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	<title>Nazionale Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Nazionale Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>I furbetti del vaccino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 07:15:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno&#8230;</p>
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<p>Quando si vuole certificare che un termine è ufficialmente entrato nel linguaggio comune degli italiani si controlla la Treccani. Nel caso dei furbetti, l’Enciclopedia recita: “lavoratore dipendente che si assenta dal lavoro eludendo i controlli sul cartellino orario”. L’impressione è che alla Treccani debbano aggiornare la voce con la dizione: “individuo che rifiuta o rimanda il vaccino anticovid con l’obiettivo di approfittare della cosiddetta immunità di gregge”. Tanto, lo fanno gli altri.</p>



<p>Scopriamo così che ad oggi ci sono 2,4 milioni di ultra sessantenni che non hanno ancora ricevuto neppure la prima dose del vaccino. E non perché manchino le dosi o perché la macchina della Protezione civile sia inceppata. Tutt’altro, la svolta imposta dal Generale Figliuolo è sotto gli occhi di tutti. Il problema è che non si vogliono vaccinare, nella convinzione che non ci sia più pericolo grazie all’immunità di gregge, quella soglia che dovrebbe coprire e garantire soltanto una percentuale minima di cittadini, impossibilitati per altre patologie a vaccinarsi.</p>



<p>Il problema ha origini antiche e radici profonde. Grande responsabilità è in capo alla cattiva comunicazione del passato governo ma anche alla confusione creata da tutti coloro che hanno diffuso a piene mani, in tv e sui social, le assurde teorie dei no vax, spacciandole per libertà.</p>



<p>Cos’è la libertà. Sicuramente non lo è quel comportamento che induce a mettere a rischio la vita degli altri. Non lo è la diffusione di astruse teorie contro la scienza e la tecnologia. Soprattutto a opera di medici e politici. Non lo è la certezza di mettere in pericolo ogni sforzo messo in campo dallo Stato e dalle Istituzioni internazionali per proteggere la società dalla più grave pandemia degli ultimi cento anni.</p>



<p>Se non vi volete vaccinare e non fate parte delle categorie esonerate per ragioni sanitarie, non vaccinatevi ma chiudetevi in casa per cortesia. Cenate a casa e non nei ristoranti che io ho il diritto di frequentare; vedete le partite in tv e non allo stadio o al palazzetto, dove io ho il diritto di stare; andate in vacanza con la vostra macchinetta e non con l’aereo o il treno che io ho il diritto di prendere; state nella vostra casetta in campagna o al mare, non nei luoghi che io, doppiamente vaccinato, ho il sacrosanto diritto di vivere.</p>



<p>Questa è la libertà in uno stato democratico e liberale e non il diritto ognuno di fare come gli piace e pare, in barba alle più elementari regole del vivere civile. Pensate, senza averne l’esigenza, di voler approfittare dell’immunità di gregge, per timore che vi diventino le orecchie come Hulk? Aspettate la modificazione genetica nel vostro comodo salotto di casa non tra le vie del mio Paese, libero perché razionale e solidale.</p>



<p>Bene ha fatto Macron a prendere l’iniziativa e a imporsi come esempio per il resto dell’Europa. La Francia in 48 ore ha già registrato due milioni di nuove prenotazioni. Male fa il governo italiano a prendere tempo, ad attendere non sappiamo chi, non immaginiamo cosa prima di seguire la stessa via.</p>



<p>I festeggiamenti per la vittoria dell’Italia agli europei costituiranno la goccia che farà traboccare il vaso. Un atteggiamento di grande irresponsabilità dei cittadini, dei giocatori, della Federazione e delle Istituzioni &#8211; tutte &#8211; addette all’ordine pubblico e alla salvaguardia della sanità. Era davvero necessario, ad esempio, organizzare due feste: una al Quirinale e una a Palazzo Chigi? Non sarebbe male se, per una volta, venisse indicato chi ha consentito alla Nazionale di utilizzare il pullman scoperto.</p>



<p>Presidente Draghi, commissario Generale Figliuolo, siete stati scelti per assumere decisioni impopolari ma necessarie per il bene del Paese, per comunicare in modo chiaro, senza tentennamenti né concessioni alla demagogia.</p>



<p>Nei prossimi giorni la situazione non potrà non peggiorare. Sta succedendo in altri paesi europei, capiterà anche in Italia. Arriveranno probabilmente nuove restrizioni. Già agosto sarà un mese che, a meno di cambiamenti nei criteri di restrizione, vedrà diverse regioni passare in fascia gialla.</p>



<p>Oggi non mancano più i vaccini, fortunatamente. Cosa aspettiamo a rendere la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario, per i professori e gli alunni? Vogliamo avviare il terzo anno scolastico in DAD per perdere definitivamente una generazione di giovani? Non bastano i risultati dei test INVALSI, soprattutto al sud e tra le categorie più disagiate, per correre ai ripari?</p>



<p>Abbiamo già fallito il tracciamento tramite la app Immuni. Proviamo a non sprecare il vantaggio del green pass. Se non vogliamo o possiamo prevedere alcuni obblighi, imponiamo almeno le premialità. Solo chi è doppiamente vaccinato potrà partecipare alla gran parte delle attività di comunità. Solo così verrà trasmessa l’importanza del vaccino, che impedisce la diffusione della malattia senza un proporzionale aumento dei ricoveri e dei decessi.</p>



<p>Ci si assuma la responsabilità di dire che non siamo ancora fuori dalla pandemia, che ci attendono ancora mesi difficili e che solo il coraggio e la disciplina, non la paura è l’arroganza, potranno consentirci di gestire il colpo di coda di questa pandemia, che ha sconvolto le abitudini della popolazione mondiale.</p>
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		<title>L’Italia vuole il green pass fashion</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 15:51:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mai come in questo momento l’Italia deve tirare fuori tutta la sua fantasia e la creatività, quella creatività che tutto il mondo ci invidia. Siamo ad un passo dalla libertà, vera, dalla vittoria al Covid che ci ha tenuto chiusi e bloccati per un anno e mezzo. Sono scesi in campo vip, generali dell’esercito, medici per spingere i connazionali a vaccinarsi, ma ancora non basta. Sono stati fatti “open day”&#8230;</p>
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<p>Mai come in questo momento l’Italia deve tirare fuori tutta la sua fantasia e la creatività, quella creatività che tutto il mondo ci invidia. Siamo ad un passo dalla libertà, vera, dalla vittoria al Covid che ci ha tenuto chiusi e bloccati per un anno e mezzo. Sono scesi in campo vip, generali dell’esercito, medici per spingere i connazionali a vaccinarsi, ma ancora non basta. Sono stati fatti “open day” e “open night” negli hub vaccinali, ma niente.</p>



<p>Serve lo scatto finale, il coniglio fuori dal cilindro, e l’input ce lo ha mandato Macron dalla Francia. Ora tocca a noi. Gli scettici del vaccino non vogliono porgere il braccio per la punturina? Aiutiamoli a convincerli rendendo fashion, cool e attrattivo questo benedetto “Green pass”. Banale l’obbligatorietà per accedere a ristoranti, bar, centri commerciali, stadi, locali, treni, bus e aerei. Ma a noi serve qualcosa di più.</p>



<p>Quali sono le cose per cui vanno pazzi i nostri connazionali? Gli sconti, i bonus, i premi. Allora si inventassero un “Green pass” modello tessera del supermercato, tutti le abbiamo, così più accessi fai con il “Green pass” più raccogli punti, per ricevere sconti, premi, vacanze omaggio. Il foglio di carta o il formato digitale non vi piace? Big della moda scendete in campo e inventatevi un “Green pass” indossabile.</p>



<p>Sappiamo che i giovani, e meno giovani, vanno matti per i braccialetti che danno accesso alle aree vip dei locali, ecco un Briatore con un braccialetto ‘green pass’ che vi fa entrare al Bilionaire come lo vedete? Braccia alzate nei locali, a ritmo di musica, con i braccialetti fluorescenti, ad indicare: “qui siamo tutti vaccinati con seconda dose”.</p>



<p>Ma il vero punto debole del popolo italico, si sa, è il calcio. Non basta l’accesso allo stadio, con il green pass, serve qualcosa di più: l’accesso direttamente agli spogliatoi, per abbracciare i campioni, tutti rigorosamente vaccinati.</p>
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		<title>La forza della libertà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/25/raco-black-lives-matter-la-forza-della-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 14:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è una comunicazione ufficiale della Figc, né da parte di Mancini o di Vialli, il capo delegazione, ma dalle indiscrezioni trapelate pare che sia stata presa la decisione di restare tutti in piedi prima della partita con l’Austria, di tenere un comportamento unico, di non consentire ai giocatori che avevano intenzione di farlo, di poggiare a terra un ginocchio per aderire alla campagna mondiale del Black Lives Matter, movimento&#8230;</p>
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<p>Non c’è una comunicazione ufficiale della Figc, né da parte di Mancini o di Vialli, il capo delegazione, ma dalle indiscrezioni trapelate pare che sia stata presa la decisione di restare tutti in piedi prima della partita con l’Austria, di tenere un comportamento unico, di non consentire ai giocatori che avevano intenzione di farlo, di poggiare a terra un ginocchio per aderire alla campagna mondiale del Black Lives Matter, movimento antirazzista che sta sfondando anche in Europa.</p>



<p>Non sappiamo cosa abbia condotto la federazione e la squadra azzurra a prendere questa decisione. Forse è interpretato come una spaccatura dello spogliatoio quel gesto tenuto solo da cinque azzurri prima della partita col Galles. Alcuni l’hanno definita una figuraccia. Non si è ben capito in realtà cosa, se la decisione dei cinque di aderire al gesto o degli altri di non farlo.</p>



<p>Crediamo che in fatto di etica e coscienza non possano né debbano esserci imposizioni, in un senso o nell’altro. Va lasciato tutto alla spontaneità, alla volontà, alla libera determinazione dei singoli. E’ sbagliato politicizzare una come l’altra decisione e tirare per la maglietta, della Nazionale tra l’altro, i giocatori.</p>



<p>Io, ad esempio, non riesco a cantare a squarciagola l’Inno nazionale. Lo canticchio, lo bisbiglio. Ma questo non mi impedisce di emozionarmi ogni volta che lo ascolto anche solo strimpellato, suonato da una grande orchestra, cantato in coro dalle nostre giocatrici, dai giocatori o, ancor più, dalle migliaia di persone che gremiscono gli spalti degli impianti sportivi. E non riesco a non pensare, ogni volta, con riconoscenza, a Carlo Azeglio Ciampi che fortissimamente volle imporre, da Presidente della Repubblica, questa consuetudine.</p>



<p>Non siamo d’accordo con Carlo Ancelotti, neo allenatore del Real Madrid, che intervistato da Il Giornale, ha detto: «Non è fondamentale inginocchiarsi per qualche secondo. Non si risolve la questione. Il tema vero è educare le nuove generazione alla questione del razzismo che è ancora presente nelle nostre società».</p>



<p>Certo che c’è da educare le nuove generazioni alla questione del razzismo, ma quando trattiamo questi temi spesso parliamo di gesti che sono nati o si sono diffusi, coraggiosamente, per sfidare i potenti prima ancora che per educare i giovani.</p>



<p>Fu quando Donald Trump chiese alle leghe sportive professionistiche di licenziare i giocatori che si inginocchiavano all’esecuzione dell’inno nazionale che la protesta dilagò coinvolgendo campioni del calibro di LeBron James o Kobe Bryant. I giocatori di baseball si unirono finché squadre intere cominciarono a inginocchiarsi per gli stadi d’America sottintendendo un «licenziateci tutti».</p>



<p>C’è ancora tempo perché possa esserci un ripensamento da parte degli Azzurri. L’Italia è un Paese laico. Lo abbiamo sentito dire al presidente Draghi in occasione del confronto diplomatico col Vaticano a proposito del Ddl Zan sulla omotransfobia. Il Parlamento è libero di legiferare e i cittadini sono liberi di manifestare, nel rispetto della legge, le proprie opinioni.</p>



<p>Lasciamo questi ragazzi liberi di scegliere, senza pressioni. Questa è la sola e unica lezione, di libertà, democrazia e tolleranza che sarebbe trasmessa ai giovani come ai potenti. Perché non c’è nulla di più travolgente della libertà.</p>
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		<title>Cari cugini francesi, ma che razza di problemi vi fate?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 18:29:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Molti francesi accusano la Nazionale italiana di calcio di “razzismo”: le convocazioni di Mancini non sarebbero inclusive, perché non ci sono calciatori di colore. Aldilà del fatto che il politicamente corretto ha ormai raggiunto livelli assurdi, è bene ricordare ai commentatori social d’oltralpe che lo sport, in Italia, non ha pregiudizi legati al colore della pelle: abbiamo Larissa Iapichino, campionessa di salto in lungo e detentrice del record mondiale under&#8230;</p>
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<p>Molti francesi accusano la Nazionale italiana di calcio di “razzismo”: le convocazioni di Mancini non sarebbero inclusive, perché non ci sono calciatori di colore. </p>



<p>Aldilà del fatto che il politicamente corretto ha ormai raggiunto livelli assurdi, è bene ricordare ai commentatori social d’oltralpe che lo sport, in Italia, non ha pregiudizi legati al colore della pelle: abbiamo Larissa Iapichino, campionessa di salto in lungo e detentrice del record mondiale under 20 indoor; la pallavolista Paola Enogu; Sara Gama, capitano della nazionale di calcio femminile; Marcell Jacobs, primatista italiano dei 100 metri; Yeman Crippa, primatista nazionale dei 3.000, 5.000 e 10.000 metri piani. </p>



<p>Se nella Nazionale di calcio non ci sono giocatori di colore è semplicemente per una scelta tecnica di mister Mancini, non perché gli azzurri sono razzisti. Cari cugini francesci, ma che razza di problemi vi fate?</p>
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		<title>A las cinco de la tarde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2020 09:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[1982]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Folla di braccia in ariaSarrià del cinque luglioFossa d&#8217;ottantadue. Non basterà sambarePiedi gentiliAeree invenzioni. A las cinco de la tarde Ladro PablitoIl difensoreImbambola Ruba la sferaE rasa l&#8217;erbaMancata dal carioca. Una spallataFolataIl calcio a mezza costa Che non ti aspettiFulmineoSputo d&#8217;uomo! GOOOOLPiù sonoroItalia non ricorda.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Folla di braccia in aria<br>Sarrià del cinque luglio<br>Fossa d&#8217;ottantadue.</p>



<p>Non basterà sambare<br>Piedi gentili<br>Aeree invenzioni.</p>



<p>A las cinco de la tarde</p>



<p>Ladro Pablito<br>Il difensore<br>Imbambola</p>



<p>Ruba la sfera<br>E rasa l&#8217;erba<br>Mancata dal carioca.</p>



<p>Una spallata<br>Folata<br>Il calcio a mezza costa</p>



<p>Che non ti aspetti<br>Fulmineo<br>Sputo d&#8217;uomo!</p>



<p>GOOOOL<br>Più sonoro<br>Italia non ricorda.</p>
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		<title>Italia &#8211; Germania 4-3. Gianni Rivera ad Albertosi: mi tocca fare gol altrimenti non posso tornare in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 14:36:45 +0000</pubDate>
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<p><strong>Italia – Germania 4-3. Sono passati 50 anni. Alla fine dei 90 minuti non era stata una partita indimenticabile. Poi sei gol in 21 minuti. Come è diventato il match del secolo?</strong><br>L’Italia conduceva sino al tempo di recupero, poi la Germania pareggiò con Schnellinger, che in quella partita ha segnato l’unico gol della sua carriera. Lo ha fatto anche per caso: stava andando verso gli spogliatoi, che erano dietro la nostra porta, e non voleva incrociare gli sguardi dei compagni di squadra milanisti. Si è trovato lì per caso e ha fatto il pareggio. Da quel momento è successo di tutto. Sono andati in vantaggio loro in modo abbastanza casuale e poi noi abbiamo recuperato. Poi il gol del loro pareggio mi ha visto coinvolto: diciamo che non era quello il mio posto.</p>



<p><strong>Ma che ci faceva sulla linea di porta in occasione del 3-3?</strong><br>Non so neppure io che ci facevo. Eravamo in fase difensiva, vincevamo 3-2, stavamo difendendo tutti. Su quel calcio d’angolo ho visto che nessuno era andato sul palo e ho pensato di andarci io, che ero lì vicino.</p>



<p><strong>Non ha avuto la tentazione di metterci una mano?</strong><br>Non ci ho neanche pensato, non è nella mia cultura toccare la palla col braccio, soprattutto volontariamente.</p>



<p><strong>E menomale che non lo ha fatto, altrimenti non avrebbe segnato il gol forse più importante della sua carriera.</strong><br>I gol sono belli tutti ma ce ne sono alcuni che lasciano maggiormente il segno. Quello in modo particolare, soprattutto per come è avvenuto. Nel calcio attuale sarebbe stato impossibile fare quel gol. Adesso quando cominciano l’azione, all’inizio della gara o dopo un gol, invece di andare avanti tornano indietro.</p>



<p><strong>Albertosi si è arrabbiato?</strong><br>Diciamo che non era divertito. Gli ho detto: mi tocca fare gol altrimenti non posso tornare in Italia.</p>



<p><strong>E cosa decise di fare?</strong><br>Andai in mezzo al campo e mi feci dare la palla pensando: ora dribblo tutti i tedeschi e vado in porta. Quando vidi tutto quel “bianco” mi resi conto che non sarebbe stato possibile, così ripassai la palla a De Sisti, che la diede a Facchetti, che la allungò verso Boninsegna, che intanto si era allargato un po’ sulla sinistra, mentre Gigi Riva era venuto verso il centro. Io seguivo l’azione. Boninsegna non ha potuto tirare in porta e l’ha messa in mezzo: la mia prima idea era di calciare col collo sinistro nell’angolo opposto. Quando ho intuito che il portiere, che era in ritardo, si stava tuffando dall’altra parte, ho cambiato direzione e piede, tirando e segnando col destro.</p>



<p><strong>Davvero difficile a quel punto immaginare di non giocare la finale. Lo ricorda con rammarico?</strong><br>La cosa che mi ha rammaricato di più è che la partita ideale per me sarebbe stata col Brasile, con quel Brasile in particolare, perché loro giocavano sempre per fare un gol in più degli avversari, non per difendersi. Sarebbe stata la mia partita. Però quando la politica si interessa, tra le varie cose, anche di calcio, finisce per fare un sacco di danni.</p>



<p><strong>Ora che è diventato allenatore cosa pensa: Rivera e Mazzola potevano giocare insieme o aveva ragione Valcareggi?</strong><br>Con Mazzola, prima e dopo quel mondiale abbiamo sempre giocato insieme. In quel mondiale pare che non ci fosse compatibilità. Quando la politica si intromette di danni ne fa una valanga. E purtroppo la politica sportiva è anche peggio. Qualcuno ha subito quella decisione.</p>



<p><strong>Fu imposta una staffetta a prescindere dal risultato?</strong><br>Decidere di far giocare a due giocatori un tempo a testa, a prescindere dal risultato alla fine della prima frazione di gioco, è un’assurdità che nessuno riuscirà mai a comprendere. Però è stato fatto e la cosa strana è che è andata bene.</p>



<p><strong>È pronto davvero ad iniziare la sua nuova vita da allenatore?</strong><br>Avevo fatto i primi due corsi perché come presidente del settore tecnico volevo capire come funzionava l’insegnamento. Dopo l’addio di Conte alla Nazionale, Tavecchio chiese a Ceferin, presidente dell’Uefa, se mi poteva essere concesso il titolo di allenatore di prima categoria. Lui gli chiese una lettera. Tavecchio la scrisse e Ceferin risposte che non era possibile. Così ho dovuto fare il corso, come tutti gli altri.</p>



<p><strong>Si tratta solo di aspettare l’offerta giusta e la vedremo nuovamente in campo?</strong><br>Tanto in campo non ci vado io ma i giocatori. L’allenatore bravo è quello che fa meno danni.</p>



<p><strong>Il più grande tra gli allenatori è stato Nereo Rocco?</strong><br>Io ho un ricordo eccezionale di Rocco, di Liedholm e di Fabbri. Sono i tre allenatori che mi hanno dato molto e mi hanno fatto capire che erano bravi soprattutto perché non impedivano ai giocatori di giocare al loro modo.</p>



<p><strong>È stato espulso solo una volta, a fine carriera, durante una tournée in Sudamerica, nel 79. Sono riusciti a far saltare i nervi anche all’Abatino?</strong><br>Ero andato da capitano a protestare con l’arbitro perché aveva concesso di fare una cosa contro il regolamento. Lui si è arrabbiato e mi ha espulso. Era un argentino anche lui e ne ha approfittato per mandarmi fuori.</p>



<p><strong>Nato in modo quasi spregiativo da parte di Brera, Abatino le è rimasto cucito addosso per sempre. Lo ha mai ringraziato Brera?</strong><br>In realtà lui aveva definito abatini il trio della Nazionale di Fabbri: Bulgarelli, Mazzola ed io. Poi l’unico che gli ha risposto sono stato io e così sono rimasto solo io l’abatino. Ma con Brera abbiamo avuto un ottimo rapporto: mi invitava al suo ristorante, dove non voleva nessuno, neanche giornalisti, che lui non chiamava colleghi.</p>



<p><strong>Cosa le disse?</strong><br>Mi ha invitato al ristorante e mi ha detto: lei deve tornare a giocare in nazionale perché sta facendo un grande campionato. Abbiamo avuto un ottimo rapporto anche perché ho gradito molto un vino rosso che ha tirato fuori dopo aver mangiato pesce. A quel tempo si beveva solo vino bianco col pesce. Brera ha voluto una bottiglia di rosso che io ho gradito molto. Da quel momento siamo rimasti in ottimi rapporti.</p>



<p><strong>Anche in politica ha avuto successo. Parlamentare nazionale ed europeo, sottosegretario alla Difesa. Come vive lo spirito antieuropeista montato negli ultimi anni in Italia?</strong><br>L’opera iniziata in Europa è bene concluderla. Purtroppo la costruzione della Comunità Europea si è fermata a metà. Serve un esercito e una politica estera unica.</p>



<p><strong>L’Italia può fare a meno dell’Europa?</strong><br>Assolutamente no. Dobbiamo far capire a chi la pensa diversamente che è un errore. Soffriranno anche gli inglesi di questa scelta.</p>



<p><strong>Da uomo di sport e politico, cosa pensa della ripresa dello sport senza pubblico? È lo spettacolo che deve andare avanti oppure è il segnale della vita che riprende?</strong><br>Piano piano faremo in modo che la gente torni ad andare negli stadi. Adesso è bene aspettare, ma io credo che sia giusto far tornare presto il pubblico negli stadi. Il calcio senza pubblico non ha senso. Noi giocavamo all’oratorio senza pubblico però qui è un po’ più grande il campo.</p>
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