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	<title>#iovotoNO Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Il NO ha perso ma ha evidenziato l&#8217;esistenza di un presidio silenzioso che si oppone al populismo e alla demagogia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 20:42:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sul referendum è inutile girarci intorno, il bicchiere è mezzo vuoto. Il 30% ottenuto dal NO è meno di quello che ci si aspettava. La diffidenza nei confronti dei politici è talmente radicata nei cittadini da sconfinare ormai nell’ostilità. Che poi è rancore, come abbiamo avuto modo di dire, nei confronti di tutti coloro che riescono a esporre un tenore di vita superiore al proprio. Se Di Maio, che ha&#8230;</p>
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<p>Sul referendum è inutile girarci intorno, il bicchiere è mezzo vuoto. Il 30% ottenuto dal NO è meno di quello che ci si aspettava. La diffidenza nei confronti dei politici è talmente radicata nei cittadini da sconfinare ormai nell’ostilità. Che poi è rancore, come abbiamo avuto modo di dire, nei confronti di tutti coloro che riescono a esporre un tenore di vita superiore al proprio. Se Di Maio, che ha già chiesto l’impeachment nei confronti del Capo dello Stato, proponesse di ridurre da 15 a 9 i giudici della Corte Costituzionale, raggiungerebbe il 90% dei consensi. La crisi che attanaglia da anni l’economia e che ha invertito la corsa dell’ascensore sociale, ha trasformato gli italiani in un popolo di rancorosi.</p>



<p>Politicamente ha vinto Luigi Di Maio, che presto tornerà a essere il leader del partito a cinque stelle. Nonostante il pessimo risultato ottenuto alle amministrative, ha raggiunto infatti il traguardo storico per cui è nato il movimento nelle piazze della Vaffa. Il caso ha voluto che tutto ciò accadesse giusto nel momento in cui gli anti casta si sono trasformati essi stessi in casta. La più spudorata delle caste, disponibile a governare indifferentemente con la Lega e col PD, pur di stare al governo; capace di rinnegare tutti ma proprio tutti i tratti fondanti del M5S di Grillo e Casaleggio padre.</p>



<p>Non riusciranno a capitalizzare il SI né la Lega né Fratelli d’Italia, che hanno perso l’ultima occasione di tornare al voto prima della scadenza naturale della legislatura. Da gennaio arriverà una barca di miliardi dalla famigerata Europa e a giugno inizierà il semestre bianco di Mattarella. Game over. Tantomeno potrà dichiarare vittoria il Partito Democratico, la cui base in maggioranza ha parteggiato per il NO. Certamente si è rafforzato il segretario del PD che, grazie anche alla vittoria in Toscana e in Puglia, ha blindato la sua leadership sino alle prossime elezioni politiche. Vedremo nei prossimi mesi se Zingaretti riuscirà a imporre alla maggioranza di governo e al Presidente del Consiglio le riforme, ormai indifferibili, che avrebbero dovuto anticipare il voto referendario.</p>



<p>Il fronte del NO, che ha raggiunto il 30%, ha in comune soltanto la voglia di resistere a una modifica disarticolata, demagogia e populista della Costituzione. Il voto ha dimostrato che ci sono sette milioni e mezzo di italiani molto più coraggiosi dei segretari e dei parlamentari di tutti i principali partiti presenti in Parlamento, che hanno consentito uno strappo prepotente della Costituzione per il timore di farsi scavalcare a destra e a sinistra da un M5S che ha consumato le ragioni storiche per cui è nato. Cos’altro potrà offrire in sacrificio a un popolo sempre più assetato di sangue populista che da qui a pochi mesi dovrà fare i conti con lo sblocco dei licenziamenti?</p>



<p>Il NO alla riforma del 2016 poteva bene essere trasformato in un SI a Matteo Renzi, perché quel referendum in realtà è stato un voto sull’allora segretario del PD e presidente del Consiglio. Le doverose dimissioni da entrambe le cariche potevano e dovevano trasformarsi in un rilancio politico, che non c’è stato, al grido: ho perso ma quel 40% di consensi è mio. Oggi nessuno può rivendicare la guida del 30% che si è opposto alla riforma. È certamente il segnale dell’esistenza nel Paese di un “presidio silenzioso” che si oppone al populismo e alla demagogia ancora troppo radicati nel cittadino comune, ma è un presidio minoritario che ad oggi è ben lontano dal divenire maggioranza, soprattutto per mancanza di una leadership e di una classe dirigente, non solo politica, capaci di proporre una via d’uscita attendibile dalla crisi economica che ha mortificato e svilito le aspettative di crescita dell’Italia negli ultimi dieci anni.</p>



<p>Non condividiamo ma rispettiamo ovviamente la scelta della maggioranza degli italiani. È il segnale che il malessere è ancora alto. Non potevamo pretendere che fosse il cittadino medio, da anni bombardato con messaggi di sfiducia nei confronti della classe politica e impaurito dal mordere della crisi economica, a difendere la Costituzione. Confessiamo che ci saremmo aspettati qualcosa di più soprattutto dai nostri concittadini meridionali. In Campania, in Puglia, in Calabria e Sicilia il NO ha toccato percentuali vicine al 19%. Una delusione profonda da un popolo che deve pretendere pari opportunità non più bonus e sussidi. Ci saremmo aspettati di più soprattutto dalla classe dirigente del nostro Paese. Più coraggio. La stessa forza che hanno dimostrato quei sette milioni e mezzo di italiani che sono ancora minoranza, che sono disgregati, che non hanno una guida, ma che hanno lanciato un segnale forte e chiaro. Da oggi in avanti, ognuno seguendo il proprio percorso e il proprio ideale, deve e può sperare di ritrovare presto un popolo non più rancoroso e vendicativo ma riconciliato e operoso.</p>
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		<title>No al populismo, No alla mediocrità, No al referendum costituzionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 22:19:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane le fila dei sostenitori del NO al referendum costituzionale contro il taglio lineare dei parlamentari si sono ingrossate sino a trasmettere per la prima volta la sensazione che il risultato della consultazione possa ritenersi aperto e la vittoria contendibile. Ben altro era il quadro quando la Fondazione Luigi Einaudi decise di farsi promotrice della raccolta firme tra i parlamentari per indire il referendum. Il tema è così&#8230;</p>
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<p>Nelle ultime settimane le fila dei sostenitori del NO al referendum costituzionale contro il taglio lineare dei parlamentari si sono ingrossate sino a trasmettere per la prima volta la sensazione che il risultato della consultazione possa ritenersi aperto e la vittoria contendibile. Ben altro era il quadro quando la Fondazione Luigi Einaudi decise di farsi promotrice della raccolta firme tra i parlamentari per indire il referendum.</p>



<p>Il tema è così definito e divisivo da rendere vano ogni tentativo, condotto da diversi leader politici negli ultimi giorni, di tenere il piede in due staffe. Se ne accorgeranno presto tutti coloro che ci hanno provato. Se passerà il SI ci sarà un unico vincitore: il M5S, il suo vero leader che è Luigi Di Maio, il populismo che ne contraddistingue la loro azione.</p>



<p>Non potrà dichiararsi vincitore il Partito Democratico, che per tre volte ha votato NO, cambiando parere solo alla fine, per compiacere l’alleato di governo. Non potrà farlo Giorgia Meloni, che ha sostenuto in modo coerente il SI nel suo percorso parlamentare ma nell’ultima settimana ha trasmesso un messaggio insolitamente confuso, affermando che il referendum è nelle mani dei cittadini e non dei partiti e che una eventuale vittoria del NO costituirebbe una possente spallata al governo giallo-rosso. Non riuscirà a dichiararsi vincitore Matteo Salvini, che ha dovuto rintuzzare pesanti dissensi nel partito, a cominciare da Giancarlo Giorgetti, e come la Meloni ha passato gli ultimi giorni di campagna elettorale a spiegare che il partito è per il SI ma la Lega non è una caserma. A buon intenditor, poche parole.</p>



<p>In questo contesto ci si recherà alle urne per tagliare in modo lineare 350 parlamentari, in nome di un risparmio impalpabile per le casse dello stato: 57 milioni su un bilancio annuale di 850 miliardi. Come se un cittadino con uno stipendio di duemila euro pensasse di risolvere le economie della propria famiglia tagliando spese per due euro al mese. Non è neppure un segnale, è una stupidaggine.</p>



<p>L’altra motivazione che va di moda è che le camere sarebbero più efficienti. Carlo Cottarelli, nell’intervista che ha rilasciato al nostro giornale, ha spiegato che soprattuto il Senato avrà enormi problemi di funzionamento con soli duecento componenti. Altro che velocizzazione e semplificazione. L’unico modo per rendere il sistema più efficiente resta quello di passare al monocameralismo, con una sola Camera che legifera, che a quel punto potrebbe essere composta anche da 600 deputati o meno.</p>



<p>La più strampalata delle ragioni a sostegno del SI è quella in base alla quale il taglio lineare dei parlamentari è un modo per avviare le riforme della Costituzione. Nessuna rettifica propedeutica alla riduzione dei parlamentari è però stata avviata nell’ultimo anno se non la variazione dell’elettorato attivo e passivo per il Senato, che ha trasformato il nostro bicameralismo da paritario a perfettissimo. Un modo per peggiorare le cose insomma. Il tutto con l’aggravante che si sta subordinando la modifica della Costituzione alla riforma di una legge ordinaria come quella elettorale.</p>



<p>La verità è che questo taglio è niente altro che il sangue promesso da anni a tutti quei cittadini italiani che hanno seguito il M5S in un baratro di odio sociale nei confronti di chiunque ha un tenore di vita ritenuto superiore al proprio, indipendentemente dalla formazione, dal rischio, dalla qualità. Il Partito Democratico, la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Italia Viva, i sindacati, nessuno ha avuto il coraggio di andare controcorrente, di porre un argine a tanta scempiaggine, di denunciare questa deriva populista, miope, rancorosa, rabbiosa. Un atto di codardia politica che pagheremo tutti a lungo.</p>



<p>Il punto non è se la prossima Camera sarà composta da 400 deputati invece che da 630 e se il Senato avrà 200 senatori invece che 315. Al netto delle difficoltà che abbiamo descritto, resteremo una Repubblica democratica. Il problema è il segnale che farebbe passare una vittoria del SI. Un inno alla mediocrità che spingerebbe sempre più le nostre eccellenze ad abbandonare l’Italia per poter mettere alla prova le proprie competenze in paesi che premiano la qualità, la competitività e la professionalità. C’è un solo modo per evitare tutto questo: No al populismo, No al referendum costituzionale.</p>
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		<title>Giorgio Gori: Io voto No. Se vince il SI vedremo nuovamente gonfiate le vele dei populisti. Credo che saranno molti i sostenitori del PD a votare No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 09:14:40 +0000</pubDate>
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<p><strong>Perché ha deciso di votare NO al referendum costituzionale?</strong><br>Sono stato forse tra i primi che hanno manifestato pubblicamente il proprio punto di vista. Fortunatamente nelle settimane successive il numero di coloro che hanno deciso di votare No e che l’hanno voluto dire pubblicamente è aumentato e in parallelo anche i sondaggi hanno registrato una crescita costante dei NO. Io ho deciso per una serie di ragioni di merito e per una scelta politica. Le ragioni di merito abbiamo imparato a conoscerle: peggiora drasticamente il rapporto quantitativo tra elettori ed eletti e questo va a danno soprattutto delle aree meno popolate. Viene spazzato il criterio di rappresentatività dei territori; va molto a danno dei cittadini italiani che vivono all’estero, tra i quali serviranno numeri enormi per avere un rappresentante in Parlamento. Questo minor numero di parlamentari sarà, alle attuali regole di compilazione delle liste, ancora più controllabile dalle segreterie dei partiti: oggi ancora uno spazio per qualche outsider scelto dai cittadini c’è, domani non ce ne sarà più. Il Parlamento non sarà più efficiente: il numero si va a ridurre del 36% in modo lineare ma in termini assoluti il numero dei Senatori sarà ridotto in valori assoluti a soli 200. Questo vuol dire che sarà ancora più difficile far lavorare le commissioni, per cui saremo ancora più lenti e meno efficienti. Questo creerà un maggiore squilibrio tra Parlamento e Governo e porrà il Parlamento in ostaggio di pochi senatori che, cambiando la propria collocazione politica potrebbero mettere in discussione le maggioranze. Tutto questo giustifica ampiamente un NO.</p>



<p><strong>La ragione politica?</strong><br>Non possiamo non vedere da dove venga questo taglio dei parlamentari, cosa rappresenti, perché tutto è tranne che una riforma, è uno spot elettorale. Qualcuno ha detto – con più decisione – che è una “marchetta” in nome dell’antipolitica, in nome di una rappresentazione caricaturale della politica e della rappresentanza parlamentare, dove i politici vengono indicati come occupanti di poltrone da colpire. Sono i cavalli di battaglia dei cinque stelle che non a caso aveva presentato questa proposta insieme ad altre due che ben spiegano il loro atteggiamento: il vincolo di mandato, che significa mettere il destino di ogni rappresentante che siede in quelle aule nelle mani dei segretari di partito, e il referendum propositivo che segnala una prospettiva di conflitto tra volontà pseudo-popolare e democrazia rappresentativa.</p>



<p><strong>Tutti i partiti affermano di aver sempre sostenuto il taglio dei parlamentari. Ma è la stessa cosa?</strong><br>Non è assolutamente vero che questa riforma somigli alla riduzione dei parlamentari che in altre occasioni in passato anche il centro-sinistra ha sostenuto: quella riduzione dei parlamentari stava dentro una cornice di riforma sostanziale del funzionamento del Parlamento che prevedeva una sola camera deliberativa, superando l’anomalia italiana di avere due camere che fanno sostanzialmente lo stesso lavoro. È completamente diverso avere 600 deputati o 400 deputati e 200 senatori in due rami del Parlamento che duplicano lo stesso mestiere. Io non mi riconosco in alcun modo in questo taglio.</p>



<p><strong>Il PD sostiene il Si. È deluso?</strong><br>Mi dispiace che il mio partito, che per tre volte, con questi stessi argomenti, non con altri, aveva rappresentato la sua contrarietà, alla fine abbia deciso di votare Si in quarta votazione perché quella era la condizione posta dai cinque stelle per la nascita del governo. Io non c’ero in quelle trattative e non so dire se il governo non sarebbe nato se il PD avesse detto No, tenendo il punto su quella posizione. Difficile da dire. Ma in ogni caso i correttivi che in quella circostanza erano stati “barattati” per votare in modo favorevole non si sono realizzati, come sappiamo. Se il patto andava onorato, andava rispettato innanzitutto dal M5S che si era impegnato a varare una nuova legge elettorale, a promuovere il voto attivo da parte dei diciottenni anche per il Senato, a modificare la base regionale del voto al Senato. Nulla è arrivato in porto. Qualcosa ha fatto qualche passo ma è ben lontana dall’essere un’approvazione. Tutto questo motiva con forza un No che nella sua sintesi è davvero un No all’antipolitica. Ho visto che nelle ultime ore i cinque stelle hanno rispolverato i loro cavalli di battaglia e cioè: “mandiamo a casa questi dinosauri”, mettendo alla berlina persone perbene che hanno dedicato la loro vita alla politica come Gianni Pittella, indicato come un poltronaro da mandare a casa. Io non creo proprio, da democratico, di poter dare la mia approvazione a questo modo di fare politica.</p>



<p><strong>L’intera sua giunta ha deciso di schierarsi per il No, come buona parte del popolo del PD.</strong> <strong>Soddisfatto?</strong><br>Cerco sempre di non sovrapporre i piani: la mia giunta è un gruppo di persone che lavora per l’amministrazione di Bergamo. Alcuni di loro sono iscritti al Partito Democratico, altri appartengono a formazioni civiche o neppure a quelle, hanno un profilo tecnico. Ho appreso dai giornali che tutti e nove i miei assessori erano orientati a votare per il No. Ne ho preso atto e ne sono contento ma non voglio strumentalizzare la loro posizione che è personale. Certo è che in generale il fatto che così tanti iscritti e militanti del PD, a prescindere dalla loro collocazione, anche persone molto vicine alla posizione del segretario Zingaretti, abbiano espresso la loro posizione per il No è molto significativo. A me pare che ci sia un difetto di comprensione da parte del vertice del partito di quale sia l’orientamento naturale ma ragionato degli elettori e degli iscritti. Si è deciso di tenere formalmente la posizione del si. Così ha deciso la direzione. Io rispetto quella decisione ma è anche vero che in quel passaggio il segretario è stato abbastanza comprensivo delle ragioni del no, non ha forzato né ha rivolto critiche aggressive a chi sostiene il No. Il PD ha deciso di votare Si nel quarto e ultimo passaggio parlamentare. La direzione ha votato Si di nuovo, peraltro con un meccanismo abbastanza curioso e inedito, che è quello di contare tra i favorevoli coloro che non avevano segnalato anzitempo la loro assenza. Il silenzio assenso è una cosa abbastanza curiosa. Io credo che saranno moltissimi i militanti e i sostenitori del PD a votare No.</p>



<p><strong>Se passa il SI chi può ritenersi vincitore?</strong><br>Vince Di Maio, vincono i cinque stelle. Resuscitiamo un partito che per il resto, per fortuna, è in caduta libera nei consensi tra i nostri concittadini. Lo ha scritto molto bene il direttore di Repubblica, segnalando che questa crescita eterogenea del fronte del No comprende nomi di nobili rappresentanti della tradizione del PCI, insieme alle Sardine, Pierluigi Castagnetti, Romano Prodi e molti sindaci. Questa cosa testimonia una vitalità della società italiana nell’opporsi a una deriva populista che è in calo. Quello che abbiamo passato negli ultimi mesi ha riportato in auge un bisogno di serietà, di concretezza, di fattività, di qualità della rappresentanza politica, esattamente l’opposto della vulgata che sostiene questo spot elettorale dei cinque stelle. Quindi se vince il SI vedremo nuovamente gonfiate le vele dei populisti: andranno sui balconi ad annunciare una svolta epocale, rivendicando di aver fatto quello che avevano promesso.</p>



<p><strong>Se prevale il NO?</strong><br>Se vince il NO gli sconfitti saranno ancora i cinque stelle. Saranno i populisti, quelli che misurano la politica un tanto al chilo. Io credo che sarebbe un segnale molto interessante. Non credo che avrà conseguenze né per il Governo né per il Partito Democratico, per la sua segreteria. Allo stesso modo penso che neanche l’esito delle regionali avrà conseguenze di questa natura. Ma sarà un segno molto forte di reattività per il PD in particolare, perché sarebbe una indicazione della strada da intraprendere nei prossimi mesi che potrà essere spesa anche in altri contesti.</p>
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		<title>Carlo Cottarelli: votare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/18/raco-cottarelli-votare-no-vuol-dire-votare-contro-un-modo-di-fare-politica-sbagliato-approssimativo-basato-sugli-slogan/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 12:50:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il suo nome è stato tra i più citati in questa lunga campagna referendaria perché, con l’Osservatorio per i conti pubblici italiani, ha fornito un paragone molto efficace per quantificare il risparmio ottenuto col taglio dei parlamentari: un caffè ogni anno per italiano. Come si è arrivati a questo conteggio?Basta vedere qual è il costo per parlamentare e sottrarre il costo che corrisponde alla riduzione del numero dei parlamentari. Bisogna&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/18/raco-cottarelli-votare-no-vuol-dire-votare-contro-un-modo-di-fare-politica-sbagliato-approssimativo-basato-sugli-slogan/">Carlo Cottarelli: votare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Il suo nome è stato tra i più citati in questa lunga campagna referendaria perché, con l’Osservatorio per i conti pubblici italiani, ha fornito un paragone molto efficace per quantificare il risparmio ottenuto col taglio dei parlamentari: un caffè ogni anno per italiano. Come si è arrivati a questo conteggio?</strong><br>Basta vedere qual è il costo per parlamentare e sottrarre il costo che corrisponde alla riduzione del numero dei parlamentari. Bisogna soltanto tenere in conto il fatto che i parlamentari sul loro stipendio pagano le tasse per cui se si riduce la spesa degli stipendi ci sono anche meno entrate. Fa parte delle regole seguite dalla Ragioneria generale dello Stato per verificare quanto si influisce sull’indebitamento netto tagliando alcune spese. Il calcolo che viene fuori è di 57 milioni l’anno. Siccome gli italiani sono circa 60 milioni è meno di un euro all’anno. In realtà un caffè spesso costa più di un euro, per cui il risparmio è inferiore al costo di un caffe all’anno per italiano.</p>



<p><strong>Lei ha parlato di una riforma dannosa, del trionfo dell’apparenza sulla sostanza, delle cose fatte male su quelle fatte bene. Qual è il messaggio che passa?</strong><br>Ci sono due aspetti da considerare. Il primo riguarda la sostanza del provvedimento. Il secondo attiene all’opportunità di cambiare la Costituzione per una cosa che non è fondamentale. Sulla sostanza, non si capisce bene qual è lo scopo del provvedimento stesso. Se era quello di punire la casta per i suoi privilegi allora si poteva tagliare il costo per parlamentare riducendo gli stipendi, i costi aggiuntivi, i benefici. Ma non diminuire il numero dei parlamentari. Se lo scopo era semplicemente quello di tagliare il numero dei parlamentari , bisogna chiedersi se è stato adottato il modo migliore per farlo.</p>



<p><strong>In Italia ci sono troppi parlamentari?</strong><br>Se ci confrontiamo con gli altri paesi europei e teniamo conto del fatto che abbiamo due camere che fanno la stessa cosa, dalla nostra analisi viene fuori che abbiamo un po’ troppi parlamentari ma non tanti di più. Se li riducessimo al numero proposto, ne avremmo 230 in meno di quello che serve per far funzionare bene due camere. Non ci ha ordinato il medico di avere due camere, potevamo pure decidere di passare a un sistema monocamerale. Io stesso quando ho fatto il commissario per la revisione della spesa ho proposto di eliminare una camera, sia per ridurre il numero dei parlamentari che per semplificare il sistema di approvazione delle leggi. Se si vuole mantenere il vincolo di avere la Camera e il Senato che fanno più o meno le stesse cose, il numero proposto di parlamentari è un po’ scarso, con una difficoltà maggiore soprattutto per il Senato. Non bisogna sottovalutare poi i problemi legati alla rappresentanza a livello territoriale che di per sé sono abbastanza seri e diventano, ancora una volta, più pesanti per il Senato.</p>



<p><strong>E per quel che riguarda l’opportunità?</strong><br>Non si cambia la Costituzione e non si spende l’energia politica del Parlamento, con quattro votazioni e adesso un referendum, con tutti i litigi e le complicazioni che ne seguono, per una riforma di questo genere. Se votassimo Si valideremmo questo processo e incoraggeremmo il primo che si sveglia al mattino con un’idea del genere, capace di mettere in piedi una campagna mediatica ben organizzata, a fare un referendum perfettamente inutile. Votare No vuol dire votare No all’approssimazione, all’imprecisione, al fare le cose soltanto per forma e non per sostanza. E credo che questa seconda motivazione, di carattere più generale, sia tanto importante quanto le ragioni di sostanza che abbiamo esposto prima. Stiamo parlando del modo di fare politica in Italia. Vorare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza.</p>



<p><strong>Se dovesse passare la riforma, basterebbero 266 deputati e 133 senatori per cambiare ogni parte della Costituzione in modo definitivo, senza che si possa neppure fare ricorso a un referendum, come in questo caso. Questo è un altro pericolo che è stato sottovalutato?</strong><br>Di sicuro le decisioni saranno nelle mani di un gruppo più ristretto di persone, con il rischio di avere certe aree del Paese non rappresentate. In realtà, invece di togliere i privilegi alla casta stiamo creando una casta ancora più ristretta e quindi ancora più casta.</p>



<p><strong>Sempre dai calcoli che lei ha fatto con l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, se solo facessimo ricorso al MES, in 10 anni avremmo un risparmio 7/9 volte superiore a quello che si ottiene con il taglio dei parlamentari. Perché non abbiamo ancora chiesto di utilizzare il MES?</strong><br>Si può mettere anche in un altro modo: con il risparmio del MES potremmo mantenere la Camera e il Senato nella formazione attuale per circa novant’anni. Tra 90 anni ci occupiamo di ridurre il numero dei deputati e dei senatori per risparmiare. Perché non prendiamo il MES? Chi è contro sostiene che il MES, in un modo o nell’altro, vuol dire austerità. Che poi è una bufala tecnica e politica, perché se l’Europa volesse metterci in difficoltà in questo momento non avrebbe di certo bisogno di passare per il MES. La sorveglianza rafforzata potrebbe essere decisa già oggi dalla Commissione Europea senza MES. La realtà è che dopo aver dipinto il MES come se fosse il male assoluto non si può riconoscere e ammettere che “Belzebù” è diventato improvvisamente buono.</p>



<p><strong>Si può ancora chiedere?</strong><br>Si può ancora prendere ma ho qualche dubbio che il M5S cambi idea su questa cosa: dovrebbero riconoscere di essersi sbagliati e in politica è difficile che qualcuno riconosca di essersi sbagliato. I regolamenti richiamati da chi contrasta il MES in realtà sono stati cambiati addirittura dal Parlamento Europeo. Solo i trattati non sono stati modificati e i trattati dicono che il MES fa prestiti con “strict conditionality”, con stretta condizionalità: ma la condizionalità può essere stretta senza che ci siano vincoli in termini di austerità. I prestiti alla Spagna in passato sono stati fatti dal MES senza alcun vincolo in termini di deficit o di debito pubblico, quindi senza austerità. L’unica cosa che si può contestare al MES è che è piccolo: solo 36 miliardi. Presto arriveranno i soldi del Recovery Fund che sono molti di più, ben 209 miliardi. Però perché non prendere questi 36 miliardi secondo me è ingiustificabile.</p>



<p><strong>Ha letto linee guida per la definizione del Piano italiano di ripresa e resilienza per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund? Cosa ne pensa?</strong><br>Ho trovato insoddisfacente che alcune cose essenziali siano viste come riforme che non saranno finanziate dal Recovery Fund e quindi non saranno sottoposte al meccanismo di sorveglianza europea sull’esecuzione ma andranno avanti in parallelo. Mi riferisco alla riforma della Pubblica Amministrazione, alla semplificazione e alla riforma della giustizia. È anche deludente, secondo me, che parlando di riforma della Pubblica Amministrazione si trascuri un tema che giudico fondamentale, quello della gestione del personale. Le cose nella Pubblica Amministrazione le fanno le persone e se non si cambia il modo di gestire le persone, premiando chi è bravo e non premiando chi non è bravo, è ben difficile che la PA possa funzionare avendo come obiettivo di fornire dei servizi migliori al pubblico.</p>



<p><strong>Lei è stato commissario per la revisione della spesa. Sembra essere una battaglia impossibile da portare a termine. Da quei tagli verrebbe il vero risparmio per il Paese, altro che riduzione dei parlamentari. Quali sono state le difficoltà che ha trovato?</strong><br>In realtà la spesa pubblica negli ultimi anni, dopo il 2010, non è certo esplosa in Italia. C’è stato un contenimento della spesa ma i tagli sono stati fatti in modo lineare, tagliando in maniera uguale sia le amministrazioni efficienti che quelle non efficienti. Poi ci sono i grandi temi: la spesa per le pensioni o quella per la difesa. Lì la difficoltà è puramente politica perché si vanno a toccare, anche in modo piccolo, una marea di persone. Infine c’è il tema delle priorità. Non si è data priorità all’aumento della spesa in alcuni settori essenziali, la pubblica istruzione prima di tutto e poi la sanità. Si parla invece di un ulteriore aumento della spesa per pensioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/18/raco-cottarelli-votare-no-vuol-dire-votare-contro-un-modo-di-fare-politica-sbagliato-approssimativo-basato-sugli-slogan/">Carlo Cottarelli: votare No vuol dire votare contro un modo di fare politica sbagliato, approssimativo, basato sugli slogan, basato sulla forma e non sulla sostanza</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Emanuele Macaluso: Io voto No. Il PD ha sbagliato. Se passa il No vincono i cittadini su antiparlamentarismo M5S</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 11:50:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#iovotoNO]]></category>
		<category><![CDATA[Antiparlamentarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché ha deciso di votare NO al referendum costituzionale?Ho deciso di votare NO perché l’iniziativa del M5S ha una origine che bisogna sempre ricordare: è una battaglia con un carattere nettamente antiparlamentare. Ricordo ancora la sceneggiata che fecero strappando in piazza uno striscione sul quale erano disegnate le poltrone da tagliare. Per loro il Parlamento non è altro che poltrone. È la conseguenza della campagna di odio e rancore che&#8230;</p>
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<p><strong>Perché ha deciso di votare NO al referendum costituzionale?</strong><br>Ho deciso di votare NO perché l’iniziativa del M5S ha una origine che bisogna sempre ricordare: è una battaglia con un carattere nettamente antiparlamentare. Ricordo ancora la sceneggiata che fecero strappando in piazza uno striscione sul quale erano disegnate le poltrone da tagliare. Per loro il Parlamento non è altro che poltrone.</p>



<p><strong>È la conseguenza della campagna di odio e rancore che si è sviluppata negli ultimi anni nel Paese?</strong><br>Questo è il punto. Per questo bisogna votare No, per contrastare questa battaglia contro il Parlamento e i parlamentari, definiti troppi e fannulloni. Questo movimento è contro il Parlamento, loro sostengono la famosa democrazia diretta, che non si sa cos’è. Io sono dell’opinione che bisogna respingere con molta fermezza questa posizione, votando NO.</p>



<p><strong>Ha sbagliato il PD a votare SI in quarta lettura e poi decidere di esprimersi per il SI al referendum?</strong><br>Non c’è dubbio che ha sbagliato. Io non sono iscritto al PD ma ritengo che sia stata una decisione radicalmente sbagliata. È un modo di essere egemonizzati dai grillini che decidono quello che bisogna fare.</p>



<p><strong>Se prevale il SI vince il M5S. Se dovesse passare il NO di chi sarà la vittoria?</strong><br>La vittoria sarà dei cittadini. Nessuno può intestarsi la vittoria. C’è gente del PD che vota NO, io ne conosco tanti; i radicali fanno una battaglia per il NO; in tanti partiti, anche di destra, ci sono pezzi che votano NO. L’eventuale successo si potrà ascrivere solo ai cittadini che finalmente avranno sconfitto questa manovra antiparlamentare.</p>
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		<title>Arturo Parisi: chi è preoccupato per la Repubblica e per la crescita del populismo non può che votare No. Io voto No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 13:03:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La storia delle riforme costituzionali in Italia ha fatto registrare una lunga serie di fallimenti. Tra qualche giorno potremo decidere sulla legge che riduce di oltre un terzo i parlamentari. Quali sono le sue impressioni sul dibattito che si è sviluppato?Se il quesito inscritto nella scheda di voto fosse leggibile come “volete voi ridurre il numero dei parlamentari?” se ne potrebbe e dovrebbe discutere. E per quel tanto che si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/15/cuzzocrea-arturo-parisi-io-voto-no/">Arturo Parisi: chi è preoccupato per la Repubblica e per la crescita del populismo non può che votare No. Io voto No</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>La storia delle riforme costituzionali in Italia ha fatto registrare una lunga serie di fallimenti. Tra qualche giorno potremo decidere sulla legge che riduce di oltre un terzo i parlamentari. Quali sono le sue impressioni sul dibattito che si è sviluppato?</strong><br>Se il quesito inscritto nella scheda di voto fosse leggibile come “volete voi ridurre il numero dei parlamentari?” se ne potrebbe e dovrebbe discutere. E per quel tanto che si è discusso credendo che il quesito sia questo, dal dibattito ho avuto anche io motivi per riflettere e occasioni per imparare. Ma poiché il quesito al quale dobbiamo dare risposta non riguarda quali riforme noi vorremmo fare ma se confermiamo la proposta, imposta e celebrata dai 5S, non a caso, come “taglio delle poltrone”, consentitemi di ritenere fuori dal tempo ogni dibattito che si illuda di potere entrare nel merito. Non è il caso di perdersi in oziose comparazioni tra i costi e il numero di parlamentari rispetto alla popolazione dei diversi Paesi, suscettibili ognuna di obiezioni e contro obiezioni.</p>



<p><strong>Su cosa saremo chiamati a decidere?</strong><br>Tutti i referendum sono giudizi su precise iniziative politiche ognuna con una propria premessa politica e un obiettivo anch’esso politico. Ancor di più i referendum confermativi, che chiedono un voto di conferma su decisioni già prese dal Parlamento. Esattamente come quello presente. A meno che qualcuno non si senta di sostenere che la legge sottoposta a conferma è stata l’anno scorso trasfigurata dalla conversione in soli pochi giorni del Pd da tre No ad un Sì, per corrispondere alla prima condizione posta dai 5S al partito perché potesse sostituire nel governo la Lega che ne era di sua volontà da poco uscita, il referendum è, ripeto, nient’altro che un voto di conferma sulla iniziativa concordata dai 5S con la Lega nel famoso contratto di governo della primavera del 2018 e proposta, imposta e celebrata come “taglio delle poltrone”.</p>



<p><strong>Democrazia diretta vs democrazia pluralistica?</strong><br>Si tratta di una iniziativa che nasce come parte di un disegno più ampio, diretto a ridimensionare ulteriormente il ruolo del Parlamento e dei parlamentari in nome della democrazia diretta in contrapposizione ad una democrazia pluralistica fondata su un sistema di pesi e contrappesi garanti della libertà, dentro il quale la funzione del Parlamento è chiamata ad essere tanto forte quanto forti sono le altre istituzioni del sistema a cominciare dal Governo. Il disegno era stato affidato per la sua realizzazione non a caso al Ministro per la Democrazia diretta, e dentro di esso il taglio delle poltrone era solo una parte, essendo associato strettamente nella ispirazione alla introduzione del vincolo di mandato e del referendum propositivo. Un disegno diretto a trasferire il più possibile la funzione legislativa su soggetti esterni al Parlamento.</p>



<p><strong>Sarà un voto importante perciò quello di domenica 20 settembre</strong><br>La scelta di domenica, a mio parere, è tra una idea di democrazia fondata su un generico popolo titolare unico della pretesa d’imperio e sulla sua consultazione attraverso strutture extra-istituzionali, e un’altra idea di democrazia fondata su un pluralismo delle istituzioni al cui interno il Parlamento ha un ruolo insostituibile. Chi è per la prima idea voti Sì. Chi è per la seconda voti No. Io voto No. Per l’ispirazione che guidava l’iniziativa sottoposta al voto di conferma, prima ancora che per la formulazione della legge costituzionale che di essa è figlia.</p>



<p><strong>La riduzione dei parlamentari, non accompagnata da altre modifiche, che impatto avrà sugli equilibri disegnati dalla Carta costituzionale?</strong><br>Bisognerebbe conoscere le altre modifiche che alla vigilia del voto vedo moltiplicarsi, spesso in contraddizione tra loro, per distrarre gli elettori dal cuore della scelta, con l’argomento che propone il SÌ come il primo passo di un ignoto cammino riformatore, e la vittoria del NO come l’abbandono di ogni proposito di riforma. Per quanto apparentemente banale, l’unica cosa sicura è la riduzione del numero di parlamentari, come al momento sembra, nominati, sulla scia del Porcellum, per così dire “dall’alto”, e quindi scelti più di prima in base alla fedeltà e più di prima controllabili da chi li ha scelti. E, inevitabilmente, in rappresentanza di circoscrizioni più ampie, meno visibili ai cittadini rappresentati. </p>



<p><strong>Come giudica la scelta di accorpare il referendum costituzionale con le elezioni amministrative?</strong><br>Quanto al contenuto della scelta dell’elettore votante, causa di confusione tra appelli e pressioni diverse. E, quanto al risultato, inevitabilmente distorto dal diverso tasso di votanti nelle situazioni dove si vota solo per il referendum, rispetto a quelle dove sono previste anche altre consultazioni. </p>



<p><strong>Gli argomenti principali di chi sostiene il Sì sono sempre stati il risparmio di spesa pubblica e la lotta alla casta. Valgono una riforma costituzionale?</strong><br>Diciamo che l’unico obiettivo dichiarato dai promotori è più brutalmente la riduzione dei membri di una casta di intermediari di scarsa o nulla utilità, il cui costo è comunque ingiustificato ma, loro direbbero, fortunatamente riducibile in proporzione al numero di poltrone che si riesce a tagliare. Più se ne tagliano e meglio è. I 5Stelle si sono limitati ad un, diciamo timido, taglio del 36,5%. Ma ho letto che un esponente autorevole, come nel Pd è Bettini, dichiara che più o meno la metà dei parlamentari “non fa nulla”. Come a dire che lui ne avrebbe tagliato tranquillamente un altro 13,5%. Il problema chiama quindi in causa la funzione del Parlamento e l’utilità dei parlamentari. La verità è che lo svuotamento dell&#8217;attività parlamentare e la marginalizzazione del Parlamento è in corso da tempo. È questo il tema che sta dietro il taglio di quei seggi che i 5S propongono agli elettori come poltrone per parassiti. Un tema del quale si può dire tutto fuorché non sia un tema di primissimo rilievo costituzionale. Il fatto è che su questo tema i 5S interpretano, cavalcano e alimentano una linea ahimè coerente anche se disastrosa che si va sviluppando nel tempo all’insegna della lotta alla “casta” e che alla fine travolgerà gli stessi proponenti. Sono gli altri che pian piano si sono a loro accodati che dovrebbero porsi le domande che ora vengono poste ai cittadini. Quello che è sicuro è che il vento che gonfia le vele dell’attesa vittoria del Sì all’insegna del “meno sono meno rubano”, non si accontenterà certo di questo modesto risultato. </p>



<p><strong>Tutti i partiti principali sono schierati per il Sì. Se la riforma passa chi festeggia?</strong><br>In teoria dovrebbero festeggiare tutti, visto il 97% dei parlamentari che hanno votato la riforma in Parlamento. Ma soprattutto i 5S, gli unici titolari dell’impresa che, inseguendo il populismo crescente di suo, hanno costretto tutti gli altri ad inseguirli. Ad eccezione naturalmente dei pochi coraggiosi che attorno alla Bonino non hanno avuto paura di andare contro la corrente. La verità è che se vince il Sì i primi che perdono sono i populisti, ormai dentro di loro in buona parte pentiti. Più di tutti destinati a perdere quella che loro giustamente chiamano “la poltrona”.</p>



<p><strong>E se prevale il No?</strong><br>Se vince il No perde il populismo. O almeno si apre uno spiraglio alla speranza in una partenza nuova. Se mi facessi guidare da sentimenti meschini e dalla indignazione contro il trasformismo di questo primo scorcio di legislatura meriterebbero che votassi Sì. Il modo più sicuro per lasciarli nella trappola nella quale si sono infilati di propria iniziativa, e quindi per liberarsi del maggior numero di loro. Chi invece è preoccupato per la Repubblica e per la crescita del populismo non può che votare No. Io voto No.</p>
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		<title>Anche il PD ha scelto Rousseau. Io sto con Montesquieu, per questo dico NO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 17:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte totalitarie, sono annidati, ancorché “in sonno”, dentro di noi, pronti a risvegliarsi tutte le volte che l&#8217;equilibrio costituzionale viene toccato. </p>



<p>Non è il mio caso. Sono e resto convinto che le riforme vadano fatte, perché rispondono ad un bisogno vero: quello di adeguare le regole di convivenza, la disciplina dei diritti e dei doveri, pubblici e privati, alle esigenze del corpo sociale, che muta nel tempo. La bocciatura di riforme organiche (quella del 2016) o il fallimento di altre (quella del 2001) non fa venire meno, in me, il bisogno di rinnovare la Costituzione, soprattutto la sua seconda parte, anche se nuove esigenze di ridefinire diritti e doveri riguardano anche la prima. Personalmente sento l&#8217;esigenza di riformare la Costituzione, la forma di Governo, il numero dei parlamentari, l&#8217;assetto delle Camere (abolendo il bicameralismo paritario) e l&#8217;organizzazione del loro lavoro.</p>



<p>Il mio, quindi, non è un NO per conservare ciò che c&#8217;è, ma è un NO all&#8217;illogicità di cominciare dal fondo e dalla più banale delle proposte un processo riformatore; il ripudio delle motivazioni vere che hanno generato una modifica le cui motivazioni si ritrovano nelle parole di quel giovane deputato del M5S (&#8220;meno deputati saranno più controllabili e avremo meno corrotti&#8221;) o nello striscione con disegnate poltrone e forbici, sventolato sempre dal M5S al momento dell&#8217;approvazione definitiva della legge; all&#8217; assenza di un&#8217;intesa su una legge elettorale coerente con la riduzione dei parlamentari e capace di coniugare rispetto della rappresentanza con l&#8217;esigenza di efficacia (tale non è il mezzo accordo rabberciato negli ultimi giorni solo per stendere un velo di ipocrita vergogna sul volto della maggioranza e del PD in particolare); all&#8217;avere, quindi, ridotto la questione del numero dei parlamentari e, quindi, del Parlamento, non già a un principio di rappresentanza e di esercizio del principio di &#8220;sovranità&#8221; popolare, ma di rituale orpello di un desueto modo di esercitare la &#8220;democrazia&#8221;, coerente sicuramente con le convinzioni di Casaleggio senior e del movimento da lui pensato, tutte orientate alla &#8220;democrazia dei click&#8221; contro la democrazia rappresentativa e parlamentare e non certo in sintonia con la Costituzione repubblicana. Per dirla con il Direttore Molinari, anche il PD ha scelto Rousseau contro Montesquieu. Io sto con Montesquieu.</p>



<p>A ognuna delle risposte che il &#8220;fronte del Sì&#8221; offre ai rilievi del &#8220;fronte del NO&#8221; (&#8220;tutte le proposte di riforma fin qui avanzate contenevano la riduzione dei parlamentari&#8221; … &#8220;con meno parlamentari le commissioni parlamentari saranno più efficienti&#8221; …. &#8220;i costi si riducono di ben 60 milioni all&#8217;anno&#8221; …. &#8221; abbiamo preso l&#8217;impegno di riformare la legge elettorale&#8221; … &#8220;gli USA hanno meno parlamentari di noi&#8221; … &#8220;i regolamenti parlamentari si possono modificare quando si vuole e senza leggi costituzionali&#8221; …. ecc. ecc.) si è risposto in maniera così chiara da parte di tutti i più autorevoli esponenti del fronte del NO e non sarò certo io a tediarvi ripetendole puntualmente. Desidero, però, sottolineare tre questioni.</p>



<p>Questa riforma è una delle ragioni fondanti del Governo Conte II. Al contrario della riforma bocciata nel 2016 &#8211; che nasceva prima del Governo Renzi, a seguito della grave crisi istituzionale, prima ancora che politica, che portò alla rielezione di Napolitano &#8211; il Governo Conte II affonda la sua legittimità nell&#8217;accettazione di questa modifica costituzionale. Il &#8220;contratto&#8221; PD-M5S – e con esso il Governo &#8211; non esisterebbe se non ci fosse stato questo patto, con quelle motivazioni, demagogiche e populiste. </p>



<p>Questo Governo nasce, quindi, con questo vulnus populista che mi auguro che gli Italiani smascherino se non con la sconfitta del Sì, almeno con un buon risultato del NO. In ogni caso il silenzio del premier e il suo tentativo di allontanare da sé l&#8217;inasprirsi della battaglia referendaria la dice lunga sulla preoccupazione con cui si guarda dalla maggioranza all&#8217;entusiasmo crescente che si è creato intorno al NO. </p>



<p>Va ricordato, poi, che la mancata approvazione della riforma elettorale contestualmente al &#8220;taglio&#8221;, promessa non mantenuta della maggioranza giallo-rossa, rappresenta una polizza-vita sul futuro del Governo, perché il Presidente della Repubblica non potrebbe certo sciogliere le Camere in presenza di questo “taglio” che cancella l&#8217;attuale legge elettorale. Non si può votare fino a che non c&#8217;è una nuova legge elettorale! Lunga vita al Conte II, quindi! Ecco un&#8217;altra buona ragione per dire NO.</p>



<p>Questo voto è inoltre viziato, a mio giudizio, anche per la scelta, al limite della costituzionalità, di abbinarlo alle elezioni regionali. Che però non si tengono in tutto il Paese. L&#8217;emergenza COVID esiste, ma non è questa la vera motivazione che ha spinto il Governo a scegliere questa data. Siamo di fronte ad una violazione palese della Costituzione materiale perché un referendum sulla riforma della Costituzione si tiene in condizioni ben diverse tra Regione e Regione, il che non formalmente ma sostanzialmente introduce elementi di disequilibrio nell&#8217;esercizio del principio di sovranità. Sarà, quindi, interessante capire quanto l&#8217;affluenza alle urne inciderà sul voto e sulla sua distribuzione, regione per regione. Ma anche questa &#8220;furbata&#8221; del Governo è, per me, motivo sufficiente per dire NO.</p>



<p>Infine: già è difficile capire perché, al di là delle ragioni di bottega richiamate sopra, il PD abbia accettato questa riduzione del numero dei parlamentari senza pretendere la contestuale approvazione di una riforma elettorale che ripristinasse in modo corretto il rapporto tra eletti ed elettori in un quadro di revisione organica della Costituzione, ma che il PD abbia anche accettato di avviare l&#8217;iter legislativo non solo per mantenere il Senato con l&#8217;attuale funzione politica e legislativa (analoga a quella della Camera), ma abbia anche accettato di trasformare il &#8220;bicameralismo paritario&#8221; in &#8220;bicameralismo perfetto&#8221;, abolendo l&#8217;elezione su base regionale del Senato e uniformando a quello della Camera la disciplina dell&#8217;elettorato attivo e passivo è davvero un non-senso. Nel giro di meno di tre anni siamo passati dall&#8217;abolizione del Senato alla costituzionalizzazione della fotocopia integrale della Camera, togliendo quelle piccole differenze che erano state previste dai Costituenti tra le due Camere. E questo per rafforzare la &#8220;democrazia dei click&#8221;, cara alla &#8220;Casaleggio Associati&#8221;.</p>



<p>Valgono su tutto, a questo proposito, le parole di Umberto Terracini, comunista eretico, già Presidente dell&#8217;Assemblea Costituente: &#8220;…quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni&#8221;. E sui costi aggiungeva: &#8220;…anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza&#8221;. Ecco. Oltre a tutte le questioni più note, che emergono nel dibattito a tutti i livelli, mi preme sottolineare queste tre che, già da sole, sarebbero sufficienti per dire NO senza tentennamenti.</p>
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		<title>Scivolata ANSA sul referendum: ricostruire catena delle responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 08:43:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle&#8230;</p>
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<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle 20:07 un secondo lancio, con gli stessi contenuti ma con titolo dedicato al presidente del Consiglio sempre più solo, con distacco, in testa alla classifica sul gradimento dei leader politici. Una sequenza capace di far impallidire Putin e Itar-Tass, l’agenzia di stampa della Russia. Alle 21:29 nuovo lancio, con richiesta di annullare la notizia delle 19:29 perché “trasmessa per errore”. Troppo tardi. Il pasticciaccio è servito.</p>



<p>Non si ricorda un episodio simile nella storia della Repubblica. Almeno da quando esistono i sondaggi. Almeno da quando la legge impone di non diffonderli. Non stiamo affermando che i sondaggi non possano essere realizzati. Né ci scandalizziamo all’idea che a commissionarlo sia stato lo stesso Governo. Sappiamo bene anche che ci sono diversi stratagemmi per aggirare la legge che ne limita la pubblicazione nelle settimane che portano al voto: il più noto e diffuso, negli ultimi anni, consiste nel pubblicare le previsioni sui risultati elettorali come se si stesse parlando di una corsa di cavalli. Mai però è successo che la principale agenzia di stampa italiana diffondesse un sondaggio commissionato dal Governo e, ovviamente, favorevole all’esecutivo. A pensar male si fa peccato, per chi crede ai peccati, ma ci si azzecca. Ma soprattutto, crepi l’avarizia: un indizio è un indizio, due indizi sono una prova.</p>



<p>Il primo indizio è stato il teatrino messo in piedi dall’INPS, con modalità improprie e inusuali, sui parlamentari furbetti del bonus di 600 euro. Una tempesta perfetta che ha consentito al M5S e al ministro Di Maio in particolare di rinfocolare i sentimenti anticasta che sono alla base della riduzione dei parlamentari, con taglio orizzontale, realizzato dalla legge sottoposta a referendum confermativo il prossimo 20 e 21 settembre. Il secondo indizio, che alimenta il forte sospetto &#8211; se non costituisce la prova &#8211; di una precisa strategia messa in campo dal Governo per agevolare la vittoria del SI, è il grave episodio accaduto ieri sera. Aggiungiamo che l’incidente si registra proprio il giorno in cui due importanti esponenti politici della Lega, Giorgetti e Centinaio, decidono di annunciare il loro sostegno al NO, in dissenso rispetto all’indicazione ufficiale di voto diffusa dal leader Salvini.</p>



<p>Non sappiamo immaginare come andrà il voto. Nel 2016 si respirava nell’aria la sensazione di una pesante sconfitta, motivata dalla mobilitazione trasversale contro Matteo Renzi che aveva commesso l’errore di personalizzare il risultato del voto. Questa volta la sensazione è che il NO, partito in grande svantaggio, abbia realizzato una rimonta importante. Sarà la conseguenza del cosiddetto “filter bubble”, quel processo che induce Facebook e gli altri social a mostrare sulla home di ognuno di noi soltanto le notizie che possono piacerci, escludendo quelle che potremmo non approvare, ma sul web &#8211; stranamente &#8211; non sembra prevalere il rancore anticasta ma la difesa della Costituzione. Magari ci troveremo con una valanga di preferenze per il taglio dei parlamentari, che per noi, così come è stato concepito, è taglio della democrazia, ma episodi come quello di ieri rafforzano la convinzione che questa sia una battaglia che è giusto condurre con determinazione sino all’ultimo momento utile.</p>



<p>Resta la gravità di un episodio che va indagato in modo severo e per il quale è bene che venga ricostruita e resa pubblica nel più breve tempo possibile la catena delle responsabilità. Nel paese che non conosce il principio dell&#8217;assunzione di responsabilità e l’istituto delle dimissioni, finirà con un giornalista dell’Ansa a cui sarà affibbiata la colpa di aver messo in rete, per errore, una notizia che non doveva essere diffusa. Conoscendo la serietà professionale del direttore Luigi Contu, tendiamo a ritenere che l’Ansa &#8211; che comunque non può incorrere in tali &#8220;leggerezze&#8221; &#8211; sia stata indotta in errore. Una cosa sembra evidente, infatti: quella notizia è stata inviata da una fonte ritenuta affidabile, sotto forma di nota. Vogliamo sapere da chi e perché. Solo così potrà essere risolto il giallo, che in questo caso sembra essere molto più che un colore o un genere letterario. E’ un indizio. Il secondo. Quello che avvicina alla prova.</p>
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		<title>Democrazia indiretta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pino Pisicchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 14:29:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rush finale di questa campagna elettorale referendaria sembra accendersi dopo un tempo lunghissimo di tiepidezze e distrazioni. Vabbè che siamo ancora in estate, almeno fino alla domenica del voto, e il covid post vacanziero si sta annunciando particolarmente arrembante. Ma, vivaddio, stiamo parlando di una modifica alla Costituzione, peraltro non da niente, perché porta con se’ grappoli di conseguenze a cascata. Il circuito ristretto dei cultori della materia costituzionale&#8230;</p>
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<p>Il rush finale di questa campagna elettorale referendaria sembra accendersi dopo un tempo lunghissimo di tiepidezze e distrazioni. Vabbè che siamo ancora in estate, almeno fino alla domenica del voto, e il covid post vacanziero si sta annunciando particolarmente arrembante. Ma, vivaddio, stiamo parlando di una modifica alla Costituzione, peraltro non da niente, perché porta con se’ grappoli di conseguenze a cascata.</p>



<p>Il circuito ristretto dei cultori della materia costituzionale ha avuto modo di attingere ragioni pro e contro dai volenterosi media che hanno ospitato, nell’indifferenza del popolo mainstream, quel poco che è sopravvissuto del dibattito pubblico. Ma il popolo mainstream non se ne adonterà: è sufficiente la parola d’ordine: “345 stipendi in meno”. Comunque, per quel che si è ascoltato e letto, sono apparse assai più robuste le ragioni del no, piuttosto che quelle dei sostenitori del taglio che, quando onesta’ intellettuale ha soccorso, si sono mosse nella logica di “meglio questo che niente”, scommettendo sul fatto che dopo la conferma referendaria la politica si dovrà precipitare a fare un pacco di riforme costituzionali se no non si va avanti. Basterebbe una piccola domanda: “questa politica? Ne siamo proprio sicuri?”.</p>



<p>Qualche considerazione. La prima: Il taglio dei parlamentari è parte consistente del programma politico dei Cinque Stelle, che, tra le riforme costituzionali, lo poneva come priorità insieme con l’abolizione dell’art.67 Cost. (il divieto di mandato imperativo per i parlamentari) e il referendum istitutivo (il popolo propone una legge e se la vota col plebiscito escludendo il Parlamento). Il disegno, coerente per il Movimento, non c’è che dire, si collega all’idea del graduale superamento della democrazia rappresentativa in favore di una sorta di democrazia diretta favorita dalle risorse delle nuove tecnologie digitali.</p>



<p>Piaccia o non piaccia questa visione è nel DNA del M5S. Ma possiamo dire che sia nel DNA anche delle altre formazioni politiche? Sembrerebbe proprio di no: tanto per ricordare il PD e i renziani per ben tre volte hanno votato contro la legge costituzionale partorita da M5S e Lega, la vecchia maggioranza, salvo scoprire, dopo il varo del Conte bis, le intime virtù del taglio lineare. E così han fatto praticamente tutti: tanto per ricordare alla Camera solo 14 irriducibili votarono contro nel voto finale.</p>



<p>Dunque se questa riforma era una “bandiera” per il M5S e rappresentava, invece, oggetto di forte critica per gli altri, come ha fatto a diventare legge approvata quasi unanimemente con la doppia lettura Camera/Senato? È un classico caso di legge preterintenzionale: io metto la mia bandierina sul campo di guerra, tanto poi nessuno l’approverà. Poi succede che l’approvino tutti, per paura di mettersi contro il popolo mainstream, e viene fuori la riforma costituzionale. Quasi “a loro insaputa”.</p>



<p>La seconda: la comunicazione in questa campagna elettorale è stata imprecisa e distorsiva. Per esempio: la favola del Parlamento con più rappresentanti in Europa, sostenuta con comparazioni parziali (confronto solo con la Camera bassa) e prendendo in esame assemblee di paesi con popolazione disomogenea. Insomma se voglio capire come va in Europa, non posso guardare i numeri del Parlamento di San Marino, ma devo confrontarmi con Francia e Gran Bretagna che hanno più o meno la nostra stessa popolazione (60 milioni e passa). Ebbene confrontando i nostri numeri (945 parlamentari) con quelli francesi (925) e inglesi (1422) ci rendiamo conto che tutta questa esuberanza italiota non c’è.</p>



<p>La terza: stiamo sul tema sensibile del vile denaro. Si dice: “così risparmiamo 345 indennità”. Certo. Ma se questo è il problema (e, francamente, non mi pare proprio che lo sia in una democrazia moderna) non facciamo prima a tagliare gli stipendi? Con un bel taglio lineare di 5000 euro al mese a fine legislatura si fanno quasi 300 milioni. È poco? È un nulla? Più o meno come il poco o il nulla del “beneficio” economico del taglio ma, vuoi mettere? Questo si che sarebbe un bel gesto nei confronti degli italiani in sofferenza. Senza fare cose irreparabili nella Costituzione.</p>
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		<title>Referendum: meglio di no, per non incentivare un processo di delegittimazione delle élite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 19:59:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete già letto su queste colonne, e ancora ne leggerete, condivisibili ragioni per votare No al referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di questa nostra sfortunata Repubblica. Mi permetto di aggiungerne una, per dir così, sentimentale. Nel senso che vorrei riflettere su quale sentimento stia alimentando il pressante bisogno della riduzione in parola. Veloce premessa: sarei favorevole a tagliare un’intera camera, a superare il bicameralismo perfetto e a&#8230;</p>
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<p>Avete già letto su queste colonne, e ancora ne leggerete, condivisibili ragioni per votare No al referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di questa nostra sfortunata Repubblica. Mi permetto di aggiungerne una, per dir così, sentimentale. Nel senso che vorrei riflettere su quale sentimento stia alimentando il pressante bisogno della riduzione in parola.</p>



<p>Veloce premessa: sarei favorevole a tagliare un’intera camera, a superare il bicameralismo perfetto e a ridisegnare parte dell’assetto costituzionale dei poteri. Quindi non accusatemi di essere un becero conservatore, ché non lo sono. Il punto è che, per come è nata e per come è fatta, questa non è una riforma ma una vendetta. Diciamoci la verità: è una vendetta contro la classe politica. Ora, potremmo anche far notte nell’elencare le nefandezze di questo o quel politico, e va bene. Il punto però è che la riduzione/punizione si inscrive nel fenomeno più ampio, della cosiddetta disintermediazione, che è una iattura dei tempi nostri. Suona più o meno così: “siccome ho accesso a tutte le informazioni del mondo, quindi posseggo tutta la conoscenza del mondo, allora degli intermediari di ogni risma me ne impipo bellamente”. Mi informo e decido da me medesimo su tutto. Si potrebbe dire che si tratta di una protestantizzazione secolare: via ogni genere di sacerdote, sia esso sacerdote della scienza, del diritto, della medicina, della politica.</p>



<p>Ecco. Io voterò No soprattutto perché non voglio incentivare questo processo di delegittimazione delle élite. Intendiamoci: a numerosissimi membri di questa o quella élite bisognerebbe, metaforicamente parlando, dargliele col mazzuolo sulla calotta cranica. Ma contestare la legittimità stessa delle élite, degradandole al ruolo di caste, significa darlo in testa a noi, quel mazzuolo, e non metaforicamente. Di élite abbiamo un disperato bisogno perché il mondo è complesso e nessuno da solo può saperne abbastanza di un numero sufficiente di cose. Abbiamo bisogno di più élite, e abbiamo bisogno che siano tutte numerose, perché abbiamo bisogno che il maggior numero possibile di persone si specializzi nel sapere tutto ciò che può su quel che fa, in modo da poter fare sicuro affidamento sulle sue competenze e sulla sua dedizione. Gli abusi vanno combattuti, com’è ovvio, ma rinunciare a ciò che è utile perché se ne è abusato è un riflesso rancoroso che non possiamo permetterci.</p>
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