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	<title>IMMUNI Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>I furbetti del vaccino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 07:15:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno&#8230;</p>
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<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno gli altri.</p>



<p>Scopriamo così che ad oggi ci sono 2,4 milioni di ultra sessantenni che non hanno ancora ricevuto neppure la prima dose del vaccino. E non perché manchino le dosi o perché la macchina della Protezione civile sia inceppata. Tutt’altro, la svolta imposta dal Generale Figliuolo è sotto gli occhi di tutti. Il problema è che non si vogliono vaccinare, nella convinzione che non ci sia più pericolo grazie all’immunità di gregge, quella soglia che dovrebbe coprire e garantire soltanto una percentuale minima di cittadini, impossibilitati per altre patologie a vaccinarsi.</p>



<p>Il problema ha origini antiche e radici profonde. Grande responsabilità è in capo alla cattiva comunicazione del passato governo ma anche alla confusione creata da tutti coloro che hanno diffuso a piene mani, in tv e sui social, le assurde teorie dei no vax, spacciandole per libertà.</p>



<p>Cos’è la libertà. Sicuramente non lo è quel comportamento che induce a mettere a rischio la vita degli altri. Non lo è la diffusione di astruse teorie contro la scienza e la tecnologia. Soprattutto a opera di medici e politici. Non lo è la certezza di mettere in pericolo ogni sforzo messo in campo dallo Stato e dalle Istituzioni internazionali per proteggere la società dalla più grave pandemia degli ultimi cento anni.</p>



<p>Se non vi volete vaccinare e non fate parte delle categorie esonerate per ragioni sanitarie, non vaccinatevi ma chiudetevi in casa per cortesia. Cenate a casa e non nei ristoranti che io ho il diritto di frequentare; vedete le partite in tv e non allo stadio o al palazzetto, dove io ho il diritto di stare; andate in vacanza con la vostra macchinetta e non con l’aereo o il treno che io ho il diritto di prendere; state nella vostra casetta in campagna o al mare, non nei luoghi che io, doppiamente vaccinato, ho il sacrosanto diritto di vivere.</p>



<p>Questa è la libertà in uno stato democratico e liberale e non il diritto ognuno di fare come gli piace e pare, in barba alle più elementari regole del vivere civile. Pensate, senza averne l’esigenza, di voler approfittare dell’immunità di gregge, per timore che vi diventino le orecchie come Hulk? Aspettate la modificazione genetica nel vostro comodo salotto di casa non tra le vie del mio Paese, libero perché razionale e solidale.</p>



<p>Bene ha fatto Macron a prendere l’iniziativa e a imporsi come esempio per il resto dell’Europa. La Francia in 48 ore ha già registrato due milioni di nuove prenotazioni. Male fa il governo italiano a prendere tempo, ad attendere non sappiamo chi, non immaginiamo cosa prima di seguire la stessa via.</p>



<p>I festeggiamenti per la vittoria dell’Italia agli europei costituiranno la goccia che farà traboccare il vaso. Un atteggiamento di grande irresponsabilità dei cittadini, dei giocatori, della Federazione e delle Istituzioni &#8211; tutte &#8211; addette all’ordine pubblico e alla salvaguardia della sanità. Era davvero necessario, ad esempio, organizzare due feste: una al Quirinale e una a Palazzo Chigi? Non sarebbe male se, per una volta, venisse indicato chi ha consentito alla Nazionale di utilizzare il pullman scoperto.</p>



<p>Presidente Draghi, commissario Generale Figliuolo, siete stati scelti per assumere decisioni impopolari ma necessarie per il bene del Paese, per comunicare in modo chiaro, senza tentennamenti né concessioni alla demagogia.</p>



<p>Nei prossimi giorni la situazione non potrà non peggiorare. Sta succedendo in altri paesi europei, capiterà anche in Italia. Arriveranno probabilmente nuove restrizioni. Già agosto sarà un mese che, a meno di cambiamenti nei criteri di restrizione, vedrà diverse regioni passare in fascia gialla.</p>



<p>Oggi non mancano più i vaccini, fortunatamente. Cosa aspettiamo a rendere la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario, per i professori e gli alunni? Vogliamo avviare il terzo anno scolastico in DAD per perdere definitivamente una generazione di giovani? Non bastano i risultati dei test INVALSI, soprattutto al sud e tra le categorie più disagiate, per correre ai ripari?</p>



<p>Abbiamo già fallito il tracciamento tramite la app Immuni. Proviamo a non sprecare il vantaggio del green pass. Se non vogliamo o possiamo prevedere alcuni obblighi, imponiamo almeno le premialità. Solo chi è doppiamente vaccinato potrà partecipare alla gran parte delle attività di comunità. Solo così verrà trasmessa l’importanza del vaccino, che impedisce la diffusione della malattia senza un proporzionale aumento dei ricoveri e dei decessi.</p>



<p>Ci si assuma la responsabilità di dire che non siamo ancora fuori dalla pandemia, che ci attendono ancora mesi difficili e che solo il coraggio e la disciplina, non la paura è l’arroganza, potranno consentirci di gestire il colpo di coda di questa pandemia, che ha sconvolto le abitudini della popolazione mondiale.</p>
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		<title>Il Governo dica agli italiani quando saranno vaccinati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 20:05:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non abbiamo scritto nulla sul governo Draghi. Perché lo abbiamo auspicato per mesi, perché abbiamo criticato senza nasconderci l’operato di Giuseppe Conte e dei suoi governi, il primo e il secondo. Perché non abbiamo mai condiviso l’idea che fosse meglio tenersi il Conte due piuttosto che provare ad avere un governo più qualificato per affrontare la pandemia e utilizzare al meglio i fondi del Next Generation EU. Il governo Draghi&#8230;</p>
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<p>Non abbiamo scritto nulla sul governo Draghi. Perché lo abbiamo auspicato per mesi, perché abbiamo criticato senza nasconderci l’operato di Giuseppe Conte e dei suoi governi, il primo e il secondo. Perché non abbiamo mai condiviso l’idea che fosse meglio tenersi il Conte due piuttosto che provare ad avere un governo più qualificato per affrontare la pandemia e utilizzare al meglio i fondi del Next Generation EU.</p>



<p>Il governo Draghi non impressiona e non passerà alla storia come il miglior governo della Repubblica. Nulla di paragonabile insomma con il Prodi uno, per intenderci. Ma ha punte di eccellenza assolute. A cominciare dal presidente, l’italiano più stimato al mondo. E poi Marta Cartabia, Enrico Giovannini, Roberto Cingolani. I settori strategici del Paese sono nelle mani più sicure che si potessero immaginare. Per il resto, Mattarella e Draghi hanno fatto quanto di meglio era a loro consentito.</p>



<p>Come abbiamo evidenziato, la lotta alla pandemia è &#8211; per noi &#8211; uno dei più grandi fallimenti di Giuseppe Conte e del suo governo. Per questo gli italiani chiedono a questo esecutivo un cambiamento chiaro e spedito di marcia. E’ ora di pensare alla struttura, accantonando per il momento la sovrastruttura. Bisogna vaccinare nel più breve tempo possibile il maggior numero di cittadini. Abbiamo o no un piano vaccinale? Le scuole e le attività produttive sono o no una priorità?</p>



<p>Voglio che il mio Governo mi dica quando sarò vaccinato. Non chiedo di sapere il giorno e neppure la settimana, ma pretendo di conoscere almeno il mese. Quando riceverò il vaccino o quando mi sarà consentito di poterlo acquistare e di farmelo inoculare dal medico di famiglia o da un farmacista?</p>



<p>Perché questa è un’altra questione che, come Paese, non abbiamo il coraggio di affrontare ma che prima o poi andrà discussa. Come è stato per i tamponi. Al mercato non si sfugge, anche perché il sistema sanitario nazionale non è preparato né è stato messo nelle condizioni di affrontare, senza il sostegno delle strutture convenzionate, questa emergenza. Come prima o poi si dovrà parlare del passaporto per i vaccinati. Altro inspiegabile tabù, sino ad oggi.</p>



<p>E’ scomparsa dai radar l’APP Immuni, che secondo i più seri studiosi, doveva costituire un elemento fondamentale nella lotta alla pandemia. Ricordate le tre T: tracciare, testare, trattare? Tutte e tre andate a gambe per aria. Un fallimento totale che nessuno potrà abbonare al Conte due.</p>



<p>Non sappiamo cosa deciderà di fare il presidente Draghi con il super commissario Arcuri. Tutte le sue decisioni sono state più o meno esplicitamente accantonate. Indipendentemente da Arcuri però chiediamo oggi al nuovo Governo di far sapere nel più breve tempo possibile a tutti gli italiani quando saranno vaccinati. Non il giorno, non la settimana, ma almeno il mese.</p>
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		<title>Pandemia: basta pasticci. Copiate la Merkel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 12:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un passo avanti e due indietro. Sulle riforme istituzionali, sui fondi del Next Generation EU, sul MES, sulla pandemia, sul rapporto con le opposizioni, sul confronto con le parti sociali, sui servizi di sicurezza. E magari i passi fossero solo in avanti e indietro. In realtà la scombinata tattica dell’esecutivo prevede mosse, a giorni alterni, che vanno in tutte le direzioni, in un disordinato zigzagare che crea sempre maggiore confusione&#8230;</p>
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<p>Un passo avanti e due indietro. Sulle riforme istituzionali, sui fondi del Next Generation EU, sul MES, sulla pandemia, sul rapporto con le opposizioni, sul confronto con le parti sociali, sui servizi di sicurezza. E magari i passi fossero solo in avanti e indietro. In realtà la scombinata tattica dell’esecutivo prevede mosse, a giorni alterni, che vanno in tutte le direzioni, in un disordinato zigzagare che crea sempre maggiore confusione e disorientamento.</p>



<p>Non c’è una sola scelta presa che il governo riesca a mantenere per più di un giorno. E’ sin troppo generoso parlare di decisioni. Bozze diffuse maliziosamente, ipotesi accennate maldestramente, progetti divulgati sommariamente. Il tutto in un ingiustificato delirio di onnipotenza che l’esecutivo farebbe bene a contenere prima di far sbattere il Paese contro il muro delle proprie evidenti incapacità e incompetenze.</p>



<p>La Cancelliera Merkel ha deciso che da giorno 16 in Germania ci sarà un nuovo lockdown. Ha osservato gli andamenti della pandemia e, consapevole che un Natale fuori controllo condurrebbe il suo Paese a una terza violentissima ondata, ha valutato la scelta migliore e ha deciso. Senza tentennamenti. La stesso stanno per fare Londra, New York e Amsterdam. In Italia invece, dopo un’estate dissennata e un autunno schizofrenico, a 10 giorni dal Natale, non sappiamo ancora come saremo chiamati a comportarci nelle prossime settimane.</p>



<p>L’unica certezza è che tra il 19 e il 20 ci sarà il caos nei trasporti, sopratutto verso Sud. Il resto è avvolto da una nube di insicurezza che evidenzia una totale mancanza di strategia all’interno del governo e della maggioranza che ancora lo sostiene. Il presidente Conte, nell’affannosa ricerca di una leadership ormai sfibrata e di una popolarità ormai consumata, continua a vacillare tra la linea del rigore e quella del buonismo. Ci si potrà muovere? La risposta è triplice. Si. No. Forse. Tutto può accadere. In realtà non sanno che fare.</p>



<p>Si è molto discusso degli assembramenti che si sono creati nell’ultimo fine settimana. Ma il cittadino fa quello che è consentito dalla legge. Se i negozi sono aperti, perché non dovrebbe uscire? Cosa ci si aspettava? Che gli italiani ringraziassero il governo, buono e magnanimo, ma scegliessero di stare in casa per senso di responsabilità? Lo hanno fatto i più avveduti e accorti, evitando almeno i luoghi più affollati, ma evidentemente non lo ha fatto la massa.</p>



<p>Difficile pretenderlo, d’altra parte, dopo i ripetuti inviti di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a spendere e consumare nei negozi. Soprattutto dopo aver colorato tutte le regioni di giallo, allentando le restrizioni, nei giorni successivi al lancio dell’applicazione IO, che promette il rimborso (extra cashback) di una percentuale delle spese effettuate sino a Natale.</p>



<p>Sembra di vivere una commedia dell’assurdo se aggiungiamo che mentre la pandemia è in piena seconda fase, la pressione sugli ospedali è sempre più forte e si registrano decine di migliaia di contaminati e centinaia di morti al giorno, mentre gli scienziati chiedono di adottare misure drastiche di chiusura per evitare una terza ondata drammatica a febbraio, considerato che manca un programmazione per la riapertura delle scuole e la campagna di vaccinazione è avvolta nel mistero, in queste ore a palazzo Chigi è in corso una verifica di governo.</p>



<p>La strada fortunatamente è segnata e ancora una volta dobbiamo ringraziare la signora Merkel per avercela indicata. All’Italia non resta che copiare quello che fa Angela Merkel, senza scatti di fantasia. Non è il momento. Non è il caso.</p>
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		<title>Pierpaolo Sileri: dobbiamo abituarci a convivere con il virus sino al vaccino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La decisone di chiudere le discoteche è stata l’ultima assunta dal governo per limitare la diffusione di una nuova ondata pandemica. Secondo lei era inevitabile o si poteva aspettare ancora?Era stata già prevista una riduzione degli ingressi e altre regole che a dire il vero non era semplice far rispettare all’interno di una discoteca, come ballare a distanza. C’erano già quindi disposizioni molto rigide. In molte aree però la situazione&#8230;</p>
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<p><strong>La decisone di chiudere le discoteche è stata l’ultima assunta dal governo per limitare la diffusione di una nuova ondata pandemica. Secondo lei era inevitabile o si poteva aspettare ancora?</strong><br>Era stata già prevista una riduzione degli ingressi e altre regole che a dire il vero non era semplice far rispettare all’interno di una discoteca, come ballare a distanza. C’erano già quindi disposizioni molto rigide. In molte aree però la situazione era fuori controllo da settimane e dubito che i controlli avrebbero potuto esser fatti così a tappeto da poter impedire eventuali contagi all’interno delle discoteche. Probabilmente non sarebbe cambiato molto in termini di contagi, questa è la mia personale opinione. Secondo il principio della massima precauzione comunque è sempre meglio agire in anticipo.</p>



<p><strong>Come ci si difende dal Covid-19?</strong><br>Dobbiamo abituarci a convivere con il virus che circola tra noi e possiamo difenderci solamente rispettando alcune semplici regole: le principali sono l’uso della mascherina e il distanziamento fisico. È chiaro che laddove queste regole non possono essere seguite, bisogna agire. Vedremo nelle prossime settimane se ci sarà un aumento dei contagi legato agli assembramenti che abbiamo registrato in estate. Io francamente ne dubito, credo che il virus rialzi la testa indipendentemente dalle discoteche. Alcune settimane fa, con la vittoria del Napoli, erano tutti quanti in piazza e tutti erano preoccupati che da lì sarebbero ripartiti i contagi: in realtà non è accaduto.</p>



<p><strong>Sembrano numerosi invece i cosiddetti “casi di rientro”.</strong><br>Si, credo anch’io che siano molto più importanti i casi di rientro. Sono più i giovani quelli che viaggiano ma non deve essere stigmatizzato il giovane come untore. Intensificherei di più i controlli negli aeroporti, soprattutto da quegli stati nei quali l’andamento settimanale è in crescita. Più delle discoteche, francamente.</p>



<p><strong>Era abbastanza prevedibile. Nei giorni c’è stata molta confusione e poco coordinamento. Perché non è stato creato un sistema nazionale di controllo?</strong><br>Il sistema esiste ed è chiaro che doveva essere approntato forse in maniera diversa, ma ciò che vive l’Italia lo vivono anche gli altri paesi. Per quanto riguarda i viaggi, credo che serva un sistema europeo di controllo, o meglio una strategia comune con dei tamponi e dei test fatti nei maggiori scali europei, valutando l’area Schengen da quella non-Schengen. Arrivano casi dalla Francia, dalla Spagna, dalla Grecia: non possiamo impedire il movimento delle persone, però possiamo far sì che con una strategia comune i casi positivi vengano bloccati in partenza. La stessa cosa vale per gli italiani in partenza dall’Italia. Solo così possiamo mettere in sicurezza i viaggiatori e ovviamente le singole nazioni.</p>



<p><strong>Non saremo sicuri sino a che non verrà individuato e prodotto il vaccino?</strong><br>Contento che molti stanno correndo alla ricerca di un vaccino e felicissimo che alcuni abbiano già raggiunto il primo obiettivo, però è chiaro che serviranno alcuni mesi per essere certi che questi faccini siano efficaci. Poi bisogna produrli su larga scala e far sì che la popolazione decida di farsi il vaccino laddove non è reso obbligatorio. Secondo me arriveremo alla metà del prossimo anno. Questo vuol dire che per i prossimi otto-nove mesi dovremo convivere con il virus, e convivere con il virus significa anche fare strategie comuni.</p>



<p><strong>La disposizione per cui dalle 18 alle 6 del mattino vige l’obbligo di portare la mascherina anche all’aperto, dove è possibile che si crino assembramenti, ha creato molte polemiche. Ci vuole spiegare questa decisione?</strong><br>La decisione è chiaramente nata da un confronto. D’estate si esce più tardi, la movida e gli assembramenti sono più frequenti in un determinato orario. È chiaro che quando senti dire “il virus non esiste”, un po’ di preoccupazione nasce. È stata fatta la scelta di quegli orari anche per dare un segnale. La mia personale opinione è che il virus non ha l’orologio al polso e quindi circola sempre: è chiaro che l’obbligo della mascherina deve valere anche in caso di un aperitivo prima di pranzo in cui si crea. Quella regola secondo me deve valere H24. La mascherina è un accessorio ormai indispensabile, è come andare in giro con gli occhiali: li usi quando ne hai bisogno per leggere o per guidare. Con la mascherina è uguale. Quegli orari sono stati messi perché sono quelli della movida, però, ripeto, lo stesso rischio si presenta per chi fa la fila fuori dalle poste o al supermercato, oppure anche se si prende un aperitivo prima di pranzo con un gruppo di persone.</p>



<p><strong>Ci possiamo aspettare questa volta che il governo emetta delle disposizioni di buon senso? Durante il lockdown le FAQ erano spesso contraddittorie e difficili da seguire.</strong><br>Ha pienamente ragione, le regole per essere seguite devono essere semplici. All’inizio di questa pandemia, si diceva tutto e spesso anche il contrario di tutto, anche sul virus: quanto resisteva, come viaggiava, quanta era l’incubazione. Le raccomandazioni sono: distanza di sicurezza, utilizzo della mascherina e lavaggio delle mani. Io ne aggiungo sempre una quarta che spero mi aiutiate a diffondere tra la popolazione: chi avverte dei sintomi deve avvertire il medico di medicina generale. Molte persone, prima del Covid, andavano a lavorare anche con 38 di febbre, magari dopo aver preso una tachipirina. Oggi questo non può farlo nessuno: bisogna sempre avvertire il proprio medico. Quindi le regole le abbiamo, quello che serve è che ognuno di noi faccia il suo. Io vorrei vedere per esempio il gestore di un bar – come mi capita spessissimo – che obblighi ogni persona che entra nel suo locale a indossare la mascherina. Questo significa anche educarci, non educare ma educarci, ognuno di noi deve acquisire questo modus vivendi quotidiano. Torneremo alla normalità quando questo virus verrà debellato.</p>



<p><strong>La riapertura delle scuole è una delle priorità dell’Italia. I presidi chiedono regole chiare: come comportarsi ad esempio se un bambino viene trovato positivo?</strong><br>Il comitato tecnico-scientifico si esprimerà a breve. Linee guida che ovviamente saranno iniziali e potranno variare in corso d’opera, perché nessuno di noi sa che cosa accadrà tra settembre, ottobre e novembre. Dovranno anche tenere in considerazione la concomitanza di altri virus che circolano nei mesi autunnali e invernali: non esiste solamente il covid. Io sono più preoccupato degli altri tipi di virus, che potranno creare panico a causa di sintomi similari a quelli del covid, col rischio di determinare la chiusura o un numero cospicuo di tamponi laddove covid non vi è.</p>



<p><strong>Sulla responsabilità penale dei presidi cosa ci può dire?</strong><br>Per quanto riguarda questo scudo penale (c’è chi lo chiama difesa), è chiaro che in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo bisogna creare degli sgravi per gli operatori o per chi ha la responsabilità di coordinare altre persone. Faccio un esempio per tutti. Ora si parla di presidi o di personale a scuola, ma lo stesso vale per i medici, per gli infermieri, per gli operatori sanitari. Ci troviamo in una guerra, abbiamo vinto tantissime battaglie, purtroppo alcune le abbiamo perse, con 35mila morti non possiamo dire di aver vinto tutte le battaglie, però la guerra ancora è lunga, dobbiamo controllare i focolai, questa è una delle future battaglie. Quindi, laddove in una scuola vi sarà un focolaio bisognerà ovviamente procedere alla chiusura, tampone rapido, test molecolare pronto per tutti, quarantena laddove è necessario, per proteggere i nostri figli, i professori e tutti coloro che lavorano nella scuola. La scuola deve ripartire, ma in sicurezza.</p>



<p><strong>Cosa si può fare per ripartire in sicurezza?</strong><br>Secondo me servono due cose: una è il medico scolastico. Ricordo che quando ero a scuola c’era il boom dell’HIV. Ero ai primi anni del liceo e avevamo il medico che veniva a insegnarci come difenderci dalla malattia. Il medico scolastico è un presidio fondamentale per il futuro della nostra scuola, indipendentemente dal covid. Un’altra cosa da prevedere è l’educazione sanitaria a scuola, che è una forma di insegnamento che consentirà ai nostri giovani come migliorare alcuni comportamenti, dall’alimentazione al semplice lavaggio delle mani, la profilassi, la semplice difesa dalle comuni malattie come l’obesità, l’esercizio fisico, la trasmissione delle malattie sessualmente contagiate, l’educazione all’affettività. Tutto ciò che riguarda la sanità deve entrare nella scuola.</p>



<p><strong>Con ogni probabilità i nuovi focolai pandemici interesseranno tutta Italia, mentre la prima ondata aveva coinvolto prevalentemente alcune regioni del Nord. Il sistema sanitario è pronto ad affrontare focolai in tutto il territorio nazionale?</strong><br>Sicuramente è più pronto di prima, ma ovviamente dipende dalle dimensioni dei focolai e dal senso di responsabilità dei cittadini. Ci troviamo in una situazione diversa rispetto a febbraio e marzo, perché i nuovi positivi sono certamente degli inneschi per una eventuale ripresa della pandemia, ma difficilmente troveranno terreno fertile se le persone manterranno le distanze ed indosseranno le mascherine. Permarranno ancora delle differenze su base territoriale, ma sono preesistenti alla pandemia e tuttavia cominciano ad essere colmate. Si pensi alle regioni con piano di rientro a confronto di altre che si trovavano in condizioni economiche adeguate. Eppure abbiamo visto che nemmeno questo è decisivo: basta guardare la Lombardia, dove l’arrivo prepotente del virus ha comunque messo in ginocchio il sistema. In sintesi, siamo molto più pronti di prima, anche perché si conosce molto meglio la malattia, esistono terapie che hanno mostrato una qualche efficacia e c’è disponibilità di posti letto. Abbiamo raddoppiato i posti di terapia intensiva e moltiplicato per un fattore sei o otto quelli di altri reparti come medicina interna, neurologia e malattie infettive. È un bagaglio culturale, tecnico-scientifico e logistico che abbiamo appreso sul campo e che adesso manteniamo. Qualche miglioramento può ancora essere fatto sul territorio, specie con riferimento ai tamponi, che devono essere fatti in maggior numero ma anche meglio, nel senso che la ricostruzione dei contatti dei contagiati e il loro isolamento è un’operazione assai difficile a meno di sfruttare Immuni, che è in grado di svolgere queste attività in pochi secondi.</p>



<p><strong>Perché Immuni è stata scaricata soltanto da quattro milioni di persone? È stata una questione di comunicazione, di timore per la violazione della privacy?</strong><br>Sicuramente la comunicazione poteva essere fatta meglio e vi è stato tantissimo pregiudizio in merito alla privacy. Quando si dà un’informazione inesatta, come quella che Immuni avrebbe potuto violare la privacy, si producono degli anticorpi che conducono al rigetto di questa opportunità. Ora siamo probabilmente a cinque milioni, ma su un totale di ottanta milioni di dispositivi che abbiamo in Italia, è un numero sicuramente basso, ancorché utile. Io non mi stancherò mai di fare appelli e di ripetere che l’applicazione è sicura, che la privacy è rispettata, che non c’è nessuna possibilità di sapere chi è la persona positiva. L’utilizzo, al contrario, favorirebbe moltissimo il controllo dei focolai. Quindi sì, non è stata ben pubblicizzata all’inizio e poi ci sono stati dei furbi che hanno affermato che la privacy non sarebbe stata rispettata.</p>



<p><strong>Il Mes mette a disposizione trentasette miliardi che potrebbero essere molto utili per la nostra sanità. Se è vero, come sembra, che non ci saranno le vecchie condizionalità, lei pensa che il Governo dovrebbe chiederlo?</strong><br>Al momento si dice che non ci saranno condizionalità, ma c’è un trattato dietro, e le condizionalità ancora ci sono e sono molto pericolose per l’Italia. Ipotizziamo di chiedere questi miliardi e poi ritrovarci improvvisamente, a due o tre anni da oggi, con l’Europa che chiede dei tagli per rientrare, magari proprio sulla sanità dove questi soldi sono stati impiegati. Il rischio è di prendere trentasette miliardi oggi e poi essere costretti a fare dei tagli per vincoli già conosciuti. Per abolire completamente questi vincoli bisogna riscrivere il trattato. Al momento ci sono e, checché se ne dica, scripta manent e verba volant. Il rischio di ritrovarsi in futuro con un cappio al collo c’è. In questo momento vedo molto meglio tutti i progetti per utilizzare i soldi che il presidente Conte è riuscito a far arrivare all’Italia lo scorso mese.</p>



<p><strong>La Fondazione Einaudi ha chiesto al Governo di poter avere i verbali della Commissione tecnico scientifica. In un primo tempo negati, sono stati concessi dopo una sentenza del TAR. Perché questa resistenza iniziale? E perché non sono stati ancora pubblicati tutti i verbali?</strong><br>Questa è una domanda che deve rivolgere alla Protezione civile e al CTS. Anche io ho avuto problemi con i verbali, e tuttora non ho i primi diciotto. Leggendo quelli a mia disposizione posso dire che i verbali si concludono con gli atti che poi sono stati assunti in questi mesi dal Governo. Si tratta quindi di protocolli e discussioni che hanno poi condotto a quanto è sotto gli occhi di tutti.</p>
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		<title>Francesco Pizzetti: no alla geopartizzazione dei diritti fondamentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 20:34:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Pizzetti, ordinario di Diritto Costituzionale e presidente dell&#8217;Autorità Garante per la Privacy dal 2005 al 2012. Quali sono le ragioni che hanno spinto il Governo a tenere riservati i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, pubblicati dalla Fondazione Luigi Einaudi?Alla lettura dei primi verbali pubblicati non appare immediatamente chiaro. Sono contenuti che ripetono cose che il Governo stesso aveva pubblicamente affermato in concomitanza con gli eventi a cui si riferiscono.&#8230;</p>
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<p><strong>Francesco Pizzetti, ordinario di Diritto Costituzionale e presidente dell&#8217;Autorità Garante per la Privacy dal 2005 al 2012. Quali sono le ragioni che hanno spinto il Governo a tenere riservati i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, pubblicati dalla Fondazione Luigi Einaudi?</strong><br>Alla lettura dei primi verbali pubblicati non appare immediatamente chiaro. Sono contenuti che ripetono cose che il Governo stesso aveva pubblicamente affermato in concomitanza con gli eventi a cui si riferiscono.</p>



<p><strong>C’è molta polemica, anche tra gli esperti, per la decisione del Governo di limitare diritti costituzionali con provvedimenti amministrativi. Cosa ne pensa?</strong><br>Sono stato tra i primi a evidenziare un problema di fonti in un post pubblicato su Agenda Digitale alla fine del mese di marzo. Avevo sottolineato che la fonte utilizzata, il Dpcm, trovava il suo fondamento in una normativa di rango legislativo relativa alla Protezione civile. C’era quindi una base normativa che giustificava il ricorso a questi provvedimenti francamente un po’ particolari nell’uso che ne è stato fatto, tuttavia è evidente che la citata normativa mal si adattava alla situazione non perché non ci fosse una urgenza, imprevista nelle sue dimensioni, ma perché tutto faceva pensare che si trattasse di una emergenza di durata non breve e di una emergenza come fenomeno e non specifica come fatto.</p>



<p><strong>Ci faccia un esempio.</strong><br>La diga del Vajont che crolla, ad esempio, è un fatto che determina una emergenza, altra cosa è una pandemia, che determina una diffusione di stato emergenziale indefinibile sin dal principio. Poiché il contenuto di questi Dpcm incideva direttamente ed esplicitamente sull’esercizio dei diritti fondamentali, sulla libertà di circolazione, in parte anche sulla libertà di manifestazione del pensiero, ritengo che fosse ragionevole per non dire costituzionalmente necessario un intervento del Parlamento.</p>



<p><strong>Si tratta di un tema che dovrà essere affrontato al più presto dai costituzionalisti e dal Parlamento.</strong><br>Il problema c’è ed è sistemico, perché limitare dei diritti fondamentali senza toccare la forma di legge e neppure un atto normativo che richiede l’emanazione da parte del Presidente della Repubblica, non può che lasciare perplessi. Sarà bene tornare quanto prima sull’argomento.</p>



<p><strong>Per non parlare delle diverse ordinanze emanate dai presidenti delle regioni e dai sindaci.</strong><br>È un tema sul quale ho più volte espresso le mie perplessità. Considerato che in materia sanitaria sussiste anche la competenza delle regioni ed essendo l’emergenza che ha indotto il Governo a emanare questi Dpcm legata proprio alla situazione sanitaria, si è creata una concorrenza tra presidenti delle regioni e presidenza del Consiglio dei ministri sicuramente non utile sul piano pratico. Tra l’altro la legge sulla protezione civile, proprio per evitare questo, prevedeva che i Dpcm fossero sottoposti al confronto con i presidenti di regione laddove l’emergenza avesse un carattere regionalmente definito.</p>



<p><strong>Una concorrenza utile?</strong><br>Assolutamente no. La concorrenza tra Dpcm e ordinanze dei presidenti di regione ha portato a quella che mi sono permesso di definire geopartizzazione dei diritti fondamentali. Cosa che sicuramente è in contrasto col quadro costituzionale. Non possiamo accettare che un diritto fondamentale di un cittadino italiano cambi nella sua possibilità di tutela, di attuazione o di limitazione a seconda del territorio in cui si trova il cittadino nell’ambito del territorio nazionale. La cosa ha avuto dei riflessi anche importanti se consideriamo che in alcuni momenti sono stati bloccati gli sbarchi dei traghetti tra Reggio Calabria e Messina, avendo il presidente della regione Siciliana adottato un provvedimento che vietava tali sbarchi.</p>



<p><strong>Ricordiamo tutti la famosa notte dell’assalto ai treni da Milano per le regioni del Sud.</strong><br>Quello fu un problema di comunicazione. La sostanza giuridica è la geopartizzazione dei diritti. Non possiamo evitare di affrontare a fondo come e dove il punto di equilibrio tra provvedimenti di portata nazionale e provvedimenti di portata regionale, quando toccano i diritti fondamentali, si deve collocare. Noi abbiamo una norma costituzionale molto esplicita nel dire che la libertà di circolazione deve essere garantita e non può trovare nell’esistenza delle regioni una limitazione. Quando tutta questa vicenda sarà terminata bisognerà ritornare su questi temi. Da quello che so io, ma è una notizia non verificata, lo stesso ministro degli affari regionali ne è consapevole e ci sta pensando.</p>



<p><strong>Pare che la regione Lombardia abbia chiesto di poter utilizzare dati conservati dalle compagnie telefoniche. Quali problemi può creare il tracciamento digitale dei cittadini?</strong><br>Su questo tema ci sono illazioni basate su dichiarazioni forse anche non a fondo ragionate dell’assessore alla sanità della regione Lombardia, che disse anche che erano stati utilizzati meccanismi di localizzazione delle chiamate per individuare i posti dove potevano risiedere o essere passate persone poi risultate malate di coronavirus. Certo è che l’accesso ai tracciamenti delle telefonate, conservate normalmente dalle compagnie telefoniche per un certo periodo di tempo in modo del tutto legittimo, in Italia può essere acquisito solo dall’autorità giudiziaria. Certamente non sarebbe facile comprendere su quale fondamento giuridico, ancorché legato all’emergenza, questi dati siano stati richiesti e soprattutto messi a disposizione dei richiedenti. La cosiddetta ‘data retention’ è uno dei tormentoni della protezione dei dati europea. C’è stata una lunga vicenda che ha condotto anche a una specifica direttiva dell’UE alla quale gli stati si sono adeguati e che è stata oggetto di una sentenza della Corte tedesca che ha criticato l’eccessiva lunghezza del tempo di conservazione di questi dati. Non abbiamo elementi sufficienti per dare una più precisa e stringente valutazione.</p>



<p><strong>Molti italiani hanno deciso di non scaricare l’app Immuni per ragioni di privacy. Può  rassicurare i cittadini garantendo che sia sicura?</strong><br>Sicura è una parola che andrebbe specificata. Sicura rispetto a cosa? Sicura rispetto al suo funzionamento, cioè alle finalità di tracciamento? Sicura nel senso che eventuali avvisi a persone che risultino essere state in un’area spaziale di contatto con malati di coronavirus sia recapitata secondo modalità sufficientemente tutelate e con una rapidità adeguata? Sono tanti i concetti di sicurezza. Quello che posso dire è che sono state adottate misure costruite sull’opinion, il parere dato dall’European data protection board, la conferenza dei presidenti delle autorità garanti europee che ha lo scopo di orientare e assicurare conformità di interpretazione del GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati nei diversi paesi europei. Il fatto che il Garante italiano abbia fornito parere favorevole, conoscendo la competenza del dipartimento informatico di quell’ufficio, mi fa ritenere che sia una applicazione che possa garantire affidabilità.</p>



<p><strong>Non c’è nessun problema allora?</strong><br>Il problema riguarda, sul piano dell’efficacia, non tanto l’app in quanto tale e le tecnologie adottate quanto la rapidità con la quale il servizio sanitario può assicurare il tamponamento e la rilevazione in concreto dello stato di salute della persona che è stata avvisata. È evidente che ricevere un avviso da Immuni non può che ingenerare una serie di doveri di autotutela, con obbligo di auto quarantena che a loro volta diventano un limite alla libertà personale: il cittadino che riceve un avviso ha l’obbligo di fare il tampone e in attesa dei risultati di procedere a una auto quarantena. È allora chiaro che una app di questo genere richiede un servizio sanitario molto efficiente, capace di dare una risposta in tempi molto rapidi alla persona che si presenta presso una struttura pubblica dichiarando di aver ricevuto un avviso di allerta.</p>



<p><strong>Lo stato di emergenza in vigore, prorogato sino al 15 ottobre, in che modo incide sul diritto alla privacy degli italiani?</strong><br>Il Regolamento generale sulla protezione dei dati dice che il diritto alla privacy cede in presenza di una serie di situazioni ed eventi fra i quali la sfera della salute. Da questo punto di vista non ci sono particolari problemi. Il tema non è tanto se la protezione dati può essere compressa dall’esigenza della tutela della salute: la risposta è si e il Presidente della Repubblica lo ha ricordato con chiarezza. È chiaro che prevale la tutela della salute collettiva sulla privacy individuale. Il problema è come e con quali regole, dettate da chi. Da questo punto di vista il DPGR prevede interventi normativi, che sia la legge a individuare quale sia il punto di equilibrio corretto tra la compressione di questo diritto fondamentale e la sua tutela. Nel caso di specie, non per causa imputabile all’ordinamento italiano, le autorità garanti si sono un po’ sostituite ai legislatori e quindi il punto di equilibrio tra la tutela della protezione dei dati personali e la tutela della salute collettiva è stato definito dall’opinion citato al quale il garante italiano si è puntualmente attenuto così come ha fatto chi ha elaborato l’app Immuni. È sulla base di quel parere che si è affermato il principio che l’applicazione non può essere imposta ma deve essere una scelta libera delle persone: la decisione di sottoporsi a una limitazione della propria privacy per tutela della salute pubblica attraverso un’applicazione è stata rimessa alla libertà delle persone secondo la regola in base alla quale col mio consenso i miei dati personali possono sempre essere utilizzati.</p>



<p><strong>Lei è un professore ordinario di Diritto Costituzionale. Cosa pensa della legge che taglia il numero dei parlamentari e del referendum costituzionale che si svolgerà a settembre?</strong><br>Da costituzionalista posso dire che si tratta di una riforma importante, rispetto alla quale non credo che abbia significato fondamentale il supposto risparmio derivante dal minor numero di persone a cui vanno le retribuzioni proprie dei parlamentari. Richiamerei l’attenzione sul problema della rappresentanza. È chiaro che la riduzione del numero dei parlamentari fa si che cresca il numero degli italiani rappresentati da ciascun singolo parlamentare. Questo ha effetti concreti perché possono esserci porzioni di territorio, anche molto ampie, che avranno diritto a un solo seggio: così la rappresentanza si allunga e la possibilità di contatto dei cittadini col proprio rappresentante si rende meno facile. Questo è il tema essenziale. Abbiamo così forte la convinzione che il numero dei parlamentari sia eccessivo da ritenere utile che sia meno facile incontrare i propri parlamentari o invece pensiamo, come ritennero i costituenti, che essendo un Paese relativamente grande come territorio e come popolazione 630 deputati e 315 senatori sia un numero corretto per garantire una catena di rappresentanza più corta? Il tema da tenere in particolare attenzione per un costituzionalista è il rapporto di rappresentanza. Quanto grande deve essere un territorio per esprimere un eletto? La metà della popolazione italiana risiede nelle città metropolitane, il che vuol dire che le città metropolitane hanno più o meno una rappresentanza pari al resto del Paese. Più riduco il numero degli eletti più è lunga la catena di rappresentanza. Questo è l’interrogativo di fronte al quale gli italiani sono chiamati a dare una risposta. Ognuno farà le sue valutazioni.</p>
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		<title>In cerca di App</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco De Fossis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#comesefosseantani]]></category>
		<category><![CDATA[APP]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[IMMUNI]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>App dove sei finita?Appisolata al ramo?Appena arriverai,Appiglio del terrore, Appunto vorrei dirtiApplaudo all’inventore;Appago la mia pena,Appendo il virus fuori, Appoggio del mio cuore,Appalto il mio dolore,Apparirai lucente,Appaia il buonumore.</p>
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<p>App dove sei finita?<br>Appisolata al ramo?<br>Appena arriverai,<br>Appiglio del terrore,</p>



<p>Appunto vorrei dirti<br>Applaudo all’inventore;<br>Appago la mia pena,<br>Appendo il virus fuori,</p>



<p>Appoggio del mio cuore,<br>Appalto il mio dolore,<br>Apparirai lucente,<br>Appaia il buonumore.</p>
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		<title>IMMUNI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 13:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[APP]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Fase due]]></category>
		<category><![CDATA[IMMUNI]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IMMUNI è l’App scelta dal Governo per la gestione del contact tracing nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. E’ realizzata dall’italiana Bending Spoons, il primo sviluppatore di App per sistemi iOS d’Europa. Al momento l’App è ancora in fase di sviluppo e sono poche le informazioni disponibili. Sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota (oltre che, a quanto sembra, nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, nell’ambito del progetto Back&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>IMMUNI è l’App scelta dal Governo per la gestione del contact tracing nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. E’ realizzata dall’italiana Bending Spoons, il primo sviluppatore di App per sistemi iOS d’Europa. Al momento l’App è ancora in fase di sviluppo e sono poche le informazioni disponibili. Sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota (oltre che, a quanto sembra, nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, nell’ambito del progetto Back on Track), per poi essere adottata a livello nazionale.</p>



<p>IMMUNI ha due funzionalità principali, il&nbsp;tracciamento dei contatti&nbsp;e il&nbsp;diario clinico dell&#8217;utente. Il tracciamento dei contatti avviene tramite Bluetooth. L’App è in grado di individuare altri dispositivi con l’App installata qualora questi dovessero trovarsi nel raggio di un metro e per un tempo ritenuto sufficiente alla trasmissione del virus. Verrà creato un registro crittografato (che non viene trasmesso a nessuno) e se un utente dovesse risultare positivo per COVID19, riceverà un codice dall’Autorità sanitaria tramite il quale potrà avvisare tutti gli utenti venuti in contatto con lui, e individuati tramite il registro crittografato. Nessuno altro sarebbe al corrente della notifica al di fuori degli utenti. Grazie a queste caratteristiche, l’app è conforme al modello europeo definito dal consorzio PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) ed al GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) ed è quindi in regola dal punto di vista della privacy degli utenti, in quanto, nessun dato sulla localizzazione o informazione personale verrà memorizzato, né potrà essere visualizzato da altri.</p>



<p>La seconda funzionalità di IMMUNI consiste in un diario clinico disegnato con la collaborazione del&nbsp;centro medico Santagostino&nbsp;di Milano, dove vengono registrate tutte le informazioni più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, assunzione di farmaci), che dovrebbe essere aggiornato quotidianamente con eventuali sintomi e cambiamenti sullo stato di salute.</p>



<p>E’ importante sottolineare che IMMUNI è un App su base volontaria, che avrà un impatto sulla diffusione del virus solo se sarà adottato da almeno il&nbsp;60% della popolazione. Inoltre, la soluzione tecnologica non può prescindere dagli ulteriori due elementi di cui è composto l’ormai noto assioma delle “tre T”, composto da Testing, Tracing, Treating. Il che significa che la tecnologia deve trovare il proprio complemento in un sistema in grado di effettuare controlli, tramite tamponi, per individuare i positivi, nonché di isolare i casi meno gravi, per i quali l’assistenza sanitaria potrà avvenire anche a distanza.Considerando che IMMUNI non lede il diritto alla privacy, installare l’App contribuirebbe sicuramente ad una gestione migliore della Fase 2.</p>
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