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	<title>Lettura Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Lettura Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Storie che non finiscono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 08:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se una mattina, come ogni mattina, prepari il tè per la colazione.Se quella mattina il mare ti appare verticale e tanto ti riporta alla considerazione che sei tornata a casa e non c’è più il mare orizzontale della vacanza.Se la routine dei gesti che non hanno più bisogno di essere pensati ti rassicura.Se il profumo dei gelsomini non proviene più dalle notti stellate, ma dalla fumante tazza di tè.Se pregustando&#8230;</p>
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<p><em>Se</em> una mattina, come ogni mattina, prepari il tè per la colazione.<br><em>Se</em> quella mattina il mare ti appare verticale e tanto ti riporta alla considerazione che sei tornata a casa e non c’è più il mare orizzontale della vacanza.<br><em>Se</em> la routine dei gesti che non hanno più bisogno di essere pensati ti rassicura.<br><em>Se</em> il profumo dei gelsomini non proviene più dalle notti stellate, ma dalla fumante tazza di tè.<br><em>Se</em> pregustando la noia della quotidianità apri il tablet per leggere le ultime notizie e non ci puoi credere, ti blocchi.</p>



<p><em>È morto.</em></p>



<p>È morto lo scrittore spagnolo Javier Marías. Improvvisamente, per noi lettori che nulla sapevamo della breve polmonite assassina che lo ha ucciso. Non ci sono altri dettagli, non c’erano coccodrilli pronti, troppo in buona salute, troppo recente l’ultimo romanzo, l’ultimo premio, l’ultima intervista.</p>



<p>Cerchiamo, seguendo il suo suggerimento &#8211; “<em>quando una persona muore in modo inatteso cerchiamo di ricostruire quel che ha detto l’ultima volta che l’abbiamo visto come se potessimo salvarlo con questo</em>” &#8211; qual è stata l’ultima volta che lo abbiamo incontrato, pur sapendo che non riusciremo a salvarlo lo stesso.</p>



<p>La mia ultima volta è stata alcuni mesi fa, con la lettura di<em> Tomas Nevinson</em> pubblicato in Italia all’inizio di quest’anno. Ricordo, questo sì, di avere chiuso il libro con un gesto definitivo e già nostalgico. Mi ero detta, lo so perché lo avevo appuntato, &#8220;<em>com&#8217;è difficile lasciare andare un libro di Marías? È una vita, una storia che si chiude</em>.&#8221;<br>Era il 22 maggio.</p>



<p>Chi ama un autore, come ogni amato, non può fare a meno delle sue parole e della sua presenza. Allora lo segue, fa ricerche su Google per sapere se sta per uscire un nuovo romanzo, e quando finalmente – perché Marías non è uno scrittore a getto continuo &#8211; l’editore annuncia la prossima uscita, la prenota. Anche se sa che vetrine di librerie reali e online saranno tappezzate dell’opera.<br>Perché di Javier Marías stiamo parlando.</p>



<p><em>Che dire? Da dove cominciare? Che cosa ricordare? Che cosa omettere? Cosa nascondere? Cosa evidenziare?</em></p>



<p>Ci tocca procedere senza sapere bene come fare; così come faceva lui quando si accingeva a scrivere una storia. <em>“Non è che non sappia dove voglio andare, ma non conosco la strada da percorrere, comincio senza sapere molto di quello che racconterò, non cambio nulla dei miei romanzi, come non possiamo cambiare nulla del nostro passato.&#8221;</em></p>



<p>Possiamo cercare di salvarlo attraverso le sue storie, che si svelano attraverso ciò che accade e ciò che sarebbe potuto accadere, quello che è reale e quello che è mistero. Potremmo cercare di decifrare il tragico, l’imponderabile, gli enigmi della vita che mai si possono spiegare. Possiamo rassegnarci alle infinite letture che ogni evento e ogni persona nascondono. Possiamo tentare di capire il mondo nella sua indecifrabile complessità da un punto di vista etico, di fare del bene l’oggetto della narrazione anche se sappiamo che difficilmente potremmo raggiungerlo.</p>



<p>Oppure possiamo tentare la strada seguendo i suoi personaggi, quelli che per la lunga frequentazione (tre anni mediamente per completare un romanzo) diventavano suoi amici, persone sulle quali esercitava una capacità decisionale impossibile in qualsiasi altra circostanza o situazione. Uomini e donne ai quali affida una storia nella sofferta convinzione che non c’è nulla di certo, che quello che può proporre è solo un punto di vista e che anch’esso non è univoco. <em>Tomas Nevinson, Berta Isla</em>,<em> Julianin, Marta e Victor, Tupra</em>, <em>Pérez Nuix</em>, <em>Sir Peter Wheeler</em>, dall’inizio alla fine della narrazione si contraddicono di fronte ad eventi che potrebbero essere così come appaiono o esattamente al contrario. Li ritroviamo dietro una parete, una porta dove, casualmente o volutamente, finiscono per origliare una contrastante verità che propone una visione del tutto nuova o semplicemente interrogativa di fatti che sembravano certezze.</p>



<p>O ancora possiamo salvarlo lasciandoci ammaliare da una scrittura nella quale ci si perde come in un oceano senza rive o approdi. Un discorso fatto di un fraseggio colto, ricco di citazioni – su tutte quelle shakespeariane &#8211; di digressioni che affiancano la storia non sostituendosi ad essa ma divenendo a loro volta storia.<br>“<em>La mia intenzione, il mio desiderio, è che tutte le digressioni dei miei libri siano abbastanza interessanti in sé stesse da far soffermare il lettore</em>”, quelle digressioni che spesso servono a rompere una tensione narrativa altrimenti insostenibile, a riportare alla realtà la vita, già di suo inspiegabilmente tragica.<br>Ecco allora un fiorire di indicativi e condizionali, di presenti e passati prossimi e futuri anteriori che coniugano il grande mistero del <em>Tempo</em>, le ombre che in esso si nascondono, le maschere multiple che consegna ad ognuno di noi che tanto poco sappiamo di noi stessi.</p>



<p>Sorseggio il mio tè e penso che sì, forse queste sono strade praticabili per non perdere un autore che molto amiamo, e tuttavia so che ce ne deve essere ancora una, o tante, da cercare nei suoi libri che ora affiancati nello scaffale mi aspettano.<br>La storia non è finita.</p>



<p>Alcune storie non muoiono mai. </p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di sgomento, dolore, nostalgia.<br><strong>Terapia:</strong> leggere e rileggere e leggere e rileggere tutti i libri di Javier Marías, che non sono molti ma i necessari, lasciandosi aiutare da un buon tè per mandare giù il groppo in gola.</p>



<p></p>
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		<title>Isabella Morra, il canto di una esistenza infelice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2022 11:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Baronessa di Carini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rischio per Isabella Morra è che ci si innamori più della sua tragica storia che della sua autentica arte. Che la visita del “denigrato sito”, l'ascolto delle leggende che la vedono aggirarsi per il lugubre castello, la voce del “torbido Siri” che ne piange la feroce e giovanile fine, possano ucciderla ancora una volta nella banalità di un'arte raccontata come una favola e non come una pagina di autentica letteratura quale in realtà è.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dobbiamo inerpicarci tra vicoli stretti e case di pietra addossate l&#8217;una all&#8217;altra per raggiungere il castello di Valsinni, antica Favale, al confine tra la Basilicata e la Calabria. Ci fa compagnia in questo luogo salvato dai rumori delle auto e delle TV accese, la voce del fiume Siri, del “torbido Siri&#8221;. </p>



<p>Se poi ci addentriamo tra le antiche mura del castello e ci affacciamo da una delle strette finestre contempleremo un paesaggio di creste alte, pendici ripide, e la valle nella quale il fiume scorre. La rocca tutta sembra quasi inghiottita, sprofondata nel paesaggio e nel silenzio.</p>



<p>Non ci sarà allora difficile immaginare la giovane Isabella dietro quella finestra, e non ci sarà difficile raccontare una vicenda che tante volte abbiamo già ascoltato, che riconosciamo nella solitudine di una vita, nella disperata speranza di un&#8217;evasione impossibile, nel lamento tutto interiore che sfocia infine in rime, nel vagheggiamento di un amore, reale o tutto da inventarsi.</p>



<p>La storia di Isabella Morra è lineare nel suo percorso, oggi potremmo sovrapporla a centinaia di vicende simili. Basterebbero poche righe su un giornale e una lettura non più di tanto curiosa in quanto sappiamo in partenza come vanno queste storie di donne uccise da un familiare. Non eccitano più la fantasia, giusto qualche particolare morboso.</p>



<p>Isabella è giovane, certo bella anche se non c&#8217;è nessun ritratto a confermarlo, aristocratica, colta, ammalata di solitudine. Vorrebbe leggere, viaggiare, conoscere. Disprezza la elementare visione di vita dei suoi fratelli, la sottomessa pavidità della madre, la rozzezza del volgo che la circonda, le vette aspre che imprigionano il castello. Invoca invano il ritorno del padre in esilio. Ricorre allora alla sola fuga possibile, un carteggio letterario con un ardito poeta, Diego Sandoval de Castro. Solo letterario? O in quelle lettere ricevute e spedite con sotterfugio si nasconde cifrato tra versi un ricambiato amore? Chi può dirlo. </p>



<p>Quel carteggio non è arrivato a noi, resta solo la testimonianza della moglie del fuggiasco Diego che diceva “che dicto don Diego havea festeggiato la sorella del dicto barone et fratelli&#8221; e che pertanto se l&#8217;era meritata una morte giunta a colpi di archibugio della quale furono assolti i “dicti fratelli&#8221;. Isabella non pianse l&#8217;amato o amico che fosse non perché non fosse addolorata da quella notizia, ma semplicemente perché lo aveva preceduto nella stessa sorte per mano degli stessi fratelli, lei non in un infido bosco ma nelle rassicuranti mura della casa natale. Solo i colpi di archibugio non furono sparati bastando, visto la familiarità delle persone deputate a difendere l&#8217;onore, un più casalingo coltello.</p>



<p>Caddero dalle sue mani le lettere incriminate? Si bagnarono del suo sangue? Fece in tempo Isabella a scrutare ancora una volta il lontano mare con le sue onde di speranza? Ricordò il suo Diego e, ci auguriamo, poté riassaporare momenti di amore? O non le restò che lo sgomento per visi e coltelli che credeva fratelli?</p>



<p>Storie antiche ma anche contemporanee di catene vere o solo interiori che legano la vita, e con la vita la gioia il presente il futuro, e che fatalmente conducono alla morte.</p>



<p>Povera baronessa di Carini: &#8220;Signuri patri chi venisti a fari? Signora figghia, vi vegnu ammazzari&#8221;, povera Francesca “ colomba dal disio chiamata”, povera spavalda Carmen, &#8220;Ah! Carmen! Mia Carmen adorata&#8221; e pertanto uccisa da don José. E povere Ornella Tina Silvia, e altre 100 solo in Italia nel 2021, la cui morte per mano di un familiare non è stata cantata da nessun poeta.</p>



<p>Isabella se la cantò da sola la sua infelice esistenza prendendo Petrarca come modello senza ridurlo tuttavia a uno sterile esercizio letterario, ma aggiungendovi una sensibilità tutta personale, una voce artistica distinguibile tra quelle delle altre poetesse del ‘500 per eleganza formale malgrado lei dichiarasse il suo stile “ruvido e frale&#8221;. I suoi versi non esprimono un dramma intimo, ma diventano paradigma umano e artistico di una dimensione ampia e condivisa del dolore. Non a caso molti critici le affiancano Leopardi.</p>



<p>Sono belli i pochi sonetti e le canzoni, soltanto 13 in tutto, che sono giunti a noi. Certo la poetessa ne scrisse molto di più, non le sarà mancato il tempo di intrecciare trame di parole su un ordito di interminabili vuote giornate e lunghi silenzi.</p>



<p>Non si lascia consolare nelle sue rime Isabella dal paesaggio che la circonda, dall&#8217;attesa del padre con cui condivideva cultura e affetto, dal desiderio di andare via, e pertanto grida la sua disperata speranza, il suo rifiuto di accettare la volgarità di persone e luoghi che la circondano, rivendicando una statura personale che con loro nulla ha a che fare. </p>



<p>Isabella è consapevole di trovarsi in una posizione culturale, spirituale, intellettuale al di sopra dell&#8217;antica Favale, di quello che Favale comporta, del suo tempo. Da questa estraneità deriva l&#8217;approdo ad una visione religiosa che caratterizza gli ultimi componimenti e che pare recare se non felicità almeno pace.</p>



<p>Sono versi coraggiosi i suoi, hanno l&#8217;impeto della rivolta e la forza di un elevato linguaggio poetico. Certo per questo furono pubblicati per la prima volta a pochi anni dalla sua morte.&nbsp; La giusta collocazione di Isabella Morra nella storia della letteratura però è dovuta soprattutto alla critica che ne fece Benedetto Croce alla quale seguirono molti studi e scritti e tra tanti, i lavori teatrali di Dacia Maraini e Andrè Pierre de Mandiargue. Infine l&#8217;istituzione di un Parco letterario a lei intitolato che produce molte e interessanti attività.</p>



<p class="has-text-align-left">Il rischio per Isabella Morra è che ci si innamori più della sua tragica storia che della sua autentica arte. Che la visita del “denigrato sito”, l&#8217;ascolto delle leggende che la vedono aggirarsi per il lugubre castello, la voce del “torbido Siri” che ne piange la feroce e giovanile fine, possano ucciderla ancora una volta nella banalità di un&#8217;arte raccontata come una favola e non come una pagina di autentica letteratura quale in realtà è.</p>



<p class="has-text-align-center">“de&#8217; gravi affanni deporrò la salma, <br>e queste chiome cingerò d&#8217; alloro.”</p>
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		<title>Scuola, quando una festa senza pensieri guastafeste?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/27/deluca-scuola-quando-una-festa-senza-pensieri-guastafeste/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 14:26:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal mondo della scuola arrivano fin sotto l’ombrellone almeno tre notizie. Due non sono proprio liete, e la terza, che invece è bella, sarebbe bellissima se riuscisse a mettere in fuga la prima e la seconda. Partiamo dalla bella perché noi all’ottimismo vogliamo più bene di quanto lui ce ne voglia. E, pertanto, guardiamo i voti della maturità 2021. In Italia hanno ottenuto il diploma di scuola media secondaria con&#8230;</p>
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<p>Dal mondo della scuola arrivano fin sotto l’ombrellone almeno tre notizie. Due non sono proprio liete, e la terza, che invece è bella, sarebbe bellissima se riuscisse a mettere in fuga la prima e la seconda.</p>



<p>Partiamo dalla bella perché noi all’ottimismo vogliamo più bene di quanto lui ce ne voglia. E, pertanto, guardiamo i voti della maturità 2021. In Italia hanno ottenuto il diploma di scuola media secondaria con 100 e lode 15.353 studenti, ovvero il 3,1 per cento dei candidati, nel 2020 erano stati il 2,6 e nel 2019 l’1,5. Il progresso c’è e si legge.</p>



<p>In Calabria hanno conseguito la maturità con voto 100 il 17,5 per cento dei candidati, mentre il 4,4 ha portato a casa anche la lode. I lodati sono la bellezza di 812.</p>



<p>Ci potessimo fermare qui staremmo bene tutti e le nostre labbra si aprirebbero al sorriso. A farci aggrottare le ciglia c’è, però, la valutazione della cosiddetta didattica a distanza (la dad) che certamente ha svolto la sua lodevole funzione vicaria, ma non ha – e non poteva – sostituire in pieno l’efficacia della scuola in presenza. La quale aveva già di suo asperità e difficoltà segnalate di anno in anno. La Dad è arrivata tardi per molti alunni, ha evidenziato penuria di attrezzi poi rimpiazzati e ha dovuto fare i conti con la Rete birichina e latitante in molti contesti.</p>



<p>Siamo adesso in grado di fare un bilancio di senso compiuto per gli anni scolastici 2020 e 2021? E’ impossibile sia pure affrontarne uno schizzo. Sapremo qualcosa alla riapertura in presenza quando avremo libri penne e fogli bianchi sotto gli occhi.</p>



<p>Se per gli effetti della Dad dovremo aspettare sperando di non incappare in sorprese sgradevoli, per un’altra fonte – che sarebbe l’Invalsi – non dobbiamo perdere tempo per riflettere sui dati che ci ha fornito dopo l’esame degli elaborati di 2 milioni di studenti. Dice l’Invalsi: 4 ragazzi su 10 (il 39 per cento) delle nostre scuole medie non raggiungono risultati adeguati in italiano e il 45 per cento non lo raggiungono in matematica. Alle medie secondarie le percentuali stanno così: il 44 per cento dei nostri ragazzi litigano di brutto con l’italiano e il 51 per cento con la matematica. E segue l’odiosa postilla “al Sud le cose stanno peggio”.</p>



<p>Se mettiamo insieme le tre notizie saprebbe qualcuno farsi una sia pur pallida idea di quel che bolle in pentola nella nostra scuola? Una specie di rompicapo.</p>



<p>Nel frattempo qualcosa sappiamo: che ai ragazzi piacciono le pagelle con bei voti che piacciono anche ai genitori che piacciono anche agli insegnanti che piacciono anche ai dirigenti scolastici e ai sovrintendenti e ai presidenti di regione. E ciascuno di costoro cui i bei voti piacciono ha le sue buone ragioni: il ragazzo, perché ce l’ho fatta; i genitori perché mio figlio è bravo e soprattutto non lo è meno degli altri; gli insegnanti perché con la bravura dei ragazzi evidenziano la loro; i dirigenti perché il loro istituto è eccellente; il sovrintendente perché la regione si sta riscattando e il presidente di regione perché la buona politica scolastica dà i suoi frutti.</p>



<p>Andiamo alla lettera che scrissero qualche anno fa alcuni intellettuali al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’istruzione e al Parlamento. Leggiamo: “Alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano ad esprimersi oralmente”. A questo si aggiunga il parere di alcuni docenti universitari: “I nostri studenti presentano carenze linguistiche (grammatica, sintassi e lessico) con errori appena tollerabili in terza elementare”. E infine c’è Tullio De Mauro (7 anni orsono): “Solo un po’ meno di un terzo della popolazione italiana ha i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo ritenuti necessari per orientarsi nella vita di una società moderna”.</p>



<p>Buona festa a tutti. A ciascuno il suo 100 e 100 e lode, senza prevalere. Ma a quando una festa senza pensieri guastafeste?</p>
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		<title>Il peso della farfalla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[Erri De Luca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un pomeriggio come tanti di un giorno come tanti. Mi preparo un tè quasi senza pensarci. Prendo senza scegliere la prima lattina nello scaffale. È una miscela di tè cinesi a foglia grande e olio di bergamotto che libera un profumo intenso e un gusto delicato. È adatto ad essere bevuto sia in occasioni ordinarie sia in occasioni straordinarie. Il nome lo prende dal secondo conte di Grey, Charles, che&#8230;</p>
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<p>Un pomeriggio come tanti di un giorno come tanti. Mi preparo un tè quasi senza pensarci. Prendo senza scegliere la prima lattina nello scaffale. È una miscela di tè cinesi a foglia grande e olio di bergamotto che libera un profumo intenso e un gusto delicato. È adatto ad essere bevuto sia in occasioni ordinarie sia in occasioni straordinarie. Il nome lo prende dal secondo conte di Grey, Charles, che ricevette in dono questo tè da un Mandarino cinese a cui, un giorno come tanti, casualmente, ma coraggiosamente aveva salvato la vita. Sorseggio il mio tè mentre sfoglio <em>Il peso della farfalla</em>, già letto a suo tempo, di Erri De Luca.</p>



<p>Rileggere?</p>



<p>Uno scaffale della mia libreria è occupato dai libri da rileggere. Ritornare sulle pagine sospese tra il ricordo e la dimenticanza. Procedere sul sicuro. È certo che non mi pentirò o annoierò o disapproverò. Intraprendere il sentiero conosciuto, privo di imprevisti, rassicurante. Conoscere la meta.</p>



<p>O scegliere un libro intonso e con esso l&#8217;avventura, il rischio, la sorpresa, l&#8217;incerto? La speranza. Vivere di passato o di futuro?</p>



<p>Forse non c&#8217;è poi tanta differenza tra il certo e l&#8217;incerto, tra il quotidiano e l&#8217;eccezione, tra la sequela e la rottura del tempo. Tra leggere e rileggere. Non siamo gli stessi quando riapriamo un libro letto. Non rileggeremo lo stesso libro. Prima e meglio di me qualcuno ha detto che non ci si bagna due volte nello stesso fiume.</p>



<p><em>Il peso della farfalla</em>, dunque.<br>Quanto pesa una farfalla? Può il peso di una farfalla essere determinante per la vita o per la morte di un uomo? Sì. Se quella farfalla è bianca, se sta, dalla primavera all’inverno, sul corno sinistro del re dei camosci a sigillarne la forza, la supremazia, la regalità.</p>



<p>La storia comincia in un mattino di novembre come tanti. (Tanti?) Ma il camoscio si svegliò stanco e seppe che quella era l’ultima stagione. Anche l’uomo si alzò e seppe di rasentare il termine. Era quello, nel tempo, il giorno fatale. Il re dei camosci lo intuì perché gli animali conoscono il presente e lo assoggettano. L&#8217;uomo no. L’uomo pensa al futuro che sempre gli sfugge, che mai è prevedibile. In quel giorno perfetto, all’uomo sembrò di essere il padrone degli eventi, ma non aveva calcolato il peso di piuma della farfalla bianca.</p>



<p>Raccontiamoci con questo tè e con questo libro, il quotidiano dei giorni: la necessità di mettere in fila ventiquattro ore; di ritrovare ogni mattina, nella lista del vivere, azioni e pensieri ripetitivi e sempre uguali; di compiere con piccola fedeltà il nostro dovere; di essere consapevoli di stare scrivendo una irrilevante storia. Ma raccontiamoci anche che questa occasione unica che è la vita è fatta di tempo e che il tempo si coniuga in giorni che nell’immediato appaiono ordinari, salvo a renderci conto più tardi di quanto fossero straordinari.</p>



<p>Raccontiamoci anche che le ventiquattro ore possono saltare ed esplodere in un evento inatteso. Che la lista delle consuetudini si può, ad un certo punto, spezzare con un’idea eccentrica, con un atto imprevisto. Che essere fedeli nel piccolo porta ad essere fedeli nel grande. Che senza di noi, senza la nostra irrilevante storia, non ci sarebbe Storia. Piccoli grandi uomini siamo, piccole grandi vite sono le nostre vite.</p>



<p>Forse siamo il re dei camosci e non lo sappiamo, o lo sappiamo e non ci importa. Forse ad ognuno di noi è già toccato, o toccherà nell’imprevedibile futuro, incontrare, in un giorno come tanti, quel camoscio. Sarà questione del caso, della fatalità, della scienza, di dio (ognuno metta la maiuscola dove crede) . Certo, quel che conta è che quel preciso giorno ci trovi con i bagagli pronti di ordinario e straordinario coraggio di vivere.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> forme di lieve confusione temporale<br><strong>Terapia:</strong> naturalmente un buon tè Earl Grey, sia il nostro un giorno ordinario o straordinario.<br><strong>Libro:</strong> <em>Il peso della farfalla</em> di Erri De Luca, da leggere sfogliando le pagine con leggerezza, soffermandosi su passi, vocaboli, silenzi, quasi come un volare di farfalla.</p>
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		<title>Elogio paradossale dell&#8217;insonnia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/02/09/vicari-elogio-paradossale-dellinsonnia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 10:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Elena]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[Insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Martone]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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		<category><![CDATA[Saverio Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Verne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stanotte per la prima volta ho pensato che a soffrire d&#8217;insonnia ci si guadagna. Per anni l&#8217;ho considerata una condizione penosa, una gran perdita di tempo e di energia. Così me ne stavo a guardare film, quando potevo, o rimanendo in silenzio, al buio, per non svegliare i miei cari. Solo di recente, a seguito di un&#8217;infezione da Covid e su sollecitazione di mia moglie, ho ripreso a impiegare il&#8230;</p>
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<p>Stanotte per la prima volta ho pensato che a soffrire d&#8217;insonnia ci si guadagna. Per anni l&#8217;ho considerata una condizione penosa, una gran perdita di tempo e di energia. Così me ne stavo a guardare film, quando potevo, o rimanendo in silenzio, al buio, per non svegliare i miei cari.</p>



<p>Solo di recente, a seguito di un&#8217;infezione da Covid e su sollecitazione di mia moglie, ho ripreso a impiegare il tempo notturno nella lettura come ai tempi belli dell&#8217;università. Sono ripartito dalla tetralogia de L&#8217;amica geniale di Elena Ferrante che, come lo sceneggiato televisivo, mi ha tenuto attaccato alle pagine per ore, a ritmi di lettura che non ricordavo dall&#8217;infanzia, quando una febbre reumatica mi costrinse a letto per sei mesi circa e la cameretta si affollò di volumi e personaggi fantastici emergenti dalle pagine di Salgari e di Verne.</p>



<p>Allora avevo una calca di amici eroici e fidatissimi, provenienti da regioni esotiche, sublunari, ipogee, ultramondane, i quali avrebbero avuto un ruolo fondamentale nell&#8217;indirizzo di studi intrapreso molto tempo dopo, diciannovenne, all&#8217;Orientale di Napoli.</p>



<p>Dopo decenni di delusioni, amarezze e indurimenti dell&#8217;anima, la lettura notturna mi fa dono oggi di nuove amicizie partenopee, questa volta femminili, che vanno sotto il nome letterario di Lila ed Elena. Ne avrò così un doppio guadagno, perché chiusa la tetralogia, le due forti figure, davvero persone di gran valore, sono certo che continueranno a farmi compagnia per molto tempo ancora.</p>



<p>Della Ferrante avevo letto e amato L&#8217;amore molesto e la trasposizione filmica che a suo tempo ne fece Mario Martone. Un capolavoro narrativo in cui si intravedeva già la stoffa della grande scrittura. L&#8217;amica geniale, che ha il merito di avere incontrato sulla sua strada un altro grande regista in Saverio Costanzo, è una sorta di coronamento, ma portato a un livello di verità molto più profondo ed esaltante. Le notti così mi si nobilitano addosso.</p>



<p>Doveva pur esserci un vantaggio, qualcosa di positivo da ricordare nell&#8217;esperienza orribile e frustrante della pandemia. Io l&#8217;ho ritrovato nel più antico universo a me noto: quello della letteratura.</p>
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		<title>Questione di indirizzi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/07/roberti-questione-di-indirizzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 14:52:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Darjeeling]]></category>
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		<category><![CDATA[Himalaya]]></category>
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		<category><![CDATA[Inverno]]></category>
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		<category><![CDATA[Nada Roberti]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Aster]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrivevo diari, tanti diari che avendo seguito la mia evoluzione dall’infanzia all’adolescenza alla gioventù, si presentavano molto variegati, tranne nella prima pagina, quella d’inizio d’anno. Lì il copione, con le variabili legate al lessico alla sintassi allo stile alla scrittura, è identico nella sostanza: vertigine di fronte a tutti quei fogli bianchi che avrei riempito di un futuro sconosciuto e imprevedibile; rimpianto appena accennato, il passato essendo ancora allora limitato,&#8230;</p>
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<p>Scrivevo diari, tanti diari che avendo seguito la mia evoluzione dall’infanzia all’adolescenza alla gioventù, si presentavano molto variegati, tranne nella prima pagina, quella d’inizio d’anno. Lì il copione, con le variabili legate al lessico alla sintassi allo stile alla scrittura, è identico nella sostanza: vertigine di fronte a tutti quei fogli bianchi che avrei riempito di un futuro sconosciuto e imprevedibile; rimpianto appena accennato, il passato essendo ancora allora limitato, per l’anno trascorso; propositi per l’anno nuovo.</p>



<p>Ora ho davanti una pagina immacolata di Word e un anno nuovo appena cominciato. Questa volta la vertigine diventa un vero mancamento di fronte ad una sequela di giorni che sono pur sempre pagine bianche da riempire di un futuro sempre più sconosciuto, sempre meno prevedibile, decisamente incerto. Un rimpianto, malgrado tutto, per l’anno passato che oggi se non altro sappiamo come è passato e che tutto sommato diviene rassicurante per il solo fatto che è trascorso.</p>



<p>E i propositi? Beh, quelli si possono sempre fare non sono pericolosi come i progetti.</p>



<p>Vediamo un po’. Per schiarirmi le idee mi conviene prepararmi un tè, un buon tè, uno di quelli che ti fanno volare in alto con la mente. Fra le lattine schierate è lui il più alto, cresce a Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya a più di 2000 m. di altitudine, è un tè blu dal nome accattivante liquido luminoso Ambre. Sembra di gustare aria pura, acqua cristallina e velluto di cielo. Un tè così non può che fare scaturire grandi propositi.</p>



<p>Potrei ripromettermi di non intervenire con buoni consigli nella vita dei miei figli, di non essere petulante, di collaborare ad educare e non solo viziare i miei nipoti, di essere più presente con le mie sorelle, con gli amici, di non entrare in letargo davanti al camino, di credere fermamente che ritornerò a viaggiare, di leggere fino in fondo l’Ulisse di Joyce, di preparare qualcosa per cena, di chiudere la TV quando ci sono <em>Quelli </em>ai talk show, di mandare al diavolo Luisa.</p>



<p>Decisamente questo tè è frizzante come l’aria dell’Himalaya, mi potrebbe far continuare all’infinito, tanto si sa che i propositi non si mantengono, lo si constaterà nell’ultima pagina, quella di fine anno.</p>



<p>Mi metto comoda e prendo in mano il libro che sto rileggendo e che ho destinato a questi pomeriggi tranquilli dopo le feste,<em> Diario d’inverno</em>. L’autore Paul Auster, ha, più o meno la mia età e nel libro la stessa urgenza di ripercorrere la propria vita, lo stesso sbalordimento di fronte ai propri anni e a quelli che restano. Lui si racconta tramite il corpo, legge la sua vita attraverso le cicatrici, i cambiamenti, i dolori e i piaceri fisici. Si narra elencando i 21 indirizzi in cui ha abitato, si rivolge a se stesso in seconda persona quasi a volere mantenere le giuste distanze per analizzare e capire. Ti piacerebbe sapere chi sei, si dice. Gli piacerebbe poter mettere indirizzi anche ai suoi amori, ai sapori di cibo, di sesso, di vista, gustati o disgustati negli anni, agli incontri, agli errori, fallimenti, successi. Alle parole, ai silenzi, alle angosce e alle certezze, al passato e al presente. E conclude dicendo che bisogna accettare di cambiare ancora indirizzo: Una porta si è chiusa. Un’altra si è aperta. Sei entrato nell’inverno della tua vita.</p>



<p>Guardo la copertina, l’intenso viso di Auster, gli occhi grandi, i capelli lunghi e grigi. Grigi? In realtà, solo ora mi viene in mente, in questi ultimi giorni due propositi li ho fatti: rinnovare colorandolo il mio guardaroba prevalentemente grigio e distruggere i miei diari. Chi dice che l&#8217;inverno della vita debba per forza essere noioso?</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di vertigine e smarrimento</p>



<p><strong>Terapia:</strong> il miglior tè che possedete, da bere da una certa altezza, se non altro in piedi e <em>Diario d&#8217;inverno</em> di Paul Auster, da leggere solo se avete una certa età e una poltrona molto comoda.</p>
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		<title>Foglie d&#8217;erba</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/08/21/roberti-foglie-erba/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 06:29:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si, esistono ancora spiagge così. Che se la casa affaccia sul mare e ti alzi presto e ti prepari un tè e con la tazza in mano trovi sul bagnasciuga la sorpresa di un castello di sabbia che il mare notturno ha salvaguardato e il sole è  sorto da poco dietro le colline e sono sbocciati alcuni gigli di mare che dureranno giusto un mattino… hai la certezza che ogni&#8230;</p>
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<p>Si, esistono ancora spiagge così. Che se la casa affaccia sul mare e ti alzi presto e ti prepari un tè e con la tazza in mano trovi sul bagnasciuga la sorpresa di un castello di sabbia che il mare notturno ha salvaguardato e il sole è  sorto da poco dietro le colline e sono sbocciati alcuni gigli di mare che dureranno giusto un mattino… hai la certezza che ogni giorno è un nuovo inizio di vita. E che questa vita incomprensibile, complessa, misteriosa, sofferta o goduta ha di suo un’essenza invincibile di bellezza.</p>



<p>Esistono ancora spiagge, in Calabria ma anche altrove, dove non ci sono lidi e gli ombrelloni vengono piantati distanziati l’uno dall’altro, ma non tanto che non ci si possa spostare da un’ombra all’altra o non si possa chiacchierare da una famiglia all’altra, perché tanto ci si conosce tutti e sono tanti anni che si torna puntuali, sempre gli stessi con l’aggiunta di qualche bambino o fidanzatino/a o ospite nuovo ed è  grande festa, a volte invece ci si guarda intorno e il cuore ti pare che si blocchi quando capisci che c’è una mancanza non momentanea ma definitiva.</p>



<p>Esistono ancora spiagge senza lettini attrezzati e succinti ragazze e ragazzi che prendono le ordinazioni, e via vai di barche e moto d’acqua con ogni confort, al massimo la barca di Stefano il pescatore.<br>Se esistono ancora spiagge come questa che si svelano con facilità e semplicità se solo si sentono desiderate, non è detto però che tutte abbiano in dotazione un Capitano che guidi la rotta distribuendo ciambelle. Questa spiaggia ce l’ha.</p>



<p>Puntuale preciso instancabile, ligio al dovere e agli orari, lungimirante e coraggioso, elegante e socievole quel tanto che si addice al suo rango. E naturalmente con il fischietto. Ah il fischietto sotto la mascherina! Richiamo perentorio e allegro che sprona al dovere, che ti fa balzare in piedi, che risveglia appetiti sopiti e inconfessati. E sì, la ciambella del Capitano è di sproporzionato diametro, dimentica di forno e rigorosamente fritta, abbondantemente ricoperta di uno strato di zucchero a velo che il Capitano sparge con gesto ampio del braccio facendolo cadere dall’alto con gratuita generosità.</p>



<p>Dimentichi di prova costume, di diete e di regole salutiste ci abbandoniamo al piacere del primo, del secondo e di tutti i morsi necessari per arrivare alla leccata finale dello zucchero che ci è  restato sulle labbra. “O capitano, mio capitano” anche tu non disdegni la gloria, seppure di una stagione balneare, anzi la vai cercando facendoti fotografare e raccontando che tu e le tue ciambelle siete addirittura su youtube.</p>



<p>E per riaffermare che “Tutte le cose più  belle della vita o sono immorali o illegali o fanno ingrassare”, aggiungiamo al tè dei fichi freschi. Io li ho raccolti dell’albero di fronte alla mia stanza e pertanto ho potuto sistemarli sul vassoio ecologico di una grande foglia. L’esperienza di raccogliere fichi è unica,  nello stesso tempo esaltante e appiccicosa. Per quanto vi laviate le mani non vi libererete dal miele che immancabilmente colerà.</p>



<p>Basta così ? No. Per raggiungere la perfetta letizia portiamo un libro sotto il braccio. E visto che di capitani abbiamo parlato apriamo  &#8220;Foglie d&#8217;erba&#8221; di Whitman perché solo la poesia può trovare le parole e i silenzi per sostenere tanta bellezza.</p>



<p>Patologia: sindrome di Stendhal nella variante ecologica</p>



<p>Terapia: tè mattutino da bere passeggiando sulla spiaggia. Libro: &#8220;Foglie d&#8217;erba&#8221; di Whalt Whitman, da aprire a caso sperando di incappare in &#8220;O Capitano! Mio Capitano&#8221;.</p>
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		<title>Tema: Ultimo giorno di scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 19:46:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tema: Ultimo giorno di scuola. Traccia classica di fine anno dei miei tempi, ora non più. Ma tant’è. In questo periodo di lockdown abbiamo fatto tante di quelle cose che non si facevano più, dal pane alle serate in famiglia, dal riempire la dispensa temendo tempi di magra al rispolverare abiti vecchi, dal tracciare invalicabili frontiere tra regioni a comunicare solo a distanza con i familiari lontani, dal partecipare virtualmente&#8230;</p>
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<p>Tema: Ultimo giorno di scuola. Traccia classica di fine anno dei miei tempi, ora non più. Ma tant’è. In questo periodo di lockdown abbiamo fatto tante di quelle cose che non si facevano più, dal pane alle serate in famiglia, dal riempire la dispensa temendo tempi di magra al rispolverare abiti vecchi, dal tracciare invalicabili frontiere tra regioni a comunicare solo a distanza con i familiari lontani, dal partecipare virtualmente a messe, mostre, spettacoli, al riconsiderare di nuovo focolare domestico lo schermo TV. E allora sarà pur concesso svolgere un tema in due colonne su questo anno scolastico che è finito.</p>



<p>Ma quale ultimo giorno? Quello di Francesco che aveva appena cominciato a capire che c’era un altro posto oltre la sua stanzetta dove trovare, invece della mamma, la maestra, altri bimbi con cui giocare, litigare, mangiare, altri giochi e canzoncine e colori e matite? E il cortile con i trenini e i girotondi e Iaia e Davide da rincorrere. E graffiarsi le ginocchia e piangere solo un poco perché Filippo quando cade non piange. E uscire di casa ogni mattina freddo o non freddo, pioggia o sole. E piagnucolare un poco quando la mamma lo lascia e poi correrle incontro in un abbraccio perché ha imparato che torna. Francesco nemmeno lo sa che oggi è l’ultimo giorno, che non ha fatto lo spettacolino, e non gli hanno dato il diploma &#8220;Primo anno di Scuola Materna&#8221; e la cartellina con tutti i lavori che non ha fatto, e che non ci sono stati i baci delle maestre, dei compagni, delle altre mamme. Francesco da grande probabilmente non lo avrebbe ricordato questo ultimo giorno di asilo, eppure da qualche parte, in un sogno in una sensazione in un trasalimento, l’avrebbe riconosciuto quel giorno dimenticato.</p>



<p>Quale ultimo giorno? Quello di Valeria che si era affacciata col batticuore in prima media (chi saranno i nuovi compagni, saranno severi i prof, sarò vestita nel modo giusto, non farò qualche figuraccia, non sarà troppo difficile?), e poi i compagni erano diventati amici e i prof, tranne “Non fiatate” erano simpatici, e nessuno faceva caso a come ti vestivi, tanto eravate tutti vestiti uguali, e sulle figuracce a turno ridevate tutti di tutti, e alla fine anche le equazioni le avevi capite. E ora non dico la gita scolastica, ma nemmeno una pizza fra risate spintoni richiami a bocca piena. Ma nemmeno una foto tutti allineati, da ritrovare casualmente un giorno e dire guarda Alessandra com’era grassa, e che fine avrà fatto Giuseppe, quante risate con Federica, e chi immaginava che Margherita e Alessio e Ugo e Daniele e Isabella e Lorena, e questa come si chiamava? E le ultime ore con i prof che improvvisamente hanno dimenticato di avervi minacciato note e bocciature, di avervi inchiodati ai banchi e sorvegliati come nel 41bis durante le verifiche, di avervi tacciato di generazione perduta dietro il web e di avervi sequestrato i telefonini, e ora vi dicono che una classe come la vostra non l’hanno mai avuta e che alunni modello come voi non esistono e che certamente farete un mondo migliore. E voi risponderete che prof più bravi più buoni più comprensivi non ne potrete mai più trovare, che mai dimenticherete questi anni, che il mondo lo cambierete sì, ma per merito loro. E voi ragazze vi asciugherete una lacrima e i ragazzi si daranno manate sulle spalle per darsi un contegno. E vi guarderete tra voi un po’ persi, e dai che fra qualche giorno tutti di nuovo insieme per gli esami… quegli esami che ora non fanno paura, che vi faranno dormire la notte, che non dovete sperare di capitare seduti con la prima della classe. Quegli esami che, a distanza di anni, Valeria si chiederà ancora come sarebbero stati.</p>



<p>Quale ultimo giorno? Quello di Vincenzo, quinta liceo, che cerca di ricordarsi come è stato quel giorno che non si era presentato come l’ultimo. Si sarà alzato di malavoglia come al solito, avrà preso al volo qualcosa da mangiare sul tavolo della cucina e lo zaino lo avrà riempito più o meno a caso perché era in forte ritardo. Avrà risposto male a Giorgio che è sempre troppo sveglio alla prima ora. Si sarà annoiato a morte nell’ora di latino e avrà trovato una scusa per non essere interrogato in fisica. Non avrebbe mai voluto che teacher Roberts finisse di leggere Whitman. Avrà commentato la partita con Emiliano. Avrà passato gli appunti di Italiano a Luisella, esperta di make up e non di sintassi. E avrà guardato di sottecchi per tutto il tempo Adriana, spergiurando che non poteva fregargliene meno che usciva con Emanuele. E avrà fatto comunque volare con un calcio lo zaino di Emanuele e vattelo a prendere sul cofano, ora. E avrà sgommato con il motorino sorpassando Lucio e arrivato a casa avrà risposto come al solito Niente alla domanda Che avete fatto a scuola? E si sarà steso con sollievo sul divano. Per oggi è finita. E invece era finita e basta.</p>



<p>Patologia: stati leggeri di nostalgia<br>Terapia: un tè English breakfast per svegliarsi e niente libri, ne abbiamo studiati fin troppo durante l&#8217;anno scolastico, ma il film Notte prima degli esami di Fausto Brizzi. Può essere efficace anche l&#8217;equivalente di Antonello Venditti.</p>
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		<title>In un vecchio baule</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 14:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un vecchio baule. Ho scelto bene l&#8217;incipit del ritrovamento di una storia del passato?E dunque, in un vecchio baule, che poi è un cassetto che so benissimo che cosa contiene, conservo un&#8217;agenda, una di quelle che negli anni &#8217;50 regalavano le banche. Un&#8217;agenda per &#8220;L&#8217;economia domestica&#8221;. Sulla copertina, insieme al logo della banca, vi era l&#8217;immagine di una giovane &#8220;massaia&#8221; con grembiulino civettuolo e sorriso abbinato, con in mano&#8230;</p>
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<p>In un vecchio baule. Ho scelto bene l&#8217;incipit del ritrovamento di una storia del passato?<br>E dunque, in un vecchio baule, che poi è un cassetto che so benissimo che cosa contiene, conservo un&#8217;agenda, una di quelle che negli anni &#8217;50 regalavano le banche. Un&#8217;agenda per &#8220;L&#8217;economia domestica&#8221;. Sulla copertina, insieme al logo della banca, vi era l&#8217;immagine di una giovane &#8220;massaia&#8221; con grembiulino civettuolo e sorriso abbinato, con in mano un salvadanaio, di quelli di coccio. Nell&#8217;interno una pagina per giorno suddivisa in: Entrate/Uscite/Risparmi e accanto una ricetta o un consiglio adatto all&#8217;andamento della quotidiana conduzione della casa.</p>



<p>Mia madre, diligentemente e con bella scrittura, aveva riempito le prime tre voci, ma faceva ostruzionismo verso le ricette, cucinava infatti leggendo contemporaneamente un romanzo, e anche verso i buoni consigli avendo una visione personale, creativa e avveniristica della conduzione della casa.<br>Come avrà fatto mia madre a far quadrare il bilancio in quegli anni difficili, così vicini alla guerra? Suppongo ci sia riuscita con scrittura ordinata e chiara e con idee altrettanto ordinate e chiare. Comunque sia, e per quanto la colonna delle entrate fosse esigua, le uscite erano abbondanti varie e fantasiose, comprese di non ben identificate &#8220;spese futili&#8221; e ripetute elemosine. E quattro cifre comparivano anche nella colonna dei risparmi. &#8220;Risparmio&#8221;: sostantivo maschile (anche se in realtà più femminile), obsoleto, diffuso nel passato, destinato a scomparire nel tempo.</p>



<p>Apro la prima pagina di uno dei tanti quaderni che colleziono e intesto: Tempo di Coronavirus. Divido in tre colonne, Entrate, Uscite, Risparmi e non manco di lasciare lo spazio per Ricette e Consigli utili. Può darsi che così anche io riesco a mettere in bella scrittura e ordine idee confuse e disordinate.</p>



<p>Entrate<br>Indifferenza alla notizia: l&#8217;epidemia riguarda la Cina/Dove? In Lombardia? E&#8217; comunque solo un caso/Non è possibile/E&#8217; possibile/Chiudono le scuole (esultanza giovanile, disperazione mamme)/Chiudiamo tutto, e qui la disperazione è totale/ TV TV TV, Social Social Social, Youtube Youtube Youtube, Amazon Amazon Amazon, Pane Pane Pane, Pulizie Pulizie Pulizie/Libri Libri Libri, Cori Cori Cori, Applausi Applausi Applausi/#andràtuttobene #iorestoacasa #iocucinoacasa #iononapro #iocoltivo #ioballodasolo #ioportofuoriilcane #ioodioiconviventi. #IOSPERIAMOCHEMELACAVO Fine prima fase. Seconda fase: nuova autocertificazione, riaperture lavorative, distanziamento sociale, mascherine, visite ai congiunti (sostantivo promiscuo, vago, discutibile, nel dubbio fare tampone e test del DNA). Di sicuro, no Messe e no parrucchieri. Se con le Messe ovviamo con lo streaming, con la ricrescita come si fa? Terza fase: Tutti e tutto liberi, fate i bravi. I bravi? ma quali? quelli di 10+ o quelli di don Abbondio?</p>



<p>Uscite<br>Paura/Solitudine/Insonnia/Ansia/Solidarietà/Generosità/Altruismo/Senso del dovere/Spirito di sacrificio/Pazienza/Riscoperta del pensiero/Approfondimenti/Scalette di priorità esistenziali/Consuntivi di vita/Alleggerimento di vincoli e persone/Progetti di vita nuova/Impegno per un mondo diverso/Accaparramento di cibo e quant&#8217;altro in barba a tutti/Stravaccamento sul divano in pigiama/Odio diffuso per tutti e tutto/Odio mirato per i vicini/Bulimia, anoressia e non solo di cibo/#ioricomincioafarequelchemipare</p>



<p>Risparmi<br>Incomprensioni/Litigi sul lavoro/Routine/Condizionamenti inutili/Relazioni forzate/Traffico/Ambiente/Spese inutili (praticamente tutte). Scarpe.</p>



<p>Ricette<br>Naturalmente quella del pane, con lievito madre, con lievitazione veloce, con aggiunte e migliorie, con sale o sciocco, morbido o croccante, carasau, integrale, azzimo, a pagnotta, a rosetta, michetta, grissino, bauletto, piadina, ciabatta, filone. Baguette se la serata è speciale.</p>



<p>Consigli utili<br>No, qui mi fermo. Fate come mia madre: personali, creativi, avveniristici.<br>Consuntivo? #saremomigliori #saremopeggiori #saremoquellochesiamo.</p>



<p>P. S. E i bambini? Quella è un&#8217;altra storia.</p>



<p>Patologia: vecchi e nuovi calcoli.<br>Terapia: vedi rigo sottostante.</p>



<p>Tè: saprete sceglierlo da voi. Spero che in tutti questi lunghi giorni abbiate studiato.<br>Lettura: Classici Classici Classici. E&#8217; lì che si capisce come va il mondo e l&#8217;uomo.</p>
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		<title>La scuola è chiusa, non chiudiamo anche gli studenti</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/28/roberti-scuola-chiusa-non-studenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 15:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[DAD]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla cucina sento Ester che risponde alle domande della Prof, così la chiamano, che incoraggia, corregge, amplia, fino a quando non è interrotta dalle urla del figlioletto che irrompe nel video e pretende immediata attenzione per un verde dinosauro. Sento le risate del gruppo-classe, mentre Ester si confonde sulle ere geologiche. Faccio capolino con una tazza di tè Pi Lo Chun (da bere senza fretta seguendo il fluttuare delle foglie)&#8230;</p>
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<p>Dalla cucina sento Ester che risponde alle domande della Prof, così la chiamano, che incoraggia, corregge, amplia, fino a quando non è interrotta dalle urla del figlioletto che irrompe nel video e pretende immediata attenzione per un verde dinosauro. Sento le risate del gruppo-classe, mentre Ester si confonde sulle ere geologiche. Faccio capolino con una tazza di tè Pi Lo Chun (da bere senza fretta seguendo il fluttuare delle foglie) in mano e mi inchiodo sull&#8217;urlo di Ester &#8220;Nonna sei inquadrata&#8221;, seguono a questo punto le risate dei compagni e gli acuti del piccoletto e i tentativi della Prof di calmarlo e alla fine tutto lo schermo è riempito dalla aculeata coda del dinosauro verde. Ridiamo io e la Prof facendoci un cenno di saluto.</p>



<p>Da due mesi le mie nipotine seguono le lezioni online. Si mettono la mattina quasi in ordine (si sa che ormai ci vestiamo, siamo connessi, siamo socialmente presentabili tutti a mezzo busto) Ester e Giorgia e si piazzano davanti a un video, in attesa, perché difficilmente fila tutto liscio. Alla fine riescono comunque a partire, con l&#8217;italiano, la matematica, l&#8217;arte. E c&#8217;è anche l&#8217;ora di educazione fisica, e a quel punto il mezzo busto non vale più e ci vuole anche un materassino e fantasiosi attrezzi da supporto. Anche noi, come la Prof, abbiamo il nostro piccoletto che interrompe le lezioni e strilla e pretende la sua maestra e Iaia e David per fare le costruzioni con il lego. Da qualche giorno per tenerlo buono ho improvvisato delle video chiamate in cui gli spiego come fare i lavoretti con il das. Ma Francesco sdegnosamente mi toglie la linea &#8220;Non vollo Nonna, vollo una maestra vera e non vollo fare da solo i lavoretti. Vollo Iaia. Vollo andare a scuola.&#8221; E per protesta va a fare una boccaccia nella schermata di Ester, così Prof e alunna sono 1 a 1.</p>



<p>Penso ai miei nipoti e a questo anno di scuola che è stato rubato a tutti i nostri ragazzi. Al loro sconcerto nel ritrovarsi a casa, da un giorno all&#8217;altro, quando avrebbero dovuto essere in aula. Penso all&#8217;esultante grido &#8220;La scuola è chiusa&#8221; che in pochi giorni si è tramutato in una struggente nostalgia di fare lezione. Penso alle risate, gli scherzi, le mascalzonate, i rimproveri, le lodi, i voti, i bigliettini, i compiti passati, le interrogazioni andate bene o male, i Posso uscire, la ricreazione, i batticuori, le indifferenze, i ritardi, i filoni, gli zaini, i cellulari nascosti, i motorini, i pulmini, le mamme che aspettano, le foto e i video di fine anno, la campanella. Il compagno di banco.</p>



<p>Nelle piazze di questi giorni o sui social ho sentito bambini e ragazzi rivendicare il ritorno di maestri e prof, lezioni, verifiche ed esami, riapertura della scuola. E me ne sono rattristata. No, non sono impazzita, non mi auguro orde di svogliati studenti o che le scuole restino chiuse o che i nostri figli non debbano tornarci. No. Rivendico il diritto dei giovani di esultare per la chiusura dell&#8217;anno scolastico o di precipitarsi fuori felici al suono dell&#8217;ultima campanella. Di saltare di gioia se salta anche l&#8217;ora di lezione, di augurarsi che scompaia la categoria dei prof, di assentarsi se c&#8217;è una verifica, di vivere come un incubo gli esami. Di fare insomma il mestiere degli studenti perché solo così vuol dire che la Scuola sta facendo il suo. Questa senile assennatezza dei giovanissimi mi sembra un ulteriore pericoloso stravolgimento di categorie causato dal coronavirus. Penso al prossimo futuro che toccherà alla nostra scuola e non basta la seconda tazza di tè che sto bevendo per credere che #andràtuttobene.</p>



<p>Mi sa che, per prendere coraggio, faccio una ripassatina (non è d&#8217;obbligo a fine anno?) sulla mia vecchia edizione universitaria della &#8220;Lettera a una professoressa&#8221;. Mi consola pensare a quell&#8217;osteggiato prete che ha saputo guardare con lucidità, intelligenza e amore il niente di Barbiana e ne ha fatto un modello educativo.<br>Se invito studenti, genitori, insegnanti a fare una piazza per pregare tutti insieme don Milani perché suggerisca a chi di dovere un&#8217;illuminata visione di Scuola? Magari don Milani il miracolo lo fa e, dopo tante diatribe, la Chiesa lo fa pure santo.</p>



<p>Patologia: sintomi di precoce senilità in età adolescenziale<br>Terapia: tè Pi Lo Chun &#8211; libro: Lettera a una professoressa</p>



<p>Tè Pi LoChun: bere la prima tazza senza pensarci, la seconda con l&#8217;aggiunta di pensieri<br>Lettura: Lettera a una professoressa di Lorenzo Milani, ripassare con speranza la lezione</p>
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