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	<title>Rousseau Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Rousseau Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Chi è in confusione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 10:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ex Capogruppo del PD in Senato, Marcucci, leader dell&#8217;anima &#8220;liberale&#8221; del PD, (ex?) renziano di ferro, dice che i &#8220;5S sono in confusione&#8221; e che questo &#8220;rende difficile il dialogo con loro&#8221;. Ricapitolando: il M5S ha piazzato due assessori nella Giunta regionale del Lazio (Zingaretti), disinnescando così la candidatura dell&#8217;ex segretario del PD a Sindaco di Roma (non ci si può dividere sul Campidoglio e rimanere insieme a guidare la&#8230;</p>
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<p>L&#8217;ex Capogruppo del PD in Senato, Marcucci, leader dell&#8217;anima &#8220;liberale&#8221; del PD, (ex?) renziano di ferro, dice che i &#8220;5S sono in confusione&#8221; e che questo &#8220;rende difficile il dialogo con loro&#8221;.</p>



<p>Ricapitolando: il M5S ha piazzato due assessori nella Giunta regionale del Lazio (Zingaretti), disinnescando così la candidatura dell&#8217;ex segretario del PD a Sindaco di Roma (non ci si può dividere sul Campidoglio e rimanere insieme a guidare la Regione); ha messo Conte leader e Casaleggio alle corde archiviando il regno della sua &#8220;piattaforma Rousseau&#8221;; ha mantenuto tutti i ministri, compresi alcuni inguardabili, nel Governo Draghi; ha rispolverato e rilanciato la disastrosa Raggi che, stando ai sondaggi, va dritta al ballottaggio vanificando il corteggiamento di Letta (che, nonostante tutte queste amenità, continua a vedere solo &#8220;il patto strategico con il M5S e con Conte&#8221;). E questi sarebbero in confusione? Pensate cosa farebbero se fossero lucidi!</p>



<p>Ma quando la smettono dalle parti del Nazareno di considerare gli altri sempre o dei deficienti o degli incapaci o dei soggetti pericolosi? Che piaccia o no il M5S ha messo il PD alle corde nelle ultime settimane e, adesso, Letta sposta tutto &#8220;ai ballottaggi&#8221; e invece di puntare a Roma su Calenda, facendo capire ai grillini che un&#8217;alternativa al populismo sinistrorso c&#8217;è, lancia Gualtieri, chiudendosi nel fortino delle antiche certezze dei vari Bettini, Morassut, D&#8217;Alema.</p>



<p>Spero proprio che Calenda non si ritiri e che finisca questo perenne ricatto secondo cui, così facendo, &#8220;si fa un regalo alla destra&#8221; (quanti regali alla destra &#8211; storicamente &#8211; hanno fatto i tragici errori della sinistra?).</p>



<p>Se solo il PD riscoprisse un minimo dello &#8220;spirito&#8221; che ne ha determinato la nascita capirebbe che la via per battere la destra nazionalista e sovranista non è quella di assecondare il populismo o la sinistra d&#8217;antan fondandola sull&#8217;assistenzialismo e sullo statalismo (nel giro di un paio d&#8217;anni il nodo del debito pubblico tornerà a gravare sul Paese), ma basandola su un patto tra i produttori che liberi le energie delle imprese, del lavoro autonomo, delle professioni, represse da un sistema soffocante. </p>



<p>Ma quando capiranno i &#8220;capi&#8221; del PD che il lavoro non lo crea la politica, che bisogna combattere la povertà e non la ricchezza, che la &#8220;giustizia giusta&#8221; non tollera né giustizialismi né violazioni del rispetto del principio di presunzione d&#8217;innocenza, che la svolta green dell&#8217;economia è incompatibile con le battaglie del M5S e di parte del PD stesso e della sinistra contro eolico, solare termico, gasdotti, ecc., che la rivoluzione digitale esige la diffusione del 5G, che la scuola è fatta per gli alunni/studenti e non per gli insegnanti, che il merito è la condizione perché la PA produca servizi di qualità? </p>



<p>Queste battaglie non si possono fare con il M5S che è tutto un trionfo di &#8220;decrescita (in)felice&#8221;, appiattimento, assistenzialismo, immobilismo. Certo, senza il M5S e una sinistra costretta nei suoi vecchi recinti mentali, che non sa vedere chi sono i veri impoveriti dalla crisi finanziaria prima e dal Covid dopo, si può anche perdere la competizione contro questa destra. Ma non è proprio la storia del PCI che ci dimostra che anche dall&#8217;opposizione si può concorrere al Governo del Paese? </p>



<p>Prima, però, di dare per scontato che un&#8217;aggregazione diversa da quella con M5S e sinistra sia perdente per definizione, guardiamoci intorno. Sarebbe stata possibile l&#8217;esplosione dei Verdi in Germania se l&#8217;SPD si fosse alleata a sinistra con la LINKE invece che accettare la &#8220;grossa coalizione&#8221; con la CDU? </p>



<p>E Macron in Francia non è forse la risposta alla scomparsa del Partito Socialista e della profonda crisi della destra gollista? E credete che sia davvero possibile liquidare solo come pericoloso il successo a Madrid della popolare Ayuso senza riflettere sull&#8217; altrettanto inaccettabile, perché evanescente e populista, parabola di Podemos che adesso mette in difficoltà un PSOE che, pure, è molto più riformista del PD (si guardi solo a come ha gestito la finanza pubblica in questi anni)?</p>



<p>L&#8217;Italia ha bisogno di una proposta innovatrice e riformatrice. Di scomporre destra e sinistra e di una coalizione fondata su un diverso blocco sociale che veda al centro il ceto medio impoverito, riconverta i disoccupati con politiche attive del lavoro efficaci e non con meri sussidi (si riparta da Biagi ed Ichino), incoraggi gli investimenti privati produttivi. Occorre avere il cuore a sinistra e il volante (cioè il cervello) al centro. Solo così sconfiggeremo la destra, riformeremo l&#8217;Italia e davvero potremo dire di aver saputo coniugare le due eterne parole del progresso: Libertà e Giustizia sociale.</p>
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		<title>Nulla sarà come prima. Draghi non aspetti il risultato di Rousseau</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 14:50:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se, come pare, Fratelli d’Italia resterà fuori dal governo Draghi, sarà l’unico partito a non aver partecipato a nessuno dei tre governi di questa legislatura, caratterizzata da elezioni che non hanno decretato alcun vero vincitore. Tanto da consentire la formazione di tre esecutivi sostenuti da maggioranze tanto diverse quanto impensabili prima della loro creazione. Quanto pagherà la coerenza della Meloni lo vedremo quando si tornerà alle urne. Il resto dei&#8230;</p>
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<p>Se, come pare, Fratelli d’Italia resterà fuori dal governo Draghi, sarà l’unico partito a non aver partecipato a nessuno dei tre governi di questa legislatura, caratterizzata da elezioni che non hanno decretato alcun vero vincitore. Tanto da consentire la formazione di tre esecutivi sostenuti da maggioranze tanto diverse quanto impensabili prima della loro creazione.</p>



<p>Quanto pagherà la coerenza della Meloni lo vedremo quando si tornerà alle urne. Il resto dei partiti e dei leader politici, da inizio legislatura a oggi si sono cimentati in piroette e volteggi degni del Cirque du Soleil.</p>



<p>Questo giornale, da sempre schierato contro qualunque forma di populismo, non ha risparmiato critiche al M5S, al PD e a Giuseppe Conte, che si è mosso come un elefante tra i cristalli delle nostre Istituzioni. Né le ha mandate a dire, a suo tempo, alla Lega e al suo leader Matteo Salvini. Ma oggi ci troviamo davanti a un potenziale cambiamento di lunga durata del nostro sistema politico. Non capirlo sarebbe da irresponsabili e da stolti.</p>



<p>Il presidente della Repubblica è stato chiaro dopo il fallimento dell’esplorazione affidata a Roberto Fico: “Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”.</p>



<p>L’ostinazione con la quale l’ex maggioranza M5S-PD-LEU si ostina a chiedere un governo politico, inteso come appendice allargata del Conte due, è pari solo alla cocciutaggine con la quale hanno provato a imporre un Conte ter, senza Italia Viva e con i responsabili raccattati da Clemente Mastella. Appare inoltre profondamente irrispettoso nei confronti dell’appello rivolto da Sergio Mattarella.</p>



<p>Poco ci importa di quel che farà il M5S, destinato a chiudere la propria deleteria parabola politica con la fine di questa legislatura. Molto di più ci preme che questo cambiamento, questa opportunità sia compresa e colta da chi dovrà rappresentare il campo progressista e quello conservatore in Italia nei prossimi anni.</p>



<p>Nessuno può continuare a porre veti o rivendicare false primogeniture. Tutti, ma proprio tutti, stanno facendo il contrario di quanto sostenuto fino a una settimana fa, che per nulla combaciava con ciò che ogni partito dichiarava solo il mese passato o durante la campagna elettorale del 2018.</p>



<p>L’Italia potrà solo trarre beneficio da una Lega pronta finalmente a divenire forza di governo moderata, europeista e atlantista. Le conseguenze di questa svolta saranno avvertite a Bruxelles e in tutta Europa. Il risultato delle presidenziali americane a questo fine è stato determinante e restiamo ancora sorpresi che a Conte e Di Maio risultasse indifferente la vittoria di Biden o di Trump.</p>



<p>Il PD ha l’occasione per tornare a essere il partito laburista a vocazione maggioritaria, affrancandosi dalla scia qualunquista del M5S. Che il gruppo dirigente democratico si ostini a non comprendere il livello della sfida che abbiamo davanti è francamente inspiegabile.</p>



<p>Nulla sarà come prima. L’auspicio è che il cambiamento possa avviarsi già mercoledì sera, quando Mario Draghi finirà il secondo giro di consultazione. Sarebbe un segnale importante se salisse immediatamente al Quirinale a sciogliere la riserva, senza attendere l’esito, scontato quanto inutile, del voto su quella burla che è sempre stata la piattaforma Rousseau.</p>
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		<title>Grillo non parla solo al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 13:38:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”. Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei&#8230;</p>
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<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”.</p>



<p>Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei parlamentari, nel corso di un confronto con David Sassoli, presidente Parlamento Europeo, ha dichiarato: “non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta, fatta dai cittadini attraverso i referendum”.</p>



<p>Era scontato che i cinque stelle, raggiunto l’obiettivo storico del taglio della &#8220;casta&#8221;, sentissero l’esigenza di rilanciare sui temi originari. Ecco allora la madre di tutte le idiozie: sorteggio per le cariche pubbliche e via le assemblee elettive. Si decide tutto con referendum, da tenere sulla piattaforma privata di Casaleggio. Vaffa alla competenza. Per fare politica con i 5S non è richiesta. Era esattamente questa la preoccupazione che animava la campagna per il NO al referendum costituzionale. Un timore evidentemente sottovalutato non tanto dai cittadini quanto dalla classe dirigente che ha sostenuto il SI.</p>



<p>Abbiamo dovuto aspettare 24 ore per leggere la reazione di Nicola Zingaretti, “io la penso nel modo opposto”, mentre nulla sappiamo di quel che pensano Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Con quel che resterà del M5S, dopo la resa dei conti annunciata, bisognerà fare le riforme rese necessarie dalla riduzione dei parlamentari e gestire gli oltre duecento miliardi messi a disposizione dall’Europa, eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e confrontarsi sui temi sociali che il PD ha lasciato in cantina in questo primo anno di governo. La democrazia è forma e sostanza. Nel caso di Grillo le due cose coincidono pericolosamente. Lo ricordiamo soprattutto al PD: il leader del M5S non parla al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia.</p>
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		<title>Anche il PD ha scelto Rousseau. Io sto con Montesquieu, per questo dico NO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 17:18:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte totalitarie, sono annidati, ancorché “in sonno”, dentro di noi, pronti a risvegliarsi tutte le volte che l&#8217;equilibrio costituzionale viene toccato. </p>



<p>Non è il mio caso. Sono e resto convinto che le riforme vadano fatte, perché rispondono ad un bisogno vero: quello di adeguare le regole di convivenza, la disciplina dei diritti e dei doveri, pubblici e privati, alle esigenze del corpo sociale, che muta nel tempo. La bocciatura di riforme organiche (quella del 2016) o il fallimento di altre (quella del 2001) non fa venire meno, in me, il bisogno di rinnovare la Costituzione, soprattutto la sua seconda parte, anche se nuove esigenze di ridefinire diritti e doveri riguardano anche la prima. Personalmente sento l&#8217;esigenza di riformare la Costituzione, la forma di Governo, il numero dei parlamentari, l&#8217;assetto delle Camere (abolendo il bicameralismo paritario) e l&#8217;organizzazione del loro lavoro.</p>



<p>Il mio, quindi, non è un NO per conservare ciò che c&#8217;è, ma è un NO all&#8217;illogicità di cominciare dal fondo e dalla più banale delle proposte un processo riformatore; il ripudio delle motivazioni vere che hanno generato una modifica le cui motivazioni si ritrovano nelle parole di quel giovane deputato del M5S (&#8220;meno deputati saranno più controllabili e avremo meno corrotti&#8221;) o nello striscione con disegnate poltrone e forbici, sventolato sempre dal M5S al momento dell&#8217;approvazione definitiva della legge; all&#8217; assenza di un&#8217;intesa su una legge elettorale coerente con la riduzione dei parlamentari e capace di coniugare rispetto della rappresentanza con l&#8217;esigenza di efficacia (tale non è il mezzo accordo rabberciato negli ultimi giorni solo per stendere un velo di ipocrita vergogna sul volto della maggioranza e del PD in particolare); all&#8217;avere, quindi, ridotto la questione del numero dei parlamentari e, quindi, del Parlamento, non già a un principio di rappresentanza e di esercizio del principio di &#8220;sovranità&#8221; popolare, ma di rituale orpello di un desueto modo di esercitare la &#8220;democrazia&#8221;, coerente sicuramente con le convinzioni di Casaleggio senior e del movimento da lui pensato, tutte orientate alla &#8220;democrazia dei click&#8221; contro la democrazia rappresentativa e parlamentare e non certo in sintonia con la Costituzione repubblicana. Per dirla con il Direttore Molinari, anche il PD ha scelto Rousseau contro Montesquieu. Io sto con Montesquieu.</p>



<p>A ognuna delle risposte che il &#8220;fronte del Sì&#8221; offre ai rilievi del &#8220;fronte del NO&#8221; (&#8220;tutte le proposte di riforma fin qui avanzate contenevano la riduzione dei parlamentari&#8221; … &#8220;con meno parlamentari le commissioni parlamentari saranno più efficienti&#8221; …. &#8220;i costi si riducono di ben 60 milioni all&#8217;anno&#8221; …. &#8221; abbiamo preso l&#8217;impegno di riformare la legge elettorale&#8221; … &#8220;gli USA hanno meno parlamentari di noi&#8221; … &#8220;i regolamenti parlamentari si possono modificare quando si vuole e senza leggi costituzionali&#8221; …. ecc. ecc.) si è risposto in maniera così chiara da parte di tutti i più autorevoli esponenti del fronte del NO e non sarò certo io a tediarvi ripetendole puntualmente. Desidero, però, sottolineare tre questioni.</p>



<p>Questa riforma è una delle ragioni fondanti del Governo Conte II. Al contrario della riforma bocciata nel 2016 &#8211; che nasceva prima del Governo Renzi, a seguito della grave crisi istituzionale, prima ancora che politica, che portò alla rielezione di Napolitano &#8211; il Governo Conte II affonda la sua legittimità nell&#8217;accettazione di questa modifica costituzionale. Il &#8220;contratto&#8221; PD-M5S – e con esso il Governo &#8211; non esisterebbe se non ci fosse stato questo patto, con quelle motivazioni, demagogiche e populiste. </p>



<p>Questo Governo nasce, quindi, con questo vulnus populista che mi auguro che gli Italiani smascherino se non con la sconfitta del Sì, almeno con un buon risultato del NO. In ogni caso il silenzio del premier e il suo tentativo di allontanare da sé l&#8217;inasprirsi della battaglia referendaria la dice lunga sulla preoccupazione con cui si guarda dalla maggioranza all&#8217;entusiasmo crescente che si è creato intorno al NO. </p>



<p>Va ricordato, poi, che la mancata approvazione della riforma elettorale contestualmente al &#8220;taglio&#8221;, promessa non mantenuta della maggioranza giallo-rossa, rappresenta una polizza-vita sul futuro del Governo, perché il Presidente della Repubblica non potrebbe certo sciogliere le Camere in presenza di questo “taglio” che cancella l&#8217;attuale legge elettorale. Non si può votare fino a che non c&#8217;è una nuova legge elettorale! Lunga vita al Conte II, quindi! Ecco un&#8217;altra buona ragione per dire NO.</p>



<p>Questo voto è inoltre viziato, a mio giudizio, anche per la scelta, al limite della costituzionalità, di abbinarlo alle elezioni regionali. Che però non si tengono in tutto il Paese. L&#8217;emergenza COVID esiste, ma non è questa la vera motivazione che ha spinto il Governo a scegliere questa data. Siamo di fronte ad una violazione palese della Costituzione materiale perché un referendum sulla riforma della Costituzione si tiene in condizioni ben diverse tra Regione e Regione, il che non formalmente ma sostanzialmente introduce elementi di disequilibrio nell&#8217;esercizio del principio di sovranità. Sarà, quindi, interessante capire quanto l&#8217;affluenza alle urne inciderà sul voto e sulla sua distribuzione, regione per regione. Ma anche questa &#8220;furbata&#8221; del Governo è, per me, motivo sufficiente per dire NO.</p>



<p>Infine: già è difficile capire perché, al di là delle ragioni di bottega richiamate sopra, il PD abbia accettato questa riduzione del numero dei parlamentari senza pretendere la contestuale approvazione di una riforma elettorale che ripristinasse in modo corretto il rapporto tra eletti ed elettori in un quadro di revisione organica della Costituzione, ma che il PD abbia anche accettato di avviare l&#8217;iter legislativo non solo per mantenere il Senato con l&#8217;attuale funzione politica e legislativa (analoga a quella della Camera), ma abbia anche accettato di trasformare il &#8220;bicameralismo paritario&#8221; in &#8220;bicameralismo perfetto&#8221;, abolendo l&#8217;elezione su base regionale del Senato e uniformando a quello della Camera la disciplina dell&#8217;elettorato attivo e passivo è davvero un non-senso. Nel giro di meno di tre anni siamo passati dall&#8217;abolizione del Senato alla costituzionalizzazione della fotocopia integrale della Camera, togliendo quelle piccole differenze che erano state previste dai Costituenti tra le due Camere. E questo per rafforzare la &#8220;democrazia dei click&#8221;, cara alla &#8220;Casaleggio Associati&#8221;.</p>



<p>Valgono su tutto, a questo proposito, le parole di Umberto Terracini, comunista eretico, già Presidente dell&#8217;Assemblea Costituente: &#8220;…quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni&#8221;. E sui costi aggiungeva: &#8220;…anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza&#8221;. Ecco. Oltre a tutte le questioni più note, che emergono nel dibattito a tutti i livelli, mi preme sottolineare queste tre che, già da sole, sarebbero sufficienti per dire NO senza tentennamenti.</p>
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