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	<title>Social Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Social Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La guerra come non so spiegarla a mio nipote</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/03/30/roberti-la-guerra-come-non-so-spiegarla-a-mio-nipote/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 10:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita. La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/03/30/roberti-la-guerra-come-non-so-spiegarla-a-mio-nipote/">La guerra come non so spiegarla a mio nipote</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Vincenzo vive nella sua camera. Una naturale tendenza adolescenziale e personale a prendere le distanze, fisiche, dalla famiglia, supportata dal lockdown, dalla Dad, dai social, si è consolidata in questi ultimi mesi. Sporadicamente facciamo prudenti incursioni nella sua privacy. Preparo due mug con un earl grey e tento una sortita.</p>



<p>La sua postazione alla scrivania davanti al grande schermo del computer è la solita, ma la schermata no. Scene della guerra si susseguono davanti ai suoi occhi e commenti nelle cuffie. Mi siedo sul suo letto e aspetto. Stacca gli occhi e le cuffie e mi vede. Mi vede? Tacciamo. Scene di devastazione continuano a scorrere interrotte da primi piani di inviati muti malgrado le labbra in movimento. Gli porgo la tazza che poggia sul ripiano.</p>



<p>Nonna.&nbsp;E&#8217; il suo modo di chiedere, è l&#8217;introduzione alle nostre conversazioni da quella prima volta che mostrandomi l&#8217;orsetto di peluche mi ha chiesto Nonnì, è buono? Non fa gnam di nessuno, no? No, è buono, mangia miele.&nbsp;E gli faccio il solletico con il pon pon della codina.</p>



<p>Lo schermo è occupato da un carrarmato, intorno gente che scappa.&nbsp;Nonna,&nbsp;Cerco parole e rassicurazioni, ma non ne trovo nemmeno una.&nbsp;Non avevo mai pensato che potesse esserci una guerra qui da noi. Una guerra così con i missili, i carri armati, le bombe, i soldati che uccidono, la gente che muore, che scappa. Se pensavo a una guerra la immaginavo da parte di alieni, con navicelle spaziali e armi che partono dalla mente. Una cosa insomma concepita solo da esseri non umani. Nonna, quei soldati sono poco più grandi di me.&nbsp;Guarda un po&#8217; la pila di libri sul tavolo, un po&#8217; lo schermo, un po&#8217; la lattina di coca. E poi guarda me. Aspetta che spieghi, metta le cose a posto, anche se scomodamente, che rassicuri.</p>



<p>Non so, Vincenzo, neanche io, che pure sono anziana, ho mai visto una guerra. Anche io pensavo che sono cose lontane dal nostro mondo occidentale, per le quali protestiamo, facciamo dimostrazioni, mandiamo soccorsi, scriviamo, leggiamo, discutiamo e ci battiamo con i mezzi che abbiamo per la libertà e i diritti di tutti. Neanche io immaginavo…Ti potrei dire, come faccio quando studiamo insieme letteratura, che “Sei ancora quello della pietra e della fionda…”</p>



<p>Ti potrei dire che sarà la pace comunque ad averla vinta, ti potrei dire che ognuno di noi deve fare la sua parte, quella che gli tocca, ti potrei dire che tutto il mondo ha paura, ma che la paura non deve averla vinta sul coraggio, ti potrei dire, giocando un po&#8217; d&#8217;azzardo, che noi non saremo toccati da questa sciagura ma che tanti come noi sono sommersi dalla sciagura…solo che il tempo degli orsetti è scaduto.</p>



<p>Potrei anche dirti che non posso fare a meno di sentirmi sollevata dal fatto che tu abiti a Catania, che hai 16 anni, che nemmeno al Luna Park prendi un fucile in mano, che il tuo solo, segreto corridoio umanitario è su Instagram con i tuoi amici. E sentendomi sollevata sprofondo in una voragine di colpa. La tazza è ancora lì, sulla scrivania. Intonsa.</p>



<p>Guardiamo muti le immagini che scorrono. Vincenzo non mi chiede più spiegazioni, ma si gira verso di me e mi circonda con le braccia. Io non avevo avuto il coraggio di farlo, e a ben pensarci è da un bel po&#8217; che non l&#8217;ho più. Nonnì.</p>



<p>Vincenzo prende la fisarmonica, ultimo amore nella lista degli strumenti amati, e si mette a suonare.<br>Non sapevo che Russians si potesse suonare alla fisarmonica.<br>Aggiungilo alla lista delle cose che non sai.<br>Saranno loro migliori di noi, questo lo so.</p>



<p><br>Patologia: stati intensi e acuti di smarrimento<br>Terapia: preparate pure un earl grey, ma non è certo che ricorderete di berlo. Lettura: Genesi, cap. 4, 1-16</p>
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		<title>Mario Sechi: siamo di nuovo all’uomo della salvezza. Fortunatamente abbiamo Mario Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2021 16:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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<p><strong>In un tweet lei ha scritto: “Maggioranza silenziosa e minoranza rumorosa. Il trionfo del Pd, la disfatta della destra. Vincenti e sconfitti. Che succede ora?” Appunto: che succede ora?</strong><br>Succede che lo scenario politico si sta muovendo in maniera molto accelerata. Innanzitutto c’è il calendario istituzionale che comanda: quindi la discussione sulla legge di bilancio, con approvazione entro fine anno previo via libera europeo, e naturalmente grande sforzo dei partiti per spuntare qualche cosa di bandiera. Poi ci sarà l’implementazione del Recovery Plan, poi il panettone, buon Natale, brindisi di capodanno e si riparte. Arriva la befana e d’improvviso a febbraio ci si trova a fare i conti con l’elezione del Presidente della Repubblica.</p>



<p><strong>Pero?</strong><br>Siccome non siamo soli al mondo succedono cose anche fuori dai nostri confini, cose che ci riguardano. Da Berlino dicono che verso la fine dell’anno ci sarà il nuovo governo tedesco e in Francia accelererà contemporaneamente il quadro per le presidenziali del 2022, dove c’è Macron che è al tempo stesso un partner e un competitor di Draghi in Europa.</p>



<p><strong>In febbraio da noi che succede?</strong><br>Si deciderà lo snodo della legislatura, e cioè se Draghi andrà al Quirinale o resterà a Palazzo Chigi. Nel caso in cui andasse al Quirinale potrebbe anche esserci un patto di legislatura su un premier di transizione fino al 2023, scadenza naturale della legislatura dopo la quale si va a votare per un nuovo Parlamento. Aggiungo che questa visione sarebbe rafforzata dal fatto che un Presidente che sciolga il Parlamento che lo ha appena eletto striderebbe un po’ sotto il profilo istituzionale.</p>



<p><strong>Se si va avanti non è più probabile allora che Draghi resti al suo posto?</strong><br>È una possibilità molto grande, ma non si può escludere che vada al Quirinale, essendo la presidenza una carica asimmetrica, della durata di sette anni, accompagnata da vantaggi importanti, perché anche in quella posizione, sebbene con forza minore, può rassicurare i mercati e mantenere relazioni transatlantiche ed europee. Il vero punto è che Draghi è diventato in poco tempo il perno del sistema e che l’elemento lampante dopo i ballottaggi è che la destra ha fatto splash, la sinistra ha vinto, ma le elezioni politiche sono un altro film.</p>



<p><strong>Di queste elezioni amministrative si è detto che protagonista sia stata l’astensione.</strong><br>Il fenomeno si inscrive in una tendenza occidentale, quindi niente di nuovo sotto un certo punto di vista. Per l’Italia sicuramente è un segnale preoccupante, perché quelli sono quasi tutti voti populisti, quelli che di volta in volta vanno in immersione e poi riemergono. Non hanno votato a destra e non hanno votato per i Cinque stelle. Hanno votato poco per la sinistra e sono lì, in attesa di un nuovo pifferaio o di un uomo nuovo che si presenti alle urne e li convinca ad andare a votare. Per il momento aspettano.</p>



<p><strong>Chi sono?</strong><br>Tra loro ci sono molti disillusi che comprendono la politica, ma molti altri sono elettori di carattere volubile. Anche giustamente, nel senso che cambiano facilmente opinione, inseguono l’idea del momento, portano su delle meteore come il M5S e poi le affondano. Quel che è successo a Roma è abbastanza evidente.</p>



<p><strong>Perché il centrodestra ha sbagliato tutti i candidati?</strong><br>Ha perso in una maniera rovinosa. Ha sbagliato per posizionamento politico. Siamo di fronte ad un buffo paradosso, quello per cui due partiti che bene o male fanno il 40% dell’elettorato, di fronte ad oltre l’82% di popolazione over dodici anni vaccinata, si mettono con una minoranza di pochissime persone. Dal punto di vista politico è un suicidio, dal punto di vista logico-mentale è preoccupante, anche qualcosa di più, perché non trova riscontro: nessun politico insegue una minoranza rumorosa che non ha voti.</p>



<p><strong>Una ragione ci sarà.</strong><br>Hanno fatto harakiri e non si capisce perché se non per una lotta interna e per il fatto che evidentemente stanno molto sui social e non vedono più la realtà o almeno non l’hanno vista in questo frangente. Non è solo questione di avere sbagliato i candidati, soprattutto a Roma, con responsabilità qui preponderante della Meloni, ma c’è di più: si tratta di non aver saputo leggere la contemporaneità. Devo essere sincero: ho qualche dubbio che sappiano leggerla anche per il prossimo futuro, perché continuano a battere su questo ferro.</p>



<p><strong>Enrico Letta sta facendo un gran lavoro di riorganizzazione, e soprattutto adesso il centrosinistra ha un leader, un candidato alla presidenza del Consiglio.</strong><br>Letta ha avuto ragione. In politica conta quando vinci. E naturalmente anche quando perdi. Il risultato di mezzo non conta nulla. Letta ha vinto, ha corso per le suppletive a Siena, dove non era così facile, e ha vinto. Ha mostrato coraggio, al contrario di Conte che ha evitato accuratamente di andare a candidarsi a Primavalle perché avrebbe perso, e non ha quindi il tocco magico che racconta, anzi. Poi Letta ha adottato una saggia tecnica del sommergibile. </p>



<p><strong>Cioè?</strong><br>Ogni tanto saliva a quota periscopica per controllare che cosa facesse la destra, e quel che faceva era il peggio possibile, quindi si inabissava nuovamente facendo una politica rassicurante. Sulla scia di Draghi, finalmente, dopo un periodo di sbandamento del Pd che s’era messo in testa che Draghi non andasse bene, non si sa per quale arcano motivo. In tutto questo Letta ha avuto ragione e sarà lui il candidato premier. Punto.</p>



<p><strong>Ora si tratta di fare la coalizione.</strong><br>Con la coalizione ha un problema, perché il partner è in caduta libera: Conte non ha nessun appeal altrimenti avrebbe già ottenuto un risultato, avrebbe già catalizzato un importante bagaglio di voti. Invece l’esempio di Napoli lo smentisce: in pieno territorio di reddito di cittadinanza i Cinque stelle non sono stati determinanti per la vittoria di Manfredi, dove il Pd avrebbe vinto da solo al primo turno comunque con gli altri alleati. La debolezza dei Cinque stelle è dunque un problema per Letta. Dopodiché dall’altra parte c’è un cumulo di macerie.</p>



<p><strong>Al centro si è sempre parlato di una grande prateria che però nessuno riesce a conquistare. In Germania il Partito liberale ha preso l’11,5% e farà il governo insieme a Verdi e Socialisti.</strong><br>La prospettiva è quella, 11-12%. Scelta Civica che cos’era? Era quel numero. Io penso che l’area dei liberali, dei centristi sia quella. A meno che, ma non è in agenda, ci sia un pezzo da novanta come Draghi. Ma siamo alla fantapolitica.</p>



<p><strong>Il problema è che finora nessuno è riuscito a federare tutte queste piccole realtà. C’è riuscito Monti e adesso non si vede chi possa farlo.</strong><br>Nessuno di questi, perché sono troppi galli in un pollaio. Ci vorrebbe uno sforzo molto grande. C’è Calenda che si è mosso bene, è bravo, ma ha un suo ego. Ha la forza anche di fare un passo indietro? Qui non è questione di fare due passi avanti. Lui li ha fatti e li ha fatti bene ma ha la capacità di tornare un po’ indietro, di lasciare un po’ di spazio agli altri? Poi c’è Renzi, che è abilissimo. Voti pochi, ma quelli che ha li usa come se fossero quelli di una maggioranza. E poi ci sono tutti gli altri, grandi o piccoli, ma metterli insieme è molto difficile</p>



<p><strong>Potrebbe farlo Letta?</strong><br>Potrebbe perché guida un partito medio che ha bisogno di federare. Lo potrà fare in una prospettiva liberale? In una prospettiva riformista ha un problema coi cinque stelle. Allora che fai? Ti tieni i Cinque stelle e poi anche Calenda e Renzi? Impossibile. Poi non sappiamo che legge elettorale ci sarà. </p>



<p><strong>Bella grana questa.</strong><br>Il centrodestra ha appena rifiutato il proporzionale. Ma il proporzionale in questo – mi si passi il temine tecnico &#8211; casino, è la scelta più naturale. Siamo di fronte allo sfarinamento del quadro politico e non penso si arriverà con queste coalizioni al 2023. Succederà molto probabilmente qualcos’altro. È tutto in sviluppo, ma si intravedono alcune linee. I gruppi parlamentari non coincidono già più da tempo alle coalizioni.</p>



<p><strong>Ci sono anche gruppi parlamentari che non corrispondono alla guida dei partiti.</strong><br>Se è per quello ci sono gruppi parlamentari che non corrispondono nemmeno alla politica.</p>



<p><strong>Prima o poi si andrà al rinnovo di questo Parlamento, e con numeri radicalmente diversi per via dell’esito del referendum sulla riduzione dei parlamentari. Che cosa c’è da aspettarsi?</strong><br>Io ho un grande timore, che alle politiche venga fuori un risultato disastroso, senza nessun vincitore. Il Parlamento diverrebbe così iperbalcanizzato ma al tempo stesso ridotto, quindi con margini di manovra e aggiustamento inferiori. Quella che secondo molti era un difetto, cioè l’elevato numero di parlamentari, in un sistema caotico ad altissima entropia come quello italiano, funzionava. C’era il suk, per essere molto chiari, e questo compensava le difficoltà. Adesso, con meno parlamentari, sarà più difficile mettere a posto i “Lego” della politica. Temo una situazione in cui non si riesca più a trovare il bandolo della matassa. Ecco perché abbiamo bisogno di Draghi.</p>



<p><strong>Ma a questo punto non sarebbe meglio tenero fuori dal Quirinale?</strong><br>Se c’è Draghi al Quirinale, diventa il king maker del governo, se è fuori dal Quirinale diventa la soluzione per mettere insieme un governo. Quindi di diritto o di rovescio, Draghi rappresenta la soluzione. Questo dice però anche quanto siamo messi male, perché siamo di nuovo all’uomo della salvezza. In questo caso la figura è eccezionale e si ritrova in uno stato d’eccezione. Dobbiamo sperare nello stellone, in un colpo di fortuna per cui gli elettori vanno a votare per qualcuno e questo qualcuno governa. Chiunque sia, sono ampiamente agnostico su questo. Però ci vuole un segnale di chiarezza.</p>
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		<title>Una brutta bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 09:04:29 +0000</pubDate>
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<p>La battuta più facile, quella ovvia, cui confesso di aver ceduto anch’io, è stata servita su un piatto d’argento da mani guantate di bianco: Morisi merita almeno una citofonata da Salvini. Del resto, come si fa a resistere? Chi non lo ricorda integerrimo difensore della morale cattolica a sgranare rosari in pubblico, irridendo coloro che Morisi gli suggeriva di irridere &#8211; e trangugiando ciò che Morisi gli suggeriva di trangugiare &#8211; pur di scalare i trend social? Ma la battuta greve non giova a comprendere.</p>



<p>Il fatto non è tanto che il guru della comunicazione social di uno che ha fatto il Ministro dell’Interno sia indagato per questo o quel reato: egli resta non colpevole fino a prova contraria. Anche lui, anche il comunicatore di un tizio che ha scambiato la procedura penale per una pièce teatrale, merita ogni garanzia di legge. Anche chi ha costruito una spietata squadra d’assalto comunicativo soprannominata “la bestia”, per dire della delicatezza del tocco, è soggetto di diritto nella Repubblica italiana.</p>



<p>La questione da considerare è piuttosto che cosa si possa imparare dalla vicenda. Due le alternative: la prima è cedere all’istinto dell’occhio per occhio. Morisi è accusato, in un colpo solo, di pressoché tutto ciò contro cui Salvini ha costruito la sua propaganda: droga, immigrazione, lascivie varie. Se l’è cercata, giù dunque di vendetta. Questo significherebbe però accettare lo stile comunicativo che Morisi e la sua bestia hanno imposto per anni. Significherebbe dargli ragione, alla fine.</p>



<p>Una reazione meno istintiva impone di trarre una lezione dall’accaduto, e la lezione dipende dalla risposta a una domanda: se sia legittimo pretendere per sé la garanzia, la riservatezza, la pietà perfino, che agli altri non si concede. Dunque in che cosa crede davvero il senatore Salvini, che ha dichiarato “è una schifezza mediatica. C’è chi sbatte il mostro in prima pagina”? In che cosa? Nel citofonare a casa di sconosciuti domandando loro davanti alle telecamere se spaccino, nel denigrare Lapo Elkann e Ilaria Cucchi, o nel sacrosanto diritto di Morisi di starsene in disparte, lontano dai riflettori, ad organizzare la propria difesa o magari, ove colpevole, a riflettere sui propri errori? Tertium non datur. Se la politica è l’arte della scelta, un leader politico non può sottrarvisi, altrimenti altro che bestia. Un micio. Arruffato, al più.</p>
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		<title>Si fa presto a dire influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:00:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Francesca Mapelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà&#8230;</p>
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<p>Imen Jane e Francesca Mapelli, qualche giorno fa, hanno avuto la brillante idea di mettere alla gogna social la commessa di un negozio di Palermo – città in cui erano in vacanza – accusandola di non conoscere la storia del negozio per cui lavora: la giovane ha sostenuto di non averla mai approfondita perché, a suo dire, non è pagata abbastanza per conoscere tutte queste informazioni. Invece di mostrare solidarietà nei confronti di una donna sottopagata, l’economista – si fa per dire – e la giornalista hanno ben pensato di deriderla. Peccato che, così facendo, si siano esposte da sole al pubblico ludibrio. Ad ogni modo, almeno la commessa è stata sincera: non ha millantato conoscenze o titoli di studio che non possiede. Questo non è da tutti. Imen Jane lo sa bene.</p>
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		<title>Dall&#8217;arresto di Navalnyi un messaggio per il mondo che verrà dopo la pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 16:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksej Navalnyi]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abituati, come siamo, ai tempi della giustizia italiana e ai rinvii di udienza per errori e difetti nelle notifiche, la notizia dell’avvio del processo ad Aleksej Navalnyi si pone all’estremo opposto della agognata semplificazione burocratica e della sempre richiesta migliore efficienza della giustizia italiana. Da agosto in Germania, dopo il coma per avvelenamento, Navalnyi è stato arrestato al suo rientro in Russia. Arresto preannunciato, perché già “promesso” nell’assurda idiozia burocratica&#8230;</p>
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<p>Abituati, come siamo, ai tempi della giustizia italiana e ai rinvii di udienza per errori e difetti nelle notifiche, la notizia dell’avvio del processo ad Aleksej Navalnyi si pone all’estremo opposto della agognata semplificazione burocratica e della sempre richiesta migliore efficienza della giustizia italiana.</p>



<p>Da agosto in Germania, dopo il coma per avvelenamento, Navalnyi è stato arrestato al suo rientro in Russia. Arresto preannunciato, perché già “promesso” nell’assurda idiozia burocratica russa, per l’asserita mancata presentazione davanti al giudice di sorveglianza, durante il periodo di ricovero e convalescenza all&#8217;estero.</p>



<p>Mai nominato direttamente da Putin o dal suo portavoce, nella negazione del nome è il tentativo dell’annientamento dell’identità. Ma nel tempo del villaggio globale, in cui i social network si assumono l’onere e si autolegittimano dispensatori di libertà, bloccando l’account del presidente degli Stati Uniti, la voce del più noto oppositore al regime oligarchico russo arriva in tutto il mondo.</p>



<p>Non sappiamo se il rientro a Mosca sia una voluta provocazione, un atto di eroismo o una forma di assicurazione sulla vita, perché di avvelenamenti russi all’estero sono ricche le cronache passate e recenti.</p>



<p>Di certo un processo convocato in una stazione di polizia, con la notifica all’avvocato difensore un minuto prima dell’inizio e i giornalisti non ammessi – se non quelli filo-governativi – rappresenta a tratti, se non fosse reale, la parodia di un film, come già visto per l’aggressione violenta a Capitol Hill di pochi giorni fa.</p>



<p>Ma il potere che agisce disprezzando le regole e anche la propria immagine nazionale ed estera, è davvero potere reale? O il tentativo della propaganda può tornare a colpire i protagonisti come un boomerang?</p>



<p>L’impressione è che la risposta sia nelle parole del ministro degli esteri russo Lavrov, quando accusa i politici occidentali di difendere Navalnyi e criticare la Russia in moda da “poter distrarre in questo modo l&#8217;opinione pubblica dalle profonde crisi che il modello liberale di sviluppo sta attraversando”.</p>



<p>Il vero bersaglio russo non è Navalnyi, ma l’occidente. Lo stato di diritto e le libertà individuali sono i nemici degli oligarchi russi e dei tentativi di governo autocratico e nazionalista, che anche le giovani democrazie dell’est europeo stanno vivendo. Dimostrazione ampia ne è stata il dibattito sul Recovery Plan europeo nei mesi scorsi.</p>



<p>Nei giorni in cui gli Stati Uniti si preparano al giuramento di Biden, un presidente all’estremo opposto di chi lo ha preceduto, e la Cina continua a proporsi come dispensatrice di soluzioni, con la distribuzione di vaccini non certificati dalle autorità dell’area euroatlantica, è evidente che le tre forze a carattere imperialista stanno giocando una partita per definire i nuovi equilibri che si delineeranno una volta passata la pandemia.</p>



<p>Questo forse è il tempo per l’ultima chiamata per l’Unione Europea. Tra la Brexit e le pressioni interne ed esterne, si annunciano tempi decisivi per il ruolo che la regione europea potrà giocare nello scenario internazionale. Probabilmente sarà ancora la Germania, con la transizione da Merkel a Laschet, a determinare le linee guida dell’Unione, con una leadership nuova, nei contenuti e nella storia personale.</p>
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		<title>Scivolata ANSA sul referendum: ricostruire catena delle responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 08:43:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[#iovotoNO]]></category>
		<category><![CDATA[Ansa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle&#8230;</p>
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<p>Ieri sera, a Roma non a Minsk, è accaduto qualcosa di molto grave. Alle 19:29 è stata battuta un’Ansa con i risultati di un sondaggio effettuato da IPSOS per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non riporteremo i dati perché la legge impone di non diffondere, nei 15 giorni precedenti il voto, sondaggi politico-elettorali. Non è difficile immaginare però che si parlava di un importante successo del SI. Alle 20:07 un secondo lancio, con gli stessi contenuti ma con titolo dedicato al presidente del Consiglio sempre più solo, con distacco, in testa alla classifica sul gradimento dei leader politici. Una sequenza capace di far impallidire Putin e Itar-Tass, l’agenzia di stampa della Russia. Alle 21:29 nuovo lancio, con richiesta di annullare la notizia delle 19:29 perché “trasmessa per errore”. Troppo tardi. Il pasticciaccio è servito.</p>



<p>Non si ricorda un episodio simile nella storia della Repubblica. Almeno da quando esistono i sondaggi. Almeno da quando la legge impone di non diffonderli. Non stiamo affermando che i sondaggi non possano essere realizzati. Né ci scandalizziamo all’idea che a commissionarlo sia stato lo stesso Governo. Sappiamo bene anche che ci sono diversi stratagemmi per aggirare la legge che ne limita la pubblicazione nelle settimane che portano al voto: il più noto e diffuso, negli ultimi anni, consiste nel pubblicare le previsioni sui risultati elettorali come se si stesse parlando di una corsa di cavalli. Mai però è successo che la principale agenzia di stampa italiana diffondesse un sondaggio commissionato dal Governo e, ovviamente, favorevole all’esecutivo. A pensar male si fa peccato, per chi crede ai peccati, ma ci si azzecca. Ma soprattutto, crepi l’avarizia: un indizio è un indizio, due indizi sono una prova.</p>



<p>Il primo indizio è stato il teatrino messo in piedi dall’INPS, con modalità improprie e inusuali, sui parlamentari furbetti del bonus di 600 euro. Una tempesta perfetta che ha consentito al M5S e al ministro Di Maio in particolare di rinfocolare i sentimenti anticasta che sono alla base della riduzione dei parlamentari, con taglio orizzontale, realizzato dalla legge sottoposta a referendum confermativo il prossimo 20 e 21 settembre. Il secondo indizio, che alimenta il forte sospetto &#8211; se non costituisce la prova &#8211; di una precisa strategia messa in campo dal Governo per agevolare la vittoria del SI, è il grave episodio accaduto ieri sera. Aggiungiamo che l’incidente si registra proprio il giorno in cui due importanti esponenti politici della Lega, Giorgetti e Centinaio, decidono di annunciare il loro sostegno al NO, in dissenso rispetto all’indicazione ufficiale di voto diffusa dal leader Salvini.</p>



<p>Non sappiamo immaginare come andrà il voto. Nel 2016 si respirava nell’aria la sensazione di una pesante sconfitta, motivata dalla mobilitazione trasversale contro Matteo Renzi che aveva commesso l’errore di personalizzare il risultato del voto. Questa volta la sensazione è che il NO, partito in grande svantaggio, abbia realizzato una rimonta importante. Sarà la conseguenza del cosiddetto “filter bubble”, quel processo che induce Facebook e gli altri social a mostrare sulla home di ognuno di noi soltanto le notizie che possono piacerci, escludendo quelle che potremmo non approvare, ma sul web &#8211; stranamente &#8211; non sembra prevalere il rancore anticasta ma la difesa della Costituzione. Magari ci troveremo con una valanga di preferenze per il taglio dei parlamentari, che per noi, così come è stato concepito, è taglio della democrazia, ma episodi come quello di ieri rafforzano la convinzione che questa sia una battaglia che è giusto condurre con determinazione sino all’ultimo momento utile.</p>



<p>Resta la gravità di un episodio che va indagato in modo severo e per il quale è bene che venga ricostruita e resa pubblica nel più breve tempo possibile la catena delle responsabilità. Nel paese che non conosce il principio dell&#8217;assunzione di responsabilità e l’istituto delle dimissioni, finirà con un giornalista dell’Ansa a cui sarà affibbiata la colpa di aver messo in rete, per errore, una notizia che non doveva essere diffusa. Conoscendo la serietà professionale del direttore Luigi Contu, tendiamo a ritenere che l’Ansa &#8211; che comunque non può incorrere in tali &#8220;leggerezze&#8221; &#8211; sia stata indotta in errore. Una cosa sembra evidente, infatti: quella notizia è stata inviata da una fonte ritenuta affidabile, sotto forma di nota. Vogliamo sapere da chi e perché. Solo così potrà essere risolto il giallo, che in questo caso sembra essere molto più che un colore o un genere letterario. E’ un indizio. Il secondo. Quello che avvicina alla prova.</p>
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		<title>Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Valli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 15:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Ferragni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi&#8230;</p>
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<p>In un contesto normativo fumoso come quello italiano tutelare il consumatore diventa sempre più complicato. Stando ai dati emersi dall’Influencer Marketing Benchmark Report 2020 (fonte Influencer Marketing Hub) solo il 14% dei contenuti degli influencer è conforme alle regole di trasparenza. Sempre secondo il già citato report a fine anno l’industria del marketing degli influencer e quindi di chi usa i social per pubblicizzare dei prodotti raggiungerà i 9,7 miliardi di dollari. Un balzo notevole se si considera che nel 2019 questo mercato valeva 6,5 e nel 2018 4,6. Stando alle stime, per ogni euro utilizzato per fare campagne sui social si possono ottenere fino a 18 dollari di controvalore mediatico. Se paragonato ai costi benefici della pubblicità tradizionale, si capisce facilmente il perché di questa continua crescita. Ma se da un lato l’utilità dell’investimento promozionale è evidente, dall’altro bisogna fare attenzione a utilizzare queste nuove forme di comunicazione.</p>



<p>L’attenzione da parte dell’Antitrust italiano è cresciuta esponenzialmente con l’apertura di numerose istruttorie, logica conseguenza delle tante segnalazioni fatte proprio dagli utenti e dalle associazioni a tutela dei consumatori, ma non è sufficiente proprio perché è un comparto in continua trasformazione.<br>Rischia l’influencer ma rischia anche l’azienda, sia in solido che in termini reputazionali. Negli ultimi anni la consapevolezza è cresciuta e i big del comparto, dalla Ferragni in giù per rimanere in Italia, sanno perfettamente come tutelarsi e tutelare i brand con cui collaborano. Il problema trasparenza riguarda soprattutto i microinfluencer, con un pubblico ridotto o di settore ma che hanno ugualmente la possibilità di chiudere accordi commerciali importanti, e le nuove piattaforme con un pubblico di fascia giovane, quindi non pienamente consapevole, dove le direttive suggerite dal social sono meno stringenti o, in alcuni casi, assenti.</p>



<p>I social abbattono la distanza tra chi vende e chi compra, sono un potente strumento di marketing che ti permette di accedere a un pubblico vastissimo. Sono attrattivi, leggeri e inclusivi ma le regole del gioco nel nostro Paese sono tutt’altro che chiare. Non esiste, infatti, una legge unica e precisa che disciplini il fenomeno degli influencer e che tuteli il consumatore. Le regole del gioco sono affidate a un concorso, più o meno ordinato e coerente, di un complesso di normative di vario rango: in materia di privacy, diritto d’autore, tutela dei consumatori, concorsi e manifestazioni a premio, autodisciplina della Comunicazione commerciale, Digital Chart Iap, codice civile.</p>



<p>L’assenza di una guida, come detto, espone aziende, istituzioni e influencer a rischi sanzionatori e risarcitori. Senza regole organiche, chiare e che coinvolgano anche i micro influencer, si rischia di compromettere il diritto dei consumatori alla chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni che possono influenzare gli acquisti, nonché di pregiudicare il loro diritti d’immagine, alla riservatezza e alla privacy. Diventa dunque necessario riepilogare in modo ordinato le regole. Un lavoro scientifico che avrà l’effetto di facilitare le aziende nell’operatività sui social, incrementando business magari ancora inesplorati o solo parzialmente sfruttati, garantendo allo stesso tempo la tutela dei consumatori. È auspicabile, oggi più che mai, una riflessione approfondita e organica che porti ad un bilanciamento vero e alla definizione di un “manuale di regole chiare a beneficio delle aziende e dei consumatori”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/07/16/valli-mercato-degli-influencer/">Luci e ombre del &#8220;mercato&#8221; degli influencer</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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