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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Il peso della farfalla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 19:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un pomeriggio come tanti di un giorno come tanti. Mi preparo un tè quasi senza pensarci. Prendo senza scegliere la prima lattina nello scaffale. È una miscela di tè cinesi a foglia grande e olio di bergamotto che libera un profumo intenso e un gusto delicato. È adatto ad essere bevuto sia in occasioni ordinarie sia in occasioni straordinarie. Il nome lo prende dal secondo conte di Grey, Charles, che&#8230;</p>
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<p>Un pomeriggio come tanti di un giorno come tanti. Mi preparo un tè quasi senza pensarci. Prendo senza scegliere la prima lattina nello scaffale. È una miscela di tè cinesi a foglia grande e olio di bergamotto che libera un profumo intenso e un gusto delicato. È adatto ad essere bevuto sia in occasioni ordinarie sia in occasioni straordinarie. Il nome lo prende dal secondo conte di Grey, Charles, che ricevette in dono questo tè da un Mandarino cinese a cui, un giorno come tanti, casualmente, ma coraggiosamente aveva salvato la vita. Sorseggio il mio tè mentre sfoglio <em>Il peso della farfalla</em>, già letto a suo tempo, di Erri De Luca.</p>



<p>Rileggere?</p>



<p>Uno scaffale della mia libreria è occupato dai libri da rileggere. Ritornare sulle pagine sospese tra il ricordo e la dimenticanza. Procedere sul sicuro. È certo che non mi pentirò o annoierò o disapproverò. Intraprendere il sentiero conosciuto, privo di imprevisti, rassicurante. Conoscere la meta.</p>



<p>O scegliere un libro intonso e con esso l&#8217;avventura, il rischio, la sorpresa, l&#8217;incerto? La speranza. Vivere di passato o di futuro?</p>



<p>Forse non c&#8217;è poi tanta differenza tra il certo e l&#8217;incerto, tra il quotidiano e l&#8217;eccezione, tra la sequela e la rottura del tempo. Tra leggere e rileggere. Non siamo gli stessi quando riapriamo un libro letto. Non rileggeremo lo stesso libro. Prima e meglio di me qualcuno ha detto che non ci si bagna due volte nello stesso fiume.</p>



<p><em>Il peso della farfalla</em>, dunque.<br>Quanto pesa una farfalla? Può il peso di una farfalla essere determinante per la vita o per la morte di un uomo? Sì. Se quella farfalla è bianca, se sta, dalla primavera all’inverno, sul corno sinistro del re dei camosci a sigillarne la forza, la supremazia, la regalità.</p>



<p>La storia comincia in un mattino di novembre come tanti. (Tanti?) Ma il camoscio si svegliò stanco e seppe che quella era l’ultima stagione. Anche l’uomo si alzò e seppe di rasentare il termine. Era quello, nel tempo, il giorno fatale. Il re dei camosci lo intuì perché gli animali conoscono il presente e lo assoggettano. L&#8217;uomo no. L’uomo pensa al futuro che sempre gli sfugge, che mai è prevedibile. In quel giorno perfetto, all’uomo sembrò di essere il padrone degli eventi, ma non aveva calcolato il peso di piuma della farfalla bianca.</p>



<p>Raccontiamoci con questo tè e con questo libro, il quotidiano dei giorni: la necessità di mettere in fila ventiquattro ore; di ritrovare ogni mattina, nella lista del vivere, azioni e pensieri ripetitivi e sempre uguali; di compiere con piccola fedeltà il nostro dovere; di essere consapevoli di stare scrivendo una irrilevante storia. Ma raccontiamoci anche che questa occasione unica che è la vita è fatta di tempo e che il tempo si coniuga in giorni che nell’immediato appaiono ordinari, salvo a renderci conto più tardi di quanto fossero straordinari.</p>



<p>Raccontiamoci anche che le ventiquattro ore possono saltare ed esplodere in un evento inatteso. Che la lista delle consuetudini si può, ad un certo punto, spezzare con un’idea eccentrica, con un atto imprevisto. Che essere fedeli nel piccolo porta ad essere fedeli nel grande. Che senza di noi, senza la nostra irrilevante storia, non ci sarebbe Storia. Piccoli grandi uomini siamo, piccole grandi vite sono le nostre vite.</p>



<p>Forse siamo il re dei camosci e non lo sappiamo, o lo sappiamo e non ci importa. Forse ad ognuno di noi è già toccato, o toccherà nell’imprevedibile futuro, incontrare, in un giorno come tanti, quel camoscio. Sarà questione del caso, della fatalità, della scienza, di dio (ognuno metta la maiuscola dove crede) . Certo, quel che conta è che quel preciso giorno ci trovi con i bagagli pronti di ordinario e straordinario coraggio di vivere.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> forme di lieve confusione temporale<br><strong>Terapia:</strong> naturalmente un buon tè Earl Grey, sia il nostro un giorno ordinario o straordinario.<br><strong>Libro:</strong> <em>Il peso della farfalla</em> di Erri De Luca, da leggere sfogliando le pagine con leggerezza, soffermandosi su passi, vocaboli, silenzi, quasi come un volare di farfalla.</p>
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		<title>Carta d&#8217;identità elettronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[attese]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[burocrate]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il burocrate è cattivo.Il burocrate è come il lupo delle favole, vuole divorarti. Il burocrate è falso, ti blandisce per assaporarti con più gusto. Il burocrate ti tende trappole e tranelli. E quando credi di avercela comunque fatta sappi che ti sbagli. Il burocrate ha sempre e comunque un asso nella manica. La partita, la tua partita, è persa. E stai pur certo che non ci sarà una rivincita.Me ne&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il burocrate è cattivo.<br>Il burocrate è come il lupo delle favole, vuole divorarti. Il burocrate è falso, ti blandisce per assaporarti con più gusto. Il burocrate ti tende trappole e tranelli. E quando credi di avercela comunque fatta sappi che ti sbagli.</p>



<p>Il burocrate ha sempre e comunque un asso nella manica. La partita, la tua partita, è persa. E stai pur certo che non ci sarà una rivincita.<br>Me ne sono uscita con in mano NON una nuova, fiammante, moderna carta d&#8217;identità elettronica, ma con un foglio dattiloscritto. In alto cerchiato un codice.</p>



<p>&#8220;Le basterà fintanto che avrà la carta vera e propria&#8221;.<br>&#8220;Arriverà dove, quando?&#8221; chiedo al limite delle attese, dei sorrisi, della lucidità mentale. &#8220;All&#8217;indirizzo che ha dichiarato (e mi guarda dritto negli occhi, fatti miei se ho dichiarato il falso), tra alcuni giorni ( gesto con la mano troppo ampio per mettermi tranquilla). A meno che… &#8220;A meno che…&#8221;, ripeto speranzosa, &#8220;A meno che non voglia tornare personalmente a ritirarla presso questo ufficio&#8221;.</p>



<p>Il burocrate parla come un burocrate. Rabbrividisco.<br>&#8220;No, no, per raccomandata&#8221;. Stringo il foglietto in mano e riprendo, questa volta in discesa, la strada che ho percorso in salita per arrivare al Municipio. Camminare fa bene, ma dopo una prova come questa è addirittura rigenerante e peraltro lascia il tempo di ripercorre tutto l&#8217;arduo calvario che si è concluso con il codice Ca87…</p>



<p>La mia vecchia carta d&#8217;identità è scaduta durante il lockdown e pertanto è stato possibile rimandare il rinnovo. Era bella la mia carta, fatta tutta di carta con la firma a penna nera, il bel timbro dell&#8217;Italia, la foto di 10 anni fa, bella no (avete mai visto una foto formato tessera bella?), ma con i capelli ancora scuri (d&#8217;accordo solo in virtù della tinta, ma con evidente velleità di giovinezza) e quel vestitino che mi stava tanto bene.</p>



<p>Ne abbiamo fatto viaggi e certificazioni e identificazioni insieme in questi 10 anni. Sempre fedele nel suo scomparto del portafogli, sempre disponibile e affidabile. Chi più di lei conosceva con esattezza quello che mi rende persona e cittadina? Nascita, altezza, occhi, stato civile, professione e sapeva anche tacere sui &#8220;segni particolari&#8221;: Nessuno&#8221;.</p>



<p>E non diciamolo a nessuno che il profilo destro è meglio del sinistro e che il terzo dito del piede… una vera amica. Mi commuove il pensiero di averla abbandonata tra le mani dell&#8217;orco. &#8220;Potrei riaverla?&#8221; ho chiesto tanto speranzosa quanto ingenua. &#8220;No&#8221; e non c&#8217;è stata possibilità di ulteriore dibattito.</p>



<p>La preparazione alla richiesta della nuova carta è stata per me faticosa e lunga.<br>I) Informarsi della procedura (non per telefono, sì in presenza o online)<br>II) Versamento su bollettino bianco che la mia banca non prevede online, Posta no, file interminabili, tabacchino sì, ma non quello sotto casa, quello più lontano<br>III) Foto, previa visita al parrucchiere, a sapere che sarebbe stata visibile poi solo con una lente da ingrandimento avrei fatto uno sciampo in casa<br>IV) Municipio.</p>



<p>&#8220;Dovrei rinnovare la carta d&#8217;identità&#8221;.<br>&#8220;Ma deve fare un versamento, una foto&#8221;, dice con occhietti e sorrisetto maligni. &#8220;Fatto&#8221;. Uno a zero, e sono capace anch&#8217;io di sorrisetti maligni. &#8220;Questo bollettino non vale, ci vuole la ricevuta del tabacchino&#8221;. Doppio sorrisetto maligno. Ma io mi sono preparata ed ho in borsa una cartellina con tutte le ricevute e le carte fatte durante questi ultimi mesi, compresa la carta &#8220;Amici dei koala&#8221;, non si sa mai.</p>



<p>Tiro poi fuori prodigiosamente, come dalla borsa di Mary Poppins, tessera sanitaria, vecchia carta, codice fiscale e…<br>&#8220;Basta così&#8221;, mi dice restituendomi la foto dei nipotini a mare, la tessera Conad e la lista della spesa. Due a zero. Ma la partita non è finita.</p>



<p>&#8220;Ora le impronte digitali&#8221;. Faccio un veloce riepilogo delle ultime malefatte, ma a parte avere dichiarato a Silvia che il telefonino si era rotto e pertanto non avevo visto le sue 32 chiamate nelle ultime 8 ore, non mi pare di aver trasgredito a nulla: mascherina, distanziamento, vaccino, 30 secondi di insaponata, ecc. ecc. ecc.</p>



<p>&#8220;Il pollice destro&#8221;. E va beh, ma segue il secondo dito destro e poi quello sinistro. &#8220;E quello dopo, e quello dopo e quello dopo&#8221; ( ma non si studiano in prima elementare indice, medio anulare?).<br>Provo un leggero disagio ad essere trattata con più rigore di un killer professionista. Sono certa, forte delle serie criminali che mi hanno fatto compagnia in questo tempo di chiusura, che venga presa l&#8217;impronta di un solo dito, sia pur un non ben identificato primo o secondo o terzo.</p>



<p>Sono comunque riuscita ad evadere seppure pallida e sfinita dall&#8217;Ufficio Anagrafe e Stato Civile Aperto al pubblico nei giorni… E a questo punto LUI mi fa un cenno di richiamo. Mi si gela il sangue.<br>&#8220;Gradisce un caffè? Ne hanno portato uno in più.&#8221;<br>Non sarà il massimo del bon ton, ma chi l&#8217;avrebbe detto? Io no di sicuro. Il caffè è cattivo, tiepidino, dolce, lungo, ma lui, il burocrate, quanto è carino.</p>



<ul><li><strong>Patologia:</strong> stati di stress acuto.</li><li><strong>Terapia</strong>: lasciate stare il tè e la sua teina, qui ci vuole un caffè, possibilmente, ma non ve lo assicuro, forte, caldo, ristretto. Tornati a casa buttatevi sul divano e leggete qualsiasi cosa avete a portata di mano, è consentita anche la lista della spesa. Come già vi ho raccomandato un&#8217;altra volta, NON leggete <em>Bartleby lo scrivano</em> di Melville.</li></ul>
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