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	<title>film Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>film Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Omaggio a Monica Vitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lupo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 15:18:51 +0000</pubDate>
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		<title>Sul Martin Eden cinematografico di Pietro Marcello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 23:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di recente ho visto il Martin Eden filmico di Pietro Marcello (Italia-Francia 2019, 129&#8242;). Mi ha colpito a tal punto da voler scollinare e scrivere di cinema e letteratura, io che posso dirmi al più un dilettante. Da questa piccola eresia il lettore trarrà le conclusioni che vuole, considerando il mio contributo un indebito arbitrio, oppure cogliendo in esso la grazia ingenua dell&#8217;occhio primitivo che legge e osserva. Per commentare&#8230;</p>
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<p>Di recente ho visto il <em>Martin Eden </em>filmico di Pietro Marcello (Italia-Francia 2019, 129&#8242;). Mi ha colpito a tal punto da voler scollinare e scrivere di cinema e letteratura, io che posso dirmi al più un dilettante. Da questa piccola eresia il lettore trarrà le conclusioni che vuole, considerando il mio contributo un indebito arbitrio, oppure cogliendo in esso la grazia ingenua dell&#8217;occhio primitivo che legge e osserva.</p>



<p>Per commentare un film di tale levatura, tratto da un romanzo di immensa fortuna storico-critica, bisognava tornare all&#8217;edizione originale (Jack London 1908-1909) e alla violenta bellezza di ogni sua pagina. Solo così sarebbe stato possibile comprendere il traslato scelto dal regista: violenza su violenza, bellezza sulla bellezza e la strada, a Napoli negli anni settanta come nella S. Francisco d&#8217;inizio secolo.</p>



<p>Dal punto di vista narrativo pellicola e libro corrono lungamente su binari paralleli, ma splendida è la scelta di fare transitare l&#8217;acculturazione di Martin per la lingua partenopea, l&#8217;unica che poteva reggere il confronto con l&#8217;originario slang portuale che il protagonista parla sin dalla nascita e che rappresenta il primo suo limite esistenziale.</p>



<p>Gli sceneggiatori Maurizio Braucci (<em>Gomorra</em> di Garrone, 2008, per intenderci) e lo stesso Marcello calano l&#8217;asso linguistico su una intavolatura filmica che dialoga con Mario Martone di <em>Morte di un matematico napoletano </em>(1992) e, più alla lontana, con il recente <em>È stata la mano di Dio</em> di Sorrentino (2021). </p>



<p>Sarà perché il ruolo di Russ Brissenden viene assunto da Carlo Cecchi, che allora incarnava Renato Caccioppoli, trasferendo al personaggio edeniano tutta la sua carica poetica di flaneur baudeleriano per le vie, i vicoli e i salotti partenopei, e un medesimo lucido disprezzo per il post modernismo. Sarà perché il processo di agnizione nel protagonista passa anche qui per il lento scivolare verso un nichilismo asfittico, come unica soluzione al percorso di conoscenza attraverso la vita e lo studio che gli è dato sperimentare, quel sapere di non poter più sapere che chiude libro e film con laconico stoicismo.</p>



<p>Gli autori però vi aggiungono un ingrediente che nell&#8217;originale letterario non c&#8217;era e che deve essere considerato, ancora una volta, squisitamente partenopeo. Martin Eden assorbe la teoria evoluzionistica di Herbert Spencer attraverso la lettura, è vero, ma di più e maggiormente per il tramite della città. Chi è stato a Napoli nel periodo duro delle lotte universitarie e sindacali degli anni settanta e ottanta può capire meglio il clima irredimibile che vi si respirava.</p>



<p>Quando ci sono arrivato io nel 1984, il centro storico, appena devastato dal terremoto irpino e dal bradisismo di Pozzuoli, era in mano ai camorristi e agli universitari. Quando si usciva la sera si andava quasi esclusivamente al Diamond dogs o al Riot o al Tienamment, dove urlava il sound arrabbiato dei primi gruppi punk e underground. Dentro quei locali lisergici stavamo tutti: operai, studenti, musicisti, attori, poeti, spacciatori, tossici, <em>uappi</em>; schiere di giovani che dividevano i loro giorni tra estenuanti discussioni politiche, torbide trame e amori tossici, sotto una coltre poetica altrimenti impossibile da spiegare.</p>



<p>Eppure, dal vasto catalogo musicale di quegli anni, Marcello seleziona un melodico profondamente anomalo e dissacratore come Daniele Pace degli Squallor, gruppo cult della canzone goliardica partenopea. A lui e a Teresa De Sio spettano i camei, mentre il tessimento sonoro del film è affidato agli ex 99 Posse Marco Messina e Sasha Ricci.</p>



<p>L&#8217;individualismo di Martin Eden che si scontra con i movimenti proletari e sindacali nel libro, non contemplava però, non poteva storicamente contemplare, l&#8217;altra faccia della contemporaneità partenopea. Una faccia che avevamo letto e visto nella Napoli &#8216;aperta&#8217; de <em>La pelle </em>in Malaparte-Cavani e che ritorna nell&#8217;ultima scena prima della morte del protagonista: il fascismo violento e occulto che nel capoluogo campano tesseva le fila del fallimento d&#8217;ogni concreto avanzare della società civile. </p>



<p>Qualcosa che Elena Ferrante ben ci spiega ne <em>L&#8217;amica geniale </em>(2011-2014), romanzo e sceneggiato televisivo (Saverio Costanzo-Alice Rohrwacher, dal 2018) che a mio avviso ben rappresenta il trait d&#8217;union generazionale degli autori e delle opere qui impropriamente descritti.</p>
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		<title>Se una sera un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&#160;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se&#8230;</p>
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<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&nbsp;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se non bastano ci sono altre emittenti con altrettanti filmetti. </p>



<p>Lo schema che cerco è quello del romanzo rosa che ha segnato il mio passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. Lei o lui tornano al paese di origine, ritrovano o trovano l&#8217;amore, superano qualche contrasto (un&#8217;altra lei o lui, un equivoco, un segreto da confessare), ma alla fine è un lieto fine. L&#8217;ambientazione varia di pochi dettagli, relativa ad un tempo non ben definito, si può arricchire di ville e tenute e cavalli e panorami mozzafiato. (Lei sempre in twin set e filo di perle, dice la mia compagna di banco e di gusti). </p>



<p>Se è tratto da un romanzo di Rosamunde Pilcher sono letteralmente, come la protagonista, a cavallo. Ma anche Inga Lindstrom non è male. Spesso riesco a coinvolgere Francesca che dopo cena mi fa un po&#8217; compagnia guardando il telefonino e raramente lo schermo. &#8220;Tanto so che succede&#8221;.</p>



<p>Questo fino al &#8220;liberi tutti&#8221; che mi ha spinto a solidarizzare, pur con qualche perplessità, con quelli che non ne potevano più delle restrizioni, delle chiusure, di un modo di vivere anacronistico. Mi sono detta: come ho seguito le disposizioni restrittive ora seguirò le aperture. Diciamo che il mio è stato un cambiamento concettuale, non logistico e ha riguardato anche la serata televisiva. La svolta è avvenuta quando Francesca e famiglia hanno ripreso ad andare a cena fuori.</p>



<p>Ho consultato il sito dei palinsesti televisivi:&nbsp;thriller no, fantascienza meno che meno, violenza generica da escludere, film d&#8217;autore, visti e rivisti. Ho cambiato telecomando e sono passata a Netflix e simili. Prima di intraprendere la, so già&nbsp;faticosa, ricerca mi sono procurata qualcosa da bere. Niente tisane soporifere o tè delicati. &#8220;Tutti liberi&#8221; anche dalle abitudini, dal ciarpame di rituali che sanno di chiuso e di solitudine. In frigo c&#8217;è una lattina dimenticata da Giorgia di tè frizzante. Sì, fatto con acqua frizzante e molto zucchero e naturalmente infuso scadente (Orrore avrei detto in altri limitati tempi). Ora è proprio quello che ci vuole.</p>



<p>Cercare un film su queste piattaforme è come cercare il classico ago nel pagliaio: ultime uscite, i più visti, i film del momento, i vari generi, dalla commedia al dramma, dagli italiani agli americani, dai recenti ai vecchissimi, dai moderni agli storici e così via per tutte le classificazioni possibili e immaginabili. Dopo un&#8217;ora di ricerca e dopo essermi resa conto che gira gira mi venivano proposti sempre gli stessi titoli, ho optato per &#8220;una storia sul divario generazionale, commedia drammatica, candidato Oscar, premiato ripetutamente: Vi presento Toni Erdmann&#8221;. Non direte che rispetto a Rosamunde Pilcher non è un &#8220;liberi tutti&#8221;, una rottura con ogni schema da lockdown.</p>



<p>La storia mi prende. Lei, Ines, una sofisticata Sandra Hüller, decisa, in carriera, perfetta nello stile, e lui, il padre, Peter Simonischek, folle e determinato a riportare il sorriso nella vita stressata della figlia. Mi godo la trama, la lentezza, il non detto che mi impegna più del detto, la parrucca e i dentoni di Wilfried, l&#8217;assurdità delle situazioni, faccio confronti personali sul rapporto genitore-figlio con la voragine personale che tende a spalancarsi sugli errori, le&nbsp;disattenzioni le irruzioni indebite e inevitabili. Ines appare sempre inappuntabile, non avrà il twin-set e le perle, ma è perfetta in tailleur pantalone nero e immancabile camicia bianca, chignon biondo e scarpe a décolleté. </p>



<p>Questo fin quando irrompono nel soggiorno, reduci dalla serata, Francesca e figli. Mi giro sorridente per salutarli e li vedo tutti e quattro portarsi le mani alla bocca spalancata quanto o più degli occhi. Segue l&#8217;urlo di Francesca: &#8220;Mamma, ma cosa ti stai vedendo?&#8221;. Sto per rispondere: &#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221; quando il dito puntato di Francesco mi fa volgere verso la TV e con orrore mi ritrovo davanti una Ines completamente nuda-tranne che per l&#8217;orologio d&#8217;oro- che gira disinvolta mostrando tutte le angolature del suo smilzo fisico: di fronte, di retro, di fianco, di basso, di alto e fa gli onori di casa ad una altrettanto nuda segretaria e nudo e peloso capo. &#8220;Mamma&#8221; ripete sdegnata Francesca e non aggiunge altro&#8221;. </p>



<p>Ti assicuro che non è un film porno. Lei sempre in pantaloni neri e camicia bianca&#8221;, farfuglio al culmine dell&#8217;imbarazzo. &#8220;Nonna, non ha nemmeno le mutande. Questa è un&#8217;orgia&#8221; dice tranquillamente soddisfatta della sua precisazione Ester, mentre Giorgia è restata con la bocca spalancata e muta. &#8220;Perché quel signore ha il pisellino di fuori? &#8220;mi chiede Francesco&#8221;: deve fare la pipì &#8220;taglio corto&#8221;. Mamma&#8221; ripete questa volta afflitta Francesca, e poi &#8220;Subito tutti a casa e a letto&#8221;. &#8220;No, io voglio vedere come finisce&#8221;, si risveglia dallo sbalordimento Giorgia. &#8221; Ho detto tutti subito a casa e a letto&#8221;. In quel momento torna Luigi che era andato a parcheggiare. Francesco gli corre incontro gridando &#8220;Papà,&nbsp; papà&nbsp; non entrare, Nonna si sta vedendo un film con&nbsp; una donna tutta nuda e un signore con il pisellino di fuori.&#8221;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: insofferenza nei confronti delle limitazioni di ogni genere.<br><strong>Terapia</strong>: tè, freddo, scadente, frizzante e un film vero. Potrebbe essere <strong>&#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221;</strong> di Maren Ade,&nbsp;ma preparatevi agli scherzi, alle sorprese, ai ribaltamenti di scena, e a rinunciare definitivamente alla vostra&nbsp;&nbsp;rispettabilità di fronte ai congiunti più stretti.</p>
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		<title>ITsART: l’arte e la cultura con un click</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Napoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 11:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 31 Maggio 2021 sarà operativa la nuova piattaforma digitale ITsART (Italy is Art). Voluta dal Ministro della cultura Dario Franceschini, il servizio offrirà la possibilità di accedere a contenuti artistici e culturali in live e on demand. Da molti definita come la “Netflix della cultura”, la piattaforma consentirà di poter disporre di centinaia di contenuti e di partecipare “virtualmente” a eventi teatrali, concerti, mostre e manifestazioni culturali. ITsART sarà&#8230;</p>
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<p>Il 31 Maggio 2021 sarà operativa la nuova piattaforma digitale ITsART (Italy is Art). Voluta dal Ministro della cultura Dario Franceschini, il servizio offrirà la possibilità di accedere a contenuti artistici e culturali in live e on demand. Da molti definita come la “Netflix della cultura”, la piattaforma consentirà di poter disporre di centinaia di contenuti e di partecipare “virtualmente” a eventi teatrali, concerti, mostre e manifestazioni culturali.</p>



<p>ITsART sarà suddivisa in tre sezioni: palco, luoghi e storie; all’interno di esse gli operatori culturali e le istituzioni proporranno progetti e lavori, avvalendosi di artisti affermati e di nuovi talenti. In questo modo risulteranno valorizzati luoghi d’arte e spazi museali: un palcoscenico interattivo, presente nelle case degli italiani e in qualunque parte del mondo, per fruire liberamente dei lavori e del pensiero degli artisti attivi nel nostro Paese. Il canale comprenderà anche un’ampia proposta di film e documentari e un palinsesto in continuo aggiornamento.</p>



<p>L’idea è quella di mantenere vivo l’interesse per l’arte e la cultura anche “a distanza”, in un periodo di restrizioni determinate dalla pandemia e a garanzia del sostentamento degli operatori del settore.</p>



<p>La società individuata come partner è la Chili, già presente online con i propri servizi di streaming in diversi Paesi del mondo. Il Ministro Franceschini ha sottolineato che tale scelta è stata operata poiché la compagnia, oltre a garantire la diffusione dei contenuti audiovisivi a livello internazionale, ha già adottato modalità di pagamento e strumenti operativi analoghi a quelli previsti da ITsART.</p>



<p>Gli utenti, dopo aver proceduto con la registrazione, avranno la possibilità di accedere a singoli e molteplici contenuti, tramite acquisito diretto. Per il alcuni di essi la visione sarà gratuita. Non può escludersi, però, che in futuro l’accesso al servizio divenga subordinato alla sottoscrizione di un abbonamento.</p>



<p>Ad inaugurare l’avvio di questa nuova esperienza mediale, saranno alcuni eventi esclusivi: i concerti dei Maestri Riccardo Muti e Zubin Mehta e l’esibizione live di Claudio Baglioni.</p>
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		<title>Tema: Ultimo giorno di scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 19:46:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tema: Ultimo giorno di scuola. Traccia classica di fine anno dei miei tempi, ora non più. Ma tant’è. In questo periodo di lockdown abbiamo fatto tante di quelle cose che non si facevano più, dal pane alle serate in famiglia, dal riempire la dispensa temendo tempi di magra al rispolverare abiti vecchi, dal tracciare invalicabili frontiere tra regioni a comunicare solo a distanza con i familiari lontani, dal partecipare virtualmente&#8230;</p>
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<p>Tema: Ultimo giorno di scuola. Traccia classica di fine anno dei miei tempi, ora non più. Ma tant’è. In questo periodo di lockdown abbiamo fatto tante di quelle cose che non si facevano più, dal pane alle serate in famiglia, dal riempire la dispensa temendo tempi di magra al rispolverare abiti vecchi, dal tracciare invalicabili frontiere tra regioni a comunicare solo a distanza con i familiari lontani, dal partecipare virtualmente a messe, mostre, spettacoli, al riconsiderare di nuovo focolare domestico lo schermo TV. E allora sarà pur concesso svolgere un tema in due colonne su questo anno scolastico che è finito.</p>



<p>Ma quale ultimo giorno? Quello di Francesco che aveva appena cominciato a capire che c’era un altro posto oltre la sua stanzetta dove trovare, invece della mamma, la maestra, altri bimbi con cui giocare, litigare, mangiare, altri giochi e canzoncine e colori e matite? E il cortile con i trenini e i girotondi e Iaia e Davide da rincorrere. E graffiarsi le ginocchia e piangere solo un poco perché Filippo quando cade non piange. E uscire di casa ogni mattina freddo o non freddo, pioggia o sole. E piagnucolare un poco quando la mamma lo lascia e poi correrle incontro in un abbraccio perché ha imparato che torna. Francesco nemmeno lo sa che oggi è l’ultimo giorno, che non ha fatto lo spettacolino, e non gli hanno dato il diploma &#8220;Primo anno di Scuola Materna&#8221; e la cartellina con tutti i lavori che non ha fatto, e che non ci sono stati i baci delle maestre, dei compagni, delle altre mamme. Francesco da grande probabilmente non lo avrebbe ricordato questo ultimo giorno di asilo, eppure da qualche parte, in un sogno in una sensazione in un trasalimento, l’avrebbe riconosciuto quel giorno dimenticato.</p>



<p>Quale ultimo giorno? Quello di Valeria che si era affacciata col batticuore in prima media (chi saranno i nuovi compagni, saranno severi i prof, sarò vestita nel modo giusto, non farò qualche figuraccia, non sarà troppo difficile?), e poi i compagni erano diventati amici e i prof, tranne “Non fiatate” erano simpatici, e nessuno faceva caso a come ti vestivi, tanto eravate tutti vestiti uguali, e sulle figuracce a turno ridevate tutti di tutti, e alla fine anche le equazioni le avevi capite. E ora non dico la gita scolastica, ma nemmeno una pizza fra risate spintoni richiami a bocca piena. Ma nemmeno una foto tutti allineati, da ritrovare casualmente un giorno e dire guarda Alessandra com’era grassa, e che fine avrà fatto Giuseppe, quante risate con Federica, e chi immaginava che Margherita e Alessio e Ugo e Daniele e Isabella e Lorena, e questa come si chiamava? E le ultime ore con i prof che improvvisamente hanno dimenticato di avervi minacciato note e bocciature, di avervi inchiodati ai banchi e sorvegliati come nel 41bis durante le verifiche, di avervi tacciato di generazione perduta dietro il web e di avervi sequestrato i telefonini, e ora vi dicono che una classe come la vostra non l’hanno mai avuta e che alunni modello come voi non esistono e che certamente farete un mondo migliore. E voi risponderete che prof più bravi più buoni più comprensivi non ne potrete mai più trovare, che mai dimenticherete questi anni, che il mondo lo cambierete sì, ma per merito loro. E voi ragazze vi asciugherete una lacrima e i ragazzi si daranno manate sulle spalle per darsi un contegno. E vi guarderete tra voi un po’ persi, e dai che fra qualche giorno tutti di nuovo insieme per gli esami… quegli esami che ora non fanno paura, che vi faranno dormire la notte, che non dovete sperare di capitare seduti con la prima della classe. Quegli esami che, a distanza di anni, Valeria si chiederà ancora come sarebbero stati.</p>



<p>Quale ultimo giorno? Quello di Vincenzo, quinta liceo, che cerca di ricordarsi come è stato quel giorno che non si era presentato come l’ultimo. Si sarà alzato di malavoglia come al solito, avrà preso al volo qualcosa da mangiare sul tavolo della cucina e lo zaino lo avrà riempito più o meno a caso perché era in forte ritardo. Avrà risposto male a Giorgio che è sempre troppo sveglio alla prima ora. Si sarà annoiato a morte nell’ora di latino e avrà trovato una scusa per non essere interrogato in fisica. Non avrebbe mai voluto che teacher Roberts finisse di leggere Whitman. Avrà commentato la partita con Emiliano. Avrà passato gli appunti di Italiano a Luisella, esperta di make up e non di sintassi. E avrà guardato di sottecchi per tutto il tempo Adriana, spergiurando che non poteva fregargliene meno che usciva con Emanuele. E avrà fatto comunque volare con un calcio lo zaino di Emanuele e vattelo a prendere sul cofano, ora. E avrà sgommato con il motorino sorpassando Lucio e arrivato a casa avrà risposto come al solito Niente alla domanda Che avete fatto a scuola? E si sarà steso con sollievo sul divano. Per oggi è finita. E invece era finita e basta.</p>



<p>Patologia: stati leggeri di nostalgia<br>Terapia: un tè English breakfast per svegliarsi e niente libri, ne abbiamo studiati fin troppo durante l&#8217;anno scolastico, ma il film Notte prima degli esami di Fausto Brizzi. Può essere efficace anche l&#8217;equivalente di Antonello Venditti.</p>
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