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	<title>Olimpiadi Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2021 01:06:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/12/raco-mauro-berruto-ius-soli-e-diritto-di-civilta-una-battaglia-prioritaria-per-le-forze-che-si-ritengono-progressiste/">Mauro Berruto: lo Ius soli è un diritto di civiltà, una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. Inserire lo sport in Costituzione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Cosa rappresenta per un atleta la partecipazione a una Olimpiade?</strong><br>La risposta più volte sentita è quella del coronamento di un’intera carriera, il punto di arrivo rispetto ad un lavoro spesso iniziato quando si era bambini, e mi riferisco tanto agli atleti quanto agli allenatori. Io ho avuto questa fortuna quindi so bene che cosa si prova già alla qualificazione ai Giochi olimpici, che è uno step del quale si parla sempre un po’ di meno ma in realtà è la cosa veramente difficile in tutte le discipline.</p>



<p><strong>E quando ci si riesce?</strong><br>Partecipare ai Giochi regala qualcosa di mai visto prima, di fuori dall’ordinario e quindi, da punto di arrivo, da luogo tanto desiderato, tanto sognato, diventa punto di partenza. Spesso infatti i Giochi, come abbiamo visto proprio di recente, aprono orizzonti prima impensabili. Aprono comunque ad un nuovo modo di vedere lo sport. Io credo che l’esperienza del villaggio olimpico sia qualcosa di difficile da raccontare. Se ciascuno di coloro che ha avuto la fortuna di rappresentare una delle duecento nazioni al mondo durante i Giochi diventasse ambasciatore del proprio Paese, vivremmo certamente in un mondo migliore.</p>



<p><strong>Si prende e si restituisce.</strong><br>E’ così. All’immagine del traguardo raggiunto si aggiunge questa cosa che soltanto un’Olimpiade regala: una nuova visione dello sport. A volte questo si traduce in una restituzione, nel senso che tu hai avuto quell’onore, ovviamente perché te lo sei guadagnato, ma poi senti il dovere di restituire qualcosa al mondo che ti ha permesso di giungere fin lì a vivere quella sensazione straordinaria.</p>



<p><strong>L’Olimpiade più matta della storia ci consegna il miglior risultato della nostra storia sportiva. Gli atleti azzurri e i loro staff hanno saputo usare questo anno di stop per allenarsi meglio?</strong><br>Si è verificata una italianissima, straordinaria capacità di reagire all’incertezza e alla drammaticità del momento. La preparazione per arrivare ai Giochi è una programmazione estremamente dettagliata, in cui nulla viene lasciato al caso e ogni aspetto viene curato nel minimo dettaglio, e questo vale per tutti i paesi del mondo. Allo stesso modo la pandemia ha riguardato tutti i paesi del mondo. Qui credo non sia fuori luogo dire che l’Italia ha mostrato una capacità di reagire migliore di altri. Pensate agli atleti che hanno dovuto allenarsi in garage o nei boschi. Noi abbiamo ancora una volta dimostrato di avere una straordinaria capacità di reazione, un’abilità a diventare diversi da quello che eravamo per riuscire ad affrontare quanto stava accadendo.</p>



<p><strong>Lo sport di base ha avuto le stesse opportunità?</strong><br>No, e infatti bisogna aggiungere che questi straordinari successi degli atleti olimpici non devono far abbassare la guardia rispetto a un tema che riguarda lo sport di base, che è uscito agonizzante da questi diciotto mesi di pandemia ed è in un una situazione di difficoltà esattamente uguale a quella del giorno prima dell’inizio dei Giochi olimpici. È qualcosa che dovremo tenere bene a mente: i successi di Tokyo sono successi di atleti che non si sono fermati durante la pandemia. L’impatto che avremo invece sullo sport che si è fermato lo misureremo fra qualche anno. Riguarda i dodicenni, i tredicenni, i quattordicenni che sono rimasti fermi tanti mesi, e che dovrebbero diventare i protagonisti di Parigi 2024 e Los Angeles 2028. Misureremo lì l’impatto della pandemia sul nostro sport.</p>



<p><strong>Quanto ha perso il Paese e il sistema sportivo nazionale con la rinuncia a organizzare le Olimpiadi 2024 a Roma, cedendole di fatto a Parigi?</strong><br>È una domanda che riapre una ferita sanguinante nel cuore di ogni sportivo e anche nei non sportivi. Alla chiusura delle Olimpiadi, abbiamo visto tutti le splendide immagini di Parigi, e tutti abbiamo pensato che avrebbe potuto essere Roma. La scelta è stata sciagurata intanto per i modi: tutti sanno in che modo è nata quella rinuncia, in particolare da parte della città di Roma e della sindaca Raggi. Io penso che abbiamo perso un’occasione ancora più importante perché abbiamo rinunciato a dimostrare che le cose si possono fare in una maniera diversa.</p>



<p><strong>Non tutto è malaffare.</strong><br>Al di là dell’evento sportivo che abbiamo perso, al di là del carico di emozioni incredibili che si sarebbero accompagnate a Roma 2024 e ad una sorta di rilancio intellettuale ed economico, e perfino fisico mi verrebbe da dire, abbiamo perso proprio l’occasione di non arrenderci. Un movimento che si proponeva come forza di cambiamento avrebbe potuto dimostrare che si possono organizzare anche cose grandi e importanti, anche dei grandi Giochi olimpici, in modo diverso, senza timore di ricadere negli errori storici che sono poi quelli che hanno fatto orientare la decisione in quel senso. Il rammarico più grande è quello, che ci siamo arresi, che non abbiamo immaginato che si potessero fare le cose in modo migliore e in modo diverso.</p>



<p><strong>Lei che è stato commissario tecnico della nazionale di pallavolo sa spiegarci cosa è successo ai nostri sport di squadra? Non siamo mai andati così male.</strong><br>L’analisi è vera, però non bisogna commettere l’errore di generalizzare individuando negli sport di squadra il fallimento e in quelli individuali il successo. Io parto dal presupposto di non credere all’esistenza degli sport individuali: qualunque risultato individuale è sempre espressione di una squadra, fatta di allenatori, medici, dirigenti, fisioterapisti, preparatori fisici, preparatori mentali, che portano l’atleta ad esprimersi al massimo in un certo momento. Anche tra gli sport di squadra “tradizionali” non dobbiamo commettere l’errore di generalizzare, perché ad esempio abbiamo vinto medaglie importanti di squadra, come nella 4&#215;100 ma anche nell’inseguimento e nella ginnastica ritmica.</p>



<p><strong>Ci si aspettava di più dalla pallacanestro o dalla pallanuoto</strong>?<br>Negli sport di squadra tradizionalmente considerati tali, come pallacanestro, pallavolo e pallanuoto, le storie sono diverse. Da un canto non credo si possa considerare un fallimento la spedizione della nazionale di basket, che ha già fatto un’impresa galattica ad esserci, qualificandosi in Serbia a scapito dei vicecampioni olimpici, e che poi è arrivata fino ai quarti di finale. Diversamente, non c’è dubbio che la pallanuoto e la pallavolo maschile hanno deluso perché ci avevano abituato ad una specie di medaglia ovvia, scontata. La pallavolo maschile dal 1996 al 2016 era sempre andata a medaglia con un’unica eccezione in cui era arrivata quarta.</p>



<p><strong>Cosa è successo alla pallavolo?</strong><br>Nel caso della pallavolo, maschile e femminile, non ho molti dubbi sul fatto che si sia sbagliato qualcosa nella fase di avvicinamento ai Giochi. Mi riferisco proprio alla fase di preparazione, ad alcune scelte che non ho capito e che non condivido, che hanno probabilmente generato dei risultati al di sotto delle aspettative. Anche in questo caso le situazioni vanno distinte perché abbiamo una squadra femminile che sarà in futuro certamente protagonista perché molto giovane e di grande talento, mentre è stata un’occasione sprecata per la squadra maschile, considerato che ad aggiudicarsi l’oro è stata la Francia, che in pochi avevano pronosticato potesse vincere. La nostra nazionale dovrà ora necessariamente passare per un ricambio generazionale che spero acceleri i tempi rispetto ai risultati.</p>



<p><strong>In compenso abbiamo vinto i cento piani, la gara delle gare. Chi ci avrebbe mai pensato.</strong><br>Per me sono stati i quindici minuti più straordinari della storia dello sport italiano. Per una specie di allineamento di pianeti abbiamo assistito a due imprese incredibili. Neanche il più bravo sceneggiatore avrebbe potuto immaginare una situazione simile. Quando ancora Tamberi era in pista a festeggiare la sua medaglia, Marcel Jacobs tagliava il traguardo dei cento. L’abbraccio fra loro due resta un’immagine da scolpire nella mente di chiunque ami lo sport in questo Paese. Sicuramente è stato il punto più alto della nostra storia sportiva, perché quelle due discipline rappresentano i due terzi del famoso motto olimpico “Citius, altius, fortius”. In realtà siamo andati molto bene anche nella sezione fortius, perché la federazione pesi ha portato a casa tre medaglie, ed erano decenni che non succedeva.</p>



<p><strong>I 15 minuti della doppietta Tamberi &#8211; Jacobs hanno davvero cambiato la storia dello sport italiano?</strong><br>È chiaro che quello è un momento che potrebbe cambiare la storia dello sport perché non c’è dubbio che quei quindici minuti di domenica primo agosto genereranno un effetto di emulazione che si riverbererà sui tantissimi giovani che si avvicineranno all’atletica, come è capitato a noi che eravamo velisti quando vinceva Luna Rossa o sciatori quando vinceva Alberto Tomba.</p>



<p><strong>Perché usa il condizionale?</strong><br>Perché non dobbiamo dimenticare che abbiamo una situazione ancor oggi agonizzante dello sport di base, quindi il rischio è che a settembre avremo una grande richiesta di sport da parte di nostri ragazzi che potrebbero però trovare impianti, palestre e piscine chiuse, e società fallite. Quindi se non ci rendiamo conto che proprio in virtù dello slancio emozionale che questi Giochi ci hanno regalato dobbiamo mettere in ordine la drammatica situazione dello sport di base, rischiamo di sciupare uno dei momenti più alti della storia dello sport nel nostro Paese.</p>



<p><strong>A tal proposito, sapremo utilizzare al meglio i fondi del Pnrr per le nostre strutture sportive, soprattutto al Sud?</strong><br>Servono politiche pubbliche di supporto a quello che lo sport ha dimostrato di essere: un bene essenziale. Bene essenziale non solo in termini immateriali come le emozioni che abbiamo vissuto e come i principi di inclusione e di rispetto delle regole che sono stati evocati in questi giorni. Piuttosto, un bene essenziale materiale, che è estremamente tangibile e misurabile, ossia l’impatto di una diffusa cultura sportiva, che io chiamo la cultura del movimento, sul risparmio del sistema sanitario nazionale. Lì si può proprio calcolare in euro il vantaggio. Noi rischiamo, se non sistemiamo questa questione in un momento che è il più basso della storia dello sport di base, che coincide però con il momento più alto nella storia dello sport olimpico, di pagare un conto salato in termini di impatto sulle casse dello Stato.</p>



<p><strong>Insomma, i campioni hanno fatto la loro parte, le Istituzioni sapranno fare la propria? Che cosa occorrerà per stabilizzare questo rilancio?</strong><br>Questo è il cambiamento di paradigma che occorre mettere a fuoco. Politiche pubbliche di supporto e sostegno al diritto allo sport e politiche pubbliche di supporto e sostegno alle associazioni, a chi fa sport sul territorio, perché per settantacinque anni il nostro sistema sportivo si è fondato soltanto su denaro privato, dei finanziatori, degli sponsor, dei mecenati e delle famiglie che, pagando le quote sociali di iscrizione alle attività dei propri figli, hanno permesso alle società di continuare ad esistere. Ebbene, quel mondo lì adesso è crollato, la pandemia lo ha distrutto.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di inserire la parola sport nella Costituzione. Perché?</strong><br>Oggi serve generare un diritto, ecco perché stiamo lavorando tanto col Partito Democratico per portare la parola “sport” nella nostra Costituzione. Per generare quel diritto servono politiche pubbliche, e poi quel diritto dovrà dialogare con altri due diritti fondamentali: quello all’istruzione, e lì si apre tutta la partita fondamentale del rapporto fra sport e scuola, e quello alla salute, e lì si apre tutto l’altro capitolo, intergenerazionale, dell’attività motoria come farmaco. Questi due grandi campi di battaglia passano secondo me da un cambio di paradigma che è l’istituzione di un diritto, e la porta attraverso la quale farlo passare è quella di scrivere finalmente quella parola in Costituzione, come in molte altre costituzioni più recenti.</p>



<p><strong>Lo sport nelle scuole saprà mettersi in scia?</strong><br>Vediamo ancora oggi delle vergognose classifiche sulle ore curriculari della disciplina rispetto al resto dell’Europa. Noi dobbiamo sbloccare questo meccanismo e possiamo farlo attraverso politiche pubbliche che mettano in moto un sistema che permetta agli investitori di poter continuare serenamente ad investire in un settore che non soltanto cambia la vita alle persone, ma genera un vantaggio per le casse dello Stato misurabile in termini di risparmio di spesa per il servizio sanitario nazionale.</p>



<p><strong>E poi impianti, impianti, impianti.</strong><br>Sì, ma non vorrei che diventasse un alibi. Non c’è dubbio che la situazione dell’impiantistica sportiva, specialmente quella scolastica, vada sistemata. Qualche risorsa arriverà anche dal PNRR. Non sarà tantissimo: un miliardo in tutto di cui 300 milioni destinati all’edilizia scolastica e settecento a nuove progettualità soprattutto al Sud. Non è tantissimo rispetto agli oltre 220 miliardi previsti dal piano, ma è qualcosa. Qualcosa che deve far nascere una scintilla e accendere un faro. Questo faro sull’impiantistica è doveroso, però si deve immaginare anche altro.</p>



<p><strong>Cosa?</strong><br>Qualcosa che è relativo agli effetti della pandemia, cioè la capacità di disegnare il paesaggio urbano delle nostre città in modo da renderlo attrattivo per la cultura del movimento che citavo prima. Mi riferisco a dei punti di forza che il nostro Paese ha già. Penso alle migliaia di chilometri di costa, spiaggia, laghi, parchi urbani. Dobbiamo fare degli investimenti nella reinterpretazione del paesaggio delle città. Chiaramente non basta mettere due macchine per fare attrezzistica e pesi in un campo cittadino per far sì che la gente vada lì a fare attività sportiva. Bisogna sviluppare dei progetti e affidare queste porzioni di territorio a delle persone che le facciano vivere. Alle associazioni sportive, per esempio, che sono tra l’altro oggi in una crisi economica importante e quindi alla ricerca di nuovi progetti.</p>



<p><strong>Con quali altre conseguenze?</strong><br>Questo presidio del territorio ha degli effetti anche in termini di sicurezza, per dirne una. L’idea che noi possiamo grazie al nostro clima e alla bellezza e varietà del nostro paesaggio, trasformare porzioni di paesaggio in hub della salute, ossia in luoghi in cui i nostri cittadini e le nostre cittadine vanno a prendersi cura della loro salute, è un’altra grande battaglia alla quale io do la stessa dignità, la stessa importanza della doverosa battaglia sugli impianti.</p>



<p><strong>Fiamme Oro, Azzurre, Gialle, Carabinieri sono stati centrali per assicurare ai nostri atleti la stabilità economico-lavorativa per potersi dedicare professionalmente alle competizioni sportive. </strong><br>Penso che si debba partire da un gigantesco ringraziamento alle Forze armate perché tantissime medaglie arrivano da lì e tantissime medaglie arrivano proprio perché le Forze armate hanno potuto permettere a molti atleti di praticare professionalmente il proprio sport. È chiaro che è un modello molto efficace ma di un’efficacia che va riconsiderata perché, nel momento in cui tutti gli investimenti vengono rimodulati, bisogna fare molta attenzione a chi può sostenere e ottimizzare un processo che è molto costoso ed è a carico del denaro pubblico. </p>



<p><strong>È ancora la via perseguire o è tempo di considerare soluzioni alternative?</strong><br>In questo momento meno male che le Forze armate supportano così intensamente questo sforzo, e meno male che riescono a dimostrare che quell’investimento è proficuo in termini di medaglie! Però è ovvio che non possiamo immaginare un modello perennemente fondato su quel sistema. È chiaro che questo sblocco e questa interazione fra politiche pubbliche e investitori privati deve indurre a poter offrire anche in altri sport, oltre a quelli di diffusione planetaria come calcio, pallacanestro e pallavolo, la possibilità di dedicarsi alla carriera sportiva con una serenità economica di base.</p>



<p><strong>Cosa si sente di dire a Sinner che, senza aver subito un infortunio, come Berrettini, ha deciso di rinunciare ai Giochi? Ne ha sottovalutato l’importanza?</strong><br>A me dispiace per noi ma soprattutto dispiace da matti per lui, perché non sa che cosa si è perso. Io ho avuto la fortuna di vivere due volte quell’esperienza e posso assicurare che è decisiva per diventare atleti migliori. Il fatto di rinunciare, e non entro nel merito delle ragioni della rinuncia, mi sembra un enorme errore di sottovalutazione dell’importanza che i Giochi hanno nella carriera di un atleta, per farlo diventare più forte. Vado oltre.</p>



<p><strong>Ci dica.</strong><br>Sono uno dei pochi sostenitori della tesi per cui se il calcio mandasse le sue squadre migliori ci sarebbe un grande vantaggio per i Giochi ma anche per il calcio, perché si percepirebbe in maniera reale un modo di fare sport diverso, arricchente all’ennesima potenza, che vale molto di più di qualsiasi successo in qualsiasi altro torneo, un’occasione di crescita che non sai se ti ricapiterà.</p>



<p><strong>Tornando a Sinner, ha sentito le parole di Panatta? Condanna senza attenuanti l&#8217;atleta.</strong><br>Avere la possibilità alla sua età di partecipare alle Olimpiadi in questo suo momento di crescita tecnica e di costruzione di caratteristiche non tecniche, quelle che fanno diventare un buon atleta un campione, e rinunciarvi lo trovo un peccato. Se la decisione è nata per accelerare dei miglioramenti tecnici temo che si sia invece prodotto il risultato opposto. Per il resto sono d’accordo con Panatta. Sono davvero valutazioni che vanno al di là della singola programmazione di un microciclo, o magari di una stagione sportiva. Sono eventi che ti capitano forse, se sei bravo e fortunato, una volta nella vita. Quando partecipi a una Olimpiade, indipendentemente che tu vada a medaglia o meno, quando l’esperienza è finita diventi un atleta migliore.</p>



<p><strong>Dal 24 agosto avranno inizio le Olimpiadi paralimpiche. L’Italia parteciperà con 113 atleti impegnati in 16 delle 22 discipline previste. E&#8217; la delegazione più ampia di sempre, e per la prima volta le donne, 61, superano il numero degli uomini, 51.</strong><br>Se dai giochi olimpici si esce con questa grande ispirazione di cui abbiamo parlato, dai Giochi paralimpici ancora di più. Chi ha avuto la fortuna di vedere da vicino questi atleti pazzeschi impegnati nelle varie discipline ce l’ha ben chiaro. Io abbraccio Bebe Vio, che sarà nostra portabandiera, e sono sicuro che ci porterà altre medaglie. I Giochi paralimpici sono davvero qualcosa che procura ispirazioni incredibili, e spero che non passino come olimpiadi minori, che continui questo tsunami emotivo che è cominciato nel pomeriggio di Berrettini a Wimbledon, continuato con la parata di Donnarumma la stessa sera, e seguito da un mese di emozioni sportive tutte di altissimo profilo. Ora abbiamo altri quindici giorni per guardare e imparare da questi campioni, che sono sportivi a tutto tondo, e che anzi riescono a dimostrare come la tenacia, la forza di volontà e l’allenamento permettano di realizzare cose incredibili.</p>



<p><strong>Una dedica particolare?</strong><br>Guardiamole con grande partecipazione perché sono sicuro che saranno un altro grande regalo al nostro Paese, e mi permetto di dire facciamolo anche con enorme rispetto e affetto nei confronti di un atleta paralimpico che avrebbe potuto esserci e avrebbe di nuovo fatto enormi risultati, e che invece purtroppo non ci sarà, che si chiama Alex Zanardi. Se c’è un testimonial di tutto quello che ho detto, Alex lo è stato e lo è, e mi auguro che la sua delegazione possa raggiungere grandi successi anche un po’ per lui.</p>



<p><strong>La cittadinanza ai giovani che gareggiano e vincono per l’Italia è un tema che l’Italia non può ancora trascurare.</strong><br>È vero, però è un peccato e non è giusto. Nel senso che lo Ius soli è un diritto di civiltà, è una battaglia prioritaria per forze che si ritengono progressiste. C’è un pezzo di mondo che dimostra che quando quel diritto è esercitato è una ricchezza, e mi riferisco all’intero continente americano, non solo al Nord America ma a quasi tutto il Sud America, che è un continente fatto proprio da contaminazioni che sono una ricchezza. Io credo che lo Ius soli prescinda dal talento e dal potenziale numero di medaglie che potrebbe generare. È una battaglia che va combattuta e basta. Poi è ovvio che c’è un milione di ragazzi, che sono italiani di fatto perché hanno fatto le nostre scuole, parlano la nostra lingua, giocano in società sportive con ragazzi italiani di cui sono amici. Che costoro non abbiano diritto di cittadinanza è un’aberrazione, e mettere questo in relazione con il fenomeno degli sbarchi, come è stato fatto di recente, è vergognoso perché non c’entra nulla.</p>



<p><strong>Si può provare a sganciare la cittadinanza sportiva dal dibattito, pur prioritario, sullo Ius soli o sullo Ius culturae?</strong><br>Io credo che quella battaglia sia stata nuovamente illuminata da questo grande evento sportivo. Se n’è tornato a parlare proprio in virtù di quello che abbiamo visto succedere ai Giochi, però più che un’accelerazione sullo Ius soli sportivo io spero che ci sia un’accelerazione sullo Ius soli in assoluto. Ripeto: credo che per chi si ritiene una forza progressista questa questione non possa non stare nella parte alta dell’agenda. Mi auguro che lo sport, come spesso succede, abbia anticipato la realtà perché basta vedere qualunque squadra giovanile di qualunque disciplina sportiva allenarsi, e immediatamente si è di fronte alla realtà della società che sarà domani, cioè ragazze e ragazzi che arrivano da contesti culturali diversi, che hanno status sociale e colore della pelle diverso, credo religioso diverso, cui quel tema non importa. Quel che importa è essere una squadra, passarsi la palla in modo efficace per raggiungere un obiettivo comune, che è vincere una partita.</p>



<p><strong>Quella è la società del futuro.</strong><br>Grazie al cielo, aggiungo io. Capisco che qualcuno si senta minacciato o spaventato da quel modello di società, ma se ne deve fare una ragione. Quella è la società di domani. Non è lo sport che deve risolvere quel problema nella società. È la politica che è in ritardo rispetto allo sport. Lo sport esprime un modello molto chiaro ed evidente. Basta copiare bene.</p>
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		<title>Una sola festa al Quirinale può bastare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Montino Randelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2021 08:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marcell Jacobs tiene la mano stretta al cuore per quasi tutta la durata della chiamata di Mario Draghi, che lo invita a Palazzo Chigi. &#8220;Molto volentieri&#8221; risponde il neo oro olimpico sui cento piani, la gara delle gare. La stesso invito è rivolto da Mattarella a Jacobs, Tamberi e a tutti i medagliati. Memori della confusione che si è venuta a creare la sera della presenza a Roma di Berrettini&#8230;</p>
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<p>Marcell Jacobs tiene la mano stretta al cuore per quasi tutta la durata della chiamata di Mario Draghi, che lo invita a Palazzo Chigi. &#8220;Molto volentieri&#8221; risponde il neo oro olimpico sui cento piani, la gara delle gare. La stesso invito è rivolto da Mattarella a Jacobs, Tamberi e a tutti i medagliati.</p>



<p>Memori della confusione che si è venuta a creare la sera della presenza a Roma di Berrettini e dei calciatori della Nazionale maschile di calcio campione d’Europa a Wembley, non sarebbe forse più saggio organizzare un solo incontro al Quirinale, alla presenza di Draghi e del Governo, evitando spostamenti per la città, magari su pullman scoperti, motivo di assembramenti tanto allegri e festosi quanto pericolosi per la diffusione della variante Delta? Siamo certi che Mattarella e Draghi saranno d’accordo, se interpellati.</p>



<p>Non mancheranno, nelle settimane successive i chiarimenti e le rese dei conti. Alcune Federazioni hanno fatto meno bene di quanto ci si aspettasse da loro. Altri dovranno motivare le ragioni di improvvise quanto ingiustificate rinunce a battersi per la bandiera azzurra. E lavorare tanto per recuperare credibilità.</p>



<p>Altri, come il M5S e la sindaca Raggi, dovrebbero spiegare ai romani e agli italiani perché le prossime Olimpiadi non si terranno a Roma ma a Parigi. Magari proprio durante la campagna elettorale per rinnovare il sindaco di Roma. Ma pretendere una spiegazione sensata dai grillini forse è davvero troppo.</p>



<p>Intanto pensiamo a festeggiare l’uomo più veloce del mondo. Il vincitore della gara più importante di tutte le Olimpiadi. La gara regina della disciplina regina. Per ora c’è tempo e spazio solo per la felicità e l’orgoglio, per riconoscere a questi atleti la costanza e la determinazione con cui hanno continuato ad allenarsi nell’anno nero della socialità.</p>



<p>Ah, in ultimo ma non per ultimo, grazie Federica Pellegrini. Grazie Divina.</p>
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		<title>Senza Tricolore: i pasticci dei governi Conte umiliano lo sport italiano</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/25/cuzzocrea-alle-olimpiadi-senza-bandiera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 16:40:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle immagini simbolo delle Olimpiadi è italiana. Dorando Pietri che barcolla mentre taglia il traguardo della maratona di Londra 1908, sorretto dai giudici di gara. E’ da lì che inizia una lunga pagina di sport e politica, con il ricorso degli americani subito accolto e il campione italiano squalificato. Come per una sconfitta Pietri è diventato famoso, così, per una disastrosa disfatta, il 27 gennaio 2021 potrebbe essere scritta&#8230;</p>
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<p>Una delle immagini simbolo delle Olimpiadi è italiana. Dorando Pietri che barcolla mentre taglia il traguardo della maratona di Londra 1908, sorretto dai giudici di gara. E’ da lì che inizia una lunga pagina di sport e politica, con il ricorso degli americani subito accolto e il campione italiano squalificato.</p>



<p>Come per una sconfitta Pietri è diventato famoso, così, per una disastrosa disfatta, il 27 gennaio 2021 potrebbe essere scritta una nuova pagina nella storia dello sport italiano. Il timore però è che questa storia potrebbe non avere il lieto fine. Non arriverà una coppa da parte della regina Alessandra, ma solo l’umiliazione riservata a pochissimi precedenti.</p>



<p>I fatti sono semplici. Il Cio contesta all’Italia la scelta di porre il Coni sotto l’indirizzo e la vigilanza del Governo. La storia non inizia in questi giorni. Già a novembre del 2018, Bach, il presidente del Cio, esprime le preoccupazioni dell’organismo internazionale sulle scelte normative italiane. Due anni e tre mesi dopo, l’allarme e la preoccupazione del mondo dello sport italiano sono ancora inascoltate. Eppure è pubblica la corrispondenza intercorsa e sono note le continue prese di posizione internazionali, quasi un disperato appello a rispettare le regole della Carta Olimpica.</p>



<p>Se non arriverà un decreto-legge in tempi brevissimi, gli atleti italiani potranno partecipare alle Olimpiadi, ma senza inno e bandiera. Trattamento riservato solo ai casi più gravi, nazioni in cui il Governo determina ogni aspetto della vita dei propri cittadini, in altri termini dittature. Oppure a chi ha frodato, commettendo la peggiore scorrettezza in ambito sportivo: il doping.</p>



<p>Ancora una volta, ai disastri del governo M5S-Lega, non ha posto rimedio il governo M5S-Pd, troppo preoccupato di mantenere i propri equilibri interni per occuparsi di questo e altri temi. La legge delega sullo sport è scaduta il 30 novembre 2020. Come sempre c’è un rimpallo di responsabilità, tra ministro e forze politiche. Il rischio dell’umiliazione è altissimo e sia Malagò, sia altri importanti dirigenti, come Petrucci, lo hanno sottolineato.</p>



<p>La soluzione di necessità e urgenza è invocata da più parti ma, nei giorni della crisi di governo, sembra che il tema interessi meno del nome del futuro ministro dell’agricoltura.</p>
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		<title>Giovanni Malagò: con la pandemia si rischia di bucare una e forse più generazioni. L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Le Olimpiadi di Tokio si faranno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 11:32:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e&#8230;</p>
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<p><strong>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?</strong><br>La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e pagare i protocolli di sicurezza previsti dai vari Dpcm, ma ne esistono molte altre che non hanno le stesse risorse. Detto questo, stiamo tenendo la barra dritta, con grandissima complessità. Martedì 15 dicembre si è tenuto un Consiglio Nazionale con al centro tutte le problematiche create dal Covid. Malgrado tutto lo sport va avanti, tranne quello di base. Non ci si può fermare. Non si tratta tanto di un fatto economico, ma di una questione sociale.</p>



<p><strong>Come sta influendo la pandemia sullo sport dilettantistico, che si basa quasi esclusivamente sul volontariato?</strong><br>É corretto chiedersi cosa deve prevalere tra il praticare attività sportiva “con un rischio” o rispettare le indicazioni del CTS e preservare il più possibile le garanzie per la tutela della salute. La stessa domanda potrebbe essere posta a chi gestisce un&#8217;attività di ristorazione, turistica o un&#8217;altra attività colpita dagli stessi vincoli negli ultimi mesi.</p>



<p><strong>Tra i vari interventi del governo ci sono quelli per compensare le perdite delle asd e dei collaboratori sportivi dovute al covid. E&#8217; una risposta sufficiente?</strong><br>Hanno tutti ormai compreso la mia “laicità” politica. Ciò premesso, dico che questo governo, dal punto di vista quantitativo, ha fatto molto. Poi è sempre soggettivo dire se è stato sufficiente o si poteva fare di più. Esistono difficoltà di carattere tecnico e amministrativo. Pensiamo solo alla complessità di coordinare l’azione dei vari organi preposti all’erogazione dei contributi, dall&#8217;Agenzia delle Entrate, all&#8217;Inps, all&#8217;Ispettorato del lavoro. Per questo spesso si rischia che nonostante gli sforzi profusi non si riesca a ottenere i risultati prefissi.</p>



<p><strong>Una generazione di ragazzi rischia di portarsi dietro le conseguenze di due anni scolastici svolti a singhiozzo. Gli stessi ragazzi non riescono più a fare sport. Quali saranno le conseguenze per lo sport italiano?</strong><br>Questa domanda mi sta particolarmente a cuore. Si rischia di bucare una e forse più generazioni. L&#8217;Italia soffriva già prima della pandemia di uno spaventoso calo demografico. Tutte le persone abituate a praticare attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, dopo tutti i tira e molla dei vari divieti e autorizzazioni, rischiano di non tornare più a fare sport. A prescindere se potevano diventare campioni o normali praticanti.</p>



<p><strong>Quanto sport si svolge nelle scuole?</strong><br>Tengo a precisare che la regolamentazione dello sport all&#8217;interno delle scuole non è mai stato compito nostro, non rientra nella mission e non è prevista da nessun articolo che regoli l&#8217;attività del Coni. Per più di settant&#8217;anni abbiamo cercato di sopperire alle evidenti criticità dei vari governi che si sono succeduti negli anni, che non hanno mai fatto nulla di veramente buono per dare una mano a questo settore all’interno dell’offerta didattica. Siamo molto indietro, non c’è bisogno che lo ricordi e lo ritengo una vergogna. </p>



<p><strong>Quali sono le maggiori criticità?</strong><br>C’è un problema di ore a disposizione, di personale docente e soprattuto di strutture che spesso non esistono, sono fatiscenti o non sono a norma. Tutto il resto lo fa il nostro sistema, dell’associazionismo. Ho sempre sostenuto che se ci fosse stato un supporto da parte della scuola probabilmente avremmo fatto ancora meglio rispetto a quanto abbiamo di fatto messo in atto. Su questa vicenda non c’è mai stata volontà politica, mentre c’è stata l’intenzione di mettere testa o occhi su altri argomenti, purtroppo.</p>



<p><strong>Lei ha parlato della carenza dei nostri impianti sportivi. Ritiene che con i fondi del Fondi Next Generation EU si potrà superare il ritardo che abbiamo con gli altri Paesi?</strong><br>Me lo auguro. Sembrerebbe la cosa più ovvia sulla faccia della terra. Un censimento sugli impianti sportivi che abbiamo promosso in tutte le regioni indica l&#8217;esistenza sul territorio nazionale di 190 mila strutture, dai grandi stadi alle palestre polifunzionali. Oltre il 10%, oltre ventimila, non sono utilizzabili in quanto non a norma. Ce ne sono molte che meriterebbero di avere degli investimenti. Mi riferisco a ristrutturazioni ecologiche, che possano sfruttare i benefici delle nuove energie non solo per soddisfare le esigenze ambientali ma anche per agevolarne la gestione economica, permettendo un risparmio a medio e lungo termine. </p>



<p><strong>C’è un problema anche di classe dirigente nello sport?</strong><br>Stiamo cercando di formare una nuova classe dirigente che sia in grado di gestire questi impianti. Ci serve però una cultura del Paese e dello Stato che faccia comprendere che tutto questo costituisce una risorsa dal punto di vista sociale, economico e occupazionale. Ogni euro ne vale almeno tre sotto il profilo del ritorno. Purtroppo non siamo noi a decidere quali sono le priorità.</p>



<p><strong>L&#8217;autonomia dello sport italiano è a rischio? Quali sono i timori del Cio?</strong><br>L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Ormai lo hanno capito tutti. E’ una di quelle situazioni italiane in cui la politica ha fatto una norma senza prevedere quali potevano essere le conseguenze. Quando lo ha capito non è riuscita a correggerle. Almeno al momento. Stiamo esaurendo qualsiasi scorta di credibilità nei confronti della comunità internazionale e soprattutto del CIO. Su questo c’è uno scambio epistolare molto chiaro tra il Comitato Olimpico Internazionale e il Governo italiano. Vorrei ricordare che un anno e mezzo fa ci hanno assegnato le Olimpiadi in virtù di un impegno preciso a sistemare questo problema. Io sono qui per cercare di difendere questa situazione ma veramente sta diventando tutto molto molto complesso. Per non dire imbarazzante.</p>



<p><strong>Lei l’ha definito un pasticcio all’italiana. Ci vuole spiegare cosa non condivide e come avrebbe voluto la riforma?</strong><br>La priorità numero uno è l’autonomia dello sport, poi a cascata molte altre cose che sono molto importanti all’interno del sistema sportivo. Nessuno lo disconosce, io per primo. Se si hanno i pantaloni completamente bucati è inutile pensare di avere le mutande all’ultima moda. E’ meglio sistemare prima i pantaloni. Tutto il lavoro svolto, per certi versi di grande qualità, oggi è completamente messo in discussione da quello che non si è riusciti a fare. Che era la ratio di partenza della famosa legge delega da cui è partita la dinamica dei decreti che sono stati spezzettati all’interno del Testo Unico per ragioni politiche, che certamente non sono dipese da noi</p>



<p><strong>Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno qualunque sarà l’evoluzione della pandemia? Anche, come si dice in gergo, in bolla, senza pubblico.</strong><br>Questo ormai è stato acclarato. Thomas Bach, Presidente del CIO ne ha discusso con il nuovo premier giapponese che ha ereditato da Abe l&#8217;organizzazione di Tokyo 2020. Avverranno sicuramente in queste modalità. Ci si augura una presenza di pubblico, totale o parziale. E’ chiaro che non lo si può fare all’ultimo minuto. Si spera di poter evitare il modello utilizzato in NBA o per la Champions League. Oggi comunque non si può che prevedere una manifestazione con questo tipo di doveri.</p>



<p><strong>Un anno è un tempo lunghissimo in alcune circostanze. Rischiamo di perdere alcuni atleti di punta per il rinvio delle Olimpiadi mentre altri si sono affacciati prepotentemente sul palcoscenico internazionale. Qual è la nostra più grande promessa? Sinner?</strong><br>Sinnner è un talento straordinario. Ha dimostrato di poter vincere con chiunque. Però, se le Olimpiadi fossero state sei mesi fa, Sinner non avrebbe avuto la possibilità di parteciparvi. Un Paese può avere al massimo due atleti per sesso e l’Italia aveva Berrettini e Fognini di gran lunga davanti in classifica. Da qui al 23 luglio è molto probabile che Sinner abbia i numeri per poter partecipare alle prossime Olimpiadi. Questo vale per molte atlete e atleti importanti. Pensiamo a Giorgia Villa o a Benedetta Pilato. Di contro per chi sta più avanti anagraficamente e ha qualche acciacco il rinvio è certamente penalizzante.</p>



<p><strong>Quanto ha perso l’Italia rinunciando alla candidatura di Roma per le Olimpiadi? Lei ha dichiarato che si tratta di uno dei suoi più grandi rammarichi.</strong><br>E’ il mio più grande rammarico. Io sono felice e orgoglioso di quello che si è fatto, recuperando anche credibilità del sistema, con l’assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano e Cortina. Credibilità che rischiamo di perdere adesso nuovamente con la mancata autonomia. Non c’è dubbio che le Olimpiadi estive hanno un prestigio ineguagliabile, sotto il profilo dei numeri, in termini di coinvolgimento delle discipline e delle federazioni. In Italia si parla molto, ogni giorno, del problema degli stadi. Mi indichi una città che abbia strutture sportive impeccabili, eccetto Torino, che solo per le Olimpiadi è a posto. </p>



<p><strong>Tutte con problemi?</strong><br>Milano, Bologna, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari hanno tutte situazioni spaventose. Con le Olimpiadi, che potevano essere anche nel 2028, perché sono stati assegnati contemporaneamente i giochi del 2024 e del 2028 a Parigi e Los Angeles, c’era l’obbligatorietà di risolvere questo problema. E questo non vuol dire che le cose sarebbero state realizzate non a norma. Con questo ho detto tutto su tutto quello che abbiamo perso. </p>



<p><strong>Quanto avrebbe fornito il CIO?</strong><br>Il CIO avrebbe dato un miliardo e 450 milioni. Tutto il resto era coperto sotto il profilo dell’organizzazione, perché è cambiata la Carta Olimpica che prevede, con Agenda 2020, che il CIO supporti chi si candida. Ma non ne parlo più perché il discorso è andato da un’altra parte.</p>



<p><strong>Quest’anno orribile è iniziato con la morte di Kobe Briant e si è concluso con la scomparsa di Diego Armando Maradona. Due campioni assoluti, legati in modo fortissimo al nostro Paese. Li vuole ricordare?</strong><br>Kobe Bryant è un figlioccio del nostro Paese, col papà che ha giocato per anni tra Reggio Calabria e Reggio Emilia. Uno storia bellissima. Maradona sappiamo benissimo cosa ha rappresentato per il Napoli Calcio. L&#8217;identificazione col nostro Paese è un valore aggiunto. Da pochi giorni è scomparso anche Paolo Rossi. In apertura di ogni Consiglio nazionale ricordiamo tutti gli sportivi che ci hanno lasciato. E’ una lista infinita. Questi fanno particolare scalpore. Con loro entriamo nell’olimpo degli immortali, dei giganti. C’è anche questo quest’anno.</p>



<p><strong>Speriamo di tornare a gioire nel 2021. Gli eventi in programma sono tanti.</strong><br>Partiamo a febbraio con il mondiale di sci alpino a Cortina e poi abbiamo una lunga lista di grandi eventi, una lunga cavalcata che ci porterà fino a Tokyo.</p>
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		<title>Alice Volpi: &#8220;Mi auguro che alla scherma venga riconosciuta l’importanza che merita a livello nazionale, non solo olimpico.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lejla Cassia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2020 08:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto titoli italiani, sedici podi nazionali, cinquantacinque internazionali, di cui sedici ori, diciotto anni di scherma, settantasei tornei disputati. Sono i numeri da capogiro della fiorettista toscana Alice Volpi, talento precocissimo della scherma. Ventotto anni compiuti lo scorso 15 aprile, Alice Volpi non ha bisogno di presentazioni. Eccellenza dello sport italiano, ha impugnato il suo fioretto a soli sette anni e da quel momento non si è più fermata, collezionando&#8230;</p>
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<p>Otto titoli italiani, sedici podi nazionali, cinquantacinque internazionali, di cui sedici ori, diciotto anni di scherma, settantasei tornei disputati. Sono i numeri da capogiro della fiorettista toscana Alice Volpi, talento precocissimo della scherma. Ventotto anni compiuti lo scorso 15 aprile, Alice Volpi non ha bisogno di presentazioni. Eccellenza dello sport italiano, ha impugnato il suo fioretto a soli sette anni e da quel momento non si è più fermata, collezionando medaglie nazionali e internazionali, in tornei individuali e a squadre.&nbsp;Tokio 2020 doveva essere la sua prima Olimpiade, il coronamento naturale di una carriera sportiva in ascesa, ma com’era prevedibile la necessità di contenere i danni causati dal COVID19 ha costretto gli organizzatori dei Giochi Olimpici a fare un passo indietro, rinviando tutto al 2021.&nbsp;ilcaffeonline l’ha raggiunta telefonicamente per una lunga chiaccherata, in occasione della Giornata Nazionale dello Sport.&nbsp;</p>



<p><strong>Tokio 2020 sarebbe stata la tua prima Olimpiade. Com&#8217;è stato vivere l&#8217;altalena adrenalinica, dalla notizia della partecipazione, agli allenamenti, all&#8217;inevitabile rinvio?</strong><br>Tokio 2020 era un sogno che si stava realizzando. In questi ultimi due anni avevo dimostrato tanto, ero riuscita a portare a segno anche un Mondiale. La qualificazione per le Olimpiadi stavano procedendo per il meglio, avvertivo un po’ di tensione ma avevo la carica giusta per partire. Poi, purtroppo, c’è stata la pandemia. Onestamente, per un po’ ho sperato che almeno le Olimpiadi ne potessero uscire indenni ma mi sono resa conto quasi subito che la posticipazione era inevitabile. </p>



<p><strong>Il lockdown ha visto da un lato il proliferare di sportivi last minute e dall&#8217;altro una battaglia morale contro chi lo sport lo pratica davvero, anche in forma amatoriale. Da sportiva di professione, come hai metabolizzato le percezioni immediatamente successive al blocco?</strong><br>La mia quotidianità è basata sulla preparazione atletica: mi sveglio, faccio colazione e vado ad allenarmi con lo stesso automatismo di chi va a lavorare e continuo così fino al termine della giornata. Nonostante sia molto stancante, devo ammettere che mi è mancato tantissimo non potermi esercitare, con la ritualità di ogni giorno. Stare senza lo sport è veramente difficile, manca non poter scaricare nervosismi e tensioni, per questo mi sono arrangiata come potevo, allenandomi a casa e in giardino. Non ho mai smesso di sudare, sono riuscita ad assicurarmi la mia dose quotidiana di sport, anche perchè, parliamoci chiaro, non sarei riuscita a farne a meno!</p>



<p><strong>Qual è stata la cosa, non relativa alla scherma o allo sport, che ti è mancata di più durante la quarantena?</strong><br>Quello che mancava un po’ a tutti: la libertà! Mi pesava tantissimo non poter uscire con i miei amici, scambiare quattro chiacchere, fare una passeggiata. L’obbligo di non allontanarsi troppi metri da casa era faticoso. Se c’è una cosa che mi è mancata davvero tanto è stata la possibilità di vedere i miei amici. </p>



<p><strong>Lo sport e l&#8217;arte, al pari di tutte le discipline in cui il lavoro coincide con le passioni, viene spesso dato per scontato, con conseguente frustrazione per chi lo pratica per chi vi assiste. C&#8217;è stato un momento in cui hai temuto che il settore sportivo potesse non beneficiare di tutele adeguate per affrontare la crisi? </strong><br>Non è una situazione che ho vissuto in prima persona, faccio parte della Federazione Italiana Scherma che, pur essendo una realtà relativamente piccola, mi ha sempre tutelato e dato tanto. Fortunatamente, non ho mai avvertito quel tipo di preoccupazione. </p>



<p><strong>Secondo i pedagogisti dello sport «Le bimbe scelgono di impugnare il fioretto perché si sentono più forti, i maschietti non vedono l&#8217;ora di darsi battaglia». Cosa ne pensi e cosa ti ha fatto decidere a 7 anni di impugnare il fioretto?</strong><br>Ammetto di essere un amante dello sport in tutte le sue declinazioni, nel tempo libero pratico altre discipline, oltre la scherma. Mi piace giocare a tennis e negli ultimi tempi mi sono appassionata al surf, anche grazie ai viaggi. Nonostante non sia una disciplina molto comune, per i bambini la scherma è uno sport fondamentale! Quando mi sono accostata al fioretto, non avevo idea di cosa si trattasse, l’ho scoperto grazie a mio padre. Mi affascinavano tantissimo le divise bianche. Ricordo che tenere il fioretto mi provocava una strana sensazione, ma da subito, fu una disciplina che mi conquistò letteralmente e non tanto perchè si prestasse a essere utilizzato come strumento di difesa ma perchè mi ricordava le battaglie di Zorro che guardavo da piccola in TV! </p>



<p><strong>Hai fatto della scherma la sua professione. Qual è l&#8217;imprinting di questo sport sulla tua personalità e sul tuo carattere? Quali caratteristiche ha limato e quali ha rinsaldato?</strong><br>La scherma è uno sport stupendo e al pari delle altre discipline ti insegna prima di tutto il rispetto delle regole, sia sociali che comportamentali, come ad esempio la correttezza nei confronti di chi si ha di fronte. Io sono stata fortunata perchè sono riuscita a far diventare una passione il mio lavoro. A 18 anni ho avuto la possibilità di entrare a far parte del gruppo sportivo della Polizia di Stato che mi permette di allenarmi a tempo pieno. Sono cambiata tantissimo grazie alla scherma, da ragazzina ero molto timida ma trascorrere molte ore in palestra ti “obbliga” ad aprirti e a socializzare con tanti bambini. Al tempo stesso, mi ha aiutato a crescere temprandomi caratterialmente e insegnandomi il rispetto reciproco, verso gli altri e per te stessa, quando sali in pedana. </p>



<p><strong>Come vivi la dicotomia risultato di squadra / risultato individuale?</strong><br>Non è cosa semplice, perchè pur esistendo la gara a squadre, la scherma resta sempre uno sport quasi esclusivamente individuale. Quando ti ritrovi a gareggiare individualmente e ad affrontare una competizione a squadre il giorno successivo, devi annullare mentalmente il risultato della giornata precedente, il che rappresenta una dinamica abbastanza complessa da mettere in atto. La scherma italiana fortunatamente ha una squadra che spinge al massimo e noi ci aiutiamo tutte  a vicenda. Fare gioco di squadra resta una cosa abbastanza difficile, occorre molta fiducia reciproca ma si tratta comunque di un assalto a cinque individuale. </p>



<p><strong>Un anno fa sei stata testimonial del progetto “Incentivazione allo Studio 2019”, campagna promossa da Federscherma e dall’Istituto per il Credito Sportivo e volta a premiare la tenacia e la perseveranza di atlete e atleti che coniugano con successo il doppio percorso studio /sport. Quanto e come contribuisce la disciplina sportiva alla formazione della persona?</strong><br>Ovviamente non è semplice; lo sport richiede tantissimo impegno ma posso dirti con certezza che può coesistere con lo studio. Praticare uno disciplina sportiva può dilatare il tempo per la conclusione degli studi universitari ma non impedisce certo di laurearsi. Conoscono tanti atleti che ci sono riusciti e sto cercando di farlo anch’io, nonostante abbia iniziato tardi. Studiare è un elemento fondamentale per la formazione personale. </p>



<p><strong>Lo sport ha un forte potere terapeutico, esattamente come la musica. Ho letto che poco prima di salire in pedana, ti piace ascoltare Battisti o De Andrè. Oltre questo, cosa ti piace e come ti rapporti al ritmo e all’armonia?</strong><br>C’è chi sconsiglia di ascoltare musica poco prima della gara per il suo potere rilassante. A me in realtà è capitato di ascoltare qualcosa prima di salire in pedana e mi ha aiutato a distrarmi e ripulire la mente. In generale, ho gusti abbastanza variegati, ma devo ammettere che non ho per nulla il senso del ritmo, nonostante la mia mamma sia brasiliana! Mio fratello però suona la chitarra, lui sì che ha il ritmo nel sangue! Io provo a cantare o ballare ma non ci sono proprio portata. Ho una propensione naturale per la ritmica sportiva ma non musicale! </p>



<p><strong>“Lo Sport”, “La Scherma”: semantica maschile e semantica femminile qui giocano ad armi pari, com&#8217;è normale che sia. Fuori dalle regole grammaticali, come vive Alice Volpi la distinzione di genere? Ti è mai successo di notare uno squilibrio in questo senso? E di contro: come vivi la competizione con le tue colleghe?</strong><br>Esistono ancora molti sport considerati prettamente maschili, penso al calcio o al basket. Nonostante questo, ci sono state delle atlete che si sono distinte in queste due discipline ma di cui purtroppo si ricordano in pochi. D’altra parte, non si può negare che esista una differenza fisica tra uomo e donna che condiziona inevitabilmente le prestazioni sportive. Io mi diverto a tirare con i ragazzi, in ritiro capita di sfidarci donne contro uomini ma lo facciamo sempre partendo con un vantaggio a nostro favore, perchè obiettivamente la fisicità è fondamentale in questo tipo di competizione e sarebbe quasi impossibile vincere contro un uomo appartenente alla tua stessa categoria. Al netto di questo, ci divertiamo tantissimo durante queste sfide e non avverto alcun tipo di inferiorità. Vivo benissimo anche la competizione con le mie colleghe, sono sempre stata un’agonista e adoro le sfide, ma finita la gara, fuori dalla pedana torna tutto come prima. Siamo amiche, ci sfoghiamo in pedana, ognuna dà il massimo per vincere ma smaltito il nervosismo post gara torna tutto alla normalità. </p>



<p><strong>Oggi ricorre la giornata nazionale dello sport, ma gli sport sono tutti diversi fra loro. I professionisti vi si dedicano quotidianamente, ma il grande pubblico si accorge di alcune discipline, se va bene, ogni quattro anni all’accensione del fuoco olimpico. Quali sono le parole della più forte fiorettista italiana in questa ricorrenza? E a chi le rivolge?</strong><br>Purtroppo è vero, nonostante la scherma sia uno sport che, in occasione dei Giochi Olimpici, ha portato all’Italia tantissime medaglie, forse più di tutte le altre discipline sportive, in assenza di Olimpiadi viene quasi dimenticata; in televisione le gare sono trasmesse pochissimo e questo ovviamente mi provoca un grande dispiacere, non potrei dire altrimenti. La Federazione sta cercando di portare la scherma in molti contesti, anche all’interno delle scuole. Quello che mi auguro è che a questa disciplina splendida venga riconosciuta l’importanza che merita a livello nazionale, non solo olimpico.</p>
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		<title>Gianni Petrucci: si giochi, in sicurezza, quanto più è possibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 08:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Black Mamba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federazione Italiana Pallacanestro ha deciso di fermare i campionati, non assegnare titoli e bloccare promozioni e retrocessioni. Non c’erano le condizioni per riprendere i campionati?Se abbiamo deciso di fermare i campionati è perché evidentemente non si poteva fare diversamente. Molte le considerazioni che abbiamo fatto, mentre mancavano ancora tante giornate alla fine della fase regolare. Inoltre tutte e tre le leghe, di serie A, nazionale e femminile, hanno condiviso&#8230;</p>
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<p><strong>La Federazione Italiana Pallacanestro ha deciso di fermare i campionati, non assegnare titoli e bloccare promozioni e retrocessioni. Non c’erano le condizioni per riprendere i campionati?</strong><br>Se abbiamo deciso di fermare i campionati è perché evidentemente non si poteva fare diversamente. Molte le considerazioni che abbiamo fatto, mentre mancavano ancora tante giornate alla fine della fase regolare. Inoltre tutte e tre le leghe, di serie A, nazionale e femminile, hanno condiviso le nostre considerazioni e preoccupazioni. Sono state al nostro fianco e hanno permesso al Consiglio Federale, a cui spettava la decisione finale, di deliberare per il meglio. Una decisione che, mi preme dirlo, ha avuto l&#8217;appoggio di tutti, tant&#8217;è vero che non abbiamo avuto nemmeno una critica dalla stampa.</p>



<p><strong>Come si decide chi parteciperà alle competizioni internazionali il prossimo anno?</strong><br>È un&#8217;indicazione che ci deve venire dalla Lega di Serie A. È fra i suoi compiti. So che ci stanno lavorando e a breve lo sapremo.</p>



<p><strong>Ha parlato di una speciale mascherina sulla quale sta lavorando il Politecnico di Torino che potrebbe consentire agli atleti di respirare durante il gioco. A che punto è la ricerca?</strong><br>Il Politecnico di Torino ha svolto uno studio sul basket, ma anche sugli altri sport, in funzione del Coronavirus. In questo momento ha ricevuto un incarico da parte nostra che nasce dal fatto che siamo stati i primi a fermarci e vorremmo essere i primi a ricominciare. Il basket è anche playground all&#8217;aperto e 3&#215;3. Senza dimenticare i tanti tornei estivi che hanno caratterizzato la storia del nostro sport. Non appena avremo i permessi dal Governo per poter giocare all&#8217;aperto noi vogliamo ripartire. L&#8217;incarico che abbiamo dato al Politecnico di Torino è di studiare una mascherina che possa essere eventualmente utilizzata giocando all&#8217;aperto e che permetta una buona respirazione. È una possibilità che vogliamo verificare per questa estate.</p>



<p><strong>La possibilità di giocare all&#8217;aperto è una ipotesi anche per l’attività agonistica?</strong><br>Noi non dimentichiamo le nostre origini, ma le competizioni ufficiali non si giocheranno all&#8217;aperto. Non ci saranno campionati nazionali di 5contro 5 per capirci. Non lo vogliamo noi, per i più diversi motivi, fra cui la sicurezza di pubblico e giocatori, e la FIBA, inoltre, non lo permetterebbe. La FIBA acconsente solo il 3&#215;3 all&#8217;aperto come manifestazione ufficiale e ci trova d&#8217;accordo.</p>



<p><strong>Il calcio ha seguito una via diversa rispetto agli altri sport. Troppo difficile mettere d’accordo tutti gli interessi che circolano intorno al calcio?</strong><br>Capisco e rispetto il mondo del calcio. Sono stato Commissario della FIGC per un anno, e commissario degli arbitri per un altro. Oltre ad esserne stato segretario generale per sette anni. È un mondo che posso dire di conoscere. Mi auguro che riparta, ovviamente in sicurezza. Ma la mia posizione è più quella di un tifoso, perché lo sono, che in questo momento aspetta di vedere la propria squadra di nuovo in campo, seguendola in TV.</p>



<p><strong>È credibile la proposta di giocare soltanto nelle regioni con minore indice di contagio?</strong><br>Non spetta a me dare una risposta. Non vorrei sembrare sgarbato dicendo che non mi riguarda, ma di sicuro non è fra i miei compiti.</p>



<p><strong>Il mondo dello sport è preparato alla possibilità che anche la ripresa della nuova stagione possa essere affrontata senza pubblico?</strong><br>Direi che la necessità fa virtù. Non credo che i campionati possono stare fermi, e mi riferisco anche al basket, per così tanto tempo. Ne perderemmo in termini di concorrenza con gli altri sport, di rapporti in generale con i media, di sponsorizzazioni e ultimo, ma non ultimo per importanza, non dimentichiamo che la Nazionale a novembre deve tornare in campo</p>



<p><strong>Sarebbe giusto, in caso di porte chiuse, dare la possibilità alle tv di trasmettere in chiaro gli eventi sportivi?</strong><br>È un problema di contratti che riguarda le leghe. A livello strettamente personale sono favorevole, più basket si vede in televisione, meglio è, più gente si innamora della nostra disciplina.</p>



<p><strong>Meno incassi, meno soldi dai diritti televisivi, meno introiti pubblicitari. Molte società hanno meno risorse per i cartellini: c’è il rischio che in sport come calcio, basket, pallavolo i migliori non verranno più in Italia (vedi caso Zaytsev a Modena). Stavamo invertendo la tendenza negli ultimi anni con l&#8217;arrivo di Ronaldo nel calcio e Teodosic nel basket. Il rischio è di un ritorno indietro?</strong><br>Non credo proprio. La pandemia che stiamo vivendo è un problema globale, non solo italiano o europeo. Siamo nella stessa condizione di tutti i paesi più evoluti nel basket. Anche la Turchia, che in questi anni ha investito tanto nel basket, è ferma. Questo non vuol dire che non ci possa essere qualche contraccolpo nel senso di imprenditori che si possono tirare indietro o ridurre la propria presenza. Penso a quelle aziende, adesso in crisi, i cui titolari penseranno inevitabilmente prima ad operai e produzione e dopo alle sponsorizzazioni sportive.</p>



<p><strong>Cosa pensa delle responsabilità affidata ai medici sociali per l’attuazione dei protocolli di sicurezza?</strong><br>È una questione su cui è difficile dare un giudizio. È un ambito professionale su cui non ho le sufficienti conoscenze per esprimermi</p>



<p><strong>Se si individua anche un solo tesserato positivo si rischia di fermare tutta la macchina. Si sta mettendo in piedi un gigante con i piedi di argilla?</strong><br>Posso solo rispondere come il tifoso di alcune domande fa. Per me, ma ripeto parlo da uomo della strada, avrei fatto come si fa in tutta Europa dove un positivo non provoca la quarantena di tutta la squadra e non bloccherebbe il campionato. Devo anche dire però che la decisione spettava, come è giusto che sia, al Ministero della Salute e a tutti gli scienziati che vi collaborano: essi hanno il quadro completo della situazione e hanno preso le decisioni che reputavano più giuste.</p>



<p><strong>Non ha l’impressione che si stia burocratizzando eccessivamente la ripartenza? È un fiorire di protocolli che pretendono di regolare ogni aspetto della vita quotidiana. Non sarebbe meglio, anche per lo sport, un richiamo al buon senso che gli italiani hanno dimostrato di avere?</strong><br>Queste decisioni appartengono ad una realtà al di sopra del nostro livello. Occorre, come ha fatto il Governo, seguire il parere degli scienziati e degli esperti. Nessuno di noi ha vissuto mai una pandemia. Per quanto mi riguarda, sono stato presidente del CONI per 14 anni, oltre che presidente della FIP. La mia filosofia è che si giochi quanto più è possibile, ma con tutte le sicurezze possibili. Per cui…</p>



<p><strong>Qual è la situazione degli impianti sportivi in Italia? Pochi stadi di calcio sono a norma. Come va per la pallacanestro?</strong><br>La situazione degli impianti sportivi in assoluto è deficitaria. Sono stato sindaco e so che sono stati anni duri per i comuni. È anche vero che l&#8217;Istituto per il Credito Sportivo e il suo presidente Andrea Abodi, che stimo, stanno lavorando per mettere a disposizione di tutte le società fondi per poter realizzare nuovi impianti. Nel basket, per quanto riguarda il vertice, sono a conoscenza che Cantù, Brindisi e Derthona, con l&#8217;importante spinta dell&#8217;imprenditore Beniamino Gavio, stanno lavorando per nuovi impianti.</p>



<p><strong>Ritiene che ci sia ancora rischio per le Olimpiadi di Tokyo che sono state rimandate al 2021?</strong><br>Mi auguro di partecipare con la nostra Nazionale ai Giochi Olimpici del prossimo anno. Forse sono stato uno dei primi al mondo a dire che i Giochi andavano rinviati. Ci ho azzeccato e non solo per fortuna, ma anche perché ho vissuto tante edizioni dei Giochi Olimpici. I Giochi non iniziano il giorno della sfilata, ma mesi prima, ad esempio, già con la quarantena dei cavalli. La mia previsione si è attirata reazioni spocchiose. Sinceramente non vorrei riazzeccarci anche perché vorrei accompagnare almeno una delle due nostre Nazionali, maschile e femminile 3&#215;3, che sono ancora in corsa per la qualificazione.</p>



<p><strong>Come si è mossa la FIP per facilitare la ripresa dell’attività anche per chi pratica la pallacanestro in carrozzina?</strong><br>La pallacanestro in carrozzina non è gestita dalla FIP ma dal Comitato Paralimpico. Avremmo voluto gestirla, ma il presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, mio ex vicepresidente al CONI, non ha voluto. Forse per un pizzico di gelosia. Per cui la risposta alla sua domanda la può dare solo Pancalli.</p>



<p><strong>Quest&#8217;anno terribile è iniziato nel peggiore dei modi per lo sport, con la perdita il 26 gennaio di Kobe Bryant, uno dei più grandi di sempre, particolarmente legato all&#8217;Italia. Cosa ci lascia in eredità &#8220;Black Mamba&#8221;?</strong><br>Tanto. Il suo sorriso, l&#8217;essere una persona normale nonostante fosse un&#8217;atleta eccezionale, l&#8217;amore per l&#8217;Italia, ma soprattutto l&#8217;amore che la gente gli ha mostrato una volta che è scomparso. In tutta la mia lunga carriera non avevo mai visto una cosa del genere. Come dicono i ragazzi Mamba forever.</p>
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