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	<title>Pasqua Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Sul Cristo deposto a Leopoli e sul valore simbolico dell&#8217;arte in tempo di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 10:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Bunker]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La morte di Letizia Battaglia ci ricorda quanto potenti siano le immagini d&#8217;arte e quelle fotografiche in particolare. Non c&#8217;è altro da aggiungere.&#160;Qualche anno fa, correva il tempo delle orribili imprese dell&#8217;ISIS in Medio Oriente, ricordo un servizio tra le macerie inerti, in cui si distinguevano, iconici, alcuni gialli accesissimi: un frammento di taxi o il probabile impermeabile di un bambino, testimonianze residue di una vita ostinata dove tutto intorno&#8230;</p>
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<p>La morte di Letizia Battaglia ci ricorda quanto potenti siano le immagini d&#8217;arte e quelle fotografiche in particolare. Non c&#8217;è altro da aggiungere.<br>&nbsp;<br>Qualche anno fa, correva il tempo delle orribili imprese dell&#8217;ISIS in Medio Oriente, ricordo un servizio tra le macerie inerti, in cui si distinguevano, iconici, alcuni gialli accesissimi: un frammento di taxi o il probabile impermeabile di un bambino, testimonianze residue di una vita ostinata dove tutto intorno era morte e distruzione.</p>



<p>Ora Leopoli, col suo Cristo disceso dalla croce, trascinato nel sepolcro di un bunker col suo seguito di dolenti. Nicodemo e Giuseppe d&#8217;Arimatea potrebbero ben essere i due attendenti che hanno avuto il compito di seppellire la splendida statua del XV secolo nel tentativo di sottrarla alle ingiurie belliche.</p>



<p>Seppellire, seppellire, seppellire i vivi, i morti, i redivivi. Che triste primato hanno le guerre! Tutte le guerre. Le opere d&#8217;arte non sono meno vittime di quel capolavoro incompiuto che è l&#8217;uomo; anch&#8217;esse soffrono, si fanno metafora, il loro valore simbolico è tale da indurre le genti a salvarle, salvarle come si fa con i deboli, nella speranza di potere vederle tornare a splendere in un futuro migliore.</p>



<p>L&#8217;Italia sa cosa significhi questa pratica funebre transitoria, per averla praticata clandestinamente durante la Seconda guerra mondiale contro i nazisti e, paradossalmente, contro gli stessi italiani che parteggiavano (Sic) per i nazisti.</p>



<p>A futura memoria, come quando Morehshin Allahyari celava dentro il corpo opalino di statue riprodotte in stampa digitale 3D, le testimonianze fotografiche e filmiche degli scempi che i miliziani dell&#8217;ISIS compivano sugli originali scultorei ormai distrutti.</p>



<p>Il valore universale dell&#8217;arte anticipa così il valore meno universale dell&#8217;essere umano.<br>&nbsp;<br>Chissà, tra cinquant&#8217;anni i pronipoti di Putin verranno alla Cattedrale di Leopoli in pellegrinaggio o come allegri turisti per ammirarne le bellezze, e forse nemmeno percepiranno il danno di queste settimane, dei prossimi mesi, dimentichi della barbarie perpetrata dai propri avi a persone e cose. Perché gli uomini e le donne dimenticano. Così è la storia, così è la guerra, così è la vita. Quale vita, poi, non saprei dire.<br>&nbsp;<br>In questa Pasqua di sangue, la ripetizione all&#8217;infinito delle Vie Crucis per le strade cristiane amplifica a dismisura quel trasporto funebre eccezionale. Speriamo che tale amplificazione di immagini gli dia più senso.</p>
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		<title>Il lockdown delle tradizioni popolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 12:34:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Folklore]]></category>
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		<category><![CDATA[Settimana Santa]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tempo della Settimana Santa è trascorso e ci ha lasciato un’esperienza unica. Per la prima volta, la dimensione liturgica e quella della pietà popolare, anche nelle sue forme più folklorizzate, sono state travolte dalle nuove dimensioni di quarantena e distanziamento sociale, che stanno entrando nella drammatica normalità dei nostri giorni. Ma non è questo il luogo per soffermarsi sulla dimensione liturgica, che coinvolge una pluralità di punti di vista,&#8230;</p>
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<p>Il tempo della Settimana Santa è trascorso e ci ha lasciato un’esperienza unica. Per la prima volta, la dimensione liturgica e quella della pietà popolare, anche nelle sue forme più folklorizzate, sono state travolte dalle nuove dimensioni di quarantena e distanziamento sociale, che stanno entrando nella drammatica normalità dei nostri giorni.</p>



<p>Ma non è questo il luogo per soffermarsi sulla dimensione liturgica, che coinvolge una pluralità di punti di vista, intra ed extra ecclesiali: anche se profondamente mutati nella dimensione comunitaria e trasferiti nello spazio del web e dei social network, benedizioni, messe domenicali, vie crucis e riti del Triduo Pasquale della Chiesa Cattolica hanno raggiunto milioni di persone.</p>



<p>L’universo sonoro dell’Italia delle tradizioni è animato da un calendario di appuntamenti che non sono l’espressione del folklore, o almeno non solo. Lo spirito delle comunità si fonda sulla ripetizione di riti, suoni e gesti che ne garantiscono vitalità e sopravvivenza, che ci parlano del mutamento della società, anche tramite il racconto che ne fanno l’etnografia e gli appassionati di documentazione delle storie locali. È proprio dal racconto di queste che ricostruiamo il radicamento dei riti e delle tradizioni e il loro svolgimento nel corso dei secoli.</p>



<p>Chi avrebbe mai pensato che le manifestazioni della pietà popolare durante la Settimana Santa, soprattutto nel nostro Meridione, svanissero dallo spazio pubblico per rifugiarsi nella dimensione del ricordo privato o, al massimo, familiare. Quasi un riapparire di quella forma antica di sospensione della vita, della quotidianità, che durante il periodo che avvicina alla Pasqua era tipica delle comunità, almeno fino a pochi decenni fa, e che oggi ritorna prepotente, facendosi forza delle nuove costrizioni, del nuovo timore per la salute, della paura del contagio.</p>



<p>Cosa ci mancherà e cosa speriamo di rivivere lo scopriremo nel tempo. L’impatto del coronavirus sulla dimensione sociale della musica è devastante. In questi giorni avremmo ascoltato e osservato le bande cittadine accompagnare le processioni. Avremmo ascoltato con l’orecchio benevolo di chi non cerca la perfezione estetica dell’esecuzione, ma coglie l’emozione della dimensione di relazione umana e sonora, di cui i complessi bandistici sono una delle più belle e durature espressioni. Avremmo teso l’orecchio ai canti delle processioni, che hanno stimolato la creatività linguistica delle comunità locali, che spesso hanno mescolato nel corso del tempo latino, italiano e dialetto e che tante volte sono stati strumento di catechesi popolare, quando la lettura e lo studio erano privilegio di pochi.</p>



<p>Ci rimane la speranza di arrivare presto a ripercorrere e ripetere riti e gesti, prestare attenzione a chi c’è e a chi è assente, osservare, senza perdere il timore del sacro, una comunità che si racconta e ci racconta.</p>
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