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	<title>Figliuolo Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Figliuolo Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Guido Rasi: il vaccino è sicuro, non è sperimentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 11:00:00 +0000</pubDate>
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<p><strong>A che punto siamo con il virus in Italia. Possiamo dire di essere all’inizio di quella che viene definita la quarta ondata pandemica?</strong><br>Sicuramente siamo all’inizio della quarta ondata pandemica. Siamo ancora in un equilibrio relativamente buono, con la possibilità di entrare in una fase di plateau, di relativa stabilità. Ovviamente è un equilibrio estremamente fragile. I nostri comportamenti saranno fondamentali e le misure che si stanno studiando sono finalizzate a stabilizzare questa situazione molto delicata. In Europa siamo invece circondati da situazioni esplosive.</p>



<p><strong>Come mai in Europa si vivono situazioni che lei definisce più “esplosive” di quella italiana?</strong><br>Mi piacerebbe dire, in modo breve, perché siamo stati più bravi. Sicuramente abbiamo una delle percentuali di vaccinazione più alta, fatta in tempi relativamente brevi. La velocità ha un valore enorme perché riduce le possibilità del virus di circolare e infettare altre fette di popolazione. Mediamente, come comportamenti individuali, molti italiani osservano in modo automatico le raccomandazioni più comuni, come l’uso della mascherina e una corretta igiene. </p>



<p><strong>Poi abbiamo introdotto il green pass.</strong><br>Che è uno strumento controverso ma che ha un suo grande valore in termini di salute pubblica, in termini di gestione delle pandemie. In definitiva identifica una popolazione a minor rischio rispetto a una popolazione a maggior rischio e consente alla popolazione a minor rischio un grado di confidenza e di azione più ampia. E questo ha funzionato, anche indirettamente, come incentivo per le vaccinazioni. Non va sottovalutato. Noi abbiamo questo vantaggio e ce lo dobbiamo tenere stretto.</p>



<p><strong>Questi sono i punti forti. Se dovesse individuare i punti deboli nella lotta italiana al covid, quali indicherebbe?</strong><br>I due punti deboli della campagna vaccinale sono la disomogeneità per territorio e per età. La disomogeneità crea delle comunità di non vaccinati dove il virus ha grande facilità di essere mantenuto in circolo. L’altra grossa debolezza è quella di non avere fatto misure strutturali. Il primo grosso elemento di debolezza sono i trasporti pubblici. Giustamente usiamo il green pass per i treni a lunga percorrenza mentre nel quotidiano non abbiamo usato le stesse misure. </p>



<p><strong>Di chi è la responsabilità?</strong><br>Direi che le autorità locali hanno sicuramente mancato un po’ di iniziativa. Bisognava investire in personale che aiutava le persone a mantenersi a distanza. Quello che con maggiore attenzione abbiamo adottato e osservato durante la prima fase pandemica. Questo è mancato, a scuola come nei trasporti, è mancato nella gestione dei flussi.</p>



<p><strong>L’utilizzo del vaccino è stato determinante e il generale Figliuolo ha imposto un cambio di passo evidente. Stanno per arrivare anche i primi farmaci antivirali che conviveranno col vaccino?</strong><br>I farmaci antivirali sono molto benvenuti perché si uniscono al vaccino. Tradizionalmente la lotta alle malattie infettive si basa su questi due cardini: la vaccinazione per prevenire e il farmaco per curare quando la prevenzione non sia andata in porto. Teniamo conto che per motivi immunologici il 6% dei vaccinati non risponde al vaccino, spesso perché ha delle patologie sottostanti. C’è poi un declino complessivo nei sei mesi che speriamo di compensare con la terza dose. Anche i vaccinati in misura molto minore, nove volte meno degli altri, si infettano quindi avere i farmaci è fondamentale. </p>



<p><strong>Sappiamo già che efficacia hanno?</strong><br>Vedremo come performano questi farmaci che, essendo antivirali sono validi solo i primi quattro o cinque giorni, dopo non hanno più effetto, quando subentra la fase infiammatoria della malattia. Ma benvengano, insieme a un maggiore uso dei monoclonali, coi quali si sta prendendo confidenza. Avere un arsenale di armi diversificate è un grande vantaggio.</p>



<p><strong>Pe quanti anni sarà necessario effettuare regolarmente il vaccino così come succede con l’antinfluenzale?</strong><br>E’ una domanda molto impegnativa, come tutte le previsioni. Da immunologo qualche speranza sulla terza dose, che duri un po’ di più, la ho. E’ la logica del sistema immunitario: con la prima dose hai lo stampo, capisci quale anticorpo produrre; con la seconda dose ne produci in grande quantità; con la terza stabilizzi la memoria immunologica. Se anche questo virus ci consente di essere nei canoni classici di immunologia, cosa che non è detta, potremmo con la terza dose avere un po’ più di respiro. </p>



<p><strong>Si arriverà a una fase di endemizzazione di questo virus?</strong><br>Prima o poi accadrà e quindi il massimo che potrà succedere è di fare una dose ogni anno, soprattutto per le categorie fragili. C’è ancora la speranza, tra un anno o un anno e mezzo, di non sentirne più parlare. Ma è una speranza. Non ho la sfera di cristallo e qui di sfere di cristallo si parla. Non ci sono altri elementi scientifici per questo tipo di previsioni.</p>



<p><strong>Lo vediamo anche con il continuo cambio di durata del green pass.</strong><br>Mi rendo conto che è molto impopolare questo continuo cambio. Non aiuta all’accettazione delle regole, però è un dato di fatto. La diminuzione della copertura immunologica dopo sei mesi era una ipotesi ma è stata verificata solo di recente. L&#8217;attendibilità dei tamponi antigenici, ormai eseguiti anche da tanti operatori non addestrati a farlo, è scesa intorno al 60% e se ne sta prendendo atto adesso. Necessariamente i pochi strumenti che abbiamo dobbiamo utilizzarli adattandoli alla realtà.</p>



<p><strong>Lei è stato il direttore di EMA. Alle agenzie c’è chi rimprovera che sono state tralasciate le certificazione per farmaci che curano altri tipi di malattie per concentrarsi sui vaccini per il covid. E&#8217; così?</strong><br>E’ vero solo in parte. Non ci sono grandi ritardi. Io posso parlare per l’EMA, dove è stata organizzata una task force imponente per quanto riguarda il covid con persone esperte in virologia e malattie infettive. Gli oncologi ad esempio hanno continuato a lavorare nei tavoli dell’oncologia. I comitati decisionali sono stati un po’ ingolfati dal covid? Sicuramente si ma non è lì il grosso ritardo. Purtroppo il grosso ritardo non è nelle agenzie regolatrici ma negli ospedali che hanno dovuto riconvertirsi e dedicare tutte le energie al Covid.</p>



<p><strong>Molti cittadini scettici chiedono: come si è arrivati in pochi mesi ad avere il vaccino contro il covid quando generalmente ci vogliono anni per ottenere questi risultati?</strong><br>E’ uno dei dubbi ricorrenti che poi si completa con la frase: &#8220;è ancora sperimentale&#8221;. La risposta è molto semplice. C’è stato uno spiegamento di forze intellettuali, scientifiche ed economiche massivo. La sperimentazione è stata rapida. Faccio l’esempio dell’Ebola. Per l’Ebola ci sono voluti cinque anni perché nel momento in cui doveva esser fatta la sperimentazione sulle persone finiva l’outbreak pandemico. Quindi per arruolare tremila persone per l’Ebola ci sono voluti cinque anni, perché non c’erano &#8211; fortunatamente &#8211; sufficienti malati. Qui questo problema non c’è stato. In tre, quattro settimane si son potuti arruolare quarantamila pazienti. </p>



<p><strong>Quanto serve mediamente per un vaccino?</strong><br>Un vaccino medio viene approvato con cinque/seimila pazienti. Col covid si è trovata la disponibulità di quarantamila persone in poche settimane perché il virus c’era, l’esposizione c’era, i malati c’erano. Quindi il primo fattore è stato la riduzione da cinque anni a tre settimane per disponibilità del materiale &#8211; mi spiace usare così il temine &#8211; umano.</p>



<p><strong>Secondo motivo?</strong><br>Quindici miliardi messi ad aprile su un consorzio di 120 ditte che condividevano i brevetti. Sequenza del virus a disposizione di 120 potenziali produttori in sette giorni. Con l’Ebola ci sono voluti 12 anni. Questi sono le cose che hanno fatto la differenza. La tecnologia a mRNA, in studio da vent’anni, già approvata dall’EMA, prima al mondo, per un tumore, quindi già sperimentata sull’uomo, ha avuto la forza economica per poter essere messa a sistema. </p>



<p><strong>Altra accusa è che il vaccino è ancora sperimentale.</strong><br>Le tre classiche fasi sperimentali sono state completate, quindi non è sperimentale il vaccino. Uno dei tre pilastri dell’approvazione è la qualità. E’ stato imposto fino al 2023 di continuare a certificare la qualità perché sappiamo che per un farmaco nuovo la stabilità non è un dato scontato, soprattutto quando si continua ad aprire nuovi stabilimenti e a riprodurre lo stesso sistema dove non c’è stata esperienza. Fino al 2023 è la qualità che deve essere continuamente certificata. Altre due condizioni sono state imposte.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>L’obbligo di continuare la sperimentazione su altre popolazioni, segnatamente le fasce di età dai 18 ai 12 anni e dagli 11 ai 5. Sperimentazioni che eticamente avvengono di solito dopo una certa esperienza sugli adulti. L’altra condizione, ancora più importante, è la stabilità del prodotto, soprattutto per quelli a mRNA. Si ricorda che all’inizio si conservavano solo a meno settanta gradi, adesso sono stati stabilizzati un po’ di più. Come EMA abbiamo imposto di continuare le prove di stabilità sino al 2023 per provare a consegnarli e distribuirli rapidamente nei posti più remoti del mondo dove non sono garantite le condizioni che abbiamo in Europa per la stabilità della sostanza. Queste sono le tre condizioni e nulla hanno a che fare con la sperimentazione. E’ un tema che viene usato in buona fede, e in non buona fede, per dire che è ancora sperimentale. Non è sperimentale.</p>



<p><strong>Per i più giovani l’EMA dovrebbe dare l’autorizzazione a breve. Qual è la situazione?</strong><br>L’EMA dovrebbe dare l’autorizzazione entro lunedì 29 novembre. E’ già importante avere un vaccino disponibile, alla dose giusta, che ha dato nelle prove sperimentali ottimi risultati, sia di efficacia che di sicurezza. Sarà l’AIFA a decidere sull’uso del vaccino su questa popolazione ma io sono convinto che l’ultima parola spetterà ai pediatri, che monitorizzano negli ospedali e sanno cosa vedono. Sappiamo già che il 20/25% di tutti gli infettati in questo momento in Italia sono in quella fascia di età. </p>



<p><strong>Sembra tantissimo.</strong><br>Per questo direi che hanno titolo a parlare le agenzie regolatorie per quanto riguarda efficacia e sicurezza, i pediatri per quanto riguarda l’opportunità di vaccinare in massa o singole sottopopolazioni di pazienti pediatrici che abbiano particolare rischio per gli effetti del covid. Ricordo che nel bambino già si è visto qualcosa che può essere assimilabile al long covid nell’adulto. Non sappiamo se i danni del long covid del bambino saranno permanenti o solo molto prolungati. Con questo dubbio, se toccasse a me decidere, mio figlio lo vaccinerei.</p>



<p><strong>Se toccasse a lei decidere se rendere il vaccino obbligatorio?</strong><br>Prima di renderlo obbligatorio di massa dai 5 agli 11 anni vorrei vedere i dati pediatrici. La società italiana di pediatria si è espressa già a favore. Si è riservata di vedere quali sono i termini autorizzativi, qual è il beneficio/rischio che dichiarerà l’agenzia regolatoria. Se l’agenzia regolatoria si regolasse così e se le società di pediatria dicono questo io lo renderei obbligatorio.</p>



<p><strong>Per il resto della popolazione? Renderlo obbligatorio?</strong><br>Tendenzialmente si. Mi rendo conto della difficile implementabilità e quindi pragmaticamente direi: obbligatorietà a tutte quelle popolazioni che costituiscono un reale rischio di circolazione e mi riferisco a dipendenti pubblici e forze dell’ordine. Poi tutte le popolazioni che sono a stretto contatto stretto col pubblico: da chi sta alle casse dei supermercati al personale di trasporto. Per tutte queste persone sicuramente ci vuole l’obbligo. </p>



<p><strong>Il suo parere?</strong><br>Personalmente io sono favorevole all’obbligo ma non sono un giurista, non so quali problemi pone e siccome mi sembra che l’obbligo ragionato, per categorie a oggettivo maggiore rischio stia funzionando, ritengo che sia una buona via da perseguire.</p>



<p><strong>In che tempi potranno essere sviluppati quei programmi che puntano a portare i vaccini nei paesi economicamente meno forti?</strong><br>E’ fondamentale che tutti questi programmi siano sempre più sviluppati. Inutile ripetere quanto è importante la vaccinazione globale per avere anche effetti locali. Il problema dei vaccini nei paesi che sono indietro con la vaccinazione non è solo un problema di dosi, non è solo la conservazione, per risolvere la quale dovrebbero arrivare i vaccini proteici, a più facile distribuibilità e conservazione.</p>



<p><strong>Qual è allora?</strong><br>Uno dei problemi più grossi è la distribuzione sul territorio. Servono interventi importanti dei governi locali e dell’ONU, che dovrebbero organizzare programmi di distribuzione e sensibilizzazione. Ci sono interi paesi dove le religioni locali e meno locali sono il vero ostacolo.</p>



<p><strong>Cosa ci dice sulla proposta di liberalizzare il brevetto?</strong><br>E’ una stupidaggine pensare che la liberalizzazione del brevetto dia la possibilità di produrre vaccini in tutto il mondo. Il trasferimento di tecnologie così complesse e articolate non è semplicemente rilasciare il brevetto ma fare il trasferimento tecnologico, mettere su impianti della sofisticatezza adeguata a produrre un prodotto complesso. Bisognerebbe fare dei ragionamenti un po’ meno populistici e più seri, con programmi articolati. Covax è un buon programma; Cepi è un altro buon programma. Però ci vuole l’autorità mondiale, che è l’OMS, che li metta insieme e inizi a mettere i governi interessati al tavolo per far si che le risorse che vengono distribuite non siano carità ma progetti organici ed efficaci.</p>



<p><strong>Lei crede che la vaccinazione potrà procedere anche senza lo stato di emergenza?</strong><br>Non sono un giurista quindi parlo di stato di emergenza in termini di salute pubblica. Lo stato di emergenza dipende dalla capienza delle strutture sanitarie e dalla possibilità che queste non diventino ostacolo a creare altre emergenze su altre patologie che sono rimaste indietro di quasi due anni. Questa per me, da persona della salute, è l’emergenza. Sono i numeri che la detteranno. La vaccinazione sta seguendo il suo corso: chi ha fatto due dosi secondo me è propenso a fare anche la terza. Non credo che sia la vaccinazione ad aver bisogno di stati di emergenza. Credo sia lo stato complessivo in cui esce la sanità pubblica se il virus continuerà a girare e se le varianti si riveleranno particolarmente ostiche.</p>



<p><strong>Qual è secondo lei lo zoccolo duro che non si riuscirà a scalfire, qual è l’obiettivo che realisticamente possiamo porci e quali sono le azioni che avete in animo di mettere in campo per raggiungere il limite massimo che potrà essere perseguito con la vaccinazione?</strong><br>Secondo un recente sondaggio il vero zoccolo duro non è più del 7%, quindi ne mancherebbe un altro 5/6% per raggiungere quel livello. Una buona notizia. Le nuove vaccinazioni hanno ripreso ad essere sopra le diecimila al giorno da una settimana circa. Questo vuol dire che si possono avere in un mese circa trecentomila nuovi vaccinati. Infatti quei 7,5 milioni sono già scesi a 6,7 milioni. C’è quindi un lento e continuo reclutamento di persone che avevano esitato. </p>



<p><strong>Dove si è inceppata la macchina sinora?</strong><br>Io credo che non si sia giocata bene, più a livello locale che a livello commissariale, la carta dei medici di famiglia. I medici di famiglia sono il fattore dirimente. Una iniziativa in atto, che io condivido, è di valutare le percentuali di vaccinazione per medico di famiglia, in modo da intercettare anche i medici no-vax. Su quelli sarei dell’idea di fare un’azione molto più perentoria. Ci sono dei medici che hanno scoraggiato i loro pazienti e i numeri cominciano a essere molto evidenti. Lì forse c’è un’area di intervento, portando i pazienti a contatto con medici più informati, che hanno studiato un po’ meglio durante il loro corso di laurea.</p>



<p><strong>Professore, le voglio esporre un caso personale che penso coinvolga centinaia di migliaia di italiani. Io potrei fare la terza dose ma lavorando a Roma ed avendo la residenza in altra regione, o aspetto di rientrare nella mia città o sono obbligato a scegliere un medico provvisorio nel Lazio. Non le sembra un intoppo burocratico senza senso?</strong><br>E’ assurdo. E’ assolutamente assurdo. Il problema c’è, lo risolvemmo nella prima ondata con gli hub dove chiunque, anche di passaggio, poteva vaccinarsi per poi essere registrato. Lei mi ha chiesto prima delle debolezze del sistema. Questa è una: non c’è un’anagrafe vaccinale nazionale, nonostante io avessi chiesto, nel 2019, a tutti i governi, incluso quello italiano, di preparare le anagrafi vaccinali nazionali. Non è stato fatto. Lei è una delle vittime di questa debolezza che abbiamo.</p>



<p>Guido Rasi, immunologo, è consulente scientifico del commissario Figliuolo. Ex direttore dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, è direttore scientifico di Consulcesi.</p>
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		<title>I furbetti del vaccino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 07:15:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno&#8230;</p>
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<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno gli altri.</p>



<p>Scopriamo così che ad oggi ci sono 2,4 milioni di ultra sessantenni che non hanno ancora ricevuto neppure la prima dose del vaccino. E non perché manchino le dosi o perché la macchina della Protezione civile sia inceppata. Tutt’altro, la svolta imposta dal Generale Figliuolo è sotto gli occhi di tutti. Il problema è che non si vogliono vaccinare, nella convinzione che non ci sia più pericolo grazie all’immunità di gregge, quella soglia che dovrebbe coprire e garantire soltanto una percentuale minima di cittadini, impossibilitati per altre patologie a vaccinarsi.</p>



<p>Il problema ha origini antiche e radici profonde. Grande responsabilità è in capo alla cattiva comunicazione del passato governo ma anche alla confusione creata da tutti coloro che hanno diffuso a piene mani, in tv e sui social, le assurde teorie dei no vax, spacciandole per libertà.</p>



<p>Cos’è la libertà. Sicuramente non lo è quel comportamento che induce a mettere a rischio la vita degli altri. Non lo è la diffusione di astruse teorie contro la scienza e la tecnologia. Soprattutto a opera di medici e politici. Non lo è la certezza di mettere in pericolo ogni sforzo messo in campo dallo Stato e dalle Istituzioni internazionali per proteggere la società dalla più grave pandemia degli ultimi cento anni.</p>



<p>Se non vi volete vaccinare e non fate parte delle categorie esonerate per ragioni sanitarie, non vaccinatevi ma chiudetevi in casa per cortesia. Cenate a casa e non nei ristoranti che io ho il diritto di frequentare; vedete le partite in tv e non allo stadio o al palazzetto, dove io ho il diritto di stare; andate in vacanza con la vostra macchinetta e non con l’aereo o il treno che io ho il diritto di prendere; state nella vostra casetta in campagna o al mare, non nei luoghi che io, doppiamente vaccinato, ho il sacrosanto diritto di vivere.</p>



<p>Questa è la libertà in uno stato democratico e liberale e non il diritto ognuno di fare come gli piace e pare, in barba alle più elementari regole del vivere civile. Pensate, senza averne l’esigenza, di voler approfittare dell’immunità di gregge, per timore che vi diventino le orecchie come Hulk? Aspettate la modificazione genetica nel vostro comodo salotto di casa non tra le vie del mio Paese, libero perché razionale e solidale.</p>



<p>Bene ha fatto Macron a prendere l’iniziativa e a imporsi come esempio per il resto dell’Europa. La Francia in 48 ore ha già registrato due milioni di nuove prenotazioni. Male fa il governo italiano a prendere tempo, ad attendere non sappiamo chi, non immaginiamo cosa prima di seguire la stessa via.</p>



<p>I festeggiamenti per la vittoria dell’Italia agli europei costituiranno la goccia che farà traboccare il vaso. Un atteggiamento di grande irresponsabilità dei cittadini, dei giocatori, della Federazione e delle Istituzioni &#8211; tutte &#8211; addette all’ordine pubblico e alla salvaguardia della sanità. Era davvero necessario, ad esempio, organizzare due feste: una al Quirinale e una a Palazzo Chigi? Non sarebbe male se, per una volta, venisse indicato chi ha consentito alla Nazionale di utilizzare il pullman scoperto.</p>



<p>Presidente Draghi, commissario Generale Figliuolo, siete stati scelti per assumere decisioni impopolari ma necessarie per il bene del Paese, per comunicare in modo chiaro, senza tentennamenti né concessioni alla demagogia.</p>



<p>Nei prossimi giorni la situazione non potrà non peggiorare. Sta succedendo in altri paesi europei, capiterà anche in Italia. Arriveranno probabilmente nuove restrizioni. Già agosto sarà un mese che, a meno di cambiamenti nei criteri di restrizione, vedrà diverse regioni passare in fascia gialla.</p>



<p>Oggi non mancano più i vaccini, fortunatamente. Cosa aspettiamo a rendere la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario, per i professori e gli alunni? Vogliamo avviare il terzo anno scolastico in DAD per perdere definitivamente una generazione di giovani? Non bastano i risultati dei test INVALSI, soprattutto al sud e tra le categorie più disagiate, per correre ai ripari?</p>



<p>Abbiamo già fallito il tracciamento tramite la app Immuni. Proviamo a non sprecare il vantaggio del green pass. Se non vogliamo o possiamo prevedere alcuni obblighi, imponiamo almeno le premialità. Solo chi è doppiamente vaccinato potrà partecipare alla gran parte delle attività di comunità. Solo così verrà trasmessa l’importanza del vaccino, che impedisce la diffusione della malattia senza un proporzionale aumento dei ricoveri e dei decessi.</p>



<p>Ci si assuma la responsabilità di dire che non siamo ancora fuori dalla pandemia, che ci attendono ancora mesi difficili e che solo il coraggio e la disciplina, non la paura è l’arroganza, potranno consentirci di gestire il colpo di coda di questa pandemia, che ha sconvolto le abitudini della popolazione mondiale.</p>
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		<title>I vaccini di Figliuolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 19:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza delle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Curcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fanfani]]></category>
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		<category><![CDATA[Protezione Civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una costante nella storia calabrese: per capire come è fatta la Calabria e i suoi abitanti è oltremodo utile guardare a ciò che accade quando personalità eminenti vengono in visita per qualsivoglia esigenza. L’altro giorno sono approdati in suolo calabro, il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid19 e Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile. Il generale Figliuolo, per il suo alto e prestigioso curriculum, ha certamente&#8230;</p>
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<p>C’è una costante nella storia calabrese: per capire come è fatta la Calabria e i suoi abitanti è oltremodo utile guardare a ciò che accade quando personalità eminenti vengono in visita per qualsivoglia esigenza.</p>



<p>L’altro giorno sono approdati in suolo calabro, il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid19 e Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.</p>



<p>Il generale Figliuolo, per il suo alto e prestigioso curriculum, ha certamente l’arte di saper conoscere uomini e cose. Tenendosi alla larga da impiccioni e giornalisti, ha detto la sua: “Ci stiamo organizzando bene per gli hub vaccinali, ma sono già contento per come si muove la Calabria, ieri ha somministrato 7.000 dosi, in linea con il piano vaccinale”.</p>



<p>Più ottimista ancora Fabrizio Curcio: “La Calabria è in fase di regolare inserimento delle richieste del sistema di prenotazione definito con Poste, è la prima regione che si è messa in rete e i problemi si stanno risolvendo”.</p>



<p>Abbiamo provato a soffermarci su queste espressioni e la prima cosa che ci viene da dire è un ringraziamento, davvero a tutti. Poi, però, ci si sono palesati alcuni dubbi.</p>



<p>“Ci stiamo organizzando” risulta espressione aperta. A noi richiama un tempo non definito che, alle nostre latitudini, equivale a qualcosa di “non si sa fino a quando”. Né ci ha confortato il Commissario Curcio che a tal proposito ha aggiunto: “Stiamo mettendo insieme le valutazioni della politica nazionale con le esigenze del territorio. La Conferenza delle Regioni ha dato l’ok a un documento congiunto che fornisce indicazioni utili per la costituzione di hub con condizioni particolari. Dobbiamo trasmettere un lavoro di insieme”.</p>



<p>Abbiamo capito bene che se questi hub verranno, ci vorrà un tempo che non è da qui al più presto e forse tutto avverrà sul tardi? Speriamo di no.</p>



<p>“… ma sono già contento per come si muove la Calabria…”. Della contentezza del Generale siamo contenti anche noi.</p>



<p>“… ieri (la Calabria) ha somministrato 7.000 dosi”. Qui c’è sorto un dubbio atroce, ma non per le parole del Generale. Per un altro motivo. I calabresi siamo un tantino bugiardelli. Quando ci mostriamo all’esterno desideriamo spericolatamente fare bella figura. E il generale Figliuolo che è nato a Potenza qualcosa dovrebbe pur sapere.</p>



<p>Fra l’altro abbiamo un precedente storico finito nella letteratura politica: “le vacche di Fanfani”. Cosa sono? Per i più giovani: sono quelle vacche trasportate dalla località silana (dove Fanfani le aveva potute ammirare) nell’altra dove il Presidente si sarebbe affacciato. Per dare prova al Presidente del Consiglio quanta ricchezza aveva prodotto l’Opera Sila, un carrozzone spendaccione e pelandrone. Fanfani sgamò l’incauta manovra e per premio spedì a casa un po’ di gente.</p>



<p>Generale Figliuolo, perdoni la nostra impertinenza: le rincrescerebbe controllare di persona quella cifra e accostarla a quella dei giorni precedenti e seguenti? </p>



<p>Per un motivo elementare: serve dare una risposta a noi che soffriamo per l’eccessiva divaricazione che viviamo tra ordinario e straordinario, tra quello che sappiamo fare sotto gli occhi di un vigilante e quello che invece facciamo sotto gli occhi dei cittadini che vigilanti non siamo quasi per niente e della stessa stoffa dei capi certamente sì ogni qualvolta viene il nostro turno. Che sempre ci lamentiamo quando parliamo tra noi e poco sinceri quando ci troviamo in presenza dei governanti.</p>



<p>Del resto la Calabria, così com’è non l’abbiamo raccontata mai, neanche a Roma, neanche in Parlamento. Le “vacche di Fanfani” è un’etichetta che storicamente ce la portiamo al bavero della giacca. Fanfani, quella volta, ce la strappò, forse perché gliene aveva parlato il nonno materno che, appunto, era calabrese.</p>



<p>Stesso invito al Commissario Curcio: essere “la prima regione” che si è messa in rete ci lusinga oltremodo, costituirebbe il primo primato (oltre alle bellezze di mare e monti, sempre decantato) virtuoso per noi che sempre al primo testardamente ci piazziamo quando cambia il titolo della classifica.</p>



<p>Generale Figliuolo e Commissario Curcio, per favore, fateci sognare. Se trovate uno scampolo di tempo, dateci conferma che le cose stanno proprio così come avete dichiarato. E non perché manchiamo di fiducia in voi. E’ solo perché, prima del vostro arrivo e un po’ anche dopo, scarseggia quella che nutriamo in noi stessi.</p>



<p>about:blankCambia tipo o stile del bloccoCambia l&#8217;allineamento del testoAggiungi titoloI vaccini di Figliuolo</p>



<p id="block-db579bf6-b09c-4fe5-8eb8-c5166afd8cf6">C’è una costante nella storia calabrese: per capire come è fatta la Calabria e i suoi abitanti è oltremodo utile guardare a ciò che accade quando personalità eminenti vengono in visita per qualsivoglia esigenza.</p>



<p id="block-5c1e44cd-3d16-496b-b093-520cd73815a6">L’altro giorno sono approdati in suolo calabro, il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid19 e Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.</p>



<p id="block-435cc991-94a7-40a0-8917-2dc8364731d2">Il generale Figliuolo, per il suo alto e prestigioso curriculum, ha certamente l’arte di saper conoscere uomini e cose. Tenendosi alla larga da impiccioni e giornalisti, ha detto la sua: “Ci stiamo organizzando bene per gli hub vaccinali, ma sono già contento per come si muove la Calabria, ieri ha somministrato 7.000 dosi, in linea con il piano vaccinale”.</p>



<p id="block-4dbb146b-3899-451e-856f-9c07e97944d5">Più ottimista ancora Fabrizio Curcio: “La Calabria è in fase di regolare inserimento delle richieste del sistema di prenotazione definito con Poste, è la prima regione che si è messa in rete e i problemi si stanno risolvendo”.</p>



<p id="block-7d8ff511-f9ea-4a96-87aa-d6b09ea0e56c">Abbiamo provato a soffermarci su queste espressioni e la prima cosa che ci viene da dire è un ringraziamento, davvero a tutti. Poi, però, ci si sono palesati alcuni dubbi.</p>



<p id="block-0e459392-6a5a-4aea-a450-4ce52e8cde89">“Ci stiamo organizzando” risulta espressione aperta. A noi richiama un tempo non definito che, alle nostre latitudini, equivale a qualcosa di “non si sa fino a quando”. Né ci ha confortato il Commissario Curcio che a tal proposito ha aggiunto: “Stiamo mettendo insieme le valutazioni della politica nazionale con le esigenze del territorio. La Conferenza delle Regioni ha dato l’ok a un documento congiunto che fornisce indicazioni utili per la costituzione di hub con condizioni particolari. Dobbiamo trasmettere un lavoro di insieme”.</p>



<p id="block-f1cfcf8b-8311-40ac-9f20-42acdc7779dd">Abbiamo capito bene che se questi hub verranno, ci vorrà un tempo che non è da qui al più presto e forse tutto avverrà sul tardi? Speriamo di no.</p>



<p id="block-6ebd7b3c-96b9-400c-9dbc-6a5aae422757">“… ma sono già contento per come si muove la Calabria…”. Della contentezza del Generale siamo contenti anche noi.</p>



<p id="block-e0e6dca2-92ab-4184-ba43-9279fc34a18b">“… ieri (la Calabria) ha somministrato 7.000 dosi”. Qui c’è sorto un dubbio atroce, ma non per le parole del Generale. Per un altro motivo. I calabresi siamo un tantino bugiardelli. Quando ci mostriamo all’esterno desideriamo spericolatamente fare bella figura. E il generale Figliuolo che è nato a Potenza qualcosa dovrebbe pur sapere.</p>



<p id="block-c047f7d8-bb06-429e-a189-b2621d3d35ad">Fra l’altro abbiamo un precedente storico finito nella letteratura politica: “le vacche di Fanfani”. Cosa sono? Per i più giovani: sono quelle vacche trasportate dalla località silana (dove Fanfani le aveva potute ammirare) nell’altra dove il Presidente si sarebbe affacciato. Per dare prova al Presidente del Consiglio quanta ricchezza aveva prodotto l’Opera Sila, un carrozzone spendaccione e pelandrone. Fanfani sgamò l’incauta manovra e per premio spedì a casa un po’ di gente.</p>



<p id="block-ae2f6854-2391-4aff-9f60-b71ab93d8751">Generale Figliuolo, perdoni la nostra impertinenza: le rincrescerebbe controllare di persona quella cifra e accostarla a quella dei giorni precedenti e seguenti?</p>



<p id="block-48f97777-cf99-410a-a678-2f83aa7f6b08">Per un motivo elementare: serve dare una risposta a noi che soffriamo per l’eccessiva divaricazione che viviamo tra ordinario e straordinario, tra quello che sappiamo fare sotto gli occhi di un vigilante e quello che invece facciamo sotto gli occhi dei cittadini che vigilanti non siamo quasi per niente e della stessa stoffa dei capi certamente sì ogni qualvolta viene il nostro turno. Che sempre ci lamentiamo quando parliamo tra noi e poco sinceri quando ci troviamo in presenza dei governanti.</p>



<p id="block-808ef441-427f-400f-b218-0ec29a04a0bb">Del resto la Calabria, così com’è non l’abbiamo raccontata mai, neanche a Roma, neanche in Parlamento. Le “vacche di Fanfani” è un’etichetta che storicamente ce la portiamo al bavero della giacca. Fanfani, quella volta, ce la strappò, forse perché gliene aveva parlato il nonno materno che, appunto, era calabrese.</p>



<p id="block-58b34180-8297-4cdb-a6ae-1fa74a878fde">Stesso invito al Commissario Curcio: essere “la prima regione” che si è messa in rete ci lusinga oltremodo, costituirebbe il primo primato (oltre alle bellezze di mare e monti, sempre decantato) virtuoso per noi che sempre al primo testardamente ci piazziamo quando cambia il titolo della classifica.</p>



<p id="block-c5807f2d-dd1b-47b7-bca7-8d30aa4c195f">Generale Figliuolo e Commissario Curcio, per favore, fateci sognare. Se trovate uno scampolo di tempo, dateci conferma che le cose stanno proprio così come avete dichiarato. E non perché manchiamo di fiducia in voi. E’ solo perché, prima del vostro arrivo e un po’ anche dopo, scarseggia quella che nutriamo in noi stessi.</p>



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<p>Mar 31, 2021 ⋅ Generale Figliuolo e Commissario Curcio, per favore, fateci sognare. Se trovate uno scampolo di tempo, dateci conferma che le cose stanno proprio così &#8230;Titolo SEOTitolo Pagina Separatore Titolo del sito Titolo del sitoTitoloCategoria primariaSeparatoreSlug</p>
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