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	<title>Dipendenti pubblici Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Dipendenti pubblici Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Sull&#8217;equità fiscale orizzontale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 10:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proviamo a ragionare di equità fiscale “orizzontale”, a domandarci cioè se uguali livelli di reddito vadano tassati alla stessa aliquota, oppure vadano fatte distinzioni in base alla fonte di produzione del reddito stesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/09/01/bucalo-considerazioni-su-equita-fiscale-orizzontale/">Sull&#8217;equità fiscale orizzontale</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Normalmente, quando si parla di equità fiscale, si ragiona di equità fiscale “verticale”, in base alla quale persone con capacità contributiva minore concorrono in misura minore alla spesa pubblica e viceversa. Esistono diverse scuole di pensiero, ma tutte concordano con il principio della progressività dell’aliquota fiscale media al crescere dei livelli del reddito, allo scopo di ridurre il divario economico esistente tra le varie classi sociali ed effettuare una redistribuzione del reddito a favore delle classi meno abbienti.</p>



<p>I limiti all’interno dei quali le scelte di politica tributaria si collocano sono i seguenti: limite minimo: redditi di sussistenza, fino al quale il livello di tassazione non può che essere pari a zero; limite massimo: un’aliquota percentuale, sui redditi maggiori, che non sia così elevata da rappresentare un deterrente alla produzione di ricchezza, come spiegato dalla Curva di Laffer (1).</p>



<p>Proviamo invece ora a ragionare di equità fiscale “orizzontale”, a domandarci cioè se uguali livelli di reddito vadano tassati alla stessa aliquota, oppure vadano fatte distinzioni in base alla fonte di produzione del reddito stesso.</p>



<p>In finanza, uno dei principi fondamentali e più comunemente conosciuti è quello del rapporto rischio-rendimento: quanto più il mio investimento sarà rischioso, tanto maggiore dovrà essere il mio ritorno atteso dall’investimento stesso. Ad esempio, se da un investimento sul mercato azionario (più rischioso) non mi aspettassi un rendimento maggiore rispetto ad un investimento sul mercato obbligazionario (meno rischioso), io investitore razionale sceglierei sempre l’investimento meno rischioso.</p>



<p>Può lo stesso principio rischio-rendimento essere applicato al mercato del lavoro? Attualmente, se un lavoratore dipendente fa un lavoro più rischioso di un altro lavoratore, questo maggior rischio viene tenuto in conto, e viene remunerato dal datore di lavoro con un premio, solitamente un’indennità per lavoro rischioso o usurante, ed in ogni caso con un salario complessivo più elevato, quindi in linea con il principio “rischio maggiore compensato con un rendimento maggiore”.</p>



<p>Analizziamo invece il caso di due lavoratori che alla fine dell’anno portano a casa la stessa retribuzione lorda complessiva. E’ giusto che entrambi paghino la stessa aliquota media, indipendentemente dal tipo di lavoro effettuato?</p>



<p>Oggi, in Italia, è esattamente così. Che io sia un dipendente pubblico con contratto “blindato”, un dirigente nel settore privato (quindi facilmente licenziabile) o un imprenditore, a parità di reddito lordo mi sarà applicata la stessa aliquota fiscale. Ma è ciò giusto ed equo?</p>



<p>Se riprendiamo il principio rischio-rendimento, dovremmo dare un beneficio maggiore a coloro che hanno portato a casa tale reddito con un’attività più rischiosa, quella dell’imprenditore, dove c’è addirittura il rischio di lavorare tutto l’anno, pagare dipendenti, fornitori e tasse, per poi trovarsi senza utili per poter remunerare il proprio lavoro.</p>



<p>Quindi sarebbe equo – secondo questo principio &#8211; che un imprenditore che guadagna 100 beneficiasse di un’aliquota inferiore al dipendente pubblico che guadagna 100. La logica è chiara: anche in una crisi indipendente dal mercato come quella recente dovuta al Covid, il dipendente pubblico porta a casa per intero la propria retribuzione, mentre l’imprenditore è molto probabile che porti a casa un reddito molto inferiore, se non addirittura reddito negativo, ossia perdite, con necessità di ricapitalizzare la propria società.</p>



<p>Vediamo ora il punto di vista dello Stato. Ha lo Stato interesse ad incentivare l’attività imprenditoriale dei propri cittadini rispetto all’attività di lavoratore dipendente? Se in un Paese non vi fosse alcuna impresa, lo Stato non potrebbe esistere. Non vi sarebbe alcuna risorsa economica per pagare i dipendenti del settore pubblico, né vi sarebbe alcun gettito fiscale. E quindi l’intero settore pubblico – che esiste per fornire servizi ai cittadini che lavorano – non potrebbe esistere e mantenersi, visto che viene finanziato per la quasi totalità dalle imposte versate. Quindi la presenza delle imprese è di vitale importanza per ogni paese.</p>



<p>È possibile, con gli elevati tassi di disoccupazione presenti tra i giovani, continuare a considerare come due compartimenti stagni i lavoratori dipendenti e gli imprenditori/lavoratori autonomi/partite IVA?</p>



<p>Non avrebbe lo Stato tutto l’interesse ad incoraggiare i più intraprendenti tra i lavoratori dipendenti e tra disoccupati a rinunciare rispettivamente ad uno stipendio certo ed al reddito di cittadinanza per far partire una nuova attività economica? Ogni nuova attività economica contribuisce alla creazione di ricchezza, ed aumentando il livello di concorrenza sul mercato aiuta anche a tenere basso il livello dei prezzi per i consumatori.</p>



<p>E quale incentivo migliore a tale imprenditorialità che dire loro: “Sappi che se decidessi di intraprendere, e fossi così bravo da riuscire a generare per te un reddito uguale a quello che avevi già assicurato come dipendente, avrai diritto ad una tassazione complessiva molto inferiore, come premio per la tua imprenditorialità!”</p>



<p>Fino a questo momento, invece, nessuno ha mai messo in dubbio il principio dell’equità fiscale “orizzontale”, non considerando adeguatamente la diversa rischiosità e livelli di maggiore/minore incertezza con cui stessi livelli del reddito sono raggiunti.</p>



<p>Senza questi o altri incentivi, a nostro avviso, è probabile che una gran parte dell’Italia continuerà a vivere per altri 30 anni con il “solito” sogno del “posto fisso”. E di questo il Paese certamente non beneficerà.</p>



<p>(1) Arthur Laffer, economista dell&#8217;University of Southern California, teorizzò l’esistenza di un livello del prelievo fiscale oltre il quale l&#8217;attività economica non è più conveniente e pertanto il gettito fiscale si riduce, anche a causa dell’aumento dell’elusione e dell’evasione fiscale.</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Gli statali rubano lo stipendio senza lavorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 13:40:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/15/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-gli-statali-rubano-lo-stipendio-senza-lavorare/">La cacciatrice di pregiudizi. Gli statali rubano lo stipendio senza lavorare</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: i dipendenti statali italiani sono dei fannulloni che si mangiano le nostre tasse, soprattutto nel Sud Italia.</p>



<p>Ho raccolto diversi dati per sfatare questo mito, ma poi ho pensato che sarebbe stato noioso e che ognuno può verificare con un banale clic, dunque ne riporto solo tre, che ho trovato già indicativi.</p>



<p>Il maggior numero di dipendenti statali sul numero di popolazione è nelle regioni a statuto speciale, quindi anche Trentine, Valdostane e Friulane.. profondo sud insomma… la percezione che nelle regioni del centro sud ci siano più statali, afferisce a una realtà ben più triste: il numero di “occupati” statali, rispetto agli occupati in genere, aumenta enormemente rispetto agli occupati non statali del centro-nord. Ma questo è un problema molto più grave, perché mostra una fragilità occupazionale, non l’inefficienza altrui.</p>



<p>I dipendenti pubblici italiani sono circa il 15% della popolazione, ma la media Europea è del 18%. Quindi la “dissipazione” delle tasse italiane per queste figure, è tutta da dimostrare. Un cospicuo quantitativo di segnalazioni per l’inefficienza dei trasporti pubblici (denunce per ritardi, mancata pulizia ecc) in Europa appartiene.. alla Germania, che è arrivata ad avere più di un quarto dei treni (22%) in ritardo conclamato. (fonti: osservatorio CPI, Sole 24ore, Europa today ecc ecc)</p>



<p>Detto questo, è innegabile che a tutti sia capitato un call center disperante (ndr anche di compagnie telefoniche privatissime, ovviamente, non solo per l’anagrafe o l’Inps) o un interlocutore impreparato a uno sportello. La creazione del pregiudizio sta proprio nel ricordare quelle esperienze negative e non metterle in conteggio relativo, rispetto alle decine e decine di occasioni, in cui invece siamo stati “serviti” dallo Stato. </p>



<p>C’era un vigile neofita che non sapeva governare bene un incrocio col semaforo rotto? Sì, ma non abbiamo notato le decine di altri che hanno aiutato in tutti gli incidenti di quella giornata. La maestra di inglese di nostro figlio pronuncia male? Può essere, ma se lui impara le tabelline, la corretta scrittura di parole complesse come “acquiescenza”, o a fare la raccolta differenziata (quasi sempre meglio di noi), vuol dire che ne ha diverse altre che sanno fare il loro mestiere. </p>



<p>Hai incontrato un’infermeria troppo frettolosa al triage? Certo, ma il medico poi ti ha individuato l’appendicite o no? La RAI ha mandato in onda una trasmissione che non incontrava il tuo gusto? Va bene, ma sei sicuro che non siano molte e molte di più le ore della tua vita, in cui hai scelto tu di guardare lì dei programmi? O eri masochista o le centinaia di lavoratori della Rai sono ottimi professionisti.</p>



<p>Ovviamente potrei continuare con i vigili del fuoco che entrano negli edifici pericolanti a proprio rischio, i Carabinieri che recuperano minuziosamente le opere d’arte rubate nei secoli, lo sportellista dell’anagrafe che interagisce con la signora straniera con una pazienza infinita… Direi che sono esempi sufficienti.</p>



<p>Vorrei concludere con due osservazioni: ci sono sacche di inefficienza che andrebbero sanzionate ed estirpate e questo sì è davvero irritante, per cui però i primi ad arrabbiarsi sono proprio i tanti statali che devono coprire il non-fatto di costoro e per cui, in modo generalizzato, sono tutti sanzionati, anche quelli impeccabili, sia per l’associazione fastidiosissima di percezione “sociale” con gli inefficienti, sia proprio economicamente, visto che a tutti, indistintamente dal 2008, è tolta una piccola parte di stipendio durante le malattie, per disincentivare ad assentarsi. A tutti, capite? Anche a chi ha banalmente 39 di febbre.</p>



<p>Infine ricordo che i contratti esistono e sono seri: quando pensate che i docenti, ad esempio, siano “pagati per fare 3 mesi di vacanza”, o che in un tribunale lascino ammuffire le vostre pratiche per pigrizia, dite una colossale cretinata: verificare è sempre il modo migliore di evitarsi figuracce.</p>
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