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	<title>Lockdown Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Lockdown Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La guerra come non so spiegarla a mio nipote</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/30/roberti-la-guerra-come-non-so-spiegarla-a-mio-nipote/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 10:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita. La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della&#8230;</p>
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<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita.</p>



<p>La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della guerra si susseguono davanti ai suoi occhi e commenti nelle cuffie. Mi siedo sul suo letto e aspetto. Stacca gli occhi e le cuffie e mi vede. Mi vede? Tacciamo. Scene di devastazione continuano a scorrere interrotte da primi piani di inviati muti malgrado le labbra in movimento. Gli porgo la tazza che poggia sul ripiano.</p>



<p>Nonna.&nbsp;E&#8217; il suo modo di chiedere, è l&#8217;introduzione alle nostre conversazioni da quella prima volta che mostrandomi l&#8217;orsetto di peluche mi ha chiesto Nonnì, è buono? Non fa gnam di nessuno, no? No, è buono, mangia miele.&nbsp;E gli faccio il solletico con il pon pon della codina.</p>



<p>Lo schermo è occupato da un carrarmato, intorno gente che scappa.&nbsp;Nonna,&nbsp;Cerco parole e rassicurazioni, ma non ne trovo nemmeno una.&nbsp;Non avevo mai pensato che potesse esserci una guerra qui da noi. Una guerra così con i missili, i carri armati, le bombe, i soldati che uccidono, la gente che muore, che scappa. Se pensavo a una guerra la immaginavo da parte di alieni, con navicelle spaziali e armi che partono dalla mente. Una cosa insomma concepita solo da esseri non umani. Nonna, quei soldati sono poco più grandi di me.&nbsp;Guarda un po&#8217; la pila di libri sul tavolo, un po&#8217; lo schermo, un po&#8217; la lattina di coca. E poi guarda me. Aspetta che spieghi, metta le cose a posto, anche se scomodamente, che rassicuri.</p>



<p>Non so, Vincenzo, neanche io, che pure sono anziana, ho mai visto una guerra. Anche io pensavo che sono cose lontane dal nostro mondo occidentale, per le quali protestiamo, facciamo dimostrazioni, mandiamo soccorsi, scriviamo, leggiamo, discutiamo e ci battiamo con i mezzi che abbiamo per la libertà e i diritti di tutti. Neanche io immaginavo…Ti potrei dire, come faccio quando studiamo insieme letteratura, che “Sei ancora quello della pietra e della fionda…”</p>



<p>Ti potrei dire che sarà la pace comunque ad averla vinta, ti potrei dire che ognuno di noi deve fare la sua parte, quella che gli tocca, ti potrei dire che tutto il mondo ha paura, ma che la paura non deve averla vinta sul coraggio, ti potrei dire, giocando un po&#8217; d&#8217;azzardo, che noi non saremo toccati da questa sciagura ma che tanti come noi sono sommersi dalla sciagura…solo che il tempo degli orsetti è scaduto.</p>



<p>Potrei anche dirti che non posso fare a meno di sentirmi sollevata dal fatto che tu abiti a Catania, che hai 16 anni, che nemmeno al Luna Park prendi un fucile in mano, che il tuo solo, segreto corridoio umanitario è su Instagram con i tuoi amici. E sentendomi sollevata sprofondo in una voragine di colpa. La tazza è ancora lì, sulla scrivania. Intonsa.</p>



<p>Guardiamo muti le immagini che scorrono. Vincenzo non mi chiede più spiegazioni, ma si gira verso di me e mi circonda con le braccia. Io non avevo avuto il coraggio di farlo, e a ben pensarci è da un bel po&#8217; che non l&#8217;ho più. Nonnì.</p>



<p>Vincenzo prende la fisarmonica, ultimo amore nella lista degli strumenti amati, e si mette a suonare.<br>Non sapevo che Russians si potesse suonare alla fisarmonica.<br>Aggiungilo alla lista delle cose che non sai.<br>Saranno loro migliori di noi, questo lo so.</p>



<p><br>Patologia: stati intensi e acuti di smarrimento<br>Terapia: preparate pure un earl grey, ma non è certo che ricorderete di berlo. Lettura: Genesi, cap. 4, 1-16</p>
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		<title>Covid e tisana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 15:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&#160;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che&#8230;</p>
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]]></description>
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<p>Malgrado vaccino, precauzioni, mascherina, Luigi l’ha preso. Dal collega, o forse dal barbiere, o in libreria o…sfidando le intemperie durante una passeggiata, o semplicemente in casa,&nbsp;fra giornali, musica, computer e finanche qualche lavoretto. Dimostrazione lampante che è difficile sfuggire al destino o all’epidemia, che non esistono percorsi infallibili, semmai meno pericolosi. Ha comunque un suo fascino sentire che quando i media annunciano 50.534. contagiati, quel 4 è proprio lui che per un pelo ha occupato l&#8217;ultimo numero disponibile.&nbsp;</p>



<p>Che figata!&nbsp;dice il mio nipotino, nonché figlio del positivo, sedicente&nbsp;grande che meno figo si sente tuttavia quando insieme al resto della famiglia dovrà tamponarsi (termine che si è insinuato nel parlato quotidiano con un salto semantico dal più frequentato ambito automobilistico).&nbsp;</p>



<p>Luigi è immediatamente &#8211; con sua recondita soddisfazione perché forte delle tre dosi e asintomatico &#8211; isolato all&#8217;ultimo piano, gli altri facenti parte del nucleo familiare, tutti temporaneamente negativi, miei ospiti, al piano di sotto (con mia recondita soddisfazione? Vi lascio nel dubbio).&nbsp;</p>



<p>La prima fase della novità è&nbsp; stata quella di dedicarci all&#8217;interpretazione della normativa. Per Luigi è risultato lapalissiano doversi recludere e abbandonare lavoro e contatti. Meno lapalissiana è apparsa l&#8217;immediata esenzione da ogni collaborazione domestica come mettere fuori la spazzatura,&nbsp; salire le cassette d&#8217;acqua, tenere in ordine il suo abitacolo, prepararsi almeno il caffè.</p>



<p>Le perplessità sono sopraggiunte per il resto della compagnia. Liberi tutti perché negativi? Ma Giorgia è già in personale quarantena per i compagni di classe positivi, Ester ha due dosi di vaccino ma non può andare a scuola perché è in stretto contatto con un positivo, Francesco, il grande,&nbsp;è alla prima dose di vaccino, Francesca ne ha tre ma è quella che è stata più a contatto con il famigerato infetto, io ho tre dosi e non faccio parte ufficialmente, ma logisticamente sì,&nbsp; dello stato di famiglia. Optiamo per una generale quarantena fiduciaria e riprendiamo modalità tempi e consuetudini del primo lockdown.&nbsp;</p>



<p>Dopo&nbsp;l&#8217;unanime sentenza di reclusione affrontata con leggera quanto intempestiva e inconsapevole baldanza, segue l&#8217;unanime coro: &#8220;Tisana&#8221;.</p>



<p>Contro raffreddori e influenza e figuriamoci Covid, ma anche qualsivoglia malanno, in casa nostra è&nbsp;la prima controffensiva. Ma se il coro è unanime, le tisane sono multiple. Ognuno ha la sua, l’unica efficace. Nessuna argomentazione o scientifica esperienza avrà il potere di fare cambiare idea. La propria tisana è una fede.</p>



<p>Io vado controcorrente, ho ascoltato tutti, ho consultato erboristerie e pescato nella vasta rete di internet e alla fine sono arrivata alla conclusione di affidarmi a Rino.</p>



<p>Rino sta a me come l’improvvisazione sta al Fai da te. Rino mi fa da giardiniere con protervia di potatore, da idraulico e elettricista sfiorando ogni volta di dare il colpo mortale a elettrodomestici in via di rottamazione, da restauratore resuscitando mobili confinati negli scantinati. È imbianchino e pittore, come recita il suo biglietto da visita. </p>



<p>Ma soprattutto Rino conosce una tisana miracolosa per ogni tipo d’acciacco. No, non una per ogni malessere, una per tutti i malanni. Le uniche variabili sono dovute alla dimenticanza, agli ingredienti che ha sottomano, alla stagione, alla fantasia. La preparerà lui, nel segreto della sua cucina e me la consegnerà in una bottiglia di vetro. La riceverò con qualche brivido, non attribuibile al Covid.  </p>



<p>La tisana tuttavia non è destinata al legittimo fruitore della terapia, Luigi, che infatti disdegna ogni bevanda calda che non sia caffè.&nbsp; È&nbsp;piuttosto per tutti noi, il resto della famiglia, i tamponati momentaneamente negativi (anche qui il lemma viene usato in un&#8217;accezione insolita, al contrario: quando mai il positivo è negativo e il negativo è positivo?).</p>



<p>Nel carrello che la porta in trionfo in una tisaniera kitsch a forma di Mammy, è tutto all’insegna della lista classica delle coccole: miele, zenzero, eucalipto, ciambella e cioccolata,&nbsp; e poi sciarpa, peluches, plaid, caramelle. E su tutto la calda fiamma del camino che stranamente non fa solo fumo.</p>



<p>Che figata!&nbsp;È sempre lui, il sedicente nipotino grande.&nbsp;E già&nbsp;rispondiamo con un sospiro unanime.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: qui non ci sono dubbi: (al massimo tamponi) Covid<br><strong>Terapia</strong>: tisana, ampiamente raccontata, e potrebbe essere il tempo e l&#8217;occasione giusta per una pila di libri, sempre che abbiate finito di leggere la normativa delle quarantene.</p>
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		<title>Se una sera un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&#160;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se&#8230;</p>
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<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&nbsp;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se non bastano ci sono altre emittenti con altrettanti filmetti. </p>



<p>Lo schema che cerco è quello del romanzo rosa che ha segnato il mio passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. Lei o lui tornano al paese di origine, ritrovano o trovano l&#8217;amore, superano qualche contrasto (un&#8217;altra lei o lui, un equivoco, un segreto da confessare), ma alla fine è un lieto fine. L&#8217;ambientazione varia di pochi dettagli, relativa ad un tempo non ben definito, si può arricchire di ville e tenute e cavalli e panorami mozzafiato. (Lei sempre in twin set e filo di perle, dice la mia compagna di banco e di gusti). </p>



<p>Se è tratto da un romanzo di Rosamunde Pilcher sono letteralmente, come la protagonista, a cavallo. Ma anche Inga Lindstrom non è male. Spesso riesco a coinvolgere Francesca che dopo cena mi fa un po&#8217; compagnia guardando il telefonino e raramente lo schermo. &#8220;Tanto so che succede&#8221;.</p>



<p>Questo fino al &#8220;liberi tutti&#8221; che mi ha spinto a solidarizzare, pur con qualche perplessità, con quelli che non ne potevano più delle restrizioni, delle chiusure, di un modo di vivere anacronistico. Mi sono detta: come ho seguito le disposizioni restrittive ora seguirò le aperture. Diciamo che il mio è stato un cambiamento concettuale, non logistico e ha riguardato anche la serata televisiva. La svolta è avvenuta quando Francesca e famiglia hanno ripreso ad andare a cena fuori.</p>



<p>Ho consultato il sito dei palinsesti televisivi:&nbsp;thriller no, fantascienza meno che meno, violenza generica da escludere, film d&#8217;autore, visti e rivisti. Ho cambiato telecomando e sono passata a Netflix e simili. Prima di intraprendere la, so già&nbsp;faticosa, ricerca mi sono procurata qualcosa da bere. Niente tisane soporifere o tè delicati. &#8220;Tutti liberi&#8221; anche dalle abitudini, dal ciarpame di rituali che sanno di chiuso e di solitudine. In frigo c&#8217;è una lattina dimenticata da Giorgia di tè frizzante. Sì, fatto con acqua frizzante e molto zucchero e naturalmente infuso scadente (Orrore avrei detto in altri limitati tempi). Ora è proprio quello che ci vuole.</p>



<p>Cercare un film su queste piattaforme è come cercare il classico ago nel pagliaio: ultime uscite, i più visti, i film del momento, i vari generi, dalla commedia al dramma, dagli italiani agli americani, dai recenti ai vecchissimi, dai moderni agli storici e così via per tutte le classificazioni possibili e immaginabili. Dopo un&#8217;ora di ricerca e dopo essermi resa conto che gira gira mi venivano proposti sempre gli stessi titoli, ho optato per &#8220;una storia sul divario generazionale, commedia drammatica, candidato Oscar, premiato ripetutamente: Vi presento Toni Erdmann&#8221;. Non direte che rispetto a Rosamunde Pilcher non è un &#8220;liberi tutti&#8221;, una rottura con ogni schema da lockdown.</p>



<p>La storia mi prende. Lei, Ines, una sofisticata Sandra Hüller, decisa, in carriera, perfetta nello stile, e lui, il padre, Peter Simonischek, folle e determinato a riportare il sorriso nella vita stressata della figlia. Mi godo la trama, la lentezza, il non detto che mi impegna più del detto, la parrucca e i dentoni di Wilfried, l&#8217;assurdità delle situazioni, faccio confronti personali sul rapporto genitore-figlio con la voragine personale che tende a spalancarsi sugli errori, le&nbsp;disattenzioni le irruzioni indebite e inevitabili. Ines appare sempre inappuntabile, non avrà il twin-set e le perle, ma è perfetta in tailleur pantalone nero e immancabile camicia bianca, chignon biondo e scarpe a décolleté. </p>



<p>Questo fin quando irrompono nel soggiorno, reduci dalla serata, Francesca e figli. Mi giro sorridente per salutarli e li vedo tutti e quattro portarsi le mani alla bocca spalancata quanto o più degli occhi. Segue l&#8217;urlo di Francesca: &#8220;Mamma, ma cosa ti stai vedendo?&#8221;. Sto per rispondere: &#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221; quando il dito puntato di Francesco mi fa volgere verso la TV e con orrore mi ritrovo davanti una Ines completamente nuda-tranne che per l&#8217;orologio d&#8217;oro- che gira disinvolta mostrando tutte le angolature del suo smilzo fisico: di fronte, di retro, di fianco, di basso, di alto e fa gli onori di casa ad una altrettanto nuda segretaria e nudo e peloso capo. &#8220;Mamma&#8221; ripete sdegnata Francesca e non aggiunge altro&#8221;. </p>



<p>Ti assicuro che non è un film porno. Lei sempre in pantaloni neri e camicia bianca&#8221;, farfuglio al culmine dell&#8217;imbarazzo. &#8220;Nonna, non ha nemmeno le mutande. Questa è un&#8217;orgia&#8221; dice tranquillamente soddisfatta della sua precisazione Ester, mentre Giorgia è restata con la bocca spalancata e muta. &#8220;Perché quel signore ha il pisellino di fuori? &#8220;mi chiede Francesco&#8221;: deve fare la pipì &#8220;taglio corto&#8221;. Mamma&#8221; ripete questa volta afflitta Francesca, e poi &#8220;Subito tutti a casa e a letto&#8221;. &#8220;No, io voglio vedere come finisce&#8221;, si risveglia dallo sbalordimento Giorgia. &#8221; Ho detto tutti subito a casa e a letto&#8221;. In quel momento torna Luigi che era andato a parcheggiare. Francesco gli corre incontro gridando &#8220;Papà,&nbsp; papà&nbsp; non entrare, Nonna si sta vedendo un film con&nbsp; una donna tutta nuda e un signore con il pisellino di fuori.&#8221;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: insofferenza nei confronti delle limitazioni di ogni genere.<br><strong>Terapia</strong>: tè, freddo, scadente, frizzante e un film vero. Potrebbe essere <strong>&#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221;</strong> di Maren Ade,&nbsp;ma preparatevi agli scherzi, alle sorprese, ai ribaltamenti di scena, e a rinunciare definitivamente alla vostra&nbsp;&nbsp;rispettabilità di fronte ai congiunti più stretti.</p>
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		<title>Chiara Saraceno: la narrazione fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione. Pronte le proposte di modifica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 09:01:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha compresso a lungo molte nostre libertà, ha condizionato il nostro modo di vivere. Come sono cambiate le famiglie in questi ultimi due anni?È difficile dire quanto siano cambiate perché spesso i cambiamenti sono puramente temporanei. Certamente la pandemia ha avuto un impatto fortissimo sulla vita familiare perché ha costretto molte famiglie a vivere 24 ore su 24 per lunghi periodi nello stesso spazio, condividendolo pur conducendo attività&#8230;</p>
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<p><strong>La pandemia ha compresso a lungo molte nostre libertà, ha condizionato il nostro modo di vivere. Come sono cambiate le famiglie in questi ultimi due anni?</strong><br>È difficile dire quanto siano cambiate perché spesso i cambiamenti sono puramente temporanei. Certamente la pandemia ha avuto un impatto fortissimo sulla vita familiare perché ha costretto molte famiglie a vivere 24 ore su 24 per lunghi periodi nello stesso spazio, condividendolo pur conducendo attività diverse. Ha inoltre sovraccaricato di responsabilità gli adulti, come quando hanno affiancato, talora perfino troppo, i docenti nella didattica a distanza. Soprattutto direi che questa vicenda ha mostrato la resilienza di molte famiglie e di molte relazioni familiari, che sono perfino state in grado di trarre benefici da situazioni difficili. Così a volte si sono riscoperti tempi più distesi delle relazioni familiari, attività da fare insieme, in generale capacità diverse dentro sé.</p>



<p><strong>Non per tutti è andata così bene purtroppo.</strong><br>Infatti in altri casi le famiglie sono state traumatizzate o fortemente stressate da questa situazione. In parte dipende dalle biografie personali e familiari, in parte dalle situazioni ambientali, come gli stress dovuti alla perdita del lavoro, al periodo economico, per non parlare dei lutti. A proposito della ristrettezza degli spazi ricordiamo che in Italia c’è una forte incidenza di condizioni di sovraffollamento abitativo, che riguarda inoltre una quota molto alta di minorenni. Se tali spazi sono normalmente inadeguati, è chiaro che in condizione di compressione degli spazi esterni le situazioni posso essere peggiorate.</p>



<p><strong>Questa situazione, anche con l’espansione del lavoro a distanza, ha facilitato una suddivisione più equilibrata del lavoro familiare tra uomini e donne?</strong><br>Qui i dati danno un quadro da bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Sono state fatte molte ricerche, in Italia all’estero, e hanno mostrato che sì, in una parte rilevante anche se non maggioritaria, tra il 40 e il 50% a seconda della ricerca, gli uomini hanno partecipato di più al lavoro familiare a tutti i livelli, sia nella relazione con i figli che nel lavoro domestico in senso stretto. Tuttavia resta una parte consistente di uomini che non è cambiata in nulla, talvolta molto difesa anche dalle rispettive compagne.</p>



<p><strong>La maggior presenza maschile è comunque riuscita ad abbattere il sovraccarico femminile?</strong><br>No, perché la maggioranza delle donne ha comunque dovuto aumentare il carico di lavoro familiare soprattutto in concomitanza con i periodi di lockdown, per cui non si è davvero chiuso il gap nemmeno dove gli uomini sono stati più presenti. Non bisogna comunque essere pessimisti perché in realtà per un numero rilevante di coppie è stata un’occasione di rinegoziazione. Bisognerà vedere se la cosa andrà avanti in situazioni di normalità.</p>



<p><strong>Come ha funzionato il congedo parentale straordinario?</strong><br>I dati mostrano che c’è una differenza di genere e di classe sociale, perché si trattava di perdere il 50% del reddito. Nella stragrandissima maggioranza dei casi lo hanno preso le mamme. Gli uomini lo hanno preso di più quando la differenza del gap salariale non era troppo grande, ma soprattutto i pochi uomini che ne hanno usufruito, intorno al 20%, lo hanno preso a condizione che i bimbi fossero più grandicelli. In altri termini, se i bimbi erano piccoli, lo ha quasi sempre preso la mamma. Inoltre il congedo è stato preso di più dalle donne a basso reddito, e nelle coppie a basso reddito, rispetto a quelle a reddito più elevato.</p>



<p><strong>I lavoratori a reddito più alto come si sono organizzati?<br></strong>Hanno preferito il bonus baby sitter, che era alternativo al congedo. Lì dentro ci saranno state ad esempio tutte le professioni mediche, che certamente facevano fatica a prendere il congedo in un momento come quello, però non sono stati soltanto questi i casi.</p>



<p><strong>In definitiva chi ha perso di più?</strong><br>Tra quelli che non hanno perso il lavoro, hanno perso di più le lavoratrici a basso reddito che non potevano lavorare a distanza. Hanno perso in termini di reddito, in termini di contribuzione pensionistica e infine nella negoziazione con i loro compagni e mariti.</p>



<p><strong>Il presidente del Coni Malagò, prima che l’Italia dello sport vivesse quest’anno d’oro, aveva paventato il</strong> <strong>rischio di perdere una intera generazione di sportivi. È un pericolo che, più in generale, vede anche lei?</strong><br>Sicuramente i giovani hanno, in quest’anno e mezzo, perso moltissime occasioni per la crescita e lo sviluppo di capacità di ogni tipo. C&#8217;era sempre chi poteva compensare online, ma soltanto chi se lo poteva permettere e se aveva i giusti stimoli. Ma certamente si è perduto molto sul piano delle relazioni sociali, sulla possibilità di viaggiare ad esempio. Consideri che in questo anno e mezzo sono state comprese due estati. È una generazione che, senza fasciarsi la testa, ha perso molte occasioni e, in alcuni casi, ha perso anni cruciali, quelli successivi alla scuola media superiore, quando in fondo si fanno le prove della vita adulta.</p>



<p><strong>Poi ci sono state perdite che hanno a che fare con il venir meno del contorno alla didattica?</strong><br>Il sistema educativo è centrato sulla scuola ma poi avviene tutto anche nei rapporti con l’esterno. Così, chi aveva più bisogno di sostegni in questo senso, come coloro che avevano bisogno di conferme sulle proprie capacità, quelli sì rischiano di essere persi per sempre. Pensiamo ai rapporti Invalsi di questa estate: sono aumentati sia gli abbandoni veri e propri che i cosiddetti abbandoni impliciti, chi cioè continua ad andare a scuola ma in realtà è come non andasse. Le perdite lì sono molto più difficili da recuperare e secondo me non ci si pensa abbastanza: molto è affidato alle iniziative singole del docente o alle iniziative civiche delle varie associazioni.</p>



<p><strong>Il PNRR parla molto della necessità di una maggiore inclusione sociale. Nei progetti che abbiamo finora potuto visionare trova che si sia fatto abbastanza?</strong><br>Se ne parla un po’ nella scuola, per fortuna, che è un grosso capitolo, dove per esempio viene posta la questione del tempo pieno anche per contrastare la povertà educativa. Così come si parla del rafforzamento, secondo me non sufficiente, dei nidi, che per la primissima infanzia è cruciale, e bisogna investire moltissimo lì. Si parla moltissimo delle strutture, ma se poi non si parla dei fondi per gestirle nell’ordinario si rischia di creare cattedrali nel deserto. Il capitolo espressamente dedicato all’inclusione, poi, che è il capitolo 5 del PNRR, lo trovo carente: c’è un po’ di tutto, dal lavoro alla famiglia passando per l’inclusione sociale e il terzo settore.</p>



<p><strong>In quali parti, in modo particolare?</strong><br>E’ abbastanza ben fatto per quanto riguarda il lavoro, ma quando si parla dei servizi sociali le uniche questioni importanti messe a fuoco sono le politiche per la non autosufficienza e i servizi per le persone con disabilità. Sono due settori importanti ma non esauriscono il problema della coesione sociale. Così, ad esempio, nulla si dice dei servizi di prossimità, del fatto che in alcune regioni italiane mancano gli assistenti sociali e gli educatori, cioè quelli che devono lavorare sul territorio, costituire le antenne per il disagio. Non può essere lasciato tutto al terzo settore, che può esserci o no, ma non può fare tutto. Da questo punto di vista lo trovo carente e non mi pare che ci sia un disegno compiuto di società dietro.</p>



<p><strong>In un recente articolo lei dice che c’è molta fame di lavoro ma c’è anche molta fame di lavoratori. Abbiamo difficoltà a fare incontrare domanda e offerta di lavoro?</strong><br>Le qualifiche che mancano sono quelle di lavoratori altamente specializzati, anche quando si tratta di lavoratori manuali. Mentre non mancano affatto i lavoratori con basse qualifiche.</p>



<p><strong>C’è stato un errore nella programmazione formativa?</strong><br>C’è probabilmente un errore nella relazione tra sistema formativo e sistema imprenditoriale. Si parlano poco. Il che non vuol dire, sia chiaro, che la scuola deve formare soltanto al lavoro: la scuola deve formare cittadini; poi ci sono le scuole che formano anche al lavoro. Penso che ci sia bisogno, soprattutto per alcune scuole tecniche, di una maggiore collaborazione.</p>



<p><strong>E le imprese?</strong><br>Ogni tanto sembra che le imprese vogliano lavoratori già formati, ma nessuno è mai formato, anche il migliore studente che esce dalla migliore scuola è mai formato per lo specifico lavoro di quella specifica fabbrica. È necessario che l’impresa ci metta del suo sia in termini di tirocini non sfruttatori sia in termini di luogo di formazione per integrare l’insegnamento scolastico.</p>



<p><strong>Come funziona in Italia la formazione sul lavoro?</strong><br>In Italia la formazione sul lavoro è scarsa. In parte perché oramai molte imprese hanno un nucleo forte di lavoratori a tempo indeterminato e la parte rimanente, quella di lavoro a tempo determinato, non è quella su cui investono per costruire carriere. Va dunque ripensato il sistema normativo, ma anche le imprese devono ripensare se stesse e il modo in cui relazionarsi con i lavoratori che già hanno e con quelli potenziali. L’Italia è uno dei paesi in cui si fa meno formazione continua sul lavoro, soprattutto la si fa poco nei confronti delle qualifiche medio-basse.</p>



<p><strong>Lei presiede il comitato di esperti voluto dal governo per pensare le modifiche al reddito di cittadinanza.</strong> <strong>Avete iniziato il vostro lavoro?</strong><br>La commissione che presiedo è prevista dalla legge istitutiva del reddito di cittadinanza. Il problema è che non è stata mai istituita fino ad adesso. Si tratta di un comitato scientifico di valutazione del reddito di cittadinanza che non è mai stato messo in funzione. L’attuale governo, in particolare il ministro Orlando, ha deciso di mettere finalmente in piedi questa commissione, anche perché il dibattito su questa misura c’è e, come tutte le altre politiche, ha bisogno di essere valutata per capire che cosa funziona e che cosa no. Ovviamente, valutando, suggeriamo anche che cosa può essere cambiato. Il problema di ciò che eventualmente non va nel reddito di cittadinanza ha però poco a che fare con la mancanza di incontro tra domanda e offerta di lavoro.</p>



<p><strong>Qual è dunque il problema di questo strumento, se non è poi così legato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro?</strong><br>La narrazione che è stata fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione, perché doveva eliminare la povertà ed essere al tempo stesso una politica attiva del lavoro. È chiaro che avrebbe fallito su entrambi i versanti, perché la povertà non si elimina così, e comunque non poteva essere una politica attiva del lavoro. Questo non perché non sia giusto ed opportuno accompagnare le persone verso il lavoro, ma perché le politiche attive del lavoro non riguardano soltanto i poveri.</p>



<p><strong>L’Italia</strong> <strong>fa politiche attive del lavoro?</strong><br>Ne fa poche: i centri per l’impiego lavorano in modo molto eterogeneo e spesso molto male. Consideriamo che i percettori del reddito sono quelli che più hanno bisogno di accompagnamento, di maggiore investimento in formazione. Basti considerare che le politiche intermedie per il lavoro intermediano il 2% della manodopera, cioè pochissimo. Quindi il lavoro non si trova quasi mai tramite i centri per l’impiego. D’altro canto questo accade perché mancano i lavoratori specializzati.</p>



<p><strong>La soluzione potevano essere i navigator?</strong><br>I cinque stelle hanno pensato di risolvere il problema con i navigator, persone molto qualificate sulla carta, ma che si sono trovati a lavorare in modo del tutto scollegato dai centri per il lavoro. Non c’era collaborazione da parte istituzionale, che cosa potevano fare? Non potevano mica assumere loro, non potevano gestire loro l’incontro fra domanda e offerta. Potevano soltanto aiutare alla compilazione del curriculum, indirizzare, segnalare i posti di lavoro eventualmente disponibili. Oggi si paga il prezzo di una narrazione sbagliata e anche di un disegno che su questo meriterebbe di essere ritoccato.</p>



<p><strong>Poi è arrivata la pandemia.</strong><br>E meno male che c’era il reddito di cittadinanza, perché altrimenti avremmo avuto molta più gente che non sarebbe stata in grado di pagare l’affitto, di mettere assieme il pranzo con la cena. Anzi, non è stato sufficiente al punto che invece di modificare il reddito, come avrei preferito, hanno introdotto un nuovo strumento, il reddito di emergenza, perché il primo, per come è configurato, per le regole d’accesso che ha, non avrebbe potuto coprire chi perdeva il lavoro improvvisamente e non aveva alcuna protezione. Durante la pandemia sono accadute due cose. La prima è che in molti che lo avevano, il lavoro lo hanno perso. La seconda è che per molti mesi sono state sospese le condizionalità, per cui nessuno ha contattato i beneficiari del reddito. Queste due cose hanno reso estremamente complicato procedere ad una valutazione complessiva ed attendibile degli effetti del reddito. Adesso che siamo tornati a regime vedremo.</p>



<p><strong>In Italia per la prima volta le giovani generazioni hanno la percezione di stare peggio delle precedenti. Da ciò è derivato un diffuso rancore sociale. Quali sono i suggerimenti che la sua commissione ha dato o darà al governo?</strong><br>Premetto che non possiamo pensare che il reddito di cittadinanza sia lo strumento per risolvere tutti i problemi di coesione sociale del Paese, perché siamo di fronte alla crescita delle disuguaglianze di opportunità tra le generazioni. Questo è un problema grave che rischia di sfociare in un vortice di rancore o quanto meno di disaffezione, che è forse perfino peggio. Il reddito è un pezzettino della strategia di contrasto a queste disuguaglianze, e dobbiamo smettere di farne il capro espiatorio di tutto quello che non funziona, perché questo sta diventando nel dibattito pubblico: non si trovano i lavoratori? È colpa del reddito di cittadinanza!</p>



<p><strong>Certamente, d’altro canto, ci sono delle cose da cambiare.</strong><br>La mia commissione, che sta per presentare il suo primo rapporto anche sulla base dei dati disponibili, ha lavorato su ciò che non va nelle regole del processo. Bisogna cambiare la norma sugli anni di residenza necessari per accedere al reddito: il requisito sulla residenza in Italia per almeno dieci anni ci espone anche ad una procedura d’infrazione a livello europeo. Poi bisogna cambiare la scala di equivalenza adottata non solo per stabilire l’importo del beneficio, ma anche per definire l’accesso man mano che cresce il numero dei suoi membri. Dato che c’erano due totem, che fosse una politica attiva del lavoro e che fossero 780 euro, che cosa hanno fatto per mantenere i 780 euro?</p>



<p><strong>Che hanno fatto?</strong><br>Li hanno spacchettati tra 500 da un canto e 280 dall’altro, come contributo per l’affitto. Poi hanno fatto una cosa inaccettabile, cioè hanno stabilito che per valutare il quantum gli adulti valgono 0.4 e i minori 0.2, cioè i minorenni valgono la metà di un adulto. Così le famiglie piccole sono sovrarappresentate tra quelle percettrici di reddito rispetto a quelle più grandi dove sono presenti i minorenni, che è l’esatto contrario rispetto alla distribuzione della povertà, che riguarda molto di più le famiglie più numerose. Queste due cose vanno assolutamente cambiate.</p>



<p><strong>Su cos’altro sta lavorando la sua commissione?</strong><br>L’altra cosa su cui stiamo lavorando sono le politiche attive. I beneficiari, a seconda delle caratteristiche, possono essere indirizzate verso un centro per l’impiego, dove devono firmare un patto per il lavoro, o verso i servizi sociali, dove devono firmare un patto d’inclusione sociale. Per adesso abbiamo lavorato di più sulla prima soluzione: lì mancano le politiche attive, e quindi non si può imputare ai beneficiari ciò che capita strutturalmente nei servizi. Si può forse riguardare quali sono i lavori che possono essere rifiutati. Si può ad esempio rifiutare un lavoro se non è a tempo indeterminato, anche se sappiamo che ormai si entra nel lavoro con contratti quasi sempre a tempo determinato.</p>



<p><strong>Come creare un sistema che incentivi il lavoro per chi riceve il reddito?</strong><br>Al momento, per ogni dieci euro che si guadagnano, otto vengono detratti dal reddito di cittadinanza. Quindi, in realtà, non c’è alcun incentivo a lavorare, a meno di ottenere un reddito da lavoro significativo. Imparando dall’esperienza di moltissimi altri paesi, come Francia, Inghilterra e Germania, dovremmo ridisegnare l’incentivo. Se tu lavori ti devo lasciare una quota sufficiente del reddito. Bisogna far sì che il reddito di cittadinanza sia l’integrazione di un reddito da lavoro modesto, altrimenti per guadagnare due euro su dieci perché si dovrebbe andare a lavorare?</p>



<p><strong>Questi, in sintesi, saranno i suggerimenti della commissione?</strong><br>Bisogna lavorare su queste regole. Poi che accettino o meno i nostri suggerimenti è altra cosa. Sulle cose che ho detto c’è consenso. Ovviamente nella commissione, ma c’è consenso anche presso associazioni, istituzioni che lavorano sul campo e hanno un forte riconoscimento, come l’Alleanza contro la povertà e la Caritas, anche se personalmente non sono d’accordo con tutto ciò che dice la Caritas. Ad esempio non lo sono sull’opportunità di stabilire delle soglie differenziate a livello regionale perché mi ricorda le gabbie salariali.</p>



<p><strong>E se invece dovesse passare la linea dell’abrogazione?<br></strong>Sono forse troppo vecchia per scendere in piazza ma sarei indignata, scandalizzata. L’Italia ci ha messo, da quando mi occupo di questi temi, quarant’anni. Io ho fatto parte della commissione Gorrieri che fu la prima, nel 1986, a proporre un reddito minimo per il contrasto alla povertà. Ci abbiamo messo tantissimo, siamo arrivati buoni ultimi nell’Unione europea. Tornare indietro mi sembra pazzesco. Riformiamolo, ma non facciamo l’errore che è stato fatto quando è stato introdotto il reddito di cittadinanza abolendo il Reddito di inclusione, cioè che l’ultimo che arriva fa un’altra cosa. Questo distrugge fiducia e competenze.</p>



<p><strong>Riformiamolo allora.</strong><br>Avrebbero potuto farlo allora, ma ciascuno ha sempre una bandierina da salvare. Era appena stato introdotto il Rei. Poco finanziato, che prendeva solo i poverissimi e nemmeno a loro dava a sufficienza per vivere dignitosamente, ma era un inizio. Si poteva lavorare su quello ma non sostituirlo con un altro. Adesso non vorrei fare la stessa cosa. Mi sembra che tutto questo dibattito sia molto, molto ideologico e sia diventato un bel capro espiatorio per non parlare d’altro.</p>



<p><strong>Possiamo dire che lo Stato nei prossimi anni dovrà assumere l’impegno di raggiungere  l’uguaglianza dei punti di partenza?</strong><br>Assolutamente sì, sapendo che ciascuno ha la propria famiglia alle spalle, e quindi per il solo fatto di vivere in una famiglia al posto di un’altra, già siamo disuguali. Lo Stato deve ridurre e non ampliare queste disuguaglianze. Purtroppo l’Italia è uno dei Paesi che le riduce di meno. Lo vediamo dai test Invalsi, lo vediamo dai test Pisa, lo vediamo quando confrontiamo le carriere lavorative di chi è figlio di operaio rispetto a chi è figlio di dirigente e così via. Per garantire l’uguaglianza dei punti di partenza dobbiamo investire molto, e soprattutto meglio, in tutto il percorso formativo, consentendo davvero alle nuove generazioni di sviluppare appieno le proprie capacità, a prescindere dalle origini di nascita. Infine vorrei dire una cosa assolutamente impopolare.</p>



<p><strong>Questo giornale ama le cose impopolari. Ci racconti.</strong><br>Occorre incrementare la tassazione dell’eredità e fare in modo che questa tassazione contribuisca ad una sorta di dote per mettere i giovani in condizione di percorrere la propria strada. Però questa dote sarebbe meglio darla alla nascita, accompagnata da servizi, iniziative che insegnino come utilizzare questi soldi. Dare soldi a diciotto anni senza avere accompagnato i ragazzi, perché decidano come investirli, può essere inutile. Insomma, un po’ di ricchezza va redistribuita, altrimenti si cristallizzano le disuguaglianze.</p>
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		<title>Tempo di stelle cadenti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 16:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti. ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&#160; a noi, eterne ragazze,&#160; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo&#8230;</p>
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<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti.</p>



<p>ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&nbsp; a noi, eterne ragazze,&nbsp; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo cresciute tra romanzi e film d&#8217;amore strappalacrime, sarà che il romanticismo nella nostra giovinezza era ancora di moda, sarà che, dobbiamo ammetterlo, cediamo a volte al pittoresco che scade nel kitsch, certo è che dopo avere invitato a seguirci nipoti adolescenti e bambini che hanno frettolosamente risposto no e ripreso i loro traffici sui telefonini, ci siamo ritrovate solo io e Gabriella, accompagnate da un bicchierone di tè freddo, sui teli a cercare stelle.&nbsp;</p>



<p>Ho detto sole?&nbsp;La nostra spiaggia libera che al mattino raccoglie uno sparuto drappello di ombrelloni di famiglie con bimbi o di arzilli gruppi di anziani, è incredibilmente popolata. Un popolo nuovo, sconosciuto e rintanato chissà dove durante il giorno.&nbsp;</p>



<p>Ci siamo fatte largo tra gruppi, falò, tavole imbandite e abbiamo conquistato in riva al mare un pezzetto di sabbia su cui stendere i teli. Abbiamo guardato i dintorni e non il cielo che scompariva tra un incerto orizzonte e una soffusa gradazione di blu. Accanto a noi un accampamento di ombrelloni sotto i quali troneggiano tavolinetti imbanditi illuminati da un faretto a led buono a rischiarare un intero stadio, più in là un gruppo di giovani prevalentemente maschile impegnatissimo a lanciare enormi lanterne in un getto continuo e ravvicinato.</p>



<p>Le lanterne si alzano, bisogna ammetterlo, suggestivamente nel cielo, si avviano verso le colline, a volte sul mare se il vento cambia. Qualcuna però non ce la fa e cade nelle vicinanze rischiando di incendiare erbe e arbusti. Il resto della spiaggia è occupato da falò. Qualcuno così grande da far supporre interi alberi sradicati, qualcun altro così modesto da sembrare un accendino. Comunque tutti godono del nutrito contorno di ragazzi che cantano, ballano, si abbracciano, ridono e mangiano. Il mare è&nbsp; tutto un tuffarsi, un emergere scintillanti dall&#8217;onda, un nuotare in gruppo, uno scomparire e riapparire nella schiuma.&nbsp;</p>



<p>La spiaggia è in fermento, come un mare in tempesta. Sovraccarica di suono e movimento. Gabri e io ci guardiamo intorno, incerte tra il compiacimento nel vedere tanta esuberante giovinezza e lo sgomento per la rottura di una magia consolidata.</p>



<p>Certo chi si trova qui sta festeggiando la notte di San Lorenzo, ma nessuno guarda il cielo che dal suo canto pare essersi ritratto. Per dispetto, vergogna, ripicca? O semplicemente perché si sente superfluo. Una inutile cupola a cui le luci e il baccano hanno spento tutto lo splendore, tutto &#8220;il gran pianto che nel concavo cielo scintilla&#8221;.</p>



<p>&#8220;Questi ragazzi hanno tanto sofferto i vari lockdown…”. &#8220;Sì, è così. Stanno sfogando l&#8217;immobilità, la solitudine, le negazioni”. &#8220;È come se si riappropriassero della loro corporeità. Come facessero un rito tribale di invocazione alla vita”. &#8220;Poi magari da domani riprenderanno a tenersi per mano, a sussurrare, a guardarsi in silenzio negli occhi”. &#8220;E anche a guardare il cielo”. &#8220;Si ricorderanno che in alto è pieno di sogni, uno per ogni stella che cade”.<br>&nbsp;<br>Dal gruppo delle fiaccole improvvisamente partono fuochi d&#8217;artificio. Il cielo si riempie di scintille, il mare le riflette. E così finalmente tutti siamo sommersi da una pioggia di stelle cadenti. Accontentiamoci di queste, visto i tempi.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: stati di adolescenziale romanticismo.<br><strong>Terapia</strong>: tè freddo da sorseggiare voluttuosamente sotto una volta, forse, stellata. <strong>Libro</strong>: cercate in soffitta lo scatolone dei vecchi libri e quaderni (chi ha avuto il coraggio di disfarsi di tutti?) e individuate il sussidiario di quinta elementare. Nella sezione Poesia vi salterà subito agli occhi San Lorenzo di Giovanni Pascoli. Fra tragedie di rondini e di uomini penserete a quel &#8220;gran pianto nel concavo cielo sfavilla&#8221; che l&#8217;allegria della giovinezza per una notte ha sconfitto.</p>
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		<title>Bene Draghi, ma quanta confusione sui vaccini</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/20/barone-bene-draghi-ma-quanta-confusione-sui-vaccini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 10:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[AIFA]]></category>
		<category><![CDATA[AstraZeneca]]></category>
		<category><![CDATA[Confusione]]></category>
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		<category><![CDATA[Trombosi]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna. Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna.</p>



<p>Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la maggior parte delle persone), può scegliere tranquillamente di fare la seconda dose con Astrazenca. Non c&#8217;è alcun motivo per non fare Astrazenca.</p>



<p>A questo punto però, diventa sempre più chiaro che alcune decisioni sono state prese frettolosamente, gettando i cittadini nel panico. Se le persone adesso possono scegliere di fare AstraZenca in seconda dose (senza limiti di età), allora mi pare di capire che le polemiche dei giorni scorsi relative all&#8217;età evidentemente erano infondate.</p>



<p>Questo è grave, perché ancora una volta, chi deve decidere, ci fa assistere ad un teatrino che adesso è diventato disgustoso. Fino a qualche giorno fa AstraZenca solo agli over 60, adesso a tutti coloro che vogliono.</p>



<p>Il risultato sarà ancora una volta quello di confondere ulteriormente una popolazione già ampiamente confusa e sconfortata da dichiarazioni molto superficiali.</p>
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		<title>Le luci degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 12:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a sfinimento, nella necessità di fare comunque due passi, mi sono dedicata alle luci degli altri. Dapprima distrattamente e poi sempre più consapevolmente ho perfezionato un itinerario dalla finestra al balcone.</p>



<p>Finestra. Profilo ombrato delle colline attraversate da un tratto della vecchia statale illuminata da sporadici fanali. Deserta, ma se si ha la pazienza di soffermarsi qualche minuto dietro i vetri, si potranno vedere comparire i fari di una solitaria auto. Chi sfida il coprifuoco? Quale necessità o temerarietà è alla guida? Un&#8217;urgenza dolorosa, il coraggio cieco dell&#8217;amore, una bravata di incosciente età? O più semplicemente e meno romanticamente un rientro dal lavoro? </p>



<p>Intanto i fari si sono spenti dietro la curva. Abbassando lo sguardo non si può, anche se si volesse, non scontrarsi con un grosso cubo di cemento messo lì a deturpare il paesaggio. Tre piani di degrado urbanistico che non rispondono nemmeno al fabbisogno abitativo essendo quasi del tutto disabitati.</p>



<p>Un balcone illuminato al piano di mezzo, fino a notte fonda. Forse il geometra che ha progettato la casa espia tra insonnie e incubi il suo crimine. Poi proprio di fronte alla mia finestra quella di Giulia che combatte gli anni, la solitudine, la paura della notte che assale in eguale misura bimbi e vecchi, lasciando gli scurini aperti e la luce accesa finché quella del giorno non la sostituirà. </p>



<p>Un po&#8217; più in là la terrazza con vista sul mare che resta illuminata fino a tardi. L&#8217;epidemia ha reso abituale una presenza in altri tempi sporadica. Complici il pensionamento, i figli autonomi, la coppia ha abbandonato i ritmi, l&#8217;isolamento, le difficoltà, i contagi della città per reinventarsi una paesana vita rallentata. Bella o brutta, fredda o tiepida che sia la serata, loro non rinunciano alla vista a mare. Stanno uno accanto all&#8217;altro affacciati dalla ringhiera e guardano. Avanti o indietro, non so.</p>



<p>Faccio una deviazione verso la cucina e mi preparo una tisana &#8220;La giusta occasione per concedersi un momento di intimità e riflessione. Ottima contro l&#8217;ansia, concilia il sonno, aiuta a superare lo stress con un&#8217; attitudine più distesa e rilassata&#8221;. Perfetta, con quel tanto di ingannevole che la rende accettabile. È comunque proprio buona e con una tazza calda tra le mani posso affrontare luci che appaiono e scompaiono a ritmo del venticello che scuote i cipressi lì in fondo. </p>



<p>Ci siamo e non ci siamo, sembrano dire nel loro apparire e scomparire. Siamo presenti assenze. Siamo il passato che continuamente è oggi nei ricordi. Siamo i rimpianti, il perduto, i rimorsi. Siamo il bene che niente, nemmeno il tempo, può cancellare. Siamo domande senza o con troppe risposte. Siamo, come dice il Cantico, forti come la morte perché siamo amore.</p>



<p>E ora passiamo al balcone. Dai vetri del balcone lo sguardo si allarga su buona parte del paese. Qui le luci sono tante e perlopiù anonime. Bisogna esercitare la virtù del discernimento e inventarsi una nuova vista che non veda quel che è visibile e distingua invece l&#8217;invisibile. Un po&#8217; come la volpe del Piccolo Principe &#8220;non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi&#8221;. Allora chiudo gli occhi per vedere la luce che non c&#8217;è al terzo piano di Viale Mannarino, n. 4. </p>



<p>La luce non c&#8217;è perché l&#8217;appartamento da quando lo abbiamo lasciato noi non è stato più abitato. È quindi ancora ricolmo dal chiasso di sei figli piccoli in scaletta di 10 anni, di Enzo e me che combattevamo la faticosa, ma allegra, ma spensierata, ma appagante, ma condivisa, ma esaltante, ma amorevole sfida di fare della nostra la più bella famiglia del mondo. Del nostro personale mondo s&#8217;intende. E gli anni di viale Mannarino hanno risposto: Sì, lo voglio facendo eco a quel primo Sì lo voglio da cui tutto è partito. Sì, ti accolgo nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nell&#8217;accordo e nel disaccordo,  nella fatica e nel riposo. Per sempre nella mia vita e oltre la mia vita. Come sigillo nel mio cuore.</p>



<p>Alcune luci si accendono altre si spengono. Accosto gli scurini e vado a letto.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: leggere forme di stress<br><strong>Terapia</strong>: della tisana si è già ampiamente detto. Per quanto riguarda il libro non vi aspettate &#8220;Le luci nelle case degli altri&#8221;, che pure ci starebbe, né &#8220;Doppio vetro &#8221; che ci starebbe ancora meglio per analogia di tema, in quanto, (i più attenti lo sanno ) ve l&#8217;ho già consigliato. Scegliete voi. Per questa sera chiudete la Tv, aprite un bel libro, ma non chiudete gli scurini. Le luci degli altri illumineranno pagine e pensieri.</p>
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		<title>Nuovo colpo nella lotta al Covid: l&#8217;India blocca l&#8217;export delle dosi Covax</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/nuovo-colpo-nella-lotta-al-covid-lindia-blocca-lexport-delle-dosi-covax/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 18:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[AstraZeneca]]></category>
		<category><![CDATA[BBC]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali. Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel&#8230;</p>
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<p>L’India, la più popolosa democrazia del mondo e partner strategico di COVAX, sta affrontando una letale ondata di Covid-19. Fonti della BBC e di altri media internazionali riportano, ormai quotidianamente, le difficoltà che le strutture sanitarie e ospedaliere indiane stanno affrontando in questo momento: la carenza di infrastrutture adeguate, apparecchiature mediche, letti, ossigeno, farmaci essenziali.</p>



<p>Secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute indiano, al 30 Aprile 2021 nel Paese si registrano più di 3 milioni di positivi e più di 200mila morti ma, data la mancanza di apparecchiature disponibili per effettuare test sanitari sufficienti sulla popolazione, da più parti i numeri sono ritenuti inferiori rispetto alla situazione reale. La percentuale di vaccinazioni effettuate, secondo quanto riportato dal Covid-19 data explorer di Our World in Data, sarebbe invece intorno al 8,8% della popolazione totale.</p>



<p>Il governo indiano di Narendra Modi (in carica dal 2014) ha adottato un approccio contenitivo del virus, attraverso chiusure e lockdown di varia durata ed intensità. Il tessuto economico indiano però non ha retto alle restrizioni prolungate ed il Paese ha registrato al 20 Agosto 2020 una contrazione del -23.9% del PIL. Le chiusure non sono comunque bastate a contenere la diffusione del virus, i contagi sono aumentati e la penuria di farmaci ed ossigeno ha poi favorito un vero e proprio commercio illegale sottobanco di materiale sanitario.</p>



<p>L’India immaginata da Modi ed il BJP è un Paese alla pari delle grandi potenze, capace di giocare un ruolo chiave nell’arena internazionale e in questa pandemia. Ma come ogni buon nazionalista, però, il primo ministro sopravvaluta le capacità reali della propria nazione e ne sottostima spesso le debolezze.<br>La portata della seconda ondata ha infatti costretto Nuova Delhi a retrocedere (temporaneamente) dagli impegni internazionali contratti, primo fra tutti la fornitura di dosi di vaccino AstraZeneca all’Iniziativa COVAX, colpita dal ban delle esportazioni emesso dal governo centrale per far fronte alla penuria interna di dosi.</p>



<p>L’iniziativa, che si pone come obiettivo l’immunizzazione del 20% della popolazione totale entro il 2021, ha finora distribuito complessivamente più di 54 milioni di dosi in 121 Paesi. Nonostante le rassicurazioni dei vari portavoce Unicef, Gavi e WHO sul prosieguo delle spedizioni, nella realtà il dietrofront indiano ha seriamente compromesso la disponibilità immediata di dosi per COVAX nonché il suo cronoprogramma, facendo registrare un numero totale di spedizioni che al momento è di molto inferiore alle stime previste. Questo perchè l’India è stato finora un partner strategico per l’iniziativa in quanto ospite del Serum Institute of India, il maggiore produttore di AstraZeneca al mondo, che è il principale fra i vaccini resi disponibili per i Paesi a medio e basso reddito da COVAX.</p>



<p>Questa storia è ancora lontana dalla sua fine, tuttavia due considerazioni ci sembrano possibili. La prima è che COVAX con la sua struttura ibrida pubblico-privato può considerarsi sicuramente una novità nel panorama internazionale, e quasi una necessità, ma con ancora molti angoli da smussare riguardo la trasparenza degli accordi e la solidità della sua catena di approvvigionamento e distribuzione.</p>



<p>La seconda riguarda l’India, un Paese che si affacciava all&#8217;inizio del millennio nella competizione internazionale come un grande protagonista, ma che non ha saputo, come molti, fare i conti con le sue debolezze strutturali e superarle, ritrovandosi nazionalista ma divisa, in difficoltà di fronte ai colpi più duri di questa pandemia.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01" data-rl_caption="" title="WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="555" height="1024" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-555x1024.jpeg" alt="" data-id="2977" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/2021/04/30/nuovo-colpo-nella-lotta-al-covid-lindia-blocca-lexport-delle-dosi-covax/whatsapp-image-2021-04-30-at-11-32-01/" class="wp-image-2977" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-555x1024.jpeg 555w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01-163x300.jpeg 163w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/WhatsApp-Image-2021-04-30-at-11.32.01.jpeg 700w" sizes="(max-width: 555px) 100vw, 555px" /></a></figure></li></ul></figure>
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		<title>Cosa possiamo pensare con il virus</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/03/24/tinnirello-filosofia-covid-pensare-virus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Tinnirello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo giunti a un anno di pandemia da coronavirus che rende persistente uno stato di emergenza generalizzato. Che ne è della filosofia in questo passaggio epocale?  “Di fatto il virus ci comunizza. Ci mette su un piano egualitario (per dirla in breve) e ci dispone insieme nella necessità di far fronte assieme. Che ciò debba passare per l’isolamento di ciascuno non è che la forma paradossale che ci viene data per riconoscere il nostro essere comunità. Non si può essere unici che assieme. È ciò a renderci più intimamente comunità: il senso condiviso delle nostre unicità”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo giunti a un anno di pandemia da coronavirus che rende persistente uno stato di emergenza generalizzato. Che ne è della filosofia in questo passaggio epocale? </p>



<p>Piuttosto che fornire una chiave ermeneutica essa potrebbe assumere il ruolo di faro per illuminare una condizione di resistenza della comunità con parole unificanti, addirittura piene di speranza. Il compito non è certo inedito per il pensiero.</p>



<p>La filosofia come stile di vita è corrente sin dagli esordi ed ha in Spinoza l’esempio invalicabile; tuttavia il pensiero si trova adesso dinanzi a una voragine lasciata aperta dalla distanza che ha intaccato ogni aspetto del vivere comunitario e, a maggior titolo, del sentire religioso che dovrebbe assicurare una riserva di significati alla comunità.</p>



<p>I teatri sono vuoti, le piazze sono vuote ma, incredibilmente, le chiese sono vuote. L’incontro fisico, anche per la preghiera, è una controindicazione per la salute &#8211; l’assenza di corporeità è invece la garanzia di sopravvivenza per la collettività. Il mondo tecnologico, che ci ha preparato a questo stato offrendoci strumenti disincarnati di relazione (non privandoci tuttavia della nostra corporeità eidetica), ci protegge dalla quasi assenza di relazione che la lontananza fisica avrebbe comportato.</p>



<p>La comunità infatti vige come un essere-insieme, qualunque siano le condizioni di questa immanenza partecipativa. A questo dobbiamo volgere il nostro sguardo per produrre significati a venire e non soltanto tragiche agnizioni.</p>



<p>Ritengo pertanto che, oltre le pur rilevanti osservazioni di Agamben sullo stato di eccezione permanente e dei rischi che questo comporta per la vita collettiva e per la democrazia (per fare un esempio illustre di pensiero “negativo” sul tema), sia necessario considerare una riflessione che trattenga la comunità ferita e cerchi di darle forma e speranza.</p>



<p><em>“Un trop humain virus”</em> (Un virus troppo umano) del filosofo francese Jean-Luc Nancy (Bayard, ottobre 2020) è, a mio avviso, <em>il </em>libro della pandemia poiché in esso l’analisi di ciò che sta avvenendo si coniuga al desiderio di mantenere la comunità, di condurla per mano nella tempesta, finanche nella tragedia; Nancy racconta il pathos della distanza etica per una vicinanza di pensiero, di emozione e di intenti.</p>



<p>Con le parole dell’autore: “Di fatto il virus ci <em>comunizza</em>. Ci mette su un piano egualitario (per dirla in breve) e ci dispone insieme nella necessità di far fronte assieme. Che ciò debba passare per l’isolamento di ciascuno non è che la forma paradossale che ci viene data per riconoscere il nostro essere comunità. Non si può essere unici che assieme. È ciò a renderci più intimamente comunità: il senso condiviso delle nostre unicità”. (J-L Nancy, <em>Communovirus </em>in <em>Un trop humain virus</em>, Bayard, p. 22, traduzione dal francese C. Tinnirello).</p>
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		<title>Primavera, lockdown e la mia squadra del cuore in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:03:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[21 marzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[Danilo Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica Sportiva]]></category>
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		<category><![CDATA[Tifosi]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”. Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita:&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”.</p>



<p>Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita: Catania – Avellino. </p>



<p>Qualunque persona razionale avrebbe dato per scontata la sconfitta, anche solo guardando la classifica questa sembrava l’unica conclusione possibile. D’altronde io so, per personale esperienza, quale grande errore sia, fermarsi alle “evidenze”. Eppure , ahimè, sono stato vittima dello stesso pregiudizio. </p>



<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa, ma voglio essere comunque presente. Ho anche sperato che rimandassero l’incontro per impraticabilità del campo, invece l’arbitro fischia l’inizio della partita. La speranza fa breccia nel mio cuore, come il raggio di sole che appare fra le nuvole, la partenza non mi sembra catastrofica!</p>



<p>Continuo ad osservare i rossazzurri con apprensione, temendo l’imminente crollo, ed invece continuano a giocare seguendo schemi e ritmi, che risalgono a mesi addietro. Il gol è nell’aria, l’assedio della porta avversaria è come un presagio. Sono contento di non aver desistito, di aver scelto di esserci, di essere seduto comodamente su questo divano.</p>



<p>Un gol, il pareggio, altri due gol, questo il risultato finale, ma solo chi ha seguito la partita ha potuto vedere la passione nei volti e nelle gambe degli undici giocatori in maglia rossazzurra. Passione che sembrava ormai spenta, così come la forza nelle loro gambe.</p>



<p>Invece,è bastata la voce rassicurante di un uomo per riaccendere nei loro cuori la voglia di lottare per dimostrare di saper vincere. Ancora è presto per giudicare l’allenatore, ma l’uomo già mi piace!</p>
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