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	<title>mare Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>mare Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Tempo di stelle cadenti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 16:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti. ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&#160; a noi, eterne ragazze,&#160; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo&#8230;</p>
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<p>Hanno fatto appena in tempo, prima del decreto anti covid di ferragosto, a celebrare la notte delle stelle cadenti.</p>



<p>ll bello di una casa che si affaccia sul mare è che la notte di San Lorenzo prendi un telo e te ne vai sulla spiaggia a cercare stelle cadenti. Sarà perché&nbsp; a noi, eterne ragazze,&nbsp; in quinta elementare ci facevano studiare la poesia San Lorenzo di Pascoli, sarà che siamo cresciute tra romanzi e film d&#8217;amore strappalacrime, sarà che il romanticismo nella nostra giovinezza era ancora di moda, sarà che, dobbiamo ammetterlo, cediamo a volte al pittoresco che scade nel kitsch, certo è che dopo avere invitato a seguirci nipoti adolescenti e bambini che hanno frettolosamente risposto no e ripreso i loro traffici sui telefonini, ci siamo ritrovate solo io e Gabriella, accompagnate da un bicchierone di tè freddo, sui teli a cercare stelle.&nbsp;</p>



<p>Ho detto sole?&nbsp;La nostra spiaggia libera che al mattino raccoglie uno sparuto drappello di ombrelloni di famiglie con bimbi o di arzilli gruppi di anziani, è incredibilmente popolata. Un popolo nuovo, sconosciuto e rintanato chissà dove durante il giorno.&nbsp;</p>



<p>Ci siamo fatte largo tra gruppi, falò, tavole imbandite e abbiamo conquistato in riva al mare un pezzetto di sabbia su cui stendere i teli. Abbiamo guardato i dintorni e non il cielo che scompariva tra un incerto orizzonte e una soffusa gradazione di blu. Accanto a noi un accampamento di ombrelloni sotto i quali troneggiano tavolinetti imbanditi illuminati da un faretto a led buono a rischiarare un intero stadio, più in là un gruppo di giovani prevalentemente maschile impegnatissimo a lanciare enormi lanterne in un getto continuo e ravvicinato.</p>



<p>Le lanterne si alzano, bisogna ammetterlo, suggestivamente nel cielo, si avviano verso le colline, a volte sul mare se il vento cambia. Qualcuna però non ce la fa e cade nelle vicinanze rischiando di incendiare erbe e arbusti. Il resto della spiaggia è occupato da falò. Qualcuno così grande da far supporre interi alberi sradicati, qualcun altro così modesto da sembrare un accendino. Comunque tutti godono del nutrito contorno di ragazzi che cantano, ballano, si abbracciano, ridono e mangiano. Il mare è&nbsp; tutto un tuffarsi, un emergere scintillanti dall&#8217;onda, un nuotare in gruppo, uno scomparire e riapparire nella schiuma.&nbsp;</p>



<p>La spiaggia è in fermento, come un mare in tempesta. Sovraccarica di suono e movimento. Gabri e io ci guardiamo intorno, incerte tra il compiacimento nel vedere tanta esuberante giovinezza e lo sgomento per la rottura di una magia consolidata.</p>



<p>Certo chi si trova qui sta festeggiando la notte di San Lorenzo, ma nessuno guarda il cielo che dal suo canto pare essersi ritratto. Per dispetto, vergogna, ripicca? O semplicemente perché si sente superfluo. Una inutile cupola a cui le luci e il baccano hanno spento tutto lo splendore, tutto &#8220;il gran pianto che nel concavo cielo scintilla&#8221;.</p>



<p>&#8220;Questi ragazzi hanno tanto sofferto i vari lockdown…”. &#8220;Sì, è così. Stanno sfogando l&#8217;immobilità, la solitudine, le negazioni”. &#8220;È come se si riappropriassero della loro corporeità. Come facessero un rito tribale di invocazione alla vita”. &#8220;Poi magari da domani riprenderanno a tenersi per mano, a sussurrare, a guardarsi in silenzio negli occhi”. &#8220;E anche a guardare il cielo”. &#8220;Si ricorderanno che in alto è pieno di sogni, uno per ogni stella che cade”.<br>&nbsp;<br>Dal gruppo delle fiaccole improvvisamente partono fuochi d&#8217;artificio. Il cielo si riempie di scintille, il mare le riflette. E così finalmente tutti siamo sommersi da una pioggia di stelle cadenti. Accontentiamoci di queste, visto i tempi.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: stati di adolescenziale romanticismo.<br><strong>Terapia</strong>: tè freddo da sorseggiare voluttuosamente sotto una volta, forse, stellata. <strong>Libro</strong>: cercate in soffitta lo scatolone dei vecchi libri e quaderni (chi ha avuto il coraggio di disfarsi di tutti?) e individuate il sussidiario di quinta elementare. Nella sezione Poesia vi salterà subito agli occhi San Lorenzo di Giovanni Pascoli. Fra tragedie di rondini e di uomini penserete a quel &#8220;gran pianto nel concavo cielo sfavilla&#8221; che l&#8217;allegria della giovinezza per una notte ha sconfitto.</p>
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		<title>Eco summer: il beachwear si fa green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 15:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature. Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.&#8230;</p>
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<p>Se questo caldo non è sostenibile, la moda mare 2021 lo è! Il beachwear si fa green, nonostante quest’anno il colore must dell’estate sia l’azzurro dalle mille sfumature.</p>



<p>Si parla di eco sostenibilità da anni ma solo negli ultimi due con la pandemia, che in questo caso si può considerare motore d’avviamento di una rivoluzione nella produzione industriale di moda, si può dire di essere migliorati surfando l’onda del cambiamento.</p>



<p>Da una crisi sanitaria si è ha aperto un varco, una nuova visione incentrata sullo sviluppo di nuove fibre che si possano sostituire ai materiali inquinanti, uno stile di vita più sano che limita gli sprechi ma che non si fa mancare il tocco alla moda.</p>



<p>Esistono tanti brand, promotori dell’eco sostenibilità, che vogliono portare in acqua una moda fatta di tessuti riciclati, rigenerati e poco invasivi nei confronti della natura ma pur sempre resistenti alla salsedine, acerrima nemica dei tessuti, ragion per cui si deve mantenere l’aspetto sintetico per consentire l’idro-compatibilità.</p>



<p>Nonostante la base sintetica, quindi plastificata, oggi esistono materiali alternativi come l’Econyl, ovvero fibra di nylon riciclata, per cui il riutilizzo di questa fibra conferisce una percentuale di impatto ambientale molto bassa, insieme ad una qualità del tessuto elevata. Anche la Canapa inizia ad essere utilizzata in questa specifica filiera della moda. Di seguito alcuni esponenti di un ricercato beachwear sostenibile:</p>



<p>STAY WILD SWIM, è un brand con sede nel Regno Unito che ha prodotto una collezione di costumi fatti completamente in Econyl, dalle linee minimali ed essenziali adatte ad ogni tipologia di fisico, parlando di inclusività.</p>



<p>UND SWIMWEAR, brand Italiano, esattamente tra Como, Bergamo e Rimini, produce costumi 100% Made in Italy con l’intento di “eliminare il superfluo”, come ad esempio l’assenza di cuciture e la possibilità del double-face per chi ama cambiare.</p>



<p>LIDO, sempre italiano, utilizza invece la Lycra ecologica. Uno stile vintage, con lacci e spalline sottili per le eterne romantiche.</p>



<p>BATOKO, del Regno Unito, ricicla la plastica raccolta dagli oceani e la trasforma in costumi dalle texture giocose e animalier. Una collezione che ha la caratteristica di essere composta da una sola forma di costume intero, declinato nelle le varie stampe.</p>



<p>B THE BEACH BRAND, brand Spagnolo, tutto al femminile. Produce costumi dai toni monocromatici in Econyl su stampo artigianale. La scelta del tessuto è per l’80% spagnolo e per il 20% italiano con l’intenzione di mantenere la produzione il più possibile locale.</p>



<p>Oggi più che mai siamo tutti promotori di tale corrente, un nuovo lifestyle, con la possibilità di fare una scelta che duri nel tempo senza limitare la nostra voglia di essere alla moda nella selezione del costume, protagonista nelle nostre foto al mare.</p>



<p>Sulle spiagge, la destrutturazione della forma tipica del bikini e del costume intero è in primo piano, con aperture laterali, sulla schiena o davanti, lacci e fiocchi fanno un mix bon-ton, sgambato o con volà esaltanti, il costume rimane espressione della personalità classica, trasgressiva o eclettica di ognuno. Una nuance di colori pastello, color block e texture floreali o geometriche invadono le spiagge, lasciando che la moda sostenibile e glamour diventi parte integrante della nostra estate.</p>
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		<title>Riprendiamoci la vita</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/16/deluca-riprendiamoci-la-vita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 07:52:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono. C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare&#8230;</p>
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<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono.</p>



<p>C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare festa, di comunicare. Un netto comando ha spento l’interruttore generale di quei segnali che tutti solevamo scambiarci: abbracci, baci, sorrisi, lo stare gli uni accanto agli altri con una prossimità che per noi è parlarsi più con il corpo che con le parole.</p>



<p>Luglio e agosto verranno a restituirci buona parte del patrimonio a noi caro, sia pure con quegli accorgimenti doverosi perché tutti sappiamo che il pericolo non è stato scongiurato del tutto.</p>



<p>Ma almeno tornano i volti, le bocche e i sorrisi. Tornano, prima ancora, le persone: padri e figli di quelle generazioni di ceppo calabrese che vivono altrove, e così avremo nonni restituiti agli occhi dei nipoti e nipoti che faranno la contentezza dei nonni.</p>



<p>In pratica, una vita più piena e più vera. Appunto quella di cui sentiamo tutti un gran bisogno perché è triste e avvilente una vita a metà. Questa estate andrà tutta sotto l’insegna del recupero, almeno ce lo auguriamo. Non dovesse esserci, saremmo costretti a dover registrare una grave perdita di umanità. Non si tratterebbe più di soldi, di ammanchi o di bocciature per i bilanci familiari o di impresa, ma di una vera e propria sterzata, una specie di deviazione del nostro essere più profondo e originale. Si può dire: una mutazione antropologica? Dovremmo chiedere il permesso agli studiosi. </p>



<p>Nel frattempo ciascuno di noi può parlare di sé stesso e, da un breve esame dei propri comportamenti, dedurre quanto e in che modo questa pandemia, con la sua dittatura precauzionale, ha limitato vita, abitudini, emozioni. I ragazzi sembrano più taciturni, gli anziani parlano poco e quelle poche parole obbligate le pronunciano urlando per effetto di quella mascherina che le fa ritornare in bocca come sassi odiosi.</p>



<p>Basta un virus e la nostra umanità è messa in forse, se non proprio in fuga. Desidereremmo dirci altro in questa estate come sempre ci siamo detto e ripetuto opinioni e confronti riguardo alla politica, al progredire del Sud, al suo trovarsi puntualmente indietro su tutto. L’estate è sempre stata per noi il tempo dell’approfondimento: le notizie apprese altrove durante tutto un anno richiedevano un esame dal vivo, fatto di mille e un “perché”: perché non funziona la burocrazia, perché non funziona la sanità, perché il mare è sporco e l’immondizia la trovi ovunque? </p>



<p>Questa estate metterebbe all’ordine del giorno una questione obbligatoria: per chi vota la Calabria o che tipo di governo vorrà darsi. E’ l’incertezza che regna sovrana, per cui temiamo che la domanda non troverà spazio neanche sotto l’ombrellone, tanta e profonda è la sua vacuità.</p>



<p>Non è qualunquismo, forse è timore per la marginalità della posta in gioco, se prevediamo che la questione appassionerà pochi. Non è tema cocente. Altri problemi scottano più della sabbia. Si tratta di ritrovare, per prima cosa, noi stessi. Un po’ dopo: che cosa vogliamo fare da grandi. E un po’ prima, se realmente vogliamo fare sul serio.</p>



<p>Per non perdere una buona occasione: facciamoci una bella estate per riprenderci noi stessi. A settembre faremo vendemmia.</p>
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		<title>Capinere e cardilli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 16:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Capinera]]></category>
		<category><![CDATA[Cardellino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo se c’è anche stamattina. Poggio il vassoio con il tè sul tavolino accanto al balcone. Il cielo celeste (ne avrà di ore per cangiare in tutte le sfumature fino a raggiungere il blu della notte), in lontananza il mare che solo apparentemente sembra rifletterne i colori sviando invece in tonalità tutte sue, nel mezzo il degradare di tetti, di fronte il noce selvatico. E sì, poi c’è lui. Anche&#8230;</p>
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<p>Vediamo se c’è anche stamattina. Poggio il vassoio con il tè sul tavolino accanto al balcone. Il cielo celeste (ne avrà di ore per cangiare in tutte le sfumature fino a raggiungere il blu della notte), in lontananza il mare che solo apparentemente sembra rifletterne i colori sviando invece in tonalità tutte sue, nel mezzo il degradare di tetti, di fronte il noce selvatico.</p>



<p>E sì, poi c’è lui. Anche questa mattina con il suo assolo. Scruto ben sapendo che sarà difficile scoprirlo. Un ramo sembra scuotersi più degli altri, ma successivamente il fremito passa al vicino e poi a quello sottostante e a quello in alto. Ma è solo un refolo di vento. Rincorro la direzione ambivalente del canto, ma è solo il refolo che soffia.</p>



<p>Verso il tè nella tazza che sprigiona un profumo dolce tra il floreale e il fruttato, da gustare così senza aggiungerci niente,  generoso e appagante. Completo. O forse no, forse se non ci fosse questo cinguettare sonoro, queste note indecifrabili e segrete che si intrecciano con le note del tè, la sinfonia non si comporrebbe. Chiudo gli occhi e quando li riapro mi sembra di cogliere un frullio di ali che subito dilegua.</p>



<p>Il primo giorno in cui ha fatto compagnia al mio tè lo riconobbi come fringuello, successivamente come pettirosso. Poi mi convinsi fosse un cardellino. E lessi in questo un inevitabile percorso del destino.<br>Nella mia vita ci sono stati infatti tre cardilli. Il primo, nella mia infanzia, quello del Giardino segreto, compagno di Dikon e di Mary, svelatore di chiavi e misteriosi giardini, guardiano di passaggi e cambiamenti. Inseguendolo ho riconosciuto la via lunga dell’amore per la lettura. </p>



<p>Costrinsi mio padre a procurarmelo un cardellino. Gli preparammo una gabbietta che Papà scovò in cantina, fatta di assicelle di legno, lo chiamai Dikon. Infilavo l’indice, più sottile del sottile spazio, fra un’assicella ed un’altra, ma lui non si avvicinò mai, né tanto meno vi si poggiò mai. Però rispondeva ai discorsetti che gli facevo e alle mie domande con un allegrissimo canto. E ancora oggi sono convinta che ci intendevamo noi due. E fu per questo che quando morì, malgrado Papà cercasse di evitarmelo, lo volli fra le mani. E mi ricordo di una rigidezza, di un freddo, di un silenzio che non avevo ancora sperimentato e non trovai neanche una parola. E costrinsi Gabriella che per avere due anni meno di me facilmente mi assecondava e si lasciava convincere, a scrivere una poesia Oh, Dikon come son contenta/ da quando sei venuto a casa mia/ tu salti canti/ e porti l’allegria….</p>



<p>Il terzo cardillo di cui mi innamorai, fu quello addolorato di Anna Maria Ortese. Anche io ne subii la seduzione fra il fascino e l’orrore, come tutti i personaggi dell’intricato racconto. Il  cardillo, chiave oscura della vita e del destino degli uomini. Portatore di effimera felicità e di perdurante acerbo dolore per Elmina che causandone la morte ne causò anche quella della piccola sorella Floridia che pur avendo pochi anni aveva maturato la capacità di morire d’amore. Quella fine diede inizio ad una sequela di sofferenze sulle quali aleggia la presenza assente del cardillo che sembra ripetere con il suo glu-glu che la felicità è male e che pertanto anche quando timidamente si prospetta bisogna rifuggirla. </p>



<p>Fuggono in una dimensione onirica, fra la realtà e il sogno, in un modo o nell’altro, tutti i protagonisti della storia raccontata dall’Ortese con una complessità e un linguaggio aristocratico e letterario sottolineato da alcune espressioni dialettali. Chi lo ha incontrato anche solo una volta il cardillo Dodò di Annamaria Ortese non potrà più credere nell’innocenza della vita. </p>



<p>Quando arrivo proprio al fondo della mia tazza ecco che compare. Sul ramo più alto. E’ piccolissimo, grigio con il capo più scuro. Si svela e si esibisce nel suo assolo che zittisce rondini e fringuelli e pettirossi…e cardilli.</p>



<p>Piumaggio grigio, pochi centimetri, sottile, testa nera: non posso barare: non è un cardellino ma una capinera.“Il principe Ingmar Neville aveva disposto che lo facessero entrare (il cardillo) qualora fosse giunto e quando infine arrivò, lo accolse, senza sapere chi fosse. Benedisse il cardillo che arrivava, e finalmente gli avrebbe spiegato tutto: la follia e la separazione, il dolore e questa gioia che…Avevo detto capinera? No, ora ne sono certa. È un cardillo.<br><br><strong>Patologia</strong>: predisposizione verso leggere forme di allucinazione<br><strong>Terapia</strong>: un tè profumato e sonoro, quasi una melodia. Libro: naturalmente vi sarà venuto il desiderio, se già non lo avete fatto, di leggere <strong>Il cardillo addolorato di Anna Maria Ortese</strong>. Se siete in vena nostalgica, <strong>Il giardino segreto di Burnett</strong>. Se invece preferite restare nel presente <strong>Il cardellino di Donna Tartt</strong>, del quale non abbiamo parlato. Voi intanto leggetelo, poi ne diremo.</p>
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		<title>Pietro Bartolo: il nostro Paese è stato capace di accogliere ma non di includere</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/05/25/cuzzocrea-bartolo-il-nostro-paese-e-stato-capace-di-accogliere-ma-non-di-includere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 19:26:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sua figura è stata capace di aggiungere al tradizionale elettorato del PD, che ha proposto la sua candidatura al Parlamento Europeo, il consenso proveniente dal mondo dell’associazionismo, del volontariato, dell’impegno sociale, sino al mondo ecclesiale. Avverte questo senso di responsabilità?Certamente sì, è una grande responsabilità, che viene dall’aver ricevuto un consenso così grande e in modo trasversale e questo mi ha rincuorato molto. La buona risposta elettorale è stata&#8230;</p>
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<p><strong>La sua figura è stata capace di aggiungere al tradizionale elettorato del PD, che ha proposto la sua candidatura al Parlamento Europeo, il consenso proveniente dal mondo dell’associazionismo, del volontariato, dell’impegno sociale, sino al mondo ecclesiale. Avverte questo senso di responsabilità?</strong><br>Certamente sì, è una grande responsabilità, che viene dall’aver ricevuto un consenso così grande e in modo trasversale e questo mi ha rincuorato molto. La buona risposta elettorale è stata raggiunta, con oltre 270 mila voti, grazie alla capacità di ascoltare le esigenze della gente, delle associazioni e di tutto il territorio. Ho ricevuto molti consensi da chi si era allontanato dalla politica, sfiduciato da certi comportamenti dei governanti, come sul tema della migrazione. In questo credo che la mia professione di medico e il mio impegno diretto in prima linea, in una realtà come quella di Lampedusa, abbiano trovato riscontro nelle preferenze ricevute.</p>



<p><strong>Cos’è la politica per lei?</strong><br>Credo che la politica sia qualcosa di straordinario. Deve essere un servizio svolto con passione, con onestà e correttezza. Deve saper dare risposte alle esigenze della gente e anche a temi importanti come il futuro dei giovani e la tutela dell’ambiente. Ho fatto sempre politica, occupandomi dei bisogni degli altri, della mia gente, dei migranti. Sono stato in trincea e ho sentito il bisogno di raccontare la verità attraverso la pubblicazione di libri e la realizzazione di film. Credo nella rete di persone che ci mettono la faccia tutti i giorni, nei volontari, nei giovani e in quei sindaci che senza mezzi e risorse, sono chiamati a fronteggiare gli sbarchi dei migranti e le relative implicazioni.</p>



<p><strong>Pandemia e migrazioni sono due temi di grande attualità, quali connessioni hanno?</strong><br>Sicuramente la sanità, il diritto alla salute. Molte persone fragili e malate hanno bisogno di una sanità migliore. La pandemia ha messo a nudo le inefficienze del nostro sistema, dovute alla mala gestione della politica. Sapevamo che la sanità pubblica era molto insufficiente e carente nel sud dell’Italia. Poi abbiamo scoperto che anche al nord la sanità è molto carente e che concentrarsi sulla sanità privata è un disastro. Dobbiamo batterci per la sanità pubblica che è per tutti. Non possiamo privilegiare certi settori a sfavore di chi non ha i mezzi per accedere alla sanità, che siano i nostri concittadini o che siano anche i cittadini che vengono da fuori, quindi persone perché a me non piace chiamarli migranti.</p>



<p><strong>Spesso la sensazione è che la migrazione avvenga solo con i barconi, dal Mediterraneo. Che cosa sta succedendo ad Est?</strong><br>La rotta balcanica, in realtà, è solo una tra le rotte: lì, come altrove, avvengono cose disumane e immorali. L’Europa non ha un proprio esercito e la polizia croata esegue ordini da chi subdolamente vuole creare una Fortezza Europa. In questo modo si è creata una linea difensiva militare per difenderci da “nemici” pericolosissimi, che sono queste persone che scappano da guerre, fame, miseria. Ci sono anche bambini e minori, noi li consideriamo nemici e quindi ci proteggiamo, ci chiudiamo per combattere persone fragili, in difficoltà. Dovremmo indignarci della posizione che il mondo occidentale assume in questo contesto, ignorando le sofferenze della guerra, le violenze, gli stupri, le torture e la miseria di popoli meno fortunati. Ho visto in faccia bambini, uomini e donne che mi hanno raccontato i loro sogni, le loro sofferenze e le loro ambizioni con speranza e dignità.</p>



<p><strong>C’è un’idea di confine che si sta affermando in Europa come lei diceva o la difesa dei confini è solo uno slogan, cioè un tentativo di non affrontare il problema?</strong><br>Io non credo nei confini. Le persone che raggiungono le nostre coste non sono dei nemici o degli invasori e non vengono armati. La migrazione è un fenomeno strutturale che è sempre esistito ed esisterà sempre e non ci saranno muri o fili spinati che potranno fermarlo. Chiudere i porti e i confini è un atto criminale. Molta gente è informata male, anche da alcuni personaggi politici e da alcuni giornalisti. Buttare fango dicendo che sono dei nemici, violenti, portatori di malattie, invasori che ci rubano il lavoro, ai quali diamo 35 euro al giorno.</p>



<p><strong>Ma c’è chi ci crede.</strong><br>Tante volte la gente crede a tutte queste menzogne ma colpa non ne ha. Io non ce l’ho con le persone che la pensano diversamente da me, non penso siano cattive, ma che siano cattivamente e strategicamente informate. Ci sono irresponsabili attivi nel creare questo disagio sociale, mettendo gli uni contro gli altri, gli ultimi contro gli ultimi, i più deboli contro i più deboli. Il compito del politico è quello di affrontare il problema e risolverlo, poiché si tratta di esseri umani.</p>



<p>C<strong>he differenza c’è tra accogliere e includere?</strong><br>Conosco il mare e l’esperienza di attendere che qualcuno ti venga a salvare. Prima di diventare medico, ero un pescatore, figlio di pescatore. Il nostro paese è stato capace di accogliere ma non di includere, è facile organizzare le operazioni di sbarco ma più complicato è dimostrare di offrire concretamente delle opportunità umane e sociali ai migranti. Il percorso per la definizione di misure di legge, per il riconoscimento della cittadinanza secondo il principio dello ius soli e di provvedimenti di sicurezza più flessibili, è ancora lungo.</p>



<p><strong>Nel Governo Draghi, che unisce quasi tutti i partiti presenti in Parlamento, è presente anche la Lega. Questo vuol dire che in qualche modo ci sarà il rilancio di un approccio di chiusura rispetto al problema della migrazione?</strong><br>L’entrata nel governo della Lega non è stata un bella notizia. Tante volte vedo usare il tema delle migrazioni come un cavallo di battaglia, che è servito da anni e che serve ancora per un tornaconto elettorale. Anche in sede europea dobbiamo battere i pugni per consentire che ci sia una ridistribuzione automatica e obbligatoria, per chi sbarca sulle nostre coste, su tutti gli stati membri. Ciò nonostante confido molto nei propositi del nuovo segretario del PD Enrico Letta, che ha formalmente dichiarato la propria disponibilità al riconoscimento dello ius soli. Io credo nella politica e sono il primo ad occuparmi di questa tematica. Mi batterò, come ho sempre fatto, anche per migliorare il patto sulla migrazione, che deve essere rivisto in una visione più ampia e lungimirante.</p>



<p><strong>Enrico Letta è stato il protagonista di “Mare Nostrum”, un’operazione tutta italiana motivata dalla grande crisi della migrazione in quei tempi e dalle grandi tragedie che avvenivano. Oggi sentiamo di indagini delle procure siciliane su paventati accordi economici per il trasbordo di migranti tra scafisti e organizzazioni non governative. Lei cosa pensa di questo?</strong><br>Personalmente mi sento di ringraziare le ONG per le attività di salvataggio svolte. Le ONG hanno coperto un vuoto lasciato dagli stati membri dopo quell’azione di grande civiltà che ha voluto fare l’Italia con “Mare Nostrum”, salvando migliaia di vite. Qualcuno ha voluto accusare le ONG. I decreti sicurezza hanno criminalizzato le persone che salvano le persone, con l’imposizione di sanzioni. Se si vogliono bloccare le ONG ci deve essere un’alternativa che al momento non c’è.</p>



<p><strong>Forse sta diventando scontata e ovvia la presenza delle navi delle ONG nel Mediterraneo?</strong><br>La ONG devono lasciare il Mediterraneo, devono andarsene le navi che salvano in mare. Queste persone devono arrivare attraverso canali regolari, ecco perchè le dico che è necessaria una buona gestione, una buona governance del fenomeno migratorio. Dobbiamo togliere le persone dalle mani dei trafficanti di esseri umani e fare in modo che quel mare non sia più un cimitero. Io sono certo che le ONG, perché ci ho lavorato, non vedono l’ora di andarsene e che tutto questo problema possa risolversi, non è vero che sono là per guadagnare.</p>



<p><strong>C’è un modo per attenuare, se non risolvere, il problema delle migrazioni?</strong><br>Dall’inizio del mio lavoro in politica mi sono impegnato per portare una soluzione che prevedeva l’istituzione di una missione europea di ricerca e soccorso in mare, con le varie capitanerie degli stati membri. Purtroppo ho perso questa battaglia. Dobbiamo fare in modo che queste persone arrivino tramite canali regolari, questa è una visione diversa, un cambio di paradigma. Un’altra strada è quella di fornire aiuti ai territori di provenienza, con progetti di finanziamento: nessuno vuole lasciare il proprio paese e i propri affetti se non è costretto. Dobbiamo dare loro questa opportunità, aiutando quei paesi a crescere e svilupparsi. Solo allora potremo dire che stiamo facendo una buona politica.</p>
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		<title>Foglie d&#8217;erba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 06:29:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si, esistono ancora spiagge così. Che se la casa affaccia sul mare e ti alzi presto e ti prepari un tè e con la tazza in mano trovi sul bagnasciuga la sorpresa di un castello di sabbia che il mare notturno ha salvaguardato e il sole è  sorto da poco dietro le colline e sono sbocciati alcuni gigli di mare che dureranno giusto un mattino… hai la certezza che ogni&#8230;</p>
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<p>Si, esistono ancora spiagge così. Che se la casa affaccia sul mare e ti alzi presto e ti prepari un tè e con la tazza in mano trovi sul bagnasciuga la sorpresa di un castello di sabbia che il mare notturno ha salvaguardato e il sole è  sorto da poco dietro le colline e sono sbocciati alcuni gigli di mare che dureranno giusto un mattino… hai la certezza che ogni giorno è un nuovo inizio di vita. E che questa vita incomprensibile, complessa, misteriosa, sofferta o goduta ha di suo un’essenza invincibile di bellezza.</p>



<p>Esistono ancora spiagge, in Calabria ma anche altrove, dove non ci sono lidi e gli ombrelloni vengono piantati distanziati l’uno dall’altro, ma non tanto che non ci si possa spostare da un’ombra all’altra o non si possa chiacchierare da una famiglia all’altra, perché tanto ci si conosce tutti e sono tanti anni che si torna puntuali, sempre gli stessi con l’aggiunta di qualche bambino o fidanzatino/a o ospite nuovo ed è  grande festa, a volte invece ci si guarda intorno e il cuore ti pare che si blocchi quando capisci che c’è una mancanza non momentanea ma definitiva.</p>



<p>Esistono ancora spiagge senza lettini attrezzati e succinti ragazze e ragazzi che prendono le ordinazioni, e via vai di barche e moto d’acqua con ogni confort, al massimo la barca di Stefano il pescatore.<br>Se esistono ancora spiagge come questa che si svelano con facilità e semplicità se solo si sentono desiderate, non è detto però che tutte abbiano in dotazione un Capitano che guidi la rotta distribuendo ciambelle. Questa spiaggia ce l’ha.</p>



<p>Puntuale preciso instancabile, ligio al dovere e agli orari, lungimirante e coraggioso, elegante e socievole quel tanto che si addice al suo rango. E naturalmente con il fischietto. Ah il fischietto sotto la mascherina! Richiamo perentorio e allegro che sprona al dovere, che ti fa balzare in piedi, che risveglia appetiti sopiti e inconfessati. E sì, la ciambella del Capitano è di sproporzionato diametro, dimentica di forno e rigorosamente fritta, abbondantemente ricoperta di uno strato di zucchero a velo che il Capitano sparge con gesto ampio del braccio facendolo cadere dall’alto con gratuita generosità.</p>



<p>Dimentichi di prova costume, di diete e di regole salutiste ci abbandoniamo al piacere del primo, del secondo e di tutti i morsi necessari per arrivare alla leccata finale dello zucchero che ci è  restato sulle labbra. “O capitano, mio capitano” anche tu non disdegni la gloria, seppure di una stagione balneare, anzi la vai cercando facendoti fotografare e raccontando che tu e le tue ciambelle siete addirittura su youtube.</p>



<p>E per riaffermare che “Tutte le cose più  belle della vita o sono immorali o illegali o fanno ingrassare”, aggiungiamo al tè dei fichi freschi. Io li ho raccolti dell’albero di fronte alla mia stanza e pertanto ho potuto sistemarli sul vassoio ecologico di una grande foglia. L’esperienza di raccogliere fichi è unica,  nello stesso tempo esaltante e appiccicosa. Per quanto vi laviate le mani non vi libererete dal miele che immancabilmente colerà.</p>



<p>Basta così ? No. Per raggiungere la perfetta letizia portiamo un libro sotto il braccio. E visto che di capitani abbiamo parlato apriamo  &#8220;Foglie d&#8217;erba&#8221; di Whitman perché solo la poesia può trovare le parole e i silenzi per sostenere tanta bellezza.</p>



<p>Patologia: sindrome di Stendhal nella variante ecologica</p>



<p>Terapia: tè mattutino da bere passeggiando sulla spiaggia. Libro: &#8220;Foglie d&#8217;erba&#8221; di Whalt Whitman, da aprire a caso sperando di incappare in &#8220;O Capitano! Mio Capitano&#8221;.</p>
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		<title>Vite di scarto, morti rimosse: l&#8217;Europa rinasce se tutela la dignità di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 18:16:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Michele Bellini e Monica Nardi&#160; Vuoti a perdere, scarti. Sui 48 corpi senza vita recuperati ieri dalla Marina di Tunisi oggi solo un quotidiano nazionale ha aperto, il &#8220;Manifesto&#8221;. Altrove si parla di ripartenza, Stati generali, Juve-Milan, qualche polemica scontata sul calcetto. Abbiamo tutti voglia di vita: è chiaro, sano anche.  Ma la morte, nonostante la sua irruzione violenta nell&#8217;immaginario comune con la crisi Covid, continua ad essere rimossa&#8230;</p>
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<p>di Michele Bellini e Monica Nardi&nbsp;</p>



<p>Vuoti a perdere, scarti. Sui 48 corpi senza vita recuperati ieri dalla Marina di Tunisi oggi solo un quotidiano nazionale ha aperto, il &#8220;Manifesto&#8221;. Altrove si parla di ripartenza, Stati generali, Juve-Milan, qualche polemica scontata sul calcetto. Abbiamo tutti voglia di vita: è chiaro, sano anche. </p>



<p>Ma la morte, nonostante la sua irruzione violenta nell&#8217;immaginario comune con la crisi Covid, continua ad essere rimossa o sminuita. Un occhio al bollettino dei decessi, liberi tutti (forse), cessato allarme (per ora). </p>



<p>In molti hanno scritto che dopo decenni, in Europa, la pandemia ha riportato la morte entro una dimensione pubblica: un trauma collettivo in grado di smuovere le coscienze e obbligarle a un ripiegamento sull&#8217;essenza stessa del nostro vivere in comunità, sui vincoli di responsabilità che ci legano gli uni agli altri, sulle ragioni più profonde del vivere associato.</p>



<p>È sembrato vero per qualche mese. E dopotutto, specie nel confronto con la gestione della crisi in Usa o in Brasile, l&#8217;Europa nel suo complesso ha fatto una scelta inequivocabile e faticosa: la tutela della vita prima di tutto. Prima delle ragioni dell&#8217;economia e del lavoro. È stato un trade-off doloroso ma obbligato, che però non deve essere letto solo in chiave etica. </p>



<p>Perché scegliere altrimenti avrebbe significato disperdere, politicamente, quel poco di identità e di coscienza comune che ci rimaneva dopo anni di indifferenza dinanzi alle tragedie che si consumavano nel Mediterraneo. Perché i posti di lavoro si ricreano e le imprese si rilanciano, ma se si abdica a ciò che plasma la propria identità non c&#8217;è ripartenza che tenga, non c&#8217;è piano di ricostruzione che regga. </p>



<p>Con Covid l&#8217;Unione ha reagito richiamandosi ai propri valori non negoziabili, gli stessi, aggiornati, che hanno animato il progetto dei Padri fondatori. Ha dato un orizzonte politico nell&#8217;accezione più nobile a una domanda di senso che da anni attendeva un cambiamento, una risposta  pragmatica e non fastidiosamente retorica. </p>



<p>Questa risposta, con la svolta positiva impressa con l&#8217;azione congiunta di tutte le istituzioni europee, ora non va dispersa nel ritorno al &#8220;mondo di prima&#8221;. Perché c&#8217;è un filo che lega i feretri sui camion incolonnati a Bergamo e le bare allineate a Lampedusa: è la dignità dell&#8217;essere umano, da rispettare sempre. È il conto di fenomeni epocali della contemporaneità &#8211; le migrazioni, le pandemie, in prospettiva anche gli effetti dei cambiamenti climatici &#8211; che puntualmente è arrivato sul tavolo dei governanti europei.</p>



<p>È su questa direttrice che va declinata la riscrittura del paradigma Ue di sviluppo e di benessere. Un modello più  sostenibile e giusto, che ponga al centro dell&#8217;azione pubblica la persona e i suoi diritti. Decidere diversamente significa smarrire l&#8217;identità europea e spianare la strada a chi quei diritti li viola e a quelle morti volta le spalle, per indifferenza o calcolo politico. </p>
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		<title>Scenari estivi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/29/defossis-scenari-estivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco De Fossis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 09:24:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#comesefosseantani]]></category>
		<category><![CDATA[assistentecivico]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Civico, come fosse una condanna,di chi vuol rilassarsi sulla spiaggia,seduto sulla sdraio o in pompa magna,come lo vede ulula: mannaggia! Civico, senza reddito sia chiaro,perché se non sia mai ha busta pagadiventa il suo destin cinico e baroe la finanza tosto giunge e indaga Civico, come fosse un assistente,che assiste al mio dolore di bagnanteche mentre dorme e sogna di far nientericeve la domanda imbarazzante: &#8220;Mi scusi cittadino villeggianterisponda, e&#8230;</p>
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<p>Civico, come fosse una condanna,<br>di chi vuol rilassarsi sulla spiaggia,<br>seduto sulla sdraio o in pompa magna,<br>come lo vede ulula: mannaggia!</p>



<p>Civico, senza reddito sia chiaro,<br>perché se non sia mai ha busta paga<br>diventa il suo destin cinico e baro<br>e la finanza tosto giunge e indaga</p>



<p>Civico, come fosse un assistente,<br>che assiste al mio dolore di bagnante<br>che mentre dorme e sogna di far niente<br>riceve la domanda imbarazzante:</p>



<p>&#8220;Mi scusi cittadino villeggiante<br>risponda, e bene, a questa mia domanda:<br>questa biondina con fare adorante<br>che le sorregge allegra la bevanda</p>



<p>è forse una congiunta o una parente?<br>possiede la qualifica legale<br>o forse è qui sol arbitrariamente<br>e devo tosto fare un bel verbale?&#8221;</p>



<p>Civico, tu sei un gran fortunato,<br>ti dico io, cronometro alla mano,<br>quattro secondi è il tempo appropriato,<br>vola lontano, come quel gabbiano!</p>
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