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	<title>donna Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>donna Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Premio “Arte: sostantivo femminile 2023” a Cristina Fogazzi, l&#8217;Estetista cinica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Valerioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 08:54:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Visibilmente emozionata Cristina Fogazzi (aka L&#8217;Estetista Cinica) annuncia alla sua community di essere vincitrice del premio &#8220;Arte: sostantivo femminile 2023&#8220;, il riconoscimento in rosa promosso dalla Presidente dell’Associazione A3M – Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia Maddalena Santeroni e dalla Direttrice della Galleria Nazionale Cristiana Collu. L&#8217;edizione 2022 ha visto premiate, tra le altre, la Senatrice Liliana Segre, la scrittrice Dacia Maraini e, come ricorda l&#8217;imprenditrice della skin care, nel&#8230;</p>
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<p>Visibilmente emozionata Cristina Fogazzi (aka L&#8217;<strong>Estetista Cinica</strong>) annuncia alla sua community di essere vincitrice del premio &#8220;<strong>Arte: sostantivo femminile 2023</strong>&#8220;, il riconoscimento in rosa promosso dalla Presidente dell’Associazione A3M – Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia Maddalena Santeroni e dalla Direttrice della Galleria Nazionale Cristiana Collu. L&#8217;edizione 2022 ha visto premiate, tra le altre, la <strong>Senatrice Liliana Segre</strong>, la scrittrice <strong>Dacia Maraini</strong> e, come ricorda l&#8217;imprenditrice della skin care, nel 2019 anche Marina Abramović ha ricevuto lo stesso onore presso la Galleria Nazionale di Arte moderna e contemporanea di Roma.</p>



<p>La Fogazzi non nasconde il proprio genuino imbarazzo e il suo sentirsi poco meritevole nel ricevere un premio che vanta di edizione in edizione una rosa di donne brillanti che si sono distinte per aver apportato beneficio al mondo dell&#8217;<strong>arte</strong> e della<strong> cultura</strong>.<br>Umiltà e inadeguatezza cronica a parte, il premio è invece esattamente nelle mani della persona giusta, una donna che ha messo a servizio della cultura la propria voce social, una voce che viene ascoltata quotidianamente da un milione di persone.</p>



<p><strong>Cristina Fogazzi</strong>, CEO della sua azienda Veralab, assoluta eccellenza del beauty made in Italy, sui social elargisce consigli di bellezza, non limitandosi però alla sola cura di quella esteriore, riferendosi spesso invece alla bellezza eterna, quella che non è vittima della cellulite e del segno del tempo, quella che non sfiorisce mai:<strong> il Bello assoluto, il Bello dell&#8217;arte</strong>. <br>Da una passione personale per il mondo dell&#8217;arte e per i musei che la custodiscono la bresciana Fogazzi alimenta la buona pratica comunicativa che si concretizza in una peculiare divulgazione democratica dell&#8217;arte, in particolare contemporanea, ben più efficace di molte politiche di promozione tradizionali. A lei va il plauso per saper veicolare il messaggio artistico attraverso un medium digitale che troppo di frequente viene bistrattato e banalizzato, ma, come testimonia il fare della Fogazzi, se gestito da mani competenti e da occhi che fagocitano bellezza, esso diventa un canale preferenziale di <strong>diffusione culturale</strong>.</p>



<p>È proprio questo il merito della Fogazzi: essere una eccellente promotrice/supporter dell&#8217;Arte.  Dai &#8220;biglietti sospesi&#8221; per le mostre da lei visitate e promosse sui propri profili social, all&#8217;organizzazione del tour &#8220;<strong>Bellezze al museo</strong>&#8220;, fino alla pubblicazione del suo libro &#8220;<strong>Il mio Grand tour</strong>&#8221; in cui l&#8217;esperienza artistica e l&#8217;esperienza di vita si rincorrono, l&#8217;Estetista cinica rimane fedele ad una<strong> mission ben precisa</strong>: praticare un&#8217;idea più alta di Bellezza, darle risonanza, renderla fruibile ad una più larga platea di &#8220;<em>followers</em>&#8220;, accorciare la distanza tra le sale museali e le Instagram stories.</p>



<p>L&#8217;azione artistica della Fogazzi si può registrare come una forma moderna di Mecenatismo, volta alla valorizzazione mediatica del patrimonio culturale italiano e al marketing della destinazione turistica che si attiva attorno ai siti e alle istituzioni museali coinvolti nell&#8217;esperienza virtuosa di essere esposti alla benefica &#8220;Luce liquida&#8221;.</p>
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		<title>Non fate troppi pettegolezzi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/10/24/roberti-non-fate-troppi-pettegolezzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 08:13:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso a settembre a Brancaleone il Pavese Festival.Festival dedicato da 22 anni a Cesare Pavese, ma che solo quest’anno è approdato come ultima tappa, il 17 settembre, in Calabria. Nell’estrema punta della penisola, infatti, Cesare Pavese trascorse il tempo del confino per attività antifascista, dal 4 agosto 1935 al 15 marzo 1936. Solo sette mesi a fronte dei 3 anni stabiliti, la restante pena essendo condonata. A Santo&#8230;</p>
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<p>Si è concluso a settembre a Brancaleone il <strong>Pavese Festival</strong>.<br>Festival dedicato da 22 anni a <strong>Cesare Pavese</strong>, ma che solo quest’anno è approdato come ultima tappa, il 17 settembre, in Calabria. Nell’estrema punta della penisola, infatti, Cesare Pavese trascorse il tempo del confino per attività antifascista, dal 4 agosto 1935 al 15 marzo 1936. Solo sette mesi a fronte dei 3 anni stabiliti, la restante pena essendo condonata.</p>



<p>A Santo Stefano Belbo, ai margini delle Langhe, paese natale dello scrittore, si sono svolti gli eventi dei primi cinque giorni, il sesto e ultimo a Brancaleone, in una commistione di letteratura, musica, arte, teatro splendidamente interpretata da qualificati ospiti.<br>Filo conduttore è stata la figura femminile cercata ma mai raggiunta dallo scrittore.</p>



<p>“<em>La donna per Pavese è parola. Una parola che è ricerca, dialogo, scoperta, ricordo, introspezione, fanciullezza, verità: poesia</em>” .</p>



<p>Noi ci lasceremo guidare dalla scritta che, come un tatuaggio, compare nell’acquerello che fa da locandina, di Paolo Galetto. Tutto in bianco e nero, ma segnato da sparsi petali rossi, quasi una festa o forse ferita sanguinante: “<em>Tu sei come una terra che nessuno ha mai detto</em>”.</p>



<p>La <strong>terra</strong> e la <strong>donna</strong>, due temi che si intrecciano e si respingono nell’opera di Pavese. La nostalgia, la mancanza, il desiderio, la perdita dell’una e dell’altra incideranno profondamente nella sua vita e nella sua arte.</p>



<p>La Donna continuamente inseguita in vaghe figure femminili.<br>La ballerina che lo lascerà ad aspettarla sotto la pioggia e che De Gregori canterà in Alice (E Cesare perduto nella pioggia/sta aspettando da sei ore il suo amore, ballerina).<br>La voce rauca e fresca di Tina militante comunista.<br>Fernanda Pivano e la comune passione per la letteratura americana.<br>Elena amore di necessità.<br>La selvatica Concia bella come una capra nel tempo del confino.<br>Bianca con la quale tenterà la scrittura di un libro a due mani.<br>Costance l’allodola e quegli occhi che rivedrà nella stanza d’albergo a Torino dove darà fine alla sua vita. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.</p>



<p>La figura femminile è costantemente presente nell’itinerario personale e artistico di Pavese.<br>La racconterà soprattutto nei versi, in quell’incedere narrativo di righe lunghe costrette dal ritmo attraverso la parola, unica realtà. Donna mito di una fanciullezza felice e perduta che si identifica nel paesaggio delle langhe e in contrasto con la donna-compagna riconosciuta nei percorsi metropolitani di Torino. Ma sia l’una o sia l’altra, quello che è certo è che né l’uomo né il poeta riusciranno mai a raggiungerla. Non incontrerà nella sua strada quotidiana quella donna che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa e non riuscirà nei suoi scritti a darle del tutto voce con parole inghiottite.<br><strong>Sei buia. Per te l’alba è silenzio.</strong><br>La Terra, che nelle prime poesie è raccontata più che cantata nella realtà delle colline o in contrappunto nella squallida visione delle periferie di Torino, è fondamentalmente la geografia della propria solitudine, dell’inadeguatezza a condividere spazi e circostanze e rapporti con gli altri.<br>Nella vita e nel mondo, la condizione di Pavese è quella dell’espatriato che continuamente e ripetutamente cerca di tornare. Ma anche quando la ricerca lo riporterà, come Anguilla de <strong>La luna e i falò,</strong> nel suo paese di origine dovrà constatare che in realtà non si torna mai al passato, al tempo inesorabilmente andato, agli eventi che ormai parlano lingue sconosciute: “<em>Un paese ci vuole…vuol dire non essere soli…nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti</em>”.<br>Sì, i falò si accendono ancora, ma per divorare con le loro fiamme quel che mai più ritornerà.<br>Il mito della fanciullezza con il suo bagaglio di ingenue felicità, di speranze che volano alte, di certezze si è concluso.<br>Si accendono nuovi falò che distruggono, divampano dolore, illuminano sinistramente tragedie.<br>Non resta che la sconfitta.<br>Non resta che guardare dalla finestra di quella cameretta al primo piano di un paese, Brancaleone, che per lui resterà sempre un paese straniero.<br>No, non troverà pace né tra quei muri né nel Bar Roma, dove legge quotidianamente il giornale, né sullo scoglio dal quale guarda senza vedere un inutile mare.</p>



<p>Ancora oggi andando a Brancaleone si può visitare la casa, la stanza in cui visse, il lettuccio stretto, la scrivania che è solo uno sbilenco tavolo, l’avara lampada e la finestra che racconta la “<em>monotonia di un paesaggio sempre uguale”.</em><br>Da quella finestra &#8211; quarta parete della sua prigione &#8211; Pavese fisserà i binari. Quegli stessi binari sui quali si è fermata la littorina con la quale è giunto insieme a due valigie cariche di libri. Su quelle linee parallele scorreranno le nostalgie di un paese diverso e lontano, di una vita condivisa di amore e di impegno mentre le ore scorrono nel tedio, sempre uguali.<br>“<em>Acchiappo mosche, traduco dal greco, mi astengo dal guardare il mare (che d’altronde è una gran vaccata), giro i campi, fumo, tengo lo zibaldone, serbo un’inutile castità.</em>”<br>No, il confinato non avrà voglia di incontrare veramente né il paese né i suoi abitanti. Un rapporto tra lui e i brancaleonesi superficiale e di condiviso rispetto. Un accennato interesse verso la letteratura orale e le tradizioni popolari, un amore di necessità e una fantasia erotica. Una lettura della Calabria, tuttavia, fuori da ogni retorica.</p>



<p>E forse tra le note di quel <em>on the road</em> musicale di Omar Pedrini, che ha concluso il Festival nella struggente malinconia di una notte calabrese, ci sembrerà di riconoscere l&#8217;ombra di un uomo solo, con la pipa e gli occhiali, che ancora cerca un senso a una vita vuota che nemmeno il profumo dei gelsomini, la dotta lentezza delle tartarughe e il vento diviso dal vicino Capo Spartivento e un mare di verdi e di azzurri, sono riusciti a regalargli.</p>



<p>A Brancaleone Pavese conferma di non essere in grado di imparare il mestiere di vivere, che la sua è la condizione di una straziante solitudine, che l’unico mestiere che conosce, quel vizio assurdo vissuto quasi come un dovere, corteggiato più di un amore, idolatrato e temuto, è quello di morire.</p>



<p>Lui che aveva dichiarato di non avere più parole, riuscirà a scovarne una manciata da scrivere con mano ferma su un foglio lasciato su un anonimo comodino di un&#8217;anonima stanza d&#8217;albergo:</p>



<p> “<em><strong>Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.</strong></em>&#8220;<br></p>
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		<title>Parlamento Europeo: Roberta Metsola è la nuova Presidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Roberta Metsola, con 458 voti, è stata nominata Presidente del Parlamento Europeo. È la più giovane Presidente di sempre, eletta il giorno del suo quarantatreesimo compleanno. Terza donna a ricoprire tale carica dopo Simone Veil e Nicole Fontaine. La sua storia professionale, ma anche privata, è una storia molto europea. Classe 1979, formazione giuridica, appassionata di politica fin da giovane, dal Partito nazionalista maltese, affiliato al Ppe, è divenuta eurodeputata&#8230;</p>
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<p>Roberta Metsola, con 458 voti, è stata nominata Presidente del Parlamento Europeo. È la più giovane Presidente di sempre, eletta il giorno del suo quarantatreesimo compleanno. Terza donna a ricoprire tale carica dopo Simone Veil e Nicole Fontaine.</p>



<p>La sua storia professionale, ma anche privata, è una storia molto europea. Classe 1979, formazione giuridica, appassionata di politica fin da giovane, dal Partito nazionalista maltese, affiliato al Ppe, è divenuta eurodeputata nel 2013.</p>



<p>La maltese ha collezionato, oltre ai voti del suo partito, quelli dei Socialisti e Liberali, assieme al consenso di Conservatori e Riformisti. La maggioranza Ursula ha lasciato spazio ad una maggioranza ancor più vasta, inclusiva anche nei confronti dei sovranisti che ora hanno guadagnato un posto al tavolo delle decisioni.</p>



<p>In questa inedita sfida per la leadership europea, tutta al femminile, i Verdi e il gruppo della sinistra Gue hanno incassato qualche consenso in più rispetto al numero di eletti dei loro gruppi, un segno di dissenso che non è stato però sufficiente per proclamare vittoria.</p>



<p>Pur essendo rappresentante del Partito popolare europeo, Metsola ha lavorato nella Commissione Libertà Civili anche su tematiche più vicine all’ala sinistra del Parlamento, scrivendo report sulla redistribuzione dei richiedenti asilo e contro l’omofobia e discriminazioni di genere.</p>



<p>Alcune sue posizioni, in particolare quelle antiabortiste, sembravano ostacolare, almeno in un primo momento, la sua elezione. Tuttavia, Metsola ha dichiarato di voler pienamente rimettersi alle decisioni del Parlamento, affermando che le sue posizioni sui diversi temi, aborto compreso, saranno quelle dell’Aula.</p>



<p>È decisa l’intenzione di perseguire l’impegno del suo precursore, Sassoli, sempre attento al dialogo e alla cooperazione; “voglio rafforzare la cultura del dibattito” ha infatti affermato la neo eletta.</p>



<p>Ascoltando il suo discorso di insediamento, si odono parole carismatiche e di profondo rispetto per le istituzioni europee. La Metsola ha ribadito che, al giorno d’oggi, vi sono pressioni che inducono gli Stati europei a erigere muri e costruire nuovi confini, annullando la freedom zone europea, così da lei denominato lo spazio Schengen nel suo spot elettorale.</p>



<p>“Coloro che cercano di distruggere l’Europa sappiano che questo Parlamento la difenderà (…) per coloro che minacciano lo stato di diritto sappiano che non indeboliranno l’unità di questo Parlamento” – è una Europa forte, pragmatica, quella delineata da queste parole.</p>



<p>E ancora, la maltese cita Adenauer, toccando poi i più disparati argomenti: dalla tutela delle minoranze alle crisi che imperversano negli estremi confini ucraini e bielorussi, fino al green deal, definito come “un’occasione per l’Europa per reinventarsi”.</p>



<p>Altra tematica affrontata dalla Presidente, è la disinformazione. Fortemente posta in risalto dalla crisi pandemica, essa è un male che ha alimentato isolazionismo e nazionalismo, due false illusioni agli antipodi di ciò che è la vera anima europea. È nella celebrazione delle differenze, e nell’armonia e nell’inclusione, che va cercato lo spirito d’Europa.</p>



<p>Sarà così? Alcuni temono che, dietro queste buone intenzioni, si celi l’impossibilità di ottenere fatti concreti &#8211; dubbio dovuto soprattutto alla presenza di elementi sovranisti nella nuova coalizione. Avranno realmente le forze progressiste meno potere decisionale? Vi saranno derive nazionalistiche in Parlamento?</p>



<p>Sicuramente un cambiamento nella scena politica è avvenuto, il precedente equilibrio si ritrova ora decentrato, con un fronte europeista più debole nella contrattazione. Eppure, la linea dettata dal primo discorso di Metsola da Presidente sembra voler mantenere determinante il ruolo dell’Europarlamento, presentando un’Europa unita che non si lascia scalfire da egoismi e manie di protagonismo degli Stati membri. Noi ci auguriamo che sia così. Buon lavoro Presidente.</p>
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		<title>Fare delle parole immagini. Due insoliti episodi matriarcali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 14:05:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Di Nola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gesto popolare è cosa ben diversa da quello disciplinato e borghese. Luca Vullo, che di esso ha fatto una teoria, un&#8217;arte e uno spettacolo longevo, ci insegna tutta la ricchezza e la complessità del linguaggio fisico tra le genti siciliane, che è poi, con le sue infinite varianti, quello dei popoli di tutto il pianeta. Nei giorni scorsi ho visto una donna cantare: una signora estremamente contenuta nel parlare&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il gesto popolare è cosa ben diversa da quello disciplinato e borghese. Luca Vullo, che di esso ha fatto una teoria, un&#8217;arte e uno spettacolo longevo, ci insegna tutta la ricchezza e la complessità del linguaggio fisico tra le genti siciliane, che è poi, con le sue infinite varianti, quello dei popoli di tutto il pianeta.</p>



<p>Nei giorni scorsi ho visto una donna cantare: una signora estremamente contenuta nel parlare e composta in ogni suo fare, con l&#8217;eleganza naturale che comunemente associamo a certe persone senza che nemmeno parlino, solo vedendole passare per strada.</p>



<p>Eravamo assieme in un consesso goliardico quando, a una data canzone velatamente allusiva, come sono la più parte dei versi siciliani, ha incominciato a muoversi con energia alterata e gesti che schernivano il marito alla chitarra.</p>



<p>Da dentro le braccia, come in punta di coltello, le scorreva via la vita e avevi l&#8217;impressione che ti stesse raccontato tutto di lei e della sua esistenza con la sola forza dei gesti, l&#8217;espressione accesa degli occhi, l&#8217;imperio inaspettato della voce.</p>



<p>Qualche anno prima, ricordo un episodio simile in una notte d&#8217;estate. La sera prima del matrimonio, portavamo una serenata nel più puro stile popolare (tengo alla precisazione per escludere dal genere la folla di immagini cartolinate, con la coppola e il gilet nero che costella, ahimè, la canzone siciliana ancora oggi).</p>



<p>Le due famiglie si contendevano &#8211; in un vasto consesso di amici, parenti e conoscenti &#8211; il vicolo con tavole imbandite e molto vino. Lasciando da parte la bellezza dell&#8217;atmosfera in quella notte feriale, ciò che mi colpì a sorpresa fu l&#8217;atteggiamento assunto dalle donne più anziane di entrambi i partiti familiari, che a un dato punto, dopo avere molto bevuto e molto cantato, iniziavano a strambottare tra loro mettendo in ridicolo i propri uomini con allusioni sessuali neanche troppo velate.</p>



<p>I due episodi sono legati da un filo comune ampiamente studiato dall&#8217;antropologia del Novecento. Chiunque abbia fatto esami sui libri di Ernesto De Martino o Alfonso Di Nola conosce bene l&#8217;archetipo, la forza non disciplinabile delle donne, soprattutto quando sono adulte e sfuggono ormai al controllo sessuale imposto loro dal gruppo familiare e sociale, fuori dal recinto della fertilità e dai rischi connessi.</p>



<p>L&#8217;immagine che mi restituiscono e che voglio condividere con voi lettrici e lettori, rievoca una possibilità che resiste ancora, a dispetto del tempo. Un&#8217;immagine muliebre che forse non basterebbe da sola a salvare il mondo, ma di certo lo piegherebbe lasciandoci di stucco, se solo potesse.</p>
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