte, saranno milioni. </strong><br>Secondo me questo sentimento di accoglienza che si vive in tutta Europa è un sentimento popolare, perché tutti vorrebbero fare qualcosa, e infatti tutti partecipano. Osservo il modo con cui ciascuno va a vedere le notizie e poi ti informa su quanto accade. Questo secondo me è un desiderio di Europa e di mondo da non perdere. Dove posso lo dico a tutti quelli che sono impegnati in politica e nei media. A tal proposito dobbiamo ringraziare gli inviati, perché senza gli inviati sul campo non avremmo seguito allo stesso modo questa guerra e l’avremmo dimenticata come abbiamo dimenticato la guerra in Siria.</p>



<p><strong>Siamo pronti ad accoglierli?</strong><br>C’è questa solidarietà e questo interesse che è voglia di Europa e di mondo, dopo il Covid. È un fatto molto importante, che i partiti, le forze sociali, gli intellettuali, le chiese devono cogliere, perché è una voglia di politica, in senso lato. Mi pare che l’“invasione” degli ucraini in Italia, come anche in Germania, sia piuttosto relativa. Crescerà, sicuramente fino a quando la guerra non si fermerà, ma sono numeri piuttosto relativi anche perché molti vorranno ritornare in Ucraina. Il problema è per la Polonia, e per la Polonia è un grande paradosso, perché è quella Polonia che disse no ai siriani, quella Polonia che contro quel pugno di afghani che erano ai confini con la Bielorussia, con quel gioco sporco che fece la Bielorussia, schierò l’esercito. La Polonia oggi accoglie. Sono stato a Varsavia, è un’accoglienza generosa, un’accoglienza fatta anche dalla gente comune. Certo, i numeri sono grandi, quindi tra poco la Polonia dovrà chiedere le quote e una distribuzione agli altri paesi europei.</p>



<p><strong>Perché in questa guerra pare ci sia ancora più difficolta che in altre ad aprire dei veri corridoi umanitari?</strong><br>L’espressione corridoio umanitario è un’espressione il cui senso si è molto allargato. Noi, come S. Egidio, con gli amici valdesi, lo abbiamo rilanciato per i profughi siriani in Libano, poi l’abbiamo praticato con l’Afghanistan, la Libia, il Corno d’Africa. Ormai l’idea del corridoio umanitario è l’idea di salvezza attraverso cui ci si può rifugiare, nel cuore della guerra, ad esempio in Europa. Perché? Perché il corridoio richiede uno spazio di tregua, spazio che non abbiamo avuto nella guerra in Ucraina. Una tregua anche limitata è necessaria.<br> <br><strong>È ancora possibile lasciare, secondo lei, una via d’uscita a Putin?</strong><br>Io penso che le nostre preoccupazioni nei confronti della Russia, l’interesse dell’Ucraina, la costruzione di un nuovo futuro di pace, perché dopo questa guerra dobbiamo costruire un ordine in Europa, lo richiedano. Una via d’uscita bisogna lasciarla. Ho letto nei giornali che dovremmo lasciare una Sant’Elena a Putin. Non facciamo però di Putin Napoleone, come noi non siamo in un clima di Santa alleanza. Secondo me il vero problema è trovare una via realistica di uscita per i russi e salvare la libertà e la democrazia per gli ucraini. </p>



<p><strong>È possibile questo?</strong><br>Io credo sia possibile, e bisogna farlo con realismo e anche senza sacrificare troppo. Questa è la linea dei negoziati, e i negoziatori si devono muovere su questa linea difficile, di rendere possibile l’impossibile. Mi pare a proposito che il presidente Zelensky, che pure tiene un livello di coinvolgimento emotivo giustamente alto per incoraggiare il proprio popolo, non rifiuti una linea realistica come quella che si concretizza al tavolo di Istanbul. Allora la mia domanda è: i russi vogliono questa pace? Non lo dico come atto d’accusa, ma non lo so, e mi comincio a domandare se gli Stati Uniti non vogliano che la guerra duri un po’ di più. Mi sembra invece che la posizione di noi europei, e degli stessi ucraini, sia che la guerra deve finire presto e la ricostruzione cominciare presto.</p>



<p><strong>Quale sarà il nuovo ordine mondiale dopo questa guerra così improvvisa, violenta, vicina? </strong><br>Innanzitutto voglio dire che non sono russofobo. Amo la cultura russa, penso che il popolo russo sia un grande popolo, che nella storia ha sofferto moltissimo come quello ucraino, che è stato vittima dell’avidità dei suoi governanti, a partire da Stalin, che ha voluto un grande, impossibile impero nel cuore dell’Europa, un impero che ci sembrava d’acciaio, ma che in fondo non si reggeva. Andai negli anni Ottanta in una Leopoli sovietica dove si sentiva serpeggiare una coscienza di non appartenenza al mondo orientale, al mondo russo. Un ordine di pace secondo me significa guardare alla carta della Conferenza per la cooperazione e la sicurezza, in cui quasi cento Paesi, tra cui tutti quelli europei, offrono un grande spazio in cui costruire un’architettura di convivenza. Del resto, gli accordi di Helsinki, e quindi gli accordi della Conferenza, hanno avuto un ruolo importante nel pacificare l’Europa della guerra fredda e forse anche nel far cadere il muro. Quindi secondo me bisogna ripensare un rapporto tra Europa e Russia ma in questo quadro di convivenza.</p>



<p><strong>Un ordine mondiale che preveda meno guerre.</strong><br>Mi sembra che oggi, con l’allontanarsi dalla Seconda guerra mondiale, anche con lo scomparire di una generazione come quella delle vittime della Shoah, si parli troppo di guerra, la si rivaluti come strumento per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei propri interessi. Ma la guerra oggi si eternizza. Ci sono tante guerre, ed è una mia paura per l’Ucraina, dove non ci sono né vinti né vincitori. Pensiamo alla guerra in Siria. Dura da undici anni, tre milioni di profughi, un paese sconvolto, si combatte ancora ma allo stesso tempo non si combatte. Quella guerra si eternizza. Lo stesso nello Yemen. Armi terribili e temibili, e nessuno vince, nessuno perde. Questa è la mia paura per l’Ucraina. Ma anche per l’Etiopia, ad esempio. Purtroppo con le armi potenti che ci sono, con le condizioni in cui siamo, le guerre non si concludono. Per questo bisogna prevenirle, per questo la guerra è un’avventura senza ritorno, come diceva Giovanni Paolo II. Quando una guerra comincia, sfugge di mano ai suoi attori. L’abbiamo visto recentemente in Ucraina: la guerra è sfuggita di mano, perché la guerra ha una sua logica sul campo e poi ne ha un’altra politico-mediatica.<br>&nbsp;<br><strong>Torniamo alla prima domanda, che ci eravamo promessi di approfondire. Con l’Ucraina si rischia di dimenticare le altre guerre? Le guerre dimenticate?</strong><br>Io amo molto la Siria. È un Paese mosaico, che da giovane mi ha molto appassionato, e vederlo oggi distrutto fa male al cuore. Poi i siriani sono un popolo molto colto, l’inserzione dei siriani in Italia grazie ai corridoi umanitari, che sono un modo anche per evitare i trafficanti di essere umani, vengono ospitati a carico dei privati, delle organizzazioni, della Chiesa valdese, di Sant’Egidio, è meravigliosamente riuscita, ma questo è un popolo distrutto, abbattuto, per cui non esiste più il sogno della pace. Abbiamo cancellato la parola pace, e rimane la guerra. Un altro caso di paese dimenticato, sebbene non di guerra, è l’Afghanistan. A settembre eravamo lì a piangere all’aeroporto di Kabul, e oggi ci siamo completamente dimenticati. C’è gente in Pakistan, in Iran o nello stesso Afghanistan, che aspetta che li si accolga in Europa o in Occidente, come avevamo detto. Non parlo della Yemen, che è una scandalo, e penso ai tanti paesi africani che stanno scivolando nella guerra a causa del jihadismo. Che cos’è questo misterioso jihadismo? Se mi permettete la teoria un po’ ardita, credo che il jihadismo stia svolgendo la funzione del marxismo terzo-mondiale, stia cioè divenendo ideologia di lotta e ribellione per popolazioni che per motivi etnici o sociali, soprattutto giovani, anelano una ribellione. Ho visto nel Mozambico del nord quanti giovani, musulmani e non musulmani, sono stati coinvolti nel jihadismo, e questo è un fatto significativo perché il jihadismo è un’ideologia di lotta, che ti dà una Weltanschauung, che divide il mondo in oppressi e oppressori, ma poi diventa un banditismo. L’ho visto con i guerriglieri in Mozambico negli anni Novanta. È molto difficile così uscire dalla guerra, perché la guerra diventa un motivo di vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/04/01/raco-andrea-riccardi-ci-sono-tante-guerre-nel-mondo-e-la-guerra-oggi-si-eternizza-per-questo-bisogna-prevenirle/">Andrea Riccardi: ci sono tante guerre nel mondo e la guerra oggi si eternizza, per questo bisogna prevenirle</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/04/01/raco-andrea-riccardi-ci-sono-tante-guerre-nel-mondo-e-la-guerra-oggi-si-eternizza-per-questo-bisogna-prevenirle/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>28 gennaio 1972</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 23:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[1972]]></category>
		<category><![CDATA[28 gennaio 1972]]></category>
		<category><![CDATA[Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[Colombre]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dolomiti]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Il deserto dei tartari]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Nada Roberti]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Rita]]></category>
		<category><![CDATA[Val Morel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3995</guid>

					<description><![CDATA[<p>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.” Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare. “Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&#160; Dino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/">28 gennaio 1972</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione</em>.”</p>



<p>Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare.</p>



<p><em>“Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&nbsp;</em></p>



<p>Dino Buzzati stacca gli&nbsp;aghi delle flebo,&nbsp;&nbsp;tenta un sorriso.&nbsp;<em>“ Poi nel buio…sorride”</em>&nbsp;Eccolo giunto a destinazione. L&#8217; ultima? Chi può dirlo.</p>



<p>Era il 28 gennaio del 1972. Erano le 16 e 20 nella stanza n. 201 della clinica La Madonnina di Milano. Dino Buzzati moriva.<em>&nbsp;“La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna”.&nbsp;</em>No, non è nera Milano quel giorno. È tutta imbiancata di neve. Il Duomo, il Pirellone, la Torre Velasca e la distesa dei tetti ricordano le vette e le valli dolomitiche, i luoghi dell’anima di Buzzati. Milano gli regala un’ultima immagine fantastica di cime e di scalate. Nella cornice della finestra sembra uno dei suoi dipinti.</p>



<p>Siamo partiti, in questo viaggio della memoria dalla fine e intendiamo percorrere i cammini di Buzzati lasciandoci orientare dall’immaginaria realtà che è sempre stata il Nord della sua bussola.</p>



<p>Eccoci quindi nella Val Morel, apriamo&nbsp;l’ultima delle opere di Dino Buzzati, “<em>I miracoli di Val Morel”.</em></p>



<p>Dino Buzzati vide il libro&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel,</em>&nbsp;appena pubblicato, mentre si trovava nella clinica La Madonnina, ultimo rifugio.</p>



<p>Possiamo immaginare che ne sfogliò le pagine ad una ad una, che sorrise del “<em>cretino</em>” con cui lo apostrofava nella prefazione Indro Montanelli (per poi concludere&nbsp;<em>un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere un genio</em>), che si soffermò su quella formuletta P.G.R.&nbsp;calcata in ogni angolo degli ex voto, che li contò ad uno ad uno gli ex voto dipinti e scritti. Ne contò 39. Ne mancava uno, l’ultimo: “Santa Rita concede a Dino Buzzati la grazia di guarire: 28 gennaio 1972”. No, Santa Rita quel giorno doveva essere impegnata&nbsp;&nbsp;con il gatto Mammone o stava scacciando con la scopa il Vecchio della montagna, o stava avvistando i tre ronfioni. Alle prese con grazie vere, quelle che solo lei, la santa delle grazie impossibili, poteva concedere.</p>



<p>Che si rivolgesse il giornalista scrittore pittore ai santi convenzionali. Non viveva forse a Milano sotto la protezione di Sant’Ambrogio, o addirittura non si trovava nella camera n. 201 di una Madonnina? Chi più di lei poteva distribuire grazie? E se proprio intendeva ribadire, l’ammalato,&nbsp;che non se ne intendeva di santi e di chiesa e di dio, poteva rivolgersi alla scienza medica o all’amore forte di gioventù della moglie Almerina dalla lunga treccia o alla sapienza animale del suo cane Diabolik che nel preciso momento della sua morte pianse con guaiti inconsolabili e lontani.</p>



<p>Se solo Buzzati avesse avuto un po’ più di forza, o di tempo per dipingerlo quell’ultimo ex voto…&nbsp;&nbsp;e dire che quella stessa mattina aveva chiesto alla moglie di fargli la barba perché la morte lo trovasse in ordine. Elegante. Quella eleganza che era la sua stessa essenza, nella persona nella vita nell’arte. E dire che una prova di P.G.R. l’aveva già fatta: “<em>Santa Rita per intercessione del professore Giovanni Angelini affronta e sgomina dopo paziente lotta uno spirito maligno di incerta stirpe sceso a&nbsp;insidiare tale Buzzati Dino in quel di San Pellegrino &#8211; Belluno, estate 1971”&nbsp;&nbsp;</em>con tanto di raffigurazione della villa di famiglia e della Santa che scaccia con un bastone lo spirito maligno. No, quel mattino non ebbe forza di prendere il pennello o la penna &#8211; che per lui era lo stesso &#8211; in mano, malgrado fosse lo stesso giorno in cui disse ad Almerina “<em>E’ strano , non arriverò a sera, eppure se il direttore mi chiedesse un articolo glielo farei”</em>, fino alla fine quel Signorsì che era la divisa militare con cui affrontava il quotidiano della vita.&nbsp;</p>



<p>D’altronde come poteva lui, il miscredente, pregare Dio? La sua Santa Rita sembra più una super eroina che una mistica santa. Non l’ha forse dipinta Buzzati&nbsp;di una bellezza tutta terrena, con i grandi occhi sensuali, le mani affusolate dalle unghie laccate? E le storie che vengono raccontate negli ex voto, non sono forse tutte straordinariamente popolate da mostri che nulla hanno a che fare con i diavoli cristiani? Miracoli della fantasia più che della religione. Miracoli di quel “<em>Dio che non esisti ti prego…</em>”, di quel mistero, di quel segreto della vita che Buzzati ha inseguito nel corso degli anni e che ci ha donato nelle sue opere, siano scritte o dipinte.</p>



<p>Val Morel con la sua edicola piena di ex voto destinati a Santa Rita, nelle Dolomiti, non esiste. È inutile inerpicarsi per i sentieri di montagna, cercare informazioni a sindaci o passeggeri casuali. No. Non c’è una Valle intitolata Morel, forse un paesino Valmorel, e tra le tante edicole, così comuni nei percorsi di montagna, questa dedicata a Santa Rita proprio non c’è. E allora non possiamo dare credito al nostro autore che pure tanto stimiamo e di cui ci fidiamo ad occhi chiusi? La sua “Spiegazione” che fa da premessa alla prima edizione de “I miracoli di Val Morel”, quella uscita subito dopo la mostra dei dipinti nella Galleria Cardazzo di Venezia, è chiara e dettagliata. Buzzati dice di aver ritrovato nella biblioteca paterna un quadernetto dove sono raccolti annotazioni su ex&nbsp;voto dedicati alla Santa Rita del santuario di Val Morel in quel di Belluno. Lo stesso Buzzati ha intrapreso il viaggio alla ricerca del micro santuario. E cammina cammina, lo trova&nbsp;<em>“uno di quei rozzi tabernacoli, con una immagine ormai quasi irriconoscibile, sul bordo tutta una fila di lumini”</em>.&nbsp;Sarà Toni Della Santa,&nbsp;<em>“un simpatico vecchietto”,&nbsp;</em>a fornirgli tutti i dettagli sul luogo e sugli ex voto. Peccato che quando Buzzati, dopo svariati anni, tornerà sul posto non troverà più traccia, né del tabernacolo, né di Toni Della Santa.<em>”Toni, Toni! Chiamai. Rispose il silenzio… Eppure portavo con me il quaderno ormai ingiallito”&nbsp;</em></p>



<p>39 dipinti con a fronte 39 brevi scritti che raccontano, aggiungono, tolgono elementi all’immagine. L’autore raggiunge in questa ultima sua opera il progetto di una vita, scrittura e pittura in un tutt’uno, realtà e immaginario che si mescolano, vita e morte che si armonizzano.&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel&nbsp;</em>sono il miracolo di Buzzati.</p>



<p>Oggi, volendo, noi possiamo ripercorrere quella ricerca partendo dalla villa di famiglia nel bellunese, arrivando al comune di Limana, attraversando il bosco, raggiungendo il borgo Valmorel , inerpicandoci lungo il sentiero. Alla fine di tanto sperare ci&nbsp;troveremo di fronte ad una edicola laica di Santa Rita con una sorprendente immagine anch’essa laica (soltanto la copia per la verità) dipinta dall&#8217;autore stesso dei&nbsp;<em>Miracoli.</em></p>



<p>Dino Buzzati non fece in tempo a vedere l&#8217;edicola realizzata nel 1973,&nbsp;&nbsp;sorrise soltanto del progetto che &#8211; a lui che aveva detto&nbsp;<em>“un santuario che non esisteva, ma che in fondo poteva anche esistere”</em>&nbsp;&#8211; non doveva apparire impossibile.</p>



<p>I corsivi appartengono al&nbsp;<em>Il Deserto dei Tartari&nbsp;</em>e a<em> I Miracoli di Val Morel</em></p>



<p>Dino Buzzati, <em>I miracoli di Val Morel,</em> Oscar Mondadori, 2012</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/">28 gennaio 1972</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Chicco Testa]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[Deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dinosauri]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Ganghi]]></category>
		<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinatori]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>
		<category><![CDATA[Uomo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3150</guid>

					<description><![CDATA[<p>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/">Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.</strong><br>Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così, oggi tutti abbiamo sposato la causa ambientalista. Quindi, in un qualche modo, definirsi ambientalisti ha poco senso. È come definirsi cristiani in Italia: in un certo senso lo siamo tutti. Le differenze iniziano quando si pongono alcune domande sulle modalità di trasformazione dell’ideale ambientalista in politiche concrete ed efficaci. Qui le idee divergono.</p>



<p><strong>In che modo?</strong><br>C’è ad esempio una questione filosofica molto importante. Ci siamo costruiti un’idea completamente sbagliata della natura: l’abbiamo deificata e indicata come maestra di vita. La natura è invece indifferente ai destini dell’uomo. Non è il giardino donato da Dio agli uomini, che gli uomini rovinano. La Terra ha una storia di quattro miliardi di anni e mezzo alle spalle. È stata calda, fredda, inospitale, ha subito catastrofi enormi. Ci sono state tre-quattro estinzioni che hanno portato alla scomparsa di specie viventi fino al 95 per cento di quelle esistenti. </p>



<p><strong>Compresi i dinosauri</strong>.<br>Fortunatamente un meteorite di gigantesche proporzioni, circa cinquanta milioni di anni fa, ha colpito la Terra portando all’estinzione dei dinosauri, presenti i quali probabilmente non ci saremmo noi. D’altro canto, quella parte infinitamente piccola della natura, cui appartengono batteri e virus, è proprio quella che ci ha messo di fronte a questa catastrofe sanitaria. Ci faccia caso: non esiste un movimento a favore dei virus, ma anch’essi fanno parte della natura.</p>



<p><strong>Nasce così l’idea della decrescita felice?</strong><br>La storia umana non è che una lotta millenaria di emancipazione dai limiti che la natura ci pone. Abbiamo conservato il fuoco per combattere il freddo, inventato i trasporti per superare i nostri limiti di movimento e i medicinali per combattere le malattie. Noi cerchiamo continuamente di superare i limiti che la natura ci pone. Da questa idea sbagliata di natura ne discende un’altra, egualmente sbagliata, quella cioè della decrescita felice: il suggerimento di impoverirci tutti per vivere all’interno di un equilibrio ecologico dato.</p>



<p><strong>Così sembrerebbe che l’uomo non abbia poi fatto così tanti danni all’equilibrio ecologico.</strong><br>In realtà il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Lo diceva già nel 1972 Indira Gandhi. Se dividiamo la storia dell’umanità in larghissimi periodi, ne troviamo uno molto molto lungo, fino alla rivoluzione industriale, in cui i nostri progenitori, al contrario di quel che si dice, sono stati distruttori di enormi risorse ambientali. Hanno deforestato quasi tutta l’Europa. La Pianura padana era una grandissima foresta. Hanno cacciato fino all’estinzione tantissimi mammiferi e bruciato milioni di ettari per renderli coltivabili. Questo accadeva perché la produttività delle tecnologie e del lavoro era bassissima. </p>



<p><strong>E quando ce ne siamo accorti?</strong><br>A partire dalla Rivoluzione industriale, quando invece inizia un percorso di disaccoppiamento. La popolazione ha cominciato a crescere consumando tuttavia meno risorse ambientali di quante ne avessero consumate le generazioni precedenti. Questo processo continua ancora oggi perché l’innovazione tecnologia ce lo permette. Nell’innovazione tecnologica rientra anche l’uso di combustibili fossili che hanno prodotto un salto energetico gigantesco causando però un altro problema che oggi definiamo effetto serra. Ma non dobbiamo dimenticare di aver compiuto questo viaggio verso un mondo che ha bisogno di minore risorse materiali. </p>



<p><strong>Ci faccia degli esempi.</strong><br>Ne faccio due. Il primo è l’agricoltura. Oggi siamo in sette e miliardi e mezzo ma coltiviamo la stessa quantità di terreni che coltivavamo nell’immediato dopoguerra quando eravamo poco più di due miliardi. Com’è stato possibile tutto questo? Perché in agricoltura abbiamo introdotto energia sotto forma di motori, di macchine, di fertilizzanti e antiparassitari. Il disaccoppiamento è la strada maestra da perseguire per garantire insieme tutela dell’ambiente e un relativo benessere.</p>



<p><strong>Resta il fatto che l’uomo producendo inquina, e così facendo finisce col danneggiare l’ambiente stesso in cui vive.</strong><br>Ancora una volta il nemico è la povertà. Mentre i paesi ricchi sono entrati in una fase di stabilità, addirittura di riduzione della emanazione C02, i paesi che sono ancora in transizione come Cina, India e Indonesia, sono al contrario diventati grandi inquinatori. Questo accade proprio perché tali paesi stanno entrando in quella fase che l’Occidente ha vissuto per lo più nel ventesimo secolo. Chi ricorda come fossero certe nostre città durante la ricostruzione post-bellica può testimoniare di un tasso d’inquinamento enormemente maggiore rispetto a quello attuale. Per alcune città qualcuno parla di un inquinamento oggi ridotto del 90% rispetto a quella fase. </p>



<p><strong>Lo sviluppo quindi è dalla nostra parte?</strong><br>Stiamo viaggiando sempre più velocemente verso una società della conoscenza, che farà dell’organizzazione e dell’informazione le risorse principali anziché l’energia e le materie prime. Basta guardare al campo dell’energia, e a tutto quanto riguarda le rinnovabili e l’idrogeno, per esempio, e al campo dell’agricoltura. In questo bisognerà in particolare sdoganare l’impiego di quelli che erroneamente ancora si definiscono OGM ma che in realtà sono il prodotto di interventi genetici a carattere chirurgico e non invasivo. Egualmente, nuovi materiali come il grafene promettono di costare meno, di risultare diverse volte più resistenti dell’acciaio e di essere più leggeri e quindi permetterci di risparmiare enormi quantità di energia.</p>



<p><strong>Su questa prospettiva si può pensare ad una convergenza fra portatori di interessi diversi o anche questa è una prospettiva controversa?</strong><br>Contro tutto questo si battono in molti. Il conservatorismo è presente da tutte le parti. Ma penso che il principale nemico sia quello che io chiamo l’ambientalista collettivo, ossia quell’insieme di credenze, opinioni, luoghi comuni, che pensa di favorire l’ambiente ma in realtà lavora attivamente per impedire che qualsiasi cambiamento ci sia. Faccio un esempio provocatorio: la campagna plastic free, che letteralmente significa liberi dalla plastica. La plastica, nella storia dell’umanità, ha costituito un enorme salto di qualità in meglio. </p>



<p><strong>Ma oggi sembra invadere ogni angolo della terra.</strong><br>Sa con che cosa era fatta la maggior parte degli oggetti che facevamo prima della plastica? O di avorio, attraverso l’uccisione di svariate decine migliaia di elefanti all’anno, o di tartaruga, attraverso l’uccisione di svariate decine di migliaia di tartarughe l’anno. La plastica è un materiale a basso costo che ci permette di sostituire tutto questo. Plastic free è quindi uno slogan senza senso. Se vogliamo liberarci di quattro stupidaggini usa e getta va benissimo, ma le fibre plastiche hanno una funzione fondamentale.</p>



<p><strong>Un altro esempio?</strong><br>Altra manifestazione di questo ambientalista collettivo è il “comitatismo del no” che ormai ha invaso l’Italia in ogni suo angolo. Una delle conseguenze negative di questa cultura ambientalista mal poggiante e male interpretata è uno dei motivi dell’imponente ritorno dello statalismo nel nostro Paese, perché si ritiene che per fare la transizione ecologica ci vuole un super-governo che ci porta per mano verso il futuro. </p>



<p><strong>Almeno un super ministero?</strong><br>La stessa idea del super-ministero che guidi la transizione ecologica è una cosa molto pericolosa perché prefigura un gigantesco spreco di risorse pubbliche. Spreco che in parte si è già realizzato, perché noi paghiamo circa sedici miliardi di incentivi l’anno per fonti rinnovabili il cui costo nel frattempo è diminuito dell’80%.</p>



<p><strong>Incentivi pubblici sprecati?</strong><br>Tanto poco fiduciosi siamo nell’innovazione che abbiamo fossilizzato la situazione e pagato per una tecnologia che in pochi anni ha drasticamente ridotto i costi. Così ci troviamo con un apparato tecnologico invecchiato e un debito enorme da smaltire. In totale sono due o trecento miliardi di incentivi finiti in prevalenza a fondi finanziari esteri. Pensi invece ad un’azienda come Tesla. Non è venuta dall’intervento statale ma dall’inventiva a dall’impresa privata. Bisogna certo fissare delle regole, ma non perdere soldi e tempo in maniera sconsiderata. Questo tipo di ambientalismo è molto diffuso in Italia.</p>



<p><strong>Come fare?</strong><br>C’è anche una grande catena di distribuzione, le Coop, che nelle sue pubblicità dichiara i propri prodotti “OGM free”. Ora, chiunque abbia una minima concezione di che cosa sia un OGM, che non è una sostanza chimica, sa che questa è un’affermazione senza fondamento, che non vuol dire nulla. Dopodiché i nostri maiali e le nostre vacche, che fanno i nostri prosciutti e il nostro Parmigiano, sono nutriti con mangimi a base prevalentemente di soia, e l’80% della soia del mondo è OGM. </p>



<p>Sarebbe come dire che la vigna che utilizziamo in Italia, nata dall’innesto delle vigne tradizionali sulle viti americane perché la Filossera aveva distrutto quasi tutte le viti europee, è un OGM perché non esisteva prima in natura. Fregnacce di questo genere ne abbiamo moltissime. Il mio timore è il pensiero unico che spinge verso ulteriori fregnacce. </p>



<p><strong>Tipo?</strong><br>È così che abbiamo finanziato i monopattini, le bici elettriche, le macchinette per rendere frizzante l’acqua potabile in nome dell’ecologia, così la gente beve l’acqua potabile anziché l’acqua minerale. Ora, il Ministero per la transizione ecologica è un controsenso perché la transizione ecologica si fa in tutti i rami della nostra esistenza. Si fa nel grande mondo dell’energia, nell’agricoltura, nel sistema dei trasporti, nell’edilizia civile, per cui affidare tutto ad un solo ministero non ha senso.</p>



<p><strong>Lei ricorda spesso una frase che Obama ha rivolto ai giovani: accadono ogni giorno cose terribili, ma il mondo non è mai stato più nutrito, salubre e meno violento di oggi. Un mondo pieno di opportunità.</strong><br>L’umanità ha delle risorse straordinarie. Il cervello umano, innanzi tutto. Io sono stupefatto dalle trasformazioni che sono avvenute in meglio negli ultimi trent’anni. Dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro l’uomo, perché ogni giudizio di valore è basato sul fatto che esiste l’umanità. Non esiste una verità o un valore al di fuori del giudizio che noi diamo. Quindi, quando noi parliamo di equilibrio ecologico dobbiamo parlare di un equilibrio che consenta all’umanità di vivere tranquillamente in pace. </p>



<p><strong>Anche quando il pianeta era abitato dai dinosauri c’era un equilibrio ecologico?</strong><br>C’era quello specifico equilibrio ecologico. Noi oggi vogliamo un altro equilibrio ecologico, che è quello che ci ha consentito negli ultimi diecimila anni di prosperare. Certo che quell’equilibrio dipende anche da noi, perché ormai siamo diventati una specie molto potente, ma per quanto potente non siamo immortali come la vicenda del Covid-19 dimostra.</p>



<p><strong>A proposito di virus. Che funzione hanno?</strong><br>Quella di selezionare le specie. Sono piccolissimi ed esistono da tempo immemore prima della comparsa degli esseri umani. Se volete, i virus hanno una funzione ecologica ma è una funzione che noi respingiamo. Noi non accettiamo di essere selezionati da un virus secondo un criterio di forza che metterebbe fuori gioco anziani, deboli, lasciando in piedi solo la parte sana della popolazione. La conquista della civiltà è in questo, nell’essere contro natura. </p>



<p>Laura Conti, che fu una studiosa molto importante di questioni ambientali, mi disse in un periodo in cui negli Stati Uniti erano molto in auge le teorie creazioniste: “Vedi, Chicco, la destra pensa che il mondo è stato creato da Dio e respinge l’evoluzionismo darwiniano, e poi accetta la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole come dottrina sociale. La sinistra fa invece esattamente il contrario: pensa che Darwin abbia avuto ragione ma non accetta il darwinismo sociale”. </p>



<p><strong>Lei cosa pensa?</strong><br>Io sono convinto che la politica, come tutte le grandi cose, nasce dalle idee, e se hai un’idea sbagliata vai in una direzione sbagliata. Devi allora resettare le tue idee e convertirle nella direzione giusta. Sotto questo profilo sono ottimista, perché la causa ambientale è ormai stata sposata perfino dalla finanza, ma dobbiamo spingere verso ulteriore innovazione, spinta che gli italiani sembra abbiano perso, spero in modo non irrevocabile.</p>



<p><strong>Abbiamo finalmente il PNRR. Il 37% delle risorse sarà destinato alla transizione. Basterà?</strong><br>Come ho detto mille volte i quattrini sono importanti, ma nei campi della transizione, dell’energia e dei riiuti non mancano le risorse finanziarie: ci sono centinaia di imprese private e pubbliche pronte ad investire perché sono settori che consentono interessanti remunerazioni del capitale investito. Quindi non c’è carenza di risorse finanziarie. </p>



<p><strong>Cosa non dobbiamo sbagliare?</strong><br>Il vero punto, come anche il ministro Cingolani ripete continuamente, è riuscire a realizzare le riforme di sistema che ci consentono di scaricare a terra quegli investimenti. Non potrà dunque esserci una vera rivoluzione verde senza la certezza del diritto, senza un affievolimento dei comitati NIMBY, senza un principio di autorità. Ecco perché tutto dipenderà dalla nostra capacità di autoriformarci e di eliminare quelle complicazioni in cui noi italiani siamo specialisti.</p>



<p><strong>Oggi è la giornata mondiale dell’ambiente. Una scadenza importante o retorica?</strong><br>È una scadenza importante. Temo però che sarà anche un’occasione per spolverare altra retorica o fare del “green-washing”, con tutti che si travestono da ambientalisti mentre non si riesce a spiegare fino in fondo la dimensione della transizione ecologica, con tutti gli aspetti che la accompagnano. Sarà una rivoluzione un po’ come lo è stata quella informatica. Una rivoluzione che ha portato benessere causando però anche grandi sconvolgimenti: ha portato disoccupazione e sconvolto modi di vivere. </p>



<p><strong>Non sarà facile insomma.</strong><br>Non è un prato fiorito quello che si apre davanti a noi. Cambiare il modello di consumi energetici che abbiamo avuto per quasi quattro secoli, dal ‘700 ad oggi, sarà un’opera eroica ma che lascerà sul campo tanti morti e feriti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/">Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/06/05/raco-spagano-chicco-testa-grande-nemico-ambiente-e-la-poverta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Andavo a Bose</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/03/18/roberti-andavo-a-bose/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/03/18/roberti-andavo-a-bose/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 21:36:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Bose]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Emmaus]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Qiqajon]]></category>
		<category><![CDATA[San Secondo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Andavo a Bose. In un tempo che seppure vicino appare remoto. Quindi, in un passato remoto, in un c’era una volta, andavo a Bose così come prendevo l’aereo per andare all’estero o a Milano. Così come viaggiavo o progettavo di viaggiare per l’Italia. Ma se, forse arbitrariamente o ingenuamente o fiduciosamente, posso coniugare un futuro: io viaggerò, tu viaggerai, noi viaggeremo, temo di avere cancellato la prima persona singolare, e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/18/roberti-andavo-a-bose/">Andavo a Bose</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Andavo a Bose. In un tempo che seppure vicino appare remoto. Quindi, in un passato remoto, in un c’era una volta, andavo a Bose così come prendevo l’aereo per andare all’estero o a Milano. Così come viaggiavo o progettavo di viaggiare per l’Italia. Ma se, forse arbitrariamente o ingenuamente o fiduciosamente, posso coniugare un futuro: io viaggerò, tu viaggerai, noi viaggeremo, temo di avere cancellato la prima persona singolare, e forse anche plurale, del futuro tornare a Bose.</p>



<p>Chi andava a Bose come me, aveva come guida gli scritti di Enzo Bianchi, le letture della colta editrice Qiqajon, i commenti appassionati, le conversazioni con don Pietro. Chi andava come me si trovava in una prova della vita, in una esigenza di verità, nel bisogno di quiete. Chi come me andava a Bose cercava un luogo dell’anima. E la cosa imprevedibile è che là trovava tutto questo.</p>



<p>Non ci credo anche se ci tento, mi ero detta davanti alla campanella d’ingresso: “Suonate, entrate, qualcuno vi accoglie”, ma fatto il primo passo gli altri sono stati audacemente semplici, leggeri, pazienti.</p>



<p>Quanto si cammina a Bose. Dall’Ospitalità alla Foresteria, dalla Foresteria alla Chiesa, dalla Chiesa alla Sala riunioni, dalla Sala ad Emmaus, da Emmaus ai Convivi. E poi le passeggiate per la collina e nei borghi vicini.</p>



<p>Quanto si sosta a Bose. Sotto la quercia, sulle panche di fronte ai lunghi tavoli, tra i libri e le riviste di Emmaus, davanti all’antica chiesa di San Secondo, fra il salmodiare ecumenico accompagnato dall’organo, nelle meditazioni comunitarie.</p>



<p>Quanto si sta soli a Bose. Nell’intimità della propria stanza, nelle ore morte in chiesa, nel silenzio annunciato dalla campana nel farsi sera, in vecchi e nuovi percorsi, tra compagni di viaggio perduti, compagni con i quali procediamo, domande abbandonate perché senza risposte o dalle risposte sbagliate o risolte. Domande nuove che il tempo breve incalza.</p>



<p>Quanto si è in compagnia a Bose. Ogni volta che ne senti la necessità, per incrociare uno sguardo o scambiare soltanto due chiacchiere, o incontrare l’altro. A volte addirittura Dio.</p>



<p>E poi, a un tratto, improvvisamente per noi che non siamo teologi, che non siamo chierici, che non siamo interlocutori privilegiati della Comunità, che non siamo il Delegato Vaticano e, nemmeno a osarlo con un pensiero, Papa Francesco. A noi che siamo, come ci riconoscono i monaci e come noi sinceramente ci sentiamo, semplicemente “amici di Bose”, cade dalle mani il vaso prezioso nel quale avevamo riposto la Speranza che tra le virtù umane è la più grande.</p>



<p>Siamo disorientati, tentiamo di rifare il cammino, al contrario, e di nuovo leggiamo, cerchiamo commenti, spiegazioni. Verità. Ma solo frammenti. Non riusciamo, non possiamo, neanche vogliamo, ad essere sinceri, farci un’opinione. Prendere partito tanto meno. Siamo soltanto addolorati.</p>



<p>Il vaso si è irrimediabilmente rotto, tocca a noi e soprattutto a loro scegliere se buttare via i cocci o andare a lezione dai Giapponesi. Raccoglierli pertanto quei cocci e attaccarli l’uno all’altro con la tecnica del kintsugi. Esaltare le fratture, le rotture. Impregnare le dita di oro e amorevolmente, quasi con carezze, accostare, riparare, riunire. Riconciliare. Passare e ripassare le mani sulle risplendenti cicatrici sapendo che non scompariranno, ma che segneranno una nuova storia, preziosa come le rughe sul volto di un vecchio.</p>



<p>Per ricordarci che Bose come tutto ciò che è umano è imperfetto. Che la perfezione è solo attributo di Dio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/18/roberti-andavo-a-bose/">Andavo a Bose</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/03/18/roberti-andavo-a-bose/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lezione di teologia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/28/roberti-lezione-di-teologia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/09/28/roberti-lezione-di-teologia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 10:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Babbo Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Messale]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1919</guid>

					<description><![CDATA[<p>Normale routine:  io svuoto la lavastoviglie e lui mi aiuta… fa  “i servizietti”. Mette a posto le posate, con rocambolesca abilità afferra bicchieri che magicamente e soprattutto indenni raggiungono il loro ripiano, apre e chiude cassetti. E intanto si conversa.Sei bravo a fare i servizietti. Come hai fatto ad imparare?Mi hanno fatto bravo.Chi ti ha fatto bravo?Chi mi ha creato.E chi ti ha creato?Quelli forti, non umani. Quelli che hanno i superpoteri.No,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/28/roberti-lezione-di-teologia/">Lezione di teologia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Normale routine:  io svuoto la lavastoviglie e lui mi aiuta… fa  “i servizietti”. Mette a posto le posate, con rocambolesca abilità afferra bicchieri che magicamente e soprattutto indenni raggiungono il loro ripiano, apre e chiude cassetti. E intanto si conversa.<br>Sei bravo a fare i servizietti. Come hai fatto ad imparare?<br>Mi hanno fatto bravo.<br>Chi ti ha fatto bravo?<br>Chi mi ha creato.<br>E chi ti ha creato?<br>Quelli forti, non umani. Quelli che hanno i superpoteri.<br>No, Francesco, ti ha creato Dio.<br>Dio? E chi è Dio?<br>Vuoto, abisso, silenzio. Cerco disperatamente una risposta semplice, esauriente e veritiera mentre Francesco mi guarda interrogativamente.<br>La mente è un buco nero dove ogni parola plausibile viene inghiottita.<br>Nonna, mi scuote con la manina Francesco, ehi, Nonna, ti sei addormentata?<br>In effetti a questo punto preferirei fare un sonnellino e risvegliarmi quando Francesco invece di quattro ne avrà ventiquattro anni. Ma ho paura che un pisolino così lungo e soprattutto il risveglio non mi siano consentiti.<br>Nonna, chi è Dio che mi ha creato? In quale serie si trova?<br>No, non è in una serie, è dappertutto.<br>Dappertutto dappertutto? In cielo, in mare?<br>Sì, e fin qui scivola abbastanza liscio.<br>In questa casa? Nella mia stanza? A casa di Iaia?<br>Lo spazio si restringe, ma siamo ancora nell’ambito delle possibilità.<br>A questo punto comincia a guardarsi attorno: nel buco del lavandino?<br>Sì, potrebbe.<br>Voglio vederlo allora e in men che non si dica trascina una sedia vicino al lavello, vi salta su e guarda nello scarico sporgendosi pericolosamente. Lo trattengo per la maglietta.<br>Ma se fai scorrere l’acqua non puoi vederlo, rispondo al suo sguardo incredulo.<br>Negli artigli di un  velociraptor?<br>Sempre più difficile. Accendo la caffettiera elettrica, ho bisogno impellente di un caffè.<br>Dappertutto significa dappertutto, tronco categoricamente, solo che è invisibile.<br>Ma non vale. C’è già Superpigiamino che è invisibile.<br>Superpigiamino è un personaggio inventato. Dio è vero.<br>Vero come le persone vere o vero come Babbo Natale, nonno Enzo in cielo, la fatina dei denti?<br>Come tutti questi ed anche di più, ma in modo diverso.<br>E che lavoro fa?<br>Crea. Gli uomini, gli animali, gli alberi, il sole, il mare…tutto insomma. E li ama.<br>Che figo questo Dio!<br> <br>Patologia: difficoltà ad arrampicarsi sugli specchi.<br>Terapia: lettura del nuovo Messale (potrebbe sorprenderci con qualche inedito attributo di Dio) e invece del tè una bella tazza di caffè espresso per acutizzare la mente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/28/roberti-lezione-di-teologia/">Lezione di teologia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/09/28/roberti-lezione-di-teologia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Angelo Scola: riscoprire la speranza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/13/angelo-scola-riscoprire-la-speranza/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/05/13/angelo-scola-riscoprire-la-speranza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 15:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Laudato si]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Parrocchie]]></category>
		<category><![CDATA[Scola]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=890</guid>

					<description><![CDATA[<p>Eminenza, siamo da poco entrati nella “fase 2” di questo tempo condizionato dal coronavirus, dopo una lunga fase di chiusura pressoché totale che ha investito tutti gli aspetti della nostra vita, quello sociale e quello economico, quello umano e quello religioso. Può sembrare un controsenso, ma per rispettare il distanziamento sociale siamo obbligati ad accorgerci della presenza dell&#8217;altro, di chi ci sta intorno. Se il mondo prima del coronavirus era&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/13/angelo-scola-riscoprire-la-speranza/">Angelo Scola: riscoprire la speranza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Eminenza, siamo da poco entrati nella “fase 2” di questo tempo condizionato dal coronavirus, dopo una lunga fase di chiusura pressoché totale che ha investito tutti gli aspetti della nostra vita, quello sociale e quello economico, quello umano e quello religioso. Può sembrare un controsenso, ma per rispettare il distanziamento sociale siamo obbligati ad accorgerci della presenza dell&#8217;altro, di chi ci sta intorno. Se il mondo prima del coronavirus era afflitto dal male dell&#8217;indifferenza, c&#8217;è speranza che quello post-Covid sia il tempo della prossimità e dell&#8217;attenzione all&#8217;altro?</strong><br>Sicuramente siamo di fronte ad una occasione tragica ed impensabile per imparare a sperare in un cambiamento, a condizione di riscoprire che cosa significhi speranza in senso pieno. La lingua francese, a differenza della nostra, impiega due diverse parole per dire speranza: espoir, per indicare una speranza naturale, che attende la soddisfazione di un proprio progetto, ed espérance per indicare la virtù teologale che attende da Dio la vita eterna, una speranza in grado di agire contro ogni speranza. In questo contesto è necessario che il distanziamento sociale urga a recuperare la presenza integrale dell’altro, con tutti i fattori del bene del singolo e del bene comune. Senza questo dubito che il tempo post-Covid sarà migliore. La tragedia del coronavirus dev’essere affrontata mediante un ripensamento globale dei tratti religiosi, culturali, sociali e politici della nostra società plurale.</p>



<p><strong>In questi mesi stiamo assistendo a un atteggiamento quasi cinico nei confronti degli anziani, partito da un pensiero che accomunava malattia ed età quasi inesorabilmente. Ora è scoppiato il caso dei decessi nelle RSA. Che ruolo hanno gli anziani nella nostra società? Sono diventati solo un peso?</strong><br>Debbo dire che, stante la mia età, l’atteggiamento che lei denuncia mi ha particolarmente infastidito. Senza scomodare il riferimento a derive eutanasiche, vedo qui un grave rischio di imbarbarimento delle nostre democrazie, spesso formali. Come Papa Francesco ci ha richiamato gli anziani rappresentano un anello decisivo nella catena delle generazioni. Non mi riferisco solo a quello pur importante della memoria o, quando c’è, a quello della saggezza, ma più in generale al loro compito educativo verso i nipoti. Nei miei trent’anni di episcopato ho spesso visto come il valore di certi aspetti decisivi dell’esistenza – penso alla fedeltà, alla fatica, alla sofferenza e alla morte – passa ai nipoti più facilmente dai nonni che dai genitori. Dicevo sempre che i nonni non devono fare solo i baby-sitter, ma assumere questo loro compito educativo senza sostituire i genitori.</p>



<p><strong>Uno dei soggetti più colpiti della pandemia è sicuramente la famiglia, che già incontra numerose difficoltà nella società contemporanea. Lei vede un sovraccarico educativo e di impegno per i genitori che non hanno più il supporto educativo delle altre agenzie formative, quali la scuola, le comunità parrocchiali, le associazioni?</strong><br>La questione della famiglia è assolutamente cruciale, soprattutto per noi cristiani. Senza famiglia il cristianesimo si disincarna e, soprattutto, si clericalizza. In questo senso il sovraccarico educativo per le famiglie dovrà essere temporaneo, al limite fino alla scoperta di cure adeguate o del vaccino. Dovrà essere anche sostenuto adeguatamente dallo Stato, chiamato ad aiutare tutte le agenzie formative. Per tornare al mondo cattolico, personalmente ho speranza che la famiglia possa svolgere il suo ruolo di soggetto attivo della vita ecclesiale e non ridursi ad un semplice oggetto della pastorale. Senza la famiglia il compito dei laici non potrà certo fiorire. Il loro impegno in questi tempi difficili è encomiabile, tuttavia dovrà essere totale senza sostituire la natura sacramentale dell’organismo ecclesiale. E non dimentichiamo che la famiglia ha bisogno del popolo, cioè della comunità più grande in cui trova la sua dimora stabile. Non può essere concepita come autosufficiente.</p>



<p><strong>Lo sforzo educativo della chiesa italiana in ambito scolastico è sempre stato alto. Le scuole e in particolari gli studenti oggi subiscono la chiusura forzata delle attività. Una comunità, come è quella scolastica, può vivere di solo web e didattica a distanza? Non rischiamo che i nostri ragazzi di fatto stiano perdendo un anno di studi, di crescita personale e di relazione con i propri pari?</strong><br>Pur non sottovalutando l’uso dei new-media che in questa occasione hanno mostrato di possedere un aspetto di utilità relazionale importante, è fuori discussione che quest’anno scolastico risulta mortificato sia per gli studi (penso a cosa è stato per me e per i miei coetanei l’esame di maturità…!), ma soprattutto per la perdita del senso di comunità entro il quale fiorisce la personalità. Senza questo, al di là di tutti i tentativi, il giovane resta in solitudine. Se l’io non è in relazione non “vive”. Purtroppo ci si accorge di rado quando, magari nella stessa scuola e nella stessa settimana, due ragazzi si suicidano inspiegabilmente.<br>Mi permetto di aggiungere che in Italia il problema della scuola, nonostante gli sforzi compiuti nel dopoguerra, non è ancora stato affrontato dalla politica in termini adeguati. Penso alla grande differenza di trattamento riservato alla scuola paritaria rispetto alla scuola di stato. Mi rendo conto che la genesi risorgimentale del sistema scolastico italiano ha avuto il grande compito di coltivare una unità nazionale formando il cittadino italiano. Tuttavia far riferimento ancora oggi a questo compito è diventato un pregiudizio. Reputo più equo e più efficace un sistema che riconosca a entrambi i modelli (scuola statale e scuola paritaria) parità di condizioni giuridiche ed economiche a parità di verifica da parte degli organi statuali competenti.</p>



<p><strong>Questi ultimi anni hanno visto crescere nel Paese un clima di odio e rancore, tra i cittadini e nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee. Questo lungo periodo di stasi economica e sociale aiuterà la società a rigenerarsi? Quali emozioni ed esperienze vissute pensa che possano aiutare l’uomo a riconsiderare il proprio ruolo nella società?</strong><br>La società, soprattutto negli ultimi tre o quattro decenni, è diventata plurale. Imparare a vivere in essa significa fare riferimento al grande valore di carattere pratico: volenti o nolenti dobbiamo vivere insieme. È un valore sociale che dev’essere scelto consapevolmente come valore politico. È l’alveo per esprimere ogni possibile senso di vita e per attuarlo creativamente. Mi sembra la strada maestra per contenere forme di odio e di rancore verso persone, gruppi intermedi, società civile, stato e organismi sovranazionali. Se questa opzione non sarà promossa con vigore la grande crisi in atto faticherà assai ad imboccare una via d’uscita o addirittura a trovarla. Io credo che le esperienze da lei auspicate possano facilmente essere rinvenute e comunicate facendo riferimento ai tanti che in questa occasione hanno riscoperto le dimensioni essenziali del vivere quotidiano: gli affetti, il lavoro e il riposo. Lo documentano: il recupero dei legami familiari, la vita donata da parte di molti medici ed operatori sanitari, di tutti coloro che hanno assicurato i servizi essenziali, l’impegno del volontariato, la scoperta del valore comunitario del condominio, del quartiere, della parrocchia e degli altri ambiti ecclesiali, della nazione e dello stato.</p>



<p><strong>In questi anni stiamo assistendo a una inedita intensità di attacchi al Papa dall’interno della Chiesa e spesso si ha l’impressione che venga fatto un uso strumentale della persona e del pensiero del Papa emerito. Ci aiuta a capire cosa sta avvenendo nella Chiesa? E’ in discussione il ruolo del Papa o sono altri i problemi che emergono?</strong><br>La Chiesa, come tutte le istituzioni, è segnata dal cambiamento d’epoca – come ben l’ha definito papa Francesco – ed è in travaglio. Personalmente reputo che si debba ripensare in profondità il rapporto circolare tra fede e culture. È una conseguenza della natura plurale della società. Come diceva san Giovanni Paolo II, se la fede non diventa cultura rischia di non sapersi comunicare. Ma bisogna considerare anche il fatto che le culture che in questa società plurale si incontrano e si scontrano, interpretano la fede. È per dover fare i conti con questo che la Chiesa oggi è in difficoltà. Gli attacchi al Papa, quando non sono frutto di pura reattività al suo stile pastorale, risentono di questa difficoltà. Sono cioè legati alla concezione di Chiesa che non può non tener conto dell’interpretazione culturale della fede. Per esempio se io riduco la fede a cemento della società la trasformo in religione civile. Se dico che la fede si esaurisce nel puro portare la croce di Cristo, e tutto il resto – implicazioni etiche, economiche e politiche – non c’entra con essa, di fatto propugno una diaspora dei cattolici. Secondo me il ruolo del Papa non è in discussione, né lo è la differenza di stile nell’esercizio del papato tra Francesco e Benedetto. Non dimentichiamo che nella storia della Chiesa è necessaria non solo la continuità ma anche la discontinuità. Quanto poi agli attacchi a Francesco, Benedetto non ne subisce di meno. In questi giorni è uscita una grossa biografia (più di mille pagine) del papa emerito scritta da Peter Seewald nella quale si citano le seguenti parole papa Ratzinger: «Il sospetto che io mi immischi regolarmente in pubblici dibattiti è una distorsione maligna della realtà. […] Lo spettacolo delle reazioni della teologia tedesca è così sciocco e così cattivo che è meglio non parlarne. I veri motivi per cui vogliono silenziare la mia voce non voglio analizzarli».</p>



<p><strong>Guardando &#8220;dal di fuori&#8221; certi atteggiamenti dei cattolici oggi vediamo un conflitto tra chi difende orgogliosamente i simboli e le tradizioni, ma poi, spesso, contraddice in pratica il messaggio di carità proprio del Vangelo, oppure, all&#8217;opposto, attribuisce ormai poca importanza ai simboli, alla liturgia, alla tradizione e interpreta &#8220;l&#8217;opzione preferenziale per i poveri&#8221; come una sorta di riduzione del Cristianesimo a messaggio di amore e carità universale. Quale sforzo, anche culturale, deve fare la Chiesa per &#8220;ricondurre tutto il gregge&#8221; a una vera unità in cui non ci siano valori di serie A e valori di serie B?</strong><br>Il conflitto è legato a quanto abbiamo detto nella risposta precedente e risente di decenni di lettura ideologica della fede. Non a caso lei parla di necessità di uno sforzo culturale. Aggiungo che qui non si tratta di una cultura libresca che, come diceva Maritain, è sempre un pensiero di secondo grado, ma di una cultura dell’esperienza: “Il significato essenziale della cultura consiste nel fatto che essa è una caratteristica della vita umana come tale… La cultura è un modo specifico dell&#8217;«esistere» e dell&#8217;«essere» dell&#8217;uomo. L’uomo vive sempre secondo una cultura” (Giovanni Paolo II, Discorso all’Unesco, 2 giugno 1980). La radice della cultura è allora l’esperienza. Quindi compito della Chiesa è annunciare il Cristo vivo, incontrabile e vivibile all’interno della comunità ecclesiale. Da questa tensione soltanto può nascere un’equilibrata proposta di tutte le implicazioni della vita cristiana, anzitutto della liturgia, dei valori antropologici di amore e di carità, dall’opzione preferenziale per i poveri a una autentica giustizia sociale fino al ripensamento di un nuovo ordine mondiale.</p>



<p><strong>Il tema dell’accoglienza dei migranti interroga ferocemente la politica e la società, anche se oggi la pandemia sembra averlo messo in secondo piano. Qual è il ruolo delle religioni per favorire il dialogo tra uomini e culture? La globalizzazione economica che oggi sembra in crisi può essere sostituita da un nuovo umanesimo mondiale sostenuto da un dialogo interreligioso che sia capace di condizionare positivamente le scelte politiche?</strong><br>Ha molta ragione di dire che, per trovare una risposta adeguata, il problema dei migranti ha bisogno delle religioni, come ha mostrato l’incontro di Papa Francesco con il Grande Imam Al Tayyib ad Abu Dhabi attraverso il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Le religioni hanno la possibilità e il compito di contribuire a questo nuovo umanesimo, avendo il coraggio di esplicitare tutta la loro forza critica rigenerativa anche nei confronti della globalizzazione economica. È stato triste per me in questi mesi di lockdown constatare lo scarso peso dato dai mass-media alla lettura religiosa del problema. Esso non può essere ridotto alla pur decisiva questione della celebrazione eucaristica col popolo, ma deve mostrare tutte le sue implicazioni a livello di vita culturale, sociale e politica.</p>



<p><strong>L’Enciclica “Laudato si’ “ha posto in evidenza l’attenzione del magistero nei confronti della terra e delle questioni ambientali, strettamente legati ai temi sociali e a un’ecologia integrale. Oggi l’emergenza sanitaria ha messo in evidenza come un rapporto più responsabile nei confronti della natura può portare solo giovamento all’uomo. Scienza e fede, che Papa Paolo IV definì le “due lampade della verità”, possono trovare un orizzonte comune per la cura dell’umanità e della casa comune?</strong><br>L’espressione ecologia integrale, ripetutamente presente nella Laudato si’ mostra l’inevitabile continuità tra il cammino dell’uomo, della società e l’evoluzione del creato. Per una ecologia integrale è necessario evitare gli opposti estremismi che, di fatto, sembrano oggi prevalere nella considerazione dell’ambiente. Da una parte la posizione, più diffusa, del “dominio” che si relaziona all’ambiente secondo una logica che potremmo definire “predatoria o di sfruttamento” ad esclusivo vantaggio dell’attuale generazione; dall’altra una sorta di “sacralizzazione”, altrettanto indiscriminata, dell’ambiente che propugna un cosmocentrismo che, alla fine, rivendica pari diritti per ogni forma di vita, dimenticando lo specifico umano. Solo superando queste opposte posizioni l’uomo può pensare ad un rapporto con il pianeta responsabile e capace di cura. Una simile ecologia integrale – che implica un’antropologia – domanda un deciso cambio di rotta in campo economico e tecnocratico. In questo senso l’ecologia integrale favorisce l’armonia tra scienza e fede.</p>



<p><strong>La storia dell’Italia repubblicana è segnata dal ruolo che hanno avuto e che hanno i cattolici in politica. Archiviato il tema del partito unico dei cattolici, qual è il ruolo dei laici oggi? Su quali basi possono trovare unità anche nelle distinzioni delle scelte e degli orientamenti partitici?</strong><br>L’unità dei cattolici in politica si giocherà ormai nel portare entro i diversi ambiti della società plurale un’antropologia integrale capace di testimoniare, anzitutto nelle questioni etiche essenziali, la contemporaneità dell’avvenimento di Cristo, risorto e vivo. Questo sarà però praticamente impossibile se gli stessi cattolici non sapranno mostrare la decisività di questo annuncio in tutti gli ambiti della vita sociale, a fortiori nella politica. Come già diceva Platone, il politico dev’essere un abile tessitore, capace di usare un solido ordito ed una delicata trama, con cui ottenere una stoffa nello stesso tempo resistente e morbida. L’immagine suggerisce l’idea di una societas carica di amicizia civica, duttile e capace di affrontare la pluralità in tensione con l’unità.</p>



<p><strong>Lei è arcivescovo emerito di Milano, come ha visto la città e tutta la regione in questi mesi drammatici? Quali forze le consentiranno di rialzarsi?</strong><br>Mi limito a dire che quanto sta facendo il mio successore, l’arcivescovo Mario Delpini, con i suoi collaboratori, rappresenta la risposta efficace a queste domande. Mi sembra inutile aggiungere altre parole. Invito tutti, in particolar modo i cattolici, a seguire questa intelligente azione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/13/angelo-scola-riscoprire-la-speranza/">Angelo Scola: riscoprire la speranza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/05/13/angelo-scola-riscoprire-la-speranza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
