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	<title>Solidarietà Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Ursula Von Der Leyen: &#8220;Viva L&#8217;Europa!&#8221;. Il discorso sullo Stato dell&#8217;Unione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 07:21:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pronuncia parole forti e decise nel suo discorso sullo Stato dell'Unione.</p>
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<p>Il discorso sullo Stato dell’Unione di quest’anno è decisamente molto diverso da quello che venne pronunciato lo scorso settembre. Le parole della Presidente della Commissione sono risuonate non solo nell’aula del Parlamento ma anche nelle <em>petites rues</em> di Strasburgo, nelle larghe vie di Bruxelles e in tutte le altre città europee.</p>



<p>Ursula Von Der Leyen, vestita di giallo e di blu, ha iniziato il suo intervento con una constatazione: <em>“Mai prima d&#8217;ora questo Parlamento si è trovato a discutere lo stato della nostra Unione mentre<br>sul suolo europeo infuriava la guerra”</em>. </p>



<p>Davanti ad Olena, la consorte di Zelensky, ha infatti ricordato l’immenso coraggio che la popolazione ucraina continua a dimostrare contro l’aggressione di Putin. Ha puntualizzato: “<em>Le sanzioni resteranno in vigore. È il momento della risolutezza, non delle concessioni</em>”. </p>



<p>Secondo Ursula questa guerra è l’apice di uno scontro ben delineato, quello tra autocrazia e democrazia, tra valori occidentali e credi zaristi. </p>



<p>L’Europa ha reagito coesa a questa guerra alla sua economia, alla sua energia, al suo futuro. La Presidente porta un esempio italiano virtuoso, quello dei ceramifici al centro della nostra penisola che hanno deciso di spostare i turni al mattino presto per beneficiare delle tariffe più basse dell&#8217;energia. </p>



<p>Entra così nell’argomento letteralmente più scottante e impellente: quello energetico. </p>



<p>La proposta europea è quella di mitigare il carobollette con oltre 140 miliardi di euro. Come? Tassando gli extra-profitti. La Presidente ha infatti dichiarato “<em>ci sono grandi compagnie petrolifere, del gas e del carbone, che stanno realizzando profitti enormi e inaspettati, che non si sarebbero mai nemmeno immaginate</em>”. </p>



<p>E ancora, due riforme necessarie sono quella radicale del mercato dell’energia elettrica e, in linea con il Green Deal, l’introduzione di una Banca europea dell’idrogeno, fonte che verrà trasformata in un mercato di massa con ingenti investimenti nei prossimi decenni. </p>



<p>Ursula è pronta a sostenere gli avanzamenti e la rilevanza del progetto green europeo nelle due prossime occasioni internazionali, alla conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità di Montreal e alla COP27 di Sharm el-Sheikh. </p>



<p>Ha colto l’occasione poi per annunciare una nuova legislazione europea sulle materie prime critiche, punto cruciale per il successo della transizione sostenibile nell’economia e nel mondo digitale, in continuità con il Chips Act.</p>



<p>Altra tematica fondamentale toccata nel discorso sullo Stato dell’Unione è stata l’importanza di combattere la disinformazione nella rete ma anche nelle università europee; “<em>queste menzogne<br>sono tossiche per le nostre democrazie</em>”. </p>



<p>Citando la Regina Elisabetta e David Sassoli, Ursula ha ricordato a tutti i presenti l’essenzialità di difendere sempre il nostro modello occidentale. Migliorarlo ogni giorno significa crescita collettiva, per tutti gli individui.</p>



<p>L’Europa sarà in grado di guardare oltre e cercare nuovi orizzonti?</p>



<p>Si, se coltiverà lo spirito di Maastricht, dove stabilità e crescita vanno necessariamente di pari passo; dove si uniscono tutte le forze in nome di un comune obiettivo; dove volontà e solidarietà si mescolano; dove ogni cittadino europeo si sente a casa.</p>



<p>Ursula auspica che questo spirito europeo, cresciuto moltissimo dopo lo scoppio della pandemia, possa crescere ancor più forte e in armonia. </p>



<p>Come esempio finale della sua riflessione, ha elogiato Magdalena e Agnieszka, due giovani polacche che in pochi giorni hanno organizzato migliaia di volontari per accogliere i rifugiati ucraini. Un esempio di altruismo e umanità. </p>



<p>La loro storia è, secondo la Von Der Leyen, emblematica e rappresenta al meglio il sentimento dell’Unione e della nostra comunità europea.</p>
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		<title>L&#8217;Europa che si difende</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/munari-europa-che-si-difende/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 21:08:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Ungheria e Polonia. I due paesi si erano schierati contro il meccanismo di condizionalità europeo. La questione di base è che, per poter accedere e usufruire dei fondi economici europei, come previsto in un qualsiasi contratto o nel più banale mutuo bancario, vi sono delle condizioni. Sicuramente la condizionalità europea è ben ampia, ma va ricordato che non rispettarla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/munari-europa-che-si-difende/">L&#8217;Europa che si difende</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Ungheria e Polonia. I due paesi si erano schierati contro il meccanismo di condizionalità europeo.</p>



<p>La questione di base è che, per poter accedere e usufruire dei fondi economici europei, come previsto in un qualsiasi contratto o nel più banale mutuo bancario, vi sono delle condizioni. Sicuramente la condizionalità europea è ben ampia, ma va ricordato che non rispettarla significa violare un impegno sottoscritto e firmato in piena libertà. Con l’erogazione di fondi europei vi è anche la necessità degli Stati membri di rispettare e tutelare dei valori fondanti dell’Unione tra cui, ad esempio, lo stato di diritto.</p>



<p>Essere parte dell’Unione Europea non significa soltanto adempiere ai propri economic tasks ma anche portare avanti e proteggere determinati principi ideologici comuni. L’Unione europea non è soltanto un’unione economica o politica, è anche un’unione culturale.</p>



<p>È da mesi che Ungheria e Polonia rappresentano delle realtà al limite: la Commissione europea si è scontrata più volte negli ultimi mesi con questi due stati, governati da leadership fortemente populiste e sovraniste. Naturalmente, Ungheria e Polonia si sono reciprocamente sostenuti nella loro battaglia contro la condizionalità europea, trovandosi soli di fronte agli altri Stati dell’Unione, tutti a sostegno delle istituzioni europee.</p>



<p>Budapest e Varsavia hanno accusato la Commissione di aver superato i limiti delle sue competenze, interferendo in modo inappropriato con la loro agenda governativa e violando il loro principio di sovranità. Di fatto, i due paesi hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia chiedendo l’annullamento del regime di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione Europea in caso di violazioni dello Stato di diritto negli Stati membri.</p>



<p>La risposta giunta dalla Corte di Giustizia va attentamente letta perché ci ricorda cosa significa davvero far parte dell’Unione Europea.</p>



<p>Non vi può essere spazio ideologico per partiti le cui posizioni sono totalmente contro i principi dell’Unione, che trovano radici nel pensiero liberale e democratico. Sono dei valori su cui non possono esserci compromessi. L’identità dell’Unione non può essere messa a repentaglio da manie di protagonismo demagogiche o derive populiste, totalmente in contrasto con l’identità europea.</p>



<p>Il rispetto e la fiducia reciproca tra gli Stati membri, la cooperazione non solo economica ma anche politica, il riconoscimento dell’importanza dello Stato di diritto in quanto ordinamento giuridico comune e elemento di convivenza pacifica, sono tutti valori necessari e appartenenti alla natura più intrinseca della nostra Unione. Ed è compito dell’Europa e dei suoi membri difenderli, nel teorico e nel pratico.</p>



<p>Il bilancio europeo è uno dei principali mezzi con cui si possono realmente concretizzare e perseguire azioni e obiettivi dell’Unione, è di vitale importanza che vi sia solidarietà tra gli Stati membri.</p>



<p>La Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha infatti dichiarato: “il Parlamento Europeo si aspetta ora che la Commissione applichi rapidamente il meccanismo di condizionalità. La condizionalità dei fondi europei legata al rispetto dello stato di diritto non è negoziabile per noi”. Anche Ursula Von Der Leyen ha accolto con favore la sentenza, affermando: “quando le condizioni del regolamento saranno soddisfatte, agiremo con determinazione”.</p>



<p>Lo stato di diritto è davvero il fondamento su cui sono stati costruiti i trattati europei. E&#8217; fondamentale che tutti gli Stati membri aderiscano ai Trattati che hanno sottoscritto quando hanno aderito all&#8217;Unione Europea. È diritto di ogni cittadino europeo sapere come vengono utilizzati i fondi comuni e secondo quali linee guida essi siano erogati.</p>



<p>L’affermazione del guardasigilli polacco, che descrive il meccanismo di condizionalità come incostituzionale, come un ricatto e una violenza economica è grave. Ancor più preoccupante forse l’accusa di Budapest: la Ministra della giustizia non si è limitata a dissentire con Bruxelles ma ha di fatto accusato la Corte di aver emanato una sentenza politica, “un altro strumento di pressione contro il nostro Paese solo perché l&#8217;estate scorsa abbiamo adottato la nostra legge sulla protezione dei bambini”.</p>



<p>Non solo vi è una profonda mancanza di rispetto verso lo Stato di diritto, principio consolidato nel tempo e ritenuto essere la base dell’Unione europea, ma vi sono anche dubbi sull’obbiettività della Corte.</p>



<p>Con grande saggezza, uno dei padri fondatori europei, Jean Monnet, scriveva “Non ci sarà&nbsp;pace in&nbsp;Europa finché gli stati continueranno a basarsi sulle rispettive sovranità nazionali”. Ritrovare questo spirito europeo è più urgente che mai. Speriamo di essere sulla strada giusta.</p>
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		<title>Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 19:09:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/03/mattarella-messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento/">Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" id="messaggio-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-al-parlamento-nel-giorno-del-giuramento">Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento</h2>



<p>Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno preso la loro decisione.</p>



<p><strong>È per me una nuova chiamata – inattesa &#8211; alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.</strong></p>



<p>Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel <strong>luogo più alto della rappresentanza democratica</strong>, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione.</p>



<p>Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare <strong>l’unità della Repubbl</strong>ica.</p>



<p>Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della <strong>Costituzione</strong>, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi.</p>



<p>La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.</p>



<p><strong>Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.</strong></p>



<p>Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.</p>



<p>Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.</p>



<p><strong>Travagliati per tutti, anche per me.</strong></p>



<p>È questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.</p>



<p>Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle <strong>urgenze &#8211; sanitaria, economica, sociale &#8211; che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze.</strong></p>



<p><strong>La lotta contro il virus non è conclusa</strong>, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.</p>



<p>È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri.</p>



<p>Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.</p>



<p>L’Italia è un grande Paese.</p>



<p>Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di <strong>progettualità</strong>, di <strong>innovazione</strong>, di <strong>investimenti nel capitale sociale</strong>, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.</p>



<p>Nuove difficoltà si presentano.<strong> Le famiglie e le imprese</strong> dovranno fare i conti con gli aumenti del <strong>prezzo dell’energia</strong>. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi.</p>



<p>Viviamo una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.</p>



<p>L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’<strong>Europa</strong>. Siamo i maggiori beneficiari del programma <strong>Next Generation</strong> e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale.</p>



<p>La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.</p>



<p>I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini.</p>



<p>L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno.</p>



<p><strong>Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.</strong></p>



<p>L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle <strong>Forze Armate e dalle Forze dell’ordine</strong>, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.</p>



<p>Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti.</p>



<p>Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.</p>



<p>È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria, ben oltre le difficoltà del momento.</p>



<p>Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano.</p>



<p>Un Paese che cresca in unità.</p>



<p>In cui le disuguaglianze &#8211; territoriali e sociali &#8211; che attraversano le nostre comunità vengano meno.</p>



<p>Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la <strong>coesione del nostro popolo.</strong></p>



<p>Un’Italia che sappia superare il <strong>declino demografico</strong> a cui l’Europa sembra condannata.</p>



<p>Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione.</p>



<p>Un’Italia impegnata nella difesa dell’<strong>ambiente</strong>, della <strong>biodiversità</strong>, degli <strong>ecosistemi</strong>, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni.</p>



<p>Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.</p>



<p>Rafforzare l’Italia significa, anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della <strong>pandemia.</strong></p>



<p>L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti.</p>



<p>La <strong>Conferenza sul futuro dell’Europa</strong> non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale.</p>



<p>In aderenza alle scelte della nostra <strong>Costituzione</strong>, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’<strong>Organizzazione delle Nazioni Unite</strong>, il <strong>Trattato del Nord Atlantico</strong>, l’<strong>Unione Europea</strong>, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.</p>



<p>Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda.</p>



<p>Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei <strong>Paesi alleati </strong>e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.</p>



<p>I popoli dell’<strong>Unione Europea</strong> devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.</p>



<p>Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale &#8211; è intensamente impegnato il Governo guidato dal <strong>Presidente Draghi</strong>; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.</p>



<p>I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.</p>



<p>Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli.</p>



<p>Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, al bisogno di costante inveramento della democrazia.</p>



<p>Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte.</p>



<p>Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza.</p>



<p>Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.</p>



<p>Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci.</p>



<p><strong>La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni.</strong></p>



<p>Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali.</p>



<p>Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni.</p>



<p>Per questo <strong>è cruciale il ruolo del Parlamento, come</strong> luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile.</p>



<p><strong>Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.</strong> Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.</p>



<p><strong>Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra</strong> democrazia.</p>



<p>Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che &#8211; particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.</p>



<p>Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione.</p>



<p>La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.</p>



<p><strong>I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.</strong></p>



<p><strong>Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. </strong>Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica.</p>



<p>Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può f<strong>avorire una stagione di partecipazione.</strong></p>



<p>Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. <strong>Tutti i giovani in primo luogo, tutti, particolarmente loro, sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.</strong></p>



<p>Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta.</p>



<p>Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia.</p>



<p>Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.</p>



<p><strong>Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione &#8211; l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini.</strong></p>



<p>È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario.</p>



<p>Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore.</p>



<p>In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.</p>



<p>I<strong> cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone.</strong></p>



<p>Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati.</p>



<p>La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.</p>



<p>Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell<strong>’</strong>ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del loro dovere.</p>



<p>Nel salutare il <strong>Corpo Diplomatico accreditato</strong>,&nbsp;ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.</p>



<p>Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo.</p>



<p>A <strong>Papa Francesco</strong>, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano.</p>



<p>Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.</p>



<p><strong>L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura.</strong> Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi.</p>



<p><strong>La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana.</strong></p>



<p>Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni.</p>



<p>Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista del nostro cinema e del nostro Paese: <strong>Monica Vitti.</strong></p>



<p><strong>Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura</strong>, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; <strong>scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.</strong></p>



<p>C<strong>ostruire un’Italia più moderna è il nostro compito.</strong></p>



<p>Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche.</p>



<p>Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti &#8211; ed è un dato importante &#8211; ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano.</p>



<p><strong>Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali.</strong></p>



<p><strong>È doveroso ascoltare la voce degli studenti,</strong> che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.</p>



<p><strong>La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.</strong></p>



<p><strong>Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di&nbsp;crescita.</strong></p>



<p>Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.</p>



<p>Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>La dignità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è azzerare le morti sul lavoro,</strong> che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita.</p>



<p><strong>Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro.</strong></p>



<p>Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.</p>



<p><strong>Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo</strong>, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.</p>



<p><strong>Dignità è impedire la violenza sulle donne</strong>, piaga profonda e inaccettabile che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.</p>



<p><strong>La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni,</strong> soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri.</p>



<p><strong>È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.</strong></p>



<p><strong>Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.</strong></p>



<p><strong>Dignità è rispetto per gli anziani</strong> che non possono essere lasciati alla solitudine, e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.</p>



<p><strong>Dignità è contrastare le povertà, </strong>la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.</p>



<p><strong>Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.</strong></p>



<p><strong>Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare.</strong> Confidiamo in un Paese&nbsp;capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.</p>



<p><strong>Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.</strong></p>



<p><strong>Dignità è&nbsp;assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente.</strong></p>



<p>La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.</p>



<p>A questo riguardo – concludendo &#8211; desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, <strong>David Sassoli.</strong></p>



<p>La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini.</p>



<p><strong>“Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico.</strong></p>



<p>Dopo avere appena detto: “La speranza siamo noi”.</p>



<p><strong>Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.</strong></p>



<p><strong>Viva la Repubblica, viva l’Italia!</strong></p>
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		<title>La fatica della democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
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<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
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		<title>Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 16:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”. Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole! Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io&#8230;</p>
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<p><em>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”.</em></p>



<p>Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole!</p>



<p>Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io voglio dire che, oggi, la cosa più importante è un’altra: aiutarsi. Se qualcuno ha un problema con una materia, se ha difficoltà a camminare, se è rimasto indietro: aiutarsi vicendevolmente rende migliore la propria vita e quella degli altri. In questo anno di pandemia lo abbiamo imparato ancora una volta.</p>



<p>C’è stato tanto bisogno dei medici, degli infermieri, delle persone che sono rimaste a lavorare nei supermercati, di chi conduceva gli autobus per potersi muovere e così via. Quando ci si aiuta si vive meglio: questa è probabilmente la prima cosa che potete fare. Da adulti a volte ce lo si dimentica, non ci si aiuta abbastanza, e si vive male”.</p>



<p>Noi leggiamo queste parole e forse corriamo con la mente a riprodurne un quadretto dolce e quasi caramelloso: un bambino che interroga un anziano signore. C’è di più.</p>



<p>Alessio è un (piccolo) cittadino italiano che parla a nome suo e dei suoi compagni che costituiscono una classe, dice infatti<em> “che cosa possiamo fare per l’Italia”</em> perché anche noi siamo Italia e anche a noi tocca fare qualcosa.</p>



<p>Sergio Mattarella è il <strong>Presidente della Repubblica</strong>, ed in questa veste risponde a quei piccoli cittadini.</p>



<p>Dice loro che la cosa più importante è aiutarsi. E quindi espone uno dei compiti che sta nella capacità e nella possibilità dell’agire di ciascuno. Chiarisce opportunamente il valore dell’aiuto reciproco, qualcosa che ha un duplice effetto: rende migliore la propria vita e promuove quella degli altri, un po’ come dire: vai avanti tu e non lasciare alcuno indietro, occorre camminare assieme perché solo così progredisce il Paese Italia. Starai meglio tu in una comunità dove tutti staranno meglio. Abiterai un Paese più prospero, nel quale la condivisione dei beni solleverà la qualità della vita.</p>



<p>Capiamo tutti che non si tratta di un sermoncino che spinge all’essere buoni, ma di un principio costituzionale che reca il sapore della solidarietà, necessaria adesso più ancora di prima, per la ripresa del nostro convivere sociale ed economico.</p>



<p>Un’esperienza che abbiamo già fatta nella triste contingenza della pandemia e che chiede di essere dispiegata ancora in questi mesi nei quali si evidenzieranno perdite di ritmo e di contenuti. Come negare, per esempio, che lo studio a distanza, ha prodotto ritardi in alunni sprovvisti di computer o tablet? I ragazzi sanno aiutarsi tra loro, se non si lasciano prendere dalla tentazione di gabbarsi. Competere non è una gara, ma chiedere la stessa cosa, aspirare alla stessa mèta</p>



<p>Ma è tutta l’Italia che necessita di riscoprire questa dimensione. Sarà sufficiente ricordare che cosa ha significato quel trovarsi sulla stessa barca in tempo acuto di Covid19. E che effetto ha avuto sulla popolazione quella cronaca che ci ha fatto conoscere episodi di grande generosità: <em>“Applicate il ventilatore al mio vicino, lui è più giovane e può salvarsi, io sono anziano e ho meno probabilità”</em>. O quell’altra, pronunciata nei giorni in cui furbetti di bassa misura superavano la fila:<em> “La mia dose di vaccino assegnatela a quella mamma che ha il figlio disabile, ne ho meno bisogno io che vivo solo in casa e per giunta ultranovantenne”</em>.</p>



<p>Anche questa è stata l’Italia che ha praticato il principio civile dell’aiuto, uomini e donne capaci di avvertire la presenza dell’altro non come un impedimento alla personale realizzazione, ma conviventi con più urgenti diritti. Non solo “voglia di comunità”, ma scenari di praticata realizzazione.</p>



<p>Gli adulti – ha chiosato Mattarella – a volte dimenticano la preziosità dell’aiuto. A volte o più ancora spesso. Accade tutte le volte che qualcuno – o vere e proprie cordate di falsi amici – volge le spalle al popolo e persegue interessi personali in disprezzo della giustizia distributiva. Sono casi in cui il potere occupa le Istituzioni, si impadronisce del bene comune e lo piega ad interessi egoistici.</p>



<p>Aiutare gli altri è anche il coraggio di quell’imprenditore reggino che ha accusato i suoi vessatori. Ha reso più praticabile la strada della legalità a chi resta indietro e soffre schiacciato da una pratica tribale purtroppo largamente esistente.</p>



<p>I luoghi e i tempi per rendere concreto l’aiuto vicendevole sono innumerevoli. Il primo resta, senza equivoci, quello di compiere il proprio dovere con competenza e fedeltà. E non vorremmo giammai che questa preoccupazione restasse solo per il piccolo Alessio e per i suoi compagni di scuola.</p>
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		<title>Lettera ai cittadini europei firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme ad altri Capi di Stato, in occasione della “Giornata dell’Europa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 08:49:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini&#8230;</p>
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<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. </p>



<p>La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini dell’UE affinché colgano questa occasione unica per plasmare il nostro comune futuro.</p>



<p>Questo dialogo sul futuro dell’Europa si svolge in circostanze molto differenti da quelle degli anni passati. Potrebbe sembrare che nella situazione attuale non ci sia tempo sufficiente per una discussione approfondita sul futuro dell’Europa. </p>



<p>Al contrario, la pandemia di Covid-19 ci ha ricordato ciò che è veramente importante nelle nostre vite: la nostra salute, il nostro rapporto con la natura, le nostre relazioni con gli altri esseri umani, la reciproca solidarietà e la collaborazione. Essa ha sollevato degli interrogativi sul modo in cui viviamo le nostre vite. Ha mostrato i punti di forza dell’integrazione europea, così come le sue debolezze. Di tutto ciò è necessario parlare.</p>



<p>Le sfide che ci si pongono come europei sono molteplici: dall’affrontare la crisi climatica e dalla creazione di economie verdi, in un contesto che rende necessario bilanciare la crescente competizione tra gli attori globali, alla trasformazione digitale delle nostre società. Avremo bisogno di sviluppare nuovi metodi e nuove soluzioni. </p>



<p>Come democrazie la nostra forza consiste nel coinvolgere le molte voci presenti nelle nostre società per identificare il percorso migliore da intraprendere. Quante più persone parteciperanno a una discussione ampia e aperta, tanto meglio sarà per la nostra Unione.</p>



<p>Il progetto europeo non ha precedenti nella storia. Sono passati 70 anni dalla firma del Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e 64 dalla nascita a Roma della Comunità Europea. A quel tempo i leader europei trovarono soluzioni per unire un’Europa devastata dalla guerra. </p>



<p>Trent’anni fa l’Est e l’Ovest dell’Europa hanno iniziato a connettersi più strettamente. Paesi molto diversi si sono uniti per formare l’Unione Europea. Ciascun Paese ha le proprie esperienze storiche e sente il peso del proprio passato, con il quale fare i conti da solo e nel rapporto con altri Paesi.</p>



<p>Il progetto europeo è un progetto di pace e riconciliazione. Lo è stato fin dalla sua concezione, e rimane tale oggi. Sosteniamo una comune visione strategica per l’Europa, un’Europa nella sua interezza, libera, unita e in pace.</p>



<p>Tutti i principi fondamentali dell’integrazione europea restano assolutamente rilevanti al giorno d’oggi: libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto e libertà di espressione, solidarietà, democrazia e lealtà tra gli Stati membri. Come possiamo assicurare collettivamente che questi principi fondanti dell’integrazione europea restino rilevanti per il futuro?</p>



<p>Nonostante l’Unione Europea a volte sembri mal equipaggiata per far fronte alle molte sfide emerse nell’ultimo decennio – dalla crisi economica e finanziaria alle sfide nel perseguire un sistema migratorio europeo giusto ed equo sino all’attuale pandemia – siamo ben consapevoli che sarebbe molto più difficile per ciascuno di noi se fossimo da soli. </p>



<p>Come possiamo rafforzare al meglio cooperazione e solidarietà europee e garantirci un’uscita da questa crisi sanitaria che ci renda più resilienti in vista di sfide future?</p>



<p>Abbiamo bisogno di un’Unione Europea forte ed efficace, un’Unione Europea che sia leader globale nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, climaticamente neutrale e trainato dal digitale. Occorre un’Unione Europea nella quale ci possiamo tutti identificare, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future. Insieme possiamo raggiungere quest’obiettivo.</p>



<p>La Conferenza sul Futuro dell’Europa sarà un’opportunità per parlare apertamente di Unione Europea e per ascoltare i nostri concittadini, soprattutto i più giovani. Essa crea uno spazio di dialogo, dibattito e discussione su quel che ci aspettiamo dall’UE domani e su come possiamo contribuirvi oggi.</p>



<p>Dobbiamo pensare al nostro futuro comune; per questo vi invitiamo a unirvi alla discussione e a trovare insieme il percorso da seguire».<br> <br>Borut Pahor, Presidente della Repubblica di Slovenia<br>Alexander Van der Bellen, Presidente Federale della Repubblica d&#8217;Austria<br>Rumen Radev, Presidente della Repubblica di Bulgaria<br>Zoran Milanović, Presidente della Repubblica di Croazia<br>Nicos Anastasiades, Presidente della Repubblica di Cipro<br>Miloš Zeman, Presidente della Repubblica Ceca<br>Kersti Kaljulaid, Presidente della Repubblica di Estonia<br>Sauli Niinistö, Presidente della Repubblica di Finlandia<br>Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese<br>Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale di Germania<br>Katerina Sakelloropoulou, Presidente della Repubblica Ellenica<br>János Áder, Presidente della Repubblica d&#8217;Ungheria<br>Michael D. Higgins, Presidente d&#8217;Irlanda<br>Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana<br>Elgis Levits, Presidente della Repubblica di Lettonia<br>Gitanas Nausėda, Presidente della Repubblica di Lituania<br>George Vella, Presidente della Repubblica di Malta<br>Andrzej Duda, Presidente della Repubblica di Polonia<br>Marcelo Rebelo de Sousa, Presidente della Repubblica Portoghese<br>Klaus Iohannis, Presidente di Romania<br>Zuzana Čaputová, Presidente della Repubblica Slovacca<br>Roma, 08/05/2021</p>
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		<title>Aboubakar Soumahoro: il sindacato deve essere nel fango della miseria, della precarietà, della invisibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2021 06:46:33 +0000</pubDate>
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<p><strong>Lei arriva in Italia a 19 anni. Rispetto all’Italia e all’Europa che si aspettava, che cosa ha trovato?</strong><br>Mi sono imbattuto in ciò che Gramsci chiamava la “vita sotto il rullo compressore” della precarietà, dell’immiserimento, della voglia di riscatto sociale, della costante ricerca della libertà nell’ottica della giustizia sociale, come insegna Sandro Pertini. Non si è liberi senza giustizia. Quindi quando dico “mi sono ritrovato” non è un io ma un mondo di persone, giovani e meno giovani, donne, uomini, gay, lesbiche, tutto un mondo di persone che vivono sotto questo rullo compressore con la ricerca costante di una via d’uscita verso la felicità.</p>



<p><strong>Da dove nasce il suo impegno sindacale?</strong><br>Direi che nasce dai miei genitori, che sono stati la mia prima scuola. Si è sindacalisti nell’animo. Quando si è portati a non voltare mai le spalle a chi ha bisogno, a chi ha sete di diritti, di dignità e a farlo nella prospettiva collettiva e non attraverso la figura dell’eroe solitario.</p>



<p><strong>Lei ha sentito l’esigenza, appena arrivato, anche di studiare. Ha conseguito una laurea con il massimo dei voti in sociologia presso l’Università di Napoli. È un messaggio per tutti i giovani, non solo per gli immigrati, questo suggerimento di studiare, di essere preparati?</strong><br>Per me non è un’eccezione. La cosa importante che cerchiamo insieme di coltivare è la scuola della vita, il rispetto dell’altra persona, la solidarietà, la giustizia, la partecipazione, l’essere comunità. Questa è la cosa fondamentale che occorre riuscire a coltivare, e questo significa che il sapere, la cultura sono fondamentali, ma fondamentali da coltivare ogni istante e condividere con le nuove e le future generazioni.</p>



<p><strong>Oggi è il primo maggio, giorno dedicato al lavoro. Che cosa pensa dei sindacati in Italia?</strong><br>Il sindacato deve interrogarsi sulla propria condizione attuale, ma guai a pensare che si possa fare a meno dello strumento sindacale. Il sindacato serve in un contesto come il nostro attuale, nell’era digitale, che comunque ha portato con sé anche dell’arcaico, e soprattutto in un’era di frammentazione del mondo sociale e del lavoro. Il sindacato deve interrogarsi sulla propria agenda in questo contesto, con la piena consapevolezza che il sindacato deve unire ciò che è diviso, come insegna Di Vittorio, e come insegnano tante lavoratrici e tanti lavoratori che ogni giorno cercano di trovare proprio le ragioni di quello stare insieme in un orizzonte di progettualità.</p>



<p><strong>Il sindacato ha spesso dato l’impressione di difendere chi un lavoro già ce l’ha. Chi non ha il lavoro e non ha diritti &#8211; come nel caso dei braccianti che lei sostiene e difende &#8211; ha visto un sindacato assente?</strong><br>Io penso che quando parliamo di sindacato dobbiamo interpretarlo al plurale. Non c’è il sindacato, ci sono i sindacati. Non c’è l’agire sindacale, c’è una varietà di agire sindacali. Il sindacato è miglioramento delle condizioni. La finalità delle prime leghe braccianti era questa. Pensiamo a quanto diceva Macaluso a proposito delle ragioni sociali attuali di una forza che si candida a difendere gli ultimi. Il sindacato deve essere nel fango della miseria, della precarietà, della invisibilità. Questo è ciò che dovrebbe essere il sindacato, e poi al plurale, questo pluralismo sindacale della rappresentanza deve porsi anche l’obiettivo di fare emergere quelli che sono nei bassifondi dell’umanità.</p>



<p><strong>Come si ottiene questo obiettivo?</strong><br>Questo lo si riesce a fare quando si scende nel fango della miseria con gli stivali dell’ascolto, dell’empatia emotiva, della connessione sentimentale, della capacità di unire quel mondo, sia quello all’interno di una economia digitale, e mi riferisco ai rider, ai lavoratori di Amazon. Questo è l’agire sindacale, ed è fondamentale. Si predica l’imperativo di unire, ma si riesce davvero ad unire con un linguaggio monocolore? </p>



<p><strong>Ce lo dica lei.</strong><br>Non ci credo, perché c’è oggi espressione di una varietà di lingue. Oggi un’assemblea noi la facciamo in tre o quattro lingue. Bisogna riuscire ad interpretare, ad interagire, con la consapevolezza che questo si deve anche fare interrogando la politica senza entrare nella logica del conflitto agitato e non esercitato.</p>



<p><strong>Chi sono gli invisibili in Italia?</strong><br>Gli invisibili sono i precari, le lavoratrici, gli operatori sanitari, i lavoratori vittime degli algoritmi, i lavoratori sottopagati nelle campagne e nelle città, quelli che lavorano nelle zone ZTL ma provengono dall’esterno di esse. Sono i giovani nati e cresciuti in Italia per i quali non c’è ancora alcuna possibilità di esistere. È l’invisibilità dei nostri giovani.</p>



<p><strong>Perché ha pensato di dar vita a “Invisibili in movimento”?</strong><br>“Invisibili in movimento” nasce per federare questo mondo, dove al centro c’è il noi, l’io relazionale. Perché per tanti anni abbiamo bussato alle porte del palazzo, ma le cose continuano a peggiorare. Prendiamo la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori giovani precari del mondo della cultura e della informazione: quanti oggi con l’avvento del digitale si sono trovati in una condizione di precarietà esistenziale? In questo caso parlo anche di tante lavoratrici e lavoratori della sanità, per non parlare dei free lance. Questo è il mondo che stiamo federando, che si candida ad essere protagonista del futuro, dell’Italia di domani, ma con le premesse di oggi.</p>



<p><strong>È quindi necessario un nuovo protagonismo politico e sociale?</strong><br>Assolutamente importante è capire in che modo una famiglia non riesce ad arrivare alla fine del mese, ma questo allo stesso tempo deve far riflettere. Quando prendiamo in considerazione i dati ISTAT delle persone impoverite &#8211; dopo averla abolita, quella povertà! -, ci devono tremare le vene ai polsi. Dobbiamo riflettere ogni mattina su quei numeri: un milione di poveri in più, due milioni in tutto. Dietro quei numeri c’è la vita umana, l’umiliazione, la vulnerabilità, lo smarrimento, il vuoto di senso. Ci sono i bassifondi dell’umanità, e siamo lì per trascinare fuori da questo mondo di miseria verso le luci della speranza, del futuro, in una prospettiva di felicità. Questo è quanto stiamo provando a costruire.</p>



<p><strong>Di recente lei ha incontrato il segretario del partito democratico, Enrico Letta. Secondo lei il centrosinistra è lo spazio politico dentro cui la sua iniziativa può trovare spazio?</strong><br>Il cuore nostro batte nella miseria delle persone. Il cuore nostro batte nella solitudine delle persone. Il cuore nostro batte nei sogni delle persone che vogliono davvero affrancarsi dal peso dell’indifferenza. Quindi incontriamoli. Parliamo con tutte le persone all’interno di questo cammino che stiamo percorrendo. Oltre ad ascoltare gli invisibili ascoltiamo tante altre persone, come Mimmo Lucano ad esempio. Ascoltiamo tutti perché l’ascolto è importante, ma al tempo stesso la cosa che è chiara a tutti noi è che vogliamo essere protagonisti di questa Italia del domani, che non può essere l’Italia di ieri. Questo deve essere fatto in una prospettiva costruttiva, mettendosi umilmente all’ascolto delle persone che davvero non vedono l’ora di dare un senso alla propria esistenza, però da protagonisti.</p>



<p><strong>L’Italia da pochi anni ha una legge sul contrasto caporalato. Che risultati sta dando?</strong><br>Quello che posso dire è che lo sfruttamento che stiamo vivendo all’interno della filiera, non solo agroalimentare ma anche dentro i più variegati ambiti, mi fa tornare in mente un’indagine parlamentare, dei primi del Novecento, sulle condizioni dei braccianti delle zone rurali. Si parlava di miseria, di paghe misere, di ore estenuanti di lavoro, di sfruttamento, di grandi monopoli che imponevano turni massacranti e un impoverimento generalizzato. Quei grandi monopoli oggi si chiamano GDO, grande distribuzione organizzata. Quei braccianti all’epoca erano tutti italianissimi, mentre il nostro mondo oggi è fatto di un melting pot, ma tutti egualmente sottoposti a dei ritmi di sfruttamento. Si direbbe che siamo ai confini di nuove forme di schiavitù. </p>



<p><strong>Quello che sta succedendo cosa dimostra?</strong><br>Che la lotta al caporalato non si fa attaccati alla scrivania: bisogna andare lì sul campo, nelle campagne, vedere le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza geografica.</p>



<p><strong>Cosa si vede sul campo?</strong><br>Quello che posso dire è che nonostante alcuni provvedimenti adottati, i risultati dicono che qui la realtà è tutt’altra. Probabilmente bisognerà provare a mettere in campo un’iniziativa di riforma radicale della filiera agroalimentare. Non è possibile avere una filiera che genera otre 538 miliardi di euro, cioè la prima economia del nostro Paese, e accanto a questo abbiamo lavoratrici e lavoratori che prendono tre euro e cinquanta l’ora per poi dormire nella miseria. È una vergogna. Parliamo in questo caso anche di lavoratrici e lavoratori italianissimi, che vivono la miseria perché fanno fatica a pagare l’affitto e a mandare a scuola i figli. Non c’è confine, qui. Il tema vero è l’insieme di queste persone sfruttate, invisibili. Occorre lavorare per la stessa prospettiva, ovvero ad uguale lavoro uguale salario. Quindi introdurre la patente del cibo. Bisogna conoscere tutta la vita di ciò che noi mangiamo, dai semi alla forchetta.</p>



<p><strong>Lei sta dicendo che tra braccianti italiani e stranieri, in fondo, non ci sono grandi differenze. Ritiene che ci sia anche solidarietà, oppure questo è un traguardo ancora da raggiungere?</strong><br>Sto dicendo che la differenza esiste sul versante razzializzante, ma dal punto di vista delle condizioni c’è una dimensione che li tiene tutti insieme. A fronte di questo poi intervengono le norme sull’immigrazione, che sono norme razializzanti, e la paga subisce un ulteriore disparità rispetto alla dimensione geografica. Infine la questione di genere: le donne vengono ancora una volta colpite per il fatto di essere donne e per il fatto di essere donne provenienti da un altro contesto. Però la solidarietà può e deve nascere come frutto di una costruzione sociale. Ad uguale lavoro uguale salario.</p>



<p><strong>Secondo lei in Italia c’è una cultura razzista?</strong><br>Non possiamo dimenticare che siamo in Italia, dove pochi giorni fa abbiamo festeggiato il 25 aprile. La nostra soglia è scritta su una pietra della memoria, non sulle onde del mare. Sono i valori della nostra Costituzione, che sono i valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo. I valori della giustizia sociale, con uno Stato che si fa protagonista nel rimuovere quegli ostacoli che impediscono il pieno svolgimento della persona umana, come recita l’articolo 3. O, come dice l’articolo 1, il valore del lavoro, che è poi l’ambito di verifica della salute della nostra democrazia. Questi elementi ci sono. Detto questo, non possiamo dimenticare che nel corso di questi anni c’è stata una sorta di corsa a chi riusciva ad innescare meccanismi che sono espressione di razzismi. </p>



<p><strong>C’è anche questo nell’Italia di oggi, purtroppo.</strong><br>C’è questa cultura, che è osa ben diversa, attenzione, dal dire che l’Italia è un Paese razzista. C’è una certa cultura di deriva razzista. Una certa cultura di deriva razzializzante, che è trasversale nell’ambito delle forze politiche. Non si nasconde dietro ad una determinata bandiera. Se non partiamo da questa premessa, facciamo torto a noi stessi e facciamo torto all’insieme delle persone che stanno facendo un lavoro enorme. </p>



<p><strong>A chi si riferisce?</strong><br>Penso alle ONG che salvano vite umane. Questo dovrebbe essere compito dello Stato, e invece vengono fatte passare per taxi del mare. Penso anche al mondo del volontariato, del terzo settore, che fa un lavoro immenso. Lì tutto è stato distrutto in una operazione che ha dei tratti bipartisan. Bisogna tenere assieme questi valori della nostra Costituzione, e che non sia un libro appoggiato su un comodino. Deve vivere nel nostro agire quotidiano, e qui la cultura diventa importante.</p>



<p><strong>Secondo lei il percorso di riconoscimento della cittadinanza tramite lo ius soli può essere una parte della soluzione ai problemi dell’immigrazione in Italia? Può contribuire alla crescita del Paese?</strong><br>Non si può scindere diritti civili e diritti sociali. Parliamo di giustizia sociale. Abbiamo un tessuto, nelle nostre periferie, di persone che hanno il problema del trasporto pubblico, dell’assenza degli spazi verdi, di vari momenti di partecipazione. Questi parlano lo stesso linguaggio, e c’è una politica che è rimasta scollegata da queste realtà, ma non solo scollegata fisicamente, sentimentalmente. Questa è la sfida di oggi. </p>



<p><strong>Cosa bisognerebbe fare?</strong><br>Iniziamo a rimuovere norme come la Bossi-Fini. Non si tratta di eccitare questi argomenti perché fanno tendenza, giusto per dire qualcosa di rivoluzionario. Bisogna partire dai temi della libertà, della giustizia sociale. Ci sono delle norme che sono altamente in contrasto con i valori della nostra Costituzione. Tutti questi elementi devono viaggiare dentro un’ottica di visione, perché un’azione senza visione è una perdita di tempo.</p>



<p><strong>Ci parla dell’iniziativa che state organizzando per il 18 maggio a Roma? Che cosa chiederete al governo?</strong><br>Quello che chiederemo, in uno sciopero organizzato dalla lega braccianti, riguarda il fatto che per tanto tempo il grido di sofferenze dei braccianti, dei contadini e degli agricoltori non è stato ascoltato. Gli ultimi attacchi che abbiamo subito in questi giorni, con delegati, braccianti, abitanti presi a fucilate, o attaccati con armi da fuoco, sono espressione di un contesto che per tanti anni, mentre nei salotti si continuava a parlare di caporalato abbiamo continuato a combattere sul campo. Per tanti anni si parlava d’altro e noi continuavamo a chiedere la patente del cibo Per tanto tempo si è continuato a dire che l’agroalimentare è un settore essenziale. Siamo stati essenziali nel produrre cibo, nello zappare la terra, con i rider che vanno a consegnarlo, quel cibo. </p>



<p><strong>Chiederete al governo di schierarsi?</strong><br>Quando parlo di questi lavoratori parlo della precarietà in generale, e quando parlo della precarietà in generale parlo di questo mondo di invisibili che finalmente si sta muovendo per questa grande giornata del 18 al cui centro ci sarà questa domanda rivolta al governo: o si mette dalla parte della giustizia sociale, della dignità del lavoro, dei diritti, e quindi della legalità, o si mette dalla parte degli sfruttatori, dei razzisti, degli schiavisti. Bisogna scegliere da che parte stare. È il momento. Non si può tergiversare e non solo a livello nazionale.</p>



<p><strong>Dove altro?</strong><br>Ci sono enti territoriali che non stanno dalla nostra parte perché non si schierano per la giustizia sociale, per la dignità del lavoro, per le condizioni abitative dignitose, che negano l’espressione anagrafica a donne e uomini che non possono quindi fare visite mediche. È il momento di chiarire da che parte stare. O si sta dalla parte dell’insieme degli invisibili, come dei lavoratori della Whirlpool, che saranno con noi il 18, come dei rider, delle persone senza casa, o si sta contro di loro. Invisibili di tutto il mondo unitevi il 18 e facciamo sentire la nostra voce.</p>



<p><strong>Sente nostalgia della sua terra di origine?</strong><br>Avverto una doppia assenza, perché l’identità non è statica, è mobile. Si può mancare delle cose rispetto ai luoghi che hai vissuto. Questa nostalgia c’è sempre, ma se mi allontano comincio poi ad avvertire nostalgia del luogo da cui sono partito. Questo è il bello dell’identità, ed è questa dimensione che è assente nelle norme che vengono adottate. Non a caso il percorso della comunità degli invisibili in movimento è quello di dare respiro a questi ambiti in un’era dove abbiamo l’avidità globale. E allora noi dobbiamo cercare di dare una dimensione globale ai diritti, alla libertà, alla dignità, alla partecipazione, al protagonismo. Per vivere felici.</p>
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		<title>La solitudine del covid: bastano gli occhi per dire “fermati, stiamo vicini”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 10:58:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bollettini]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto resta sospeso. Ogni giorno apro gli occhi e faccio un profondo respiro (due delle poche cose per le quali non ho bisogno di aiuto!) e qui finiscono le certezze, tutto il resto dipende da dati, bollettini, curve. E dire che fino a solo pochi mesi fa le uniche curve che mi interessavano erano altre! Oggi sono ossessionato dall’aumento delle curve dei contagi, in quanto da questi numeri dipende il&#8230;</p>
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<p>Tutto resta sospeso. Ogni giorno apro gli occhi e faccio un profondo respiro (due delle poche cose per le quali non ho bisogno di aiuto!) e qui finiscono le certezze, tutto il resto dipende da dati, bollettini, curve. E dire che fino a solo pochi mesi fa le uniche curve che mi interessavano erano altre! Oggi sono ossessionato dall’aumento delle curve dei contagi, in quanto da questi numeri dipende il grado di libertà che ci sarà concesso.</p>



<p>Eppure, basterebbe seguire poche semplici regole. L’errore sta nel pensare che a non seguirle siano “gli altri”, questa generica massa indistinta, senza farsi assalire dal dubbio che questi ”altri” altro non è che noi. Intanto dei comportamenti superficiali dobbiamo subirne le conseguenze. Magari questa condizione avrà pure un lato positivo, come dice un mio amico, ma intanto la nostra libertà ne risente.</p>



<p>Io amo passeggiare all’aria aperta con il sole in faccia, mi piace osservare le espressioni della gente che incrocio per strada. Tutto questo, per il momento, resta sospeso. Manca anche la certezza della quantità di tempo che ancora dovrà trascorrere per arrivare alla parola “fine”. </p>



<p>Sarà che sono particolarmente sensibile! Fatto sta che uno dei miei pensieri più ricorrenti va a chi affronta questa incertezza da solo, a chi sa di non trovare a casa una mano che lo sorregga. Mi chiedo anche cosa potrebbe mettere fine a questa solitudine. Forse basterebbe la richiesta di un abbraccio, che neanche una mascherina può nascondere, perché gli occhi bastano per gridare “fermati, stiamo vicini”.</p>
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		<title>Giuliano Pisapia: 25 aprile è ritorno alla dignità di una Nazione ferita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 17:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Federico Ferri e Emanuele Raco con la collaborazione di Laura Fazzini Qual è la prima associazione d&#8217;idee che il 25 aprile le suscita?25 aprile è sinonimo di libertà e ritorno alla dignità di una Nazione ferita. È la Liberazione di Milano dall’occupazione nazifascista. Per un milanese come me un momento importante anche per la città, non a caso Medaglia d’Oro della Resistenza. È il ricordo di tante, tantissime manifestazioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/">Giuliano Pisapia: 25 aprile è ritorno alla dignità di una Nazione ferita</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>di Federico Ferri e Emanuele Raco con la collaborazione di Laura Fazzini</p>



<p><strong>Qual è la prima associazione d&#8217;idee che il 25 aprile le suscita?</strong><br>25 aprile è sinonimo di libertà e ritorno alla dignità di una Nazione ferita. È la Liberazione di Milano dall’occupazione nazifascista. Per un milanese come me un momento importante anche per la città, non a caso Medaglia d’Oro della Resistenza. È il ricordo di tante, tantissime manifestazioni che sfociavano in una Piazza Duomo strapiena. I discorsi dal palco, i sorrisi e gli abbracci dei manifestanti, i ricordi di quanti hanno donato la loro vita per tutti noi. Il 25 aprile non è un momento retorico; tutt’altro. I suoi significati e le sue motivazioni sono validi oggi e lo saranno anche in futuro.</p>



<p><strong>Non pensa che aver voluto rivendicare da parte della sinistra e del PCI in particolare la Resistenza come &#8220;cosa loro&#8221;, nonostante il grande contributo dato alla lotta di liberazione e all&#8217;antifascismo da cattolici, laici e socialisti, abbia impedito a molti di considerarla davvero il fondamento nazionale e una festa di tutti?</strong><br>Non credo. Nel mio mandato di Sindaco di Milano ho tenuto molto a rimarcare quanto la Resistenza sia, oggi più che mai, “patrimonio condiviso”. Recentemente è uscito un bellissimo film – che abbiamo presentato anche al Parlamento Europeo – sull’esperienza delle “Aquile Randagie”, gli scout che non si arresero e che parteciparono alla Resistenza guidati da quell’uomo e sacerdote straordinario che fu Don Giovanni Barbareschi. Grazie all’attività degli storici stanno sempre più emergendo testimonianze dell’impegno di uomini e donne di diversi pensieri politici democratici che non si sono tirati indietro per combattere il nazifascismo. Vorrei ricordare in questa occasione due donne: Nilde Iotti e Tina Anselmi, sicuramente diverse tra loro – una comunista, l’altra democristiana – ma accomunate da una fede unica rispetto ai valori democratici e di libertà. Se vi è stato il tentativo da parte di qualcuno di rivendicare la “Resistenza” come propria e non di tutti i democratici, bisogna anche dire che c’è chi è sempre stato antifascista e chi lo è diventato più tardi. Ma nell’animo degli italiani è chiaro come questo sia stato un gesto corale di amore della libertà e della Patria.</p>



<p><strong>La liberazione dal nazifascismo ha permesso la nascita dell’ONU come luogo di concertazione internazionale volto in primis a prevenire i conflitti. Oggi l’Interdipendenza del mondo globale, già chiara a livello economico, ci si è palesata drammaticamente di fronte a un nuovo nemico comune. Come valuta il comportamento dell’Unione e quello dei governi che la compongono? Che cosa occorrerebbe per rendere più efficace il concerto degli Stati, sia a livello europeo sia a livello mondiale?</strong><br>L’Europa, dopo alcune iniziali esitazioni e incertezze, c’è. La riprova viene dal Parlamento Europeo, unica Istituzione comunitaria i cui rappresentanti sono eletti direttamente dai cittadini, che ha approvato a larghissima maggioranza gli interventi necessari per contrastare il Coronavirus e per rilanciare lo sviluppo economico e sociale: fino a 100 miliardi di prestiti agli Stati membri sotto lo strumento SURE (la ‘cassa integrazione europea’), 200 miliardi di finanziamenti alle imprese dalla Banca europea per gli investimenti, e fino a 240 miliardi di prestiti dal MES agli Stati membri. Inoltre i capi di Governo hanno deciso di lavorare sulla creazione di un fondo per la ripresa che dovrà essere “di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell&#8217;Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti.” Il Consiglio ha incaricato la Commissione di presentare una proposta per il fondo per la ripresa, e la Presidente von der Leyen si è già messa all’opera. È stato compreso come con questa emergenza Coronavirus si rischiava – in mancanza di risposta appropriata – di sfaldare l’Unione Europea. Per rendere efficace l’azione dell’Unione Europea e per dare nuova linfa al cammino verso una sempre più rafforzata unità occorre ora superare il meccanismo delle decisioni prese all’unanimità all’interno del Consiglio. Per superare certi blocchi e rallentamenti, frutto spesso di miopi visioni nazionaliste, occorre arrivare all’introduzione del principio della maggioranza qualificata: solo così l’Europa potrà mantenere un ruolo attivo e presente nello scacchiere mondiale.</p>



<p><strong>Milano fu medaglia d’oro della Resistenza. Eppure, come in tutte le metropoli europee, vi si affacciano condizioni di marginalità che diventano brodo di coltura di ogni forma di estremismo. In molte di esse</strong> <strong>le opportunità di lavoro, già poche e precarie, vengono travolte dalla pandemia. Quale strada si può percorrere per non far sentire nessuno estraneo a casa propria?</strong><br>Una delle sfide più drammatiche che dobbiamo affrontare, con ancora maggiore forza e fermezza dopo l’emergenza Coronavirus, è legata alla crescita di nuove povertà e all’aumento delle diseguaglianze; penso ai tanti giovani, ma anche ai meno giovani, impegnati in attività che erano più che promettenti sino allo scoppio della pandemia. Quale sarà il loro futuro? Milano ha fatto e sta facendo molto sulla strada dell’inclusione e della ricerca di opportunità per tutti, ma è stata travolta dal dramma che ancora oggi tutti noi viviamo. Dobbiamo ripensare la nostra vita, sin quando non si troverà il vaccino, ma dobbiamo anche trovare nuove modalità e vie di solidarietà perché “nessuno si senta straniero”. In queste giornate di fermo tra le poche figure che sfrecciano per la città a consegnare i pasti che ordiniamo sono i rider in bicicletta. Abbiamo visto le immagini di questi ragazzi in attesa sulla banchina del passante: uno attaccato all’altro, con la loro bici. Rientravano alle loro case fuori Milano dopo una giornata di durissimo lavoro. Non possiamo pensare che sia integrazione questo lavoro e queste condizioni. Dovremo trovare nuove modalità di intervento per permettere che chi è povero non diventi sempre più povero. Solo così potremo far fronte a nuove forme di estremismo e intolleranza e ben sappiamo come esse si alimentino anche e soprattutto con la paura dell’altro. La paura non si deve condannare; la paura si deve affrontare mettendosi a confronto con chi la vive. È un insegnamento da tenere sempre a mente per chi si impegna nella cosa pubblica.</p>



<p><strong>La Chiesa e il movimento cattolico lombardo hanno rappresentato un argine al trionfo del fascismo e un esempio di mediazione e tutela della dignità della persona. Il cardinale Schuster è stato colui che ha dichiarato che le leggi razziali erano un&#8217;eresia. Lei è stato sindaco di Milano, dalla sua esperienza che ruolo ha avuto la Chiesa nella costruzione dell&#8217;identità milanese del secondo dopoguerra e negli anni a venire? Come vede oggi la sfida del mondo del terzo settore, laico e cattolico, alle nuove povertà economiche e culturali che si riaffacciano più aggressive che allora?</strong><br>La Chiesa ambrosiana ha avuto alla propria guida Vescovi illuminati. Ne cito solo qualcuno: Montini, giunto quasi in “esilio” dal Vaticano e capace di interpretare questa città in piena crescita economica andando a proporre momenti “rivoluzionari” come fu la Missione della Città; pensiamo a Martini, insigne biblista gesuita capace di dare una scossa a una città colpita e ferita dal terrorismo. Lo ricordo promotore di momenti di dialoghi bellissimi quali ad esempio la “Cattedra dei non Credenti”, i grandi momenti di incontro di dialogo ecumenico e interreligioso; Martini è stata la “coscienza critica” di una città frastornata dal fenomeno della corruzione. E dopo di lui l’afflato sociale di Dionigi Tettamanzi, la sapienza di Angelo Scola e ora l’Arcivescovo Mario Delpini: la sua preghiera alla Madonnina sul tetto del Duomo è un’immagine che non dimenticheremo mai. In quel momento, credenti e non credenti, erano con lui. È riuscito a farsi interprete delle ansie e delle speranze di tutti noi. A Milano il terzo settore è il cuore vivo e pulsante per l’intero Paese e il luogo dove si sono realizzate importanti sinergie tra pubblico e terzo settore oltre che tra mondo profit e non profit. In questa difficilissima emergenza senza l’apporto insostituibile del Terzo Settore e del volontariato sarebbe stato impossibile sopperire alle tante richieste di aiuto. Il Presidente della Repubblica nel suo discorso inaugurale tenuto in occasione dell’apertura di Padova Capitale Europea del Volontariato ha ben indicato il posto che il Terzo Settore occupa, non solo nella società, ma nell’ossatura di questo Paese.</p>



<p><strong>La situazione di emergenza ci ha richiesto di comprimere alcune libertà. Probabilmente tra breve alcune ci verranno parzialmente restituite, mentre altre saranno messe in discussione, in particolare il diritto alla privacy. Aggiungiamo pure che in una situazione di emergenza siamo tutti più inclini ad affidarci a un “capo”. Se così è, che cosa non dovremmo essere disposti ad accettare, pena la rinuncia alla sostanza della democrazia?</strong><br>Bisogna guardare avanti e non indietro. Ma bisogna anche essere capaci di creare le condizioni per evitare errori che pure sono stati fatti anche a causa di una situazione imprevista e, forse, imprevedibile. Questa emergenza ha costretto all’adozione di provvedimenti d’urgenza che hanno inciso anche sulle nostre libertà. Soprattutto nelle prime settimane l’adozione di queste decisioni è passata per Decreti del Presidente del Consiglio o per decreti ministeriali che sfuggono al controllo del Parlamento e non vengono controfirmati dal Presidente della Repubblica. Diversi esperti in ambito costituzionale hanno sollevato più di un dubbio sull’abuso di questo strumento, ma nell’insieme penso che sia stata seguita una certa proporzionalità. Per quanto riguarda la privacy è questione importantissima e l’uso di eventuali app deve avvenire solo dopo i chiarimenti a tutti i dubbi che società civile e esperti hanno sin qui sollevato. Detto questo credo che sia fondamentale creare le condizioni affinché ognuno di noi dia il proprio contributo alla sconfitta del virus che ci sta rovinando la vita e il futuro. Non è questione di poco conto: stiamo parlando di dati privatissimi ed è bene non commettere il minimo errore per non rompere il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato.</p>



<p><strong>La necessità di “migrare” la vita del Paese sul web, anche per rendere effettivo il diritto allo studio, ha fatto emergere significative disuguaglianze di accesso alla rete. Superare il digital divide non diventa allora una frontiera per rendere effettiva l’uguaglianza predicata dalla Costituzione? Non è quella una frontiera delle nuove povertà?</strong><br>Certo. Una delle cose più stridenti che ho letto in questo periodo ha riguardato le difficoltà che alcune famiglie più povere hanno dovuto affrontare per far studiare i loro figli. Non è pensabile che bambini restino collegati ore per seguire una lezione dallo schermo del cellulare della mamma perché lo smartphone è l’unico strumento digitale disponibile in casa. Aziende private, Amministrazioni locali e privati hanno sopperito con donazioni di tablet e altro ma questo digital divide deve essere affrontato dall’intera collettività. Fate bene a richiamare i principi di uguaglianza della Costituzione. Eguaglianza e diritto allo studio sono diritti che devono sempre viaggiare fianco a fianco e le opportunità devono essere offerte allo stesso modo a tutti i cittadini indipendentemente anche dall’età. È questa una delle lezioni più importanti e urgenti che ci giunge dalla gestione dell’emergenza Coronavirus.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di bloccare gli aiuti di stato a chi evade nei paradisi fiscali, prendendo esempio dalla Danimarca, che ha deciso di escludere le società con sedi nei paradisi fiscali dai fondi pubblici destinati al sostegno alle imprese per fronteggiare la crisi economica provocata dal Covid-19. Esistono paradisi fiscali anche in Europa? Perché ritiene giusta questa norma?</strong><br>Non sono io a dirlo ma è evidente che i regimi di tassazione esistenti in Olanda e in Irlanda si presentano come autentica “concorrenza sleale” tra Stati. Ormai è evidente: pensiamo solo quante aziende italiane hanno deciso di trasferire la loro sede legale nei Paesi Bassi. Non è certo una decisione presa perché apprezzano di più il clima di quei territori. Questa situazione deve trovare una fine; per questo dobbiamo arrivare a un’armonizzazione fiscale tra i paesi appartenenti all’Unione Europea.</p>



<p><strong>Non potendo partecipare ad alcun corteo, come onorerà la memoria del 25 aprile?</strong><br>Parteciperò alle varie iniziative previste, stando a casa e utilizzando al meglio le nuove tecnologie. Sarà un modo per sentirci tutti vicini. Non sarà lo stesso rispetto alle manifestazioni che si snodavano da Corso Venezia al Duomo ma idealmente è un momento importante e invito tutti a esserci.</p>
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