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	<title>Taiwan Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Taiwan Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 08:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra. Partendo dai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/10/08/delle-pagine-undicesimo-comandamento-tu-non-violerai-i-confini-altrui/">Undicesimo comandamento: tu non violerai i confini altrui</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Articolo ad uso di chi ama comprendere i problemi della pace e della guerra, senza i quali invocare la pace è come chiedere ad Alex DeLarge di rispettare gli scrittori e le loro mogli.</p>



<p>Per capire esattamente quale sia uno dei tanti problemi della guerra scatenata dalla Russia all’Ucraina, oltre ai devastanti costi umani per ucraini, russi e cittadini di paesi terzi, dobbiamo tornare ai fondamentali del diritto internazionale costituito dopo il 1945.</p>



<p>Con l’istituzione delle Nazioni Unite le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, compresa l’Unione Sovietica, predecessore della Russia, stabilirono due suoi principi fondamentali: il rifiuto della guerra di aggressione, neanche nella forma dell’attacco preventivo difensivo, e l’illegalità dell’uso della forza per modificare i confini internazionali.</p>



<p>L’articolo 2, comma 4 della Carta delle Nazioni Unite dice: “<em>I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.</em>”</p>



<p>Il divieto si estende anche alla minaccia della violenza per conseguire scopi incompatibili con le Nazioni Unite che, ricordiamo, sono la pace, la sicurezza di ogni membro e un sistema internazionale fondato sul diritto e la giustizia.</p>



<p>Unica deroga a questo divieto assoluto è il diritto di autotutela, individuale o collettivo, riconosciuto ad ogni membro dell’ONU dall’articolo 51: “<em>Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.</em>”</p>



<p>Questi principi sono stati assorbiti anche dalla nostra Carta Costituzionale che all’articolo 11 afferma: “<em>L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.</em>”</p>



<p>Si trattava di una prospettiva rivoluzionaria, impensabile fino a quel momento, che andava contro millenni di violenza legittima da parte di uno Stato contro un altro. Dal 1945 si cambia: <strong>annettere uno Stato, mutilarlo, spartirlo, non è più legalmente consentito</strong>.</p>



<p>E il bello è che il sistema ha funzionato.</p>



<p>Sento già proteste di incredulità. E le guerre che hanno devastato il mondo? Le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le minacce della Cina a Taiwan, gli scontri tra India e Pakistan? È innegabile che la violenza abbia continuato a infestare il mondo, eppure, il numero delle guerre, la loro intensità e il numero delle vittime sono costantemente diminuiti. L’ultima guerra tra grandi potenze è stata quella di Corea, in cui si fronteggiarono direttamente soldati degli Stati Uniti e della Cina Popolare.</p>



<p>Gran parte dei conflitti armati dal 1945 ad oggi sono state guerre civili, mentre quelle fra stati hanno avuto scopi limitati, senza pretesa di distruggere l’avversario o di modificarne i confini internazionalmente riconosciuti. I confini dell’America Latina sono immutati da un secolo. Quelli dell’Africa non sono stati modificati se non per la secessione di Sud Sudan ed Eritrea. Anche in Asia i confini sono quasi immutati, con la drammatica eccezione dell’ancora fluida situazione tra l’India e i paesi limitrofi, Cina e Pakistan. L’unica drammatica eccezione sono le guerre arabo-israeliane che si ponevano l’obiettivo di cancellare lo Stato israeliano. È vero inoltre che molti dei conflitti sono scaturiti dalla pretesa di alcuni Stati di imporre un regime politico ad un altro, come frequentemente accaduto in America Latina da parte degli Stati Uniti, in contravvenzione con i principi dello Statuto dell’ONU.</p>



<p>Tuttavia, <strong>nel 2008 qualcosa è cambiato</strong>.</p>



<p>La guerra lampo del gigante russo contro la Georgia si è conclusa con la mutilazione del territorio dell’Abkhazia, a cui è seguita nel 2014 l’occupazione illegale della Crimea, con referendum privi di ogni minima legittimità e trasparenza. Per la prima volta dal 1945 uno Stato si arrogava il diritto di impossessarsi con la forza di un territorio altrui, senza neppure tentare la strada dell’accordo, qualcosa che neppure l’URSS aveva osato fare, pur non avendo mai esitato ad usare le maniere forti con vicini e vassalli.</p>



<p>L’attacco del 24 febbraio della Russia contro l’Ucraina e l’annessione illegale alla Russia di quattro province ucraine, avvenuta il 30 settembre. rappresentano gravissime violazioni del diritto internazionale sotto tre punti: uso della forza per risolvere una controversia internazionale; tentativo di eliminare l’indipendenza politica di un altro Stato sovrano; modifica unilaterale dei confini internazionalmente riconosciuti.</p>



<p>Ciò che è cambiato è il fatto che la Russia tenti nuovamente di legittimare l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Di nuovo, nessuno nega gli arbitrii e le violenze commesse da tutte le grandi potenze, dietro pretesti spesso risibili e comunque illegali dal punto di vista del diritto internazionale. Ma nessuno prima di Putin si era spinto finora a cancellare con un tratto di cingolati i principii cardini della sicurezza collettiva.</p>



<p>La paura è la prima fonte di instabilità. Paura delle piccole potenze verso le grandi. Paura che genera la ricerca di protettori e scatena il riarmo. Non abbiamo bisogno di tutto questo. Ove i principi di rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della non interferenza negli affari interni venissero cancellati, si aprirebbe un periodo di forte instabilità, in cui anche l’Europa finirebbe per essere investita. Non dimentichiamo, infatti, che alcuni confini internazionali, pensiamo al Kosovo, non sono ancora pienamente riconosciuti.</p>



<p>Quindi, di nuovo, fermare la Russia non è solo nell’interesse delle democrazie occidentali, ma di tutto il mondo, per evitare di ritornare all’infinita serie di lutti <strong>da cui nessuno esce mai vincitore</strong>.</p>
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		<title>Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 19:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo in queste ore a Taiwan non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
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<p>Dalle spiagge rocciose di Taiwan, davvero una Ilha Formosa come la descrissero i mercanti portoghesi nel diciassettesimo secolo, si possono osservare in queste ore tutti i movimenti della più grande esercitazione militare che la Repubblica Popolare Cinese abbia mai avviato. Caccia d’assalto, portaerei, droni, missili balistici. E tanto fumo nel cielo.</p>



<p>La causa di tutto questo angosciante spettacolo non è, come Xi Jinping e i suoi diplomatici vogliono far credere, la visita della Speaker americana Nancy Pelosi. Quest’ultima è soltanto un alibi, c’è qualcosa di più. Un’arroganza nazionalistica che si ostina a considerare l’isola come una provincia ribelle, un territorio da domare, che ritiene che i cittadini cinesi e taiwanesi siano sotto una stessa grande bandiera, quella della Cina Unica.</p>



<p>La Repubblica Popolare ha mal digerito la visita di Nancy Pelosi in quanto essa rappresenta una conferma della sovranità dello Stato taiwanese, indipendente e democratico, libero da ogni vincolo con la Cina e anzi, sempre più vicino all’America, al Giappone e all’Australia, sia economicamente che culturalmente parlando. La Cina di oggi ha la presunzione di dichiarare che Taiwan non sia sovrano – non sia quindi uno Stato – e che, pertanto, non abbia libertà di scelta nelle sue politiche, interne o estere che siano.</p>



<p>Pesa la storica umiliazione che Taiwan fece alla Cina di Mao, quando nel 1949 l’isola si dichiarò indipendente, e fu rifugio di più di 2 milioni di dissidenti, contrari alla deriva comunista della madrepatria. Pesa ancora di più, dagli anni ’90, la svolta liberal-democratica che Formosa ha vissuto, oggi una solida democrazia con Presidente eletto mediante voto popolare. Chiaramente un sistema politico distante da quello totalitario cinese.</p>



<p>Un altro grande oltraggio è il rapporto privilegiato che Formosa ha con gli Stati Uniti, i quali, nonostante qualche tentennamento, sono di fatto dal 1945 la prima superpotenza mondiale. Un primo posto che Xi Jinping brama raggiungere entro il suo pensionamento, previsto per il 2032. L’America, nonostante l’ambiguità strategica, ha continuato a coltivare intensi rapporti economici, militari e commerciali con l’isola.</p>



<p>Oggi Taiwan è uno stato democratico indipendente, con una economia capitalista e liberale, con un popolo profondamente convinto delle libertà che possiede, e ancor più convinto delle tante divergenze che vi sono tra il modello taiwanese e quello cinese. Basti pensare che Taiwan è classificato nella top 10 mondiale secondo gli indici di libertà economica e democrazia.</p>



<p>L’isola rappresenta davvero l’alternativa democratica alla Cina autoritaria della terraferma. E ciò per Xi Jinping non può che essere una ulteriore umiliazione. Ecco allora spiegate le continue incursioni aeree nel territorio taiwanese, la propaganda sfrenata architettata con il chiaro obiettivo di destabilizzare il sistema politico dell’isola, le restrizioni economiche mirate a colpire i settori trainanti di Formosa, o le costanti minacce, l’ultima di pochi giorni fa prima dell’atterraggio della Pelosi: “Chi gioca col fuoco si brucia”.</p>



<p>Nessuno si augura che tutto ciò porti ad una pericolosa escalation. Sicuramente questo continuo mostrare i muscoli, to show off the muscles, come gli studiosi americani dicono, è sintomo di un atteggiamento cinese prepotente e dittatoriale. Nessun paese libero può tollerare tale comportamento. Quello che sta accadendo in queste ore non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/">Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Tattiche cinesi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 13:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa. Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come&#8230;</p>
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<p>Lo stretto di Taiwan ha attirato di nuovo l’attenzione della stampa internazionale grazie alle pressioni cinesi su Taipei, accompagnate dalle muscolari dichiarazioni del Presidente Xi Jinping, e grazie alle risposte ferme dell&#8217;amministrazione Biden a favore del governo dell’isola di Formosa.</p>



<p>Le ultime settimane hanno visto un generale aumento della tensione da entrambe le parti. Abbiamo provato a descrivere ed analizzare i contorni delle relazioni tra USA e PRC e come Beijing stia acquisendo le potenzialità per diventare un competitor globale di Washington. In particolare, abbiamo evidenziato come l’Indo-Pacifico sia strategicamente cruciale per l’ascesa della Repubblica Popolare e constatato che l’autorità cinese nella regione è ancora non completamente consolidata.</p>



<p>Beijing lo sa e lavora per conquistarla. Come? Innanzitutto, la Cina non gioca con i tempi dell’Occidente: la strategia è di ampio spettro e di lungo respiro, ed include diversi strumenti. Si tratta della cosiddetta Salami slicing strategy, che punta ad incrementare la posizione di forza della Cina attraverso una serie di azioni a più livelli che conducono verso piccoli avanzamenti strategici con l’obiettivo di lungo periodo di invertire i rapporti di forza e sopraffare l’avversario. Particolarità di tale strategia è la sua flessibilità, nonché la sua capacità di costringere l’avversario a scegliere se accettare di subirla o di rischiare il tutto per tutto in un conflitto.</p>



<p>Un esempio concreto di tale strategia è declinato nelle tattiche portate avanti lungo la controversa nine-dash-line nel Mare Cinese Meridionale: ci riferiamo ai numerosi casi registrati negli anni (già dal 2010) dalle autorità filippine, vietnamite, sudcoreane e giapponesi di pratiche illecite condotte dalla marina mercantile e dalla guardia costiera cinese. </p>



<p>Si tratta di sconfinamento e pesca illegale nelle Zone Economiche Esclusive (ZEE) degli Stati limitrofi, tra l’altro operato spesso da milizie paramilitari con navi di pescatori-soldato, scortate dalle forze del PAP (People’s Armed Police). La flotta cinese di pescherecci si è infatti trasformata negli anni in una vera e propria milizia navale sotto il comando del Consiglio di Stato e della Commissione Militare Centrale, seguendo la scia di riforma e modernizzazione dell’intero apparato militare.</p>



<p>L’utilizzo di forze paramilitari ha come scopo ulteriore quello di scoraggiare un intervento di risposta formale. Utilizzare la marina militare contro “semplici” pescherecci risulterebbe infatti un uso sproporzionato della forza e scatenerebbe la controreazione cinese.</p>



<p>Lo scopo di tale tattica è chiaramente quello di consolidare un diritto autoproclamato (e internazionalmente non riconosciuto) sulle acque e le risorse del Mare Cinese Meridionale. Inoltre, la China Coast Guard Law, dal 22 gennaio scorso, regola le attività della nuova Guardia Costiera e ne sancisce unilateralmente l’autorità sopra le zone contestate lungo la nine dash line, autorizzando la CCG all’utilizzo della forza per difendere la sovranità cinese in quelle acque.</p>



<p>Lo stesso scopo di consolidamento della sovranità viene perseguito attraverso la pratica del pedinamento marittimo (vessel shadowing), una tattica non nuova agli Stati ed applicata in casi di sconfinamento o attraversamento non spedito delle acque territoriali. Proprio lo scorso 5 ottobre, presso le Scarborough Shoal, territorio reclamato da Manila ma amministrato da Beijing, la marina cinese ha dispiegato dei vascelli non identificati per monitorare le operazioni congiunte condotte dai carriers strike groups statunitensi ed alleati.</p>



<p>E’ dal 2015 che la Cina dispiega regolarmente le proprie navi, eseguendo simili manovre per contrastare la presenza straniera all’interno della reclamata nine-dash-line. L’ultimo anno ha visto intensificare gli sforzi di Beijing per consolidare ulteriormente le proprie rivendicazioni nell’area, soprattutto nello Stretto di Taiwan e nelle nuove isole artificiali costruite a più di 500 miglia dalle coste cinesi, come è possibile visionare nelle immagini e mappe realizzate dall’Iniziativa per la trasparenza marittima in Asia.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-1-1" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-1-1"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="638" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg" alt="" data-id="3744" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3744" class="wp-image-3744" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-1024x638.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1-768x478.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-1-1.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"> Zona di mare territoriale e ZEE cinese evidenziata con linea continua. Zona rivendicata unilateralmente dalla Cina (nine-dash-line) con linea tratteggiata (Fonte: AMTI) </figcaption></figure></li></ul></figure>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a  href="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-0" data-rl_title="ilcaffeonline-mappa-2" data-rl_caption="" title="ilcaffeonline-mappa-2"><img decoding="async" width="1024" height="640" src="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg" alt="" data-id="3736" data-full-url="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg" data-link="https://ilcaffeonline.it/?attachment_id=3736" class="wp-image-3736" srcset="https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-1024x640.jpeg 1024w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-300x187.jpeg 300w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2-768x480.jpeg 768w, https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/10/ilcaffeonline-mappa-2.jpeg 1204w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Mappa delle zone rivendicate dagli Stati nella regione, inclusa la Cina (Fonte: AMTI)</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Al largo di Indonesia, Brunei e Filippine si trovano diversi gruppi di piccoli atolli ed arcipelaghi, reclamati dai diversi Stati della regione. Beijing fino ad ora è riuscita a conquistare e terra-formare diverse tra le 250 isolette presenti complessivamente nell’area, prendendo dominio di 20 punti di controllo avanzato nelle isole Paracelso e 7 nelle isole Spratly. Dal 2012, attraverso la presenza costante della guardia costiera, la Cina ha preso possesso anche delle Scarborough Shoal.</p>



<p>Le isole, originariamente composte da banchi di sabbia a pelo d’acqua, sono entrate sotto il controllo cinese attraverso le cosiddette cabbage tactics, ovvero l’utilizzo di una ingente forza militare e paramilitare marittima per circondare, assediare e isolare il pezzo di terra emersa. I banchi sono stati poi ingranditi nel tempo e attrezzati di porti, postazioni radar e di comunicazione, sistemi di difesa a corto e lungo raggio. Inoltre, la presenza di piste di decollo/atterraggio e diversi hangar per aerei da sorveglianza e jet da combattimento rappresenta un ulteriore vantaggio in termini di capacità e rapidità di dispiegamento per le forze militari cinesi.</p>



<p>Beijing pare si stia dotando di strumenti coerenti con le proprie aspirazioni e strategie, come le nuove portaerei in costruzione e i caccia per la electronic warfare J-16D e J-20B, dispiegati lungo i confini caldi nell’Indopacifico e sul continente, costruiti per il nuovo modo di fare la guerra. Sicuramente questo la dice lunga sull’incremento del potenziale tecnologico e militare della PRC e sulla sua strategia di proiezione all&#8217;estero che, come riportato in agosto nell’Army Technique Publication (ATP 7-100.3) dell’esercito statunitense, vede nell’elemento marittimo e nel Mare Cinese Meridionale il perno della sua azione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/30/ristagno-fuca-tattiche-cinesi/">Tattiche cinesi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>La Cina, Taiwan e le tensioni nell&#8217;area indo-pacifica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Ristagno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 22:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso di Xi Jinping nella grande Sala del Popolo in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911 ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>
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<p>9 Ottobre 2021, il discorso di <strong>Xi Jinping</strong> nella grande Sala del Popolo, in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 1911, ricorda a tutti che “Taiwan sarà riunificata, è una questione interna, no ad interferenze esterne”.</p>



<p>Taiwan è il punto caldo dell’<strong>area indo-pacifica</strong>. La piccola isola asiatica è recentemente stata oggetto di diverse <strong>incursioni aeree militari</strong>. Solamente lunedì 4 ottobre, ben 34 caccia e 12 bombardieri, con capacità nucleare, cinesi sono penetrati nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese (ADIZ). 149 soltanto tra il 1 ed il 4 ottobre. Si tratta di incursioni e blitz non nuovi da parte delle forze militari cinesi, che si inseriscono in una più ampia strategia di pressione e sfinimento su Taipei.<br><strong>L’Indo-Pacifico sembra sempre più diventare una regione chiave per gli equilibri egemonici delle decadi a venire</strong>.</p>



<p>La Corea, il Giappone, le Filippine e l’isola di Taiwan costituiscono la cintura di contenimento americana all’accesso cinese nell’Oceano Pacifico. Eccetto Taiwan tutti ospitano basi militari statunitensi.</p>



<p><strong>Taiwan</strong> rappresenta per Pechino sia una questione <strong>strategica</strong>, che di <strong>immagine</strong> .<br>La questione è d’immagine perché una Taiwan riconosciuta sovrana ed indipendente rappresenta una chiara violazione del principio dell’Unica Cina, stabilito dopo il 1979.<br>Allo stesso tempo il problema è strategico, in quanto l&#8217;isola si trova a soli 140 km dalle coste cinesi, condizione che rende ancora più indigesto a Pechino il supporto americano al governo dell&#8217;isola, che si concretizza anche con contratti militari da milioni di dollari in funzione anticinese.<br>In aggiunta, l’<strong>industria taiwanese dei semiconduttori</strong>, la più avanzata e grande del mondo, rappresenta un asset chiave sia per gli americani che per i cinesi, i quali se la contendono a suon di sanzioni e investimenti.</p>



<p>Nonostante il primato economico, la penetrazione nei mercati globali, la massiccia presenza nel continente africano, la <strong>Cina rimane debole in casa propria</strong>. Non controlla il proprio giardino di casa, cioè la regione dell’Asia-Pacifico. Non controlla il mare di fronte alle proprie coste e non controlla le rotte commerciali, ancora saldamente in mano alla coalizione a guida americana.<br>Forzare questo equilibrio e guadagnarsi il proprio spazio vitale sul mare, conquistare le rotte e la supremazia sulla regione è di cruciale importanza per Pechino al fine di rivaleggiare globalmente alla pari con la coalizione occidentale.</p>



<p><strong>Cambiare gli equilibri regionali in favore cinese non è però nei piani americani</strong>. Al contrario, gli sforzi diplomatici, militari e commerciali di Washington si intensificano nello sforzo di creare un polo di potenze regionali (Giappone, Corea del Sud, India, Australia, Filippine) capaci di controbilanciare la pressione cinese nell’area.<br>In quest’ottica si inseriscono sia l’accordo <strong>AUKUS</strong> con Australia e Regno Unito, che il revival dei QUAD e delle esercitazioni navali congiunte, con la partecipazione di una non più reticente India, spinta all’azione dalle recenti frizioni sui confini himalayani con il vicino cinese.</p>



<p>L’Indo-Pacifico e la sua <strong>stabilità</strong> rappresentano una vera sfida per entrambe le Potenze: qui si intrecciano i fili della geopolitica mondiale, con le potenze minori da un lato inevitabilmente attratte dalla possente economia cinese, dall’altro minacciate da questa e costrette a ricorrere alla sicurezza dell’ombrello americano, fortemente deciso ad impedire il consolidamento del <strong>primato cinese</strong> nella regione.</p>
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		<title>Uomini e donne&#8230;di governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lo spigolatore di Capri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 13:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Forbes]]></category>
		<category><![CDATA[Leader]]></category>
		<category><![CDATA[Maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non mi piacciono le differenze di genere. Esistono uomini intelligenti e uomini stupidi, donne intelligenti e donne stupide. L’auspicio, ma purtroppo accade sempre più di rado nel nostro Paese, e’ che al governo delle nazioni ci siano uomini o donne con un percorso brillante di studi, competenti e naturalmente onesti. Non basta essere un politico di professione. Se fai il ministro di un determinato settore devi sapere perfettamente, e io&#8230;</p>
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<p>Non mi piacciono le differenze di genere. Esistono uomini intelligenti e uomini stupidi, donne intelligenti e donne stupide. L’auspicio, ma purtroppo accade sempre più di rado nel nostro Paese, e’ che al governo delle nazioni ci siano uomini o donne con un percorso brillante di studi, competenti e naturalmente onesti. </p>



<p>Non basta essere un politico di professione. Se fai il ministro di un determinato settore devi sapere perfettamente, e io lo pretendo, di cosa stai parlando. Altrimenti dovrai fidarti di questo o di quel funzionario, spesso retaggio di precedenti esecutivi, non sempre di specchiata fedeltà. </p>



<p>Fatto questo preambolo, vi devo però segnalare, lo dicono i numeri, che questa emergenza pandemica sta esaltando il ruolo delle donne leader. I Paesi che hanno “il gentil sesso” al timone gestiscono la situazione con straordinaria efficacia, risparmiando ai loro popoli le tragedie immani che si stanno verificando in altri Stati. </p>



<p>A partire dall’ “odiata” Merkel, fino ai primi ministri di Norvegia e Finlandia, e soprattutto al premier donna di Taiwan Tsai Ing-wen, che, come scrive la rivista americana Forbes, ha limitato il numero dei morti a sei unità, pur essendo la sua nazione a soli 100 chilometri di mare dalla Cina. </p>



<p>Insomma, con questo non vogliamo sostenere che se avessimo avuto un Presidente del Consiglio donna le cose sarebbero andate certamente meglio. Trovo però scandaloso che l’Italia repubblicana, dopo 66 governi, non abbia ancora avuto un primo ministro donna. </p>



<p>Un maschilismo selvaggio che ha condizionato la vita politica e sociale del nostro Paese. All’Assemblea Costituente le donne erano solo 21, ma ognuna di loro oggi avrebbe potuto essere leader di una maggioranza o di un esecutivo. Con capacità e doti di pragmatismo certamente maggiori di tanti uomini che decidono per noi in questo momento drammatico.</p>
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