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	<title>Enna Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Enna Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Un viaggio introspettivo nella Sicilia di Libero Elio Romano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 18:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mostra che racconta una Sicilia famigliare e familiare, quella di Libero Elio Romano 1909-1996, ancora attiva al Palazzo della Cultura di Catania fino al 20 gennaio 2023. La mostra, nata da un’idea del Centro Studi d’Arte “Elio Romano”, dal figlio Guido Romano e nipote Elio, poi studiata e progettata nei minimi dettagli dal curatore il Prof. Vittorio Ugo Vicari docente di Storia dell’arte contemporanea e Storia della moda e&#8230;</p>
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<p>Una mostra che racconta una Sicilia famigliare e familiare, quella di Libero Elio Romano 1909-1996, ancora attiva al Palazzo della Cultura di Catania<strong> fino al 20 gennaio 2023</strong>. <br><br>La mostra, nata da un’idea del <strong>Centro Studi d’Arte</strong> <strong>“Elio Romano”</strong>, dal figlio Guido Romano e nipote Elio, poi studiata e progettata nei minimi dettagli dal curatore il Prof. Vittorio Ugo Vicari docente di Storia dell’arte contemporanea e Storia della moda e del costume presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, è stata anche e soprattutto un laboratorio didattico e occasione di collaborazione professionale tra docenti, cultori e studenti dell’Accademia.   <br><br>Il percorso è un crescendo di emozioni osservando le opere di uno dei maestri del Novecento che meglio ha saputo narrare gli spazi e i luoghi dell’entroterra siciliano con la sua capacità di raffigurare realmente l’aria pallida dell’estate e i cieli assolati. Gli spazi, intesi come le ampie distese di colline e prati in quel di Assoro in provincia di Enna, e i luoghi, quelli più calorosi, ci immergono nella vita casalinga dell’artista e ci mostrano momenti di vita quotidiana tra uno sguardo e l’altro. Con le sue pennellate è riuscito nell’intento probabilmente di comunicare la realtà cruda e nuda senza enfatizzare il sottile sentimento che abbraccia le terre siciliane, così aride ma anche così amate. <br><br>Sono cinque le sezioni in cui si divide il percorso. La prima parte racconta gli anni della formazione a Catania, la gioventù nella sua casa a Morra raccontata attraverso scorci di ricordi tra l’interno famigliare e il paesaggio dei “<em><strong>Mandorli spogli</strong></em>” dal nome di una delle opere esposte. La mostra prosegue poi con la sezione fotografica, caratterizzata da una produzione in bianco e nero, anche questa volta a raccontare le emozioni di una vita vissuta godendo di attimi di felicità. Nella terza sezione si può notare il suo naturalismo dettagliato espresso tramite dipinti raffigurati di un Guido Romano ancora bimbo.<br><br>Continua con la quarta parte caratterizzata in particolare da una serie di incisioni a china, produzione derivata dalla sua esperienza come professore all’Istituto d’Arte di Catania, e da ritratti/studio di donna come “Nudo disteso” conferendo un’autentica e naturale intimità al suo lavoro.  Novità espositive all’interno del percorso sono l’istallazione rappresentativa del giardino dell’artista, creata dal Prof. Umberto Naso nonché ex allievo di Romano, ed un emozionante racconto animato in cui le opere di Elio Romano prendono vita come in una pellicola cinematografica.<br><br>Le opere di Libero Elio Romano sono caratterizzate da un mix di tecniche, dai ritratti in carboncino, ai dipinti su tela, alla fotografia e dulcis in fundo anche dalle mini sculture come la “<em><strong>Giovinetta stante</strong></em>” tra le altre, che ritroviamo nella quinta e ultima sezione della mostra a conclusione del percorso espositivo, un viaggio introspettivo nella vita di Libero Elio Romano.</p>
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		<title>Capitale italiana della Cultura 2025: l&#8217;elenco delle 15 candidate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ippolito Gualtieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 14:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#cafechantant]]></category>
		<category><![CDATA[Agrigento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È partita la corsa per la designazione della “Capitale italiana della Cultura” per l’anno 2025. Sono state 15 le città italiane che hanno risposto alla chiamata del Ministero della Cultura e hanno presentato la manifestazione d’interesse entro la scadenza e ora vedranno il proprio dossier di candidatura sottoposto alla valutazione di una commissione di esperti di chiara fama nella gestione dei beni culturali. Entro il 15 novembre la commissione definirà&#8230;</p>
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<p>È partita la corsa per la designazione della “<strong>Capitale italiana della Cultura</strong>” per l’anno 2025. Sono state 15 le città italiane che hanno risposto alla chiamata del Ministero della Cultura e hanno presentato la manifestazione d’interesse entro la scadenza e ora vedranno il proprio dossier di candidatura sottoposto alla valutazione di una commissione di esperti di chiara fama nella gestione dei beni culturali.</p>



<p>Entro il 15 novembre la commissione definirà la short list delle 10 città finaliste ed entro il 17 gennaio 2023 si concluderà la procedura di valutazione.</p>



<p>Alla città vincitrice sarà assegnato un contributo statale di un milione di euro, con il quale far conoscere la propria realtà, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo culturale dell’intero territorio e della comunità. Ogni città candidata presenta un progetto che cerca di interpretare sia la realtà attuale, sia il futuro che è immaginato, spesso tramite una capillare azione di ascolto del mondo della cultura, del turismo e dell’economia.</p>



<p>“<em>Sono orgoglioso che quell’intuizione della Capitale della Cultura, in questi anni, sia cresciuta di edizione in edizione dimostrando quanto la progettazione, la programmazione, la condivisione con le realtà locali sia fondamentale per lo sviluppo dei territori. È significativo notare, nelle ultime edizioni, la partecipazione di città anche di piccole dimensioni, a dimostrazione che questo riconoscimento sia diventato una grande opportunità che, come dimostrano i dati, assicura ritorni in termini di visibilità, di pubblico e, quindi, anche di turismo e occasioni di sviluppo</em>”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini.</p>



<p>Il titolo di Capitale Italiana della Cultura è stato assegnato per la prima volta alle città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena (Capitali Italiane della Cultura 2015).  Città concorrenti insieme a Matera, per la designazione della Capitale Europea della Cultura 2019, titolo assegnato al capoluogo della Basilicata.</p>



<p>L’alta qualità delle proposte convinse il Governo a conferire il titolo nazionale ed a lanciare una selezione annuale che, dal 2016, individua la città che può fregiarsi di questo <strong>prestigioso marchio</strong>.</p>



<p>Nel 2016 Mantova fu la prima vincitrice; nel 2017 Pistoia; Palermo nel 2018; Parma nel 2020. Quest’ultimo titolo fu prorogato per il 2021 a causa dello stato di emergenza determinato dalla pandemia da Covid19. L’anno in corso vede la piccola Procida come capitale. Per il 2023 il titolo sarà condiviso da Bergamo e Brescia. Sarà, infine, Pesaro a fregiarsene nel 2024.</p>



<p>Ecco l’elenco delle città che hanno presentato la domanda per il 2025, con il relativo titolo del dossier:</p>



<p>1)<strong> Agrigento</strong> – <em>Il sé, l’altro e la natura. Relazioni e trasformazioni culturali</em></p>



<p>2) <strong>Aosta</strong> – <em>Aostæ Città Plurale</em></p>



<p>3) <strong>Assisi </strong>(Perugia) – <em>Assisi. Creature e creatori</em></p>



<p>4) <strong>Asti</strong> – <em>Dove si coltiva la cultura</em></p>



<p>5) <strong>Bagnoregio</strong> (Viterbo) – <em>Essere Ponti</em></p>



<p>6) <strong>Città Metropolitana di Reggio Calabria</strong> – <em>Locride 2025. Tutta un’altra storia</em></p>



<p>7) <strong>Enna</strong> – <em>Enna 2025. Il mito nel cuore</em></p>



<p>8) <strong>Monte Sant’Angelo</strong> (Foggia) – <em>Monte Sant’Angelo 2025: un Monte in cammino</em></p>



<p>9) <strong>Orvieto </strong>(Terni) – <em>Meta meraviglia la cultura che sconfina</em></p>



<p>10) <strong>Otranto</strong> (Lecce) – <em>Otranto 2025. Mosaico di Culture</em></p>



<p>11) <strong>Peccioli</strong> (Pisa) – <em>ValdEra Ora. L’arte di vivere insieme</em></p>



<p>12)<strong> Pescina</strong> (Aquila) – <em>La cultura non spopola</em></p>



<p>13) <strong>Roccasecca</strong> (Frosinone) – <em>Vocazioni. La cultura e la ricerca della felicità</em></p>



<p>14) <strong>Spoleto</strong> (Perugia) – <em>La cultura genera energia</em></p>



<p>15) <strong>Sulmona</strong> (L’Aquila) – <em>Cultura è metamorfosi.</em></p>
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		<title>Cronache lacustri da Pergusa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 13:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di ristuccia. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia trazzera che scollinava verso le terre cerealicole erano scanditi dalla somministrazione del chinino, pena la contrazione della malaria. Potevi perfino morirvi se, inavvertitamente, cadevi dalla barca o ti avventuravi in una nuotata,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di <em>ristuccia</em>. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia <em>trazzera</em> che scollinava verso le terre cerealicole erano scanditi dalla somministrazione del chinino, pena la contrazione della malaria. Potevi perfino morirvi se, inavvertitamente, cadevi dalla barca o ti avventuravi in una nuotata, perché il suo fango di fondo era appiccicosissimo, non lasciandoti scampo. Lo incastonava, come l&#8217;anello uno smeraldo, il bacino imbrifero verdeggiante simile a un vulcano spento, da cui zampillavano falde freatiche che irrigavano gli orti e le vigne.</p>



<p>Il lago era generoso e crudele al contempo, così esso era.</p>



<p>Poi venne l&#8217;uomo delle bonifiche, appresso all&#8217;uomo delle bonifiche l&#8217;uomo dell&#8217;utopia motoristica, appresso all&#8217;uomo dell&#8217;utopia motoristica l&#8217;uomo della domenica, appresso all&#8217;uomo della domenica un&#8217;ipotesi storta di turismo residenziale pieno di rumori e odori d&#8217;olio motore e di benzina e copertoni bruciati.</p>



<p>Il vecchio e il nuovo stavano facendo a pezzi il lago. Uno vi cacciava selvaggiamente ogni forma di vita in un fuoco incrociato dalle barche e dalla riva, l&#8217;altro imbrigliava tutte le vie di accesso e le vie di fuga in un doppio anello d&#8217;asfalto. Nessuna biscia, nessuna rana, nessun colubro, nessun topo, nessun coniglio poteva più entrare o uscire. Solo qualche uccello aveva scampo, quando non era falcidiato dalle doppiette del circo venatorio. Nemmeno i corsi d&#8217;acqua potevano più alimentarlo, deviati, trafugati, rubati dagli enti gestori e dai notabili con villa e piscina.</p>



<p>Così venne il giorno che il lago cominciò a morire, il lago che era stato di Ade e Persefone ricadeva, sprofondava, prosciugava come un piccolo deserto per lo stupore attonito dei villeggianti che si dicevano incolpevoli. Era stato di certo il cambiamento climatico, qualcuno ricordava una stagione ai primi del novecento in cui anche allora scomparve, ragione per cui non c&#8217;era da preoccuparsi: cinto d&#8217;assedio, il lago sarebbe comunque ricomparso.</p>



<p>Nel mentre, un manipolo di ambientalisti brutti e cattivi iniziava a turbare le tranquille coscienze. Li avresti detti dei pirati di mare se ci fossero stati i Caraibi, ma i Caraibi non c&#8217;erano, non c&#8217;era Tortuga, a stento c&#8217;erano delle vecchie carrette, qualche megafono, i ciclostili e tante letture corruttive: c&#8217;era Conrad, c&#8217;era Thoreau, c&#8217;era Tolstoj, c&#8217;era Gandhi, c&#8217;era Francesco d&#8217;Assisi, c&#8217;era Danilo Dolci, c&#8217;era Don Milani, c&#8217;era Buddha. Al lettore non sfuggirà il nefasto esempio e la marmaglia incivile di quei cattivi maestri; gli sarà facile, dunque, comprendere a che livello di pericolosità essi si spinsero e in che considerazione di sospetto e fastidio costoro fossero visti dentro e fuori le famiglie di appartenenza. Un giorno fermarono le barche dei cacciatori che non presero più il largo; un altro giorno salvarono i cigni che morivano intossicati dal piombo che si concentrava a tonnellate sul fondo; un altro giorno ancora realizzavano a cielo aperto un museo di reperti emersi dal prosciugamento delle acque; un altro giorno ancora iniziavano a monitorare la fauna migratoria per meglio conoscerla; un altro giorno ancora edificavano un osservatorio ornitologico; un altro giorno ancora installavano delle aree attrezzate; un altro giorno ancora iniziavano la lotta biologica agli insetti nocivi; un altro giorno ancora e un altro giorno ancora e un altro giorno ancora.</p>



<p>A quel manipolo di barbarici vandali si devono oggi le più importanti leggi di tutela delle zone umide di tutta la Regione e del lago in particolare. Un corpus solido e fragile al contempo, continuamente aggredito, diminuito, malamente interpretato, in mala fede, dalle generazioni di politici e amministratori che si sono succedute da allora fino a ora.</p>



<p>Malgrado ciò il lago resiste e, come la ginestra sotto il Vesuvio in eruzione, ci regala momenti indimenticabili a dispetto della civilissima società che lo circonda e gli blatera attorno.</p>



<p>Recentemente ho saputo di un&#8217;ennesima ingiuria. Il sistema fognario che lo lambisce per smaltire le acque reflue delle belle ville e degli ameni alberghi e ristoranti che gli gravitano attorno, funziona male o non funziona per niente. Sembrerebbe che, in corrispondenza del calo delle acque causato dalla scarsa piovosità dell’ultima stagione fredda e in parte da prelievi di falda non autorizzati, il lago accolga anche inquinanti organici e chimici provenienti dalla fogna, con un ulteriore appesantimento delle sue condizioni bioecologiche. Insomma: una sorta di tortura mortale.</p>



<p>Chissà che brutta impressione darebbe questa cronachetta se, per ipotesi, passasse sulla bocca del politico di turno che tenta la scalata alle prossime elezioni? Chissà se farebbe la sua fortuna o ne decreterebbe l&#8217;inesorabile fine. I temi ambientalisti non sono più di moda da una trentina d&#8217;anni, riprenderli con forza e determinazione ti azzoppa la carriera. Fai appena in tempo a pronunciare qualche parola sensata in difesa dell&#8217;ambiente, che ti entrano a gamba tesa i guastatori che si vedono e quelli che non si vedono, con questi ultimi le trame oscure. Ma di più ti entra a gamba molle il qualunquismo delle persone perbene, della comunità locale: quella sempre pronta a dire che tutto va bene così, che fu colpa del tempo, delle congiunzioni astrali quando non del tutto degli ambientalisti brutti e cattivi di cui sopra; quella sempre pronta a lamentarsi dietro le quinte perché intimamente convinta dello scempio, ma così, domenicalmente, senza mai schierarsi con azioni pubbliche e politiche perché non si sa mai: il numero di telefono del papavero di turno potrebbe sempre servire.</p>



<p>Eppure il lago era utile, credetemi: oltre che bello, il lago era utile.</p>



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<pre class="wp-block-preformatted"><strong>Note</strong>: Elio Romano, Miti e leggende di Enna, 1962-1963, affresco, Enna, Scuola elementare S. Onofrio</pre>
</div></div>
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		<title>Appunti e consigli per futuri viaggi in Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 06:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[aidone]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante. Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo&#8230;</p>
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<p>Non so quanti di noi non abbiano mai avuto il desiderio di andare in giro per il mondo a vedere con i propri occhi luoghi raccontati da altri, a percorrere strade mai percorse con i propri piedi, e non restare seduti di fronte ad uno schermo che ti porta un mondo virtuale dentro casa, uguale per tutti, freddo e distante.</p>



<p>Chissà se qualcuno ha calcolato (a parte Verne!) quanto tempo ci vorrebbe a percorrere il mondo alla scoperta dei suoi tesori unici, per riempirsi gli occhi di bellezza, tra paesaggi e architetture; sicuramente mille vite non basterebbero! E allora? Parola d’ordine: godere di ciò che ci è vicino, facilmente raggiungibile.</p>



<p>Poco tempo fa sono andato a visitare Aidone, piccola e ridente cittadina in provincia di Enna. Qui è possibile visitare il sito archeologico di Morgantina, città greca rimasta nascosta fino al 1955. Da questo sito provengono importantissimi reperti archeologici come la Dea di Morgantina, custodita dal 2011 presso il Museo Archeologico di Aidone, restituita dopo il contenzioso fra Italia e Stati Uniti dove era esposta presso il Getty Museum a Malibù, e il Tesoro di Morgantina, anch&#8217;esso restituito.</p>



<p>Questo patrimonio dovrebbe essere una meta turistica “obbligatoria” per chi vuol conoscere la Sicilia, magari percorrendola in macchina alla scoperta di posti incantevoli. Camminando per le strade di questa tranquilla ed ordinata cittadina, respirando il profumo dei biscotti appena sfornati, pensavo alla qualità di vita dei suoi abitanti, paragonata al caos delle grandi città, tanto caotiche quanto dispersive. Il tempo sembra sospeso, riflesso sui volti della gente. Attorno alla piazza centrale i tavolini dei bar sono un invito a godere di quella tranquillità!</p>
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		<title>Il Museo del mito a Enna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2020 18:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Demetra]]></category>
		<category><![CDATA[Enna]]></category>
		<category><![CDATA[Kore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono nato su di un monte intriso di miti fondativi, e vissuto sulle rive di un lago carico di segni. Ho viaggiato molto ed oggi vivo nel ventre di un altro gigante della mitologia classica. Sin dall&#8217;infanzia ho udito molte narrazioni su Demetra e Kore, alcune dotte, ctonie, discendenti verso il centro della terra, altre più lievi, perfino maccheroniche, ascendenti verso la luce. Ma mai nessuna mi aveva colpito così&#8230;</p>
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<p>Sono nato su di un monte intriso di miti fondativi, e vissuto sulle rive di un lago carico di segni. Ho viaggiato molto ed oggi vivo nel ventre di un altro gigante della mitologia classica. Sin dall&#8217;infanzia ho udito molte narrazioni su Demetra e Kore, alcune dotte, ctonie, discendenti verso il centro della terra, altre più lievi, perfino maccheroniche, ascendenti verso la luce. Ma mai nessuna mi aveva colpito così duramente come il racconto per suoni, parole e immagini del nuovo &#8216;Museo del mito&#8217; ad Enna.</p>



<p>L&#8217;avverbio non è usato a caso né ha valore negativo, tutt&#8217;altro. Per &#8216;duramente&#8217; intendo un fortissimo impatto poetico di fronte alla bellezza di un territorio che si pensava di conoscere a fondo ma che si era sempre meditato da una prospettiva convenzionale. Qui invece tutto è aereo, vertiginoso.</p>



<p>Un museo senza oggetti e di due sole sale che museo è, vi chiederete, e perché dargli tanta importanza? Un museo senza oggetti e con due sale pirotecniche è un &#8216;grande museo&#8217;, da annoverare tra i migliori della sua generazione. La vertigine non è data solamente dall&#8217;esperienza che compi, come &#8220;al paese dei Tarahumara&#8221;, al punto che sei costretto a tenerti su di una mensola per non cadere; vertiginosi sono anche i suoni uditi, la lingua parlata, le immagini composte intorno al mito delle Dee madre e figlia nella &#8216;caverna d&#8217;antimateria&#8217; della seconda sala.</p>



<p>Se Landart e videoarte hanno significato qualcosa dagli anni &#8217;60 in avanti, l&#8217;uso che ne fanno i progettisti di questo piccolo gioiello posto al centro dell&#8217;isola è magistrale. Visitandolo, molti si concentreranno sugli aspetti ludici della tecnologia 3D nella prima sala, rimarranno con il naso all&#8217;insù nel diorama della seconda sala, come quando si chiudono le feste patronali nelle notti d&#8217;estate. Sotto il profilo museologico, già questo è un ottimo risultato. Altri potranno spingersi oltre e cogliere l&#8217;arditezza non del mezzo (fatalmente destinato all&#8217;obsolescenza tecnologica), ma del fine mitopoietico.</p>



<p>Non aggiungo altro. La peste finirà, Trittolemo avrà successo e Demetra ci ridarà le sospirate messi. Quando sarà nuovamente possibile andate a visitare la rocca come in pellegrinaggio, in espiazione entrate nell&#8217;antro e fate esperienza di questo museion come in un volo estatico. Siate sciamani con la sola forza dei sensi risvegliati e riappropriatevi per un istante del principale mito di fondazione culturale a Eleusi con nuova e potente consapevolezza.</p>



<p>Museo del mito<br>Comune di Enna<br>Rocca di Cerere, i Capannicoli<br>Realizzazione: Sarteria, Roma<br>Info e prenotazioni: museodelmito.enna@gmail.com</p>
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