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	<title>Natale Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Natale Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Letterina di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 08:32:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Natale. L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro&#8230;</p>
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<p><strong>Natale. </strong>L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro inebriante aroma. Questa pausa in solitaria è proprio quello che ci vuole prima e dopo la grande attesa baraonda. </p>



<p>E allora da dove viene questa sensazione di mancanza? Cosa non ho preparato? Sollevo il piatto a capotavola. Ecco, manca la letterina di Natale. Bisogna scriverla, in fretta. Ma a chi?<br><strong>Cari Genitori?</strong><br>No, non si può più. Impossibile copiare dalla lavagna di II elementare: Cari Genitori, vi voglio tanto bene, perdonatemi i capricci e le disubbidienze, d&#8217;ora in avanti sarò più buona, il Bambino Gesù vi colmi di salute e ogni bene.<br>Ma lo sapeva suor Carolina, che scriveva col gesso bianco e la calligrafia infantile, che Michele aveva un padre ubriacone che la sera di Natale avrebbe mandato all&#8217;aria i piatti? Che Assuntina era tanto se festeggiava il cenone con una minestra? Che a Carmela erano i genitori a dover chiedere perdono per le disattenzioni, le mancanze, i rimproveri? Che Antonio ubbidiva a capo chino al padre che lo teneva in bottega tutto il pomeriggio e solo a notte riusciva a fare i compiti? Che Giuseppe, sua mamma la odiava per tutto il rossetto e il profumo con cui usciva di sera? E Matilde che i genitori non ricordava nemmeno più come erano fatti? Suor Carolina sapeva che non c&#8217;eravamo in classe solo io, Carmen, Paola, Alessandro, Katia, Francesco con le nostre letterine filigranate e il vestitino nuovo e i giocattoli pronti e nascosti nell&#8217;armadio, e i baci e le coperte rimboccate?</p>



<p>Allora meglio indirizzarla ai <strong>figli</strong>, da parte di noi, i Cari Genitori che siamo diventati?<br>Riusciremo noi genitori nella nostra letterina a proclamare che ci vogliamo bene? Ora che è tempo di consuntivi? Oppure compileremo lunghe liste nere? Tutte le volte che non abbiamo avuto tempo, tutte le volte che abbiamo fatto altro, tutte le volte che vi abbiamo detto sì perché era tanto più facile, e le altre che abbiamo detto no senza ascoltare, senza capire. Gli incoraggiamenti che non vi abbiamo dato, le strade che vi abbiamo troppo facilitato e quelle che vi abbiamo chiuso, le prove che abbiamo affrontato al vostro posto. Lo sforzo che non abbiamo fatto di ascoltare i vostri silenzi o i vostri sproloqui. La musica , i libri, i film, le mode, le battaglie, i cortei, le compagnie che non ci è sembrato valesse la pena di vivere con voi, fenomeni adolescenziali, come i brufoli: Passeranno, ci siamo detti. Ebbene sì, siamo stati un po&#8217; cattivelli, abbiamo fatto i nostri capricci e le nostre marachelle, abbiamo spesso disubbidito al nostro compito, ma vi vogliamo, e voluto, tutto il bene del mondo e oggi vi promettiamo di essere più attenti a quello che vi aspettate da noi, più vicini o più assenti secondo i vostri bisogni. Ora che anche voi siete genitori, siamo certi del vostro perdono.</p>



<p>Forse la cosa più facile è rivolgerci a voi, <strong>Cari nipoti</strong>.<br>Qui la letterina scorre liscia liscia. È un andirivieni di baci e abbracci, giochi e canzoncine, passeggiate nel parco, cartoni alla TV, Tik tok, messaggi e videochiamate su WhatsApp e faccine. Con leggerezza ritroviamo il tempo che non avevamo con i figli e insieme la pazienza, l&#8217;allegria, l&#8217;attenzione. Sarà che prima il tempo era lungo e ora tanto breve? Niente per cui chiedere perdono allora? Siete troppo piccoli per parlarvi del mondo che vi lasciamo? Dell&#8217;inquinamento della terra, delle corruzioni materiali e morali, delle guerre e delle violenze, delle discriminazioni di ogni genere, delle diseguaglianze ed egoismi? Della Bellezza che stiamo distruggendo? Siamo ancora in tempo a fare i buoni? Possiamo ancora augurarvi, con ragionevole ottimismo un futuro di salute pace e amore?</p>



<p><strong>Come è difficile stasera scrivere la letterina di Natale</strong>. Sarà perché ho perso l&#8217;esercizio. Perché non c&#8217;è una lavagna da cui copiare. Sarà perché non so a chi indirizzarla? Forse allora è meglio che la scriva a me.<br><strong>Cara Nada…</strong> ti voglio bene (?) , perdonami tutti gli sbagli, le mancanze, le disattenzioni, le viltà, le occasioni perse, gli occhi troppo chiusi o troppo aperti, le rinunce, gli sguardi e e le parole non dette. I sogni perduti. Ti ringrazio per tutto il bene e il bello, l&#8217;ordinario e lo straordinario, le presenze e le assenze, il dono sfaccettato della vita, tutto questo che ti è stato regalato e che hai costruito. Faccio ancora in tempo a diventare più buona? Certo, pregherò il bambino Gesù che mi faccia credere, almeno un po&#8217;, che &#8220;<strong>un meglio può ancora arrivare</strong>&#8220;.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: sensazione di una mancanza indefinita<br><strong>Terapia</strong>: un buon Tè di Natale molto aromatizzato e la lettura di una vecchia Letterina di Natale, se cercate bene la troverete di sicuro. Non importa chi ne sia l&#8217;autore.</p>
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		<title>Polis delle Arti: l’orchestra giovanileporta nelle chiese un incontro di tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Turco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 10:23:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “La Polis delle Arti” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di Maurizio Cuzzocrea, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro Alberigo Maria Ferlito. I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non&#8230;</p>
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<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “<strong>La Polis delle Arti</strong>” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di <strong>Maurizio Cuzzocrea</strong>, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro <strong>Alberigo Maria Ferlito</strong>.</p>



<p>I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non una novità per gli eventi firmati <strong>AreaSud</strong> e <strong>Associazione Darshan</strong>: le due associazioni mettono sempre in primo piano l’importanza del locale, unendo allo spettacolo dal vivo la riscoperta di luoghi in periferia che<strong> raccontano l’arte e la storia della propria terra</strong>.</p>



<p>La riscoperta dei luoghi di culto e della propria storia è una tematica presente anche nel laboratorio che i musicisti della giovane orchestra. Tutti provenienti da indirizzi scolastici musicali, hanno frequentato dopo esser stati selezionati da una vera e propria commissione di professionisti del Teatro Massimo Vincenzo Bellini. Infatti, il repertorio scelto per le tre serate è il risultato del lavoro di fusione della <strong>tradizione colta</strong> (Bartòk, Verdi, Barch e altri della tradizione europea) e quella <strong>popolare</strong>, <strong>siciliana </strong>e <strong>meridionale</strong>, proprio con l’obiettivo di creare un dialogo fra le due e di poter riappropriarsi della propria storia.</p>



<p>Il ritrovo sotto un unico tetto di studenti con la stessa passione riesce a creare un <strong>clima sociale positivo</strong> e la <strong>valorizzazione dei singoli e delle loro peculiarità</strong>. La scelta del laboratorio prima e dei concerti porta i ragazzi a creare più situazioni nel tempo di ritrovo e d’inclusione culturale e sociale. Vedere questi giovani musicisti mostrare al pubblico – composto principalmente dalle loro famiglie e i loro cari – il risultato di un percorso artistico e d’apprendimento è stato magico soprattutto sotto Natale. Un periodo un cui lo stare insieme e la condivisione non possono mancare. I ragazzi hanno conquistato così tanto il pubblico da fare pure dei bis!</p>



<p>“La Polis delle Arti” continua, dunque, il suo lavoro con i giovani con l’obiettivo di sviluppare il loro potenziale, spesso nascosto. Questo lo fa unendo virtualmente tre aree della città di Catania &#8211; i quartieri di<strong> </strong>Antico Corso, Cibali e Picanello &#8211; pensate come luoghi ideali nei quali i giovani possano venire aiutati a recuperare il valore della propria persona mediante il <strong>potente mezzo dell’arte</strong>. La rassegna vuole ricreare il clima delle piazze di una volta, come la Polis dell’antica Grecia, dove le persone si incontravano e si trasferivano conoscenze e abilità con l’apprendimento e la pratica.</p>
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		<title>Quando più arti si incontrano: Novena Itinerante a San Nicolò l’Arena</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/12/16/turco-zampognarea-festival-novena-itinerante-catania-tradizioni-arte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Turco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 08:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La rassegna catanese Zampognarea ritorna con la sua diciottesima edizione (1° dicembre &#8211; 7 gennaio) all’insegna di concerti e mostre dedicate alla zampogna e alle cornamuse. Parte di ItaliaFestival, si pone l’obiettivo di portare la musica nelle periferie e mostrare agli spettatori lo splendore architettonico delle chiese sparse per la città di Catania. L’evento, che non poteva assolutamente mancare nella rassegna dicembrina, è la riuscita novena itinerante “Natus Est” nella&#8230;</p>
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<p>La rassegna catanese <strong>Zampognarea</strong> ritorna con la sua diciottesima edizione (<strong>1° dicembre &#8211; 7 gennaio</strong>) all’insegna di concerti e mostre dedicate alla zampogna e alle cornamuse. Parte di ItaliaFestival, si pone l’obiettivo di portare la musica nelle periferie e mostrare agli spettatori lo splendore architettonico delle chiese sparse per la città di Catania.</p>



<p>L’evento, che non poteva assolutamente mancare nella rassegna dicembrina, è la riuscita novena itinerante “<strong>Natus Est</strong>” nella chiesa di San Nicolò l’Arena, giorno 8 dicembre, eseguita da Franco Barbanera (zampogna, cornamusa e flauti), Roberto Catalano (voce e plettri), Maurizio Cuzzocrea (voce, chitarre, pipita e percussioni), Vincenzo Cuzzocrea (fisarmonica e organetto) e Vittorio Ugo Vicari (voce e chitarre).</p>



<p>Per novena si intende una preghiera non ufficiale che fa parte della tradizione popolare e risale al 1720, quando fu eseguita per la prima volta in una casa di missionari di Torino nella Chiesa dell’Immacolata. Normalmente viene eseguita ogni giorno nei nove giorni che precedono la nascita di Gesù, dal 16 al 24 dicembre, per preparare spiritualmente il credente al suo arrivo e supplicarne la venuta. “Natus Est”, titolo della novena, &#8220;<em>nasce dalla rilettura della tradizione musicale legata al Natale, nel repertorio orale siciliano e dell&#8217;Italia meridionale, partendo dai canti narrativi della Novena natalizia e da quelli paraliturgici</em>&#8221; scrivono gli organizzatori. Il concerto, quindi, offre una rivisitazione della tradizione musicale natalizia italiana grazie agli strumenti e alla potenza della semplice voce, con l’intento di portare all’attenzione del pubblico la <strong>tradizione popolare </strong>del nostro Paese.</p>



<p>Centrale in questo evento è anche l’aspetto itinerante che si lega al secondo obiettivo della rassegna: lasciare che gli spettatori scoprano o riscoprano pezzi di architettura catanese mentre assistono ad un concerto. Lo spettatore segue gli artisti che si spostano all’interno del sito, accompagnandoli con la musica e la voce nella scoperta di un luogo storico e culturale. Nel caso di giorno 8 dicembre, il luogo scelto è stato la<strong> Chiesa San Nicolò l’Arena</strong>: chiesa a croce latina d’ispirazione barocca e neoclassica, fu costruita dopo l’eruzione del 1669 ed è la più alta e grande della Sicilia. Possiede numerose opere artistiche all’interno, come le varie tele nelle campate, i ricchi marmi usati per i manufatti e le cappelle, o il prezioso organo da 2.378 canne costruito da Donato del Piano.</p>



<p><strong>Quando più arti si incontrano</strong> – musica, architettura, pittura e artigianato – non può che presentarsi quella sopraffazione positiva, uditiva e visiva, che solo la creatività e il genio degli artisti possono creare. Il singolo evento, ma in realtà l’intera rassegna, dà così la possibilità di godere della rilettura della nostra tradizione popolare e visitare un luogo sacro, riavvicinando i cittadini all’arte e abituandoli a circondarsene.</p>
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		<title>Festival Zampognarea: tra librerie e luoghi d’arte la mostra itinerante di cornamuse e zampogne del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 07:41:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>CATANIA – E’ stata inaugurata la&#160;mostra itinerante di strumenti musicali all’interno del ricco calendario di Zampognarea, il Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse, che animerà il centro storico della città di Catania fino al 7 gennaio 2023. Sette luoghi del centro storico catanese,&#160;tra librerie, associazioni e luoghi d’arte, vedranno esposti gli strumenti musicali della tradizione del Natale,&#160;zampogne e cornamuse, e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.&#8230;</p>
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<p>CATANIA – E’ stata inaugurata la&nbsp;<strong>mostra itinerante di strumenti musicali all’interno del ricco calendario di Zampognarea, il Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse, che animerà il centro storico della città di Catania fino al 7 gennaio 2023.</strong></p>



<p><strong>Sette luoghi del centro storico catanese,&nbsp;</strong>tra librerie, associazioni e luoghi d’arte, v<strong>edranno esposti gli strumenti musicali della tradizione del Natale,</strong>&nbsp;zampogne e cornamuse, e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.</p>



<p>Tra gli strumenti, appartenenti alla collezione delle associazioni promotrici del Festival, ci saranno&nbsp;<strong>zampogne provenienti dalla Sicilia, Calabria e Campania&nbsp;</strong>e c<strong>ornamuse internazionali, provenienti da Cina, Ungheria, Spagna e Tunisia&nbsp;</strong>al fine di mettere in risalto la diffusione di strumenti simili in differenti culture e territori.</p>



<p>La mostra è animata da<strong> iniziative diffuse nel corso delle giornate di apertura, </strong>durante le quali i musicisti delle associazioni AreaSud e Darshan si recheranno nei diversi luoghi per fare ascoltare, dal vivo, il suono degli strumenti tradizionali e raccontarne anche la storia. L&#8217;obiettivo principale della mostra itinerante è quello di portare gli strumenti della tradizione in luoghi diversi per fare conoscere storie ed esperienze artistico-culturali della città. I luoghi che accoglieranno la mostra, visibili nella cartina, sono: <strong>Legatoria Prampolini, Libreria san Paolo di Catania, Officine Culturali, Società Storica Catanese, Locanda del Samaritano, Trame di Quartiere e l’Atelier Immaginario. </strong></p>



<p>Oltre alla mostra itinerante,&nbsp;<strong>continuano gli eventi musicali della XVIII edizione di Zampognarea</strong>, che animeranno le chiese del centro storico e le periferie catanesi: il 14, 15 e 16 dicembre alle ore 19:00 (presso la&nbsp;Chiesa di Santa Maria dell&#8217;Aiuto, la Chiesa di Santa Maria della Salute e la Chiesa di Santa Rita)&nbsp;avrà luogo il concerto&nbsp;<strong>dell’Orchestra Giovanile della Polis</strong>, un progetto ideato nell’ambito dell’avviso pubblico “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” per la diffusione dello spettacolo dal vivo nelle periferie delle città metropolitane, finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Catania.&nbsp;Il progetto nasce per la valorizzazione delle esperienze musicali giovanili del territorio catanese e si avvale della preziosa collaborazione della&nbsp;<strong>Catania Philharmonic Orchestra</strong>, con cui Darshan e AreaSud hanno già sperimentato dal 2021 un modo comune di pensare alla crescita artistica e culturale della città.&nbsp;</p>



<p>Il&nbsp;<strong>19 dicembre,&nbsp;</strong>alle ore 21:00,&nbsp;avrà luogo lo spettacolo&nbsp;<strong>“La bella noeva”&nbsp;</strong>(Chiesa di Sant’Orsola in Piazza Scamacca); il 30 dicembre, alle ore 19:00, sarà il momento di&nbsp;<strong>“Isolitudine – Racconto della Sicilia tra teatro e musica”&nbsp;</strong>(Salone Papotto Via Zurria 7).</p>



<p>Gli appuntamenti musicali,&nbsp;<strong>distribuiti tra le chiese del centro storico e delle periferie catanesi</strong>, continueranno fino a gennaio 2023,&nbsp;con l’obiettivo di offrire anche occasioni di conoscenza del ricco patrimonio architettonico e della costante azione di animazione del territorio delle diverse realtà associative.&nbsp;</p>



<p><strong>Zampognarea, organizzato dalle Associazioni Areasud e Darshan, che fa parte di Italiafestival</strong>, la principale associazione italiana di spettacolo dal vivo e multidisciplinare, è realizzato anche grazie al patrocinio e contributo della Regione Siciliana, Assessorato del Turismo Sport e Spettacolo e al sostegno di una ricca rete associativa.</p>
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		<title>A Catania torna Zampognarea: per la XVIII edizione una mostra itinerante e concerti alla scoperta delle tradizioni del Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicole-aronica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 10:31:11 +0000</pubDate>
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<p>CATANIA &#8211; Con la presentazione del programma della <strong>XVIII edizione</strong>, <strong>ritorna a Catania Zampognarea</strong>, il <strong>Festival dedicato alle zampogne e alle cornamuse</strong>, che animerà il centro storico del capoluogo etneo <strong>dal 1° dicembre 2022 al 7 gennaio 2023</strong>. Un’edizione ricca di <strong>appuntamenti musicali</strong> che le <strong>associazioni AreaSud e Darshan</strong> hanno costruito grazie alla costante attenzione al mondo dello spettacolo dal vivo e al ruolo che musica e musicisti hanno per la crescita culturale e sociale del Paese. <strong>Undici concerti, distribuiti tra le chiese del centro storico e delle periferie catanesi</strong>, vedranno alternarsi sul palco giovani musicisti, amatori e professionisti, con l’obiettivo <strong>di riconciliare musica e vita</strong>, perché la pratica musicale sia sempre di più un’esperienza condivisa e capace di arricchire le persone.</p>



<p>Il Festival, la cui <strong>direzione artistica è affidata al musicista e ricercatore Maurizio Cuzzocrea</strong>, avrà inizio il 1° dicembre, alle ore 21:00 nella Badia di Sant’Agata, con la prima esecuzione del concerto <strong>“Puer Natus. Canti di culla dall’Appennino al Mare”</strong>, un progetto in coproduzione tra il Festival catanese, il Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone e l’Appennino Festival del territorio delle Quattro Province. Sarà un viaggio musicale nei repertori tradizionali italiani, per scoprire commoventi canti di culla dedicati al “Figlio” accompagnati da due gruppi di ricerca del Nord e del Sud Italia. Sei musicisti diversi per geografia, ma simili per passioni, propongono il canto d’amore per eccellenza, partendo dal Monastero di Bobbio per giungere fino all’Etna, la Muntagna al centro del Mediterraneo, dopo aver attraversato gli Appennini delle Quattro Province e della Calabria. Un itinerario non solo nello spazio ma anche nel tempo, dal Medioevo alla ricerca etnomusicologica del XX secolo. La conclusione della rassegna sarà affidata all’<strong>Orchestra Amatoriale Vincenzo Scontrino</strong>, una delle novità della scena musicale siciliana, che<strong> il 7 gennaio, nella Chiesa della SS. Trinità alle ore 19:00</strong>, concluderà l’anno dedicato al compositore e didatta trapanese Antonio Scontrino, nel centenario della morte.</p>



<p><strong>Il programma di concerti toccherà poi le chiese di San Nicolò l’Arena, di Sant’Anna, di Santa Rita, di Santa Maria dell’Aiuto e gli auditorium delle parrocchie di San Michele Arcangelo e della Madonna della Salute</strong>, con l’obiettivo di offrire anche occasioni di conoscenza del ricco patrimonio architettonico e della costante azione di animazione del territorio delle diverse realtà associative. </p>



<p>Da segnalare anche l’impegno per la promozione della musica d’insieme tra i giovanissimi, con <strong>tre concerti dell’Orchestra Giovanile della Polis</strong>, un progetto ideato nell’ambito dell’avviso pubblico “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” per la diffusione dello spettacolo dal vivo nelle periferie delle città metropolitane, finanziato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Catania.</p>



<p>Al centro del progetto ritorna la <strong>mostra itinerante di strumenti musicali </strong>appartenenti alla collezione delle associazioni promotrici del festival che quest’anno assume una forma nuova. <strong>Dal 13 dicembre, in sette luoghi del centro storico catanese, con una mappa distribuita in occasione dei concerti,</strong> sarà possibile vedere e conoscere <strong>zampogne e cornamuse provenienti dalla Sicilia e dal mondo</strong>. Librerie, associazioni e luoghi d’arte vedranno esposti gli strumenti musicali della tradizione e vivranno le incursioni artistiche dei musicisti protagonisti del festival.</p>



<p><strong>Zampognarea, che fa parte di Italiafestival</strong>, la principale associazione italiana di spettacolo dal vivo e multidisciplinare, è realizzato anche grazie al patrocinio e contributo della Regione Siciliana, Assessorato del Turismo Sport e Spettacolo e al sostegno di una ricca rete associativa.</p>



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		<title>«Oggi, esprimo una certezza…»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2021 11:11:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati due anni dallo scoppio della pandemia e l’uscita dal tunnel sembra ancora lontana: ora imperversa la variante Omicron e buona parte del mondo, al di fuori delle nazioni più ricche, aspetta invano i vaccini. Inoltre, a differenza di altre crisi che ci hanno tormentato in epoca moderna (le recessioni economiche, la pandemia di HIV/AIDS, disordini civili, povertà endemica e disastri nazionali), stavolta probabilmente non c&#8217;è un solo essere&#8230;</p>
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<p>Sono passati due anni dallo scoppio della pandemia e l’uscita dal tunnel sembra ancora lontana: ora imperversa la variante Omicron e buona parte del mondo, al di fuori delle nazioni più ricche, aspetta invano i vaccini.</p>



<p>Inoltre, a differenza di altre crisi che ci hanno tormentato in epoca moderna (le recessioni economiche, la pandemia di HIV/AIDS, disordini civili, povertà endemica e disastri nazionali), stavolta probabilmente non c&#8217;è un solo essere umano che non abbia visto la propria libertà ridursi, la salute messa a rischio, le proprie prospettive indebolirsi o i legami familiari interrompersi a causa del Covid-19. Al punto che secondo Stephen Collinson e Shelby Rose della CNN, per trovare qualcosa di simile alla comune sofferenza sperimentata dall’America, bisogna riandare ai pericoli corsi e alle privazioni patite dai soldati americani che combattevano all’estero e alla mobilitazione civile di massa in nome dello sforzo bellico in patria nel corso della Seconda guerra mondiale. Ed anche allora, i ricordi della vita pre-crisi stavano svanendo e l’orizzonte era oscurato dalla paura e dalla tragedia. Non per caso, i due giornalisti hanno rievocato uno dei celebri discorsi al caminetto di Franklin Delano Roosevelt.</p>



<p>Roosevelt fu il primo presidente a rivolgersi regolarmente al pubblico americano attraverso la radio. Fu lui infatti a istituire la tradizione dei discorsi settimanali alla radio. Il presidente le chiamò «chiacchierate attorno al caminetto» e furono un mezzo per comunicare col popolo americano ed infondere fiducia a una nazione provata dalla crisi. La formula delle «Fireside Chats» chiacchierate funzionò: con un tono presidenziale, ma colloquiale Roosevelt spiegava agli americani le sue opinioni. Questo lo rese molto popolare e molto amato dalle famiglie e, durante la guerra, la sua voce servì da sostegno alle famiglie preoccupate per le sorti delle migliaia e migliaia di ragazzi che erano al fronte sia in Europa sia nel Pacifico.</p>



<p>Nel suo discorso di Natale del 1943, di ritorno dai colloqui con i leader della Russia, della Cina e della Gran Bretagna, il presidente americano cercò di istillare ottimismo e determinazione tra i suoi compatrioti e di prepararli alle perdite a venire asserendo che la vita di una volta sarebbe ritornata meglio di prima. Prevedendo la vittoria finale, promise istruzione, lavoro e sicurezza economica ai milioni di americani che combattevano all&#8217;estero quando sarebbero tornati a casa (per capirci, una prima versione del Build Back Better di Joe Biden o del nostro, più limitato, Recovery Fund) e sei mesi prima del D-Day (la Campagna d’Italia era già cominciata: gli alleati erano sbarcati in Sicilia, avevano liberato Napoli e andavano all’assalto della linea Gustav), FDR mise la parola fine ai rovesci patiti in precedenza nella lotta contro il «gangsterismo internazionale e la brutale aggressione in Europa e in Asia».</p>



<p>Ricordando le due precedenti feste di Natale in tempo di guerra, osservò: «Abbiamo detto Buon Natale e felice anno nuovo, ma in fondo al cuore sapevamo che le nubi che incombevano sul nostro mondo ci avrebbero impedito di dirlo con totale sincerità e piena convinzione». Dalla sua casa in Hyde Park a New York, continuò: «Quest’anno alla vigila di Natale, posso dirvi che finalmente possiamo guardare al futuro con la reale, fondata fiducia che, anche se il costo sarà grande, la pace in terra per gli uomini di buona volontà può essere e sarà realizzata ed assicurata. Quest’anno lo posso dire. L’anno scorso non potevo fare altro che esprimere una speranza. Oggi esprimo una certezza &#8211; sebbene il costo possa essere alto e il tempo possa essere lungo».</p>



<p>Roosevelt aveva speso un decennio per plasmare una relazione con gli americani a cui si rivolgeva chiamandoli «amici miei» attraverso le sue «Fireside Chats» alla radio. Ascoltandolo a decenni di distanza, è difficile immaginare che un leader politico americano (ma vale per tutti) sia capace di suscitare un tale senso di unità nazionale di fronte ad una crisi collettiva. </p>



<p>A ben guardare, negli Stati Uniti la pandemia ha mandato in frantumi ogni illusione che il bene comune possa superare la politica divisiva di un periodo così amaro per il paese. Ma le sue parole rammentano che per quanto fosco sembri il presente, le speranze nel futuro non si possono mai soffocare del tutto e sottolineano il potere di una forte leadership politica. Che è tanto gradita oggi, mentre l’America e noi tutti contempliamo il terzo anno di pandemia, come lo era dopo due anni di guerra, alla viglia del Natale di 78 anni fa (quando il fascismo era parte del Male assoluto ed i cattivi eravamo noi).</p>



<p>Questa volta, va detto, l’Italia è riuscita a far meglio. L’Economist ha scritto che in Mario Draghi l’Italia ha trovato un capo di governo «competente e rispettato a livello internazionale» e che&nbsp;«per una volta, un’ampia maggioranza di politici ha messo da parte le proprie divergenze per sostenere un programma di riforme profonde», ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per utilizzare i fondi dell’Unione europea per la ripresa dalla pandemia. Per questo l’Economist ha scelto l’Italia come paese dell’anno per il 2021. Vediamo perciò, come dice dalle nostre parti, di non mandare tutto a remengo. Buon Natale a tutti!</p>
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		<title>Festa della memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 10:42:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È passata l’ora canonica del tè, ma mi dico che ogni ora è buona per una buona tazza di tè. È passato anche Natale con tutte le feste correlate e anche il mio compleanno, ma mi dico che ogni giorno è buono per un tè speciale e pertanto verso in abbondanza le profumate foglie del&#160;Cristmas Spice. Che bontà! e quanto evocativo. Mi assale tutta intera la memoria della famiglia&#160;riunita, se&#8230;</p>
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<p>È passata l’ora canonica del tè, ma mi dico che ogni ora è buona per una buona tazza di tè. È passato anche Natale con tutte le feste correlate e anche il mio compleanno, ma mi dico che ogni giorno è buono per un tè speciale e pertanto verso in abbondanza le profumate foglie del&nbsp;Cristmas Spice. Che bontà! e quanto evocativo. Mi assale tutta intera la memoria della famiglia&nbsp;riunita, se pure non quest’anno, per le vigilie di Natale. E’&nbsp;sull’onda di questa nostalgia&nbsp; che apro su WhatsApp la pagina destinata al gruppo-famiglia:&nbsp;Familias!&nbsp;</p>



<p>Familias!&nbsp;ha sostituito i diari della mia adolescenza.&nbsp;Non cancello nulla e ogni tanto vado indietro a rileggere e riguardare. &nbsp;</p>



<p>La pagina di oggi si apre con una poesia scritta da Adele, quinta elementare, per il Giorno della memoria. Il componimento è di quattro quartine in rima baciata. Il titolo è La festa della memoria. Ha ragione Adi, è comunque una festa, più che un giorno, quando un popolo ricorda. Cari Ebrei che siete lassù/ spero che abbiate una vita migliore di quaggiù/ Tutti voi siete stati massacrati/ma da noi verrete sempre ricordati. Brava Adele, ricordare, meditare su quanto è stato, progettare un mondo migliore per non commettere gli stessi errori o magari anche peggiori, (per restare nella rima baciata).</p>



<p>Mi commuovo, si sa i vecchi si commuovono facilmente, al pensiero di Adi china sul foglio con la mente piena di pensieri e il cuore che muove la penna nel tentativo di rendere comunque giustizia, magari lassù, a quel diritto alla felicità che è di ogni uomo. Vorrei poterle raccontare ancora che gli orchi vivono solo nelle fiabe e non hanno il volto del vicino. Vorrei poterla proteggere dall’uomo della pietra e della fionda che allora come ancora, come sempre, come uccisero i padri non rinnega lo sterminio. E sì, il mezzo più efficace che abbiamo è la memoria, anzi la festa della memoria.&nbsp;</p>



<p>Scrivo subito un breve ma indicativo messaggio &#8211; Bellissima! Brava Adil!-&nbsp;che si legge&nbsp; ufficialmente come un complimento &nbsp;e &nbsp;in linguaggio &nbsp;criptico &nbsp;suona:&nbsp;Avviso per tutta la famiglia: leggete la poesia di Adele e regolatevi di conseguenza con modalità appropriate e personali. A questo punto la “Familias” non può accampare scuse e dimenticanze. Tutti, ad eccezione di &nbsp;Stano che &#8211; pur essendo membro effettivo della famiglia nella qualità di figlio, fratello, zio, e membro storico del gruppo Familias &#8211; non partecipa, non commenta e ha elaborato, sorretto dalle sue competenze informatiche, una strategia per non lasciare alcuna traccia di sé nella rete social che riguarda i suoi consanguinei.&nbsp;</p>



<p>Seguono selfie &nbsp;dei più giovani. Appaiono faccine perplesse (da quando Adi si è convertita alla poesia?) o ripetute mani plaudenti, o pollici in alto o corone di alloro. Poi la comunicazione si sposta verso il prosieguo&nbsp;della giornata e delle attività di tutta la Familias. Compaiono foto di Zip che sperimenta i suoi primi pericolosi lavoretti con martello e chiodi &#8211; martello vero, Nonna &#8211; di Adele in primo piano con in testa una gigantesca&nbsp;cacchina-emoticon sorridente&nbsp;(suo fratello Vincenzo non è evidentemente cultore dell’Ars poetica che sta studiando con la Dad), di un rosso cuore che pulsa&nbsp;da parte di Lulli alla cugi Adi,&nbsp;dell’orto sul&nbsp; balcone di Annalisa che in confronto il bosco verticale di Boeri è solo un’inezia, di improbabili video sulla Juve che Luigi condivide non si sa bene con chi, di sontuosi palazzi barocchi lungo la passeggiata in solitaria per Catania (e per non impazzire) di Maurizio e poi, all’una un essenziale:&nbsp;La maestra mi ha dato 10 con lode per la poesia,&nbsp;seguito da&nbsp;&#8220;Che poesia?&#8221;&nbsp;con tanto di selfie di Emanuele che si è appena alzato e sta facendo colazione, un brunch direi vista l’ora. &nbsp;</p>



<p>A parte Emanuele, non ci sono altre immediate reazioni al successo di Adele.&nbsp;La giornata familiare è infatti andata avanti e si è spostata su altri interessi. Le cuginette sono &nbsp;prese dalle&nbsp;Lol&nbsp;che sono arrivate via Amazon, la generazione precedente è impegnata in attività ordinarie e straordinarie, Roberta sta scolando la pasta e io sto per pranzare in compagnia di Zanchini&nbsp;con le su Quante Storie. Stano tace e questo, nel suo criptico linguaggio, vuol dire che tutto è a posto. </p>



<p>Improvvisamente la suoneria di WhatsApp scuote contemporaneamente il gruppo familiare di&nbsp;Familias! Eccola ritratta in tutta la sua gloria: quaderno in mano, 10 e lode in bellavista&nbsp;e aria soddisfatta. La reazione è immediata e varia: messaggi, faccine, emoji, marce trionfali.&nbsp;Ma l’eccezionale importanza dell’evento si riassume tutta nel&nbsp;Wow&nbsp;di Stano.&nbsp;<br>&nbsp;<br><strong>Patologia</strong>: tendenza alla dimenticanza&nbsp;<br><strong>Terapia</strong>: il tè è stato già detto, quello delle feste, il libro, quello di Liliana Segre:&nbsp;Fino a quando la mia stella brillerà. Lo regaleremo ad Adele perché sappia di quella bianca&nbsp;signora che si sente nonna di tutti i bambini e a loro vuole passare il testimone del ricordo, a tutti noi, giovani e vecchi, perché attraverso la pace e il superamento dell’odio sappiamo, come lei, scegliere la vita e diventare liberi. &nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Un Natale povero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2020 09:18:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Ungaretti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Natale povero, non misero o trascurato o raffazzonato. Un Natale povero non è per nulla semplice o sbrigativo. Richiede tempi lunghi di pensieri e scelte,  gioca a eliminare, e se ci pensiamo è molto più difficile togliere che aggiungere. Nell&#8217;abbondanza, di qualsiasi genere, si trova sempre qualcosa che ci va bene. Un vestito in un armadio zeppo, un cibo in un ricco buffet, un compagno in una classe, un&#8230;</p>
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<p>Un Natale povero, non misero o trascurato o raffazzonato. Un Natale povero non è per nulla semplice o sbrigativo. Richiede tempi lunghi di pensieri e scelte,  gioca a eliminare, e se ci pensiamo è molto più difficile togliere che aggiungere. Nell&#8217;abbondanza, di qualsiasi genere, si trova sempre qualcosa che ci va bene. Un vestito in un armadio zeppo, un cibo in un ricco buffet, un compagno in una classe, un film su Netflix, una poesia in una antologia, un quadro in una mostra, un paesaggio in un viaggio e mi fermo qui.</p>



<p>Un Natale povero è sobrio, semplice e intenso. Diverso,  secondo i dettami dell&#8217;imprevista e inimmaginabile pandemia, del Dpcm, dell&#8217;avvedutezza personale e collettiva. Dunque eliminare, ma cosa?</p>



<p>I primi tagli sono i più facili: la confusione, il chiasso, i distratti abbracci e baci, i regali obbligatori, i convitati insopportabili, l&#8217;affanno. A stretto giro segue lo sfarzo kitsch di luminarie a giorno da balconi e finestre, le tavolate dalle dubbie e sparigliate apparecchiature, il numero infinito di cibarie copiate dai video di stellati o sedicenti chef, la serie di sciarpe o portachiavi da destinare subito, mentalmente, ai prossimi ricicli. L&#8217; alternativa tra la Messa di mezzanotte e il più comico dei film di Natale, tanto a quell&#8217;ora e con gli alcolici che abbiamo bevuto, l&#8217;indomani non ricorderemo dove è caduta la scelta. </p>



<p>Eliminiamo la noia, la stanchezza, il peso,  e il prossimo anno alle Hawaii. Rottamiamo i finti sentimenti di bontà.  E per finire liberiamoci dalle lagne insulse, dal piagnucolio infantile, dall&#8217;incapacità di leggere i numeri, i dolori, le mancanze, le tragedie, gli eroismi della porta accanto di questo nostro tempo. Liberiamoci dal sentirci l&#8217;ombelico del mondo.  </p>



<p>E dopo le eliminazioni, salvare.</p>



<p>Salviamo gli affetti, siano conviventi, congiunti o distanti. Per fortuna l&#8217;andirivieni dell&#8217;amore non ha bisogno di aerei, treni, auto. Possiede corsie preferenziali dove si procede lentamente o velocemente, tanto si arriva sempre e c&#8217;è perfino un sentiero malinconicamente autunnale per quelli che non possiamo più vedere nemmeno in videochiamata.</p>



<p>Salviamo il presepe, l&#8217;albero, la ghirlanda, l&#8217;angioletto o quanto le nostre tradizioni o fantasie ci suggeriscono. Salviamo la processione, anche se di taglia xs, per portare il Bambinello e accettiamo che quest&#8217; anno non ne abbia 5 ma 50 anni chi avrà il privilegio di deporlo nella mangiatoia. E sulla tovaglia ricamata facciamo scorrere i piatti del nostro personalissimo ricettario natalizio, anche se l&#8217;effluvio del baccalà aleggerà per i giorni a venire. </p>



<p>Salviamo i doni, non regali, studiati, pensati in anticipo per non farci sorprendere da qualche ritardo di Amazon. Riscopriamo l&#8217;essenza profonda dei riti. Salviamo il silenzio con le sue voci, la musica che trasporta, i libri che ci mettono le ali.</p>



<p>Salviamo una preghiera, devozionale o laica a scelta, che ringrazi per la Luce che sempre e comunque torna dopo il buio. Salviamo i ricordi, il presente,  il futuro. </p>



<ol><li>E visto che abbiamo parlato di un Natale povero</li><li>Visto che abbiamo detto che povertà vuol dire eliminare</li><li>Visto che vogliamo portare come esempio Francesco che ha eliminato ad una ad una ogni veste ostentando il fulgore della nudità (subito coperta dai benpensanti che dell’autenticità della bellezza hanno spesso paura)</li><li>Visto che la povertà è nella sua accezione nobile, non in quella di bisogno, aspirazione alla libertà</li><li>Visto che se scelta, la povertà è rottura di schemi e proclamazione di un nuovo punto di vista </li><li>Visto che la povertà ha per unità di misura la bellezza (quella che salva il mondo) </li><li>Visto che impoverire alla fine significa arricchire</li><li>Visto tutti questi visto, <br>salvo il Natale povero di quest&#8217;anno e con lui la speranza. Ma non la speranza abusata di #andràtuttobene, di facili quanto labili buonismi, di promesse di marinaio, di castelli di carta, quella che vola sull&#8217;onda della paura e che si inabissa quando il pericolo personale scompare.<br>Salvo la speranza che questa nostra fragile e contraddittoria umanità saprà costruire insieme con l&#8217;impegno, la fatica, il coraggio, la generosità,  l&#8217;intelligenza del cuore. L&#8217;amore in una parola. <br>Quella che di un bambino in una mangiatoia ha fatto un dio.</li></ol>



<p><strong>Patologia:</strong> forme di infantile capricciosità</p>



<p><strong>Terapia: </strong>e se invece del tè una bella camomilla con valeriana che giova sia all&#8217;umore che a una probabile difficoltà di digestione? Non un libro, basta una sola poesia,  <em>Natale </em>di Giuseppe Ungaretti, da Allegria di naufragi.</p>
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		<title>Neanche Fromm riesce a consolarci</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/28/deluca-neanche-fromm-riesce-a-consolarci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 10:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Avere o Essere]]></category>
		<category><![CDATA[Ciocca]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Fromm]]></category>
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		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pazienza]]></category>
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		<category><![CDATA[Toti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giorni della pandemia ci stanno riservando parole amare dal sapore sinistro. Ha cominciato Toti, presidente della regione Liguria, quando faceva rientrare le categorie produttive tra quelle da privilegiare nella cura del Covid19. E “pazienza”, se i pensionati venivano dopo. Giorni addietro è stato il turno di Domenico Guzzini, 61 anni, presidente già costretto alle dimissioni di Confindustria Marche. Il suo eloquio, pur se traballante, è stato persino chiarissimo: “Come&#8230;</p>
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<p>I giorni della pandemia ci stanno riservando parole amare dal sapore sinistro. Ha cominciato Toti, presidente della regione Liguria, quando faceva rientrare le categorie produttive tra quelle da privilegiare nella cura del Covid19. E “pazienza”, se i pensionati venivano dopo.</p>



<p>Giorni addietro è stato il turno di Domenico Guzzini, 61 anni, presidente già costretto alle dimissioni di Confindustria Marche. Il suo eloquio, pur se traballante, è stato persino chiarissimo: “Come sapete ci aspetta un Na-, un Nata-, un Natale molto magro perché stanno pensando addirittura di restringere ulteriormente che questo significa andare a bloccare anche un retail che si stava rialzando per la seconda volta da una crisi e lo stanno mettendo nuovamente in ginocchio. Io penso che le persone sono un po’ stanchi (sic) di questa situazione e vorrebbero alla fine venirne fuori, anche se qualcuno morirà pazienza”.</p>



<p>Eppure qualcuno ci aveva avvertito. Per esempio, Eric Fromm, quando nel 1976 pubblicò “Avere o Essere”. In quel saggio parlava a tutti, ma soprattutto ai giovani che lessero avidamente le sue pagine dove era spiegato che c’è sempre un bivio nella vita con due cartelli indicatori, appunto “avere” ed “essere”. Imboccato il sentiero dell’avere, tutto, ma proprio tutto, sarebbe finito sotto quel denominatore: pensieri, parole, scelte, matrimoni, militanze, decisioni piccole e grandi votate al culto del possesso. La strada dell’essere, sicuramente più ardua, sarebbe stata per gli amanti della vita, degli affetti, di coloro che avrebbe dato la precedenza alla signoria dell’essere, senza negare la necessità dell’avere.</p>



<p>Fromm guardava vicino e lontano. Ora quel “lontano” che lui poteva solo intravedere, si è fatto a noi vicino. E in questo tempo di pandemia, ci è dato finanche toccare con mano.</p>



<p>Nelle esternazioni di Toti e di Guzzini compare la parola “pazienza”. Che non dovrà essere – evidentemente – solo la virtù di chi aspetta, ma piuttosto il sostantivo del verbo patire. Ora, che morire sia una legge di natura, malvolentieri lo sappiamo tutti; che debba essere finanche una pena, e quindi di morte, cui dovrebbe sottoporsi il pensionato perché non è produttivo, come minimo è abuso teorico di potere, sarebbe un introdurre motu proprio la pena di morte.</p>



<p>“Sono molto addolorato per la mia dichiarazione che, quando ho riascoltato, ho realizzato quanto fosse grave e distante da ciò che penso”. Così ha proseguito sempre con prosa traballante – il Domenico Guzzini. Così come tutti quelli che parlano a loro insaputa e non si vogliono convincere che, una volta pronunciate, le parole diventano proprietà comune di chi ha parlato e di chi ha ascoltato. </p>



<p>Se Domenico Guzzini pensa in un modo e parla in un altro deve mettersi d’accordo prima con sé stesso e scegliere quello che vuole dire. Per noi ha pensato quello che ha detto e che abbiamo ascoltato. E, forse, ha detto persino la verità. Ha un attenuante: ha parlato ad alta voce. Ma noi non abbiamo nessun torto se abbiamo capito bene che è questo il pensiero di un imprenditore presidente. Vorrebbe convincerci che tra la borsa e la vita, viene prima la borsa.</p>



<p>E poiché “c’è sempre un stupido che le inventa e un cretino che le perfeziona”, a stretto giro, non ha lesinato il suo contributo un altro araldo del pensiero ottimistico ed egualitario. Si è fatto avanti l’eurodeputato Angelo Ciocca con alcune perle. La prima: “Se si ammala un lombardo vale di più che se si ammala una persona di un’altra parte d’Italia”. </p>



<p>Signor Ciocca, una parte qualsiasi o ha in mente una classifica? A noi calabresi servirebbe l’esatta posizione perché dovremo sottoporla a chi dei nostri si è imparentato con voi della Lega. Meglio conoscere quanto ci stimiamo e vogliamo bene, perché sarà pur vero – come ha detto lei – che “sulla salute non si può fare politica, ma un ragionamento economico” sì. Ed è per questo che siamo un tantino preoccupati. Neanche Eric Fromm in questa bassa contingenza riesce a consolarci, oltre al tasso di produttività, abbiamo la mala politica, la mala sanità, e la mala per antonomasia.</p>
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		<title>I numeri di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 09:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È questo certamente l&#8217;anno dei numeri seguiti giornalmente con il fiato sospeso. Numeri condivisi così come lo sono il 24, 25, 26 e possiamo aggiungere 31, 1, 6 che facilmente si prestano come secondo addendo alla somma del Natale. Quelli che seguono sono numeri e calcoli del mio, come di ognuno,&#160;personale quaderno a quadretti. I primi che ho segnato &#8211; facendo qualche macchia, c’era il pennino, c’era l’inchiostro – erano 6&#8230;</p>
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<p>È questo certamente l&#8217;anno dei numeri seguiti giornalmente con il fiato sospeso. Numeri condivisi così come lo sono il 24, 25, 26 e possiamo aggiungere 31, 1, 6 che facilmente si prestano come secondo addendo alla somma del Natale. Quelli che seguono sono numeri e calcoli del mio, come di ognuno,&nbsp;personale quaderno a quadretti.</p>



<p>I primi che ho segnato &#8211; facendo qualche macchia, c’era il pennino, c’era l’inchiostro – erano 6 + 1 =7 (brava disse suor Carolina) 2 Mamma e Papà, 4 le mie sorelle e io, 1 Nonna. La casa si riscaldava con la stufa a legna e i bracieri e Nonna preparava le pastinache. Sotto il piatto di Papà c’era la mia letterina, copiata dalla lavagna, e Papà faceva le facce della sorpresa che gli riuscivano proprio bene perché si era allenato per molti anni con le letterine delle sorelle più grandi. </p>



<p>Poi sulla tavola sparecchiata dai dolci dai nomi appiccicosi di miele e cannella, turdilli, scalidde, pignolata che la novità forestiera del panettone sarebbe arrivata anni dopo con la moglie milanese di zio Marino, si apparecchiava la tombola con zii e prozii, cuginetti, parenti di I, II, III, IV e via di seguito grado. Zio Umberto che era cassiere della Banca di Napoli distribuiva a noi bambini mazzette di banconote di 1 lira tenute insieme dall’elastico.</p>



<p>Poi suor Carolina ci insegnò le sottrazioni, 7-1 = 6, anche allora mi mise Brava, con la penna rossa, ma io lo&nbsp;cancellai, non ero stata tanto brava da impedire a Nonna di mettere quel segno – fra lei e noi.</p>



<p>E fu la volta delle moltiplicazioni che erano molto più allegre. Quella volta non fu suor Carolina ad insegnarmele. Avevo incontrato un maestro molto più attraente e interessante. Insieme avevamo inventato anche un’operazione nuova, interscambiabile, 2 in 1 oppure 1 in 2 e vicino ci avevamo messo il segno dell’infinito perché eravamo giovani e credevamo che il tempo dell’amore non avesse fine. Cominciammo a moltiplicare e non fummo più 2 in 1, ma 8. L’ 8, credetemi, è un numero esponenziale per una tavolata natalizia, può diventare 15, 20, 24 e fermarsi solo quando un’altra sedia non riesci proprio più a incastrarla intorno a quella tavolata.</p>



<p>Poi fu questione di numeri di anni e addirittura di cambio di millennio che portarono a divisioni, i dividendi erano diventati troppo grossi, bisognava inserire dei divisori, tanti quanti i vari nuclei familiari di parenti e amici. A noi come risultato uscì 18 che apriva una parentesi (+ 1, confermato da un potente abbaiare) e su quello ci attestammo per molti anni.</p>



<p>Il 23 assurse a rango di data natalizia&nbsp;per essere il primo giorno buono per gli arrivi. Dall’Italia e dall’estero, in aereo treno auto, i figli dispersi durante l’arco dell’anno approdavano alla casa natia ognuno con il suo numero, 2, 5, 1, 3 per mescolarli e sommarli in spericolate addizioni.</p>



<p>Io la sera, a letto, sfinita e appagata, contavo sulle dita delle mani, ogni dito un numero, e poi quando le mie dita finivano aggiungevo quelle delle sue mani. Le intrecciavamo 11, 12, 15, 18 con l’avanzo di due… Chissà, forse il prossimo Natale, forse un nuovo incontro, forse una nuova cicogna…Bravi, 10+ sottolineava in rosso suor Carolina che insegnava a fare le addizioni e dopo le addizioni ci esercitiamo con le sottrazioni, diceva. E sottraemmo 18- 1= 17, ma Natale è tempo di miracoli, di nascita. Via quel segno &#8211; aggiungiamo + Francesco 17+ 1 e siamo di nuovo 18. Abbiamo fatto anche la prova. Esatto, alle somme non interessano le carte d&#8217;identità degli addendi.&nbsp;</p>



<p>Io la sera, a letto, più sfinita di una volta e meno appagata conto sulle dita delle mani e quando arrivo a 10 riprendo dal mio mignolo, 11, 12, 15…</p>



<p>E quest’anno? Quest’anno i calcoli ha deciso, nostro malgrado, di farli qualcun altro. Se pure con una certa fatica avrei continuato volentieri a farli io. Avrei messo diligentemente i numeri in colonna, man mano che un aereo o un treno o un’auto me li avesse consegnati. Ho segnato in capo al foglio a quadretti 1 e poi timidamente ho aggiunto +, ma forse avrei fatto meglio a mettere X.</p>



<p>Devo chiedere a suor Carolina come si svolgono le espressioni con l’incognita. L’aritmetica non&nbsp;mi&nbsp;è mai piaciuta molto, preferivo le fiabe e le poesie, ma per passare in seconda, dice suor Carolina, devi per forza imparare a fare tutti i calcoli.</p>



<p><strong>Patologia</strong> tendenza verso lievi forme di discalculia (prevedo molto traffico su Wikipedia)<br><strong>Terapia</strong> tè di Natale naturalmente, va bene qualsiasi marchio, sono tutti buoni, tutti profumati di cannella e poi un libro che è un quaderno, <strong>I quaderni di Barbara</strong> &#8211; Andersen &#8211; Il mondo dell&#8217;infanzia per ritrovare o scoprire il vecchio quaderno dalla copertina nera e le poesie da imparare a memoria. </p>
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