<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazioni Unite Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/nazioni-unite/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/nazioni-unite/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Oct 2022 14:40:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Nazioni Unite Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/nazioni-unite/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 08:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Carta Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Carta delle Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Cina Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio di Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[URSS]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4634</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra. Partendo dai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/">Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra, senza i quali invocare la pace è come chiedere ad Alex DeLarge di rispettare gli scrittori e le loro mogli.</p>



<p>Per capire esattamente quale sia uno dei tanti problemi della guerra scatenata dalla Russia all’Ucraina, oltre ai devastanti costi umani per ucraini, russi e cittadini di paesi terzi, dobbiamo tornare ai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>



<p>Con l’istituzione delle Nazioni Unite le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, compresa l’Unione Sovietica, predecessore della Russia, stabilirono due suoi principi fondamentali: il rifiuto della guerra di aggressione, neanche nella forma dell’attacco preventivo difensivo, e l’illegalità dell’uso della forza per modificare i confini internazionali.</p>



<p>L’articolo 2, comma 4 della Carta delle Nazioni Unite dice: “<em>I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.</em>”</p>



<p>Il divieto si estende anche alla minaccia della violenza per conseguire scopi incompatibili con le Nazioni Unite che, ricordiamo, sono la pace, la sicurezza di ogni membro e un sistema internazionale fondato sul diritto e la giustizia.</p>



<p>Unica deroga a questo divieto assoluto è il diritto di autotutela, individuale o collettivo, riconosciuto ad ogni membro dell’ONU dall’articolo 51: “<em>Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.</em>”</p>



<p>Questi principi sono stati assorbiti anche dalla nostra Carta Costituzionale che all’articolo 11 afferma: “<em>L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.</em>”</p>



<p>Si trattava di una prospettiva rivoluzionaria, impensabile fino a quel momento, che andava contro millenni di violenza legittima da parte di uno Stato contro un altro. Dal 1945 si cambia: <strong>annettere uno Stato, mutilarlo, spartirlo, non è più legalmente consentito</strong>.</p>



<p>E il bello è che il sistema ha funzionato.</p>



<p>Sento già proteste di incredulità. E le guerre che hanno devastato il mondo? Le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le minacce della Cina a Taiwan, gli scontri tra India e Pakistan? È innegabile che la violenza abbia continuato a infestare il mondo, eppure, il numero delle guerre, la loro intensità e il numero delle vittime sono costantemente diminuiti. L’ultima guerra tra grandi potenze è stata quella di Corea, in cui si fronteggiarono direttamente soldati degli Stati Uniti e della Cina Popolare.</p>



<p>Gran parte dei conflitti armati dal 1945 ad oggi sono state guerre civili, mentre quelle fra stati hanno avuto scopi limitati, senza pretesa di distruggere l’avversario o di modificarne i confini internazionalmente riconosciuti. I confini dell’America Latina sono immutati da un secolo. Quelli dell’Africa non sono stati modificati se non per la secessione di Sud Sudan ed Eritrea. Anche in Asia i confini sono quasi immutati, con la drammatica eccezione dell’ancora fluida situazione tra l’India e i paesi limitrofi, Cina e Pakistan. L’unica drammatica eccezione sono le guerre arabo-israeliane che si ponevano l’obiettivo di cancellare lo Stato israeliano. È vero inoltre che molti dei conflitti sono scaturiti dalla pretesa di alcuni Stati di imporre un regime politico ad un altro, come frequentemente accaduto in America Latina da parte degli Stati Uniti, in contravvenzione con i principi dello Statuto dell’ONU.</p>



<p>Tuttavia, <strong>nel 2008 qualcosa è cambiato</strong>.</p>



<p>La guerra lampo del gigante russo contro la Georgia si è conclusa con la mutilazione del territorio dell’Abkhazia, a cui è seguita nel 2014 l’occupazione illegale della Crimea, con referendum privi di ogni minima legittimità e trasparenza. Per la prima volta dal 1945 uno Stato si arrogava il diritto di impossessarsi con la forza di un territorio altrui, senza neppure tentare la strada dell’accordo, qualcosa che neppure l’URSS aveva osato fare, pur non avendo mai esitato ad usare le maniere forti con vicini e vassalli.</p>



<p>L’attacco del 24 febbraio della Russia contro l’Ucraina e l’annessione illegale alla Russia di quattro province ucraine, avvenuta il 30 settembre. rappresentano gravissime violazioni del diritto internazionale sotto tre punti: uso della forza per risolvere una controversia internazionale; tentativo di eliminare l’indipendenza politica di un altro Stato sovrano; modifica unilaterale dei confini internazionalmente riconosciuti.</p>



<p>Ciò che è cambiato è il fatto che la Russia tenti nuovamente di legittimare l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Di nuovo, nessuno nega gli arbitrii e le violenze commesse da tutte le grandi potenze, dietro pretesti spesso risibili e comunque illegali dal punto di vista del diritto internazionale. Ma nessuno prima di Putin si era spinto finora a cancellare con un tratto di cingolati i principii cardini della sicurezza collettiva.</p>



<p>La paura è la prima fonte di instabilità. Paura delle piccole potenze verso le grandi. Paura che genera la ricerca di protettori e scatena il riarmo. Non abbiamo bisogno di tutto questo. Ove i principi di rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della non interferenza negli affari interni venissero cancellati, si aprirebbe un periodo di forte instabilità, in cui anche l’Europa finirebbe per essere investita. Non dimentichiamo, infatti, che alcuni confini internazionali, pensiamo al Kosovo, non sono ancora pienamente riconosciuti.</p>



<p>Quindi, di nuovo, fermare la Russia non è solo nell’interesse delle democrazie occidentali, ma di tutto il mondo, per evitare di ritornare all’infinita serie di lutti <strong>da cui nessuno esce mai vincitore</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/">Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 19:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alleati]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Arti]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomie]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocatura]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Camera dei Deputati]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna vaccinazione]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale italiana della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Carta Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Coesione]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Superiore Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Corpi sociali intermedi]]></category>
		<category><![CDATA[Corpo Diplomatico]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[David Sassoli]]></category>
		<category><![CDATA[Declino demografico]]></category>
		<category><![CDATA[Delegati regionali]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto alla vita]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Divario tecnologico e digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione libera]]></category>
		<category><![CDATA[Interesse generale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani all&#039;estero]]></category>
		<category><![CDATA[La speranza siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Parelli]]></category>
		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Maternità]]></category>
		<category><![CDATA[Medici]]></category>
		<category><![CDATA[Morti sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[Operatori sanitari]]></category>
		<category><![CDATA[Ordinamento Giudiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pari dignità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti politici]]></category>
		<category><![CDATA[Passione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Patto costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pluralismo]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Presidenza della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
		<category><![CDATA[Schiavitù degli esseri umani]]></category>
		<category><![CDATA[Senato della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato del Nord Atlantico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Unità della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
		<category><![CDATA[Volontà Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4039</guid>

					<description><![CDATA[<p>Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/">Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" id="messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento">Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento</h2>



<p>Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione.</p>



<p><strong>È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.</strong></p>



<p>Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel <strong>luogo più alto della rappresentanza democratica</strong>, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione.</p>



<p>Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare <strong>l’unità della Repubbl</strong>ica.</p>



<p>Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della <strong>Costituzione</strong>, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.</p>



<p>La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.</p>



<p><strong>Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.</strong></p>



<p>Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.</p>



<p>Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.</p>



<p><strong>Travagliati per tutti, anche per me.</strong></p>



<p>È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.</p>



<p>Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle <strong>urgenze &#8211; sanitaria, economica, sociale &#8211; che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze.</strong></p>



<p><strong>La lotta contro il virus non è conclusa</strong>, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.</p>



<p>È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri.</p>



<p>Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.</p>



<p>L’Italia è un grande Paese.</p>



<p>Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di <strong>progettualità</strong>, di <strong>innovazione</strong>, di <strong>investimenti nel capitale sociale</strong>, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.</p>



<p>Nuove difficoltà si presentano.<strong> Le famiglie e le imprese</strong> dovranno fare i conti con gli aumenti del <strong>prezzo dell’energia</strong>. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi.</p>



<p>Viviamo una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.</p>



<p>L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’<strong>Europa</strong>. Siamo i maggiori beneficiari del programma <strong>Next Generation</strong> e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.</p>



<p>La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.</p>



<p>I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini.</p>



<p>L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno.</p>



<p><strong>Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.</strong></p>



<p>L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle <strong>Forze Armate e dalle Forze dell’ordine</strong>, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.</p>



<p>Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.</p>



<p>Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.</p>



<p>È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.</p>



<p>Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.</p>



<p>Un Paese che cresca in unità.</p>



<p>In cui le disuguaglianze &#8211; territoriali e sociali &#8211; che attraversano le nostre comunità vengano meno.</p>



<p>Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la <strong>coesione del nostro popolo.</strong></p>



<p>Un’Italia che sappia superare il <strong>declino demografico</strong> a cui l’Europa sembra condannata.</p>



<p>Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.</p>



<p>Un’Italia impegnata nella difesa dell’<strong>ambiente</strong>, della <strong>biodiversità</strong>, degli <strong>ecosistemi</strong>, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.</p>



<p>Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.</p>



<p>Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della <strong>pandemia.</strong></p>



<p>L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.</p>



<p>La <strong>Conferenza sul futuro dell’Europa</strong> non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale.</p>



<p>In aderenza alle scelte della nostra <strong>Costituzione</strong>, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong>, il <strong>Trattato del Nord Atlantico</strong>, l’<strong>Unione Europea</strong>, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.</p>



<p>Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda.</p>



<p>Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei <strong>Paesi alleati </strong>e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.</p>



<p>I popoli dell’<strong>Unione Europea</strong> devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.</p>



<p>Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale &#8211; è intensamente impegnato il Governo guidato dal <strong>Presidente Draghi</strong>; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.</p>



<p>I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.</p>



<p>Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.</p>



<p>Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia.</p>



<p>Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte.</p>



<p>Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza.</p>



<p>Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.</p>



<p>Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.</p>



<p><strong>La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni.</strong></p>



<p>Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali.</p>



<p>Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni.</p>



<p>Per questo <strong>è cruciale il ruolo del Parlamento, come</strong> luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile.</p>



<p><strong>Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.</strong> Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.</p>



<p><strong>Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra</strong> democrazia.</p>



<p>Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che &#8211; particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.</p>



<p>Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.</p>



<p>La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.</p>



<p><strong>I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.</strong></p>



<p><strong>Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. </strong>Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.</p>



<p>Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può f<strong>avorire una stagione di partecipazione.</strong></p>



<p>Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. <strong>Tutti i giovani in primo luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.</strong></p>



<p>Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.</p>



<p>Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.</p>



<p>Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.</p>



<p><strong>Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione &#8211; l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini.</strong></p>



<p>È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario.</p>



<p>Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore.</p>



<p>In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.</p>



<p>I<strong> cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone.</strong></p>



<p>Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.</p>



<p>La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.</p>



<p>Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell<strong>’</strong>ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del loro dovere.</p>



<p>Nel salutare il <strong>Corpo Diplomatico accreditato</strong>,&nbsp;ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.</p>



<p>Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo.</p>



<p>A <strong>Papa Francesco</strong>, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano.</p>



<p>Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.</p>



<p><strong>L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura.</strong> Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi.</p>



<p><strong>La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana.</strong></p>



<p>Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.</p>



<p>Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: <strong>Monica Vitti.</strong></p>



<p><strong>Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura</strong>, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; <strong>scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.</strong></p>



<p>C<strong>ostruire un’Italia più moderna è il nostro compito.</strong></p>



<p>Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche.</p>



<p>Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti &#8211; ed è un dato importante &#8211; ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano.</p>



<p><strong>Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.</strong></p>



<p><strong>È doveroso ascoltare la voce degli studenti,</strong> che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.</p>



<p><strong>La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.</strong></p>



<p><strong>Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di&nbsp;crescita.</strong></p>



<p>Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La dignità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è azzerare le morti sul lavoro,</strong> che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.</p>



<p><strong>Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.</strong></p>



<p>Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.</p>



<p><strong>Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo</strong>, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.</p>



<p><strong>Dignità è impedire la violenza sulle donne</strong>, piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.</p>



<p><strong>La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni,</strong> soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.</p>



<p><strong>È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.</strong></p>



<p><strong>Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.</strong></p>



<p><strong>Dignità è rispetto per gli anziani</strong> che non possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.</p>



<p><strong>Dignità è contrastare le povertà, </strong>la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.</p>



<p><strong>Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.</strong> Confidiamo in un Paese&nbsp;capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.</p>



<p><strong>Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.</strong></p>



<p><strong>Dignità è&nbsp;assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.</strong></p>



<p>La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.</p>



<p>A questo riguardo – concludendo &#8211; desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, <strong>David Sassoli.</strong></p>



<p>La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.</p>



<p><strong>“Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico.</strong></p>



<p>Dopo avere appena detto: “La speranza siamo noi”.</p>



<p><strong>Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.</strong></p>



<p><strong>Viva la Repubblica, viva l’Italia!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/">Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aut-aut: il multilateralismo è l’unica soluzione possibile</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/munari-aut-aut-il-multilateralismo-e-unica-soluzione-possibile/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/munari-aut-aut-il-multilateralismo-e-unica-soluzione-possibile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 11:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[COP26]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
		<category><![CDATA[Glasgow]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Multilateralismo]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Protezionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Unilateralismo]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3757</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il vertice del G20 a Roma si è appena concluso. Il 1 Novembre è iniziata la prima giornata di conferenza delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico – la COP26 di Glasgow – dove fino alla metà del mese premier, ministri ma anche negoziatori e imprese cercheranno di definire obiettivi concreti e ambizioni per poter accelerare la ripresa green e la crescita sostenibile. Quello di queste ore è un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/munari-aut-aut-il-multilateralismo-e-unica-soluzione-possibile/">Aut-aut: il multilateralismo è l’unica soluzione possibile</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il vertice del G20 a Roma si è appena concluso. Il 1 Novembre è iniziata la prima giornata di conferenza delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico – la COP26 di Glasgow – dove fino alla metà del mese premier, ministri ma anche negoziatori e imprese cercheranno di definire obiettivi concreti e ambizioni per poter accelerare la ripresa green e la crescita sostenibile.</p>



<p>Quello di queste ore è un momento decisivo per la politica mondiale e, fortunatamente, nel tirare le somme del G20 appena terminato, otteniamo un bilancio più che positivo.</p>



<p>Mario Draghi, con la semplicità e la pacatezza che lo contraddistinguono, ha saputo mettere in secondo piano ostilità, critiche ricevute e divisioni, muovendosi a suo agio tra i leader mondiali. Pare che questa volta vi sia stata realmente una effettiva convergenza, una interiorizzazione da parte di tutti i protagonisti del vertice riguardo il senso d’urgenza della tematica sul clima. Possiamo concordare con il premier Draghi che sì, “è stato un summit di successo”.</p>



<p>Di successo perché, al di là degli obiettivi prefissati e delle tematiche discusse, è emerso nuovamente un principio che da tempo era stato trascurato, fortunatamente non dimenticato. Sono stati anni difficili, lo ricorda Draghi nel discorso d’apertura del G20: il protezionismo, l’unilateralismo, il nazionalismo, con l’aggiunta della pandemia, hanno creato spaccature e divisioni tra i paesi del globo.</p>



<p>Eppure ora i grandi della terra si sono riuniti e si riuniranno ancora per concordare come raggiungere obiettivi comuni. È emerso nuovamente, da protagonista, come metodologia di lavoro nel dialogo internazionale, il multilateralismo, “l’unica soluzione possibile” secondo Draghi.</p>



<p>Multilateralismo significa dialogo. Significa superare gli interessi nazionali e le differenze strutturali tra i Paesi. Significa rafforzare i rapporti già instaurati tra le diverse nazioni e, possibilmente, crearne anche di nuovi. Significa accettare che vi sono delle sfide che vanno oltre il confine nazionale, &#8220;dalla pandemia, al cambiamento climatico, a una tassazione giusta ed equa: fare tutto questo da soli, semplicemente, non è&nbsp;un&#8217;opzione possibile” ribadisce il nostro Presidente del Consiglio.</p>



<p>Vi sono problemi che hanno una rilevanza universale, che riguardano l’umanità, a prescindere da quanto una economia sia solida o un esercito invincibile. Le organizzazioni internazionali sono colonne portanti del sistema multilaterale, sistemi in cui gli stati sono riconosciuti tutti come aventi diritto di sedere allo stesso tavolo, piccoli o grandi che siano.</p>



<p>Sicuramente la collaborazione con i paesi in via di sviluppo, in questa fase storica, è fondamentale per dare impulso alla crescita globale, ridurre le diseguaglianze che la pandemia ha inasprito, promuovere la sostenibilità e camminare verso un 2050 più concreto e meno utopico.</p>



<p>Queste sfide collettive stanno forse dando luce ad un nuovo modello economico? Sicuramente vi è stato uno sforzo congiunto di comprendere e interpretare la realtà, fatto non scontato che denota che una effettiva convergenza nel comprendere le ragioni del vertice di Roma c’è stata. I summit globali nascono proprio come possibilità di avere sotto mano l’intero disegno e di comprendere appieno l’intero quadro della politica mondiale.</p>



<p>I numerosi colloqui avvenuti tra i diversi leader sono di buon auspicio per futuri accordi multilaterali solidi. La tensione palpabile negli ultimi mesi tra Biden e Macron dopo il contratto Aukus o tra Draghi e Erdogan sembra essersi sciolta e aver lasciato spazio ad una politica più incentrata sul trovare tematiche comuni piuttosto che conflittuali.</p>



<p>L’assenza di Putin e di Xi Jinping pare non aver ridotto l’efficacia del vertice di Roma e Draghi, abile nel non entrare in futili polemiche, ha saputo mantenere il focus ben inquadrato sulle ambiziose speranze: “abbiamo riempito di sostanza le parole” ha ribadito nel suo discorso conclusivo.</p>



<p>Azioni che abbiano sostanza possono essere raggiunte davvero soltanto tramite una cooperazione solida, una sinergia dell’intero sistema globale.</p>



<p>Ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema fondato su regole e diritti comuni che tuteli i&nbsp;beni pubblici globali, che promuova la&nbsp;loro condivisione e che produca benefici per i cittadini, italiani, europei o di qualunque parte del mondo appartengano.</p>



<p>È nell’interesse di tutti. L’aut-aut che la crisi pandemica e l’emergenza climatica globale hanno imposto sembra sia stato finalmente realizzato: il multilateralismo è il modus operandi migliore per affrontare le sfide future.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/munari-aut-aut-il-multilateralismo-e-unica-soluzione-possibile/">Aut-aut: il multilateralismo è l’unica soluzione possibile</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/munari-aut-aut-il-multilateralismo-e-unica-soluzione-possibile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 10:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d&#039;Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Carbon neutraly]]></category>
		<category><![CDATA[Carbon pricing]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Climate finance]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Combustibili]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[COP26]]></category>
		<category><![CDATA[Decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Idroelettrico]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Faiella]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mitigazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[People]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Planet]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Prosperity]]></category>
		<category><![CDATA[Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Scorie]]></category>
		<category><![CDATA[Solare]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità politica]]></category>
		<category><![CDATA[Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Temperature]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporto]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Von der Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3753</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/">Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?</strong><br>La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni precedenti, ma perché il G20 è una realtà cui partecipano anche Paesi che fanno una importante quota di Pil esportando fonti fossili, che sono responsabili di circa i tre quarti delle emissioni di Co2 e di altri gas serra. È evidente che questi stati non abbiano mai amato che all’interno dell’agenda dei G20 si affrontassero questi temi. Quest’anno la presidenza italiana, basandosi sulle tre parole d’ordine People, Planet e Prosperity è stata assai tenace, e ha introdotto con un certo successo la questione climatica.</p>



<p><strong>Lei ha fatto parte della task force per la finanza sostenibile. Come si sono svolti i lavori?</strong><br>La nostra track, quella dei ministri finanziari, ha fatto un buon lavoro e ha anche beneficiato del cambiamento al vertice dell’amministrazione americana. Noi ad esempio abbiamo ricostituito un gruppo che era stato politicamente ucciso dalle precedenti presidenze, che si chiama “Sustainable finance work in group”, che si occupa di finanza sostenibile. Abbiamo chiesto a Cina e Usa, che sono i due maggiori emettitore di gas serra del mondo, di gestirlo. La cosa ha avuto ovviamente anche una valenza politica perché loro sono in grado, ciascuno nella propria sfera, di far avanzare l’agenda. Questo credo sia stato un grande successo che si è anche portato dietro una serie di conseguenze tra cui il riferimento al carbon pricing, ossia quel concetto per cui si vuol dare un prezzo alle emissioni.</p>



<p><strong>Un lavoro consegnato al Cop26?</strong><br>Sono progressi che possono aiutare il Cop26, come in una divisione di compiti per cui al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. Ricordiamo che il Cop26 riunisce tutti i paesi del mondo, tutte le parti che hanno siglato l’accordo quadro delle Nazioni Unite nel lontano 1992. Al Cop26 spetta dunque individuare i target, ad esempio quello di mantenere l’aumento della temperatura entro i due gradi, mentre al G20 compete capire come, quando e quanto efficacemente conseguirlo con politiche fiscali, energetiche o tecnologiche.</p>



<p><strong>E’ ottimista?</strong><br>Al netto di tutto si, sono ottimista, perché c’è una volontà di far vedere anche alle proprie popolazioni un certo impegno ambientalista. Nei giorni scorsi l’Arabia Saudita, ad esempio, ha dichiarata di voler raggiungere una carbon neutrality entro il 2060.</p>



<p><strong>Né la Cina né la Russia hanno partecipato però al G20.</strong><br>Sono stati i loro rispettivi leader a non partecipare, ma posso assicurare che almeno la Cina, con cui abbiamo direttamente lavorato, ha interagito molto bene con noi e in modo molto motivato. Ragion per cui sarei veramente stupito che la negoziazione cinese all’interno della Cop26 non fosse più che seria. L’assenza dei leader, quindi, che forse costituisce comunque un segnale politico, non deve troppo preoccupare.</p>



<p><strong>Non tutti i paesi sono uguali però, né per volume di emissioni né per responsabilità trascorse. Come si condivide la responsabilità dell’ambiente tra realtà così diverse?</strong><br>Immaginiamo di emettere ogni anno dei gas serra. Le emissioni di gas serra hanno questa caratteristica, che si fermano in atmosfera. È come se noi avessimo un secchio. Le emissioni sono il rubinetto che noi apriamo determinando quanta acqua entra in quel secchio in un certo anno. Il secchio ha un piccolissimo buco, costituito dagli assorbimenti naturali di Co2, per cui entra molta più acqua di quella che esce. Il livello del secchio, ossia la concentrazione di Co2 in atmosfera, è quello che determina l’aumento delle temperature.</p>



<p><strong>Il secchio però è stato riempito, nel passato, dall’industrializzazione dei paesi avanzati, fondamentalmente i paesi europei, gli USA e il Giappone.</strong><br>Infatti, negli accordi delle Nazioni Unite c’è un concetto che si chiama “Common but differentiated responsability”. È una questione che dobbiamo affrontare insieme, cioè, ma sia ben chiaro che ci sono delle differenze, perché alcuni e non altri hanno già riempito il secchio per una buona quota. Nell’accordo di Parigi si è stabilito che entro il 2020 ci sarebbe dovuto essere un trasferimento di almeno 100 miliardi di dollari annui dai paesi più avanzati a quelli meno avanzati. Il problema è che quando è stato stabilito quel principio si è stati molto vaghi nello stabilire che cosa si dovesse intendere per climate finance. Sono soldi pubblici? Grants senza tassi d’interesse? Sono prestiti? Sono finanziamenti privati? Questa sarà la questione dirimente, perché è molto più efficiente dal punto di vista economico costruire domani una centrale in Cina piuttosto che fermarne una a gas in Europa e sostituirla con una di rinnovabili. Ovviamente c’è un problema anche politico: chi vuol finanziare i propri possibili futuri competitor?</p>



<p><strong>È possibile immaginare una dipendenza esclusiva da energie rinnovabili?</strong><br>Secondo me no. Almeno non nel breve e medio periodo per la concomitanza di due fattori. Il primo è che vogliamo elettrificare il più possibile gli usi di energia. Nel trasporto, ad esempio, o nella trasformazione del riscaldamento da riscaldamento a gas in riscaldamento con pompe di calore. Questo significa che dobbiamo avere una domanda di energia elettrica che cresce sempre di più. Questo a sua volta implica che non soltanto dobbiamo aumentare le rinnovabili ma che abbiamo bisogno di mantenere anche una quota di combustibili. Adesso in Italia le rinnovabili fanno circa il 40% del totale, ma se escludiamo l’idroelettrico, la quota è ancora più piccola, e nel mondo le rinnovabili faticano ad arrivare al 10%. Il problema è il meccanismo di funzionamento del sistema elettrico perché il grosso del funzionamento di queste rinnovabili, è a energia variabile. Di notte non c’è il solare, per intenderci. Ci sarà così sempre bisogno di una quantità di energia comunque disponibile, per poter accendere la lampadina anche di notte.</p>



<p><strong>Poi ci sono alcuni settori, come il petrolchimico, che è molto difficile pensare di decarbonizzare. Non attualmente, almeno.</strong><br>Questo non significa che non dobbiamo tentare di avere la più ampia penetrazione possibile di rinnovabili. Il nostro Paese storicamente dipende da Russia, Algeria e Libia per il petrolio e per il gas. Le energie rinnovabili ci affrancano quindi dalla dipendenza dagli stati esteri, cosa che fa bene alla nostra economia ma sulla quale occorre essere realisti e comprendere quali sono i limiti tecnologici che ci troviamo davanti. Soprattutto non dobbiamo vendere la transizione ecologica come qualcosa in cui ci guadagnano tutti.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica. Inutile raccontare bugie agli elettori. Occorre chiarire che questa cosa, che avrà benefici, sarà costosa e imporrà quindi di compensare quella porzione di popolazione più vulnerabile e meno capace di adattarsi. Lo vedremo con l’aumento delle bollette: ci sono delle famiglie in situazione di povertà energetica, in cui questi aumenti producono una trasformazione di budget familiare. Io avrei destinato, ad esempio, un po’ meno risorse di quelle scattate a compensare questi aumenti, ma in modo più specifico a sostegno di queste famiglie in modo da aiutarle ad affrontare le difficoltà della transizione.</p>



<p><strong>Possiamo già imputare alla transizione i recenti aumenti in bolletta?</strong><br>Il costo finale della corrente elettrica per gli utenti domestici ormai è appesantito per circa un quarto dai costi del passato di incentivazione delle rinnovabili. Di quell’aumento non ci eravamo tanto accorti perché la bolletta è fatta di tante cose. Si consideri che la variazione di costo della materia prima incide per il trenta per cento sul totale e il resto sono tasse e costi di sistema. Nell’aumento recente, secondo la comunicazione della Commissione Europea, circa un quarto sembra legato al sistema di scambio delle emissioni: ognuno ha un proprio tetto di emissioni, chi emette oltre quel tetto deve comprare dei permessi per emettere di più mentre chi emette di meno può vendere quei permessi. Questo, poiché la Commissione ha ritirato quei permessi in coerenza con i più ambiziosi target di riduzione delle emissioni, ha indotto un grande aumento dei prezzi.</p>



<p><strong>E il gas?</strong><br>Il punto è che lo shock viene dal prezzo del gas ed è legato in un certo senso alla transizione: se io chiedo alla Cina di limitare l’uso del carbone, la Cina sostituisce il carbone con il gas contribuendo ad innalzare enormemente la domanda con conseguente rincaro del suo prezzo. Quindi, per paradosso, rischiamo di spegnere qualche centrale a gas per accendere qualche centrale a carbone.</p>



<p><strong>Notizie non buone.</strong><br>In realtà questo aumento dei prezzi dovrebbe perfino essere una buona notizia perché ci sono due modi per realizzare la transizione. Il primo è aumentare il prezzo delle emissioni, così aumentando il prezzo dell’energia. Il secondo è che, se aumenta il prezzo dell’energia si tende a conservarla di più così aumentando l’efficienza energetica. Decarbonizzazione ed efficienza energetica sono i due cardini della transizione. Se appena aumenta il prezzo, però, noi lo ammazziamo, abbiamo un atteggiamento un po’ isterico. C’è la forte aspettativa che questa sia una cosa congiunturale e non strutturale. Secondo me una componente strutturale, come ho detto, c’è.</p>



<p><strong>Pare che si stia riprendendo a dibattere sul nucleare. È una strada percorribile?</strong><br>Parliamo prima dell’Italia, dove c’è un atteggiamento abbastanza isterico sul nucleare. Se la domanda è se ha senso costruire centrali nucleari la risposta è no, perché ci vorrebbero quindici anni per costruirle e perché i costi sono elevatissimi. Ha senso fare quello che sta facendo la Germania, ossia chiudere le centrali nucleari e tenere il carbone fino al 2039? È la corazzata Potemkin delle politiche climatiche, non ha alcun senso, perché si prolunga la vita di centrali con alta emissione di Co2 e si chiudono centrali che emettono zero Co2. Inutile, tanto le scorie prodotte le dovrai comunque gestire. Il nucleare è una fonte non inquinante a breve termine che ha il grande problema del trattamento delle scorie a lungo termine.</p>



<p><strong>Andando oltre l’Italia?</strong><br>Se si fa un discorso più generale, la Commissione ha proposto una tassonomia degli investimenti sostenibili per cercare di individuare le tecnologie migliori. Su nucleare e gas non si era pronunciata mentre ora, stando alle dichiarazioni della Von der Leyen, sembra ci sia stato un brusco ripensamento, molto intelligente a mio modo di vedere, nel senso che per fronteggiare l’emergenza climatica dobbiamo avere tutto il portafoglio di tecnologie disponibili per decarbonizzare. In questo caso direi che l’ottimo è nemico del bene anche nelle politiche climatiche, perché se si vuole agire davvero occorre farlo con politiche realistiche. Vedo chiaramente un ruolo del gas a venti-trent’anni e un ruolo anche del nucleare.</p>



<p><strong>Gli eventi estremi cui abbiamo assistito nelle ultime settimane dipendono dal cambiamento climatico?</strong><br>Le immagini che vediamo fanno impressione ma dobbiamo comunque osservare il trend e non gli episodi. Il trend è chiaramente di cambiamento nei pattern delle precipitazioni, nel senso che hai lo stesso volume di precipitazioni ma ce l’hai concentrate in pochissimi spazi. Gli effetti non sono però legati soltanto al cambiamento climatico, ma anche a come hai gestito e amministrato il patrimonio. In questo il nostro Paese i problemi ce li ha a prescindere.</p>



<p><strong>Che fare?</strong><br>Manca forse un’idea generale perché è importante fare mitigazione, cioè ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche adattarci. Dovremo sopportare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, quindi dobbiamo comunque prepararci. Per farlo potremmo cominciare magari a pensare di bloccare, meglio ancora ridurre, l’impermeabilizzazione del suolo, e adottare tutte le strategie che ci permettano di contenere l’impatto dei cambiamenti sul territorio. Si tratta di interventi che devono stare nelle priorità assolute dei governanti centrali e locali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/">Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/11/02/raco-ivan-faiella-al-g20-si-affidano-le-politiche-e-al-cop26-gli-obiettivi-la-sostenibilita-ambientale-deve-andare-di-pari-passo-con-la-sostenibilita-politica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 13:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[ALMA]]></category>
		<category><![CDATA[asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione di Dublino]]></category>
		<category><![CDATA[COP26]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[De Gasperi]]></category>
		<category><![CDATA[Debito comune]]></category>
		<category><![CDATA[Discorso sullo Stato dell&#039;Unione]]></category>
		<category><![CDATA[Diversità]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[HERA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Neet]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità]]></category>
		<category><![CDATA[Strasburgo]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Von der Leyen]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3558</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/">Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. </p>



<p>Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo. Forte centralità è stata data alla valorizzazione e al rafforzamento dell’anima della nostra Unione. Viene ritratta un’Europa forte, unita nelle avversità e nella ripresa, un’Europa dove valori come la libertà, la diversità e la responsabilità verso gli altri tornano al centro assieme alle grandi tematiche e alle sfide del nostro tempo.</p>



<p>Vi sono state inconsistenze e incomprensioni tra gli stati membri dell’Unione, la stessa Presidente lo ammette, pur affermando che “per quanto sia imperfetta, la nostra Unione è straordinaria nella sua unicità e unica nella sua straordinarietà”. Alcuni hanno letto tra le linee soltanto tanta retorica. Sicuramente quello della Von Der Leyen è un discorso volutamente privo di polemiche. Eppure, si è rivelato decisamente ricco di riflessioni. </p>



<p>La pandemia è stata un acceleratore formidabile in termini di sforzi congiunti e collaborazione tra gli Stati membri: di ciò l’integrazione europea ne ha sicuramente giovato. Il Covid-19 ha colto tutti allo sbaraglio ma, nonostante questo, la Commissione è stata in grado di raggiungere obiettivi essenziali nell’azione di contenimento del virus, ed ora, con l’autorità operativa HERA, s’appresta a “garantire che mai più nessun virus trasformi un’epidemia locale in una pandemia globale”.</p>



<p>Sulla politica fiscale, la Presidente presenta NextGenerationEU – primo esempio di debito comune – come un investimento a lungo termine. Sicuramente una discussione profonda riguardante il patto di stabilità emergerà nei prossimi mesi, i cui equilibri saranno fortemente influenzati dal voto per la leadership tedesca.</p>



<p>Nuovo e con una impronta decisa è l’intento di presentare una nuova legge europea sui semiconduttori, vitali nella produzione dei chip, settore del digitale oggi troppo dipendente dall’Asia. “Non si tratta solo di competitività. Si tratta anche di sovranità tecnologica”. La Commissione è convinta della qualità della ricerca e produzione europea.</p>



<p>Intrecciato con ricerca e sviluppo è il programma ALMA, proposto sulla falsariga dei programmi di scambi europei già esistenti, il quale consentirà ai giovani NEET di fare una esperienza professionale in un altro paese europeo. </p>



<p>In svariati passaggi del discorso viene richiamata l’attenzione al destino delle generazioni future; la pandemia ha causato un accumulo di “tempo perduto che non potremo più restituire ai nostri giovani” afferma infatti la Presidente, “questa deve essere la loro Conferenza”.</p>



<p>Altro tema toccato è stato il Green Deal. È netta la posizione della Von Der Leyen: l’Europa verserà ingenti finanziamenti per il clima ma essa non può agire da sola – la COP26 di Glasgow sarà il vero turning point sulle posizioni di tutta la comunità mondiale. L’annuncio da parte del Presidente cinese riguardante l’interruzione della costruzione di nuove centrali a carbone all’estero ha una notevole portata; pur non fermando le centrali interne del paese, la promessa di Xi Jinping denota un’attenzione a metodi di produzione energetici più rispettosi nei paesi in via di sviluppo dove la Cina opera.</p>



<p>Riguardo la geopolitica, la gestione del Medio Oriente è il principale scenario su cui l’Europa ha deciso di concentrarsi. Il ritiro degli Stati Uniti d’America dalla scena e le conseguenze della crisi afghana, ancora poco visibili, hanno sicuramente fatto emergere preoccupanti questioni all’interno della NATO.</p>



<p>La Presidente è stata ferma sul fatto che “non esistono problemi di sicurezza e di difesa per i quali la risposta sia una minore cooperazione”. L’Europa dovrà scegliere se restare dipendente, in modo esclusivo, dalla NATO o se vorrà seguire una linea più audace e diversa, quella di elaborare una strategia europea di difesa autonoma. </p>



<p>Romano Prodi, in un articolo pubblicato dal Messaggero, ha ipotizzato in tal senso una rivoluzione guidata dalla Francia – l’unico paese europeo a possedere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’armamento nucleare, due strumenti necessari per permettere la costruzione di una difesa europea comune. Vedremo se i francesi coglieranno al volo questo consiglio o se preferiranno mantenere una linea nazionale.</p>



<p>Fortemente connesso all’instabilità del Medio Oriente, ma anche del continente africano, il tema dell’accoglienza di rifugiati e migranti rimane scottante. L’Unione è divisa tra chi difende la Convenzione di Dublino del 1990 e chi chiede nuove regole per la redistribuzione tra gli stati membri.</p>



<p>Gli argomenti trattati da Ursula Von Der Leyen sono stati innumerevoli. Il filo rosso che connette ogni tematica è sicuramente l’augurio della Commissione che l’Europa possa rafforzarsi ed essere unita di fronte alle sfide globali che l’attendono.</p>



<p>La Presidente ha ribadito più volte il bisogno non soltanto di mettere in campo ingenti strumenti economici e politici ma anche la necessità di coltivare uno spirito europeo. È quella stessa anima che spinse i padri fondatori a sedersi ad un tavolo e fondare l’Unione che la Von der Leyen auspica possa nuovamente riemergere. </p>



<p>È l’anima dell’Unione, allora nata tra le macerie di una guerra mondiale. Ritrovare quel sentimento è ciò che la Presidente ha invitato tutti gli stati membri a fare. Speriamo che l’appello venga accolto con determinazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/">Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/09/25/munari-discorso-sullo-stato-dellunione-von-der-leyen-rendiamola-piu-forte-insieme/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giulio Terzi: Kabul non doveva cadere. Biden ha sbagliato ma con i talebani non può esserci dialogo. Borrell andrebbe rimosso</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/08/20/giulio-terzi-kabul-non-doveva-cadere-biden-ha-sbagliato-ma-con-i-talebani-non-puo-esserci-dialogo-borrell-andrebbe-rimosso/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/08/20/giulio-terzi-kabul-non-doveva-cadere-biden-ha-sbagliato-ma-con-i-talebani-non-puo-esserci-dialogo-borrell-andrebbe-rimosso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2021 07:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Alleati]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Binjiang]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[CNN]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Dialgo]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Fiedman]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
		<category><![CDATA[Josep Borrell]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Madrase]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Sharia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3449</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il presidente Biden ha detto che gli USA erano in Afghanistan solo per combattere il terrorismo. Non si poteva restare lì all’infinito. Come è possibile, adesso, dividere quel che di buono è stato fatto in questi 20 anni dagli errori che pure sono stati commessi?È una constatazione che il discorso del Presidente Biden gli abbia portato critiche universali che forse potevano in qualche modo essere evitate. Il discorso non ha&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/20/giulio-terzi-kabul-non-doveva-cadere-biden-ha-sbagliato-ma-con-i-talebani-non-puo-esserci-dialogo-borrell-andrebbe-rimosso/">Giulio Terzi: Kabul non doveva cadere. Biden ha sbagliato ma con i talebani non può esserci dialogo. Borrell andrebbe rimosso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il presidente Biden ha detto che gli USA erano in Afghanistan solo per combattere il terrorismo. Non si poteva restare lì all’infinito. Come è possibile, adesso, dividere quel che di buono è stato fatto in questi 20 anni dagli errori che pure sono stati commessi?</strong><br>È una constatazione che il discorso del Presidente Biden gli abbia portato critiche universali che forse potevano in qualche modo essere evitate. Il discorso non ha certo migliorato l’immagine drammaticamente tragica della tattica e della strategia di disimpegno adottate. Perché disimpegno doveva essere, e non fuga disordinata e incontrollata. Disimpegno che avrebbe dovuto governare le cose inducendo almeno un rallentamento della presa di Kabul. Ricordiamo i dati di fatto. Kabul è una città di quattro milioni di persone che diventano sei con i sobborghi. È una città, come si ricorda nella stampa internazionale, che era un cumulo di capanne, macerie, di quartieri invivibili, di povertà disperata, di repressione e di violenze continue durante il regime talebano, che l’aveva portata in pochi anni in un luogo infernale per la vita di ogni cittadino.</p>



<p><strong>In vent’anni cosa è successo a Kabul?</strong><br>Era diventata non certo la Svizzera ma una città fiorita, seppure in un ambiente di estrema corruzione dove gli attentati dei talebani e di altre forze terroriste sono continuate, ma dove l’immagine e la vita era diventata, soprattutto nell’ultimo decennio, quella di una città con banche, luoghi di intrattenimento, libertà per le strade. Io ricordo una missione in cui l’Italia aveva la presidenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ed io ebbi l’onore di guidare la missione. Ci riunimmo nel principale albergo di Kabul ed aspettavamo di essere raggiunti dal segretario generale dell’Alleanza atlantica, che però non poté unirsi a noi perché nel percorso tra la sua residenza e il nostro albergo scoppiò un’autobomba cui seguì un’allerta generale.</p>



<p><strong>La città dunque viveva un clima di guerra?</strong><br>lo ha sempre vissuto negli ultimi vent’anni, ma era una città dove l’attività economica ferveva, la libertà delle donne era assicurata. Il tasso di alfabetizzazione delle donne afghane è passato, in soli ultimi otto anni, dal 32 al 44 per cento, con una linea di crescita che era appena accennata all’inizio ma è diventata imponente successivamente. Questo è un indicatore importante: la condizione della donna è un chiaro criterio di misurazione quando si parla di interpretazione della Sharia e di ideale del Jihad. Sono questi i due punti, Sharia e Jihad, costitutivi del Dna dei talebani. Lo erano nel 1993-1994 e lo sono ancora oggi.</p>



<p><strong>Quindi tutte le dichiarazioni che i talebani fanno per dare quest’immagine umana, riformista o moderata?</strong><br>Queste dichiarazioni di ravvedimento saranno colte da chi vorrà continuare a fare affari con questa realtà, esattamente come accade con l’Iran, che peraltro è diventato un attore rilevante proprio in Afghanistan dopo esserlo stato nel 2003 in Iraq.</p>



<p><strong>Nessun dubbio quindi sui loro buoni intenti?</strong><br>Questo ritiro disordinato è estremamente dannoso non solo per gli USA ma per l’intero Occidente perché conferisce una straordinaria forza propagandistica al jihadismo globale. L’Afghanistan e il regime talebano sono due contesti in cui la Sharia viene applicata secondo la sua interpretazione più estremista. Oggi quel contesto è lo Stato islamico, l’Emirato, il Califfato, quindi non ci sono dubbi.</p>



<p><strong>Anche perché la storia dei leader che stanno guidando il nuovo Emirato offre grandi garanzie.</strong><br>Esattamente. I dubbi sfumano quando si guarda ai principali leader delle forze talebane che hanno riconquistato il Paese, e soprattutto Kabul. Uno è tra dei primissimi nomi di terroristi ricercati da tutte le intelligence e da tutti gli organismi giudiziari del mondo occidentale; un altro è il figlio del mullah Omar; il terzo è stato otto anni a Guantanamo, catturato dai pakistani e poi liberato durante l’amministrazione Trump per concedergli di essere il capo negoziatore talebano ai negoziati di Doha.</p>



<p><strong>Anche questa storia dei negoziati di Doha non ha portato i risultati sperati.</strong><br>E’ stata un’enorme cortina fumogena elevata dai talebani, e sulla quale Trump prima e Biden poi hanno giocato facendo finta che dall’altra parte ci fossero delle persone oneste mentre c’erano persone che, quando il primo maggio Biden ha confermato il ritiro rapidissimo, addirittura accelerato rispetto a quello previsto da Trump, sono partiti per un’azione di attacco coordinato e contemporaneo in tutte le principali città.</p>



<p><strong>C’è qualcosa che stona molto nel discorso di Biden.</strong><br>È un discorso che io credo, come molti commentatori, abbia peggiorato la sua immagine in modo cospicuo. Perché se è vero, come scrive Thomas Friedman sul New York Times, che i grandi rivolgimenti della storia non si devono interpretare soltanto guardando alla mattina dopo ma si devono guardare con una visione del dopodomani, e quindi tutto quello che i talebani faranno è sub judice, è anche vero che il discorso di Biden non è stato da leader di un mondo occidentale che Biden vuole riunire entro fino anno per una valutazione complessiva della situazione con Cina, Russia e altre realtà che possono costituite una minaccia all’ordine, al diritto, alla sicurezza internazionale.</p>



<p><strong>Che messaggio ha lanciato?</strong><br>Purtroppo è stato un discorso incentrato sulla volontà di compiacere una parte di elettorato americano che voleva a tutti i costi lavarsi le mani del futuro dell’Afghanistan. È un atteggiamento che è stato percepito, forse con più cattiveria dal fronte pubblicano, anche dalla maggioranza del fronte democratico negli USA e dall’opinione pubblica e dagli organi di informazione, che si sono mostrati non solo in dissenso ma in gran parte indignati da ciò che è avvenuto e dagli argomenti usati dal presidente Biden.</p>



<p><strong>Anche in Italia si è avvertito il dissenso. Questa è un’impressione che Biden ha dato a tutto il mondo.</strong><br>A quanto ho letto e sentito c’è stata una sola voce che si è levata a difesa del presidente Biden, una voce peraltro autorevole, quella di Fareed Zakaria, commentatore della CNN. Ha dato una serie di spiegazioni del perché gli afghani devono tornare in toto padroni del loro paese. Questo dell’autodeterminazione degli afghani è un discorso molto cinico perché allora vanno bene anche i genocidi dei grandi laghi, va bene il genocidio nello Xinjiang, e al limite anche quello della seconda guerra mondiale. Invece l’America, che pure è stata esitante tanto nella prima quanto nella seconda guerra mondiale, non ha lasciato imperare quelle forze che avrebbero condotto alla catastrofe interi continenti. Allo stesso modo le cose non resteranno così oggi, perché le forze che vogliono umanità, solidarietà, che vogliono affermare i diritti delle persone, le libertà individuali prevarranno su quelle che contrastano la libertà umana.</p>



<p><strong>Ma l’esportazione della democrazia abbiamo visti che non funziona.</strong><br>Quanto sta accadendo non può essere tollerato, ma non perché dobbiamo sostenere le difese delle democrazie e trasportare i nostri sistemi in altri sistemi. Semplicemente perché così è per il diritto internazionale nell’ambito delle Nazioni Unite. Cerchiamo di vedere che cosa è stato negli ultimi trent’anni, dalla guerra nel Balcani alla crisi dei grandi laghi, che cosa è accaduto alle Nazioni Unite. Si è detto: la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali è un elemento base per lo sviluppo, la pace e la sicurezza. Non c’è sviluppo umano ed economico, non c’è pace o sicurezza senza la difesa dei diritti umani e viceversa.</p>



<p><strong>Diritti alla base dell’agenda per la pace di Boutros-Ghali.</strong><br>Questa sorta di trilogia di principi è stata assunta nell’agenda per la pace di Boutros-Ghali ed è stata affermata in una miriade di risoluzioni del consiglio di sicurezza e dall’Assemblea generale dell’Onu da sempre. Vero che da parte di molti paesi questa affermazione è stata avanzata ipocritamente, ma è sempre stata sottoscritta a qualunque livello di decisione politica, diplomatica e tecnica. Quello che è accaduto in questi giorni in Afghanistan è l’assoluta negazione di questi principi, quindi venirci a spiegare che i diritti negati alle donne sono una cosa che riguarda gli afghani e nessun altro deve interessarne in Occidente, è una cosa che non si può sostenere.</p>



<p><strong>Su chi fa ricadere la responsabilità sull’esercito afghano che non ha combattuto?</strong><br>Dire che il problema sono stati gli uomini afghani che non hanno voluto combattere contro i talebani perché gli avrebbero tagliato la testa, dopo che c’è stata una presenza occidentale di vent’anni per cercare di invertire questa situazione, significa sostenere che alla fine si è trattato soltanto di un grande equivoco, come infine molti commentatori sostengono.</p>



<p><strong>Non è il solo errore.</strong><br>Altro argomento che trovo aberrante è quello secondo cui in fondo agli afghani poveri, quelli delle campagne, che per centinaia di anni sono sopravvissuti facendo i contadini, coltivando oppio, vivacchiando, subendo qualsiasi invasione, della democrazia, dei diritti alle donne e di avere un sistema di governo che non li spogliasse di qualsiasi proprietà o capacità economica, non importa nulla. Questo è aberrante sotto qualsiasi profilo.</p>



<p><strong>L’errore principale commesso dagli americani e dagli Alleati qual è stato?</strong><br>Quello di alzare le mani. Dove falliscono i tentativi di rimettere in piedi delle forme efficienti di governo? Dove riteniamo di fallire noi in Italia da tanti anni, e forse negli ultimi dieci o quindici anche altri paesi europei, Germania compresa? Il comune denominatore è la termite della corruzione, che si insedia in qualsiasi foresta in crescita e divora tutto. La tragedia della corruzione. Le primavere arabe sono scoppiate in reazione alla corruzione. C’era un movimento di giovani musulmani che non ne potevano più dei loro leader corrotti. Non ne potevano più delle ingiustizie che la corruzione provocava. Pensi alla lotta affinché l’Afghanistan cessasse di essere il primo paese al mondo per produzione di eroina, metodo di finanziamento probabilmente dei signori della guerra al governo, ma soprattutto dei talebani. Questa recente massiccia immissione di fondi ha determinato una enorme corruzione, che ha fatto fallire ogni tentativo di portare qualità di governo, ha fatto fallire Karzai, Ghani ed altri.</p>



<p><strong>Perché la popolazione è stata indotta a stancarsi della prospettiva di un nuovo Afghanistan dove la gente poteva esprimersi liberamente?</strong><br>Perché vedeva che questa prospettiva finiva in una grande discarica di corrotti, un enorme pantano di corruzione. E allora la popolazione abbandona questa prospettiva e tende verso gli ideali propagandati dai talebani, che si sono sempre falsamente presentati come i promotori di un Islam puro e duro, che guarda solamente all’aldilà.</p>



<p><strong>Lei ha potuto verificare sul campo.</strong><br>Si, lo dico con una certa cognizione di causa perché nel 2008-2009, e cioè oramai dodici anni fa, ho partecipato ad un tentativo quando l’allora inviato speciale per l’Afghanistan aveva messo su un team di magistrati, giuristi ed operatori esterni per avviare un contrasto alla corruzione in Afghanistan. Sa che cosa è accaduto? Che molto rapidamente l’opera di questo team è stata congelata di fronte alle lotte intestine che questa scelta imposta dall’esterno comportava. A un certo punto le riunioni non si sono più fatte. Contattiamo il Dipartimento di stato che ci risponde che è meglio soprassedere. Non voglio fare paragoni, ma non appare qualcosa che sentiamo spesso anche vicino a noi quando parliamo di lotta alla corruzione?</p>



<p><strong>Questa fuga disordinata da Kabul fa temere che per l’Occidente sarà sempre più difficile apparire credibile nelle operazioni internazionali cui sarà chiamato?</strong><br>È un evento che avrà ripercussioni non soltanto in Afghanistan ma nell’intero mondo islamico, e parliamo di un miliardo e mezzo di esseri umani. Fatto in percentuale altissima di persone sagge, moderate, straordinarie e purtroppo però anche da un proliferare fortissimo di altre realtà, favorite dai sistemi di informatizzazione e comunicazione diffusa. Tra l’altro, a proposito di tecnologia, l’interesse della Cina si spiega con le enormi risorse minerarie proprio nel campo delle terre rare. Di quelle la Cina vuole avere l’assoluto dominio a livello globale.</p>



<p><strong>Ci sono già contatti?</strong><br>I mezzi di comunicazione hanno sicuramente permesso all’intelligence cinese di prendere già contatto con i leader talebani per mostrare loro come i propri sistemi di condizionamento delle masse possono servire al radicamento della Sharia nella testa della gente come al radicamento di tutto quello che conviene alla collaborazione tra Cina e governo talebano. Ne discende che la modernizzazione tecnologica non sarà per la libertà ma per il sistema orwelliano di controllo.</p>



<p><strong>E’ il motivo per cui Mosca e Pechino sono i soli a non aver chiuso le ambasciate?</strong><br>Nel giro di pochissimo riconosceranno la legittimità del nuovo governo. La collaborazione è ormai avviata. Questo è un altro risvolto negativo della vicenda: la congiunzione astrale di questo patto di convenienza tra potenze globali come la Cina e la Russia, di altri attori, locali ma globali per motivi religiosi, come l’Iran, e poi anche di alleati secondari come Venezuela, Cuba, Cambogia e Myanmar favorisce un mondo spaventosamente fanatico come quello dei talebani o degli sciiti iraniani.</p>



<p><strong>Insomma, Kabul non doveva cadere.</strong><br>Quanto avvenuto in Afghanistan è enormemente rafforzato dalle condizioni geopolitiche. E non mi riferisco alla strategia di disimpegno americano, che doveva essere fatta in ben diversi modi, ma dalla terribile confusione pubblica, aperta e propagandata, della caduta di Kabul, che doveva assolutamente essere tenuta in piedi. Il ponte aereo di Kabul doveva essere tenuto in piedi non dico per anni ma almeno per mesi, producendo anche una capacità di condizionamento su un minimo di apertura talebana nel futuro governo del Paese, perché era quella la carta da giocare. Kabul doveva essere la carta strategica da giocare da parte dell’Occidente e di tutte quelle forze afghane che adesso sono disperate.</p>



<p><strong>Che succederà ora?</strong><br>Io sono molto preoccupato da quale sarà il costo per tutti gli americani e gli occidentali in generale che operano nel mondo globale, dove ci sono milioni e milioni di musulmani estremamente radicalizzati. Uno degli esempi che ha sovvertito la situazione in Afghanistan, ad esempio, è stata la formazione nelle madrase al confine tra Afghanistan e Pakistan, di questi giovani che vediamo barbuti di diciotto-vent’anni. Migliaia di madrase finanziate da organizzazioni e fondazioni islamiste fondamentaliste come quella dei fratelli musulmani.</p>



<p><strong>Ce ne sono anche in Italia?</strong><br>E’ una domanda che dovremmo rivolgerci: quante madrase di questo tipo abbiamo in Italia, dove ci sono più di mille moschee non riconosciute, delle quali si ignorano i finanziamenti e delle quali non è mai stato stabilito un certificato di identità chiaro? Dove sono formati e da dove vengono i Mullah? Ho visto delle dichiarazioni entusiasmanti, deliranti di gioia da parte di alcuni leader musulmani fondamentalisti italiani, che hanno inneggiato alla sconfitta dell’Occidente in chiave jihad. Ci siamo resi conto di ciò che significa la caduta di Kabul in questo contesto?</p>



<p><strong>Ha molto impressionato la dichiarazione di Josep Borrell, per il quale i talebani hanno vinto la guerra e quindi dobbiamo parlare con loro per impegnarci in un dialogo prima possibile.</strong><br>Josep Borrell doveva essere rimosso già da quando è andato a farsi prendere in giro senza reagire in alcun modo durante la famosa visita a Mosca in cui è stato trattato come un lacchè, e ha continuato ad agire nello stesso modo demenziale nella politica con l’Iran nonostante ci siano stati attentati organizzati dal regime iraniano. Mi riferisco all’attentato che doveva esser fatto nel luglio 2018, che sarebbe stato simile a quello dell’11 settembre, contro un’enorme manifestazione di decine di migliaia di persone, essenzialmente profughi iraniani, con sessanta delegazioni straniere presenti tra cui quella italiana. Avrebbero dovuto esser fatti saltare in aria durante un’operazione guidata da un diplomatico iraniano in servizio all’ambasciata di Vienna che sorvegliava un network di agenti segreti, terroristi iraniani in Europa.</p>



<p><strong>Come finì?</strong><br>Il diplomatico fu arrestato e condannato a vent’anni e l’operazione fu sventata negli ultimi minuti prima che la bomba esplodesse. Su tutto questo Borrell non ha mai detto una parola. Quando ci si è appellati a lui in occasione dell’insediamento di un massacratore di oppositori politici come il nuovo presidente iraniano, Borrell ha risposto all’appello mandando il suo vice a quell’insediamento. Il concetto di dialogo di Borrell è quello che per dialogare occorre non parlare mai di diritti umani. Avrebbe dovuto essere cacciato dal Parlamento europeo, ma purtroppo dai tempi di Solana i responsabili europei degli esteri sono l’immagine provata di dove stia andando l’Europa e di come si sia sfasciata la politica estera europea.</p>



<p><strong>Quindi che cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?</strong><br>Dobbiamo aspettarci che l’Europa dovrà provare, cosa che spero ma per la quale non sono molto ottimista, a reagire immediatamente in positivo per dare una immagine di coesione, assicurando coerenza come ha fatto il presidente Draghi. L’Italia deve impegnarsi fortemente a evitare che, Dio non voglia, l’immagine che abbiamo al momento della situazione peggiori a causa dei litigi interni all’Unione perché un paese o l’altro ospiti o meno mille, duemila o tremila rifugiati politici, questi veramente rifugiati politici. Mi auguro che l’Europa dimostri serietà e senso di visione su questo, che è in fondo una piccola cartina di tornasole anche nei confronti di questi movimenti terroristici inqualificabili che vogliono soltanto, ossessivamente, uccidere, negare l’esistenza di chi la pensa diversamente o di chi ha una fede diversa. Diamo almeno la dimostrazione di buonsenso, di visione e di libertà nell’aiutare chi la libertà e la visione l’ha condivisa con noi.</p>



<p><strong>E poi? E poi il dialogo con questi come si fa?</strong><br>Non chiamiamolo dialogo, per favore. È ormai un termine abusato. Le linee di comunicazione esistono ma sono ben lontane da quelle che possano implicare una qualunque forma di legittimazione. Non c’è nessuna legittimazione con questi talebani al potere, con quello che hanno fatto e che stanno facendo. La dimostrazione è nel filmato di quella donna anziana fermata per strada da quella specie di folle che gli ha fatto una invocazione di Allah per mezz’ora mentre lì accanto ci stava un altro che poi le ha sparato un colpo alla nuca uccidendola. Tutti hanno visto queste cose e di cose simili ne sono successe a migliaia nelle ultime ore. Quindi non parliamo di dialogo con questa gente.</p>



<p><strong>Che contatti potranno essere attivati?</strong><br>I contatti devono essere basati sull’interesse nazionale e sulla nostra identità, dobbiamo agire in modo che questi essere, non chiamiamoli uomini e donne anche perché donne non ce ne sono, sappiano che non faremo loro alcuno sconto e metteremo in atto tutte le idee e le operazioni, le strategie e le tattiche possibili per mostrare che i loro comportamenti avranno dei costi insopportabili e che restano sotto il nostro scrutinio. Dovremo condizionarli in ogni modo possibile ad un agire che sia consono al mantenimento delle conquiste ottenute dalle donne, dalle bambine, dalle realtà più fragili e deboli della comunità afghana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/20/giulio-terzi-kabul-non-doveva-cadere-biden-ha-sbagliato-ma-con-i-talebani-non-puo-esserci-dialogo-borrell-andrebbe-rimosso/">Giulio Terzi: Kabul non doveva cadere. Biden ha sbagliato ma con i talebani non può esserci dialogo. Borrell andrebbe rimosso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/08/20/giulio-terzi-kabul-non-doveva-cadere-biden-ha-sbagliato-ma-con-i-talebani-non-puo-esserci-dialogo-borrell-andrebbe-rimosso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biden e la strada (accidentata) della diplomazia con l’Iran</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/02/maran-biden-strada-accidentata-diplomazia-iran/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/12/02/maran-biden-strada-accidentata-diplomazia-iran/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 13:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mohsen Fakhrizadeh]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Qasem Soleimani]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Uranio]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2253</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le speranze del nuovo presidente americano Joe Biden di resuscitare l’accordo nucleare iraniano potrebbero essere già andate in fumo. L’assassinio della scorsa settimana dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh (in un’operazione segreta che, a quel che si dice, si è servita di una mitragliatrice montata su un furgone e controllata da remoto), ha assestato un nuovo colpo all’orgoglio iraniano dopo l’uccisione, in gennaio, del generale Qasem Soleimani in uno strike aereo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/02/maran-biden-strada-accidentata-diplomazia-iran/">Biden e la strada (accidentata) della diplomazia con l’Iran</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le speranze del nuovo presidente americano Joe Biden di resuscitare l’accordo nucleare iraniano potrebbero essere già andate in fumo. L’assassinio della scorsa settimana dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh (in un’operazione segreta che, a quel che si dice, si è servita di una mitragliatrice montata su un furgone e controllata da remoto), ha assestato un nuovo colpo all’orgoglio iraniano dopo l’uccisione, in gennaio, del generale Qasem Soleimani in uno strike aereo. </p>



<p>Va da sé che i due incidenti potrebbero mandare all’aria ogni prospettiva di un rilancio della diplomazia. Non per caso, Mark Fitzpatrick, ex executive director dell’International Institute for Strategic Studies, ha subito twittato: «La ragione per assassinare Fakhrizadeh non era ostacolare il potenziale bellico dell’Iran, era ostacolare la diplomazia».</p>



<p>I leader clericali iraniani ora sono, infatti, alle prese con un dilemma. Devono reagire in modo aggressivo (contro il paese accusato di aver perpetrato l’attentato, e cioè Israele) e rischiare una escalation dannosa con gli Stati Uniti? O devono invece assorbire il colpo, politicamente molto imbarazzante, e sperare che il dialogo con Biden possa allentare le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump che hanno strangolato l’economia iraniana?</p>



<p>Oltretutto, molto probabilmente il presidente Donald Trump reagirebbe ad una eventuale azione militare iraniana; e altrettanto probabilmente un conflitto finirebbe per regalare a Biden una crisi immediata (e una bella gatta da pelare) e per uccidere nella culla anche qualsiasi negoziato tra Washington e Teheran. Questa è una delle ragioni per cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si è sempre opposto all’accordo nucleare, potrebbe avere ordinato l’attentato a Fakhrizadeh.</p>



<p>I falchi americani rivendicano che la politica della «massima pressione» che Trump ha applicato nei confronti dell’Iran dopo il ritiro americano, nel 2018, dall’accordo nucleare concluso dall’amministrazione Obama (che perfino l’intelligence americana aveva detto che Tehran stava rispettando), offre ora a Biden un nuovo vantaggio nella trattativa con l’Iran. Ma da allora, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 12 novembre scorso, Tehran ha accumulato 12 volte la quantità di uranio arricchito permesso dall’accordo del 2015, ed è molto vicina al punto in cui potrebbe dotarsi davvero di una bomba nucleare. Inoltre, le sanzioni americane, nonostante abbiano inflitto terribili sofferenze economiche, non hanno incoraggiato in alcun modo il cambiamento di regime auspicato dai fautori della linea dura.</p>



<p>Resta il fatto che, anche se Biden volesse ritornare all’accordo nucleare del 2015 («il modo più intelligente», come ha sottolineato, di affrontare «la minaccia rappresentata dall’Iran»), è l’idea stessa di ritornare alla diplomazia (che resta indubbiamente la cosa migliore da fare) che ha subito un colpo dopo l’altro: prima con lo strike ordinato da Trump che ha ucciso Soleimani ed ora con l’assassinio dello scienziato nucleare. </p>



<p>Inoltre, non sarà facile neppure per gli iraniani moderati e pragmatici persuadere qualcuno dei vantaggi di nuovo accordo con gli Stati Uniti, considerato che, quasi certamente, un futuro presidente repubblicano si affretterebbe a gettarlo alle ortiche. Senza contare che, nel frattempo, dalle elezioni iraniane dell’anno prossimo potrebbero uscire un nuovo presidente integralista che si oppone al dialogo con gli Stati Uniti; e che, anche negli Stati Uniti (e in Israele), gli avversari dell’accordo potrebbero rendere a Biden la vita impossibile, impedendogli di collaborare con l’Iran.</p>



<p>Se la strada della diplomazia dovesse rivelarsi impraticabile, il futuro presidente americano si troverebbe di fronte ad una scelta terribile: vivere con la possibilità di una bomba atomica iraniana o ordinare un’azione militare che potrebbe dare avvio ad una nuova disastrosa guerra in Medioriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/02/maran-biden-strada-accidentata-diplomazia-iran/">Biden e la strada (accidentata) della diplomazia con l’Iran</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/12/02/maran-biden-strada-accidentata-diplomazia-iran/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Shiv Someshwar: sviluppo sostenibile per non dover scegliere tra crescita e ambiente</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 16:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Agenza 2030]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Centralità umana]]></category>
		<category><![CDATA[Columbia University]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita economica]]></category>
		<category><![CDATA[Durabilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Inslusione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Studi Politici]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Obiettivi Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Shiv Someshwar]]></category>
		<category><![CDATA[Smart working]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione giusta]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Verde]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1763</guid>

					<description><![CDATA[<p>Shivsharan Someshwar – “Shiv” come preferisce lui – collabora con le Nazioni Unite per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e da decenni si occupa di sviluppo sostenibile e cambiamento climatico. Indiano di origine, professore alla Columbia University di New York e all’Istituto di Studi Politici di Parigi, può vantare una prospettiva davvero globale su un tema fondamentale per il nostro futuro, riguardo cui è convinto sia necessaria “una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/">Shiv Someshwar: sviluppo sostenibile per non dover scegliere tra crescita e ambiente</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Shivsharan Someshwar – “Shiv” come preferisce lui – collabora con le Nazioni Unite per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e da decenni si occupa di sviluppo sostenibile e cambiamento climatico. Indiano di origine, professore alla Columbia University di New York e all’Istituto di Studi Politici di Parigi, può vantare una prospettiva davvero globale su un tema fondamentale per il nostro futuro, riguardo cui è convinto sia necessaria “una rivoluzione nel nostro modo di pensare”.</p>



<p><strong>Oggi lo sviluppo sostenibile è – fortunatamente &#8211; tra gli argomenti più discussi e dibattuti. Di conseguenza, l’espressione “sviluppo sostenibile” è ampiamente utilizzata. Lei che se ne occupa da più di venticinque anni, può aiutarci a capire meglio di cosa parliamo esattamente?</strong><br>Partirei dal chiarire che cosa non è lo sviluppo sostenibile! Non è avere crescita economica prima e, sostenibilità ambientale dopo. Non si tratta nemmeno di incentivare grandi guadagni per pochi e sperare che nel tempo si traducano in un rivolo di benefici economici per il resto dei cittadini. Sviluppo sostenibile non è solo garantire una durabilità ambientale; non è l’assoluto controllo da parte dello Stato sui processi economici, ma nemmeno un meccanismo governato solamente dal mercato. Uno degli errori di rappresentazione di maggior successo è che lo sviluppo sostenibile sia vantaggioso per tutti; che non esistano perdenti. Non è così. Ogni azione collettiva ha vincitori e vinti. È essenziale capire quali sono le persone, comunità o società che perdono, e perché così da agire di conseguenza: proteggere i più vulnerabili e regolare gli eccessi dei vincitori.</p>



<p><strong>Dunque, che cos’è lo Sviluppo Sostenibile?</strong><br>Coinvolge quattro dimensioni, tutte importanti per persone e società, indipendentemente da dove si trovino. La prima riguarda istituzioni e processi, cioè il modo in cui gestiamo la nostra vita collettiva: si tratta sia di un mezzo per raggiungere uno sviluppo sostenibile che di un fine in sé per assicurare la pace, la sicurezza e la prosperità di tutti. Le altre tre dimensioni sono crescita economica, durabilità ambientale e inclusione sociale. É fondamentale che tutte e tre siano garantite contemporaneamente, e non portate avanti una prima di un’altra. Ed è questo che rende lo sviluppo sostenibile una sfida così complessa che da una parte è percepita come una minaccia da persone e aziende che stanno realizzando enormi guadagni e, dall’altra, come una promessa per le tante comunità che sono state economicamente o socialmente emarginate o che vivono in condizioni ambientali precarie. Lo sviluppo sostenibile richiede una rivoluzione nel nostro modo di pensare al cosa, al perché e al come.</p>



<p><strong>La pandemia ha avuto drammatici impatti economici sulla società, colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione, oltre che determinando un crollo delle entrate dei governi. Se molti leader sostengono che l’aumento dell’occupazione dovrebbe essere al centro degli sforzi pubblici, molti altri, al contrario, affermano che è la sostenibilità ambientale, per via del suo impatto sull’intera umanità, a dover essere affrontata per prima. Cosa ne pensa di questa tensione che si sta manifestando in molti paesi dell&#8217;UE e a livello internazionale?</strong><br>Che entrambi gli approcci sono sbagliati!</p>



<p><strong>Ci spieghi.</strong><br>È un modo di ragionare a comportamenti stagni, che considera la crescita economica e la sostenibilità ambientale come elementi separati e che suggerisce che la cosa importante sia quale dei due debba venire prima . Per gli ambientalisti, vengono prima natura e processi ambientali, che devono essere protetti dalla devastazione a tutti i costi. Per i sostenitori della crescita economica, invece, la priorità va data agli standard di vita delle persone. Questa è una dicotomia fuorviante, anche se ampiamente condivisa, che esiste da un po’ di tempo, soprattutto tra gli &#8220;esperti&#8221; e che sta ricevendo maggiore attenzione a causa delle urgenze economiche e sanitarie imposte dalla pandemia.</p>



<p><strong>Allora quale è la maniera migliore di guardare a queste due dimensioni, quella economica e quella ambientale?</strong><br>Concentrandosi sulla loro relazione: cosa speriamo di guadagnare con una e a quale costo per l&#8217;altra? Quali le probabili perdite a breve e lungo termine? Per chi e dove? Spazio e tempo sono elementi fondamentali nel rapporto tra economia e ambiente. Lo spazio ci aiuta a pensare alle regioni e alle persone colpite (e in che modo) in maniera completa, invece di limitarsi a guardare solo valori medi. Il tempo permette di alzare lo sguardo dal contingente e ad impegnarci ancora di più.</p>



<p><strong>In concreto, come ragionare in termini di spazio e tempo può aiutarci?</strong><br>Questi fattori ci mettono in guardia su un aspetto importante dello sviluppo sostenibile: la longevità dei nostri successi e le sfide che probabilmente dovranno essere affrontate nel presente e nel prossimo futuro. Ad esempio, se consideriamo la durabilità ambientale un lusso in questi tempi di pandemia, e promuoviamo la trivellazione petrolifera nell&#8217;Artico, o sovvenzioniamo la produzione di elettricità alimentata a carbone, quali saranno i probabili impatti ambientali in futuro? Quanto consistenti? Supererebbero un certo valore soglia, causando danni che potrebbero essere relativamente permanenti? E, altrettanto importante, su “chi” avrebbero un impatto? Quali sarebbero i costi sanitari dell&#8217;inquinamento provocato dalla combustione del carbone tra anziani e bambini? Le famiglie che probabilmente saranno colpite erano d’accordo con quelle decisioni?</p>



<p><strong>Molto chiaro! Adesso vorrei spostare la sua attenzione sull’Unione europea e la sua decisione di mettere in primo piano lo Sviluppo sostenibile attraverso il Green Deal. Pensa che la pandemia e la necessità di una rapida ripresa economica costituiscano una minaccia per le ambizioni verdi dell&#8217;UE?</strong><br>La decisione coraggiosa dell&#8217;UE di attenersi al Green Deal e di puntare ancora più in alto merita un plauso. Un punto chiave del programma del Green Deal europeo e che a causa della pandemia richiede maggiore riflessione e risorse, riguarda la &#8220;transizione giusta&#8221;. Questa espressione inizialmente si riferisce alla transizione verso la neutralità rispetto ai combustibili fossili. A causa della pandemia e del suo impatto sociale, dobbiamo espanderla al di là delle questioni climatiche e includere le implicazioni delle voragini delle disparità economiche e sociali. Altrimenti facciamo il gioco di coloro che dipingono il Green Deal come un modo per privilegiare le questioni “verdi” sulle condizioni materiali delle persone. Quello che sto dicendo è che la “transizione giusta” deve essere assolutamente fedele allo sviluppo sostenibile, per aiutarci a superare la visione binaria &#8211; di “economico” e di “verde” – propria della vecchia normalità.</p>



<p><strong>Parlando della &#8220;vecchia normalità&#8221;: come conseguenza della pandemia, vede un cambiamento di paradigma nei nostri modelli di società e sviluppo?</strong><br>La domanda pone l&#8217;accento sul &#8220;cambio di paradigma&#8221;. Anche se il cambiamento è una certezza, parlare di cambio di paradigma potrebbe essere eccessivo. L&#8217;aspetto dominante del nostro paradigma di sviluppo è la centralità umana, e non mi aspetto che questo cambi. Non penso che siamo pronti ad abbracciare l&#8217; “ecologia profonda” di Arne Naess nei nostri programmi e attività di sviluppo. Per quanto desiderabile, è improbabile che la reazione alla pandemia sia ri-orientare le nostre azioni pubbliche e private mettendo fine alla centralità degli esseri umani e dando pari diritti a tutte le forme viventi e non viventi.</p>



<p><strong>Significa che torneremo alla vecchia normalità?</strong><br>No! La &#8220;vecchia normalità&#8221; funzionava solo per una minoranza della popolazione. Per la maggior parte delle persone, delle culture e dell&#8217;ambiente, era molto anormale! Come si può accettare un sistema che, ad esempio, premia i rendimenti astronomici di pochi quando ci sono molti disperati ad un passo dal perdere tutto? Basta guardare cosa sta succedendo a tutti i principali mercati azionari negli ultimi mesi, mentre l&#8217;umanità sta lottando contro la pandemia. L&#8217;attuale “esuberanza” del mercato azionario non ha alcuna relazione con il crollo dei livelli di occupazione e la crescente miseria sociale. Come può essere moralmente &#8220;normale&#8221; questo?</p>



<p><strong>Cosa possiamo fare allora?</strong><br>Dobbiamo prendere sul serio quanto concordato collettivamente. Già nel 1995, più di 193 paesi, compresa l&#8217;Italia, hanno firmato l&#8217;Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Era una promessa di impegno per la prosperità economica di tutti nel presente e nel futuro. Una promessa di inclusione sociale per non lasciare indietro nessuno, per mettere fine alla povertà e ridurre la vulnerabilità delle popolazioni più marginali. Una promessa di durevolezza ambientale. Dovremmo esigere dai nostri leader decisioni che promuavono lo Sviluppo sostenibile. Abbiamo certamente bisogno di nuovi approcci: piuttosto che l’economia dell’efficienza, dovremmo cercare di massimizzare il benessere di tutti, a tutte le latitudini e per tutte le etnie. Dobbiamo esaminare le nostre priorità e programmi, sia di ciò che finanziamo che di ciò che sovvenzioniamo. Un buon inizio sarebbe interrogare gli esperti sui modelli e le teorie, e insistere per questo percorso diverso, per sostenere il benessere di tutti.</p>



<p><strong>Il cambiamento climatico riguarda tutti noi e per questo c’è una legittima richiesta da parte dei cittadini di contribuire ai processi decisionali su un tema così cruciale per il nostro futuro. Contemporaneamente, però, ne abbiamo vista l’alta complessità tecnica. C&#8217;è una contraddizione?</strong><br>La libertà di partecipare al processo decisionale collettivo è un valore che incoraggiamo nelle democrazie. Tuttavia, molte decisioni richiedono conoscenze specialistiche che non sono comunemente condivise dalla società in generale. Effettivamente è proprio il caso del cambiamento climatico. Sappiamo che le attività umane stanno creando le condizioni che portano a cambiamenti drammatici nel nostro clima; le nostre decisioni stanno portando a una produzione sempre maggiore di gas serra. Allo stesso tempo, ci sono molte possibilità per ridurre le emissioni. Le decisioni riguardano non solo questioni tecniche, ma richiedono anche la conoscenza delle probabili perturbazioni economiche, degli impatti sociali e delle ricadute politiche.</p>



<p><strong>Può farci degli esempi?</strong><br>Sicuro! Abbiamo i mezzi tecnologici per catturare il carbonio dall&#8217;aria e immagazzinarlo sottoterra (o anche sotto il mare) in &#8220;pozzi di carbonio&#8221;. Per molti esperti, le principali sfide principali di questi pozzi sono tecniche come, ad esempio, decidere tra la riduzione del fabbisogno energetico o il miglioramento della loro sicurezza a lungo termine. Tuttavia, dobbiamo anche considerare altri aspetti: quali sono le conseguenze di questi pozzi per le persone? Disincentiverebbero gli sforzi nella riduzione delle emissioni di carbonio? Quanto vicino a un’area urbana potrebbero essere installati? Quali processi sono più adatti in un dato ecosistema? E così via. Questo per dire che le decisioni sul serbatoio di carbonio sono anche intimamente legate al diritto delle persone di comprendere una serie di questioni tecniche, ecologiche, economiche e sociali. Piuttosto che una contraddizione, riunire esperti e laici è un elemento fondamentale per una leadership.</p>



<p><strong>Come andrebbe affrontato?</strong><br>Continuano a esserci pressioni per limitare il processo decisionale a pochi, lontano dalla partecipazione pubblica. Ci sono anche spinte per ignorare la scienza e appoggiarsi all’innata saggezza della folla. Entrambe sono scorciatoie per il disastro. Sebbene la fiducia nella conoscenza degli esperti sia importante, dovrebbe essere all&#8217;interno di un quadro che potremmo definire di &#8220;fiducia con verifica”, perché mettere in discussione la conoscenza e i processi scientifici è sano, per evitare che restino su torri d&#8217;avorio. Scienziati ed esperti spesso hanno un atteggiamento di presunzione, che è ingiustificato. L&#8217;impegno attivo di esperti e cittadini, sul cosa, il perché, e il come è segno di buona salute in una società della conoscenza. Dobbiamo richiamare i nostri leader a farsi carico di un sistema del genere, fatto di coinvolgimento attivo nel processo decisionale pubblico.</p>



<p><strong>In Italia, a seguito della pandemia, si discute sulle opportunità offerte dal lavoro da remoto. In particolare, questa potrebbe essere parte di una strategia per mitigare fenomeni come la fuga di cervelli dal Mezzogiorno, l&#8217;abbandono delle aree rurali, e anche riequilibrare il rapporto tra centri urbani e periferie. Che idea si è fatto su questo?</strong><br>Mi permetta di essere provocatorio. Sì, la pandemia, con il suo terribile costo in termini di vite umane, è assolutamente il momento giusto per re-immaginare il nostro futuro collettivo. Da un lato, il lavoro a distanza consente la disconnessione geografica tra lavoro e non-lavoro, perché consente alle persone &#8211; sottolineerei, soprattutto ai colletti bianchi &#8211; di essere lontane dal luogo di lavoro. Se questo modello dovesse prendere piede, per esempio, tra gli architetti e gli analisti finanziari, sembrerebbe positivo, perché offrirebbe a chi lavora sodo una tregua da una vita in condizioni affollate. Ma dobbiamo considerare anche gli impatti su larga scala.</p>



<p><strong>Quali sarebbero?</strong><br>Se decine di migliaia di aziende si dedicano al lavoro a distanza, pensiamo ai probabili impatti sulle entrate dei comuni! In che modo un calo delle entrate locali – o addirittura l&#8217;incertezza sulla loro raccolta – influirebbe sui servizi urbani alle famiglie che non hanno il lusso di lavorare a distanza? Quali probabili impatti su teatri, parchi e ristoranti &#8211; essenziali per una “buona” vita (urbana)? Ancora; che cosa obbligherebbe i datori di lavoro ad assumere solo a livello nazionale? Perché non assumere – a parità di competenze &#8211; da altre parti d&#8217;Europa, o anche da tutto il mondo, se questo significa abbassare i costi? Il lavoro a distanza è uno strumento a doppio taglio, da usare con cura. La mia principale preoccupazione è l&#8217;impatto a lungo termine sulla politica di un lavoro a distanza “di massa”; dobbiamo ancora comprenderlo appieno. Quali impatti sulla vita politica di città, regioni e nazioni? Gli spazi del vivere con le loro dense interazioni intorno alla quotidianità domestica e lavorativa rendono possibile l&#8217;appartenenza condivisa a una comunità politica e, all’interno di questa, anche l’impegno in una lotta collettiva per un futuro migliore. Qualsiasi altra cosa è una sorta di esistenza semi-scollegata, senza ormeggi, transitoria, da relitti della globalizzazione e precursori del tribalismo del 21° secolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/">Shiv Someshwar: sviluppo sostenibile per non dover scegliere tra crescita e ambiente</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/09/06/bellini-shiv-someshwar-sviluppo-sostenibile-per-non-scegliere-tra-crescita-e-ambiente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
